Cari amici, sempre in volo sulla città ho notato molte strutture ormai dismesse; e per rimanere in tema di spazi verdi in città, in particolare di spazi nati per riqualificare zone dismesse e degradate, vorrei parlarvi del loro riuso; in particolare oggi parleremo delle sopraelevate metropolitane trasformate in parchi urbani .
Un interessante progetto lo troviamo a New York.
La Hight Line, la ferrovia sopraelevata, costruita nel 1930 e da tempo abbandonata, che attraversa Manhattan, è stata trasformata in un parco urbano pubblico e parco giochi. Il progetto è stato coordinato dagli architetti James Corner Field Operations e Diller Scofidio + Renfro, disegnando un impianto naturalistico sui percorsi tortuosi in calcestruzzo; corre per 22 isolati dalla West 34th Street di Gansevoort Street, nel quartiere Meatpacking, con vista sul fiume Hudson e scorci del paesaggio urbano. I punti di accesso dal livello della strada si trovano ogni due o tre blocchi. Questi punti di accesso comprendono ascensori e scale.
Ma il primato di parco pubblico sopraelevato del mondo è di Parigi con la Promenade Plantée, una struttura sopraelevata, il cui percorso si insinua fra le costruzioni.
La Promenade plantée si sviluppa sul tracciato di una vecchia ferrovia dismessa; il recupero di questo ha creato un parco pieno di alberi e fiori, che promette una vista unica di Parigi, da un punto di vista nuovo. Si allunga per quattro chilometri e mezzo nel dodicesimo arrondissement, dalla Bastille fino al Bois de Vincennes. Venne realizzata tra il 1987 e il 2000, circa 20 anni dopo la dismissione della linea ferroviaria su cui è nato ed il progetto porta le firme del paesaggista Jacques Vergely e dell’architetto Philippe Mathieux. I pedoni possono passeggiare tra il verde nella zona sopraelevata, mentre i percorsi per i ciclisti sono a livello del suolo, gli itinerari si incontrano poi a livello del terreno per procedere verso Bois de Vincennes. I portici sotto il viadotto sono stati convertiti a botteghe di arti e mestieri, come l’Atelier Camille Le Tallec: questa particolare sezione adibita all’arte e all’artigianato viene chiamata “Viaduc des Arts”.

Il verde, integrato nella città, migliora di gran lunga la qualità della vita degli abitanti e la qualità del microclima, assolvendo funzioni come: assorbimento di CO2 e polveri sottili, attenuazione delle isole di calore, bilanciamento del tasso igrometrico, smorzamento dei rumori, ecc. Frequentando una di queste strutture si coglie con quale piacere siano utilizzate: bambini che giocano, anziani che passeggiano, persone che fanno jogging, ragazzi distesi al sole, persone in pausa pranzo. Uno spunto di riflessione per il recupero di strutture simili. Invece di produrre, con le demolizioni, tonnellate di rifiuti, si possono conservare e trasformarle in nuovi luoghi di benessere cittadino, con il valore aggiunto di un vantaggio economico.
Ciao da Clo’, alla prossima.
[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione architettura – Articolo del 29 novembre 2013]
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1 commento su “CLO’ E IL RECUPERO SOSTENIBILE DELLE STRUTTURE URBANE SOPRAELEVATE DISMESSE”