Intervista ritratto ad Emanuele Rosso alias Tuco Ramirez

Continua la nostra campagna di interviste allo scopo di promuovere il fumetto e farlo conoscere ad un pubblico più ampio. E’ la volta di Emanuele Rosso, alias Tuco Ramirez, che con i suoi lavori sta cercando di creare delle opere-ponte, capaci di  traghettare i lettori di fumetto giapponese verso il bacino più ampio e variegato del fumetto d’autore. Anche a lui facciamo le nostre  nove domande.

Si dice che fumettisti si nasce. Pensi sia vero? perche’?

Penso di no, penso che soprattutto per fare i fumetti ci voglia un sacco di applicazione, di studio, di pratica al tavolo da disegno. Sono un sacco le cose da imparare a maneggiare. Sfondi, ambientazioni, anatomie, gestualità dei personaggi, sequenze, ritmi narrativi, dialoghi… Al massimo uno sente di avere una predisposizione per il racconto per immagini, ma poi bisogna coltivarlo!

 

Quali sono stati i tuoi punti di riferimento e cosa hanno lasciato nel tuo stile?

I miei primi punti di riferimento sono stati i fumetti giapponesi, a partire da “Ken il guerriero”, “Orange Road” e “Le bizzarre avventure di Jojo”, e poi, venendo a segni a noi più vicini, Davide Toffolo, Giorgio Cavazzano, Gianni De Luca, e recentemente Craig Thompson, Frederik Peeters e David Mazzucchelli. Nel mio tratto e nel mio modo di raccontare credo che sia rintracciabile qualcosina di tutti quelli che ho citato, e altro ancora.

Gli amici e la famiglia. Come convivono i tuoi amici e la tua famiglia con il tuo essere un fumettista?

Mi sopportano tutti stoicamente, e mi supportano quando realizzo qualche fumetto o qualche iniziativa. Non mi lesinano le critiche, ma mi sono vicini quando ne ho bisogno. Poi si e mi chiedono: “Occhei, va bene, ma poi da grande cosa farai?”.

Il fumetto è un medium al pari degli altri (cinema, libri, teatro) per raccontare una storia, per fare cultura. Pensi sia valutato come tale o si dovrebbe farlo conoscere meglio? Come?

Penso che paghi ancora un po’ lo scotto di essere un linguaggio di nicchia e con addosso l’eterna nomea di “cosa per bambini”, ma credo che negli ultimi anni nel nostro paese sia cresciuto molto, anche come considerazione pubblica, grazie all’avvento del formato “graphic novel”. Se qualcosa si può e si deve fare sempre, per il fumetto e per la letteratura tutta, è continuare a promuoverlo nelle scuole, a partire dalle elementari, bisogna coltivare i lettori, sempre.

 

Il fumetto, i social e la sua diffusione sul WEB. Quale è la tua opinione?

Credo che al giorno d’oggi un autore non possa prescindere dai social network per diffondere il proprio lavoro, e se sa farlo bene può forse anche trasformarla in un’attività remunerativa. Per quanto riguarda le storie, è chiaro che i social network avvantaggiano una narrazione breve (singola vignetta, striscia o tavola singola), ma lo stesso si può dire per qualsiasi contenuto scritto. Insomma viene a perdersi la verticalità, l’approfondimento, la fruizione intensiva, in favore di un ampliamento orizzontale. Non una cosa necessariamente da demonizzare, forse solo complementare a un approccio più “classico”, come quello della carta stampata.

Il fumetto e la vita quotidiana. Alcuni sostengono che il fumetto deve essere divertimento assoluto, svago, a volte anche semplice trasgressione. Altri pensano che debba raccontare i fatti della vita reale, debba essere denuncia. Tu in che categoria ti collochi e perché hai fatto questa scelta.

Per quanto riguarda la mia motivazione personale, quello che mi spinge a creare storie, credo che il fumetto debba essere fiction, debba raccontare storie più o meno inventate. Non sono un grande fan di auto/biografie, graphic journalism e via dicendo. Di sicuro ogni autore, anche nella storia più fantastica, attinge al proprio vissuto, che sia esso diretto o anche solo osservato in chi sta vicino, però poi quello che conta è la trasfigurazione romanzesca, e l’unico dovere che si ha è quello nei confronti della storia, che funzioni e che riesca a trasmettere i pensieri e le emozioni che ci hanno spinto a scriverla.

 Spesso le strip sono una storia concentrata in poche battute, Quanto sono importanti i tempi comici o la drammatizzazione delle stesse? A chi ti sei ispirato?

Nel fumetto il ritmo della sequenza è tutto. Tutto si regge sul rapporto tra vignette in successione, un rapporto che è costantemente dinamico, che si muove in una dimensione temporale ma anche spaziale. Tutti i fumetti che leggo mi hanno lasciato qualcosa, mi hanno proposto un modo per raccontare con il fumetto. Forse i riferimenti più evidenti sono quelli a Gianni De Luca e a Will Eisner, e al loro modo di scombinare la gabbia.

Hai ricevuto tante domande sulla tua opera. Quale non ti hanno ancora fatto alla quale piacerebbe rispondere?

Amo essere sorpreso, quindi aspetto la prossima domanda inaspettata senza crearmi troppe aspettative!

 

E per finire, fatti un po’ di pubblicità. Parlaci della tua opera di maggior successo e del tuo ultimo lavoro.

Non credo di poter dire di avere già un’opera di “maggior successo”, certo è che il breve saggio/tributo a David Foster Wallace e a Roger Federer che ho realizzato l’anno scorso, pubblicandolo online in inglese, ha avuto un ottimo riscontro in tutto il mondo tra gli appassionati dello scrittore, e ho recentemente scoperto che è stato posto in una teca dedicata ai memorabilia a Wimbledon! L’ultima opera invece è anche la prima opera lunga, un romanzo a fumetti di 250 pagine, una storia d’amore e di viaggi nel tempo (con Clint Eastwood), pubblicata da Tunué. Si intitola Passato, Prossimo ed esce in questi giorni nelle librerie, quindi sono in attesa di vedere come sarà recepita!

Bene, allora in bocca al lupo e …salutami Clint!

Ciao Filippo.

 

NOTE BIOGRAFICHE

Emanuele Rosso, alias Tuco Ramirez, è nato ad Udine nel 1982; Emanuele si è laureato al Dams di Bologna. Ha Frequentato corsi di fumetto tenuti da Davide Toffolo (del quale è stato anche assistente) e Giorgio Cavazzano (dove ha conosciuto Sara Pavan e Paolo Cossi con i quali a dato vita alla fanzine Pupak!). Ha realizzato diverse auto­produzioni e pubblicato su diverse antologie come Resistenze (2007) e Zero Tolleranza (2008), entrambi editi da Becco Giallo. Collabora dal 2007 con Hamelin Associazione Culturale e fa parte inoltre dello staff organizzativo del festival Bilbolbul. Ha collaborato con Self Comics, una delle realtà più attive nel panorama delle autoproduzioni italiane, e, da ultimo (2012) ha pubblicato una raccolta di racconti Una stagione d’acqua, il suo saggio illustrato dedicato a David Foster Wallace e a Roger Federer, che ha avuto un grande successo in tutto il mondo tra gli appassionati dello scrittore.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – Sezione Fumetto – articolo del 12 settembre 2013] – tutti i diritti riservati.

Lascia un commento