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I SEGRETI DEL FRITTO E LA RICETTA DELLE OLIVE ALL'ASCOLANA #3

Per il ponte che va dal 25 aprile al primo maggio abbiamo deciso di visitare Ascoli. Da quando hanno aperto il tunnel arrivare ad Ascoli e’ una passeggiata di poco più di mezz’ora se si parte da Norcia.

“Andiamo che c’e’ il festival del fritto!”  mi hanno detto gli amici.

“Ma io ho paura del colesterolo e soprattutto per i miei capelli!” gli  ho detto; poi, quando  mi hanno descritto la fiera ho superato i miei timori e mi sono convinta.

Al festival ci sono i fritti più famosi del mondo: dall’inglese fish and chip, al tempura giapponese, dai dolci messicani ai nostri magnifici fritti italiani. È su questi che mi sono concentrata: ho iniziato dallo gnocco emiliano alla polenta piemontese, fino agli arancini siciliani e al fritto di paranza…e dulcis in fondo non poteva mancare la regina della festa: l’oliva ascolana.

 

La cucina in olio (il tanto temuto e bisfrattato fritto) è ideale per il mantenimento del gusto degli alimenti: si riesce ad ottenere un cibo croccante fuori e morbido dentro; inoltre ha alcuni segreti che sono riuscita a carpire dagli chef che ho intervistato per voi alla fiera; ora ve li svelerò.

Sono essenzialmente sei:

-Il primo segreto è nella scelta dell’olio perche’ ciascun olio ha un “punto di fumo” diverso. Il punto di fumo è la temperatura oltre la quale l’olio brucia divenendo tossico, poichè sprigiona acroleina.

Più alto è il punto di fumo e più tempo ci metterà a consumare il suo residuo acquoso, garantendoci una frittura migliore.

Come ce ne accorgiamo? Quando inizia a mandare cattivo odore e a fare del fumo nero allora vuol dire che l’acqua è finita (è evaporata) e si sta bruciando il grasso.

– l’olio extravergine di oliva ha un punto di fumo a  210°C.

– l’olio di semi (girasole, mais) ha un punto di fumo a 130/135°C.

– l’olio di palma, di soia, di arachide ha un punto di fumo a 190/200°C.

Capite bene che, dal momento che la frittura va fatta ad una temperatura tre i 165° e 185° gradi, l’olio di semi di girasole e di mais non dovete usarlo per friggere.

Inoltre se friggete sotto i 165°C l’alimento si lessa solamente ed assorbe olio.

L’olio di palma e l’olio di soia tuttavia hanno un altro difetto: sono ricchi di acidi grassi polinsaturi quindi devono essere scartati. L’olio d’oliva ha il punto di fumo più alto di tutti ma risulta pesante perchè l’alimento ne assorbe molto.

Si conclude che per friggere occorre usare l’olio di arachide, perchè è ricco di acidi grassi monoinsaturi,  ed ha un punto di fumo alto, inoltre è poco assorbibile dagli alimenti.

– il secondo segreto: il materiale del contenitore e la sua forma. Visto che tutto si gioca sulla temperatura, l’acciaio è quello più adatto perchè la mantiene il calore molto bene. Il contenitore deve essere abbastanza alto; infatti occorre friggere in olio abbondante sia perchè altrimenti il residuo acquoso lo perdete subito (se l’olio è poco), sia perchè  l’alimento assorbe la temperatura e quindi, come detto prima, se si scende sotto i 165°C non si frigge ma si lessa solamente.

Da quanto detto avete scoperto il terzo segreto: friggere pochi alimenti alla volta ed  in molto olio.

-Il quarto segreto: mentre l’acqua sul fuoco non va oltre i 100°C, l’olio continua ad andare su di temperatura, pertanto il quarto segreto consiste nello spegnere i fuochi quando si superano i 185° C.  Spegnete di tanto in tanto il fuoco (riaccendendolo dopo qualche minuto per non fare scendere troppo la temperatura). Per controllare la temperatura  amici munitevi di un termometro da cucina. Costa pochissimo!

Ovviamente vi ricordo di non rabboccare mai con altro olio nuovo (che è freddo e vi scombussola tutta la temperatura).

Il verbo friggere è sempre legato a quello di panare e pastellare: ecco quindi il sesto ed ultimo segreto: la creazione della pastella.

Quando componete la pastella occorre mischiare la farina con l’amido di mais in una proporzione 70/30 o 60/40 a seconda dell’alimento da friggere dal momento che la farina è ricca di umidità e danneggia la qualità della frittura.

Per quel che riguarda la panatura “a secco” dovete invece mescolare la farina o il pangrattato con la semola in una proporzione del 50%.

Alcuni mi hanno chiesto: come faccio ad ottenere un alimento croccantissimo? Tenetelo in frigo  fino a che non lo dovete friggere. Piu’ è freddo più diventerà croccante.

Fidatevi! Se seguirete i miei consigli vi riconciglierete con il mondo della frittura! parola di Linda.

Dopo aver mangiato alla fiera questo trionfo di fritti un digestivo era d’obbligo un bel babà inzuppato nella famosa anice locale. Fatto!

La passeggiata per i monumenti di Ascoli ha chiuso la stupenda gita. Vi lascio alcune foto. Sulla strada di casa, Ascoli ci ha salutato con una frase che è tutto un programma: “nella vita c’è sempre qualcosa da impanare”.

Ed ora amici la ricetta della regina del festival: LE OLIVE ASCOLANE

Ciao a tutti , Linda.

[Emanuela Ambrogi e Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI Rubrica di Cucina – articolo del 27 aprile 2013]

L'ARTE DEL RICICLO: I BRACCIALI DI PIZZO di VIOLA

Chi di noi non ha mai curiosato in quei cassetti speciali in cui mamme e nonne
tenevano rimasugli di pizzi ed antichi bottoni scuciti da fantomatiche gonne
degli anni 40 della zia o della bisnonna tal de’ tali?

Ebbene con un po’ di fantasia possiamo utilizzare questi materiali per creare dei bellissimi
braccialetti new romantic. Ho inserito anche una variante con fiori di feltro,
ma lascio a voi il piacere di utilizzare altre applicazioni! Seguite il tutorial
fotografico e se vi occorrono ulteriori delucidazioni scrivetemi pure!

Ciao Viola

[Francesca Pietrocarlo per Detti e Fumetti- sez. “L’arte del Riciclo”- articolo del 28 aprile 2013]

RICETTA RISO VENERE E CALAMARETTI #2

HO “CONOSCIUTO” IL RISO VENERE POCO TEMPO FA E MI HA CONQUISTATO.
SOLITAMENTE LO CUCINO CON IL PESCE MA E’ OTTIMO ANCHE CON LE VERDURE.

PULIRE I CARCIOFI E IMMERGERLI IN ACQUA E LIMONE (OPPURE IN ACQUA FRIZZANTE) PER NON FARLI ANNERIRE.

TAGLIARLI A FETTINE SOTTILI E DISPORLI SU UNA TEGLIA CON LA CARTA FORNO PER EVITARE CHE SI ATTACCHINO. CONDIRE CON OLIO, SALE E VINO BIANCO.

CUOCERE IN FORNO A 180° PER CIRCA 15′ (IO USO IL FORNO VENTILATO E OGNI TANTO BUTTO UN OCCHIO).

NEL FRATTEMPO PULIRE I CALAMARI E TAGLIARLI A LISTARELLE SOTTILI.

SCALDARE UNA PADELLA (SENZA OLIO) E METTERCI IL PESCE. I MOLLUSCHI HANNO BISOGNO DI UNA COTTURA BREVE ED AGGRESSIVA, PER NON PERDERE ACQUA E PRINCIPI NUTRITIVI.

SALARE.

IL RISO IO L’HO PREPARATO CON DEL FUMETTO DI PESCE MA SE NON LO AVETE  POTETE BOLLIRLO NEL MODO CLASSICO.

IL TEMPO DI COTTURA DEL RISO LO TROVATE SULLA CONFEZIONE MA REGOLATEVI, ASSAGGIANDO OGNI TANTO. SCOLTATE IL RISO E CONDIRLO CON I CALAMARI E UN FILO D’OLIO. PER UNA PRESENTAZIONE PIU’ GRADEVOLE, POTETE USARE UN COPPAPASTA E DISPORRE INTORNO I CARCIOFI.

IL FUMETTO LO PREPARO CON TRE PESCI BIANCHI, USANDO LISCHE E TESTE, IN QUESTO MODO. LAVARE LE LISCHE PER CIRCA 30′ IN ACQUA CORRENTE FREDDA. METTERE QUINDI LE LISCHE E LE TESTE IN UNA PENTOLA CON CIPOLLA, SEDANO, GAMBO DEL PREZZEMOLO E 2 LITRI DI ACQUA FREDDISSIMA. FAR BOLLIRE PER CIRCA 20- 25′, LASCIARE FREDDARE E FILTRARE. IL FUMETTO CHE NON USERETE PER LA RICETTA, POTETE CONGELARLO ED USARLO ALL’OCCORRENZA…OPPUURE “LEGGERLO” , PERCHE’ LEGGERE FUMETTI E’ SEMPRE BUONA COSA!

CIAO DA ALICE

[Donatella Lena per DETTI E FUMETTI Rubrica di Cucina- articolo del 24 aprile 2013]

 

RICETTA GAMBERONI E SPECK #1

CARI AMICI BENVENUTI NELLA MIA CUCINA.

DA OGGI SARO’ CON VOI PER RACCONTARVI ALCUNE INTERESSANTI RICETTE.

INIZIAMO CON QUESTA:

E’ NATA ABBINANDO DUE TRA I MIEI ALIMENTI PREFERITI, GAMBERONI E SPECK.

UNA MIA AMICA CUCINA QUESTI INVOLTINI CON LA PANCETTA MA IO VORREI PRESENTARVELI A MODO MIO, ACCOMPAGNANDOLI CON UN’INSALATA CRUDA DI ZUCCHINE E FINOCCHI.

PREPARARE UN’EMULSIONE CON IL LIMONE, UN CUCCHIAIO D’OLIO E LO SPICCHIO D’AGLIO E FATE MARINARE I GAMBERONI PER MEZZ’ORA CIRCA.

TRASCORSO QUESTO TEMPO, ASCIUGARE I GAMBERONI E AVVOLGERLI IN MEZZA FETTA DI SPECK.
VERSARE UN PO’ DELLA MARINATURA IN UNA PADELLA E CUOCERE GLI INVOLTINI DI PESCE PER 3-4 MINUTI, AGGIUNGENDO DEL PEPE.

NEL FRATTEMPO TAGLIARE A FIAMMIFERO LE ZUCCHINE E I FINOCCHI. (LE VERDURE SE IMMERSE IN ACQUA FREDDA PRIMA DI ESSERE CONDITE RISULTERANNO PIU’ CROCCANTI) CONDIRE CON OLIO, SALE E DELLE FOGLIOLINE DI MENTA E DISPORLA AL CENTRO DEL PIATTO.

ADAGIARE SOPRA L’INSALATA I GAMBERONI ED ECCO FATTO!!!

QUESTO PIATTO MI PIACE PER IL CONTRASTO DEI SAPORI ED ANCHE PERCHE’ ALLA CROCCANTEZZA DELLE VERDURE FA DA CONTRASTO LA MORBIDEZZA DELL’INVOLTINO

 

QUALCHE SETTIMANA FA AVEVO UNA GRAN VOGLIA DI MANGIARE I RAVIOLI E COSI’ HO CHIAMATO MIA MADRE (CIOCIARA) PER CHIEDERLE LE DOSI DELLA PASTA ALL’UOVO, “MAMMA, QUANTE UOVA DEVO METTERE? E LA FARINA?”. ERO GIA’ PRONTA CON CARTA E PENNA E LEI MI HA RISPOSTO “IO FACCIO AD OCCHIO, NON SAPREI…”. HA FARFUGLIATO QUALCHE COSA MA GIA’ NON L’ASCOLTAVO. NON SAPREBBE? HO ATTACCATO IL TELEFONO SCONSOLATA MA NON MI SONO ARRESA, ORMAI AVEVO DECISO CHE NE AVEVO TROPPO VOGLIA E DOPO AVER PRESO UN PO’ DI SPUNTI QUA E LA’ HO CUCINATO I MIEI BUONISSIMI RAVIOLI. QUESTO PER DIRVI DI LASCIARVI ANDARE QUANDO SIETE IN CUCINA, DI PRENDERE LE RICETTE COME RIFERIMENTO MA POI ADATTATELE AI VOSTRI GUSTI E A QUELLO CHE AVETE NEL FRIGORIFERO.

A PRESTO ALICE

[Donatella Lena per DETTI E FUMETTI -Rubrica di CUCINA – Articolo del 24 aprile 2013]

 

MUSIC FESTIVAL

Da qualche anno è boom di programmi televisivi dedicati alla musica. Prima non era cosi, forse non lo ricordate. Poi improvvisamente i talent show musicali hanno trainato anche vecchi carrozzoni svuotati come il Festival di Sanremo. E’ già Sanremo, la vetrina istituzionale della canzone italiana tanto bistrattata ma pur sempre ritenuta un appuntamento fisso per noi appassionati di musica. Inutile negarlo, anche chi dichiara di non vederlo, la domenica mattina o il sabato a notte fonda, va a cercare su un qualsiasi sito o sul televideo chi abbia vinto il Festival di Sanremo.

No, non scuotete la testa, tutti lo fanno, forse anche il Presidente della Repubblica legge curioso la prima pagina dei quotidiani per avere questa informazione. Non ho dubbi che addirittura molti intellettuali vadano a sbirciare in cerca di foto e notizie sul Festival. Dobbiamo accettarlo, in fondo alcuni tra i più grandi cantanti ed autori italiani vi hanno transitato. Quando nacque l’idea del festival della canzone Italiana, la città di Sanremo era ancora mal ridotta, con tanti problemi da affrontare e risolvere. Il Teatro comunale era andato distrutto dai bombardamenti, la guerra era finita da poco, però c’era la volontà di uscire dalle terribili memorie di guerra. Anche il festival diede il suo contributo. Era il 29 gennaio del 1951 e dal salone delle feste del casinò su trasmesso per radio il festival che come in un caldo abbraccio  arrivò nelle case di tutti gli italiani. Alcuni ancora ricordano il presentatore Nunzio Filogamo e il suo famoso saluto: “Cari Amici, vicini e lontani…”.

[Francesca Pietrocarlo per DETTI E FUMETTI – articolo del 2 aprile 2011]

UN FUMETTO DA MUSEO

Takashi Murakami è un artista pop, spesso paragonato a Andy Warhol per il fatto di essersi lasciato ispirare apertamente dalla cultura di massa.Nelle sue opere sono infatti evidenti i riferimenti ai fumetti anime e  manga (e al fenomeno  Otaku). M, che Attingendo  dai canoni estetici di bidimensionalità dall’arte del Giappone tradizionale, ha creato  il suo stile detto Superflat(super piatto),  che fa riferimento alla perdita del senso dei confini tra l’originale e la copia, o tra l’autore e i consumatori, caratteristiche postmoderne tipiche della subcultura otaku.

Murakami è inoltre riuscito a rendere mobile e incerto il confine tra la cosiddetta high art, l’arte alta, destinata ai musei e ai ricchi collezionisti, e la low art, ovvero gli oggetti prodotti in serie e destinati al consumo di massa.:  Oltre ad aver disegnato una serie di borse per Louis Vuitton, vendute tra 1000 e 5000 dollari, ha prodotto e commercializzato agende, caramelle, giocattoli, pupazzi, skateboard, t-shirt, cuscini e carte da parati. Questa capacità di penetrare il mercato a diversi livelli è un salto che la Pop art non aveva mai fatto in modo così deliberato e programmatico. La sua filosofia commerciale è dunque il frutto del modo di pensare già applicato da aziende cinematografiche come Disney, LucasFilm; questo approccio, estetico e imprenditoriale, gli ha permesso di riuscire a penetrare il mercato dell’arte elitaria internazionale e contemporaneamente di vendere, attraverso aziende terze, oggetti destinati al mercato di massa, inventando e promuovendo i brand Kaikai Kiki e GEISAI.

La sua quotazione di mercato? Takashi Murakami ha venduto l’opera “, Chaos” nel  1998 per $134.500 (stima $150.000-200.000 Sotheby’s); meditate gente, meditate!

[fonte Wikipedia]

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI-se. FUMETTO articolo del 3 maggio 2011]

 

I MIGLIORI ARTICOLI SUL FUMETTO #4

Su Ballons [www.blogcomicstrip.blogspot.it],  il blog delle comic  strip, troviamo questo stupendo articolo:

Toon Books è una collana editoriale di fumetti molto curiosa e particolare dedicata ai piccoli. Parte dall’idea di base che ormai, per quanto amatissimi e ricercati dai bambini, i “comics” non siano più adatti alla formazione.

 

E Toon Books vuole colmare il buco, creare fumetti di qualità per cervelli giovani, affidandoli a una generazione di cartoonist d’avanguardia  Idea alquanto balzana questa dell’inadeguatezza dei fumetti per la formazione delle menti, diffusa negli USA ma ancor più dalle nostre parti dove il fumetto è spesso collegato non solo all’infanzia ma a un certo infantilismo degli adulti. In realtà la maggior parte, specie nel mondo delle strisce, sono prodotti universali, disponibili per diversi livelli di lettura. I grandi sapranno cogliere citazioni e certe raffinatezze del sarcasmo, i più piccoli il disegno buffo e le gag più semplici. Ma è proprio l’esistenza di uno spessore e di diversi livelli che è, in se, “formativa”. I fumetti aiutano a crescere smaliziando progressivamente il lettore.  Il progetto di toon book si fonda i sull’idea – questa sì abbastanza rivoluzionaria – che i fumetti valgano molto di più dei libri illustrati perché, usano un’ampia gamma di strumenti sofisticati per la comunicazione.

1. La narrativa visuale aiuta i piccoli a decodificare meglio il testo;

2. i balloon facilitano la comprensione di un dialogo meglio della trascrizione di un linguaggio parlato nella letteratura classica;

3. il loro linguaggio multi-modale;

4. la miscela di testi, immagini, espressioni facciali, effetti sonori;

5. la progressione da quadretto a quadretto immerge, coinvolge, diverte il lettore, gli fa superare molte delle prime difficoltà di approccio a un testo.

 

Insomma, detto in poche parole, il fumetto è un format perfetto, se costruito bene, come tappa per arrivare poi a letture più complesse e apprendere la lingua. 

[Estratto da ballons – il blog delle comic  strip]

una ricerca di Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI-sez. FUMETTO del 4 marzo 2011]

 

FIGLI DEL FUMETTO

 

Keith Hering (1958 – 1990) fu un giovane artista americano conosciuto in tutto il mondo a partire dai “Subway Drawings”: labili e veloci disegni in gesso sui pannelli pubblicitari temporaneamente vuoti nei sotterranei della metropolitana, che esercitavano sullo spettatore, immerso nel quotidiano ed anonimo salire e scendere dal treno, un potere magnetico capace di farlo fermare a riflettere anche solo per un istante. H. trasmette e inventa un nuovo linguaggio urbano, costituito da sagome quasi infantili o primitive, caratterizzate da un continuo segno nero che si rifà palesemente al fumetto.

[Keith Haring’s Pop Shop (Keith Haring artwork and photo © Keith Haring Foundation. Photo by Charles Dolfi-Michels]

 

Ripercorriamo la sua storia per capire in che modo il fumetto si correla a Hering. H. mostra fin da piccolo  una precoce predilezione per il disegno incoraggiata dal padre, disegnatore di fumetti e cartoni animati. I suoi disegni proponevano un “linguaggio visuale”, un esperanto visivo al quale tutti accedevano con facilità e semplicità, la stessa con la quale egli creava i suoi personaggi. Le sue composizioni attirano facilmente l’attenzione di chi guarda e si possono leggere a più livelli, che possono andare da un piano più superficiale e divertito, alla scoperta di un umorismo graffiante e allucinato.

Gli introiti derivati dal filone aurifero Haring  (Fatturato complessivo delle aste di Keith Haring (1958-1990) nel 2009. 5,15 milioni di dollari,) sono basati non solo sulla mera produzione “artistica” del genio americano ma si poggiano anche su gadget, magliette e quant’altro (in alcune foto si vede lo stesso Haring indossare in maniera divertita alcune magliette con riproduzioni di suoi graffiti).

[fonte Wikipedia]

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI- sez. FUMETTO -articolo del 3 maggio 2011]

 

IL FUMETTO E IL TRENO DELLA FORTUNA

“Barbu è più nero di un corvo e quando dipinge si è certi che si macchia da tutte le parti”. Vi dice nulla questa frase? Forse no; ma se terminiamo la strofa? “… Ecco arrivare i Barbapapa, tu li vedi trasformare come gli va”. Indovinato? Si, era Barbu (detto anche Barbabarba), il pittore dei Barbapapa’.


Erano gli anni ’70 e lui era già un autore di successo ma ci è voluto un fumetto per farlo sfondare come cantante, quello dei Barbapapà. Oggi canta strofe del tipo: “  Perché le idee sono come le stelle, che non le spengono i temporali, perché le idee sono voci di madre, che credevano di avere perso, e sono come il sorriso di Dio in questo sputo di universo”. Strofe con le quali quarant’anni dopo si è tolto lo sfizio di vincere Sanremo. Ora avete capito chi è?  Vecchioni è sempre stato un grande autore e alcuni suoi testi sono parte della storia della musica italiana. L’unico che ha vinto il grande slam della musica italiana (Ha infatti vinto i quattro premi più importanti: il Premio Tenco nel 1983, il Festivalbar nel 1992, il Festival di Sanremo e il Premio Mia Martini della critica nel 2011).  Ma quello che molti non sanno è che il suo primo grande successo come cantante (come autore era già affermato) è avvenuto nel 1973, due anni prima di Samarcanda, con la sigla di un cartone animato molto famoso all’epoca: Barbapapà. Fu proprio nel ’73 che, insieme a Le mele verdi – coro di bambini fondato da Mitzi Amoroso, ebbe talmente successo da incidere un intero album di canzoni dedicate ai Barbapapà. E Vecchioni non è stato un caso isolato, basti ricordare la leggenda secondo la quale fu  Piero Pelu’ dei Litfiba a cantare la sigla di  Jeeg Robot.

La morale quale è? Nulla meglio di un fumetto può darti quella spinta capace di farti saltare sul treno chiamato successo, tanto da cambiare il tuo destino. E Sanremo a parte, continueremo a chiederci se ci sarebbe stata Samarcanda senza Barbapapà?

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI sezione FUMETTO – articolo del 26 giugno 2011]