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STORIA DI UNA CANZONE_ With or without degli U2

Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi vi parliamo degli U2.

Nel 2026 gli U2 raggiungono un traguardo leggendario: mezzo secolo di carriera vissuto sempre con la stessa formazione originale.
Dalle prime prove nella cucina di Larry Mullen Jr. a Dublino nel 1976 fino ai palchi tecnologici più avveniristici del pianeta, Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. hanno ridefinito il concetto di arena rock, trasformando la musica leggera in un’esperienza viscerale, politica e spirituale.


Per celebrare questo anniversario iconico, ripercorriamo i cinque pilastri che spiegano mezzo secolo di dominio globale:

U2 fonte wikipedia
  • Quattro elementi, un’unica identità: È un caso unico nella storia del rock che una band di questo livello non abbia mai cambiato un singolo membro in 50 anni. La sinergia tra la voce epica di Bono, il delay inconfondibile di The Edge, il basso ritmico di Clayton e le percussioni marziali di Mullen è un marchio di fabbrica intatto.
  • Le rivoluzioni musicali: Gli U2 non si sono mai accontentati di replicare una formula. Dallo spiraglio post-punk degli esordi (Boy, War) sono passati al capolavoro epico di The Joshua Tree (1987), per poi sconvolgere fan e critica reinventandosi con le sonorità industriali ed elettroniche di Achtung Baby (1991).
  • Innovazione dal vivo: I loro tour hanno costantemente alzato l’asticella della produzione live. Dal gigantesco impianto satirico dello Zoo TV Tour all’imponente struttura “The Claw” del 360° Tour, fino alla recente e rivoluzionaria residency alla Sphere di Las Vegas, gli U2 hanno ridefinito il rapporto tra spazio, tecnologia e pubblico.
  • Impegno sociale e politico: Più di ogni altra band, gli U2 hanno usato la propria cassa di risonanza per sostenere cause umanitarie, dalla lotta all’AIDS nei paesi in via di sviluppo con la campagna RED, ai diritti umani promossi con Amnesty International, fino al messaggio pacifista lanciato in brani storici come Sunday Bloody Sunday.
  • Eredità e catalogo immortale: Canzoni come With or Without You, One, Where the Streets Have No Name e Beautiful Day sono diventate pietre miliari della cultura pop, capaci di attraversare generazioni ed evocare emozioni collettive istantanee.
    Cinquant’anni dopo, gli U2 dimostrano che il rock può invecchiare con ambizione, rimanendo fedele al proprio nucleo ma con lo sguardo costantemente rivolto al futuro.

Oggi vogliamo parlarvi di With or without you.

“With or Without You” degli U2 esplora la tormentata dualità tra il desiderio di intimità emotiva e la brama di libertà individuale.
Pubblicata nel 1987 nell’album The Joshua Tree, la canzone affronta la tensione interiore tra la devozione a una relazione e il senso di soffocamento che essa può generare:

  • Il conflitto interiore: Il testo cattura l’effetto paralizzante del sentirsi vulnerabili dentro un legame profondo; non si riesce a vivere né rimanendo uniti al partner, né spezzando il legame (“I can’t live with or without you”).
  • Ispirazione personale: Bono scrisse il brano vivendo in prima persona il contrasto tra la sua vita da marito devoto e il fascino della vita on the road da rockstar, sentendosi diviso tra due identità inconciliabili.
  • Tensione musicale: La struttura musicale specchia il testo, crescendo gradualmente da un’atmosfera sommessa e cupa verso un climax vocale e strumentale liberatorio, segnato dal caratteristico suono della “Infinite Guitar” di The Edge.

Vogliamo lasciarvi con una chicca. Abbiamo avuto la fortuna  di assistere ad una delle migliori cover band del gruppo irlandese gli U2 FOREVER. Vi lasciamo un Medley dei loro migliori brani. È sufficiente che facciate CLICK  QUI

Ci vediamo alla prossima puntata. Stay tu ed.

[FILIPPO NOVELLI PER DETTI E FUMETTI, SEZIONE MUSICA – ARTICOLO DEL 3 SETTEMBRE 2026]

Bad omenS – JUST PRETEND  Storia di una canzone

Care amiche e amici di DETTI E FUMETTI oggi parleremo dei BED OMENS. di Just Pretend e del loro ultimo concerto italiano

I Bad Omens sono la rivelazione metalcore del momento, un tornado di energia pesante e melodia sintetica che sta ridefinendo i confini del rock moderno. Se vi state chiedendo come suonerebbe il futuro, se la rabbia del metal incontrasse la raffinatezza della new wave, la risposta vi aspetta nel loro devastante arsenale sonoro.

Concerto di Milano 16.06.2026  – all right reserved

​Ecco cosa rende il loro stile musicale un’esperienza unica nel panorama odierno:

  • L’Impatto Elettronico: A differenza del metal tradizionale, i Bad Omens fondono riff di chitarra granitici con synth pesanti, loop industriali e atmosfere cyberpunk che sembrano uscite dalla colonna sonora di Blade Runner.
  • ​Camaleontismo Vocale: Il frontman Noah Sebastian passa con una disinvoltura disarmante da un cantato pulito, melodico e quasi pop-R&B a uno scream viscerale e lacerante, capace di graffiare l’anima dell’ascoltatore.
  • ​La Struttura dei Brani: Non aspettatevi la solita formula strofa-ritornello; le loro canzoni sono dinamiche, ricche di breakdown cinematici, improvvisi cambi di tempo e drop elettronici che colpiscono duro come un pugno nello stomaco.
  • Crossover di Generi: La band riesce a far convivere l’oscurità del gothic rock, l’aggressività del post-hardcore e la ballabilità della synth-pop in un unico, coerente e magnetico sound identitario.
Concerto Milano 16.06.2026 – all right reserved

Dopo questa panoramica veniamo al nostro progetto storia di una canzone; parliamo di Just Pretend.

La canzone di maggior successo e più nota dei Bad Omens è “Just Pretend”. Il brano, estratto dal loro terzo album The Death of Peace of Mind (2022), ha letteralmente proiettato la band metalcore statunitense nel mainstream grazie a una massiccia viralità su TikTok.

Concerto di Milano 16.06.2026 – all right reserved

​Origini e Stile di “Just Pretend”

Dietro la nascita e la direzione musicale di questo brano c’è una storia particolare, legata a un cambio radicale di approccio da parte della band:

  • Le Origini: Il frontman Noah Sebastian ha rivelato che la canzone è nata quasi come una “satira” o una sfida commerciale.
    • Voleva dimostrare quanto fosse facile scrivere una canzone radiofonica di successo seguendo una formula standard. Ironia della sorte, pur essendo nata senza troppe pretese intellettuali, la traccia è diventata il loro più grande successo commerciale, spingendo la band a rivalutarne il valore e l’impatto emotivo sul pubblico.
  • Lo Stile Musicale: Il brano rappresenta la perfetta evoluzione dei Bad Omens dal metalcore classico a un sound alternative metal fortemente contaminato. La struttura unisce un’anima pop ed elettronica a esplosioni tipicamente rock:
    • ​La prima parte: È guidata da un’atmosfera intima, con sintetizzatori cinematici, beat quasi pop/R&B e la voce di Sebastian che si muove su tonalità pulite e calde.
    • ​Il climax: Verso la fine, la traccia esplode in un finale potente con chitarre distorte e una forte carica emotiva, pur mantenendo un’orecchiabilità accessibile anche a chi non ascolta abitualmente musica pesante.
Allestimento concerto di Milano 16.06.2026 – all right reserved

Questa è la storia di una canzone Just Pretend dei Bad Omens e. Qui trovate il video con i punti salienti del concerto di Milano. Buona visione

[FILIPPO NOVELLI PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE MUSICA ARTICOLO DEL 18 GIUGNO 2026]

FARE MUSICA OGGI

Oggi vorrei esplorare con voi il significato profondo di fare musica nell’epoca contemporanea, un atto di consapevolezza interiore e una ricerca del proprio posto nel mondo.

FABRIZIO FONTANELLI illustrazione di Filippo Novelli
Graphic Novel Sandcastle scritto da  Fontanelli 
Santarsiero e Novelli

Ritengo che dobbiamo contrapporre la Musica – e la sua immagine superficiale che ci danno i media alla Musica diretto atto di responsabilità dell’artista, il cui compito è trasformare pensieri intimi in un dono per il pubblico. Creare canzoni non è una semplice sequenza di accordi, ma un viaggio faticoso che richiede studio, motivazione e la volontà di lasciare un’impronta duratura. In un’era dominata dalla velocità e dalla tecnologia; in qursto contesto  l’arte diventa uno strumento per rimettere l’essere umano al centro, favorendo uno scambio potente e autentico tra chi crea e chi ascolta. La musica e’ un dialogo continuo capace di influenzare gli altri, rendendo essenziale la focalizzazione totale dell’artista sul proprio messaggio.

I Mardi Gras – illustrazione di Filippo Novelli

In una recente intervista, durante il nostro LIVE per il Comune di Roma presso il polo museale La Vaccheria ho avuto modo di approfondire questo tema.

Vi riporto l’intervista integrale e il video QUI

L’intervista

Mardi Gras

MASSIMO: COSA VUOL DIRE FARE MUSICA OGGI?

F. In un percorso di vita in cui ognuno cerca il proprio posto nel mondo, il proprio “campo di battaglia”, spesso molte attitudini restano inespresse (per pigrizia o mancanza di ricerca interiore, perché non ci si ascolta a sufficienza) io penso chen fare musica è essenzialmente ascoltare se stessi, ascoltando  quella spinta che porta a riempire un foglio bianco di pensieri per poi destinarli a degli accordi ma non solo. Intraprendere questo percorso significa sentire che il proprio “Battlefield” è la Musica, compiendo un atto di presa di posizione verso se stessi e verso ciò che si può dare al mondo, che sia arte, cultura o scrittura.

In un mondo che corre veloce, la musica offre il tempo per fermarsi, sentire se stessi e regalare qualcosa agli altri. Si viene a creare un dialogo, una conversazione continua con l’audience. Se in questo contesto riusciamo a dare qualcosa di potente, allora sono certo che riceveremo in cambio qualcosa di altrettanto bello e potente.

Fare musica oggi e’ un’esperienza totalizzante che richiede una grande motivazione, studio e comprensione di se stessi; non è affatto facile.  E’ un viaggio che nasce dalla volontà di dare, ricevere e mettere in pratica le proprie fantasie, andando oltre una semplice sequenza di accordi.

Quando vedete uno Show non dovete credere al fatto che si tratta solamente di stare su un palco, di fare una passerella televisiva con su i lustrini; e’ qualcosa di molto più profondo e intimo che entra nelle case delle persone. L’artista ha la grande responsabilità di sapere che ciò che scrive e dice verrà scandagliato da chi lo ascolta e  che con le sue parole, i suoi versi potrà influenzare tanta gente. Fare musica oggi è cruciale perché riporta l’uomo al centro di tutto.

[Fabrizio Fontanelli per DETTI E FUMETTI – SEZIONE MUSICA – ARTICOLO DEL 19 MAGGIO 2026]

Willy intervista Ernesto Bassignano per DETTI E FUMETTI

Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti è con piacere e perché no, con un pizzico di emozione, che mi accingo ad intervistare un maestro della musica italiana: Ernesto Bassignano.

Allora Ernesto, nasci a Roma il  4 aprile 1946. La tua famiglia è di origini piemontesi, e dopo la nascita nella capitale ti trasferisci con i genitori a Cuneo, per poi ritornare a Roma al termine degli studi liceali. Impari a suonare sin da adolescente la chitarra, con cui inizi a comporre le prime canzoni. Presto ti accosti alla canzone politica, restando molto influenzato da nomi come Fausto Amodei e i Cantacronache. Studente di scenografia all’Accademia di Belle Arti, tra il 1966 e il 1968 sei tra i protagonisti come attore, cantante e compositore del gruppo Teatro Politico di Strada, di cui fanno parte anche Edmonda Aldini e Gian Maria Volonté. Nel 1969 entri a far parte del cast fisso del Folkstudio, di via Garibaldi a Roma.

dove hai modo di proporre le tue canzoni e dove conosci altri giovani cantautori del calibro di  Francesco De Gregori, Antonello Venditti e Giorgio Lo Cascio.  Con loro nel ‘71 formi il gruppo I giovani del folk.  Nel ‘72 il gruppo si scioglie quando Venditti e De Gregori firmano il loro primo contratto discografico con la It di Vincenzo Micocci, intraprendendo la carriera da solisti. Nel 1975 hai partecipato alla storica edizione del Premio Tenco. Dal ‘80 inizi anche la carriera di intrattenitore radiofonico, conducendo molti programmi in Rai, e quella di critico musicale presso Paese Sera. Dal ’90 hai collaborato con Umberto Bindi, scrivendo anche i testi delle canzoni dal 1999 al 2011. Hai presentato, insieme al giornalista sportivo Ezio Luzzi, la trasmissione di satira sociale “Ho perso il trend”.  Dal 19 settembre 2011 sei  in onda sull’emittente radiofonica romana Radio Città Futura con la trasmissione Radio bax, nel paese degli struzzi.  Nella stagione ‘12-‘13 conduci sempre su Radio Città Futura la trasmissione Rodeo insieme con Pierluigi “Piji” Siciliani.  Nella stagione ‘14-‘15 torni a condurre Rodeo sempre con Pierluigi Siciliani, sempre dal lunedì al venerdì su Radio Città Futura.  Nel ‘19 nel Teatro Comunale di Nardò (LE), l’Associazione “Civilia – Cultura, parole e musica” ti  assegna il “Premio Civilia – Canzone d’autore” per il notevole contributo dato alla canzone d’autore italiana.

D. Chi o cosa ti ha spinto verso la musica?

E. Alla musica mi ha spinto sicuramente il fatto che mio padre Umberto, farmacista, suonava il piano e mi portava a casa un mucchio di dischi di classica, ma anche di pop e folk americano. Decisivo poi è stato il fatto di essere stato nipote del grande musicista Fiorenzo Carpi, autore di Strehler e Fo e del primo album della Vanoni con le   canzoni della “mala”, tra cui la celebre “ma mi”.        

                  

D. Tra il 1966 e il 1968  sei attore, cantante e compositore del gruppo  Teatro Politico di Strada, di cui fanno parte anche Edmonda Aldini e Gian Maria Volonté. Che sviluppi ha dato alla tua carriera?

 E. Il teatro politico del gruppo di Gianmaria Volonte’ mi ha portato a cantare e suonare per la strada scrivendo ballate di controinformazione che mi hanno portato dritto al mitico Folkstudio in Trastevere con Venditti De Gregori e Locascio. Io ero il più politicizzato del gruppo e in Via Garibaldi cantavo il blues e il folk, ma soprattutto le mie canzoni di lotta

D. Il sodalizio, I giovani del folk  iniziato nel ’71 e interrottosi nel ’72 con De Gregori, Venditti, Lo Cascio; cosa ti ha lasciato? 

E. Il Folkstudio mi ha lasciato il grande contatto col pubblico, l’esercizio della voce e dell’ atteggiamento da giullare. Ma molto anche lo stare e cantare insieme e la professionalità’ che ho poi sviluppato mollando la canzone di lotta per quella tipo scuola genovese, come dire la canzone d’ autore con cui ho fatto il mio primo album con la RCA nel ’75

D. Nel ‘72 ti avvicini alla politica, che influenza ha avuto sulla   tua musica? 

E. Nel ’72 sono entrato a far parte, come collaboratore a Stampa e Propaganda, della Direzione Nazionale del Pci in qualità di scopritore di artisti come me impegnati da lanciare nelle Feste de l’Unità. Per anni ho girato il Paese in lungo e in largo col mio repertorio insieme ai grandi cantautori.   

D. Dal ‘78 inizi la carriera di intrattenitore radiofonico. Cosa hai provato la prima volta, sapendo che tutta l’Italia ti ascoltava?

E. La radio ho iniziato a farla nel ’78 come autore cantante e regista in Via Asiago per RAI Radiouno. Per decenni non ho mai mollato, tra un disco e l’altro, di inventare programmi per la Rai, fino al successone, stavolta come giornalista a Saxa Rubra, del celebre programma satirico ” ho perso il trend” dal ’99 al 2011, arrivato ad avere mezzi milione di ascoltatori. Io e il mio partner Ezio Luzzi divenimmo celebri come Bax e Lux e ancora oggi, dopo 15 anni, veniamo chiamati così dai moltissimi nostalgici del programma.          

D. Il 29 aprile 2026  Presso la Galleria d’arte Agorart di Monteverde presenti il tuo nuovo libro Mi Pare Ieri! Ricordi e ritratti di anni irripetibili (Minerva Edizioni) Ce ne vuoi parlare?

E. Di libri ne ho scritti sulla musica, sul programma teste’ succitato e, con successo e tre edizioni, della mia autobiografia tra Cuneo e Roma, non smettendo un giorno di fare la Boehme tra musica giornalismo pittura radio e politica. Questo attuale è null’altro che una serie di ricordi, episodi e aneddoti riguardanti 40 celebri personaggi italiani con cui ho avuto a che fare, il tutto corredato dal ritratto a matita per ognuno di loro: è lo specchio di un’epoca fantastica e irripetibile di un’Italia “alternativa”.

D. Il tuo sogno nel cassetto?

E. Il mio sogno nel cassetto? Continuare così fino a 100 anni e non smettere un giorno di essere apprezzato per il mio furore creativo!

D. Bene caro Ernesto grazie anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, per questa interessante chiacchierata.

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti – sezione musica – articolo del 28 aprile 2026]

E TI VENGO A CERCARE dall’album “FISIOGNOMICA” del 1988. STORIA DI UNA CANZONE

Franco Battiato, come sappiamo, è stato un cantautore molto particolare, nel senso che ha unito l’attenzione maniacale nei confronti della composizione e degli arrangiamenti e quindi della musica in senso stretto, alla ricerca spirituale. 

Franco Battiato – ritratto di Filippo Novelli

La sua vita è stata un viaggio che ha attraversato tradizioni esoteriche, religiose e filosofiche molto diverse tra loro. Parlare di religione in Battiato non è compito facile o almeno non lo è se il tutto si riconduce ad una matrice confessionale. 

La sua ricerca è passata attraverso l’induismo, Gurdjieff, il sufismo, il cristianesimo, lo shivaismo del Kashmir, il buddhismo tibetano, religioni tra cui è oggettivamente impossibile una sintesi armonica anche in tempo di pluralismo religioso. 

Battiato cita come suo Maestro fondamentale proprio Gurdjieff. Semplificando possiamo dire che per Gurdjieff le religioni erano dei mezzi allo scopo di risvegliare la coscienza. 

Possiamo in ultima analisi definire Battiato un sincretista e non come molto spesso si sente dire di un Battiato Buddhista, o almeno non era soltanto questo. 

Il sincretismo è infatti un accordo o fusione di dottrine di origine diversa, sia nella sfera delle credenze religiose sia in quella delle concezioni filosofiche.

Per fare solo un esempio filosofico, nel testo della canzone scelta, c’è molto di quello stoicismo ateniese del 300 a.C. circa. 

Per raggiungere integrità morale e spirituale, gli stoici praticavano il dominio sulle passioni che avrebbero potuto arrecare turbamento e guastare la ricerca della saggezza.

L’album “Fisiognomica” esce nel 1988. Sin dal titolo si richiama una “scienza” che nell’antichità si proponeva di interpretare il carattere di una persona attraverso i suoi tratti somatici. 

Per capire quanto sia spirituale questo album basta ricordare il concerto tenuto nel marzo del 1989 in Vaticano, in Sala Nervi, davanti a Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla.

L’album presenta brani divenuti poi classici nel repertorio di Battiato come Nomadi, L’oceano di silenzio, E ti vengo a cercare.

Proprio quest’ultima prenderò in esame.

Da un punto di vista prettamente sonoro i suoni sono utilizzati per meglio disegnare lo sfondo ad un testo impegnato e viaggiante allo stesso tempo. Possiamo parlare di un brano accessibile al grande pubblico ma con finezze strutturali e sonore.

EMS VCS3 sintetizzatore utilizzato da Battiato (pionierendella musica elettronica italiana)

È scritto come una canzone d’amore ma, come ebbe a dire lo stesso autore, mira più in alto di quello che potrebbe essere l’amore tra un genitore e un figlio, un uomo e una donna e altro.

Mira un bel po’ più in alto nelle sue intenzioni, ma è leggibile anche come una canzone d’amore ‘terreno’ se così ci si può esprimere. 

Il testo parte da una dichiarazione e un bisogno, quello dell’autore, di un incontro, solo per parlare, vedere. Un bisogno che nasce dalla convinzione che solo quell’incontro, quella presenza, possa dispiegare la vera essenza di ciò che si è. 

Ma proprio questa ricerca del sé, del ritrovarsi nell’Altro, trova la sua compiutezza nel perdersi in un immenso atto di fiducia che va verso la disintegrazione del sé affidandolo totalmente all’Altro.

Il testo traccia anche, per un breve tratto, una feroce critica verso quel ‘secolo oramai alla fine, saturo di parassiti senza dignità’ ma che non deve lasciare inermi, anzi reagire, migliorarsi con maggior volontà. 

È appunto la ricerca di sé, volontà di perdersi nell’Altro per ritrovare sé stessi ma per perdersi ancora.

Poi arriva la parte stoica in cui Battiato invita ad emanciparsi dalle passioni che hanno il potere di arrecare turbamento e guastare la ricerca della saggezza intrapresa.

Poi, l’autore è molto esplicito nell’annunciare cosa cerca e cosa ricerca: Cercare l’uno al di sopra del bene e del male, Essere un’immagine divina di questa realtà.

Qui la filosofia ci viene in soccorso con varie figure e varie correnti. L’archè presocratico, il motore immobile aristotelico, ma ancor di più il concetto di Uno di Plotino, prima realtà sussistente, infinito, al di sopra della nostra comprensione, dello spazio e del tempo.

La fine del testo esorta alla ricerca dell’Altro, perché è questa a renderci un’immagine divina di questa realtà, questa presenza che ci accompagna a scoprirci per poi lasciarci disintegrare e raggiungere l’eternità in una completa rinuncia di sé come viaggatori eterni senza spazio e tempo. 

[FABRIZIO DEL MARCHESATO per DETTI E FUMETTI – SEZIONE MUSICA – ARTICOLO DEL 5 MARZO 2026]

“Il Muro nella mente – La nascita di The Wall”- STORIA DI UNA CANZONE

Amic* di DETTI E FUMETTI per STORIA DI UNA CANZONE oggi vogliamo parlarvi di ANOTHER BRICK IN THE WALL dei PINK FLOYD.

Immaginate di essere su un palco. Davanti a voi, migliaia di volti urlanti, luci accecanti, energia pura. Ma dentro… il vuoto.

È il 6 luglio 1977. Roger Waters, bassista e mente creativa dei Pink Floyd, guarda il pubblico dello Stadio Olimpico di Montréal con crescente frustrazione. Qualcosa si è spezzato. Il contatto umano è svanito. Quel che resta è un’enorme distanza tra artista e spettatore. E poi, il gesto estremo: Waters sputa su uno spettatore. È il punto di non ritorno.

Ma da quel momento oscuro nasce un’idea destinata a cambiare per sempre la storia della musica: un muro. Non di mattoni, ma di emozioni. Un muro psicologico costruito da traumi, perdite, repressioni. Il protagonista? Un alter ego immaginario: Pink, una rockstar alla deriva.

Waters porta questa visione al produttore canadese Bob Ezrin, il quale prende una lunga, cruda demo e ne fa qualcosa di più. Ne fa una storia, con un inizio, uno sviluppo, una fine. Pink diventa il simbolo di una generazione ferita, e ogni brano diventa un mattone: la scuola, la madre, la guerra, la droga, l’isolamento.

E mentre Waters costruisce la narrazione, David Gilmour scolpisce l’anima musicale del disco. La tensione tra i due è palpabile, eppure genera meraviglie: su tutte, l’immortale “Comfortably Numb”, nata tra litigi, riscritture e due visioni inconciliabili che si fondono in un capolavoro.

Il tour del 1980–81 è uno spettacolo mai visto prima: un vero muro di polistirolo cresce davanti agli occhi del pubblico, isolando la band sul palco. E alla fine? Il crollo, fragoroso, catartico. Il muro cade. E resta il silenzio.

Nel 1982 il regista Alan Parker porta tutto sul grande schermo: nasce il film Pink Floyd – The Wall, con Bob Geldof nel ruolo di Pink. È un’opera psichedelica, cupa e potentemente emotiva.

The Wall non è solo un concept album. È un viaggio nell’inconscio. È la confessione di un uomo sull’orlo della rottura. È il tentativo disperato di comunicare, anche quando tutto sembra perduto.

Ha venduto oltre 30 milioni di copie, ispirato artisti, cineasti, registi teatrali. Ma soprattutto, ci ha lasciato un messaggio: i muri si costruiscono per paura. Ma prima o poi, vanno abbattuti.

Così nacque The Wall: da uno sputo a una sinfonia. Da un trauma personale a un’epopea collettiva. Un’opera che ha osato porre una domanda scomoda: cosa succede quando siamo troppo fragili per restare in contatto col mondo?

La risposta è lì. Tra i mattoni.

TESTO

Dark sarcasm in the classroom
Teachers leave them kids alone
Hey! Teachers! Leave them kids alone!
All in all it’s just another brick in the wall
All in all you’re just another brick in the wall.

We don’t need no education
We don’t need no thought control
No dark sarcasm in the classroom
Teachers leave them kids alone
Hey! Teachers! Leave them kids alone!
All in all it’s just another brick in the wall
All in all you’re just another brick in the wall.

“Wrong! Do it again!”
“Wrong! Do it again!”
“If you don’t eat your meat, you can’t have any pudding.
How can you have any pudding if you don’t eat your meat?”
“You! Yes, you behind the bikesheds, stand still laddy!”

traduzione

Non abbiamo bisogno di alcuna educazione
Non abbiamo bisogno di alcun controllo del pensiero
Nessun oscuro sarcasmo in classe
Insegnanti, lasciate stare i bambini
Ehi! Insegnanti! Lasciate stare i bambini!
Tutto sommato è solo un altro mattone nel muro.
Tutto sommato siete solo un altro mattone nel muro.

Non abbiamo bisogno di alcuna educazione
Non abbiamo bisogno di alcun controllo del pensiero
Nessun oscuro sarcasmo in classe
Insegnanti lasciate stare i bambini
Ehi! Insegnanti! Lasciate da soli i bambini!
Tutto sommato è solo un altro mattone nel muro.
Tutto sommato siete solo un altro mattone nel muro.

“Sbagliato! Fallo di nuovo!”
“Sbagliato! Fallo di nuovo!”
“Se non mangi la carne, non potrai mangiare il dolce.
Come puoi mangiare il dolce se non mangi la carne?”
“Tu! Sì, tu dietro i portabiciclette, fermo lì giovanotto!”

BIO

OLTRE ad essere  il bassista dei gruppi MARDI GRAS, Re QUEEN – tribute band dei Queen e Back to the Spice

Ritratto di Carlo di Tore Tosti tratto dal fumetto SANDCASTLE

Sono  il bassista degli IMPULSE- tribute band dei Pink Floyd, quando si dice parlare con cognizione di causa.

Ringrazio Filippo che mi ha coinvolto in questo bellissimo progetto Storia di una canzone e che è l’autore del fumetto che mi vede coprotagonista SANDCASTLE.

A presto alla prossima puntata!

[Carlo di Tore Tosti per DETTI E FUMETTI- Sezione MUSICA – Articolo del 19 giugno 2025]

Storia di una canzone – Blind dei Korn, un inno crudo e onesto alla lotta contro la dipendenza e il trauma interiore.

Amic* di DETTI E FUMETTI un tour nel mondo della Musica non è completo senza fare un passaggio per il mondo METAL.

Queste sono state le parole di mia figlia per convincermi ad andare a vedere i KORN al Firenze Rock di questo anno.

Io che i Korn li avevo ascoltati trent’anni fa  e poi nulla più. Non so più se è stata grande la curiosità di capire cosa erano diventati oppure lo stupore di vedere mia figlia cantare tutte le loro canzoni a memoria.

E poi trovo sempre utile e interessante capire i propri figli attraverso la musica che ascoltano. Ecco perché ho accettato e sono partito per Firenze Rock.

Korn anni 90

Ma chi sono i Korn?

I Korn (stilizzato in KoЯn) sono un’influente band nu metal statunitense formatasi a Bakersfield, California, nel 1993. Considerati pionieri e una delle formazioni più significative del genere, hanno giocato un ruolo cruciale nella definizione e nella popolarizzazione del nu metal alla fine degli anni ’90. La loro musica è caratterizzata da sonorità pesanti e dissonanti, testi spesso introspettivi e oscuri, e un approccio vocale unico.

I Membri Attuali sono:

  • Jonathan Davis (voce, cornamusa, batteria occasionale)
  • James “Munky” Shaffer (chitarra)
  • Brian “Head” Welch (chitarra, cori)
  • Reginald “Fieldy” Arvizu (basso)
  • Ray Luzier (batteria) – Si è unito ufficialmente nel 2009.

Il genere principale dei Korn è il nu metal, ma la loro musica incorpora anche elementi di:

  • Alternative Metal
  • Groove Metal
  • Industrial Metal (in alcune fasi)
  • Funk Metal (nelle prime influenze)

Sono noti per aver fuso l’aggressività dell’heavy metal con elementi hip hop, funk, e un’atmosfera spesso cupa e dissonante, tipica del metal alternativo.

Korn Firenze Rock 13.06.2025

 La band si forma nel 1993 dalle ceneri dei L.A.P.D. (precedentemente note come Creep). Jonathan Davis, proveniente dalla band Sexart, viene reclutato come cantante. Il loro sound inizia a prendere forma, con l’uso distintivo del basso a 5 corde di Fieldy e l’accordatura bassa delle chitarre.

L’Esordio (1994): Il loro album omonimo, “Korn”, viene pubblicato e segna un punto di svolta. Contiene brani come “Blind” e “Shoots and Ladders” che mostrano subito il loro stile innovativo e brutale, affrontando temi di abuso, isolamento e disagio.

Il Successo Commerciale (1996-2002):

  • “Life Is Peachy” (1996): Continua l’esplorazione di sonorità oscure e testi controversi.
  • “Follow the Leader” (1998): È l’album che li consacra a livello mondiale, debuttando al primo posto nelle classifiche di Billboard. Contiene hit come “Freak on a Leash” e “Got the Life”, che ricevono ampia rotazione su MTV e nelle radio rock. La band diventa una delle più grandi nel mondo del metal.
  • “Issues” (1999): Un altro successo commerciale, che mantiene la loro posizione di preminenza nel genere.
  • “Untouchables” (2002): Mostra un’evoluzione nel suono, con una produzione più levigata e sperimentazioni elettroniche, pur mantenendo l’aggressività caratteristica.
  • Cambiamenti e Sperimentazioni (2003-2007):
    • “Take a Look in the Mirror” (2003): Segna un ritorno a sonorità più crude e pesanti.
    • L’abbandono di Head (2005): Brian “Head” Welch lascia la band per motivi religiosi e di dipendenza. Questo evento segna un periodo di incertezza per il gruppo.
    • “See You on the Other Side” (2005): Il primo album senza Head, che vede la band sperimentare con influenze più industriali ed elettroniche.
    • “Untitled” (2007): Un altro album sperimentale, con diversi produttori e collaboratori.
  • La Nuova Era e il Ritorno di Head (2008-Presente):
    • L’arrivo di Ray Luzier (2007-2009): Ray Luzier diventa il batterista ufficiale, portando nuova energia.
    • “Korn III: Remember Who You Are” (2010): Un tentativo di tornare alle radici del loro suono iniziale.
    • “The Path of Totality” (2011): Un album fortemente influenzato dalla musica dubstep, con collaborazioni di artisti come Skrillex.
    • Il Ritorno di Head (2013): Brian “Head” Welch torna ufficialmente nella band, per la gioia dei fan. Questo porta a una rinnovata coesione e creatività.
    • “The Paradigm Shift” (2013): Il primo album con il ritorno di Head.
    • “The Serenity of Suffering” (2016): Acclamato dalla critica e dai fan come un ritorno alla forma, con un suono aggressivo e maturo.
    • “The Nothing” (2019): Un album profondamente emotivo e cupo, che riflette il dolore personale di Jonathan Davis.
    • “Requiem” (2022): L’ultimo lavoro in studio, che continua a mostrare la capacità della band di evolversi pur mantenendo la propria identità.

Stile e Influenze

  • Sonorità: Caratterizzata da chitarre a sette corde accordate molto basse (spesso in A o Drop A), bassi funky e distorti, e una batteria potente e complessa. L’uso della cornamusa da parte di Jonathan Davis è un marchio distintivo.
  • Vocalità di Jonathan Davis: Spazia da canti puliti e melodici a growl, urla, beatbox, e un caratteristico “scat” senza parole che esprime rabbia e frustrazione.
  • Testi: Spesso incentrati su temi di dolore, abuso, dipendenza, alienazione, depressione, paranoia e rabbia. Molti testi sono autobiografici, attingendo alle esperienze personali di Jonathan Davis.
  • Influenze: La band cita influenze diverse, che vanno dall’hip hop (N.W.A., Ice Cube), al funk (Red Hot Chili Peppers, Faith No More), al metal (Metallica, Pantera, Sepultura), fino a band alternative come Nine Inch Nails.
  • Eredità e Impatto

I Korn sono universalmente riconosciuti come una delle band più influenti del nu metal. Hanno ispirato innumerevoli gruppi e hanno contribuito a ridefinire il suono del metal per una nuova generazione. La loro combinazione di aggressività musicale e vulnerabilità emotiva nei testi ha risuonato con milioni di fan, creando una comunità fedele. Hanno dimostrato che il metal poteva essere sia pesante che profondamente personale, aprendo la strada a una maggiore diversità espressiva all’interno del genere.

Korn concerto di Firenze rock del 13.06.2025

Discografia Essenziale

  • Korn (1994)
  • Life Is Peachy (1996)
  • Follow the Leader (1998)
  • Issues (1999)
  • Untouchables (2002)
  • The Serenity of Suffering (2016)
  • The Nothing (2019)
  • Requiem (2022)
Korn Firenze Rock 13.06.2025

Blind

Per STORIA DI UNA CANZONE abbiamo scelto di parlare di Blind.

La canzone più nota e iconica dei Korn è senza dubbio “Blind”, il brano che apre il loro album di debutto omonimo del 1994. “Blind” non solo ha definito il sound della band, ma è anche considerata una delle canzoni fondamentali per la nascita del genere nu metal.

Ecco il testo in italiano e una spiegazione dettagliata:

Testo di “Blind” (Korn) in italiano

[Intro: Jonathan Davis] Siete pronti?!

[Strofa 1: Jonathan Davis] C’è un posto nella mia mente Un posto dove mi piace nascondermi Non conosci le possibilità E se dovessi morire? Un posto dentro il mio cervello Un altro tipo di dolore Non conosci le possibilità

[Ritornello: Jonathan Davis] Sono così cieco! Cieco, cieco

[Strofa 2: Jonathan Davis] Un altro posto che troverò Per sfuggire al dolore dentro Non conosci le possibilità E se dovessi morire? Un posto dentro il mio cervello Un altro tipo di dolore Non conosci le possibilità

[Ritornello: Jonathan Davis] Sono così cieco! Cieco, cieco

[Bridge: Jonathan Davis] Sempre più in profondità, sempre più in profondità, sempre più in profondità Mentre sogno di vivere una vita che sembra essere Una realtà perduta Che non può mai trovare un modo per raggiungere il mio L’autostima è bassa, quanto in profondità posso andare Nel terreno su cui giaccio, se non trovo un modo per Vedere attraverso il grigio che annebbia la mia mente Questa volta guardo per vedere cosa c’è tra le righe

[Pre-Coro: Jonathan Davis] Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventando cieco Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventando cieco Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventando cieco Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventano cieco

[Coro: Jonathan Davis & Head] Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventando cieco Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventando cieco Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventando cieco Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventando cieco Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventando cieco (riesco a vedere che sto diventando) Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventando cieco (diventando cieco) Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventando cieco Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventando cieco!

[Outro: Jonathan Davis] Sono cieco Sono cieco Sono cieco Sono cieco


Spiegazione e Contesto Socio-Temporale di “Blind”

“Blind” è stata pubblicata nel 1994, un periodo di transizione significativo per la musica rock e la cultura giovanile. Gli anni ’90 videro il declino dell’hair metal e del glam rock degli anni ’80 e l’emergere di nuovi generi che riflettevano un senso di alienazione e disillusione. Il grunge, con band come Nirvana e Pearl Jam, aveva già spianato la strada a un suono più crudo e a testi più introspettivi. I Korn, tuttavia, portarono questa tendenza a un livello successivo, mescolando l’aggressività del metal con elementi di hip-hop, funk e industrial, dando vita al nu metal.

Il contesto socio-temporale è fondamentale per comprendere “Blind”:

  • Disillusione post-Reagan/Bush Sr.: Dopo decenni di politiche conservatrici negli Stati Uniti e un’economia in fase di cambiamento, molti giovani si sentivano emarginati e senza prospettive. La promessa del “sogno americano” sembrava irraggiungibile per molti.
  • Aumento delle problematiche sociali: Gli anni ’90 videro una crescente consapevolezza di problemi come l’abuso di sostanze, la salute mentale, il bullismo e la violenza. Questi temi, spesso tabù, trovavano sfogo nella musica.
  • Nascita di Internet e globalizzazione: Sebbene ancora agli inizi, l’avvento di Internet stava iniziando a connettere le persone in modi nuovi, ma anche a creare un senso di isolamento paradossale per alcuni, amplificando il confronto con vite “perfette” o irreali.
  • Cultura giovanile underground: Molti giovani si sentivano incompresi o rifiutati dalla cultura mainstream. Le sottoculture, come quella metal e hip-hop, fornivano un senso di appartenenza e uno spazio per esprimere rabbia e frustrazione. I Korn, con il loro sound grezzo e le loro tematiche oscure, divennero rapidamente un punto di riferimento per questa generazione.
Korn Firenze rock 13.06.2025

La Poetica di “Blind”

La poetica di “Blind” è intrinsecamente legata all’esperienza personale di Jonathan Davis, il frontman dei Korn. La canzone è stata scritta prima che Davis si unisse ai Korn, quando era nella sua precedente band, i SexArt, e affronta apertamente i suoi problemi con la dipendenza da droghe, in particolare dalla metanfetamina.

Analizziamo i temi principali:

  • Alienazione e Isolamento: Il “posto nella mia mente, un posto dove mi piace nascondermi” rappresenta un rifugio mentale dalla dura realtà, ma anche un simbolo dell’isolamento che deriva dalla dipendenza e dalla sofferenza interiore. La sensazione di essere “cieco” non è solo fisica, ma metaforica: l’incapacità di vedere una via d’uscita, di percepire la realtà in modo lucido, o di comprendere le “possibilità” al di fuori della propria prigione mentale.
  • Dolore e Trauma: I “diversi tipi di dolore” e la domanda “E se dovessi morire?” riflettono la profondità della sofferenza di Davis e la sua lotta con pensieri autodistruttivi. La musica dei Korn, e “Blind” in particolare, è nota per la sua capacità di veicolare il dolore in modo viscerale, spesso attraverso le vocalizzazioni gutturali, i sussurri e le grida di Davis, che riproducono la sofferenza emotiva e fisica.
  • Perdita di Speranza e Disillusione: Il bridge è particolarmente potente: “Sempre più in profondità… sogno di vivere una vita che sembra essere una realtà perduta”. Questo esprime una profonda disillusione e una lotta per aggrapparsi a qualsiasi parvenza di normalità o felicità. L’autostima “bassa” è un tema ricorrente nei testi dei Korn, che spesso esplorano le ferite emotive e psicologiche.
  • La Lotta per la Consapevolezza: Il ripetuto “Riesco a vedere, riesco a vedere che sto diventando cieco” è un paradosso struggente. Indica la consapevolezza della propria condizione di degrado e dipendenza, pur essendo intrappolati in essa. È la disperata presa di coscienza di una progressiva perdita di controllo e di lucidità, una forma di cecità autoimposta o indotta dalle circostanze. “Guardare per vedere cosa c’è tra le righe” suggerisce un tentativo, seppur debole, di trovare un significato o una verità nascosta nella propria sofferenza.
  • Catarsi e Aggressione Sonora: La poetica dei Korn non è solo nei testi, ma anche nel loro sound. Le chitarre a 7 corde pesanti e dissonanti, il basso slappato di Fieldy e la batteria complessa e tribale di David Silveria creano un muro di suono che amplifica il senso di oppressione e frustrazione. L’esplosione finale di “Blind” con il growl di Davis è una liberazione catartica di tutta la rabbia e il dolore accumulati, un urlo primordiale che ha risuonato con milioni di fan in tutto il mondo che si sentivano allo stesso modo.
Korn Firenze rock 13.06.2025

In sintesi, “Blind” è un inno crudo e onesto alla lotta contro la dipendenza e il trauma interiore. È una canzone che ha dato voce a una generazione di giovani che si sentivano inascoltati e incompresi, offrendo loro un senso di riconoscimento e, per molti, una forma di catarsi attraverso l’espressione di un dolore condiviso.

Vi lascio con l’intro del concerto di Firenze Rock del 13.06.2025

INTRO CONCERTO

Ci sentiamo presto con un’altra puntata di STORIA DI UNA CANZONE.

Il programma del festival del 13.06.2025

[FILIPPO NOVELLI PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE MUSICA – ARTICOLO DEL 14.06.2025]

STORIA DI UNA CANZONE – JEAN MICHEL JARRE – MAGNETIC FIELDS

Amic* di DETTI E FUMETTI benvenuti nel nostro tour del mondo della musica.

Innanzitutto grazie per i feedback positivi e le tante visite che mettendo in testa alle nostre visualizzazioni proprio gli articoli che parlano di musica, fanno ben sperare sugli esiti positivi del progetto che stiamo portando avanti: il fumetto STORIA DI UNA CANZONE.

Prima di pubblicare il fumetto ci aspettano ancora almeno quattro puntate che stiamo scrivendo i miei amici ed io su quattro pietre miliari della musica.

  • i pink flyoid
  • il musical
  • la musica elettronica
  • il nu metal

Delle vere e proprie bombe! Non so in che ordine usciranno ma saranno degli articoli molto interessanti che vi consiglio di non perdere.

Come dice il titolo partiamo dalla musica elettronica.

Ho iniziato ad appassionarmi alla musica grazie a mia zia che un giorno mi regalò la musicassetta MAGNETIC FIELDS di JEAN MICHEL JARRE del 1981. Le date sono importanti.

Ritrovai nelle sonorità dei brani molte assonanze con la musica elettronica di un italiano, GIORGIO MORODER, che mio padre faceva suonare per casa H24 da una decina d’anni. Avete presente la DANCE MUSIC di DONNA SUMMER. Era scritta da Moroder (1974).

Mio padre aveva suonato la batteria da adolescente e aveva un suo gruppo; quando giocavamo assieme costruivamo tamburi con i mezzi piu’ disparati. Soprattutto i fustini del DIXAN di varie dimensioni a cui modificavamo il fondo e che rivestivamo con la corda delle navi.

Dalla passione per le percussioni a quella per le tastiere elettroniche il passo per me fu breve e la scintilla fu proprio Jean Michel Jarre. Da li avanti per me è iniziato un viaggio quasi simbiotico sebbene inconsapevole al tempo che solo ora riesco a cogliere riascoltando le vecchie registrazioni dei miei brani di musica ambient.

Ma chi era JMJ? Non molti lo sanno ma JMJ da grande voleva fare il pittore. L’ho scoperto solo di recente …ma ci si poteva arrivare. I suoi quadri sperimentali altro non sono che la trasposizione in segni e colore di quella che poi fu la sua poetica musicale. Un epigono di Kandinsky potremmo dire. Trovate un interessante approfondimento di Kandinsky- MUSICA E PITTURA in un recente articolo a questo link QUI.

Non ci dilungheremo nella sua biografica perche’ ce ne sono mille in rete. Quello che mi interessa farvi conoscere sono gli inizi della sua carriera di pioniere, il contesto in cui si muoveva e come nascevano le sue composizioni.

Jean-Michel Jarre, originario di Lione, fin da bambino mostrava un profondo fascino per le orchestre circensi e gli assoli del jazzista Chet Baker. Nonostante la sua infanzia non facesse presagire il suo futuro come figura di spicco del synth-pop, egli era anche un giovane pittore e chitarrista in band rock liceali.

La sua vita non seguì il percorso tipico del “figlio d’arte” predestinato a seguire le orme paterne, poiché suo padre, Maurice Jarre, lo abbandonò all’età di cinque anni per intraprendere la carriera di compositore di colonne sonore a Hollywood. Questa assenza paterna fu cruciale, poiché gli permise di non assimilare passivamente l’influenza artistica del padre, lasciandolo libero di esplorare le avanguardie musicali, molto distanti dal sinfonismo classico del genitore (le cui opere includevano colonne sonore per film come “Lawrence d’Arabia” e “Il Dottor Zivago”). Questa assenza contribuì anche ad alimentare una vena malinconica e introspettiva che sarebbe diventata dominante nella sua opera matura4.

La sua passione per la musica nacque dal rifiuto della notazione accademica classica. Jarre era insofferente alle lezioni di pianoforte classico che gli venivano impartite. Invece, imparò l’espressione emotiva e visiva della musica assistendo, insieme a sua madre, alle performance di sassofonisti jazz come Harchie Sheep e John Coltrane nel club parigino “Le Chat-qui-Peche”. Da queste esperienze comprese come la musica potesse tradurre stati emotivi e suggestioni visive senza la necessità di tecnicismi o testi cantati5.

Jarre trovò un primo spazio di libertà creativa nella pittura. Espose quadri ispirati all’astrattismo di Pierre Soulages e al surrealismo di Joan Miró e Yves Tanguy in una galleria di Lione chiamata “L’Oeil Ecoute” (“l’Occhio ascolta”), una definizione che ben si addiceva al suo futuro stile “jarriano”. Parallelamente, esplorò la musica rock negli anni ’60, suonando la chitarra nei gruppi Mystère IV e The Dustbins.

La simultaneità di queste due pulsioni creative – pittura e musica – lo spinse a cercare una metodologia espressiva che risolvesse la loro apparente inconciliabilità sotto il segno di una nuova forma di sinestesia ancora da inventare6. Sulla scia di artisti come Eric Satie, John Cage e Terry Riley, Jarre iniziò a sperimentare con nastri riprodotti al contrario e mescolando i suoni della chitarra con flauti, pianoforti preparati, percussioni ed effetti rumoristici, per poi passare all’uso di radio e rudimentali dispositivi elettronici6.

Questa sua ostinazione a esplorare oltre i confini della musica tradizionale lo condusse, nel 1969, al “Groupe de Recherches Musicales (GRM)” di Parigi, fondato da Pierre Schaeffer, il “guru” della “musica concreta”. Schaeffer divenne una sorta di figura paterna artistica per Jarre, che nello stesso anno pubblicò il suo primo 45 giri di musica “concreta”, intitolato “La Cage” e “Eros Machine”78. Questo singolo, e il successivo album Deserted Palace del 1972, sebbene vendessero poche copie, furono un preludio alla sua inclinazione sistematica a creare paesaggi atmosferici attraverso ingegnosi puzzle di effetti, anticipando la “noise music”.

Il processo compositivo di JEAN

L’assistere in gioventu’ alle performance di sassofonisti jazz come Harchie Sheep e John Coltrane, gli insegnò come la musica potesse tradurre stati emotivi e suggestioni visive senza la necessità di tecnicismi o testi cantati, in contrasto con la notazione accademica classica verso cui nutriva insofferenza.

Il suo stile, che avrebbe raggiunto la maturità con Oxygene, si disvela in una “fluttuante stratificazione verticale dei suoni vaporosi”. In Oxygene, Jarre utilizza “risorse pittoriche di effetti ambientali” per perseguire uno “spirito di allusione visiva”. L’intero telaio armonico e tonale dell’album è configurato come una “sorvegliata trasposizione degli accostamenti tra bande di colore e campiture di diversa tonalità, trattati come frequenze cromatiche capaci di suscitare l’idea del ‘mare’, dell”aria’, della ‘terra’, del ‘cielo'”. La copertina stessa dell’album, un globo terrestre scuoiato a rivelare un teschio umano, funge da “contenitore grafico” e “amplificazione plastica al portato visionario dell’album, fornendo una traccia di lettura simbolica”.

Concetti e Temi Ricorrenti: Jarre spesso struttura le sue opere attorno a concetti specifici. Ad esempio, Equinoxe è concepito per riflettere “il passaggio delle ventiquattro ore del giorno”, con ogni parte che rappresenta diversi momenti del giorno e della notte. L’artista desiderava che l’ascoltatore usasse l’album nelle varie fasi della sua giornata o dei suoi stati emotivi12. In Zoolook, il suo processo creativo si è aperto a collaborazioni più ampie e all’uso innovativo della voce umana. Ha manipolato voci registrate in giro per il mondo da un etnologo, trattandole come veri e propri strumenti per riprodurre bassi, fiati, archi e arpeggi, evocando un’orchestra fonetico-multietnica.

L’uso della Tecnologia e l’Integrazione tra Arte e Suono: Jarre ha sempre abbracciato la tecnologia. È stato tra i primi possessori del Fairlight, il primo sintetizzatore-campionatore digitale. Più recentemente, in Amazonia, ha utilizzato un algoritmo codificato per un’app (“Eon”) preposta alla ricombinazione virtualmente infinita di groove, pattern percussivi, effetti e temi melodici. Questo gli ha permesso di creare una “visione fantasmatica” dell’Amazzonia, sentita ed evocata attraverso l’emozione fotografica, mescolando suoni d’archivio e atmosfere naturali.

Omaggio e Auto-riflessione: In Oxymore, Jarre rende omaggio a Pierre Henry, pioniere della musica concreta, scegliendo un titolo che riflette la natura “ancipite” del suo stile, anfibio tra avanguardia e classicismo. La suite è descritta come una “fibrillante mantecatura digitale” di campioni tratti da un archivio analogico di Henry, con l’ambizione di svincolare l’esperienza sonora dal suo corollario visivo, pur essendone il fondamento. Jarre assembla il suo “film” con effetti sonori, musiche e rumori, come auspicato da Henry, superando i confini della “musica musicata”.

Il processo creativo di Jarre è quindi una fusione di sperimentazione sonora, una forte componente visiva (spesso sinestetica), l’integrazione di tecnologie innovative e una costante ricerca di nuove forme espressive che trascendono i generi tradizionali.

MAGNETIC FIELDS

Magnetic Fields (o “Les Chants Magnétiques” in francese) è un album iconico di Jean-Michel Jarre, pubblicato nel 1981. Rappresenta un punto di svolta nella sua discografia, essendo il primo lavoro in cui Jarre ha iniziato a integrare strumentazione digitale, pur mantenendo il suo inconfondibile stile elettronico e atmosferico.

L’album è spesso considerato un’evoluzione dei suoi predecessori, “Oxygène” ed “Équinoxe”, mantenendo la loro melodicità e l’uso innovativo dei sequencer, ma introducendo anche elementi più ritmici e un suono più “secco”. La traccia principale, “Magnetic Fields, Pt. 1”, è un capolavoro sinfonico di quasi 18 minuti, con molteplici linee di synth che si intrecciano in un crescendo emozionante. “Magnetic Fields, Pt. 2” è invece un brano più orientato al singolo, ritmato e accattivante. Il titolo francese, “Les Chants Magnétiques”, è un gioco di parole (un omofono) che non si traduce direttamente in inglese, dove è noto come “Magnetic Fields”. L’album ha avuto un buon successo commerciale e critico, consolidando la reputazione di Jarre come pioniere della musica elettronica.

Discografia

•La Cage” / “Eros Machine” (45 giri di musica “concreta”): 1969

•Deserted Palace (primo album solista): 1972

•olonna sonora del film “Le Granges Brulees”: 1972 (o poco dopo, nello stesso solco di Deserted Palace)

•Oxygene: 1976

•Equinoxe6: 1978

•Magnetic Fields7: inizio 1981

•Concerts In China (doppio album, in parte “studio album”): 1982

•Music For Supermakets (disco a tiratura unica il cui master è stato bruciato; composto per una mostra d’arte contemporanea): pubblicato prima di Zoolook, la fonte non specifica l’anno esatto ma è anteriore al 1984.

•Zoolook: la fonte lo indica come “l’ultimo suo lavoro significativo” prima del periodo dei mega-live (iniziati nel 1986), pubblicato successivamente a Music For Supermakets.

•Rendez-Vous: 1986

•Revolutions: la fonte non indica l’anno preciso, ma è menzionato in relazione al concerto di Londra del 1988, suggerendo una pubblicazione nello stesso anno.

•Waiting For Cousteau: la fonte non indica l’anno preciso, ma è menzionato come successivo a Revolutions e precedente a Chronologie, e in relazione al concerto di Parigi La Defense del 1990, suggerendo una pubblicazione nello stesso anno.

•Chronologie: 1993

•Oxygene 7: 1997

•Metamorphoses: 2000

•Geometry Of Love: 2003

•Interior Music: (stesso periodo di Geometry Of Love)

•Session 2000: (stesso periodo di Geometry Of Love)

•AERO (antologia di brani ripescati e rielaborati): 2004

•Teo & Tea: 2007

•Electronica: The Time Machine (anche chiamato Electronica 1): 2015

•In The Heart Of Noise (anche chiamato Electronica 2): 2016 (pubblicato sette mesi dopo The Time Machine)

•Oxygene 3: dicembre 2016

•Planet Jarre (compilation): settembre 2018

•Equinoxe Infinity: 2018 (dopo Planet Jarre)

•Amazonia: 2021

Il concerto di Jean-Michel Jarre tenutosi in realtà virtuale a Capodanno 2020, con l’avatar di Jarre che si esibiva all’interno di una Notre-Dame ricostruita digitalmente, è stato pubblicato come album live con il titolo “Welcome To The Other Side (Live In Notre-Dame VR)” nel 2021

•Oxymore: 2022

•Oxymoreworks (raccolta di remix/rilavorazioni): 2023

BIBLIO: si ringrazia Antonini di Onda Rock per gli spunti.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – SEZIONE MUSICA – ARTICOLO DEL 19 giugno 2025]

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ARTE E MUSICA in Kandinskij

E’ il giugno del 2022; si chiude un ciclo di studi e per la prima volta faccio un speech in pubblico per parlare delle mie due/tre grandi passioni: l’ARTE e la MUSICA. della terza ne parleremo in chiusura.

Perchè proprio di ARTE E MUSICA? Suonare in inglese si dice PLAY; e infatti cosi’ è stato per me: la musica e il disegnare erano i giochi che facevo con mio padre da quando avevo smesso di gattonare. Cosi, dopo un corso di mandolino, uno di canto e percussioni, passai a studiare il pianoforte e a suonare in una orchestra giovanile. Nel frattempo disegnavo in continuazione, riempendo album e tele come se non ci fosse un domani; è tutto documentato dal mio biografo (mio padre); trovate tutti i miei disegni di allora QUI. i brani suonati li trovate QUI

Ma veniamo al nostro Kandinskij.

K. nasce a Mosca nel 1866, fin da bambino cresce in lui la passione del disegno;   durante una visita ad un museo, viene affascinato da un dipinto di Monet che modificherà il suo approccio all’arte. Il dipinto del maestro impressionista rappresentava i covoni di grano; quel quadro visto da lontano appare agli occhi di Vasilij come una macchia gialla, informe, capace però di trasmettere una forte emozione.

Kandinskij iniziò a dipingere e lavorò molto su questa intuizione fino a pubblicare l’opera intitolata “Lo spirituale nell’arte”; nel testo teorizza come la combinazione tra forme e colori sia alla base di ogni opera d’arte.

Astrattismo – blaue reitre

Nel 1911 Kandinskij fonda il gruppo avanguardista chiamato Blaue Reiter (il cavaliere Azzurro) con l’amico Franz Marc e riunisce i principali esponenti dell’espressionismo tedesco con l’obiettivo di rinnovare L’arte,  Questo gruppo, simile a quello dei  Fauves francesi in seguito si evolve grazie a Kandisnkij verso una nuova corrente di avanguardia pittorica.

E’ in questa periodo infatti che realizza il suo primo acquerello astratto fondando l’omonima corrente: L’ASTRATTISMO.

L’Astrattismo è un movimento artistico non figurativo, il termine indica infatti quelle opere pittoriche e plastiche che esulano dalla rappresentazione di oggetti reali.

Il linguaggio  astratto è visuale fatto di forme, colori e linee al fine di  negare la rappresentazione della realtà per esaltare i propri sentimenti.

Secondo gli astrattisti il colore può avere due possibili effetti sullo spettatore: un “effetto fisico”, superficiale e basato su sensazioni momentanee, determinato dalla registrazione da parte della retina di un colore piuttosto che di un altro ed un “effetto psichico” dovuto alla vibrazione spirituale attraverso cui il colore raggiunge l’anima.

Kandinskij lo esprimeva appunto attraverso una metafora musicale (i suoi piu’ famosi quadri prendono il nome da composizione musicali: intermezzo, improvvisazione, composizione): il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto e l’anima è un pianoforte con molte corde.

Colori e suoni:

Il colore può essere caldo o freddo, chiaro o scuro e questi quattro “suoni” principali possono essere combinati tra loro, descriverà inoltre i colori in base alle sensazioni e alle emozioni che suscitano nello spettatore, paragonandoli a strumenti musicali, tra questi abbiamo ad esempio: Il rosso – un colore caldo, vivace e vitale, paragonato al suono di una tuba L’arancione – che esprime energia e movimento può essere associato ad una campana Il giallo-dotato di una follia vitale, di un irrazionalità cieca, viene paragonato ad una tromba Il verde – associato al violino, indica immobilità, noia, che appena vira verso il giallo diventa giocoso mentre se verso il blu diventa pensieroso Il blu- che quando intenso suggerisce quiete mentre se affiancato al nero è fortemente drammatico, viene associato al violoncello Il viola- come l’arancione è instabile, paragonabile al fagotto Il marrone- invece viene visto come ottuso e poco dinamico Il bianco- viene percepito come un “non-suono” e può essere paragonato ad una pausa che precede altri suoni Il nero- spento e macabre, viene visto come la fine di un’esecuzione musicale, ma a differenza del bianco, esso fa risaltare gli altri colori

Kandinskij approfondisce anche l’uso di punto, linea e superficie e vi scrive uno dei suoi saggi piu’ famosi.

Il punto è il primo nucleo del significato di una composizione, nasce quando il pittore tocca la tela; è statico.

La linea è la traccia lasciata dal punto in movimento, per questo è dinamica essa può’ inoltre essere orizzontale, verticale, diagonale, può essere spezzata, curva o mista.

Bene e con questo è tutto.

Ah vi avevo promesso di dirvi la mia terza passione. Vi ci faccio arrivare con questa riflessione che condiziona la vita di alcuni pittori.

Sapete cosa è discromatopsia piu’ noto come daltonismo?

Il daltonismo è un difetto di natura prevalentemente genetica, che consiste nell’incapacità – totale o parziale – di distinguere i colori a causa, principalmente, di un’alterazione delle strutture fotosensibili a livello della retina. Il termine “daltonismo” deriva dal chimico John Dalton che per primo stese un articolo in cui esponeva il problema derivato dalla sua cecità cromatica. Essa è dovuta ad un allele recessivo, posizionato sul cromosoma X. Questo allele codifica per una proteina prodotta dalle cellule della retina dell’occhio che consente di distinguere i colori. Dato che gli individui di sesso femminile hanno due copie del cromosoma X, l’allele presente sul secondo cromosoma può sopperire alla mancanza della proteina. la malattia, infatti, colpisce soprattutto i maschi (XY) e meno le femmine (XX).Nonostante quanto detto, è possibile che il daltonismo possa manifestarsi anche dopo la nascita: le patologie che colpiscono occhi, retina, cervello, nervo ottico e alcune componenti chimiche, potrebbero causare forme di cecità cromatica più o meno gravi. La forma più comune di daltonismo è la cecità rosso-verde: i soggetti affetti non sono in grado di distinguere i due colori perché le loro lunghezze d’onda, sono percepite come identiche. Riguardo alle cure non sono ancora noti dei rimedi per tutte le forme di discromatopsia, ma è stato elaborato un software apposito dedicato a coloro che ne soffrono. Alcuni tipi sono suscettibili a miglioramento mediante operazioni chirurgiche.

un saluto a tutti i lettori di DETTI E FUMETTI e grazie per l’ospitalità, magari ci rivediamo.

(Estratto da TESI ANNA NOVELLI -RESPIGHI-ROMA)

[Anna Novelli – sezione ARTE e MUSICA – articolo del 16 giugno 2022]

SANDCASTLE – IL CONCERTO DEI MARDI GRAS – 26.02.25 – AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA DI ROMA

Cari lettori di DETTI E FUMETTI il 26 febbraio 2025 alle ore 21  all’Auditorium Parco della Musica -teatro Studio Borgna per la presentazione del disco SANDCASTLE

Orgogliosi di aver partecipato alla realizzazione di questo progetto mediante la   produzione dell’omonimo fumetto il graphic Novel SANDCASTLE

Scritto da Fabrizio Fontanelli, Dario Santarsiero e Filippo Novelli e disegnato da Filippo Novelli

Alcuni disegni del fumetto compaiono nella Intro di The Dance of the Sand che potete vedere al seguente link

Video di The Dance of the sand

Articolo CORRIERE DELLA SERACorriere della sera SANDCASTLE

[ Dario Santarsiero e Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI sezione Musica- articolo del 18 febbraio 2025]

SANDCASTLE, la danza della sabbia – il nuovo graphic musical di FONTANELLI, SANTARSIERO E NOVELLI-Il Comunicato Stampa, rassegna e raccolta interviste in occasione della sua uscita

Cari amici di DETTI E FUMETTI abbiamo lasciato la parola al nostro amico MASSIMO CANORRO, giornalista di settore, per darvi la grande notizia che tutti quanti aspettavate: l’uscita del nostro fumetto, SANDCASTLE, la danza della sabbia, un graphic musical come lo abbiamo chiamato, frutto della collaborazione con i nostri amici i bravissimi MARDI GRAS,

La rock band italiana dal respiro internazionale che ha musicato la storia, realizzandone l’omonimo CD pubblicato da Underground Simphony Records.

Ecco come in questi giorni Massimo sta presentando il Graphic Musical SANDCASTLE alla Stampa.

Copertina di SANDCASTLE disegnata da Filippo Novelli

“America. Jersey City. In un paese in cui il male si presenta agli umani nelle forme più disparate, due fratelli soli al mondo inciampano in disavventure malinconiche, finché, grazie alla forza dell’amore, riusciranno a trasformare sé stessi e a cambiare il loro destino. Legati da un rapporto disperato e inevitabile, come solo il vincolo di sangue può essere, vivono la vita in comune, esistono insieme invece che divisi, si sentono qualcosa quando gli altri sono nulla. Perché due fratelli sono già una famiglia”.

(Sandro Bonvissuto, scrittore)

Se venissimo colpiti negli affetti più cari, riusciremmo a reagire trovando in noi una forza mai espressa? È il tema di Sandcastle, la danza della sabbia, un avvincente graphic musical – disegnato da Filippo Novelli (fondatore del blog Detti e Fumetti) su soggetto originale di Sante Sabbatini, Francesco Braida e dello stesso Novelli, con la sceneggiatura e dialoghi a cura di Dario Santarsiero (redattore di Detti e Fumetti per la sezione “Teatro e Letteratura”) , Fabrizio Fontanelli (musicista) e lo stesso Filippo Novelli – dove la colonna sonora è quella dei Mardi Gras.

La rock band italiana dal respiro internazionale ha infatti musicato la storia, realizzandone l’omonimo CD pubblicato da Underground Simphony Records. Negli 8 brani dell’album,i Mardi Gras hanno ulteriormente espanso il loro profondo playground sonoro, lasciandosi guidare dal racconto. Il graphic musical e il disco diventano così due oggetti inseparabili, nell’ambito di in progetto sviluppato a 360 gradi dagli autori che prevede anche la produzione di un merchandising a tema Sandcastle.

Disponibile su Amazon, Sandcastle, la danza della sabbia narra le vicende di due fratelli, Cecilia e Nicholas Amato, sullo sfondo della Jersey City negli anni ’80. Un racconto a tinte forti, con al centro la trasformazione di Nicholas, ragazzo geniale ma costantemente bullizzato che – dopo un incidente occorso a Cecilia, vittima di un tentativo di violenza da parte di Sebastian – riuscirà a lasciarsi alle spalle il suo passato difficile, per combattere chi ha cercato di approfittare di sua sorella. Non mancheranno i colpi di scena, molti dei quali alimentati dalla figura dell’affarista Don Nate Caruso, affiliato alla mafia italo-americana.

“È incredibile essere tra i protagonisti di un graphic musical – il commento dei Mardi Gras, classic rock band punto di riferimento nella scena romana –, e se già fa uno strano effetto rivedersi in foto e video, lo è ancora di più ritrovarsi nei disegni di Filippo Novelli”

Sandcastle verra’ presentato al Concerto dei Mardi Gras che si terrà ALL’AUDITORIUM  il 26 2 2025

Biografie

Dario Santarsiero, autore teatrale e scrittore; le sue commedie sono andate in scena in diversi teatri romani.

Redattore di DETTI E FUMETTI per la sezione TEATRO e LETTERATURA, tra i suoi libri e fumetti ricordiamo: IN TRENO DA MONTE MARIO A VALLE AURELIA, RACCONTI SPARSI, FUGHE, DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA, FARE TEATRO, MARTA, SALVO e OLIVIA.

Fabrizio Fontanelli autore e musicista, è il fondatore della band romana Mardi Gras. Cresciuto musicalmente tra Roma e Dublino, ha prodotto i quattro album e svariati singoli dei Mardies. Negli ultimi anni ha organizzato eventi musicali e letterari promuovendo la musica originale e creando connessioni tra autori e musicisti. 

Filippo Novelli, ingegnere e maestro d’arte, è il fondatore del blog DETTI E FUMETTI nel quale: cura la rubrica di ARTE e FUMETTO, realizza fumetti didattici ed illustra gli articoli degli altri redattori. Tra i suoi libri e fumetti ricordiamo: OSVY, AFORISMI PER SALVARE IL MONDO, FUGHE, DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA, MARTA, SALVO, OLIVIA, LA SICUREZZA IN CANTIERE A FUMETTI, LA STORIA DEL ROCK, ARCHITETTURA GLOBALE, FARE TEATRO, OSVY E IL GATTO, OSVY FIGHT THE COVID E ARTIGLIO, PRIMI PASSI NELL’OPEN INNOVATION E NELLA LEAN ECONOMY

MARDI GRAS

Un’intrigante miscela di pop, rock, soul, con qualcosa che rimanda al country irlandese e al grunge. Vi manda in confusione? Non deve, anche perchè il tutto è presentato in modo invitante, con riff accattivanti e messaggi potenti nei loro testi che arrivano dritti all’anima”

Cosi è descritto il viaggio sonoro dei Mardi Gras, inseriti nei 7 acts europei da scoprire da parte del Reader’s Digest, il magazine più letto al mondo;

La band romana è nata ufficialmente nel 2006, anno di uscita del loro primo album.  Il nome Mardi Gras deriva dall’ultimo album in studio dei Creedence Clearwater Revival, oltre ad essere il noto Carnevale celebrato ogni anno a New Orleans.

A caratterizzare la band un caleidoscopio di musica, colori ed energia. Italiani ma da sempre con l’orecchio ed il cuore rivolti verso i songwriters americani, irlandesi ed inglesi, i Mardi Gras hanno voglia di raccontare storie, sentimenti e movimenti dell’anima. Un percorso che negli anni li ha fatti evolvere da gruppo acustico ad una vera e propria rock band, sempre rivolta ad un pubblico internazionale.

L’attitudine dei Mardi Gras li porta a rappresentare l’Italia allo Sziget festival di Budapest e ad intraprendere due tour in Irlanda, terra che li ha “adottati” nei primi anni del loro viaggio, con entusiastiche recensioni, passaggi e interviste radio. I Mardi Gras provengono da un album come “Drops Made” del 2006, definito “sette piccoli quadretti classici e senza tempo” da Rockerilla. 

Anche “Among The Streams” del 2011, in cui il blend di irish rock, country e americana ha portato il lavoro della band ad essere inserito tra gli album rivelazione del 2011 secondo la stampa e la critica specializzata

Le svariate esperienze sui palchi italiani e irlandesi, anche al fianco di artisti come i Frames, Glen Hansard, Mundy, Jack Savoretti, Billy Bragg, Giorgio Canali, Paolo Benvegnù, li hanno imposti come una band dalla “sanguigna passionalità liberata soprattutto dal vivo” (Federico Guglielmi).

 Le due canzoni di protesta dei Mardi Gras “The Wait” (contro la pena di morte) e “Scarecrow in the snow” (sulla paura del diverso indotta dai politici per scopi elettorali) sono ambedue ospiti del sito “Songs of the times” di Neil Young, una raccolta di “peace and protest songs” che il cantautore canadese ha stilato dopo l’11 Settembre.

Nel 2015 esce “Playground”, il terzo disco della formazione romana, registrato a Roma e masterizzato presso gli Abbey Road Studios di Londra da Simon Gibson.

Un campo giochi sonoro dove la band fa proprie tutte le sue influenze e le rielabora tra ballads, rock, funky e brani intimisti. Ospite speciale è Mundy uno degli artisti irlandesi più noti.
 

La band tra il 2018 e il 2021, in attesa del quarto album in studio, ha fatto uscire svariati singoli, tra cui due collaborazioni speciali con l’artista Irlandese Mark Geary. La loro rivisitazione di “One Guitar” di Willie Nile, oltre ad essere un singolo benefico per la “Light of Day Foundation” che si occupa di raccogliere fondi per la lotta al Parkinson, li ha portati ad essere ospiti nel 2021 durante le maratone online organizzate dalla fondazione, assieme ad artisti come Bruce Springsteen, Little Steven e molti altri.

“Sandcastle” è il loro quarto lavoro, un album sorprendente ed intenso che ritroviamo nelle live performance illustrate nel nostro graphic musical.

Sandcastle copertina di Filippo Novelli

Informazioni aggiuntive su SANDCASTLE

Tipo: brossurato

Pagine: 72 a colori

Formato: 21.59 x 0.43 x 27.94 cm

ISBN-13: 979-8339857860

Prezzo: 9,99 euro

disponibile su AMAZON QUI

Restiamo a disposizione per ulteriori informazioni e materiali.

Ufficio Stampa:

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STORIA DI UNA CANZONE -MOTHER LOVE, QUEEN

Per chiudere questa rubrica e con essa il libro abbiamo scelto una struggente canzone dei Queen, manifesto della solitudine che si prova quando tutto finisce, quando l’avventura termina e tu desolato e solo non hai più  futuro. Tutto è concluso, i sogni, le speranze. È in quel momento  che vai alla ricerca dell’ultimo conforto: tornare nel ventre del Mondo, sublimazione del ventre materno.

Mother love- Illustrazione di Filippo Novelli

Mother love viene registrato tra gennaio e giugno del 1991 ma pubblicato in “Made in Heaven” solo nel 1995, quattro anni dopo la scomparsa di Freddie Mercury.

Mother Love  infatti è l’ultimo brano   registrato da da Freddie Mercury dopodiché il frontman dei Queen non è più rientrato in sala di registrazione. Non c’è la faceva tanto era il dolore per le conseguenze dell’AIDS.

È una è una canzone  scritta due a quattro mani con Brian May, in cui come abbiamo accennato,  lui chiede di ritornare indietro all’interno dell’amore materno. Solo, disperato e privo di speranza cerca l’ultimo conforto nel pensiero della madre.

Viste le precarie condizioni di Freddie la gestazione del brano fu particolare: prepararono la base su un file midi sul quale Freddie poteva cantare quando poteva. Anche la batteria era registrata. Una batteria elettronica che rimase tale e quale nell’album. Roger non ne registrò mai una versione dal vero.

Freddie ci canto sopra ci conto sopra. Sapete lui era molto.pignolo e provava centinaia di volte le incisioni prima di considerarle valide. Questa volta tuttavia si fermarono al secondo tentativo delle prime due parti, alla seconda strofa. Freddie lasciò  lo studio perché  troppo stanco con la.promessa di tornare l’indomani. Ma non ci mise più piede e di li a poco morì.

Quel giorno però diede l’anima. Ci sono degli acuti  potenti e strugge ti allo stesso tempo che raggiungono anche il Si bemolle alto.

Davanti allo studio di  Montreux oggi c’è una targa a terra che ricorda qui passò  Freddie Mercury e canto’ la sua ultima canzone. Per terminare il brano Brian dovette cantare lui l’ultima strofa;  non si sa bene se era stata già stata scritta con Freddie  o se la scrisse lui dopo da solo.

Ultima curiosità del brano, quasi a simboleggiare il viaggio a ritroso di Freddie nel ventre materno, è il finale della canzone: c’è un mashup delle canzoni dei Queen a ritroso. Si parte dal concerto di Wembley fino ad arrivare alla  prima canzone da solista di Freddie (allora Larry Lurex 1973),  Going back,  quando ancora i Queen non esistevano. 

È con Mother Love, brano evocativo e rappresentativo di un passaggio della vita di un uomo che diventa un Mito, che i miei colleghi tutor ed io chiudiamo questa bellissima  avventura del tutoring della young Orchestra (di cui questa raccolta è  stata il testo delle masterclass) durato quasi due anni. Una chiusura che non è da vedere come fine di una fase, di un progetto,  ma piuttosto come un passaggio, un ponte per transitare coloro che hanno mantenuta viva la passione per la Musica da questa esperienza verso altre sempre più belle, grandi e complesse.

[Carlo Di Tore Tosti per DETTI E FUMETTI- SEZIONE MUSICA- ARTICOLO DEL 29 OTTOBRE 2024]

Storia di una canzone -Because the Night: Bruce Springsteen

Lettrici e lettori di DETTI E FUMETTI oggi vi parleremo del BOSS.

Ricordo stavamo decidendo i brani da insegnare ai ragazzi della Pursue quando Filippo mi disse: “Un tutor rock che si rispetti non puo’ non insegnare un brano del Boss. Fu così che nacque un nuovo capitolo di STORIA DI UNA CANZONE, il testo della masterclass della Orchestra giovanile che seguivo con Filippo ed altri colleghi. Un nuovo capitolo di STORIA DI UNA CANZONE è pronto per voi e presto entrerà a far parte della raccolta che abbiamo iniziato due anni fa  e che  pubblicheremo insieme ai  poster, alle t-shirt e ad alcune partiture per orchestra andando a delineare un nuovo concept per cui DETTI E FUMETTI si è fatta conoscere nel web.

Bruce Springsteen- illustrazione  di Filippo Novelli

A volte le strade delle canzoni non perseguono una linea retta, ma seguono altre traiettorie. La provi e riprovi, da solo o nello studio o con la tua band, pensi che sia perfetta per essere inclusa nel tuo nuovo album, ma poi viene misteriosamente tolta dalla tracklist finale per essere poi pubblicata come b side di un singolo, o per riemergere in qualche box commemorativo di quell’album come gustoso extra. Oppure all’improvviso vengono donate ad altri artisti amici che combinazione stanno registrando il loro disco nella sala accanto la tua.

E’ quello che è accaduto per “Because the night” uno dei brani più amati di Bruce Springsteen che invece di comparire in “Darkness in the edge of town” comparve invece nell’album “Easter” di Patti Smith uscito il 3 marzo del 1978.

Gli album uscirono a poca distanza l’uno dall’altro e galeotto fu Jimmy Iovine l’engineer che si occupava di entrambi  gli album.

Il brano fu il primo che Bruce registrò nel primo giorno di  session dell’album ed aveva solo una linea vocale ed un ritornello.

Afferma Springsteen:

“Sono davvero contento che sia giunto a lei tramite Iovine, se non fosse stato cosi magari sarebbe rimasto in qualche cassetto, sono un grande ammiratore di Patti. L’idea di una collaborazione fu fantastica. (Il brano di Springsteen usci poi in qualche suo box set di rarità).

Racconta Patti Smith:

“Non mi interessava cantare brani di altri; ogni volta in studio Iovine mi chiedeva: “Allora hai ascoltato il brano di Bruce? Andiamo da te ad ascoltarlo? e così per giorni e giorni.  Nel 1978 costava molto telefonare a qualcuno che fosse molto distante. Fred Sonic Smith stava a Detroit e mi chiamava una volta a settimana, Un giorno ero in perenne attesa, ero frustrata mentre aspettavo, le 7 di sera, le 8 di sera..niente  e cosi mi misi a sentrie questo dannato nastro di Bruce. Pensai subito che sarebbe stata una hit; era nelle mia chiave vocale, è un anthem, ci dovevo solo aggiungere qualcosa di mio, e cosi è stato; ho solamente descritto l’attesa della sua telefonata. 

Fred mi chiamò poi a mezzanotte proprio quando fini di scrivere il testo che recita:

“Have I doubt whan I m alone/ Love is a ring, the telephone”,

Tornai in studio e la incidemmo in 2 giorni.

Da notare l’uso della parola Ring che ha il doppio senso di telefonata e anello, dunque unione tra due persone.

Ancora oggi nel 2024  il brano è sempre in setlist nei concerti di Bruce e Patti ed è sempre un momento topico dei loro live show.

[Fabrizio Fontanelli per DETTI E FUMETTI- SEZIONE MUSICA- ARTICOLO DEL 20 OTTOBRE 2024]

BRUNO MARS – WHEN I WAS YOUR MAN- STORIA DI UNA CANZONE

Amici di DETTI E FUMETTI oggi vi racconteremo la storia di WHEN I WAS YOUR MAN, scritta da Bruno Mars.

Bruno Mars è lo pseudonimo di Peter Gene Hernandez, nato alle isole Hawaii nel 1985. Mars si trasferisce a Los Angeles all’età di 22 anni per dedicarsi alla musica. Subisce il fascino di Jackson, Wonder, Prince, Presley e Brown e i suoi brani ne terranno una traccia indelebile.

Predilige il genere Soul, un po’ retro’ con delle contaminazioni di pop, R&B e funk. Con la sua band, gli Hoolingans, inizia a farsi conoscere dal grande pubblico. Inizialmente scrive i testi per Flo Rida, Travie McCoy e B.o.B. finche’ nel 2010 esordisce come solista e raggiunge la fama grazie a “Just the Way You Are” (Doo-Wops & Hooligans). Canzone e album che gli valgono il suo primo Grammy. Il suo secondo album, 24K Magic (2014) vince ancora una serie di Grammy e soprattutto contiene la canzone di cui parliamo oggi: WHEN I WAS YOUR MAN.

Si narra di un uomo che vive rimpiangendo di non aver amato abbastanza la sua compagna quando erano assieme. Consapevole di ciò ora vorrebbe dirglielo e farle sapere che è cambiato. Vorrebbe chiederle perdono dichiararle un amore eterno. Al piano via via si affiancano gli altri strumenti per farne una classica ballata dalla melodia semplice e facilmente orecchiabile

Tra gli epigoni di MARS che ne hanno fatto una cover ci piace ricordare personaggi del calibro di Adele, Sheeran e Legend.

Riportiamo qui di seguito il testo:

Same bed but it feels just a little bit bigger now
Our song on the radio but it don’t sound the same
When our friends talk about you, all it does is just tear me down
‘Cause my heart breaks a little when I hear your name

It all just sounds like ooh, ooh, ooh, hoo
Mm, too young, too dumb to realize
That I should have bought you flowers
And held your hand
Should have gave you all my hours
When I had the chance
Take you to every party ‘cause all you wanted to do was dance

Now my baby’s dancing
But she’s dancing with another man

My pride, my ego, my needs, and my selfish ways
Caused a good strong woman like you to walk out my life
Now I never, never get to clean up the mess I made, oh
And that haunts me every time I close my eyes

It all just sounds like ooh, ooh, ooh, hoo
Mm, too young, too dumb to realize
That I should have bought you flowers
And held your hand
Should have gave you all my hours
When I had the chance
Take you to every party ‘cause all you wanted to do was dance

Now my baby’s dancing
But she’s dancing with another man

Although it hurts
I’ll be the first to say that I was wrong
Oh, I know I’m probably much too late
To try and apologize for my mistakes
But I just want you to know

I hope he buys you flowers
I hope he holds your hand
Give you all his hours
When he has the chance
Take you to every party
‘Cause I remember how much you loved to dance
Do all the things I should have done
When I was your man
Do all the things I should have done
When I was your man

Troverete questo articolo in STORIA DI UNA CANZONE; dalle illustrazioni del libro verranno prodotti diversi gadget tra cui  il poster e la T shirt. Stay tuned.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Musica -articolo del 23 aprile 2024]

SAM SMITH -I’M NOT THE ONLY ONE -STORIA DI UNA CANZONE

Amici di DETTI E FUMETTI ecco un nuovo capitolo di Storia di una canzone. oggi vogliamo parlarvi di Sam Smith e della sua I’m not the only one.

Sam Smith nasce a Londra il 19 maggio 1992; studia canto e scrittura creativa al St. Mary di Cambridge e inizia a collaborare con i Disclosure con i quali si fa conoscere al grande pubblico nel 2012 grazie al brano Latch (Latch raggiunge l’undicesima posizione in Gran Bretagna).

Nel 2013 debutta come solista e l’anno successivo vince 4 Grammy con In the lonely hour.

Il suo stile inconfondibile è un soul contaminato dal pop, R&B e gospel con inserimenti di musica d’orchestra. Torna a vincere un altro Grammy Award con Petras con il brano Unholy e collabora con molti artisti. Nel 2015 con “Writing’s on the Wall” vince l’Oscar come miglior colonna sonora. Nel 2020 fa coming out e si dichiara non binario,  portando avanti la causa per la sua e le altre categorie poco rappresentate nel panorama musicale fino ad allora.

I temi delle sue canzoni ruotano attorno all’amore, spesso non corrisposto, alla vulnerabilità e alla perdita.

La canzone di cui oggi vi vogliamo parlare ne è chiaro specchio. Stiamo parlando di I’m not the only one.

Pubblicata nel 2014 all’interno del suo album di esordio “In the Lonely Hour” che ha vinto il primo Grammy. Narra in prima persona del tradimento e della infedeltà di cui il cantante sospetta del suo compagno. Con una melodia malinconica e struggente, Sam Smith pone al centro le sue qualità canore.  

L’apice nel ritornello quando l’artista dichiara: “dico che sono pazzo perché non credi che io sappia cosa hai fatto, ma quando mi chiami baby so di non essere l’unica” (“You say I’m crazy Cos you don’t think I know what you’ve done, But when you call me baby I know I’m not the only one”) esprime il tormento interiore della persona tradita, che è consapevole della situazione nonostante i tentativi di nasconderla.

Testo di I’m Not The Only One

You and me we made a vow
For better or for worse
I can’t believe you let me down
But the proof is in the way it hurts

For months on end I’ve had my doubts
Denying every tear
I wish this would be over now
But I know that I still need you here

You say I’m crazy
Cause you don’t think I know what you’ve done
But when you call me baby
I know I’m not the only one

You’ve been so unavailable
Now sadly I know why
Your heart is unobtainable
Even though Lord knows you kept mine

You say I’m crazy
Cause you don’t think I know what you’ve done
But when you call me baby
I know I’m not the only one

I have loved you for many years
Maybe I am just not enough
You’ve made me realise my deepest fear
By lying and tearing us up

You say I’m crazy
Cause you don’t think I know what you’ve done
But when you call me baby
I know I’m not the only one

You say I’m crazy
Cause you don’t think I know what you’ve done
But when you call me baby
I know I’m not the only one
I know I’m not the only one
I know I’m not the only one
And I know.And I know.And I know.And I know.And I know…
I know I’m not the only one

Questa e’ un nuovo capitolo di STORIA DI UNA CANZONE, la nostra rubrica che parla di musica e che presto diventerà un concept book acquistabile sui nostri canali insieme al poster e alla t-shirt. Stay tuned.

la pursue respighi orchestra ha interpretato il brano nel suo concerto dell’ ottobre 2024 che potete ascoltare qui.

[Filippo Novelli -sezione musica – articolo del 16 aprile 2024]

OPEN la PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA in concerto – Roma 8 ottobre 2023

Cari amici di DETTI E FUMETTI siamo lieti di annunciarvi il nuovo concerto gratuito della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA : OPEN

che si terrà l’8 ottobre a ROMA presso il TEATRO DELLA DODICESIMA in via Carlo Avolio 60 alle ore 19 e sarà di apertura al grande concerto dei MARDI GRAS delle 21 che durante l’evento presenteranno il loro nuovo libro ROAD BOOK dei loro quasi venti anni di carriera.

per info e prenotazioni potete contattare il numero sovraimpresso

Da oggi trovi le T-SHIRT della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA e dei MARDI GRAS-ROAD BOOK in esclusiva sullo shop

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione Musica – articolo del 4 ottobre 2023]

PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA – IL RACCONTO DEL PRIMO TUTOR FABRIZIO FONTANELLI per IL TALENTO DI ROMA

Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi per parlare della PURSUE, di cui siamo l’ufficio stampa, lasciamo la parola a Fabrizio, primo tutor, nonche’ scrittore per IL TALENTO DI ROMA, che, come nei migliori fumetti, ci narra delle ORIGINI della PURSUE.

Grazie al TALENTO e a Fabrizio per la bella intervista che trovate QUI

( Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – SEZIONE MUSICA – ARTICOLO DEL 31 AGOSTO 2023)

Storia di una canzone – Hey Jude

Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi vi raccontiamo la storia e la struttura dei una delle canzoni piu’ famose dei Beatles: Hey Jude.

“Hey Jude” , originariamente “”Hey Jules”, è una canzone scritta da Paul McCartney e pubblicata dai Beatles nel 1968. È una canzone di incoraggiamento e speranza, scritta per consolare il figlio di John Lennon, Julian ( Jules), dopo il divorzio dei suoi genitori. La canzone è stata un successo immediato, raggiungendo la prima posizione nelle classifiche di tutto il mondo. È stata votata come la canzone più popolare di tutti i tempi da Rolling Stone e BBC Radio 2.

La canzone inizia con McCartney che si rivolge a ( Jules poi cambiato in Jude perche’ suonava meglio) e gli chiede di “non essere triste”. Poi prosegue dicendogli che “i migliori anni sono davanti a te” e che “non deve mai arrendersi ai suoi sogni”. La canzone è un inno alla speranza e alla resilienza, ed è stata di conforto per milioni di persone in tutto il mondo.

John dichiaro’ che Paul, seppur inconsciamemte, scrisse alcuni passaggi per lui, come quello che recita: “esci e prendila” nel senso prendi la tua strada, vai.

Dal punto di vista della struttura la canzone e’ in Fa maggiore con un tempo di 4/4. E’ composta da quattro strofe, un ponte e un ritornello. La melodia della canzone è semplice e orecchiabile, e queste caratteristiche vincenti sono state la chiave per il suo successo. Il segreto sta nel fatto che il riff di pianoforte di “Hey Jude” è stato ispirato da una canzone di Bach. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

“Storia di una canzone”, il progetto scritto a piu’ mani da un gruppo di amici musocosto, presto diventera’ un concept book fatto dalla raccolta di questi capitoli, da un fumetto e dai migliori arrangiamenti delle canzoni per orchestra. Finanziera’ il progetto della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA, la young orchestra di Roma.

Da oggi  trovi la t-shirt  nello shop facendo click QUI

( Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI sezione Musica – articolo del 16 agosto 2023)

Storia di una canzone – knockin’ on Heaven’s Door

Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi vi raccontiamo la storia di knockn’ on heaven door.

La canzone “Knockin’ on Heaven’s Door” è stata scritta da Bob Dylan nel 1973 per il film western “Pat Garrett e Billy the Kid”. Il regista del film, Sam Peckinpah, aveva chiesto a Dylan di scrivere una canzone per la scena in cui si affrontano  lo sceriffo Pat Garrett e Billy the Kid. Viene ucciso Billy ma nello scontro muore anche lo sceriffo Baker. Il brano è  dedicato a lui.

Dylan ha scritto la canzone in una sola notte, e le sue parole sono state ispirate dalla scena del film, ma anche dalla sua personale visione della morte e dell’aldilà. La canzone è una preghiera per la redenzione, una richiesta di perdono e una speranza di pace.

Il testo della canzone è molto semplice, ma è anche molto potente. Le immagini poetiche di Dylan evocano un senso di angoscia e di speranza, e il suo canto è commovente e sincero.

“Knockin’ on Heaven’s Door” è stata pubblicata come singolo nel 1973, e ha rapidamente raggiunto il successo internazionale. La canzone è stata reinterpretata da molti artisti, tra cui Guns N’ Roses, Eric Clapton e Johnny Cash. È diventata un classico della musica rock, e continua ad essere cantata e ascoltata da milioni di persone in tutto il mondo.

Cosa scrive Dylan:


Mamma, toglimi di dosso questo distintivo,
non posso più usarlo.
Si sta facendo buio, troppo buio per vedere.
È come se stessi bussando alla porta del paradiso.
Bussando alle porte del paradiso
(… si),
bussando alla porta del paradiso,
bussando alla porta del paradiso,
bussando alla porta del paradiso… si.
Mamma, metti le mie pistole per terra,
non posso più sparare.
Quella nuvola nera e fredda sta scendendo.
È come se stessi bussando alla porta del paradiso.
bussando alla porta del paradiso
(… si),
bussando alla porta del paradiso,
bussando alla porta del paradiso,
bussando alla porta del paradiso… si.


Scritta nel periodo della guerra del Vietnam, la canzone e’ una preghiera per la pace e per un mondo migliore.

Dylan non ha mai confermato né smentito che la canzone sia un’allusione alla guerra del Vietnam. Tuttavia, è evidente che la guerra era un tema molto importante per Dylan all’epoca in cui scrisse la canzone. Dylan era un forte oppositore della guerra e aveva già scritto diverse canzoni contro la guerra, come “Blowin’ in the Wind” e “The Times They Are a-Changin'”.

È quindi possibile che “Knockin’ on Heaven’s Door” sia stata scritta come un’altra canzone contro la guerra. La canzone è stata pubblicata nel 1973, quando la guerra del Vietnam stava per finire. È possibile che Dylan abbia voluto scrivere una canzone che ricordasse le vittime della guerra e che invitasse le persone a cercare la pace.

La canzone strutturalmente parlando è in tempo di 6/8 e ha una struttura semplice. La melodia è composta da pochi accordi di base (Sol, Re, La minore e Do) e il testo è composto da versi e ritornello.

Il brano inizia con un intro di chitarra acustica, a cui si uniscono poi la voce di Dylan e la batteria. La canzone procede con un ritmo lento e costante, mentre Dylan canta il testo della canzone.

Il ritornello della canzone è molto potente e coinvolgente. La canzone si conclude con un finale di chitarra acustica.

“Storia di una canzone”, il progetto scritto a piu’ mani da un gruppo di amici musocosto, presto diventera’ un concept book fatto dalla raccolta di questi capitoli, da un fumetto e dai migliori arrangiamenti delle canzoni per orchestra. Finanziera’ il progetto della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA, la young orchestra di Roma.

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(Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI sezione Musica articolo del 16 agosto 2023)

Storia di una canzone – Billie Jean

Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi vi parleremo di BILLIE JEAN di cui ricorre il quarantennale.

“Billie Jean” è una canzone del cantante americano Michael Jackson, pubblicata come singolo il 2 gennaio 1983 come secondo estratto dall’album Thriller. La canzone è stata scritta e composta da Jackson e prodotta da Jackson e Quincy Jones. “Billie Jean” è una canzone pop con elementi di funk e disco. La canzone è stata un successo immediato, raggiungendo la prima posizione nelle classifiche di tutto il mondo. Ha vinto otto Grammy Awards, tra cui Record of the Year, Song of the Year e Best Male Pop Vocal Performance.

Il testo della canzone racconta la storia di un uomo che viene accusato di essere il padre del figlio di una ragazza di nome Billie Jean. L’uomo nega le accuse, ma la ragazza è convinta che lui sia il padre. La canzone è stata interpretata in vari modi, ma è generalmente vista come una canzone sulla paternità e sulla responsabilità.

“Billie Jean” è una delle canzoni più famose di Michael Jackson e di tutti i tempi. È stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1995 ed è stata nominata la canzone numero uno di tutti i tempi da Rolling Stone nel 2004. “Billie Jean” è una canzone iconica che ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo.

“Billie Jean” di Michael Jackson è una canzone pop con elementi di funk e disco. La canzone è in chiave di F# maggiore e ha un tempo di 120 BPM. La struttura della canzone è semplice, con un verso, un ritornello e un bridge.

Quello che ha reso famosa la canzone e’ il particolare uso del basso elettrico.

La canzone “Billie Jean” di Michael Jackson è famosa infatti per il suo basso funky e ipnotico. Il basso è suonato da Louis Johnson, un bassista leggendario che ha lavorato con artisti come Quincy Jones, Herbie Hancock e George Benson. Il basso di Johnson in “Billie Jean” è una delle sue migliori performance e ha contribuito a rendere la canzone un classico.

Il basso in “Billie Jean” è suonato in un stile funky. La linea di basso è semplice ma efficace, ed è ripetuta per tutta la canzone. Il basso crea un groove solido che supporta la voce di Jackson e gli altri strumenti.

Il basso in “Billie Jean” è anche importante dal punto di vista melodico. La linea di basso non è solo un accompagnamento, ma ha una sua melodia distintiva. Questa melodia aiuta a creare l’atmosfera della canzone e a rendere la canzone più memorabile. È una performance tecnicamente brillante e creativa, ed è parte integrante della canzone.

La canzone ha avuto alcuni problemi durante la sua pubblicazione. Il primo problema è stato che il testo della canzone è stato considerato offensivo da alcune persone prima tra tutti

Billie Jean King, la leggendaria tennista, che ebbe alcuni problemi con la canzone di Michael Jackson. King ricevette molte lettere da fan che pensavano che la canzone fosse su di lei. King dovette dichiarare che non era lei la Billie Jean della canzone e che non ebbe mai una relazione con Michael Jackson.

Nel 1984, esasperata intento’ una causa contro Jackson per violazione del marchio. La causa fu risolta fuori dal tribunale quando Jackson accetto’ di pagare a King un risarcimento di 250.000 dollari.

Ma i problemi non finirono li: la canzone fu accusata di plagio. Un cantante di nome Walter Murphy infatti accuso’ Jackson di aver plagiato la sua canzone “A Fifth of Beethoven”. Jackson nego’ le accuse ma anche in questo caso, per mettere tutto a tacere, fu costretto a risolvere il caso fuori dal tribunale.

Nonostante tutti questi esborsi, fortunatamente Billie Jean

ha venduto oltre 100 milioni di copie in tutto il mondo, diventando così una delle canzoni più vendute di tutti i tempi.

“Storia di una canzone”, il progetto scritto a piu’ mani da un gruppo di amici musicisti, presto diventera’ un concept book fatto dalla raccolta di questi capitoli, da un fumetto e dai migliori arrangiamenti delle canzoni per orchestra. Finanziera’ il progetto della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA, la young orchestra di Roma.

(Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI sezione Musica – Articolo del 16 agosto 2023)

Storia di una canzone – Stand By Me

Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi parleremo di B.B.King e della sua STAND BY ME.

B.B. King era un bluesman americano nato il 16 settembre 1925 a Itta Bena, Mississippi. È considerato uno dei più grandi chitarristi blues di tutti i tempi, ed è stato soprannominato “The King of the Blues”. King ha iniziato la sua carriera musicale negli anni ’40, e ha pubblicato oltre 50 album durante la sua carriera. Alcuni dei suoi brani più famosi includono “The Thrill Is Gone”, “Sweet Little Angel”, e “Stand By Me”. King ha vinto 15 Grammy Awards, ed è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1986. È morto il 14 maggio 2015 all’età di 89

La canzone “Stand By Me” è stata scritta nel 1961 da Ben E. King, Jerry Leiber, e Mike Stoller. È stata pubblicata come singolo nel 1961, e ha raggiunto la prima posizione nella classifica Billboard Hot 100. La canzone è stata utilizzata in numerosi film e programmi televisivi, tra cui “Stand By Me” (1986), “The Shawshank Redemption” (1994), e “The Simpsons” (1995).


“Stand By Me” di B.B. King è una canzone blues con un tempo di 12 battute. La canzone è in chiave di A minore, e il tempo è di 120 battiti al minuto. La struttura della canzone è semplice, con un ritornello che si ripete due volte dopo ogni strofa. Il testo della canzone parla dell’importanza dell’amicizia e del sostegno reciproco.

La chitarra di B.B. King è la parte più importante della canzone. King suona un riff blues semplice ma efficace, che è la base della canzone.

“Stand By Me” è una canzone classica che è stata reinterpretata da molti artisti diversi. La versione di B.B. King è una delle più apprezzate, e rimane ancora oggi una delle canzoni blues più famose di tutti i tempi.

“Stand By Me” parla dell’importanza dell’amicizia e del sostegno reciproco. Il cantante chiede a un amico di restare al suo fianco, anche nei momenti difficili. La canzone è un inno alla speranza e all’ottimismo, e trasmette il messaggio che non siamo mai soli, se abbiamo qualcuno che ci ama e ci sostiene.

“Storia di una canzone”, il progetto scritto a piu’ mani da un gruppo di amici musocosto, presto diventera’ un concept book fatto dalla raccolta di questi capitoli, da un fumetto e dai migliori arrangiamenti delle canzoni per orchestra. Finanziera’ il progetto della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA, la young orchestra di Roma.

(Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -SEZIONE MUSICA – ARTICOLO DEL 16 8 23)

I MARDI GRAS e l’uscita del loro primo libro ROAD BOOK in occasione del SUMMER FESTIVAL AL KILL JOY di ROMA del 18 luglio 2023

Da oggi i MARDI GRAS segnano la loro storia con un fantastico libro fotografico MADRI GRAS – ROAD BOOK che raccoglie i migliori scatti di alcuni tra le piu’ affermate/i fotografe/i del panorama italiano: Mario Belfiore, Daniele Bellucci, Giovanni Canitano, Roberta D’Orsi, Walter De Moja, Roberta Gioberti, Domenico Maddaloni, Alberico Mattei, Andrea Mercanti, Albena Nikolova. Ernesto Notarantonio, Paola Schiavoni, Roberto Scorta, Valeria Scorza, Sara Terreni. Il progetto grafico e la copertina sono stati realizzati da Filippo Novelli del Graphic Studios EFFENNE.

Un libro che traccia il percorso della loro storia, sempre in crescendo, facendoci entrare nelle stanze del phatos e della energia sfavilante della band.

Road book è disponibile fin da subito su Amazon in un click QUI,

E’ uscito in occasione del loro fantastico concerto al SUMMER FESTIVAL di ROMA che si tiene ogni anno al KILL JOY, locale storico di Roma, dove hanno suonato le migliori band del panorama italiano e non solo.

QUI TROVATE UN BREVE ESTRATTO DEL CONCERTO

“I Mardi Gras gruppo romano che prendono il nome dall’ultimo album in studio dei Creedence Clearwater Revival, nome del Carnevale di New Orleans, i Mardi gras strizzano l’occhio alla tradizione dei song writers americani ed irlandesi

Influssi dell’irish rock, del country riecheggiano nei loro pezzi piu’ noti

Politicamente impegnati sono noti per le due canzoni di protesta dei “The wait” (contro la pena di morte) e “Scarecrow in the snow” (sulla paura del diverso indotta dai politici per scopi elettorali) ambedue le canzoni sono incluse nel Songs of the times di Neil Young, una raccolta di “peace and protest songs”


Li ha portati alla ribalta anche il brano “Kiss the night” sulla violenza sulle donne. Tuttavia a temi seriosi i Mardi GRas alternano anche altri piu’ leggeri in chiave ballad e pop -rock rimanendo sulla cresta dell’onda da svariati lustri. Rimanete in contatto per conoscere il calendario dei loro prossimi concerti e non fateci sfuggire il loro ultimo libro ROAD BOOK.

Stay tuned popolo del rock!

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione MUSICA – articolo del 19 luglio 2023]

Le swingeresse in concert – ROMA 6 LUGLIO 23

Le swingeresse sono un fantastico quintetto swing anni 50’ tutto al femminile con un repertorio che spazia dagli anni 30 ai giorni nostri.
La loro particolarita’ e’ quella di riarrangiare i brani (soprattutto quelli moderni) in chiave swing, talvolta con un pizzico di ironia, coinvolgendo il pubblico.

La Formazione

Francesca Bartoli, pianoforte e voce
Daniela Origlia, batteria
Daniela Belleudi, voce
Rossana Canta, voce
Cinzia Zanellato, voce


Bio:
Daniela B, Rossana  e Cinzia si conoscono in un coro gospel accompagnato da Francesca. Nel ’18 al ritorno da un matrimonio decidono di fondare un gruppo swing. A completare l’anno dopo il quintetto si e’ aggiunta Daniela che ha saputo dare quel tocco di unicita’ di cui solo le grandi batteriste sono capaci.
5 anni di successi in giro per l’Italia ne fanno uno dei migliori gruppi di swing rivisitato in chiave moderna che abbia mai ascoltato.
Girl power!
Viva le S W I N G E R E S S E

( FILIPPO NOVELLI PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE MUSICA – ARTICOLO DEL 6 LUGLIO 23)

PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA IN CONCERTO. NOTTE BIANCA – SCUOLE APERTE. 7 GIUGNO 2023

Amici di DETTI E FUMETTI, la nostra grande Young Orchestra è stata selezionata per suonare alla Notte Bianca di Roma edizione Scuole Aperte il 7 giugno 2023 ore 20 e 15. Partecipate numerosi. Ingresso gratuito presso il teatro della scuola O. RESPIGHI DI Roma via R. GIGLIOZZI 35 00128 ROMA.

Bio

Progetto della PRO

La Pursue Respighi Orchestra, la PRO, è la Young Orchestra autogestita e fondata dagli ex alunni della scuola media della sezione musicale Respighi di Roma.

Nasce dalla volontà delle ragazze e dei ragazzi di mantenere in vita la loro Orchestra (da cui la parola nel nome Pursue=Proseguire), oltre la sua naturale scadenza, ossia il  ciclo del triennio delle scuole medie. L’obiettivo fondante è quello di non disperdere quel senso di appartenenza, di amicizia e quel legame che solo la passione per la Musica riesce a creare. La PRO è un esperimento di aggregazione socio-culturale di quartiere che vede  mettere in atto una proficua sinergia con le scuole di musica e le associazioni culturali di zona

LA PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA in CONCERTO

La Pursue Respighi Orchestra, la Young Orchestra degli ex alunni della scuola musicale Respighi del Municipio IX del Comune di Roma sarà ospite al concerto della scuola ARTI E SUONI.

La Pursue Respighi Orchestra PRO, nasce dalla volontà delle ragazze e dei ragazzi di mantenere in vita la loro Orchestra (da cui la parola nel nome Pursue=Proseguire), oltre la sua naturale scadenza, ossia il  ciclo del triennio delle scuole medie. L’obiettivo fondante è quello di non disperdere quel senso di appartenenza, di amicizia e quel legame che solo la passione per la Musica riesce a creare. La PRO è un esperimento di aggregazione socio-culturale di quartiere che vede  mettere in atto una proficua sinergia con le scuole di musica e le associazioni culturali di zona, le cosiddette Respighi-off.

Diamo le indicazioni per assistere al concerto gratuito

QUANDO: 22 gennaio 2023- Viale degli Eroi di Cefalonia – 00128 ROMA – ORE 15:00

DOVE: presso la SALA CONCERTI del PARCO degli Eroi di Cefalonia

INGRESSO GRATUITO

poster a cura di Anna Novelli

(FILIPPO NOVELLI PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE MUSICA – articolo del 21 gennaio 2023)

MAAM -INDIPENDENT NIGHT-resoconto del primo concerto della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA

A pochi giorni dal nostro primo Concerto tiriamo le somme di quello che è accaduto il primo ottobre.

Un gruppo di quattordicienni ha esordito sul palcoscenico dell’Indipendent Night al MAAM di ROMA per aprire un fantastico Festival organizzato Da Fabrizio Fontanelli ( Mardi Gras) in collaboraizone con il MEI.

Il progetto della Pursue Respighi Orchestra (che trovi QUI) da oggi è una realtà ed il riscontro di pubblico e della la stampa di settore è stato ottimo (vedi rassegna stampa sotto).

Conserviamo gelosamente le belle parole che l’organizzatore (nonche’ nostro primo tutor) Fabrizio Fontanelli ha speso per noi.

” stata una giornata veramente emozionante e densa quella che abbiamo trascorso al Museo! Non ho abbastanza parole per ringraziare tutti coloro che hanno lavorato duro sin dalle prime ora della mattina per mettere su una esperienza che ci porteremo a lungo dentro di noi;

[…] La Pursue Respighi Orchestra coordinata da Filippo Novelli è stata veramente l’inizio perfetto. Vedere questi giovanissimi alle prese con i loro strumenti, spartiti, vederli cosi educati, rispettosi, curiosi e assolutamente dediti alla musica è stato rigenerante. E il loro primo concerto è stato accolto con gioia in una sala già piena dal primo pomeriggio. E siete stati in centinaia di persone ad accogliere la musica indipendente”.

Roberta Gioberti e Giorgio Sacher hanno immortalato alcuni momenti della nostra performance insieme a FEST, il gruppo di amici fotografi che curano la nostra immagine e le foto. riportiamo i loro scatti.

Preso questo buster da questo bellissimo Concerto, da oggi ci dedicheremo al nuovo repertorio che costituirà il filo rosso del libro STORIA DI UNA CANZONE che porteremo al concerto di Maggio 23. Il progetto del libro lo trovate QUI.

Le foto di Giorgio Sacher

Le foto di Roberta Gioberti

Le foto di FEST

La rassegna stampa

BIO PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA

La Pursue Respighi Orchestra, la PRO, è la Young Orchestra autogestita e fondata dagli ex alunni della scuola media della sezione musicale Respighi di Roma.

Nasce dalla volontà delle ragazze e dei ragazzi di mantenere in vita la loro Orchestra (da cui la parola nel nome Pursue=Proseguire), oltre la sua naturale scadenza, ossia il ciclo del triennio delle scuole medie. L’obiettivo fondante è quello di non disperdere quel senso di appartenenza, di amicizia e quel legame che solo la passione per la Musica riesce a creare. La PRO è un esperimento di aggregazione socio-culturale di quartiere che vede mettere in atto una proficua sinergia con le scuole di musica e le associazioni culturali di zona, le cosiddette Respighi-off.

Nel logo la sua Vision; il richiamo al cerchio calligrafico del maestro Nagayama, simbolo di Unità, viene ripreso dalla PRO; e così la Musica dei loro strumenti, le cui scie ne scrivono il nome, diviene simbolo di Unione, perché uniti si arriva lontano e si raggiungono i piu’ grandi obiettivi.

La PRO è autogestita e, in quanto tale, per finanziarsi, ha scelto il metodo del Crowdfunding: Il costo delle sale prove e l’acquisto di strumenti verranno coperti dalla vendita dei biglietti del Concerto, di un disco e di un fumetto scritto da un gruppo di musicisti che fanno da tutor della PRO.

Se lavori nel mondo della Cultura e/o credi in questo progetto, puoi diventare sponsor ufficiale della PRO e contribuire anche tu

Qui le indicazioni per partecipare all’iniziativa.

Scrivere a filipponovelli.911i@gmail.com per ricevere uno dei COUPON e chiedere a scelta:

-COUPON 1-SIMPLE: BIBLIETTO CONCERTO

-COUPON 2-FOLLOWER: BIGLIETTO CONCERTO + UNA T SHIRT (una a scelta tra le 12 prodotte).

-COUPON 3 -KEN ON : BIGLIETTO CONCERTO+ UNA T -SHIRT ( una a scelta tra le 12 prodotte) + FUMETTO

-COUPON 4: ADDICTED: BIGLIETTO CONCERTO + TUTTE LE T-SHIRT + FUMETTO

COUPON 5: SPONSOR BASE: 5 BIGLIETTI CONCERTO + SPONSORIZZAZIONE DIVISA DELLA PRO

COUPON 6: SPONSOR PLUS: 5 BIGLIETTI CONCERTO + SPONSORIZZAZIONE DIVISA DELLA PRO + STRISCIONE PUBBLICITARIO PALCO

MAAM INDIPENDENT NIGHT – ROMA – 1 ottobre 2022- LA PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA APRE IL CONCERTO

Abbiamo aspettato fino all’ultimo per annunciarvi qualcosa che ha dell’incredibile. A poche settimane dalla loro fondazione un gancio dal cielo ( cit.) è sceso sulla Young Orchestra di cui stiamo seguendo le gesta.

Le ragazze ed i ragazzi sono stati chiamati a partecipare al grandissimo evento di Roma: l’indipendent night al MAAM – il terzo polo museale di Roma -in via prenestina 913 – che si terrà il 1 ottobre 2022 dalle ore 17 alle ore 24.

Una occasione irripetibile, che magari poteva ricapitare tra anni, a cui non potevano rinunciare. Buttando il cuore oltre l’ostacolo hanno accettato di calcare per la prima volta nella loro vita un palco per suonare ad un festival. Incredibile ma vero.

All’età di quattordici anni è un traguardo bellissimo, incredibile quanto inaspettato. Per di piu’ apriranno loro il festival. Quindi non mancate per incoraggiarli, Saranno le mascotte di un FESTIVAL FANTASTICO in collaborazione con il MEI (Meeting degli indipendenti) che rimarrà senz’altro nella storia della PURSUE RESPIGHI RESPIGHI e anche in quella di tutti coloro che tifano per loro…. e siete già in tanti.

FORZA RAGAZZE/I …che la musica abbia inizio!

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione MUSICA – articolo del 28 settembre 2022]

STORIA DI UNA CANZONE -SESTA PUNTATA -STAR TREK DI RENATO NORCI

Qualche puntino bianco sullo schermo, uno squillo di flicorni e un astronave che sfreccia. Poi la voce narrante di william shatner che recita: “Space: the final frontier.”

Era il 1966 quando per la prima volta andò in onda la serie StarTrek con la mitica sigla realizzata da Alexander Courage nota come la fanfara di apertura. La fanfara di Alexander Courage è trionfante, immediatamente riconoscibile, ed emozionante. Il tema della Serie Originale ha stabilito lo standard che tutte le serie di Star Trek dovevano soddisfare. È un tema meraviglioso e talmente originale che il fruscio dell’astronave Enterprise che sfreccia nello spazio fu realizzato a voce dallo stesso Alexander Courage. 

Dalla prima serie di Star Trek ad oggi, quando ascoltiamo la fanfara di Courage, non possiamo fare a meno di volare con la fantasia lì “…dove nessun uomo è mai giunto prima”.

Tutti ricordiamo con affetto il tenente Nyota Uhura interpretata dalla bellissima Nichelle Nichols scomparsa lo scorso 30 luglio. La Nichols è stata la prima attrice di colore ad andare nello spazio come ufficiale delle comunicazioni ed occupare un posto nella plancia accanto al comandante Kirk.

Il Tenente Uhura fu protagonista di quello che è comunemente considerato uno dei primi baci interrazziali della storia della televisione americana e censurato in alcuni nazioni.  L’attrice ottenne anche il plauso personale da parte di Martin Luther King, il quale si dichiarò suo fan e la convinse a non abbandonare la serie dopo la prima stagione.

Questa è una nuova puntata di STORIA DI UNA CANZONE il libro scritto a piu’ mani da un gruppo di amici musicisti per sostenere la Young Orchestra PRO PRURSUE RESPIGHI ORCHESTRA nata dalla volontà di un gruppo di ragazze e ragazzi di autogestirsi e suonare musica. STORIA DI UNA CANZONE parlerà dei brani del loro nuovo repertorio e sarà arricchita da multi partiture per orchestra e da un fumetto che ne narrerà le gesta

Se volete partecipare alla campagna di crowdfunding e aiutare l’orchestra a crescere e autofinanziarsi potete leggere come fare QUI

Lunga vita e prosperità alla PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA

[RENATO NORCI per DETTI E FUMETTI – sezione musica – articolo del 20 settembre 2022]

PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA – SI PARTE! – AL VIA LA CAMPAGNA DI Crowdfunding per il nostro sostegno.

La Pursue Respighi Orchestra, la PRO, è la Young Orchestra autogestita e fondata dagli ex alunni della scuola media della sezione musicale Respighi di Roma.

Nasce dalla volontà delle ragazze e dei ragazzi di mantenere in vita la loro Orchestra (da cui la parola nel nome Pursue=Proseguire), oltre la sua naturale scadenza, ossia il  ciclo del triennio delle scuole medie. L’obiettivo fondante è quello di non disperdere quel senso di appartenenza, di amicizia e quel legame che solo la passione per la Musica riesce a creare. La PRO è un esperimento di aggregazione socio-culturale di quartiere che vede  mettere in atto una proficua sinergia con le scuole di musica e le associazioni culturali di zona, le cosiddette Respighi-off.

Nel logo la sua Vision; il richiamo al cerchio calligrafico del maestro Nagayama, simbolo di Unità, viene ripreso dalla PRO; e così la Musica dei loro strumenti, le cui scie ne scrivono il nome, diviene simbolo di Unione, perché uniti si arriva lontano e si raggiungono i piu’ grandi obiettivi.

La PRO è autogestita e, in quanto tale, per finanziarsi, ha scelto il metodo del Crowdfunding: Il costo delle sale prove e l’acquisto di  strumenti verranno coperti dalla vendita dei biglietti del Concerto, di un disco e di un fumetto scritto da un gruppo di musicisti che fanno da tutor della PRO.

Se lavori nel mondo della Cultura e/o credi in questo progetto, puoi diventare sponsor ufficiale della PRO e contribuire anche tu

QUI le indicazioni per partecipare all’iniziativa.

Scrivere a filipponovelli.911i@gmail.com per ricevere uno dei COUPON e chiedere a scelta:

-COUPON 1-SIMPLE: BIBLIETTO CONCERTO

-COUPON 2-FOLLOWER: BIGLIETTO CONCERTO + UNA T SHIRT (una a scelta tra le 12 prodotte).

-COUPON 3 -KEN ON : BIGLIETTO CONCERTO+ UNA T -SHIRT ( una a scelta tra le 12 prodotte) + FUMETTO

-COUPON 4: ADDICTED: BIGLIETTO CONCERTO + TUTTE LE T-SHIRT + FUMETTO

COUPON 5: SPONSOR BASE: 5 BIGLIETTI CONCERTO + SPONSORIZZAZIONE DIVISA DELLA PRO

COUPON 6: SPONSOR PLUS: 5 BIGLIETTI CONCERTO + SPONSORIZZAZIONE DIVISA DELLA PRO + STRISCIONE PUBBLICITARIO PALCO

Rimanete connessi per tutte le novità sulla campagna e sulle sue modalità di comunicazione

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione Musica – Articolo del 4 settembre 2022]

STORIA DI UNA CANZONE – THE BEATLES – ELEANOR RIGBY – a cura di Carlo Di Tore Tosti per DETTI E FUMETTI

Cari lettori di DETTI E FUMETTI, non potevamo cavarcela così con i Beatles e dedicargli solo un capitolo (MY GUITAR GENTLY SWEEP). La loro grandezza meritava un BIS come nei migliori concerti.

Abbiamo chiesto al nostro amico Carlo Di Tore Tosti, bravissimo bassista dei Mardi Gras, nonchè beatlessiano della prima ora, di raccontarci la storia di una altra loro HIT, entrata con merito nell’olimpo delle canzoni piu’ ascoltate di sempre: Eleanor Rigby.

Quando i Beatles iniziano a suonare nel 1962 non c’è nessuno come loro. Provarono ad imitare il rock di Elvis ma gli venne talmente male che dovettero creare qualcosa di nuovo: aprire nuove porte a quel fenomeno noto come BEAT.

Creatori di arrangiamenti e melodie (specie dopo l’incontro del 64 con Dylan) vennero da tutti ,  Rolling Stones compresi, come i veri creatori del BEAT. In realtà è grazie al cortocircuito con Dylan che i Beatles introducono testi piu’ densi e pregnanti, iniziano ad usare l’ elettronica e a mixare vari generi tra cui il rock, il folk e il blues. .

ELEONOR RIGBY, appartenente all’album Revolver (nel 45 giri con Yellow Submarine -1966), è stata scritta nel ’65 da Paul Mccartney (infatuato da Vivaldi) in occasione crediamo di un refuso mentale.

Paul stava andando a Bristol e lungo la strada trovò un negozio dal nome RIGBY che gli rimase impresso nella mente. Aveva appena terminato il film HELP dove recitava la bellissima attrice Eleanor Bron. Paul uni’ i due nomi Rigby con Eleonor e ne fece il titolo della canzone. Ma c’è di piu’, Paul scrive questa canzone incentrata sul tema della povertà, sulla solitudine senza redenzione, ambientata nella Inghilterra post bellica degli anni 40-50, che furono gli anni della sua gioventù  trascorsa a Liverpool.

 In quegli anni lungo la strada per andare a casa il piccolo Paul passava in un cimitero (che come sappiamo in Inghilterra spuntano tra le case e dove gli inglesi sono soliti passeggiare, sostare a prendere il sole senza farsi troppi problemi).

Ebbene in quel cimitero, Paul tornò a passeggiare dopo qualche tempo quando la sua E. R. era divenuta una canzone da hit parade e vi trovò la tomba di una certa Eleonor Rigby. Eleonor era sempre stata li e il giovane Paul aveva letto mille volte il suo nome sulla lapide ma lo aveva rimosso. Immaginate che strana causalità.

George Martin, il produttore dei Beatles, definito da molti il quinto Beatles, chiese a Paul di arrangiare Eleanor Rigby alla stregua di Yesterday ( 1965- sempre di Paul – prima canzone arrangiata con un quartetto di archi-cosa rivoluzionaria per l’epoca)  mediante un doppio quartetto di archi… e quella fu la fortuna della canzone che la rese immortale. Fu la prima canzone che Paul compose e arrangiò tutto da solo scrivendo e cantando la parte delle voci tanto che George nel 1966, anno del loro ultimo concerto, intervistato dai media rivelò questo segreto alla domanda se i Beatles avessero o meno dei progetti da solisti. La dichiarazione fu: si Paul sicuramente, se pensate che  mentre componeva Eleanor gli altri Beatles non c’erano e si erano andati a prendere un the.

il CONCEPT BOOK -mix di fumetto, partiture musicali per orchestra e narrazione dei brani del repertorio del concerto, STORIA DI UNA CANZONE conterrà questo brano di cui vogliamo anticiparvi alcuni passi.

Al prossimo concerto sarà disponibile insieme alla T-shirt realizzata da Filippo Novelli. Per gli appassionati e per chi volesse averli per primo, si puo’ fare il preorder scrivendo a filipponovelli.911i@gmail.com .

Alle prossima puntata! Rimanete connessi.

MARDI GRAS & Carlo Tore Tosti BIO

Carlo di Tore Tosti – bassista dei MARDI GRAS è già stato nostro ospite quando ci ha raccontato come un suono puo’ trasformarsi in disegno. Se volete approfondire potete andare (QUI)

Liina Rätsep MARDI GRAS . foto di Roberta Gioberti
— presso Kill Joy. Tutti i diritti sono riservati

[Carlo Di Tore Tosti per DETTI E FUMETTI -sezione MUSICA – articolo del 2 agosto 2022]

[

STORIA DI UNA CANZONE -Quarta puntata -While My Guitar Gently Weeps – THE BEATLES – a cura di Alessandro Ciocca per DETTI E FUMETTI

Amici di DETTI E FUMETTI oggi parliamo di un gruppo mitico, i BEATLES sui quali torneremo in seguito.

Specificatamente di una delle loro canzoni piu’ belle a nostro parere: While My Guitar Gently Weeps

Illustrazione di Filippo Novelli -(ALL RIGHT RESERVED)

Canzone dei Beatles, composta da George Harrison e pubblicata nell’album “The Beatles” del 1968 (anche noto come “White Album”).

La fonte d’ispirazione del brano venne a Harrison dalla lettura dell’I Ching, il libro dei mutamenti cinese: “In Oriente ogni cosa è connessa con ogni altra cosa, mentre in Occidente è solo una coincidenza”. Con questa idea in testa Harrison cominciò a scrivere la canzone partendo dalle prime parole della pagina di un libro qualsiasi aperto a caso dove lesse: “Gently Weeps” (piange dolcemente).

La canzone While My Guitar Gently Weeps cambiò significativamente dai provini iniziali alla versione ufficiale pubblicata.

Nel brano i Beatles ospitarono contributi di musicisti famosi: la chitarra solista appartiene ad Eric Clapton, amico di Harrison e futuro marito della prima moglie di costui, Pattie Boyd.

PH da ULTIMATE CLASSICI ROCK

Eric Clapton, pur intimorito dall’idea di suonare con i Beatles (a nessun membro esterno alla band era mai stato concesso fino a quel momento questo privilegio), fornì una delle migliori prove in assoluto della sua carriera. Chiese tuttavia di non essere accreditato e di far alterare il suono della sua chitarra per renderlo “traballante” e conferire alla canzone proprio quell’effetto “piagnucolante” desiderato dal suo autore.

La presenza di Clapton nello studio contribuì inoltre a stemperare le ormai crescenti tensioni tra i quattro Beatles, stimolandoli ad impegnarsi ed esibirsi al meglio delle loro potenzialità (un esperimento che la band avrebbe replicato con successo sia con Brian Jones per la registrazione di “You know my name” sia con Billy Preston per le sessioni di “Let it be”).

Alla sua pubblicazione, While My Guitar Gently Weeps venne incensata dalla critica, e da allora è ritenuta uno dei migliori brani in assoluto di George Harrison, esempio riconosciuto della sua maturità come autore.

Il contributo chitarristico di Clapton al pezzo è stato definito “monumentale” dalla critica.

While My Guitar Gently Weeps fa parte del repertorio del prossimo concerto della young orchestra PRO oltre che ovviamente del concept book, mix di fumetto narrativa e partiture musicali per orchestra, STORIA  DI UNA CANZONE.

Vi diamo un assaggio dello spartito del brano che troverete nel libro.

Le T-shirt della canzone saranno disponibili ai concerti. Per promozioni/anticipazioni e pre order contattare l’organizzazione alla mail: filipponovelli.911i@gmail.com

BIO

Alessandro Ciocca, chitarrista e cantante, è attivo su piu’ fronti in ambito musicale e nel sociale per quel che riguarda la promozione e diffusione della cultura musicale; è presidente della associazione culturale NUOVE ARMONIE.

Fa parte infatti del gruppo i “I Briganti di Friolo  e del coro polifonico Ladislao in … canto diretto dal bravissimo soprano Yukiko Kondo Ciocca scrittrice tra l’altro del fumetto di DETTI E FUMETTI: Da Grande farò l’artista, disponibile al link QUI.

LADISLAO –IN CANTO

I BRIGANTI

I BRIGANTI DI FRIOLO,: sono un gruppo di musica popolare. Spazia nella vasta tradizione dei paesi del mediterraneo (dalla penisola alle grandi isole) oltre a proporre propri brani nel rispetto dei canoni linguistici e musicali originari. Un ritorno alle origini nel vortice dell’arte più semplice e genuina: le percussioni ed il tamburello, la chitarra ritmica, la fisarmonica ed altri strumenti “poveri”, i canti in dialetto a più voci e le travolgenti danze di pizziche e tarantelle.

[Alessandro Ciocca per DETTI E FUMETTI -sezione Musica -Articolo del 17 agosto 2022]

LUDOVICO EINAUDI – NUVOLE BIANCHE – Storia di una canzone- Terza puntata a cura di Cesare Secli’ per DETTI E FUMETTI

La storia di questa canzone inizia così:

“Lentu lassame ‘mpaccire
(vento lascia che io impazzisca)
Iddhra prima o poi a turnare
(lei prima o poi dovrà tornare)
Lassame suffrire sula
(lasciami soffrire sola)
Lassame cu scerru ‘mprima
(lascia che io dimentichi al più presto)
Sula sula aggiu restare
(sola sola devo restare)
Lassa cu ddenta nu sule
(lascia che esca il sole)
Iou allu scuru a’ rimanire
(io nell’oscurità devo restare)
‘Ola tie nu te fermare”.
(tu vola e non ti fermare)


L’amore come nuvole arriva con il vento, e con il vento se ne va.
Quel vento caldo che in Salento non manca mai, così come nuvole bianche che accarezzano il sole per donare un po’ di ombra e sollievo, così come quell’amore che fa “‘mpaccire” (impazzire).

Illustrazione di Filippo Novelli


“Nuvole bianche”, nella versione cantata da Alessia Tondo, ci mette a pieno confronto con la nostra anima, rendendoci più consapevoli della nostra pena non senza però quella speranza che, come nuvole al vento, passeggia tra i tasti bianchi e i tasti neri del pianoforte di Einaudi.

Alessia Tondo ritratto di Filippo Novelli


Maestro Concertatore del festival della “Notte della Taranta” di Melpignano, nel 2010 e 2011, Ludovico Einaudi si innamora della cultura salentina, ma soprattutto della sua violenta e dolce musica, incidendo l’album Taranta Project nel 2015. Un progetto che coinvolge vari artisti di origine diversa; quindi un progetto di unione e fratellanza, un progetto firmato Italia, Mali, Gambia, Gran Bretagna, Francia, Turchia e Salento.
Le origini, le culture sono diverse ma le passioni umane, il bisogno di liberare il proprio canto o il proprio urlo, perché morsi dalla taranta o imprigionati da una storia d’amore finita male, sono le stesse nuvole che il vento della musica sa portare via. 

Nuvole Bianche di Einaudi fa parte del nuovo concept book di DETTI E FUMETTI, un mix di storia delle canzoni, fumetto e partiture musicali per orchestra, la PRO, una YOUNG ORCHESTRA autogestita di Roma che il prossimo anno inserirà nel repertorio del suo primo concerto il brano di Einaudi.

Ecco una anticipazione di NUVOLE BIANCHE, il resto nel libro.

Restate connessi per scoprire gli altri brani.

Sono in pre ordine il libro STORIA DI UNA CANZONE e le t-shirt dei brani, scrivendo all’indirizzo e-mail: filipponovelli.911i@gmail.com.

[Cesare Secli’ per DETTI E FUMETTI – sezione MUSICA – Articolo del 11 agosto 2022

I LED ZEPPELIN – STAIRWAY TO HEAVEN – Storia di una canzone- Seconda puntata a cura di Fabrizio Fontanelli per DETTI E FUMETTI

Nei negozi di strumenti musicali vige una regola non scritta ovvero quella di non suonare “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin mentre si sceglie una chitarra da acquistare. Una etiquette forse necessaria vista l’enorme popolarità di questo brano con un suggestivo e immensamente popolare intro di chitarra atta a preservare la sanità mentale di chi lavora in questi negozi.

Illustrazione di FILIPPO NOVELLI -Tutti i diritti riservati

Stiamo parlando di uno dei brani più famosi della storia del rock contenuto nel quarto album della band inglese dei Led Zeppelin. E’ posizionata al numero 31 nella lista delle 500 migliori canzoni secondo la bibbia del rock Rolling Stone, ma classifiche a parte questo brano, che dura ben 8 minuti, fu costruita dal chitarrista della band Jimmy Page come un brano che doveva evolversi nella sua struttura per raggiungere un climax finale. Partendo appunto da un intro a tratti bucolico (fu composta in un’antica fattoria con pecore e animali selvatici) il brano inizia a raccontare di una signora che sa per certo che ogni cosa che luccica sia oro e compra poi una scalinata verso il Paradiso.

Cosa abbia ispirato il cantante della band Robert Plant è un mistero, il cantante iniziò a scrivere con in mente questa immagine. La band è famosa per le sue frequentazioni con il mondo esoterico, per le frequentazioni di Jimmy Page nel mondo dell’occulto. 

Non mancarono le affermazioni che “Stairway to Heaven” in realtà fosse un brano maledetto che, se ascoltato al contrario, contenesse un ode a Satana.

Una cosa sola è certa: questo brano è uno dei più affascinanti che dagli anni 70 giunge fino ai tempi nostri. La band è al suo apice, la parte finale della canzone, specialmente nella esecuzione live, è travolgente dopo un intro cosi sospeso e delicato. Un vero e proprio monumento e un grande classico che può servire ad alzare il velo sull’intera discografia dei Led Zeppelin alle prese con il loro Blues Rock a tratti Hard, con tocchi folk e acustici, e con tinte scure e affascinanti. Una delle band ancora più amate, iconiche, e una delle poche che alla scomparsa di uno dei suoi membri (Il batterista John Bonham) decise di sciogliersi tenendo poi fede a questa scelta, tranne per qualche sporadica reunion con il figlio di Bonham.

STAIRWAY TO HEAVEN entra a mani basse nella top ten dei brani che la PRO Pursue Respighi Orchestra ha scelto per il suo nuovo concerto 2023.

Una breve anticipazione della multi partitura qui di seguito. La partitura completa sarà nel CONCEPT FUMETTO+ SPARTITO + POSTER e T SHIRT che sarà presente in STORIA DI UNA CANZONE che a breve potrete preordinare qui e su AMAZON LIBRI.

E’ disponibile anche la T-SHIRT di STAIRWAY TO HEAVEN scrivendo direttamente a filipponovelli.911i@gmail.com.

STAY TUNED!

La Pursue Respighi Orchestra è una Young orchestra autogestita che per finanziarsi sta realizzando un concept book composto dalle partiture dei loro brani, da un fumetto e dalle storie delle canzoni del loro repertorio scritte da un team di tutor esperti di musica che stanno organizzando una serie di eventi promozionali per l’orchestra. FABRIZIO FONTANELLI

è uno di loro e ha invitato l’orchestra a partecipare al suo festival INDIPENDENT NIGHT al MAAM di ROMA il primo ottobre 22. Ecco alcune foto dell’evento.

BIO

Fabrizio Fontanelli -chitarra acustica dei MARDI GRAS è già stato nostro ospite quando ci ha raccontato come un suono puo’ trasformarsi in disegno. Se volete approfondire potete andare (QUI)

Liina Rätsep MARDI GRAS . foto di Roberta Gioberti
— presso Kill Joy. Tutti i diritti sono riservati

[Fabrizio Fontanelli per DETTI E FUMETTI -sezione MUSICA – articolo del 2 agosto 2022]

I QUEEN E DONT’ STOP ME NOW – Storia di una canzone- Prima puntata; a cura di  DETTI E FUMETTI

Freddie Mercury, voce e tastiere dei QUEEN, nel 1978 a Nizza presso gli studios SUPER BEAR registra DON’T STOP ME NOW includendola nell’album Jazz, e in breve tempo la canzone diventa una delle piu’ famose del mondo del rock.

Ma chi sono i QUEEN?

Per scoprirlo dobbiamo andare indietro nel tempo. Ad almeno 8 anni prima, anno in cui gli Smile cambiarono il loro nome in QUEEN grazie ad una felice intuizione di Mercury (alias Farrokh Bulsara).

Un nome breve, facile da ricordare che ben si addiceva alla mission del gruppo: essere maestosi, regali e glam. Il loro stile infatti si rifaceva al glam rock con influenze di progressive, hard rock, heavy metal e musica elettronica. Un grosso contributo a questa ultima contaminazione la diede l’ultimo dei quattro componenti che si aggiunse a Freddy Mercury,  Brian May (chitarra) e Roger Taylor(batteria e voce): John Deacon(basso).

Il gruppo ebbe una nascita travagliata. Fu fondato dal fisico Brian May e Tim Staffel nel 1964 e prese il nome di 1984 e iniziò a suonare come gruppo di apertura di Jimi Hendrix  (che li aveva scelti per la bravura di May) e dei Pink Floyd.  Divennero Smile con l’innesto di Taylor e firmarono il loro primo contratto con la Mercury record ( da cui il nome futuro di Freddie). Nel 1970 Staffel uscì dal gruppo lasciano il posto al suo amico Bulsara che si cambiò come detto nome in Mercury.

Il loro album di esordio dal titolo Queen è del 1973.

Con Queen II del 74 si esaltano i due volti dei queen: quello ballad, progressive melodico di May in contrasto con quello piu’ hard rock, barocco e caotico di Mercury in un mix di rock e pop mai ascoltato prima.

La canzone che li consacrò definitivamente tra le stelle delle rock band su Bohemian Rapsody, rivoluzionaria sia per durata che per struttura e contenuti (75). Ne fecero un video clip ( altra rivoluzione targata  queen che fece si che il brano rimanesse primo in classifica per nove settimane. Inserito nel disco  A Night at the Opera divenne il disco  piu’ venduto dal gruppo e mescolò il rock all’operetta. Il multitraccia e le sue sovraincisioni, volteo a simulare un grande coro, la fa da padrona.

Nel 1979 iniziarono uno tra i tour piu’ importanti, il Live Killer Tour pubblicizzato dalla uscita della nostra canzone: Don’t Stop Me Now che li convinse a pubblicare il loro primo album live: Live Killer, primo album che vira decisamente verso la musica elettronica.

E’ dell’anno successivo la loro prima colonna sonora per un film tratto dei fumetti: Flash gordon. Con cui entrarono in nomination al BAFTA.

Dopo altri 5 anni di successi, ebbero un calo di popolarità e un deterioramento nei rapporti personali che li fece momentaneamente separare.

Nell’83 ripartirono con i tour che culminarono nel LIVE AID di Wembley dell’85 organizzato  da Geldof per raccogliere fondi per l’Etipia colpita dalla carestia. Fu una esibizione memorabile, e Freddie il frontman migliore.

Rivitalizzati dal concerto scrissero una delle colonne sonore piu’ belle della storia suonando con una orchestra sinfonica (Highlander-L’ultimo immortale dove compaiono canzoni come  A Kind of magic, Prince of the Universe, One vision, Friend Will be friend, one tear of love e Who want to live forever).

Nell’87 si fermarono per la seconda volta. Freddie si ammalo’ di AIDS . Fecero ancora alcuni album tra cui Innuendo che riprende lo stile delle origini e abbandona il pop-dance. Nel 1991 Freddie morì.

Il concerto in tv  in sua memoria dell’anno successivo fu visto da oltre un miliardo di persone.

LA CANZONE

DON’T STOP ME NOW è l’inno liberatorio per eccellenza, grandioso nell’uso di armonie vocali e utilizzo del multitraccia che allora andava molto di voga. Brian May il chitarrista con i suoi assoli mette sulla canzone il timbro rock indelebile dei QUEEN.

Una versione dal vivo della canzone viene inclusa nell’album live del 1979, il  Live Killers.

Visto l’incredibile successo viene inclusa nella  raccolta Greatest Hits del 1981, ed ancora nell’  album Jazz del 2011.

Ma cosa ci vuole raccontare Freddie con questa canzone? Narra di quei momenti di gioia senza un motivo ne un perche’, quando la felicità ti fa volare sopra ogni cosa. E’ una canzone che da la carica di energia, una esortazione alla piu’ pura euforia, a vivere il presente.

La canzone viene usata come colonna sonora per moltissimi film e trasmissioni televisive dell’epoca e non solo, entrando di diritto nella top ten delle canzoni da automobile, si avete capito bene, esistevano anche queste top ten.

Ci piace iniziare questo primo capitolo con questa canzone perché l’abbiamo scelta come inno di una Young Orchestra che il destino aveva deciso di far chiudere perchè arrivata a fine ciclo ed invece noi abbiamo gridato: Non fermateci e siamo ancora qua a suonare insieme contro il destino che ci voleva far chiudere.

La nostra scheda tecnica che segue vi stupirà. Infatti oltre al testo originale ed in italiano vi proponiamo le nostre partiture polistrumentali. In questa scheda abbiamo scelto come compositore dell’orchestra Marco Bannoni. Restate con noi e ne sentirete delle belle. Collezionando le schede potrete avere un vero e proprio compendio di musica da Orchestra, una esclusiva della Orchestra PRO.

Restate connessi.

Cigliegina sulla torta, come da nostra abitudine, il libro finale conterrà un fumetto inedito della storia dell’Orchestra PRO.

Se vuoi avere per primo il libro con il fumetto dell’orchestra e le partiture di tutte le canzoni prenotati QUI]

SCHEDA TECNICA – TESTO ORIGINALE – Don’t Stop Me Now

Tonight I’m gonna have myself a real good time

I feel alive

And the world, I’ll turn it inside out yeah

I’m floating around in ecstasy

So don’t stop me now

Don’t stop me

‘Cause I’m having a good time

Having a good time

I’m a shooting star leaping through the sky

Like a tiger defying the laws of gravity

I’m a racing car passing by like Lady Godiva

I’m gonna go go go

There’s no stopping me

I’m burning through the sky yeah

Two hundred degrees

That’s why they call me Mr. Fahrenheit

I’m travelling at the speed of light

I wanna make a supersonic man out of you

Don’t stop me now

I’m having such a good time

I’m having a ball

Don’t stop me now

If you wanna have a good time

Just give me a call

Don’t stop me now

‘Cause I’m having a good time

Don’t stop me now

Yes, I’m having a good time

I don’t wanna stop at all

I’m a rocket ship on my way to Mars

On a collision course

I am a satellite

I’m out of control

I’m a sex machine ready to reload

Like an atom bomb

About to oh, oh, oh, oh, oh explode!

I’m burning through the sky, yeah

Two hundred degrees

That’s why they call me Mr. Fahrenheit

I’m travelling at the speed of light

I wanna make a supersonic woman

I wanna make a supersonic woman of you

Don’t stop me don’t stop me

Don’t stop me

Hey! Hey! Hey!

Don’t stop me, don’t stop me, ooohh ooohh ooohh

I like it!

Don’t stop me, don’t stop me

Have a good time, good time

Don’t stop me don’t stop me

I’m burning through the sky yeah

Two hundred degrees

That’s why they call me Mr. Fahrenheit

I’m travelling at the speed of light

I wanna make a supersonic man out of you

Don’t stop me now

I’m having such a good time

I’m having a ball

Don’t stop me now

If you wanna have a good time

Just give me a call

Don’t stop me now

‘Cause I’m having a good time

Don’t stop me now

Yes, I’m having a good time

I don’t wanna stop at all

SCHEDA TECNICA – TESTO ITALIANO – Don’t Stop Me Now

Stanotte voglio divertirmi davvero

Mi sento vivo

E girerò il mondo al rovescio

Sto fluttuando estasiato

Quindi non fermatemi ora, non fermatemi

Perché mi sto divertendo

Mi sto divertendo

Mi sto divertendo

Sono una stella cadente che sfreccia nel cielo

Come una tigre che sconfigge le leggi di gravità

Sono una macchina da corsa che passa come Lady Godiva

E andrò andrò andrò

Nulla mi fermerà

Brucio nel cielo, sì

Duecento gradi

Ecco perchè mi chiamano Mr. Fahrenheit

Viaggio alla velocità della luce

Voglio renderti un uomo supersonico

Non fermatemi ora

Mi sto divertendo così tanto

Mi sto dando alla pazza gioia

Non fermatemi ora

Se vuoi divertirti basta chiamarmi

Non fermatemi ora

Perché mi sto divertendo

non fermatemi ora

Sì mi sto divertendo

Non voglio proprio fermarmi

Sono un razzo in viaggio verso Marte

Sulla rotta di collisione

Sono un satellite

Sono fuori controllo

Sono una macchina del sesso pronta per ripartire

Come una bomba atomica

Che sta per oh, oh, oh, oh, oh esplodere!

Brucio nel cielo, sì

Duecento gradi

Ecco perchè mi chiamano Mr. Fahrenheit

Viaggio alla velocità della luce

Voglio renderti una donna supersonica

Non fermatemi, non fermatemi, non fermatemi

Hey! Hey! Hey!

Non fermatemi, non fermatemi

Ooohh! Ooohh! Ooohh!

Mi piace!

Non fermatemi, non fermatemi

Divertiti, divertiti

Non fermatemi, non fermatemi!

Brucio nel cielo, sì

Duecento gradi

Ecco perchè mi chiamano Mr. Fahrenheit

Viaggio alla velocità della luce

Voglio renderti un uomo supersonico

Non fermatemi ora

Mi sto divertendo così tanto

Mi sto dando alla pazza gioia

Non fermatemi ora

Se vuoi divertirti basta chiamarmi

Non fermatemi ora

Perché mi sto divertendo

non fermatemi ora

Sì mi sto divertendo

Non voglio proprio fermarmi

SCHEDA TECNICA – PARTITURE

Il progetto del Concept book.

La Pursue Respighi Orchestra è una Young  orchestra autogestita che per autofinanziarsi ha pensato di realizzare un concept book composto dalle storie delle canzoni del loro repertorio, dalle partiture per orchestra e da un fumetto. Un team di tutor sta scrivendo le storie e sta organizzando una serie di incontri a loro dedicati.

Carlo Tore Tosti è uno dei tutor che oggi ha fatto partecipare l’orchestra al concerto della sua band, i RE QUEEN.

Se vuoi avere l’intera partitura prenota la tua copia QUI

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione MUSICA – articolo del 25 giugno 2022]

PRO PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA -IL PROGETTO DELLA YOUNG ORCHESTRA

Cari lettori di DETTI E FUMETTI iniziamo oggi il racconto dell’avventura della PRO, Pursue Respighi Orchestra, la Young Orchestra autogestita e fondata dagli alunni della scuola media sezione musicale Respighi di Roma.

Giorno dopo giorno vi racconteremo del loro entusiasmante progetto di mantenere viva la loro Orchestra, al di la della sua naturale scadenza del ciclo del triennio delle medie e della loro volontà di organizzare un concerto nell’arco di un anno dalla loro fondazione.

Grazie a questo blog vi sarà anche un momento di approfondimento tecnico. Scriveremo infatti di come organizzeranno le prove, le registrazioni e di come prepareranno il grande concerto finale. Ma non solo: capiremo insieme come e perchè sceglieranno i brani del repertorio, come scriveranno le partiture, come effettueranno – cosa interessantissima – la Instrumental Rotation (l’alternanza nell’imparare e suonare nuovi strumenti); sarà interessante osservare anche come avverrà l’integrazione di nuovi elementi nell’orchestra stessa. L’orchestra parte infatti dalla aggregazione di quattro sezioni: pianoforti, flauti, chitarre e violini.

Sarà molto interessante vedere come si innesteranno altri nuovi strumenti a partire dalla sezione “elettrificata” di batteria elettronica, basso, chitarra elettrica e sintetizzatori.

RESPIGHI OFF

Ogni Orchestra ha bisogno di grandi spazi per le prove, per le registrazioni e per i concerti. la PRO ha tre “residenze”, i RESPIGHI OFF (OFF perchè sono una sorta di spin off della Residenza Madre che è la loro ex scuola RESPIGHI).

Esempio di SALA PROVE per la MUSICA d’Orchestra

Ogni Residenza ha uno scopo diverso:

RESPIGHI OFF-SALA 1: per effettuare le prove della intera orchestra e i concerti.

RESPIGHI OFF – SALA 2: per effettuare le prove delle varie sezioni ( fiati, archi, chitarre e sezioni ritmica)

RESPIGHI OFF – SALA 3: per effettuare le registrazioni.

Al momento sono state già definite 2 su 3 nel quartiere d’origine della Residenza Madre ( la Scuola):

L’orchestra vivendo le Residenze – RESPIGHI OFF diventa un vero e proprio Esperimento Sociale Culturale di Quartiere, creando una sinergia con le scuole ed i teatri di zona, oltre che per l’indotto – i negozi specializzati come LIBRERIE E NEGOZI DI MUSICA inclusi- con i luoghi culturali della zona.

Nelle Respighi-off la nostra Young Orchestra (sebbene ha nelle sue premesse fondative l’autogestione) avrà anche la possibilità di essere affiancata da maestri di musica che aiuteranno le ragazze/i nel progresso della loro tecnica musicale, nella registrazione dei brani ed infine alla preparazione dei concerti.

L’orchestra, si è prefissa anche l’obiettivo di crescere in numero; a tal fine effettuerà delle vere e proprie Audition ogni settembre per far entrare sempre nuovi elementi.

IL SIGNIFICATO DEL NOME E DELL’ ACRONIMO

La PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA ha nel nome la sua mission, vale a dire la volontà di proseguire (PURSUE significa CHE PROSEGUE) a vivere e suonare oltre il suo naturale fine ciclo, per non cadere nell’errore delle precedenti classi di disperdere le competenze ottenute in tre anni di studio; L’obiettivo fondante è al tempo stesso quello di non disperdere quel senso di appartenenza, di amicizia e legame che la passione per la musica ha creato in questi tre anni vissuti insieme.

Da qui il grande valore sociale e culturale insito nel progetto della nostra young che la rende un esperimento unico ed originale nel quartiere ( mai in passato la Respighi aveva generato un gruppo che le desse continuità).

PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA ha deciso di chiamrsi così anche perchè PRO è un acronimo che, nella sua semplicità e brevità funziona bene e significa molto per le ragazze/i dell’orchestra. Vi raccontiamo perchè:

–PRO che posto davanti ad un verbo significa ESTENDERE, PROSEGUIRE NEL TEMPO E NELLO SPAZIO (progredire, proseguire, promuovere)

–PRO del “buon pro ti faccia, che ti giovi, che ti sia utile” perchè questa esperienza sia utile alle ragazze/i per il loro futuro.

–PRO del “quid pro quo”, cioè in un altro luogo, perchè l’orchestra è stata rifondata in un luogo diverso da quello della sua origine , cioè la scuola.

–PRO del prosit, atto del brindisi nato nella antica Grecia come usanza di riunirsi per declamare discorsi o canzoni o musiche in forma improvvisata.

–PRO dall’inglese professional come locuzione da affiancare ad una attività per indicare professionale, con esperienza, in quanto è una orchestra che, se pur giovane, ha già tre anni di studio alle spalle.

LA PROGETTAZIONE DEL LOGO E DELLE DIVISE DELL’ORCHESTRA

La YOung Orchestra ha studiato ogni particolare della sua costituzione. Non poteva mancare il logo. Si è voluti partire dal logo originario della ORCHESTRA RESPIGHI a cui le ragazze/i erano tanto legati (in cui compaiono giustapposti i 4 strumenti dell’orchestra originaria)

LOGO ORCHESTRA RESPIGHI

La costruzione del nuovo logo si è ottenuta aggiungendo tridimensionalità e l’acronimo PRO e mantenendo i 4 strumenti fondativi: Piano, Violino, Flauto e Chitarra. Inoltre si è cercato un simbolo che rappresentasse l’unione del gruppo.

L’abbiamo trovata studiando Le dieci calligrafie di Norio Nagayama: L’immagine del cerchio rappresenta la prima delle stazioni che l’uomo deve percorrere per diventare unità.

Il cerchio è la O di Orchestra che si ripete e moltiplica per diventare il cerchio della P PURSUE e della R di RESPIGHI cosi’ da formare l’acronimo PRO.

Dalle lettere partono le scie dei 4 strumenti che disegnano il logo della nostra Young Orchestra PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA.

LOGO PRO REALIZZATO
DA FILIPPO NOVELLI
(WHITE VERSION)
LOGO PRO REALIZZATO
DA FILIPPO NOVELLI
(BLACK VERSION)

L’AVVENTURA DELLA PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA E LO STORYTELLING DI DETTI E FUMETTI

Il format che creeremo per seguire l’avventura della Orchestra PRO avrà un taglio nuovo anche per chi ci leggerà; fin dal primo incontro della YOUNG ORCHESTRA PRO infatti pubblicheremo delle schede di approfondimento alla nostra maniera, ossia arricchendole con un fumetto.

Racconteranno sia il brano del repertorio dell’orchestra, sia la vita e il contesto storico in cui ha vissuto l’autore del brano. Questo racconto farà da introduzione alla trascrizione e distribuzione delle partiture della orchestra che vi metteremo a disposizione in fondo all’articolo. il progetto si chiama: LA STORIA DI UNA CANZONE

Riuniremo tutti gli articoli prodotti in un libro concept fatto da fumetto + scheda di approfondimento + spartiti, interessante per gli appassionati di musica ma anche per tutti i curiosi.

Non vi resta che entrare a far parte del nostro gruppo di lettori rimanendo in attesa della prima puntata delle avventure delle PRO e della STORIA DI UNA CANZONE.

Buon … ascolto!

[FILIPPO NOVELLI per DETTI E FUMETTI – Sezione Musica – articolo del 10 giugno 2022]

LA STORIA DEL ROCK di STEO

La Storia del Rock di Steo è diventato un libro.

Vi lasciamo la presentazione dell’autore del saggio Stefano Pancari.

Un concept book in cui in un saggio sulla musica si innesta un fumetto disegnato da Filippo Novelli e ci proietta nell’immaginario collettivo dei grandi miti del Rock

per vedere il video fate click

https://youtu.be/hHRptPDx2-E

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – articolo del 17 aprile 2021]

GIORNALISMO TRA TECNICA E PASSIONE! -WILLY il bradipo intervista per detti e fumetti elisa sciuto di aperizeta la rubrica di radio zeta di rtl 102.5

Amici di DETTI E FUMETTI eccoci con una nuova puntata del ciclo sulla professione del giornalismo: GIORNALISMO TRA TECNICA E PASSIONE!. Dopo l’intervista alla vulcanica Margherita Bordino che potete rileggere QUI oggi abbiamo il piacere di intervistare Elisa Sciuto, speaker di APERIZETA la Rubrica radiofonica di RADIO ZETA di RTL 102.5.

Willy: Ciao Elisa, come stai!? È sempre un piacere scambiare due chiacchiere con te!

Elisa: Ciao Willy, tutto  bene! Anche a me fa piacere rivederti!

W: Prima di tutto raccontiamo chi sei ai nostri lettori: nasci a Catania nel 1979, esordisci a teatro nel 1994 e nel 1996 nel cinema nei film I briganti di Zabut di Pasquale Scimeca, Cuore scatenato di Gianluca Sodaro, Casa Eden di Fabio Bonzi, Agente matrimoniale di Christian Bisceglia.

Quando ti trasferisci  a Roma, prosegui la tua carriera di attrice recitando per la tv in La squadra, Carabinieri, Agrodolce e per spot pubblicitari. Dopo aver conseguito il master in giornalismo, continui come conduttrice

Nel 2009 conduci il programma sportivo Aspettando Il processo di Biscardi, affiancando inoltre Aldo Biscardi nel programma Il processo di Biscardi.

Dal 2010 realizzi e presenti il programma Nonsolocinem@sul canale La3 di Sky,

Da ottobre 2011 conduci il notiziario serale di Teleroma 56, e sempre nel  2012 recensisci in anteprima i film in uscita nelle sale sull’emittente radiofonica R101.

Dal dicembre 2013 conduci MyWay di Autostrade per l’Italia S.p.A., notiziario sulla viabilità nazionale in onda su Sky TG 24 e Sky Meteo 24.

Nel 2017 passi al programma “L’aria che tira”, in onda su LA7, per poi entrare in Mediaset, dove lavori prima per “Supercinema”, poi per “L’Almanacco del TG4”.

Sempre nello stesso anno inizi l’esperienza radiofonica con Radio Zeta, l’italiana di RTL 102.5, dove conduci “Aperizeta”, per il quale ti aggiudichi il premio Microfono d’Oro 2018

W: Complimenti, a quanto vedo hai un ottima carriera alle spalle!

E: Ti ringrazio, cerco di dare tutta me stessa in quello che faccio!

W: Oltre ad aver condotto il programma sportivo Aspettando il processo di Biscardi  hai affiancato lo stesso  Aldo Biscardi nel suo programma Il Processo di Biscardi. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

E: Il processo di  Biscardi, mi ha lasciato il meraviglioso Aldo Biscardi. Uno dei pochi che secondo me, conosceva il calcio. Un professionista incredibile, mi ricordo che quando facevamo riunione di redazione, scriveva quattro ore di scaletta su di un foglio da solo, c’eravamo tutti, però era lui, che dettava le linee guida, se le  scriveva a penna, una roba incredibile! Un uomo che non credo che ne faranno ancora. Mi manca tanto.

W: Parlaci ora della tua esperienza radiofonica con Radio Zeta RTL 102.5, dove conduci il programma AperiZeta per il quale, ti sei aggiudicata il microfono d’oro nel 2018

E: Si è vero, Mi sono aggiudicata il microfono d’oro ma sinceramente, non so come abbiano fatto, secondo me, in giuria si sono sbagliati, volevano darlo ad un altro e l’hanno dato a me! (Qui scoppia a ridere) Molto divertente. Come ti dicevo prima, per me la Radio è libertà allo stato puro, mi da la possibilità di essere me stessa. Anche perché se in Radio non sei te stessa, gli ascoltatori se ne rendo conto e non ti apprezzano! Ovviamente non ci arrivi subito, è un percorso che intraprendi gradualmente. Ricordo che all’inizio ero terrorizzata, avevo questo microfono davanti ed ero quasi impacciata; la mia  direttrice Federica Gentile, una donna veramente incredibile, ha capito le mie potenzialità e a settembre di quattro anni fa, quando iniziai, mi mise a condurre da sola dalle 18:00 alle 21:00 il sabato e la domenica, AperiZeta. Dandomi così una fiducia enorme! E questa fiducia dopo due o tre volte che andavo sola, mi ha permesso di sbloccarmi e nel frattempo di diventare una professionista. Devi sapere che la Radio è una sorpresa continua, ogni giorno cambia, c’è improvvisazione allo stato puro, non hai mai una scaletta, tranne quella della musica quindi, non sai mai i messaggi che arriveranno dagli ascoltatori, non sai mai le notizie che magari usciranno nel frattempo nel programma. Quindi, la bellezza della Radio è la sorpresa, il continuo imparare. Guarda,  una cosa è certa, non smetti mai di imparare in Radio!

W: Quando duettate per radio quanto c’è di spontaneo e quanto di scritto?

E: Quando duetto, non c’è come ti dicevo, nulla di scritto. E’ tutto spontaneo, ed è questo il bello della Radio. Se non lo fosse, si perderebbe l’autenticità; quindi è tutto estemporaneo

W: Cosa ti senti di dire alle ragazze che  vogliono avvicinarsi al mondo della radio come conduttrici?

E: Di essere se stesse, molto umili e di avere tanta pazienza. Ascoltare tanta Radio, tutte le Radio. Dove puoi cogliere qualcosa da tutti gli speaker, secondo me. E soprattutto ascoltare la musica. E’ importante avere una cultura musicale per poterne parlare. E uno appassionato che ti  sta ascoltando se ne rende conto se tu conosci la musica oppure no

W: Il tuo sogno nel cassetto?

E: (Ridacchia) Non ha nulla a che vedere con il mio lavoro, “Vivere per lavorare o lavorare per vivere!?” Come diceva la canzone dello Stato Sociale. Il mio sogno nel cassetto è di girare tutto il mondo, perché amo il viaggio, magari unendo l’utile al dilettevole: lavorare in giro per il mondo e fare reportage giornalistici o collegamenti in Radio, perché no!?

W: Bene cara Elisa è stato un vero piacere, a presto,  continueremo a seguirti su AperiZeta RTL 102.5!

E:Grazie a te Dario, continuate ad ascoltare Radio zeta RTL 102.5!

[Willy il Bradipo alias Dario Santarsiero per  Detti e Fumetti-sezione giornalismo – articolo del 8 novrembre 2020]

Mardi Gras, quando il suono si trasforma in disegno- L’intervista di willy PER DETTI E FUMETTI

Amici di DETTI E FUMETTI apriamo questo nuovo ciclo

di interviste a musicisti

incontrando i Mardi Gras a Roma, nello studio di registrazione della band. Non è stato facile trovare il tempo per questa intervista dato il grosso impegno del gruppo nel preparare il prossimo album. Si tratta del quarto lavoro in studio, dopo “Drops Made” (2006, Goodfellas), “Among The Streams” (2010, Route61 Music) e “Playground” (2015, Aerostella/Self). Ad accogliermi c’è Fabrizio Fontanelli, fondatore e chitarrista acustico della band. Possiamo iniziare la nostra chiacchierata.

W.: Ciao Fabrizio, so che siete impegnati nella realizzazione del vostro quarto album!

F.«Ciao a te, Willy, e a tutti i lettori di “Detti e Fumetti”! Sì, in questi giorni stiamo ascoltando i vari mix del nostro nuovo album. Qualcosa di veramente nuovo per noi Mardies, ma è bello avventurarsi in ambienti inesplorati. Sarà qualcosa di speciale».

W. Perché la scelta di presentare “You Do Something To Me” con un video animato?

F. «In realtà è da tempo che ci stuzzicava l’idea. Certo, non è facile realizzare un video di animazione, ma abbiamo avuto la fortuna di creare un gran bel team con Matteo Valenti della Filtro Video Production di Genova – che ha già al suo attivo svariati lavori animati – e Giampiero Wallnofer della Scuola Internazionale di Comics a Roma.

Abbiamo collaborato in pieno lockdown e, tra mille difficoltà, Matteo e Giampiero hanno dato vita a questo viaggio partendo dall’idea di un dardo scagliato verso l’amore tanto agognato.

È stato un lavoro minuzioso e complesso, soprattutto in considerazione del periodo complicato nel quale è nato. Ma, anche tra un crash e l’altro di computer, il nostro “racconto” ha visto la luce».

W. Una band italiana incontra una cantante che viene dall’Estonia. Come è nato l’incontro con Liina Ratsep?

© Foto di Paola Schiavoni

«Ti dico la verità: è stato più semplice di quanto si immagini. Liina ha risposto a un nostro annuncio per un’audizione e, nel momento in cui ha “affrontato” i nostri brani… beh, ci siamo subito emozionati! Non poteva andare diversamente».

W. Fabrizio, vuoi presentarci il resto della band e raccontarci la sua formazione?

«Quanto tempo abbiamo? Scherzo, ma neanche troppo. È una storia che attraversa molti anni, tanti palchi (nazionali e non), numerosi musicisti che si sono avvicendati nella nostra band contribuendo, ognuno, in modo importante. Il filo conduttore dei Mardi Gras, però, rimane lo stesso: osservare oltre i propri confini territoriali e sonori. Oggi la band è composta da Liina Ratsep alla voce, da me – Fabrizio Fontanelli – alla chitarra acustica, da Alessandro Matilli (piano e tastiere), Carlo Di Tore Tosti (basso), Fabrizio Del Marchesato (chitarra elettrica) e Valerio Giovanardi (batteria)».

© Foto di Paola Schiavoni

W. Fare musica oggi. Che cosa significa, realmente? 

«È una domanda molto complessa.Parlando per me – ma credo di esprimere il pensiero di tutti – credo che senza musica non potremmo vivere. La musica è un bene primario: creare qualcosa assieme nel nostro box ed esprimerlo poi live. Non è poco».

W. Fabrizio, cosa manca secondo te alle nuove generazioni di musicisti?

F. «Su tutto, credo scarseggi la curiosità. Ma è una componente da estendere oltre la musica. Certo, non in senso assoluto: esistono molte nuove realtà musicali di grande spessore. Come scovarle? Essendo curiosi, appunto. Inoltre credo che manchi il suonare “compatti” in un box creando musica assieme. Molte sale prove hanno chiuso o non se la passano bene, anche a causa della pandemia. E la musica ne risente».


W. Bene, è stato un piacere conoscervi! Aspettiamo l’uscita del vostro nuovo album. Un saluto da parte dei lettori di “Detti e Fumetti”!

F. Un saluto a voi, speriamo di vederci presto live. Intanto, chi vuole conoscerci meglio può trovare tutte le info sul NOSTRO SITO e sui nostri social.

[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI -Sezione Musica -Articolo del 4 ottobre 2020]

PER VEDERE IL VIDEO FATE CLICK SULLA FRECCIA

BIO

I Mardi Gras nascono a Roma. Il nome del gruppo deriva dall’ultimo album in studio dei Creedence Clearwater Revival, che – oltre ad essere il Carnevale di New Orleans – rappresenta un caleidoscopio di musica, colori ed energia. Un percorso, quello dei Mardi Gras, che negli anni li ha fatti evolvere da gruppo acustico a vera e propria rock band “coccolata” dalla stampa italiana e irlandese. I singoli usciti negli ultimi anni con Liina Ratsep alla voce – gli altri componenti sono: Fabrizio Fontanelli (chitarra acustica), Carlo Di Tore Tosti (basso), Alessandro Matilli (piano e tastiera), Fabrizio Del Marchesato (chitarra elettrica), Valerio Giovanardi (batteria) – hanno dato nuova linfa e vitalità alla band, che al momento è in studio per preparare il suo quarto album (in parallelo, ha già pubblicato una manciata di singoli; l’ultimo, in ordine di tempo, “You Do Something To Me”, personale rivisitazione del classico di Paul Weller).
Mardi Gras è una band che ha sempre rivolto lo sguardo oltre confine, approdando sia sul palco dello Sziget Festival (Ungheria) sia negli studi londinesi di Abbey Road per terminare la registrazione di “Playground”, il terzo album. Un disco, questo, masterizzato dalle sapienti mani di Simon Gibson (Beatles, Robbie Williams tra gli altri). Nel corso degli anni sono stati molti gli artisti irlandesi che hanno collaborato con la band: da Liam Ó Maonlaí degli Hothouse Flowers ai cantautori e musicisti Mundy e Mark Geary (con quest’ultimo i Mardi Gras hanno rivisitato due dei suoi
brani più amati). E ancora, tante le band e gli artisti con i quali si sono incrociati i percorsi, umani e professionali: dai Frames di Glen Hansard, a Jack Savoretti da Billy Bragg a Giorgio Canali a Paolo Benvegnù. I live show dei Mardi Gras li hanno veicolati come band «dalla sanguigna passionalità liberata soprattutto dal vivo» (Federico Guglielmi). Inoltre le due canzoni di protesta dei Mardi Gras – “The wait” (contro la pena di morte) e “Scarecrow in the snow” (sulla paura del “diverso” indotta dai politici per scopi elettorali) – sono state entrambe inserite da Neil Young nella sezione speciale del suo sito denominata “Song of the times”, una raccolta di “peace and protest songs” che il cantautore canadese ha stilato dopo l’11 settembre.

IL ROCK E IL SANGUE REALE DEI ROYAL BLOOD -IL CAPITOLO 7 DELLA STORIA DEL ROCK DI STEO

Non ero nato per fare la rockstar, ma era troppo divertente raccontare le verità scomode

[Vasco Rossi]

Il nostro viaggio si conclude nel qui ed ora. Partendo dai ciuffi lucidi e ricchi di gel degli anni ’50 siamo arrivate nella decade che ci siamo lasciati alle spalle un attimo fa. Sono cambiate molte cose ed il cambiamento ha subito un’accelerazione sempre più concitata. Oggi viviamo nell’era della comunicazione, degli smartphone e dei social. La Società si sta spostando sempre più verso l’individualismo e si assottigliano le occasioni in cui ci incontriamo per condividere sogni e ideali.

Provo un po’ di malinconia dei tempi dell’adolescenza in cui scorrazzavamo per le strade con orde di motorini, con lo stereo sulla spalla che si mangiava la cassetta del rocker di turno.

Erano tempi in cui ci ritrovavamo con gli amici nei giardini, eravamo i ragazzi del muretto. Personalmente con i miei amici mi ritrovavo di fronte al Freemusic, un micro negozio che ci regalava tutte le anteprime della musica; il negoziante ci teneva d’occhio mentre rovistavamo tra pile di cassette e vinili alla ricerca del nostro tesoro nascosto.

Oggi scarichiamo le playlist; nella musica vince il brano più orecchiabile ed si perde tutto il lavoro corale che c’è dietro ad un album; non ci si fa piu’ caso.

Belli i tempi dei Concept Album come The Wall dei Pink Floyd!

Oggi se guardi la classifica dei brani sulle APP è un marasma di hip hop, trap e pop con apprendisti stregoni che si spacciano per rockstar.

Allora avevano predetto bene quelli che dicevano che il rock sarebbe morto?

La musica è un po’ come un origami; se la spieghi (rimane solo) un foglio.

[Caparezza]

Io non penso proprio che il rock sia morto. Leggende viventi e non sono ancora nelle nostre orecchie e nelle radio; artisti come i Led Zeppelin, The Doors, o come i Deep Purple resteranno per sempre nell’etere all’infinito diversamente delle migliaia di meteore di oggi che, fatto il brano dell’estate, spariscono nel nulla.

La musica è arte comunicativa ed è qualcosa di molto diverso dalle centinaia di esperimenti senza spessore che improvvisati musicisti oggi fanno con il loro computer.

Se il pubblico oggi è distratto non bisogna sconfortarsi. Ricordiamoci che molti dei mostri sacri del rock che oggi veneriamo sono partiti dai garage suonando per un pubblico fatto di una manciata di persone. Io credo che altri grandi professionisti emergeranno e potremo presto conoscerli; anzi alcuni di loro già ora staranno suonando in qualche garage, in piedi su una pedana scricchiolante?

Dopo il 2010 sono uscite molte proposte indie che, senza la spinta delle industria musicale, faticano ad avere visibilità; cio’ nonostante qualcosa di buono sta uscendo.

Non vorrei che la mia musica sia un sottofondo, vorrei che fosse l’unica cosa importante, almeno per il tempo in cui la si ascolta.

[David Gimour]

Giusto per fare alcuni nomi: I Nothing but thieves hanno fatto cose interessanti, gli Amazons li ho visti ed ascoltati all’apertura del concerto dei Muse allo stadio di San Siro e potrebbero avere del potenziale, ma soprattutto credo che il gruppo rock del futuro saranno i Royal Blood.

Mike Kerr, bassista e cantante, e Ben Thatcher hanno proposto due album, a partire dal 2013, di ottima fattura.

Tanta energia, tanta gran cassa ed una musicalità che ti entra dentro. Corey Taylor degli Slipknot ha dichiarato che i Royal Blood saranno il futuro del metal, anche se non mi sembra che il loro sound sia di quel genere.

Il loro genere secondo me si avvicina al Garage Rock e fanno sperare che davvero prima o dopo potremo tornare a sentire della buona musica, suonata con strumenti e che si riprenda ad esprimere con essa ideali, energia e passione.

Jimi Hendrix ha cambiato la mia vita. Ogni generazione influenza la successiva e, come conseguenza, la porta indietro nel passato [Robert Smith]

Fin quando esisteranno ideali da esprimere, fin quando ci sarà la forza di opporci ad uno status quo che non onora l’essere umano, ci sarà sempre una controcultura che esprimerà i suoi pensieri e le sue emozioni graffiando delle corde di una chitarra, facendo vibrare la cassa toracica con il basso e sussultare con i colpi di batteria.

L’invito è resistere a quella comunicazione che ci propina un certo tipo di musica, tenendoci stretto il nostro libero arbitrio e la nostra capacità di scegliere; scegliere cosa è meglio per noi, per gli altri ed in assoluto

Personaggi del passato come Janies Joplin, Jimi Hendrix o Jim Morrison non andavano a genio delle Autorità, ma non hanno mai smesso di esprimere il loro libero pensiero, quel pensiero libero come un condor che è capace di volare sopra le candide nuvole, nello spazio e nel tempo.

Non smettiamo mai di essere umani e con la mano tesa al cielo urliamo la nostra voglia di vivere…di vivere il rock!

Io sono STEO e questa è la mia Storia del Rock, la prima serie. Se vi è piaciuto potete trovare il libro su amazon

non un libro come tanti, un libro trasversale che alla parola aggiunge il fumetto.

Ed anche oggi come di consueto vi lascio delle pillole di Rock, del Rock dei Royal Blood. Buon Ascolto e viva il rock!

– Royal Blood – Figure it out

Royal Blood – I only lie when I love you

Royal Blood – Little Monster

[STEFANO PANCARI per DETTI E FUMETTI – Sezione MUSICA – articolo del 3 ottobre 2020]

IL NUOVO MILLENNIO ED IL METEORITE CHESTER BENNINGTON- GLI ANNI 2000-LA STORIA DEL ROCK

Non illuderti.

Nessun essere umano ha un contratto a tempo indeterminato con la vita

[Stefano Pancari]

Eccoci nel nuovo millennio, che ormai tanto più nuovo non è.

Con il senno di poi tra millennium bug e scenari apocalittici l’essere umano si conferma abile nel pontificare per poi essere smentito dalla storia che scorre inesorabilmente infischiandosene delle predizioni.

Così come se n’è infischiata di chi ormai profetizzava che il rock era un fenomeno in via d’estinzione.

A prescindere dal fatto che la corazzata di rockstar hanno continuato a riempire stadi e palazzetti, anche il nuovo millennio ci ha regalato nuove perle da ammirare ma soprattutto da ascoltare.

Tra gli astri nascenti c’era un ragazzo che mai nessuno avrebbe pensato che sarebbe diventato un fenomeno acclamato in tutto il mondo, forse nemmeno lui stesso.

La violenza è l’ultimo rifugio dell’incompetente.

[Isaac Asimov]

Sto parlando del classico sfigatello vittima del bullismo, quando in realtà sappiamo benissimo che i veri sfigati sono coloro che i bulli li fanno, imponendosi con la forza e la violenza…provo pena per questa gente che farebbe meglio a fare a pugni con i propri demoni, ma questa è un’altra storia.

Come questo ragazzo ha subito anche violenze sessuali da un suo amico e posso solo lontanamente pensare che esperienza orribile possa essere. Leggendo un curriculum di un ragazzo del genere penseremmo che con questi pugni in faccia non si sarebbe mai rialzato.

Forse è successo a molti di non rialzarsi, ma non è successo ad un certo Chester Bennington.

Chester ha vissuto un’infanzia sballottolato come una pallina da flipper tra varie città dell’Arizona.

Nonostante le cicatrici di quelle ferite era un ragazzo che sapeva guardare oltre. Ascoltava i Nirvana, anche se i suoi idoli rimanevano i Depeche Mode ed gli Stone Temple Pilots, ma lui voleva essere protagonista.

Questo lo ha spinto oltre le prime esperienze per arrivare ad essere il frontman dei Grey Daze a metà degli anni ’90, che devo dire è un gruppo tutt’oggi di gran rispetto.

Ma fu a fine degli anni ’90 che arrivò la chiamata della vita, il prefisso era quello di Los Angeles e sul palco lo stavano aspettando gli Xero che nel 2000 si ribattezzarono in Linkin Park.

Sì avete capito bene, quel gruppo che come pochi non ha sbagliato un album e ci ha regalato brani su brani di un’energia unica.

L’album d’esordio fu Hybrid Theory; già l’album che contiene il brano The End che ascolto con cadenza puntuale come se fosse una sana medicina.

Stiamo parlando dell’album nu metal più venduto nella storia con 27 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Alla faccia dello sfigatello! In tutto i Linkin Park hanno pubblicato 7 album centrando un successo dietro l’altro.

Non smetterò mai di urlare. Quell’urlo non me lo ha insegnato nessuno, è venuto fuori perché era dentro di me. La rabbia è dentro di me. [Chester Bennington]
 

Le arene dei concerti fremevano per ascoltare quelle chitarre graffianti ed i duetti di Chester con Mike Shinoda, mica Minghi e Mietta ( non me ne vogliano)!

Sebbene questa storia meriterebbe un happy ending, il ragazzo cresciuto dell’Arizona ha fatto i conti con i suoi demoni del passato. Non posso immaginare cosa succeda sulla vetta dell’Olimpo tra successo, pressioni e occhi che ti puntano da ogni angolo del mondo.

So che in tanti casi queste rockstar dietro i tatuaggi, le voci graffianti ed i piercing sono essere umani con le loro debolezze e fragilità.

Non posso fisicamente tagliare quella maledetta corda che si è stretta al collo di Chester quel dannato 20 luglio 2017 portandosi via la sua anima; quel che posso fare è raccontare la storia di un ragazzo che, nonostante gli schiaffi della vita, è riuscito a guardare dritto negli occhi il suo grande sogno e realizzarlo.

Ricordiamoci che non siamo quello che ci dicono, non meritiamo quello che ci fanno. Siamo delle rocce che nessuno può scalfire se crediamo in noi stessi e nella nostra capacità di lasciare il segno in questo breve transito sul pianeta terra.

Io sono STEO e questa è la mia storia del Rock. Se vi piace diventerà un libro.

Ed ora come di consueto vi lascio il nostro invito all’ascolto: tre brani dei Linkin Park

–Linkin Park – In the end

– Linkin Park – Numb

Linkin Park – Faint

[STEFANO PANCARI per DETTI E FUMETTI -sezione Musica – Articolo del 26 settembre 2020]

I NIRVANA – GLI ANNI 90 – IL QUINTO CAPITOLO DELLA STORIA DEL ROCK DI STEO

Sogno ancora che i Nirvana sono ancora una band…

e poi Kurt appare, come se fosse stato nascosto.

Lo guardiamo e diciamo: “Ma dove diavolo sei stato?” [Dave Ghrol]

Il bisogno di ogni essere umano è lasciare il segno in questo breve passaggio sul pianeta che chiamiamo vita. Ognuno cerca di diventare memorabile secondo i propri valori e da fattori della vita che lo spingono: alcuni di noi educano i nostri figli perché siano persone migliori, oppure
contribuiamo facendo del bene al prossimo e chi ha più doti lascia ai posteri le proprie opere d’arte. È inevitabile, ciascuno di noi ha un inconscio desiderio di vivere oltre la vita restando nella memoria attraverso le proprie gesta e propri lasciti.

Amo me stesso più di te,

so che è sbagliato ma cosa dovrei
fare?

[Nirvana]

Sono trascorsi anche gli anni ’80, nel mondo del rock regnano il metal, l’hard rock, il glam rock e non tutte le rockstar saranno gemme che poi resteranno nella memoria. La cosiddetta generazione X è già qualche anno che sta vivendo una sorta di insofferenza, di angoscia: il mondo sta cambiando con un’accelerazione che sta cominciando a farsi sentire e questa condizione genera un senso di smarrimento. Forse è questo il prologo giusto che ci dà una chiave di lettura a quegli anni ’90 che saranno esplosivi.

Una decade che ci ha regalato i Radiohead, i Placebo, i Muse, ma soprattutto il sound di Seattle etichettato come Grunge. C’è chi dice che Alice in Chains, Soundgarden e Pearl Jam, per citarne alcuni, abbiamo distrutto il rock.

Faccio parte di quella cerchia che, invece, ha goduto di questo tsunami che ha destrutturato tutte le logiche dei precedenti 40 anni, con strafottenza e senza nessun sogno di gloria. 

È stato come l’attentato a Kennedy ma in versione musicale…chi c’era ricorderà senz’altro l’istante in cui ha ascoltato la canzone per la prima volta (Smells like teen spirit)…era trascendentale

[Jessica Hopper]

Sebbene non fossero autoctoni di Seattle e non fossero tra quelli che giravano nei club insieme ai Malfunkshun, ai Melvins ed ai Green River, coloro che contribuirono in modo sostanziale a rendere quel movimento un fenomeno mondiale furono loro: i Nirvana. Kurt Cobain, Kris Novoselic e Chad Channing con il loro furgone sconquassato, pantaloni strappati e magliette strusciate arrivavano da Aberdeen, con tappa all’università di Olympia e non pensavano che i loro sogni di fama sarebbe spediti nell’iperspazio all’ennesima potenza. Già di per sé aver questo tipo di ambizioni non era ben visto dalla controcultura di Seattle, del punk rock e dintorni; lassù, nel nord ovest degli Stati Uniti e lontano dallo show business di Los Angeles, New York e Boston, se eri un musicista dovevi accontentarti dei club malmessi del posto.

Era una controcultura che poneva le basi nel post punk e ‘fanculo a tutto ciò che erano soldi e successo, ‘fanculo all’industria musicale e tutto ciò che ruotava attorno. Purtroppo per loro Bruce Pavitt con la sua Sub Pop ci aveva visto lungo e sapeva che ben presto il grunge sarebbe stato un vulcano in procinto di esplodere. Le prime schermaglie si erano già avvertite con i Soundgarden di Chris Cornell, con i Mother Love Bone di Andrew Wood e successivamente con i Pearl Jam di Eddie Vedder. Ma nessuno come i Nirvana scosse il mondo musicale a quei livelli. 

La musica è una forma d’arte

che prospera sulla reinvenzione

[Krist Novoselic]

Quando la Geffen li mise sotto contratto erano consapevoli che di fronte avevano un fenomeno che avrebbe potuto addirittura scavalcare la notorietà del crack Guns’n’Roses. Il video di Smells like teen spirit arrivò sul tavolo di MTV ed Amy Finnerty, produttore esecutivo della giovane e seguitissima emittente TV, si giocò la faccia chiedendo di metterlo in scaletta.

Kurt, Kris e Dave Ghrole (nel frattempo Chad era stato cassato) partirono a tutta velocità sfidando l’industria musicale come uno shuttle sfida l’atmosfera per giungere nello spazio. In fin dei conti era quel che desiderava Kurt: una infanzia e adolescenza conflittuale segnata dai disastri familiari pretendeva un riscatto e quel successo sarebbe stata la giusta ricompensa. Questo era ciò che voleva durante il periodo universitario ad Olympia, da cui si era distaccato perché loro rigettavano ciò che era il mondo che odiavano. Kurt, invece, pur avendo lo stesso sentimento contro la cultura del far soldi velocemente (yuppies), della politica reganiana e dell’industria delle major aveva in mente altro: per cambiare le cose dovevi stare dentro al Sistema e cambiarlo dal suo interno. Un po’ come Neo in Matrix per capirci. Contro ogni sua aspettativa, compresa la propria, divenne in breve tempo il Messia di tutta quella generazione che non trovava più punti di riferimento nella Società, quei reietti o supposti tali sparsi qua e là nell’intero pianeta.

La loro musica era un mix micidiale e mai ascoltato: radici di un punk dai ritmi rallentati e accordi semplici, la potenza del metal, ma anche quelle strizzate d’occhio pop che facevano in modo che la loro musica entrasse nella mente. 

Ridono di me perché sono diverso,

io rido di loro perché sono tutti uguali

[Kurt Cobain]

Dietro a quel look trasandato e silenzioso, Kurt Cobain nascondeva un genio musicale che molti hanno paragonato a John Lennon. La differenza è che John Lennon ha lasciato il segno nei suoi 17 anni di onorata carriera, così come altri mostri sacri del rock: Kurt Cobain in appena 5 anni è diventato una sorta di divinità che tutt’oggi viene venerata. L’album del successo globale fu Nevermind che li proiettò in tour in tutto il mondo.

Così come Icaro con il suo volo, però, anche Kurt dovette soccombere alle pressioni mediatiche ed il suo atteggiamento dicotomico con la musica. I demoni della sua prima gioventù erano lì e si manifestavano con un continuo dolore allo stomaco e frequenti depressioni. Kurt li combatteva, ma avevo scelto il peggiore degli alleati: Mr Brownstone (modo gergale per chiamare l’eroina) con cui aveva una relazione da tempo. Stessa sorte era toccata alla donna di cui si era follemente innamorato, Courtney Love delle The Hole.

John Lennon aveva diciassette anni di esperienza negli studi di registrazione, Prince trentotto, David Bowie quarantanove. Kurt solo cinque

[Danny Goldberg]

La vena artistica di Kurt Cobain si sciolse di fronte al calore dei suoi conflitti e di quella inaspettata notorietà che fu la causa del suo controverso decesso. Di lui ci rimangono le sue canzoni contenute in appena quattro album di inediti ed un talento bruciato troppo prematuramente di fronte all’oracolo del successo. Mi piace ricordarlo con quel suo sguardo penetrante che, insieme a quel silenzio rotto dal suo rauco sospiro, concluse l’interpretazione di Where did you sleep last night in quella che fu una delle ultime apparizioni in pubblico dei Nirvana con l’Unplugged in New York.

C’è chi lascia il segno come un’orma del proprio piede sulla sabbia e c’è chi come Kurt Cobain ha scolpito la pietra della cultura lasciando il proprio segno per l’eternità.

Io sono STEO e questa è la mia Storia del Rock. Spero vi piaccia. Lasciate i vostri feedback perche’ diventerà un libro. Raccontateci chi è stata la vostra rockstar preferita. Chissà nel prossimo volume potreste trovarla su DETTI E FUMETTI.

Ed ora come di consueto vi lasci tre brani dei Nirvana da mandare come sottofondo della vostra vita.

– Nirvana – Smell Like Teen Spirit

–Nirvana – Heart Shaped Box

–Nirvana – Where did you sleep last night

[STEFANO PANCARI per DETTI E FUMETTI -Sezione Musica -Articolo del 31 agosto 2020]

IL SUCCESSO CAMALEONTICO DEGLI U2 -STEO e LA STORIA DEL ROCK – capitolo 4 – gli 80s.

steo e gli 80s

Steo e gli 80s – illustrazione di Filippo Novelli

 

 

Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare il mondo dentro di me

[Bono Vox]

Il cambiamento è alla base dell’evoluzione, a volte è una necessità.
Quale forza dovrebbe spingerci a cambiare? Se, qualunque fosse il nostro status, ci imponessimo sempre di cambiare diventerebbe un’ossessione, ma tante volte rompere le catene delle abitudini è un atto di responsabilità verso noi e gli altri.
 
A volte, nell’ecosistema di abitudini, comportamenti automatici e situazioni che fanno parte del nostro quotidiano, ci sono cose che inconsapevolmente accettiamo, ma che tanto bene non ci fanno. Possiamo pensare ai nostri vizi, fumare per esempio, oppure chi di noi è facilmente irascibile e, ancora, chi ha grandi potenziali ma rimane lì dov’è perché in qualche modo “ha paura” a fare quel passo che permetterebbe di esprimerli.
 
Il rock ha rappresentato e rappresenta un simbolo della rottura dello status quo ed esso stesso si è reinventato nel corso dei decenni.
Siamo partiti nel viaggio con il rock’n’roll di Elvis Presley per arrivare al blues rock psichedelico dei The Doors un decennio dopo, stravolto a sua volta dal punk dei Ramones negli anni ’70.
 
 
Il rock non ha subito una metamorfosi solo sulla base del periodo storico e grazie al gruppo emergente di turno. Esistono alcune rock band che sono riuscite e riescono a rimanere sulla cresta dell’onda nonostante abbiano a curriculum 44 anni di carriera…e tutto questo lo devono sì alla loro vena artistica, ma adattata e adattabile al cambiamento.
 
Prendi per esempio U2. Chiamiamoli “come si deve”: YOU TOO (anche voi) e non U-DUE. Iniziarono nel 1976, proprio sull’onda emotiva dei concerti di personaggi come i Ramones ed in un solo decennio, gli anni ’80, sono diventati il gruppo più importante nel panorama mondiale del rock.
 
80s
 
 
 

Gli U2 erano già una band ancor prima di essere in grado di suonare

[Bono Vox]

U2, foto inedite band in mostra ad Asti

 
Nel 1980 esordiscono con BOY, cavalcando l’ondata della new wave e del post punk, con I will follow e le loro tensioni di adolescenti della periferia dublinese, per arrivare sulla vetta del mondo nel 1987 con JOSHUA TREE. Sì avete letto bene: l’album che da solo contiene Where The streets have no name, With or without you, I still haven’t found what I’m looking for e una scaletta che da sola è una compilation di grandi hits.
 
 
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In mezzo un decennio a colpi di collaborazioni con Brian Eno, brani che hanno con coraggio parlato di Martin Luther King e delle guerriglie civili irlandesi, consacrandosi con una performance che solo i Queen riuscirono ad oscurare nel Live Aid.
 
Conquistarono la copertina di Time Magazine, come solo The Beatles e The Who erano riusciti a fare, oltre 5 milioni di dischi venduti nel mondo ed un filotto di sold out nel loro tour mondiale The Joshua Tree Tour.
 
Quando sei a quelle altitudini l’aria è rarefatta ed il rischio di avere la mente annebbiata dal successo è dietro l’angolo.
 
I quattro piccoli ragazzi irlandesi avevano di diritto preso lo scettro di rockstar e non avevano nemmeno 30 anni.
 
All’album del decennio seguì Rattle & Hum che raccontò, sia con note che con pellicola cinematografica, il loro tour americano, con tanto di dediche e devozione a Bob Dylan, Jimi Hendrix e Billie Holiday. I dischi di platino, il successo e l’americanizzazione li avevano allontanati dalla tanto amata quanto odiata periferia di Dublino e dalla loro identità stessa.

Penso che la cosa più importante della musica sia il senso di fuga

[Thom Yorke]

Bono Vox e gli amici di una vita The Edge, Larry Mullen Jr e Adam Clayton avrebbero potuto essere la cover di sé stessi per il resto della loro vita facendo soldi a palate, ma l’anima rock non la puoi accendere o spegnere a tuo piacimento e loro erano LE rockstar di quegli anni, nessuno sapeva cosa avrebbero tirato fuori dal cilindro.
 
Si rifugiarono a fine degli anni ’80 in una Berlino in pieno fermento tra la libertà della caduta di Berlino e l’incertezza del domani.
 
Dovevano sentire dentro di loro cosa li aveva portati fin lì e dove sarebbe andati da quel giorno in poi.
 
Un dilemma non da poco, tanto che la loro gloriosa galoppata era in procinto di arrestarsi.
 
Tante, troppe volte la fama ha inghiottito talenti del rock, ma quegli irlandesi avevano la pelle dura: non certo dei santi (scagli la prima pietra chi è senza peccato!), ma persone con sani principi. Come dichiarato da Bono “ai tempi di Berlino non avevamo idea di cosa saremmo voluti diventare, ma eravamo sicuri di ciò che non volevamo essere”.
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Fu con questo atteggiamento che successe l’imponderabile: nel tempio degli Hansas Studios di Berlino, dove avevano già registrato mostri sacri come Lou Reed, David Bowie ed Iggy Pop, a The Edge venne fuori il giro di accordi della vita.
 
Quella sequenza di note erano il primo gemito di una neonata One (secondo MTV la miglior canzone degli anni ’90 e trentaseiesima migliore canzone del mondo secondo la classifica di Rolling Stone) e dell’album Acthung Baby, che ha sconvolto radicalmente le logiche musicali degli U2 e dell’intero mondo del rock.
L’album, anch’esso in posizione altissima nella classifica dei migliori album di tutti i tempi secondo Rolling Stone, uscì il 18 novembre del 1991 e 6 giorni dopo un’altra leggenda del rock salutò il mondo, Freddy Mercury: dopo il Live Aid, in cui scettro e corona se li portò a casa come il calciatore con il pallone quando segna una tripletta, fu come un passaggio di testimone tra miti per continuare a dar vita ed onorare il rock.

Se devi fare una cosa, falla con stile. [Freddy Mercury]

Elettronica e distorsioni miscelate con le melodie e le chitarre di un rock più classico andarono a mettere il segno in una generazione di musicisti che di lì a breve furono ispirati a dar seguito ad una nuova lettura del genere: dai Radiohead ai Muse, dai Placebo ai Coldplay.
 
Questo è solo un pezzo della storia di quattro semplici ragazzi che erano partiti con scarse doti tecniche nella musica, ma con tanta passione e gesta epiche hanno fatto della lettura dei tempi che cambiavano e del cambiamento stesso il loro status, marcando un segno indelebile nella storia del rock che tutt’oggi stanno scrivendo.
04 - u2 - oggi
 
Gli U2 sono la dimostrazione che cambiare è possibile per tutti, anche quando tutto sembra perso o anche quando pensi di aver conquistato tutto. Viviamo in un mondo dove cambiare certi atteggiamenti nei confronti di noi stessi, degli altri e dell’ambiente è una necessità se vogliamo dare alle future generazioni una cultura di amore e rispetto reciproco.
Basta mettersi alla prova e avventurarsi where the streets have no name.
 
Io sono STEO e questa è la mia Storia del Rock. Se vi è piaciuto l’articolo regalate ai vostri amici il mio libro.
 
 
 
 

  Lasciatemi i vostri feedback, ditemi chi sono stati i vostri miti del rock e chissà potrete trovarli nel prossimo volume. Ed ora vi lascio come di consueto tre brani che vi faranno conoscere meglio gli U2 e il loro camaleontismo.  

U2 – Sunday Bloody Sunday

U2 – Where the streets have no name

U2 – Until the end of the world    

[Stefano Pancari per DETTI E FUMETTI – Sezione Musica – Articolo del 8 agosto 2020]

L’ARABA FENICE DEL ROCK – ED I RAMONES -STEO E LA STORIA DEL ROCK -CAPITOLO 3

STEO 70s

Il rock non è arte,

è il modo in cui parla la gente.

[Billy Idol]

 
 
La cultura in genere dà un’accezione negativa e violenta al concetto di rivoluzione associandolo a distruzione e inciviltà.
La rivoluzione a cui mi piace pensare è, invece, una evoluzione del pensiero, un miglioramento dello status quo intrapreso con passione e amore.
 
Il rivoluzionario è un tassello indispensabile della nostra storia: se non ci fossero stati i rivoluzionari penseremmo ancora, per esempio, ad un sistema geocentrico anziché eliocentrico. In tal senso Galileo Galilei è stato una grande rockstar che non ha fermato la sua visione nemmeno di fronte allo “Stato maggiore” dell’epoca.
 
La vena ribelle del rock è talmente forte che il rock stesso si è ribellato a sé stesso innumerevoli volte nel corso dei decenni.
 
Pensiamo agli anni ’70: abbiamo goduto dello stile dei Led Zeppellin, dei The Who, dei Deep Purple, delle opere d’arte dei Pink Floyd, della nefasta decadenza di Elvis Presley…e della rivoluzione punk dei Ramones.
 
70s
 
 

Penso di aver fatto fuori gli anni ’60.

[Iggy Pop]

 
 
L’inizio degli anni ’70 è stato caratterizzato da un movimento hippie ormai in esaurimento, dalla nascita della disco music e dal rock virtuoso e stiloso.
Era come se fosse in atto una competizione globale tra jazz, musica classica e, appunto, il rock.
Robert Plant ed il resto della ciurma volevano dimostrare che il rock era uno stile non inferiore agli altri e che poteva addirittura aggregare decine di migliaia di persone negli stadi.
In questo contesto si inseriscono i Ramones e la loro rivoluzione punk.
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I Ramones facevano parte di una nicchia di artisti diversi da tutti gli altri, ribellatasi ai nuovi cliché e con tanta voglia di esprimersi così come erano: dal look dei New York Dolls e dei Wayne County & The Electric Chairs, alle follie circensi di Iggy Pop.
 

Non sarei mai riuscito a suonare un pezzo degli Who, ma abbiamo scritto “I don’t wanna walk around with you” il primo giorno.

[Johnny Ramone]

Il battesimo di quel nuovo movimento, Punk (delinquente), lo si deve a John Holmstrom e Legs McNeil, hippie mancati, ma già stanchi del movimento.
La loro piccola rivista portava il nome Punk e combinava il rock ai fumetti e diede voce ai frequentatori dei locali reietti di New York.
La parola venne dapprima rifiutata dagli stessi Ramones, Iggy Pop e Blondie, ma alla fine se ne fecero una ragione.
Il punk era uno stile musicale ben definito, come del resto il cugino grunge vent’anni dopo, ma con quel nome si identificavano coloro che volevano un nuovo spirito di ribellione, diverso dagli anni’60 e più vicino alla rivoluzione di Elvis & Co. degli anni ’50.
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L’essere politicamente scorretti aveva come fine lo stimolare la mente parlando di argomenti non comuni e il fare uscire la gente dall’ordinarietà.
 

Hey Ho, Let’s go!

[Ramones]

Il punk non fu inventato dai Ramones: Iggy Pop con The Stooges e prima ancora gli MC5 furono i progenitori del punk nell’America degli anni ’60. Rappresentavano una nuova generazione che rifiutava le idee degli adulti con la volontà di dare una spinta al   progresso.
Hanno dato vita ad un nuovo modo di vedere le cose. Il contesto storico lo richiedeva, ad inizio anni ’70 New York era fatiscente e cupa, era il momento adatto per inventare qualcosa di nuovo.
I Ramones ebbero il merito di essere un’onda d’urto che nessuno si aspettava. Erano arrivati al nocciolo del rock, spolpato dalle proprie sinuosità, concentrato in un minuto o poco più e velocizzato a ritmi inverosimili fino a quel periodo.
Mi affascina come a volte l’ordine casuale dell’universo crei cose fantastiche: lo stile dei Ramones era una loro necessità, dettata dalle scarse doti tecniche, questa è la verità.
Nessun effetto speciale, nessun numero da avanspettacolo…solo nudo e crudo rock’n’roll, giubbotti di pelle, pantaloni stretti e scarpe da ginnastica.
Rapportatelo a stereotipi come Robert Plant e Jimmy Page e capirete della portata della rivoluzione di cui stiamo parlando.
 

I woke up at the moment when the miracle occurred, heard a song that made some sense out of the world

[U2]

E pensare che il loro nome deriva da ciò che loro stessi stavano disintegrando a livello concettuale, gli hippie e quel che ne rimaneva. Infatti Douglas Glenn Colvin, il bassista, in gioventù era un fan sfegatato dei The Beatles, sì proprio loro. Paul Mc Cartney usava il nome di Paul Ramone come alter ego ai tempi dei Silver Beatles e per fare i check in negli alberghi. Fu da questa passione che Douglas decise di cambiare il nome in Dee Dee Ramone convincendo Jeffry Ross Hyman a chiamarsi Joey Ramone (voce), Johnny Cummings in John Ramone (chitarra), Tamàs Erdély in Tommy Ramone (batteria)…i Ramones.
ramones safety film
Il punk non è mai stato uno stile musicale da mainstream e così lo fu per loro, fin quando partirono in tour per l’Europa. Fu nei concerti inglesi che, al cospetto delle The Slits, dei Sex Pistols e The Clash, che furono consacrati come il gruppo di riferimento del movimento punk catalizzandone l’attenzione.
Avevano qualcosa che gli inglesi arrabbiati e politicizzati non avevano: i Ramones portavano divertimento e leggerezza, talvolta sarcasmo, ma erano lì sul palco per far divertire e scatenare la gente.
 

Come può essere morto il punk se io sono ancora vivo?

[Johnny Rotten]

Nei loro 20 anni di carriera hanno avuto alti e bassi, hanno avuto divergenze e la formazione è stata rimaneggiata più volte, ma restano comunque uno dei gruppi di riferimento del secolo scorso.
Con i loro 2263 concerti in 20 anni di carriera hanno fatto scatenare giovani di tutti i Continenti. Le loro magliette sono le più vendute al mondo.
ramones biglietto concerto
Nel 2002 sono stati inseriti nella Rock’n’Roll Hall of Fame e l’annuncio fu fatto niente nientepopodimeno che da Eddie Vedder dei Pearl Jam.
Gli U2, ispirati anche dai Ramones nella loro prima parte di carriera, nel 2014 li hanno celebrati con “The Miracle” in ricordo del concerto di Dublino a cui assistettero 40 anni prima.
 
A Berlino c’è un museo dedicato a loro, nella Bowery c’è una piazza dedicata a loro, nel Queens c’è una strada che porta il loro nome. Non avevano l’arte di tanti loro contemporanei, ma se hanno lasciato così il segno un motivo ci sarà.
Al di là di premi, riconoscimenti e trofei di loro ci resta quel gran dono del rock di avere il coraggio di distruggersi e rinascere come un’araba fenice.
 
 
 
Rockstar come Galileo Galilei, Elvis Presley ed i Ramones ci insegnano quell’attitudine a mettere e metterci in discussione e osare a mettere in piazza nel nostre idee, che tanto bene fa al nostro miglioramento ed evoluzione.
part steo 70
 

STEO e i 70s -Illustrazione di Filippo Novelli

 
 
Io sono STEO e questa è la mia Storia del Rock; Se vi è piaciuta  potete acquistare o regalare il libro ai vostri amici
Dateci i vostri feedback, raccontateci dei vostri miti del Rock…e chissà potrete trovarli nel prossimo volume.
 
 

E ora come di consueto vi lascio tre brani dei Ramones affinche’ possiate apprezzarne la musica  

Ciao e a presto con un nuovo capitolo, Stay Rock!           [STEFANO PANCARI per DETTI E FUMETTI – sezione Musica – articolo del 29 luglio 2020]

La storia del Rock -i 60s -L’eterna aurea di -Jim Morrison

steo il re lucertola

 

Non sono gli anni della tua vita che contano, ma la vita nei
tuoi anni.

[Abraham Lincoln]

Gli anni ’60. I rivoluzionari anni ’60. I babyboomers sono cresciuti, così come le loro
consapevolezze ed i loro capelli sempre più lunghi. La Società, la cultura e la musica in
quegli anni andavano spediti verso una nuova identità sotto il nome dell’amore e
dell’unione. Ci farebbe bene una buona dose di quei valori oggi che siamo rintanati nel
nostro Facebook (ndr).

60s

Un’identità caratterizzata dalla rottura dello status quo, quello status forgiato da una società conservatrice e bacchettona, dalla sua politica della guerra, da una cultura antisemita. Non è un caso che il rock sia stato la colonna sonora per eccellenza di quel periodo. Non c’erano più solo Chuck Berry, Elvis Presley e Little Richard: una nuova generazione stava facendo passi da gigante ed ogni orma lasciata è rimasta tutt’oggi impressa nel pianeta della musica e della società civile.

Alcuni artisti hanno un modo di vivere ed un modo di fare arte, per me ne esiste uno solo.

[Janis Joplin]

Difficile, per non dire impossibile, eleggere il porta bandiera del rock targato 60’s: se parlassi dei The Beatles farei un torto ai The Rolling Stones. Così come potrei scrivere dell’immensa Janis Joplin, di Syd Barret e dei primi Pink Floyd. E ancora Jimi Hendrix, The Who, Santana, Joe Cocker…la lista di mostri sacri è veramente senza fine. Ma i The Doors con Jim Morrison avevano qualcosa che gli altri non avevano.

 

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James Douglas Morrison, con il suo background di colto poeta, esperto cinematografo, di bambino speciale (racconta che da piccolo, vedendo dei nativi americani morti sull’asfalto per un incidente, ricevette lo spirito dello sciamano), insieme alla sua allucinata vita priva di limiti, aveva dato avvio ad un’espressione ribelle e rivoluzionaria, tanto da spaventare e inimicarsi le Autorità ed addirittura la politica. In soltanto 5 anni è stato capace di mettere il suo volto tra gli Dei del rock e tutt’oggi la sua tomba a Père Lachaise è venerata da migliaia di fan. I suoi concerti erano rituali sciamani e psichedelici e lui, come lo definì il compagno di musica Ray Manzarek, sul palco era la reincarnazione del Dio greco Dioniso. La sua figura è tutt’oggi così pesante che si è scomodato anche un certo Oliver Stone per portare la sua vita in pellicola, non un regista qualsiasi.

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Quando le porte della percezione saranno purificate, all’uomo apparirà come realmente è: infinito.

[William Blake]

 Il giovanissimo Jim lasciò casa e famiglia per mettere tenda a Venice Beach dove studiava cinema. Erano anni di forte emancipazione in cui l’uso di droghe, specialmente allucinogene, erano all’ordine del giorno: si pensava che aiutassero ad aprire le porte della percezione, come del resto aveva intitolato Huxley il suo libro. Jim era in prima linea in questa sperimentazione e furono proprio “quelle porte” a dare il nome al suo gruppo formato con l’amico di studi Ray Manzarek ed insieme a John Densmore e Robby Krieger. Negli anni ’60 non si pubblicavano i propri esperimenti artistici su YouTube e nemmeno si misurava la propria celebrità a suon di like e migliaia di follower. Così come per la quasi totalità degli artisti di quei tempi, The Doors cominciarono a suonare in piccoli e fumosi locali dove il pubblico poteva essere composto da 20 o 30 corpi danzanti. La voce dell’esistenza di un gruppo pseudo intellettuale che suonava rock, blues e interessanti contaminazioni jazz si sparse rapidamente e, in men che non si dica, si trovarono sul palco del mitico locale Whisky a Go Go su Sunset Boulevard della West Hollywood, a fianco di personaggi del calibro di Frank Zappa e Van Morrison. Ipnotizzarono il pubblico il cui corpo cominciò a muoversi sinuosamente mosso come chioma al vento (novità rispetto alle danze impostate degli anni precedenti). Sarebbe stato un successo se l’organizzatore, un giorno del 1966, non fosse andato in bestia di fronte ai versi della canzone The End. Erano troppo: riferite al complesso di Edipo in versione freudiana, ma che tanto sapevano di incesto, furono il motivo per cui prese a calci buttandoli fuori. Poco male visto che, grazie a quell’esibizione, furono notati dalla Elektra Records che gli offrì un contratto ed in sei giorni registrarono il primo loro album omonimo. Era il 4 gennaio 1967 ed il Re Lucertola, uno dei suoi tanti soprannomi, si stava per impossessare dell’attenzione mediatica e del pubblico statunitense prima e del mondo poi.

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Non vivere con la paura di morire, ma muori con la gioia di aver vissuto.

[Jim Morrison]

Jim Morrison aveva un “piccolo” problema, non sapeva stare alle regole. Già con il primo album finirono all’Ed Sullivan Show, un’istituzione per quei tempi e l’occasione per avere l’attenzione nazionale in TV. C’erano già stati Elvis Presley, The Beatles e The Rolling Stone. Mick Jagger e compagni dovettero accontentare Ed cambiando una parola nel testo Let’s spend the night togheter per farlo risultare più decente. Quella “decenza” che era la massima rappresentazione del puritanesimo. Il burbero Sullivan, ci era riuscito con Jagger, ma ci aveva già provato con Elvis ed il suo movimento pelvico, andandogli male: così come con Jim e soci. in Light my fire avrebbero dovuto cambiare la parola “higher” nella frase Girl, we couldn’t get much higher. La parola scelta dai produttori del programma TV era “better”. Questo perché il verso sotto accusa ammiccava all’uso di droghe e non potevano andare in diretta nazionale con un messaggio del genere. Forse non avrebbero potuto in tanti, ma non Mr. Morrison che, in barba al tentativo di “restaurazione culturale” della vecchia guardia, non fece alcuna variazione al testo facendo imbestialire il conduttore televisivo. Non fu il solo caso di ribellione e sfida alle Autorità: nei loro 200 concerti The Doors erano soliti alle provocazioni, quando del pubblico, quando delle forze dell’ordine. Provocazioni che gli costarono care come nel Live al New Haven nel 1968 in cui attaccò verbalmente la polizia, dopo che aveva avuto un diverbio con uno di loro nel backstage interrompendo il suo momento di intimità con una ragazza. Ci fu una vera sommossa e ancora nessuno sapeva che, tra il pubblico in preda al delirio, c’era un certo James Ostenberg che di lì a poco sarebbe diventato Iggy Pop formando i The Stooges e ispirandosi proprio alla sua icona Jim.

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Questi giovanotti conoscono alla perfezione gli spartiti, ma non sanno neppure cosa significhi vomitare

[Iggy Pop]

Questo è stato Jim Morrison nel suo breve passaggio sulla Terra: un’icona immortale. Vuoi per l’alcol, per le droghe o per la sua personalità eccentrica era come se si stesse rapidamente dissolvendo. Mentre la lancetta del tempo scorreva lui rapidamente lasciava la polvere di sé disperdersi nell’aria, diventando presto un’aurea che avrebbe raggiunto il mondo per l’eternità. Tormentato dal peso della celebrità e dei suoi demoni la stella di Jim cominciò ad affievolire la sua luce ed il processo, seguito all’ennesima provocazione al concerto di Miami (ancora oggi non si hanno prove che veramente lui aveva mostrato gli attributi come secondo il capo d’accusa), fu la condanna per colui che si dichiarò vittima del puritanesimo, proprio come uno dei suoi poeti preferiti, Oscar Wilde. Jim Morrison ed The Doors erano considerati così “socialmente pericolosi” che non furono nemmeno invitati al celeberrimo Festival di Woodstock (sacrilegio!).

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Nessuno ha mai progettato di essere.

[Jim Morrison]

Preso dai problemi giudiziari e da una forma fisica in fase degenerativa, lasciò The Doors con l’ultimo album L.A. Woman, uscito poi nell’aprile del 1971. Album che contiene l’epica Riders on the Storm, in cui i tuoni ed il suono della pioggia sembravano presagire un futuro nefasto. Pochi mesi dopo, durante la sua permanenza a Parigi, il Dio del rock raggiunse gli altri Dei sul monte Olimpo per guardarci divertito da lassù. Ha raggiunto Robert Johnson, Brian Jones, Janies Joplin e Jimi Hendrix; avevano tutti soltanto 27 anni e con i successivi Kurt Cobain ed Amy Winehouse, oggi formano quel mazzo di fiori sfioriti troppo precocemente a causa delle loro esagerazioni e follie: il Club 27. Della sua presenza terrena resta la grandezza dei suoi testi, della sua musica e della sua rappresentatività della generazione di Babyboomers che con i propri ideali ha cambiato i connotati al mondo. Mi piace ricordarlo non per le sue follie, ma per ciò che ha rappresentato e rappresenta tutt’ora. Di lui ci resta la forza sovrannaturale di cui è dotato l’uomo comune come noi, quella forza che può farci determinare il cambiamento ed esserne voce in poco tempo. Lui ci è riuscito in una manciata di anni. Tutto ciò fa di Jim Morrison, il Poeta maledetto, una delle più grandi leggende del rock.

 

This is the end, my only friend…the end

[Jim Morrison]

 

Io sono Steo e questa è la mia Storia del Rock illustrata da Filippo Novelli su DETTI E FUMETTI.

part steo 60s

Come di consueto al  termine della storia vi consiglio l’ascolto di tre brani:

Ne abbiamo fatto un libro potete acquistarlo su AMAZON.

 

 

Ci vediamo presto con il terzo capitolo. Stay Rock!

[Stefano Pancari per DETTI E FUMETTI – sezione Musica – articolo del 19 luglio 2020]

La storia del Rock -i 50s -Le origini -Elvis Presley

filippo novelli Steo 50

Rock and roll can never die

[Neil Young]

Il rock non è un genere musicale. Il rock è uno stile, una fonte e un mezzo per trasmettere ideali, libertà e affermazione della propria identità. Fin quando ci sarà uno status quo che ci andrà stretto, il rock avrà l’opportunità di esprimere le nostre idee e i nostri bisogni.
Con il rock abbiamo sudato, abbiamo sognato, ci siamo innamorati, ci siamo arrabbiati, ci siamo uniti in qualcosa che credevamo fosse giusto per noi e per la Società. La stessa nascita del rock ha i connotati rivoluzionari a livello sociale e culturale.

50s

Sebbene il rock’n’roll affondi le proprie robuste radici negli anni ’40, fu solo negli anni ’50 che arrivò in tutte le radio statunitensi per poi diffondersi in tutte le parti del mondo. Il rock’n’roll nasce come reinterpretazione e fusione del rythm & blues afroamericano, del gospel e del soul.
Pensa che rivoluzione: la musica dei neri e musica dei bianchi unite in un unico genere musicale in un’epoca, gli anni ’50, in cui la storia assisteva allo strazio del Ku Klux Klan e del razzismo. Vorrei poter dire che ormai è acqua passata, ma ancora di strada da farne ne abbiamo.

A renderlo un fenomeno mondiale potresti pensare che sia stato uno studente di conservatorio o un figlio d’arte. Invece no. Nella sua natura ribelle il rock’n’roll è stato conosciuto da tutti grazie ad una persona qualunque, il cui volto e la cui voce la fecero diventare il Re del Rock’n’roll nel mondo: il suo nome era Elvis Aaron Presley.

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Era un artista unico – un originale in un’area di imitatori

[Mick Jagger]

Per il piccolo Elvis, nato nel 1935 nella sperduta Tupelo, ogni occasione era buona per ascoltare musica, che fosse di fronte ad un bluesman per strada oppure intrufolandosi di
soppiatto tra le panche delle chiese gospel. Non è un caso che c’è una chiara analogia tra il predicatore con dietro il suo coro e lo stereotipo della rockstar sul palco davanti ad un palazzetto gremito.

Elvis era uno di quei tanti ragazzi, come ci sono tutt’oggi tra noi, che sanno guardare oltre l’apparenza. Quelli come lui sanno arrivare all’essenza delle cose ed hanno ben chiaro che hanno tutto ciò che gli serve per realizzare ciò che la propria creatività gli sta mostrando.

Segui quel sogno, dovunque il sogno ti possa condurre.

[Elvis Presley]

L’attrazione che la musica afroamericana aveva su Elvis lo incendiò ancor di più dopo il trasferimento con la famiglia a Memphis. Beale Street gremiva di locali dove i colori degli abiti afroamericani, le danze sudate e appassionate ed il groove di musicisti come B.B. King mandavano letteralmente in delirio il pubblico fino a notte fonda.

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Nella testa di Elvis si realizzava sempre di più la grande visione: quella musica avrebbe dovuto far ballare tutta la gente, non solo i neri. Contro il suo ideale si batteva la cultura razzista ancor più forte in stati come il Tennesse, ma come Davide contro Golia, Elvis sentiva che avrebbe dovuto inseguire il proprio sogno.

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“Se potessi trovare un bianco che canta con l’anima di un nero farei milioni di dollari”

[Sam Phillips]

Fu l’incontro con Sam Phillips ai Sun Studios di Memphis a cambiare il corso della storia e non solo quella del bel giovane dal ciuffo pomatato. Era il 6 luglio del 1954, quando Elvis, con Scotty Moore alla chitarra e Bill Black al basso diedero vita ad una versione stravolta di That’s Alright Mama, un brano blues di Arthur Crudup che agli orecchi di Sam suonò nuova e travolgente.

Sono sempre stato convinto che sono in tante le persone ad avere una visione grandiosa del mondo, ma solo in pochi riescono a realizzarla: sono quelli che scelgono di agire. Elvis e Sam erano tra questi.
Sam Phillips si rese conto sin da subito di aver davanti ciò che stava cercando: un bel giovanotto americano con l’aria strafottente, la pelle bianca e la voce di un nero. Fino ad allora tutti i grandi artisti del Rock’n’Roll, da Roy Brown a Chuck Berry, non sarebbero mai arrivati al pubblico bianco americano per via del colore della loro pelle.

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Per unire afroamericani e bianchi serviva quel cocktail che portava il nome di Elvis Presley.

Stammi a sentire, ragazzo, non andrai da nessuna parte. Dovresti rimetterti a guidare i
camion [Jim Denny]

La scossa tellurica che cambiò per sempre la storia si fece sentire il 23 marzo del 1956: Elvis Presley pubblicò il suo primo album omonimo all’età di soli 21 anni.
Da Frank Sinatra ai Rolling Stones, dai Beatles a Eric Clapton, dai Pink Floyd ad Elton John, Elvis ha ispirato generazioni e generazioni di artisti del rock e se siamo quel che siamo lo dobbiamo a questo sfrontato visionario che ebbe il coraggio di credere nel suo sogno.

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Il suo modo di suonare, i sui movimenti pelvici e la sua inconfondibile voce mandarono in delirio la giovane generazione di babyboomers, ormai stanchi di essere incatenati dalla cultura conservatrice americana ed in cerca di una propria identità. Predicatori e comitati della cosiddetta generazione silenziosa provarono a fermare il fenomeno Elvis additandolo di demoniaco, depravato e senz’anima. Ormai era troppo tardi. Da quel momento, insieme ai giradischi, ai poster ed alle radio, la musica divenne un elemento essenziale del tempo libero e non solo un elemento di svago.

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La reazione a catena era stata attivata, lo status quo era stato incrinato e niente sarebbe più tornato come prima: Elvis voleva il mondo ed il mondo stava aspettando Elvis ed il suo rock’n’roll.

“Fai qualcosa che valga la pena ricordare”
[Elvis Presley – Suspiscious Minds]

Questa è la prima puntata della STORIA DEL ROCK, io sono Steo il leone e vi accompagnerò in un viaggio nel tempo alla scoperta del Rock e dei suoi protagonisti.

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Lasciate nei  vostri commenti il nome della rockstar che ha segnato positivamente la vostra vita, potreste trovarlo nel prossimo capitolo. Ne abbiamo fatto un libro potete trovarlo su Amazon

la storia del rock di steo

Come invito all’ascolto vi lascio i miei tre brani preferiti di Elvis:

A presto, Steo e Stay Rock!.

[Stefano Pancari per DETTI E FUMETTI -Sezione Musica -Articolo del 16 Luglio 2020]

LA MUSICA torna su DETTI E FUMETTI con STEO e la sua STORIA DEL ROCK

Era da qualche mese che stavo girando attorno al desiderio di riportare su DETTI E FUMETTI la Musica.

Avevo raccontato di quanto importante sia la musica come professione del futuro insieme alla mia amica soprano YUKIKO CONDO CIOCCA, con il progetto del libro illustrato DA GRANDE.

Recentemente avevo intervistato MARTINA ROSSI affinchè ci raccontasse di come realizzare delle interessanti contaminazioni tra Fumetto e Musica; ma il mio progetto era più ambizioso. Ero alla ricerca di qualcuno che avesse la passione e la voglia di avvicinare i nostri lettori alla musica con la M maiuscola. Qualcuno che fosse dotato di un entusiasmo strabordante e coinvolgente capace di far passare il messaggio di quanto fondamentale può essere la musica nella nostra vita, specialmente nell’età di passaggio dell’adolescenza.

Recentemente ho conosciuto un maestro di musica che mi ha fatto riflettere su quanto importante sia studiare musica; mi ha detto: ” Chi studia musica acquisisce una capacità di concentrazione superiore; un metodo che altri non hanno, tanto che poi tutte le altre materie gli sembreranno semplici e di facile apprendimento. Il segreto è nel fatto che quando esegui la musica devi necessariamente focalizzarti sulla melodia che esegue la mano destra, sull’accompagnamento della sinistra, devi imparare a tenere il  giusto tempo con entrambe mentre leggi lo spartito. Per fare tutto questo contemporaneamente devi essere sempre concentrato a mille ma al tempo stesso devi rilassare i muscoli delle spalle e delle braccia per una migliore esecuzione. Devi allenarti costantemente per molte ore al giorno. Devi studiare ogni brano prima di eseguirlo, solfeggiandolo a mente e poi a voce. Capisci quanto è complesso tutto ciò? Eppure tutto questo impegno, tutto questo studio non basta a fare di te un musicista. Occorre un altro elemento (come in ogni altra branca dell’arte, aggiungerei): occorre la passione”.

La passione si acquisisce pian piano nel tempo; ma da soli è molto difficile. C’è bisogno di qualcuno che sia capace di trasmetterla.

Ho riflettuto molto sulle sue parole e su come fare per realizzare questo obiettivo.

Credo di no sbagliarmi nel dire che il mio nuovo amico Stefano Pancari ha questa capacità.

E’ per questo che sono contento di  presentarvi la sua nuova rubrica di Musica che da oggi vi terrà compagnia.

Grazie al nostro nuovo redattore STEO il leone, il suo avatar antropomorfo che simpaticamente ha accettato di interpretare, Stefano cercherà di farvi appassionare alla Quarta Arte.

LE NOVE ARTI 

Prima Arte:Architettura
Seconda Arte:Pittura
Terza Arte:Scultura
Quarta Arte: Musica
Quinta Arte: Poesia
Sesta Arte: Danza
Settima Arte: Cinema
Ottava Arte: Radio-Televisione
Nona Arte:Fumetto

Con Steo abbiamo pensato che l’approccio più accattivante fosse quello di raccontarvi la Storia del Rock, mediante aneddoti e brani di personaggi famosi, con i loro “detti” a fumetti da snocciolare in una serie di capitoli dalle origini ai giorni nostri.

Se vi piacerà fatecelo sapere, lasciateci i vostri pareri, così alla fine magari anche La Storia del Rock di STEO diventerà un libro entrando a far parte della sempre più pingue collana dei libri in uscita per DETTI E FUMETTI.

Vi lascio con un calzante: “STAY TUNED!”; ne sentirete delle belle con STEO!

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[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione MUSICA – articolo del 12 luglio 2020]

WILLY INTERVISTA STEFANO PANCARI DI ROCK’N’SAFE

Qualche giorno fa il nostro Ambassador Mirò, alias Michele Rovida, è stato ospite di Stefano Pancari, ideatore di ROCK’N’SAFE e CEO di Sfera Ingegneria(**), a parlare della nostra operazione di sensibilizzazione a fumetti contro il COVID 19.

Sfefano su Rock’n’safe racconta come non sia possibile vivere senza l’Arte: “[…] Immaginiamo per un attimo una vita senza Arte. Facciamolo solo per un attimo altrimenti saremmo inghiottiti in una bolla di tristezza. Mentre molti di noi stanno già lavorando, mentre altro stanno facendo il conto alla rovescia, gli artisti e tutto il popolo che lavora a loro servizio sono fermi ai box senza prospettive all’orizzonte. Io desidero tornare ai concerti dal vivo, alle fiere di fumetto, desidero tornare a teatro così come al cinema.[…]

Sfefano ha deciso di mixare Rock e Safety perché ritiene che intervistare delle Safety Rockstar è importante per il grande esempio che riescono a darci quando sono sul palco

Personalmente mi piace molto il suo atteggiamento quando riflette sui momenti difficili del suo lavoro e su come si prefigge di reagire: “[…] occuparsi di sicurezza sul lavoro non è tutto rose e fiori perché ci sarà spesso chi ti schernirà, chi ti sottovaluterà, ci saranno le volte che il tuo “metodo” non funzionerà, ci saranno volte che nonostante le tue raccomandazioni qualcuno si farà male. In quei momenti in cui il morale a pezzi potrebbe farti desistere dalla tua missione, accetta un mio consiglio: metti un bel brano rock, quello che preferisci, ad alto volume, alzati in piedi (fisiologia) e scatenati come se fossi tu a suonare. Non è una formula magica certa, ma ci sono ottime possibilità che dopo tutto darai ragione a quel genio di Pete Townshend e nella tua testa (dialogo interno) tornerà a parlarti quella voce impavida che ti farà fare la differenza”.

Michele e Stefano già si conoscevano; sono entrambe Ambassador di ITALIA LOVES SICUREZZA (*).

Michele ha trovato non poche affinità elettive tra il progetto di ROCK’N’SAFE e DETTI E FUMETTI.

Ce ne ha parlato a Willy e me tanto che Willy, alias Dario Santarsiero, pieno di entusiasmo ha pensato bene di contraccambiare l’ospitalità per farvi conoscere meglio Stefano e il suo modo di coniugare Rock e Sicurezza.

Stefano ci ha regalato una bella intervista raccontandoci come l’Arte e la Cultura vadano protetti, specialmente in questo periodo di ripartenza convivendo con il virus.

Qui trovate una bella chiacchierata tra Dario e Stefano.

CONDUCE:  DARIO SANTARSIERO (WILLY IL BRADIPO)

OSPITE: STEFANO PANCARI

tasto play willy e stefano intervista

 

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -Sezione Musica- articolo del 8 Maggio 2020]

 

(*) ITALIA LOVES SICUREZZA
E’ un progetto ideato e coordinato dalla Fondazione LHS (di Saipem), una realtà no profit che nasce con la missione di diffondere una nuova cultura di salute e sicurezza in Italia, proponendo strumenti pratici per comunicare in maniera innovativa ed emozionale queste tematiche, a partire dai luoghi di lavoro per arrivare ad ogni ambito sociale.
Fondazione LHS, in occasione della Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, nel 2015 lancia il primo roadshow di “Italia Loves Sicurezza”, che si sviluppa in tre tappe: Torino, Milano e Piacenza. In ogni città vengono proposte varie iniziative a titolo gratuito, destinate a diversi target, tra cui laboratori per le scuole, workshop per professionisti e spettacoli teatrali per la cittadinanza.
L’iniziativa è un grande successo e l’obiettivo che Fondazione LHS si dà per le successive edizioni, è quello di coinvolgere sempre più persone in tutta Italia per moltiplicare a livello esponenziale l’impatto generato da questo tipo di attività non convenzionali, legate alla celebrazione della Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, del 28 Aprile. Per fare ciò era però necessario poter contare su una rete di persone intraprendenti e motivate, che avessero a cuore questa missione e potessero mobilitarsi su tutto il territorio per raggiungere l’obiettivo comune: diffondere il virus della Salute e della Sicurezza. Così nascono gli “Ambassador” – portatori dei valori e dei messaggi di “Italia Loves Sicurezza”, che diventa il nome del movimento formato dagli stessi.
Ogni Ambassador contribuisce ogni giorno attraverso le proprie azioni, il proprio esempio, la propria influenza e la propria leadership a rendere l’Italia, un paese più sicuro in cui vivere e lavorare. L’impegno degli Ambassador culmina nel Roadshow del 28 Aprile, con la realizzazione di un evento non convenzionale nella propria città. Nel 2016, Italia loves Sicurezza ha toccato oltre 50 città con un calendario di 100 eventi nelle aziende, nelle scuole, nei teatri e nelle piazze.
Nel 2017 raddoppiano le città toccate dal Roadshow e arrivano a 300 gli eventi organizzati dagli Ambassador, tra cui: laboratori didattici, spettacoli teatrali, flashmob, sessioni di formazione interattiva, programmi radiofonici, video  installazioni e iniziative di edutainment, tutte centrate sui temi di Salute e Sicurezza. Ma è nel 2018 che Italia Loves Sicurezza raggiunge il primo eccezionale traguardo con gli oltre 700 eventi realizzati, per un totale di più di 1.100 eventi in tutta Italia nel primo triennio di vita del movimento.
Un numero simbolico – le stesso delle persone che ogni anno in Italia perdono la vita sul lavoro – che ci ricorda che la strada da percorrere è ancora lunga e in salita, ma ci conferma che un cambiamento è possibile.
Trovi i riferimenti QUI
(**) SFERA INGEGNERIA
E’ una società di consulenza e sicurezza sul lavoro. Trovi i riferimenti QUI

DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA-IL LIBRO

Amici è su AMAZON il libro DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA un libro coroale di YUKIKO KONDO, ERIKA LAVOSI, MARIA CLOTILDE MASSARI, DARIO SANTARSIERO e FILIPPO NOVELLI illustrato da FILIPPO NOVELLI

Potete leggere la trama e sfogliare le pagine facendo click sulla foto

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[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione fumetto -articolo del 16 aprile 2020]

Intervista a Laura Allevato – La moda nella società attuale

Noi di Detti e Fumetti siamo da sempre curiosi di capire tutte le declinazioni dell’Arte. Quello della Moda era un settore rimasto  fino ad oggi inesplorato. Desideriamo colmare questa lacuna.

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Per farlo abbiamo intervistato la nostra amica Laura Allevato.

F.:Cosa è la moda calata nella società odierna?

L.: Cerco di risponderti raccontandoti un fenomeno che sta spopolando in questo periodo e la sta’ facendo da padrone nel settore. Oggigiorno la Moda e’ sempre più alla ricerca di quegli stereotipi che l’acquirente possa riconoscere facilmente come “status symbol” ed il mondo da cui sta’ attingendo a “man bassa”  sempre piu’ e’ quello della musica, in particolare dal mondo dell musica RAP/TRAP.

Personaggi come Kanye West o  Rihanna ad esempio,   oltre ad aver creato dei loro brand e collaborato con case di moda streetwear (Nike, Puma, Adidas, per dirne tre tra le principali), stanno portando avanti (soprattutto sui social) il loro clash di capi sportivi e pezzi unici di brand di alta moda (es: Gucci o Versace ).

I marchi che dominano queste nuove tendenze sono ad esempio: OFF- WHITE, SUPREME, ACOLDWALL.

Io personalmente resto fedele – malgrado debba seguire le leggi del mercato – alla progettazione, che parte da un’idea:  pura, non contaminata, non contestualizzata; il marchio guida resta sempre per me quello di  COMME DES GARCONS.

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F.: Ai nostri lettori,  della persona che intervistiamo, interessa da sempre capire quale sia stato il passaggio che lo ha portato dall’essere un appassionato di una tal arte  al divenire un professionista del settore.

L.: Sinceramente non ricordo bene quale sia stato il momento esatto in cui ho deciso che da grande “volevo fare la stilista”,  ricordo solo che gia’ durante il liceo, amavo disegnare e la moda era entrata nella mia vita. Seguivo il movimento “dark” hai presente…

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Quindi a pensarci bene è stato grazie alla musica, attraverso il modo di vestire dei suoi protagonisti, che tutto è iniziato. La musica ha ispirato da sempre le mie creazioni; con esse ho pensato che  avrei potuto comunicare agli altri quello che era il mio stato d’animo. Per questo motivo ho lasciato la facoltà di architettura per entrare in Accademia di Moda e Costume; da quel momento tutto è iniziato a scorrere in modo molto naturale.

 

F.: Hai preceduto la domanda successiva. Abbiamo dedicato molti articoli al “da grande farò l’artista” illustrando quali sono le scuole giuste da frequentare per raggiungere una preparazione di buon livello. Quali secondo te sono le migliori nella capitale e quelle nelle principali città di Italia?

L.: Io ho frequentato l’Accademia di Moda e Costume,dove sono felice di aver ricevuto una formazione culturale sopra la media rispetto a tutte le altre scuole di moda del momento e di aver studiato approfonditamente anche il costume (non a caso il direttore creativo di Gucci, Alessandro De Michele, che ha frequentato la mia stessa scuola, dimostra in modo eccellente quanto la storia del costume sia fondamentale per la nostra professione).

Oggigiorno si ha più’ scelta in Italia;  sono nate diverse buone scuole di Moda (lo IED a Roma e Milano; il Polimoda a Firenze, la Marangoni a Milano).

F.: Usciamo un po’ fuori dagli schemi: Se tu avessi la bacchetta magica quali dovrebbero essere le principali azioni da  intraprendere per valorizzare il Mondo della Moda che, come si legge dai giornali economici è quello con segno + al pari del Food & Beverage e del Turismo?

L.:  Sarebbe bello non perdessimo il contatto con le ns origini  e che queste ultime venissero tutelate dai Beni Culturali ,  intendo dire che mi piange il cuore ogni volta che marchi storici italiani (Versace,Valentino,Gucci,ecc) diventano di proprieta’ di famose holding del lusso straniere (Kering,LVMH,).

F.: Per concludere raccontaci a cosa stai lavorando ora è quali sono i tuoi progetti futuri prossimi.

L.: Al momento collaboro con la Diesel per cui già avevo lavorato anni fa in qualità di Senior Knitwear Style & Product Manager.  Sto lavorando  per il loro brand Diesel Black Gold,che sfila a Milano.

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collaboro anche con altre aziende in giro per il mondo (soprattutto Cina/Hong Kong)

e fondamentalmente mi occupo dello sviluppo creativo e tecnico della categoria maglieria.

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Ho infatti preferito nel tempo specializzarmi su una merceologia specifica al pari dei   designer che seguono il denim.

E’ un ambito estremamente tecnico, e lo preferisco a quello di chi preferisce fare il tuttologo, come la maggior parte dei miei colleghi.

Tra i progetti che tenevo nel cassetto uno l’ho realizzato gia’ 2 anni fa’,in collaborazione con l’Accademia ,progettando un master di maglieria”Creative Knitwear Design”,oggi portato avanti dall’Accademia e da Modateca. Ne devo realizzare ancora altri di sogni nel cassetto ma  lasciamo che sia il tempo a svelarli!

F.: Allora dobbiamo risentirci presto. Al prossimo sogno realizzato. Ciao Laura

L.: Ciao a tutti i lettori di DETTI E FUMETTI.

[Filippo Novelli  per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE & MODA – articolo del 29 Ottobre 2018]

 

DA GRANDE FARO’ LA CANTANTE LIRICA

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Ho iniziato a cantare fin da piccolissima; non avevo compiuto due anni.

A sei anni ho preso le mie prime lezioni.

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Per me cantare è come respirare. Ogni mattina mi hanno insegnato a fare gli esercizi di respirazione e tutta la famiglia si adegua a questo mio rito.

 

I miei riferimenti sono stati.

I miei primi esempi sono stati i miei genitori, entrambi cantanti lirici professionisti. Da loro ho imparato ad apprezzare il Melodramma, che consiste nel mettere l’opera recitata in musica. Il Melodramma è divenuto fin da subito una vera e propria passione. Puccini è il mio più grande mito anche se apprezzo molto anche i compositori cechi Smetana  e Dvorak.

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 La scuola

Vengo dal Giappone e sono giunta in Italia grazie alla musica ed al canto. L’Italia e la Germania sono due paesi di riferimento per la lirica. Le migliori scuole italiane si trovano a Milano. Roma è famosa per l’Accademia di Santa Cecilia e per il Teatro dell’Opera dove si possono seguire molti corsi di studio e perfezionamento. A Roma ci sono anche molti bravi insegnanti privati ma il mio preferito è il Maestro Alessandro Patalini.

 Applicherò la mia passione

Applicherò la mia passione insegnando la musica, il canto, il pianoforte, ai grandi e – soprattutto – ai bambini! Farò concerti come solista e corista. Attualmente sono orgogliosa di far parte del Coro del Maestro e premio Oscar Ennio Morricone.

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Ciao da YUKY AKITA

[YUKIKO KONDO CIOCCA per Detti e Fumetti- sezione musica – articolo del 21 novembre 2017]

VIOLA e IL POTERE CONSOLATORIO DELLA MUSICA per DETTI E FUMETTI

Mia mamma,  per consolarmi dalle mie prime sofferenze d’amore mi diceva sempre: Se vuoi consolare le tue pene d’amore prenditi un paio d’ore tutte per te, qualcosa da mangiare e ascolta canzoni struggenti, alla fine ti sentirai meglio.

Ma mamma, rispondevo io, passino pure i dolci, ma la musica struggente no! Non farebbe che aumentare la sofferenza!

Sbagli mia dolce Viola, rispondeva lei, conosci la storia di Siringa e Pan? Ascolta…

C’era una volta una splendida ninfa dell’acqua di nome Siringa; un giorno il  dio Pan perse  la testa per lei ed incontrandola tra i boschi cominciò a farle complimenti … era proprio insistente, questo caprone (oggi si chiamerebbe stalker).

Per sfuggirgli Siringa scappò dalle sue sorelle che per sottrarla alle brame di Pan la trasformarono in canneto di fiume che, mosso dal vento, produceva un suono delicato e malinconico.

Pan, che in realtà si era davvero innamorato di lei, per ricordarla ed averla sempre con sé tagliò sette pezzi di canne di diversa altezza e, per consolarsi della perdita della sua amata cominciò a suonare delle meravigliose musiche strappacuore.

Insomma mamma, Le dissi, Pan si consolò con musiche tristi?

Si bambina mia, il potere consolatorio della musica era noto sin dalla notte dei tempi, e vale ancora anche per noi dopo tanti secoli, non dubitare.

[Francesca Pietrocarlo per DETTI E FUMETTI – sezione Musica- articolo del 16 novembre 2013]

WILLY intervista il compositore Mino Freda

Diventare compositore  non è cosa facile. Bisogna avere non solo la sensibilità per far “uscire” le note giuste da uno strumento, ma anche una fervida immaginazione, per trasportarti con la musica in paesi lontani. A Questo penso mentre mi fermo davanti alla
palazzina dove ha lo studio di registrazione  Mino Freda.

Mino mi accoglie sulla porta con una calorosa stretta di mano, poi mi invita ad entrare in una atmosfera decisamente “musicale”.

Nella sala di incisione dove sulle  pareti ci sono i riconoscimenti della passione di Mino per la musica,  troneggia un mixer da regia a cui si affida per creare le sue melodie.

La sua creatività, lo ha spinto a sperimentazioni sempre più mature; così è stato per la radio e la televisione. Le colonne sonore dei vari programmi, e in particolare nel cinema una su tutte il film “Le rose del deserto” del regista Mario Monicelli, hanno  lasciato un segno indelebile non solo nella sua carriera ma anche nel suo animo.

Ovviamente la cosa che mi sta più a cuore, come potete immaginare, è il suo interesse per il teatro.

Tra i vari lavori ha musicato “Allora come va!?” ( il mio ultimo lavoro andato in scena al Manhattan  di Roma, NdA)

 

[W.] A che età e cosa ha scatenato in te la passione per la musica?

 [M.] Non ci crederai, ma sembrerebbe un racconto d’altri tempi. Il mio amore per la musica è nato in una chiesa nella periferia di Roma, la mia parrocchia d’infanzia, a sei anni, quando facevo il chierichetto. In quella chiesa c’era un organo con circa 6500 canne – è uno dei più grandi d’Europa – e di certo non poteva rimanermi indifferente. L’imponenza del suono era così coinvolgente che di ritorno a casa non facevo che suonare un vecchio Bontempi simulando le parti della Messa. In seguito, nel periodo della formazione, la musica sacra antica è stata per me importante per il rigore e la ricchezza delle tecniche contrappuntistiche che sono indispensabili se vuoi comporre musica.

 [W.] Un compositore prestato al teatro, cosa hai provato, visto che vieni da esperienze cinematografiche?

 [M.] Di solito il mio contributo sonoro nel teatro nasce sempre in accordo con il regista che condivide sovente un’idea dell’”uso” del suono che ritrovi poi nel cinema. Se la musica nel teatro conserva in molti casi un impianto da “commento” o qualche volta svolge una funzione specifica per la scena, l’uso del suono e dei rumori tende invece a interagire con il testo drammaturgico e in molti casi lo amplia. Ad esempio, proprio con il regista Raffaello Sasson, (nel tuo “Allora come va”) – anche lui proveniente da esperienze cinematografiche – abbiamo usato il suono secondo le tipiche modalità cinematografiche, con un’attenzione spaziale ben precisa e non solo come apporto evocativo. Insomma, il teatro ha modo di tirarsi fuori dal testo; il suono, in qualche modo, contribuisce così a costruire uno spazio scenico più profondo e più realistico. Quello che voglio dire è che il suono non è solo un condimento, oppure un elemento cha ha una specifica funzione all’azione. Ha un corpo; una sua entità fisica alla stregua della presenza attoriale, della voce, della scenografia, delle luci, etc.

 [W.] Quale è la differenza  emotiva nel musicare un film o uno spettacolo teatrale?

 [M.] Sono due situazioni diverse. Il cinema è una grande macchina che pretende perfezione perché tutto ciò che sarà prodotto deve permanere su una pellicola il più a lungo possibile, per cui ogni elemento partecipa a rendere l’opera “eterna”. Nel teatro l’unico elemento stabile è il testo, per il resto tutto è affidato all’estemporaneità e alla precarietà del tempo … ogni riproposizione del testo è diversa, cambia la compagnia, le scene, i costumi e ogni altra cosa, compreso l’eventuale presenza di musica, di suoni etc.

In fondo se parliamo di teatro di prosa, cioè escludendo forme come le sperimentazioni multimediali o quello di carattere musicale (l’Opera, il musical, la commedia musicale etc.), l’attenzione al suono e alla musica è di solito secondaria. Il più delle volte l’opera teatrale si condisce all’ultimo con qualche intervento di musiche originali e con qualche suono di scena. E’ difficile trovare un testo impregnato di suoni o di musiche con valenze drammaturgiche. Come dire, partire dal suono, così come avrebbe fatto nel cinema uno Stanley Kubrik.  L’idea di teatro borghese, “contemporaneo”, imperniato sul solo “testo”, denota tra l’altro come esso sia lontano dalla sua origine, da quel teatro antico, dove termini come coro, orchestra, riportano a forme di esecuzioni musicali, in cui il testo era intonato e accompagnato da suoni. Questo basterebbe farci riflettere su quanto in passato siano state così vicine le due arti.

 [W.] Cosa ti senti di dire ai giovani compositori che vogliono intraprendere la tua stessa carriera?

 [M.] Il contributo da parte di noi compositori è quello di apportare il massimo di esperienze che provengono da svariate forme e stili musicali. Per questo mestiere occorre essere poliedrici e conoscere moltissimi generi e adattarsi a ogni richiesta proveniente dal regista o dalla produzione. Purtroppo, il panorama musicale odierno è caratterizzato da un’estrema classificazione di generi e pertanto il rischio è quello per cui un regista spesso è costretto ad adattarsi ad un’offerta che potrebbe essere non consona alla richiesta, con un risultato inevitabilmente mediocre. Condivido ciò che consiglia il maestro Morricone: “Il compositore di musica applicata deve conoscere le tecniche di composizione, di orchestrazione e  conoscere bene generi come la musica classica, pop, jazz, la musica popolare etc.; a questo bisogna aggiungere un’ eccellente conoscenza della computer music. Da parte mia consiglierei anche una bella dose di letture, di conoscenza del teatro, del cinema, della danza e finanche delle arti visive. Un po’ troppo? No, solo tanta curiosità per scoprire la “bellezza” nascosta pronta per essere donata agli altri!”

 [W. ]Grazie Mino, a presto!

[M.] Grazie a te Willy, Arrivederci!

“Unchained Souls – soundtracks”, ultimo cd di Mino Freda (CNI 2013)

NOTE BIOGRAFICHE

Mino Freda (Roma 1963), è compositore, sound designer, produttore e storico dell’arte. Dopo un’esperienza  decennale in orchestre sinfoniche e liriche, con cui ha compiuto tournée in Italia e all’estero si è dedicato prevalentemente all’attività di compositore, il più delle volte operando nell’ambito delle arti visuali. Che gli deriva essenzialmente dai suoi interessi di storico dell’arte e in particolare dalle ricerche che da alcuni anni conduce attorno al concetto d’interazione tra musica e arte.

Per Rai Radio Tre ha composto le musiche de “L’occhio magico“. Ha collaborato  con Rai 2 per il programma Ballarò.

Scrive  per  riviste specializzate di musica contemporanea e pubblicato musiche pianistiche per l’edizione musicale “Domani Musica”.

Nel 2006  entra nel mondo del cinema, firmando  le musiche originali dell’ultimo film di Mario Monicelli Le Rose del Deserto, ed. FreeLife Company srl. Pubblicate nel cd soundtrack (CNI 2007). In seguito, faranno parte di una compilation delle colonne sonore dei film compositori del calibro di N.Rota, E. Morricone, C. Rustichelli, P. Piccioni, N. Piovani, A. Trovaioli etc.

Nel 2008, compone e produce l’intera colonna sonora, nonché sound design (ed. mus. Look Studio-CNI) del film dal titolo Totem Blue  del regista esordiente Massimo Fersini (Leucasia prod.2008). Il film ha ottenuto l’Award excellence al Indie Film Fest in california (The Indie Fest).

Nel marzo 2010, e nell’aprile dello stesso anno conquista l’Award Accolade sempre in California.  Sempre nello stesso anno, le musiche del film vengono pubblicate su iTunes (Totem Blue soundtrack) dalla CNI e compone le musiche per il film di Francesca Garcea, Il Volo di Dio (I contrari prod. 2010) e nel 2011 presenta al Festival Internazionale del Cinema di Firenze – I 50 giorni – il suo spettacolo multimediale Silent (movie) Ghost basato su un film muto di genere horror del 1927.

Nel 2012, compone le musiche originali del film-documentario “Giuseppe Di Donna. Vescovo di Andria” diretto dal regista Massimo Fersini (Leucasia prod. 2012) e una serie di produzioni per la pubblicità e spettacoli in DVD.

Il 2013 lo vede produttore con l’associazione culturale Uno.cinque, di cui è fondatore e vicepresidente, del suo ultimo cd per la CNI dal titolo Unchained Souls, una raccolta di musiche scritte per il cinema.

Si interessa di teatro Collaborando come compositore e sound designer a progetti teatrali con i registi Raffaello Sasson (Allora come va, Parenti e serpenti), Mariella Gravinese (Il venditore di attimi) e Nicola Abbatangelo (El Dante). E’ docente IED – Roma al corso di Sound Design.

(Per approfondimenti: www.minofreda.it)

 

 [Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – rubrica di Teatro – articolo del 9 luglio 2013]

Le donne nella lirica

Nessuno degli altri redattori si è preoccupato di dare una giustificazione al suo nome, io si, addirittura ho deciso di farci il mio primo pezzo. Il nostro direttore ci aveva messo due piccolissimi vincoli per la scelta del personaggio: essere degli animaletti ed avere un nome che ricordasse il proprio “talento”. La prima a scegliersi il nome fu l’orsetto lavatore, ovviamente patita dell’igiene, che si chiamò Linda. Poi venne il mio turno: l’esperta di musica del giornale; non potevo che chiamarmi Viola e non solo perchè la viola e’ un bellissimo strumento musicale. Vi era dell’altro. Il mio nome fu un compromesso tra i miei genitori. Mamma è nata a Parma, quindi è melomane nel DNA, nel senso che non ha solo la passione per il “bel canto”, ma ne è così appassionata che ogni appuntamento importante della sua vita ha avuto un punto fermo nelle opere liriche in generale, verdiane in particolare, ca va sans dire.

E la mia nascita non poteva che essere uno di quegli appuntamenti, anche qui ca va sans dire ci sta bene. Ma quale madre avrebbe desiderato per la propria figlia neonata il nome di una donna “traviata”? La mia appunto, ca va sans dire, bene anche qui concedetemelo di nuovo. Per tutta la gravidanza mi ha chiamato Violetta invitandomi a libare ne’ lieti calici, a farmi amare da tal Alfredo, a dire addio al passato ed a sognare di lasciare Parigi, sempre insieme a tal Alfredo. Insomma me la spassavo davvero in quel pancione, mamma cantava bene ed io seguivo con un certo pathos le avventure amorose non solo di Violetta, ma anche di Aida, Mimì, Musetta, Carmen, Dorabella, Madama Butterfly, Gilda, Tosca, Turandot… Ci avete fatto caso? Tutte donne; nella lirica, ma non solo, gli uomini sono mera coreografia, funzionali alle vicende narrate, mentre donne della lirica, ma non solo, lasciano il segno!  Ero li, li per nascere prendendomi questo nome di dubbio rispetto, quando papà, decisamente più sobrio e misurato, intorno al mio ottavo mese e mezzo di soggiorno in pancia, sbottò: “No!  Il nome di una escort, seppur di lusso, per la mia piccolina, per la luce dei miei occhi, proprio no, parliamone!”. Ne hanno parlato nel mezzo mese rimasto ed insieme alla sottoscritta è nato anche il loro primo compromesso: Viola.

[Francesca Pietrocarlo per DETTI E FUMETTI -rubrica di musica – articolo del 10 ottobre 2010]

MUSIC FESTIVAL

Da qualche anno è boom di programmi televisivi dedicati alla musica. Prima non era cosi, forse non lo ricordate. Poi improvvisamente i talent show musicali hanno trainato anche vecchi carrozzoni svuotati come il Festival di Sanremo. E’ già Sanremo, la vetrina istituzionale della canzone italiana tanto bistrattata ma pur sempre ritenuta un appuntamento fisso per noi appassionati di musica. Inutile negarlo, anche chi dichiara di non vederlo, la domenica mattina o il sabato a notte fonda, va a cercare su un qualsiasi sito o sul televideo chi abbia vinto il Festival di Sanremo.

No, non scuotete la testa, tutti lo fanno, forse anche il Presidente della Repubblica legge curioso la prima pagina dei quotidiani per avere questa informazione. Non ho dubbi che addirittura molti intellettuali vadano a sbirciare in cerca di foto e notizie sul Festival. Dobbiamo accettarlo, in fondo alcuni tra i più grandi cantanti ed autori italiani vi hanno transitato. Quando nacque l’idea del festival della canzone Italiana, la città di Sanremo era ancora mal ridotta, con tanti problemi da affrontare e risolvere. Il Teatro comunale era andato distrutto dai bombardamenti, la guerra era finita da poco, però c’era la volontà di uscire dalle terribili memorie di guerra. Anche il festival diede il suo contributo. Era il 29 gennaio del 1951 e dal salone delle feste del casinò su trasmesso per radio il festival che come in un caldo abbraccio  arrivò nelle case di tutti gli italiani. Alcuni ancora ricordano il presentatore Nunzio Filogamo e il suo famoso saluto: “Cari Amici, vicini e lontani…”.

[Francesca Pietrocarlo per DETTI E FUMETTI – articolo del 2 aprile 2011]