INTERVISTA A Giorgio de Finis-direttore del Museo delle Periferie a Tor Bella Monaca-IL RESOCONTO SU IPER EDIZIONE 2021.

Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi abbiamo intervistato GIORGIO DE FINIS, il direttore del MUSEO DELLE PERIFERIE A TOR BELLA MONACA e con lui abbiamo tirato le somme della manifestazione appena terminata IPER, EDIZIONE 2021.

Prima di farci quattro chiacchiere con Giorgio ecco a voi una breve presentazione

W. Nato nel 1966, sei antropologo, giornalista, filmmaker e fotografo, artista, oltre che autore di libri e contributi scientifici. Tra il 2011 e il 2012 inventi il MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia, un museo abitato nello spazio occupato di via Prenestina 913. Dal 2018, per due anni, dirigi il Museo di arte contemporanea di Roma con il progetto sperimentale MACRO Asilo. Conclusasi questa esperienza, se ne apre un’altra, dirigere  il Museo delle Periferie inaugurato meno di un anno fa a Tor Bella Monaca.

W: L’esperienza del Macro Asilo cosa ti ha lasciato?

GdF: Il MACRO Asilo è stato un progetto unico nel suo genere. Mi ha lasciato la convinzione che un altro modo di vivere la città (e il museo) sia possibile, e che una città libera, collaborativa, plurale, aperta, autogestita e pubblica non è affatto una utopia o peggio una follia, come qualcuno erroneamente crede o vorrebbe farci credere. Rimane anche un po’ l’amaro che questa straordinaria esperienza sia stata interrotta bruscamente. Ma io credo di essere costretto ad abitare temporaneamente delle crepe…

W: Perché scegliere la periferia?

GdF: Il mio biglietto da visita per la direzione del MACRO è stato un progetto realizzato in periferia, nel quadrante di Roma Est. Mi sento di dire che Roma è la più interessante città europea, in ragione delle contraddizioni e dei conflitti che la attraversano che sono le contraddizioni e i conflitti delle grandi metropoli non occidentali… a Roma sono arrivati, prima che altrove, i “problemi” che dovranno affrontare tutte le capitali se non si inverte la rotta imposta da una globalizzazione che crea sempre più disparità, rottamando chi rimane ai margini di quella che Verga avrebbe definito la fiumana del progresso.

PH CREDIT: il dito puntato al cielo è di Fabio Moscatelli

W: I tuoi studi di antropologia ti hanno aiutato in questa scelta?

GdF: L’antropologia si occupa degli umani e oggi gli umani sono per il 50% + 1 urbani.

W: Dal 21 al 23 maggio Nel Teatro di Tor Bella Monaca si è svolto il primo Festival delle Periferie che ha coinvolto con spettacoli e dibattiti non solo le periferie romane ma anche quelle europee. Come è andata?

GdF: Al di sopra delle nostre più rosee aspettative. In tre giorni la periferia l’abbiamo messa al centro, come vuole l’acronimo scelto per questo museo, il Rif, che è proprio il centro della parola periferia.

W: Ora questa nuova sfida del Museo delle Periferie, ce ne vuoi parlare?

GdF: Un museo delle periferie sembra un ossimoro… cosa c’è da valorizzare in luoghi che per definizione sono brutti, grigi, tristi, dei dormitori o delle piazze dello spaccio? Va da sé che la nostra idea di periferia sia diversa da quella stereotipata e stigmatizzante dei media.

W: Cosa consiglieresti a dei giovani artisti nati e cresciuti in periferia?

GdF: Di non rincorrere i diversi centri (anche paradigmatici) del sistema dell’arte, troppo affollati e stereotipati… L’arte deve confrontarsi con i luoghi che hanno maggiormente la capacità di trasformarsi. Bisogna attingere idee ed energia dove le cose accadono.

W: Il tuo sogno nel cassetto?

GdF: Una città che sia davvero di tutti e un mondo dove gli umani imparino ad essere un po’ più periferia, rispettando le altre forme di vita che abitano il Pianeta. La rivoluzione copernicana non si è ancora realizzata.

W: Bene Giorgio, ti ringrazio anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti per questa interessante chiacchierata

[Dario Santarsiero-alias Willy per DETTI E FUMETTI -sezione Teatro – articolo del 3 giugno 2021]

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