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SALMONE ALLA ALICE

Cari amici oggi vi presento la ricetta del salmone alla salsa di radicchio, scalogno e zafferano o se piu’ vi piace la ricetta del salmone alla Alice!

L’altra sera ho deciso di cucinare qualcosa per me, di buono e dal gusto particolare. Alla fine, quando già avevo impiattato e aspettavo con avidità di mangiarlo ecco che piombano i miei bambini in cucina e pezzetto dopo pezzetto se lo sono finiscono… era buono, mi hanno detto…sobh. 

Ecco la nostra consueta scheda con gli ingredienti ( per 4 persone)

Prima di cominciare a cucinare pulire bene il salmone, squamandolo e togliendo le lische.

Ridurlo a quadrotti non piccoli e condirlo con olio, sale e pepe.

Lavare il radicchio e asciugarlo, tagliarlo a listarelle.

In una padella mettere l’olio e stufare gli scalogni tritati grossolanamente, bagnandoli con il brodo (o dell’acqua calda) per farli ammorbidire.

Quando sono diventati trasparenti unire il radicchio e fargli perdere volume. Salare e pepare. Sciogliere lo zafferano nel brodo (o acqua calda) e metterlo nella padella, cuocendo per altri 5 minuti.

A questo punto passarli al mixer e aggiustare di sapore. Infornare il salmone a 180° per circa 15 minuti.

Servirlo, mettendo su ogni dado di salmone un po’ della salsa preparata. Buon appetito da Alice, la vostra chef preferita!

[Donatella Lena per DETTI E FUMETTI – sezione cucina – articolo del 5 aprile 2014]

IL ROAST-BEEF secondo Alice

L’altra sera ho invitato a cena le mie ex compagne di classe e, avendo optato per una cena in piedi, ho scelto, tra le varie cose, di preparare il roast beef. Quello che vedete nelle foto pesa due chili e più, per 4 persone è sufficiente la metà.

Ecco gli ingredienti nella nostra consueta scheda.

Preparazione:

Accendere il forno a 200° e posizionarvi una leccarda.

Prendete la carne e se il macellaio non lo ha già fatto (chiedeteglielo), legatela con dello spago da cucina.

Adagiarla sulla graticola del forno e condirla con rosmarino, olio, sale e pepe.

Infornare (sopra la leccarda) e dopo qualche minuto sfumare con il vino.

Bagnare di tanto in tanto con il succo che sarà caduto nella leccarda.

Il tempo di cottura è di circa 40/50 minuti.

Appena tolta dal forno avvolgere la carne con della carta di alluminio per mantenerla morbida.

Far raffreddare il roast beef, prima di tagliarlo a fette sottili. Condirlo con il succo che si sarà formato.

Non essendoci una quantità di sugo per me sufficiente, ho preso quello che avevo e l’ho messo in un tegame aggiungendo un po’ di brodo vegetale. Buon appetito da Alice

[Donatella Lena per DETTI E FUMETTI – sezione cucina – articolo del 1 aprile 2014]

LE SEPPIE AL POMODORO DI ALICE

L’altro giorno mi chiama papà e mi dice più o meno così: “ho qualche problema di salute, il dottore ha detto che devo mangiare le seppie al sugo”. Eh, ho capito bene? Non lo so, il filo non torna, forse dovrà mangiare il pesce e siccome mi chiede questo piatto da un po’ di tempo avrà trovato la scusa buona. Eccolo qui. Iniziamo con la nostra mitica scheda

Preparazione:

Pulire le seppie, togliendo tutte le parti interiori (attenti all’inchiostro e all’osso).

Tagliarle quindi a listarelle (non troppo piccole). In un tegame far soffriggere olio, aglio e peperoncino. Unire le seppie e appena sono leggermente dorate, aggiungere mezzo bicchiere di vino. Far sfumare.

A questo punto si possono mettere i pomodori e le olive. Cuocere per circa 30 minuti.

Servire accompagnandole con del pane casareccio bruscato. Buon appetito.

P.S. Mio padre ha gradito molto!

Ciao da Alice

[Donatella Lena per DETTI E FUMETTI – sezione CUCINA – articolo del 22 marzo 2014]

LE MELANZANE CON PROVOLA DI ALICE

Amici finalmente una nuova ricetta per voi. L’estate è lontana quindi rimandiamo piu’ in la i problemi della “prova costume”. Oggi vi presento una pietanza a me molto cara …e non adatta a chi sta a dieta ma ogni tanto si può fare uno strappo alla regola.

Ecco la nostra mitica scheda.

Preparazione:

Accendere il forno a 180°.

Tagliare le melanzane a fettine e friggerle nell’olio di semi.

Adagiarle in una teglia, sovrapponendole e condirle con la polpa, la provola tagliata a fettine, le acciughe e l’origano.

Versare l’olio evo (non troppo!) e salare. Infornare e cuocere per 20 minuti circa.

Buon appetito!

Ciao da Alice, la vostra chef preferita e… stay tuned!

[Donatella Lena per DETTI E FUMETTI – sezione CUCINA – articolo del 22 mazo 2014]

CLO’ e l’EX CINEMA AIRONE un intervento di Salvaguardia e Recupero

Questa volta voglio parlarvi di un’intervento molto vicino a noi, che come tanti gioielli della nostra bellissima Roma, rimangono nascosti e poco conosciuti

L’ex‐Cinema Airone, sito in via Lidia nel quartiere Appio, è opera dell’architetto Adalberto Libera, caposcuola del razionalismo italiano.

La Cassa Nazionale per l’Assistenza agli Impiegati Agricoli incarica gli architetti Calini e Montuori per la realizzazione, nei primi anni ’50, di alcuni fabbricati in un lotto del quartiere Appio-Latino ed il progetto del cinema rientra in tale intervento immobiliare. Per la sala cinematografica lo spazio disponibile è quello risultante dalle citate palazzine. Lo studio del progetto è affidato ad Adalberto Libera. L’edificio per spettacoli, realizzato tra il 1953 e il 1956 e da subito destinato a sala cinematografica, è caratterizzato da un’ampia sala per 8oo spettatori a forma ovoidale intessa dall’architetto come l’interno di uno strumento musicale e rappresenta il tema della sala collettiva, già affrontato da Adalberto Libera con il Palazzo de i Congressi all’Eur.

[disegni di Adalberto Libera]

Di proprietà privata fino a pochi anni fa e ridotto, dopo diverse vicende gestionali, in stato di abbandono, Roma Capitale ha recentemente acquisito il bene al suo patrimonio con l’intento di salvaguardarlo e restituirlo alla cittadinanza.

[ stato attuale]

L’obiettivo primario è  il recupero degli spazi dal degrado attuale e il possibile riuso della storica sala cinematografica quale moderno centro multimediale per la realizzazione di spettacoli di prosa, danza, musica, cinema e conferenze, nel pieno rispetto degli spazi originali.

La struttura, soggetta a improprie modifiche, è attualmente in stato di forte degrado da quando, nel 1998, è stata utilizzata per l’ultima volta con la destinazione d’uso di discoteca.

Tale uso improprio, oltre alle infiltrazioni di acqua piovana, hanno arrecato danno alla decorazione murale realizzata nel 1955 da Giuseppe Capogrossi sul soffitto della scala che conduce alla sala: successive pitturazioni hanno coperto l’originale dipinto che si ispirava al dibattito sull’”informale” e al tema del “flusso”.

Come l’edificio anche la decorazione presenta un notevole interesse artistico e certamente merita di essere urgentemente recuperata  e riaperta al pubblico.

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione Architettura e Design – articolo del 17 marzo 2014]

La Green Architecture. Clo’ ci raccontà del vincitore al MIPIM AWARDS del 2011

Salve amici, lo sapete benissimo che le mie rubriche sono incentrate sulla bio-architettura, la green architecture e quant’altro. Ebbene oggi vi raccontero’ del vincitore del noto premio MIPIM del 2011.

Il nuovo Headquarter di 3M Italia (sede italiana della nota multinazionale
americana), è uno dei  piu’ importanti interventi di architettura “green” in Italia; ha vinto il primo premio nella categoria ‘Green Building’ dei MIPIM AWARDS 2011. E’ situato al Malaspina Business Park nei pressi di Milano, è stato sviluppato per la multinazionale
americana, da Prelios, tra i principali gestori immobiliari a livello internazionale, su progetto di MCA – Mario Cucinella Architects. Una sinergia che ha reso possibile la realizzazione a tempo record – 16 mesi di costruzione dalla prima pietra all’ingresso dei
dipendenti– di quella che si conferma essere un ”icona di sostenibilità” dopo
aver già ottenuto numerosi riconoscimenti.

L’headquarter 3M è infatti uno dei principali esempi di eco-architettura a
destinazione terziaria, in cui ciascun componente – dal design alle scelte
cromatiche, dall’impiego di materiali e tecnologie all’avanguardia, fino
all’integrazione nel contesto circostante – è pensato per la massima
performance energetica ed ambientale.

L’edificio ha una superficie di 10.600 mq, è largo circa 22 m, ha un piano interrato e
cinque esterni, e si distingue per un design unico, che lo rende immediatamente
riconoscibile.

La forma e l’orientamento ottimali consentono un efficace controllo ambientale:
le facciate nord, est e ovest sono progettate con vetri e particolari sistemi
di ombreggiatura.

Il fronte sud è stato disegnato con una serie di terrazze che offrono spazi
ombreggiati.

Le terrazze agiscono inoltre come tampone ambientale proteggendo dagli sbalzi
climatici estremi in estate e inverno.

Il nuovo building e il conseguente allestimento degli spazi interni sono
realizzati nel rispetto dei più recenti criteri di sostenibilità ambientale.

Il progetto ha previsto inoltre particolare attenzione al contenimento dei
consumi energetici in tutte le stagioni dell’anno, soprattutto attraverso
l’utilizzo di materiali edilizi e costruttivi eco-compatibili e alla scelta di
tecnologie impiantistiche all’avanguardia.

Inoltre sulla copertura dell’edificio sono stati installati pannelli
fotovoltaici.

Il complesso si sviluppa in senso orizzontale, garantendo la presenza di ampie
fasce di verde e spazi per lo svago ed il relax. L’habitat ufficio, invece,
viene inteso come strumento di socialità e di efficacia aziendale, per questo
motivo particolare attenzione è stata data alla realizzazione di un ambiente
fisico accogliente e dinamico tramite il controllo delle soluzioni
architettoniche, materiali, colori, illuminazione e arredo.

L’edificio punta ad essere il naturale punto di richiamo e di incontro tra 3M e
i propri clienti.

Gran parte del piano terreno e del primo piano sono per questo destinati a
spazi che possono favorire il contatto col pubblico, quali un’area di
accoglienza, sale riunioni, una zona espositiva e dimostrativa dei prodotti 3M
ed un informale e rilassato internet bar.

Ciao da Clo’.

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione Architettura e Design – articolo del 17 marzo 2014]

CLO ED I SISTEMI FOTOVOLTAICI IN ARCHITETTURA

Architettura e fotovoltaico: ormai nella nostra società è sempre maggiore l’esigenza di unire un ambiente green nelle scelte progettuali delle nostre città.

Gli interventi di integrazione dei sistemi fotovoltaici negli edifici si possono distinguere in due categorie:

  • interventi retrofit, si definiscono quando il sistema fotovoltaico è integrato nella struttura di un edificio esistente; sono interventi complessi perché non sempre soddisfano tutti i requisiti che garantiscono un’ottima collocazione della superficie dell’impianto.
  • Integrazione su nuovi edifici, si definisce quando il sistema fotovoltaico è integrato alla struttura di un edificio che deve essere costruito. In questo caso è possibile curare contemporaneamente gli aspetti impiantistici ed estetici del progetto.

Un esempio di intervento retrofit  lo troviamo a Londra, alla stazione Blackfriars, il più grande ponte solare del mondo. A comporlo oltre 4.400 pannelli fotovoltaici posti a copertura del tetto della stazione, che riescono a produrre abbastanza energia (900.000 kWh all’anno) per fare quasi 80.000 tazze di ‘tea’ al giorno. Hanno inaugurato il ponte Network Rail, First Capital Connect, e Solarcentury che ha realizzato il design e l’installazione di 6000 metri quadrati di pannelli.

L’impianto fornisce fino alla metà del fabbisogno energetico della stazione, riducendo le emissioni di CO2 di circa 511 tonnellate all’anno, pari a circa 89.000 viaggi in auto di percorrenza media. Oltre alla più grande installazione al mondo di pannelli solari su un ponte, la stazione è stata totalmente rinnovata (c’è anche una nuova entrata sulla sponda sud del Tamigi): un progetto che ha puntato ad un miglioramento dei trasporti e al risparmio del 505 del fabbisogno energetico sul consumo totale del nuovo interscambio tra First Capital Connect e i servizi di London underground.

Coinvolti nel progetto Network Rail e First Capital Connect. l’AD di Solarcentury Frans van den Heuvel ha dichiarato:

“Il nostro lavoro su Blackfriars mostra i due benefici chiave del solare. Primo, può essere integrato nell’architettura esistente modificando in modo sbalorditivo il profilo di Londra. Secondo, può essere integrato nei più complessi progetti ingenieristici; in questo caso è stato installato sopra un sito in costruzione, sopra linee ferroviarie e su di un fiume”.

La capitale inglese si dimostra quindi tutt’altro che timida nell’abbracciare progetti innovativi e in scala senz’altro ragguardevole: un esempio che sarebbe bello fosse seguito più spesso e con più coraggio dalle metropoli italiane.

 

Per saperne di piu’ : http://www.cifgroup.it

Ciao a tutti da Clo’

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione Architettura – Articolo del 4 marzo 2014]