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RAI COM e ORFANI

RAI COM recentemente (il 26 settembre 2014) ha annunciato  una serie televisiva, tratta dal fumetto ORFANI(*), in formato motion comic con regia di Armando Traverso  che  partirà da dicembre 2014.  Sarà divisa in  10 episodi da 30 minuti sul canale televisivo Rai 4 .

Dopo l’ exploit di Fumettology (che sta facendo conoscere i miti del fumetto italiano) il servizio pubblico rilancia cercando di ripercorrere il sentiero di successo che fu quarant’anni fa di Super Gulp – i fumetti in TV (**); noi scommettiamo che sarà un successo e non sarà l’ultima iniziativa che RAI prenderà con Bonelli.

 

 

(*) Orfani è una serie a fumetti creata da Roberto Recchioni ed Emiliano Mammucari, pubblicata in Italia dalla Sergio Bonelli Editore in albi mensili a colori, a partire dal 16 ottobre 2013. Di genere fantascientifico, narra di una guerra fra il genere umano e una razza di aggressivi extraterrestri, e dei soldati d’élite chiamati a combatterla: un gruppo di ragazzi duramente addestrati per divenire la letale squadra di combattenti nota come “Orfani”.

Sono previste tre stagioni di 12 albi ciascuna, ma la serie potrebbe continuare oltre il n. 36. Si tratta della prima miniserie a fumetti interamente a colori della casa editrice. [fonte Wikipedia]

(**) SuperGulp! Fumetti in TV è un programma televisivo dedicato al mondo dei fumetti trasmesso sul Secondo Canale della RAI e creato da Guido De Maria e Giancarlo Governi, con le musiche di Franco Godi (autore di tutte le più note sigle della trasmissione, tra cui Supergulp, Giumbolo e molte altre).

A Supergulp! collaborarono alcuni grandi nomi del fumetto e del cartone animato italiano, tra cui Bonvi, Bruno Bozzetto, Hugo Pratt, Silver, Sergio Bonelli e tanti altri. Dal 1977 vennero inclusi nella trasmissione i cartoni animati dei supereroi della Marvel Comics prodotti da Hanna-Barbera.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fumetto – articolo del 5 ottobre 2014; illustrazione di Orfani di Filippo Novelli]

 

LINDA, LA SPONGE CAKE E IL MONDO DELLA PASTA DI ZUCCHERO

Carissimi oggi prepariamo la famosa SPONGE CAKE (letteralmente la torta spugnosa) tipica della tradizione americana che, nonostante il nome, è davvero squisita. Entreremo nel fantastico mondo della  PASTA DI ZUCCHERO.

linda sponge cake

 

Bene iniziamo dividendo gli ingredienti in due gruppi:

1) la base della torta

2) la ganache (cioè la facitura della torta)

Ingredienti per la base (per una teglia da 24 cm).
-240 gr di zucchero
-230 gr di burro
-4 tuorli
-4 albumi
-280 gr di farina 00
-240 ml di latte intero
-1 bustina lievito per dolci
-1 fialetta aroma di vaniglia
-3 gr di sale

Ingredienti per la ganache al cioccolato fondente (per la farcitura o  una teglia da 24 cm).

-250 gr panna
-250 gr cioccolato fondente
-20 gr burro

Preparazione della base

setaccio

Setacciare la farina e il lievito.

montare zucchero e burro

In una terrina a parte montare lo zucchero ed il burro ammorbidito fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere uno alla volta i tuorli.

Incorporare la farina un cucchiaio alla volta e in due riprese aggiungere il latte

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e per ultimo la vaniglia. Montare gli albumi a neve ed incorporarli all’impasto dal basso verso l’alto.

montare gli albumi

inserire l’impasto nella teglia  ed infornare a 160° per 25-30 minuti.

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Preparazione della Ganache al cioccolato fondente per la farcia

burro e panna in casseruola

Mettere il burro e la panna in una casseruola e portare quasi a bollore.

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A fuoco spento aggiungere il cioccolato ridotto a scaglie e mescolare con una frusta fino ad ottenere un composto liscio e senza grumi.

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Lasciare freddare in frigo.

Dopo un’ora tirare fuori la ganache dal frigo e montare con le fruste.

La ganache diventa spumosa e puo’ essere usata  farcire la torta.

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Tagliare la base  e inserire la facitura.

Ed ora iniza la fase divertente: la decorazione con la pasta di zucchero.

panna sopra base

Ricoprire la base farcita con la panna

pasta di zucchero

Stendere la pasta di zucchero e coprire la base.

Per la decorazione ho pensato ad una torta infiocchettata con un nastro marrone e lillà con dei pois e roselline lilla.sponge 8

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Ciao da Linda, alla prossima torta!

[Emanuela Ambrogi per DETTI E FUMETTI – Sezione cucina – Cake design -articolo del 5 ottobre 2014]

CLO’ E LA BIENNALE DI ARCHITETTURA A VENEZIA

clo alla biennale rid 2

Questa volta il mio volo mi ha portato ad un appuntamento a cui non potevo mancare: La Biennale di Architettura a Venezia.

Questa edizione è stata curata da Rem Koolhaas, sviluppando un progetto che ne valorizza appieno tutte le potenzialità. L’intera mostra ha diviso gli argomenti di esposizione in maniera da rendere un insieme dettagliato ed esaustivo dell’architettura al giorno d’oggi: Fundamentals, accorpa 66 paesi di cui 10 espongono per la prima volta (Costa d’Avorio, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Kenya, Marocco, Mozambico, Nuova Zelanda e Turchia)

Rem Koolhaas descrive Fundamentals una mostra costituita da tre componenti principali:

  • Absorbing Modernity: 1914-2014 / Partecipazioni Nazionali

Per la prima volta, i padiglioni nazionali sono invitati a sviluppare un unico tema:

65 paesi – ai Giardini, in Arsenale e in altri luoghi della città – indagheranno i momenti decisivi di un percorso secolare di modernizzazione. Tutte insieme, le partecipazioni svelano la capacità di culture materiali e ambienti politici diversi di trasformare una modernità generica in una specifica. I Paesi dimostrano, ciascuno a suo modo, una frantumazione radicale delle modernità in un secolo dove il processo di appiattimento globale sembrava rappresentare la narrazione dominante.

  • Monditalia / Arsenale

Anche qui per la prima volta, gli altri Festival della Biennale di Venezia – Danza, Musica, Teatro, Cinema – collaborano con la Mostra di Architettura:

in un momento di trasformazione politica cruciale, abbiamo scelto di guardare all’Italia come a un paese “fondamentale”, unico nel suo genere ma anche emblematico di una situazione globale nella quale molti paesi si trovano in bilico fra il caos e la piena realizzazione del loro potenziale. L’Arsenale rappresenta una scansione dell’Italia costituita da 82 film, 41 progetti di ricerca e la fusione dell’architettura con i settori Danza, Musica, Teatro e Cinema della Biennale. Ogni progetto di ricerca in Monditalia rappresenta delle condizioni uniche e specifiche ma tutti insieme costituiscono un ritratto complessivo del paese ospitante.

  • Elements of Architecture / Padiglione Centrale

Questa mostra è il risultato di una ricerca durata due anni presso la Harvard Graduate School of Design e della collaborazione con esperti provenienti dall’industria e dal mondo accademico.

Elements of Architecture sottopone a una analisi al microscopio gli elementi fondamentali dei nostri edifici, utilizzati da ogni architetto, in ogni tempo e in ogni luogo: pavimenti, pareti, soffitti, tetti, porte, finestre, facciate, balconi, corridoi, camini, servizi, scale, scale mobili, ascensori, rampe… Per la mostra sono stati selezionati i passaggi più significativi, sorprendenti e sconosciuti di un nuovo libro, Elements of Architecture, che ripercorre la storia globale di ogni elemento.

 

Molto c’è da vedere e commentare in questo affascinante evento, purtroppo apprezzato più dal pubblico degli addetti ai lavori che all’interesse generale; passeggiando dall’Arsenale ai Giardini si intrecciano esempi antichi, passati, presenti, futuri.

Il padiglione Italia è intitolato INNESTI / GRAFTING , ma soprattutto la chiave di lettura che Cino Zucchi – nominato dal Ministero curatore del Padiglione Italia per la Biennale Architettura 2014 – ha scelto per sviluppare la direzione suggerita da Rem Koolhaas ai padiglioni nazionali, Absorbing Modernity 1914/2014. Un invito ad approfondire i processi che hanno portato all’attuale carattere omogeneo e atopico dell’architettura globale, individuando le resistenze e/o le caratteristiche peculiari che la modernizzazione ha preso nel confronto con le vere o presunte “identità nazionali”. In INNESTI / GRAFTING Cino Zucchi parte dall’assunto che “l’architettura italiana dalla prima guerra mondiale a oggi mostra una ‘modernità anomala’, rappresentata dalla grande capacità di interpretare e incorporare gli stati precedenti attraverso metamorfosi continue. Non adattamenti formali a posteriori del nuovo rispetto all’esistente, ma piuttosto ‘innesti’ capaci di trasfigurare le condizioni del contesto in una nuova configurazione: un atteggiamento visto un tempo da alcuni come nostalgico o di compromesso, ma oggi ammirato dall’Europa e dal mondo come il contributo più originale della cultura progettuale italiana. E’ quindi un racconto della nostra migliore architettura da un punto di vista inedito: opere antiche, recenti e contemporanee sono scelte con gli occhi di un botanico piuttosto che con quelli di uno storico, e rilette secondo modalità originali per svelare la loro capacità di unire indissolubilmente interpretazione e innovazione, materia esistente e forma futura. La mostra propone una serie di collage di architettura, con la suggestiva rappresentazione di un grande paesaggio contemporaneo costituito da immagini di progetti recenti dove architetti di varie generazioni si sono confrontati con contesti impegnativi. Una serie di “cartoline” autografe di architetti stranieri daranno un’interpretazione sintetica della particolare condizione italiana vista da diversi angoli del mondo. Ad aprire e chiudere la mostra due segni, due “innesti” fisici nel contesto dell’Arsenale firmati dallo stesso Cino Zucchi: il grande portale arcuato dell’ingresso adiacente le Gaggiandre e una grande panca-scultura che si snoda tra gli alberi nel Giardino delle Vergini. In occasione della presentazione della mostra, il Padiglione Italia lancia un invito pubblico teso a raccogliere una serie di video capaci di interpretare i luoghi della vita collettiva in Italia realizzati da studenti, persone comuni, videomaker. Una selezione di questi video andrà a costituire l’opera corale “Paesaggi Abitati” a cura di Studio Azzurro, volta a indagare come l’uomo interagisce con le trasformazioni dettate dall’architettura e come a sua volta le adatti ai suoi bisogni quotidiani.

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Tra gli altri padiglioni quello di Taiwan, curato dall’architetto Jimenez Lai con il suo studio Bureau Spectacular, ha allestito un palazzo veneziano con nove strutture colorate che rappresentano diverse funzioni domestiche, tra cui House for Pleasure e House of Shit.

Come evento collaterale della Biennale, Township of Domestic Parts: Made in Taiwan è una mostra che esplora le componenti fondamentali della casa moderna taiwanese e di come queste sono state plasmate da modelli nazionali e attività sociali.

Il padiglione inglese che, con la tematica di “Utopia of Ruins” cerca di illustrare la capacità di pianificare la ricostruzione sopra alla rovine. Chiaro dilemma europeo di risurrezione architettonica dopo i grandi conflitti avvenuti del secolo scorso. All’interno oltre che ritrovare oggetti dall’appeal anni 80, come un walkman Sony di adolescenziale memoria, vi sono delle fotografie di Kevin Cummins dei Joy Division

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Da non dimenticare che ai Giardini, in zona privilegiata è stata piazzata DOM-INO, ONE-To-ONE, progetto di ricostruzione della AA School of Architecture of London , che ha deciso di riportare alla luce i disegni di Le Corbusier del 1914, quando il grande architetto decide di affrontare in maniera ragionata il dilagante problema della scarsità di abitazioni prima della Grande Guerra. A 100 anni di distanza Dom-ino rappresenta ancora uno dei modelli più iconici e moderni nella progettazione del XX secolo.

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Per sapere di più:

http://www.giovannicecchinato.it/blog/foto-architettura-apertura-biennale-architettura-2014-venezia/

http://www.labiennale.org/it/architettura/news/10-03.html

http://www.labiennale.org/it/architettura/news/31-03.html

http://www.ddarcart.com/2014/06/Biennale-di-Architettura-di-Venezia-2014-Padiglione-Taiwan-by-Jimenez-Lai-fotografia-iwan-baan.html

http://www.swedenabroad.com/it-IT/Embassies/Roma/Attualita–Eventi/Calendar-it/Architetti-svedesi-al-Biennale-di-Venezia-2014-sys/

Ciao dalla vostra CLO’.

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione architettura – articolo del 23 settembre 2014]

RACCONTI SPARSI – intervista a Dario Santarsiero in occasione dell’uscita del suo nuovo libro

Dario Santarsiero nasce e vive a Roma, fin da bambino affascinato  dai fumetti che il nonno materno leggeva, inizia a scrivere brevi racconti, perfezionandosi con il tempo. Ha pubblicato con la casa editrice Albatrosilfilo “In treno da Monte Mario a Valle Aurelia e viceversa” Ottenendo un discreto successo. Scrive anche per il teatro, le sue commedie sono andate in scena con “la compagnia del Brivido”in diversi teatri di Roma.

In occasione dell’uscita del suo ultimo libro“Racconti sparsi” autoprodotto su Amazon  siamo andati a trovarlo per  intervistarlo e farlo conoscere meglio agli amici di DETTI E FUMETTI, rivista per cui Dario, nelle vesti di  Willy il bradipo, scrive di Teatro.

F. ciao Dario stavolta  da intervistatore diventi intervistato. Fa strano vero?  Sai che ti dico diamoci del lei che fa più’ cool e ci aiuta a calarci nell’atmosfera giusta.
F. Come e quando si è reso conto che le piaceva scrivere, che sarebbe diventato uno scrittore?
D. Devo la mia iniziazione a mio nonno materno, lettore sfegatato di fumetti, che mi ha trasmesso l’amore per la lettura. La scrittura e’ stata la fase successiva.
F.Segue orari/abitudini , ha un luogo/stanza dove preferisce scrivere? in che situazione ama scrivere i suoi libri?
D.Non ho un posto o abitudini precise, scrivo dove posso e quando ne ho la possibilità’,dovendomi dividere tra impegni lavorativi e familiari.
F. Ci sono scrittori disciplinati, metodici, che stilano scalette e rileggono mille volte i loro scritti; e autori che istintivamente buttano giù frasi su frasi fino a comporre un romanzo. Lei cosa fa, Che tipo di scrittore è?
D.  Sono sicuramente della seconda specie! Scrivo una intera pagina senza leggerla se non alla fine. A volte lascio “fermentare” l’intera pagina per un giorno, e poi la rileggo eliminando o aggiungendo a seconda se riesce il “tutto tondo”.
F.per descrivere i suoi personaggi a chi si è riferito qualcuno che esiste nella vita reale? Esistono o sono frutto della sua fantasia?
se sono frutto della sua fantasia, come li costruisce i discorsi ed i comportamenti di qualcuno che non e’ mai esistito?
D.La maggior parte dei personaggi e’pura fantasia, però a volte ne inserisco alcuni veri, che mi hanno colpito sulla metro o per la strada. Immaginandomi le scene i dialoghi arrivano da soli, in un certo senso sono gli stessi personaggi a suggerirmeli.
F.Ci racconti l’emozione del suo primo libro (o racconto o storia) pubblicato…
D.E’ una sensazione profonda intima. In soldoni e’ come vedere crescere il proprio figlio
F.quali scrittori l’hanno influenzato? ci consigli un libro non suo.
D.Non c’e uno in particolare, ma tanti scrittori per lo più stranieri che mi hanno influenzato. Due libri mi sento di consigliare, il primo e’ “Adriano” della scrittrice yosenaure. Il secondo e’ “il profumo”di Patrick Suskind.
F. Che ne pensa di tutti gli aspiranti scrittori che
dicono di leggere poco “per non farsi influenzare” o perché il poco tempo libero che hanno lo impiegano per scrivere. Che peso ha la cultura per lei.
D.La cultura ha un peso rilevante per me, però non mi sento di dare un giudizio su chi legge poco per non farsi influenzare. A mio avviso, il tempo lo trovi anche se leggi tanto.
F.Per lavoro so che è spesso a contatto con opere d’arte e gli piace recarsi al cinema. Quanto tutto questo contamina i suoi scritti?
D.Io adoro il cinema, che in minima parte, influisce nei miei racconti.
F. stiamo andando bene ora pero’ sdrammatizziamo un po’, sai io non intervisto scrittori e quindi ho cercato sul web le domande piu’ indicate. Te le ripropongo, vediamo come rispondi; una faceva così’:”Secondo lei uno scrittore oggi deve usare almeno 45 vocaboli diversi in 2000 battute, con tutto lo spettro della punteggiatura e un’aggettivazione misurata. Altrimenti la lingua muore.
Oppure uno scrittore oggi deve scrivere in modo semplice. Altrimenti muore lui. “Quale delle due secondo lei?
D.Sicuramente la seconda! Scrivere in modo troppo ricercato nasconde al lettore il vero spirito del libro.
F. C’è ne era un’altra: “Uno scrittore oggi deve trovarsi un lavoro che lo mantenga, scrivere il romanzo, beccare un editore, fare le presentazioni, promuoversi su internet, fare amicizia con i critici. E poi trovarsi un altro lavoro che lo mantenga….” Cosa ne pensa, si riesce a vivere di scrittura?
D.Ah, ah…il tortuoso cammino della scrittura. Vivere di scrittura è oggi un privilegio che pochi scrittori possono permettersi. Io non ne faccio parte,  lavorando ho un modo diverso di affrontare questo tortuoso cammino.
F. Lasciamo una porta aperta alla speranza. Affrontiamo l’argomento vendite. Sappiamo che uno scrittore emergente spesso addirittura paga la casa editrice per essere pubblicato. Quello affermato oggi si prendesolo  il 7% sul prezzo di copertina del suo romanzo. Ma allora l’autoproduzione e’ l’unica via rimasta? Tu l’hai intrapresa;in estrema sintesi come si fa?
D.Credo che l’autoproduzione, per chi non ha possibilità o non ha scritto il libro dell’anno, e’ una buona possibilità di farsi conoscere. Io ho scelto Amazon. Con pochi semplici click vieni guidato nell’inserimento del tuo libro, decidi tu il prezzo, Amazon si prende il 30%. Puoi sapere in tempo reale quanto hai guadagnato entrando nel tuo account. Semplice.
F. Concludiamo con il racconto della sua ultima opera e della sua genesi che poi era il vero motivo dell’ intervista.
“Racconti sparsi” è composto da una serie di storie sempre più brevi, che hanno in comune l’animo umano. Il filo inizia a dipanarsi con ”Fughe” dove un uomo scopre se stesso in una stazione di benzina. O con “E” il protagonista ha la forza di tornare nel suo passato e vivere così il presente. Osservare tutto ciò ci circonda, con distacco, ci protegge dalla vita. E’ quello che fa il portiere nel “Quello del terzo piano”. Tutti i personaggi vivono ai margini di una follia latente, che li accompagna nel loro cammino.

“Racconti sparsi”. lo trovi  facendo click  QUI  ed è scaricabile  su piattaforma kindle, Ipad,  Iphone e su dispositivi Android.

[Filippo Novelli per Detti e Fumetti- sezione letteratura articolo del 3 settembre 2014]
[l’illustrazione è disegnata da Filippo Novelli]

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IMITARE LE API – La nuova copertina di DYLAN DOG

Anche noi di Detti e Fumetti vogliamo partecipare alla polemica   sulla ultima copertina di Dylan Dog [n.338] disegnata da Angelo Stano per la testata bonelliana curata da Roberto Recchioni.

 Vogliamo partecipare per dare il nostro piccolo contributo alla causa spezzando una lancia a favore di Stano e Recchioni, noi che della citazione abbiamo fatto la nostra mission [a fine articolo ve la raccontiamo] da ormai quasi 5 anni.

Per farvi comprendere che fare citazioni è bene e che si inserisce in un discorso più alto, consono alla Cultura dei nostri due amici, ci è venuto in aiuto Amedeo Quondam (Professore Ordinario di Letteratura italiana presso l’Università della Sapienza di Roma) con un suo interessante saggio sull’argomento.

La copertina n.338 di Dylan Dog è definibile come una sfida culturale che da smalto all’idea rivoluzionaria portata avanti dal nuovo curatore della testata Bonelli.

 Esagerato mi direte.. ma è proprio così e questa idea è alla base di tutto quello che finora abbiamo pubblicato su questo blog; vi vedo scettici e quindi, per convincervi, mi gioco il Jolly riportandovi qualche passo di Quondam:

 “[…] Non c’è dubbio: l’imitazione è per noi — oggi — una pratica sconveniente, anche brutta (in senso morale), irrimediabilmente segnata in modo tutto negativo. È un radicale e radicato disvalore. Questa istintiva ripulsa dell’imitazione dimostra quanto la nostra cultura contemporanea sia ancora direttamente erede delle grandi parole d’ordine della “rivoluzione” romantica e idealistica, e quanto sia ancora profondamente segnata dalle sue componenti ideologiche liberali e libertarie. Queste remote radici formano — in modo ormai del tutto naturale e scontato — il cuore profondo del nostro sistema comunicativo, nelle sue stesse pratiche quotidiane: per tutto ciò

che attiene alla “creazione” nella comunicazione estetica, infatti, il dato primario ed elementare consiste nell’assioma secondo cui ogni soggetto “creativo” si definisce, essenzialmente, a partire dalla propria irripetibile autonomia e libertà, cioè dal suo diritto irrinunciabile, e non condivisibile, all’identità e alla proprietà

di ciò che produce, in senso anche strettamente giuridico. E infatti il “diritto d’autore” — in senso proprio, in quanto copyright: tutela della “proprietà” estetica e divieto di copia delle opere d’ingegno — è sancito formalmente solo a partire dal primo Ottocento, dalla promulgazione del codice napoleonico.

[…]

Per questo, con l’irrompere dell’età delle “rivoluzioni”, il tempo dell’esperienza comunicativa ha assunto ritmi frenetici, dopo secoli di placido scorrere di un tempo senza tempo: la discontinuità originaria ha prodotto altre fratture, senza sosta, a cascata, in accelerazione progressiva, e sempre più audaci e radicali, oltre ogni limite, oltre la nozione stessa di limite.

[…] Questo elementare paradigma della nostra cultura contemporanea rende estremamente difficile e precaria la comprensione, prima ancora che la descrizione, di un sistema culturale radicalmente diverso: quello del Classicismo di Antico regime, un sistema che ha sempre considerato l’imitazione come il suo stesso principio

produttivo, anzi come l’equivalente generale della sua economia comunicativa: imitazione della Natura e dei Modelli (soprattutto quelli eseguiti dagli Antichi) che virtuosamente l’hanno imitata; un sistema tutto fondato sul principio di autorità e di tradizione, e quindi sulla funzione positiva del loro riuso; un sistema che non si scandalizza, insomma, di costituirsi sul principio di “non originalità” come autentico valore forte e — ripeto — positivamente produttivo: anche nelle sue procedure più radicali di copia e di furto, di quanto a noi oggi sembra configurarsi come reato di “plagio” (purché realizzati, copia furto plagio, con destrezza: per mezzo di un’arte che nasconda l’arte); un sistema, infine, codificato sul primato delle regole, persuaso, anzi, che solo sulla certezza esemplare e stabilmente perenne della norma fosse possibile produrre la forma della poesia e dell’arte.

[…]

…l’imitazione come principio positivo e produttivo, la tradizione come insieme di valori da tramandare, la norma come forma (disciplinate e governate dalle antiche arti della retorica e della poetica), si costruisce e caratterizza compiutamente tutta la lunga durata della comunicazione estetica del Classicismo.

[…]

La riscoperta degli Antichi, la loro “rinascita”, non è qualcosa che riguardi soltanto la straordinaria e gloriosa età delle scoperte, quando con passione ed emozione in polverose biblioteche tornavano a vivere (cioè di nuovo a comunicare) libri da troppo tempo senza più lettori. La riscoperta degli Antichi è il cuore profondo e produttivo dell’economia stessa della comunicazione classicistica, … la riscoperta delle loro reliquie, … i loro modelli per il pronto riuso da parte della nuova cultura umanistica, sono una riscoperta e costruzione, in termini di progetto e di desiderio. Tutto è già stato detto dagli Antichi, i loro sono modelli funzionali al loro riuso, all’imitazione, alla riscrittura, al delle loro figure retoriche, dei loro temi, delle loro immagini.

[…]

La tradizione degli Antichi si costituisce in un formidabile, per estensione ed efficacia, patrimonio da tramandare tramite il suo riuso integrato, tra citazione e prelievo, riscrittura e parodia, imitazione e plagio, sempre sotto il segno di un’intertestualità primaria, funzionalmente segmentata in una gamma articolata e ricchissima di “luoghi comuni” (loci communes), cioè di topoi memorabili.

Occorre comprendere che la comunicazione classicistica si prefigge di imitare, replicare, citare, copiare, plagiare. E’ ricca di regole e vincoli e si attribuisce consapevolmente questo destino di “servitù”, essendone orgogliosa.

 

[…]

Imitare le api («apes debemus imitari …»[Seneca] deve essere il precetto morale da applicare a tutte le forme della comunicazione, cioè di raccogliere i “fiori” di diverse esperienze di lettura (di testi altrui, è ovvio: naturalmente “belli”) per ricomporli in un prodotto nuovo, di grande qualità e soprattutto nostro, in quanto “miele”. Un furto che richiede l’intervento dell’arte, perché il risultato sia positivo e perché non sia riconoscibile il processo (e la fatica) del raccogliere e rielaborare.

 

Il topos delle api implica due corollari: il primo riguarda il rapporto diretto con la natura (imitare è possibile solo seguendo le indicazioni che la natura fornisce); il secondo riguarda i “fıori” da utilizzare per il prelievo. Questo secondo corollario pone, dunque, il problema del canone degli autori: neppure gli Antichi

hanno tutti lo stesso valore di rappresentatività per quanto riguarda norma e forma, cioè non hanno lo stesso grado di valore linguistico e letterario, e debbono, quindi, essere ordinati e disposti in una gerarchia di eccellenza, funzionalmente orientata a regolare e guidare il loro riuso tramite l’imitazione.

[…]

Arte e poesia debbono comunque servire, proporsi e atteggiarsi come uno strumento per conseguire un fine etico o di conoscenza. Una conoscenza che deve “persuadere” cioè è indispensabile per trasmettere la conoscenza coinvolgere le passioni, impiegare dispositivi piacevoli (delectare)..[…]”.

 

 

Per concludere, come promesso ad inizio articolo vi raccontiamo la nostra mission: DETTI E FUMETTI è un blog (con una parentesi anche da free comic press) che si è prefisso di fare da collegamento tra il mondo del fumetto, gli addetti ai lavori e il lettore comune allo scopo di attirare nel suo piccolo un sempre più folto pubblico verso il fumetto, di dare dignità e visibilità alla nona arte. Per farlo abbiamo pensato di alternare il fumetto e gli articoli ad esso dedicati con rubriche di altro genere: teatro, cinema, musica,ecc.

 

DETTI E FUMETTI è nata anche per promuovere un fumetto dedicato alla citazione, agli aforismi degli Antichi e grandi personaggio di cui abbiamo parlato sopra,perché crediamo che un fumetto che promuova la Cultura è una idea che può essere vincente o come direbbe il suo protagonista Osvy: “la cultura ti salva svelandoti il mondo”.

 

Osvy è un porcospino in cui si trasforma un giorno uomo per recitare aforismi; è stato scelto il porcospino perché fu questo l’animale che per primo vene rappresentato in un EX-LIBRIS, l’etichetta, solitamente ornata di figure e motti, che si applica su un libro per indicarne il proprietario. Recitare aforismi, citare e imitare perché l’aforisma è un aiuto che l’uomo offre ad un altro uomo, una guida per evitare l’errore o porvi rimedio, il conforto che l’esperienza può dare a chi deve ancora affrontarla. Osvy è raccontato attraverso il medium letterario del fumetto perché il fumetto sintetizza il mondo reale così come l’aforisma sintetizza un pensiero; se ne deduce che il fumetto, ed in particolare la strip breve, è un aforisma grafico.

Non potevo non farlo. Per cui eccovi la Cover Variant di Pippo Panda, tributo a J.Romita e a tutti gli altri illustri fumettisti.

 

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI- sezione Fumetto – Articolo del 29 agosto 2014]