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E TI VENGO A CERCARE dall’album “FISIOGNOMICA” del 1988. STORIA DI UNA CANZONE

Franco Battiato, come sappiamo, è stato un cantautore molto particolare, nel senso che ha unito l’attenzione maniacale nei confronti della composizione e degli arrangiamenti e quindi della musica in senso stretto, alla ricerca spirituale. 

Franco Battiato – ritratto di Filippo Novelli

La sua vita è stata un viaggio che ha attraversato tradizioni esoteriche, religiose e filosofiche molto diverse tra loro. Parlare di religione in Battiato non è compito facile o almeno non lo è se il tutto si riconduce ad una matrice confessionale. 

La sua ricerca è passata attraverso l’induismo, Gurdjieff, il sufismo, il cristianesimo, lo shivaismo del Kashmir, il buddhismo tibetano, religioni tra cui è oggettivamente impossibile una sintesi armonica anche in tempo di pluralismo religioso. 

Battiato cita come suo Maestro fondamentale proprio Gurdjieff. Semplificando possiamo dire che per Gurdjieff le religioni erano dei mezzi allo scopo di risvegliare la coscienza. 

Possiamo in ultima analisi definire Battiato un sincretista e non come molto spesso si sente dire di un Battiato Buddhista, o almeno non era soltanto questo. 

Il sincretismo è infatti un accordo o fusione di dottrine di origine diversa, sia nella sfera delle credenze religiose sia in quella delle concezioni filosofiche.

Per fare solo un esempio filosofico, nel testo della canzone scelta, c’è molto di quello stoicismo ateniese del 300 a.C. circa. 

Per raggiungere integrità morale e spirituale, gli stoici praticavano il dominio sulle passioni che avrebbero potuto arrecare turbamento e guastare la ricerca della saggezza.

L’album “Fisiognomica” esce nel 1988. Sin dal titolo si richiama una “scienza” che nell’antichità si proponeva di interpretare il carattere di una persona attraverso i suoi tratti somatici. 

Per capire quanto sia spirituale questo album basta ricordare il concerto tenuto nel marzo del 1989 in Vaticano, in Sala Nervi, davanti a Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla.

L’album presenta brani divenuti poi classici nel repertorio di Battiato come Nomadi, L’oceano di silenzio, E ti vengo a cercare.

Proprio quest’ultima prenderò in esame.

Da un punto di vista prettamente sonoro i suoni sono utilizzati per meglio disegnare lo sfondo ad un testo impegnato e viaggiante allo stesso tempo. Possiamo parlare di un brano accessibile al grande pubblico ma con finezze strutturali e sonore.

EMS VCS3 sintetizzatore utilizzato da Battiato (pionierendella musica elettronica italiana)

È scritto come una canzone d’amore ma, come ebbe a dire lo stesso autore, mira più in alto di quello che potrebbe essere l’amore tra un genitore e un figlio, un uomo e una donna e altro.

Mira un bel po’ più in alto nelle sue intenzioni, ma è leggibile anche come una canzone d’amore ‘terreno’ se così ci si può esprimere. 

Il testo parte da una dichiarazione e un bisogno, quello dell’autore, di un incontro, solo per parlare, vedere. Un bisogno che nasce dalla convinzione che solo quell’incontro, quella presenza, possa dispiegare la vera essenza di ciò che si è. 

Ma proprio questa ricerca del sé, del ritrovarsi nell’Altro, trova la sua compiutezza nel perdersi in un immenso atto di fiducia che va verso la disintegrazione del sé affidandolo totalmente all’Altro.

Il testo traccia anche, per un breve tratto, una feroce critica verso quel ‘secolo oramai alla fine, saturo di parassiti senza dignità’ ma che non deve lasciare inermi, anzi reagire, migliorarsi con maggior volontà. 

È appunto la ricerca di sé, volontà di perdersi nell’Altro per ritrovare sé stessi ma per perdersi ancora.

Poi arriva la parte stoica in cui Battiato invita ad emanciparsi dalle passioni che hanno il potere di arrecare turbamento e guastare la ricerca della saggezza intrapresa.

Poi, l’autore è molto esplicito nell’annunciare cosa cerca e cosa ricerca: Cercare l’uno al di sopra del bene e del male, Essere un’immagine divina di questa realtà.

Qui la filosofia ci viene in soccorso con varie figure e varie correnti. L’archè presocratico, il motore immobile aristotelico, ma ancor di più il concetto di Uno di Plotino, prima realtà sussistente, infinito, al di sopra della nostra comprensione, dello spazio e del tempo.

La fine del testo esorta alla ricerca dell’Altro, perché è questa a renderci un’immagine divina di questa realtà, questa presenza che ci accompagna a scoprirci per poi lasciarci disintegrare e raggiungere l’eternità in una completa rinuncia di sé come viaggatori eterni senza spazio e tempo. 

[FABRIZIO DEL MARCHESATO per DETTI E FUMETTI – SEZIONE MUSICA – ARTICOLO DEL 5 MARZO 2026]