Willy Intervista Mauro Caldera, IL Fondatore di 361Comunicazine PER IL CICLO GIORNALISMO TRA TECNICA E PASSIONE

Cara lettori di Detti e Fumetti per la rubrica GIORNALISMO TRA TECNICA E PASSIONE oggi intervisterò Mauro Caldera, fondatore di 361Comunicazione.

W. Allora Mauro, sei di  origini piemontesi, la tua carriera da  giornalista inizia  come insegnante e autore di libri di creatività per poi passare a quella della comunicazione. Fondi nel 2004 la 361Comunicazione, una società dedicata al mondo degli eventi, della cultura, della musica e dello spettacolo.

Collabori con manager nazionali, segui gli artisti emergenti e i big, curando  la loro comunicazione e la loro promozione.

W. Quando hai realizzato che saresti diventato un giornalista?

Ho sempre avvertito una grande necessità di comunicare con gli altri in modo semplice cose belle, e interessanti. Una comunicazione culturale  alla portata di tutti. Forse la prima esigenza l’ho sentita quando ancora stavo insegnando e da buon creativo quale sono sempre stato, ho aperto ad Asti la prima scuola di giornalismo per bambini; si chiamava “Il Piccolo Giornalista”. Dove educavo, all’ interno di questa struttura, i bambini a raccontare quello che stava loro attorno. Ho capito che quello era il mio ruolo, insegnavo ai bambini, una cosa che poi in realtà avrei voluto fare io

W. Hai affermato “Mi sono ritrovato ufficio stampa mio malgrado!” Ce ne vuoi parlare?

Quando ho iniziato a fare il giornalista per delle testate web e per i settimanali, ho incontrato spesse volte difficoltà a relazionarmi con altri uffici stampa, perché talvolta rendevano difficile il mio lavoro, non mi permettevano con facilità di fare delle belle interviste. Ad un certo punto da giornalista ho cercato di mettermi dalla parte dei miei colleghi, agevolando il loro lavoro e fare in modo che gli artisti che rappresentavo venissero raccontati da più persone possibili. Ho sempre pensato e sostengo che per un l’ufficio stampa sia importante rivolgersi a tutte le testate, dalle più piccole alle più grandi. E’ tutto un percorso professionale, il giornalista che oggi scrive per una piccola testata, se capace, farà una strada che lo porterà ad una testata più grande e ricorderà di quanto io sia stato disponibile nei suoi riguardi, dando  così un buon esempio di ufficio stampa

W. Artisti affermati e giovani emergenti, cosa ti lascia ognuno di loro?

Ognuno di loro mi lascia tanto, specie se riesco ad entrare in sintonia con loro. Io con ciascuno di loro mi calo in forma sartoriale, nel senso che adatto a ciascuno di loro un metodo personalizzato, non ho un modello che applico con tutti. Ognuno di loro mi arricchisce, ognuno di loro mi lascia la sua storia, mi lascia ogni volta una esperienza diversa. Mi auguro sempre che l’arricchimento sia reciproco. Anche perché cerco di strutturare con loro un cammino, un percorso che in un certo senso è un po’ didattico, insegnando loro che la disponibilità che danno alla stampa e alla gente, è direttamente proporzionale al  loro successo.  

W. Seguirli passo, passo nella loro carriera artistica, mi riferisco, in special modo ai più giovani, te li fa sentire un po’ “figli” tuoi?

No, non li sento figli miei ma li sento compagni di viaggio. Nel senso che gli trasferisco la mia esperienza per migliorare il loro percorso artistico e loro trasferiscono a me la loro voglia di comunicare. E’ un incontrarsi a metà strada, è un condividere giornalmente i miei consigli e le loro esigenze. Scegliamo assieme questo percorso non glielo impongo io, di conseguenza è un percorso che viviamo insieme e che loro non subiscono in alcun modo

W. Quando un esordiente vince un festival che sensazioni provi?

Una grande felicità, perché la vittoria è il premio della perseveranza e del grande impegno che hanno messo, della grande passione, della grande umiltà, della grande voglia di imparare giorno per giorno. Quindi per me è una festa e in un certo senso sono doppiamente felice, perché penso  di essere riuscito anche nell’intento di far  passare ai media e alla gente il pensiero di questi artisti che per me sono persone uniche, il mio ruolo è stato farli emergere e celebrare la loro unicità

W. Cosa consiglieresti a dei giovani artisti che vogliono entrare nel mondo dello spettacolo  o dell’intrattenimento?

Di studiare, di fare tanta gavetta, di fare tanta esperienza; di non pensare che i social facciano tutto. Un percorso artistico si costruisce quando si hanno le idee chiare e quando si sa quale strade percorrere. Un percorso artistico non si fa mai da soli ma si fa con delle persone attorno che insieme all’artista credono alla sua missione. La goccia dopo goccia è assolutamente la formula magica, nel senso che passo dopo passo si va lontano, i balzi non aiutano nessuno. Le visualizzazioni, le sponsorizzazioni tutti questi grandi successi acquisiti in poco tempo non portano da nessuna parte, se poi non c’è nulla da raccontare. Consiglio ai giovani di ricercare una propria originalità e di far emergere la loro vera identità e di pensare anche con il punto di vista del pubblico “Cosa voglio portare loro? Quale è il  messaggio che voglio portare e che il mio pubblico deve riconoscermi?” Un ultima cosa: consiglio di non comportarsi da vip ma di essere sempre grati e umili al pubblico che è  l’unico che permette a questi artisti di calcare il palco, di andare in televisione e magari un giorno di avere successo e di essere riconosciuti   

W. Quale è il tuo sogno nel cassetto?

A dire il vero il mio sogno del cassetto potrebbe essere proprio quello che sto vivendo adesso. Forse non ce l’ho e se dovessi avere un sogno nel cassetto sognerei di avere attorno a me tante persone appassionate come sono io, per fare grandi progetti e per cercare di fare sempre la differenza ma non in contrasto con i miei colleghi  che stimo e che sono sempre in sintonia e in contatto. Ma creare la differenza significa essere indentificato per un mio stile, quello che io definisco sempre, un stile sartoriale, a volte meno digitale e più analogico. Nel senso che io sono un po’ come le formichine, che adora mettere da parte poco per volta ma costantemente, piuttosto che fare i botti grandi e ritrovarmi dopo con un vuoto davanti a me

W. Bene, caro Mauro, grazie anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti per questa interessante chiacchierata

Sono io che ringrazio voi, per l’opportunità che mi avete offerto. Io tendenzialmente non amo molto espormi, preferisco lavorare dietro le quinte ma a volte penso che sia importante comunicare il pensiero, le idee, le intenzioni per incontrare sempre più gente che la pensi come la penso io

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione Spettacolo e Teatro- articolo del 21 maggio 21]

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