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L’EVENTO LIVE QUANDO LA VOCE CHIEDE TEMPO. IL LIBRO, LA MOSTRA DEI RITRATTI E LE INTERVISTE

Care amiche e amici di DETTI E FUMETTI

da oggi potete rivivere l’evento del 28 febbraio 26 presso il polo museale LA VACCHERIA.

Per vostra comodita’ lo abbiamo diviso in due parti:

La storia del blog e la presentazione dell’evento PRIMA PARTE EVENTO

Le interviste SECONDA PARTE EVENTO

[ Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – ARTICOLO DEL 28 2 26]

ROBERTA RUSSO VIZZINO RIPARTE DAL COGNOME – WILLY intervista la scrittrice per DETTI E FUMETTI

Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, abbiamo già intervistato l’attrice Roberta Russo. [Vedi Detti e Fumetti 24 gennaio 2022]. È passato qualche  anno, e ora torniamo a scoprire una nuova Roberta Russo Vizzino che ha lasciato la carriera attoriale per intraprendere quella di modella d’arte e che lentamente va sostituendo con quella di scrittrice; ma lasciamo parlare Roberta.

W. Perché al primo cognome ne hai aggiunto un secondo?

R. Perché credevo fosse giusto. Quando sono nata le leggi erano diverse e mia madre non ha neppure pensato di potermi dare anche il suo cognome. Nel 2023 le ho chiesto se – potendo – l’avrebbe fatto e mi ha risposto: «Sì, in quest’ordine: Russo Vizzino». Il giorno seguente ho avviato la pratica, l’ha saputo quando le ho chiesto il consenso scritto per integrare la domanda. Era stupita che servisse il suo e non quello di mio padre, ma così è. Solo io potevo recuperare quello che per lei non era stato un diritto. Se penso ai due cognomi con i quali oggi posso firmare le cose che scrivo, c’è già dentro una micronarrazione. Russo, comunissimo, evoca immediatamente il rosso dei miei capelli, l’impetuosità del mio carattere, la mia origine meridionale (essendo, di fatto, il corrispettivo di Rossi al Sud). Vizzino, molto raro, richiama invece vizzo: qualcosa di segnato dal tempo. L’appassito, il fragile, il non più perfetto. Qualcosa che ha attraversato una trasformazione e ne è uscito ferito. Forse anche un corpo magro e minuto (quel -ino in cui riconosco il mio metro e cinquantasei d’altezza). Metterli insieme è già una storia minima: socialità e riservatezza, fuoco e appassimento, forza e fragilità. O, forse, qualcosa che brucia proprio perché è consapevole della propria finitezza. Sono io, in due parole. Il mio gesto si configura come un atto di coerenza simbolico. Revocando la cancellazione di mia madre ho posto le basi per evitare la mia. Ho affrontato un anno e mezzo di pratiche, documenti, ostracismi. Per me ha rappresentato un atto politico e identitario. Qualcosa che dicesse: chiunque essi siano, comunque essi siano, i miei genitori sono due e sono questi.

W. Cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera di modella d’arte?  

R. Questa è una storia piuttosto divertente. Non avevo programmato di farlo. Nel 2015 avevo attraversato dei grossi problemi finanziari, non riuscendo più a permettermi di pagare l’affitto di casa. Dopo molte ricerche, ero stata accolta in un convento di Roma, dove – benché io sia sempre stata atea, e abbia ottenuto lo sbattezzo nel 2011 – ero stata bene per qualche mese. La madre superiora mi aveva raccomandato di accettare qualsiasi lavoro fino a racimolare la caparra per affittare una nuova casa e così avevo fatto. Credo di aver svolto ogni sorta di mestiere, in quel periodo. In particolare, mi avevano fissato un colloquio per lavorare in un’azienda vinicola. Quando mi ero presentata, però, il signore mi aveva squadrata dalla testa ai piedi e mi aveva detto di essere un pittore, offrendomi il doppio della paga per posare per lui. Avevo accettato per due motivi: il primo chiaramente era il bisogno, ma il secondo era il desiderio di abbattere il mio stesso pregiudizio sulla nudità. Oltre alla mia personale timidezza, ero sempre stata insofferente nei confronti del nudo anche a teatro, fino all’anno precedente, quando avevo visto La lista di Schindler al Piccolo Teatro Eliseo con la regia di Francesco Giuffrè. C’era un nudo scenico: un gruppo di persone prigioniere che andavano alle docce. Sui loro corpi era proiettata un’immagine mista tra l’acqua scrosciante e il gas mortale. Quella scena mi aveva cambiato irrevocabilmente la percezione del nudo. A tutto avrei pensato in quel momento, tranne che alla sessualizzazione dei corpi svestiti. Replicare l’effetto spettacolare e non sessuale di quel nudo è stata la mia personale crociata nei dieci anni in cui ho lavorato come modella d’arte. A giugno scorso, per esempio, sono stata tra le relatrici del seminario Medicina e Arte, Scarpe Rosse alla Sapienza su invito della dottoressa e professoressa Stefania Mardente che coordina il progetto. Il mio intervento ha riguardato la raffigurazione delle donne nell’arte e come si possa perorare un sistema di uguaglianza tra i sessi anche a partire da immagini e parole. La domanda alla quale ho cercato di rispondere per le e gli studenti che vi hanno preso parte, era se l’arte potesse contribuire a plasmare una società più giusta. Insomma, quello di modella d’arte è un lavoro che mi ha dato tanto, anzi tantissimo, in ogni senso possibile: sostentamento economico, fiducia in me stessa, libertà di creare. Ma oggi sento che anche questo percorso si sta chiudendo naturalmente. Ho deciso da poco di non posare più dal vero e di limitare la mia disponibilità a collaborazioni attentamente selezionate, sia per l’arte figurativa che per la fotografia. La scrittura è il luogo verso cui sto andando. 

W. Vuoi parlarci della scrittrice Roberta Russo Vizzino? 

R. Roberta Russo Vizzino come scrittrice nasce molto prima che io avessi la consapevolezza – o forse il coraggio – di chiamarmi così. Fin da bambina ero innamorata della letteratura. Ho letto l’Odissea in una versione per l’infanzia a nove anni e I promessi sposi a dieci. Avevo una vera ossessione per Giovanni Pascoli: potevo parlarne per ore. I libri mi sembravano oggetti magici. Quando non sapevo leggere chiedevo alle persone adulte di farlo per me. Sapevo – dai racconti di mio padre – che il nonno paterno, mai conosciuto, scriveva poesie. Anche mio padre ne componeva, ma non le metteva su carta: gli chiedevo di recitarmele a memoria, in macchina, per serate intere. E pensavo: “Solo io non sono capace di creare quella bellezza con le parole”. Un pomeriggio dei miei dieci anni, alla nostra Casa delle Rose – una vecchia casa in collina, circondata dai roseti, aveva appena piovuto – me n’ero andata in giardino a sforzarmi di tirare fuori da me le immagini che amavo nelle parole di tutti quegli uomini. E così avevo scritto per la prima volta. Era una poesia. Si intitolava Una goccia di rugiada. A quindici anni avevo scritto il primo racconto breve, Lei, per un amico di penna che viveva a Modena. Tra i diciotto e i vent’anni avevo iniziato a leggere in pubblico le “cose” che scrivevo. C’era un gruppo che cambiava continuamente nella ex sede del PCI di Villa San Giovanni: decine di persone, un paio di candele accese, una bottiglia di Martini bianco che girava di mano in mano e testi letti con un’urgenza quasi febbrile. Poi gli open mic di una taverna di Campo Calabro, che ci offriva da mangiare in cambio delle letture, e molti altri. Io proponevo quasi sempre testi provocatori. Adoravo i contraddittori rumorosi che interrompevano, ribattevano, si accendevano. Frequentavo quasi esclusivamente persone di circuiti intellettuali: gente che scriveva, suonava e faceva arte in mille forme. Quasi tutte persone più grandi di me. La scrittura è partita prima di tutto, ma si è radicata nella mia professionalità per ultima. Forse perché era ciò che amavo di più, e quindi ciò per cui temevo di più il rifiuto. Però mi fa sorridere quando qualcuno pensa che io sia una modella che all’improvviso si è messa a scrivere. Posare mi ha messa al centro dello sguardo altrui, in tutta la mia fragilità, e mi ha insegnato una forma nuova di forza: trasformare il silenzio della posa in spazio immaginativo interiore. Scrivere, per me, oggi, significa rovesciare lo sguardo altrui, ma restare concettualmente nuda. Restituire complessità a ciò che rischia di essere ridotto alla sola estetica. E questo vale tanto per i corpi di carne, quanto per i corpi di testo. Le cose che scrivo nascono sempre da una frattura: familiare, affettiva, sociale. Mi interessa ciò che si incrina, ciò che non combacia con il ruolo che ci viene assegnato. Ho attraversato una miriade di ambienti molto diversi tra loro, forse per questo mi sento fatalmente attratta dalle soglie. Anche quando parto da un dettaglio privato, sotto c’è sempre una domanda collettiva. Vivo la scrittura come una responsabilità. Se dovessi dire chi è Roberta Russo Vizzino come scrittrice, direi che è una donna che prova a “fare cose con le parole”. A trasformare l’esperienza anche più scomoda in fatto comune.

W. Visto il sentimento militante che muove la tua scrittura e il tuo senso  di giustizia, ti riconosci ancora nella figura di Antigone?

R. Prima di rivedermici io, spero che siano altre e altri a rivedermi in lei. Antigone è una delle personagge più complesse del teatro. Ha tutto: se solo sapesse pensare esclusivamente a sé stessa, potrebbe vivere una vita piena e felice, ma sceglie la morte piuttosto che piegarsi all’ingiustizia. Il punto non è seppellire Polinice perché è suo fratello, ma perché è un indifeso davanti a un sopruso del potere. Nella tragedia di Sofocle lei ha quindici anni, eppure non è raro sentire attrici dire che ci si sente mature per interpretarla solo dopo i trent’anni. La quantità di vita necessaria a comprendere il peso di quelle scelte, nella realtà, si conquista con molto più tempo, e a volte mai. Tutto quello che una volta facevo solo nelle assemblee e nelle manifestazioni, oggi lo metto nella scrittura. Per questo parlo di “attivismo letterario”.

W. Cosa ti ha lasciato il progetto sperimentale della Writing Room diretto da Luigi Saravo?

R. Ho conosciuto Luigi perché è stato mio insegnante. Era un corso di perfezionamento attoriale che si chiamava LSD, acronimo di Legge Sesso Delitto che ricalcava la struttura dell’Orestea di Eschilo. Un semestre di alta formazione che mi ha fatto fare diversi incontri fondamentali. Luigi aveva inaugurato anche un progetto collaterale, la Writing Room. Ci incontravamo a San Lorenzo, e il gruppo era composto principalmente da gente di spettacolo, tra cui Walter Da Pozzo, che ricordo con profondo affetto. La cosa straordinaria era l’anonimato. Si scriveva, si inviava il testo a Luigi, e lui rimandava un unico file senza firme, che veniva letto nell’incontro successivo. Per la prima volta ho potuto osservare come le mie parole funzionavano da sole, senza il filtro del mio corpo, del mio sesso, del mio volto. E quei testi venivano notati. Luigi mi ripeteva che la mia forza era nella scrittura e all’inizio questo mi spaventava. Oggi gli sono profondamente grata. Non sono in molte/i ad avere il coraggio di dirci qualcosa che ci ribalta la vita. È lì che ho ritrovato le mie parole, in qualche modo libere persino da me.

W.  Potremmo dire che il percorso teatrale è stato fondante per la  tua carriera di scrittrice?  

R. Decisamente sì. Il teatro mi ha insegnato a smontare le storie tecnicamente, a isolare ogni elemento come fosse un ingranaggio autonomo. Mi ha abituata a vivere tutto prima di narrarlo. Ho imparato ad alzare la tensione, proprio come, nella formazione attoriale, avevo imparato a piangere tecnicamente. È lo stesso esercizio: creare dal nulla l’apparenza di un dolore o di una gioia, rendendoli credibili per chi guarda. Mi ha fatto capire come funziona – e di cosa è fatto – il giocattolo-storia, solo così ho imparato a rimontarlo in modi sempre nuovi.

W. Bene cara Roberta grazie anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti per questa interessante chiacchierata, che ci spinge a guardare dentro se stessi

[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI- Sezione LETTERATURA- ARTICOLO DEL 19.02.26]

QUANDO LA VOCE CHIEDE TEMPO, La raccolta delle interviste di Willy il bradipo

Amici e amiche di DETTI E FUMETTI siamo felici di annunciarvi l’uscita della nostra raccolta piu’ grande delle interviste ritratto dei nostri amici artisti e professionisti di settore scritte negli ultimi dieci anni.

Copertina di Filippo Novelli

Un saggio profondo e complesso che indaga l’arte in tutte le sue manifestazioni

In distribuzione su Amazon nei mercati di tutto il mondo e’ accompagnata da una bellissima recensione

UNA RACCOLTA DELLE MIGLIORI INTERVISTE DAL BLOG DETTI E FUMETTI. UN MANIFESTO CONTRO LA SUPERFICIALITA’ E UN ELOGIO ALLA LENTEZZA. IL METODO BRADIPO E’ BASATO SULLA EMPATIA E SULLA CAMA ED OFFRE ALL’INTERLOCUTORE E AL LETTORE IL TEMPO NECESSARIO PER UNA PROFONDA INTROSPEZIONE E PER RIVELARE LA PROPRIA AUTENTICITA’. IL VOLUME E’ IMPREZIOSITO DAI RITRATTI DI FILIPPO NOVELLI CHE AGGIUNGONO UNA DIMENSIONE VISIVA CHE DIALOGA CON IL TESTO.

Ogni testimonianza e’ preziosa. Una immersione sincera e intima nelle riflessioni degli artisti, rendono questa raccolta un saggio unico nel suo genere capace di dare uno spaccato autentico delle professioni del mondo dell’arte e della comunicazione.

Il punto piu’ alto penso sia stato raggiunto nella intervista quadrupla a delle poetesse. Il libro diviene scrigno di un tesoro fatto di emozioni e sentimenti allo stato puro.

Trovate il libro Qui.

Buona lettura.

Vi aspettiamo alla presentazione del libro e alla esposizione dei ritratti degli artisti intervistati  con tutti i protagonisti il giorno 28 febbraio 2028 alle ore 17 presso il polo espositivo del Comune di Roma -LA VACCHERIA in via L’Eltore 35 – 00144 Roma zona Eur.

Per l’evento ci patrocina il COMUNE DI ROMA IX MUNICIPIO EUR.

Rassegna Stampa

Lazio eventi

Quando la voce chiede tempo a Roma https://share.google/ebvvlaUnzhw4k161w

Slowcult

“QUANDO LA VOCE CHIEDE TEMPO”  – https://share.google/AGpRIivqUuFknjRfn

La vaccheria

Presentazione del libro e la mostra dei ritratti “QUANDO LA VOCE CHIEDE TEMPO, la raccolta delle interviste ritratto di Willy” – La Vaccheria https://share.google/mhluQc51K07GskPyF

Funweek

Quando la voce chiede tempo – Funweek https://share.google/xzma2iHnJ9hGuciJb

BO BO BO EVENTI

Quando la voce di bo bo bo eventi

Oggi Roma

Roma daily news

[FILIPPO NOVELLI PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE LETTERATURA – ARTICOLO DEL 9 GENNAIO 2026]

WILLY INTERVISTA SILVIA CASINI coautrice di “La ragazza che amava Miyazaki”

Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, oggi sono in compagnia di Silvia Casini;

Silvia -E-Bic – di Filippo Novelli

scopriamo insieme la sua biografia: dopo la laurea in Lingue e Letterature Straniere, hai ricoperto il ruolo di project manager presso l’Istituto Internazionale per il Cinema e l’Audiovisivo dei Paesi Latini di Gillo Pontecorvo e Sandro Silvestri. Ti sei occupata di relazioni internazionali e della promozione dei film italiani all’estero. In seguito, ti sei specializzata in marketing strategico e hai iniziato a collaborare con diverse case di produzione e distribuzione cine-tv nel settore del product placement. Negli anni, hai collaborato con diversi siti web e testate giornalistiche. Attualmente gestisci Upside Down Magazine, sei consulente esterna della Hop Film, ghostwriter per l’agenzia Comon e scrivi le riviste Anime Dossier, Anime Enciclopedia e Confidenze. Hai curato la sezione cinematografica della mostra Itadakimasu – Piccole Storie Nascoste nella Cucina degli Anime (Palazzo della Meridiana, dal 12 ottobre 2023 al 28 gennaio 2024). A Roma sei responsabile della programmazione culturale dei Japan Days del Mercatino Giapponese. Nel 2024 con Raffaella Fenoglio e Francesco Pasqua, avete scritto “La ragazza che amava Miyazaki”. Mentre Giulia Tomai ne ha illustrato le pagine.

D. Com’ è nata la passione per Hayao Miyazaki?

S. Tanto tempo fa mi sono innamorata di Miyazaki. È stata una vera epifania.

Principessa Mononoke e La città incantata mi hanno catturato nel profondo, e da lì tutto il resto della sua straordinaria filmografia. Condivido con Miyazaki la stessa passione per lo stupore, per l’eccezionale che si manifesta nel quotidiano, per le parole che toccano il cuore e per i sentimenti che possono spaventare e travolgere.

D. Qual è il punto focale del lavoro del regista Miyazaki?

S. Hayao Miyazaki è noto per il suo approccio unico nel mescolare elementi fantastici con temi universali, dando vita a narrazioni che non solo intrattengono, ma invitano anche ad una riflessione critica sul mondo contemporaneo. Una delle sue caratteristiche più distintive è l’abilità di costruire mondi immaginari ricchi di fascino.

Film come Il mio vicino Totoro e Ponyo sulla scogliera trasportano gli spettatori in universi dove la natura e la magia si intrecciano in una perfetta simbiosi. Tuttavia, dietro questa bellezza visiva si nasconde un messaggio profondo sulla relazione tra l’uomo e l’ambiente. Infatti, Miyazaki mette spesso e volentieri in luce l’importanza della preservazione di Madre Natura, un tema sempre più urgente nel contesto odierno. Inoltre, i personaggi di Miyazaki sono perlopiù giovani in cerca del loro vero sé. Attraverso le loro peculiarità intrinseche, vengono esplorate questioni come l’identità, l’autorealizzazione e le relazioni interpersonali. Un altro aspetto fondamentale è sicuramente l’inserimento di elementi folkloristici e culturali. Le sue opere sono intrise di riferimenti a piatti tipici, a miti, a leggende e a tradizioni storiche, contribuendo a creare un senso di forte autenticità. In questo modo, Miyazaki riesce a evocare emozioni profonde attraverso sequenze visivamente straordinarie, creando un’esperienza cinematografica indimenticabile. Motivo per cui la sua arte diventa un mezzo per sviscerare le complesse sfumature dell’esistenza umana. Infatti, i suoi lungometraggi non solo rivelano un’eccellente maestria artistica, ma anche un forte impegno verso questioni sociali ed ecologiche di indubbia importanza.

D. Con la Città Incantata Miyazaki vuole inviarci dei messaggi positivi, sei d’accordo?

S. Uno degli aspetti più significativi del film è il viaggio di crescita della protagonista Chihiro. Attraverso le sue avventure in un mondo magico e misterioso, ci si confronta con tematiche universali come l’identità, la responsabilità e la determinazione.

La trasformazione di Chihiro, da ragazzina capricciosa a umana coraggiosa, simboleggia il potere della scoperta interiore. Lungo il suo arduo cammino, apprende che l’amore e il supporto sono essenziali per affrontare le sfide della vita, e che anche nei momenti difficili è possibile trovare forza per andare avanti. La dimensione ecologica del film è altrettanto importante. Miyazaki ci invita a riflettere sull’interazione tra gli esseri umani e l’ambiente naturale. La città incantata è popolata da creature straordinarie e meraviglie naturali, ma è anche un luogo minacciato dall’avidità e dalla disconnessione degli esseri umani. La figura del dio putrido, bistrattato e inquinato, rappresenta le conseguenze scellerate delle azioni umane. Inoltre, negligenza e avidità si trovano in apertura con la trasformazione dei genitori di Chihiro in maiali, ma qui potrei soffermarmi per ore e non voglio tediare nessuno. Un altro punto focale del film è il tema della memoria. Molti personaggi, come Haku, non ricordano esperienze passate o addirittura il proprio nome, perché la strega Yubaba rappresenta lo schiavismo per eccellenza. Sottrae sempre parzialmente il nome dei malcapitati che finiscono nella città degli spiriti, motivo per cui a un certo punto non hanno più coscienza della loro identità. E anche su questo aspetto potrei dilungarmi per ore, ma faccio la brava e chiudo sottolineando il fatto che Miyazaki è bravissimo a mettere in evidenza l’importanza di onorare le proprie origini e il proprio passato, perché solo attraverso i ricordi, possiamo costruire un futuro migliore.

D. Aver scritto insieme a Raffaella Fenoglio e Francesco Pasqua “La ragazza che amava Miyazaki” cosa ti ha lascito?

S. Il libro è nato da un’idea di Francesco Pasqua e, dopo un brainstorming con me, ci siamo subito messi in contatto con Raffaella Fenoglio. Da quel momento, abbiamo iniziato a lavorare sulla sinossi. Raffaella e io abbiamo poi redatto la prima stesura del testo. Dopo un primo giro di bozze, il manoscritto è finito nelle mani di Francesco, che, in qualità di story editor, ha riorganizzato interi blocchi. Infine, è tornato nelle mie mani e in quelle di Raffaella per l’editing finale. Dopodiché, è magicamente uscito per Einaudi Ragazzi.

È stata un’avventura che abbiamo amato molto. E senza ombra di dubbio, è stata straordinaria. Francesco ha conosciuto una ragazzina che viveva in una mansarda, proprio come Kiki. Da quel momento, l’idea del libro ha preso forma nelle nostre menti. Infatti, La ragazza che amava Miyazaki è un libro perfetto per chiunque abbia voglia di sognare.

D. Quanto il personaggio di Sofia ti rappresenta?

S. La ragazza che ama(va) Miyazaki sono io, che cerco la vibrante energia umana in ogni sguardo, in ogni gesto, in ogni cuore spezzato.

Io che amo a dismisura il Giappone, tant’è che a Roma sono la responsabile culturale dei Japan Days, una manifestazione di J-culture molto seguita. E in caso qualcuno sia interessato agli anime, ai manga e più in generale all’universo culturale del Sol Levante, vi dico subito che l’inaugurazione dell’edizione primaverile è prevista per il 15 e il 16 marzo. Si terrà presso l’Ippodromo di Capannelle e sì… l’entrata è gratuita. Inoltre, condivido con Sofia anche l’amore per i manga. Sofia vuole diventare una mangaka, io invece sono una manga editor per una casa editrice. Quindi, ci accomuna la passione per questo bellissimo linguaggio espressivo.

D. Puoi anticiparci qualcosa sul tuo nuovo lavoro letterario?

S. Al momento, sono in fase di stesura e purtroppo non posso dire nulla per motivi di riservatezza. La policy degli scrittori rappresentati da agenzie letterarie è molto “rigida” in questo senso.

D. Bene cara Silvia, grazie anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti per la bella chiacchierata.

S. Grazie a voi per l’intervista!

[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI – sezione Letteratura -articolo del 11 febbraio 2025]

Berthe Morisot, pittrice a tutti i costi -Intervista a Maria Cristina Bulgheri

Cari lettori di DETTI E FUMETTI oggi intervistiamo  Maria Cristina Bulgheri.

Maria Cristina illustrazione di Filippo Novelli

Maria Cristina sei nata a Livorno il 22 marzo 1965, ti sei laureata alla Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Pisa con una tesi su Dante, diventato da allora il tuo faro. Hai insegnato cinque anni alla scuola elementare prima di diventare giornalista professionista: sei cresciuta nelle fila del quotidiano Il Tirreno di Livorno, per il quale ancora oggi collabori, pur essendo tornata dietro la cattedra. Un’altalena tra mondo della scuola e mondo dei giornali legato alla nascita dei tre figli (due femmine e un maschio). Da sempre, ma soprattutto grazie a loro, hai stretto un rapporto particolare con la letteratura per l’infanzia. Hai pubblicato il libro “C@ro Babbo Natale” (Felici Edizioni) che ha ottenuto diversi premi in concorsi letterari. Collezioni matite da ogni dove. Le tue storie le scrivi un po’ ovunque: dagli scontrini ai fazzoletti di carta. Su di essi appunti le idee che poi consegni al pc, con il sogno che ce ne sia sempre una nuova dietro l’angolo.

D: La voglia di scrivere   per l’infanzia, è arrivata in concomitanza con la nascita dei tuoi figli o era già presente dentro di te?

MC: Dario, cito una frase che è solita ripetere mia mamma e che recita così: “E’ proprio vero che sei nata con la penna in mano, forse l’avevi già quando eri nella pancia!”. Ho memoria del mio esame della cosiddetta “primina”, sai quello che si faceva (in tempi giurassici) per poter accedere alla seconda elementare, se – come me – eri andato a scuola anticipato. Ecco, dovevo scrivere un pensierino: occupai mezza pagina! Le maestre mi fecero un sacco di complimenti ed io rimasi sorpresa perché non mi sembrava di aver fatto niente di così eclatante. Ricordo poi che, un paio d’anni dopo, cominciavo a cullare l’idea di scrivere un romanzo: il protagonista era un pagliaccio. Alle medie entrai nel trip del giornalismo e fondai il giornalino di classe: si chiamava “Domitilla”. Scrivevo le recensioni sulle canzoni del Festival di Sanremo. Passione, quella della kermesse sanremese, che continuo ad avere! Poi il giornalismo è diventato la mia professione e la scrittura una quotidianità. In maternità si è trasformata in scrittura per i miei i figli: tutte le loro domande, i loro perché mi aprivano orizzonti fantastici che mettevo sulla carta.

D: Cosa ti ha spinto dopo tanti anni, a tornare sui tuoi passi e sederti nuovamente dietro una cattedra?

MC: La necessità di conciliare la famiglia ed il lavoro. Il giornalismo da professionista, in redazione non lo permette, gli orari sono dilatati. Ho chiesto a gran voce il part time ma non mi è stato concesso. La parità è ancora un miraggio. Ci ho pensato a lungo, poi ho deciso che la scuola era comunque una strada che mi apparteneva con altrettanta passione”

  
D: Quanto incide il tuo essere giornalista con la scrittura per l’infanzia?

MC: Può sembrare strano, ma molto. Spesso le idee per qualche racconto, mi vengono proprio leggendo qualche articolo sui giornali oppure da quella deformazione professionale di osservare la realtà per carpirne qualche aspetto da evidenziare. 

D: Perché il graphic novel?

MC: Sarò franca, la scelta dell’etichetta “graphic novel” non è mia, ma della casa editrice. Io pensavo più ad “albo illustrato”.

D: Nel tuo ultimo graphic novel racconti la vita di Berthe Morisot, pittrice impressionista; ce ne vuoi parlare?

MC: Non ho il dono della sintesi ma ci provo. Berthe l’ho incontrata a Milano su una tela dipinta da Edouard Manet in una mostra monografica a lui dedica a. Berthe era la sua modella, amica e forse qualcosa di più, ma poco importa. È stata soprattutto una donna volitiva, piena di talento, che ha sfidato le convenzioni del suo mondo e della società francese di metà Ottocento per inseguire la sua passione: diventare pittrice. Tanto da divenire la cofondatrice con Monet, Degas, Cezanne, Pissarro del movimento che verrà definito Impressionismo, di cui peraltro quest’anno ricorrono i 150 anni dalla nascita.

La culla di Morisot -illustrazione di Anna Novelli (13)

D: Possiamo avere un anticipo del nuovo graphic novel? 

MC: Certo. Nel libro racconto Berthe immaginandola da piccola alle prese con i tubetti delle tempere, mentre sogna campi di fiori e paesaggi marini materializzarsi sulle tele. L’accompagno passo, passo, nella sua “battaglia” per diventare pittrice, in un mondo all’epoca riservato soltanto agli uomini. Una pittrice peraltro innovativa, che rompe con gli schemi della pittura tradizionale, trascinando con sé i suoi amici, “pazzi” come lei, che poi hanno dato vita all’Impressionismo. A tradurre le mie parole in disegni e a dare corpo a Berthe, ci ha pensato poi Marina Cremonini, con i suoi pennelli “magici”. 

D: Una tua caratteristica è quella di scrivere le storie su qualsiasi pezzo di carta, compresi gli scontrini. È un modo per non dimenticare o per seminare?

MC: Sicuramente per non dimenticare: magari un’idea mi viene in macchina ascoltando la radio e al primo semaforo cerco di appuntarla da qualche parte prima che se ne voli via dal finestrino: l’età non aiuta e soprattutto il moto perpetuo delle mie giornate.

D: Sappiamo che collezioni matite da tutto il mondo; quante ne possiedi al momento?

MC: Confesso che non le ho mai contate. Ma sono tante e tutte diverse. Un po’ sono in bella vista sulla scrivania, un po’ sono sistemate in qualche scatola di latta o di legno. Si tratta di lapis presi nei viaggi, alle mostre, nei musei o avuti in regalo. Da quando sono a scuola poi, colleghi e colleghe, alunni ed alunne    contribuiscono alla mia collezione in modo carinissimo. Non li uso, ma l’idea di tener un lapis in mano vale più di mille tastiere!

D: Bene cara Maria Cristina, grazie anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti per questa bella chiacchierata.

Grazie a voi di cuore.

Il Graphic Novel

In “Berthe Morisot, pittrice a tutti i costi” viene raccontata la vita di Berthe Morisot l’unica donna tra i fondatori dell’Impressionismo francese. Quando in Francia, e nel resto dell’Europa, fino a dopo la metà dell’800 alle donne erano precluse le scuole d’Arte. La determinazione di Berthe travalica gli ostacoli del perbenismo, dandole così l’opportunità, di entrare in contatto con gli impressionisti del calibro di Claude Monet, Jacob Pissarro, Alfred Sisley; solo per citarne alcuni.  Tutta la storia è narrata con toni caldi e decisi; l’opera di Maria Cristina Bulgheri è arricchita dalle illustrazioni realizzate da Marina Cremonini; con la sua tecnica ad acquerello, ha dato vita e vigore al racconto, trasportando tutti noi nelle atmosfere della Belle Époque.

[DARIO SANTARSIERO per Detti e Fumetti -sezione arte e letteratura – articolo del 30 novembre 2024]

A STAR BENE SI IMPARA. DARIO SANTARSIERO intervista l’autrice, la sociologa Chiara Narracci per DETTI E FUMETTI

A star bene si impara!

“In un mondo che viaggia fin troppo velocemente si dimentica spesso di prendersi in considerazione in prima persona e nel presente.”

Ritratto di Chiara di Filippo Novelli

Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti vorrei presentarvi Chiara Narracci, sociologa; con lei parleremo del suo libro “A star bene si impara!” Edizioni G.A.Z.. Prima però, due righe di presentazione. Nata a Roma l’08/04/76, ti sei laureata in Sociologia a La Sapienza, hai due master in Consulenza e in Mediazione Familiare, collabori con: il consultorio Centro la Famiglia al Vicariato da 20 anni e con diversi avvocati matrimonialisti. Sei responsabile di diversi sportelli d’ascolto nelle scuole. Docente di Sociologia della famiglia nelle varie sedi italiane della Sicof [Scuola Italiana Consulenti della Coppia e della Famiglia].

Autrice dei seguenti libri: la grande abbuffata, pubblicato con la Regione Sicilia; le favole di Pietro, edizioni progetto cultura; le favole di Bruno, edizioni progetto cultura; le favole di Elena, edizioni progetto cultura.

Il libro di Chiara Narracci “A star bene si impara!” suggerisce come gestire le nostre emozioni e tentare di risolvere al meglio le proprie insicurezze e paure in tutti i campi della nostra vita, che minano il nostro equilibrio sia psichico che fisico. Nella seconda parte del libro, Chiara indica, tramite le favole, dedicate ai propri figli, come i miti e le leggende, ci aiutano ad accogliere e normalizzare le resistenze e le credenze cognitive.

D. Allora Chiara, come mai hai sentito l’esigenza di scrivere “A star bene si impara!”?

C. Per sfatare diversi pregiudizi che ci bloccano nella crescita personale, portandoci a vivere trascinando i piedi…

troppe volte sento affermazioni tipo: le persone non cambiano, al massimo peggiorano! O anche: sono fatto così! 

Di qui l’idea della copertina, dove la pecora Rosa è colei che ha imparato a conoscersi e a volersi bene pertanto sceglie consapevolmente come gestirsi nelle varie situazioni.

D. Perché Conoscere la propria storia di vita e le relative dinamiche relazionali è fondamentale?

C. Ognuno di noi costruisce la propria peculiare storia di vita, in base a come viene più spesso definito dalle figure di riferimento… conoscere come ci siamo strutturati; comprendere come funzioniamo nelle dinamiche interne e relazionali; perdonare le mancanze ricevute ed imparare a compensare da soli

È la strada per la libertà di scegliere quali condizionamenti ricevuti fare propri, perché buoni per noi e quali lasciare andare.

È l’ignorare che ci porta a subire noi stessi e a farci sentire vittime degli altri e degli eventi… possiamo però imparare a gestire il nostro mondo emotivo.

D. Nella tua lunga esperienza come consulente e mediatore familiare, affermi che ciò che ci destabilizza ad ogni età è il mondo emotivo; ce ne vuoi parlare?

C. Grazie all’analisi transazionale di Berne compresi che il mondo emotivo è fermo all’infanzia e che l’imprinting emotivo ha effetti anche sui comportamenti associati alle varie emozioni che adottiamo nel presente. 

Esser consapevoli che gli eventi di oggi sono tanto destabilizzanti perché a percepire la realtà è il bambino che eravamo e non l’adulto che siamo diventati aiuta a ricentrarsi velocemente. Come? Leggi il libro! [Sorride N.D.S.]

D. Quanto la comunicazione influisce sul nostro vissuto?

C. Moltissimo perché le parole deformano, definiscono e limitano la percezione della realtà esterna e interna, se un bambino viene spesso definito pigro si convincerà di esserlo e metterà in scena atteggiamenti in linea con questa etichetta pur di sentirsi considerato. 

Pertanto, conoscere le proprie etichette, comprenderne il peso avuto e scegliere di non metterle in scena è liberatorio.  

D. Nel libro indichi quali sono le regole di base della comunicazione e quali sono gli errori da evitare; ce ne puoi anticipare qualcuno?

C. Penso agli out-out! A tutte le volte che esasperati dall’atteggiamento disturbante di qualcuno gli intimiamo di cambiare pena il perderci… non funzionano! Nella migliore delle ipotesi producono un cambiamento momentaneo dettato dalla paura non dall’amore.

Sono convinta che l’unica leva che funzioni sia l’amore: il mettere in evidenza ciò che amiamo dell’altro, ci aiuta ad esempio ad avere maggior tolleranza verso ciò che ci piace di meno, portandoci ad ingentilire le etichette: un conto è dire ad un figlio, spesso e volentieri, che è un bugiardo, un conto è rimandargli che ha molta fantasia!

D. perché le favole hanno un significato socio pedagogico?

C. Le favole come i miti e le leggende si rivolgono direttamente al mondo emotivo, che come ho accennato e’ fermo all’infanzia pertanto ci livellano tutti ad un comune sentire bypassando le resistenze cognitive e culturali.

Con le favole si esplora il mondo emotivo e lo si normalizza consentendoci di accettarlo come parte di noi e della nostra storia.

Solitamente da adulti quando siamo in preda a forti emozioni ci giudichiamo come inadeguati portandoci a sentirci ancor più destabilizzati, la chiave invece è nel guardare al bambino che eravamo con tenerezza e tranquillizzarlo… per poi godere delle nostre risorse da adulti per gestirci al meglio nel presente.

D. Bene. Cara Chiara, sicuramente hai stimolato i nostri lettori a leggere il tuo libro “A star bene si impara!” G.A.Z. edizioni. Ed approfondire così il tema dell’emotività interiore.

C. Un saluto a te e alle lettrici e lettori di Detti e Fumetti

[WILLY ALIAS DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI- SEZIONE LETTERATURA- ARTICOLO DEL 4 SETTEMBRE 2024]

Da dove arriva l’ispirazione

Da più parti mi è stato chiesto di fare un esempio concreto sul concetto di ispirazione; mi riferisco all’editoriale del 29 maggio 2024 https://dettiefumetti.com/tag/dettiefumetti/. 

Eccolo:  nella foto si vedono un paio di scarpe da ginnastica usate per camminare  nei  sentieri  di montagna o per antichi borghi  di cui l’Italia è felicemente ricca. Ma non è di questo che vi volevo parlare. Le punte di entrambe le scarpe indicano un orizzonte  spezzato  in lontananza da un monte. Ed è proprio  la distanza tracciata dalle  scarpe ad aprire le porte all’ispirazione. Da qui in poi  si naviga in un  oceano sconfinato costellato da pensieri  e  sensazioni  che scaturiscono da quella linea immaginaria che  le punte delle scarpe hanno tracciato.  Averle osservate con occhio distratto mentre esauste, si asciugano al sole  dopo i trenta minuti passati in lavatrice a trenta gradi e  rimanerne completamente affascinato, è stato, almeno per me, naturale. Questo per ribadire il concetto, che l’immaginazione e la fantasia, che fanno parte indissolubile dell’ispirazione, vanno si educate fin da bambino, ma devono essere sottoposte ad un continuo allenamento, sia mentale che visivo. Per fortuna, non siamo tutti uguali, di conseguenza l’ispirazione non scaturisce   dalla vista di un paio di scarpe, ma può, o meglio  deve, arrivare da tutto ciò che ci circonda.

[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE LETTERATURA- ARTICOLO DEL 23 AGOSTO 2024]

SIBILLA- IL SEGRETO DI PIETRA Michele Sanvico- Norcia 29 luglio 2023

Cari amici di Detti e Fumetti, vi segnalo un nuovo libro di una nostra vecchia conoscenza. Nell’ambito della ESTATE NURSINA 2023, SABATO 29 LUGLIO, Michele Sanvico presentera’ un libro sullaLEGGENDA DELLA SIBILLA DEGLI APPENNINI

Alle ore 18:00, presso lo Spazio DIGIPASS del Comune di Norcia (Via Solferino). “Sibilla – Il Segreto di Pietra”, la storia delle leggende dei Monti Sibillini.

Non mancate.

(Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI- sezione letteratura – articolo del 27 luglio 2023)

GAIA ZUCCHI – IL LIBRO: LA VICINA DI ZEFFIRELLI PRESENTA DARIO SANTARSIERO

Gaia Zucchi, attrice poliedrica e internazionale, ha come vicino di casa Gian Franco Zeffirelli. Sembra l’inizio di una pièce teatrale ma è la pura realtà. Gaia è stata veramente la vicina di casa del grande maestro, ed ha avuto la possibilità di interagire con Zeffirelli per molti anni fino alla morte del regista. Questo patrimonio di: aneddoti, conoscenze, dialoghi e tutta una serie di situazioni grazie alla “convivenza” con Zeffirelli, Gaia lo ha voluto salvare in un’ avvincente e esilarante autobiografia dal titolo “La Vicina di Zeffirelli” De Nigris Editore

W. Allora Gaia come accennavamo nella precedente intervista del 6 ottobre qui hai scritto un libro autobiografico, ce ne vuoi parlare?

GZ. La Vicina di Zeffirelli è il mio primo libro romanzato autobiografico, ed è un’esperienza meravigliosa che mai avrei creduto possibile ma è stata anche una grande fatica, giorno e notte non ho fatto altro che pensare a questo libro a quello che dovevo aggiungere a quello che dovevo togliere. Ho deciso di scriverlo perché erano anni che tutti i miei amici mi esortavano a scrivere un libro, poi in sogno è arrivata la mia mamma Mirella e mi ha detto che era arrivato il momento di scriverlo. Ho voluto fortemente questo libro perché noi siamo di passaggio in questo mondo, ed io ho sentito il bisogno di lasciarlo ai miei figli come una traccia tangibile e preziosa del mio passaggio. È stato molto faticoso raccontare gli aneddoti della mia vita attraverso l’amicizia con Zeffirelli che è stato il mio mentore amico e maestro, perché avevo tanta voglia di raccontare ma che non sapevo da dove iniziare. Ma la voglia di scriverlo mi ha dato la forza di andare aventi. Ho dedicato questo libro a mia madre Mirella, oltre ad essere stata una grande guerriera è stata la persona migliore che abbia conosciuto a questo mondo e ai miei figli che sono il proseguimento di me stessa.

W. Che sensazione hai provato, riferendomi al libro, quando hai scritto la parola fine?

GZ. La parola fine io non l’ho ancora scritta, in realtà nonla voglio scrivere, perché sto ancora correggendo; il libro uscirà a fine dicembre, spero di fare in tempo. Se volete potete acquistarlo con il pre-order dandomi così la possibilità di salire la classifica e farlo tradurre in varie lingue, perché Zeffirelli era un uomo internazionale di grandissima cultura. Come ho detto prima non voglio scrivere la parola fine perchè è una parola tremenda; è bello l’inizio, non la fine; quindi, non l’ho ancora scritta

W. Stiamo morendo dalla curiosità, puoi raccontarci un aneddoto?

GZ. Mi dispiace ma per ragioni editoriali, non posso spoilerare il libro, posso però raccontarvi l’episodio dei cagnolini di Zeffirelli. Nella sua meravigliosa villa a Positano, dove io sono stata ospite diverse volte e che adesso è stato trasformato in un albergo dove solo i miliardari possono andare,io avevo una stanza che dava sul mare, passeggiavo per il giardino pieno di olivi e di alberi di limoni ed ho conosciuto ospiti internazionali che sono citati nel libro ma che ora non posso svelarne i nomi, Zeffirelli che amava più i cagnolini che le persone, quando era l’ora di pranzo suonava una campanella e noi accorrevamo a mangiare, però Zeffirelli prima faceva accomodare i suoi jack russell intorno ad un tavolo e poi mangiavano gli ospiti. Questo episodio mi ha profondamente colpita lasciandomi un ricordo indelebile. Tutti i personaggi internazionali che ho incontrato e che sono citati nel libro hanno un aneddoto simpatico e divertente, ma lo scoprirete solo leggendo il mio libro  

W. Che eredità ti ha lasciato Zeffirelli?

GZ. Un grande amore per tutte le forme d’arte, perché Zeffirelli era veramente una persona eclettica e profonda, empatica e generosa. Mi ha lasciato il suo patrimonio culturale e i suoi preziosi consigli sull’impegno: sia sul lavoro che sullo studio e lui metteva in pratica i suoi consigli con una pignoleria che rasentava l’inverosimile. E’ da poco uscito un documentario su Zeffirelli, all’interno del quale parla il mio ex marito padre di mio figlio che ha prestato la casa dove viveva Zeffirelli e che racconterà la sua esperienza con il Maestro. Gian Franco mi ha lasciato oltre ai suoi meravigliosi film, l’amore per l’arte ed è un amore per cui vale la pena vivere

W. Bene, grazie Gaia, anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti. Il libro uscirà nelle librerie il 12 febbraio, in concomitanza con il  centenario di Gian Franco Zeffirelli. Ai più curiosi lascio il link https://www.denigriseditori.it/shop/la-vicina-di-zeffirelli/ dove poter ordinare il libro; chi lo farà, riceverà a dicembre  in anteprima oltre al libro, l’autografo e una dedica personale di Gaia Zucchi più un piccolo bonus e l’invito alla presentazione.

[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTO -SEZIONE CINEMA E TEATRO- ARTICOLO DEL 12 novembre 2022]

 

Willy il bradipo alias Dario Santarsiero intervista Edoardo Albinati

Cari lettori di Detti e Fumetti, oggi ho il piacere di intervistare lo scrittore Edoardo Albinati.

RItratto di Filippo Novelli

Sei nato a Roma nel 1956, hai studiato al Liceo classico San Leone Magno (dove è ambientato il tuo romanzo La scuola cattolica) con Walter Mauro; hai però frequentato l’ultimo anno di scuola al Liceo classico statale Giulio Cesare, dove hai conseguito la maturità classica. Dal 1994 svolgi attività di insegnamento all’interno del penitenziario di Rebibbia. I tuoi esordi avvengono all’interno della rivista Nuovi Argomenti della quale entri a far parte nel 1984. Con il regista Giorgio Barberio Corsetti hai scritto Il colore bianco, andato in scena per le Olimpiadi di Torino 2006. Dal tuo libro Orti di guerra sono stati tratti venti episodi realizzati da Radiotre Rai (1997) con musiche di Fabrizio De Rossi Re (nell’edizione Fandango 2007). Nel 2002 hai lavorato presso l’Alto commissariato ONU per i rifugiati in Afghanistan e nel 2004 hai partecipato a una missione dell’UNHCR in Ciad, pubblicando reportage sul Corriere della Sera, The Washington Post e La Repubblica. Il libro Il ritorno. Diario di una missione in Afghanistan ha vinto nel 2003 il Premio Napoli Nel 2002 hai vinto, nella sezione Poesia, il Premio Nazionale Rhegium Julii, con Sintassi italiana; nel 2004 hai vinto il Premio Viareggio con il romanzo Svenimenti. Sei stato vincitore del Premio Strega 2016 con il romanzo La scuola cattolica pubblicato da Rizzoli. Proclamato vincitore l’8 luglio 2016. Il 30 agosto 2022 è uscito, edito da Rizzoli Uscire dal mondo. In questo libro Albinati tratta un tema di estrema attualità: siamo noi che ci rendiamo inaccessibili agli altri o sono gli altri che ci confinano in piccoli spazi?

W. Perché hai deciso di fare lo scrittore?

Fin da bambino mi sono appassionato alla lettura, al suono e al senso delle parole. Scrivere è il mio modo di immaginare e ragionare. E la lingua è l’unico campo in cui mi trovo veramente a mio agio.

W. Che senso ha oggi la letteratura?

E’ una delle poche cose che può dare, insieme, conoscenza e piacere. Serve a superare i propri limiti, ad allargare la propria vita, permettendoti di viverne altre per interposta persona.

W. Chi o cosa ti ha ispirato il libro “La scuola cattolica”?

Il fatto che i responsabili del Massacro del Circeo erano stati miei compagni di scuola. E che uno di loro, Angelo Izzo, nel 2005, cioè trent’anni dopo il primo delitto, sia di nuovo tornato a uccidere. Dunque, quel passato non era veramente passato… Ma io non volevo raccontare solo i crimini, piuttosto la mentalità, la vita borghese, le famiglie, il quartiere, appunto la scuola in cui avevamo studiato, insomma tutto ciò che sta intorno e dietro a quella storia. La vita cosiddetta “normale” in mezzo alla quale è piombato quel macigno.  

W. All’interno del tuo libro “La scuola cattolica” c’è una richiesta non detta da parte dei maschi di avere dei contatti tra di loro che non siano esclusivamente di tipo competitivo. Ce ne vuoi parlare?

Credo che i ragazzi abbiano un bisogno di intimità e di tenerezza niente affatto diverso da quello che provano le ragazze, ma che purtroppo si sentano a volte costretti ad assumere pose da duro e comportamenti violenti per dimostrare la propria virilità. È un equivoco tremendo, un meccanismo perverso che andrebbe smontato. 

W.Nel tuo libro di poesie “Nella tua bocca è la mia religione” anche questo in parte autobiografico, dichiari il tuo amore per il corpo umano e in special modo per quello femminile. E così?

Noi siamo il nostro corpo, con i suoi difetti e la sua bellezza. La poesia parla sempre di questi aspetti sensuali che ci fanno tanto soffrire e godere. Il corpo è sempre pieno di sorprese, è un campo di ricerca e di attrazione inesauribile. Io ne sono solo un umile e sventato esploratore. Diciamo che i miei sul corpo amato sono “esercizi di ammirazione”.

W. Perché la decisione di insegnare nel carcere di Rebibbia?

Per conoscere un mondo ignoto, e frequentare gente di ogni tipo, normalmente molto diversa da me. Le persone simili a me mi annoiano. Insegnare lì è un bell’esperimento.

W. Il tuo sogno nel cassetto?

Devo essere sincero? Non ne ho. Anche perché sono totalmente incapace di immaginare il futuro. W. Bene, grazie caro Edoardo, anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti per questa interessante chiacchierata

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione Letteratura – articolo del 19 settembre 2022]

Willy il bradipo, alias DARIO SANTARSIERO intervista ENZO CASERTANO

Ben trovati cari lettori di Detti e Fumetti, dopo la pausa estiva oggi scambieremo quattro chiacchiere con l’attore Enzo Casertano.

Allora Enzo sei nato il 25 luglio del 1970 a Napoli tra il 1991 e il ’94 hai frequentato la scuola di recitazione Accademia Napoletana di Teatro di Armando Marra. sei un attore di teatro, cinema, televisione. ]Tra i tuoi lavori figurano partecipazioni a vari film 5come Amore a prima vista  [1999], Mari del Sud [2000], Dentro la città [2003], Un’estate al mare 2008, Tatanka [2011] e la commedia E io non pago [2012].In televisione lo ricordiamo ne I bastardi di Pizzofalcone [2017] Nero a metà 3 [2022] Il commissario Ricciardi 2 [2022]

W. Perché hai voluto fare l’attore?

Se ti dicessi che da bambino sognavo di fare l’attore sarebbe una bugia, ho scoperto verso i 18 anni che forse questa poteva essere la mia strada per evadere dalla vita che mi si prospettava ma devo dire che ad un certo punto è il Teatro, il Cinema che sceglie te, non il contrario inizi a lavorare e se funzioni e soprattutto se  hai un carattere e una tenacia adatta inizia la carriera.Sono stato anche fortunato ad avere subito dopo la scuola di Teatro delle chance che ho sfruttato per allargare le mie conoscenze in questo mondo ed oggi sono ancora qui ad imparare  centinaia di battute a memoria, una faticaccia ma qualcuno diceva che quando fai della tua passione un lavoro non ti pesa più di tanto.

W. Che cosa è per te l’applauso?

L’applauso è come una pacca sulla spalla che ti dà il pubblico, l’apprezzamento, il riconoscimento che tutti gli artisti cercano. C’è però da dire che ci sono diversi tipi di applausi, quello di cortesia che ti fa un pubblico educato a fine spettacolo, quello grato, sempre ai saluti finali, quello a scena aperta che , forse, è il più ambito, quello di sortita (la prima entrata in scena dell’attore) che è un applauso sulla fiducia per quello che hai fatto prima. Io li riconosco e me li prendo tutti quando arrivano ma è sempre meglio non aspettarsi nulla e lavorare bene tenendo sempre un orecchio al pubblico e alle sue reazioni per non coprire con le battute le loro risate e i tanto agognati applausi.

W. Dal punto di vista professionale, cosa ti insegna un fallimento?

La carriera dell’attore è coronata da una miriade di piccoli e grandi fallimenti, basti pensare alla differenza tra i provini fatti e i lavori svolti. Ci vuole una forza d’animo non indifferente per affrontare i “no” e pensare alla prossima occasione,per questo nell’altra domanda ho parlato di carattere e di tenacia perché se si è mentalmente deboli il fallimento e la competitività ti può distruggere in poco tempo. La speranza che qualcosa di bello accadrà ti deve accompagnare sempre nel percorso, anche perché non siamo degli atleti che hanno un’età in cui devono smettere, è come giocare ad una roulette,il tuo numero,il famoso ruolo della vita, può arrivare quando meno te lo aspetti, è questa la forza di chi fa del fallimento un trampolino per saltare più in alto la prossima volta.

W. Cosa ti ha dato il cinema e cosa il teatro?

Il Teatro è sempre stato la mia vita, ho iniziato su quelle tavole e non lo abbandonerò, il Teatro mi ha dato sicurezza, autostima, amici, amori, serate memorabili e altre meno.Una marea di emozioni grazie a questa magia che ti trasforma ,migliora o peggiora ma che ti fa sentire vivo.

Il Cinema è un mezzo completamente diverso come impatto, ci sono arrivato un po’ dopo rispetto al Teatro ma sicuramente mi ha dato e sta dando soddisfazioni. Al Cinema, a differenza del Teatro, mi hanno dato più ruoli drammatici che comici, questo mi ha consentito di mettere in mostra anche il mio lato umano carico di ansie,paure e sensibilità quando ci sono riuscito naturalmente (ride). Si dice che il Teatro lo fa l’attore e il Cinema il Regista ma io credo che un successo lo fa una buona squadra sia da una parte che dall’altra.

W. Mentre la televisione?

Ormai c’è grande commistione tra Cinema e Televisione,grandi Registi di Cinema lavorano per la TV, l’avvento delle piattaforme ha alzato il livello delle serie, quasi costringendo le TV generaliste a fare meglio ed i risultati si vedono nelle produzioni degli ultimi anni.Per tornare a me, la TV mi ha dato grande visibilità sia attraverso vari spot di cui ero testimonial qualche anno fa (TeleTu,Pizza Buitoni) e sia per i vari ruoli nelle serie TV. La televisione entra nelle case di tutti è una bomba mediatica per un attore, se fai una prima serata in TV è facile che il salumiere sotto casa ti dica di averti visto. Mia madre per esempio e’molto più felice se faccio una serie per le TV generaliste che se partecipo ad un festival cinematografico.E’ quella scatola che fa sognare gli italiani dagli anni 50. Andare in TV resta sempre un sogno da realizzare.

W. tra i vari registi che ti hanno diretto, chi ha lasciato un segno indelebile?

           Per il Teatro vorrei ricordare un attore napoletano con il quale ho mosso i primi passi, Armando Marra, lui mi ha insegnato i primi rudimenti nella sua scuola e mi ha fatto capire di poter fare questo lavoro, sempre per il Teatro non posso non citare il grande Aldo Giuffrè che mi ha preso in compagnia da giovane e mi ha insegnato veramente tanto sia sulla scena che fuori,uno dei più grandi attori italiani con cui ho avuto la fortuna di lavorare.

             Nel Cinema ho   lavorato con  tanti bravi Registi ed ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa. Sicuramente Gianni Amelio è stato un incontro bellissimo ,un grande Maestro, Carlo Vanzina, competenza, bravura e signorilità ma molti altri

Saverio Costanzo Ricky Tognazzi, Giuseppe Gagliardi, Roberto Andòe tanti altri. Ora sono sul set con Francesca Archibugi come posso non citarla, artista di una sensibilità rara ma non sono io a scoprirlo.

W. Hai appena finito di girare un film con un cast internazionale, ce ne vuoi parlare?

Del film posso dire praticamente nulla perché ho firmato un accordo di riservatezza con la produzione ma è stata una grande esperienza,un grande set e sono sicuro un grande film. Lavorare con questi professionisti di fama mondiale mi ha reso orgoglioso. È un film molto atteso e sicuramente lo vedremo tra qualche mese, di più non posso dire.

W. Il tuo prossimo spettacolo a teatro?

Ho una stagione teatrale molto movimentata come sempre del resto, fortunatamente. Inizio il 6 Ottobre al Teatro degli Audaci a Roma con “Cuori senz’acqua” di e con la Regia di Luigi Russo, continuo dal 1 Novembre al Teatro 7 con Paola Tiziana Cruciani in “Chi l’ha vista”

Ed ancora “Una canonica per 2” con Francesco Procopio con il quale continuiamo anche la tournée di “Non ci resta che ridere” grande successo della scorsa stagione, nei pochi mesi liberi riprenderò due spettacoli “Game Lover’ e ‘Io e Kate’ con Alessandra Merico che ne è anche l’autrice. Una stagione bella piena, vi aspetto a Teatro.

W. Il tuo sogno nel cassetto?

Nella vita è di trovare stabilità e tanta serenità. Nel lavoro molti sogni si sono avverati ma il mio cassetto è senza fondo quindi mi aspetto non di svuotarlo ma almeno di renderlo più leggero. (ride)

W. Bene Enzo, grazie anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti per questa bella chiacchierata

Grazie a te per l’intervista e a tutti lettori per averla letta. Vi abbraccio tutti.

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione Letteratura – articolo del 19 settembre 2022]

PRESENTAZIONE DEL LIBRO MARGARET FULLER, CORRISPONDENTE DI GUERRA, Quando Roma Capitale era un sogno di MARIO BANNONI per DETTI E FUMETTI

Cari lettori di DETTI E FUMETTI oggi abbiamo fatto quattro chiacchiere con lo scrittore Mario Bannoni

Autore di MARGARET FULLER, CORRISPONDENTE DI GUERRA, Quando Roma Capitale era un sogno.

F. Mario presentati ai nostri lettori

M. Prima di tutto non sono “uno scrittore” ma soltanto un appassionato di storia che studiando il nostro Risorgimento ha incontrato sulla sua strada il personaggio Margaret Fuller, una donna che amava molto il nostro Paese, da cui è purtroppo stata per tanti anni ignorata, e sta facendo di tutto per farla conoscere come merita;

Sono una persona a cui piace frugare nelle pieghe del passato per scovare tra le cose dimenticate le analogie che ci possono essere con il presente e, possibilmente, trarne insegnamento per il futuro. Insomma, la scrittura non è fine a sé stessa ma il risultato delle ricerche, delle osservazioni e delle esperienze che ho fatto, a beneficio mio e degli altri. Ma soprattutto un divertimento, non un lavoro in senso stretto, anche se libri come questi comportano anni di impegno.

F. Ho letto della vita di Margaret Fuller, ci vuoi raccontare meglio chi è stata?

M. In estrema sintesi, anche perché non voglio togliere al lettore il gusto di scoprire chi fosse dalla mia biografia del 2012 “Vi scrivo da una Roma barricata”, Margaret Fuller fu “figlia del New England per nascita, cittadina di Roma per adozione, cittadina del mondo per il suo genio”, come sta scritto sul suo monumento a Cambridge nel Massachusetts.

Donna coltissima, aveva studiato Roma e l’Italia già nel suo paese, e quando giunse qui sentì di essere giunta a casa, non di stare viaggiando.  Essendo una delle principali redattrici del suo giornale, fu incaricata di scrivere dei reportage dall’Italia: il caso volle che il suo lavoro a causa degli eventi politici e militari si trasformasse sino a farla diventare la prima donna corrispondente di guerra della storia.

F. Perché un libro su di lei e come si struttura?

M. Ho studiato a lungo la vita e le vicessitudini di Margaret, personaggio epico ed affascinante [..] Il libro è la raccolta di 27 reportage da tre diverse pubblicazioni tradotte in italiano: 

La New-York Daily Tribune (il suo giornale, per cui scrisse 25 articoli, prima e dopo la rivoluzione romana)

Il People’s Journal di Londra (per il quale scrisse un articolo in difesa di Giuseppe Mazzini, allora sotto attacco da parte di un giornale francese in lingua inglese).

La Democratic Review di Washington (per la quale scrisse un articolo “Ricordi del Vaticano”, che è in assoluto il suo ultimo lavoro giornalistico).

F. Un reportage di una guerra passata, la prima grande guerra di epoca moderna per la Roma se vogliamo, quando risuonano gli echi di una altra guerra nella nostra cara Europa, che significato assume?

M. Esatto. Nella mia prefazione ho esattamente colto proprio questa analogia, l’utilità di questa opera si basa proprio su ciò. La sola curiosità non giustificherebbe la lettura di un libro come questo che in 640 pagine riporta articoli di giornale di 200 anni fa.  L’analogia tra i fatti politici e militari di cui la Fuller fu testimone a Rome e gli avvenimenti più recenti è sorprendente. “Nel 1849 un corpo di spedizione francese sbarcò a Civitavecchia fingendo di portare al popolo dello Stato Romano la propria fraterna solidarietà. No, le truppe francesi non erano qui per sopraffare con la forza il governo di Roma: avevano innalzato l’albero della libertà, mostrato il tricolore francese insieme a quello italiano, accolto con parole rassicuranti i delegati dell’Assemblea costituzionale romana. Ma dopo pochi giorni con la scusa di esercitazioni di routine, spostarono le proprie forze su posizioni più strategiche, misero Roma sotto assedio e in breve tempo sconfissero le forze romane e abbatterono il governo che i romani si erano democraticamente dati.

Difesa di Roma, 29 giugno 1849
litografia di De Belli & Calamatta (MCRR)

Margaret Fuller, allora presente a Roma, ha testimoniato con i suoi reportage scritti su carta, con penna e inchiostro, e apparsi sul giornale dopo più di un mese dai fatti perché viaggiavano per nave, quello che oggi i corrispondenti ci raccontano e ci mostrano in diretta al telegiornale o su internet. Tutto è cambiato, ma non è cambiata la falsità con cui certi despoti si impossessano degli stati più deboli.”  

F. Quelli che tu narri, furono anni cruciali per il Risorgimento Italiano. Volendo fantasticare sugli eventi non accaduti e  senza scendere nel “politico stretto”,  come sarebbe oggi l’Italia se la Repubblica Romana avesse resistito? In particolare ci sarebbe potuta essere una  Italia democratica del Centro-Sud?

M. Quel periodo sembra molto complesso, ma si può semplificare così: esistevano due opzioni militari per liberare e unificare l’Italia allora divisa in sette, otto stati, di cui uno sotto dominazione straniera.  La prima opzione era quella monarchica, la seconda quella repubblicana.  Fallita l’opzione monarchica con la disfatta di Carlo Alberto, non supportato dagli altri sovrani italiani, tra i quali il papa, che a quei tempi era anche “re”, l’opzione repubblicana prese slancio, al punto che non solo a Venezia fu dichiarata la repubblica, ma anche a Firenze, a Genova e a Roma.  Roma doveva costituire il nucleo centrale al quale le altre repubbliche avrebbero dovuto aggregarsi, tanto è vero che l’Assemblea Costituente romana fu formata anche da rappresentanti non solo eletti a Roma, ma in tutta Italia.  Con i se e i ma non si fa la storia, ma se la Repubblica Romana non fosse stata abbattuta dall’intervento francese forse non avremmo dovuto vivere una tanto lunga parentesi monarchica e autoritaria, e attendere cento anni per vedere applicata una Costituzione democratica. 

9 febbraio 1849 – proclamazione della repubblica romana

F. Ci hai incuriosito molto e questo era lo scopo di questa chiacchierata. Dove troviamo il tuo libro? Quando e dove lo presenterai prossimamente?

M. Il libro è disponibile presso tutte le librerie e anche acquistabile o prenotabile da subito online presso i maggiori siti come Amazon, Hoepli, IBS, Libreria Universitaria, ecc. 

Potete andare sul sito mediante il link facendo click QUI

Il libro presenta oltre un centinaio di immagini d’epoca, con personaggi difficilmente visti da giovani tra i quali Mazzini, Garibaldi e perfino Karl Marx.

La presentazione ufficiale sarà il 27 settembre prossimo, in occasione dei 150 anni di Roma Capitale d’Italia (in ritardo per il Covid), alle ore 18:30 presso la Fondazione Studi per il Giornalismo Paolo Murialdi, via Augusto Valenziani 11 (piazza Fiume). Sarà presente Giuseppe Garibaldi, pronipote dell’Eroe, presidente dell’Istituto di Studi omonimo che ha sostenuto la pubblicazione del libro.

La bandiera della Repubblica Romana

F. Grazie a nome dei lettori di DETTI E FUMETTI, l’hub nel web che collega le diverse arti, in primis la letteratura.

M. Grazie a tutti voi! A presto.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Letteratura- articolo del 1 settembre 2022]

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “Non eravamo dominati che dal cielo” – La riscoperta ottocentesca dei Monti Sibillini nei documenti del Club Alpino Italiano di MICHELE SANVICO

Cari lettori di DETTI e FUMETTI, vi proponiamo oggi un’intervista al fisico e scrittore Michele Sanvico, autore di un volume dal titolo “Non eravamo dominati che dal cielo – La riscoperta ottocentesca dei Monti Sibillini nei documenti del Club Alpino Italiano”, pubblicato da Edizioni Il Lupo.

Ritratto di MICHELE SANVICO di Filippo Novelli

Siamo curiosi di scoprire, assieme a voi, perché il nostro amico Michele abbia deciso di dedicare un libro proprio ai Monti Sibillini e perché queste montagne, che molti non conoscono nemmeno, possano rappresentare una interessante scoperta non solo per il lettore ma anche per l’escursionista più appassionato.

F. Michele, i Monti Sibillini, questi sconosciuti, che come saprai è una delle location del nostro fumetto OSVY quindi luogo a noi caro.

Perché scrivere un libro proprio sui Monti della Sibilla, una serie di picchi appenninici situati tra l’Umbria e le Marche?

M. Quando si parla di Monti Sibillini ovviamente la Sibilla c’entra sempre: è lei la protagonista di questi luoghi. Molti non sanno che ben prima che nascesse il moderno escursionismo, e parliamo dunque di centinaia e centinaia di anni fa, i Monti Sibillini erano già famosi e conosciuti in tutta Europa a causa delle oscure leggende che vivevano tra quelle cime.

A partire dal Trecento molti studiosi e letterati ne hanno scritto e moltissimi viaggiatori si sono recati a Norcia, in Umbria, o a Montemonaco, piccolo borgo situato sul lato marchigiano, per salire fino alle vette di quelle montagne disabitate, alla ricerca di un sogno la cui fama ha avuto modo di diffondersi addirittura fino ai Paesi nord-europei.

F. :Viaggiare a quell’epoca non era certo facile; perché questi visitatori decidevano di affrontare i rischi di una visita in terre così desolate e al di fuori dei percorsi canonici, come quelli che i pellegrini erano soliti seguire per recarsi a Roma o in Terrasanta?

M. : Perché i leggendari racconti che abitavano i Monti Sibillini erano tali da suscitare grande emozione, e anche aspettative molto particolari.

Si era sparsa la voce, infatti, che la grotta che si trovava proprio sulla cima del Monte Sibilla permettesse di accedere al regno sotterraneo e magico governato dalla Sibilla degli Appennini, presso la quale sarebbe stato possibile vivere una vita di sensualità e lussuria, tra bellissime damigelle e ricchezze senza fine. E questo non era tutto, perché a poche miglia di distanza una seconda leggenda abitava la cima del Monte Vettore: nel gelido laghetto glaciale che lì si trovava (e si trova ancora) sarebbe stato seppellito il corpo di Ponzio Pilato e sarebbe stato possibile consacrare libri magici ai dèmoni che in esso dimoravano. Insomma, un complesso leggendario multiforme, che neanche le Alpi hanno mai dimostrato di ospitare.

F.:. Che storia! Molto affascinante! Lo racconti nel libro?. Ma cosa c’entra il Club Alpino Italiano? E perché il tuo volume si intitola “Non eravamo dominati che dal cielo”?

M.:ll Club Alpino Italiano rappresenta il momento della riscoperta dei Monti della Sibilla. Il CAI nasce infatti nella seconda metà dell’Ottocento, a Torino, quando già la fama internazionale dei Monti Sibillini era venuto meno con il progredire delle scienze e l’abbandono delle antiche leggende. Proviamo a immaginarci, oggi, questi aristocratici notabili del primo Club Alpino (un’associazione che in origine ha avuto un carattere particolarmente esclusivo), che iniziavano a percorrere la penisola italiana da poco riunificata sotto i Savoia, esplorando montagne che, per loro, abituati alle sole Alpi, rappresentavano una sorta di “terra incognita”.

L’incontro con i Monti Sibillini è subito esplosivo: il fascino emanato da quei luoghi, da quelle vette incontaminate, cariche di leggende affascinanti ed anche un poco spaventose, colpì immediatamente la fantasia di quei gentiluomini, che ne scrissero sui primi “Bollettini” del CAI raccontando le proprie esperienze e le proprie impressioni. Il mio libro raccoglie proprio questi racconti, narrando di tanti luoghi visitabili anche oggi e di quelle persone oggi dimenticate che, all’epoca, ne percorsero i sentieri.

F. : Sì, ma non mi hai spiegato il perché di quel titolo, “Non eravamo dominati che dal cielo”

M.: È una frase speciale, scritta in una lettera vergata dalla contessa Lucia Rossi Scotti: una donna meravigliosa, che nel 1879 ebbe il fegato di unirsi a una escursione alla quale partecipavano solamente uomini, tutti aristocratici soci del CAI, risalendo gli scoscesi fianchi del Monte Vettore fino alla cima e scrivendo parole che, oggi, possono agevolmente risuonare nel cuore di ogni moderno escursionista: lassù, «non eravamo dominati che dal cielo», una frase bellissima che ho voluto utilizzare nel titolo.

Ma il libro contiene anche molte altre storie, come quella di Giovanni Battista Miliani, il grande imprenditore delle cartiere di Fabriano, appassionato dei Monti Sibillini; o come la vicenda di Grace Filder, pioniera del volo in pallone aerostatico e provetta alpinista, che ai primi del Novecento scalò sia il Vettore che il Monte Sibilla, scrivendo che questi luoghi custodivano «storie di spiriti e di diavoli da far rizzare i capelli».

F.: Michele ci hai proprio incuriosito. Ma quanto sono affascinanti i Monti Sibillini e dove possiamo trovare il libro?

M.: Moltissimo, fidati! Il libro può essere acquistato presso l’editore a questo link facendo click sulla foto o al link sotto riportato

LINK

e in tutte le librerie della zona dei Monti Sibillini ovviamente.

F. grazie per la bella chiacchierata!

M. Grazie a voi e ai lettori di DETTI E FUMETTI

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Letteratura – articolo del 30 agosto 2022]

PRESENTAZIONE del libro IL GENE IMMORTALE di Claudio Macarelli

Cari lettori di Detti e Fumetti, incuriosito dal nuovo libro del mio amico Claudio Macarelli “Il Gene Immortale” edito da Scatole Parlanti Edizioni, ho scambiato con lui quattro chiacchiere per approfondire i contenuti del suo scritto. Seguirà una breve sinossi.

W. Allora Claudio chi o cosa ti ha spinto a scrivere questo nuovo  libro?

C.M.Il romanzo prende vita un giorno, che frugando tra vecchie foto di famiglia,ho trovato alcune lettere che i miei genitori si erano scritti appena conosciuti, dove si dichiaravano il loro amore, mio padre era militare in aviazione. Le ho rilette stando seduto su uno scoglio, davanti a me il golfo di Castellabate, e i resti affioranti del molo del porto greco/romano.Inoltre in quei giorni avevo fatto alcune ricerche sulla genetica, in special modo sul DNA e sulla senescenza cellulare, spinto da un articolo che avevo letto su una rivista scientifica. Mentre prendevo il sole, come mi succede quando arriva l’ispirazione di un nuovo romanzo…i personaggi hanno iniziato a muoversi davanti a me, a raccontarmi la loro storia…allora sono andato a casa e ho iniziato a scrivere, e “Il gene immortale” ha visto la luce.

W.  I personaggi del nuovo libro sono connessi al tuo primo  romanzo “Prokeitai – Dentro la luce”?

C.M.Il mio ultimo lavoro, “Il gene immortale” non è il seguito di “Prokeitai – Dentro la luce”, il primo romanzo che ho scritto, è un libro che forse ricalca lo stesso genere, cioè avventura, con una commistura di scienza, un pizzico di fantascienza e in questo caso con un’ambientazione anche in epoca romana, in particolare nell’antica Velia e in quello che doveva essere l’antico Vicus maritimus di San Marco di Castellabate. Con un richiamo ai problemi ambientali e a la poca lungimiranza dei sapiens, che continuano a non pensare alle conseguenze dei loro comportamenti, poco in linea con ciò che li ha generati, madre natura. Anche i personaggi di questo mio ultimo romanzo non hanno nessun riferimento con quello precedente.

Sinossi

 “Il gene immortale”

Elemento centrale del romanzo è una molecola che dal profondo dell’universo verrà traghettata nei secoli all’interno di una verde sostanza, il Fykon Rhódon, medicamento portentoso in grado di fermare la senescenza cellulare, curando ferite e malattie, e di lasciare una sorta di memoria genetica in chi l’assume.

Il lettore ne scopre l’origine attraverso le ricerche dell’archeologo subacqueo Vinicio Severi, mandato al Castel Sandra, centro di ricerche genetiche situato a San Marco di Castellabate, per effettuare un’indagine al largo dell’isola di Licosa, dove è stato rinvenuto un anforisco uguale a quelli rappresentati su una lastra opistografa ritrovata in una tomba della vicina necropoli romana.

L’autore: Claudio Macarelli è nato a Pistoia nel 1961. Dopo trent’anni di attività come sommozzatore professionista, ha pubblicato nel 2020 il suo primo romanzo, Prokeitai – Dentro la luce [Aporema Edizioni]. 2022 “Il Gene Immortale” [Scatole Parlanti Edizioni]

 [Dario Santarsiero per Detti e Fumetti -sezione letteratura – articolo del 17 agosto 2022]

WILLY ALIAS DARIO SANTARSIERO INTERVISTA CLAUDIO MACARELLI

Cari lettori di Detti e Fumetti oggi intervisterò lo scrittore Claudio Macarelli.

Allora Claudio nasci a Pistoia nel 1961. Quando avevi cinque anni ricevi in dono una maschera subacquea e subito ti rendi conto che il mare sarà il tuo elemento naturale. La passione con gli anni diventa un lavoro, trasformandoti in un sommozzatore professionista. Dopo più di trent’anni di attività subacquea, che ti ha portato a immergerti in svariati ambienti marini, vuoi coltivare una tua intima passione, la scrittura. Attingendo alle tue esperienze subacquee in molte parti del mondo e unita alla passione per la fantascienza e l’avventura, trai ispirazione per il tuo primo romanzo.

PROKETAI (APOREMA EDIZIONI 2020)

ABSTRACT:Un unico lampo accecante solca i secoli, dalle colonie dell’antica Grecia al Medioevo, dalla Seconda Guerra Mondiale fino all’alba del nuovo millennio, celando segreti che forse l’umanità non è ancora pronta ad accogliere. Una misteriosa iscrizione e il fortuito ritrovamento di un libro spingono Marco, sommozzatore professionista e appassionato di Storia, a indagare, approfittando di un lavoro che gli viene offerto a Procida: la stupenda isola sembra infatti l’unico punto d’unione tra alcuni strani episodi, accaduti in epoche diverse. Spingersi sempre più a fondo, sia nel mare, da lui tanto amato, sia nella ricerca della verità, diviene così per il protagonista una vera e propria ossessione, che lo condurrà a incredibili sorprese. Al suo fianco, due splendide donne e un variopinto gruppo di amici, compagni di un viaggio verso l’ignoto.

W. Perché hai dedicato tutta la tua vita al mare?

C. Grazie mille Willy, per avermi accolto all’interno del tuo Blog, è un piacere essere ospiti di Detti e Fumetti. Sai, è come chiedere a un’aquila perché vola, lo fa e basta, è il suo istinto. Ecco, questo è per me andare sott’acqua, l’ho sempre sentito, e lo sento, come il mio mondo. I suoi suoni ovattati avvolgono la mia esistenza ormai da sempre e non ne posso fare a meno.

W. Quando nasce la passione della scrittura e perché?

C. Prima elementare, la maestra ci ha assegnato un pensierino dal titolo: descrivi cosa circonda la tua casa. Mi ha dato un bel voto e lo ha letto a tutta la classe, è stata la mia prima presentazione. Direi che la scrittura e l’amore per il mare si intrecciano da sempre nella mia vita. Scrivere richiede però anche tanto tempo e dedizione, fino ad ora ho dovuto dedicarmi più al mio lavoro, adesso però posso soddisfare anche questa mia passione.

W. Marco il protagonista del romanzo del tuo primo romanzo di avventura dal titolo Prokeitai – Dentro la luce, Aporema Edizioni è in un certo senso un personaggio autobiografico, ce ne vuoi parlare?

C. Direi che c’è un po’ di Marco in me e un po’ di Claudio in Marco. Sì, è proprio così, Willy.

W. La scelta di ambientare il libro tra Castellabate, un borgo medievale della Costa Cilentana, e la magica isola di Procida, è dettata da una passione personale?

C. Abitare a Castellabate rende facile avere ispirazione, è proprio un angolo incantato, incastonato tra una terra e un mare meravigliosi. Da lì nasce il romanzo, ma si sviluppa e matura nella magica isola di Procida, dove ho vissuto per ben cinque anni. Durante gli anni trascorsi a immergermi nei cristallini e profondi fondali marini dell’isola di Arturo, è germogliata, e poi diventata una pianta forte e vigorosa, la trama del mio romanzo. La commistione dei dolci paesaggi di Castellabate e Procida, il connubio tra mare e terra di questi due incantati posti del nostro bel paese, sono stati la linfa vitale che ha nutrito la storia di Prokeitai – Dentro la luce.

W. Torniamo al tuo primo amore: il mare, che sta vivendo un periodo non proprio ideale tra inquinamento e riscaldamento globale, qual è la opinione personale?

C. Dal mare è nata la vita sul nostro pianeta, noi siamo fatti di acqua per il novanta per cento, le nostre radici affondano nell’immensa distesa blu degli oceani. Dovremmo fermarci adesso, subito, e forse, anzi senza forse, è già tardi. Abbiamo inquinato l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, stiamo estinguendo nel giro di pochi decenni razze animali che si sono evolute in milioni di anni, per il nostro egoismo. Abbiamo costruito dove non dovevamo e fabbricato materiali quasi indistruttibili come la plastica, che sta letteralmente asfissiando il nostro pianeta. Vedi, Willy, è così triste durante un’immersine veder spuntare in mezzo a un rigoglioso ramo di gorgonia rossa un vecchio copertone di auto. Oppure trovare l’ennesimo sacchetto di plastica attaccato a delle rocce piene di spugne colorate e Parazoanthus giallo e arancione, o una bottiglia di plastica ondeggiare su un candido letto di sabbia bianca. Ti fa male al cuore, tu raccogli, pulisci, ma sai che hai solo tolto una piccola goccia dall’oceano. O anche vedere un pescatore su un molo di un porto tirar su un pesce, per poi togliergli l’amo di bocca e ributtarlo in acqua con un sorriso, convinto di aver fatto un’opera di bene alla natura, invece ha solo condannato quell’essere a una morte terribile. Se i pesci, invece di essere muti, potessero esprimere il loro dolore urlando, come i cani e i gatti che amiamo tanto, forse non li sottoporremmo a queste inutili torture. Dovremmo rispettare di più l’ambiente naturale che ci circonda, perché è ciò che ci permette di sopravvivere su questo pianeta. Gli oceani si stanno svuotando delle meravigliose creature che li hanno popolati fino ad ora, e si stanno riempiendo della nostra spazzatura. Purtroppo io non riesco a vedere la luce alla fine del tunnel: non penso, anche se lo spero, che riusciremo mai a trovare un equilibrio tra la nostra evoluzione e l’ecosistema del nostro pianeta. Mi viene sempre in mente, quando affronto questo argomento, la frase di uno scienziato che ammiro profondamente: Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi. Albert Einstein, come in molte altre cose, aveva semplicemente ragione.

W. Il tuo sogno nel cassetto?

C. Vorrei un giorno salire su un treno e trovarcidelle persone perfettamente sconosciute che leggono il mio romanzo. Di vedere in loro il piacere nel leggere il libro che tengono in mano, di vederli pensare e riflettere su quello che stanno leggendo. È questo il sogno che voglio realizzare con i miei romanzi, regalare momenti di riflessione, spensieratezza e felicità a chi legge. Visto che il futuro di questa umanità non è dei più rosei attualmente.

Bene Claudio, vuoi ricordarci il titolo e dove possiamo trovare il tuo romanzo?

Grazie anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti.

C. Grazie ancora a te, Willy, e a tutte le amiche e gli amici di Detti e Fumetti. Il romanzo si chiama Prokeitai – Dentro la luce, lo si trova in tutte le librerie. Se non è presente in libreria, ordinandolo arriva in due/tre giorni. Si può ordinare anche sul sito della casa editrice “Aporema Edizioni”, dove tra l’altro le spese di spedizione sono gratuite, o su tutti gli store online, Amazon, IBS, Feltrinelli, Mondadori ecc. Invito inoltre tutte le mie lettrici e lettori a contattarmi sulle mie pagine social, se hanno domande o curiosità durante la lettura, cerco sempre di rispondere a tutti. A breve potranno trovare anche informazioni sul mio nuovo romanzo di avventura che uscirà a luglio. Grazie.

[ Dario Santarsiero per Detti e Fumetti – sezione Letteratura – articolo del 18 maggio 2022]

7 CRIMINI – LA VIOLENZA Il Graphic Novel Edito da TUNUE – LA RECENSIONE DI DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI

Scritto a due mani dalla sceneggiatrice Katia Centomo e dall’avvocato Emanuele Sciarretta, disegnato da Giorgio Pontrelli e Mauro De Luca, edito dalla casa editrice Tunuè, “7Crimini” è un graphic novel che esplora il mondo del crimine dal punto di vista giuridico-morale.

La serie parte da questo stratagemma: Una tormenta sorprende in alta montagna il giudice Massimo D’Ettori e i suoi amici appassionati di alpinismo in una baita insieme con altri sconosciuti. Nel tentativo di passare il tempo, il giudice racconterà ai presenti le vicende che riguarderanno storie collegate ai sette più comuni ma allo stesso tempo particolari crimini.

Il primo episodio di cui vi abbiamo parlato QUI , intitolato “la truffa” ci fa ripercorrere le vicende di una truffatrice senza scrupoli che cade vittima delle sue stesse trame.

In questo nuovo episodio “La Violenza”, uscito da qualche giorno (il 17 febbraio 202), due manager aziendali, un uomo e una donna, si accusano a vicenda di violenza sessuale, l’uno perpetrata nei confronti dell’altra.
Il finale lascia una sensazione di retrogusto amaro. 

Come nel primo e in tutti gli altri casi che verranno raccontati, il gruppo di persone dentro la baita che ascolta non funge solo da spettatore ma agisce anche da giuria. Giudica cioè secondo la propria personalità, e spinge il giudice Massimo D’Ettori a riflettere a voce alta sulla natura umana. 

Ne “La Violenza”, i colpi di scena si susseguono e il finale è molto originale; ma non voglio aggiungere altro per non toglierVi la curiosità di leggere questo secondo episodio della serie 7 crimini edita da TUNUE.

Ho analizzato i primi due episodi della serie 7Crimini e ho trovato delle analogie con una disciplina che mi sta molto a cuore: il teatro.

Nell’episodio “La Violenza”, il gruppo di ascoltatori rappresenta il coro, che anticamente aiutava l’attore principale, a proseguire nel suo canto. In questo caso il giudice Massimo D’Ettori, cerca l’abbrivio da parte del gruppo, per poter introdurre la sua teoria sulla giustizia. Con “La Truffa”, l’episodio che ha aperto  la saga dei 7Crimini, il deus ex machina è la truffatrice che paga un prezzo altissimo per le sue malefatte. Anche in questo caso il colpo di scena rivitalizza con una boccata d’ossigeno il finale.

Interessantissimo l’uso del fumetto per raccontare e divulgare.  Mi ha ricordato molto l’uso dei pannelli che facevano i “Cantastorie” -ora quasi scomparsi- che, spostandosi di paese in paese, raccontavano le gesta di eroi leggendari ma anche di luoghi e paesi lontani, di  popolazioni sconosciute; in questo modo anche i contadini nei piccoli e sperduti villaggi dell’entroterra avessero la possibilità di  interagire con il resto del mondo.

Raffigurare graficamente le emozioni è molto importante, perché l’essere umano ha bisogno di vedere rappresentato ciò che prova nelle proprie e altrui emozioni. Abbiamo avuto modo di incontrare il disegnatore di questo episodio, Mauro de Luca che è stato capace di coniugare magistralmente le sue qualità di pittore, insegnante e comunicatore. De Luca è stato capace di esaltare la caratterizzazione dei personaggi; è riuscito a mantenerli sul filo della ambiguità ( “i personaggi finche li pensiamo in un modo appaiono in quel modo”); è stato capace di rappresentare “la violenza del potere” trascendendola anche in immagini simboliche come la pantera (simbolo di aggressività, di potere; quel potere che passa dagli uni agli altri; “non abbiamo voluto creare eroi”).

Mauro ci ha regalato un paio di DETTI, quasi in onore della nostra testata:

il primo quando parlando di atmosfera e caratterizzazione dei personaggi, ha voluto rimarcare la differenza tra suggestione e verità:

“Non è importante che le cose che raccontiamo siano vere; è importante piuttosto che le emozioni che raccontiamo lo siano”. (Federico Fellini)

L’altro quanto si è parlato dell’avvicendarsi di vari disegnatori, ognuno con il proprio stile, sull’opportunità / i limiti di una omogeneità di stile in SETTE CRIMINI.

“Seguite una idea, troverete uno stile; seguite uno stile troverete una prigione”

Al prossimo episodio!

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione letteratura – articolo del 18 febbraio 2022]

7 CRIMINI – LA TRUFFA Il Graphic Novel Edito da TUNUE- LA RECENSIONE DI DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI

LA RECENSIONE DI DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI

Nella Divina Commedia Dante fa precipitare le anime dei truffatori, o, come si definivano al suo tempo:  fraudolenti, nelle  Male bolge. E’ il nome dato all’ottavo cerchio dell’Inferno, nel quale sono puniti  tutti coloro che attentano in vari modi alla buona fede delle persone. Evidentemente anche nell’antichità, ingannare il prossimo era un peccato gravissimo.

Ma i truffatori esercitano nell’opinione pubblica anche un certo fascino, che il cinema italiano e holliwoodiano ha esaltato con film memorabili. La formidabile squadra di autori: Daniele Caluri, Emanuele Sciarretta, Katja Centomo, Marco Caselli e Massimo Picozzi ha dato una piega originale e diversa alla figura del truffatore. 

Indicano a chi legge la strada che percorre una esperta truffatrice mentre tesse la tela dove invischiare  le sue malcapitate vittime.  Il sorprendente finale  lascia trasparire come sia possibile, cadere nella trama, senza sospettare nulla.  

A presto con un nuovo episodio de i 7 CRIMINI edito da TUNUE.

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione letteratura e fumetto – articolo del 14 ottobre 2021]

DARIO SANTARSIERO INTERVISTA BARBARA CARFAGNA PER IL CICLO GIORNALISMO TRA TECNICA E PASSIONE

Cari lettori di Detti E Fumetti, proseguendo con il ciclo “Giornalismo tra tecnica e passione”, scambierò due chiacchiere con la giornalista Barbara Carfagna.

Allora Barbara, sei giornalista, autrice e conduttrice Rai, realizzi reportage in tutto il mondo per TV7 e Speciale tg1. Conduci il TG1. Per Rai 1 sei autrice e conduttrice di Codice [la vita è digitale], trasmissione di seconda serata. Sei autrice e conduttrice con Massimo Cerofolini di [Codice Beta], il Podcast di RadioRai sull’innovazione e [Infosfera], rubrica sul digitale il sabato mattina su Raiuno

Professoressa alla facoltà di Sociologia Università “La Sapienza” di Roma

Hai pubblicato su [Italiana] [ERI, Rai], [Il Foglio, Panorama, Formiche, Sole24 ore, Lettera 43, Stampa] su temi di politica, economia, società digitali. Hai curato per Mondadori gli ebook [Democrazia digitale: la seconda fase 2018] e [Rete di sicurezza: guida alla cybersecurity 2017].

Dal 2009 ti occupi dell’impatto del digitale sull’uomo e le società realizzando reportages nelle università e nei paesi più tecnologicamente avanzati del mondo. Approfondimenti su politiche digitali, economia, finanza, criptovalute blockchain e cybersecurity in italia ed all’estero. USA, Singapore, Giappone, Israele, Emirati Arabi, Taiwan, Silicon Valley, Corea del Sud, Svizzera, Armenia, incontrando accademici e personalità di fama mondiale come Guido Caldarelli, Luciano Floridi, Eugene Kaspersky, Iroshi Hishiguro, Yuval Noah Harari, Audrey Tang, Zygmunt Bauman, Geoff Mulgan, Aubrey de Grey, Stuart Kauffman, Martin Sorrell, Tom Barrack, Jacqueline Poh, Làzlo Barabàsi, Hiroshi Ishii, Neil Gershenfeld, Ren Zhengfei, Brian Eno, Evgeny Morozov, Armen Sarkissian.

Violinista in gioventù, corista nei cori di Nora Orlandi, fin da bambina incidi per Rai e RCA. Sei figlia del chitarrista Carlo Carfagna, inizi l’attività giornalistica nel 1994 in testate locali, quotidiani e settimanali [da Il Giornale a Diario di Deaglio]; ha praticato Kung Fu Shaolin alla scuola di Nelson Tello; ha sempre vissuto con dei gatti in casa.

Sei in Rai dal 1995 inizi nella redazione di Rai 2[ L’Altra Edicola]Ti sei formata televisivamente alla scuola Format di Giovanni Minoli, hai lavorato  a Mixer. Hai collaborato alle rubriche del TG1 [Prima, Storia, Dialogo]. Sotto la direzione di Albino Longhi TV7 e Speciale TG1, hai seguito i principali fatti di cronaca italiana e hai realizzato speciali in Etiopia, Niger dove hai realizzato reportage durante la nascita di quello che sarà Boko Haram e sull’espansione dell’Islam fondamentalista, Nigeria intervistando  in esclusiva Safya, la prima donna condannata alla lapidazione per adulterio. In Sudafrica, Cambogia dove hai realizzato documentari storici.  In Germania sul neonazismo nell’ex Germania est. Per Rai Educational [oggi Rai Cultura hai prodotto e realizzato reportage sulle colonie francesi in Africa. Hai collaborato con [Uno mattina] nel periodo di conduzione di Monica Maggioni, [Porta a Porta e Chi l’ha visto?] nell’edizione condotta da Federica Sciarelli. Nel 2004 Clemente Mimun ti  prende nella redazione cronaca del TG1, dove ti  assume nel 2006. Segui le principali inchieste di cronaca nera e giudiziaria italiana e i misteri d’Italia. Gianni Riotta ti affida la conduzione del TG1 e la rubrica [Italia Italie]  proposta da te  dedicata agli immigrati di successo.

Dal 1995 al 2008 segui i principali fatti di cronaca e giudiziari italiani per la Rai come inviata di Mixer e del TG1; poi con approfondimenti per Speciali TV7 e Porta a Porta sull’applicazione delle neuroscienze e delle perizie scientifiche nel processo penale.

Lavori per le rubriche TV7 e Speciale TG1, con particolare attenzione alla divulgazione scientifica e tecnologica, alla filosofia, alla politica e all’economia digitale.

Hai condotto per Rai 1 l’edizione del Premio Luchetta. Ospite di Ballando con le stelle, La vita in diretta, Techetechetè, Porta a Porta.

Sei stata membro del consiglio direttivo del think tank Vedrò, segui l’attività di altri pensatoi italiani (Aspen, Formiche, Italiacamp, WEF). sei nel comitato scientifico dell’Osservatorio internazionale dell’Eurispes

Nel 2018 sei speaker al TEDx Trento sul tema: Iperstoria – la scomparsa del tempo lineare.

Dal 2017 sei autrice e conduttrice per Rai 1 della trasmissione [Codice: la vita è digitale], approfondimento sulle società digitali, il web, la tecnologia. La prima trasmissione Rai sull’Era di Internet giunta alla quarta edizione

W. Perché hai intrapreso la strada del giornalismo?

Erano gli anni ‘90. Ero una violinista. Vidi in Tv una puntata di Mixer sul “mostro di Rostov”: il serial killer accusato di aver ucciso 56 persone in Unione Sovietica. Il comunista che mangiava i bambini. Il documentario era un’accurata ricerca nei lati più oscuri dell’animo umano e nelle pieghe di una società e una politica che avevano favorito quel tipo di personalità. Decisi quel giorno che avrei fatto la giornalista. Partii proprio da Mixer, anche se ci vollero anni ad arrivarci da zero. Quei due filoni (l’ombra dell’umano e le nuove società come quella digitale) sono rimasti i binari della mia curiosità e attività.

W. La prima responsabilità del giornalista nei confronti dei cittadini?

Creare consapevolezza. Sogno una società dove (come in Inghilterra e Germania) nei canali e negli orari di programmazione di massa si trattino argomenti complessi senza paura di perdere audience. Vuol dire che si è fatto un buon lavoro negli anni precedenti. Creare consapevolezza nell’era digitale significa gettare le giuste basi della nuova Era della complessità.

W. Questi anni di reportages e interviste  cosa hanno cambiato nella tua visione della vita?

Mi hanno insegnato ad avere visioni agili e non rigide: fondamentali per interpretare la realtà e raccontarla senza approcci ideologici che limitano l’accesso alle informazioni incanalandole.

W. Quando finisci di  intervistare accademici e personalità di fama mondiale come Guido Caldarelli, Luciano Floridi, cosa ti lasciano?

Una mente più ampia. Un punto di vista nuovo, la possibilità di applicare ragionamenti nati intorno ad un argomento ad altri temi completamente diversi. Mi sento bene quando sono consapevole di essere la più ignorante della stanza. Se mi sento la più intelligente, qualcosa non va.

W. Cosa consiglieresti ad una giornalista all’inizi della sua carriera che vuole  interessarsi di cronaca nera?

Di leggere tanta letteratura europea del ‘900: prima o poi le tornerà utile. L’animo umano non cambia, la cattiveria segue dei pattern comportamentali. Siamo umani: abbiamo un cervello di mammifero, con i suoi pregi e i suoi difetti.

W. Da bambina, corista nei cori di Nora Orlandi, incidi per Rai e RCA. Violinista in gioventù.  Del tuo passato musicale cosa ti è rimasto?

La capacità, nonostante una formazione umanistica, di cogliere la complessità. Niente come il violino, che non ha tasti, ti insegna a diventare adattivo. Niente come l’orchestra ti insegna cosa voglia dire governare la complessità.

W. Sappiamo il tuo amore per i gatti, ce ne vuoi parlare?

Non ho mai vissuto senza gatti in casa. Mi insegnano ad utilizzare la parte meno razionale del cervello. A comunicare senza parole. Sono autonomi, affettuosi, imprevedibili, poco appiccicosi e richiedenti

W. Il tuo sogno nel cassetto?

Una serie TV sulle grandi sfide dell’era digitale; e un anno con la valigia a fare il giro del mondo che non ho ancora visto.

W. Bene cara Barbara, grazie anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti per questa piacevole chiacchierata

Grazie a voi

[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI – Sezione giornalismo – articolo del 24 maggio 21]

INTERVISTA A VERONIKA BECCABUNGA PER IL CICLO DI POESIE EVOCAZIONE E SINTESI

Cari lettori di Detti e Fumetti, il nostro cammino nel meraviglioso mondo della poesia, per il ciclo Evocazione e Sintesi ci fa incontrare oggi Angela Maria Rucco alias Veronika Beccabunga.

W. Allora Veronika una tua breve Biografia; d’ora in poi rispetteremo il tuo desiderio e ti chiameremo con il tuo pseudonimo, Veronika Beccabunga: sei nata a Latina nel 1975 ti trasferisci a Roma nel 1994  frequenti il corso di laurea in lingua hindi al Dipartimento di Orientalistica dell’Università La Sapienza. Lavori come traduttrice free lance.

Collabori con tuoi testi poetici alle visite guidate con “Arte al Popolo visite guidate”. Partecipi alle seguenti manifestazioni culturali: ‘Roma Poesia 1999’, ‘Roma Poesia 2001’, ‘Miss Poesia 2003’, “MarteLive 2008” “Rave Letterario 2015”, “Micro Aperto 2018-2020”, “#Liberiamo la cultura 2020”.

Nel 1998-1999 partecipi con poesie e collages alla redazione della rivista Liberatura-rivista di libera scrittura, creata con il patrocinio del Dipartimento di Studi Romanzi dell’Università La Sapienza.

Ti esibisci in reading sonori e performativi intrecciando di volta in volta collaborazioni con musicisti dai generi differenti ( Yva & The Toy George, Dj Freshness). Contribuisci al numero 0 della rivista HPO-Scritture Capitali, 2019.

W:A che  età ti sei accostata alla poesia e perché?

V. Ho scritto quella che considero la mia prima poesia all’età di 12 anni, ma ho cominciato a scrivere sistematicamente poesie verso i 15 o 16 anni.

Da bambina ero piuttosto introversa e amavo stare in casa da sola, tra una discreta libreria in cui affondare il naso, l’ascolto perenne di musica con tentativi di trascrivere i testi in inglese, il disegno e la scrittura: una scrittura che nasceva da un’esigenza quasi ‘terapeutica’, di confronto e sfogo intimistico, eccezion fatta per questa prima poesia in cui avvertii il desiderio di riportare un’immagine che mi era affiorata alla mente, qualcosa a proposito di una notte stellata e uomini attorno a un fuoco, una sorta di scenario ‘western’ ma non la ricordo bene e chissà dove sia finita!

W: I tuoi studi orientali hanno influito sulle scelte poetiche?

V. In parte sì, soprattutto per quel che riguarda l’immaginario, stimolato dallo studio delle arti figurative e anche l’approfondimento del misticismo orientale ha avuto e continua ad avere un certo ‘peso’ sulle mie scelte poetiche.

W: Perché firmarsi con lo pseudonimo  Veronika BeccaBunga?

Amo presentarmi come poetessa con il nome di una pianta dalle molteplici proprietà terapeutiche, Veronika Beccabunga: ‘vera icona dalla bocca bruciante’ (Veronicon beckpunge).

Io sono la terra, oscura e segreta, densa e calda, che culla i semi di un linguaggio amoroso fitto di corrispondenze magiche, e da questo nasce la pianta che è la mia poesia!

W: Come definiresti il tuo stile?

V. Credo che quello che emerga  dalla mia poesia possa definirsi uno stile evocativo, visionario, in grado di poter trasmettere, attraverso un percorso di simboli, degli squarci di immagini, cercando di superare i confini strettamente letterali o semantici.

W: Dove trai l’ispirazione?

V. Parto sempre dalle immagini: sia che voglia trasmettere degli stati d’animo -personali o universali-  sia che voglia rendere in poesia immagini che mi hanno colpito, o create da me e che desidero trasmettere.

W: Perché leggere la poesia?

V. Leggere la poesia per prendersi una pausa dal frastuono circostante, una pausa dall’ordinario e ordinato avvicendarsi degli eventi, leggere la poesia per concedersi una parentesi che potrebbe non chiudersi ma aprirsi su noi stessi….

W: Quali libri consiglieresti ad una adolescente che si vuole accostare alla poesia?

V. Francis Picabia “Poesie e disegni della figlia nata senza madre”, tutte le poesie di Marina Cvetaeva, tutte le poesie di Paul Éluard, “Poesie erotiche” di Georges Bataille e, last but not least, “La sera leoni” di Mara Cortazàr!

W: Il tuo sogno nel cassetto?

V. Il mio sogno nel cassetto è fare la ghost writer per il Papa!!! Scherzo, in realtà ho diversi cassetti e altrettanti sogni stipati dentro, comunque uno di questi è scrivere una poesia che commuova il mondo, che faccia ridere e piangere di gioia, che possa essere canticchiata da chiunque, che sia scritta sui muri e, magari, quelli brutti, che separano, li faccia crollare…

W: Bene Veronika, grazie per questa piacevole chiacchierata, anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti

V. Grazie a voi, a presto Willy!

Le POESIE DI VERONIKA

Quando l’orizzonte

Quando l’orizzonte
sarà il tuo petto
capovolto
come un fior di baratto
Ritroverò il sorriso del marmo
in ogni sua vena
scalderò i passi d’una danza
sul vetro ardente della luna
E tu
sarai la corda dei miei scherzi
Funamboli come zampette di paglia
sull’erba che frigge
L’odore della tua nausea
sarà il vapore d’un distillato qualunque
Avrò il mal di pancia
a furia di ridere
nella foresta
dei nostri cappelli da ombra
E scale a soffietto
per fare musica BUENO! COMO VA??
anche 1 dubbio si piega a funghetto
Un’esclamazione
soffia nel vento e diventa la spora
di quale ricordo
di memorie micotiche e povere trappole
Mentre fuori
intona un concerto per rane
che avvolge la notte
come il burrone dei nostri occhi
aperto
sul buio incantato.

DODICESIMO PARALLELO
sei tu LA MENTE
che divora il d e s e r t o
sei tu LA BOCCA
che affama poesiA
le mani-tue sono milioni
di MANI
per ogni pagina
strappata via dal vento
DOLCEMENTE
VOLTEGGIA
e viaggia
oltre le tue parAnoie
se la bocca
fosse
solo un appoggio
e tutti gli altri PUNTI DI FUGA
lingue babeliche mi esplodono in testa
rompendo gli alfabeti come salvadanai
i numeri s’accoppiano e moltiplicano le incognite
come sconosciuti che non s’incontrano mai
se non all’infinito, al cui indirizzo ci sei già stato
Boris-serviti pure
al pianoforte
e suonami 1 drink POR FAVOR
fallo scorrere come note tra i nodi dei miei capelli
scarabocchi africani su tela pallida FIAMMINGA
Sai che ti devo la vita
e dio è rinato
tra quattro lenzuola
e s’è vestito alla svelta
SENZA PANE TOSTATO

Naufragio

I Sensi
continuamente
sconvolti&travolti
nel buio della mente
il volto d’un bambino bambolotto
il naso grosso d’un bracco
tre gufi sorridono tra le grinze rosa
delle mie palpebre
Il sonno pervade ogni cosa
come un fiume di lava tiepido
lambisce l’ossa
la giostra rallenta
e s’arresta
Restano i ruggiti
delle onde d’agosto
da cavalcare o da inseguire
esserne la scia-scialuppa
del mio naufragio i n t i m o
oppure cresta
che spumeggia al futuro.

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti -Sezione Letteratura – Articolo del 2 maggio 2021]

DILETTI DAL DIVANO PRESENTA Angeli e Demoni DI DAN BROWN- il PODCAST

Per quanto il “Codice Da Vinci” sia sicuramente il romanzo più acclamato di Dan Brown, questo non fa di “Angeli e Demoni” un romanzo meno avvincente o coinvolgente. Marchiati a fuoco prima di essere uccisi: è la sorte che toccava agli illuminati, l’antica setta di scienziati perseguitata dalla Chiesa Cattolica. Un rituale crudele che Robert Langodon riconosce sul cadavere di un membro del CERN di Ginevra: gli Illuminati sono usciti dall’ombra e minacciano il Vaticano che sta per riunirsi in conclave …

Facendo click sulla foto potrai ascoltare il podcast

Le musiche che ho utilizzato:
Music: Alec Koff
Video: Creative Commons Attribution License, Pexels / Licensed Videos, Envato Elements
https://www.youtube.com/watch?v=vN8sBkJ8-24&t=3s&ab_channel=AlecKoff-BackgroundMusic

“Art of Silence – by Uniq” is under a Creative Commons license (Creative Commons – International Recognition 4.0 – CC BY 4.0)
https://www.youtube.com/watch?v=3V-pYCGx0C4&ab_channel=Uniq

[Gabriella Grifo’ per DETTI E FUMETTI – Sezione Letteratura – Articolo del 5 aprile 2021]

DANTEDI’ – IL 700-esimo anniversario di DANTE, la quintessenza della letteratura, presenta penna libera

Nel giorno del suo 700-anniversario Dante ci insegna che se tu segui la tua stella non puoi fallire di raggiungere il tuo glorioso porto.

Penna Libera, la nostra bravissima Chiara oggi ci parla di DANTE, La quintessenza della letteratura. Per la sua rubrica al giorno ecco a voi a dove nasce questa parola. Buona visione!

fate click sulla immagine e partirà il video di CHIARA PENNA LIBERA

[Chiara per DETTI E FUMETTI -sezione letteratura – articolo del 25 marzo 2021]

EVOCAZIONE E SINTESI -IL CICLO DI POESIE DI DETTI E FUMETTI – IL PODCAST – PARTE PRIMA

Amici di Detti e Fumetti oggi sono andato a trovare Gabriella, in arte GIGI’- la nostra speaker, curatrice della rubrica di Cinema e recentemente anche la nostra PODCASTER.

Ho raccolto alcune delle piu’ belle poesie delle mie amiche con le quali ho aperto il ciclo EVOCAZIONE E SINTESI e ho chiesto a GIGI’ di farne un podcast.

Il risultato è stato sorprendente per non dire eccezionale. GIGI’ è riuscita ad esaltare la bravura delle mie amiche e a farmi calare in pochi minuti nell’atmosfera magica delle loro poesie.

Provate anche voi questa bellissima sensazione. fate click QUI o sulla foto. Buon Ascolto.

Poesie di MARA CORTAZAR e ALESSIA GIOVANNA MATRISCIANO

le canzoni che abbiamo usato sono:
Life by Roa https://soundcloud.com/roa_music1031​
Creative Commons — Attribution 3.0 Unported — CC BY 3.0
Free Download / Stream: https://bit.ly/_-life​
Music promoted by Audio Library https://youtu.be/dXqEepAme-M

Track: Date Under Rain — SOMM [Audio Library Release]
Music provided by Audio Library Plus
Watch: https://youtu.be/H9H52eVuUkc​
Free Download / Stream: https://alplus.io/date-under-rain

[WIlly & Gigi’ – Gabriella Grifo’ e Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione letteratura – articolo del 19 marzo 2021]

GIORNALISMO TRA TECNICA E PASSIONE! – WILLY IL BRADIPO INTERVISTA Roberta De Matthaeis – una Ipercinetica Speaker

Oggi mi trovo insieme a  Roberta De Matthaeis Speaker di Radio Monte Carlo; insieme a lei ripercorriamo la sua carriera dalla Radio alla Televisione passando per il Cinema.

Muovi i primi passi nel mondo radiofonico all’età di 17 anni, a Foggia nella città in cui sei nata, in  una radio locale, Radio Selenia Stereo.

Dal 2001 al 2004 conduci il programma Movida nella tv locale TeleRadioErre. La tua carriera continua a Roma dopo la laurea in Scienze politiche,

nell’estate 2005 inizi  a lavorare per la trasmissione Rai Life in diretta al sabato da mezzanotte su Raiuno e in simultanea su Isoradio, con un programma sul mondo notturno dei giovani.

Nell’autunno 2006 conduci in diretta su Teleradioerre il programma sportivo della domenica Studio Stadio.  Poi in estate su Telenorba con Battiti Beach, dalle spiagge del sud Italia. In autunno conduci Cinema e calcio 

dal 2007 presenti in diretta, eventi di musica, moda, costume, tra cui Miss Mondo Italia a Gallipoli, per tre edizioni,

nel 2007, 2008 e 2010 Nel 2009 ritorni su TeleRadioErre dove conduci Casa mia, contenitore pomeridiano di attualità con ospiti in studio.

Ad ottobre 2010 presenti il talk d’informazione Mezzogiorno sul Sette su Telenorba. Inizia nello stesso anno la conduzione radiofonica su Radionorba TV .

Dal 2010 al 2014 per cinque anni sei alla conduzione di Battiti live, il palcoscenico musicale estivo in TV e Radio, intervistando cantanti internazionali e nazionali delle hit del momento.

Nel 2015 ti trasferisci a Tirana, in Albania, per la start up della tv o Aoagon channel canale 33 del digitale  dove lavori sia in redazione sia in veste di conduttrice in vari programmi (I Primi, Dica 33, Tg, Vetrine). A maggio sei  inviata per Expo 2015 a Milano dove approfondisci la realtà delle eccellenze italiane in cucina.

Nel 2016 torni a Roma e conduci Gustibus, programma culturale e di approfondimento enogastronomico italiano di La7.

Contemporaneamente durante l’impegno di Gustibus, nel 2017, diventi speaker di Dimensione Suono Soft (gruppo RDS).

Da gennaio 2019 ti trasferisci a Milano e diventi speaker di Radio Monte Carlo, la radio italiana del Principato di Monaco (gruppo RadioMediaset). A Giugno fai l’inviata a Torino per Il Salone dell’Automobile del Parco del Valentino. Nel dicembre 2019 presenti a Palazzo Madama, Roma, l’ultima edizione del prestigioso Premio Laurentum.

Durante la notte di capodanno 2020 conduci Capodanno in musica in diretta radiofonica (gruppo Radio Mediaset) e televisiva (Canale 5). A gennaio 2020 , recita nel 4º episodio di “Baby”  ( terza stagione) prodotta e distribuita da Netflix.

Ora nel week end conduci una trasmissione radiofonica su Radio Monte Carlo.

W: Cosa o chi ti ha spinto verso la radio?

R: Sin da quando ero piccola amavo ascoltare la radio. Mi rifugiavo in questo splendido mondo. Quando avevo l’età di dodici anni, mio padre mi regalò le prime radio cuffie della Sony, me le portò dall’America, e io tutta euforica le accendevo e cambiavo frequenza come una forsennata, ascoltando sia la musica che le canzoni. Guardavo programmi televisivi e ascoltavo programmi radiofonici. Già in pancia di  mamma  scalciavo a ritmo di musica!  Crescendo ho voluto imitare chi faceva questo mestiere e ho studiato e ascoltato parecchia radio. Mi sono affacciata all’età di diciassette anni cosi, come mi hai ricordato tu, al mondo della radio, iniziando la mia carriera in una radio locale e sono entrata a far parte di questo splendido mondo piacendomi sin da subito!

W: Le tue precedenti esperienze nelle varie radio l’ultima con Radio Dimensione Soft cosa ti hanno lasciato?

R: Tutte le esperienze sono meravigliose, quelle più dure, quelle più facili, tutte sono utili per la carriera, per la professionalità. L’ultima esperienza su Radio Dimensione Soft è stata magnifica,  mi sono trovata a Roma con questa squadra di persone brave, competenti e allo stesso momento divertenti. Mi sono divertita con persone veramente splendide! Quindi mi porto dietro un bellissimo ricordo! E poi mi hanno rapita, da Radio Dimensione Soft sono volata a Milano entrando a far parte di  Radio Montecarlo

W: Parlaci ora della tua esperienza radiofonica con Radio Monte Carlo  dove conduci un  programma di musica pop

R: L’esperienza mi sta piacendo, perché credo nella radio, credo nella professionalità, credo nel rispetto di ciò che si dice in onda e in tutto quello che la musica trasmette. La musica ci salva, ci unisce, fa da ancora di salvezza in tutti i momenti della nostra vita; come in quello che stiamo vivendo, non è un tempo facile. La radio è veramente una terapia e può servire tantissimo! Ci sono molte persone che ci seguono e sono sole e grazie alla musica e alle voci amiche riescono a trascorrere delle giornate non troppo pesanti e quindi, meno male che c’è la radio meno male che c’è la musica! Sono molto contenta di essere a Radio Monte Carlo. La prima volta che sono andata a Milano, perché   trasmetto sia da Roma che da Milano,  ho visto il Corner, quello più bello d’Italia, quello di Via Turati largo Donegani l’angolo da dove trasmettiamo; in questo grattacielo, che tra l’altro ospita l’Ambasciata Americana, mi sono emozionata, perché trasmettere li, in vetrina, con la gente che ti saluta, tu che riesci a parlare alla città in un certo modo: ogni volta che si accende il microfono l’emozione ti prende allo stomaco ma poi ti lasci andare, perché parlare in radio è come parlare con degli amici e più sei amica, più sei confidenziale ma sempre con tanto rispetto e il rapporto che si crea tra lo speaker e  il pubblico  è bellissimo!

W: Oltre alla  Radio sei approdata alla Televisione è stato motivo di crescita?

R: La televisione e la Radio sono due amori separati e distinti perché hanno due linguaggi diversi e li amo con la stessa intensità. Spero di tornare presto in televisione perché ho fatto tanta gavetta e non vedo l’ora che si riprenda quel giro di eventi per le città, le serate. Mi manca  molto come il teatro e il cinema.

W: L’esperienza con la serie tv “Baby” prodotta e distribuita da Netflix

Dove  reciti nel 4º episodio, avrà un seguito?

R: Con tanta umiltà ho provato a fare l’attrice e devo  dire che quando ho fatto questa piccola parte nel quarto episodio di “Baby”  su Netflix, ho ricevuto molti messaggi che mi hanno gratificata! Mi chiedi se ha un seguito? Speriamo che abbia un seguito questa piccola carriera che riguarda il cinema, lo spero tanto perché mi piace. Ci saranno film in uscita che mi vedranno come attrice in piccoli ruoli; la politica dei piccoli passi fa sempre bene!

W: Cosa ti senti di dire alle ragazze che  vogliono avvicinarsi al mondo della radio come conduttrici?

Dico loro di essere belle, forti, di confidare nelle proprie capacità. Il mondo ha bisogno di donne che hanno la testa sulle spalle, oltre alla bellezza, perché sarei una falsa se dicessi il contrario. Ma la bellezza a volte,  può essere un’arma a doppio taglio, può ritorcersi contro la ragazza che vuole fare carriera.  A volte si deve dimostrare il doppio rispetto agli altri, perché quando si è belle donne o si ha una certa avvenenza, appena ti vedono in un ambiente di lavoro si sentono minacciati, non so perché ma avviene sempre questa cosa. Quindi bisogna tirare fuori tutte le nostre capacità, dimostrare il valore che abbiamo e dobbiamo farcela con le proprie forze. Senza scendere a compromessi, anche se il percorso sarà più lungo e difficile!

W: Sei stata nominata socio onorario dell’associazione internazionale pugliesi  nel mondo, ce ne vuoi parlare?

Sono molto contenta di far parte di quel gruppo di talenti del sud, che rappresentano la mediterraneità, la voglia di coinvolgere il pubblico con il sorriso che abbiamo dentro, con il mare che ci  portiamo negli occhi ovunque nella nostra vita e ovunque andremo. Pugliese nell’anima e ambasciatrice della pugliesità del buon bere e mangiare e della solarità che ci contraddistingue. Ora vivo in altre città ma la Puglia ce l’ho dentro il cuore!

W: Il tuo sogno nel cassetto?

R: Di crescere sempre di più, di volare sempre più in alto. Nel frattempo mi godo quell’attesa straordinaria e quell’adrenalina pungente, quando penso per esempio al palcoscenico e penso anche alle prime serate in televisione. Inizi a sognare chiedendoti se diventerà realtà, i sogni aiutano a vivere meglio!

W: Bene cara Roberta è stato un vero piacere parlare con te, continueremo a seguirti su Radio Monte Carlo!

R: Grazie a te per questa intervista, evidentemente suscitiamo curiosità e veniamo messi in primo piano da persone curiose e interessate, questo è molto bello da parte tua.

 [Dario Santarsiero per Detti e Fumetti -Sezione Letteratura – Articolo del 11 marzo 2021]

EVOCAZIONE E SINTESI, LA POESIA – WILLY IL BRADIPO INTERVISTA MARA CORTAZAR PER DETTI E FUMETTI

Per il ciclo EVOCAZIONE E SINTESI, LA POESIA oggi abbiamo con noi MARA CORTAZAR.

La  poesia intimista di Mara Cortazar lascia una traccia indelebile a chi l’ascolta. Come è consuetudine alla fine dell’intervista ci saranno due sue poesie

W. buongiorno Mara, parlaci un po’ di te

M. Scrivo poesie e mi piace cantare. Mi sono autoprodotta un audioraccolta di poesie dal titolo “La sera leoni”. La cantante la faccio col mio amico Marco Olivieri nel duo elettrodrammatico “Tristi Mietitori”. Partecipo alla redazione della rivista di poesia romana “Hpo, scritture capitali” e organizzo eventi di Microfono Aperto, serata in cui si incoraggia la libera partecipazione artistica. Dal lock down ho iniziato a collaborare con alcune radioweb e la cosa continua a piacermi un sacco.

W. Quando ti sei accostata alla poesia e perchè?

M. Mi piace scrivere testi per canzoni, ho cominciato con quello. La poesia è un distillato della canzone, un parente molto potente. È anche sintesi,  evocazione. Di qualsiasi cosa scritta si può sentire, in sottofondo, la sua musica.

W. come definiresti la tua poesia?

M. La definizione lirica mi sembra vada bene.

W. C’è un’artista in particolare che da cui trai l’ispirazione?

M. Non mi pare in verità, almeno consapevolmente. L’ispirazione poi è una cosa sofferta per me, quasi mai un rapimento estatico. Nelle cose che mi piace fare o nei posti dove mi piace stare ci vado solissima e senza intenzioni.

W. In un mondo in continuo movimento la poesia ha un senso?

M. La poesia è connessa con la vita. Se c’è un essere vivo soltanto al mondo, già basta per la poesia.

W. L’esperienza della radio ha dato un impulso maggiore alla tue opere?

M. Si. Ho dovuto scrivere delle cose apposta e mi è piaciuto. Ho avuto  parecchio stimolo a comporre, registrare e ascoltare la mia voce, quindi ha iniziato a interessarmi anche la lettura e tutto quello a cui si da il via leggendo. C’è molto movimento e quando è così mi pare di stare meglio. 

W. Quali libri consiglieresti ad un adolescente che vuole avvicinarsi alla poesia?

M. Nessuno. Il caso è il miglior consigliere.

W. Il tuo sogno nel cassetto?

M. L’eterna giovinezza.

W. Bene, grazie Mara anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti!

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti- Sezione Letteratura – articolo del 9 marzo 2021]

Le POESIE DI MARA

La notte d’acqua è un pianto sacro.

Sbatte al suolo il caldo fiato dei viventi

e gli uccelli in silenzio capiscono

quello che è oscuro col sole.

Al mattino, fatto sollievo, lo soffieranno dal becco.

Ti ho lasciato attraversare facendo il richiamo dei lupi

ma ero senza ricordi e nuda

e mi è parso di non avere nemmeno un pensiero d’amore

ma stanotte piove acqua santa,

restiamo sul nostro lato della strada

a ringraziare i corpi benedetti

e a maledire il nostro amore di lupo.

Le bugie che dico hanno lunghissime gambe.

Scivolano dalla bocca una dopo l’altra,

come noccioli di ciliegia.

Sono ridicoli i giuramenti sulla terra

al suono di quei passi tranquilli,

e nessuno riesce a sostenerne lo sguardo.

Sapresti riconoscerle?

Eppure non hanno maschere, né cercano di piacere,

non aspettano pretesti e non mostrano interesse per le conclusioni.

Le guardo prendere le mie difese, parlare per me, intimare

“credimi, pazzo!”

Non spunta forse da sotto al vestito, non splende dietro i denti del loro sorriso

la lama incandescente della verità?

FOLLIA- IL PODCAST DI DDD DILETTI DAL DIVANO -LA RUBRICA DI GABRIELLA GRIFO’ PER DETTI E FUMETTI

Ciao a Tutti sono Gabriella Grifo’ redattrice di DETTI E FUMETTI in arte Gigi’ quando scrivo qui :-).

Per la rubrica DDD Diletti Dal Divano abbiamo iniziato per i piu’ pigri, in realtà per suscitare curiosità, la lettura di alcuni brani di libri che a noi piacciono. Pare che questo podcasting funzioni, in molti ci avete scritto per apprezzamenti e per chiederci di leggere un libro in particolare. Continuate a scrivere direttamente qui sotto nei commenti lasciando il titolo del vostro libro; chissà potrebbe essere il prossimo articolo.

Il Podcast lo fanno tutti ma il podcast a fumetti? Nessuno che io conosca. Quindi godetevi questo nuovo episodio. Alla fine vi lascio le puntate precedenti di quello che presto diventerà un vero e proprio libro. Sosteneteci e consigliateci nuovi titoli, entreranno nell’indice!

Nell’episodio di oggi parleremo di Follia di Patrick Mcgrath. Una grande storia d’amore folle pervade tutto il libro, raccontata da uno psichiatra che decide di esporre il suo caso clinico più perturbante: la passione fra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, paziente rinchiuso in manicomio per uxoricidio.

Un libro che, come dice il titolo, è impresso di follia non solo per l’amore dei due protagonisti ma anche per la location in cui si svolge la vicenda, un manicomio.

Potete ascoltare il podcast facendo click QUI e/o sul disegno.

Le illustrazioni sono di FILIPPO NOVELLI founder di DETTI E FUMETTI e illustratore del collettivo.

Le musiche che abbiamo utilizzato:
♫ Track: [Electro Swing] Wat Dat Dee [No Copyright Music]
♫ Watch: https://youtu.be/1Zzqio6jPRQ

After the rain by Rexlambo https://soundcloud.com/rexlambo​
Creative Commons — Attribution 3.0 Unported — CC BY 3.0
Free Download / Stream: https://bit.ly/_after-the-rain​
Music promoted by Audio Library https://youtu.be/IcH1Qc7NkBo


[Gabriella Grifo’ per DETTI E FUMETTI – sezione Letteratura – articolo del 6 marzo 2021]

EVOCAZIONE E SINTESI, LA POESIA – WILLY IL BRADIPO INTERVISTA A FLAVIA CIDONIO PER DETTI E FUMETTI

Oggi per la nuova rubrica di poesia EVOCAZIONE E SINTESI, LA POESIA, il nuovo ciclo di interviste di DETTI E FUMETTI abbiamo con noi Flavia Cidonio.

Illustrazioni e ritratti di Filippo Novelli

L’intimismo di Flavia ha stuzzicato la mia curiosità; ho voluto scambiarci quattro chiacchiere. Anche con lei ho inserito due  sue poesie per far conoscere sia la persona che l’artista.

W. Inizio con il presentarti ai nostri lettori come è mia abitudine. Sei nata a Roma il 26 gennaio 1992. Hai studiato cinema presso la Scuola internazionale di alta formazione per sceneggiatori e registi cinetelevisivi e drammaturgia presso l’Istituto Engim San Paolo. Hai Collaborato con il centro studi Ipermedia CDE di Roma. Hai scritto un adattamento de Le notti bianche, portato in scena con la regia di Emanuele Carboni presso il Piccolo Teatro dei Sassi di Montecelio e lo spettacolo teatrale Finché tempo non ci separi, in scena al Teatro Ivelise di Roma. Hai partecipato all’antologia di racconti Confondendo memoria e desiderio ispirati a La terra desolata di T.S. Eliot, Robin edizioni. Sei l’autrice di Antimonio, silloge poetica, pubblicata con Gattomerlino edizioni nel 2019.

W. A che età, hai scoperto la poesia?

F. Direi al ginnasio, intorno ai quindici anni. Durante le lezioni che mi piacevano meno passavo il tempo a leggere gli autori della nostra antologia di italiano, dopo scuola passavo in biblioteca o tenevo da parte i soldi per comprare quelli che avevo scoperto. I primi sono stati Rimbaud, Verlaine e i poeti del romanticismo inglese (i miei preferiti erano Byron, Shelley e Keats). Ma forse il primo vero amore è stato per Sylvia Plath: ricordo perfettamente il momento in cui ho letto i versi di I Am Vertical. Ho pensato che non somigliava a nulla di quanto credevo potesse esistere. Esattamente ciò di cui avevo bisogno.

W. Che scopo ha la poesia nella realtà di tutti giorni?

F. A costo di suonare retorica, dico che per me è essenziale. La trovo una compagna silenziosa che restituisce anche ciò che non sapevo di aver domandato. Ho una raccolta di poeti sudamericani (trovata in casa senza sapere da dove arrivi) che uso come un libro delle risposte. È quasi completamente consunto. Credo comunque che ognuno abbia la capacità di trovare il proprio spazio di poesia quotidiana, in particolare dove non se lo attende. Se lo desidera, naturalmente.

W. Ti identifichi nel ruolo di “poetessa”?

F. Non mi identifico in nessun ruolo, in effetti (e non amo particolarmente il termine poetessa). Però quando chi non legge poesia mi chiede consigli o si avvicina alla lettura di nuovi autori anche grazie a me, sono felice. Ho appena cominciato e spero di scrivere ancora, credo sia tutto ciò che mi aspetto.

W. Cosa ti suscitano un tramonto e una fermata della metro?

F. Questa è una domanda difficile. A pensarci bene, nessuno dei due mi suscita nulla in particolare. Sui mezzi pubblici però penso sia quasi inevitabile imbattersi in storie, racconti da parte di sconosciuti e piccoli incidenti che stuzzicano la fantasia. Perlomeno, a me capitava quasi ogni giorno. Quindi probabilmente una fermata della metro mi suggerisce molto più di quanto potrebbe un tramonto. Ammiro chi sa farsi ispirare dal paesaggio o dalla natura, è qualcosa che a me riesce molto difficile.

W. Quand’ è il momento migliore della giornata per scrivere?

F. Credo che ogni momento sia buono: io ho spesso idee la mattina appena sveglia o prima di addormentarmi. Mi limito ad appuntarmi parole chiave e ci torno su in un secondo momento, sperando di ricordarmi cosa significa quel che ho scritto. Forse banalmente penso che l’importante non sia tanto scrivere, quanto dedicarsi alle varie riscritture. Lì trovare tutto il tempo e la concentrazione necessaria è realmente importante.

W. Quali libri consiglieresti ad un adolescente che vuole avvicinarsi alla poesia?

F. Posto che da adolescente io non li avrei accettati, consiglierei di lasciarsi guidare esclusivamente dal proprio istinto. E poi questi tre:

– Nicanor Parra, L’ultimo spegne la luce, Bompiani

–  Raymond Carver, Orientarsi con le stelle, Minimum Fax

– Audre Lorde, D’amore e di lotta, Le lettere

W. Il tuo sogno nel cassetto?

F: Rinunciare ad averne e coltivare i desideri, che mi sembrano più promettenti. Il primo, non appena sarà possibile, è portare in scena un testo teatrale che era pronto poco prima della pandemia.

W. Grazie di averci raccontato di te anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti

F. Grazie a te Willy e ci risentiamo presto con una sorpresa che adesso non posso svelarvi.

[Dario Santarsiero alias Willy il bradipo per DETTI E FUMETTI -sezione Letteratura -articolo del 19 febbraio 2021]

Le poesie di Flavia Cidonio

Al risveglio
ho sempre cura
di mettere gentilmente in fuga
i fantasmi notturni.
Me li tengo puliti, do loro un nome
a volte persino una casa in cui fare ritorno.
Al solito,
mi mostro fin troppo accogliente
con il tormento
occasionale.

Questa solitudine
che mi preme addosso
che chiama uno spazio per sé
senza restituire un fiato
sa delle tue parole
tutte quelle
che non hai pronunciato
per trovarti
qui – accanto a me
su questa sedia vuota.

EVOCAZIONE E SINTESI, LA POESIA, WILLY IL BRADIPO INTERVISTA Alessia Giovanna Matrisciano PER DETTI E FUMETTI

Illustrazioni e ritratti di Filippo Novelli

Ciao Amici

oggi apriamo un nuovo ciclo di interviste dedicato alla poesia: EVOCAZIONE E SINTESI, LA POESIA.

Oltre ad intervistare artiste ed artisti, vi proporremo anche loro opere. Oggi abbiamo con noi Alessia Giovanna Matrisciano.

L’incontro con Alessia Giovanna Matrisciano non è casuale, la sua poesia dettata da una  lotta interiore mi ha colpito nel profondo,

W. Vediamo Alessia Giovanna ti racconto ai miei amici: sei  nata a Rovereto nel 1993. Ti sei  laureata in Letteratura e Spettacolo all’Università “La Sapienza” di Roma; hai pubblicato le sillogi poetiche Le compagne di stanza (2012) e I frustrati (premio nazionale Creatività Infinita 2015), per dedicarti poi ad una fitta attività teatrale come autrice e regista. Con i tuoi spettacoli sei stata ospite nelle stagioni di diversi teatri romani e in festival di portata nazionale. Hai collaborato come assistente alla drammaturgia al progetto Casa degli artisti, promosso dalla Fondazione Teatro Due di Parma. La tua La drammaturgia Narciso è stata vincitrice dell’edizione 2018 del concorso nazionale L’ Artigogolo, nonché dei festival Inventaria e Dominio Pubblico.

W. Ed ora vorrei farti qualche domanda. Nella tua via ha sempre dominato la poesia, perché?

A. Fin da quando ho imparato a leggere, il mondo della letteratura mi è sembrato la migliore ancora di salvezza. Il mondo che avevo intorno mi sembrava smorto, privo di emozioni, mentre grazie ai libri avevo la possibilità di vivere vite “altre”, più intense e significative. La poesia mi dava quel che poteva darmi un romanzo, ma aumentato: il mio senso del bello veniva colpito in modo intenso e sconvolgente. Ho sempre imparato a memoria le poesie che amavo; questo mi consentiva di avere a disposizione le “parole giuste” ni momenti di difficoltà e di portare le emozioni vissute leggendo dentro di me, come fossero mie. Tutto ciò che ho scritto poi nella vita è stato marchiato dall’impronta della poesia: le belle parole sono più belle dei bei tramonti.

W. C’è uno stretto rapporto tra la poesia intimista e la donna?

A.  Storicamente, sì; ma tutto dipende, a mio parere, dallo stile di vita che si conduce. La mia vita è stata sempre piuttosto ritirata, come poteva essere quella delle donne di un tempo, legate a pochi affetti intensi: per questo mi sento portata ad una poesia intimista (ma ricordiamo che anche molti maschi l’hanno praticata). Niente a che vedere con pretese “sensibilità” che la donna avrebbe in più rispetto all’uomo. Non credo in questo.

Foto di Sergio Battista in occasione

del premio nazionale L’ Artigogolo 2018

W. Cosa è cambiato nella poesia femminile dei primi del novecento a oggi?

A.  Non credo nella “poesia femminile”, nella “letteratura” o nel “teatro delle donne”. Non credo che il genere biologico sia determinante per l’arte che si pratica, se non per la parte che attiene all’educazione e alle convinzioni che si ha sul proprio ruolo. Nell’ultimo secolo, le donne hanno avuto l’occasione di appropriarsi di tutti i temi e i modi possibili, perché si è creata la possibilità di vivere vite libere e non subordinate al ruolo di moglie e madre. La poesia, maschile o femminile che sia, dovrebbe piuttosto variare in base a temi, sensibilità individuali, correnti artistiche. Tutti gli artisti e le artiste di ogni secolo hanno fatto semplicemente arte. Coloro che pensano che le donne debbano scrivere per forza un certo tipo di poesia sbagliano di grosso.

Per gentile concessione di Guarino-Images

W. Perché leggere la poesia?

A. I libri di poesia non sono il genere di cose che si può gustare tutto insieme: vanno tenuti sul comodino e letti una pagina alla volta lungo un mese o un anno. Leggere poesia è un piccolo rito che si fa quando se ne sente il bisogno, come chiedere risposte ai dadi o lanciare monete.

Sergio Battista Photos

W. C’è corrispondenza tra la realtà di tutti i giorni e la poesia?

A. Certo. La poesia parla della pura realtà, ma la racconta così bene che non sembra vera.

W. Componi di getto o hai bisogno di riflettere a lungo per scrivere una nuova poesia?

A. Compongo di getto, ma a volte passo settimane a correggermi. L’esperienza gioca molto in fase di composizione: un’idea indistinta viene subito passata al setaccio della mente e la prima bozza appare già regolata sulle leggi della poesia. In pratica, mentre scrivo esercito un’autocensura mentale che mi porta a privilegiare alcune parole o immagini a discapito delle altre, in modo da avere subito una scrittura “corretta”. Mi sento come i musicisti jazz (apparentemente improvvisatori): regole ferree e libera invenzione all’interno di esse.

W. Ad un’adolescente che vuole avvicinarsi alla poesia, quale letture consiglieresti per iniziare?

A. così di getto consiglierei “La ragazza Carla” di Pagliarani; dimostra che si può creare un capolavoro dolce, triste e affascinante senza avere a disposizione nulla: né storie eccezionali, né personaggi atipici, né un linguaggio particolare. Tecnica, orecchio, il giusto cinismo e molto amore possono bastare.

W. Il tuo sogno nel cassetto?

A.  Pubblicare con Einaudi.

W. Bene cara Alessia Giovanna, non vediamo l’ora di leggere la tua prossima raccolta di poesie. Grazie anche  a nome dei nostri lettori di Detti e Fumetti!

A. Grazie mille Willy il bradipo ( Dario), grazie a tutti a voi!

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione Letteratura- articolo del 13 febbraio 2021]

Vi lasciamo con due poesie di Alessia Giovanna Matrisciano.

Se non avessi mia madre

e mia nonna e sua madre

a darsi battaglia nelle viscere

forse avrei patria nel presente

e nascerei con il cuore sminato.

Le bombe da tempo non fischiano più, 

l’imperatore d’Austria è caduto

e la luna è un pezzo di America ormai,

e nella mia vigna non va più nessuno.

Gli uomini e i cani col cognome

sono già tutti partiti

e mia madre in camicia bianca

ha appeso al muro la sua corona

e i treni notturni e i panini

e i grandi libri dei vent’anni.

Ma la vigna marcita mi grida nel sonno

e i tedeschi in fuga mi insultano

e l’odio di mia madre per sua madre

e la rabbia di cani e di donne

per le donne di tutte le specie.

Se non avessi le madri nel petto

la battaglia sarebbe ormai vinta,

loro non parlerebbero più

e non odierei più mia figlia

e non la metterei al mondo

neppure sotto tortura.

La mia vigna è chiusa da secoli

e io non sono mai nata

che per interposta persona.

Io vivere tutta voglio

di una sostanza sola,

dal cuore suo alla crosta

senza smorfie e senza sputi,

e senza affettazione,

ma non perdere coscienza

di che è seme e cosa è crusca.

Nella polvere del giorno

mangio morsi di corteccia

come i passeri d’inverno

e mi sento felice.

Così spesso ci si litiga

tra noi poveri le bucce

che più a queste che alla mela

noi facciamo attenzione.

Ma di sera quando capita

che dai grandi forzieri

per un sonno del guardiano

ci scivoli una cosa,

non stare, pancia mia,

contenta di cos’hai!

Non pensare, cuore mio,

di battere a metà

che è più facile e che in fondo

sei già re del tuo cortile.

E questo frutto della penna

che mi è lavoro, al mattino,

che mi è ragione la notte

non mi possa mai stancare:

perché esso ha molte facce,

e avrà succo e molto sole

se non perderò coscienza

di che è seme e cosa è crusca.

THE DANISH GIRL- IL PODCAST DI DDD DILETTI DAL DIVANO -LA RUBRICA DI GABRIELLA GRIFO’ PER DETTI E FUMETTI

Amici ecco a voi il secondo PODCAST per la rubrica Diletti Dal Divano.

Nell’episodio di oggi vi parlerò di un romanzo scritto nel 2000, ma
diventato famoso grazie alla sua trasposizione cinematografica con
protagonisti Eddie Redmayne e Alicia Vikander:The Danish Girl.


E’ un romanzo molto intimo che ha come argomento principale un tema
che molti conoscono ma di cui non si parla molto spesso:

il transgender.

La storia si concentra sul primo transessuale della storia: Einar Mogens Andreas Wegener che diventerà poi Lili Elbe.

Il passo che vi andrò  a leggere si concentra sul momento antecedente
all’operazione di Einer. Lui si trova su un treno e ripensa a tutta la
sua vita, in particolare alla vita passata con Greta, sua moglie.

Fate CLICK sul canale del nostro sito per ascoltare il brano.

A presto Gigi’

Seguitemi e buon ascolto

[Gabriella Grifo’ per DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA – articolo del 7 febbraio 2021]

FahrenheiT 451- IL PODCAST DI DDD DILETTI DAL DIVANO -La rubrica di Gabriella Grifo’ PER DETTI E FUMETTI

AMICI di DETTI E FUMETTI da oggi apriamo una nuova finestra sul mondo. APRIAMO UNA RUBRICA DEDICATA AI PODCAST.

Un podcast è un medium molto versatile per fare cultura (che è la nostra mission non ve lo dimenticate), e noi che vogliamo stare sulla cresta dell’onda non potevamo non avere un canale dedicato. si chiama DETTI E FUMETTI PODCAST e per ora si appoggia sulla piattaforma SPREAKER.

Continuerò da li la mia rubrica DiLetti Dal Divano con l’auspicio di “invogliarvi” alla lettura di romanzi di ogni genere: classici, thriller, gialli, noir, etc. 

Ovviamente come da tradizione il tutto sarà condito dal FUMETTO eccovi quindi una contaminazione che potremmo battezzare PODCAST-COMIC con la mia recensione a fumetti e la lettura del primo romanzo.

Ho scelto questo libro perchè lo trovo centrato per fare da manifesto culturale al nostro blog DETTI E FUMETTI, che promuove la lettura “per salvare il mondo” contro la dilagante ignoranza e deriva qualunquista ( il motto di OSVY ricordate è Aforismi per salvare il mondo). Spero induca in voi una profonda riflessione sulla nostra società contemporanea.  

Le pagine che vi leggerò nel POD CAST appartengono al libro Fahrenheit 451. Il romanzo di Ray Bradbury, racconto scritto nel 1953 di genere distopico (a cui -narra la legenda- trasse ispirazione George Orwell per il suo “1984”) che risulta essere di un’attualità disarmante. 

Se fai click QUI
potrai ascoltare il PODCAST DI DETTI E FUMETTI Fahrenheit 451.

 

Ma prima di lasciarvi la nostra consueta recensione a fumetti

GIGI’ E I SUOI PODCAST

 TUTTO COMINCIO’ COSI’

ED ECCO LA MIA COMIC-RECENSIONE

SUL LIBRO

Le illustrazioni sono di Filippo Novelli

[Gabriella Grifò per DETTI E FUMETTI – sezione letteratura –

articolo del 13 gennaio 2021]

LA VALLE OSCURA di ANNA WIENER-LA RECENSIONE DI DETTI E FUMETTI a cura di chiara sforna

Ciao amici oggi voglio parlarvi de LA VALLE OSCURA di ANNA WIENER.

L’idea mi è venuta quando sono andato a trovare in redazione Filippo che era intento a completare il suo nuovo fumetto sulle startup.

Ci siamo accordati sul fatto che prima di riprendere a scrivere il prossimo capitolo de IL POTERE DELLE PAROLE, avrei raccontato qualche libro sul tema. Ad un patto che lui disegnasse i protagonisti di quella generazione: i millennial.

Ed ecco la sua illustrazione. Segue la mia recensione de LA VALLE OSCURA.

Millennials -illustrazione di Filippo Novelli

LA RECENSIONE

In basso l’epidemia di senzatetto a San Francisco; in alto i verticalismi giovani e ambiziosi delle start up della Silicon Valley.

Il romanzo si costruisce da sé sul memoir reportistico della scrittrice, una newyorkese analogica con un passato nell’editoria e un punto interrogativo sul futuro.

Ne viene fuori un testamento per millennials: la metafora di una generazione – la prima con l’ascensore sociale bloccato- che per vivere si adatta a una realtà non vera; la pratica del discorso aziendale come convezione diffusa ed esclusiva; la solitudine in un mondo in cui regna la parola “sharing”.

Si ride e si piange in un libro dal sapore cult.

[Chiara Sforna per DETTI E FUMETTI -Sezione letteratura -Articolo del 22 dicembre 2020]

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA X

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera X

X come Xenofobia: Ciao! “Accogli l’ospite straniero come se fosse sacro”, questo ci insegnano gli antichi.

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

X

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

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PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA W

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera W

W come W (indovinelli): Oggi tocca a voi! Risolvete gli indovinelli!

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

W

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA Y

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera Y

Y come Yoga: Ommmmmm, ommmmm… Rilassiamoci e congiungiamoci all’universo

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

Y

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA Z

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera Z

Z come Zimbello/zombie: Ciao! Chi l’avrebbe mai detto che quando ridiamo di qualcuno, attingiamo al mondo animale?

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

Z

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

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PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA V

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera V

V come Vanesio/vulnerabile/vespasiano/virile/vetusto: Ciao! Dal Tg linea a cinque inviati un po’ particolari!

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

V

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA U

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera U

U come Umore: Cosa c’entra il liquido con l’emozione? Scopritelo nel video! 

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

U

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

GIORNALISMO TRA TECNICA E PASSIONE! – Willy intervista la giornalista Margherita Bordino

Oggi apriamo un nuovo ciclo di interviste che hanno come filo rosso: le tecniche del giornalismo. La rubrica si chiamerà GIORNALISMO TRA TECNICA E PASSIONE!

La prima intervista del ciclo che ho fatto è stata quella alla mia amica Margherita Bordino;

ho voluto che fosse la prima perché il suo è un entusiasmo contagioso che traspare nella la sua professione e quindi è ben augurante per partire con questo interessantissimo ciclo di interviste.

Cominciamo, via.

W. Buongiorno Margherita, come stai?

M. Non posso lamentarmi. Stanca e felice per il lavoro e per le ferie vicine.

W. Allora Margherita, vediamo se le mie informazioni sono giuste: sei nata nel 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte, il Cinema, per intenderci. Citando le tue parole:  “Vivo per scrivere e scrivo per vivere se possibile di cinema o cultura in genere. Sei con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o pura curiosità”.

Giornalista pubblicista, Margherita annovera tra le sue collaborazioni precedenti: Cinematographe e Cinematografo.it, tra quelle attuali la Rivista 8 e 1/2 edita da Istituto Luce Cinecittà e Artribune . Coordina ed è  inviata per Cinecittà Luce Video Magazine e è anche autrice televisiva del programma culturale Luce Social Club (in onda su Sky Arte), infine fa parte del collettivo The Giornaliste.

M. Tutto corretto, grazie.

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W. Chi o cosa ti ha spinto verso il giornalismo?

M. In parte Dante Alighieri che sognavo di intervistare durante gli anni del liceo e in parte mia nonna materna, che sperava di vedermi alla conduzione del TG.

W. Perché hai lasciato il giornalismo d’inchiesta?

M. Buona parte della mia formazione universitaria e anche culturale è fortemente legata al giornalismo di inchiesta, un po’ anche il mio spirito lo è, però in Italia per fare veramente questo tipo di giornalismo bisogna avere una carta di credito personale molto ricca. Ci sono inchieste che durano pochi giorni e altre anni, difficilmente un editore investe nel tenere fermo un giornalista su un solo “progetto” per così tanto tempo. Non credo che l’inchiesta sia morta, credo solo che bisogna essere nella posizione di poterla portare avanti. Forse ho lasciato perché non ho trovato un editore o un direttore “illuminato”.

W. Le interviste con attori e registi cosa ti lasciano?

M. Alcune interviste sono straordinarie, sono un vero confronto e una vera scoperta. Odio tutto ciò che riguarda il gossip o la vita privata dei talent, per questo se incontro registi, attori, sceneggiatori disposti ad indagare un film oltre ogni curiosità e dettaglio e a dialogare sulle logiche e dinamiche del proprio mestiere, ne traggo ricchezza personale e per i lettori o “spettatori” (per lo più seguo interviste video).

30-07-2020 Margherita Bordino 1

Ogni intervista è diversa dalle altre e devo dire che nel cinema italiano c’è molta diffidenza verso i giornalisti, come se fossero ritenuti scontati, ovvi, quando così non è e se delle volte succede che appaiano tali, può essere anche un’indicazione della testata che hanno al di sopra.

Posso dirti che indipendentemente da chi mi trovo di fronte, se è un personaggio noto o meno, italiano o hollywoodiano, poco prima di iniziare l’intervista provo una paura da Esame di Stato, una sensazione non sgradevole ma adrenalinica. Dopo 10 anni di questo mestiere è ancora così, quando finirà questo effetto vorrà dire che dovrò cambiare!!

W. Siamo tuti curiosi di sapere come si organizza un festival del cinema.

M. Nel mondo del cinema per me è iniziato tutto da un festival, dalla Festa del Cinema di Roma. Era il 2012 e stavo facendo uno stage in Comunicazione e Promozione. Sognavo l’inchiesta e mi ritrovavo nel mondo “frivolo” del Cinema. È stato in quella occasione che ho cambiato idea su tante cose, che ho iniziato a guardare al Cinema come Arte, comunicazione e conoscenza. Per organizzare un festival serve l’idea giusta, tantissima pazienza, buoni contatti (che si fanno nel tempo); occorre sapere fare una ricerca di film andando oltre i titoli esclusivamente mainstream. Ogni festival è diverso dall’altro, fossi io ad organizzarne uno mi concentrerei molto sui Q&A (Question and Answer), cioè sui momenti di dialogo tra il pubblico e gli artisti; è una opportunità che non si ha troppo spesso e ad oggi il confronto è necessario;  insieme ad esso farei conoscere e diffondere la cultura cinematografica di “ieri” (noi italiani siamo un popolo che dimentica troppo in fretta!).

W. Quando un festival finisce cosa ti porteresti a casa?

M. Da giornalista vivo ogni festival come un’avventura. Ormai non saprei farne a meno. Sono giorni concentratissimi, quasi di isolamento, in cui vivo il festival nella sua totalità. Ed ogni volta che un festival finisce c’è tanta nostalgia, tanta gioia e anche tanta incazzatura – passami il termine – per una intervista non avuta o non venuta al meglio. Di ogni festival mi porto a casa, nella mia mente, le tante persone che ho incontrato e conosciuto. Un festival è stanchezza ma anche ricchezza, quella vera.

W. Cosa ti piace dell’ essere giornalista e cosa no?

M. Mi piace poter essere il tramite tra la notizia e le persone, mi piace la ricerca, l‘approfondimento, la scrittura diretta e chiara.

Non mi piace il fatto che sia diventato un mestiere non troppo rispettato in alcuni posti e che spesso sia usato per vetrina propagandistica.

Credo nel giornalismo che da la notizia, l’analizza, la racconta; non nel giornalismo che giudica, punta il dito e distorce la realtà.

W. Bene, ti ringrazio cara Margherita anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti!

M. Grazie a te Dario, che sei un collega veramente speciale!

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Da Willy il Bradipo è tutto! Ci aggiorniamo presto con una intervista per continuare ad esplorare il mondo del giornalismo per la nostra nuova rubrica GIORNALISMO TRA TECNICA E PASSIONE! Stay tuned!

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti-sezione letteratura – articolo del 31 luglio 2020]

 

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA S

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Oggi vi presento la lettera S

S come Sosia:  Attenti a quando andate in giro, potreste incontrare qualcuno che vi somiglia molto!

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

S

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA R

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera R

R come Ricordo: Ciao! L’etimologia di questa parola è un brivido. Legato stretto al cuore. R come…

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

R

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA P

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera P

P come Persona: L’uomo da sempre indossa maschere, non solo a carnevale o a teatro. Siate voi stessi!

Guardate il video e lo scoprirete!

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P

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA O

 

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera O

O come Oscar/onirico: Ciao! Da un curioso gioco di somiglianze lasciatevi andare tra le braccia del Sogno.

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

O

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA N

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera N

N come Nostalgia: Ciao! Questa parola poetica tra fragilità e forza è un bellissimo dono che Mamma Greco ci ha fatto, per restare in contatto con quelli che eravamo.

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

N

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA J

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera J

J come Joker: Ciao! Non abbiate paura di lui, alla fine è un allegro buffone! J come…

Guardate il video e lo scoprirete!

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J

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

 

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PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA K

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera K

K come Kafkiano: Ciao! Spesso ci capita di vivere situazioni paradossali, proprio come si legge tra le righe delle pagine di un noto autore di Praga. K come…

Guardate il video e lo scoprirete!

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K

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

 

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PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA M

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera M

M come Maratona/meandro/mentore: Ciao! Dal Tg linea a tre inviati speciali! M come…

Guardate il video e lo scoprirete!

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M

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

 

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PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA L

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera L

L come Lapalissiano/luculliano: Ciao! Tra un’ovvietà e un elegante pasto scoprirete due piccoli gioielli della lingua italiana! L come…

Guardate il video e lo scoprirete!

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L

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

 

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PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA I

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera I

H come  Insipido: Ciao! Il sale era una risorsa preziosissima per gli antichi e metaforicamente lo è ancora e i sapienti lo sanno bene! Scoprite il perché nel video! I come…

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

I

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

 

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA H

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera H

H come Hippie: Ciao! Facciamo un tuffo negli anni Sessanta tra fiori, musica e pantaloni a zampa d’elefante! Peace & Love! H come…

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

H

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

 

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA G

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera G

Grazie: Ciao! È una delle parole italiane più diffuse nel mondo e dentro contiene molto più di un semplice “grazie”. Guardate il video, per scoprirlo! G come…

Guardate il video e lo scoprirete!

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G

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

 

 

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA T

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera T

T come Tantalo: Ciao! Chi troppo vuole, nulla stringe!

Guardate il video e lo scoprirete!

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T

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA F

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera F

Forse: Ciao! Usiamo spesso questa parola che contiene in sé il germe della fortuna, antica dea bendata e casuale. Ma talvolta anche l’incertezza può generare la speranza. F come…

Guardate il video e lo scoprirete!

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F

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

 

 

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA E

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera E

E come Educare: Ciao! Questa parola è uno strumento potente, profondo, che può cambiare il mondo, andando a scavare nell’animo delle persone per ascoltarlo e capirlo e traendone il suo meglio. E come…

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

 

E

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA-IL LIBRO

Amici è su AMAZON il libro DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA un libro coroale di YUKIKO KONDO, ERIKA LAVOSI, MARIA CLOTILDE MASSARI, DARIO SANTARSIERO e FILIPPO NOVELLI illustrato da FILIPPO NOVELLI

Potete leggere la trama e sfogliare le pagine facendo click sulla foto

da grande

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione fumetto -articolo del 16 aprile 2020]

FUGHE INTEGRALE – IL FUMETTO

Amici è disponibile su AMAZON il graphic novel FUGHE nella sua versione integrale disegnata da Filippo Novelli e scritta a quattro mani da Dario Santarsiero e Filippo Novelli.

Fughe è un noir tratto da Racconti Sparsi di Dario Santarsiero.

Potete leggere la trama e sfogliare le pagine del libro facendo click sulla immagine

fughe

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fumetto -articolo del 16 aprile 2020]

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA D

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera D

D come Desiderio: Ciao! A tutti noi capita di sognare, chi ad occhi aperti, chi ad occhi chiusi. E di guardare alle stelle, sperando di vederne una che, cadendo, possa portare la fortuna che speriamo. D come…

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

D

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA C

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera C

C come Cinofilo: Ciao! Diverse volte mi è capitato di sentire confusione tra questa parola e un’altra molto simile. Differiscono solo per una vocale, ma riguardano due mondi completamente separati. Secondo voi quali sono? C come…

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

C

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA B

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI  eccoci di nuovo con la nostra rubrica  “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO. Una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera B

B come Brontolare:  La parola di oggi risuona, ribolle come la lava di un vulcano o come l’acqua in pentola. Togliete il coperchio e la scoprirete! B come…

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

B

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

PENNA LIBERA/CHIARA E LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO … PRESENTA LA LETTERA A

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI cominciamo!

Ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorrendo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera A

A come Accidia: Ciao! Iniziamo con la prima parola, una parola antica, che rischia di addormentarsi, perché non le va di fare nulla! Lettera A come… Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

A

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

PENNA LIBERA presenta la sua rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO …leva il virus di torno.

Ciao amici di DETTI E FUMETTI sono CHIARA alias PENNA LIBERA e mi occupero’ di letteratura.

penna libera

La mia rubrica “Una parola al giorno leva il virus di torno” è nata così, dall’oggi al domani. Il primo giorno di una pagina del mondo nuova, strana, sospesa, assurda, surreale: chiamata quarantena.

In un momento in cui niente è certo, niente è scontato, ho voluto stabilire un punto fermo.

Dare un punto di riferimento.

Ho provato ad accendere una fioca lucina nella tempesta, come un faro. Per me stessa. Per tutti. Bambini, ragazzi e adulti.

Una parola al giorno. Scelta. Semplice. Diretta.

In ordine alfabetico per dare ordine e lasciar fantasticare le persone ogni volta sulla parola del giorno dopo. Alimentandone l’attesa. E io la spiego nel modo più spontaneo che possa trovare dopo aver cliccato sul “fatidico” rec.

Ho cercato parole di tutti i tipi. Di tutti i giorni. Rassicuranti. Lontane. Vicine. Passate. Presenti. Forse, future. Parole che avessero una storia, che avessero un’etimologia interessante che mi permettesse il più possibile di viaggiare dall’antichità ai giorni nostri. E ho cercato il mio stupore, la mia curiosità, per poter suscitare la vostra.

E ho cercato di divertirmi, per divertire voi. E di imparare, per insegnare. Per sentirci tutti più vicini anche se fisicamente distanti, per darci un appuntamento giornaliero che per almeno un paio di minuti spezzasse l’angoscia immobile in cui siamo stati catapultati.

chiara e penna libera

Dietro alle nostre parole c’è un tesoro. Si nasconde una bellezza di cui non siamo sempre consapevoli. Un fascino antichissimo, che rivela quanto siano umane, quanto dicano di noi qualcosa che va molto, molto oltre quello che pensiamo. E che vogliamo.

Che dietro alla nostalgia ci sia il dolore del non poter tornare a casa, che un ciao significhi grande rispetto, che nel desiderio ci sia tutta la nostra fiducia nelle stelle, senza cui siamo perduti.

Non lo sappiamo più.

Tanto il latino e il greco sono lingue morte, a che servono? Macché morte! Vivono sulla nostra bocca nella maggior parte delle cose che diciamo.

Perché anche se i secoli passano, l’uomo e il suo sentire, la sua essenza più profonda, una volta tolte le sovrastrutture storiche, restano gli stessi.

E dietro alla bellezza delle parole c’è proprio tutto questo.

C’è un peso: noi. E i nostri sentimenti.

Con gli  amici di DETTI E FUMETTI cercheremo di far arrivare a più persone possibili questi brevi video che ho preparato per voi e che trasmetteremo con una cadenza regolare. Se vi piace l’idea CONDIVIDETE

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[CHIARA  per DETTI E FUMETTI – sezione LETTERATURA – articolo del 7 aprile 2020]

La Recensione di DETTI E FUMETTI di DIVENTA AUTORE DELLA TUA VITA il libro di Francesco Marconi edito da RIZZOLI

Amici finalmente ci siamo!

Francesco Marconi, che già avevamo  incontrato qualche anno fa  (QUI la nostra intervista), ieri ci ha dato la notizia:  a due anni dalla uscita di LIVE LIKE FICTION esce anche nella versione italiana  DIVENTA AUTORE della TUA VITA – 30  giorni per trasformare i tuoi sogni da bozza a capolavoro, edito per BUR – RIZZOLI.

Di cosa parla il libro:fr marconi filippo novelli disegno

“Dove ti immagini nei prossimi dieci anni? Che cosa vedi se pensi a come si svilupperà il tuo futuro? Se non riesci a rispondere a queste domande in modo immediato, se non hai un piano per raggiungere i tuoi obiettivi, questo è il libro giusto per te. Non l’ennesima guida su come avere successo, perché non è scritto da chi si sente arrivato all’apice della sua carriera, ma un testo unico per costruire il proprio percorso da un giovane innovatore, già di grande successo ma ancora “in viaggio”, in base alle sue osservazioni in tempo reale. Seguendo una provocatoria tabella di marcia di quattro settimane – in trenta capitoli, uno per ogni giorno del mese –, e con un metodo originale in sei fasi, denominato #CREATI, Marconi mostra come individuare i propri obiettivi, orientare l’energia, influenzare gli altri e sviluppare capacità di leadership per dar vita alla propria storia, mettendo da parte i cliché sulla carriera. Con racconti di vita vissuta, ricerche all’avanguardia, tattiche testate ed esercizi coinvolgenti. Perché il segreto per realizzare i sogni è scrivere il copione della propria vita.

Questo quanto ci ha raccontato nel sunto del sito. Ma noi volevamo conoscere la genesi. Ecco perché siamo andati a trovarlo.

F. : Ciao Francesco! come stai, ti va di raccontarci qualcosa in piu’?

Fr.: Certamente! Ti racconto come è nato questo libro. Nel luglio del 2015 avevo scritto un post nel mio blog ispirato alle osservazioni sulla creatività, la narrazione e i suoi scopi. Un giorno venne a trovarmi a New York un mio amico e mi disse che gli piaceva molto. Inizio a scattare qualche foto dei miei appunti, schemi che avevo sulla scrivania e a condividere  tutto cio’ con  qualche amico.  Questo piccolo gruppo si allargo e le mie osservazioni divennero in breve virali. Aggiunsi qualche ingrediente chiave come:

-feci dei post che necessitassero di una lettura di soli sette minuti

-trasformai i titoli in domande

e altre piccole cose.

Il riscontro crebbe ancora e decisi di farne un libro. Passai la bozza ad un ristretto gruppo di amici che con il loro feedback divennero dei veri e propri co-autori. Sono seguiti i feedback di persone del ramo come giornalisti, imprenditori ed artisti.

Costruire questa piccola comunità fu un’arma vincente.

Iniziai a proporlo ad alcuni editori. Ricevetti diversi rifiuti ma non fu grave. Nel 2017 riuscii a pubblicare il libro LIVE LIKE FICTION. Una volta ottenuto L'”oggetto fisico” in mano mi si aprirono molte opportunità. Qualcuno una volta mi ha detto che un libro infatti è il nuovo biglietto da visita che ognuno di noi dovrebbe avere.

Ho iniziato ad avere molte opportunità per fare quattro chiacchiere, workshop, conoscere persone.

Nel gennaio del 2018 è stato pubblicato in portoghese ed ora finalmente ad ottobre uscirà anche in italiano.

F.: Grande! Good Job! Sono proprio contento e non vedo l’ora che tu possa avere l’opportunità di essere conosciuto anche in Italia. Un’ ultima domanda.  Cosa ti porti a casa da questa esperienza, cosa hai imparato?

Fr.:  Quello che ho imparato? L’importanza di creare in modo incrementale e il potere della persistenza.

F. Allora che dire, al prossimo libro, ho letto che ne sta per uscire uno nuovo in questo prossimo mese (NEWSMAKERS -l’intelligenza artificiale e il futuro del giornalismo). Speriamo che l’attesa per averlo in italiano sia piu’ breve di questa volta… intanto comunque godiamoci

Diventa autore della tua vita

libro

 

Un saluto a nome dei lettori di DETTI E FUMETTI

Fr. Grazie a voi e a presto!

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – Sezione Letteratura ed Economia – articolo del 22 settembre 2019]

 

Willy ci racconta Talib, o la curiosita’ di Bruno Tosatti

 

talibIl viaggio di Talib, il lucidatore di pomelli, rappresenta una vera e propria sfida alla nostra realtà di tutti i giorni.

Mentre è alla ricerca del diamante grosso come la testa di un toro, altrimenti niente matrimonio con la principessa, incontra sul suo cammino draghi, razzisti, saggi, stregoni, burocrati, matematici e tanti altri personaggi. Tutti hanno qualcosa di importante da fare o da cercare.

Talib, ricopre, a seconda delle situazioni, il ruolo di accompagnatore, strumento per la riuscita del progetto se non addirittura il loro giudice. Nella sotto-storia emergono invece le problematiche che tutti noi affrontiamo giornalmente e questo ci da la possibilità di capire ed apprezzare le scelte sia di Talib che della principessa. Lei, rappresenta il potere ma anche la gabbia dorata in cui si viene a volte anche inconsapevolmente rinchiusi.  Proprio nel momento in cui si sta per gettare la spugna, l’amor proprio ci da la carica per uscire dalla  gabbia, rifiutando una vita agiata ma infelice, per intraprenderne un’altra completamente sconosciuta.  

Talib, o la curiosità di  Bruno Tosatti, edito da Tunue, mi è piaciuto molto. Vi invito alla sua lettura, parola di Willy il bradipo.

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[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti-sezione letteratura- articolo del  25 giugno 2019]

BILIARDO SOTT’ACQUA di Carol Bensimon – La recensione di Willy per DETTI E FUMETTI

Ciao a tutti, oggi riapriamo dopo un bel po’ la nostra rubrica di Letteratura.

Sono stato al Museo Van Gogh e li, davanti al suo famoso quadro mi è tornato in mente un bel libro che ho letto e che vi voglio raccontare. Si intitola Biliardo sott’acqua e lo ha scritto la bravissima Carol Bensimon.

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Carol è una ragazza dell’82, nata in Brasile, che ha già vinto il Premio Nazionale Jabuti e credo tanti altri ne vincerà.

Vi racconto in breve il suo romanzo edito da TUNUE’, che ora si è aperta anche alla narrativa internazionale.

Vite che stancamente si trascinano nella quotidianità di tutti i giorni, cercando di trovare il posto nel grande puzzle che il destino a riservato loro. Bernardo, il Polacco, Camilo, si adoperano per questo ma senza trovarlo, almeno non prima di passare delle prove più o meno dolorose, per potersi conquistare il premio finale, il proprio ruolo nella vita. Il lutto è una componente che fa precipitare i personaggi nell’introspezione ma che li allontana dal loro cammino, mettendoli uno di fronte all’altro in un tentativo mal riuscito di comprendere i segnali che arrivano da strani personaggi con i baffi, che entrano ed escono dal bar senza salutare. Bernardo, il Polacco, Camilo, si ritrovano a gravitare attorno ad un biliardo. Metafora della vita. Le palle simboleggiano le loro esistenze, che cozzando tra di loro, si respingono, per poi riavvicinarsi, magari con l’aiuto delle sponde. E quando tutte vanno in buca, il loro destino li rimette in gioco.

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Traduttore: D. Petruccioli
Editore: Tunué
Collana: Romanzi
Anno edizione: 2019
Pagine: 138 p., Brossura
  • EAN: 9788867903320

[Dario Santarsiero  per DETTI E FUMETTI – sezione letteratura – articolo del 7 giugno 2019]

LA RONDINE SUL TERMOSIFONE DI EDITH BRUCK-La presentazione del libro

Il giorno 6 febbraio 2019 alle ore  18:00 vi sarà al Palazzo delle esposizioni la PRESENTAZIONE DEL LIBRO “bruck-rondine-sul-termosifone (1)

I relatori saranno: Francesca D’Aloja (Attrice, scrittrice e regista), Edoardo Albinati (Scrittore, traduttore e sceneggiatore), Paolo Di Paolo (scrittore).
Intervierrà l’autrice del libro.

Testimone dell’orrore della Shoah, cui ha dato voce nelle sue opere tradotte e premiate in tutto il mondo, Edith Bruck torna con un memoir tenero e struggente, in cui la grande storia e le sue tragedie si affacciano come sfondo al racconto intimo dell’amore e della dedizione per suo marito, il poeta Nelo Risi, scomparso nel 2015. Edith Bruck ha scelto di stargli accanto sino alla fine, trascorrendo con lui, accanto a lui, gli anni della progressiva malattia che lo ha allontanato dal mondo, dai suoi ricordi, dagli affetti, dal lavoro. Non è, questa, una storia d’amore immune da ferite o difficoltà, né la celebrazione di una vita assieme priva di contrasti, contraddizioni, lontananze. Ma è una storia in cui il senso di una condivisione profonda – senza dubbi o alibi – è la forza di una mano che stringe e sostiene l’altra – nell’assenza, nel riposo, nella paura, nella tenerezza – e viene restituito nella sua verità più umana, divenendo luce e ispirazione, unico filtro attraverso cui si può ancora parlare della bellezza dell’amore.

Edith Bruck, di origine ungherese, è nata in una povera, numerosa famiglia ebrea. Nel 1944 il suo primo viaggio la porta, poco più che bambina, nel ghetto del capoluogo, e di lì ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. Sopravvissuta alla deportazione,dopo anni di pellegrinaggio approda definitivamente in Italia, adottandone la lingua. Nel 1959 esce il suo primo libro Chi ti ama così, un’autobiografi a che ha per tappe l’infanzia in riva al Tibisco e la Germania dei lager. Nel 1962 pubblica il volume di racconti Andremo in città, da cui il marito Nelo Risi trae l’omonimo film. È autrice di poesia e di romanzi come Le sacre nozze (1969), Lettera alla madre (1988), Nuda proprietà (1993), Quanta stella c’è nel cielo (2009), trasposto nel film di Roberto Faenza Anita B., e ancora Privato (2010) e La donna dal cappotto verde (2012). Nelle sue opere il più delle volte ha reso testimonianza dell’evento nero del XX secolo. Nella lunga carriera ha ricevuto diversi premi letterari ed è stata tradotta in più lingue. Tra gli altri, è traduttrice di Attila József e Miklós Radnóti. Ha sceneggiato e diretto tre film e svolto attività teatrale, televisiva e giornalistica.

INFORMAZIONI:

Ingresso libero fino a esaurimento posti

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI-Sezione letteratura- articolo del 5 febbraio 2018]

L’ABC del CINEMA – willy intervista Chiara Alivernini

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Conosciamo Chiara Alivernini come attrice di cinema e teatro ma non sotto la veste di scrittrice. Proprio in questi giorni è uscito il suo libro dal titolo

“L’ABC del cinema” edito da NEP e dedicato ai ragazzi che intendono scoprire il mondo del cinema. Ma lasciamo che sia lei stessa a parlarcene. Incontro Chiara al Palazzo delle Esposizioni, dove ha appena finito di presentare il suo libro

 W. Ciao Chiara, come và!?

C. Ciao Willy! Stanca ma felice!

W. Bene! parlaci un po’ del tuo libro!

C. Certo! “L’ABC del cinema” è un cine-dizionario, un modo per dar forma alle parole del cinema, raccontando delle figure chiave di questo universo, della sua nascita e della sua evoluzione. Il libro è strutturato come un “mini dizionario” da sfogliare all’occorrenza e senza impegno, per affrontare con piacere e leggerezza ogni aspetto dell’universo cinematografico, dall’acting al doppiaggio, dal montaggio alla scrittura, con una descrizione ed un’analisi di tutti quelli che sono i mestieri del cinema.

W. Cosa ti ha spinto a scrivere un libro-dizionario e dedicarlo al mondo dei ragazzi!?

C. Beh, tutto è iniziato un anno e mezzo fa, durante un laboratorio in un centro estivo… volevo fare qualcosa di diverso dal “solito teatro”, e motivare ogni bambino nel fare qualche cosa anche quando non erano strettamente impegnati a recitare sul palcoscenico… e così ho ricostruito un piccolo set cinematografico, in cui c’era chi batteva il ciack “chiamando” le scene, chi reggeva “il gobbo” (dei grandi cartelloni su cui i bimbi stessi avevano scritto le frasi del copione), chi si dedicava alle luci, chi filmava con la telecamera … e così via. Erano tutti così presi dai loro compiti, e così felici!… e poi erano curiosi, volevano sapere tutto di come funzionasse un vero set e di come venisse fatto un film.

W. lo hai dedicato a qualcuno in particolare!?

C. Non esplicitamente, ma in realtà sono tante le persone cui lo dedicherei. Ne citerò alcune: Anna D’Abbraccio, la mia prima insegnante di cinema, recentemente venuta a mancare; lei mi ha insegnato la cura e la dedizione per le piccole cose, dalle micro-espressioni facciali ai dettagli nella creazione di un personaggio, al rapporto con la telecamera. È stata per me una Maestra di arte ed una grande motivatrice. Insieme a lei, lo dedicherei a tutti coloro che ho avuto l’onore di incontrare e che giudico dei Maestri: a partire da Franco Oppini e Fabio Vitta Ferrari –che mi hanno anche fatto l’onore di scrivere la prefazione e la post-fazione del mio libro- a Corrado Veneziano che ha presenziato la presentazione ufficiale presso il Museo delle Esposizioni,e poi Lorenzo Mucci, il primo insegnante a darmi fiducia come attrice, Pino Quartullo, che mi ha portata in scena al Teatro Eliseo, Maria Rosaria Caracciolo, che pian piano mi sta portando a realizzarmi professionalmente come docente ed acting-coach di tanti piccoli e giovanissimi talenti. Ed è soprattutto a loro che è non solo dedicato, ma anche indirizzato il mio libro: spero veramente che tantissimi bambini possano e vogliano leggerlo.

E per ultimo, ma non ultimo, dedico il mio libro a Massimiliano Tam, mio amico che non è più qui fra noi, un Attore naturale, spontaneo ed immediato nell’arte come nella vita, che è stato mio partner di scena e mio fratello nello spirito. E che, come me, è sempre rimasto un po’ bambino.

W. Hai qualche altro libro nel cassetto che presto vedrà la luce!?

C. A gennaio pubblicherò una serie di rielaborazioni in rima dei grandi classici, pensati proprio per diffondere cultura tra i piccoli ma senza annoiare! E c’è un personaggio guida che ho creato e che interpreto io stessa: Fatalilla, una fata che ha il potere di tramutare ogni parola “noiosa” in una rima divertente. Questo è il suo motto:

“Se è vero che ogni volta che qualcuno dice Io non credo nelle fate una fata muore (citazione Peter Pan), ogni volta che qualcuno, invece, dice di crederci, da qualche parte nel mondo…viene scritta una Favola”.

W. Bene Grazie Chiara, a presto con altre sorprese!

C. Grazie a te Willy! Sicuramente ce ne saranno!

A presto da Willy il Bradipo!

[Dario Santarsiero Detti e Fumetti-sezione Letteratura-articolo del 21 dicembre 2018]

Intervista a Fabio D’Andrea – La storia di Roma e Trastevere nel libro “Uno de Nojantri”

Ciao amici oggi vogliamo parlarvi della città  in cui la maggior parte dei nostri redattori è nata: Roma.

d andrea illustrazione per dettie fumetti

Per farlo siamo andati ad intervistare una nostro amico: Fabio D’Andrea che ha scritto un libro sulla Capitale, quasi un inno al suo Rione più rappresentativo: Trastevere; il testo è così coinvolgente che vieni magicamente trasportato nei luoghi della tua infanzia dove puoi risentire gli odori ed i sapori antichi che oggi la generazione del fast food non può immaginare nemmeno lontanamente.

Ma non solo: Fabio ha eseguito un sapiente lavoro di catalogazione di tradizioni e luoghi perduti che esalta la magnificenza della nostra Città’ Eterna, rendendo “Uno de Nojantri” un libro da custodire nella propria biblioteca per poterlo pescare e rileggere all’uopo, quasi fosse “er dizionario de Roma“.

libro

Ma sentiamo dalla sua voce come è nata l’idea di scrivere un libro del genere.

Fa: Nascere e vivere Trastevere è già stato per me un privilegio, figuriamoci avere in casa un nonno Trasteverino DOC che alla sera invece della solita favoletta ti racconta le marachelle e le combriccole di quando era regazzino, i fattacci dei vicoletti, le storie di vita che hanno caratterizzato la Roma dagli anni 50 ai 70… Ecco raccontare la rocambolesca vita di mio nonno è diventato lo spunto per narrare le vicende delle famiglie del Rione Trastevere, dove tutto era più a misura d’uomo, dove le famiglie si aiutavano veramente e la povertà non era una barriera insormontabile ma un valore aggiunto che univa e avvicinava le persone per la vita… il tutto naturalmente condito da un romanesco moderno, facile da capire perché largamente usato nel quotidiano ma che ti riporta indietro nel tempo, e spero faccia provare e riassaporare sensazioni ed emozioni particolari in chi legge.

F.: È stato il tuo primo libro di successo. Cosa avevi scritto prima e cosa pensi pensi di scrivere dopo. Il successivo libro dopo un grande successo mette sempre un.po di timore. Tu ne hai?

Fa: Sì è stato il mio primo libro pubblicato veramente. In precedenza ho scritto un romanzo “fantasy” durante gli anni del liceo, ma è rimasto un sogno nel cassetto e attende nuova fortuna. Qualche anno fa ho realizzato un paio di articoli di carattere scientifico per “addetti ai lavori”, anche se per un decennio ho tenuto la redazione mensile del giornalino scout del quartiere. Ora c’è un pò di apprensione perché  dopo un lungo lavoro, durato quasi sette anni, mi trovo a correggere le nuove bozze in molto meno tempo. La seconda parte della storia è quasi pronta e si potrebbe stamparla in solo un biennio di lavoro… Il timore c’è, perché  sarà difficile produrre un testo all’altezza del primo… come direbbero a Trastevere: “Bbona la prima!”…

F.: Uno de Nojantri parla di una storia vera, oppure hai inserito degli elementi romanzati?

Fa: Le storie narrate sono tutte autentiche e vissute in prima persona da mio nonno Ettore se non come attore principale sicuramente come comprimario. Da parte mia procedere secondo un ordine temporale, devo confessare, è stato molto faticoso, poichè tutti i racconti sono stati registrati e narrati in prima persona dalla viva voce di mio nonno; è per questo che la scelta narrativa lo coinvolge in prima persona…

Ho adottato l’escamotage di far raccontare le storie in prima persona perché in questo modo sembra quasi di ascoltare una persona che ti è seduta al tuo fianco.

 

F.: E’ vero! ogni pagina è una nuova scoperta, come il disvelarsi di un segreto di cui si viene messi al corrente e, per certi versi, è proprio questo il messaggio più bello: sono le storie dei nostri nonni che non devono andare perse….

roma antica

Le immagini di famiglia che si frammezzano al racconto ti fanno entrare in confidenza con le storie raccontate, catapultandotici dentro; è a quel punto che scatta l’emozione…

F.: Il nostro blog vuole da sempre far scoprire ai nostri lettori quale sia stato il passaggio che ti ha fatto diventare da appassionato di letteratura a scrittore professionista. Raccontaci come è accaduto per il tuo caso e se ne hai lascia qualche consiglio a uno che vorrebbe intraprendere la carriera di scrittore.

 Fa: Francamente non c’è stato un momento di passaggio vero e proprio.

Leggere è sicuramente la mia passione principale e leggendo ti viene naturale cominciare a scrivere: piccoli brani, poesie, testi di canzoni, racconti. Dare una continuità a tutto questo tanto da portarti a pubblicare un testo non si è dimostrata una impresa facile; sono qui alla mia prima esperienza;

Se posso dare un consiglio direi che la cosa più importante è quella di non arrendersi. Fondamentale è trovare l’idea giusta, quella che alla fine rende tutto più facile e che, una volta realizzata, rende tutta la fatica fatta non solo sopportabile ma estremamente gratificante!

Da qui a raggiungere il grande successo la strada è ancora molto lunga, ma è sempre dalle piccole cose che può nascere un buon inizio e per questo posso dire di essere sulla buona strada…

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F.: Direi che siamo molto soddisfatti di quanto ci hai narrato. Grazie per averci raccontato Roma ed in particolare la “Trastevere de ‘na vorta“.. Ti aspettiamo con il tuo prossimo lavoro. In bocca alla …lupa.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI- sezione Letteratura – articolo del 24 ottobre 2018]