
LA STORIA DEL MANGA PER IMMAGINI #7


Ancora dalla tesi di Liotta estrapoliamo alcune considerazioni su quelli che sono stati i punti di forza delle serie televisive giapponesi esportate in Italia a partire dal 1975 (Wikie il vichingo); ad esse accompagnamo una serie di immagini dei più popolari manga dell’epoca.
” […] nel 1976, grazie ad un cambiamento legislativo, le emittenti televisive nazionali e, soprattutto, locali si moltiplicano, rendendo sempre più urgente e necessario colmare le ore di programmazione vuote con programmi poco costosi […] gli anime sono prodotti a basso costo grazie all’uso della tecnica detta della SEMI-ANIMAZIONE che è caratterizzata da una scarna veste grafica, data da movimenti rigidi e scattosi, ma che tuttavia sopperisce ai suoi limiti con un ritmo incombente, attivo ed emozionante. Le scene in cui l’immobilità dei protagonisti è troppo palese viene resa dinamica grazie all’uso di strumenti tipici del cinema come le carrellate, le panoramiche, la musica coinvolgente e dialoghi vivaci.”
[FILIPPO NOVELLI PER DETTI E FUMETTI]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
All rights reserved
Ecco a voi un sunto della tesi di laurea di Liotta Daiana “I fumetti tra Italia e Giappone” che ci fa capire quanti tipi di Manga esistono.
” Il manga, non è solo uno specchio della società ma anche un modello di vita che tratta un ampio ventaglio d’argomenti: la vita scolastica di bambini e adolescenti, la quotidianità degli operai, lo sport, l’amore, la guerra, la letteratura, la storia, la cucina e molti altri ancora.Generalmente, i manga vengono differenziati in base al pubblico a cui sono destinati. Si hanno, infatti:
L’ingerenza dell’Occidente unita alle mire imperialistiche nipponiche sull’area dell’Estremo Oriente (invasione della Manciuria) fecero si che il Giappone entrasse in guerra con mezzo mondo. Anche la stampa illustrata si allineo’ alla propaganda di regime. E’ in questo periodo che dalla penna di Tagawa nacque il papà di Goldrake e tutti gli altri robot giapponesi. Ovviamente il guerriero scientifico, così si chiamavano allora, pensò bene di invadere l’America e di mettere a ferro e fuoco New York.
E’ del 1862 la pubblicazione del primo giornale occidentale in Giappone, il Japan Punch (redatto per il pubblico inglese che viveva di commercio nell’arcipelago), il cui stile verrà ripreso l’anno seguente dal Nihon Boeki Shubun, il primo giornale giapponese con stampa off set (appena introdotta in Giappone) e ricco di immagini alla Punch.
Continua l’indagine sul mondo delle riviste di fumetto gratuito. Anche se questa in realtà non lo è, tuttavia merita una menzione. Parliamo di Taboo di Fattore Manga. E’ interessante parlarne perché, ci consente di trattare un interessante fenomeno: quello delle riviste redatte da gruppi di autori che utilizzano il social network (Facebook e similari) come loro “virtual studios”. E’ su Facebook che gli autori discutono, si confrontano sui temi da pubblicare, pubblicano bozze,dando in questo modo al fan la possibilità di entrare nel backstage della rivista.

Questo ritengo, anche se forse involontario, è il loro punto di forza. La condivisione è l’arma vincente della nuova generazione di fumettisti; è, per dirla con il personaggio disney-pixariano di Raperonzolo, lo svelare il magico mondo che hanno disegnato e nascosto dietro al telo, uno sciame di stelle che volano nel cielo, così come vola in alto la loro voglia di emergere e realizzarsi nel mondo del fumetto. Fattore manga si presenta così: “Siamo un gruppo eterogeneo di Fumettisti con Elementi Manga nelle proprie opere che riguardano sia la grafica che il linguaggio narrativo ma aperti ad ogni influenza, avvezzi alle sperimentazioni e con tanta voglia di raccontare attraverso il fumetto. A chi ci rivolgiamo? Ai giovani di tutte le età e senza pregiudizi, senza distinzioni di target o genere e dal commerciale allo sperimentale. Vogliamo proporre una forma di fumetto senza barriere di mercato, un’ “Arte sequenziale” senza barriere culturali di forma e contenuto, per far emergere una realtà, quella dell’influenza manga, autentica e consolidata ma purtroppo il più delle volte ghettizzata dal pubblico e dal mercato.
PAOLO ALDIGHIERI – SCREENSAVER
tratto da APOGEONLINE

La nostra indagine nel mondo del Free Comic Press continua: oggi è la volta di Zeto.
Come scrive l’editore sul suo sito “Zeto ha periodicità mensile, è edito da Creazioni PRINTAMENTE(Printamente s.n.c.) e viene distribuito nelle stazioni di Ladispoli, Cerveteri e Cerenova; al FORUM di Roma;ai bar, alle sale d’aspetto e negli esercizi che sponsorizzano direttamente il fumetto. Come ogni FCP, Zeto è indirizzato ad amanti del settore e con una ampio target d’età“.
La particolarità di Zeto rispetto all’altro FCP PIC NIC, di cui abbiamo trattato nel numero precedente, è che, mentre PIC NIC si avvaleva di un piccolo gruppo (di soli cinque autori) attribuendo il motivo principale del ritardo dell’uscita del n.°2 al fatto che gli autori-editori avevano avuto impegni extra; ZETO ha una squadra numerosissima, l’associazione di disegnatori,autori,sceneggiatori denominata AlfaBetaZeto, con una potenza di fuoco devastante.
Pertanto, stando al motto “l’unione fa la forza” Zeto dovrebbe essere una FCP con una grandissima diffusone e successo; eppure anche Zeto ha problemi nel trovare sponsor che gli permettano di coprire i costi per una maggiore diffusione e successo. Se da un lato è indubbio che una squadra di specialisti di marketing potrebbe dare una scossa a questa situazione, dall’altro è pur vero che un successo non commisurato alla bravura degli autori di FCP è dovuto ad un annoso problema italiano.
La scarsa attenzione di cui gode il fumetto in Italia, la reputazione di sotto-cultura a cui è relegato, fa si che il filone dei FCP stenti ad attrarre interesse tra gli sponsor, precludendo a questo canale una potenziale “enorme diffusione” (si pensi solo ai free press speudo-giornalistici che nella reltà si limitano a riportare i riassunti delle agenzie di stampa nazionali e tuttavia hanno tirature che raggiungono i 20 milioni di lettori).
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI del 21 gennaio 2012]

Riportiamo un interessante articolo di Matteo Stefanelli su una realtà in divenire:Il Social Network del fumetto: Graphic.ly

Tributo a Hanna e Barbera Uno tra i piu’ grandi fumettisti ha origine italiana è Joseph Barbera figlio di un barbiere siciliano emigrato negli Stati Uniti Joseph Barbera insieme ad William Hanna hanno formato per decenni una straordinaria coppia di autori di disegni animati..Cresciuti negli studios della Walt Disney e poi passati, nel 1937, alla Metro Goldwyn Mayer, successivamente divennero produttori indipendenti. Con la loro arte e la loro fantasia creativa hanno impresso una forte impronta al piccolo mondo del cinema d’animazione. Quando nel 1937 Hanna e Barbera misero in cantiere Tom e Jerry il gatto e il topo che avrebbero debuttato nel 1940, divenendo poi protagonisti di una serie infinita di rocambolesche e divertenti avventure pochi credevano che la sfida con Disney potesse essere vinta. Invece la testardaggine dei due autori, unita a un’esecuzione di qualità e alla “cattiveria” dei protagonisti, non sempre presente nella più melensa produzione disneyana, hanno fatto di Tom e Jerry una coppia di successo premiata con 7 Oscar e almeno una dozzina di “nomination”. Per anni Tom e Jerry hanno combattuto una guerra eterna, non sempre cavalleresca, insaporendo con un pizzico di violenza e aggressività un mondo che la Disney aveva reso fin troppo dolciastro, e magari asettico. Esaurito il filone delle storie di Tom e Jerry Hanna e Barbera crearono una propria casa di produzione, ideando altri personaggi, da Braccobaldo all’orso Yoghi, ma soprattutto i Flinstones, ovvero gli Antenati, bizzarra famiglia di cavernicoli che non si fa mancare nulla della tecnologia del nostro tempo.
(liberamente tratto da un articolo di Carlo Scaringi)-[Estratto dalle note inserite su facebook da Filippo Novelli il giorno giovedì 5 agosto 2010]
Roy Fox Lichtenstein ( New York, 27 ottobre 1923 New York, 29 settembre 1997) è stato un artista statunitense, tra i più celebri esponenti della Pop Art.
Alterna l’attività espositiva con altri lavori. Realizza disegni tecnici per l’azienda Republic Steel, fa il designer e il vetrinista. Nel 1957 diventa assistente all’Università di Stato di New York. La sua pittura si avvicina all’Espressionismo Astratto. Compaiono nei suoi dipinti i primi personaggi dei cartoni animati: Topolino, Paperino e Bugs Bunny.
Fu solo nel 1961 che Roy decise che tipo di artista sarebbe stato. Decise di insersi all´interno della Pop Art, utilizzando le immagini della pubblicità dei prodotti che le persone consumano, scegliendo, per riprodurle, il mondo del fumetto e della tecnica della stampa industriale.
Le immagini dei fumetti più conosciuti vengono ingigantite e modificate da Lichtenstein attraverso la pittura a olio direttamente sulla tela, attraverso una tecnica che, però, rende quella stessa vignetta irriconoscibile fuori dalla sua storia originale.
[fonte: wikipedia + la giostra]
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 21 gennaio 2012]

Ecco di nuovo una rubrica della serie “i migliori articoli sul fumetto”. Ecco a voi “Le riflessioni sulle WEB STRIP da ABC Apogeo Bit Comic (di Antonio Sofi)”.

Ormai scalzato nella hit parade dei motivi-per-i-quali-la-gioventù-è-bruciata dai videogiochi e dai reality show, superato dai cartoni animati nel cuore dei più piccoli (Luca Raffaelli suggerisce giustamente di chiamarli disegni animati, ma è una battaglia persa), inchiodato alla bidimensionalità dell’inchiostro che non si muove e non si gioca con un joypad, il fumetto rischiava di andare incontro a una mesta vecchiaia fatta di bei ricordi e di un consumo d’élite (curiosa parabola di un arte nata che più popolare non si può). Questo prima del Web. Perché oggi il fumetto ha nella Rete un alleato formidabile, una miracolosa fonte di giovinezza, un economico lifting virale di linguaggi e talenti. Il Web è naturalissimo botulino del fumetto, e in molti se ne stanno accorgendo. […]
In Italia, a dire il vero, il fumetto di carta non è esattamente il deserto dei Tartari in attesa del successo che forse verrà. Resistono ancora oggi esperienze di quantità e qualità come gli albi dellaBonelli, i cui vari Tex, Dylan Dog, Nathan Never mostrano pochi cedimenti (ma ci sono, nelle vendite degli ultimi vent’anni). E c’è molta produzione d’autore (ma non come dagli amati-odiati cugini francesi), quella letteratura disegnata di cui parlava Hugo Pratt (o romanzo grafico come si preferisce oggi) che ha avuto negli ultimi anni straordinari interpreti di casa nostra: lo strabiliante Gipi, il celebrato Mattotti, il bravissimo e anomalo bonelliano Enoch, il rockerDavide Toffolo e tanti altri anche giovanissimi usciti dalle fucine delle scuole di fumetto.
Manca però e parliamo sempre del nostro buffo Paese quel trait d’union fumettistico che altrove ha messo in connessione virtuosa il fumetto d’elite (la letteratura disegnata) e quello fictional e d’intrattenimento (Bonelli in Italia, o le molteplici saghe dei supereroi negli Usa). Un tratto d’unione quotidiano e popolare, mescolato alla varia cronaca, altare o contraltare dissonante dell’attualità; quello che altrove occupa giornalmente o quasi le pagine interne dei newspapers e che da noi si vede solo per qualche mese d’estate, nella pagina dei cruciverba: la comic strip (o striscia). La strip è la forma primigenia del fumetto e nasce proprio per essere pubblicata all’interno delle pagine dei quotidiani: da destra a sinistra, due/tre vignette e conclusione (tranne la domenica, ché l’importante foliazione dei quotidiani anglosassoni ha permesso la libertà di una striscia-non-più-striscia, dallo sviluppo verticale e più narrativo).Raccontano una storia, le comic strip, e giorno dopo giorno, con o senza continuità temporale: con personaggi eternamente uguali a se stessi e dimentichi di ciò che ieri fu, oppure che invecchiano e cambiano, in sincronia con i loro disegnatori. L’intento è facile e difficilissimo allo stesso tempo: far ridere o sorridere (che vuol dire, in fondo, pensare). […]
La strip costringe chi disegna ad impegnarsi in una delle prove più difficili in assoluto, per un narratore quale ci si aspetta che sia: essere sintetico, ed essere brillante. Non sempre il salto mortale narrativo riesce; non è sempre facile esaurire nei limiti spazio-temporali di poche vignette tutta la forza centrifuga di una storia compiuta. Quando riesce, però, scatta l’intimo applauso il sorriso o il pensiero.
In Italia mercato per le comic strip, però, non c’è e mai c’è stato. Nell’editoria dei quotidiani anglosassoni le comic strip sono intoccabili come il meteo e gli annunci economici. Usati come arma per conquistarsi, vignetta dopo vignetta, la fedeltà dei lettori. Nel tempo questa scelta editoriale ha prodotto una vera e propria scuola stilistica con tanto di capolavori indiscussi dell’arte del fumetto (non scrivo dell’arte tout court, ma lo penso). In Italia, tranne rari casi, nisba.
È questo quello che deve aver pensato chi, a un certo punto, ha cominciato a guardare alla Rete come un luogo dove finalmente pubblicare strip e fumetti senza aspettare che dalla torre d’avorio dei quotidiani aprissero l’inferriata invece di sguinzagliare i coccodrilli. Sono quindi nati nel corso degli ultimi anni molti siti e webzine che si propongono di pubblicare, promuovere, accogliere i talenti fumettistici innamorati delle strip (ottimi esempi italiani sono, tra gli altri, La Striscia.net e Nuvole Elettriche). Nonché è storia più recente la rivoluzione dei blog ha permesso a molti talenti individuali di aprirsi un proprio sito personale dove pubblicare i propri fumetti, bypassando in parte anche l’appassionata intermediazione delle webzine fumettare. Disegnando se stessi, senza alcun filtro, in stretto rapporto con chi legge e commenta trovando così, spesso, il senso più puro e incontaminato delle comic strip.[…]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]

La Venere Nera di Botticelli: grazie al film sui Vendicatori siamo riusciti ad avvicinare un grandissimo pubblico al mondo del fumetto; sempre più neofiti stanno cominciando a capire che il fumetto è arte e sta velocemente risalendo dal 9° posto in cui l’avevamo relegata, dal momento che in sè vi sono i semi delle altre: dalla sceneggiatura alla poesia, dall’esaltazione dell’immagine concettuale alla comicità straripante. E scusandoci per aver deturpato il vostro ricordo della venere botticelliana alziamo i calici e brindiamo al miliardo di nuovi fan del fumetto!!!
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 26 maggio 2012]

Recentemente molti mi hanno chiesto se le strip che disegnavo fossero una serie, se seguissero un filo rosso; ho capito che occorreva fare chiarezza a cominciare dal nome, magari da inserire in testa alle strip. Non mi bastava un semplice nome, avevo bisogno di una scritta che rimanesse nella memoria del lettore, che fosse l’essenza stessa della serie OSVY c’era bisogno di un logo.

OSVY innanzitutto è il bianco porcospino in cui si trasforma il protagonista della serie per ricevere da esso la forza per recitare aforismi e illuminare il mondo attraverso le più famose massime; perché comprendere è possibile e conoscere è necessario e ti aiuta ad affrontare meglio la Vita. Ho rappresentato l’occhio di OSVY con la lettera O.
Ma OSVY è anche il racconto scanzonato della routine della vita di coppia nella quale Linda, con i suoi comportamenti vessatori nei confronti di Osvy, la fa da padrona. La S è la sua coda.
OSVY è anche la lotta del Bene contro il Male; come Osvy recita aforismi positivi e carichi di speranza, allo stesso modo la perfida volpe Morbo recita quelli cinici malvagi anche se drammaticamente veri. La V è la sua faccia.
Infine vi è la Y che nel suo segno raccoglie sia il fulmine, trasformando i protagonisti della serie in animali, sia la matita che le disegna.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 6 settembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
All rights reserved.
I miei amici mi hanno preso in giro… Filippo quelli della Pixar ti stanno spiando!
Perchè gli ho risposto io? E loro: “No dico, non hai visto il film di Merida?”
Certo perche? E loro: “Come perchè… una bambina appassionata del tiro con l’arco con una madre orso proveniente dalla Scozia, no dico… è plagio!”
Si, si continuate a prendermi in giro… gli dissi il giorno dopo gli ho mandato questa illustrazione.

[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 9 settembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
All rights reserved.

Oggigiorno non puoi permetterti di coltivare le tue passioni e tentare di farne un mestiere. Devi puntare a qualcosa di stabile, studiare una vita, almeno ti devi laureare per provare a trovare un lavoro con cui riuscire a sfamare te e la tua famiglia. Solo dopo ti puoi permettere di dedicarti alle tue passioni. Così fece Osamu Tezuka che studiò medicina e divenne medico; nel frattempo disegnava fumetti per pagarsi gli studi, tanto bene che il fumetto stravolse i suoi piani di una carriera nel campo medico. Tezuka, non a caso definito “il Walt Disney Giapponese”, creò il moderno genere dei fumetti giapponesi, conosciuti come manga. I manga, distinguibili per l’estrema semplicità dello stile, avevano un linguaggio stenografato, visivo, che fondeva l’eleganza della forma con un momento narrativo a rotta di collo. I manga inizialmente furono per un pubblico di adolescenti (c’erano i robot che combattevano per la pace, come nella la popolare serie di ASTRO BOY), ma già a partire dagli anni ’60, si spostarono verso storie più serie e adulte che ebbero un grandissimo successo; Perfino dopo la sua scomparsa (1989), i libri di Tezuka continuano a vendere a decine di milioni di copie in Giappone, tanto che i manga rappresentano un quarto di tutti i libri venduti nel paese. Ma gli è servito diventare medico? A quanto pare si, dal momento che i suoi studi scientifici precedenti traspaiono in molte delineazioni sottili dei paesaggi e della natura.
[Si ringrazia il blog “ASCOLTARE” ]
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 11 novembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
All rights reserved
Scopriamo quanto facciano bene:cipolle, zenzero, semi di lino, noci, sesamo, sgombro nell’interessante intervista di REPORT all’oncologo Berrini QUI (da un articolo di M.Valente su TUTTOOSTEOPATIA.IT)
La regolazione della glicemia, ovvero l’equilibrio dello zucchero nel sangue, è una funzione fondamentale per il corpo, indispensabile per la coscienza umana.
L’organismo si impegna per mantenere i livelli di zucchero entro un ambito di valori molto ristretto, grazie agli sforzi coordinati di molte ghiandole e dei loro ormoni. Il corpo risponde all’aumento del glucosio (zucchero nel sangue) dopo i pasti secernendo insulina, un ormone prodotto dal pancreas.
Con il digiuno o con l’esercizio fisico cala il glucosio e il pancreas secerne glucagone che stimola la liberazione di glucosio accumulato nei tessuti (glicogeno soprattutto nel fegato).
Se la glicemia cala troppo in fretta o se il soggetto è spaventato, affamato, o sotto stress, l’adrenalina o i corticosteroidi secreti dalle ghiandole surrenali mobilizzano rapidamente il glucosio immagazzinato per dare energia rapida.
Purtroppo il meccanismo naturale di controllo del glucosio viene logorato dalla dieta e dallo stile di vita occidentale, creando le basi per la grande espansione di diabete, di ipoglicemia reattiva e di obesità.
Questo tipo di alimentazione privilegia gli zuccheri raffinati, i grassi saturi, i prodotti animali ed è scarsa di fibre. Gli zuccheri raffinati vengono assorbiti velocemente, provocando un rapido innalzamento della glicemia: il corpo risponde aumentando esageratamente l’insulina, principale fattore dei sintomi di ipoglicemia (irritabilità, cefalea, calo di umore, sudorazione eccessiva, confusione, comportamento non controllato ecc.). Per rispondere al successivo calo improvviso dello zucchero le surrenali secernono adrenalina, che provoca un rapido innalzamento dello stesso. Con il tempo le surrenali vengono esaurite dagli stress provocati dall’innalzamento e abbassamento degli zuccheri e non riescono a rispondere in modo adeguato. In questo modo si manifesta ipoglicemia reattiva che, a lungo andare, crea le basi per un’insufficienza del pancreas e diventa diabete.
Inoltre è stato dimostrato che un quantitativo eccessivo di carboidrati raffinati è in grado di danneggiare il fegato al pari di un abuso di bevande contenenti alcolici.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 22 dicembre 2012]
[Illustrazioni di Filippoo Novelli]
All right reserved
Non lo sapevo, non l’ho mai digerito e … nel dubbio lo evitero’. Tu lo sapevi che il latte di mucca è un alimento troppo proteico per l’uomo (la natura infatti lo ha creato per il vitellino che ha una velocità di crescita 3 volte superiore) e crea acidificazione in un organismo dal sangue tendenzialmente alcalino.
[…] La continua acidificazione richiede un intervento immediato del nostro sistema immunitario, che affronta il terribile invasore bianco, prelevando calcio organico dalle nostre ossa. I paesi con il più alto consumo di latticini sono quelle con le più alte percentuali di osteoporosi. Ruba più calcio di quanto ne offre. Tra l’altro ci consegna calcio inorganico, pastorizzato, cotto, denaturato e carico di antibiotici. Inoltre il latte di mucca è anche un alimento privo di ferro e come tutti i cibi ferro-carenti ruba ciò che gli manca (in questo caso il ferro ma il discorso vale per tutti i minerali) dalle nostre già esigue riserve.
Informazioni tratte da Biohaus S.r.l. Il resto lo trovi QUI.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 1 dicembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
All rights reserved.
Come ogni sabato sono passato in biblioteca a fare la scorta di libri per la settimana. Gironzolando tra gli scaffali indovina cosa scopro? Una bella mostra di fumetti disegnati dai ragazzi della scuola di quartiere.
Speriamo che questa iniziativa contagi le altre biblioteche comunali e che diventi itinerante mi sono detto.
Con l’occasione la biblioteca ha creato una serie di aree dedicate al fumetto: c’è quella per i piu’ piccini, dove i genitori si siedono con loro e glieli leggono;c’è quella per i grandi, dove sono presentati i più famosi fumetti sia degli autori del momento sia dei classici; la cosa interessante è che qui i comics si alternano via via che il visitatore li prende in prestito; e se non ne trovi uno specifico? Nessun problema, lo segnali alla biblioteca e lei lo compra, mettendolo a disposizione dopo qualche giorno per te fortunato lettore. Si ma se lo vuoi subito senza aspettare? Nessun problema, grazie alla sua rete di biblioteche sparse per la città, il bibliotecario di turno ti segnala quella in cui puoi andarlo ad affittare!
Sono proprio soddisfatto; erano anni che parlavo alla direttrice di organizzare una mostra di fumetti. Sono sicuro che questa non sarà l’ultima.
Dopo il “caso Amazon”, dopo le interviste ai fumettisti in TV, ora siamo anche nelle biblioteche, il fumetto sta prendendo sempre più piede in Italia. Continuiamo così.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 15 dicembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
All rights reserved.
Vorrei disegnare una strip…una al giorno. Quando vivrò di disegno lo farò.
Una strip perfetta ogni volta che voglio raccontare una storia; per ora quelle imperfette le conoscete, sto sperimentando.
Vorrei farvi capire che voi siete quello che accade tra una una strip e l’altra, e a volte siete la strip, perchè noi attingiamo dalle nostre esperienze, da cio’ che ci accade attorno, noi siamo spugne!

Per chiosa vi lascio una “Apologia del fumettista” scritta dalla Comic Star del momento, Roberto Recchioni, che inizia più meno così:“…fare fumetti richiede fatica e dedizione completa, forse più che nella maggior parte dei mestieri”.
e prosegue: ” […] Perché fare fumetti è arte quanto artigianato. E’ applicazione quanto talento. E’ estro quanto metodo. Perché non basta saper disegnare e non basta saper scrivere. Si deve saper disegnare (anche solo con la mente) e scrivere (anche con il disegno).
E, ancora di più, bisogna saper raccontare. Perché lo scopo è quello. Raccontare una storia. Poco importa se grande o piccola, se ambientata tra le montagne dell’Arizona o in un condominio di un quartiere di periferia. Se gialla, nera, rossa o rosa o di chissà che colore. I fumetti si fanno per le storie. Tutte quante. E’ il senso del racconto, quello che ci vuole. E del segno. Perché, nel fumetto, il segno è parola, quanto le parole stesse. E i segni bisogna conoscerli, amarli e saperli usare. E quello è mestiere, prima che istinto. E’ mestiere che diventa istinto. Per un fumettista, uno vero, fare fumetti è come respirare. Anzi, meglio: un fumettista respira fumetti, vive tra le pagine e il tempo della sua vita è scandito da quella linea bianca che separa una vignetta dalle altre. Volete fare fumetti nella vostra vita? Lo volete sul serio? Allora, dovete fare in modo che il fumetto diventi un problema. Perché se non siete dominati da esso, allora lo state facendo sbagliato. Qualcuno vi dirà che l’ossessione non è obbligatoria se si vuole fare questo mestiere. E’ vero. Ma aiuta parecchio”. Qui la versione integrale.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 24 dicembre 2012]
Bere acqua del rubinetto è una delle prime regole per chi vuole essere buono con la Terra: è conveniente per le tasche, è ecologica perché consente di risparmiare plastica e di abbattere l’inquinamento atmosferico causato dal trasporto, è pulita, perché controllata di più dell’acqua in bottiglia, è sana, perché non contiene batteri, è comoda, visto che una famiglia di tre persone che consuma acqua confenzionata sarebbe costretta a trasportare e sollevare una tonnellata di bottiglie ogni anno.

Ma se volessimo rendere ancor più gradevole al palato il sapore della nostra fresca acqua del rubinetto, o essere certi che sia filtrata correttamente, ecco una soluzione davvero geniale per realizzare un sistema “casalingo” fai da te per trattare l’acqua. E anche per riciclare in maniera creativa le nostre vecchie bottiglie PET. Si tratta di “Bottlefilter“, un’idea di David Rainbird che consente di “cogliere due piccioni con una fava”.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 26 dicembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
All rights reserved.
Inizia così l’articolo di Roberto Tartaglia su youcanprint.it -blog book: “ Io credo che i due scenari siano complementari e non esclusivi. […] La promozione offline, a differenza della sua sorella online, è leggermente più costosa e faticosa, ma non meno d’impatto.Ecco qualche esempio di come fare pubblicità offline ai tuoi libri. […]

Volantinaggio.
Lo so, può sembrare antiquato e noioso come metodo ma, t’assicuro, se usato bene, ha il suo effetto.Importante è “scegliere le persone da conquistare e andare da loro”; pensa: che luoghi frequentano queste persone? Crea dei volantini accattivanti o dei piccoli manifesti in formato A3 da distribuire nei luoghi da loro frequentati, da affiggere nelle bacheche o da lasciare sui banconi.Occhio! la qualità del volantino è molto importante per la riuscita del lavoro.
Comunicati stampa.
Prendere contatti con i giornalisti è un punto fondamentale per l’autopromozione offline. Prendi contatti con i giornalisti via Web. Su Facebook, ad esempio, non è difficile trovarne. Puoi anche dare un’occhiata ai siti Web delle testate, molti giornalisti mettono le loro email in bella vista. Quando scrivi un comunicato stampa, ricorda, devi sempre offrire una notizia al giornalista per invogliarlo a scrivere di te. Non dire semplicemente “ho scritto questo libro e nella vita ho fatto questo, ricevuto questi riconoscimenti”. Non interessa a nessuno. Parla, invece, del tema del tuo libro. Mettici entusiasmo, inserisci qualche recensione, se già ne hai. Solo alla fine metti i riferimenti per acquistare il libro.
Presentazioni dal vivo.
Come per il comunicato stampa, anche qui devi avere qualcosa di succulento da proporre, non solo l’uscita del libro. Questo è un errore che commettono molti, ecco perché, poi, alle presentazioni ci sono solo pochissime persone.
A tutti noi piace sentirci coinvolti, parte di un gruppo o di un progetto, amiamo scoprire cose nuove, svelare misteri e divertirci. Per questo andare in libreria per dire “ho scritto questo libro e l’ho pubblicato con…” non serve a nulla.
Pensa sempre come un possibile lettore. Se io andassi alla presentazione di un libro come il mio, cosa mi piacerebbe vivere? Di cosa mi piacerebbe sentir parlare l’autore/autrice? Preferirei starmene seduto/a su una sedia ad ascoltare, o sgranocchiare qualcosa in un aperitivo in piedi? Vorrei della musica di sottofondo? Dal vivo o tramite dj? Un gioco di ruolo?
E non dimenticare di farti stampare sempre del materiale di corredo: tovaglie per i tavoli, manifesti, volantini, così da creare il giusto ambiente e mettere a disposizione dei presenti un promemoria da portar via con i tuoi contatti.
Ovviamente il tavolino con qualche libro da poter acquistare al volo è d’obbligo.
Con un po’ di contatti giusti, bastano davvero pochi soldi per mettere su una presentazione come si deve.
L’articolo integrale è QUI
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 28 dicembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
All rights reserved
Sui social, su YUOTUBE gli articoli e i video piu’ visti sono quelli sui gatti. Approfittiamo anche noi dell’animale domestico tanto amato per parlare di riciclo!
Come ogni anno, quando si avvicinano i saldi, riordinate l’armadio e vi accorgete che non vi è piu’ nulla da poter indossare. Stavolta però evitate di buttare decine di vestiti… usate un po’ di fantasia e RICICLATE !!! Ecco una simpatica idea
Altre idee di RICICLO CREATIVO tratte dal sito BABYGREEN. IT le trovate qui di seguito:
[Filippo Novelli per L’arte del Riciclo del 3 gennaio 2013]
Inizia così una interessante riflessione di Carmine Di Giandomenico [del quale sotto riportiamo la biografia]. Carmine prosegue:

“[…] il lavoro artigianale ha un suo fascino importante ed insostituibile, ma chi appartiene ad un mercato che fagocita e sputa tutto velocemente non può permettersi tale lusso di tempo”. Servirsi del digitale …”non vuol dire fare i furbi, non essere creativi…perchè comunque sia senza gusto e senza nozioni di base ben radicate, tali strumenti non servono a nulla.
[…] il fumetto è soprattutto narrazione, ed essa vale più del bel disegno illustrato, in sè effimero; …e poi ci vuole anche l’istinto per essere un bravo fumettista”. [Carmine di Giandomenico]
Carmine di Giandomenico, nato a Teramo (Abruzzo-Italy) il 13 aprile 1973, inizia la sua carriera disegnando la miniserie Examen nel 1995 con la sceneggiatura di Daniele Brolli. In seguito ha lavorato a Giulio Maraviglia, La Dottrina, Romano e La Landa degli aviatori collaborando con Alessandro Bilotta. Tra il 2004 e il 2005 scrive, sceneggia e disegna l’opera in due libri dal titolo Oudeis per la casa editrice Saldapress, un’ opera che rivisita l’ odissea omerica in chiave moderna. Nel 2005 inizia la sua collaborazione con la Marvel Comic, realizzando varie miniserie e What if su personaggi leggendari come Capitan America e Wolverine. Nel 2006 sempre per La casa delle idee e in collaborazione con il co-sceneggiatore Zeb Welss, realizza la miniserie da lui ideata “Battlin’ Jack Murdock”, che ricalca le orme delle origini del personaggio leggendario di Daredevil visto dagli occhi del padre. In Italia ritorna a collaborare con Alessandro Bilotta per la realizzazione del color fest 2 per Sergio Monelli Editore. Dal 2009 si dedica alle due miniserie dedicate al personaggio di Spider-man Noir, rivisitazione di Spider-man negli 30-40 e, sempre nel 2010, lavora a Invincible Iron Man #500[4], dove segna il ritorno del mandarino nella serie regolare. Nel 2011 è tra gli autori del numero commemorativo per i 50 anni di vita della serie dei Fantastic Four #600[5]. (fonte WIKIPEDIA)
E’ la storia dell’iniziazione alla vita di Hushpuppy una bimba di sei anni, da parte di Wink il padre,resa urgente dalla malattia incurabile del genitore.
Il regista, Benh Zeitlin, ha sapientemente traslato nella Natura l’angoscia del padre morente e la paura della piccola, ambientando il film in una grande e minacciosa palude della Luisiana, la Grande Vasca, costantemente a rischio di allagamento per via di terribili uragani.
Zeitlin è stato capace di sublimare l’attualissimo sentimento lacerante che molti uomini hanno verso la propria patria in crisi, combattuti tra il desiderio di rimanere e quello di scappare da un paese ormai devastato ed in rovina. Il padre desidera che la figlia rimanga nel proprio paese, e anzi sappia diventarne un giorno la regina, o meglio il RE, il Re di questa terra selvaggia.
Alla fine la figlia, forte e tenace, metabolizzerà gli insegnamenti del padre e lui continuerà a vivere in lei.
Bellissima e tenera la parte in cui Hushpuppy impara ad esorcizzare la paura del mondo nel modo più naturale per i bimbi: attraverso il disegno. Ritrarrà i terribili e fantastici mostri, per farli ritrovare agli scienziati che verranno a visitare quella selvaggia palude nel prossimo futuro.
NRCN ha intervistato Benh Zeitlin, il giovanissimo regista americano che con il suo film di esordio “Re della terra selvaggia”, è in corsa per ben 4 premi Oscar. Trovate l’intervista QUI.
[Filippo Novelli per la sezione Cinema di Detti e Fumetti – 6 febbraio 2013]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
All rights reserved
Eleonora è affetta dalla sindrome di Williams… è la gioia della mia vita, sono innamorato di lei e per lei sarei pronto anche all’estremo sacrificio. Mi hanno messo in mobilità e la notte dalla preoccupazione non riesco a dormire.

Se qualcosa non cambia tra qualche anno mi ritroverò disoccupato, senza soldi; questo metterebbe a serio repentaglio la sicurezza di Eleonora. Ci alcuni giorni in cui io e la mia moglie passiamo dei momenti veramente duri in cui facciamo fatica ad accettare questo carico.
A volte non riesco nemmeno a guardarmi allo specchio perché penso di non aver fatto abbastanza per mia figlia.Dentro ho una rabbia che se la lasciassi libera distruggerebbe l’intera casa. Ma farla finita non è il modo giusto di reagire. Io reagisco mettendomi a studiare, cercando di migliorarmi, faccio qualcosa… anche questa intervista.
[Filippo Novelli per la Sezione CINEMA DETTI E FUMETTI -8 febbraio 2013 -intervista estratta dal Docu-Film Suicidio Italia- Regia di Filippo Soldi]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
All rights reserved.
Vittorio Giardino, ingegnere elettronico, una mattina si alzò e, contro tutti e tutto, decise di cambiare mestiere dedicandosi alla sua passione, il fumetto. All’inizio non fu facile, il suo tratto era indeciso ed immaturo, ma nel giro di qualche anno migliorò fino a divenire uno dei miti del fumetto italiano.

Esponente di primo piano della raffinata “linea chiara” in Italia, seppe cavalcare l’onda del successo del fumetto tra la fine degli anni settanta ed i primi anni ottanta. Noto al grande pubblico per il suo Max Fridman, nel 1982 vinse il premio Yellow Kid con Rapsodia Ungherese. Successivamente Ottenne l’Harvey Award e il premio Alfred come miglior album straniero con il volume di Jonas Fink. E’ già perchè se in Italia vendeva una copia in Francia, dove il Romanzo per immagini è molto appprezzato, ne vendeva dieci volte tante. I suoi Graphic Novel sono veri e propri romanzi storici, colti e politici ed oggi tornano attuali quasi che questi trent’anni non fossero passati.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti – 8 febbraio 2013]
L’orco verde più simpatico e maldestro di sempre torna a combinare guai in nome dell’amore. Riuscirà, lo stravagante protagonista, a conquistare il cuore della sua “bella”? Il musical che ha sbancato i botteghini di New York, Londra e Parigi, arriva al Teatro Olimpico portando sul palco il mondo delle favole in un modo mai visto prima dal 14 febbraio 2013
Cari amici sono Osvy e voglio parlarvi di una bellissima commedia ‘Allora come va?!’ scritta dal nostro amico e redattore di Detti e Fumetti Dario Santarsiero.
Allora come va?! ,per la regia di Raffaello Sasson, ha un cast di alto livello: Andrea Dugoni, Chiara Pavoni, Francesca Stajano e Biagio Tomassi. Con la partecipazione straordinaria di Fabio Marcari.
Con ironia e sarcasmo Santarsiero è riuscito a restituirci un esilarante spaccato dei vizi e delle manie della società contemporanea. E’ la storia di quattro cugini che si ritrovano nella sala d’aspetto di una clinica nella quale è ricoverato il vecchio zio milionario. Non che loro siano li per i soldi… come potrebbe sembrare. Anche loro a ricchezza non scherzano… Nell’attesa non perdono occasione per punzecchiarsi ed attaccarsi l’un l’altro col coltello tra i denti..ma senza affondare l’ultima stoccata. Un’aggressività ed un cinismo che mal cela la propria fragilità, un’esistenza piatta fatta di amicizie superficiali e legami sentimentalmente instabili, e, fondamentalmente, quel legame morboso ma forte che hanno con i propri cugini, con la propria Famiglia.
INFO: Allora Come Va? sarà in scena al Teatro Manhattan di Roma fino al 10 Marzo 2013; Le repliche proseguiranno al Teatroinscatola dal 15 al 17 marzo 2013 La Compagnia: Compagnia del Brivido. Sponsors: Carrot’s di Alessio Marcari-lospazio Ex Lavanderia di Santa Maria della Pietà
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti]
Ciao, sono Tiger Kahuna, il tuo amico tigre con la fissazione dell’ecologia.
L’arte del riciclo perche’ …e’ bello giocare con i propri figli…siamo il loro giocattolo preferito.
L’arte del riciclo perchè…e’ piu’ bello costruire da soli i propri giocattoli…anzichè passare i pomeriggi davanti alla tv o con i video giochi…
Ma bando alle ciance, ora cominciamo a realizzare qualche giocattolo… neanche a dirlo iniziamo con i personaggi del mondo di Osvy…e dal piu’ cattivo! MORBO LA VOLPE
[Eugenio Brugnoli per Detti e Fumetti del 10-aprile 2013]
All rights reserved
Con Stefania Rossini, nota blogger ecologista (natural-mente-stefy@blogspot.it) ci siamo divertiti a scrivere questo simpatico articolo per Detti e Fumetti.
La sezione è quella della CUCINA ma solo per scherzare… in realtà avremmo dovuto metterla nella sezione giochi e riciclo, non so fate voi.
Care mamme questi sono gli ingredienti per preparare il dido’:
– 1 tazza di farina
– 1/2 tazza si sale marino fino
– 1 tazza di acqua
– 1 cucchiaio di olio di oliva
– 1 cucchiaio di bicarbonato di sodio
– colorante alimentare oppure curcuma per ottenere il giallo ,cioccolato in polvere per il marrone
MESCOLATE IL TUTTO IN UNA CIOTOLA.
NEL FRATTEMPO SCALDATE UNA PADELLA ANTIADERENTE E METTETE IL COMPOSTO NELLA PADELLA;
RIGIRATE FRETTOLOSAMENTE E SPESSO CON UN CUCCHIAIO DI LEGNO PER POCHI SECONDI.
QUANDO LA PASTELLA SARA’ ASCIUTTA TOGLIETE DAL FUOCO E LASCIATE RAFFREDDARE.
CONSERVATE IN UN CONTENITORE ERMETICO, DURERA’ PER SETTIMANE,SE NON VELA MAGERANNO PRIMA…SI E’ COSI’ LA PRIMA VOLTA CHE L’HO FATTA LA MIA PICCOLINA SI E’ FATTA LA MERENDA CON IL DIDO’….
( Linda e Minny preparano e .. tentano di mangiare il dido’)
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti -10 Aprile 2013]
All rights reserved
Oggi sono stato a Romics dove ho visto una bella mostra su Superman.
C’era gente che disegnava fumetti western sui muri in omaggio a Bonelli, dei talent show e tanti tanti gadget….
Attraversata la sala con le locandine dei film in uscita (ce ne sono almeno quattro da vedere nei prossimi mesi) sono arrivato in una sala buia, di un nero pesto.
Riuscivo a sentire solo un inglese che parlava, poi il silenzio e quindi una frase: ” Non sono i popoli che devono avere paura delle nazioni ma sono le nazioni che devono avere paura dei popoli”.
Eccola là…anche qui, mi sono detto. L’uomo proseguì: “Ti dicono,noi ti togliamo un po’ di libertà per poterti far stare meglio. Nel mio fumetto mi sono inspirato alla Germania degli anni 30, ma quello che sta succedendo in Grecia è molto simile”.
Io ne frattempo avevo aperto il mio tablet ed avevo iniziato a disegnare il suo ritratto.
Lui continuava a parlare: “Le banche falliscono e fanno pagare la crisi ai cittadini, si parla di istanze di libertà. Alla fine del mio romanzo le persone hanno la possibilità di fare una scelta: mantenere la propria libertà o darla via”.
Volevo riprodurre quell’oscurità che avevo trovato entrando nella stanza.

Misi un fondo nero al posto dello schermo illuminato che era dietro al fumettista. Lui aveva la camicia nera, che modificai nel colore verde per generare un minimo stacco dal fondale.
Intervenne l’intervistatore: “Hai disegnato il tuo romanzo negli anni ottanta (1984),cosa hai pensato quando trent’anni dopo hai visto un insieme di persone che protestavano riunite indossando la maschera di Guy Fawkes, (cospiratore britannico che nel 1605 cercò di far saltare in aria il parlamento inglese) da te riprodotta nel graphic novel? Hai pensato di aver previsto il futuro?”.
David replicò: ” Nel film, come lo scorso anno in Egitto, a scatenare la rivolta è stata l’ingiusta uccisione di un uomo. Non bisogna aspettare che tutto degeneri. Bisogna agire prima per fermare il declino.Quando sei un artista devi scrivere quello che pensi. Devi approfittare del talento che hai per dire quello che devi dire.Va bene disegnare l’uomo ragno ma poi che resta?”.
“V for Vendetta”, disegnato da David Lloyd e scritto da Alan Moore, è un capolavoro del fumetto politico che è stato capace di far crescere questo genere letterario fino a farlo entrare dalla porta principale delle librerie.Per questo sdoganamento tutti i fumettisti devono essere grati a David Lloyd.
L’intervista si concluse con il racconto della genesi di V for Vendetta, un racconto che usciva a puntate in bianco e nero su una piccola rivista a metà degli anni ottanta. Di volta in volta si realizzavano gli episodi senza un disegno preordinato.
Ci racconta Lloyd: “Era un po’ come suonare del Jazz”. il graphic novel è cresciuto insieme a noi con i nostri pensieri e con quello che sentivamo al momento”.
“Quale tema vorresti trattare ora?” gli chiese l’intervistatore.
“Ho fatto un poliziesco; a me piace scrutare l’animo dell’uomo, la sua fragilità,vedere come sia facile perdere le proprie difese, come l’animo sia corruttibile e come fa a resistere”.
E ancora l’intervistatore: “Infine parliamo del tuo ultimo progetto: un progetto rivoluzionario: “ACES WEEKLY”. Si tratta di riunire i più bravi fumettisti e produrre un fumetto sul web fribile con un abbonamento di pochi euro. Non più la carta, non più la stampa, le case editrici e la distribuzione; finalmente la possibilità di creare un rapporto diretto con il lettore senza più filtri. Questo è Aces Weekly”.

Così termina l’intervista a David Lloyd, Romics D’oro 2013. Da parte mia vi lascio il ritratto di uno dei fumettisti più coraggiosi ed innovativi di questi anni.
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.