WILLY intervista il compositore Mino Freda

Diventare compositore  non è cosa facile. Bisogna avere non solo la sensibilità per far “uscire” le note giuste da uno strumento, ma anche una fervida immaginazione, per trasportarti con la musica in paesi lontani. A Questo penso mentre mi fermo davanti alla
palazzina dove ha lo studio di registrazione  Mino Freda.

Mino mi accoglie sulla porta con una calorosa stretta di mano, poi mi invita ad entrare in una atmosfera decisamente “musicale”.

Nella sala di incisione dove sulle  pareti ci sono i riconoscimenti della passione di Mino per la musica,  troneggia un mixer da regia a cui si affida per creare le sue melodie.

La sua creatività, lo ha spinto a sperimentazioni sempre più mature; così è stato per la radio e la televisione. Le colonne sonore dei vari programmi, e in particolare nel cinema una su tutte il film “Le rose del deserto” del regista Mario Monicelli, hanno  lasciato un segno indelebile non solo nella sua carriera ma anche nel suo animo.

Ovviamente la cosa che mi sta più a cuore, come potete immaginare, è il suo interesse per il teatro.

Tra i vari lavori ha musicato “Allora come va!?” ( il mio ultimo lavoro andato in scena al Manhattan  di Roma, NdA)

 

[W.] A che età e cosa ha scatenato in te la passione per la musica?

 [M.] Non ci crederai, ma sembrerebbe un racconto d’altri tempi. Il mio amore per la musica è nato in una chiesa nella periferia di Roma, la mia parrocchia d’infanzia, a sei anni, quando facevo il chierichetto. In quella chiesa c’era un organo con circa 6500 canne – è uno dei più grandi d’Europa – e di certo non poteva rimanermi indifferente. L’imponenza del suono era così coinvolgente che di ritorno a casa non facevo che suonare un vecchio Bontempi simulando le parti della Messa. In seguito, nel periodo della formazione, la musica sacra antica è stata per me importante per il rigore e la ricchezza delle tecniche contrappuntistiche che sono indispensabili se vuoi comporre musica.

 [W.] Un compositore prestato al teatro, cosa hai provato, visto che vieni da esperienze cinematografiche?

 [M.] Di solito il mio contributo sonoro nel teatro nasce sempre in accordo con il regista che condivide sovente un’idea dell’”uso” del suono che ritrovi poi nel cinema. Se la musica nel teatro conserva in molti casi un impianto da “commento” o qualche volta svolge una funzione specifica per la scena, l’uso del suono e dei rumori tende invece a interagire con il testo drammaturgico e in molti casi lo amplia. Ad esempio, proprio con il regista Raffaello Sasson, (nel tuo “Allora come va”) – anche lui proveniente da esperienze cinematografiche – abbiamo usato il suono secondo le tipiche modalità cinematografiche, con un’attenzione spaziale ben precisa e non solo come apporto evocativo. Insomma, il teatro ha modo di tirarsi fuori dal testo; il suono, in qualche modo, contribuisce così a costruire uno spazio scenico più profondo e più realistico. Quello che voglio dire è che il suono non è solo un condimento, oppure un elemento cha ha una specifica funzione all’azione. Ha un corpo; una sua entità fisica alla stregua della presenza attoriale, della voce, della scenografia, delle luci, etc.

 [W.] Quale è la differenza  emotiva nel musicare un film o uno spettacolo teatrale?

 [M.] Sono due situazioni diverse. Il cinema è una grande macchina che pretende perfezione perché tutto ciò che sarà prodotto deve permanere su una pellicola il più a lungo possibile, per cui ogni elemento partecipa a rendere l’opera “eterna”. Nel teatro l’unico elemento stabile è il testo, per il resto tutto è affidato all’estemporaneità e alla precarietà del tempo … ogni riproposizione del testo è diversa, cambia la compagnia, le scene, i costumi e ogni altra cosa, compreso l’eventuale presenza di musica, di suoni etc.

In fondo se parliamo di teatro di prosa, cioè escludendo forme come le sperimentazioni multimediali o quello di carattere musicale (l’Opera, il musical, la commedia musicale etc.), l’attenzione al suono e alla musica è di solito secondaria. Il più delle volte l’opera teatrale si condisce all’ultimo con qualche intervento di musiche originali e con qualche suono di scena. E’ difficile trovare un testo impregnato di suoni o di musiche con valenze drammaturgiche. Come dire, partire dal suono, così come avrebbe fatto nel cinema uno Stanley Kubrik.  L’idea di teatro borghese, “contemporaneo”, imperniato sul solo “testo”, denota tra l’altro come esso sia lontano dalla sua origine, da quel teatro antico, dove termini come coro, orchestra, riportano a forme di esecuzioni musicali, in cui il testo era intonato e accompagnato da suoni. Questo basterebbe farci riflettere su quanto in passato siano state così vicine le due arti.

 [W.] Cosa ti senti di dire ai giovani compositori che vogliono intraprendere la tua stessa carriera?

 [M.] Il contributo da parte di noi compositori è quello di apportare il massimo di esperienze che provengono da svariate forme e stili musicali. Per questo mestiere occorre essere poliedrici e conoscere moltissimi generi e adattarsi a ogni richiesta proveniente dal regista o dalla produzione. Purtroppo, il panorama musicale odierno è caratterizzato da un’estrema classificazione di generi e pertanto il rischio è quello per cui un regista spesso è costretto ad adattarsi ad un’offerta che potrebbe essere non consona alla richiesta, con un risultato inevitabilmente mediocre. Condivido ciò che consiglia il maestro Morricone: “Il compositore di musica applicata deve conoscere le tecniche di composizione, di orchestrazione e  conoscere bene generi come la musica classica, pop, jazz, la musica popolare etc.; a questo bisogna aggiungere un’ eccellente conoscenza della computer music. Da parte mia consiglierei anche una bella dose di letture, di conoscenza del teatro, del cinema, della danza e finanche delle arti visive. Un po’ troppo? No, solo tanta curiosità per scoprire la “bellezza” nascosta pronta per essere donata agli altri!”

 [W. ]Grazie Mino, a presto!

[M.] Grazie a te Willy, Arrivederci!

“Unchained Souls – soundtracks”, ultimo cd di Mino Freda (CNI 2013)

NOTE BIOGRAFICHE

Mino Freda (Roma 1963), è compositore, sound designer, produttore e storico dell’arte. Dopo un’esperienza  decennale in orchestre sinfoniche e liriche, con cui ha compiuto tournée in Italia e all’estero si è dedicato prevalentemente all’attività di compositore, il più delle volte operando nell’ambito delle arti visuali. Che gli deriva essenzialmente dai suoi interessi di storico dell’arte e in particolare dalle ricerche che da alcuni anni conduce attorno al concetto d’interazione tra musica e arte.

Per Rai Radio Tre ha composto le musiche de “L’occhio magico. Ha collaborato  con Rai 2 per il programma Ballarò.

Scrive  per  riviste specializzate di musica contemporanea e pubblicato musiche pianistiche per l’edizione musicale “Domani Musica”.

Nel 2006  entra nel mondo del cinema, firmando  le musiche originali dell’ultimo film di Mario Monicelli Le Rose del Deserto, ed. FreeLife Company srl. Pubblicate nel cd soundtrack (CNI 2007). In seguito, faranno parte di una compilation delle colonne sonore dei film compositori del calibro di N.Rota, E. Morricone, C. Rustichelli, P. Piccioni, N. Piovani, A. Trovaioli etc.

Nel 2008, compone e produce l’intera colonna sonora, nonché sound design (ed. mus. Look Studio-CNI) del film dal titolo Totem Blue  del regista esordiente Massimo Fersini (Leucasia prod.2008). Il film ha ottenuto l’Award excellence al Indie Film Fest in california (The Indie Fest).

Nel marzo 2010, e nell’aprile dello stesso anno conquista l’Award Accolade sempre in California.  Sempre nello stesso anno, le musiche del film vengono pubblicate su iTunes (Totem Blue soundtrack) dalla CNI e compone le musiche per il film di Francesca Garcea, Il Volo di Dio (I contrari prod. 2010) e nel 2011 presenta al Festival Internazionale del Cinema di Firenze – I 50 giorni – il suo spettacolo multimediale Silent (movie) Ghost basato su un film muto di genere horror del 1927.

Nel 2012, compone le musiche originali del film-documentario “Giuseppe Di Donna. Vescovo di Andria” diretto dal regista Massimo Fersini (Leucasia prod. 2012) e una serie di produzioni per la pubblicità e spettacoli in DVD.

Il 2013 lo vede produttore con l’associazione culturale Uno.cinque, di cui è fondatore e vicepresidente, del suo ultimo cd per la CNI dal titolo Unchained Souls, una raccolta di musiche scritte per il cinema.

Si interessa di teatro Collaborando come compositore e sound designer a progetti teatrali con i registi Raffaello Sasson (Allora come va, Parenti e serpenti), Mariella Gravinese (Il venditore di attimi) e Nicola Abbatangelo (El Dante). E’ docente IED – Roma al corso di Sound Design.

(Per approfondimenti: www.minofreda.it)

 

 [Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – rubrica di Teatro – articolo del 9 luglio 2013]

LA GRANDE BELLEZZA – la recensione di DETTI E FUMETTI

Una Roma che emoziona e incanta, con la bellezza immortale dei suoi monumenti e delle sue strade e le luci della notte che la rendono scintillante. Una Roma che mescola incontri e scontri, morti e resurrezioni, feste e funerali, cardinali e spogliarelliste, artisti e falliti. Una Roma felliniana in cui si muove il 65enne Jep (un grandissimo Toni Servillo), giornalista fascinoso e scrittore da un solo libro, che ha deciso di dedicare la sua vita al divertimento e alla mondanità, abbandonando le velleità letterarie. Jep è l’immagine di un’Italia che ha smesso di crescere, per vivere in una perenne indolenza che si trascina nella notte da una cena a una festa, da un salotto a un eros pub. Jep è malinconico e insoddisfatto, e frequenta ogni notte una fauna umana fatta da amici intimi e compagni di sventure, tra cui Romano, scrittore teatrale mai realizzato e fidanzato con una giovane donna che lo sfrutta, Lello, venditore di giocattoli dalla parlantina sciolta e marito infedele di Trumeau, Viola, ricca borghese con un figlio pazzo, Stefania, scrittrice radical chic e Dadina, la caporedattrice nana del giornale in cui scrive Jep. E poi ci sono le apparizioni di due tra le più amate incarnazioni cinematografiche della romanità: Carlo Verdone, lo scrittore di provincia animato da vero ardore intellettuale che lascerà Roma deluso, e Sabrina Ferilli, una spogliarellista dignitosa.

La Grande Bellezza, sembra dirci il film di Sorrentino, deve essere il fine ultimo al quale ogni vita dovrebbe aspirare, sia essa rintracciabile nella banalità di una passeggiata mattutina o nella poesia di uno scorcio romano. Ma soprattutto la bellezza va cercata dentro sé stessi. Ed è quello che fa Jep, riconoscendo la sua nel lontano ricordo di un amore della prima giovinezza.

La musica e le immagini del film sono toccanti, così come l’interpretazione degli attori. Un film dal respiro internazionale, un Satyricon sguaiato e cafonal che conferma Sorrentino come uno dei più talentuosi eredi della grande tradizione cinematografica italiana.

Vi ho detto tutto. A presto su DETTI E FUMETTI, il vostro RED BEAR.

[Stefano Milani per DETTI E FUMETTI -rubrica di Cinema – articolo del 26 giugno 2013]

 

Ciambellone allo yogurt #10

Da  brava mamma nella mia dispensa non manca mai nulla per i miei bimbi. Loro adorano le merendine e per questo…mi scordo sempre di comprarle. Anche perchè, quando ero piccola, mia mamma mi diceva che facevano male e mi preparava sempre e solo ottimi dolci fatti in casa. Così ieri, visto che la scatola dei dolci gridava vendetta ho deciso di coinvolgere i miei bimbi nella preparazione di un ottimo (sulla fiducia) ciambellone allo yogurt.

[fai click sull’immagine per leggere le dosi]

PREPARAZIONE:

Separare i tuorli dagli albumi e montare questi ultimi a neve (ricordatevi di aggiungere sempre un pizzico di sale). Sbattere le uova con lo zucchero e aggiungere man mano tutti gli altri ingredienti. Gli albumi montati vanno girati partendo dal basso verso l’alto (in questa fase fate un po’ più di attenzione).

Informare a 180° per 40 minuti. Sfornare e spolverizzare con zucchero a velo.

Per la buona riuscita di un ciambellone il forno deve essere ben caldo, quindi accendetelo prima di iniziare la preparazione del dolce.

Questa ricetta è facile da preparare e il risultato è garantito. In più si passa un po’ di tempo con i bimbi a pasticciare in cucina. Il problema è pulire dopo, quando si è finito.

Alla prossima!

Alice

[Donatella Lena per DETTI E FUMETTI – rubrica di cucina – articolo del 25 giugno 2013]

PEDAGOGIA -la raccolta dei migliori articoli #1

Nella nostra rivista DETTI E FUMETTI ci sono redattrici e redattrici. Come sapete c’è anche una sezione dedicata al fumetto in cui riproponiamo i migliori (secondo noi) articoli sul tema perché è il nome stesso della testata che lo suggerisce: riproporre i brani, i frasi “dette” sul web, sulla stampa, sui libri.

Oggi ci vogliamo ispirare a questa sezione ed allargare il campo, riproponendo anche brani di un altro argomento che ci sta a cuore: la pedagogia e il ruolo della donna nella società. Facciamo questo non solo perché nella nostra rivista ci sono delle redattrici con ruoli strategici ma anche e soprattutto  perché i redattori, per lo più padri di bambine, sono consapevoli del fatto che  facendo crescere il ruolo della donna in questa società, la si possa migliorare, creando condizioni migliori di vita  per le proprie figlie.

 

Ecco a voi alcuni brani di un articolo di Francesca Magni pubblicato su Donna Moderna il 17 giugno 2013.  che si intitola “Come educare  figli maschi rispettosi delle donne”.

Si tratta di una interessante intervista ad un pedagogo, Daniele Novara, nella quale si danno molti utili consigli.

Francesca: […]  Ormai la violenza fa parte del copione della virilità: si può eliminarla senza rendere un maschio “meno maschio”?

Daniele:  «È il contrario: un uomo violento ha un deficit di virilità».

Francesca: In che senso, scusi?

Daniele:«Ho lavorato per 10 anni in Kosovo sul tema degli stupri durante la guerra». «Ho scoperto che quella generazione non era stata affatto cresciuta nel mito del macho, ma con una presenza totalizzante delle donne, madri e nonne. I padri erano assenti, se non per il ruolo di “servizio d’ordine”: dare punizioni, picchiare. Un bambino che cresce con un papà di cui conosce solo il lato duro, si forma un’idea distorta della virilità». […]

Daniele: Il discorso sull’educazione dei maschi comincia dai padri, quelli che oggi «pensano che la cosa giusta sia far divertire i figli e essere dei “vice mammi”» sbagliano.

Francesca: E non va bene?

Daniele: «No! Dal padre padrone siamo passati al padre peluche: il primo era mortificante, il secondo è castrante. Il padre deve essere una sponda. Come l’argine che permette al fiume di scorrere senza disperdersi. Significa mettere delle regole e farle rispettare,  con l’obiettivo di aiutare il figlio a prendere il largo. Se nel primo anno di vita è necessaria la presenza assoluta della mamma, che crea il bagaglio di sicurezze per il futuro, dal terzo anno i bambini devono passare del tempo soli con il papà» . «Momenti di esplorazione e avventura: un giro in bici, una gita». Troppo spesso, invece, la madre ruba la scena. Supera i confini. È quello che gli esperti chiamano “eccesso di maternage” e da cui mettono in guardia. Il primo consiglio è noto, ma spesso sottovalutato: fuori i bambini dal lettone. Perché nella storia della maggior parte dei maschi violenti c’è il lettone tardivo. C’è una mamma che non “libera” suo figlio. Vedo madri che portano i bambini sul passeggino fino ai 4 o 5 anni. Che non li stimolano a togliere il pannolino: ci sono in commercio modelli per la fascia 8-15 anni, è una follia! […]

Tornando alla violenza:un uomo violento molto spesso scarica sulla vittima la frustrazione per l’autonomia che gli è stata negata. Può arrivare a desiderare di cancellare la figura femminile, che gli riaccende il dolore di antiche umiliazioni». […]

In molti casi di adulti violenti, è la paura dell’abbandono a far scattare la molla. Come si previene? Noi la definiamo “carenza conflittuale”: è l’incapacità di accettare le contrarietà che vengono dalle relazioni.C’è un nesso molto stretto tra uomini violenti e un’educazione che, quando erano bambini, ha precluso loro la possibilità di litigare. Tanti genitori reprimono gli scontri. Così il bambino non impara a tollerare l’opposizione degli altri. E nelle situazioni critiche non saprà come reagire, avrà esplosioni di rabbia.

Francesca: Sta dicendo che bisogna lasciarli litigare?

Daniele: Sì. Non si devono confondere litigio e violenza, sono cose diverse. Un bimbo litigioso cerca il confronto, è sano, non deve preoccupare. La baruffa per i piccoli è un gioco. Più che reprimerli è giusto intervenire per invitarli a darsi reciprocamente la propria versione dei fatti». […] Un maschio che impara ad accogliere le ragioni degli altri difficilmente sarà violento con una donna.

Francesca : e riguardo alle bambine cosa ne pensa?

Daniele:  se «alle bambine restituiamo la naturale propensione a difendersi, permettendo anche a loro di litigare, cresceranno più assertive, coraggiose, decise». Il primo passo per smettere di essere vittime. […] Dobbiamo dare loro strumenti per rifiutare il maschilismo.  Fondare ogni insegnamento sul rispetto per l’altro, la parità, la non violenza». […] «i bambini imparano dai comportamenti, più che dalle parole. La madre deve essere consapevole del proprio valore e mettere in atto la parità. Deve pretendere collaborazione nei compiti domestici. […]non far sentire il figlio maschio un piccolo re.

L’articolo completo lo trovate qui.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – rubrica di pedagogia. Articolo del 21 giugno 2013]

[Illustrazioni di Filippo Novelli – tutti i diritti riservati]

DETTI E FUMETTI E IL PATROCINIO DELLE BIBLIOTECHE DI ROMA

A partire dal numero di giugno 2013 DETTI E FUMETTI sarà patrocinato (gratuitamente) dalle BIBLIOTECHE DI ROMA per la sintonia tra il progetto della rivista e quello del grande CENTRO CULTURALE ROMANO.

Infatti il Sistema delle biblioteche centri culturali” di Roma Capitale, nella sua forma di servizio pubblico, garantisce a tutti il diritto di accesso alla cultura e all’informazione e promuove lo sviluppo della comunicazione in tutte le sue forme. Le 38 biblioteche distribuite in tutti i Municipi, dal centro alla periferia, sono, con i servizi offerti,  una realtà  straordinaria per i cittadini di Roma. Esse hanno una ricaduta importantissima nella vita sociale della città in termini di aggregazione ed integrazione sociale e rappresentano un fortissimo deterrente contro ogni forma di degrado culturale e materiale.

 

Con la loro frequentazione ciascuno, anche i meno abbienti, può trovare gli stimoli per approfondire ed elevare la propria cultura.

Ecco qualche dato numerico, a dimostrazione di quanto affermato: nel 2012 l’affluenza nelle biblioteche di tutto il sistema è stato di oltre 2.100.000 utenti, il movimento complessivo di prestito (libri e audiovisivi) è stato di circa un milione di documenti (si veda la tabella sotto riportata).

Per usufruire dei servizi è sufficiente una semplice iscrizione da effettuare presso una delle Biblioteche di Roma ed è valida anche per tutte le altre.

 

Al momento dell’iscrizione si può scegliere tra tessera BiblioPass e tessera Bibliocard.

BIBLIOPASS: La tessera d’iscrizione Bibliopass è gratuita e offre i servizi di base:

• consultazione
• ascolto e visione di documenti
• prestito
• attività culturali e di promozione della lettura

 

BIBLIOCARD:

La Bibliocard è la tessera di iscrizione annuale a pagamento per accedere a tutti i servizi sia di base che aggiuntivi + vantaggi (info servizi e regolamenti).

Per questa tessera d’iscrizione è richiesto il pagamento della quota di adesione annuale (costo attuale 5 euro l’anno) approvata dal Consiglio d’Amministrazione dell’Istituzione.

Dà accesso oltre ai servizi base:

• consultazione

• ascolto e visione di documenti

• prestito

• corsi e laboratori

ai seguenti altri servizi:

• servizi online

• eBook

• prestito interbibliotecario

• prestito interbibliotecario metropolitano (PIM)

• internet in biblioteca

• biblioWiFi

• agevolazioni per iniziative culturali e del tempo libero in città    (www.bibliocard.it)

 

Accedi al servizio di preiscrizione on-line

Se non ti sei ancora registrato o non sei ancora iscritto, puoi farlo ora. Potrai così entrare nel tuo spazio ed accedere ai servizi a te riservati. Se desideri trasformare l’autoregistrazione in iscrizione effettiva, devi recarti di persona presso la tua biblioteca entro 7 giorni dall’autoregistrazione. Con l’iscrizione effettiva in biblioteca puoi accedere ad un maggior numero di servizi.

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Per la tessera d’iscrizione Bibliocard è richiesto il pagamento della quota di adesione annuale di  5 Euro e dà accesso anche ai seguenti serviziaggiuntivi: • servizi online (vedi riquadro a parte) • prestito  eBook (14 gg.) • prestito interbibliotecario • internet • biblioWiFi (uso del WiFi nelle biblioteche) • agevolazioni per iniziative culturali e del tempo libero in città].

 

 

BiblioSmart – Istituzione Biblioteche di Roma Capitale è l’APP delle Biblioteche di Roma (scaricabile su smartphone e tablet), che permette di utilizzare i servizi on line.
Con BiblioSmart le tue biblioteche sono sempre con te (a casa, per strada, in ufficio, …), aperte h24 , propositive e coinvolgenti:
– guarda la “vetrina” con tutte le nuove proposte di lettura, le news e gli eventi culturali in programma
– puoi aggiungere al tuo calendario le iniziative che ti interessano e a cui pensi di partecipare
– il catalogo on-line del Sistema Bibliotecario dell’Istituzione Biblioteche di Roma Capitale è a tua disposizione, fai una ricerca e, verifica se libri, ebook o altri documenti sono disponibili
– puoi prenotare il prestito dei libri e poi passare a ritirarli nella tua biblioteca
– una novità è la possibilità di prendere in prestito un ebook, scaricarlo subito e iniziare a leggerlo sul tuo dispositivo
– è possibile cancellare richieste e prenotazioni che non ti interessano più, prorogare online un prestito di libri “cartacei” (entro la data di scadenza) e suggerire nuovi acquisti
– nel tuo dispositivo, puoi selezionare le tue biblioteche preferite e così avere in evidenza se un documento che hai cercato è posseduto proprio da una di loro
– sono a tua disposizione le informazione sulle biblioteche ( servizi/orari ) e puoi localizzarle sulla mappa e avere precise indicazioni sul percorso
– salvare sul tuo dispositivo una bibliografia e sincronizzarla con BiblioTU
– la tua situazione lettore (prestiti, prenotazioni e richieste in corso) è sempre a tua disposizione
– se hai dubbi o hai bisogno di consigli, approfondimenti, indicazioni, … puoi porre domande ai bibliotecari

 

Info biblioteca Pier Paolo Pasolini: Tel. 06.45460520

Internet www.bibliotu.it e aprire la finestra BIBLIOTECHE/Pier Paolo Pasolini (sno visualizzati i servizi e le attivtà in programmazione)

Per la consultazione del catalogo on line www.bibliotu.it

 

I PRICIPALI INDICATORI  DI SISTEMA

2012

Var.% 2011/2012

Media annuale per bibl.

Media mensile per bibl.

Prestito libri​

654.469

8,0

17.872

1.489

Prestito audiovisivi​

330.988

6,3

8.924

744

Prestito totale documenti

985.457

5,5

26.796

2.233

Utenza “attiva” (rinnovi e nuovi iscritti)

124.020

3.263

Nuovi iscritti

35.277

1,8

953

79

Consultazioni multimediali

159.517

0,3

4.452

371

Presenze alle attività culturali

141.949

1,1

3.923

327

Presenze alle attività con le scuole

36.565

-19,4

990

83

Presenze totali alle attività

178.514

-3,7

4.913

410

Visite in biblioteca (stima affluenza)

2.105.154

5,0

57.245

4.770

[Antonio Lombardo per DETTI E FUMETTI- articolo del 15 giugno 2013]

SCRIVERE CON UNA LIBRERIA, oggi si puo'.

Rivista all’ultimo Salone del Mobile la LIBRERIA ABC di Eva Alessandrini e Roberto Saporiti ve la presento qui su DETTI E FUMETTI.

In legno di frassino e disponibile in diversi colori, la ABC si compone di moduli quadrati variabili nel numero e nella disposizione e si caratterizza per la bicromia, con superfici esterne a contrasto delle pareti interne. Grazie allo studiato impiego di mensole, ogni settore assume i contorni di una lettera dell’alfabeto.
 ABC diventa così un elemento giocoso ed unico, da “scrivere” a piacere, ma che non rinuncia alla funzionalità: il suo sistema sempre vario di composizione permette di sfruttare gli spazi di una moderna libreria in tutte le sue potenzialità. Completano la linea ABC i tavolini cubici portaoggetti con forma di lettera su entrambe le facce.

Per acquistarla  vai sul sito: http://www.saporiti.net/

[Maria Grazia Cicala per DETTI E FUMETTI – rubrica Architettura e Design – articolo del 13 giugno 2013]

un blog con la passione del fumetto e non solo