DARIO SANTARSIERO ALIAS WILLY INTERVISTA ELEONORA CIMAFONTE

Cari lettori di Detti e Fumetti, sempre nell’ambito del filone attoriale, oggi intervisterò Eleonora Cimafonte.

Ritratto di Eleonora -Filippo Novelli

W. innanzitutto ti presento; sei  nata in un paesino della provincia romana il 16 dicembre del 1995.

A diciannove anni senza nessuna esperienza recitativa precedente, vieni ammessa all’accademia di recitazione Fondamenta di Roma, qui hai modo di studiare e lavorare con attori e registi come Graziano Piazza, Giampiero Rappa, Sergio Basile. Subito dopo il diploma iniziano i primi lavori e soddisfazioni a livello professionale; tra i primi c’è il terzo posto come giovane attrice emergente al festival teatrale “Echi nel bosco” con il monologo di Elettra tratto dall’Oreste di Vittorio Alfieri; da lì hai collaborato con varie compagnie teatrali, tra cui Chiara Guidi e partecipato a vari spettacoli della scena principalmente romana. Sei passata a lavori più contemporanei, cercando sempre di lavorare con registri e personaggi completamente diversi tra loro. Da poco sono arrivati anche i primi lavori nell’ambito dell’audiovisivo, tra cui vari cortometraggi e la serie disponibile su Prime Video “Primordio” con la regia di Gaetano Pasella, di cui avremo presto grandi novità.

W. Perché hai voluto fare l’attrice?

Perché è stata la coincidenza più bella della mia vita. Al liceo ero una ragazzina molto timida, che provava sempre un velato senso di inadeguatezza nei confronti di ciò che la circondava. Alla domanda “cosa farete dopo?” tutti i miei compagni rispondevano in maniera decisa; invece, io a quella domanda che ci facevano innumerevoli volte, non sapevo mai cosa rispondere. Credo che questo sentirmi “persa” mi abbia portato a scavare a fondo su ciò che volevo realmente fare. Pensai che sarebbe stato bello provare a trasmettere agli altri anche solo la metà di ciò che provavo io nei personaggi degli innumerevoli film che guardavo ogni giorno; essere parte di qualcosa che a me per prima faceva stare bene. Ho deciso così di fare il provino in accademia; sono stata ammessa e da lì la mia vita è cambiata; mi sono innamorata follemente di questo mestiere, che mi ha dato la risposta che tanto cercavo.

W. Che cosa è per te l’applauso?

E’ un qualcosa che onestamente mi imbarazza un po’ proprio per il forte valore che gli attribuisco. A ogni battito è come se qualcuno ti stesse dicendo “sono stato qui con te tutto il tempo” ti fa sentire infinitamente grato.

W. Dal punto di vista professionale, cosa ti insegna un fallimento?

Non è un qualcosa che mi destabilizza, tutt’altro, mi spaventerebbe molto di più l’idea di non poter fare meglio di così. La meraviglia di questo mestiere è che ha mille possibilità. Parliamo di rappresentare delle persone, che sono la cosa più complessa che esista, c’è sempre qualcosa che avresti potuto fare meglio, qualcosa sui cui avresti potuto lavorare di più e soprattutto qualcosa che puoi non aver colto della persona che stai provando a raccontare. È stimolante, un po’ come quando credi di conoscere una persona, c’è sempre qualcosa che non sai e che forse non saprai mai, l’unica cosa che puoi fare, nella maniera più umile e rispettosa possibile, è cercare di avvicinartici un po’ di più. 

W. L’attore ha delle responsabilità nei confronti della società?

Quello che amo di più di questo mestiere è la libertà. Che sia in teatro o in un prodotto audiovisivo di avere la possibilità, in base alle storie che si raccontano, di poter parlare alle persone.  A quello che si sta facendo si può dare un peso e valore sociale e politico, ad esempio, un qualcosa a cui magari ripensi e ti confronti con chi ti sta accanto una volta finito, ma allo stesso tempo si può semplicemente raccontare a qualcuno una storia. Una storia che ti distacca per un’oretta dalla realtà, che magari non ha niente a che vedere con il tuo quotidiano, che ti fa immergere completamente in quello che stai guardando, che ti da un po’ di respiro e di sollievo dalla vita di tutti i giorni. Sapere di poter contribuire, anche in parte ovviamente piccolissima a questo, è davvero tantissimo.

W. Davanti al bivio tra cinema e teatro cosa sceglieresti e perché?

Il teatro, senza nessun dubbio. Amo follemente il cinema, è qualcosa che fa da sempre parte del mio quotidiano, quando ho iniziato avevo una conoscenza blanda del teatro, senza il cinema probabilmente ora non sarei qui ma è un qualcosa che amo vivere più da spettatrice, nonostante i lavori intesi che ho svolto in questo periodo. Con il teatro è tutto l’opposto però, amo il grande lavoro che c’è dietro, le prove, la dedizione, l’importanza a cose apparentemente piccole che lì sopra diventano grandi, l’empatia, l’energia e la sincerità che pretende fino alla fine. Credo che non potrò mai fare a meno di tutto questo, è come un primo amore per me.

W. Ti trovi piu’ a tuo agio con una regista o con un regista?

E’ completamente indifferente, ciò che da merito o demerito ad una persona nell’ambito lavorativo è solo collegato al tipo di essere umano che si ha difronte. Amo farmi guidare da un o una regista che abbia rispetto e serietà per te e per quello che si sta facendo insieme; sono stata molto fortunata finora.

W. Il tuo sogno nel cassetto?

Banalmente continuare così, sono agli inizi e avere la possibilità di fare questo mestiere anche in futuro è il sogno più grande che posso concedermi, non è assolutamente una cosa scontata, tutt’ora sono una privilegiata.

W. Bene Eleonora, grazie anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti

per questa bella chiacchierata

[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI -sezione Teatro- articolo del 1 Febbraio 2022]

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