PASOLINI: UN’ESPLORAZIONE ONIRICA.TRA.PITTURA, DANZA E LA CITTA’ ETERNA. Willy intervista Conciatori

Care Lettrici e Lettori di Detti Fumetti oggi incontriamo nuovamente il nostro amico regista e videoartista Mauro Conciatori potete trovare l’intervista su “Quando la Voce chiede Tempo”, la raccolta delle interviste curata da me e disegnata da Filippo Novelli  e n vendita su Amazon.

Prima pero’ vi introduciamo il nuovo lavoro di Mauro.

Oltre la cronaca, oltre l’impegno politico più urlato e oltre la superficie delle opere più celebri, esiste un Pier Paolo Pasolini segreto, fatto di ombre, riflessi e movimenti sospesi. Il  progetto artistico di Mauro Conciatori si propone oggi di rintracciarne l’essenza più profonda, scegliendo una via non convenzionale: quella del sogno e della poesia visiva. Attraverso un dialogo interdisciplinare che unisce la pittura di Giovanni Cerri, il linguaggio della danza e il paesaggio urbano di Roma, l’iniziativa invita lo spettatore a un viaggio introspettivo nella psiche del poeta friulano. Al centro di questa rilettura si collocano le tele di Giovanni Cerri. Le opere pittoriche diventano scenografie dell’anima, dove il volto del poeta o gli scorci della città non sono semplici ritratti, ma frammenti di un discorso interrotto. Se la pittura fissa l’istante, la danza restituisce a Pasolini la sua fisicità prorompente. La figura del poeta viene esplorata nella sua dimensione dinamica. La danza diventa qui metafora della lotta, del desiderio e della vulnerabilità. Il terzo pilastro di questo progetto è Roma. Non la Roma monumentale dei turisti, ma quella che Pasolini ha amato e inventato nei suoi romanzi e film: la Roma delle borgate, delle rive del Tevere, delle notti infinite. La città viene riletta come un organismo vivente che ha assorbito lo sguardo del poeta. Le strade diventano quinte teatrali dove il passato di Pasolini si fonde con il presente, in un continuo rimando tra realtà e visione onirica. Roma non è un semplice scenario, ma il catalizzatore di un’emozione che permette di scoprire un Pasolini inedito, lontano dai cliché. Con questo progetto Mauro non vuole celebrare il Pasolini monumento, ma il Pasolini spirito. Attraverso l’approccio onirico e poetico, l’integrazione delle diverse arti permette di toccare corde che la sola analisi critica spesso ignora. 

Nel gennaio 2026, l’opera è stata presentata a Roma e sono in programma ulteriori presentazioni a Milano per l’inizio di marzo 2026.

W. Perché un progetto su Pier Paolo Pasolini?

M. Sono diverse le motivazioni che mi hanno spinto a omaggiare il grande intellettuale friulano. In primis il desiderio di mostrare un Pasolini diverso da come viene raccontato. Molti film e documentari sono stati omaggi all’intellettuale friulano ma quasi tutti affrontano Pasolini dalla morte, dai misteri della sua morte, dal perché sia stato ucciso. Incidente o morte di Stato? Rispetto queste scelte ma spesso si è perso di vista Pasolini uomo. Pasolini e la sua poesia. Ecco ho voluto raccontare Pasolini da un punto di vista squisitamente artistico attraverso le sue poesie mettendole a confronto con Saffo, altra artista condannata dalla sua fama di donna che ama le donne ad essere dipinta come un mostro, non a caso amore saffico viene usato in tono sprezzante. Invece, secondo me, sia Pasolini che Saffo cercavano solo Amore, da cui il titolo che peraltro è l’incipit di una altro passaggio di Pasolini. Quindi non ho inventato nulla di nuovo se non rubare dal maestro. Andando avanti nella ricerca ho colto molti punti in comune con altri poeti che direttamente o indirettamente sono connessi a Pasolini. Quindi se da una parte Dario Bellezza, Alda Merini erano amici di lui, altri come Cristina Campo, Ana Cesar, e Arsenij Tarkovskij rappresentano uno spirito affine nel modo di affrontare non solo la poesia ma la vita stessa. A questo proposito Ana Cesar rappresenta il suo alter ego sudamericano che corrosa dal male interiore si diede la morte in giovanissima età. Non fu così per Pasolini in maniera diretta ma Pier Paolo cercava la morte in ogni istante della sua vita. In qualche modo a cominciare dalla morte del fratello ucciso nell’eccidio di Porzus.

Altri input mi sono arrivati dalla mia esperienza diretta. Sono nato all’EUR, quartiere romano dove ha vissuto Pasolini fino alla morte. E mi ricordo di quest’uomo bassino ma atletico che spesso faceva colazione nello stesso bar dove andavo con la mia governante. Un uomo che veniva mal tollerato da quel quartiere borghese, rigettato da quei pregiudizi di quegli anni. E questa è la prima volta che il mio vissuto si è incontrato con lui. In seguito ho frequentato brevemente Dario Bellezza, suo discepolo, ma soprattutto Laura Betti con la quale collaborai per una mostra di Pasolini a Parigi sul finire degli anni ’70. Un incontro determinante per me e per il mio vissuto. Quindi Pasolini mi ha sempre accompagnato nel percorso della mia vita. Una figura presente nella sua assenza. 

Per ultimo, credo, che di Pasolini non se non sia parlato a sufficienza, molti giovani lo conoscono poco, se non -e sempre- per la sua morte drammatica, perdendo di vista la caratura straordinaria di questo monumento sempre attuale della cultura italiana.  Un progetto questo di Pier Paolo Pasolini che vorrei approfondire ancora di più. Qui, per questioni di spazio e visibilità, non sono riuscito a raccontare il Pasolini pittore (anche se Giovanni Cerri in parte ha restituito qualcosa della sua arte) e soprattutto il Pasolini paroliere per canzoni. Insomma un uomo che è stato un vero artista a 360° e che merita di essere messo sul gradino più alto della gloria. Un uomo scomodo.

W. Qual è l’approccio artistico?

M. Ho cercato di raccontare Pasolini attraverso la commistione di linguaggi. Tra film classico e documentario, tra arte e musiche, a tal proposito vorrei ricordare il contributo di Federico Mullner che ha interpretato benissimo il mood dell’opera, e quello delle maschere create da Zoe Perfetti, esprimono perfettamente l’aria di tragedia greca. Tra interpretazioni attoriali puntuali iconiche e testimonianze di chi lo ha conosciuto come Renzo Paris, o analisi sul rapporto con la madre e l’elemento donna con la psicanalista Flavia Salierno, o il rapporto con Dario Bellezza che vedeva Pasolini come il suo nume e unico uomo degno del suo rispetto amorevole. Una visione onirica, come hai osservato te, dove la città, i luoghi vissuti da Pasolini diventano rivoli della sua anima, dove le donne che attraversano quei luoghi sono le sue mille sensazioni d’amore e di frustrazione di una città che lo ha accolto e respinto. Dove l’elemento umano è parte del paesaggio urbano. Dove ogni respiro è anelito di vita delle passioni di Pasolini. Dove il degrado urbano è quello che si respirava una volta ma che a distanza di 50 anni è cambiato solo in superficie ma in fondo rimane lo stesso degli anni ’70: “tutto cambia per non cambiare”. E questo è uno degli altri punti che mi interessava: l’immutabilità che il tempo non intacca. Questo ho tentato di renderlo attraverso le finte riprese in super8. In queste parte di montaggio è stato divertente cercare di trovare le giuste combinazioni per renderle più reali possibili. Piccoli artifizi e vantaggi dei nuovi mezzi. 

W. Includere le opere pittoriche dell’artista milanese Giovanni Cerri cosa ha dato al docufilm?

M. Moltissimo. Con lui ci siamo concentrati a ricreare ritratti di Pasolini ed evocazioni dei suoi film, in particolare quelli delle borgate e quelli dalle commedie greche. Un tratto, quello di Giovanni, che, pur facendo parte del suo bagaglio artistico, rispecchia quell’impatto della decadenza della città e dell’umanità. Un’artista che si è messo al servizio del racconto con grande umiltà e grande coraggio. Un impatto visivo che ben si fonde con il girato live, infatti uso molto dissolvenze e sovrapposizioni per creare un’immagine composita facendo tesoro del lavoro dei grandi registi e autori del passato. In qualche modo l’opera di Giovanni echeggia quella di Mimmo Rotella con i suoi paesaggi urbani composti da manifesti da film. Giovanni opera in sottrazione come me d’altronde, tutto il film è in sottrazione.

W. Nel docufilm, le poesie di Pasolini e l’arte, rafforzano il suo legame profondo con la città di Roma; perché questa scelta? 

M. Credo che le poesie di Pasolini su Roma siano ciò di più sincero e viscerale mai scritto sulla capitale. Uno sguardo disincantato su una città che accoglie e respinge, che seduce e abbandona, che ammalia e allontana. Una città in apparenza “aperta” ma profondamente chiusa. Una città implosa allora e oggi ancor di più. La Roma di Pasolini non è solo quella delle borgate, come nei suoi film, ma è quella della borghesia, quella dell’EUR, quella di Monteverde Vecchio, quella di piazza del Popolo, quella del centro storico. Le periferie e i campetti di calcio vengono dopo in quell’immaginario collettivo nel quel è stato relegato da sempre. Lui era un uomo che addentava la vita, la prendeva a morsi, e Roma è come lui, ti addenta e non ti lascia più. Quella di Fellini è soltanto un sogno, quella di Pasolini è tutta interna.

W. Qual è l’obbiettivo del progetto?

M. difficile da capire. L’intento è quello di rendere omaggio e cercare di far arrivare a tutti la grandezza di un poeta, come accennato, più ricordato per i suoi scandali, per la sua morte, per il suo cinema al limite del blasfemo, per il suo impegno politico come reietto del partito comunista che come immenso artista a tutto tondo. Lui è stato uno dei pochi a capire vizi e virtù di un’Italia che stava cercando di tornare alla vita. Quella vita che lui amava e odiava allo stesso tempo. Un uomo al di fuori del tempo e al di sopra del tempo. Un uomo, e non un personaggio, divisivo e seducente. Ecco vorrei sedurre più spettatori possibili per far conoscere i lati intimi di Pasolini artista.

W. Bene caro Mauro, grazie anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detto E fumetti, per questa interessante chiacchierata

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti  sezione Cinema ,articolo del 14-02-2026]]

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