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FRIDA, UNA BOMBA AVVOLTA IN NASTRI DI SETA – INTERVISTA A LAURA MURARI Responsabile dello SPAZIO MODUS per DETTI E FUMETTI

Cari lettori di DETTI E FUMETTI oggi intervistiamo l’attrice e resposabile dello Spazio Modus Laura Murari per scoprire tra l’altro quanto la contaminazione tra arte pittorica e teatro puo’ essere affascinante.

F.: Ciao Laura, raccontaci brevemente chi sei e come si svolge la tua attività.

La Laura Murari di Filippo Novelli

L.: ho 51 anni, sono madre di due figlie di 18 e 27 anni, attrice, regista e formatrice teatrale (maggiori info in BIO ).
L’ ”accademia” che ho frequentato è stata la somma di tante esperienze come allieva di grandi maestri e come osservatrice. Profondamente curiosa.
Mi occupo a pieno di teatro, tra interpretazione, regia, scrittura, organizzazione e formazione; curo laboratori teatrali e seminari.
Sono vice direttore del Teatro Modus di Verona, un teatro off di 99 posti, con una ricca e viva programmazione.

F.: quale e’ stato l’episodio che ti ha fatto divenire una attrice.

L.: Incantata e rapita dal telefilm “Fame. Saranno famosi” degli anni 80. L’ho visto decine di volte.
È colpa loro se mi è scoppiato l’amore viscerale per l’arte scenica. E a dare il colpo di grazia è stato “Aggiungi un posto a tavola” di Garinei e Giovannini interpretato da Johnny Dorelli ed altri straordinari interpreti. Visto decine di volte anche quello. Ho consumato la videocassetta.
Ho sognato molto. Si. E con il passare degli anni, dopo svariate deviazioni sul percorso, attorno ai sogni ho costruito la mia vita nel teatro.

F.: Perche’ la scelta del teatro rispetto al cinema.

L.: Ho provato qualche piccola esperienza di cinema. Niente da fare, senza nulla togliere al cinema, ma tutto mi dà l’emozione viva, presente, viscerale nel qui e ora come il teatro. Si è a tu per tu in tempo reale con ciò che avviene di unico e irripetibile. Nessuna replica assomiglia alle altre, ogni volta è una scoperta, una ricerca, una trovata del momento.

F.: come scegli un soggetto se e’ di altri, perche’ scegli un certo tipo di soggetto se devi scriverlo tu.

L.: In caso di testo di altri, più che il soggetto scelgo il tema e come questo tema viene affrontato dall’autore.
Il teatro a mio parere ha compimento se dentro il testo c’è un messaggio, un argomento da sviscerare. Palese o meno. Non un insegnamento, ma una possibilità di ricerca, di riflessione personale e arricchimento per il tramite di un racconto teatrale o vicenda che sia, che può essere comico o tragico. La sottile ironia di un testo che faccia sorridere ma che non lasci indifferente è l’obiettivo. Un esempio il testo di Furio Bordon “Le ultime Lune” un capolavoro, dove l’autore tratta il tema dell’anzianità con profonda dolcezza e ironia, senza sfiorare il patetico.

Nel caso di un mio soggetto, oltre a quanto espresso come finalità, la scelta volge verso la profonda sintonia di cuore che mi rapisce verso una figura che abbia in un certo senso dato esaltazione alla bellezza della vita. Oltre a ciò ricerco la poesia e la poetica delle parole. Se nei miei studi incontro poesia quella è la direzione verso cui vado, senza dubbio.

F.: Perche’ hai scelto di parlare di Frida e quanto in generale la pittura e’ di ispirazione per una opera teatrale.

F.: Adoro Frida Kahlo da tempi insospettabili, ancor prima che scoppiasse la “Fridamania” . Una donna che ha saputo trarre dalla sua sofferenza fisica e di cuore una esemplare fonte di energia vitale. Non mi piace affermare che sia stata una donna che ha “lottato” o “combattuto” o che sia stata una “guerriera” , perché i termini che riconducono alla guerra non sono mai arricchenti la vita. Mi piace affermare che abbia esaltato la vita in tutte le sue sfumature e l’abbia accettata per come è stata, ricercando ovunque gioia. Non ha avuto limiti, è stata una donna libera di essere e di fare, e soprattutto libera dalla paura del giudizio. In una parola, appunto, poetica.


La pittura in questo caso è stata determinante. Il racconto in forma di monologo, con il contributo musicale e di effetti sonori di due bravissimi musicisti Antonio Canteri e Claudio Manzini, trae ispirazione proprio da alcune delle sue opere. Di conseguenza si arriva a sviscerare l’esistenza di questa straordinaria artista, attraversando con le parole e le suggestioni sceniche dolori fisici, amori, gioie e trasgressioni. Il tutto in un contesto coloratissimo, tipico del Messico. I suoi quadri diventano il racconto. Tant’è che durante la messa in scena un acuto osservatore può riconoscerli.

F.: un consiglip per una giovane che si avvicina ora al teatro.

L.: Nulla come il teatro necessita di un richiamo che parte dal profondo intimo.
Se c’è è travolgente e non se ne può fare a meno, se non si sente questa innata spinta viscerale non si può fare del teatro la propria strada. Fare teatro e soprattutto vivere di teatro è estremamente difficile, ma se c’è una grandissima voglia di farcela e non ci si ferma davanti agli ostacoli, ce la si fa. La tenacia è ricompensata.

F.: Rappresentazioni in corso e progetti futuri?

L.: Attualmente oltre allo spettacolo “Frida. Una bomba avvolta in nastri di seta” , in repertorio abbiamo “Maria. La Callas”, un monologo dove ho cercato di portare in scena la figura di questa immensa cantante lirica con l’intento di restituirne la profonda umanità, fragilità, sensibilità, eleganza e femminilità.


Il silenzio, oltre alle parole, le suggestioni tramite una assoluta cura dell’atmosfera attraverso le luci sceniche, portano ad immedesimarsi nei suoi stati d’animo, sia donna che artista “Divina”.

Il teatro Modus di Verona, diretto da Andrea Castelletti, regista di entrambi gli spettacoli, è artisticamente vivo e vivace, è la casa da cui nascono gli spettacoli di nostra produzione, con il nome di Orti Erranti, ma anche lo spazio dove si ospitano molteplici proposte teatrali di artisti sia locali che provenienti da tutta Italia.

Per il prossimo futuro in programma, sempre come Orti Erranti, ci sarà il ruolo di attrice nello spettacolo dal titolo “Gli occhi di Medea” del M° Nicola Guerini , maestro d’orchestra e presidente del Premio Internazionale Maria Callas, per la stagione invernale, ispirato al film Medea di Pasolini che interpretò Maria Callas e, sempre come attrice, uno spettacolo sul tema della ludopatia in previsione per gli inizi del 2024.

F.: Grazie per la bella chiacchierata anche da parte di tutti i lettori di DETTI E FUMETTI.

L.: Grazie a voi, è stato piacevolissimo. A presto

LA BIO di Laura

FORMAZIONE D’ATTRICE

  • Stage condotto da Massimo di Michele organizzato da Punto in Movimento, tema Antigone, 2008
  • Stage di teatro comico condotto da Diego Carli, 2010
  • Laboratorio teatrale condotto da Roberto Adriani, dal 2009 al 2011
  • Laboratorio teatrale condotto da Massimo Totola, 2012
  • Stage + spettacolo “Del bene e del male” ideato e diretto da Stefano Cenci, 2014
  • Vari stages di teatro condotti da Carlos Maria Alsina sul “metodo delle azioni fisiche,
    argomenti: autori del 900, Cechov, Tennessee Williams, Shakespeare, Brecht, dal 2014 al 2019
  • Stage intensivo con Danny Lemmo dell’Actor Studio sul metodo Stanislavkij, 2015
  • Workshop con Zooz Approach di Berlino sull’intelligenza del corpo, 2018
  • Workshop corporale intensivo con Mamadou Dioume presso Teatro Magro di Mantova, 2018
  • Residenza artistica – Workshop fisico “Gli Erranti” a cura di Elisa Giovannetti e Samuel Hili
    presso Creative Lab – Mantova , 2018
  • Workshop di recitazione “Let’s use our imagination”a cura di Francesco De Vito, anno 2019
  • Workshop “Dare voce”a cura di Batteo Belli, 2019
  • Residenza artistica 7 giorni a Roma “Pensare per azioni” e avvicinarsi alle tecniche dei grandi
    Maestri del ‘900: Stanislavskij, Grotowski, Barba ed applicarle nella pratica a cura di Sandro
    Conte – Teatro di Nessuno, 2020
  • Workshop sulla preparazione del monologo condotto da Isabella Dilavello, 2020
  • Stage di alta formazione “Maschere E Commedia dell’Arte”a cura di Michele Monetta, 2020
  • Workshop Residenziale in natura Architetture in/Visibili con Alessando Zatta, 2020
  • Workshop di partecipazione al Training preparazione spettacolo “Le Beatrici” produzione
    L’Avogaria di Venezia con Teatro Tascabile di Bergamo , a cura di Caterina Scotti, 2020
  • Seminario teorico online “Educazione alla teatralità” , a cura di Marco Miglionico, 2020
  • Master di perfezionamento “Regia e pedagogia teatrale” a cura di Michele Monetta , 2021
  • Workshop “Il linguaggio, il corpo, la scena. Elementi di Lecoq. La maschera neutra. “, a cura di
    Luca Fusi, 2022
  • Residenziale 7 giorni in Toscana “L’improvvisazione creativa-biomeccanica del corpo e
    movimento scenico ” a cura di Gaddo Bagnoli e Gianni Coluzzi, 2022
  • Workshop sul metodo Linklater “Liberare la voce naturale” a cura di Leonardo Gambardella
    ESPERIENZE
     Dal 1990 al 2019 a tutt’oggi fa parte della COMPAGNIA AURORA di Villafranca di Verona,
    partecipando con parti di rilievo all’annuale “Rivista di Villafranca”, commedia comico-musicale di
    grande rilevanza.
     Dal 1998 al 2003 fa parte della COMPAGNIA LA BARCACCIA di Roberto Puliero:
  • personaggio di Marietta nella commedia “El Conte de le Ave” di Marino Zampieri (più di 200
    repliche)
  • personaggio di Meneghina nella commedia “La casa Nova” (circa 80 repliche)
  • premio come migliore attrice al concorso nazionale “Sipario d’oro” di Rovereto (TN);
  • personaggio di Cassie nella commedia “Rumors” di Neil Simon;
  • alcune sostituzioni di circostanza in altre commedie in repertorio.
     Dal 2003 a tutt’oggi fa parte della COMPAGNIA TEATRO IMPIRIA come attrice e come collaboratrice
    nell’organizzazione e ideazione degli spettacoli :
  • ruolo della moglie di Shakespeare nella commedia “La notte di Shakespeare”
  • ruolo di Moana Updown nella commedia musicale “Chiuso per Western” (circa 50 repliche)
  • ruolo di Caterina in uno spezzone di “La Bisbetica Domata” nel contesto dell’Estate Teatrale Veronese
  • ruolo di Ilary in “Toccata e Fuga” (circa 50 repliche)
  • ruolo di Lara nello spettacolo “Ultima Chiamata” (circa 50 repliche)
  • ideatrice e protagonista, con Roberto Bonotto, dello spettacolo “I Shake You”
  • ruolo di Dora nello spettacolo “Giulia” (circa 50 repliche)
  • aiuto regia e personaggio di Clara nello spettacolo “Molto Piacere” (circa 100 repliche)
  • ruolo di Gostanza nello spettacolo “Guilty-Colpevoli”
  • co-regia, con il regista Andrea Castelletti, dello spettacolo “Bon Mariage”
  • ruolo “M.me Vigee” nello spettacolo “Bon Mariage”
     Dal 2018 a tutt’oggi collabora con MODUS, lo spazio cultura di Verona diretto da Andrea Castelletti,
    nel ruolo di vicedirezione del Teatro e co-direttrice di ModusLab, insieme a Consuelo Trematore, per
    l’organizzazione di corsi e stage di formazione in ambito teatrale
    Spettacoli Modus Produzioni – Orti Erranti:
  • Regia dello spettacolo “Rivalsalieri” di e con Andrea Castelletti https://modusverona.it/rivalsalieri/
  • interprete del XXXII canto della Divina Commedia per il Progetto Dante’S Box del Comune di Verona
  • Voce interprete per il progetto “Donna 4×4” , 4 videoracconti a puntate di donne, coraggio e passioni
    in 7 minuti
  • Ruolo della madre nel testo “Le ultime Lune” di Furio Bordon
    https://vimeo.com/730946418
  • Autrice e attrice del testo “Frida. Una bomba avvolta in nastri di seta”
    https://vimeo.com/732511720
  • Autrice e attrice del testo “Maria. La Callas”
    https://vimeo.com/827558489
    ALTRO
  • Ruolo nel film-documentario “Cuore di donna” sulla vita di Suor Vincenza Maria Poloni, realizzato
    da APS video, regia di Riccardo Mastini.
  • Protagonista dello spot-redazionale televisivo “Condizionatori Aermec” realizzato da Produzioni
    Enos, per conto di Telenuovo, regia di Enos Rizzotti.
  • Conduttrice dello special televisivo “Il villaggio di natale della Flover” realizzato da TeleVenetoTeleVerona, regia di Ivan Zoggia.
  • Attrice protagonista del videoclip “Mattonelle verdi” degli Otto Ohm, realizzato da Upgrade
    Multimediale.
  • Segretaria di Produzione del video per il progetto Oblivion di Gardaland realizzato da Upgrade
    Multimediale
    ATTIVITA’ DI FORMATRICE TEATRALE
  • Dal 2009 ad oggi docente di corsi per bambini, ragazzi e adulti, organizzati dal Teatro Impiria e dal
    2018 da Modus
  • Anno 2016-2017 docente per nr. 2 progetti teatrali (uno per studenti e uno per professori) presso l’ITC
    Borgo Milano / Stadio (VR) + spettacolo finale,
  • Anno 2018-2019-2020-2021-2022 docente di nr. 4 corsi di teatro per ragazzi e adulti presso il Circolo
    NOI Villafranca (VR)
  • Anno 2019 docente nel progetto teatrale “Ciack si gira 6” presso l’IIS Agrario Stefani-Bentegodi di
    Villafranca di Verona + spettacolo finale
  • Anno 2019/2020 docente di un progetto teatrale di 10 incontri presso il Liceo Medi di Villafranca di
    Verona.
  • Anno scolastico 2022/2023 – docente presso le scuole medie e superiori del progetto “Oggi teatro”
    finanziato da Fondazione Cattolica, con più di 40 classi, in orario curricolare scolastico.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione TEATRO – articolo del 20 luglio 2023]

L’Amor che move, regia di Angela Pulifiato


Dante è d’ispirazione per l’ambientazione metafisica del dramma “L’Amor che move”, in scena Domenica 23 aprile, ore 16, presso il rinnovato e moderno Auditorium San Pio X (ANGELO BRIZI) a Piazza della Balduina, 67. Lo spettacolo è voluto e prodotto da LibeRinArte, scritto a 4 mani da Simonetta Fioranti e da Angelita Puliafito che ne cura anche e sapientemente la regia, portando la passione della Sicilia, sua calda terra d’origine, sulle sacre tavole del palco. In scena e nel team un gruppo oramai affiatato e consolidato composto da Gianluca Cecconello, Valeria Mafera, Paolo Andreotti, Gianluca Boccuni, Manfredi Gelmetti e Alessandra Vagnoli (voci off). La Scenografia multimediale è ad opera di Lorenzo Valle, Luci e fonia di Enrico Marcacci, mentre le foto sono di Stefano Ciccarelli.

Sinossi
«L’oscurità… moglie, sorella, amante e prostituta di ogni uomo… in ogni tempo… in ogni luogo… Maledirla non ha senso e non potrebbe averne… è la goccia di sangue presente in ognuno di noi… è il taglio dell’anima che ogni uomo porta in sé…
Siamo qui… ora… in questa oscurità che prende l’anima… la avvolge per coccolarla e frantumarla, per amarla e devastarla, per farvi casa, nascondiglio, perché l’una non potrà esserci senza l’altra».
Lo spettacolo “L’Amor che move…”, regia di Angelita Puliafito, è un viaggio metafisico nelle atmosfere dantesche colto da una prospettiva che interpella ognuno di noi nel profondo; un viaggio introspettivo che accompagnerà gli spettatori nell’analisi delle risposte individuali alle domande su se stessi e su quanto li circonda. L’accento verrà posto sulla responsabilità dell’uomo nella scelta del proprio destino, in un mondo intera- mente pensato da Dio, sì, ma dove Questi lascia all’uomo il decidere chi davvero vuole essere. Esistere non è altro che “poter scegliere”.
Dante, la sua opera, sono attuali perché è fuori dal tempo, fuori da quello che sono i costumi degli uomini in un dato momento storico: al Poeta interessa l’essenza dell’uomo, che è sempre la stessa, non muta; ed è questa la ragione per cui anche l’uomo d’oggi vi può trovare risposta alle grandi domande della vita. Ci porta sul cammino che ci conduce alla conoscenza di noi stessi, senza la quale non vi può essere vera felicità. Egli stesso dice che lo scopo per cui ha scritto il suo poema è quello di “togliere i viventi in questa vita dallo stato di miseria e condurli allo stato della felicità”.
Oggi come ieri l’umanità si trova ancora a chiedersi quale scelta farà per il futuro individuale e collettivo: è la riflessione che lo spettacolo suggerisce.
In scena : Gianluca Cecconello
Valeria Mafera
Paolo Andreotti
Gianluca Boccuni
Manfredi Gelmetti e Alessandra Vagnoli ( voci off)
Scenografia multimediale Lorenzo Valle
Luci e fonia Enrico Marcacci
Foto Stefano Ciccarelli

Domenica 23 aprile ore 16
Costo biglietto 10 euro
Auditorium San Pio X (ANGELO BRIZI)
Piazza della Balduina, 67

Produzione LibeRinArte

Info e prenotazioni: liberinarte@gmail.com
3387362933

WILLY intervista l’attrice Marial Bajma Riva

Oggi care lettrici e lettori di Detti e Fumetti svolgeremo con entusiasmo la nostra funzione di HUB NEL WEB interlacciando ambiti culturali diversi tra loro. A tal proposito oggi intervisterò l’attrice Marial Bajma Riva, buona lettura.

Marial – ritratto di Filippo Novelli

Allora Marial, inizi la tua carriera artistica all’Académie de Danse Princesse Grace di Monte Carlo, dove ti diplomi come ballerina professionista. Durante il tuo percorso di ballerina, tra i 16 ed i 17 anni, vieni ammessa per due anni consecutivi al «Musical Theatre Dance Intensive », corso di alta formazione del Boston Conservatory at Berklee, coniugando così danza, canto e recitazione. Successivamente studi presso il Conservatoire d’Art Dramatique di Parigi e l’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico dove ti diplomi nel 2016. Nello stesso anno vieni selezionata ed entri a far parte del gruppo di alta formazione del Centro Teatrale Santa Cristina (fondato da Luca Ronconi e diretto da Roberta Carlotto) con Fausto Russo Alesi. Sempre nel 2016 debutti a teatro con lo spettacolo “Il sorpasso”, regia di G. Ferro. Tra il 2017 e il 2019 incontri la regista francese Muriel Mayette-Holtz con cui lavori ne “Il gioco dell’amore e del caso” (spettacolo ripreso poi nel 2020 al Théâtre National de Nice) e successivamente ne “Le Troiane” al Teatro Greco di Siracusa dove interpreti Cassandra vincendo il premio come miglior interprete emergente ed il premio Stampa Teatro come migliore interpretazione del 55° Ciclo di rappresentazioni classiche. Nel 2020 reciti nello spettacolo “The seven daughters” diretto dalla regista inglese Colleen Cameron presso l’Espace des Arts (scène nationale), in collaborazione con il Jeune Théâtre National (JTN), in Francia. I lavori teatrali svolti negli ultimi anni sono “Le notti bianche” in cui interpreti Nastenka al fianco di L. Lavia e “Padri e Figli” diretto da Fausto Russo Alesi (produzione Emilia-Romagna Teatro). Nell’ambito cinematografico sei tra i protagonisti nelle due stagioni della serie Amazon Prime exclusive “Scatola nera” e lavori al fianco di Massimo Popolizio (interpreti la figlia) e Vinicio Marchioni nel film “Governace”. Nel 2022 prendi parte alla nuova serie in “Lidia Poët” diretta da Matteo Rovere (appena uscita su Netflix), sei nel cast dell’opera prima di Lorenzo Adorisio “La Festa del ritorno” e nel film americano “The first omen” per la regia di Arkasha Stevenson prodotto dalla Disney.

W: Perché hai scelto di fare l’attrice?

In realtà è stata una scelta molto naturale. Pensandoci mi ricordo che fin da bambina il mio gioco preferito era mettere su dei piccoli spettacoli con i miei amici, dove io poi facevo le imitazioni dei miei familiari, costringendo ovviamente gli stessi a fare da pubblico. Inserivamo anche degli stacchi pubblicitari (spesso di giocattoli incredibili che avremmo voluto ricevere, un modo originale per convincere mamma e papà a regalarceli, che non ricordo abbia mai funzionato). Anche se lo facevamo per divertimento ricordo che ci mettevamo un sacco di impegno. Questa cosa me la sono portata dietro anche durante l’accademia di danza dove organizzavo spettacoli interni tra noi allievi e divertendo le mie compagne di dormitorio (essendo un collegio dormivamo in camerata) con le imitazioni dei nostri insegnanti. Raggiunta una certa maturità ho capito che quel gioco bellissimo che è la recitazione lo avrei voluto continuare per sempre e farne la mia vita.

W: Cosa si prova a recitare nell’antico teatro greco di Siracusa?

È un’esperienza che difficilmente si può descrivere a parole. È il luogo del Teatro per eccellenza. L’energia che emanano quelle pietre è potentissima e lì capisci che tu, attore o attrice, non puoi fare altro che metterti a servizio di quel palco immenso, farti veicolo del testo per arrivare a 5 mila persone. Ricordo il giorno della prima, quando sono entrata in scena ed ero avvolta da mille e mille occhi. Oltretutto a Siracusa gli spettacoli iniziano con la luce naturale del tramonto, quindi vedi davvero ogni singolo spettatore. E dal palco sembra davvero che questa montagna di persone non abbia fine. È una sensazione pazzesca, da farfalle nello stomaco tutte le sere. Dire poi quelle precise parole scritte per quel luogo più di 2 mila anni fa mi fa sentire i brividi ancora oggi. Ho avuto la fortuna poi, all’età di 23 anni di portare in scena un personaggio incredibile come Cassandra e sono grata e onorata di averle potuto prestare la mia voce.

W: Dove esprimi tutta te stessa, nella danza o nella recitazione?

Sicuramente la recitazione è il mio mestiere, la mia vita. La danza è una parte di me e della mia formazione. Piuttosto che discernere le due direi che l’una arricchisce l’altra, come per esempio nel caso della serie “La legge di Lidia Poët” in cui interpreto Greta la prima ballerina dell’Opera, la danza è messa a disposizione del personaggio e questo ogni qual volta un ruolo lo richiede.  

W: Che cosa è il talento?

Più che dire cos’è la fortuna è scoprire quale sia il proprio talento e la cosa più importante è poi coltivarlo. Per un attore o un’attrice, ma credo come per tutti gli altri ambiti, è fondamentale non sedersi sulle proprie capacità. Se c’è una cosa che ho capito e imparato negli ultimi anni è l’importanza di mettersi in gioco, stupirsi e non adagiarsi nella propria zona di comfort dove credo si assopisca la creatività. Siamo in continua evoluzione, sia come esseri umani che come artisti, abbiamo bisogno di mantenere la nostra curiosità, non smettere di studiare, di evolvere il talento insieme a noi. Lo dobbiamo soprattutto a noi stessi.

W: Cosa rappresenta per te l’applauso?

Sicuramente è la migliore unità di misura per capire se ciò che hai portato in scena è arrivato ed è stato apprezzato, si lavora perché sia sempre così. Mentirei se non dicessi che è una sensazione bellissima prendere l’applauso a fine spettacolo. È un rilascio di energia da parte del pubblico che ci ripaga del lavoro fatto. Io personalmente lo vivo come un momento molto intimo, mi svuoto di tutto e rimane solo Marial.

W: Dal punto di vista attoriale cos’è il fallimento?

Premetto che non amo questa parola. Per me il fallimento non esiste, un attore o un’attrice deve avere la capacità di vedere sempre nel fallimento una risorsa, un’opportunità di crescita. Solo con l’errore si può progredire, conoscersi e andare oltre i propri limiti. So che sembra molto retorico ma ci credo molto. Spesso proprio nei momenti più difficili scopriamo e riusciamo ad attingere a risorse, a parti di noi che non sapevamo neppure di avere. Per esempio, durante l’allestimento dello spettacolo “Padri e Figli” dovevo interpretare Sitnikov, un uomo becero e arrivista. Nel mio processo di creazione del personaggio ho fatto numerosissimi tentativi e sbagli senza i quali non avrei trovato tutte le sue sfaccettature.

W: Che responsabilità ha l’attore nei confronti del pubblico?

Una grandissima responsabilità, anche perché l’attore o attrice non ha ragione di esistere senza il pubblico. Si fa veicolo di un messaggio, quindi di una storia, di un personaggio, sia a livello teatrale che cinematografico. E deve avere coscienza che la sua interpretazione, che è unica, fa la differenza perché ha il potere di toccare l’emotività dello spettatore, fargli fare un viaggio che farà nascere pensieri, domande, riflessioni e, perché no, anche cambiargli la vita.

W: Il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno nel cassetto… beh difficile sceglierne uno solo. Ci sono tante cose che vorrei fare e sperimentare. La me bambina sicuramente vuole fare un viaggio di almeno una settimana agli Universal Studios di Orlando, un sogno che mi porto dietro veramente dalle elementari, ma prima o poi lo realizzerò. Invece se parliamo in ambito artistico forse quello più challenging ad oggi è di riuscire in futuro a mettere in scena un monologo interpretato da me, collaborando anche alla scrittura e portarlo in giro, in Italia e, perché no, anche all’estero essendo madrelingua francese e parlando perfettamente inglese. È una grandissima sfida. Appena raggiungo il momento giusto. Quando lo realizzerò metterò nel cassetto un nuovo sogno.

W. Bene Marial, grazie anche a nome delle lettrici e lettori di Detti e Fumetti per questa bella chiacchierata

[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI – Sezione Teatro – Articolo del 2 Marzo 2023]

willy il bradipo alias Dario Santarsiero intervista Paola Tiziana Cruciani

Paola Tiziana Cruciani di Filippo Novelli

Cari lettori di Detti e Fumetti, oggi scambierò quattro chiacchiere con l’attrice Paola Tiziana Cruciani

Allora Paola Tiziana sei nata a Roma nel 1958, dal 1979 al 1981 frequenti il primo Laboratorio di Esercitazioni Sceniche diretto da Gigi Proietti, presso il Teatro Brancaccio di Roma, dove ti diplomi. Con i tuoi  colleghi del corso [Patrizia Loreti, Shereen Sabet, Rodolfo Laganà, Massimo WertmüllerSilvio Vannucci]fondate il gruppo comico La Zavorra, iniziando così la tua carriera teatrale e televisiva. Conclusasi nel 1984 l’esperienza con La Zavorra, inizi a lavorare come attrice, autrice e regista. Sono molte, le tue opere portate in scena per citarne alcune [Torno a casa lessa, Cose di casa, Sole 24 ore] o che sono state interpretate da altri. Nella stagione 2008-2009 sei in Ultima chiamata di Josiane Balasko, con Pino Quartullo. A novembre del 2010 impersoni al Teatro Sistina Eusebia nella commedia musicale di Garinei e Giovannini Rugantino, diretta da Enrico Brignano. Nel novembre 2013 sei di nuovo con Enrico Brignano dei panni di Eusebia, in scena nei teatri di Roma, Milano, Firenze e New York.Debutti al cinema nel film Fatto su misura del 1984. Da allora ti ritroviamo caratterista in numerose pellicole; hai collaborato con i registi: Paolo Virzì , Alessandro D’Alatri, Giovanni Veronesi. Nel 1999 sei candidata al David di Donatello come miglior attrice non protagonista per il film Baci e abbracci di Paolo Virzì. Ancora con Virzì reciti in Tutta la vita davanti del 2008. Debutti in Straparole, per la regia di Ugo Gregoretti nel 1981. Seguono diversi varietà come Attore amore mio, Io a modo mio, A come Alice, Al Paradise, Un altro varietà di Antonello Falqui su Rai 2 e molti altri. La tua prima apparizione come attrice in una fiction è in Aeroporto internazionale nel 1985.Nell’ottobre 2008 sei in Anna e i cinque. Nell’aprile 2012 sei con a Gigi Proietti tra i protagonisti della fiction Rai L’ultimo papa re. Nel 2015 sei narratrice di una puntata del programma Techetechete’. Nel gennaio 2019 va in onda la serie La dottoressa Giò, dove interpreti la caposala Gigliola Ardenzi. Negli ultimi anni ti sei dedicata all’insegnamento del mestiere ai giovani aspiranti attori.

DS. Perché hai voluto fare l’attrice?

PTC. Ho sempre amato il teatro e la capacità comunicativa degli attori.

Nel 1976 vidi Gigi Proietti in “A me gli occhi, please”. Andavo ancora al liceo. Tornai a casa e incollai il biglietto sul mio diario, accanto scrissi “ Ho deciso, da grande voglio fare l’attrice”. La fortuna è stata incontrare proprio Gigi.

DS. La scuola di Gigi Proietti cosa ti ha lasciato?

PTC. Tutto quello che so, se so qualcosa, lo devo a Gigi. E’ stato l’incontro più importante della mia vita.

DS. La zavorra è stato il tuo trampolino di lancio

PTC. Decisamente sì.

DS. Quali sono le differenze tra la comicità degli anni 80 e quella attuale?

PTC. All’epoca il varietà si faceva con gli autori e i copioni. Si facevano le prove. Adesso è tutto affidato all’improvvisazione.

DS. Se ti venisse proposto di formare nuovamente un gruppo comico la tua risposta quale sarebbe e perché

PTC. Ogni volta che formo una compagnia per mettere in scena una commedia scritta da me, in fondo creo un un nuovo gruppo comico.

DS. Tu e Rodolfo Laganà avete formato un duo molto affiatato ce ne vuoi parlare?

PTC. Eravamo e siamo molto amici. Abbiamo una comicità simile e ci divertiamo a lavorare insieme. Il segreto è tutto qui.

DS. Che sensazioni provi nel vedere i tuoi allievi muovere i primi passi sul palcoscenico?

PTC. Sono molto orgogliosa. Tifo sempre per loro.

DS. Il tuo sogno nel cassetto?

PTC. Riuscire ad andare in pensione.

DS. Bene Paola Tiziana grazie anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti per questa interessante chiacchierata, aspettiamo con impazienza un tuo nuovo spettacolo!

PTC. Non dovrete aspettare molto. Grazie a voi.

[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI -SEZIONE CINEMA E TEATRO- ARTICOLO DEL 28 novembre 2022]

WILLY IL BRADIPO ALIAS DARIO SANTARSIERO INTERVISTA RODOLFO LAGANA’

Cari lettori di Detti e Fumetti, oggi scambierò quattro chiacchiere con l’attore e regista Rodolfo Laganà.

Rodolfo Lagana’ – Ritratto di Filippo Novelli

Allora Rodolfo, sei Nato e cresciuto a Roma il 7 marzo 1957, da padre calabrese e madre abruzzese, nel 1979 hai iniziato la tua carriera nel laboratorio teatrale di Gigi Proietti. Dopo esserti diplomato, insieme a Massimo Wertmüller, Paola Tiziana Cruciani, Giorgio Tirabassi e Patrizia Loreti avere creato il sodalizio La Zavorra. Avete partecipato a diverse trasmissioni televisive: il varietà di Rai 1 Al Paradise, i principali autori erano Antonello Falqui e Michele Guardi, riscontrando un notevole successo. Nel 1984 La Zavorra si sciolse. La tua carriera è andata avanti tra il teatro cinema e qualche passaggio nella pubblicità; fino al 2015 quando ti viene diagnosticata la sclerosi multipla. Nonostante la malattia tu continui la tua attività di attore.

W. Perché hai deciso di fare l’attore?

RL Era il 1978 andai al teatro Brancaccio a prendere i biglietti per vedere uno spettacolo di Gigi Proietti “ Gaetanaccio” mi accorsi che da una parte c’erano dei ragazzi in fila; incuriosito mi avvicinai e gli chiesi come mai erano in fila e mi risposero che stavano riempiendo una scheda per partecipare al Primo Laboratorio di Esercitazioni Sceniche diretto dallo stesso Proietti. Risposi ad una serie di domande che mi fece una elegante e garbata signora (Annabella Cerliani); lasciai i miei recapiti pensando” ma figurati se chiamano a me?” Mi chiamarono per telefono e mi dissero di presentarmi il 26 giugno ( e chi se la scorda quella data) per presentarmi al provino di ammissione per la scuola . Lo feci lo superai e mi presero . Incontrai Gigi e la mia vita cambiò. Devo tutto a Gigi. Immediatamente scattò tra noi un rapporto di grande simpatia e complicità che negli anni si e’ trasformato in un grande affetto. Ci volevamo e ci vogliamo un bene infinito.

W. Cosa ti ha lasciato la scuola di Gigi Proietti?

RL Professionalità Serietà Lavoro e tanta umiltà. Valori che ci ha trasmesso il maestro.

W. Negli anni ’80 nasce il sodalizio La Zavorra ce ne vuoi parlare?

RL La zavorra nasce da una intuizione di Antonello Falqui. Facemmo con lui “ Come  Alice” Con tutti i ragazzi della scuola.  Poi ci scelse a noi sei ( Cruciani- Wertmuller- Loreti- Vannucci- Sabet- Lagana’) e ci chiamò per fare Al Paradise varietà di rai 1 e ci chiamammo la Zavorra. Fu un successo pazzesco. Rappresentavamo per quell’epoca una assoluta novità.

W.nell’83 inizi la carriera cinematografica con “Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada” regia di Lina Wertmüller. Com’è stato lavorare con la Wertműller?

RL Fu il mio primo film. Ero molto emozionato tremavo come una foglia. Mi ritrovai a girare scene con Ugo Tognazzi  Gastone Moschin  Enzo  Iannacci e Valeria  Golino anche lei alla sua prima esperienza cinematografica. Lina era una grande regista dirigeva gli attori in maniera fantastica

W.Nell’85 la televisione e nell’89 il teatro: dove hai avuto la possibilità di esprimerti al meglio?  

RL Il teatro e’ la mia grande passione che spero di fare tutta la vita. Il palcoscenico il contatto diretto con il pubblico. A teatro non si bleffa o funzioni oppure il pubblico non torna.  

W. Cosa si prova ad avere un figlio che decide di fare l’attore?

RL Non ho mai forzato a fargli fare l’attore, e’ stata una sua libera scelta. Sono felice di questa sua scelta.  Credo lo possa fare perché ( anche se non dovrei dirlo io) e’ proprio bravo. Cercherò di dargli dei consigli e dei suggerimenti che ho maturato e carpito in 42 anni di mestiere. Ma la libertà di fare le sue scelte sarà sempre la sua. Mi tranquillizza la sua serietà e impegno.

W. nel 2015 una battuta d’arresto la sclerosi multipla

RL Quando mi hanno diagnosticato la malattia mi e’ caduto il mondo addosso e ho  pensato “ E mo’? Smetto di fare l’attore.” Ma ho anche pensato immediatamente che non ce penso per niente. Il palcoscenico per me e’ la migliore medicina che possa prendere e l’unica che mi fa bene infatti non smetto e anche quest’anno sarò in scena con due spettacoli in due teatri diversi.

W. Il tuo sogno nel cassetto?

RL Non mi basta un cassetto per contenere tutti i miei sogni continuo a farne ancora molti. La malattia può impedirmi di fare delle cose ma non potrà mai impedirmi di sognare. Grazie alla vita che e’ meravigliosa. E grazie a voi per questa intervista.

W. Bene Rodolfo, facci sapere quando andrai in scena e grazie anche ha nome dei lettori di Detti e fumetti, per questa bella chiacchierata.

[DARIO WILLY SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTO -SEZIONE CINEMA E TEATRO- ARTICOLO DEL 5 NOVEMBRE 2022]

LA MEMORIA -CAPITOLO 1 – TINO BUAZZELLI

Cari lettori di Detti e Fumetti, inauguriamo  la rubrica LA MEMORIA con Tino Buazzelli.  Graziano Marraffa ci accompagnerà in questo viaggio attraverso “la Memoria”, presentandoci di volta in volta attrici e attori celebri ma dimenticati. 

D. Buongiorno Graziano, come stai?

G. Buongiorno Dario tutto bene

D. Hai deciso di inaugurare la rubrica con Tino Buazzelli, parlaci di lui.

Ritratto di Tino Buazzelli di Filippo Novelli

G. Tino Buazzelli appartiene alla generazione di grandi interpreti del teatro e del cinema italiano della quale quest’anno ricorre il Centenario dalla nascita: è nato a Frascati il 13 Luglio del 1922, e successivamente al diploma magistrale, studia recitazione a Roma presso l’Accademia nazionale d’Arte Drammatica con la direzione di Silvio D’Amico, avendo tra i compagni di corso Nino Manfredi che lo affiancherà nel 1947 nel cast della compagnia teatrale formata da Vittorio Gassman ed Evi Maltagliati. Si afferma subito come ottimo interprete dei testi di Molière (“DonGiovanni”), Arthur Miller (“Erano tutti miei figli”), Jean Cocteau (“L’aquila a due teste”) e altri importanti autori, caratterizzando i personaggi con la sua corpulenta fisicità e le espressioni severe del volto.

D. Senon sbaglio nel 1955 Lucio Ardenzi lo coinvolse in una tournée in America meridionale. E’ cosi?

G.Sì, fu in seguito all’esperienza conseguita nel 1952 all’incontro con Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano; Ardenzi, con il sostegno economico del Ministero dello Spettacolo, organizzò una tournée in Brasile, Argentina e Uruguay che vide Buazzelli inserito tra i maggiori interpreti del teatro italiano dell’epoca, tra i quali Enrico Maria Salerno, Giorgio Albertazzi, Anna Proclemer, Luigi Vannucchi, Renzo Ricci, Glauco Mauri, nella rappresentazione di testi moderni di Diego Fabbri (“Il seduttore”), Alberto Moravia (“Beatrice Cenci”), e Ugo Betti (“Corruzione al palazzo di giustizia”).

D. Poi c’è stato l’esordio nel cinema come è avvenuto?

G. Sebbene la sua carriera cinematografica è alquanto sporadica, ha avuto modo di valorizzarsi tanto in qualità di comprimario di Vittorio Gassman (“Il cavaliere misterioso”, 1946; “Una vergine per il principe”, 1965), Totò (“Le sei mogli di Barbablù”, “TotoTarzan”, 1950; “Totò all’Inferno”, 1954/’55) e Renato Rascel(“Il bandolero stanco”, 1952; “Il corazziere”, 1960), quanto conferendo le sue memorabili partecipazioni straordinarie a film diretti da Antonio Pietrangeli (“Fantasmia Roma”, 1960), Tinto Brass (“Chi lavora è perduto – Incapo al mondo”, 1963), Ettore Scola (“Il vittimista”, ep. di“Thrilling”, 1965), Vittorio De Sica (“Caccia alla volpe”, 1966), Sergio Sollima(“Il diavolo nel cervello”, 1972).

D. Con l’esordio nel 1954 in televisione Buazzelli si fa conoscere al grande pubblico

G. Sì, partendo dall’interpretazione di “Spettri” di Henrik Ibsen, tra le primissime riduzioni di testi teatrali per il piccolo schermo, si è proposto anche tra i conduttori del varietà televisivo “Canzonissima” in due diverse edizioni nei primi anni ’60; ma l’interpretazione che lo lega alla notorietà popolare è quella dell’investigatore privato “Nero Wolfe” nell’omonima serie di sceneggiati tratti dai racconti di Rex Stout, realizzati dalla Rai dal 1969 al 1971, nei quali ha quali coprotagonisti fissi attori del calibro di Paolo Ferrari e Pupo De Luca. E non dimentichiamo la sua partecipazione a programmi RAI come “Ieri e Oggi”.

D. Anche la pubblicità ha contribuito alla sua fama

G. Fin dai primi anni ’60 si è cimentato anche interpretando gli spot pubblicitari che precedevano quotidianamente le trasmissioni televisive, nella mitica serie intitolata “Carosello”, promuovendo prodotti di largo consumo come carne in scatola, aperitivi analcolici, orologi, bibite sciroppate.

D. La sua carriera si interrompe bruscamente con la sua prematura morte, com’è successo?

Purtroppo, a causa della linfoadenite, una patologia infiammatoria del sistema linfatico è prematuramente scomparso a Roma il 20 Ottobre 1980 a soli 58 anni di età, distinguendosi per una professionalità distinta unita a una non comune discrezione umana.

D. Bene, ti ringraziamo anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti e non vediamo l’ora di conoscere la vita del prossimo artista.

G. Ringrazio la redazione e i lettori per l’opportunità di confronto, rimandandovi al prossimo appuntamento che riguarderà una fondamentale interprete femminile dello spettacolo italiano del ‘900.

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione TEATRO -articolo del 5 novembre 2022]

l’inizio di una nuova rubrica: LA MEMORIA con Graziano Marraffa

Cari lettori di Detti e Fumetti, il cinema ha da sempre affascinato il pubblico fin dagli esordi. I fratelli Auguste e Louis Lumière nel 1887 proiettarono i primi brevi cortometraggi precorritori del moderno cinema. Le reazioni degli spettatori di allora ci fanno sorridere e intenerire allo stesso tempo, come il panico che scoppiò nella sala,  quando fu proiettato l’arrivo del treno: molti scapparono terrorizzati perché credevano che il treno l’avrebbe travolti. Ma il cinema è fatto anche di attori, che ci fanno commuovere o entusiasmare con la loro professionalità e bravura; ed è proprio degli attori che voglio parlarvi. Lo faccio con una  nuova rubrica intitolata La Memoria. Dove verranno ricordati appunto personaggi che hanno fatto la storia del cinema fini primi del novecento Attrici e Attori ormai dimenticati dai più che sarà interessante riscoprire e valorizzare. Ho coinvolto in questo nuovo appuntamento, il mio amico esperto di cinema Graziano Marraffa che periodicamente ci presenterà un’attrice o un attore dimenticati o sconosciuti ai più. 

Ritratto di Graziqno Marraffa di Filippo Novelli

Il primo ritratto per simpatia e riconoscenza vede Graziano Marraffa come protagonista.

Buona lettura. Ci ritroviamo qui. Tra poco. Rimanete connessi.

NOTE BIOGRAFICHE

Nato a Roma il 18 Ottobre 1975, è

Fondatore  e Presidente dell’Archivio Storico del Cinema Italiano – Associazione Culturale Onlus, costituito da un patrimonio illimitato di materiali cinematografici originali dagli anni ’30 ai giorni nostri, suddivisi in varie sezioni :

Cineteca, Videoteca, Manifestoteca, Biblioteca, Emeroteca, Fonoteca, Scenografia e Costumi.

Consulente e curatore di mostre iconografiche, retrospettive e Festival realizzati in collaborazione con prestigiose istituzioni internazionali.

Consulente internazionale per vari laboratori di sviluppo, stampa e post-produzione esperto in teoria e pratica del restauro cinematografico su supporti originali in pellicola b/n e colore.

(DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI SEZIONE CINEMA E TEATRO – ARTICOLO DEL 29 ottobre 2022)

DARIO SANTARSIERO ALIAS WILLY IL BRADIPO INTERVISTA GAIA ZUCCHI

Oggi cari lettori di Detti e Fumetti intervisterò l’attrice Gaia Zucchi.

Allora Gaia, sei nata a Roma il 27 marzo 1970, ti sei laureata in psicologia. Ti sei diplomata al centro sperimentale nel 1994 Hai fatto quindici anni di teatro sotto la guida del regista Attilio Corsini al teatro Vittoria. Hai lavorato con Ronconi, Daniele Formica al Sistina, Argentina, Brancaccio, per citarne alcuni.  Nel cinema hai lavorato sotto la regia di Tinto Brass, Anna Carlucci, Cinzia Torrini. Hai partecipato in varie fiction: Carabinieri, Distretto di Polizia, La Squadra. Sei apparsa in diversi spot pubblicitari, uno fra tanti quello con Mike Buongiorno e Fiorello.

W. Perché hai voluto fare l’attrice?

Innanzitutto, perché è il mestiere più bello del mondo. Attraverso questo lavoro posso interpretare tutti gli aspetti dell’umanità e tutti i mestieri. Cioè, un giorno puoi essere un dottore, un altro un insegnante, o uno psicologo o un drogato, oppure un ladro e quindi è meraviglioso. Ciò che mi spinse a fare l’attrice furono i film: Kramer contro Kramer, con Meryl Streep e Dustin Hoffman e Mammina cara con John Crawuford Gli avrò visti almeno trenta volte e grazie a questi film, decisi di recitare. Ho intrapreso questa carriera, anche per essere apprezzata, amata, e lasciare così un segno su questa terra. Un altro motivo fondamentale con questo mestiere e che puoi viaggiare e per me viaggiare è la più grande cultura che un essere umano possa avere, perché ti apre completamente la mente

W. Il rapporto professionale con Attilio Corsini cosa ti ha lasciato?

Per me Attilio Corsini è stato uno dei più grandi registi teatrali che il nostro teatro italiano abbia mai avuto. Attilio Corsini mi ha formata, supportata, mi ha fatto credere tantissimo in me stessa, facendomi amare questo lavoro. Mi ricordo un aneddoto in cui Attilio mi chiamò “Animale da palcoscenico” ed io mi offesi. Invece mi disse che era un bellissimo complimento. Ogni volta che c’era la prima, mi portava sempre i fiori in camerino. Ho lavorato con lui per più di dieci anni in tantissimi spettacoli che Attilio scriveva appositamente per me. Ci adoravamo. Un personaggio, Attilio, molto folle e molto capace. Mi ha lasciato tanti bei ricordi e la voglia di studiare. Attilio amava la spontaneità nella recitazione, non amava l’attore impostato e quindi mi diceva di essere me stessa, mi lasciava molto libera, pur dandomi delle direttive. Ha creduto tantissimo in me come attrice e io in lui.

W. Lavorare con Tinto Brass oltre ad arricchirti professionalmente ti ha dato la meritata notorietà, è così?

Accettai di partecipare al film Fermo posta di Tinto Brass proprio per diventare famosa e grazie al film, ho avuto la notorietà in pochissimo tempo; nonostante venissi dal centro sperimentale, da tanti anni di pubblicità e da trasmissioni televisive e spettacoli teatrali, con Tinto Brass sono stata conosciuta dal grande pubblico. Con Tinto mi sono arricchita sicuramente di esperienza, perché pur essendo un bravo regista il film in se, non mi ha arricchito dal punto di vista artistico. Però mi ha dato notorietà. Tanto è vero che poi ho fatto le riviste in tutto il mondo, copertine in Spagna, in Francia. Anche perché sul set quando si girava c’erano i giornalisti dell’espresso e dei più importanti quotidiani italiani. E quando mai ti ricapita.

W. Che cosa è per te l’applauso?

L’applauso è il massimo riconoscimento per un attore, è l’appagamento vero di tutte le fatiche che si fanno. L’applauso, soprattutto ottenuto a teatro, ti riempie il cuore di gioia. Il primo applauso che ho avuto è stato nel mio primo spettacolo al teatro Vittoria con la regia di Attilio Corsini, dove c’erano seicento persone, quando il sipario si è aperto ed è esploso l’applauso, sono svenuta per l’emozione. Mi hanno tirato dentro per i piedi e il sipario si è chiuso.

W. Che cosa è per te il fallimento dal punto di vista professionale?

Il fallimento dal punto di vista professionale è non riuscire a lavorare. Non essere chiamati, non riuscire a far parte di uno spettacolo o non fare un film. In pratica non riuscire ad esprimere la propria arte. Per me questo è il vero fallimento.

W.  Per un periodo hai insegnato recitazione ai bambini cosa hanno insegnato loro a te?

E’ stata un’esperienza stupenda anche se dal punto di vista energetico mi ha devastata. Cosa mi hanno dato? Mi hanno fatta sentire amata, mi portavano sempre i fiori e mi hanno ridato l’entusiasmo, quello che nel corso della vita si perde. È stato stupendo lavorare con i bambini, quello che ho dato a loro, me lo hanno restituito tre volte tanto. Era una fascia di età che variava dai due anni agli otto. Abbiamo fatto in questa scuola Il saggio di fine anno che poi è andato su Sky ed è stato bellissimo, ho aperto uno scrigno per far volare dei palloni bianchi con la musica di We are the world e con i bambini che alzavano le loro manine al cielo. A fine spettacolo sono venuti da me abbracciandomi forte, c’era anche mia figlia che aveva recitato con il gruppo dei bambini. È stato emozionante

W. So che stai seguendo un progetto nel sociale, ce ne vuoi parlare?

Sono molto attratta dalla gente che ha una storia da raccontare, per esempio chi ha vissuto il carcere, i drogati, i disadattati; in una parola, gli ultimi. Queste persone potranno accedere gratuitamente ai corsi, dove io metterò a loro disposizione tutta la mia esperienza artistica, dando lezione di recitazione, dizione. Altri artisti daranno lezioni di disegno, musica, pittura, fotografia. Insomma, attraverso l’arte, voglio far riscattare le persone, perché a mio avviso, l’arte guarisce ogni male, perché se riesci ad esprimerti, guarisci te stesso.

W. ll tuo sogno nel cassetto?

Di sogni nel cassetto ne ho tantissimi, come le mie mille personalità, non ne ho uno solo. Nonostante la vita sia stata spesso crudele con me, ancora ho la capacità e la voglia di sognare. Come ho detto prima, vorrei aprire questi centri-laboratorio per aiutare appunto gli ultimi. Questo per quanto riguarda il sociale. Per quanto riguarda me, vorrei finalmente ritrovare la serenità e la pace in una bella casa con i miei figli, tanti animali e l’amore, se ci sarà. Per quanto riguarda la carriera, vincere un oscar per la mia interpretazione in un film internazionale. Fare uno spettacolo dove la gente sia felice di vederlo e dove possa ridere, perché siamo molto angosciati, veniamo da anni difficilissimi, ed ho voglia di far ridere le persone. Anche attraverso questo libro che sto scrivendo; uscirà a dicembre e mi auguro che sia un libro leggero dove la gente possa sorridere ridere e riflettere, perché nella leggerezza ci possono essere delle note profonde che non debbano essere necessariamente pesanti

W. Bene, grazie Gaia per questa interessante chiacchierata, anche a nome dei lettori di Detti e fumetti; non vediamo l’ora di applaudirti a teatro ma soprattutto di leggere il tuo libro. A presto

[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI sezione TEATRO – articlo del 29 settembre 2022]

Willy alias Dario Santarsiero intervista Johanne Affricot, Direttrice Artistica Spazio Griot

Cari lettori di Detti e Fumetti, non potevo perdere un importante evento che si svolge al  Mattatoio di Testaccio padiglione 9b: Spazio Griot. Ho intervistato per voi Johanne Affricot, curatrice e produttrice culturale indipendente romana, di discendenza haitiana e ghanese, fondatrice nel febbraio 2015 del magazine culturale “GRIOTmag” blog italiano estesasi poi in SPAZIO GRIOT, con il suo collettivo: Celine Angbeletchy (EHUA) e Eric Otieno Sumba, che sono alla continua ricerca di un linguaggio culturale internazionale e locale, che approda nella cultura africana e la sua diaspora,  con le sue sfumature artistiche e sonore.

W: A che età hai capito che l’arte avrebbe fatto parte della tua vita?

J: Sai, non saprei dirti con esattezza quando ho capito a che età l’arte avrebbe fatto parte della mia vita. Credo che l’aver fatto discipline artistiche come danza moderna, quando ero bambina, così come teatro, da adolescente, con la grandissima Francesca Maria Romana Coluzzi (scomparsa purtroppo nel 2009), abbia contribuito a maturare il mio interesse verso l’estetica e il linguaggio artistico. Subito dopo la fine dei miei studi universitari, ho iniziato a lavorare per un’organizzazione non governativa; mi occupavo di responsabilità sociale di impresa e relazioni esterne. I progetti che gestivo, o che sviluppavo, erano tutti legati a forme di espressione creativa (cinema, moda, scrittura principalmente). Poi negli anni questa direzione ha assunto una linea più chiara, e in maniera del tutto naturale ho iniziato a lavorare per agenzie creative o associazioni culturali nelle quali, come responsabile di progetto, concepivo sia idee e contenuti, sia dirigevo o coordinavo i progetti. Da Nastro. Say Yes to It, al Teatro Parenti di Milano, al MIT in Town alla Fondazione Auditorium Parco della Musica a Triumphs and Laments, di William Kentrdge, al MAXXI. Tutte attività che ho amato, che si sono depositate nella mia identità, ma a cui mancava qualcosa.

W: Perché lo Spazio Griot?

J: SPAZIO GRIOT perché proprio partendo da varie esperienze lavorative, così come dalla mia esperienza di bambina, prima, donna poi, Nera, cresciuta con l’audiovisivo, la letteratura, la cultura italiana, insomma, non vedevo alcuna rappresentazione di me stessa che fosse reale e presente, nel senso letterale del termine; piuttosto, una narrazione falsata da pregiudizi, stereotipi, da assunzioni, da chiusura. Così, ricca di una forte visione, e di un discreto bagaglio, nel 2015 decido di fondare GRIOTmag. L’idea era ed è quella di colmare la pesante lacuna che c’è nel racconto delle soggettività marginalizzate ed escluse, utilizzando un approccio artistico multidisciplinare, appunto, perché l’arte, nelle sue varie declinazioni, è il linguaggio che sento mi appartenga, probabilmente da sempre. Il focus di GRIOTmag è sempre stato raccontare le comunità artistiche e culturali della diaspora africana e dell’Africa per dirla più semplicemente, delle persone Nere, razzializzate, comprendendo anche altri gruppi, anche se non è un’impresa semplice perché si tratta pur sempre di un progetto indipendente, e portare avanti più istanze culturali e sociali, per quanto siano fortemente interconnesse, è complesso; ma non mi spaventa, bisogna solo strutturarsi meglio e avere un dialogo costante con la comunità, le istituzioni, il settore privato.

W:con che spirito gli artisti afro-italiani affrontano la realtà culturale italiana?

J: È una domanda complessa perché ogni condizione è soggettiva. Bisogna sempre prendere in considerazione che non si parla di un blocco monolitico ma di individualità: come tu sei un individuo e le persone italiane bianche sono individui. Posso dirti, però, che la maggior parte della comunità artistica afro-italiana con cui mi sono relazionata condivide una esperienza comune di alienazione, che assume diverse forme, che deriva da tanti luoghi, cercando e creandosi allo stesso tempo il proprio posto, con tutti gli oneri del caso. Ma c’è anche tanta felicità.

W: Il cinema africano che impatto ha in Italia?

J: Non credo abbia un impatto vero e proprio, anche se sentenziare in questo modo rischia di essere deviante, non avendo dati alla mano. Se parliamo di mainstream, posso dirti però con certezza: zero.

E credo lo veda anche tu; se parliamo di undergound, ci sono stati dei blog che facevano un ottimo lavoro di racconto e archiviazione di cosa viene prodotto nel continente e nella diaspora. Ma sono sempre iniziative indipendenti, non supportate. Poi abbiamo i festival di cinema africano indipendenti: da Roma a Firenze a Verona a Milano, o altre iniziative culturali che al loro interno ospitano l’audiovisivo africano e diasporico africano.

W:Le performance musicali dei giovani quanto sono influenzate dal retaggio culturale africano?

J: Dipende cosa intendi. Se parliamo di musica pop, c’è una onda di giovani sempre più crescente e potente che, partendo dagli UK, dalla Francia, dal Portogallo fino ad arrivare in Italia, sta includendo e diffondendo tutte una serie di sonorità, come l’afrobeats per esempio (con la “S”, perché è diversa dell’aforbeat di FelaKuti, per citarti un nome gigante), che stanno ridefinendo la club culture contemporanea anche nel nostro paese. Se prima l’hip-hop e il rap americani la facevano da padrone, oggi questo genere dirompente ha fatto il suo ingresso, guadagnandosi non pochi apprezzamenti e onori. E mi sembra si sia seduto per restare del tempo.

W: Che ruolo ha il teatro in Africa e come si rapporta qui in Italia?

J: È sempre difficile perimetrare un genere artistico a un continente piuttosto che a singoli paesi. Posso dirti che in Nigeria, in Ghana, in Etiopia ci sono  lunghe e antiche tradizioni orali performative, così come letterarie. La difficoltà, qui in Italia, in Europa e così via, sta nello spogliarsi di un approccio o sguardo occidentale a qualsiasi forma artistica che viene dall’Africa—in questo caso. Sicuramente ci sono similitudini, ma anche tante diversità, quindi il gioco che ci farà vincere tutt* sta nel rilassare il nostro giudizio e senso estetico, e farci attraversare da ciò che presenta codici nuovi o molteplici. Poi possono piacere o non piacere, è legittimo, ma questa è un’altra storia. Liliana Mele e Ilenia Caleo il 5 luglio nello spazio esterno tra il padiglione 9a e il padiglione 9b del Mattatoio parleranno proprio di questo, nell’incontro Archivi dispersi e resistenze. Il teatro etiope prima, durante e dopo l’impero di HailéSelassié. Mele, che è italo-etiope ha sviluppato la sua tesi di laurea magistrale proprio su questo, e invito tutt* le/i lettor* di Detti e Fumetti a partecipare a questo incontro culturalmente arricchente e rilevante.

W:Cosa consiglieresti ad una giovane afro-italiana che ha deciso di intraprendere il duro cammino dell’arte?

J: Le consiglierei di ascoltarsi, di trovare o fare comunità; di connettersi con chi ha intrapreso questo percorso da tempo. Questo le consiglierei.

W:Qual è il tuo sogno nel cassetto?

J: Ne ho tanti, sai? Al momento, parlando di sogni concreti, vorrei avere un nostro spazio fisico dove poter sperimentare, esplorare e discutere. Vorrei che SPAZIO GRIOT diventasse un tempo lungo più strutturato, vorrei che fosse sostenuto e non fosse trattato come un trend o un’anomalia del sistema.

W: bene Johanne ti ringrazio anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti.  

J: Grazie per lo Spazio, Willy. A Presto.

Cari amici, vi ricordo le date di Spazio Griot in essere al Mattatoio padiglione 9b dal 30 luglio al 4 settembre 2022.

Di seguito il link su cui cliccare per avere tutte informazioni

https://www.mattatoioroma.it/mostra/sediments-after-memory

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti- Ssezione teatro  – Articolo del 10-7-2022 ]

INTERVISTA AL REGISTA TEATRALE FRANCESCO LONANO per DETTI E FUMETTI

Cari lettori di DETTI E FUMETTI, amanti del teatro e non, oggi abbiamo avuto il piacere di avere con noi Francesco Lonano, un bravissimo regista teatrale; con lui abbiamo fatto quattro chiacchiere in libertà, spaziando dalla ricerca teatrale alle nuove forme di aggregazione di artisti. Buona lettura.

Fi: Ciao Francesco e benvenuto sul nostro HUB!

Fr. Ciao, ho sentito parlare del vostro “Hub nel Web” delle arti che crea ponti tra la mia, il Teatro, e le altre. Lo trovo un format molto interessante ed una strategia valida per avvicinare il pubblico al teatro, come al fumetto, ecc.. Grazie di avermi invitato.

Fi: Dimmi di piu’ del pubblico, mi interessa:

Fr.: Nel mondo teatrale sono anni che si elencano le tante (troppe) cose che non vanno e ipotetiche soluzioni. Il problema piu’ serio e concreto e’ il distacco tra il pubblico e il teatro.

Noi operatori teatrali, nel nostro piccolo, dovremmo cercare di colmare questo distacco e lavorare costruendo contenuti validi, profondi, moderni ma allo stesso tempo poetici per avvicinare la gente al teatro.

Progetti come il vostro portale, che unisce vari mondi artistici tra di loro, costituendo un ampio raggio di accoglienza al “lettore”, non sono solo utili per generare una nuova cultura giovanile, collante tra le varie esperienze artistiche ma a mio avviso sono vitali per il teatro del futuro.

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Fi; A noi piace raccontare il dietro le quinte, le varie declinazioni dei mestieri del teatro, tanto che a breve uscirà la terza raccolta di questa nostra rubrica, FARE TEATRO. Capisci bene quindi che mi interessa moltissimo sapere come il tuo team si è organizzata per barcamenarsi in questo mondo liquido e le differenze se ce ne sono rispetto alle compagnie teatrali tradizionali.

Fr.: Siamo un collettivo, il collettivo Cenerentola. nasciamo nel 2017 per volere mio, dell’attore Fedele Tullo e del polistrumentista Cesare Secli’.

Cenerentola lavora sulla ricerca artistica senza arrogarsi il concetto di stabilire un linguaggio teatrale univoco e modelli rigidi. a dir la verità non ci piace tracciare confini ma disegnare orizzonti.  E’ un cantiere artistico e ogni singolo artista che lavora per il progetto Cenerentola deve sviluppare la sua creatività non per se stesso ma per la collettività.

Ogni giovane professionista che si lega a noi, mette al centro la sua competenza e conoscenza, acquisite dai suoi studi e dalla sua esperienza.

Non vi è nessuna gerarchia, ma “squadra” che deve portare a conclusione il suo obiettivo nel disegno di un progetto collettivo.

Fi: Quale è il messaggio nei tuoi spettacoli?

Fr.:Il messaggio nasce da come si sviluppa il progetto. In tutti i nostri spettacoli ci siamo cimentati in una esperienza totale che si sviluppa dalle nostre vite e dal nostro vissuto.

Sicuramente vogliamo avvicinare la gente al teatro per riflettere sul presente, progettare il futuro non dimenticandoci del passato.

Siamo ragazzi di strada, veniamo dalla provincia, studiamo tanto ma cerchiamo di non distaccarci dalla realta’.

Fi: il vostro spettatore ideale?

Fr.Il nostro spettatore ideale e’ colui che convinciamo a riservare un giorno a settimana per il teatro rinunciando a netflix o alla champions league.

Fi: Progetti presenti e futuri?

Fr.: Dopo tre anni di pausa forzata a causa della pandemia i membri del collettivo hanno continuato a lavorare singolarmente, – nel mio caso, ho lavorato come aiuto regia per Marco Carniti.

Ho avuto la fortuna e il piacere di aver lavorato su tanti autori da Pasolini a Shakespeare (abbiamo debuttato il 24 giugno con “Falstaff e le allegre comari di Windsor” al Gigi Proietti Globe Theatre). 

Parallelamente come collettivo continuavamo a lavorare a tavolino sul progetto “Salome'”.

Abbiamo deciso di lavorare su questo classico adattando il testo di Oscar Wilde alla novella “Herodias” di Gustave Flaubert.

Il nostro principale obiettivo e’ quello di sviluppare una vera e propria testimonianza che rifletta sulla natura degli eventi e non l’incarnazione dei personaggi stessi.

Partiamo da un evento biblico per far riflettere su quanto sia nociva l’esasperazione al consumismo e arrivismo ovvero il percorso che sta prendendo la nostra società.

Il disegno registico si sviluppa sull’esaltazione della bellezza estetica creando però un contrasto con la cupezza dei tempi e dei valori.

Questo primo step del progetto si e’ sviluppato in un contesto femminile perche’ la regia l’abbiamo curata io e Sabrina Fasanella mentre in scena nel ruolo di Salome’ Katia D’ambrosio e (credo per la prima volta nella storia) nel ruolo di re Erode l’attrice Eleonora Cimafonte.

  

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione TEATRO – Articolo del 9 luglio 2022]