IL TEATRO E L’ARCHITETTURA DELL’INVISIBILE. RIFLESSIONI SULLA VISIONE DI GORDON CRAIG

Care amiche e amici di DETTI E FUMETTI oggi voglio parlarvi di architettura dell’invisibile e del perché il futuro del teatro ha un debito con un folle: Gordon Craig.

Se oggi entriamo in un teatro e non ci troviamo davanti a un salotto polveroso, pieno di mobili di cartapesta e attori che gridano versi all’indirizzo della platea, lo dobbiamo a un uomo che molti, ai suoi tempi, consideravano un pazzo o, nella migliore delle ipotesi, un eterno sognatore. Quest’uomo si chiamava Edward Gordon Craig. Più di un secolo fa, Craig non si limitò a cambiare le scenografie: cambiò l’anima stessa del palcoscenico. Prese tutto ciò che c’era di finto, di rigidamente realistico, e lo buttò via, lasciando che a parlare fossero lo spazio, il vuoto, la luce e la poesia. Il filo invisibile che ha teso allora attraversa tutto il Novecento e arriva dritto fino a noi, dentro le installazioni digitali più incredibili dei nostri giorni. La parte più sorprendente della sua storia è che molti dei suoi progetti sono rimasti per decenni chiusi nei cassetti o disegnati sulla carta. Le macchine teatrali del 1910 erano troppo pesanti, troppo sgraziate per muovere quegli immensi blocchi di luce e ombra con la leggerezza e la fluidità che lui sognava. Craig vedeva un mondo che i suoi contemporanei non potevano nemmeno immaginare. Oggi, però, le cose sono cambiate. Con i computer, i proiettori laser, la realtà virtuale e i codici digitali, quelle visioni impossibili sono finalmente diventate realtà. Abbiamo trovato la tecnologia adatta per dare forma ai suoi sogni. Liberato dall’obbligo di copiare la realtà, il teatro contemporaneo sta facendo il passo definitivo: sta diventando una vera e propria città invisibile. Non parliamo di schermi freddi o di tecnologia fine a sé stessa, ma di un modo tutto nuovo di stare insieme. Oggi il teatro non è più solo un palazzo di pietra in centro città. È una metropoli emotiva che si accende e prende vita solo quando gli occhi di chi guarda incontrano il corpo di chi recita. In questa nuova città teatrale, i muri fisici svaniscono. Con i visori e la realtà aumentata, lo spazio si allarga all’infinito: un regista non disegna più uno sfondo fisso, ma dà vita a un quartiere intero in cui possiamo muoverci e respirare. E la cosa più bella è che questa architettura fluida abbatte ogni distanza. Due attori possono trovarsi fisicamente a New York e a Roma, eppure recitare, toccarsi e amarsi nella stessa piazza virtuale, portando noi spettatori dentro un unico abbraccio globale. Dimentica l’idea di startene seduto al buio in silenzio, immobile sulla tua poltrona. In questo teatro diventi un cittadino a tutti gli effetti. Entri nella storia, magari attraverso un alter ego digitale, e la popoli. Con i tuoi movimenti, i tuoi respiri e le tue reazioni influenzi l’umore della sala, cambi il traffico delle emozioni. Se il teatro è sempre stato una palestra di democrazia, oggi lo è ancora di più: come in una comunità ideale, le scelte fatte insieme al pubblico durante la serata possono deviare il corso degli eventi e cambiare il finale della storia. È un esercizio profondo di vita comune. Una volta c’erano le scenografie di legno e i fari. Oggi i veri mattoni di questa città sono i battiti del cuore dei presenti. Grazie a sensori invisibili e intelligenze artificiali responsive, lo spazio intorno a noi reagisce in tempo reale: se l’aria in sala si fa tesa o l’attore accelera il respiro, le luci e i colori cambiano di conseguenza. Anche il suono si trasforma in un’architettura acustica: con l’audio tridimensionale ti sembrerà di sentire i passi di qualcuno in un vicolo buio alle tue spalle o il brusio di una folla che non c’è fisicamente, ma che senti spaventosamente viva sulla pelle. Alla fine, la domanda che sorge spontanea è la stessa che ci portiamo dietro da secoli: dove sta la verità? La sorpresa è che tutta questa tecnologia non ci allontana dal nostro essere umani, ma lo potenzia. Liberato dai limiti della materia e del peso, l’attore sul palco può incarnare l’impossibile, e noi possiamo stargli vicini a un livello psicologico quasi intimo, profondo, che il teatro tradizionale a volte fatica a toccare. In questo spazio immateriale che non si può stringere tra le mani, il teatro compie il suo cerchio perfetto e torna alla sua funzione originaria: quella della polis greca. Un luogo in cui una comunità si riunisce attorno a un fuoco invisibile per guardarsi dentro, specchiarsi gli uni negli altri e chiedersi, ancora una volta: “Chi siamo noi?”. Ecco perché, quando entriamo in una sala, allo spegnersi delle luci, sentiamo il respiro dello spazio prima ancora che venga pronunciata una sola parola, stiamo facendo un passo dentro il sogno di quel vecchio visionario. Stiamo camminando nella città di Gordon Craig. E gli stiamo dicendo grazie.

[ Dario Santarsiero per Detti e Fumetti Sezione Teatro- articolo del 29 maggio 2026]

ARF LAST CALL

Care Amiche e Amici di DETTI E FUMETTI. ORA ARRIVA LA TERZA ED ULTIMA PARTE DI ARF 2026.

Un modo nuovo di presentarsi per la nostra manifestazione di fumetto preferita

E’ la vostra LAST CALL quindi non ve la perdete!

Ecco il programma del week end.

ARF! 2026 arriva alla Garbatella

Dal 29 al 31 maggio tre giorni tra Casetta Rossa, Villetta Social Lab e Hub Culturale Moby Dick: autoproduzioni, editoria indipendente, talk, mostra del Collettivo Viscosa,

Magville e JOB ARF!, tutto a ingresso gratuito

Dopo l’anteprima di Piazza Navona e il weekend di Testaccio, ARF! Festival del Fumetto di Roma arriva alla Garbatella per il terzo appuntamento della sua dodicesima edizione diffusa. Da venerdì 29 a domenica 31 maggio, tra Casetta RossaVilletta Social Lab e Hub Culturale Moby Dick, il festival porta nel Municipio Roma VIII la sua dimensione più indipendente, laboratoriale e professionale, con tre giorni dedicati ad autoproduzioni, editoria indipendente, mostre, talk, disegno dal vivo, formazione e orientamento al lavoro.

Alla Casetta Rossa arriva La SELF® di ARF!, la grande festa del fumetto indipendente che riunisce oltre 50 tra le più interessanti realtà italiane dell’autoproduzione e della microeditoria, insieme all’ARF! Bookshop, firmacopie, incontri pomeridiani e serali. Un luogo di confronto e scoperta, dove il fumetto si presenta nella sua forma più libera, sperimentale e collettiva, tra nuove voci, progetti editoriali indipendenti, fanzine, piccole case editrici e comunità creative.

Il programma dei talk si apre venerdì 29 maggio alle 17.30 con La fine del (mio) mondo, anteprima del nuovo libro a fumetti nato dalla rinnovata collaborazione tra ARF! e Dominio Pubblico, che sarà presentato nella sua versione cartacea in occasione della XIII edizione di Youth Fest al Teatro India, dal 23 al 28 giugno 2026. Intervengono Andrea BrumatCosoMattia PelusiMiriam PancaldiPitaf e Sara Martina, moderati da Tiziano PaniciClara Lolletti e Filippo Da Ros insieme a Stefano “S3Keno” Piccoli.

Alle 19.00 sarà la volta di “Small Press” a chi?!, incontro dedicato alle nuove forme ibride dell’autoproduzione, tra collettivi, piccole realtà editoriali e autrici e autori underground. Con Elena Zannoni del Collettivo ViscosaRiccardo Rottaro di In Your Face ComixEmanuele Cantoro di ProfondissimaTitta D’Onofrio di Sputnik Press e Thomas Govoni di Renape, si ragionerà su cosa significhi oggi scegliere la strada dell’indipendenza editoriale.

Alle 21.00, con Una strip, 100 anni d’amore. I personaggi che ci hanno plasmato trovano una nuova vita, il programma attraversa l’eredità delle grandi strisce a fumetti, da Braccio di Ferro ai Peanuts, da Calvin & Hobbes a Little Nemo, e il loro modo di continuare a influenzare nuove generazioni di autrici, autori e lettori. Intervengono Elena ZannoniLorenzo La NeveElia di Padova di RagdollAldo Terminiello di Bangarang! e The Sando di Blekbord.

Sabato 30 maggio si prosegue alle 17.30 con Fumetti che si scrollano. Come il linguaggio del fumetto sta contaminando il web, un dialogo aperto su come il fumetto entri nello spazio digitale e si trasformi nel rapporto continuo con follower, community e piattaforme. Intervengono Chiara Fiordeponti e Toonie del Collettivo ViscosaLorenzo La Neve e Isotta Santinelli.

Alle 19.00 il palco sarà dedicato a 100% Viscosa, incontro con le protagoniste della mostra de La SELF®. Il Collettivo Viscosa si racconterà come sperimentazione raminga, alchimia di elementi diversi e collisione di mondi lanciati verso un obiettivo comune. Conduce Chiara Guida. A seguire, la presentazione del Premio INKEE alla migliore realtà SELF, con Collettivo Viscosa e gli ARFer.

Alle 21.00, con Nuove voci si aggiungono al coro, spazio alle realtà emergenti dell’autoproduzione: Brutti MostriOuch!Collettivo Traveggole ed Eppi Press racconteranno aspettative, inizi, tentativi e prime esplorazioni nel mondo del fumetto indipendente. Intervengono Emma Arduini ed Elena Zannoni del Collettivo ViscosaAlessia Senatore e Giovanni Esposito di Ouch!Marco Gualandi di Brutti MostriRiccardo Vignoli e Francio del Collettivo TraveggoleSimone Muscioni e Alessandro Lorini di Eppi Press. Alle 22.30 chiude la giornata il live painting di Sputnik Press.

Domenica 31 maggio alle 17.00 il programma riparte con L’arte della disobbedienza, dialogo intorno al fumetto come spazio di ribellione, attivismo e sovversione degli immaginari dominanti. Contro una società patriarcale, specista e classista, si alzano le voci di Eugenia ErbaAntifa!nzine e Malinconia Fumogeno, con Emma Arduini del Collettivo Viscosa.

Alle 19.00 chiude il ciclo dei talk L’artista idra: disegno, scolpisco, intaglio e cucio, incontro dedicato alle derive creative di autrici e autori che partono dal fumetto per attraversare artigianato, oggetti, media fisici, carta, legno, ceramica, lana e sperimentazioni sonore. Intervengono Elena Zannoni e Toonie del Collettivo ViscosaFabio Berardelli di BomansaGaia Magnini di Wabbit e Nalsco.

Alla Villetta Social Lab sarà protagonista la mostra 100% Viscosa, dedicata alle artiste del Collettivo Viscosa, vincitore del Premio INKEE 2025 come migliore realtà SELF. In esposizione le opere di ArtessandraFiordipBezussSilvetrinaémmaPalùToonieBiene e Zanna, insieme a collaborazioni con TedxSapienzaLucha y Siesta e La Revue – L’informazione a fumetti. Accanto alla mostra, per tutto il weekend, Magville porterà alla Villetta laboratori di disegno dal vivo, scambio fumetti e workshop.

All’Hub Culturale Moby Dick arriva invece JOB ARF!, il format dedicato alla formazione e all’orientamento professionale, con incontri professionali, masterTalk gratuiti con docenti delle migliori scuole e accademie di fumetto e, in mostra, le tavole di Juta, autore vincitore del Premio Bartoli alla Miglior Promessa del Fumetto Italiano nel corso dell’edizione 2025 di ARF! Festival.

Il programma dei masterTalk prevede venerdì 29 maggio, dalle 14.00 alle 14.50Fuori formato. Fumetto e illustrazione oltre il libro, tra editoria, impresa, prodotto e immaginari applicati, con Gianluca Garofalo e David Orlandelli, powered by AI – Autori di Immagini.

Dalle 15.00 alle 15.50 si prosegue con Editor, che fai! Fare fumetti è facile, pubblicarli è difficile, con Francesco ArchidiaconoLorenzo La NeveIsotta Santinelli e Ariel Vittori, powered by MeFu – Mestieri del Fumetto.

Dalle 16.00 alle 17.00IED – Istituto Europeo di Design presenta Alan Tiddì. Fare fumetti attraversando generi e formati, con Bruno Cannucciari.

Sabato 30 maggio, dalle 14.30 alle 15.30Pencil Art propone Il potere del fantasyLavorare con l’illustrazione, dall’editoria al gaming, con Luca Sotgiu.

Dalle 16.00 alle 17.00RUFA – Rome University of Fine Arts chiude il programma con Graphic design. La grafica essenziale per illustrazione e fumetto, con Claudio Spurio.

L’iniziativa è promossa e sostenuta da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria – Dipartimento Attività Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, con il sostegno del Municipio Roma VIII ed è organizzata e realizzata dall’Associazione Culturale ARF!

 

INFO PUBBLICO

ARF! Festival di storie, segni e disegni – XII edizione

ROMA 29, 30 e 31 maggio 2026

 

Casetta Rossa Via G. B. Magnaghi, 14

Venerdì 29 e sabato 30 maggio: 16 – 24

Domenica 31 maggio: ore 16– 20

 

Villetta Social Lab Via degli Armatori, 3

Venerdì 29, sabato 30 e domenica 31 maggio: ore 16 – 20

 

Hub Culturale Moby Dick Via Edgardo Ferrati, 3a

Venerdì 29 e sabato 30 maggio: ore 10 – 19

Domenica chiuso

[ Filippo Novelli sezione fumetto articolo del 28 maggio 2026]

 

TOPPI – Le profondità verticali

Cari amiche e amici di DETTI E FUMETTI

Dal 23 la mostra di Toppi.

Presentata la nuova mostra del Palazzo del Fumetto, Toppi – Le profondità verticali che celebra uno dei più influenti, geniali e rivoluzionari fumettisti italiani, Sergio Toppi. Visitabile dal 23 maggio al 4 ottobre 2026, l’esposizione è curata da Luca Raffaelli con Michel Jans e Francesco Verni e accende i riflettori su un protagonista forse poco popolare, ma certamente tra i più importanti e significativi nel mondo dell’illustrazione e dei fumetti per l’indiscusso stile, il personalissimo segno e l’utilizzo dei colori, in grado di ispirare generazioni di artisti, sia in Italia che all’estero. 

La mostra

L’esposizione al Palazzo del Fumetto di Pordenone presenta oltre cento tavole originali e si sviluppa lungo un percorso cronologico, articolato per temi, che riflette un attento lavoro di studio e di ricerca critica sugli aspetti peculiari dell’arte del grande disegnatore. Tre le sezioni in cui è stato diviso il percorso espositivo: nella prima sala vengono mostrate 17 tavole per segnalare le principali particolarità stilistiche che nascondono l’intensità del pensiero di Toppi, prima di entrare nel percorso biografico che lo ha portato alla sua maturità artistica. Nelle sale superiori dell’esposizione vengono mostrati gli originali di tre fumetti completi (due dei quali a colori) per accedere quindi al suo straordinario mondo di illustratore e di creatore di piccole statue personalmente realizzate, dando prova di ulteriori straordinarie competenze. Un ruolo centrale della mostra è affidato alla proiezione in grande formato di una storia completa, immersa in un’atmosfera onirica che accompagna il visitatore in un viaggio suggestivo all’interno delle tavole originali. 

Una parte della mostra è dedicata al profondo interesse di Toppi per il Giappone, una cultura che amava e che emerge anche nelle opere esposte al Palazzo del Fumetto.

L’autore

Sergio Toppi, (Milano 1932 – 2012), è stato un autore trasversale. Le sue prime esperienze professionali risalgono all’attività di disegnatore nello studio dei Fratelli Pagot, dove venivano realizzati i celebri Caroselli pubblicitari, tra cui quello dedicato al personaggio di Calimero.

Dopo alcune vignette per il Candido di Guareschi, Toppi arriva al fumetto disegnando per il Corriere dei Piccoli le storie del Mago Zurlì, il personaggio televisivo dello Zecchino d’oro. Nel 1966 la realizzazione del primo fumetto sempre per il Corriere dei Piccoli: si tratta della storia di Pietro Micca, eroe dell’assedio di Torino, sceneggiato da Mino Milani.

Inizia così la lunga carriera di Toppi nel fumetto realistico, prima con un approccio classico, con la più consueta divisione della pagina in vignette, successivamente scardinando tale modello, rivoluzionando questo canone standard del fumetto. È quanto accade anche nei suoi lavori per la casa editrice Bonelli, dove Toppi comincia a collaborare realizzando l’ultima parte di un fumetto biografico sui personaggi del west che Rino Albertarelli, morto improvvisamente, non aveva concluso.

Sergio Bonelli apprezza profondamente Sergio Toppi, pur concedendogli la libertà di trasgredire alcune delle regole fondamentali imposte dalla casa editrice. Non è inoltre l’unico a riconoscere il suo talento. Tra coloro che sono stati conquistati dal genio di Toppi figurano anche la redazione del Corriere dei Piccoli, oltre al Messaggero dei Ragazzi con padre Giorgio Colasanti e a Il Giornalino con don Tommaso Mastrandrea. In Toppi il fumetto diventa fluttuante, con tavole che incantano il lettore, lo invita a sollevarsi, creando un clima contemplativo e ipnotico. I grigi e la combinazione degli spazi invitano a entrare come dietro le quinte di un teatro. E poi ci sono le nuvolette tonde, galleggianti all’interno della striscia, in grado di essere in qualsiasi punto della scena senza aggrapparsi alla cornice, come i balloon fanno di solito. E così anche il movimento si fa unico, in Toppi: lo sguardo fluttua, cerca nella profondità, si fa largo fra gli incanti e i suoni del tempo che scorre fra i segni sulla carta.

Le illustrazioni di Sergio Toppi sono comparse sui principali quotidiani italiani, tra cui Il Messaggero e Corriere della Sera, oltre che su storiche riviste di fumetto come L’Eternauta e Orient Express.

La sua attività supera i confini nazionali, portando la sua arte a essere apprezzata anche all’estero. Toppi è infatti un autore riconosciuto e celebrato a livello internazionale, in particolare in Francia, dove è pubblicato per editori come Larousse e Mosquito. 

Il catalogo

Il catalogo della mostra Toppi. Le profondità verticali rappresenta uno strumento essenziale per approfondire la figura di un autore tra i più rilevanti e rappresentativi della Nona Arte, oltre che per esplorare i contenuti dell’esposizione attraverso le opere che la compongono e la definiscono.

Ad aprire il volume sono i testi introduttivi del presidente del Palazzo del Fumetto, Marco Dabbà, e del curatore Luca Raffaelli. Seguono il contributo di Francesco Verni (giornalista, co-curatore ed esperto di fumetti), dedicato al tema Haiku e Samurai e all’influenza orientale nell’arte di Sergio Toppi, e il saggio di Stefano Cristante, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università del Salento, incentrato sulla poetica visionaria dell’artista.

La dimensione internazionale dell’opera di Toppi e la sua produzione per il mercato estero emergono nell’intervento di Michels Jans, fondatore della casa editrice francese Mosquito e co-curatore della mostra al Palazzo del Fumetto. Il contributo riprende un’intervista tratta da Une Monographie (Mosquito Éditions, 2007).

Visite guidate

A partire dal 30 e 31 maggio, ogni sabato e domenica alle 16.00, il pubblico potrà partecipare alle visite guidate alla mostra Toppi. Le profondità verticali, un’occasione speciale per approfondire il percorso espositivo tra tavole originali, illustrazioni e racconti dedicati alla sua poetica visionaria. Le visite accompagneranno i partecipanti alla scoperta delle opere esposte e dei temi centrali della mostra, offrendo uno sguardo approfondito su uno dei maestri più influenti della Nona Arte. 

Dichiarazioni

“La mostra di Toppi al Palazzo del Fumetto di Pordenone rappresenta perfettamente uno delgi obiettivi assoluti della nostra Fondazione, cioè quello di divulgare la conoscenza dei grandi maestri del disegno, dell’illustrazione e del fumetto. Questa esposizione vuole celebrare e rendere il più possibile popolare il lavoro di un genio cristallino e forse finora ancora non giustamente riconosciuto”.

Marco Dabbà, presidente Palazzo del Fumetto

“Toppi ama l’immagine fluttuante: così invita lo sguardo di un suo lettore a muoversi lentamente sulla pagina di un suo fumetto alla ricerca della chiave per entrarci dentro, cercare nella profondità, farsi largo fra gli incanti, sentire i suoni del tempo fra i segni sulla carta”.

Luca Raffaelli, curatore della mostra

“L’originalità e la qualità dell’opera di Sergio Toppi sono state riconosciute in tutto il mondo. La forza della sua grafica è evidente al punto che quasi dimentichiamo il suo talento nella scrittura. Molto rapidamente nella sua carriera si è liberato dagli scenari convenzionali e stereotipati. Poiché ha rifiutato di chiudersi nella creazione di eroi ricorrenti, ha pagato questa esigenza perdendo una parte del pubblico, ma guadagnando l’ammirazione degli amanti della nona arte”.

Michel Jans, fondatore della casa editrice francese Mosquito e co-curatore della mostra

“Questa esposizione, ospitata nei magnifici spazi del Palazzo del Fumetto, è la mostra che ho sempre desiderato vedere. Aver contribuito alla sua curatela rappresenta per me un onore profondo. Sono convinto che il posto occupato da Sergio Toppi — o meglio, dal “Toppi” — nella storia dell’arte figurativa del Novecento sia, e resterà, assolutamente centrale. Questa mostra rende finalmente giustizia a un gigante dell’arte: a uno stile unico e irripetibile, impossibile da imitare ma ammirato e studiato da artisti di tutto il mondo; alla sua straordinaria sintesi grafica; alla rivoluzione copernicana che ha saputo imprimere al fumetto e all’illustrazione, ridefinendone linguaggio e possibilità espressive. Un’arte che, ancora oggi, continua a dare vertigini”

Francesco Verni, co-curatore della mostra

“Il Palazzo del Fumetto vuole essere davvero un luogo di cultura, non solo di intrattenimento, celebrando i protagonisti popolari, quelli che entrano nelle case di tutti e fanno parte della memoria collettiva, ma aprendosi anche a mondi meno visibili, ospitando mostre di artisti che hanno fatto la storia della nona arte pur non essendo conosciuti al grande pubblico. Una mostra e un autore che sapranno sorprendere, nel pieno stile di Pordenone Capitale italiana della Cultura.”

Alberto Parigi, Assessore alla Cultura Comune Pordenone

FARE MUSICA OGGI

Oggi vorrei esplorare con voi il significato profondo di fare musica nell’epoca contemporanea, un atto di consapevolezza interiore e una ricerca del proprio posto nel mondo.

FABRIZIO FONTANELLI illustrazione di Filippo Novelli
Graphic Novel Sandcastle scritto da  Fontanelli 
Santarsiero e Novelli

Ritengo che dobbiamo contrapporre la Musica – e la sua immagine superficiale che ci danno i media alla Musica diretto atto di responsabilità dell’artista, il cui compito è trasformare pensieri intimi in un dono per il pubblico. Creare canzoni non è una semplice sequenza di accordi, ma un viaggio faticoso che richiede studio, motivazione e la volontà di lasciare un’impronta duratura. In un’era dominata dalla velocità e dalla tecnologia; in qursto contesto  l’arte diventa uno strumento per rimettere l’essere umano al centro, favorendo uno scambio potente e autentico tra chi crea e chi ascolta. La musica e’ un dialogo continuo capace di influenzare gli altri, rendendo essenziale la focalizzazione totale dell’artista sul proprio messaggio.

I Mardi Gras – illustrazione di Filippo Novelli

In una recente intervista, durante il nostro LIVE per il Comune di Roma presso il polo museale La Vaccheria ho avuto modo di approfondire questo tema.

Vi riporto l’intervista integrale e il video QUI

L’intervista

Mardi Gras

MASSIMO: COSA VUOL DIRE FARE MUSICA OGGI?

F. In un percorso di vita in cui ognuno cerca il proprio posto nel mondo, il proprio “campo di battaglia”, spesso molte attitudini restano inespresse (per pigrizia o mancanza di ricerca interiore, perché non ci si ascolta a sufficienza) io penso chen fare musica è essenzialmente ascoltare se stessi, ascoltando  quella spinta che porta a riempire un foglio bianco di pensieri per poi destinarli a degli accordi ma non solo. Intraprendere questo percorso significa sentire che il proprio “Battlefield” è la Musica, compiendo un atto di presa di posizione verso se stessi e verso ciò che si può dare al mondo, che sia arte, cultura o scrittura.

In un mondo che corre veloce, la musica offre il tempo per fermarsi, sentire se stessi e regalare qualcosa agli altri. Si viene a creare un dialogo, una conversazione continua con l’audience. Se in questo contesto riusciamo a dare qualcosa di potente, allora sono certo che riceveremo in cambio qualcosa di altrettanto bello e potente.

Fare musica oggi e’ un’esperienza totalizzante che richiede una grande motivazione, studio e comprensione di se stessi; non è affatto facile.  E’ un viaggio che nasce dalla volontà di dare, ricevere e mettere in pratica le proprie fantasie, andando oltre una semplice sequenza di accordi.

Quando vedete uno Show non dovete credere al fatto che si tratta solamente di stare su un palco, di fare una passerella televisiva con su i lustrini; e’ qualcosa di molto più profondo e intimo che entra nelle case delle persone. L’artista ha la grande responsabilità di sapere che ciò che scrive e dice verrà scandagliato da chi lo ascolta e  che con le sue parole, i suoi versi potrà influenzare tanta gente. Fare musica oggi è cruciale perché riporta l’uomo al centro di tutto.

[Fabrizio Fontanelli per DETTI E FUMETTI – SEZIONE MUSICA – ARTICOLO DEL 19 MAGGIO 2026]

ARF 2026, come da tradizione… anzi no!

Care lettrici e lettori di Detti e Fumetti

come ogni maggio a Roma torna l’ARF.

Come da tradizione direte… e invece no.

Questo anno gli arfer hanno deciso di stupire tutti e realizzare un festival diffuso.

Hanno ripreso tutti gli asset vincenti:

1) Arf kids

2) Arf+ musica e concerti

3) Arf mostre

4) Self arf

Ma veniamo ai dettagli per chi vuole partecipare a questo festival del fumetto  diffuso tra Parione, Testaccio e Garbatella e Campo Boario

Si inizia il 14 maggio con la mostra di QUINO E ALTAN a piazza Navona.

22-24 maggio al Campo Boario con Caparezza, grande protagonista con la mostra Orbit Orbit, talk show e incontri con il pubblico.

In quei giorni in programma anche la ARF! Kids dedicata ai giovanissimi con 3 giorni di laboratori, gioco e letture, l’ARF! bookshop e la presentazione della rivista La fine del mondo con Maicol e MircoZuzu e Vitt Moretta.


Dal 29 al 31 maggio ARF! arriverà poi alla Garbatella, anche qui con esposizioni, talk, incontri con la SELF®, il Collettivo Viscosa e l’immancabile JOB ARF! il format dedicato alla formazione e all’orientamento professionale, con i colloqui tra autrici e autori esordienti e case editrici.

Non trascurabile l’altra novita’:questo anno Arf e’ tutto a ingresso gratuito.

[ Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – SEZIONE FUMETTO – ARTICOLO DEL 14 MAGGIO 2026]

ANDIAMO A CACCIA DI BELLEZZA – TRA LE RIGHE DELL’ANIMA – CHIARA NARRACCI PER DETTI E FUMETTI.

Care lettrici e lettori di DETTI E FUMETTI oggi parliamo del perche’ si deve andare a caccia di bellezza.

Andare a caccia di bellezza nel quotidiano, come notare semplicemente il colore rosso di un libro, è considerato fondamentale per mantenere una bella vibrazione interiore. In un mondo segnato da sofferenze, dolori e brutture che rischiano di incattivire o abbattere le persone, la ricerca del bello rappresenta una strategia efficace emersa da anni di consulenza familiare e ascolto di persone spaventate o addolorate.

La pratica suggerita consiste nello svegliarsi la mattina, riconoscere che il proprio corpo funziona e ricordarsi che, nonostante la bruttezza circostante, esiste anche molta bellezza che aspetta solo di essere colta, respirata e portata in giro. Questo approccio non significa negare il dolore, la paura o il diritto di stare male, bensì aiuta a ridimensionare e circoscrivere la sofferenza a momenti specifici, evitando di drammatizzare eccessivamente o di “affogare” completamente nelle difficoltà.

Se volete vedere il video fate click QUI

Al prossimo episodio

[ Chiara Narracci per DETTI E FUMETTI – SEZIONE SOCIOLOGIA- ARTICOLO DEL 13 MAGGIO 2026]

Il Teatro nel 2026: L’unico posto dove non puoi fare Zapping

Cari Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti,  siamo onesti: nel 2026, la nostra attenzione è ridotta a brandelli. Viviamo immersi in un mondo digitale fatto di algoritmi che ci dicono cosa guardare, cosa comprare e persino cosa pensare. In questo contesto come si inserisce il teatro? Il teatro e’ in controtendenza. Per un motivo molto semplice: tutto si svolge in presenza. Mentre lo schermo ci permette di essere spettatori pigri e sempre pronti, quando arriva la noia, a cambiare canale; la scena di contro ci toglie letteralmente  il telecomando dalle mani. Che si tratti di avanguardia multimediale o di un classico, recitato da attori professionisti o amatoriali, il teatro ti guarda in faccia. Quando sei a teatro non sei un utente che paga un canone, sei un testimone. Quello che accade sul palco sta succedendo per te e con te, in quel preciso istante. È un valore che stiamo dimenticando.  In una società frammentata, mentre stiamo vivendo crisi politico sociali più grandi di noi; mentre viviamo in un mondo  dove la tecnologia corre veloce,  il teatro si contrappone al caos a suo modo. Non risolve le nostre angosce e le nostre ansie con uno scroll o un like; il teatro ci costringe a vivere i drammi quotidiani collettivamente. È l’unico posto dove stare scomodi insieme agli altri. Il teatro cosi’ facendo diventa un atto rivoluzionario. Entrare in un teatro oggi non è un passatempo intellettuale, è un atto di coraggio. Significa sedersi al buio e accettare che l’immagine di noi stessi non sia adulterata dai filtri di un social. Il teatro non ti propone   una copia edulcortata della realtà;  ti prende per le spalle, ti scuote e ti chiede: “E tu, da che parte stai?” Il teatro nel 2026 non è un museo. È quel cantiere aperto dove, tra una battuta ed un applauso, proviamo ancora a capire cosa significhi restare umani in un mondo di pixel.

[ Dario Santarsiero per Detti e Fumetti- sezione Teatro – articolo del 10 maggio 2026]

MAFALDA E LA PIMPA A ROMA

Care amiche e amici di DETTI E FUMETTI come ogni Maggio e’ arrivato il tempo dell’ARF. Questo anno iniziamo col botto.

ARF! Festival e l’Instituto Cervantes di Roma presentano alla Sala Dalí di Piazza Navona Mafalda & La Pimpa, la mostra che dal 14 maggio all’11 luglio 2026 porta per la prima volta insieme a Roma le riproduzioni in stile Artist’s Edition delle strip di Mafalda e le tavole originali della Pimpa.
L’esposizione, realizzata da ARF! Festival e Instituto Cervantes di Roma — in collaborazione con Franco Cosimo Panini, Quipos S.r.l. e Caminito S.a.s. agenzia letteraria — rinnova l’ormai tradizionale partnership tra la prestigiosa istituzione culturale spagnola e il Festival del Fumetto di Roma.

A inaugurare la mostra, curata da Stefano Piccoli (S3Keno) e Daniele Bonomo (Gud) per ARF! Festival nell’ambito della sua XII edizione, giovedì 14 maggio alle ore 17.30, sarà il Maestro Altan, che incontrerà il pubblico per un talk e una sessione di firmacopie.

“Parlare alle bambine e ai bambini per parlare agli adulti” è il filo invisibile che attraversa l’esposizione, dove Mafalda e Pimpa, due protagoniste amatissime che hanno attraversato generazioni, generi e mode, si fronteggiano come due modi diversi e complementari di guardare il mondo attraverso lo sguardo dell’infanzia.
Da un lato Mafalda, la bambina dai capelli corvini creata da Quino, osserva il quotidiano con lucidità disarmante: guerra, ingiustizia, autorità, futuro vengono passati al vaglio di uno sguardo che non accetta risposte comode. Dall’altro lato la Pimpa, nata dalla mano di Altan, abita un universo in cui la scoperta è continua ma mai minacciosa, fatto di incontro, gioco, trasformazione gentile e meraviglia.
Ne nasce un confronto tra due poetiche opposte e complementari: l’inquietudine critica e la fiducia affettiva, la domanda senza risposta e la narrazione che accoglie. Due modi diversi di usare la semplicità come forma di verità.

Come sottolinea Daniele Bonomo: “Vedere riunite le strip di Mafalda e le tavole de La Pimpa ha una doppia valenza. Da una parte l’importanza di ripercorrere insieme la storia di due personaggi simbolo del nostro immaginario; dall’altra parte rivivere più di cinquant’anni della nostra Storia attraverso gli sguardi, i segni e le parole di Quino e Altan, due grandi Maestri del nostro tempo.”

I riferimenti dell’ufficio stampa dinARF sono


Ufficio stampa ARF!: Fabiana Manuelli – Mob. +39 347 8263425 – stampa@fabianamanuelli.it

Credits :MAFALDA: © 2026 eredi di Joaquín S. Lavado (Quino)
PIMPA: © Altan/Quipos S.r.l.

[FILIPPO NOVELLI PER DETTI E FUMETTI- SEZIONE FUMETTO- ARTICOLO DEL 5 MAGGIO 2026]

ABBIAMO BISOGNO DI TEMPO, NON DI SOLUZIONI. TRA LE RIGHE DELL’ANIMA DI CHIARA NARRACCI PER DETTI E FUMETTI

Care amiche e amici di DETTI E FUMETTI Ci tenevo ad allertarvi un attimo sui pericoli dell’utilizzo errato e inconsapevole della AI che a volte puo’ arrivare ad essere  tossica per i piu’ giovani.

Mi riferisco al recente inserimento in un social molto utilizzato dai giovani: il tanto amato WhatzApp.

Perché la ritengo tossica?

Non certo perché risponde in maniera gentile ed accurata, non certo perché invita a essere più composti o a dare sempre delle risposte rassicuranti; non ho una critica da fare sul modo che ha di rispondere ai nostri quesiti, ma sul fatto che lei ti risponde sempre 24 ore su 24 .

Critico la ” presenza costante”.

Credo che questo sia il suo tallone d’Achille: lei ci tiene a sottolineare che è lì per offrire un servizio, per essere sempre a nostra disposizione.

Questo si traduce  per i ragazzi, specie nei giovanissimi, in un vizio di forma.

Il problema e’ che mentre chatti, scordi il fatto che stai chattando con un computer, con l’AI,  perché ora non devi aprire un’app preposta a questo compito. Sono saltati i filtri di protezione. Tu  sei semplicemente su WhatsApp. In WA  i nostri figli  “ci vivono”; hanno una velocità pazzesca nel chattare. Lo fanno contemporaneamente con più persone e in piu’ gruppi; con degli automatismi pazzeschi, a volte senza neanche guardare il telefono.

A questa velocità, si perde di vista il fatto che dall’altra parte c’è l’AI,  una macchina  “sempre a tua disposizione”. 

E lo sappiamo tutti che le nuove generazioni tendono a mandare messaggi piuttosto che telefonare;  questo fatto  vizia  ancor di piu’ questa malsana idea che  dall’altra parte debba esistere qualcuno che è sempre là per te.

Per studiare questo nuovo fenomeno l’altro giorno ho installato anche io questa opzione ed ho chiesto alla AI:”Quando una persona diventa fin troppo insistente o scrive in orari non consoni, tu le metti un freno? un punto?

Questo perche’  nei rapporti umani, quando una persona è cosi’ insistente, ridondante, solitamente gli si dice: ‘Oh, anche meno, basta, mollami’.

E questo è sano, perché ci porta a riflettere e a toccare con mano che l’altro non deve stare là sempre e comunque a nostra disposizione solo perché abbiamo ansia, paura o bisogno di parlare con qualcuno.

Non e’ sano pensare che l’altro debba scattare ogni volta che ne abbiamo bisogno. Nei rapporti umani, ogni individuo ha il diritto di portare avanti i propri progetti, doveri e affetti anche al di là del rapporto di coppia. Questa IA va a creare un’ennesima aspettativa non ancorata alla realtà dei rapporti umani, perché nessuno è tenuto a esserci sempre per te, se non te stesso, e di certo e’ non buona cosa che dall’altra parte del telefono ci sia una macchina.

Per chi vuole l’articolo e’ riportato nel mio video a link QUI

[Chiara Narracci per Detti e Fumetti – sezione sociologia – articolo del 28 aprile 2026]