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IL TEATRO E L’ARCHITETTURA DELL’INVISIBILE. RIFLESSIONI SULLA VISIONE DI GORDON CRAIG

Care amiche e amici di DETTI E FUMETTI oggi voglio parlarvi di architettura dell’invisibile e del perché il futuro del teatro ha un debito con un folle: Gordon Craig.

Se oggi entriamo in un teatro e non ci troviamo davanti a un salotto polveroso, pieno di mobili di cartapesta e attori che gridano versi all’indirizzo della platea, lo dobbiamo a un uomo che molti, ai suoi tempi, consideravano un pazzo o, nella migliore delle ipotesi, un eterno sognatore. Quest’uomo si chiamava Edward Gordon Craig. Più di un secolo fa, Craig non si limitò a cambiare le scenografie: cambiò l’anima stessa del palcoscenico. Prese tutto ciò che c’era di finto, di rigidamente realistico, e lo buttò via, lasciando che a parlare fossero lo spazio, il vuoto, la luce e la poesia. Il filo invisibile che ha teso allora attraversa tutto il Novecento e arriva dritto fino a noi, dentro le installazioni digitali più incredibili dei nostri giorni. La parte più sorprendente della sua storia è che molti dei suoi progetti sono rimasti per decenni chiusi nei cassetti o disegnati sulla carta. Le macchine teatrali del 1910 erano troppo pesanti, troppo sgraziate per muovere quegli immensi blocchi di luce e ombra con la leggerezza e la fluidità che lui sognava. Craig vedeva un mondo che i suoi contemporanei non potevano nemmeno immaginare. Oggi, però, le cose sono cambiate. Con i computer, i proiettori laser, la realtà virtuale e i codici digitali, quelle visioni impossibili sono finalmente diventate realtà. Abbiamo trovato la tecnologia adatta per dare forma ai suoi sogni. Liberato dall’obbligo di copiare la realtà, il teatro contemporaneo sta facendo il passo definitivo: sta diventando una vera e propria città invisibile. Non parliamo di schermi freddi o di tecnologia fine a sé stessa, ma di un modo tutto nuovo di stare insieme. Oggi il teatro non è più solo un palazzo di pietra in centro città. È una metropoli emotiva che si accende e prende vita solo quando gli occhi di chi guarda incontrano il corpo di chi recita. In questa nuova città teatrale, i muri fisici svaniscono. Con i visori e la realtà aumentata, lo spazio si allarga all’infinito: un regista non disegna più uno sfondo fisso, ma dà vita a un quartiere intero in cui possiamo muoverci e respirare. E la cosa più bella è che questa architettura fluida abbatte ogni distanza. Due attori possono trovarsi fisicamente a New York e a Roma, eppure recitare, toccarsi e amarsi nella stessa piazza virtuale, portando noi spettatori dentro un unico abbraccio globale. Dimentica l’idea di startene seduto al buio in silenzio, immobile sulla tua poltrona. In questo teatro diventi un cittadino a tutti gli effetti. Entri nella storia, magari attraverso un alter ego digitale, e la popoli. Con i tuoi movimenti, i tuoi respiri e le tue reazioni influenzi l’umore della sala, cambi il traffico delle emozioni. Se il teatro è sempre stato una palestra di democrazia, oggi lo è ancora di più: come in una comunità ideale, le scelte fatte insieme al pubblico durante la serata possono deviare il corso degli eventi e cambiare il finale della storia. È un esercizio profondo di vita comune. Una volta c’erano le scenografie di legno e i fari. Oggi i veri mattoni di questa città sono i battiti del cuore dei presenti. Grazie a sensori invisibili e intelligenze artificiali responsive, lo spazio intorno a noi reagisce in tempo reale: se l’aria in sala si fa tesa o l’attore accelera il respiro, le luci e i colori cambiano di conseguenza. Anche il suono si trasforma in un’architettura acustica: con l’audio tridimensionale ti sembrerà di sentire i passi di qualcuno in un vicolo buio alle tue spalle o il brusio di una folla che non c’è fisicamente, ma che senti spaventosamente viva sulla pelle. Alla fine, la domanda che sorge spontanea è la stessa che ci portiamo dietro da secoli: dove sta la verità? La sorpresa è che tutta questa tecnologia non ci allontana dal nostro essere umani, ma lo potenzia. Liberato dai limiti della materia e del peso, l’attore sul palco può incarnare l’impossibile, e noi possiamo stargli vicini a un livello psicologico quasi intimo, profondo, che il teatro tradizionale a volte fatica a toccare. In questo spazio immateriale che non si può stringere tra le mani, il teatro compie il suo cerchio perfetto e torna alla sua funzione originaria: quella della polis greca. Un luogo in cui una comunità si riunisce attorno a un fuoco invisibile per guardarsi dentro, specchiarsi gli uni negli altri e chiedersi, ancora una volta: “Chi siamo noi?”. Ecco perché, quando entriamo in una sala, allo spegnersi delle luci, sentiamo il respiro dello spazio prima ancora che venga pronunciata una sola parola, stiamo facendo un passo dentro il sogno di quel vecchio visionario. Stiamo camminando nella città di Gordon Craig. E gli stiamo dicendo grazie.

[ Dario Santarsiero per Detti e Fumetti Sezione Teatro- articolo del 29 maggio 2026]

Il Teatro nel 2026: L’unico posto dove non puoi fare Zapping

Cari Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti,  siamo onesti: nel 2026, la nostra attenzione è ridotta a brandelli. Viviamo immersi in un mondo digitale fatto di algoritmi che ci dicono cosa guardare, cosa comprare e persino cosa pensare. In questo contesto come si inserisce il teatro? Il teatro e’ in controtendenza. Per un motivo molto semplice: tutto si svolge in presenza. Mentre lo schermo ci permette di essere spettatori pigri e sempre pronti, quando arriva la noia, a cambiare canale; la scena di contro ci toglie letteralmente  il telecomando dalle mani. Che si tratti di avanguardia multimediale o di un classico, recitato da attori professionisti o amatoriali, il teatro ti guarda in faccia. Quando sei a teatro non sei un utente che paga un canone, sei un testimone. Quello che accade sul palco sta succedendo per te e con te, in quel preciso istante. È un valore che stiamo dimenticando.  In una società frammentata, mentre stiamo vivendo crisi politico sociali più grandi di noi; mentre viviamo in un mondo  dove la tecnologia corre veloce,  il teatro si contrappone al caos a suo modo. Non risolve le nostre angosce e le nostre ansie con uno scroll o un like; il teatro ci costringe a vivere i drammi quotidiani collettivamente. È l’unico posto dove stare scomodi insieme agli altri. Il teatro cosi’ facendo diventa un atto rivoluzionario. Entrare in un teatro oggi non è un passatempo intellettuale, è un atto di coraggio. Significa sedersi al buio e accettare che l’immagine di noi stessi non sia adulterata dai filtri di un social. Il teatro non ti propone   una copia edulcortata della realtà;  ti prende per le spalle, ti scuote e ti chiede: “E tu, da che parte stai?” Il teatro nel 2026 non è un museo. È quel cantiere aperto dove, tra una battuta ed un applauso, proviamo ancora a capire cosa significhi restare umani in un mondo di pixel.

[ Dario Santarsiero per Detti e Fumetti- sezione Teatro – articolo del 10 maggio 2026]

Il Teatro come malta

L’Architettura dell’Incontro e la rinascita della Comunità

Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti,  riprendiamo a scrivere di teatro. Quello che leggerete oggi è una riflessione su come il teatro è la forma più vera di aggregazione.

Se immaginiamo la società come un edificio fatto di individui isolati — tanti mattoni giustapposti ma ancora instabili — il teatro è la malta che li tiene insieme. In un’epoca dominata dalla frammentazione digitale e dall’isolamento iperconnesso, l’arte scenica non è un semplice passatempo, ma una funzione vitale che trasforma una massa eterogenea di persone in una comunità consapevole. A differenza del cinema, della televisione o dei media digitali, dove il prodotto è mediato da uno schermo e fruibile in tempi e luoghi asincroni, il teatro esige la presenza fisica simultanea. È l’unica forma d’arte che richiede a chi guarda e chi agisce di occupare lo stesso spazio aereo per la medesima durata temporale.

Questa coesistenza fisica genera quello che i sociologi chiamano “respiro collettivo”. Quando centinaia di persone, nel buio della sala, trattengono il fiato nello stesso istante davanti a un gesto dell’attore, accade un miracolo invisibile: le barriere individuali si abbassano. In quel momento, non siamo più estranei seduti l’uno accanto all’altro; diventiamo un organismo unico, unito da una risposta biologica ed emotiva sincronizzata. Questa scarica di empatia collettiva è la “malta” che riempie gli spazi tra i singoli mattoni della società.

Il teatro non si limita a unire le persone; le interroga. Fin dai tempi della polis greca, il palco è stato lo spazio in cui la comunità metteva in scena i propri conflitti, i propri mostri e i propri sogni.

Vedere i propri dilemmi vissuti da corpi in carne ed ossa a pochi metri di distanza attiva un processo di catarsi che il digitale non può replicare. Il teatro ci costringe a guardare l’altro non come un profilo social o un algoritmo, ma come un essere umano complesso. Attraverso il personaggio, impariamo a riconoscere noi stessi negli altri, trasformando la diffidenza verso il “diverso” in una comprensione profonda della condizione umana comune.

In un mondo che ci spinge verso “bolle” informative e solitudini individualiste, il teatro agisce come un atto di resistenza. Richiede attenzione, silenzio e, soprattutto, l’accettazione del rischio. Ogni replica è diversa, ogni errore è reale, ogni emozione è non filtrata.

Questa “imperfezione” del vivo è ciò che ci rende umani. Mentre i social media tendono a dividerci in fazioni, il teatro ci riunisce in un’arena di dibattito vivo. Non è un caso che, storicamente, i regimi totalitari abbiano sempre guardato con sospetto al teatro: è troppo difficile controllare un gruppo di persone che hanno appena condiviso un’esperienza di verità profonda e irripetibile.

Senza la malta, un edificio è solo un cumulo di macerie in attesa di cadere. Senza lo spazio del teatro — o di ciò che esso rappresenta: l’incontro fisico, il rito, l’ascolto — la società rischia di diventare una somma di solitudini.

Il teatro ci ricorda che siamo fatti per stare insieme, per respirare insieme e per interrogarci insieme. Continua a essere quella forza invisibile ma potentissima che trasforma la nostra esistenza isolata in un’architettura solida, capace di resistere alle intemperie del tempo e dell’indifferenza.

Non andare a teatro è come fare toeletta senza uno specchio [Arthur Schopenauer]

[ Dario Santarsiero per Detti e Fumetti -sezione Teatro – articolo del 28 aprile 2026]

Willy intervista Massimo Baiocco Regista

Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi intervistiamo il regista Massimo Baiocco.

Gli lascio la parola per presentarsi.

Massimo: Sono nato a Roma nel 1971, cresciuto con la passione per Roma (e per la Roma) tramandata da mio padre. Amo da sempre Gigi Proietti che considero un genio assoluto, da me apprezzato per la sua maestria e poliedricità, oltre che per l’impegno nella diffusione della cultura del teatro. Apprezzo altresì autori ed attori anche della cultura e tradizione napoletana, da Totò a Vincenzo Salemme. Mi considero un fruitore appassionato dell’arte recitativa, alla quale mi sono affacciato come “attore amatoriale” solo in età avanzata, verso i 40 anni. Parallelamente alla passione per il teatro c’è quella per la scrittura di poesie, sonetti e canzoni da sempre coltivata. Nella vita mi occupo di tutt’altra cosa, lavorando per una grande azienda di telecomunicazioni.

W. quando e come sei stato contagiato dalla passione per il teatro?

M. Sono cresciuto con la passione per Gigi Proietti ed i suoi personaggi, di cui conoscevo le battute a memoria e che provavo continuamente ad imitare. Naturalmente anche la grande scuola romana dei vari Sordi, Fabrizi, Manfredi ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione teatral-culturale. Ricordo interi pomeriggi estivi trascorsi con gli amichetti in cortile a rifare le scene viste in tv. Poi da più grandicello appena ho iniziato a lavorare, con i primi guadagni, sono riuscito a coronare il sogno di andare a teatro ad ammirare dal vivo il grande Gigi e vedere altre opere, per lo più commedie, non disdegnando comunque i classici e la tradizione della commedia dell’arte. Non ho mai fatto alcuna scuola di recitazione, la mia è unicamente una pura passione.

W. Come è nato il sodalizio con la compagnia teatrale “Noi Preferiamo Il Paradiso”? 

M. Ricordo di essere entrato in punta di piedi nel 2014 nella Compagnia teatrale della parrocchia Nostra Signora di Guadalupe a Monte Mario chiamata LaVitaèbellacosì, partecipando ad alcuni spettacoli dapprima come comparsa, poi fra gli attori protagonisti. Un paio di anni più tardi, la regista andò via e venne chiesto a me di occuparmi appieno della Compagnia anche come regista, cosa che fino ad allora non avevo mai fatto! Ho accettato con entusiasmo e dopo le prime naturali titubanze, mi sono tuffato nel triplice ruolo di autore, regista e attore con crescente impegno e passione, scrivendo e riuscendo a portare in scena alcuni spettacoli (sempre del tipo commedia brillante) dove all’interno trovavano spazio anche alcune mie poesie. Questi alcuni dei titoli: Tutti i giorni è Natale, L’Amore insegna agli uomini, Varietà di Natale, Se Dio vuole, Storia di Checco e Nina, Natale che spettacolo!

Poi d’improvviso arrivò l’incubo covid e ci dovemmo fermare. La Compagnia era molto particolare, constava di circa 50 elementi (!) dai 6 ai 70 anni e puoi immaginare la difficoltà di scrivere una parte ed un ruolo affinchè tutti potessero prendere parte agli spettacoli. Tra l’altro subito prima del covid, erano iniziati dei lavori di ristrutturazione del teatro parrocchiale che vennero poi bloccati, lasciando il teatro inutilizzabile e non praticabile. Restammo fermi per circa 3 anni, finchè non appena ci fu la possibilità di riprendere le attività in presenza, decisi di richiamare tutti i componenti della Compagnia con lo scopo principale di ricostruire (proprio fisicamente!) il teatro e restituirlo alla collettività. Dei 50 elementi di 3 anni prima, eravamo rimasti poco piu’ della metà, ma tutti con una gran voglia di fare qualcosa di eccezionale e di grande; ci improvvisammo così falegnami, elettricisti, muratori, pittori, sarti, scenografi e chissà quante altre cose

Nel giro di qualche mese facemmo rinascere il nostro teatro! Ci trovavamo nel mezzo di un cambiamento epocale dettato dagli eventi e dalla situazione contingente; decisi così di rifondare la Compagnia a cui diedi il nome di Noi Preferiamo il Paradiso e a dicembre 2023, portammo in scena un nuovo spettacolo chiamato appunto Preferisco il Paradiso, un omaggio al Maestro Gigi, scomparso proprio durante il covid e soprattutto una dedica ad Antonio un mio carissimo amico fraterno, venuto a mancare. Il resto è storia attuale, la Compagnia con cadenza annuale mette in scena un nuovo spettacolo (con mia grande fatica!) il cui ricavato va totalmente in beneficenza. L’ultimo spettacolo, portato in scena per la quarta replica pochi giorni fa, ha preso il titolo e l’spirazione da una mia canzone intitolata Roma all’incontrario.

W. Quando assegni un ruolo su cosa basi la scelta?

M. Già in fase di scrittura del soggetto e del copione, cerco di pensare a chi poter assegnare un tale personaggio, in base alle caratteristiche degli attori. Voglio che ognuno si esprima al massimo delle sue possibilità e potenzialità, secondo le proprie attitudini e caratteristiche personali, senza metterlo in difficoltà con ruoli che non rientrano nelle sue corde. Ci sono attori che per rendere al meglio, devi lasciare a briglia sciolta, pur indicandogli le linee guida da seguire sul mio modo di vedere ed interpretare una scena, altri che devi necessariamente guidare in maniera più specifica per farli muovere più a loro agio nel contesto da me pensato. Molto spesso le scene che scrivo, trovano pieno compimento durante la recitazione mia e degli attori, attraverso situazioni, magari improvvisate lì per lì, che rendono la scena molto più fruibile e veritiera.   Una delle mie maggiori difficoltà sta nel fatto che siamo una Compagnia “aperta”, nel senso che anche in corso d’opera, di prove già avviate o di copioni già scritti, capita che qualche “attore” venga ad aggiungersi alla Compagnia, anche al nuovo arrivato voglio dare la possibilità di recitare, quindi mi trovo di continuo a modificare scene, aggiungere personaggi, canzoni od altro. Devo dire che non posso proprio annoiarmi!

W. Dirigere un gruppo adulti e ragazzi  è una grande responsabilità, come ti poni davanti ai tuoi attori?

M. Come in ogni realtà, anche nel teatro devono esserci delle regole e dei ruoli da rispettare da parte di ognuno, come nella vita alla base di tutto c’è il rispetto del prossimo. Il mio modo di intendere il teatro è basato essenzialmente sulla condivisione. Ho piacere che tutti siano soddisfatti di ciò che fanno e condividano appieno i motivi per cui si sta facendo qualcosa, non tanto nell’ottica della realizzazione dello spettacolo finale, ma nel senso dello stare insieme per costruire un progetto od un cammino comune. In particolare per i ragazzi, ma anche per noi adulti, l’esprimersi sul palco aiuta a liberarci delle nostre paure ed insicurezze, infonde una maggior autostima e consapevolezza dei propri mezzi, facilita la socializzazione e l’apertura verso il prossimo, inoltre deve crearsi uno spirito collaborativo e di mutuo soccorso con il tuo “collega” attore, che in quel momento sta recitando insieme a te: devi essere pronto a sostenerlo in caso di difficoltà o dimenticanze, come lui deve fare con te.  Ai miei attori cerco di spiegare i perché delle mie scelte artistiche nell’assegnazione dei ruoli, dei temi da trattare, nei modi di interpretare una scena, ascoltando anche i loro pareri poi chiaramente alla fine, la decisione deve obbligatoriamente essere del regista che va ad assumersi la responsabilità di ciò che porta in scena. Mi piace intendere la Compagnia come se fosse una squadra di calcio ed il regista come un allenatore, che deve far rendere al meglio ognuno degli “atleti” a disposizione: ognuno di loro ha la stessa identica importanza nel portare a termine la partita nel migliore dei modi, c’è chi para, chi difende e chi attacca, ma tutti partecipano e contribuiscono al risultato per la squadra.

W. Il regista ha delle responsabilità non solo verso gli attori ma anche nei confronti del pubblico, è vero secondo te?

M. Assolutamente si, con il pubblico c’è da sempre un patto non scritto, per citare il grande Gigi Proietti: “nel teatro tutto è finto ma niente c’è di falso”, il pubblico che viene ad assistere ad uno spettacolo, sa perfettamente che ciò che vede non è la realtà, ma è disposto a crederla tale, se chi la mette in scena farà in modo di renderla più credibile e veritiera possibile. Anche se le storie sono inventate, quindi finte, tutte le emozioni suscitate, come la gioia, la commozione, l’ansia o la paura sono assolutamente autentiche. E’ responsabilità degli attori e soprattutto del regista che li dirige, onorare sempre questo patto.

W. Come vedi la figura dell’attore nella realtà quotidiana, come può contribuire all’interno della società?

M. L’attore è per definizione un sognatore ed un visionario ed è proprio la dimensione del sogno, che potrebbe contribuire a rendere migliore la realtà quotidiana. Ogni scoperta, ogni invenzione, ogni passo avanti dell’umanità è stato reso possibile grazie al sogno di qualche persona illuminata e visionaria, che non si è arresa al pensiero comune tradizionale, ma ha voluto vedere qualcosa di diverso e migliore, che fino ad allora, nessuno aveva mai immaginato o ipotizzato. La recitazione crea momenti di condivisione, riuscendo ad unire in un unico contesto, il teatro, persone della più varia estrazione, ideologia, età e classe sociale, donando una comune esperienza emotiva, che ciascuno potrà rielaborare riflettendo in maniera critica e personale su quanto ha assistito e perché no, anche sul proprio vissuto. Anche nei momenti difficili, specie quelli del nostro tempo, l’attore offre al pubblico, quindi alla società, momenti di svago, attimi di serenità, gioia, facendo astrarre le persone dalla dura realtà, divenendo portatore sano di cultura e bellezza.

W. Il tuo sogno nel cassetto?

M. Ho sempre pensato che condividere le emozioni del palco con le persone a cui vuoi bene sia un dono, in questo senso il mio primo sogno nel cassetto l’ho già realizzato da tempo, potendo condividere la passione per il teatro con i miei più grandi amori: mia moglie e mia figlia. Per quanto riguarda invece il percorso artistico, mi piacerebbe poter esportare i miei lavori e far esprimere la Mia Compagnia, anche in altri teatri e spazi culturali diversi da quelli in cui ci esibiamo solitamente, questo per metterci maggiormente in gioco uscendo dalla nostra comfort zone e proporci ad un pubblico differente rispetto a quello abituale. Grazie del tempo che mi hai dedicato.

W. Bene caro Massimo Grazie anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti per questa interessante chiacchierata sul mondo delle compagnie amatoriali.

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti sez. Teatro- articolo del 18 marzo 2026]

NON E’ UN GIOCO DA BAMBINI.WILLY INTERVISTA  GLORIA LUCE CHINELLATO IN OCCASIONE DELL’USCITA DELLA SUA NUOVA PIECE TEATRALE

Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti oggi incontriamo una nostra cara amica, che già in passato si è affacciata felicemente alla ribalta teatrale con divertenti commedie; l’attrice regista e scrittrice Gloria Luce Chinellato. Questa volta la vedremo in una nuova pièce al Teatro Petrolini con “Non È Un Gioco Da Bambini” scritta a quattro mani con la scrittrice e madre di Gloria, Enrica Corradini, che salutiamo. 

Giulia e Marco convivono da oltre tre anni. Sono una coppia contemporanea: ironici, indipendenti. E allergici a ogni forma d’incasellamento. Vivono di lavoro, sushi e sarcasmo. Eppure, sotto la superficie, cresce una tensione sottile e feroce: tra libertà e legame, tra il bisogno di restare sé stessi e la scoperta di essere già legati da un filo – un filo che, a poco a poco, si trasforma in un campo di prova per il loro equilibrio”.  

Una commedia attuale, ironica e spietatamente vera. Uno spettacolo dal ritmo brillante, con momenti di grande densità emotiva. Perché la vita, a volte, cambia le regole proprio quando credevi di averle capite. E scopri che… non è un gioco da bambini.

W. Perché hai avvertito l’esigenza di scrivere insieme a tua madre una commedia con questi presupposti?

G.L. L’idea è “nata” mentre ero in attesa della mia seconda figlia, Caterina. Questa seconda maternità mi ha portato maggiore consapevolezza delle paure che una gravidanza comporta… ma anche l’infinita gioia che ne consegue.

E proprio questa gioia mi ha portato ad interrogarmi sul perché oggi si abbia il terrore di mettere al mondo i figli… e sul perché la società stia diventando sempre più individualista.

Immediatamente, ho sentito l’esigenza di confrontarmi con mia madre, in primis, in quanto madre, appunto, poi in quanto Donna, per di più di un’altra generazione ma soprattutto in quanto formidabile mente e penna… essendo l’autrice di tutti gli spettacoli che ho messo in scena fino ad oggi. Insieme abbiamo indagato e cercato di creare attraverso un dialogo una storia moderna che tocca non solo aspetti appartenenti a qualsiasi generazione ma anche e soprattutto quelli propri di questi anni. 

W. Sotto certi aspetti ti riconosci nel personaggio di Giulia?

G.L. Credo di essere molto diversa dal personaggio di Giulia, sia per carattere, sia perché la mia storia è andata, per una serie di circostanze, all’opposto. Giulia però potrebbe benissimo essere la mia migliore amica, mia sorella, mia cugina e gran parte delle ragazze che conosco che si trovano ad affrontare da sole delle grandi sfide, cercando di far combaciare quello che vogliono essere e quello che la società impone che siano. 

W. Dove hai trovato l’ispirazione per costruire il personaggio di Marco, interpretato dall’attore Nicolas Zappa?

G.L. il personaggio di Marco incarna un prototipo di uomo molto molto diffuso. È sensibile, intelligente e attento ma non lo vuole dare a vedere. È spaventato e preferisce pensare a sé stesso piuttosto che deludere aspettative altrui.

W. Le pièce comiche o drammatiche nascondono messaggi subliminali diretti al pubblico; in questa commedia, qual è?

G.L. il messaggio che volevamo mandare è che nonostante la società imponga sempre più l’assunzione di comportamenti egoistici per sopravvivere in un mondo che ci vuole perennemente in competizione e performanti, se si trova il coraggio di fermarsi e costruire insieme, il risultato sarà in qualche modo una forma di amore. 

W. Oltre alla sinossi, vuoi aggiungere qualcosa in più a proposito della commedia?

G.L. Non ve lo perdete… così ci direte voi qualcosa di più…

W. Bene Gloria Luce, grazie anche a nome delle Lettrice e Lettori di Detti e Fumetti per questa interessante chiacchierata. Ci vediamo a teatro!

Nicolas Zappas e Gloria Luce Chinellato, vi aspettano al:

Teatro Petrolini il 19-20 febbraio 2026 alle ore 20:45

Il 21 febbraio 2026 (Doppio Appuntamento) 17:30-20:45

[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE TEATRO – ARTICOLO DEL 8 FEBBRAIO 2026]

WILLY INTERVISTA ANTONELLA ARDUINI PER DETTIE FUMETTI

Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti oggi scambieremo due chiacchiere con l’attrice Antonella Arduini.

Antonella. Ritratto di Filippo Novelli

Allora Antonella, sei nata a Roma, con origini ciociare e napoletane. Ti diplomi presso l’Accademia del Teatro e dello Spettacolo Con la commedia “La maschera in soffitta”, diretta da Luciano Bottaro. Approdi  nella compagnia del Maestro Alfiero Alfieri, hai lavorato con vari registi tra cui Marcello Amici, Roberto Lopez, Tonino Tosto. Hai partecipato a fiction televisive tra cui “Permette Alberto Sordi”.

W. Chi o cosa ti ha spinto a farti dire “da grande farò l’attrice”?

A. Credo la mia curiosità e l’esigenza di tirare fuori tante emozioni..

W. Lavorare con il Maestro Alfiero Alfieri che impronta ha dato alla tua carriera?

A. Sicuramente mi ha insegnato la naturalezza. Il fatto che con lui si andasse “a braccio” sul palco..era divertente e molto formativo.

W. Cosa provi quando hai l’occasione di rivederti in televisione?

A. Sono spesso critica perché trovo sempre qualcosa da “aggiustare” e migliorare. Raramente mi piaccio al 100%. Vedi, fare l’attore è spesso un mestiere sottovalutato e invece è difficile e continuamente in evoluzione e deve essere così per riuscire a dare a chi ti guarda e anche a dare a te stesso. È uno scambio di imput ed emozioni.

W. A questo punto della  tua carriera non  avverti l’esigenza di fondare una tua compagnia teatrale? 

A. Non ci ho mai pensato concretamente..ma da tre anni lavoro con Roberto Lopez ed Armando Puccio e siamo diventati come una compagnia stabile diciamo.. Nel futuro non escludo però che nascerà una vera compagnia stabile con un suo proprio nome.

W. L’emozione più forte la provi sul palcoscenico o su un set televisivo?

A. Sicuramente sul palcoscenico, dove tutto è vero ed istantaneo.

W. Cosa diresti a tua nipote che vuole seguire il tuo esempio?

A. Di seguire quello che sente e che la sua anima richiede. Perché io dico sempre di essere fatta si, di carne ed ossa,ma anche di teatro nel suo più Vero significato e quindi sentirmi quel personaggio mettendoci le mie emozioni e le mie sensazioni.

W. Al Teatro Tordinona  di Roma, dal 22 al 25 gennaio è andato in scena “ Spalanca le tue Braccia” Scritto e diretto da Roberto Lopez. Ce ne vuoi parlare?

A. Si tratta di una piece nuova e quindi messa in scena per la prima volta che parla di un uomo radicato e chiuso nelle sue convinzioni. Ad un certo punto però entra nella sua vita qualcuno..che porterà dei cambiamenti e lo farà sicuramente riflettere..

(Lo spettacolo sarà replicato il primo marzo alle 19 sempre al teatro Tordinona)

W. Il tuo sogno nel cassetto?

A. Continuare la mia strada e in quello in cui fermamente credo ed avere il mio “giorno da leoni”..che non vuol dire diventare la più famosa del mondo ahahah..ma riuscire a fare qualcosa che riempia talmente tanto..da essere ricordata da tanta gente..

W. Bene cara Antonella, grazie anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, per questa piacevole chiacchierata

A. Grazie a te per avermi coinvolta e a tutti quelli che leggendo quest’intervista, capiscano il valore delle mie parole .

[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI SEZIONE TEATRO – ARTICOLO DEL 4 FEBBRAIO 2026]

Willy intervista la regista Angelita Puliafito in occasione dell’uscita di LAPIDE PRE MORTEM

Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, una nostra vecchia conoscenza, la regista Angelita Puliafito che già in passato e più recentemente,  ha dato prova di grande spessore teatrale, vedi: https://dettiefumetti.com/2019/09/16/piaceri-nascosti-di-dario-santarsiero/ https://dettiefumetti.com/2024/05/21/il-teatro-che-passione/. Sabato 28 e domenica 29 settembre, con la compagnia “C’era un’Altra Volta” porta in scena, al Teatro Petrolini, la commedia brillante “Pre-Mortem”.  

D. Prima però raccontaci un po’ di te

A. Ho studiato al DAMS indirizzo spettacolo e poi un corso di regia alla casa dello spettacolo che mi ha dato le giuste competenze. Già da bambina facevo muovere le bambole costruendo sempre delle storie dove la regista ero io.  Il mio primo spettacolo da regista, perché tu non lo sai ma io ho fatto anche l’attrice, e sono tutt’ora una cantante, dicevo il mio primo spettacolo da regista è stato Peter Pan il musical, a ripensarci oggi, mi vengono i brividi.

D. Allora Angelita, raccontaci la trama, ovviamente senza svelarci nulla 

A. Come hai preannunciato sono la regista dello spettacolo “Lapide Pre-Mortem”, che andrà in scena il 28 e 29 settembre al teatro Petrolini. Tengo molto a questo spettacolo perché la compagnia “C’Era Un’Altra Volta” vuole rendersi utile aiutando la ricerca, con una raccolta fondi, da destinare alla Associazione Italiana AIL [contro le leucemie linfonomi e mieloma]. Tornado alla trama: La situazione è molto equivoca, il personaggio principale si ritrova a pensare di essere arrivato alla fine dei suoi giorni, prima di trapassare, vuole in qualche modo chiudere il cerchio e mettere ordine a tutte le situazioni famigliari e amichevoli. È una commedia molto divertente. La compagnia è ormai stabile e da diversi anni, portiamo in scena commedie tendenzialmente brillanti; perché, come in questo caso, attraverso la risata si vuole sfatare la concezione della morte, che viene vista come qualche cosa di atroce. Che dire ancora? Che sono, dopo tanti anni, felice di fare teatro, soprattutto con questa compagnia amatoriale, che non è da meno dei professionisti, se non per il fatto che non è il loro mestiere principale. A questo punto vi aspetto tutti al Teatro Petrolini il 28 e 29 settembre 

D. E sono sicuro che le nostre Lettrici e Lettori verranno sicuramente ad applaudirvi!

Info:

Teatro Petrolini Via Rubattino 5 [Zona Testaccio]

www.teatropetrolini.it

info@teatropetrolini.it

t.+39 065757488

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti 26-09-2024 sezione Teatro]

L’ispirazione

Ricetta per una commedia -L’editoriale di DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI

Prima o poi c’è sempre qualcuno che mi chiede “Ma dove trovi l’ispirazione per scrivere le tue commedie o i monologhi interiori?” In pratica, “Ma come te vengono in mente!?” Non è facile rispondere a questa domanda, non basta dire mi sono ispirato guardando fuori dalla finestra o camminando per strada. Sarebbe troppo riduttivo.

Illustrazione di Filippo Novelli

Credo che sia un miscuglio di vari fattori: innanzitutto, saper osservare cosa succede attorno a noi, è una buona fonte di ispirazione; poi, aver letto testi teatrali e andare spesso a teatro. Questo particolare mi ricorda che, quando ero poco più che ventenne, nel mio girovagare per i teatri, conobbi “Er Sor Giulio”, un simpatico vecchietto che cercava gente per fare la claque nei teatri di Roma [Per i neofiti: fare la claque [si legge: clack] significa applaudire e gridare bravo! E bravi! Durante lo spettacolo. Ma non bisognava esagerare però, altrimenti si scadeva nel ridicolo]. Ovviamente ho accettato e per molto tempo, assieme ad un eterogeneo gruppo di persone, ho presieduto alle prime nei grandi teatri o dove e quando c’era bisogno della squadra. Ma torniamo all’argomento principale, cioè, come si fa a scrivere una commedia, oltre a quello che ho detto prima, entra in giuoco l’immaginazione che aiuta molto nel buttare giù il corpo centrale dell’idea. 

Un altro fattore molto importante è lasciare piena libertà ai personaggi. E sì, non è possibile ignorare i protagonisti di una commedia o di un dramma o di una tragedia, non si va da nessuna parte. I personaggi sono si frutto dell’immaginazione, ma appena escono dalla mente prendono una forma seppur immaginaria, divengono sensienti e acquistano sia personalità che temperamento. Un esempio tra tutti è che, se un personaggio non ha intenzione di muoversi o esprimere un’opinione, non lo farà e se costretto, lo farà mal volentieri, inficiando il resto della scena. Bisogna scendere a patti con il personaggio, cercando di capirne la personalità e convincerlo, quando non è del tutto d’accordo a compiere quell’azione. Solo così la commedia potrà continuare.

Da ultimo, ma non per questo meno importante, la pazienza di rileggere tutta la commedia per scovare refusi, aggiungere parole o addirittura paragrafi. Mi fermo qui, altrimenti dovrei scrivere un trattato, e non è detto che prima o poi non lo faccia.

[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI – Sezione Teatro – articolo del 29 maggio 2024]

Il Teatro, Che Passione! – SIGNOR AMMINISTRATORE! la nuova commedia di Dario Santarsiero con Angelita Pulifiato alla regia

Lettori di DETTI E FUMETTI il 25 e il 26 maggio 2024 alle ore 21 al teatro petrolini in via Rubattino 5 , va in scena la commedia “Signor Amministratore!”, scritta da me, la Regia è di Angelita Puliafito, con la Compagnia Teatrale C’era una Volta.

Vi devo confessare una cosa: questa è stata la mia prima opera teatrale. All’epoca scrivevo racconti più o meno brevi; ma con il passare del tempo e della mia maturità di scrittore, mi sono reso conto che i personaggi “avvertivano” la necessità di muoversi con maggior libertà. Iniziando un nuovo racconto, uno dei personaggi ha rivolto una domanda ad un altro personaggio, che ha risposto. Dopo di che, pensare, scrivere e terminare Signor “Amministratore!”, è stato solo questione di tempo. Ovviamente in questi anni è stato ripreso e rimaneggiato più volte.

Ecco la sinossi: L’Amministratore di un Condominio, si trova nel sottotetto del palazzo; vuole capire come mai la fibra veloce, installata da pochi giorni, non funziona bene. Ma quando comincia a ripararla, inizia il va e vieni dei condomini che lo subisseranno di richieste assurde, intrecciate a intrighi di palazzo e amori.

Buona commedia!

Vi aspetto numerosi.

[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI -sezione TEATRO – articolo del 21 maggio 2024]

WILLY ALIAS DARIO SANTARSIERO INTERVISTA FERNANDA PINTO PER DETTI E FUMETTI

Cari Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, oggi intervisterò l’attrice Fernanda Pinto. Buona lettura!

La Fernanda Pinto di Filippo Novelli

Allora Fernanda la protagonista della serie web “Casa Surace”, Casa di produzione sul web con 400 milioni di visualizzazioni, enfatizzando l’eterno campanilismo t, sei nata a Napoli il 22/07/95.Ti sei fatta conoscere dal grande pubblico come ra nord e sud. Il tuo primo debutto è a teatro all’età di 16 anni nel musical “Rent in Neapolitan Language”, regia di Enrico Maria Lamanna, in scena al Festival di Benevento Città Spettacolo e al teatro Trianon di Napoli. Partecipi a diversi Stage con Mimmo Borrelli, a teatro, Francesco Munzi, al cinema e con altri esponenti del Musical Italiano. Ti formi presso il laboratorio teatrale Artefia con il maestro e attore Vincenzo Maria Saggese.Con la sua regia partecipi a diversi spettacoli nei maggiori teatri napoletani e al Festival della Filosofia di Velia. Nel 2013 inizi il tuo percorso di formazione come performer presso il laboratorio di Musical Mind the Gap a Napoli, una tra le prime scuole di Musical in Italia, diretto da Fabrizio Miano. Nel 2015 vinci una borsa di studio nella prestigiosa Accademia MTS MUSICAL THE SCHOOL di Milano, scegli però di restare a Napoli, perché nello stesso anno inizi a lavorare con la Casa di Produzione sul Web. Nel 2017 frequenti per circa un anno il Nuovo Teatro Sanità e lavori come attrice protagonista a diversi spettacoli con la regia di Mario Gelardi.  Successivamente: “Ritorno del Mammasantissima” con la regia di Luciano Saltarelli. Nel 2018 ti sei laureata presso l’Università Suor Orsola Benincasa con indirizzo Comunicazione e attualmente prosegui i tuoi studi presso l’Università Federico II di Napoli. Nel  2023 hai lavorato nella compagnia di Vincenzo Salemme con lo spettacolo scritto diretto e interpretato da Vincenzo Salemme dal titolo “ Napoletano? E famme ‘na pizza!”. Hai preso parte in alcune fiction Rai e Mediaset, come un Posto Al Sole, Rosy Abate 2. E come ospite Vip nel programma Pizza Girls in onda su La5.

W. Perché hai deciso di fare l’attrice?

In realtà non ho mai deciso di fare l’attrice. Direi che piuttosto è successo e basta. Ho iniziato un po’ per gioco a casa, poi a scuola, e poi non ho più smesso di giocare!

W. Che senso ha recitare?

Per me più che avere un senso credo sia una risorsa. Ho la possibilità di dare voce a quello che c’è dentro di me, e soprattutto, spesso a quello che non ho. Mi fa sperimentare e soprattutto mi diverto. Sai che c’è finzione, immaginazione, eppure c’è un tacito patto col pubblico, ci crediamo insieme e diventa tutto vero. Ed è bellissimo!

W.Chi ti tenta di più il teatro il cinema o la televisione? E perché?

Ho sempre lavorato maggiormente a teatro e mi piace davvero tantissimo. Però mi tenta tanto il cinema, e spero presto di farne esperienza!

W.Perché hai rinunciato alla borsa di studio dell’Accademia MTS MUSICAL THE SCHOOL di Milano, per la Casa di Produzione Web?

A malincuore rinunciai alla borsa di studio perché si, iniziavo il mio lavoro con Casa Surace, è stato istintivo, anche se non sapevo bene dove mi avrebbe portata quella scelta. Alla fine direi che è andata bene e oggi nonostante mi dispiaccia per non aver iniziato un percorso a Milano, non me ne pento. Il musical è stata una parte importantissima della mia vita e lo è ancora oggi, quindi mai dire mai!

W. E poi Casa Surace, ce ne vuoi parlare?

Faccio parte di Casa Surace da otto anni ormai. All’epoca avevo solo 19 anni ed ero l’unica donna del gruppo. È stato un fulmine a ciel sereno nella mia vita, in senso positivo ovviamente. Inaspettato. Ho imparato molto grazie a questa esperienza insieme a loro e ho ricordi bellissimi. Oggi andiamo avanti, spero con progetti sempre più grandi!

W. Cimentarti come pizzaiola nel programma Pizza Girls in onda su La5, ti ha aperto nuove prospettive?

L’esperienza a Pizza Girls è stata divertente, per una ragazza del SUD atipica che non sa cucinare, soprattutto. Nuove strade non saprei, ma sono una curiosa nel mio lavoro e cerco sempre di impegnarmi in quello che faccio. Non mi dispiacerebbe condurre un programma!

W.Il tuo sogno nel cassetto?

Mi hanno insegnato a non svelare i sogni, si sciupano e poi non si avverano.. posso dire però che è ancora lì nel cassetto. Incrociamo le dita!

W. Bene Fernanda, grazie anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti per questa interessante chiacchierata!

(DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI SEZIONE TEATRO – articolo del 2 luglio 2023)