Archivi categoria: ARCHITETTURA E DESIGN

VIAGGIARE E’ CULTURA – PARTE TERZA – L’ITALIA

Cari amici di DETTI E FUMETTI il nostro BLOG crede molto nel viaggio perchè non c’è uomo piu’ colto, istruito, aperto alla cultura dell’altro di un uomo che ha viaggiato per dirla con Alphonse de Lamartine.

Se il nostro mondo fosse paragonato ad un libro infatti che non avesse mai viaggiato è come se avesse letto una sola pagina per dirla con Agostino di Ippona.

C’è chi si spinge oltre quando dice che viaggiare ci tiene in vita o quanto meno di mantiene la vista dal momento che se rimani fisso in un posto per troppo tempo diventi cieco perchè non osservi piu’ nulla intorno a te per dirla con Josef Koudelka.

Vogliamo riproporvi una selezione di luoghi unici cominciando dalla capitale, da ROMA per poi allargare il nostro sguardo all’Italia centrale e infine ad alcuni luoghi esclusivi e curiosi che meritano un viaggio per essere scoperti ed apprezzati.

SERRADA

VIAGGIARE E’ CULTURA – PARTE PRIMA -ROMA

Cari amici di DETTI E FUMETTI il nostro BLOG crede molto nel viaggio perchè non c’è uomo piu’ colto, istruito, aperto alla cultura dell’altro di un uomo che ha viaggiato per dirla con Alphonse de Lamartine.

Se il nostro mondo fosse paragonato ad un libro infatti che non avesse mai viaggiato è come se avesse letto una sola pagina per dirla con Agostino di Ippona.

C’è chi si spinge oltre quando dice che viaggiare ci tiene in vita o quanto meno di mantiene la vista dal momento che se rimani fisso in un posto per troppo tempo diventi cieco perchè non osservi piu’ nulla intorno a te per dirla con Josef Koudelka.

Vogliamo riproporvi una selezione di luoghi unici cominciando dalla capitale, da ROMA per poi allargare il nostro sguardo all’Italia centrale e infine ad alcuni luoghi esclusivi e curiosi che meritano un viaggio per essere scoperti ed apprezzati.

UN VIAGGIO A ROMA

Vi riportiamo una serie di articoli alla scoperta di luoghi e monumenti che vale la pena di vedere. Potete fare click sul nome per andare all’articolo.

CICLO DEI PONTI

–IL PONTE DELLA MUSICA

–IL PONTE RISORGIMENTO

–GLI ALTRI PONTI

CICLO DEGLI EDIFICI

–GLI EDIFICI DELLE POSTE

–I GRATTACIELI

–GLI EDIFICI DIPINTI-LA STREET ART

–GLI EDIFICI DEI CINEMA

–GLI EDIFICI PER GLI SHOW E GLI EVENTI

-I NUOVI MUSEI

-I MUSEI DEL NOVECENTO STAZIONI E CENTRI COMMERCIALI

-UFFICI

CICLO I NUOVI PARCHI E ROOF TOP

-IL PARCO LINEARE DI ROMA NORD

–IL PARCO LINEARE DELLE MURA AURELIANE

-UNA NUVOLA SUL TETTO DI ROMA

Roma 70 anni dopo

A Detti e Fumetti piacciono le citazioni, i detti.

Oggi vogliamo mostrarvene uno architettonico.

Uno dei “segni” di Roma è la pensilina della Stazione Termini (1950) realizzata negli anni del dopo guerra, della rinascita. La Stazione, che pochi sanno prende il nome dalle vicine Terme di Diocleziano ( e non come si potrebbe immaginare dal termine dei binari tipico delle stazioni) è riconoscibile in tutto il mondo per la sua pensilina, una struttura ardita per l’epoca, realizzata in cemento armato, che ha un aggetto sull’antistante Piazza dei Cinquecento per 19 m. È retta da 33 pilastri e ha uno sbalzo massimo di 13.50 m con una trave di colmo che raggiunge i 12.45 m .

Ebbene voi vi direte. Una architettura, segno di Roma. e quindi?

Nell’anno 2021, anche lui come i 50, additato come anno della rinascita, a Roma, 70 anni più tardi, si costruisce ancora. In zona laurentina sorge un nuovo polo commerciale che nelle sue forme richiama i simboli della capitale.

(Filippo Novelli per Detti e Fumetti – sezione architettura – articolo del 5 gennaio 2021)

ROMA 2020

La Defense italiana sta muovendo i primi passi.

Oggi abbiamo fatto quattro passi tra i nuovi edifici, gli ultimi lavori in corso ed i balconi da cui spuntano i primi fiori. È solo l’inizio di un nuovo tessuto urbano romano tra l’EUR e il GRA. Ma il disegno è già molto chiaro.

[FILIPPO NOVELLI -SEZIONE FOTOGRAFIA ARTICOLO DEL 4 OTTOBRE 2020]

ARCHITETTURA GLOBALE – La nuova RACCOLTA DI ARTICOLI DI ARCHITETTURA DI DETTI E FUMETTI

Amici di DETTI E FUMETTI da oggi è disponibile su carta su ordinazione al link che trovate in fondo alla pagina o in digitale su Amazon, la nostra raccolta di articoli di architettura a cura di Maria Clotilde Massari con le illustrazioni di Filippo Novelli.

Un Libro da non perdere, da conservare gelosamente o regalare agli amici.

Le nostre promesse di pubblicare oltre 20 nuovi titoli si stanno avverando dopo OSVY FIGHT COVID e FARE TEATRO ecco il terzo libro della nuova collana disponibile per voi su amazon. A presto con gli altri titoli ecco una anticipazione.

[Maria Clodilde Massari per DETTI E FUMETTI sezione Architettura -articolo del 25 settembre 2020]

Passeggiate Romane- Il PONTE DELLA MUSICA

Bentrovati amici di DETTI E FUMETTI, pronti per un’altra passeggiata?

Oggi concludiamo i nostri tour sui ponti di Roma con il PONTE DELLA MUSICA.

clo e ponte musica

Nei nostri precedenti voli abbiamo visitato il Parco della Musica di Renzo Piano ed il MAXXI di Zaha Hadid; ora, sempre nel quartiere Flaminio, conosciamo un’altra opera  architettonica contemporanea: il Ponte della Musica.

Figura 0

La struttura, che attraversa il Tevere collegando il Foro Italico e il quartiere Flaminio, è stata progettata dallo studio inglese Buro Happold, vincitore con Powell-Williams Architects del concorso di progettazione bandito dal Comune di Roma nel 2000.

Il ponte è costituito da un arco in acciaio lungo 190 metri, sospeso che collega il Lungotevere Flaminio e il Lungotevere Maresciallo Cadorna, mettendo in collegamento l’Auditorium Parco della Musica, Villa Glori, il Maxxi e il Teatro Olimpico con il Complesso Sportivo del Foro Italico e il Parco di Monte Mario.

Il ponte progettato e realizzato per il traffico pedonale, ciclabile e per i mezzi pubblici è costituito da un impalcato metallico sorretto da due archi ribassati in acciaio poggianti su piedritti in cemento armato, che contengono le scale d’accesso alle due sponde del fiume. Le dimensioni dell’impalcato sono 190 metri di lunghezza, 22 metri di larghezza massima nella parte centrale e 14 metri alle estremità. L’arco libero ha una luce (distanza da uno spiccato all’altro del ponte) di circa 190 metri. Il peso complessivo dell’opera è di 2000 tonnellate. L’opera è caratterizzata dall’inclinazione dei due archi rispetto al piano verticale e dall’assenza di un loro collegamento orizzontale nella zona sovrastante l’impalcato, a consentire una particolare sinuosità e luminosità dell’immagine architettonica. La struttura è fondata su pali mentre la spalla sinistra è posta su cuscinetti mobili in grado di assorbire le sollecitazioni termiche e sismiche. La parte centrale, carrabile, è asfaltata mentre quelle laterali, pedonali,  sono costituite da doghe in legno che poggiano sulla struttura in acciaio.

Il Ponte ospita nella parte centrale un corridoio predisposto per il trasporto pubblico protetto.

Figura 3

Come arrivare al Ponte della Musica? Con i mezzi pubblici è molto facile; puoi prendere la linea A della metropolitana,  fino alla stazione di Lepanto e poi continuare con il bus fino alla fermata Largo Cadorna/Ostello della Gioventù ed infine, proseguire per pochi metri a piedi. Se invece preferisci viaggiare in superficie, puoi prendere una delle linee bus collegate alla zona. Grazie alla sua pista ciclabile può essere una meta interessante anche per passeggiate in bicicletta, magari di notte quanto si illumina e si riflette sul Tevere.

Il Ponte della Musica è intitolato al compositore Armando Trovajoli, autore del famosissimo brano “Roma non fa la stupida stasera…” ed è cronologicamente l’ultimo ponte della Capitale in quanto è stato inaugurato nel maggio del 2011.

Buon volo a tutti, ciao ed a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 17 LUGLIO 2020]

Per maggiori informazioni:

https://www.wikipedia.org/wiki/Ponte_della_Musica-Armando_Trovajoli

http://www.urbanistica.comune.roma.it/citta-storica-pontemusica.html

Dalle macchine alle strutture naturali- i principi di ottimizzazione- CAP. III

ottavio cap III il macchinismo

Il XX secolo è l’era della produzione di massa, della distribuzione globale e dell’uniformità.

Dal punto di vista architettonico si è sviluppata nei primi decenni del secolo XX il Movimento Moderno e lo Stile Internazionale che incorporava nel suo linguaggio i progressi della tecnologia e della industria.

L’uso di materiali come acciaio, vetro e cemento, diede origine ad una sensibilità  plastica accettata a livello globale.  Questa tendenza rappresentò una rottura importante con l’accademismo esistente che favoriva lo stile decorativo.

Fig.3 Il Seagram Building di Mies van der Rohe e Philip Johnson a New York, 1958

Fig.1 Il Seagram Building  di Mies van der Rohe a New York, 1958

 

Fig.4 Palazzina di Le Corbusier al Weißenhofsiedlung di Stoccarda 1927

Fig.2 Palazzina di Le Corbusier al Weißenhofsiedlung di Stoccarda 1927

Nei primi anni ’70 del XX ° secolo, è particolarmente interessante l’emergere del concetto di macchinismo

In Architettura questo concetto é ben rappresentato nell’edificio sede dell’industria automobilistica BMW a Monaco di Baviera – con un progetto di Karl Schwanzer – che evoca i quattro cilindri di un motore a scoppio;

.Fig.5 Sededa BMWa Monaco di Baviera di Karl Schwanzer

Fig. 3    Karl Schwanzer Sede della BMW a Monaco di Baviera

Fig.6 Renzo Piano Centro Pompidou

Fig. 4 Renzo Piano -Centro Pompidou

Alla fine degli stessi anni ’70, Renzo Piano vince il concorso per il Centro Pompidou di Parigi  tipico esempio di architettura tecnologica. Renzo Piano propone un’immagine che evoca una raffineria di petrolio.

La crisi energetica degli anni ’70 del XX ° secolo, ha mostrato l’insostenibilità del modello di sviluppo basato sulla industrializzazione pesante. Le economie dei paesi sviluppati si spostano dalle industrie pesanti alle industrie del terziario: informazione, ricerca,  istruzione, servizi e finanza. L’architettura segue le economia; si entra in una nuova era, quella della “architettura della conoscenza“, attraverso un’ampia pratica interdisciplinare. La diversità deve emergere come risultato dei processi di simbiosi tra arte, scienza e tecnologia; tra il razionale e il sensoriale, la “natura” e la cultura.

Strutture Naturali

L’architettura inizia ad allontanarsi dalla geometria euclidea per avvicinarsi alla comprensione del dinamismo frattale e dall’emergere di sistemi naturali.

Eugene Tsui, Javier Senosiain, William McDonough, Renzo Piano e molti altri architetti non solo integrano nei loro progetti principi ecologici sostenibili, ma, il messaggio secondo cui le costruzioni richiedono un approccio olistico; si studia l’efficienza, la forma, i materiali  cui la Natura dispone.

Fig. 7 Eugene Tssui architetura

Fig. 5 Eugene Tssui Architetto

Fig. 8 Janvier Senosiaiain Nautilus House

Fif 6 Janvier Senosiaiain Nautilus House

Fig.9 William McDonough Architect

Fig. 7   William McDonough Architect

Fig. 10 Renzo Piano California Accademy of Cience

Fig. 8 Renzo Piano California Accademy of Cience

 

Strutture artificiali e principi di ottimizzazione

Gli straordinari progressi della biologia hanno toccato l’architettura in modo profondo.Non ci riferiamo, tuttavia, alla varieta’ delle forme naturali ma si ai meccanismi con cui le strutture naturali sono in relazione alla loro funzione. Sono i principi di ottimizzazione, che in un linguaggio non matematico potremmo chiamare principi di economia dei mezzi. Un’osservazione attenta delle strutture naturali ci permette di identificare alcuni di questi principi che possiamo classificare così come fece l’’architetto Eugene Tsui in “Evolutionary Architecture,” 1. Ridurre al minimo la quantità di materiale utilizzato;.

Fig. 11 Nido d'api

Fig.9 Nido D’ape

Struttura costituita da prismi esagonali che appare ad esempio negli alveari: l’ape avrebbe costruito le sue cellule per ridurre al minimo la quantità di cera usato nella costruzione.

2.- Massimizzare il volume, tra tutti quelli che sono limitati da una superficie con un’area determinata;

3.-Minimizzazione l’area di una superficie tra tutti quelli che definiscono i solidi con un certo volume;

Fig.12 Strutture di invertebrati

Fig.10  Essere Unicellulare

Fig.13 RADIOLARI

Fig.11 I radiolari

La forma sferica che troviamo a scala microscopica negli esseri monocellulari, ha la curiosa proprietà di esibire un volume massimo tra tutti i solidi con una certa superficie, o in modo equivalente esibendo una superficie minima, tra tutti i solidi di   uguale volume.

4. Massimizzare la resistenza strutturale;

Fig 14 Lumaca

Fig.12 La Lumaca

È stato stimato che la lumaca supporta forze di compressione pari a 2200 volte il suo peso, ciò non è dovuto solo al materiale con cui è realizzato il suo guscio, ma anche alla sua forma a spirale.

5. Stabilire una relazione tra trama, colore e funzione;

Fig. 15Estabelecimento de uma relação entre textura, cor e função_

Fig.13 Trama, Colore e Funzione;

6. Selezione dei materiali che consentono di attuare i principi precedenti in modo efficiente

Fig.16 Struttura ossea umanaLo scheletro umano

Fig.14 Struttura Ossea

7. Creazione di continuità tra interno ed esterno senza interruzioni e fratture;

Fig. 17Continuidade entre interior e exterior sem interrupções nemFig. 15 Trasparenza totale attraverso il vetro

8. Relazione simbiotica tra funzione e forma

Fig.18 Relação simbiótica entre função e forma_

Fig.16 Relazione Forma Funzione

9.Selezione di modi energeticamente efficienti che favoriscono circolazione dell’aria;

Fig.19 L'habitat delle Termiti

Fig.17 Un Termitaio

Fig.20 Termitaio

 

Fig.18a Sezione di un Termitaio      Fig.19 Sezione dell’edificio Eastgate,Harare,Zimbabwe :applica la                                                                                    climatizzazione   passiva di un termitaio

 

10.Unità e continuità delle strutture;

 11. Progettazione della struttura in base al materiale e alle forze azioni interne ed esterne che agiscono su di esso.

Bene, ed anche il terzo capitolo è terminato.Se vi sta piacendo questo viaggio che stiamo facendo insieme condividete e lasciate commenti.

A presto Ottavio Alias Francesco Marconi

[Francesco Marconi per DETTI E FUMETTI – sezione architettura – articolo del 13 maggio 2020]

 

 

CLO E LE PASSEGGIATE ROMANE- QUARTA PUNTATA- PONTE RISORGIMENTO

clo e ponte risorgimento novelliBentrovati, pronti per un’altra passeggiata!?

Certo, detto in questo periodo di quarantena sembra impossibile…ma la fantasia e la curiosità di conoscere nuovi scorci della nostra città è sicuramente più forte! Continuiamo i nostri voli tra i ponti di Roma ma questa volta, partiamo da quelli  moderni, dove è  possibile scorgere angoli e prospettive uniche.

Il primo in ordine storico è:

PONTE RISORGIMENTO

Il ponte Risorgimento collega l’area del lungotevere delle Armi ed il quartiere Prati con piazzale delle Belle Arti e la zona di Villa Giulia.

È il primo ponte in cemento armato di Roma e all’epoca della sua costruzione, tra il 1909 e il 1911, rappresentava la più ampia struttura mai realizzata al mondo con questa nuova tecnologia.

ponte risorgimento costruzione

È formato da un’unica arcata di 100 m di lunghezza e fu costruito per celebrare i 50 anni dell’Italia Unita, come recita l’iscrizione riportata su un lato.

La struttura del ponte è costituita da un arco ribassato (freccia di circa 10 metri);  il suo costruttore, Società Porcheddu, unico concessionario in Italia del brevetto del francese François Hennebique fu uno dei precursori della tecnica del cemento armato.

Locandina_Hennebique

ponte risorgimento costruzione 2

I lavori per la costruzione del ponte sono iniziati nel 1909 e si sono conclusi due anni dopo: venne inaugurato l’11 maggio 1911 dal sindaco Ernesto Nathan.

Progettato e realizzato in occasione dell’esposizione per celebrare i cinquant’anni dell’unità d’Italia, dall’ing. Giovanni Antonio Porcheddu, con la collaborazione degli ingegneri Giaj e Parvopassu e la supervisione dello stesso Hennebique che intervenne in cantiere imponendo dei tempi di disarmo* molto brevi, che furono poi oggetto di aspre polemiche a causa delle fessurazioni subito comparse sulla struttura.

Nonostante questo il ponte si è conservato sostanzialmente integro per oltre un secolo. A metà del ponte, sui due parapetti, vi sono due iscrizioni: “Inaugurato l’11 maggio del 1911 nel cinquantenario della proclamazione di Roma Capitale d’Italia, dall’Amministrazione Popolare Cittadina al Risorgimento Italiano” da un lato e “Ponte in cemento armato ad un’unica arcata di 100 metri di corda con freccia di 10 metri, costruito con sistema Hennebique dalla Società Porcheddu Ing. G.A.” dall’altro.

Anche in questo caso non mancano gli aneddoti, eccone uno che può rappresentarne tutti:

quando la mattina dell’11 maggio del 1911 il corteo reale si apprestò ad attraversare per la prima volta il ponte Risorgimento il clima festoso che fino a quel momento aveva accompagnato la parata di colpo svanì: improvvisamente i volti di tutti, compreso quello di Vittorio Emanuele, si fecero più tesi e nervosi,  malgrado i sorrisi di circostanza sfoggiati appositamente per la stampa che era li per immortalare l’evento. Del resto, erano ormai diverse settimane che la costruzione era al centro di illazioni e gli esperti avevano istillato molti dubbi sulla sua effettiva stabilità: Come avrebbe potuto tenersi in piedi un arco tanto grande?…Nessuno aveva una risposta,  anche perché non era mai stato costruito nulla di lontanamente simile prima di allora.

ponte risorgimento 2

Ma la storia ha dato ragione all’ Ingegnere  Porcheddu, visto che passato un secolo il ponte è ancora saldo al suo posto!

Buon volo a tutti

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 23  aprile 2020]

Per maggiori informazioni:

https://www.cosafarearoma.it/ponti-roma/

http://www.pontidiroma.com/curiosita.html

https://www.capitolivm.it/meraviglie-di-roma/i-ponti-antichi-sul-tevere/

OTTAVIO e L’ARCHITETTURA – L’interdipendenza dei concetti di spazio e tempo – CAPITOLO 2

ottavio disegno di novelliL’interdipendenza dei concetti di spazio e tempo non è solo argomento di discussione scientifica, ma qualcosa di tangibile. Ne sono un esempio  le mappe isocrone, che si materializzano attraverso una deformazione del territorio, nel quale due città che hanno un trasporto pubblico veloce, sono rappresentate più vicino rispetto ad altre che, sebbene a una distanza inferiore, non dispongono di tale trasporto.Queste mappe forniscono la percezione spaziale del viaggiatore

Fig.1 Mappa Isocrona di Francis Galton    Fig. 1       Mappa Isocrona di Francis Galton

 

Fig.2 Mappa Isocrona collegamenti trasporto ferroviario

Fig. 2 Mappa Isocrona; collegamenti trasporto ferroviario Italiano

 

Lo spazio è il soggetto principale con cui è concepita la città. Storicamente il concetto di spazio non era immutabile, né da un punto di vista scientifico né da un punto di vista sociale.

Possiamo identificare tre paradigmi ognuno con un diverso concetto di tempo.

 

Lo spazio omogeneo e isotropico. 

Fig. 3 Un Universo Omogeneo e Isotrpico, le facce opposte di questo parallelepipedo sono identificate l'una con l'altra

Fig.3      Un Universo Omogeneo e Isotropico,

Le facce opposte di questo parallelepipedo sono identificate l’una con l’altra. Il primo paradigma corrisponde a una visione dello spazio in cui la Terra occupava il centro dell’Universo e l’individuo il centro della Terra. Lo spazio era un’entità omogenea e isotropa perché esibiva le stesse proprietà in tutte le direzioni.

Fig.4 La Prospettiva

Fig. 4. La prospettiva.

La prospettiva, dando all’osservatore un punto di vista fisso, era il modo usato per rappresentare questo spazio, concepito come un vuoto in cui le forme tridimensionali dell’architettura rappresentavano il confine di un volume.

 

Spazio eterogeneo e anisotropico

Fig. 5 Il Pendolo e l’Orologio misurano i minuti                                     

Fig. 6 Orologio Atomico Ottico

Fig.6 Orologio Atomico, misura i nanosecondi

 

Dall’industrializzazione e, due secoli dopo, dall’informatizzazione, la visione dell’Universo, della Terra, dell’individuo e il tempo, hanno subito cambiamenti successivi emergendo un nuovo paradigma per il concetto di spazio. Il tempo misurato in i minuti, prima dal pendolo e poi dall’orologio, hanno iniziato a essere misurati nanosecondi dal computer, una scala che sfugge alle capacità sensoriali dell’individuo.

Fig. 7 Segni Architettonici Effimeri

Fig.7 Segni architettonici effimeri

Il ritmo è così rapido; la consapevolezza del carattere effimero e marcatamente sociale di certi valori sono così acuti; il progresso della conoscenza è così travolgente che i segni architettonici cessano di assumere il ruolo quasi esclusivo di immutabili testimonianze storiche.

 

Spazio di un tempo “irreversibile” e Sistemi Instabili

Si dice che il tempo sia “irreversibile”, nel senso che, con le stesse condizioni iniziali si possono  produrre fenomeni differenti , Un esempio ben noto che illustra il comportamento dei sistemi instabili è “L’effetto Farfalla”: “Il battito d’ali di una farfalla a Roma può provocare un uragano a New York”  quindi davanti ad  un fenomeno accaduto,  non sappiamo come  ricostruire la sua storia , ossia  uno stesso presente   può corrispondere a diversi passati.

Le idee alla base di questa interpretazione possono essere sintetizzate attraverso affermazioni come: Le strutture da costruire sono strutture per un “tempo imprevedibile”, perdendo significato la trascendenza temporale e il valore di testimonianza di un’epoca, assumendo  un carattere effimero e quindi non monumentale

 

Fig. 8 Dancing House di Frank Gerry

Fig.8 Dancing House di Frank Gerry- L’Instabilita´dell’Universo

 

Torneremo presto con il terzo capitolo.

Restate connessi

Ciao OTTAVIO.

[Francesco Ottavio Marconi per DETTI E FUMETTI – Sezione architettura – Articolo del 24 aprile 2020]

MI PRESENTO SONO OTTAVIO e vi parlerò di architettura trasversale.

Ciao Amici sono Francesco alias OTTAVIO

ottavio comparison

Ciao

Mi chiamo Francesco Ottavio Marconi e per DETTI E FUMETTI mi occuperò di architettura impersonificando l’avatar Ottavio, un rinoceronte antropomorfo perchè questo è il modo per entrare a far parte della redazione di DETTI E FUMETTI.

Scriverò sulla necessitá della frequentazione dell’architetto nell’universo della Scienza.

Lo ho già scritto in un libro publicato in Portogallo dal titolo Ciênciacidade

 

Ve lo descrivero´ in capitoli riassuntivi, qui, a puntate mediante degli articoli fatti soprattutto di disegni ed immagini che spieghino semplicemente questa frequentazione .

 

Nel frattempo sto traducendo il libro in italiano che sara´prodotto da DETTI E FUMETTI e distribuito da AMAZON.

Facendo click sulla immagine  sotto potete già acquistare il LIBRO in portoghese

libro

Fig 1 – La Copertina del Libro CIENÇACIDADE

Ora voglio raccontarvi un po’ di me per far in modo di spiegare perché sono giunto alla idea che l’Architettura deve frequentare assiduamente l’universo della Scienza ,dalla Biologia,alla Fisica, dalla Matematica alla Scienza dei Materiali; come un luogo d’invenzione metaforica, il cui convivio può´offrire strumenti del sapere capaci di dare al progetto nuovi orizzonti creativi.

Ho frequentato la Facoltà di Architettura di Valle Giulia a Roma dopo il liceo artistico di via Ripetta. Era la fine degli  anni sessanta dello scorso secolo.

Nella seconda metà degli anni Sessanta si assiste a una radicale trasformazione delle principali città italiane.

Si modificano i centri storici, abbandonati dai loro vecchi abitanti e riconvertiti alle nuove funzioni del terziario.

Gli acquisti del sabato ai grandi magazzini, il lavaggio delle automobili la domenica mattina, le vacanze al mare e i pic- nic fuori porta diventano i nuovi riti collettivi di molti italiani.

All’esplodere del movimento antiautoritario a livello internazionale la Contestazione dilaga nel ’68.

Da Trento a Pisa, da Roma a Milano e a Torino prende vita la rivolta giovanile che da protesta libertaria legata alla cultura beat, diviene movimento organizzato dagli studenti universitari in lotta per un nuovo modello d’istruzione.

E’ in questo clima che scrivo la mia tesi di laurea (1972) e in un certo senso inizio ad indagare come la scienza clinica e il sociale penetrino l’architettura.

tesi osp su roma sezione

Fig.2  Tesi di Laurea Relatore Giuseppe Perugini

“L’origine sociale della malattia é legata alle condizioni di lavoro. L’Ospedale é in certo senso anche il luogo dove si cancellano  temporariamente le conseguenze negative di tale condizioni.  . Il lavoratore é riabilitato, per essere reinserito nel processo produttivo, entrando cosi´in una spirale senza fine”

Questa frase mi ha da sempre rappresentato: penso che per un Architetto quello che importa soprattutto, oltre a costruire un’immagine, é sapere se il mondo può cambiare grazie ad essa immagine.

Dopo la laurea inizio dei viaggi alla scoperta di nuove opportunitá.

Visito per la prima volta il Portogallo; trovo  un panorama architettonico non esaltante. Circa il 25%  della popolazione viveva in edifici degradati che non soddisfacevano alcun indice di sicurezza, confort e igiene.

Forte della mia esperienza nel lavoro sociale sviluppato nella Facolta’ di Architettura di Valle Giulia e realizzato nelle periferie romane, decido di partecipare al programma del SAAL (Servico de Apoio Ambulatório Local ) per il  risanamento delle città Portoghesi del dopo 25 di Aprile 1975 ( Revolução dos Cravos)

 

Divento il coordinatore di una” Equipa Tecnica”  pluridisciplinare del SAAL. Questa esperienza la ho publicata in libri e riviste:

fig. a                                  fig. b                                fig. c

-(a) La rivista di architettura Casabella. Portogallo Operação- SAAL (419, 1976).

– (b) Nel libro Politica e progetto. Un’esperienza di base in Portogallo, Milano, Feltrinelli, 1977

– (c) Nel libro Politica y proyecto. Una experiencia de base en Portugal, Barcelona, Gutavo Gil, 1978,

Nel 1977 mi trasferisco a Parigi e li rimango fino al 1982; qui insieme a Renzo Piano collaboro ad un interessante progetto pilota finanziato dall’UNESCO  per il recupero dei Centri storici italiani (Otranto) che prevedeva la partecipazione diretta degli abitanti  e l’utilizzo di tecnologie leggere. Questo tipo di intervento era teso ad evitare la disgregazione del tessuto sociale poiché permetteva la permanenza degli abitanti nelle loro abitazioni durante le fasi di recupero

Otranto

Fig.4 Progetto Pilota per il recupero del Centro Storico di Otranto

Potete approfondire qui l’argomento:

– R. Piano, M. Arduino, M. Fazio, Antico è bello. Il recupero delle città, Roma, Bari, Laterza, 1980).

Nel  1979 Propongo all’Unesco lo stesso progetto pilota nella citta di Evora , Portogallo.

evora

Fig. 5 Il tempio Romano di Evora

Si tratta di recuperare il centro storico di Évora, nella fattispecie dapprima implementare il progetto pilota del solo quartiere di Largo Chão das Covas e successivamente la ristrutturazione della intera città  grazie alla riuscita del promo lotto e al sostegno dell’allora sindaco Abílio Fernandes.

Nell’1982 decido di aprire il mio studio di architettura a Coimbra avendo nel frattempo avuto delle richieste di progettazione in varie citta portoghesi. Scelgo come base la città universitaria di Coimbra dove la mia futura sposa, insegna alla facoltà di Matematica.

Inizio a studiare il cambiamento che sta avvenendo i Portogallo: emergevano essenzialmente due differenti espressioni formali: un certo modernismo accademico,coltivato nella scuola di Porto e rappresentato da Álvaro Siza Vieira

São Victor Oporto Arch. Siza Vieira

Fig.6    Arch.Alvaro Siza Vieira – São Victor Porto

e una produzione architettonica di carattere eterogeneo, legata soprattutto alla scuola di Lisbona, che plasmava differenti sensibilità.

Centro Commerciale Amoreira Lisbona (2)

Fig. 7  Arch. Tomas Taveira – Centro Comerçial Amoureira

Io ero libero da qualsiasi ortodossia stilistica, essendo cresciuto in un ambiente culturale dalla visione pluralista grazie anche alla mia collaborazione con gli architetti Franco Purini  e Luigi Pellegrin.

 

Fa parte di questo periodo:

  • il progetto per il concorso del mercato Dom Pedro V-Coimbra (2.° classificato);
  • Il progetto per il concorso del Palácio da Justiça di Coimbra (1.° classificato);
  • il progetto della sede della impresa Visabeira -Viseu
  • il progetto per l’urbanizzazione Vilabeira- Viseu

 

Sede dell'Impresa Visabeira Viseu Portogallo

Fig. 9  Sede dell’Impresa VISABEIRA

In questo periodo (anni 80-90) nel Portogallo la popolazione inizia ad emanciparsi e si diffonde un certo benessere economico. Nei professionisti nasce il desiderio di vivere in case che li rappresentino al meglio, che identifichino il loro ceto sociale e li distinguino nel contempo gli uni dagli altri.

Studio la loro professione e costruisco attorno ad essa delle case a sua immagine.

Appartengono a questo periodo:

La casa dell’avvocato

casa avvocato

Fig. 10- Fatta di vetrate, perchè l’avvocato è aperto al dialogo deve essere trasparente e deve poter comunicare)

 

La casa del medicocasa medico

Fig. 11. Minimalista, capace di trasmettere calma, fiducia e serenità

La casa dello Psicologo

 

Fig. 12 -Con stile  Organico,  complesso ed introspettivo.

Nel 1991 creo l’impresa ARCHEURI.

Partecipo a progetti finanziati dalla Comunità Europe in cui è entrato il Portogallo di recente.

A questo periodo appartengono:

  •  L’edificio della facoltà di Ingegneria Chimica.
  •  Il Centro di Impiego e Formazione di Guarda
  • Hotel Montebelo

Fig. 13 facolta di Ingegneria Chimica

Fig 13. L’edificio della facoltà di Ingegneria Chimica.

2 Centro de emprego e formação profissional da Guarda Portogallo

Fig. 14 -Il Centro di Impiego e Formazione di Guarda

Fig. 15 Hotel Montebelo - Viseu

15aHotel Montebelo - Viseu

Fig.15 (a e b)  -Hotel Montebelo

Il filo conduttore dei miei progetti vuole andare oltre gli aspetti formali, perchè è dettato dalla convinzione che ciò che conta di più per un’ architetto, oltre a costruire un’immagine, è se il mondo può cambiare con quell’immagine.

 Ed è proprio per cambiare il mondo che l’architettura deve diventare un atto di comunicazione in cui il dialogo assume un ruolo centrale: un dialogo sociale nello spirito del tempo..

Parleremo di questo nei capitoli che seguiranno qui articolo dopo articolo in DETTI E FUMETTI.

vedi anche INTRODUZIONE

Vedi anche CAP.1

Restate connessi,a presto! OTTAVIO

[Francesco Ottavio Marconi per DETTI E FUMETTI – articolo del 20 aprile 2020]

DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA-IL LIBRO

Amici è su AMAZON il libro DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA un libro coroale di YUKIKO KONDO, ERIKA LAVOSI, MARIA CLOTILDE MASSARI, DARIO SANTARSIERO e FILIPPO NOVELLI illustrato da FILIPPO NOVELLI

Potete leggere la trama e sfogliare le pagine facendo click sulla foto

da grande

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione fumetto -articolo del 16 aprile 2020]

L’ARCHITETTURA secondo OTTAVIO per DETTI E FUMETTI -L’interdisciplinarietà – CAP.1

Ciao Amici

Ecco a voi il primo capitolo di Architettura e Scienza. Oggi approfondiremo il concetto di interdisciplinarietà dell’architettura.

ottavio interdisciplin

Se è innegabile che il progresso della conoscenza scientifica e la comprensione dell’universo ha una grande importanza nella nostra concezione del mondo e quindi nella formazione di tutte le conoscenze, come analizzare la relazione tra Scienza e Architettura senza semplicismo o demagogia?

Nel corso del 20° secolo, molti architetti hanno speculato sulle relazioni tra scienza e architettura.Citiamo alcune opinioni fondamentali.

Frei-Otto

Frei Otto ritiene che siano le scoperte scientifiche che portano al”Nuovo” in architettura, assegnando così un ruolo fondamentale alla scienza evadere l’architettura da un punto di vista essenzialmente tecnologico.

Renzo-Piano-portrait

Renzo Piano per quanto riguarda il ruolo della scienza nell’architettura, afferma che “L’attività di un architetto presenta molti rischi perché lavora con tutti i tipi di materie prime. Non solo con cemento, legno e metalli, ma anche con storia, geografia, matematica e le scienze in generale, antropologia, ecologia, estetica, tecnologia, climatologia e società ”.

Tesselazione_unita_basica_ripetibile

Tesselazione: unita’ basica ripetibile

Stadio Olimpico di Monaco 1972 Struttura della copertura

Stadio Olimpico di Monaco 1972 -Struttura della copertura

per Frei Otto si trattava di “tradurre la scienza nella linguaggio architettonico;”

Molecola di struttura di Carbonio 60

Molecola di struttura di Carbonio 60

Cupola Geodesica Montreal 1967

Cupola Geodesica Montreal 1967

per Buckminster Fuller fu “la natura a reincarnarsi in oggetti architettonici.”

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Centro d’arte e della cultura G.Pompidou 1977 Parigi

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Centro d’arte e della cultura Tjibaou 1998 Nuova Caledonia

per Renzo Piano “è tutta la conoscenza che fa migrazioni successive.”

Le relazioni con la scienza evocate da questi architetti sono una prima forma di attività interdisciplinare che consiste nell’integrazione, in una determinata conoscenza disciplinare, concetti e teorie da altri settori disciplinari.

Lo state trovando interessante? Lasciate i vostri commenti, ci risentiamo presto.

Se volete fare il preorder del libro il link lo trovate QUI

Saluti dal vostro Ottavio e…alla prossima puntata.

[Francesco Marconi per DETTI E FUMETTI – sezione architettura – articolo del 3 aprile 2020]

DETTI E FUMETTI E’ ARCHITETTURA TRASVERSALE – La presentazione di OTTAVIO IL RINOCERONTE

Ciao a tutti sono Ottavio, mi occuperò di architettura per DETTI E FUMETTI.

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Sono un architetto Italiano che ha sposato una portoghese ed è andato a vivere da lei da qualche anno.La mia moglie, Paula è professoressa di Matematica; con lei abbiamo indagato la relazione tra Scienza e Architettura, ma non solo.Abbiamo scritto un libro ed ora vogliamo riproporvelo qui sotto forma di una serie di articoli. Successivamente pubblicheremo il libro per l’Italia.

Questo è il link per fare il pre order

Io sono Francesco Marconi che, come da prassi per DETTI E FUMETTI, mi tramuterò’ in OTTAVIO il rinoceronte.Vi riporto di seguito la presentazione del mio amico Franco Purini , celebre architetto italiano.purini“In una serie di articoli esploreremo un contesto teorico quanto mai esteso, molteplice e articolato, riannodando le fila di un discorso per troppo tempo abbandonato.Partiamo da un richiamo all’ opera profetica di Richard Buckminster Fuller,fig 1nel corso della quale metteremo in evidenza come nel nuovo ricorrano sempre forme del passato, in una sorta di paradosso temporale.fig 2Il grande architetto americano è considerato come il portatore di una vera e propria rivoluzione progettuale che vede l’architettura recuperare di nuovo, con una ampiezza cosmica, l’insieme dei campi conoscitivi che la attraversano.fig 3Riaffermando la validità della interdisciplinarietà Paula de Oliveira e Francesco Marconi si interrogano successivamente sulle nozioni di spazio e di tempo per poi addentrarsi nei territori della biologia,fig 7delle geometrie non euclidee, di un nuovo paradigma fondato sull’universo del digitale.fig 8Infine essi analizzeranno le ricerche sul metabolismofig 9e quelle relative ai nuovi materiali, inseriti in una tassonomia avvincente quanto rigorosa che ne mostra le plurime potenzialità.fig 4fig 5

La trattazione degli argomenti sarà esauriente perche aiutata da un ampio apparato iconografico, che consentirà di comprendere in modo più rapido e insieme più esatto i temi proposti nel testo.

fig 6

In questi articoli ci si avvarrà di una prosa il piu’ possibile ampia e scorrevole, che nulla toglie alla restituzione della complessità delle questioni discusse ma le espone in sequenze discorsive serrate e coerenti, descrive un possibile paesaggio disciplinare nel quale la sostenibilità è protagonista di una nuova visione dell’architettura, riconciliata sia con le esigenze ambientali, sia con quelle di una sperimentazione di soluzioni più avanzate.

“CIECACIDADE” (SCIENZACITTA’), questo è un neologismo che abbiamo usato come titolo del progetto, pone un problema importante: La relazione tra le due entità, una volta ritrovata e consolidata, non può darsi solo nel senso di una maggiore interazione tra le ragioni soggettive della forma, intessuta di aleatorietà, di motivazioni imprevedibili e di elementi casuali, e quelle dei vari saperi oggettivi.

fig 10

La scienza può rendere l’architettura più consapevole delle sue finalità solo se essa è assunta nella sua pienezza, negli ostacoli conoscitivi che fa sorgere, e che sfidano la comprensione degli architetti migliorandone la capacità di pensare e di agire, nella compresenza tra le varie direzioni teoriche che essa prevede, una simultaneità di linee di ricerca che va considerata non come un ulteriore impedimento alla definizione di un punto di vista disciplinare ma come un importante stimolo a una concezione più aperta e versatile dei problemi.

Questo progetto invita a riconoscere nella scienza non solo un universo conoscitivo da
rifrequentare con assiduità, ma anche uno spazio dell’immaginario, un metaforico distretto dell’invenzione la cui frequentazione può offrire all’architettura risorse non solo conoscitive ma capaci di offrire al progetto nuovi orizzonti creativi”.
[Franco Purini]Vi ho incuriosito abbastanza?Rimanete connessi per leggere i prossimi capitoli.A presto.[Francesco Marconi per DETTI E FUMETTI – sezione Architettura – articolo del 31 marzo 2020]

Passeggiate per Roma Moderna con CLO’ – Tappa 3

 

 

Bentrovati, pronti per un’altra passeggiata?

Questa volta visitiamo Roma da insoliti punti di vista: i ponti, antichi e moderni, dove è possibile scorgere angoli e prospettive uniche.

Il biondo Tevere tra ponti antichi, moderni e scomparsi nella storia è stato attraversato da 30 ponti, ma in questa escursione visiteremo solo alcuni tra i più significativi.

 

Iniziamo il nostro “volo” tra i Ponti storici

 

PONTE FABRICIO

E’ il più antico ponte di Roma ancora in uso; posto tra l’isola Tiberina e Ghetto il Ponte Fabricio (il cui nome si deve al costruttore Lucio Fabricio) fu realizzato nel 62 a.C. Viene anche chiamato Ponte Giudeo o Ponte Quattro Capi, per la presenza di due erme quadrifronti, rappresentanti secondo alcuni il dio Giano e secondo altri i quattro architetti che restaurarono il ponte al tempo dei papi.

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PONTE CESTIO

Come il Fabricio, anche Ponte Cestio venne realizzato in epoca romana, per collegare l’Isola Tiberina a Trastevere.

Il suo costruttore fu probabilmente Caio Cestio, lo stesso illustre personaggio che si fece erigere come personale tomba la famosa piramide di Roma. Oggi é detto ponte S. Bartolomeo, per la vicina chiesa.

Della struttura originale resta l’arcata centrale, mentre quelle più esterne sono una ricostruzione del XIX secolo

FOTO 2-Ponte Cestio.jpg

PONTE “ROTTO”

Sebbene non più praticabile, merita tutta la nostra attenzione il cosiddetto “Ponte Rotto” ovvero ciò che resta dell’antico Ponte Emilio, posto davanti all’Isola Tiberina.

Costruito nel 179 a.C. e completato nel 142 a.C., dopo numerosi rifacimenti e restauri, fu però abbandonato in seguito alla grande alluvione del 1598, che demolì tre arcate.

Si conservano oggi solo un’arcata della ricostruzione cinquecentesca e i piloni originali di epoca romana.

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PONTE PALATINO

A fine Ottocento, quando furono costruiti gli argini del Tevere, si realizzò un nuovo ponte, il Ponte Palatino, detto anche “Ponte all’Inglese” per il senso di marcia automobilistico invertito.

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PONTE SANT’ANGELO

Ponte Sant’Angelo è uno dei luoghi più famosi di Roma e conduce al Castello.

Di epoca romana, fu realizzato dall’imperatore Adriano nel II secolo per collegare la città al suo imponente Mausoleo.

Nei secoli successivi il Castello, da semplice fortezza militare, divenne una lussuosa residenza papale.

Anche il ponte fu rinnovato con l’aggiunta nel Seicento dei famosi angeli che recano tra le mani i segni della passione di Cristo.

All’inizio del ponte sono presenti le due grandi statue dei patroni di Roma, San Pietro e San Paolo.

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PONTE MILVIO

Uno dei più antichi ponti di Roma, divenne famoso per la battaglia di Ponte Milvio svoltasi sulle sue sponde nel 312 che vedeva contrapposti gli imperatori Costantino e Massenzio.

Dopo numerosi restauri, venne affidata l’opera di rifacimento agli inizi dell’Ottocento all’architetto Giuseppe Valadier, anche se alcuni anni dopo Garibaldi in persona lo fece saltare in aria per bloccare l’avanzata francese. È conosciuto a Roma anche come Ponte Mollo perché, quando il Tevere è in piena, è il primo ponte ad essere in “ammollo” e cioè sommerso. Attualmente è un ponte pedonale.

Vi aspetto al prossimo itinerario dove scopriremo i ponti costruiti in epoca moderna

Buon volo a tutti

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 8 gennaio 2020]

Per maggiori informazioni:

https://www.cosafarearoma.it/ponti-roma/

http://www.pontidiroma.com/curiosita.html

https://www.capitolivm.it/meraviglie-di-roma/i-ponti-antichi-sul-tevere/

CLO’ e le sue passeggiate per ROMA – parte 3

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Cari amici sono tornata!

Continuiamo a passeggiare per Roma, la città Eterna.

Oggi voglio farvi conoscere due complessi con i quali Roma si è resa riconoscibile a tutto il mondo grazie all’operato di due Archistar del calibro di FUKSAS e PIANO.

Visiteremo la città  da nord ovest (quartiere Flaminio) a sud (Eur).

 

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA

La sua storia comincia nel 1993 quando il Comune di Roma bandisce un nuovo concorso internazionale indicando come sede del nuovo Auditorium uno spazio, di proprietà pubblica, posto tra il villaggio Olimpico e lo stadio Flaminio.
Una zona assolutamente degradata e abbandonata a pochi km dal centro di Roma lungo la via Flaminia. L’obiettivo è quello di colmare un buco, una frattura nel tessuto cittadino.
Il 27 luglio 1994 viene proclamato vincitore il progetto di Renzo Piano e del Renzo Piano Building Workshop. Il 15 gennaio 1995 il progetto è consegnato al Comune di Roma. I lavori vengono interrotti nel novembre per il ritrovamento dei resti di un’antica villa romana. Una variante al progetto, presentata nel giugno 1996, ne consente la completa integrazione nel complesso. Nel luglio del 1999 il Comune fonda la società di gestione

Musica per Roma MpR S.p.A, trasformata nel 2004 in Fondazione con compiti amministrativi, di organizzazione, di programmazione e produzione culturale.
Il 21 aprile 2002 sono inaugurate la sala Petrassi e la sala Sinopoli. Il 21 dicembre 2002 viene inaugurata la sala Santa Cecilia. Nei primi mesi del 2003 il complesso viene ultimato e comincia ad operare a pieno regime.

I volumi principali del complesso sono costituiti dalle tre sale da concerto, allocate in edifici di diverse dimensioni, con una forma che richiama quella di uno scarabeo; le tre sale sono coperte con lastre di piombo e disposte a raggiera intorno a un teatro all’aperto, la cavea, che può accogliere circa 3.000 spettatori. Lo spazio circostante, dove le costruzioni non superano l’altezza della cavea, è occupato da altre strutture – ambienti di servizio, studi di registrazione, sale prove – mentre tutto attorno agli edifici, corre un vasto terrazzo praticabile. Da qui, tra la sala Santa Cecilia e la sala Sinopoli, sono visibili i resti della villa romana venuti alla luce durante la costruzione del complesso, i cui reperti sono esposti in un piccolo museo ricavato sotto la cavea.  Oltre alle tre sale da concerto la struttura comprende anche il Teatro Studio, tre diversi studi di registrazione, e il foyer (che in realtà è l’atrio comune alle sale). Sono stati aperti, un bar-caffetteria e (con accesso anche alla strada) un bar-ristorante e una grande libreria. Il complesso ospita anche gli uffici della Fondazione Musica per Roma, che gestisce la struttura, e dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, della quale è sede principale.

L’Auditorium Parco della Musica rappresenta il più importante intervento urbanistico e culturale realizzato a Roma dagli anni ’60. Una sofisticata architettura musicale, un grande complesso polivalente, una casa di tutte le musiche e di tutte le arti in grado di soddisfare le esigenze di pubblici diversi, coniugando qualità e spettacolo, cultura e divertimento.

 

 

LA NUVOLA

Lo storico quartiere EUR, fiore all’occhiello dell’architettura razionalista italiana del XX secolo, ospita uno degli edifici più prestigiosi di Roma la Nuvola, progetto dell’architetto Massimiliano Fuksas.

Il complesso architettonico della Nuvola si articola in tre elementi: la teca, la Nuvola e l’albergo. La Nuvola, dallo straordinario effetto visivo, galleggia in una teca di acciaio e vetro alta 40 metri, larga 70 e lunga 175. L’intero complesso è stato ideato per essere altamente flessibile e in grado di adattarsi ad eventi di diversa natura e dimensione, grazie anche ad una capienza complessiva di circa 8.000 posti.

La sala congressuale è stata progettata con struttura modulare: da un’unica sala di 9000 mq sono ottenibili molteplici divisioni grazie ad un sistema di pareti mobili, fino ad un massimo di 24 sale di diversa capienza. Al piano mezzano sono collocati i servizi accessori quali uffici, sale regia, aree di ospitalità dei partecipanti e spazi ricettivi mentre al piano stradale, sotto la nuvola, è collocata l’area espositiva polivalente.

Un parcheggio al piano interrato da circa 600 posti ed è sormontata da pannelli fotovoltaici in copertura, che coprono il fabbisogno elettrico

La struttura comprende al suo interno un hotel a 4 stelle pensato per agevolare le logistiche relative ad eventi e congressi.

La Nuvola è uno degli edifici più scenografici dell’intera città di Roma. Inaugurato il 29 Ottobre 2016 è un’opera dallo straordinario valore artistico, caratterizzata da soluzioni innovative, un approccio eco-compatibile e materiali tecnologicamente avanzati.

 

 

Consiglio di visitare questi luoghi anche nel tardo pomeriggio, perché al tramonto la copertura in lastre di piombo delle sale dell’Auditorium creano una luce particolare a tutto il sito, mentre con le luci della sera la nuvola di Fuksas risulta più apprezzabile perché il telo traslucido che la ricopre spicca all’interno della teca e creando l’effetto nuvola, tanto studiato dall’architetto.

Anche questa è Roma,  buon divertimento!

Buon volo a tutti

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 15 luglio 2019]

 

Per maggiori informazioni:

http://www.auditorium.com

http://www.romaconventiongroup.it

 

 

 

 

Bilancio degli articoli piu’ letti dai nostri lettori

Siamo una rivista di A R C H I T E T T U RA, direbbe la nostra pipistrella Clo’

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A dargli ragione i lettori di DETTI E FUMETTI che hanno fatto balzare ben sei suoi articoli tra i primi venti della classifica di DETTI E FUMETTI di tutti i tempi.

Ne siamo stra -felici perché questo era il nostro obiettivo: avvicinare i lettori di fumetto alle altre branche dell’ARTE.

Se volete rileggerli basta che li cerchiate scrivendo il titolo nel banner qui in alto

gli articoli con piu' di 100 visite fin

[Filippo Novelli –DETTI E FUMETTI FOUNDER – Articolo del 3 luglio 2019]

Intervista a Laura Allevato – La moda nella società attuale

Noi di Detti e Fumetti siamo da sempre curiosi di capire tutte le declinazioni dell’Arte. Quello della Moda era un settore rimasto  fino ad oggi inesplorato. Desideriamo colmare questa lacuna.

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Per farlo abbiamo intervistato la nostra amica Laura Allevato.

F.:Cosa è la moda calata nella società odierna?

L.: Cerco di risponderti raccontandoti un fenomeno che sta spopolando in questo periodo e la sta’ facendo da padrone nel settore. Oggigiorno la Moda e’ sempre più alla ricerca di quegli stereotipi che l’acquirente possa riconoscere facilmente come “status symbol” ed il mondo da cui sta’ attingendo a “man bassa”  sempre piu’ e’ quello della musica, in particolare dal mondo dell musica RAP/TRAP.

Personaggi come Kanye West o  Rihanna ad esempio,   oltre ad aver creato dei loro brand e collaborato con case di moda streetwear (Nike, Puma, Adidas, per dirne tre tra le principali), stanno portando avanti (soprattutto sui social) il loro clash di capi sportivi e pezzi unici di brand di alta moda (es: Gucci o Versace ).

I marchi che dominano queste nuove tendenze sono ad esempio: OFF- WHITE, SUPREME, ACOLDWALL.

Io personalmente resto fedele – malgrado debba seguire le leggi del mercato – alla progettazione, che parte da un’idea:  pura, non contaminata, non contestualizzata; il marchio guida resta sempre per me quello di  COMME DES GARCONS.

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F.: Ai nostri lettori,  della persona che intervistiamo, interessa da sempre capire quale sia stato il passaggio che lo ha portato dall’essere un appassionato di una tal arte  al divenire un professionista del settore.

L.: Sinceramente non ricordo bene quale sia stato il momento esatto in cui ho deciso che da grande “volevo fare la stilista”,  ricordo solo che gia’ durante il liceo, amavo disegnare e la moda era entrata nella mia vita. Seguivo il movimento “dark” hai presente…

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Quindi a pensarci bene è stato grazie alla musica, attraverso il modo di vestire dei suoi protagonisti, che tutto è iniziato. La musica ha ispirato da sempre le mie creazioni; con esse ho pensato che  avrei potuto comunicare agli altri quello che era il mio stato d’animo. Per questo motivo ho lasciato la facoltà di architettura per entrare in Accademia di Moda e Costume; da quel momento tutto è iniziato a scorrere in modo molto naturale.

 

F.: Hai preceduto la domanda successiva. Abbiamo dedicato molti articoli al “da grande farò l’artista” illustrando quali sono le scuole giuste da frequentare per raggiungere una preparazione di buon livello. Quali secondo te sono le migliori nella capitale e quelle nelle principali città di Italia?

L.: Io ho frequentato l’Accademia di Moda e Costume,dove sono felice di aver ricevuto una formazione culturale sopra la media rispetto a tutte le altre scuole di moda del momento e di aver studiato approfonditamente anche il costume (non a caso il direttore creativo di Gucci, Alessandro De Michele, che ha frequentato la mia stessa scuola, dimostra in modo eccellente quanto la storia del costume sia fondamentale per la nostra professione).

Oggigiorno si ha più’ scelta in Italia;  sono nate diverse buone scuole di Moda (lo IED a Roma e Milano; il Polimoda a Firenze, la Marangoni a Milano).

F.: Usciamo un po’ fuori dagli schemi: Se tu avessi la bacchetta magica quali dovrebbero essere le principali azioni da  intraprendere per valorizzare il Mondo della Moda che, come si legge dai giornali economici è quello con segno + al pari del Food & Beverage e del Turismo?

L.:  Sarebbe bello non perdessimo il contatto con le ns origini  e che queste ultime venissero tutelate dai Beni Culturali ,  intendo dire che mi piange il cuore ogni volta che marchi storici italiani (Versace,Valentino,Gucci,ecc) diventano di proprieta’ di famose holding del lusso straniere (Kering,LVMH,).

F.: Per concludere raccontaci a cosa stai lavorando ora è quali sono i tuoi progetti futuri prossimi.

L.: Al momento collaboro con la Diesel per cui già avevo lavorato anni fa in qualità di Senior Knitwear Style & Product Manager.  Sto lavorando  per il loro brand Diesel Black Gold,che sfila a Milano.

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collaboro anche con altre aziende in giro per il mondo (soprattutto Cina/Hong Kong)

e fondamentalmente mi occupo dello sviluppo creativo e tecnico della categoria maglieria.

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Ho infatti preferito nel tempo specializzarmi su una merceologia specifica al pari dei   designer che seguono il denim.

E’ un ambito estremamente tecnico, e lo preferisco a quello di chi preferisce fare il tuttologo, come la maggior parte dei miei colleghi.

Tra i progetti che tenevo nel cassetto uno l’ho realizzato gia’ 2 anni fa’,in collaborazione con l’Accademia ,progettando un master di maglieria”Creative Knitwear Design”,oggi portato avanti dall’Accademia e da Modateca. Ne devo realizzare ancora altri di sogni nel cassetto ma  lasciamo che sia il tempo a svelarli!

F.: Allora dobbiamo risentirci presto. Al prossimo sogno realizzato. Ciao Laura

L.: Ciao a tutti i lettori di DETTI E FUMETTI.

[Filippo Novelli  per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE & MODA – articolo del 29 Ottobre 2018]

 

Clo e le sue passeggiate per Roma Moderna- parte 1

Quando pensiamo a Roma, quel che viene in mente sono innanzitutto le vestigia del suo glorioso passato: archi, anfiteatri, chiese, palazzi.

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Come le altre capitali europee anche Roma si sta evolvendo, con molta fatica, mediante la realizzazione di nuove architetture, spesso opera di artisti di fama internazionale.

Le loro opere sorgono soprattutto  nelle zone periferiche in rapida espansione, rappresentando spesso un tentativo di riqualificazione urbana.

Vi propongo una passeggiata alla scoperta dell’architettura moderna di Roma, e come prima tappa, vi faro’ conoscere i nuovi poli museali: il MACRO ed il MAXXI

MACRO

Il Macro è un museo organizzato su due sedi: la prima a Via Nizza, 138 ; l’altra Piazza Orazio Giustiniani, 4.

Il Macro, come Museo dell’Arte Contemporanea di Roma, viene ufficialmente aperto nel 2002. In realtà sia la sede di Via Nizza che quella di Piazza Giustiniani , sono state create  all’interno di due edifici preesistenti: rispettivamente l’Ex-Stabilimento della Birra Peroni e l’ex-Mattatoio.

Il MACRO di via Nizza si trova nel quartiere romano Salario-Nomentano e occupa parte del complesso che fino al 1971 era la fabbrica della Società Birra Peroni . La struttura fu realizzata da Gustavo Giovannoni e rappresenta un raro esempio di archeologia industriale nella Capitale. Cessate le attività del Birrificio, nel 1974 la Società elaborò, insieme al Comune di Roma, un piano di recupero con inclusa la cessione ( avvenuta nel 1982) di una sua parte al Comune stesso per la realizzazione di servizi pubblici di quartiere.

In seguito ai lavori di recupero del complesso, svoltisi tra il 1995 e il 1999, sia le superfici espositive che i depositi delle collezioni si rivelarono totalmente insufficienti. Un concorso di progettazione, indetto nel 2000, rispose non solo a queste necessità ma anche a quelle di ridefinire l’immagine e il funzionamento dell’intero complesso, con nuovi spazi rispondenti all’eterogeneità della produzione artistica contemporanea, nell’ambito di un sistema di relazioni e connessioni con gli spazi già esistenti, nonché con lo spazio urbano circostante.
L’intervento di Odile Decq, l’architetto francese vincitrice del concorso, ha conferito al Museo un sistema dinamico di articolazioni e collegamenti molteplici. I grandi spazi quali: le sale espositive (che occupano una superficie complessiva di 4350 mq), il foyer, l’auditorium e la terrazza (o giardino panoramico),  sono collegati da scalinate, ascensori, ballatoi e passaggi che, oltre ad offrire prospettive tangenziali e punti di vista sequenziali, rendono l’esperienza dell’architettura del Museo dinamica, attraente, sempre nuova e diversa.

Dal 2018 il Macro fa parte del nascente Polo del Contemporaneo e del Futuro – promosso dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale– e affidato all’Azienda Speciale Palaexpo; esso contribuirà con le altre istituzioni capitoline e nazionali al riposizionamento di Roma come capitale della vita culturale contemporanea.
Dopo la mostra sui Pink Floyd, a partire da ottobre il Macro è la sede del progetto sperimentale “MACRO Asilo”, con la direzione artistica di Giorgio de Finis, uno spazio di incontro nuovo tra gli artisti e la città. Sarà uno spazio ospitale, residenziale, produttivo e multidisciplinare, in grado di produrre le opere, oltre che mostrarle.

 

 MAXXI

Il MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo, è la prima istituzione nazionale dedicata alla creatività contemporanea. Pensato come un grande campus per la cultura, il MAXXI è gestito da una Fondazione costituita nel luglio 2009 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e presieduta da Giovanna Melandri.
Da dicembre 2013 Hou Hanru è il Direttore Artistico del museo, di cui fanno parte il MAXXI Architettura, diretto da Margherita Guccione, e il MAXXI Arte, diretto dal 2016 da Bartolomeo Pietromarchi.

La programmazione delle attività – mostre, workshop, convegni, laboratori, spettacoli, proiezioni, progetti formativi – rispecchia la vocazione del MAXXI ad essere non solo luogo di conservazione ed esposizione del patrimonio ma anche, e soprattutto, un laboratorio di sperimentazione e innovazione culturale, di studio, ricerca e produzione di contenuti estetici del nostro tempo.

Sede del MAXXI è la grande opera architettonica, dalle forme innovative e spettacolari, progettata da Zaha Hadid nel quartiere Flaminio di Roma.

Consiglio a grandi e piccini una visita a questi due musei, un’ottima soluzione per passare una giornata nella cultura moderna guardando Roma da un punto di vista: la modernità che convive con la storia senza soffocarla ma esaltandola. Buon divertimento!

Buon volo a tutti. Ciao a presto dalla Vostra CLO!

Per maggiori informazioni:

www.museomacro.it

http://www.maxxi.art

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 26  ottobre 2018]

 

 

 

 

 

DA GRANDE FARO’ L’ARCHITETTO

Mi é sempre  piaciuto  progettare…

Prima di raccontarvi di come sono diventata Architetto, voglio spiegarvi che cosa significa.

L’architetto è un uomo o una donna  che hanno studiato come progettare le città i quartieri e le case e che restaurano i monumenti.

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Fin da bambina la mia passione è stata il disegno.

Disegnavo  di tutto dagli animali alle persone, in particolare però, erano gli edifici  ed i paesaggi che attiravano di più la mia attenzione.

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Quando giocavo con le mie amichette disegnavo la pianta della casa e poi posizionavo nelle varie stanze i mobili delle bambole, facendo muovere tutti i personaggi nell’appartamento che avevo progettato.

Quando la maestra con tutta la classe ci portò in biblioteca, trovai tantissime riviste di “architettura” che iniziai a sfogliare. le immagini di ville storiche, castelli ma anche i grattaceli e città danzarono davanti ai miei occhi!

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Quel giorno presi la mia decisione: da grande avrei fatto l’architetto!

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I miei genitori non mi presero sul serio, mi dissero che ero troppo giovane per prendere una decisione così importante, che avrei dovuto  studiare molto e con il passare del tempo avrei cambiato idea!

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Ma io sono sempre stata testarda e dopo essermi diplomata, mi sono iscritta ad Architettura e dopo cinque anni  sono diventata Architetto!

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I miei riferimenti sono…

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Sono nata  e vivo a Roma; sicuramente vivere in una grande città ricca di storia e di architettura, mi ha dato molto e mi ha spinto ad andare avanti per la mia strada!

Roma è una città che per un appassionato di architettura regala moltissime occasioni di studio.

l’architettura romana è stata la base dell’architettura di tutte le epoche successive; tanto è vero che si dice “i romani hanno inventato tutto”,

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Gli architetti Le Corbusier, Wrigth, Piano, sono i miei grandi Maestri! Loro hanno progettato non solo case palazzi e quartieri ma hanno con i loro progetti influenzato l’architettura moderna!

 

 

La scuola che mi hanno consigliato…

Dopo aver finito la terza media, era arrivato Il momento di scegliere la scuola adatta a me. Devo  dire che è stato difficile, perché sapevo quello che volevo fare da grande, l’architetto.

Quale scuola poteva preparami meglio verso questa scelta? La prima scuola a cui ho pensato è stato Il liceo artistico, perché si studiava l’architettura, la tecnica del disegno e la storia dell’arte, che mi ha sempre affascinato.

Ma anche la matematica e le materie scientifiche erano materie che mi piacevano. E allora …cosa scegliere?

La mia insegnate di italiano mi aiutò consigliandomi Il liceo scientifico; andava bene, perché c’erano sia le materie scientifiche sia il disegno e la storia dell’arte; il compromesso giusto anche per i miei genitori che mi dissero: “Non si sa mai, se poi cambi idea, con questa scuola potrai fare altro”.

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Applicherò la mia passione facendo…

L’architettura e quindi gli edifici  non  “nascono e vivono” isolati, ma sono legati ad un contesto antropico o naturale, un tessuto urbano o un’area verde.L’architetto ha il compito di realizzare e rispondere alle esigenze di un committente senza dimenticare cosa e che valore ha l’ambiente che lo circonda.

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Da questo asserto è derivata la mia passione per il restauro architettonico: curare gli edifici antichi, consolidare, riportare a nuovo e riutilizzare secondo le esigenze dell’uomo moderno gli edifici storici. L’Italia ha un grandissimo patrimonio da preservare: dai piccoli borghi, ai palazzi delle grandi città.

Ciao da Clo’

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione architettura- articolo del 21 novembre 2017]

LA MOSTRA MANGASIA A ROMA -Detti e Fumetti inaugura il ciclo dei tour alla scoperta di Roma

Detti e Fumetti inaugura il “cliclo dei Tour alla Scoperta di Roma” con la visita al Palazzo delle Esposizioni di Via nazionale per parlarvi di “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics”;

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questo ciclo introduce una serie di Tour organizzati  da MERCI BEAU TOUR per far conoscere meglio Roma e non solo.

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Con Osvy vi avevamo già introdotto il mondo Manga grazie alla serie ” LA STORIA DEL MANGA per immagini”, un racconto sui passaggi chiave del fumetto asiatico, fondamentali dal punto di vista storico e culturale che hanno portato a fare del manga un vero e proprio genere letterario con volumi di vendita altissimi ed un pubblico tra i più variegati.

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In otto puntate  viene raccontata la storia del Manga dagli albori  fino ad oggi; un progetto ambizioso portato avanti con lo scopo di avvicinare all’argomento anche i neofiti, spazzando via ogni loro preconcetto e diffidenza. Leggere questa serie prima di visitare la mostra che ora vi racconteremo vi aiuterà a comprenderla al meglio.

La storia del Manga per Immagini la trovate qui: 1° puntata –2°puntata– 3°puntata–4° puntata–5° puntata–6° puntata–7° puntata–8° puntata.

Sketch290172221Oggi  Willy vi accompagnerà nella visita di “Mangasia:Wonderlands of Asian Comics” allestita al Palazzo delle Esposizioni che durerà dal 7 ottobre al 21 gennaio 2018.

L’esposizione, che arriva a Roma in anteprima mondiale, presenta un’importante e ampia selezione di tavole originali e volumi di fumetti asiatici, molti dei quali esposti di rado fuori dai loro paesi d’origine. La mostra, inoltre, si concentra sul processo creativo che sottende alla produzione di un fumetto, offrendo in visione le sceneggiature, gli schizzi e i layout delle pagine finite.

Curata da Paul Gravett e da un team di oltre venti esperti “Mangasia: Wonderlandsof Asian Comics” esplora l’intero territorio di questo speciale continente del fumetto attraverso opere provenienti da Giappone, Corea del Nord e Corea del Sud, India, Cina, Taiwan, Hong Kong, Indonesia, Malesia, Filippine e Singapore, e da paesi emergenti in questo settore come Bhutan, Cambogia, Timor Est, Mongolia e Vietnam.

I sei percorsi tematici mettono a confronto le diverse combinazioni di folclore, storia e audaci sperimentazioni su cui si basano i fumetti di questa vasta regione. La mostra dà spazio anche ai precursori del fumetto, individuati nelle tradizioni asiatiche delle arti visive narrative, e analizza l’impatto esercitato da questa produzione culturale su altre forme d’espressione quali film, serie televisive d’animazione, live-action,  musica, videogame, moda e arte contemporanea.

Oltre alle 281 tavole originali e ai 200 volumi di fumetti,sono presenti anche facsimili digitali in alta risoluzione e oggetti straordinari tra cui la scrivania originale di un mangaka (in lingua giapponese autore e disegnatore di manga), alcuni kaavad (i santuari portatili usati dai cantastorie del Rajasthan), abiti ispirati ai manga e il fantastico Mechasobi, in cui si può ammirare un mecha (i robot presenti in molti manga e anime) interattivo di ultima generazione. In occasione della mostra, infatti, il Barbican Centre ha commissionato una speciale installazione realizzata da Shōji Kawamori, mecha designer di successo, celebre per il suo lavoro in Macross e per il cane robot AIBO della Sony. Il Mechasobi consentirà ai visitatori di pilotare un gigantesco mecha utilizzando la tecnologia del body tracking.

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La mostra comprende  una rassegna di Anime e convegni sul fumetto:

– Sala Cinema dal  19 ottobre – 5 novembre 2017 –ANIME –CAPOLAVORI DEL CINEMA D’ANIMAZIONE GIAPPONESE

-Sala Cinema dal 12 ottobre –14 dicembre 2017 –INCONTRI A MANGASIA

 Sia per il cinema che per i convegni sono ad ingresso libero fino ad esaurimento posti

Sono previsti anche laboratori per bambini.

Per maggior informazioni è possibile consultare entrambi i calendari degli eventi all’indirizzo: www.palazzoesposizioni.it

Scheda informativa:

Titolo: MANGASIA:WONDERLANDS OF ASIAN COMICS

Sede: Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 – 00184 Roma 

Periodo: 7 ottobre 2017 – 21 gennaio 2018 

Orari: Domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso  

Biglietto: Mangasia:Wonderlands of Asian

Intero € 12,50; Ridotto € 10,00

Ragazzi dai 7 ai 18 anni € 6,00

Bambini fino a 6 anni gratuito

 

 

Un saluto da Willy ed a presto con un nuovo  fantastico Tour!

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione Architettura e Design -articolo del 29 ottobre 2017]

DIGITALIFE 17 – MOSTRA A ROMA -VIII edizione – DETTI E FUMETTI -ciclo Tour

Cari amici se siete a Roma dal 7 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018 non potete perdervi DIGITALIFE presso le sale del Palazzo delle Esposizioni.digitalife-2017-123841-Palazzo_delle_Esposizioni

questo ciclo introduce una serie di Tour organizzati  da MERCI BEAU TOUR per far conoscere meglio Roma e non solo.

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Digitalife propone 6 installazioni, la piattaforma KizArt per il pubblico più giovane, una selezione di opere video della Biennale de l’Image en Mouvement, talk e performance. Coprodotto dalla Fondazione Romaeuropa e l’Azienda Speciale Palaexpo, il progetto Digitalife nasce da un’idea di Monique Veaute per la sezione dedicata alle nuove tecnologie e all’arte digitale del Romaeuropa Festival diretto da Fabrizio Grifasi.  Per la sua ottava edizione.

Il programma espositivo è realizzato insieme ai curatori delle diverse parti Richard Castelli, Raffaella Frascarelli, Adrienne Drake in collaborazione con Andrea Bellini, mentre le performance sono curate da Massimo Trevisan, Giorgio Fasol e Tommaso Cinti per ArtOnTime, e la divulgazione scientifica è affidata al Professor Massimo Bergamasco della Scuola Sant’Anna di Pisa, con il performer Stelarc.  Nella sezione principale, realizzata con Castelli, il pubblico si troverà immerso in una complessa articolazione di architetture audiovisive e ambienti digitali.  <360> è il titolo della nuova creazione in 3D degli austriaci Granular-Synthesis, un teatro virtuale che ribalta i concetti di spazio e tempo inglobando lo spettatore, che sarà poi travolto da un viaggio nel paesaggio organico di La Dispersion du Fils dei francesi Jean Michel Bruyère/LFKs, e dal percorso evanescente creato dall’artista croata Ivana Franke in Instants of Visibility, installazione immersiva che istiga a perdersi. Un immaginario lirico e ipertecnologico scorre nell’installazione Memorandum Or Voyage del collettivo giapponese Dumb Type, accanto al Purgatorio contemporaneo rappresentato dal collettivo russo AES+F nella sua Allegoria sacra.

Sul concetto di mutamento è basata l’installazione, presentata in prima assoluta a Digitalife, Phosphor, creata dall’artista tedesco Robert Henke appositamente per il Palazzo delle Esposizioni: un paesaggio temporaneo plasmato da luce ultravioletta, e in continua trasformazione per tutta la durata della mostra. Henke ha proposto inoltre il visual concert Lumière III, performance di laser ad alta precisione e in perfetta sincronia con il suono, che ha anticipato Digitalife il 4 ottobre al Teatro Argentina.

Scheda informativa

 

 

RomaEuropa DIGITALIFE Ottava Edizione

Sede: Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 – 00184 Roma

 Periodo:7 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

 Orari: Domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso

 Biglietto RomaEuropa DIGITALIFE Ottava Edizione 2017

Intero € 10,00

Ridotto € 8,00 Ridotto  per i ragazzi dai 7 ai 18 anni € 6,00

Gratuito per i bambini fino a 6 anni 

 Biglietto integrato

Mangasia: Wonderlands of Asian Comics + Digitalife 2017

Intero € 18,00; Ridotto € 15,00

Ragazzi dai 7 ai 18 anni € 9,50

Bambini fino a 6 anni gratuito

 

Informazioni e prenotazioni: Singoli, gruppi e laboratori d’arte tel. +39 06 39967500

http://www.palazzoesposizioni.it

 

Un caro saluto da Willy il bradipo!

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione Architettura e Mostre – articolo del 29 ottobre 2017]

LA ROMA DI AUGUSTO – la recensione sull’evento di realtà virtuale ai Fori Romani

Sketch240151015Ragazzi che scoperta!

Sono un appassionato di documentari e gli Angela (Piero e Alberto) sono tra i miei miti contemporanei. Con le loro straordinarie capacità di divulgatori scientifici sono  riusciti ad avvicinarmi a tematiche cui mai mi sarei interessato prima.

Piero ha fatto un miracolo facendomi tornare a leggere le imprese degli antichi romani che leggevo durante il periodo della scuola. Vi chiederete come: trasferendo QUARK nella realtà!

Si, avete capito bene. Anzichè farmi sedere sul divano ed accendere la TV, mi ha fatto sedere su uno spalto al centro dei Fori Romani e, con l’aiuto di avveniristici proiettori, ha letteralmente ricostruito i monumenti del foro di Augusto e Cesare sotto i miei occhi, raccontandomene le origini e simpatici aneddoti. Una esperienza straordinaria adatta a tutti che consiglio vivamente.

Vi lascio delle Immagini per farVi capire meglio di cosa sto parlando … e non è uno spoiler perché la realtà immersiva che sono riusciti a riprodurre non può essere tradotta da queste semplici immagini.

 

Vi lascio i riferimenti della società che organizza l’evento  per poter prenotare il vostro biglietto direttamente con loro.

Riferimenti:

http://www.viaggioneifori.it/

A presto.

 

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -Sezione Architettura -Articolo del 24 settembre 2017]

nota: alcune delle immagini potrebbero essere estratte dal WEB, la loro proprietà rimane del proprietario originario. Su sua esplicita richiesta al Webmaster del sito potranno essere rimosse (vedi e-mail su contatti).

 

CLO a Valencia: una città da scoprire

Con l’estate arriva il momento di pensare alle vacanze e sorge il solito dilemma:
mare, montagna?
Quest’anno cambiamo, andiamo in una città europea, la scelta cade su: Valencia
E’ una città ricca di storia ma con molti interventi moderni; coinvolgendo anche i bambini che trovano oltre all’Acquario e al Museo delle Scienze, anche parchi dove giocare e correre.
Ma scendiamo nei particolari:
La città delle Arti e delle Scienze
Questa sorta di cittadella occupa la parte meridionale dell’area metropolitana; si estende per buona parte sul letto del fiume Turia, ora definitivamente deviato in seguito ad alcuni straripamenti che avvennero in passato.
La Ciudad rappresenta uno dei maggiori poli attrattivi per i turisti; il segno tangibile e definitivo dell’uscita dei valenciani da una realtà confinata e provinciale, verso il mondo moderno e globalizzato. Una visita completa impegna non meno di una giornata, da trascorrere perlopiù a osservare le strutture interne. L’ideale sarebbero due giorni, data la superficie su cui si estende, calcolata in circa 35 ettari.
Dal punto di vista architettonico, la Città delle Arti e delle Scienze si divide in quattro grandi edifici, con uno stile costruttivo originale; tutti progettati e curati dal grande architetto Santiago Calatrava. All’interno si svolgono continuamente manifestazioni e mostre artistiche di livello internazionale.
l’Hemisfèric, dispiegato su circa 13000 metri quadrati. L’area esterna è lasciata in cemento armato e, da lontano, si mostra al mondo come un grande occhio che vede e scruta. Con tanto di ciglia e un bulbo oculare che, tra l’altro, funge da schermo gigante per le innumerevoli proiezioni cinematografiche. L’ingegnoso effetto ottico è notevolmente amplificato da uno specchio d’acqua alla sua base.
Vicino a esso si trova il Museo de las Ciencias. Dal punto di vista strutturale, l’intento è stato quello di farlo assomigliare a un gigantesco dinosauro. L’immagine è rimarcata dalle curiose sporgenze e dal colore parzialmente sbiadito. Al suo interno si svolge una serie di mostre ed esposizioni a tema scientifico, molto seguite da bambini e adulti.
Il terzo polo attrattivo della Città delle Scienze è il Parco oceanico, o Oceanografic, considerato come uno tra i più grandi acquari del mondo. L’aspetto architettonico è stato curato da Fèlix Candela e richiama ogni anno fior di visitatori e appassionati. Le grandi dimensioni, circa 10 ettari di superficie, permettono la presenza di molte specie di pesci e mammiferi d’acqua.
Il Palacio de las Artes si dedica soprattutto alle manifestazioni artistiche, con spettacoli che si susseguono per tutto l’anno. Rappresenta la quarta opera architettonica in ordine cronologico, sempre per mano del grande ideatore Calatrava. L’intensità e la qualità delle opere messe in scena richiamano gran parte degli abitanti della Comunità valenciana. Insieme all’Hemisferic primeggia per la ricchezza dei dettagli architettonici. Sempre all’insegna dell’originalità, ci sono diversi ascensori che portano i turisti a diverse altezze, creando spettacolari effetti visivi.
Internamente, l’ambiente è diviso in quattro spazi, per ospitare altrettanti tipi di arti. Le ambientazioni scenografiche spaziano dai classici universali, fino alle più moderne sperimentazioni espressive.
Alle quattro strutture appena citate, si può aggiungere la “quinta meraviglia”, ossia l’Umbracle. Non si tratta di una vera e propria costruzione, bensì un’amplissima terrazza panoramica coperta, dalla quale si scorge il bel panorama della Città delle Scienze. Per questo, ogni giorno è raggiunta da centinaia di visitatori. I numeri che definiscono l’Umbracle sono impressionanti: più di 300 metri di passerella, attorniata da decine di specie floreali e costruzioni in diversi materiali. La copertura è garantita da una serie di archi.

I Mercati
Non il solito mercato rionale con banchetti improvvisti di legno, a Valencia i mercati sono strutture pittoresche che ogni mattina offrono ai visitatori le migliori mercanzie che spaziano dagli accessori di uso quotidiano, tipici dolci spagnoli, all’usato in buono stato; opere d’arte antiche, prodotti tipici e l’artigianato locale. I principali mercati di Valencia, tuttavia, rispondono al nome di Mercado Central e Mercado de Colón

Il centro storico
Chi visita Valencia per la prima volta nota il mix di espressioni artistiche e architettoniche del centro storico. Ciò è dovuto al susseguirsi di culture che hanno condizionato la città nei secoli.
Un viaggio nella storia dell’arte di Valencia parte dal Basso Medievale. In questo periodo storico si diffuse lo stile gotico, con alcune peculiarità proprie della Spagna.
La costruzione più rappresentativa del gotico spagnolo è la Borsa della Seta, altrimenti conosciuta come Lonja de la Seda, è continuamente raggiunta dai turisti, affascinati della struttura architettonica unica nel suo genere. Nel 1996 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Sorge su una superficie complessiva di circa 2000 metri quadrati. Esternamente appare come una fortezza medievale dove prevale lo stile gotico fiammeggiante. Centralmente si nota la torre con le merlature finali. Si chiama Borsa della Seta perché in passato fu il luogo di scambio di questa preziosa merce. Oggi la tradizione commerciale e del baratto è in parte rievocata: ogni domenica s’incontrano esperti di filatelia per lo scambio di francobolli. Un’altra tappa da fare è La Cattedrale è il simbolo religioso per eccellenza della città. Il nucleo originario della chiesa risale al tredicesimo secolo. Considerando il luogo in cui sorge, è realistico pensare che l’edificio sia nato sui resti di altre costruzioni. Al posto della chiesa un tempo c’era una moschea araba, abbattuta dopo la cacciata dei musulmani. L’imponenza della Cattedrale si nota dalla vastità della superficie occupata e dalle differenti tendenze architettoniche: nella stessa struttura convivono gli stili romanico, gotico e barocco spagnolo. A suggellare il complesso c’è l’altissimo campanile, chiamato Miguelete. All’interno i dipinti di Goya ed Il Santo Graal , conservato gelosamente nell’omonima cappella, rendono ancora più suggestiva la visita.

Buon volo a tutti!
E a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 29 luglio 2017]
Per maggiori informazioni:
http://www.valencia.it/

Evadere dalle grandi città: moda o necessità? Le rubriche di Clo’

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Vivere in una grande città offre molti vantaggi a partire dai servizi, cultura e soprattutto opportunità lavorative. Ma adesso la tendenza sembra cambiata: soprattutto le nuove generazioni si sono rimesse in gioco con nuove professionalità che hanno portato opportunità di lavoro: agriturismi, aziende agricole, resort dove il contatto con la natura e la “fuga” dalle città sono diventate il cavallo di battaglia. Rispondendo a questa nuova tendenza sono stati proposti alloggi alternativi che fino a qualche anno fa non sarebbero stati presi in considerazione. Tra i più significativi il restauro dei fari:

nell’aprile del 2015 è stato presentato dall’Agenzia del Demanio il progetto Valore Paese-FARI, l’iniziativa che permetterà di sottrarre 11 fari italiani al degrado in cui versano ed avviarli a rigenerazione, contribuendo ad attivare le economie locali e a riconsegnare questi beni alla comunità.   Obiettivo del progetto è valorizzare questi suggestivi beni partendo da un’idea imprenditoriale innovativa e sostenibile, che sappia conciliare le esigenze di recupero del patrimonio, tutela ambientale e sviluppo economico.   Lo strumento sarà la concessione (affitto) fino a 50 anni degli immobili a operatori che possano sviluppare un progetto turistico dall’elevato potenziale per i territori, in una logica di partenariato pubblico-privato, a beneficio di tutta la collettività. Il portafoglio è composto da 11 fari di proprietà dello Stato, di cui quattro proposti dal Ministero della Difesa, e si trovano in Sicilia, Calabria, Campania, Puglia e Toscana. I beni selezionati rispondono alle esigenze di un turismo alternativo alla ricerca del contatto con l’ambiente, il relax e la cultura, poiché si tratta di spazi che catturano l’immaginazione, situati in luoghi incontaminati e di grande interesse ambientale e paesaggistico.

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Faro delle Tremiti

Un’altra iniziativa è stata la vendita delle case cantoniere. Le «Case cantoniere», quelle strutture dall’inconfondibile color rosso  pompeiano, con la scritta Anas e il numero che segna i chilometri, disseminate lungo le strade di tutta la Penisola, diventeranno un «brand» per promuovere il turismo sostenibile in Italia. Istituite nel 1830, sono 1.244 su tutto il territorio nazionale, affidate, in origine, ai cantonieri che dovevano manutenere e controllare un «cantone» (un tratto) di strada. Per la valorizzazione – e il riuso – è arrivata la firma di un accordo siglato da Anas, ministri dei Beni culturali e delle Infrastrutture (Dario Franceschini e Graziano Delrio), e agenzia del Demanio. Il progetto pilota prevede che, partendo da un primo portafoglio di 30 case, si inizi a riqualificare le strutture, mettendole a bando «senza dismissioni», per affidarne la gestione a privati. Che potranno utilizzarle per realizzare strutture ricettive, ma anche ciclofficine e punti di ristoro. Anas si farà carico della ristrutturazione dell’immobile (ove necessario) e definirà lo standard di servizi che dovranno essere resi disponibili, in modo tale da garantire la massima uniformità all’intera rete.

 

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 Case cantoniere

 Un’altra tendenza deli ultimi è l’albergo diffuso, soprattutto nei molteplici progetti di riqualificazione che interessano i borghi abbandonati. L’ albergo diffuso si deve intendere come una vera e propria proposta recettiva, come un qualsiasi hotel di nostra conoscenza, ma con un guizzo in più. Difatti esso si pone l’obiettivo di offrire ai propri ospiti una esperienza di vita all’interno di un borgo contando ugualmente su quello che un qualsiasi attività recettiva alberghiera può offrire. Gli ospiti così si ritroveranno a dormire in case che spesso distano anche 200 metri dal centro del borgo, luogo in cui è posta la reception e gli ambienti comuni. Inoltre all’interno del borgo sono ben integrati attività commerciali che rallegrano l’ospitalità.

Il concetto di albergo diffuso vide la sua nascita ed il suo sviluppo in Friuli Venezia Giulia, nella zona della Carnia, come esigenza di riqualificazione delle case che venivano ristrutturate in seguito al grave terremoto che colpì la regione nel 1976. Il primo progetto pilota fu quello del Borgo Maranzanis di Comeglias del 1982. Oggi in Italia si conta un numero elevato di Alberghi diffusi, circa 49, dislocati in diversi regioni, in Sardegna, Puglia, Marche, Lazio, Basilicata e proprio su questo argomento vorrei menzionarvi un interessante intervento:  POSTIGNANO, UMBRIA e’ una piccolissima frazione del comune di Sellano in Umbria, poco distante da Spoleto, caratterizzato da un borgo di origine medievale che si raccoglie intorno al suo vero fulcro, il castello di Postignano, edificato tra l’XI ed il XIII secolo. Il borgo negli anni ’50 subi un profondo spopolamento, che lo portò ad essere completamente abbandonato nel 1966, sorte accaduta d’altronde a tanti borghi delle colline dell’Italia centrale, tagliate fuori dai veri centri urbani. Poi il colpo di fulmine. Due architetti napoletani, Gennaro Matacena e Matteo Scaramella, innamoratesi del luogo quando nel 1992 vi giunsero per caso, decisero di acquistarlo e di iniziare subito il restauro. Era il 1997, i lavori erano appena iniziati quando un tremendo terremoto danneggiò sensibilmente le strutture. I lavori di restauro ripresero nel 2007, ben 10 anni dopo. Oggi il restauro è quasi completato con le sue 60 case, ricostruite secondo i dettami originali, che si innalzano intorno al castello e alla chiesa della Santissima Annunziata, anch’essa oggetto di restauro che ospita un bellissimo affresco del 1400 raffigurante una Crocifissione, venuta alla luce proprio durante i lavori di ristrutturazione. Per i turisti è stato creato un Albergo Diffuso, “La Casa Rosa“. Non può mancare infine una visita al castello, che oggi ospita una mostra ed è luogo di diversi eventi culturali. I due architetti, con la loro Mirto s.r.l.. sono stati insigniti dell’Attestato al Merito dell’Unesco in quanto “efficace interprete dei valori unescani di salvaguardia e tutela del paesaggio e dell’ambiente”.

 

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 Albergo Diffuso “La Casa Rosa”

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 Postignano

Buon volo a tutti

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 22 maggio 2016]

Per maggiori informazioni:

http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:a5LCOLwuC84J:www.borghiabbandonati.com/albergo-diffuso-come-riqualificare-i-borghi-abbandonati-e-non-solo/+&cd=2&hl=it&ct=clnk&gl=it

http://www.borghiabbandonati.com/la-nuova-vita-di-due-borghi-abbandonati-postignano-e-borgo-rocchetta/

http://www.idealista.it/news/immobiliare/top-idealista/2016/02/01/118914-case-cantoniere-in-vendita-immobili-da-riqualificare-per-il-turismo-sostenibile

http://www.edilportale.com/news/2015/06/restauro/presentato-il-progetto-di-valorizzazione-dei-fari_46271_21.html

Un’edilizia amica dell’ambiente: è possibile? Ce lo racconta CLO

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Sono notizie di cronaca quotidiana i disastri ambientali dovuti alla smisurata cementificazione dell’uomo: frane, crolli ed altri avvenimenti disastrosi che ci fanno sempre più pensare al poco rispetto che ha avuto fin ora l’uomo per la natura e l’ambiente che lo circonda. Per ottenere cosa? Guardiamo i nostri litorali, ormai sono spariti i “lungomare” per fare spazio alle abitazioni abusive , o molti “belvedere” sono diventati dei “bruttovedere” con affaccio su sporcizia e cementificazione selvaggia.

Qualcosa, è stato fatto: demolizioni di “mostri” , abusi costruiti in zone protette o di pregio, la riqualificazione di alcuni lungomare per troppo tempo dimenticati, ma naturalmente c’è ancora tanto da fare.

Esiste un’edilizia amica dell’ambiente, in grado di garantire i comfort ormai indispensabili per la nostra vita quotidiana ma che allo stesso tempo sia rispettosa del territorio ?

Oggi si prevedono le costruzioni con il minor impatto sull’ ambiente, “case ad energia nulla o quasi”: in un acronimo NZEB, e cioè Nearly Zero Energy Building.

Sono quegli immobili che producono quasi tutta l’energia di cui hanno bisogno garantendo allo stesso tempo un alto comfort abitativo. Di edifici così se ne trovano ormai tanti, da quelli immersi nella neve del Canada (una casa “passiva”) o al sole dell’Italia, dalla Zero carbon building a Hong Kong alla casa “rotante” in Germania fino all’edificio residenziale K19B a Milano. Tra meno di due mesi alla Fiera di Milano nell’ambito della Mostra convegno Expocomfort (Mce) ci sarà un approfondimento dedicato a questa parte dell’edilizia che parla al futuro e porta con se benefici sia ambientali che economici.

L’Europa può puntare alla riduzione dei consumi energetici – Secondo un rapporto dell’università inglese East Anglia infatti “se lo standard degli edifici a consumo quasi zero fosse imposto a tutte le nuove abitazioni ed ai restauri, l’Europa potrebbe puntare ad una riduzione dei consumi energetici del 40% entro il 2050”. Queste case ad energia quasi nulla hanno alcune caratteristiche principali: sono isolanti, hanno infissi ad alte prestazioni, impianti ad alto rendimento insieme ad altri accorgimenti strutturali in grado di ridurre l’energia necessaria per raggiungere uno stato ottimale di comfort.

In Italia ci sono degli ottimi esempi

K19b – Milano – Curato dallo studio di architettura LPzR di Milano, questo edificio residenziale di nuova costruzione situato nel cuore di Milano (quartiere Piave nei pressi di Porta Venezia) è stato progettato per essere un edificio ad energia quasi zero: l’edificio ha soluzioni tecnologiche pensate per ridurre il consumo di energia non rinnovabile, un involucro ben isolato e progettato per rendere l’edificio particolarmente efficiente ed un impianto geotermico per la produzione del riscaldamento e del raffrescamento.

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Fiorita Passive House – Cesena – Questo edificio, in fase di costruzione (i lavori sono iniziati a giugno 2015), è composto da 8 unità immobiliari, è stato progettato secondo lo standard del Passive house Institute ed ha consumi prossimi allo zero. E’ il risultato di un intervento di ristrutturazione edilizia con demolizione e ricostruzione a parità di volume. A differenza dell’edificio originario che non aveva alcun tipo di isolamento termico, la nuova costruzione ha un rivestimento parietale di tipo ventilato: un moto convettivo all’interno della parete produce un raffrescamento naturale e limita la formazione di umidità. Schermi frangisole scorrevoli installati lungo il perimetro esterno dell’edificio consentono di gestire in maniera funzionale la radiazione luminosa a seconda della stagione e delle esigenze climatiche, sfruttandone o limitandone la capacità riscaldante. Per la produzione di energia elettrica ed acqua calda sanitaria l’edificio sfrutta pannelli fotovoltaici, pannelli solari ed una pompa di calore.

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Nuovo Campus Della Bocconi – Milano – Il nuovo campus della Bocconi, che dovrebbe essere terminato entro il 2019, è stato progettato da uno studio giapponese come un vero e proprio polo multifunzionale per tutta la città. Oltre a residenza per gli studenti ed a centro sportivo con piscina aperto a tutti, il progetto prevede anche la riqualificazione del parco di 17.500 metri quadri dentro al quale si troverà la costruzione, vero e proprio polmone verde della città. Il Campus sarà costruito con una particolare attenzione all’efficienza energetica: il progetto prevede infatti l’installazione di pannelli fotovoltaici, sistemi di ventilazione ed illuminazione naturale, l’integrazione di muri isolanti al 50% opachi e 50% trasparenti, e un sistema di riciclaggio dell’acqua piovana.

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Un’edilizia amica dell’ambente c’è ed è in grado di dare ottimi risultati, garantendo comunque il confort abitativo che l’uomo “moderno” cerca nella sua abitazione.

Buon volo a tutti

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 5 febbraio 2016]

 

 

Per maggiori informazioni:

http://lpzr.it/portfolio/k19b/

http://www.milanotoday.it/cronaca/campus-bocconi.html

http://www.cesenatoday.it/economia/fiorita-passive-house-cesena-14-novembre-2015.html

 

 

 

 

CLO’, ROMA, FENDI E TANTO RUMORE

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Parliamo ancora una volta di Roma, questa volta evidenziando una situazione ormai nota a tutti. Lo stato di abbandono del patrimonio-storico artistico che tutto il mondo ci invidia.

Le risorse economiche delle amministrazioni in questo periodo di “spending review” rendono insufficienti i finanziamenti per una riqualificazione o messa in sicurezza degli edifici. Così per mancanza di fondi molti non vengono utilizzati.

Per fortuna in Italia ci sono i privati, ricchi, famosi e con il desiderio di farsi conoscere anche attraverso finanziamenti ad importanti interventi nelle città.

Il primo a Roma è stato Della Valle, con il restauro del Colosseo, ma in questi giorni è entrato nella cronaca un altro nome: Fendi e la sua nuova sede nel quartiere Eur.

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Già conosciuto ai romani per il restauro della Fontana di Trevi (durato 17 mesi, per un importo complessivo 2 milioni e 180 mila euro, a carico della maison), da un anno ha scelto come quartier generale il Colosseo Quadrato dell’ Eur.

Nel Palazzo della Civiltà Italiana, questo il vero nome dell’edificio, ha stabilito la Direzione, gli uffici e il prestigioso e tutto romano, laboratorio di pellicceria.

Grazie a questa nuova destinazione da metà ottobre nel Palazzo si può entrare, e visitare la mostra “Una nuova Roma. L’EUR e il Palazzo della Civiltà Italiana” a cura di Vittorio Vidotto e Carlo Lococo, la prima delle manifestazioni culturali, tutte gratuite, cui è destinato il primo piano del palazzo. L’edificio progettato nel 1937 dagli architetti Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula e Mario Romano per accogliere l’Expo del 1942, che mai si svolse a causa della guerra, è stato abbandonato per 72 anni salvo sporadiche mostre e tentativi di utilizzarlo negli anni  ’80 per sedi varie.

Oggi FENDI, con un contratto di affitto valido 15 anni, ha stabilito il suo nuovo quartier generale riqualificando una delle zone più significative del quartiere EUR, per troppo tempo dimenticato.

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Ma per fare tutto questo un po’ di polemica doveva nascere: un presunto abuso edilizio commesso dalla maison italiana sul tetto del Palazzo della Civiltà, che alla fine si è risolta col più classico degli adagi: tanto rumore per nulla… Infatti se osserviamo il prospetto principale dell’edificio è sorta nel giro di pochi giorni una tettoia, in vetro e acciaio e quindi molto leggera, ma che ha cambiato completamente l’aspetto dell’edificio. E la soprintendenza che dice? “ ritiene ammissibile lo svolgimento della manifestazione temporanea con gli allestimenti proposti”;” tutti i manufatti allestitivi dovranno avere carattere di stretta temporaneità e totale reversibilità e durante l’esecuzione dell’allestimento e nel corso della manifestazione stessa non dovranno essere interessate aree o superfici esterne a quelle concordate”.

Quindi niente abuso edilizio come ipotizzato inizialmente, ma solo una “struttura amovibile”. La terrazza del Colosseo Quadrato tornerà esattamente così come tutti i cittadini romani l’hanno sempre vista, ammirata e fotografata.immagine 3

Speriamo che l’idea di Fendi sia presto “di moda”: chi può collabori alla riqualificazione del nostro patrimonio, ma proprio perché unico ed inimitabile evitando di modificarlo, deturparlo e trasformarlo, ma semplicemente preservarlo e farlo conoscere ai nostri posteri originale, come ce lo hanno tramandato.

 

Per maggiori informazioni:

http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/10/23/news/nel_colosseo_quadrato_splende_l_arte_del_900-125688934/

http://www.arte.it/notizie/roma/la-seconda-vita-del-colosseo-quadrato-11113

http://www.romacapitalenews.com/colosseo-quadrato-risolto-il-caso-fendi-nessun-abuso-edilizio-55336/#sthash.o900J0rY.dpuf

 

Buon volo a tutti

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo dell’ 8 novembre 2015]

 

 

 

 

CLO E L’EXPO DI MILANO 2015

Sono ritornata a Milano, questa volta per un appuntamento unico e irripetibile a cui non potevo mancare: l’Expo.

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Questa manifestazione è il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione, una vetrina mondiale in cui i Paesi mostrano il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. Il confronto sui temi dell’agricoltura, dello sviluppo sostenibile, della lotta contro la fame per il benessere comune, la cooperazione tra i popoli è fondamentale per raggiungere l’obiettivo di “Nutrire il Pianeta”, garantendo cibo sufficiente e sicurezza alimentare a tutto il mondo: questo è il messaggio che vuole dare Expo ai suoi visitatori oltre all’ innovazione, il risparmio energetico, il rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali.

 

Naturalmente, ho osservato i padiglioni e le aree tematiche, anche sotto l’aspetto architettonico. Il sito è stato realizzato su un’area di 1,1 milioni di metri quadrati (facilmente raggiungibile sia dalla metro M1 che dai treni regionali) e progettata da architetti di fama internazionale. Un’esposizione-giardino con più di 12 mila alberi, giochi d’acqua e un lungo canale che circonda l’area. Sui due grandi viali principali, il Cardo e il Decumano, si affacciano i Padiglioni dei Paesi Partecipanti, piazze e aree comuni dedicati agli eventi e alla ristorazione. Le costruzioni seguono criteri di efficienza energetica e sostenibilità nella realizzazione, smontabili e riutilizzabili alla fine dell’evento.

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L’ avventura è iniziata dall’ingresso est, Padiglione Zero, che introduce la visita del Sito descrivendo quanto l’uomo ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra fino a oggi, le trasformazioni del paesaggio naturale, la cultura e i rituali del consumo.

Peccato che alle 10.00 del mattino era prevista circa 1 ora di fila!

Ma questo non mi ha fermata, anzi entusiasta ho fatto anche altri 45 minuti di fila per salire sulla rete del padiglione del Brasile, una bellissima attrazione per grandi e piccini che collega i tre piani. Camminando sulla rete sospesa, i visitatori interagiscono con l’ambiente circostante: dei sensori, infatti, rilevano i movimenti trasferendo impulsi che modificano il suono e la luce circostante. La visita inizia da un’area aperta (Green Gallery), con ortaggi, piante, fiori e frutti accompagnati da tavoli interattivi, che offrono giochi e informazioni sulle etnie del Brasile. Una rampa porta al primo piano, dove una proiezione guida i visitatori. Al secondo piano, un’altra proiezione su uno schermo trasparente mostra un video che si attiva grazie ai sensori di prossimità.

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Un altro Padiglione da non perdere sia per la sua maestosa struttura in legno lamellare che per le interessanti istallazioni interne è quello della Cina: agricoltura, alimentazione, ambiente, sviluppo sostenibile sono i punti focali della partecipazione della Cina ad Expo, ma devi sempre avere la pazienza di fare circa 1 ora di fila tra le siepi del giardino, solo in alcune zone coperte da tettoie in legno.

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Praticamente inutile fare la lunga fila per entrare nel padiglione del Vietnam: da ammirare solo la splendida struttura in legno a forma di fiore di loto che contiene all’interno un piccolo mercato con bancarelle in cui vengono vendute borse, cappelli ed altri accessori.

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Sicuramente lascia un messaggio il padiglione Israeliano: una tradizione di tremila anni, che attraverso lavoro, ricerca e sviluppo ha saputo rendere fertili molti dei suoi terreni in prevalenza aridi.

L’elemento caratterizzante è il “giardino verticale”: una parete lunga 70 metri e alta 12 interamente adorna di piante vive, i cui fiori e colori cambieranno con il passare delle stagioni. Il Padiglione offre al visitatore un’esperienza divisa in due fasi. Nel primo spazio, attraverso film 3D ed effetti multidirezionali, è illustrata la storia dell’agricoltura israeliana. Uno dei film presentati racconta il piano di rimboschimento di Israele portato avanti dal Fondo Nazionale Ebraico (KKL). Nel secondo spazio una tappezzeria luminosa di led danza in ogni direzione.

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Quello che più mi ha colpito per efficacia ed essenzialità è la Svizzera. Qui l’ospite ha una percezione netta, immediata e molto forte, di che cosa significhi la sostenibilità. Attraversando alcune torri molto alte si ha la possibilità di prendere quattro prodotti, caffè, mele, acqua e sale, contenute in scaffali alti cinque piani. Il concetto è: quando consumi un prodotto, anche il più naturale come l’acqua, devi sempre tenere conto come il tuo consumo possa incidere su chi viene dopo. Ecco la sostenibilità, spiegata senza pedagogia ma nel modo più semplice possibile.

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Altri Padiglioni mi hanno colpito positivamente come quello della Russia, del Qatar e dell’Inghilterra. Peccato non riuscire a visitare il Padiglione del Giappone e della Germania perché erano previste code dalle 3 alle 4 ore.

Il Padiglione Italia , nonostante anche qui la lunga coda all’entrata , presenta un retorico elogio della Bellezza, naturale e culturale, del Bel Paese e, un riferimento alla creatività giovanile. Nessun messaggio significativo, nessuna idea forte e convincente negli stand regionali, che promuovono singoli prodotti di territorio: qui sembra di stare alla fiera di paese. Lo stessa sensazione l’ho avuta in altri padiglioni, dove l’unico messaggio era la promozione dei loro prodotti tipici.

A conclusione di questa visita, se riesci a resistere fino a sera alle interminabili file ed al caos, puoi ammirare lo spettacolo dell’albero della Vita, un gioco di luci e colori, una icona interattiva destinata a catturare l’immaginario del visitatore , una grandiosa costruzione a metà tra monumento, scultura, installazione, edificio.

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Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale

http://www.expo2015.org

Buon volo a tutti

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 22 settembre 2015]

 

 

CLO’ E L’OPEN HOUSE DI ARCHITETTURA

Questa volta voglio parlarvi di un evento che si è appena svolto a Roma Open House di Architettura.

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Che cosa è?

E’ una manifestazione internazionale che ogni anno coinvolge 28 città nel mondo, da New York a Londra, da Chicago a Barcellona, e che ha aperto in un solo weekend, le porte dell’architettura più rappresentativa della città, in modo totalmente gratuito.

Open House Roma,  l’evento che dal 2012 ha aperto le porte di più di 300 luoghi a cittadini e turisti. Gli edifici presentati hanno raccontato, nelle tre precedenti edizioni, la sorprendente stratificazione di architettura storica, moderna e contemporanea della Città Eterna. Questo è stato possibile grazie al costante impegno di un gruppo di giovani che una dopo l’altra hanno provato a varcare le soglie e i limiti fisici e culturali di Roma convinti che questa città debba, oggi più che mai, essere un luogo a disposizione della collettività.

Anche quest’anno nel ricchissimo programma sono presenti edifici storici, moderni e contemporanei tra cui cantieri, case private, studi di architettura e tantissimi eventi collaterali. Spazi di grande valore architettonico e storico-artistico, alcuni solitamente inaccessibili, che si animano, rivivono e si aprono ai cittadini esclusivamente in questo weekend.

Sabato 9 e domenica 10 maggio sono state organizzate le visite guidate, effettuate dai progettisti stessi, dagli studenti di architettura delle facoltà di Roma e dai cultori dell’architettura,  i tour pedonali e ciclabili, più i  numerosi eventi speciali che hanno permesso ai cittadini di scoprire il patrimonio nascosto della capitale.

Tra i siti storici da visitare vi ricordo:

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Palazzo Giustiniani

 

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Porta San Sebastiano ed il museo delle Mura

 

 

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Palazzo Senatorio

 

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Passeggiata sull’Aventino

 

Tra le case da visitare:

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Abitazione Aventino

 

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Abitazione Mazzini

Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale

http://www.openhouseroma.org/2015/programma dove troverete la descrizione di ogni sito.

Buon volo a tutti

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 29 maggio 2015]

Clo’ e il MUDEC, il Museo delle Culture a Milano .

E’ arrivata la Primavera e con lei riprendono i miei “voli” sulle città alla ricerca delle ultime novità!

Questa volta sono andata a Milano per un appuntamento importante: il taglio del nastro del Mudec, il Museo delle Culture all’ex Ansaldo.

Il Museo delle Culture di Milano è un centro dedicato alla ricerca interdisciplinare sulle culture del mondo, dove a partire dalle collezioni etnografiche storiche della città e in collaborazione con le comunità presenti sul territorio e nei loro territori di origine, si intende costruire un dialogo con la contemporaneità sui temi delle arti visive, performative e sonore, del design e del costume.

Il Museo, edificato su progetto dell’architetto britannico David Chipperfield, sorge nella zona dell’ex Ansaldo, in quello che è diventato uno dei distretti di recupero industriale più vivaci di Milano.

In collaborazione con il Sole 24 Ore Cultura, il Museo, oltre ad ospitare una sua collezione permanente,  sarà sede di esposizioni temporanee.

Storia del museo

Il progetto del Museo delle Culture ha origine negli anni ‘90 quando il Comune di Milano acquista la zona ex industriale dell’Ansaldo per destinarla ad attività culturali. Le fabbriche dismesse, veri e propri monumenti di archeologia industriale, sono state trasformate in laboratori, studi e nuovi spazi creativi. In questo scenario il Comune di Milano progetta un polo multidisciplinare dedicato alle diverse testimonianze e culture del mondo, sede espositiva delle civiche Raccolte etnografiche.
Il visitatore del Museo delle Culture potrà visitare grandi mostre internazionali declinate attraverso i diversi linguaggi artistici, conoscere il patrimonio etno-antropologico delle collezioni del Comune di Milano composte da oltre 7000 opere d’arte, oggetti d’uso, tessuti e strumenti musicali provenienti da tutti i continenti, partecipare a una programmazione di eventi e iniziative a cura delle comunità internazionali presenti sul territorio.

L’architettura

Nato da un’operazione di recupero di archeologia industriale nell’area dell’ex fabbrica Ansaldo, in zona Tortona, il MUDEC è luogo d’incontro fra le culture e le comunità. All’interno dell’edificio si sviluppano diversi spazi che offrono al visitatore e alla città una molteplicità di proposte culturali e di servizi, distribuiti su 17.000mq. L’area espositiva del Museo, al primo piano, si sviluppa intorno ad una grande piazza centrale coperta e ospita la sezione del percorso museale con le opere della collezione permanente e le sale dedicate alle grandi mostre temporanee.

Completa lo spazio l’auditorium, un teatro da trecento posti dedicato alle performance e alle arti visive.

Il piano terra destinato all’accoglienza, è dotato di bistrot, design store, biglietteria, guardaroba, sala Forum delle Culture, sala conferenze-spazio polifunzionale, spazio per la didattica, laboratorio di restauro e depositi allestiti per essere visitati da piccoli gruppi accompagnati. Il MUDEC Junior, infine, è uno spazio appositamente dedicato ai bambini, dove ci si propone di avvicinare anche i più piccoli alle diverse culture del mondo attraverso attività ludiche, postazioni multimediali e laboratori manuali

Due le mostre che hanno tenuto a battesimo gli spazi di via Tortona 56, «Mondi a Milano» e «Africa». All’inaugurazione erano presenti l’assessore comunale alla Cultura Filippo Del Corno, il direttore del Polo di Arte Moderna e contemporanea Marina Pugliese e il direttore generale del Comune Giuseppe Tomarchio. «Grande assente», mentre gli operai erano ancora impegnati nelle ultime finiture, l’architetto David Chipperfield, firma del progetto e mai citato nel corso della lunga presentazione.

Come  ha sottolineato Del Corno “questo centro sarà dedicato alle culture offrendo un modello unico al mondo; Milano, la città che accompagna Expo, avrà un ricco cartellone culturale e due grandi mostre con le quali si racconta il legame di Milano con Expo e le culture di tutto il mondo. Qui tutte le culture che abitano a Milano avranno la possibilità di esprimere le loro origini”.

Per saperne di più:

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_marzo_26/apre-museo-culture-assente-l-archistar-chipperfield-20fdbefe-d3bf-11e4-9231-aa2c4d8b5ec3.shtml

http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/contentlibrary/Elenco+Siti+tematici/Elenco+Siti+tematici//Museo+delle+Culture

http://www.mudec.it/

http://www.repubblica.it/speciali/arte/recensioni/2015/03/26/news/nasce_mudec_il_museo_delle_culture-110545625/

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 11 aprile 2015]

TUTTE LE VOLTE DI CLO’ – su DETTI E FUMETTI si parla di architettura

Ogni tanto su DETTI E FUMETTI facciamo dei bilanci. Oggi vogliamo ripensare a quel giorno in cui abbiamo conosciuto Maria Clotilde e con lei abbiamo deciso di parlare di architettura.

Non vi nascondo che all’inizio abbiamo temuto che non potesse essere un argomento da “blogger” ma alla fine lei ci ha convinto perché promettendoci di parlarne in modo simpatico e leggero, cercando di dare spunti accattivanti con cui il nostro pubblico avrebbe potuto approfondire temi come l’ecologia, l’hi-tech applicato all’architettura, il restauro e il recupero intelligente delle nostre città.

Questo taglio giornalistico è stato vincente e grazie a Clo la pipistrella, questo l’animaletto in cui Maria Clotilde si è trasformato per entrare nella redazione di DETTI E FUMETTI,  il pubblico sta crescendo di giorno in giorno.

In occasione di questo “bilancio” l’abbiamo intervistata chiedendole di  presentarsi a chi per la prima volta incappa nel nostro blog DETTI E FUMETTI.

Clo ci ha raccontato come sono nati i suoi articoli preferiti e quale è il disegno che li lega gli uni agli altri. A proposito di disegno: il tutto è stato puntualmente condito dai suoi ritratti più simpatici  da me (che se non lo sapevate  è l’altro must di DETTI E FUMETTI); quindi partiamo con l’intervista dando la parola a Maria Clotilde.

 

[tutte le volte di Clo -illustrazione di Filippo Novelli]

 

F. Ciao Clo di cosa ti stai occupando per DETTI E FUMETTI? Raccontaci un po’

C.:  Allora  inziamo con l’introduzione classica: Ciao sono CLO, la pipistrella (Maria Clotilde Massari)  per l’architettura, il design .

Nella vita reale Sono  un architetto che, nonostante le problematiche di  questo periodo, ancora crede ed opera con passione questa  meravigliosa professione.

F. Come è lavorare in una città coì bella ma così difficile come Roma?

C. Roma è una città “difficile” sotto molti punti di vista, ma che riesce sempre a sorprendere con i suoi grandi e piccoli capolavori. Su DETTI E FUMETTI ho deciso di parlarvi proprio di questo,  perché oltre agli edifici nobili abbiamo molto da raccontare, opere che  non sempre sono conosciute e spesso trascurate,  interventi fatti dai grandi maestri, ma anche da nuovi e non meno importanti . Fanno parte di questa serie di articoli ( se fate click sulla scritta potete leggere tutto l’articolo):

–Il Parco Lineare delle Mura Aureliane

–Ex Cinema Airone

–Una nuvola sui tetti di Roma

–I grattacieli di Roma

–Roma e la Street Art

–Il Parco Lineare a Roma Nord

–Gli edifici delle Poste a Roma

F. Fantastico… ma ci hai incuriosito anche per la BIO ARCHITETTURA. Facci capire di cosa di parlerai?

C.  La mia curiosità ed il desiderio di approfondire ed aggiornarvi su questa materia spazierà anche nel mondo del bio, dell’ecosostenibile, del recupero architettonico  e  di tutte le nuove tendenze del design in Italia e all’estero. Vi ricordo i principali post in cui ne ho parlato:

–La Scozia e le sue energie rinnovabili

–Le case ecologiche

–i giardini verticali

–il recupero di strutture urbane dismesse

–I sistemi fotovoltaici in architettura

–Headquarter 3M Italia

–La biennale di architettura a Venezia

–I grandi cambiamenti spesso prendono avvio da piccole realtà,  A Milano è sorto un bosco verticale

F. Si dice che gli architetti non persone curiose. Ci farai incuriosire anche a noi?

C. Ma certamente, vi faro partecipi delle mie curiosità e delle ultime tendenze che rendono più piacevole la nostra quotidianità. Già avete potuto averne un assaggio ne  I mercatini di Natale, Gli alberi di Natale o negli  Arredi e oggetti biodegradabili

 

F. non ci resta che tuffarci nel mondo dell’architettura di Clo! a presto.

 [Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – presentazioni – Articolo del 14 febbraio 2015]

 

CLO e gli edifici delle Poste di Roma

Cari amici oggi girando per Roma, mentre ero in fila da un semaforo rosso su via Marmorata, ho piacevolmente ammirato una dei più importanti esempi di architettura razionalista a Roma: l’edificio delle Poste dell’architetto Adalberto Libera.

L’edificio di Libera e De Renzi fu realizzato tra il 1933 e il 1935 nel cuore di Roma, a ridosso dell’Aventino e delle Mura Aureliane e adiacente al complesso monumentale della Porta S. Paolo e della Piramide di Caio Cestio. Rappresenta l’unica costruzione sul lato di Via Marmorata, caratterizzata da una forte connotazione e slancio razionalista, avente una forma squadrata ed elementare in cui l’organismo assume la forma di edificio a corte dimezzata.

É un volume massivo a forma di C, composto da elementi distinti, come se fosse un contenitore comprendente ambienti con funzioni diverse: al pian terreno i servizi postali, ai piani superiori gli uffici nelle ali laterali e il grande salone degli apparati telegrafici nel corpo centrale.

Obbiettivo comune ai due architetti è coniugare modernità e tradizione: da un lato è presente l’elemento nuovo, dinamico, emblematico in primo piano nel prospetto principale che affaccia su Via Marmorata e dall’altro lato, nella parte retrostante, una forma elementare, astratta, statica, classica che diventa una caratterizzazione tipizzata aggiunta e di supporto al primo.

La tipologia consolidata per gli edifici delle poste viene rivisitata e reinterpretata con una chiave di lettura nuova, a metà tra la versione moderna del tradizionale palazzo civico e la monumentalizzazione della macchina postale

Continuando la passeggiata per le “intasate” vie  di Roma sono arrivata a via Taranto; anche qui troviamo un altro intervento realizzato dalle Poste negli anni che intercorrono tra il 1933 e il 1935.

L’idea di potenziare l’edilizia postale di Roma mediante la costruzione di quattro nuovi edifici decentrati (Appio, Aventino, Milvio e Nomentano) era stata lanciata dal Ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano, che ne attribuiva la paternità allo stesso Mussolini. L’opportunità di una risoluzione così eclatante scaturiva dall’intersezione tra varie strategie rilanciate, all’inizio degli anni ’30, nel settore dell’edilizia: l’intensificazione della costruzione di edifici pubblici; l’accelerazione impressa al programma nazionale di potenziamento delle comunicazioni, imperniato sulla costruzione di nuove stazioni ferroviarie e palazzi postali. In tale ambito si registrava inoltre uno spostamento della politica delle strade e della casa, prevalente negli anni venti, a quella degli edifici pubblici.

(Planimetria ubicazione edifici)

 

Bandito nel 1933, il concorso per le poste di via Taranto venne vinto dall’architetto Giuseppe Samonà.

L’edificio, di tre piani, è impostato su uno zoccolo rivestito di travertino di Tivoli, che gira tutt’intorno all’edificio, tagliato da aperture per l’areazione del piano interrato. Sull’angolo, lo zoccolo si allarga in un basamento praticabile dal bordo concavo.

Su via Taranto il basamento viene incorporato dalla rampa che consente l’accesso all’ufficio postale. La pianta presenta una forma semitriangolare che nega la gerarchia urbana sottolineando la simmetria e omogeneità del trattamento dei due fronti, rispetto invece al diverso ruolo urbano di via Taranto e di via Pozzuoli.

All’entrata, sulla sinistra si accede al corpo scala che porta agli uffici dei piani superiori, a destra si accede allo spazio per il pubblico. Quest’ultimo è caratterizzato da un lungo corridoio che costeggia gli sportelli postali, attraversando tutto l’edificio: questa zona dell’edificio è interamente vertebrata da pilastri e presenta uno spazio a doppia altezza con un affaccio direttamente sul salone. Le facciate, bipartite dall’uso del travertino e di granito grigio scuro, denunciano nei prospetti l’articolazione della tipologia: il volume degli uffici è ritmato dalle aperture seriali regolari, mentre il corpo scala è enfatizzato compositivamente dal taglio delle finestre. Le due facciate principali sono caratterizzate

dalla contrapposizione di due superfici di dimensioni simili: sotto, il piano di vetro; sopra, il muro. Nella facciata d’angolo, la convessità della parete ha comportato l’utilizzo di lastre orizzontali di cemento armato. Gli altri prospetti, meno elaborati, sono risolti con un rivestimento in cortina e presentano delle vetrate verticali allungate.

L’edificio di Samonà , come molte opere di pregio a Roma, è circondato da una selva di antenne, cartelloni pubblicitari invasivi, traffico, buche sul manto stradale, marciapiedi dissestati, barriere architettoniche vergognose, parcheggi selvaggi e vandalismo di vario genere. Non c’è alcun cartello a segnalarne l’importanza e la bellezza che molti cittadini e le istituzioni non riconoscono, ignorando il pregio di questi beni culturali oltre che pubblici, che vengono ammirati e conosciuti più spesso dai turisti che dai romani.

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 27 gennaio 2015]

 

Per saperne di più:

 

http://www.archidiap.com/opera/palazzo-delle-poste-in-via-marmorata/

http://www.archidiap.com/opera/ufficio-postale-in-via-taranto/

 

I BAMBINI, L’ARTE E LE LORO LISTE DEI DESIDERI

Quest’anno al posto della lettera a Babbo Natale mi sono ritrovato sulla scrivania una lista di ben 7 desideri.

La lettera iniziava così:

Caro Babbo per queste feste vorrei..

1- realizzare delle cornici che mi ricordano il mare
2- correre a tutta velocità per il centro della la città
3- leggere storie di strani animali
4- realizzare l’action figure del cane del vicino
5- andare al Planetario per vedere come sta Plutone
6- andare al museo per copiare i quadri famosi con la carta copiativa
7- andare a dar da mangiare ai gabbiani sui tetti di Parigi

Cominciamo con il primo desiderio:

“ realizzare delle cornici che mi ricordano il mare”
Mesi fa eravamo andati al mare a raccogliere delle conchiglie.

La difficoltà dell’impresa in una scala da 1 a 10 era pari a 3. Missione compiuta.

“La manualità e l’arte”

Giocare all’arte visiva, scoprire le qualità dei materiali usati dai grandi artisti, come stoffe, carta, colla, cartone. Imparare giocando. Divertirsi a fare qualcosa di diverso dalla routine scolastica. Jean Piaget individua nel gioco il mezzo consono al bambino per sperimentare, apprendere, conoscere. “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”. Facendo e giocando i bambini conoscono gli strumenti e le regole del linguaggio figurativo, imparano a costruire immagini e messaggi, si avvicinano alla comprensione dei percorsi mentali e delle idee presenti nelle opere degli artisti. (*)”

Preso dall’entusiasmo per il successo del primo obiettivo ho deciso di realizzare tre desideri in una sola volta: il 2,3 e 6

2- correre a tutta velocità  per il centro della la città
3- leggere storie di strani animali 
6- andare al museo per copiare i quadri famosi con la carta copiativa
Correre in Centro con la folla e il freddo era praticamente impossibile …però una soluzione c’era.

A ROma ci sono due musei, il MACRO e il MAXXI, che ben si prestano all’impresa; sono pieni di scale, corridoi, passaggi e passatoie dove correre;hanno costruzioni su cui arrampicarsi, insomma un vero spasso. Li avremmo anche potuto vedere e leggere di animali fantastici e copiare i quadri famosi.

Attrezzati di cartella, colori e blocco notes siamo partiti e ci siamo divertiti moltissimo.

Grado di difficoltà 5. Missione compiuta.

 

“Il Museo.

L’alfabetizzazione artistica passa dalle visite al museo. Portare i bambini alla scoperta del museo, dove dimostrano di saper «leggere» le opere. 

 Insegnare l’Arte è un investimento culturale sulla comunità del futuro. Stimola e accresce la creatività, l’inventiva, la fantasia e l’abilità manuale, e insegna a raggiungere un risultato partendo dall’osservazione.

 Compito nostro è quello di trasmettere l’essenza comunicativa di un’opera e i suoi contenuti sotto forma di gioco. Guidare i bambini nelle sale espositive, certamente non per proporre modelli e, quindi, limiti al libero operare individuale. 

Occorre decidere in anticipo la parte (o le parti) del museo che si vogliono vedere in modo più approfondito; non costringeteli a soffermarvici troppo. Guardate le opere che vorrete vedere al museo su internet; stampatele e, se potete, lasciategli portare una o due figure per farlo andare a “caccia” delle opere all’interno del museo. La figura servirà come punto di partenza per parlare dell’opera. La visita al museo sarà piena di gioiose esclamazioni del tipo “Questo lo conosco!”(*).

Mi sono lasciato per ultimi i desideri più complicati nella speranza che se ne dimenticasse.

Ho iniziato a distrarla proponendole di colorare un disegno di dinosauro o di un drago, di realizzare un collage ritraendo il suo giocattolo preferito, la giraffa. L’ho avvicinata a nuove tecniche di disegno insegnandole l’uso della china.

Le ho ricordato l’importanza del riciclo e con la carta dei regali avanzata abbiamo fatto lo sfondo al suo disegno a china.

Ma non c’è stato verso. Non voleva rinunciare al suo desiderio: realizzare l’action figure del cane del vicino. Capite? non il pupazzetto, la statuina, no l’action figure. Troppo NERD!

L’unico materiale che avevamo in casa era la creta. Livello di difficoltà 7. Missione compiuta.

 Dare alcune regole

Prima di iniziare ad impastare la creta abbiamo disegnato il bozzetto del cane e le ho spiegato che occorreva costruire una struttura di sostegno altrimenti si sarebbe afflosciata … ho anche iniziato a raccontarle cosa era il cemento armato, il modulo di elasticità …mi guardava perplessa e quindi ho smesso ripromettendomi di riprendere l’argomento tra qualche anno [**]

 

Rimanevano gli ultimi due desideri uno facile l’altro impossibile:

5- andare al Planetario per vedere come sta Plutone

7- andare a dar da mangiare ai gabbiani sui tetti di Parigi

Mi ha detto lo sai che i pianeti del nostro sistema solare sono diminuiti. Plutone è stato declassato a pianeta nano. Vorrei vedere se lo hanno lasciato a Nettuno.

Lo abbiamo trovato. Per fortuna.

Con la scusa di andare al planetario, sapendo che in via provvisoria si era spostato a Villa Torlonia, ne ho approfittato per farle vedere una casa fantastica che non la trovi nemmeno nel libro di Biancaneve o nella terra di mezzo del Signore degli Anelli: Il Museo del vetro presso la Casina delle Civette.

E’ rimasta estasiata dalla bellezza delle vetrate e affascinata dai mille comignoli e tettoie.

Rimaneva da dar da mangiare al gabbiano. Costruiamolo noi le ho detto. Iniziava in quel momento il  Laboratorio di robotica di Tecno-town e così con il computer e i mattoncini della Lego lo abbiamo fatto!.

Livello di difficoltà 8. Missione compiuta?

Macchè …mi dice questo è finto e da qui non si vede la torre Eiffel.

Eravamo ai Fori Imperiali  e ad una bancarella di souvenir compro la torre, saliamo sull’Altare della Patria… e anche l’ultimo desiderio viene esaudito.

Livello di difficoltà 10. missione compiuta.

La migliore vacanza delle mia vita, credetemi.

(*) citazioni e altri approfondimenti sul tema li trovi qui:

http://www.magnanirocca.it/fmr/perche-portare-i-bambini-al-museo/

http://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/musei-e-giusto-portare-anche-i-bambini

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI- Sezione ARTE – Articolo del 6 gennaio 2015]

CLO E IL GIARDINO VERTICALE

Cari amici quest’anno l’albero di Natale più grande del mondo… una notiziona dalla vostra CLO, finalmente un bosco in città. A Milano è sorto un bosco verticale! 

Con sommo piacere voglio annunciarvi che un progetto di  architettura italiana ha avuto un grande riconoscimento internazionale: Il Bosco Verticale di Milano, progettato da Stefano Boeri, docente di Urban Design al Politecnico di Milano, ha vinto  l’International Highrise Award 2014.

Tra i 5 finalisti del premio internazionale ci sono anche l’edificio “De Rotterdam” disegnato da Rem Koolhaas, “One Central Park” di Sydney e “Renaissance Barcelona Fiera Hotel” progettati da Jean Nouvel e il complesso cinese “Sliced Porosity Block” di Chengdu disegnato da Steven Holl.

“Bosco Metropolitano” è simbolo della simbiosi Natura-Architettura grazie alle sue due torri residenziali di 80 e 112 m di altezza (27 e 19 piani, 113 residenze totali) in grado di ospitare 800 alberi fra i 3 e i 9 metri di altezza, 11.000 fra perenni e tappezzanti, 5.000 arbusti, per un totale di oltre 100 specie diverse: un corrispettivo di 20.000 mq di bosco e sottobosco che densificano in altezza il verde nella Città.

Di questo progetto previsto per l’Expo 2015 per riqualificare un quartiere al centro di Milano se ne parla ormai da anni e già i primi render del grattacielo catturarono subito l’immaginazione di molte persone in tutto il mondo, tutti ansiosi di capire come sarebbe stato realizzato e quanti benefici avrebbe portato.

I lavori iniziano a mostrare l’aspetto delle torri residenziali una volta finite, ora che la maggior parte del ponteggio è stato smantellato. Anche alberi e piante di 100 diverse specie sono stati sistemati, circondando di verde tutto il rivestimento esterno e  daranno vita a un microclima, in grado di abbattere CO2 e polveri sottili, produrre umidità e ossigeno, ridurre dell’inquinamento acustico e il vento.

Un sistema di energia fotovoltaica (500 mq di pannelli), eolica e geotermica garantirà, poi, l’autosufficienza delle due torri, mentre l’irrigazione delle piante avverrà per larga parte attraverso un impianto centralizzato di filtrazione dell’acque grigie.

Stefano Boeri ha dichiarato: “Sono molto contento perché il premio che è stato assegnato al Bosco Verticale rappresenta un riconoscimento l’innovazione nell’ambito dell’architettura. È un invito a pensare all’architettura come un’anticipazione del futuro per ognuno di noi, non solo come l’affermazione di uno stile o di un linguaggio. Il Bosco Verticale è una nuova idea di grattacielo, in cui alberi e umani convivono. E’ il primo esempio al mondo di una torre che arricchisce di biodiversità vegetale e faunistica la città che lo accoglie. Sono felice per Milano, per Expo, e ringrazio chi ha promosso e sostenuto il nostro progetto, a partire da Hines Italia e dalle associazioni del quartier e Isola”

Per saperne di più:

http://www.greenme.it/abitare/bioedilizia-e-bioarchitettura/12301-bosco-verticale-quasi-pronto

http://www.greenme.it/abitare/bioedilizia-e-bioarchitettura/5968-un-bosco-verticale-a-milano

http://blog.casa.it/2014/11/20/milanoil-bosco-verticale-vince-il-premio-come-piu-bel-grattacielo-del-mondo

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 26 novembre 2014]

CLO, la SCOZIA e le sue energie rinnovabili

I grandi cambiamenti spesso prendono avvio da piccole realtà.

Parliamo di nuovo di energie rinnovabili e facciamo un “volo” fino in Scozia, per la precisione sull’ isola di Eigg, 31 chilometri quadrati di terra all’interno dell’arcipelago delle Ebridi, davanti alla costa scozzese.

Gli abitanti, un centinaio circa, sono fortemente impegnati per ottenere un comune e ambizioso obiettivo: essere la prima isola al mondo energeticamente autosufficiente.

Un risultato impegnativo ma non impossibile da raggiungere, specialmente se si osserva da vicino la vita sull’isola e la tenacia dei suoi abitanti. Per esempio, nel 1997 si sono uniti per acquistare la terra sulla quale vivono, diventandone dunque i soli proprietari.

Nel 2008, invece, hanno inaugurato la prima rete elettrica dell’isola. Completamente staccata e indipendente da quella operante sul territorio britannico e in grado di collegare tutti gli edifici, essa è costata 1.6 milioni di sterline (1.9 milioni di euro) ed è stata realizzata grazie a finanziamenti dell’Unione europea e al contributo di soggetti nazionali britannici.

La scelta è stata dettata da un mix di necessità e di consapevolezza ambientale. Innanzitutto, questa era la via più diretta per avere energia a prezzi convenienti, senza dover più accettare le alte tariffe proposte dalle utility nazionali. Inoltre, è stato un modo per rendere la vita sull’isola ancora più armonica ed integrata con il territorio, sfruttando al meglio ciò che c’è, ovvero sole e soprattutto il vento.

La posizione di Eigg sul bordo dell’Oceano Atlantico è considerata ideale per le energie rinnovabili, a causa del clima estremo. Mentre piogge frequenti possono sembrare uno svantaggio, possono aiutare le centrali idroelettriche dell’isola a generare un surplus di energia.

L’energia in eccesso viene immagazzinata in batterie o indirizzata ai dispositivi di riscaldamento negli edifici pubblici per aiutare a mantenere le strutture asciutte e ad una temperatura piacevole.

I residenti sono limitati a 5 kW alla volta, mentre le imprese possono attingere fino a 10 kilowatt.

In questo modo si è cominciato a eliminare i rumorosi e inquinanti generatori diesel, sostituiti da turbine e pannelli fotovoltaici (in grado di immettere energia direttamente in rete).

Ciascuno di quei residenti ha voce in capitolo riguardo come il programma di energia rinnovabile verrà implementato. Chiunque abbia vissuto ad Eigg per più di sei mesi diventa un membro del comitato dei residenti, che si occupa delle infrastrutture.

Ad oggi l’85-90% dell’energia utilizzata sull’isola proviene da fonti rinnovabili. La restante parte è integrata da carburanti di origine fossile, anche se l’impegno comune è quello di utilizzare sempre più diesel a basse emissioni inquinanti. Almeno fino a quando si arriverà al 100% rinnovabile.

Per saperne di più:

http://www.electricmotornews.com/energie-alternative/energia-solare/la-prima-isola-a-energia-rinnovabile-e-scozzese

http://www.domotecnica.it/notizie/view/in-scozia-la-prima-isola-alimentata-da-una-turbina-idroelettrica

http://www.industriaenergia.it/scozia-comunita-energicamente-autosufficiente-e-sostenibile-5376.html

 

Ciao dalla vostra CLO’.

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione architettura – articolo del 1 novembre 2014]

CLO’ E LA BIENNALE DI ARCHITETTURA A VENEZIA

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Questa volta il mio volo mi ha portato ad un appuntamento a cui non potevo mancare: La Biennale di Architettura a Venezia.

Questa edizione è stata curata da Rem Koolhaas, sviluppando un progetto che ne valorizza appieno tutte le potenzialità. L’intera mostra ha diviso gli argomenti di esposizione in maniera da rendere un insieme dettagliato ed esaustivo dell’architettura al giorno d’oggi: Fundamentals, accorpa 66 paesi di cui 10 espongono per la prima volta (Costa d’Avorio, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Kenya, Marocco, Mozambico, Nuova Zelanda e Turchia)

Rem Koolhaas descrive Fundamentals una mostra costituita da tre componenti principali:

  • Absorbing Modernity: 1914-2014 / Partecipazioni Nazionali

Per la prima volta, i padiglioni nazionali sono invitati a sviluppare un unico tema:

65 paesi – ai Giardini, in Arsenale e in altri luoghi della città – indagheranno i momenti decisivi di un percorso secolare di modernizzazione. Tutte insieme, le partecipazioni svelano la capacità di culture materiali e ambienti politici diversi di trasformare una modernità generica in una specifica. I Paesi dimostrano, ciascuno a suo modo, una frantumazione radicale delle modernità in un secolo dove il processo di appiattimento globale sembrava rappresentare la narrazione dominante.

  • Monditalia / Arsenale

Anche qui per la prima volta, gli altri Festival della Biennale di Venezia – Danza, Musica, Teatro, Cinema – collaborano con la Mostra di Architettura:

in un momento di trasformazione politica cruciale, abbiamo scelto di guardare all’Italia come a un paese “fondamentale”, unico nel suo genere ma anche emblematico di una situazione globale nella quale molti paesi si trovano in bilico fra il caos e la piena realizzazione del loro potenziale. L’Arsenale rappresenta una scansione dell’Italia costituita da 82 film, 41 progetti di ricerca e la fusione dell’architettura con i settori Danza, Musica, Teatro e Cinema della Biennale. Ogni progetto di ricerca in Monditalia rappresenta delle condizioni uniche e specifiche ma tutti insieme costituiscono un ritratto complessivo del paese ospitante.

  • Elements of Architecture / Padiglione Centrale

Questa mostra è il risultato di una ricerca durata due anni presso la Harvard Graduate School of Design e della collaborazione con esperti provenienti dall’industria e dal mondo accademico.

Elements of Architecture sottopone a una analisi al microscopio gli elementi fondamentali dei nostri edifici, utilizzati da ogni architetto, in ogni tempo e in ogni luogo: pavimenti, pareti, soffitti, tetti, porte, finestre, facciate, balconi, corridoi, camini, servizi, scale, scale mobili, ascensori, rampe… Per la mostra sono stati selezionati i passaggi più significativi, sorprendenti e sconosciuti di un nuovo libro, Elements of Architecture, che ripercorre la storia globale di ogni elemento.

 

Molto c’è da vedere e commentare in questo affascinante evento, purtroppo apprezzato più dal pubblico degli addetti ai lavori che all’interesse generale; passeggiando dall’Arsenale ai Giardini si intrecciano esempi antichi, passati, presenti, futuri.

Il padiglione Italia è intitolato INNESTI / GRAFTING , ma soprattutto la chiave di lettura che Cino Zucchi – nominato dal Ministero curatore del Padiglione Italia per la Biennale Architettura 2014 – ha scelto per sviluppare la direzione suggerita da Rem Koolhaas ai padiglioni nazionali, Absorbing Modernity 1914/2014. Un invito ad approfondire i processi che hanno portato all’attuale carattere omogeneo e atopico dell’architettura globale, individuando le resistenze e/o le caratteristiche peculiari che la modernizzazione ha preso nel confronto con le vere o presunte “identità nazionali”. In INNESTI / GRAFTING Cino Zucchi parte dall’assunto che “l’architettura italiana dalla prima guerra mondiale a oggi mostra una ‘modernità anomala’, rappresentata dalla grande capacità di interpretare e incorporare gli stati precedenti attraverso metamorfosi continue. Non adattamenti formali a posteriori del nuovo rispetto all’esistente, ma piuttosto ‘innesti’ capaci di trasfigurare le condizioni del contesto in una nuova configurazione: un atteggiamento visto un tempo da alcuni come nostalgico o di compromesso, ma oggi ammirato dall’Europa e dal mondo come il contributo più originale della cultura progettuale italiana. E’ quindi un racconto della nostra migliore architettura da un punto di vista inedito: opere antiche, recenti e contemporanee sono scelte con gli occhi di un botanico piuttosto che con quelli di uno storico, e rilette secondo modalità originali per svelare la loro capacità di unire indissolubilmente interpretazione e innovazione, materia esistente e forma futura. La mostra propone una serie di collage di architettura, con la suggestiva rappresentazione di un grande paesaggio contemporaneo costituito da immagini di progetti recenti dove architetti di varie generazioni si sono confrontati con contesti impegnativi. Una serie di “cartoline” autografe di architetti stranieri daranno un’interpretazione sintetica della particolare condizione italiana vista da diversi angoli del mondo. Ad aprire e chiudere la mostra due segni, due “innesti” fisici nel contesto dell’Arsenale firmati dallo stesso Cino Zucchi: il grande portale arcuato dell’ingresso adiacente le Gaggiandre e una grande panca-scultura che si snoda tra gli alberi nel Giardino delle Vergini. In occasione della presentazione della mostra, il Padiglione Italia lancia un invito pubblico teso a raccogliere una serie di video capaci di interpretare i luoghi della vita collettiva in Italia realizzati da studenti, persone comuni, videomaker. Una selezione di questi video andrà a costituire l’opera corale “Paesaggi Abitati” a cura di Studio Azzurro, volta a indagare come l’uomo interagisce con le trasformazioni dettate dall’architettura e come a sua volta le adatti ai suoi bisogni quotidiani.

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Tra gli altri padiglioni quello di Taiwan, curato dall’architetto Jimenez Lai con il suo studio Bureau Spectacular, ha allestito un palazzo veneziano con nove strutture colorate che rappresentano diverse funzioni domestiche, tra cui House for Pleasure e House of Shit.

Come evento collaterale della Biennale, Township of Domestic Parts: Made in Taiwan è una mostra che esplora le componenti fondamentali della casa moderna taiwanese e di come queste sono state plasmate da modelli nazionali e attività sociali.

Il padiglione inglese che, con la tematica di “Utopia of Ruins” cerca di illustrare la capacità di pianificare la ricostruzione sopra alla rovine. Chiaro dilemma europeo di risurrezione architettonica dopo i grandi conflitti avvenuti del secolo scorso. All’interno oltre che ritrovare oggetti dall’appeal anni 80, come un walkman Sony di adolescenziale memoria, vi sono delle fotografie di Kevin Cummins dei Joy Division

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Da non dimenticare che ai Giardini, in zona privilegiata è stata piazzata DOM-INO, ONE-To-ONE, progetto di ricostruzione della AA School of Architecture of London , che ha deciso di riportare alla luce i disegni di Le Corbusier del 1914, quando il grande architetto decide di affrontare in maniera ragionata il dilagante problema della scarsità di abitazioni prima della Grande Guerra. A 100 anni di distanza Dom-ino rappresenta ancora uno dei modelli più iconici e moderni nella progettazione del XX secolo.

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Per sapere di più:

http://www.giovannicecchinato.it/blog/foto-architettura-apertura-biennale-architettura-2014-venezia/

http://www.labiennale.org/it/architettura/news/10-03.html

http://www.labiennale.org/it/architettura/news/31-03.html

http://www.ddarcart.com/2014/06/Biennale-di-Architettura-di-Venezia-2014-Padiglione-Taiwan-by-Jimenez-Lai-fotografia-iwan-baan.html

http://www.swedenabroad.com/it-IT/Embassies/Roma/Attualita–Eventi/Calendar-it/Architetti-svedesi-al-Biennale-di-Venezia-2014-sys/

Ciao dalla vostra CLO’.

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione architettura – articolo del 23 settembre 2014]

IL PARCO LINEARE DI ROMA NORD

Salve amici, sono Clo la vostra amica pipistrella; sappiate che due cose verranno ricordate quest’anno: il 75° anniversario di un mio lontano parente, Batman l’uomo pipistrello, e l’apertura del nuovo parco lineare di Roma Nord.

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La mia passione per la ricerca di nuovi Parchi Urbani questa volta non mi ha portato lontano:

nel municipio XIV è stato inaugurata il 14 giugno un parco lineare lungo cinque chilometri, attraversato da una pista ciclopedonale che collega Monte Ciocci con la stazione Monte Mario, vicino al complesso del Santa Maria della Pietà.

Il percorso è accessibile da dieci accessi integrati con le strade di mobilità tradizionale, incrocia quattro stazioni (Appiano, Balduina, Gemelli e Monte Mario), con la possibilità di raggiungere l’ospedale dalla Balduina in 10 minuti a piedi.

Sono stati istallati tornelli fra una strada e l’altra, per evitare l’ingresso alle auto, ma anche ai motorini. Nella pista, realizzata sul vecchio tracciato della linea metropolitana Roma-Viterbo, ci sarà spazio anche per i bambini, che avranno a disposizione tre aree giochi e una pista di pattinaggio. E poi ancora, dieci fontanelle e oltre cento panchine per chi vorrà riposarsi lungo il tragitto, che ha una pendenza media dell’un per cento, quindi facilmente accessibile anche a chi non usa la bici o non è solito fare passeggiate tutti i giorni, per un totale di sei ettari di superficie.

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L’obiettivo dell’amministrazione comunale era di creare all’interno del quartiere un percorso per i piccoli spostamenti che oggi si fanno con il mezzo privato: dal Santa Maria della Pietà a Torrevecchia, dal Gemelli a Balduina e da lì a Monte Ciocci, sono stati collegati i lati diversi dei quartieri. Ad oggi la pista ciclabile inaugurata per congiungersi con un’altra ciclabile deve raggiungere Largo Trionfale. E’ necessario quindi un collegamento con la dorsale di viale Angelico, visto che a Largo Trionfale c’è già la diramazione pronta e quindi andrebbe fatto solo il tratto su via Andrea Doria e via Anastasio II.

 

La pista è completamente illuminata da 96 punti luce con tecnologia led, a basso consumo energetico e alto livello di resa, anche se al momento il percorso è aperto dall’alba al tramonto, ma l’obiettivo è di tenere la pista aperta 24 ore su 24.

Per quanto riguarda la sicurezza il Municipio ha ottenuto la rimozione di tutti gli insediamenti abusivi del parco dell’Inferno dalla parte che costeggia i condomini di Balduina, ma la ricetta del comune è che l’utilizzo da parte dei cittadini che percorrono la pista per recarsi al lavoro, per fare la passeggiata con il cane o andare in bici, creino uno stato di sicurezza con la loro stessa presenza.

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Ciao dalla vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione architettura e design – articolo del 27 luglio 2014]

 

 

Clo e la Roma della Street Art

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[Agostino Iacurci-San Basilio-Roma]

 

Negli ultimi anni, volando sopra i tetti di Roma, ho scoperto un nuovo fenomeno che sta cambiando il “volto” degli edifici: la street art, ovvero Arte di strada o arte urbana (in inglese street art) è il nome dato dai mezzi di comunicazione di massa a quelle forme di arte che si manifestano in luoghi pubblici, spesso illegalmente, nelle tecniche più disparate: spray, sticker art, stencil, proiezioni video, sculture ecc. La sostanziale differenza tra la street art e i graffiti si riscontra nella tecnica non per forza vincolati all’uso di vernice spray mentre il punto di incontro che spesso fa omologare le due discipline rimane il luogo e alle volte alcune modalità di esecuzione, oltre all’origine mass-mediatica della terminologia (originariamente semplicemente Writing).

A San Basilio, quartiere della periferia Nord Est di Roma, è sorta l’iniziativa: “ SanBa, progetto artistico audiovisivo rivolto a San Basilio”.

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Ormai arrivato alla sua seconda fase. Dopo il coinvolgimento delle scuole nella realizzazione di opere di design urbano per rigenerare aree in disuso del quartiere restituendole ai suoi abitanti, due degli street artist più rinomati e apprezzati in tutto il mondo, lo spagnolo Liqen e l’italiano Agostino Iacurci hanno dipinto quattro facciate degli edifici messi a disposizione dall’Ater in via Fabriano e in via Recanati. I residenti sono stati coinvolti nella scelta dei soggetti delle opere dei due artisti con riunioni di condominio e speech di avvicinamento e sensibilizzazione all’arte contemporanea. Liqen sulla facciata di un palazzo in via Fabriano ha dipinto “El Renacer”, un enorme rastrello che ara la città ed estirpa tutti i resti dell’era industriale mostrando la terra al di sotto di essi. Una terra che in questo modo riprende a respirare con le piante che germogliano in un atto di rinascimento non solo urbano, ma anche sociale e naturale

Immagine1- San Basilio

Un’altra iniziativa è sorta a Garbatella: “Roma Street Art Festival 2014”. Partito il 31 marzo – Con l’opera dello street artist tedesco Clemens Behr,  realizzata sull’edificio Atac – Dco Garbatella, ha inaugurato Avanguardie Urbane Roma Street Art Festival 2014, ideato e promosso dalle associazioni 999Contemporary e Roam e curato da Stefano S. Antonelli. L’opera di Clemens Behr, ha come supporto l’intero edificio Atac, accanto alla fermata Metro Garbatella.

Si colloca nello scenario visivo che include il nuovo ponte che collega il quartiere Ostiense e Garbatella e il gazometro, simbolo della Roma “moderna”. Realizzata come un flusso continuo di astrazione geometrica dal respiro monumentale, mette in opera un concetto che sta a cuore a questo festival: l’emancipazione e la trasposizione della street art dal “muro” all’intera architettura urbana.

street-art2jpegImmagine 2-Edificio Atac a Garbatellajpg

Avanguardie Urbane Roma Street Art Festival 2014 porterà a Roma, da marzo a luglio, oltre 30 tra i migliori street artist internazionali e italiani e promuoverà Roma a capitale europea della street art. Gli interventi degli artisti sul contesto urbano riqualificheranno alcuni quartieri e diversi centri nodali e storici della vita cittadina.  Il Festival culminerà con due grandi eventi realizzati in collaborazione con Roma Capitale e Macro – museo d’arte contemporanea di Roma: una conferenza internazionale sul futuro panorama visivo delle città, presso la sede museale di via Nizza, e una grande mostra ad ingresso libero al Macro Future di Testaccio, che da giugno ad agosto vedrà protagonisti i più importanti artisti francesi e italiani in un percorso comparato tra i linguaggi della street art di nuova generazione.

A Roma la street art torna al suo significato originario: quello di colorare il grigio, il colore dominante di ogni nostra città. Ed è così che anche i muri del sottopasso di via Ostiense a Roma si animano grazie alla mano di questi artisti contemporanei che fanno del cemento la loro tela. «Un vero dream team composto da sette street artist di fama internazionale – Moneyless, Martina Merlini, Andreco, 2501, Ozmo, Tellas e Gaia – ha realizzato una grande opera pubblica collettiva per la capitale a due passi dalla Piramide Cestia e dal Gazometro. Grazie al loro intervento il sottopasso è stato riqualificato dotando la città di una grande opera di arte contemporanea urbana a diretto contatto con i cittadini» spiegano dall’associazione Culturale 999Contemporary, promotrice dell’opera. «Bisogna distinguere tra recupero urbano e arte per non fare confusione – precisa Ozmo alias Gionata Gesi – perché qui non ci si limita al recupero, ma si instaura un dialogo tra sette artisti in continua evoluzione, che ha anche la funzione di recuperare un’area urbana. Il tutto grazie a sponsor tecnici e privati che hanno reso possibile l’iniziativa».

E i cittadini sembrano apprezzare l’intervento. Non solo i più giovani si sono detti contenti di una mano di colore che dia un po’ di vita, gratificando l’occhio e rendendo più gradevole anche una semplice passeggiata.

Immagine 3- sottopasso di via Osiense

Per sapere di più:

http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/05/16/foto/arte_e_periferie_liqen_e_iacurci_street_artist_per_san_basilio-86313722/1/#1

http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?contentId=NEW612087&jp_pagecode=newsview.wp&ahew=contentId:jp_pagecode

http://www.darsmagazine.it/a-roma-la-street-art-colora-via-ostiense/#sthash.2rzEf8mB.dpuf

http://www.repubblica.it/speciali/arte/gallerie/2014/05/28/foto/street_art_estrema_i_murales_iperealistici_di_patrick_commecy-87478672/1/?ref=fbpr#8

 

Ciao dalla vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione architettura e design – articolo del 18 giugno 2014]

Clo e i grattacieli di Roma

Ciao amici, continuo la mia ricerca sui cambiamenti dello skyline di Roma, questa volta osservando le “altezze”.

La Basilica di San Pietro è stata fino a pochi anni fa,con i suoi 136 metri di altezza, l’edificio più alto di Roma; gli edifici abitabili della città non superavano i 120 metri di altezza.

Ormai questo primato è stato superato dalla Torre Eurosky, alta 120 metri (ma che raggiunge i 155m se si conta anche l’antenna di 35 m (non abitabile)); la torreè  sita al Torrino (EUR), è stata progettata dall’architetto Purini ed è affiancata dalla Torre Europarco anche essa alta 120 metri e progettata dallo studio Transit Design.

Nel vicino quartiere dell’EUR, si trovano il resto dei grattacieli romani:

il palazzo ENI (chiamato anche Palazzo di vetro dell’ENI o Grattacielo ENI), alto 80,5m;

il palazzo INAIL, già grattacielo Alitalia, alto 72 m;

il grattacielo Italia, progettato da Luigi Mattioni e alto 71 m ;

le Torri delle finanze, di circa 70 metri, progettate da Cesare Ligini

la sede centrale di Poste italiane alta 73 m.

La torre Eurosky rientra nell’ambito di un più ampio intervento che prevede la realizzazione di un complesso di edifici ad uso abitativo, commerciale e pubblico, organizzato in due tipologie morfologiche differenti: la torre e la piastra urbana. L’intero complesso è realizzato nel contesto dell’Europarco Castellaccio, a ridosso dell’EUR, ed è una delle diciotto nuove “centralità metropolitane” previste nel Piano Regolatore Generale di Roma vigente dal 14 marzo 2008. Purini ha messo a punto il masterplan dell’intera area più il progetto di una delle due torri previste; la seconda, a destinazione direzionale, porta la firma dello studio Transit. La piastra è costituita dal centro commerciale Euroma e da edifici privati e pubblici per uffici.

Il grattacielo sorge nella zona di viale Oceano Pacifico, e si sviluppa su 28 piani residenziali (i primi tre adibiti ad uso ufficio) oltre a 3 piani tecnici e 2 livelli interrati destinati a garage e cantine. Sono inoltre previsti spazi di comune utilizzo con la realizzazione di una palestra panoramica, una lavanderia e una sala riunioni.

[La torre Eurosky]

La struttura è articolata in due prismi verticali di cemento armato e acciaio, rivestiti in granito e collegati da due piani aerei orizzontali.Il progetto, spiega Purini, si ispira alle torri medievali che caratterizzano il centro storico di Roma: “Prima delle cupole Roma aveva le torri, e questo grattacielo riprende quella presenza verticale, aggiungendo un messaggio comunicativo moderno, di rispetto per l’ambiente e risparmio energetico. Un approccio destinato a portare un po’ di futuro nel presente”.

La Torre Europarco (chiamata anche Torre Transit), progettata dallo Studio Transit, si trova accanto alla Torre Eurosky. La torre, destinata ad ospitare uffici, è costituita da un prisma, rivestito in cristallo ed alto 120 m, suddivisi in 35 piani. Il prospetto del piano terra è del tipo a montanti e traversi, mentre quello dei rimanenti piani è del tipo a cellule strutturali. Il rivestimento a “copertura palpebra” è in lamiera di alluminio, con elementi frangisole verticali in alluminio e cellule spandrel con profilo decorativo esterno.

[Torre Europarco (chiamata anche Torre Transit)]

Continuando a parlare dell’EUR e dei suoi grattacieli. Altro destino hanno subito  le Torri delle finanze: il 13 maggio 2009 il consiglio comunale di Roma ha dato l’ok alla demolizione delle ex torri del ministero delle Finanze, nel cuore dell’Eur. I due grattacieli dovevano lasciare lo spazio a “Roma EUR Viale Europa 242”, un lussuoso complesso residenziale meglio conosciuto come le “case di vetro” dell’Eur che portava la firma di Renzo Piano. Ma La capitale ha dovuto dire addio al progetto di Renzo Piano, che insieme alla vicina «Nuvola» di Fuksas avrebbe dovuto rappresentare il “nuovo” dell’urbanistica contemporanea della capitale: salta il consorzio pubblico-privato che avrebbe dovuto realizzarlo, perché: «Il progetto è troppo oneroso». Si pensa ora di tornare alle vecchie Torri di Ligini che dovrebbero essere ristrutturate.Ci auguriamo di vedere presto l’inizio dei lavori di rifacimento di questi due enormi scheletri, che insieme al cantiere ancora in corso della Nuvola , hanno creato un ”brutto vedere” tra via Cristoforo Colombo e viale Europa.

[ Le Torri della finanze -EUR]

 

[ Le Torri della finanze -EUR dopo la parziale demolizione]

[il progetto abbandonato delle residenze di Renzo Piano]

 

Per sapere di più:

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/14_marzo_18/torri-eur-cantiere-potrebbe-ripartire-costruttori-pronti-cedere-fintecna-92fdb0f2-aeb0-11e3-a415-108350ae7b5e.shtml

http://www.archiportale.com/news/2010/05/architettura/roma-gi%C3%B9-le-torri-dell-eur-e-nuovi-passi-per-la-nuvola_18878_3.html

http://www.edilportale.com/news/2010/05/architettura/roma-presentata-la-torre-eurosky-di-franco-purini_18865_3.html

Ciao a tutti da CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI sezione architettura – articolo del 17 maggio 2014]

CLO e …una nuvola sui tetti di Roma

Nel mio ultimo volo sui tetti di Roma ho scoperto una novità: è sorta una “nuvola”, nel cuore della città storica che è per intero patrimonio mondiale dell’Umanità (Unesco) ed è tutelato dal PRG approvato nel 2003.

Un intervento “nascosto” tra le strade del centro tra via Tomacelli e via del Corso. Lo noti solo se lo sai, se ci fai caso, se ti posizioni nella corretta angolazione, nell’unico pezzettino di marciapiede che ti permette di vedere la bizzarra escrescenza organica spuntare dal tetto. Anche perché proprio non te l’aspetti che a venti metri da San Carlo e a dieci da Palazzo Ruspoli, l’intero edificio storico dell’Unione Militare (mole d’inizio Novecento a metà strada tra Piazza Navona e l’Ara Pacis) ha subito un totale sventramento e che il tetto del palazzo offra un così radicale cambiamento dell’immutabile skyline capitolino.

L’intervento ha la firma di Massimiliano Fuksas , architetto romano famoso in tutto il mondo, attualmente impegnato in Italia per la progettazione e realizzazione della nuova Fiera di Milano a Rho e per la realizzazione del centro congressi all’Eur, conosciuto come la “Nuvola”; quest’ultima però ancora non è conclusa e forse aprirà nel 2015. L’intervento di via Tomacelli, forse perché il committente è privato (inizialmente il gruppo Benetton, è stata poi venduta al marchio H&M che la utilizzerà come un grande megastore), è stato concluso nei tempi previsti.

Lo storico edificio seicentesco è stato oggetto di una complessa opera di rinforzo strutturale e riqualificazione funzionale. Dovendo operare in un delicato contesto urbano come quello del centro storico di Roma a due passi da Piazza di Spagna, l’architetto ha adottato un innovativo sistema di intervento per la realizzazione degli elementi strutturali: gli esistenti elementi strutturali interni all’edificio sono stati infatti demoliti e ricostruiti procedendo dall’alto verso il basso con la tecnica denominata “top down”; in questo modo si è evitato di indebolire l’involucro dell’edificio durante le operazioni di svuotamento interno necessarie alla realizzazione delle nuove strutture portanti. La tecnica top down ha consentito inoltre di contenere le invasive opere provvisionali esterne all’edificio e necessarie al mantenimento degli antichi paramenti murari che sono stati oggetto di consolidamento e restauro sotto la supervisione della Sovraintendenza ai Beni Architettonici di Roma. Anche le antiche fondazioni dell’edificio e della nuova struttura in carpenteria metallica sono state rinforzate mediante sottofondazioni realizzate con pali infissi in profondità e collegati da una platea in calcestruzzo armato. L’elemento dominante del progetto è costituito dalla “lanterna” di acciaio e vetro che, con circa 3.200 mq di superficie, attraversa tutti i solai dell’edificio per affiorare in copertura dando luogo ad una volta trasparente alta fino a 7,5 metri sotto la quale trova ora posto l’area ristorante con una vista a 360° sulla città di Roma.

Per sapere di più:

http://www.artribune.com/2012/10

http://www.artribune.com/2013/07

http://inbiciperoma.blogspot.it/2013_02_01_archive.html

(Il progetto)

(Il cantiere)

(Viste dell’interno)

Saluti da Clo, alla prossima!

[Maria Clotilde Massari per DETIT E FUMETTI – sezione architettura – articolo del 8 aprile 2014]

CLO’ e l’EX CINEMA AIRONE un intervento di Salvaguardia e Recupero

Questa volta voglio parlarvi di un’intervento molto vicino a noi, che come tanti gioielli della nostra bellissima Roma, rimangono nascosti e poco conosciuti

L’ex‐Cinema Airone, sito in via Lidia nel quartiere Appio, è opera dell’architetto Adalberto Libera, caposcuola del razionalismo italiano.

La Cassa Nazionale per l’Assistenza agli Impiegati Agricoli incarica gli architetti Calini e Montuori per la realizzazione, nei primi anni ’50, di alcuni fabbricati in un lotto del quartiere Appio-Latino ed il progetto del cinema rientra in tale intervento immobiliare. Per la sala cinematografica lo spazio disponibile è quello risultante dalle citate palazzine. Lo studio del progetto è affidato ad Adalberto Libera. L’edificio per spettacoli, realizzato tra il 1953 e il 1956 e da subito destinato a sala cinematografica, è caratterizzato da un’ampia sala per 8oo spettatori a forma ovoidale intessa dall’architetto come l’interno di uno strumento musicale e rappresenta il tema della sala collettiva, già affrontato da Adalberto Libera con il Palazzo de i Congressi all’Eur.

[disegni di Adalberto Libera]

Di proprietà privata fino a pochi anni fa e ridotto, dopo diverse vicende gestionali, in stato di abbandono, Roma Capitale ha recentemente acquisito il bene al suo patrimonio con l’intento di salvaguardarlo e restituirlo alla cittadinanza.

[ stato attuale]

L’obiettivo primario è  il recupero degli spazi dal degrado attuale e il possibile riuso della storica sala cinematografica quale moderno centro multimediale per la realizzazione di spettacoli di prosa, danza, musica, cinema e conferenze, nel pieno rispetto degli spazi originali.

La struttura, soggetta a improprie modifiche, è attualmente in stato di forte degrado da quando, nel 1998, è stata utilizzata per l’ultima volta con la destinazione d’uso di discoteca.

Tale uso improprio, oltre alle infiltrazioni di acqua piovana, hanno arrecato danno alla decorazione murale realizzata nel 1955 da Giuseppe Capogrossi sul soffitto della scala che conduce alla sala: successive pitturazioni hanno coperto l’originale dipinto che si ispirava al dibattito sull’”informale” e al tema del “flusso”.

Come l’edificio anche la decorazione presenta un notevole interesse artistico e certamente merita di essere urgentemente recuperata  e riaperta al pubblico.

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione Architettura e Design – articolo del 17 marzo 2014]

La Green Architecture. Clo’ ci raccontà del vincitore al MIPIM AWARDS del 2011

Salve amici, lo sapete benissimo che le mie rubriche sono incentrate sulla bio-architettura, la green architecture e quant’altro. Ebbene oggi vi raccontero’ del vincitore del noto premio MIPIM del 2011.

Il nuovo Headquarter di 3M Italia (sede italiana della nota multinazionale
americana), è uno dei  piu’ importanti interventi di architettura “green” in Italia; ha vinto il primo premio nella categoria ‘Green Building’ dei MIPIM AWARDS 2011. E’ situato al Malaspina Business Park nei pressi di Milano, è stato sviluppato per la multinazionale
americana, da Prelios, tra i principali gestori immobiliari a livello internazionale, su progetto di MCA – Mario Cucinella Architects. Una sinergia che ha reso possibile la realizzazione a tempo record – 16 mesi di costruzione dalla prima pietra all’ingresso dei
dipendenti– di quella che si conferma essere un ”icona di sostenibilità” dopo
aver già ottenuto numerosi riconoscimenti.

L’headquarter 3M è infatti uno dei principali esempi di eco-architettura a
destinazione terziaria, in cui ciascun componente – dal design alle scelte
cromatiche, dall’impiego di materiali e tecnologie all’avanguardia, fino
all’integrazione nel contesto circostante – è pensato per la massima
performance energetica ed ambientale.

L’edificio ha una superficie di 10.600 mq, è largo circa 22 m, ha un piano interrato e
cinque esterni, e si distingue per un design unico, che lo rende immediatamente
riconoscibile.

La forma e l’orientamento ottimali consentono un efficace controllo ambientale:
le facciate nord, est e ovest sono progettate con vetri e particolari sistemi
di ombreggiatura.

Il fronte sud è stato disegnato con una serie di terrazze che offrono spazi
ombreggiati.

Le terrazze agiscono inoltre come tampone ambientale proteggendo dagli sbalzi
climatici estremi in estate e inverno.

Il nuovo building e il conseguente allestimento degli spazi interni sono
realizzati nel rispetto dei più recenti criteri di sostenibilità ambientale.

Il progetto ha previsto inoltre particolare attenzione al contenimento dei
consumi energetici in tutte le stagioni dell’anno, soprattutto attraverso
l’utilizzo di materiali edilizi e costruttivi eco-compatibili e alla scelta di
tecnologie impiantistiche all’avanguardia.

Inoltre sulla copertura dell’edificio sono stati installati pannelli
fotovoltaici.

Il complesso si sviluppa in senso orizzontale, garantendo la presenza di ampie
fasce di verde e spazi per lo svago ed il relax. L’habitat ufficio, invece,
viene inteso come strumento di socialità e di efficacia aziendale, per questo
motivo particolare attenzione è stata data alla realizzazione di un ambiente
fisico accogliente e dinamico tramite il controllo delle soluzioni
architettoniche, materiali, colori, illuminazione e arredo.

L’edificio punta ad essere il naturale punto di richiamo e di incontro tra 3M e
i propri clienti.

Gran parte del piano terreno e del primo piano sono per questo destinati a
spazi che possono favorire il contatto col pubblico, quali un’area di
accoglienza, sale riunioni, una zona espositiva e dimostrativa dei prodotti 3M
ed un informale e rilassato internet bar.

Ciao da Clo’.

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione Architettura e Design – articolo del 17 marzo 2014]

CLO ED I SISTEMI FOTOVOLTAICI IN ARCHITETTURA

Architettura e fotovoltaico: ormai nella nostra società è sempre maggiore l’esigenza di unire un ambiente green nelle scelte progettuali delle nostre città.

Gli interventi di integrazione dei sistemi fotovoltaici negli edifici si possono distinguere in due categorie:

  • interventi retrofit, si definiscono quando il sistema fotovoltaico è integrato nella struttura di un edificio esistente; sono interventi complessi perché non sempre soddisfano tutti i requisiti che garantiscono un’ottima collocazione della superficie dell’impianto.
  • Integrazione su nuovi edifici, si definisce quando il sistema fotovoltaico è integrato alla struttura di un edificio che deve essere costruito. In questo caso è possibile curare contemporaneamente gli aspetti impiantistici ed estetici del progetto.

Un esempio di intervento retrofit  lo troviamo a Londra, alla stazione Blackfriars, il più grande ponte solare del mondo. A comporlo oltre 4.400 pannelli fotovoltaici posti a copertura del tetto della stazione, che riescono a produrre abbastanza energia (900.000 kWh all’anno) per fare quasi 80.000 tazze di ‘tea’ al giorno. Hanno inaugurato il ponte Network Rail, First Capital Connect, e Solarcentury che ha realizzato il design e l’installazione di 6000 metri quadrati di pannelli.

L’impianto fornisce fino alla metà del fabbisogno energetico della stazione, riducendo le emissioni di CO2 di circa 511 tonnellate all’anno, pari a circa 89.000 viaggi in auto di percorrenza media. Oltre alla più grande installazione al mondo di pannelli solari su un ponte, la stazione è stata totalmente rinnovata (c’è anche una nuova entrata sulla sponda sud del Tamigi): un progetto che ha puntato ad un miglioramento dei trasporti e al risparmio del 505 del fabbisogno energetico sul consumo totale del nuovo interscambio tra First Capital Connect e i servizi di London underground.

Coinvolti nel progetto Network Rail e First Capital Connect. l’AD di Solarcentury Frans van den Heuvel ha dichiarato:

“Il nostro lavoro su Blackfriars mostra i due benefici chiave del solare. Primo, può essere integrato nell’architettura esistente modificando in modo sbalorditivo il profilo di Londra. Secondo, può essere integrato nei più complessi progetti ingenieristici; in questo caso è stato installato sopra un sito in costruzione, sopra linee ferroviarie e su di un fiume”.

La capitale inglese si dimostra quindi tutt’altro che timida nell’abbracciare progetti innovativi e in scala senz’altro ragguardevole: un esempio che sarebbe bello fosse seguito più spesso e con più coraggio dalle metropoli italiane.

 

Per saperne di piu’ : http://www.cifgroup.it

Ciao a tutti da Clo’

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione Architettura – Articolo del 4 marzo 2014]

CLO E LE CASE ECOLOGICHE

Ciao carissimi, oggi la vostra amica pipistrella Clo vi parlerà di case ecologiche.

Vi chiederete: “Cosa significa progettare case sostenibili e a basso impatto energetico?”

Le case più ecologiche, quelle che possono vantare una classe energetica A o A+,  devono rispondere a precisi criteri costruttivi che tengano conto delle più attuali tecnologie per la bioedilizia e il risparmio energetico.

Risparmio energetico non significa solo un forte contributo alla salute dell’ambiente, ma anche un grandissimo risparmio per noi: usare le fonti rinnovabili ed evitare la dispersione di energia anche in casa ci consente di tagliare notevolmente i costi delle bollette. n

Ma esistono anche case ecologiche , amiche dell’ambiente e a basso costo: appena 180 euro.

A crearla, con il solo utilizzo di sabbia, argilla, paglia, acqua e materiali di recupero presi dai cassonetti dell’immondizia, è l’ex insegnante di arte Michael Buck, piccolo proprietario terriero residente nell’Oxfordshire, in Gran Bretagna.  Per edificare la struttura, un monolocale dall’aspetto fiabesco, sono stati necessari otto mesi di lavoro e la collaborazione di diversi amici di Buck. Per la costruzione del tetto è stato utilizzato del legno e della paglia, mentre la pavimentazione è stata realizzata con delle doghe di legno abbandonate da un vicino di casa. Per le finestre sono stati usati dei vecchi vetri di un camion: gli unici materiali non biodegradabili assieme ai chiodi. L’ex insegnante ha pensato anche al riscaldamento, garantito da un forno a legna posizionato sotto la mezzanine dove si trova il letto. L’acqua è garantita invece da una fonte naturale, presente all’esterno della casa, e l’illuminazione tramite le classiche candele.

“Un giorno – ha commentato il costruttore – la casa scomparirà nel paesaggio. Se venisse abbandonata diventerebbe in breve tempo un tumulo di terra”. Al momento la casetta è stata affittata ad un piccolo allevatore che paga l’affitto non con il denaro ma con il latte e la panna prodotta dalle sue mucche.

In Russia a Sud-Ovest della capitale Mosca è sorto un ecovillaggio a Kovcheg, dove le case sono biodegradabili.

Il nome in russo Kovcheg vuol dire arca, forse perché come l’arca di Noè racchiude in sé il nucleo di una nuova vita nel mondo inquinato del futuro.

La costruzione del villaggio ecologico risale all’anno 2009. Kovcheg si estende per circa 120 ettari nella regione di Kaluga, a 170 Km da Mosca, tra le foreste della Russia. L’ecovillaggio è diviso in 80 lotti individuali abitati da circa 40 famiglie, le prime che hanno creduto nel progetto pilota. Ascoltando le loro testimonianze si comprende di come la vita qui sia serena e a contatto con la natura: queste persone cucinano e si lavano con l’acqua del ruscello che attraversa Kovcheg, consumano prodotti biologici che coltivano loro stessi negli orti. Il loro sostentamento è dovuto alla vendita di oggetti artigianali ed utensili, seminari sulle costruzione ecologiche, sull’apicoltura e sulla produzione di documentari sul loro stile di vita.

Galina, una donna di circa 50 anni, vive a Kovcheg da due anni quando si è trasferita con il marito, sua figlia e sua sorella. Abitano in una casa ecologica e biodegradabile fatta con paglia e argilla, mentre l’apicoltore Fiodor si è costruito da solo l’abitazione con legno e una miscela di lino e canapa per renderla più isolata dall’esterno. Il resto della ecopopolazione è composta da informatici, medici, attori…che nella maggior parte dei casi lavorano da casa, con il telelavoro.

La vita in comune prevede spazi di cohousing e assemblee per la decisione degli investimenti da fare nel villaggio, ad esempio se acquistare una parabolica, o se costruire una sauna-bagno turco, la bania. A Kovcheg vivono anche dei bambini che frequentano le scuole autogestite dell’ecovillaggio dove imparano anche a differenziare i rifiuti, una sana abitudine da prendere sin da piccoli.

Per saperne di piu:

www.casaeclima.com

www.ecologiae.com

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione Architettura – articolo del 25 gennaio 2014]

CLO E IL DESIGN BIODEGRADABILE NEI COMPLEMENTI DI ARREDO SU DETTI E FUMETTI

Cari amici oggi daro’ una mano ai miei due amici artisti del riciclo Viola e Tiger Kahuna. Voglio essere ecologica anche io. Vi parlero’ infatti di complementi di arredo prodotti con materiale biodegradabile.

Si definisce biodegradabile un oggetto che si decompone attraverso l’attacco di batteri che lo riportano alle origini, quindi per chi ama l’ambiente e cerca di rispettarlo ogni giorno, ecco qui un nuovo concetto di design: Il design biodegradabile.

Si tratta di piccoli oggetti, complementi d’arredo completamente biodegradabili e che quindi, durante la loro decomposizione possono essere assorbiti, senza danni, dall’ambiente. Questa soluzione, in un ottica di arredo casa, è molto innovativa, in quanto sempre più spesso si cerca di trovare soluzioni alternative all’utilizzo della plastica.  Si tratta comunque di recipienti, bicchieri, piatti e cestini pronti ad entrare a far parte della nostra vita quotidiana.

Il mercato ci propone moltissimi articoli come:

 

IL CESTINO BIODEGRADABILE

Dalla nota marca di carta Fabriano arriva l’idea di realizzare un cestino porta carta realizzato con altrettanta carta.

Il cestino è composto da una serie di forme impilate che sostituiscono il sacchetto.

In questo modo il cestino può essere utilizzato con sacchetto dell’immondizia e può essere gettato, riciclandolo insieme alla carta gettata via.

Un’idea comoda e funzionale che permette di ovviare anche sul problema sacchetto.

 

PIATTI COMMESTIBILI

Se desiderate fare una figura strabiliante con i vostri amici, l’ idea del designer giapponese Nobuhiko, vi garantirà la riuscita:  si tratta di una nuova concezione di piatto, biodegradabile al 100%.

In realtà più che biodegradabile la parola giusta è commestibile!

 

 

Infatti, il set di piatti è realizzato utilizzando un impasto di biscotti.

L’unico inconveniente è che, essendo fatto di un materiale commestibile non sopporta brodi caldi che lo deformerebbero fino alla rottura.

Altro problema è il mono uso, ma per una tavola ricercata, questa è una soluzione assolutamente originale.

 

APERITIVO BIO

Se siete persone che non possono fare a meno del consueto aperitivo, è arrivato “Aperitivo Bio”, un set per aperitivo realizzato interamente da un composto ricavato dal mais.

La realizzazione di questo prodotto è artigianale ed è da attribuire agli ideatori di questa soluzione innovativa: Daniel Fintzi, Giulio Iacchetti e Matteo Ragni.

 

SEDIA DI CARTONE

Il cartone è uno dei materiali più comuni e utilizzati in ogni ambito, è riciclabile e totalmente biodegradabile.

Realizzata da Disegni, la sedia è realizzata tramite l’utilizzo di cartone.

Montato ad incastro, l’oggetto può entrare “comodamente” a far parte della nostra casa.

L’arredo è studiato per essere resistente e solido, senza venir meno alla funzione.

Oltre alla sedia sono state progettate poltrone, tavoli, librerie e molti altri prodotti, tutti interamente in cartone.

 

RECIPIENTI A FORMA DI VERDURA

Questi recipienti porta frutta o altro, sono stati realizzati dal designer olandese Geke Wouters.

Il designer trasforma la verdura in ciotole, piatti e bicchieri.

Si tratta di verdure essiccate e  plasmate per essere utilizzate nell’ambiente cucina.

Essendo totalmente naturali, anche in questo caso, l’uso non può essere continuativo, in quanto si deteriorerebbero.

Questi sono alcuni esempi di design biodegradabile. Le aziende di arredamento e complementi seguono il mood imposto dalla voglia di natura e ecologia, e per accontentare i gusti di tutti propongo sempre più articoli green e alternativi.

Per saperne di più :

www.arredamentoxarredare.lacasagiusta.it

www.greenstyle.it

http://www.greenme.it

http://www.architetturatakeaway.it

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione architettura e design – articolo del 25 gennaio 2014]

 

 

CLO’ E IL RECUPERO SOSTENIBILE DELLE STRUTTURE URBANE SOPRAELEVATE DISMESSE

Cari amici, sempre in volo sulla città ho notato molte strutture ormai dismesse; e per rimanere in tema di spazi verdi in città, in particolare di spazi nati per riqualificare zone dismesse e degradate, vorrei parlarvi del loro riuso; in particolare oggi parleremo delle sopraelevate metropolitane trasformate in parchi urbani . 

Un interessante progetto lo troviamo a New York.

La Hight Line, la ferrovia sopraelevata, costruita nel 1930 e da tempo abbandonata, che attraversa Manhattan, è stata trasformata in un parco urbano pubblico e parco giochi.  Il progetto è stato coordinato dagli architetti James Corner Field Operations e Diller Scofidio + Renfro, disegnando un impianto naturalistico sui percorsi tortuosi in calcestruzzo; corre per 22 isolati dalla West 34th Street di Gansevoort Street, nel quartiere Meatpacking, con vista sul fiume Hudson e scorci del paesaggio urbano. I punti di accesso dal livello della strada si trovano ogni due o tre blocchi. Questi punti di accesso comprendono ascensori e scale.

 Ma il primato di parco pubblico sopraelevato del mondo è di  Parigi con la  Promenade Plantée,  una struttura sopraelevata, il cui percorso si insinua fra le costruzioni.

La Promenade plantée  si sviluppa sul tracciato di una vecchia ferrovia dismessa; il recupero di questo ha creato un parco pieno di alberi e fiori, che promette una vista unica di Parigi, da un punto di vista nuovo.  Si allunga per quattro chilometri e mezzo nel dodicesimo arrondissement, dalla Bastille fino al Bois de Vincennes. Venne realizzata tra il 1987 e il 2000, circa 20 anni dopo la dismissione della linea ferroviaria su cui è nato ed il  progetto porta le firme del paesaggista Jacques Vergely e dell’architetto Philippe Mathieux. I pedoni possono passeggiare tra il verde nella zona sopraelevata, mentre i percorsi per i ciclisti sono a livello del suolo, gli itinerari si incontrano poi a livello del terreno per procedere verso Bois de Vincennes. I portici sotto il viadotto sono stati convertiti a botteghe di arti e mestieri, come l’Atelier Camille Le Tallec: questa particolare sezione adibita all’arte e all’artigianato viene chiamata “Viaduc des Arts”.

Il verde, integrato nella città, migliora di gran lunga la qualità della vita degli abitanti e la qualità del microclima, assolvendo funzioni come: assorbimento di CO2  e polveri sottili, attenuazione delle isole di calore, bilanciamento del tasso igrometrico, smorzamento dei rumori, ecc. Frequentando una di queste strutture si coglie con quale piacere siano utilizzate: bambini che giocano, anziani che passeggiano, persone che fanno jogging, ragazzi distesi al sole, persone in pausa pranzo. Uno spunto di riflessione per il recupero di strutture simili. Invece di produrre, con le demolizioni, tonnellate di rifiuti, si possono conservare e trasformarle in nuovi luoghi di benessere cittadino, con il valore aggiunto di un vantaggio economico. 

Ciao da Clo’, alla prossima.

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione architettura – Articolo del 29 novembre 2013]

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CLO’ E IL PARCO LINEARE DELLE MURA AURELIANE- rubrica di architettura per DETTI E FUMETTI

Ciao amici, sorvolando Roma non puoi non apprezzare le stupende mura romane e con esse lo splendido parco lineare che sta nascendo attorno a loro.

Un parco lineare ha una struttura più lunga che larga. Questo è dovuto sostanzialmente alla sua realizzazione  accanto a canali, corsi d’acqua,  linee elettriche, autostrade  e litorali.

Anche in Italia troviamo esempi di questo genere, in particolare a Roma: le  Mura Aureliane ed il suo Parco sono uno degli interventi urbani realizzati dall’Amministrazione Comunale di Roma, che riqualificano un’area sensibile della città.

L’intervento è definito nell’Ambito Territoriale di Programmazione Strategica delle Mura, previsto dal P.R. G. ed è caratterizzato da alcuni principi:

-il primo principio consiste, nell’assunzione delle Mura Aureliane come grande monumento territoriale. Questa azione garantisce, con l’ inserimento di spazi verdi  in zone della città invase dal traffico e dal cemento, la riqualificazione  di tratti di Mura Aureliane.

-il secondo principio, riguarda l’importanza attribuita alla conformità e consistenza del suolo interessato a parco pubblico.  Dovrà seguire il corso delle Mura adattandosi a tratti lineari per passare poi repentinamente ad una serie di serpentine  dettate dalla conformità delle linee murali. In egual misura è la situazione del suolo, a cui dovranno uniformarsi le piante che non abbiano radici troppo invasive e che non scalzino i mattoni passandoci sotto.

-il terzo principio, riguarda la peculiarità tipologica dello spazio pubblico definito dall’invaso.  Che come si è detto prima, ha le sue regole fisse, una su tutto la conformità del territorio ma, è anche aperta alle variabili relazioni dettate dai contesti circostanti, quindi sarà una struttura  naturale, perché si adatterà al terreno che gli viene offerto,  e, artificiale, perché andrà a correggere alcune anomalie createsi negli anni.

I criteri e le linee guida del Parco sono stati realizzati in un primo tratto da Porta Metronia a via Numidia. Facendo una passeggiata  possiamo apprezzare un’ area verde restituita alla città, arricchita da percorsi in terra battuta  per l’ atletica, percorsi pedonali  identificati da una pavimentazione in basalto e sampietrino ed una pista ciclabile collegata da porta Metronia al circuito ciclabile della città.  Un tappeto erboso circonda il piede delle Mura e siepi sempreverdi creano interessanti disegni intorno alle piazzette per la sosta dei pedoni. Il progetto ha garantito una fascia di parcheggi per i residenti, mantenendo la percorrenza carrabile sulla fascia esterna dell’area e quindi il collegamento con le vie limitrofe.

[Porta Metronia]

In attesa del completamento di questo tratto di giardino fino a Porta San Paolo è stato realizzato su viale Giotto  e via Guerrieri seguendo gli stessi schemi progettuali di Porta Metronia, ma in una scala più ridotta.

 [ Giotto Guerrieri]

Ciao a tutti da Clo’, alla prossima avventura, restate connessi!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI- sezione architettura-articolo del 23 novembre 2013]

I Giardini verticali di CLO per DETTI E FUMETTI

Ciao Amici, sono Clo, una simpatica pipistrella a cui  piace volare sopra le città e studiare le loro splendide architetture. Oggi vi racconterò di cosa ho visto durante il mio ultimo volo.

Il giardino verticale.E’ una distesa di verde che trova il suo spazio, appunto,  in verticale. Cioè sulle facciate dei palazzi e sui muri delle metropoli. Possiamo definirlo come  un sistema di “pulizia per le città”, perché grazie al suo effetto di isolamento termico, il giardino verticale aiuta ad abbassare il consumo di energia  in inverno  (proteggendo l’edificio dal freddo) e in estate (fornendo un sistema di raffreddamento naturale).

E’ anche un modo efficace per depurare l’aria: perché oltre alle foglie, anche le radici e tutti i microrganismi ad essi correlati, agiscono come un filtro, rendendola più respirabile.

Il giardino verticale è dunque un ottimo strumento per migliorare l’ecosistema. Ovunque vi siano superfici verticali, si può ricreare un sistema vivente molto simile agli ambienti naturali. In ogni città, una parete nuda può essere trasformata in un giardino verticale e quindi diventa un prezioso rifugio per la biodiversità. In Europa troviamo molti esempi , come a Parigi, Madrid,  ed anche in Italia.

Parigi: ante operam-realizzazione-post-operam

Un bellissimo esempio è nell’hinterland Milanese. Con un’estensione di 1262,85 metri quadri e oltre quarantaquattromila piantine, il grandissimo muro verde del centro commerciale il Fiordaliso è entrato nel Guinness World Record quale giardino verticale più grande del mondo.  La parete verde che riveste il muro principale del centro commerciale, è stata progettata dall’architetto Francesco Bollani. In passato il record è stato attribuito ad un giardino verticale di Madrid, con una superficie di 844,05 metri quadrati.

 Milano: centro commerciale il Fiordaliso

Madrid: Caixa Forum

La stessa tecnica si può utilizzare all’interno degli edifici; già avere una bella pianta in casa o in ufficio dà tutt’altro tono all’ambiente,  figuriamoci un bel muro verde di interni. Un esempio molto interessante è la realizzazione di  Patrick Blanc. per la sala d’attesa della Qantas.

Qantas: sala di attesa

Nella progettazione di interni l’idea di un giardino verticale sta facendo sempre più presa: perché permette di portare in casa una grande quantità di piante senza occupare preziosi metri calpestabili, e creando, effetti davvero sorprendenti.

RIFERIMENTI

Tra le aziende più importanti nel settore dei giardini verticali segnalo:

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura e Design – Articolo del 23 ottobre 2013]

 

SCRIVERE CON UNA LIBRERIA, oggi si puo'.

Rivista all’ultimo Salone del Mobile la LIBRERIA ABC di Eva Alessandrini e Roberto Saporiti ve la presento qui su DETTI E FUMETTI.

In legno di frassino e disponibile in diversi colori, la ABC si compone di moduli quadrati variabili nel numero e nella disposizione e si caratterizza per la bicromia, con superfici esterne a contrasto delle pareti interne. Grazie allo studiato impiego di mensole, ogni settore assume i contorni di una lettera dell’alfabeto.
 ABC diventa così un elemento giocoso ed unico, da “scrivere” a piacere, ma che non rinuncia alla funzionalità: il suo sistema sempre vario di composizione permette di sfruttare gli spazi di una moderna libreria in tutte le sue potenzialità. Completano la linea ABC i tavolini cubici portaoggetti con forma di lettera su entrambe le facce.

Per acquistarla  vai sul sito: http://www.saporiti.net/

[Maria Grazia Cicala per DETTI E FUMETTI – rubrica Architettura e Design – articolo del 13 giugno 2013]

LE SUGGESTIONI DEL SALONE DEL MOBILE DI MILANO – il Design Globale (ed.2013)

Ecco il mio primo articolo vi parlerà delle suggestioni che il Salone del Mobile di Milano mi ha saputo dare.

La nuova edizione del Temporary Museum for New Design organizzata per il Fuori Salone da Superstudio Group, si è sviluppata, come sempre, nelle due iconiche location di zona Tortona.

L’attenzione al cambiamento ha rinnovato la formula e portato nuovi progetti: è Design Globale, prendendo atto che nel nuovo millennio l’influenza del design, inteso come tensione verso “cose” sempre più emozionali, ludiche, funzionali, tecnologiche, individuali, seducenti, è tracimata dalla semplice “invenzione” di nuovi arredi a soluzioni per ogni settore della vita, dai device che utilizziamo ogni momento, alle auto, al fashion, all’uso del “verde”, ai materiali più tradizionali o innovativi, all’arte, agli oggetti e ai momenti della quotidianità, fino alle espressioni estreme di food-design o nail-design che esprimono una volta di più questa tendenza.

[Maria Grazia Cicala -sezione Architettura e Arredo per DETTI E FUMETTI]

[Illustrazioni di Filippo Novelli – titolo: Superstudio Più meet LUCE]

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