I MIGLIORI ARTICOLI SUL FUMETTO #2

Ecco di nuovo una rubrica della serie “i migliori articoli sul fumetto”. Ecco a voi “Le riflessioni sulle  WEB STRIP da ABC Apogeo Bit Comic (di Antonio Sofi)”.

Ormai scalzato nella  hit parade dei motivi-per-i-quali-la-gioventù-è-bruciata dai videogiochi e dai  reality show, superato dai cartoni animati nel cuore dei più piccoli (Luca  Raffaelli suggerisce giustamente di chiamarli disegni animati, ma è una  battaglia persa), inchiodato alla bidimensionalità dell’inchiostro che non si  muove e non si gioca con un joypad, il fumetto rischiava di andare incontro a  una mesta vecchiaia fatta di bei ricordi e di un consumo d’élite (curiosa  parabola di un arte nata che più popolare non si può). Questo prima del Web.  Perché oggi il fumetto ha nella Rete un alleato formidabile, una miracolosa  fonte di giovinezza, un economico lifting virale di linguaggi e talenti. Il Web  è naturalissimo botulino del fumetto, e in molti se ne stanno accorgendo.  […]

In Italia, a dire il  vero, il fumetto di carta non è esattamente il deserto dei Tartari in attesa del  successo che forse verrà. Resistono ancora oggi esperienze di quantità e qualità  come gli albi dellaBonelli, i cui vari Tex, Dylan Dog, Nathan Never mostrano  pochi cedimenti (ma ci sono, nelle vendite degli ultimi vent’anni). E c’è molta  produzione d’autore (ma non come dagli amati-odiati cugini francesi), quella  letteratura disegnata di cui parlava Hugo Pratt (o romanzo grafico come si  preferisce oggi) che ha avuto negli ultimi anni straordinari interpreti di casa  nostra: lo strabiliante Gipi, il celebrato Mattotti, il bravissimo e  anomalo bonelliano Enoch, il rockerDavide Toffolo e tanti altri –  anche giovanissimi usciti dalle fucine delle scuole di  fumetto.

Manca però – e  parliamo sempre del nostro buffo Paese – quel trait d’union fumettistico che  altrove ha messo in connessione virtuosa il fumetto d’elite (la letteratura  disegnata) e quello fictional e d’intrattenimento (Bonelli in Italia, o le  molteplici saghe dei supereroi negli Usa). Un tratto d’unione quotidiano e  popolare, mescolato alla varia cronaca, altare o contraltare dissonante  dell’attualità; quello che altrove occupa giornalmente o quasi le pagine interne  dei newspapers e che da noi si vede solo per qualche mese d’estate, nella pagina  dei cruciverba: la comic  strip (o striscia). La strip è la forma primigenia del fumetto  e nasce proprio per essere pubblicata all’interno delle pagine dei quotidiani:  da destra a sinistra, due/tre vignette e conclusione (tranne la domenica, ché  l’importante foliazione dei quotidiani anglosassoni ha permesso la libertà di  una striscia-non-più-striscia, dallo sviluppo verticale e più  narrativo).Raccontano una storia, le comic strip, e giorno dopo giorno, con o  senza continuità temporale: con personaggi eternamente uguali a se stessi e  dimentichi di ciò che ieri fu, oppure che invecchiano e cambiano, in sincronia  con i loro disegnatori. L’intento è facile e difficilissimo allo stesso tempo:  far ridere o sorridere (che vuol dire, in fondo, pensare).  […]

La strip costringe  chi disegna ad impegnarsi in una delle prove più difficili in assoluto, per un  narratore quale ci si aspetta che sia: essere sintetico, ed essere brillante.  Non sempre il salto mortale narrativo riesce; non è sempre facile esaurire nei  limiti spazio-temporali di poche vignette tutta la forza centrifuga di una  storia compiuta. Quando riesce, però, scatta l’intimo applauso – il sorriso o il  pensiero.

In Italia mercato  per le comic strip, però, non c’è – e mai c’è stato. Nell’editoria dei  quotidiani anglosassoni le comic strip sono intoccabili come il meteo e gli  annunci economici. Usati come arma per conquistarsi, vignetta dopo vignetta, la  fedeltà dei lettori. Nel tempo questa scelta editoriale ha prodotto una vera e  propria scuola stilistica con tanto di capolavori indiscussi dell’arte del  fumetto (non scrivo dell’arte tout  court, ma lo penso). In Italia, tranne rari casi,  nisba.

È questo quello che  deve aver pensato chi, a un certo punto, ha cominciato a guardare alla Rete come  un luogo dove finalmente pubblicare strip e fumetti senza aspettare che dalla  torre d’avorio dei quotidiani aprissero l’inferriata invece di sguinzagliare i  coccodrilli. Sono quindi nati nel corso degli ultimi anni molti siti e webzine  che si propongono di pubblicare, promuovere, accogliere i talenti fumettistici  innamorati delle strip (ottimi esempi italiani sono, tra gli  altri, La Striscia.net e Nuvole  Elettriche). Nonché – è storia più recente – la rivoluzione dei blog ha permesso  a molti talenti individuali di aprirsi un proprio sito personale dove pubblicare  i propri fumetti, bypassando in parte anche l’appassionata intermediazione delle  webzine fumettare. Disegnando se stessi, senza alcun filtro, in stretto  rapporto con chi legge e commenta – trovando così, spesso, il senso più puro e  incontaminato delle comic  strip.[…]

[Illustrazioni di Filippo Novelli]

 

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