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L'intervista-ritratto alla fumettista Elena Mirulla

Oggi intervistiamo Elena Mirulla. Per il ciclo delle interviste che vi proporremo abbiamo pensato di mantenere una serie fissa di domande per consentire a voi amici di apprezzare e mettere a cofronto le varie esperienze degli artisti.

F.Si dice che fumettisti si nasce. Pensi sia vero? perche’?

E. Sì, perchè generalmente si è i “più bravi della classe” a disegnare fin dall’asilo, una cosa che senti subito nel sangue… Io, personalmente, avevo l’idea di voler fare la fumettista fin da quando leggevo i vari “Topolino”, come, credo, molti altri disegnatori.

F.Quali sono stati i tuoi punti di riferimento e cosa hanno lasciato nel tuo stile? Credo che il mio stile sia un mix fra tante influenze, rielaborate da me… Adoro Silvia Ziche, Guarnido, Jill Thompson, Barbucci & Canepa, Yamatogawa, Boichi, Massimo Bonfatti, e tanti altri!

F.Gli amici e la famiglia. Come convivono i tuoi amici e la tua famiglia con il tuo essere un fumettista?

E. Mi sopportano quando sono nei periodi “eremita” perchè sotto consegna, per il resto mi hanno sempre sostenuta e supportata! Sono fortunata!

F.Il fumetto è un medium al pari degli altri (cinema, libri, teatro) per raccontare una storia, per fare cultura. Pensi sia valutato come tale o si dovrebbe farlo conoscere meglio?

E.Come? Domandona da un miliardo! Per farlo conoscere meglio forse si dovrebbe diffondere di più la cultura del fumetto come arte, fin da piccoli…

 

F.Il fumetto, i social e la sua diffusione sul WEB. Quale è la tua opinione?

E.La mia opinione è che aiutano molto… Se hai tanti fans virtuali molti di loro verranno a cercare il tuo fumetto alle fiere o in fumetteria… Per questo cerco, nel mio piccolo, di farmi pubblicità. Siccome uso soprattutto Facebook ho una pagina che vi invito a visitare.

F.Il fumetto e la vita quotidiana.Alcuni sostengono che il fumetto deve essere divertimento assoluto, svago, a volte anche semplice trasgressione. Altri pensano che debba raccontare i fatti della vita reale, debba essere denuncia. Tu in che categoria ti collochi e perchè hai fatto questa scelta.

E.Io penso che ci siano vari generi e tutti sono importanti. Io mi colloco decisamente nello svago… I miei fumetti hanno lo scopo di essere divertenti, far sorridere, magari essere stuzzicosi, perchè il contrubuto che voglio dare io è questo… Ognuno offre ciò che sa offrire.

F.Spesso le strip sono una storia concentrata in poche battute, Quanto sono importanti i tempi comici o la drammatizzazione delle stesse? A chi ti sei ispirata?

E.Io faccio pressoché fumetti, generalmente autoconclusivi di 40/48 tavole o miniserie, ma ogni tanto mi è capitato di lavorare a delle strip, come per WeirdVampy, anni fa… I tempi comici e il ritmo sono fondamentali, avendo a disposizione poche vignette bisogna essere incisivi. E’ difficilotto!

F.Hai ricevuto tante domande sulla tua opera. Quale non ti hanno ancora fatto alla quale tipiacerebbe rispondere?

E.Mi piacerebbe dire che i miei fumetti li trovate o venendoci a trovare alle fiere del fumetto a cui siamo presenti come “Cronaca di Topolinia”, o tramite la vostra fumetteria (ordinandoli), o tramite il sito diwww.cronacaditopolinia.it, o tramite il sito Alessandro editore, o tramite il nostro editore Salvatore Taormina ( salvatoretaormina@tin.it ).

F.Per finire, fatti un po’ di pubblicità. Parlaci della tua opera di maggior successo e del tuo ultimo lavoro.

E.Direi che “Sexy Tales” è stato il fumetto di maggior successo. Ed è anche, finora, il fumetto che ho preferito fare, è una interpretazione umoristica delle favole, ma anche sexy e piccantina! Adoro disegnare donnine sexy e adoro il tema fiabesco… E’ piaciuto molto ed ora sto lavorando al volume due, insieme alla parodia di Zagor (Zavor) che è stata presentata alle conferenze all’Albissola Comics da Moreno Burattini e Gallieno Ferri.

[Selezione di Disegni di Elena Mirulla]

Note Biografiche

Elena Mirulla nasce a Genova il 4/4/1983, ha frequentato Liceo Artistico, Accademia di Belle Arti e un corso di fumetto col disegnatore Disney Andrea Ferraris all’età di 18 anni che le ha dato le basi del fumetto. Contemporaneamente inizia il suo periodo di gavetta in cui ha collaborato con varie riviste, siti e fanzine. Nel 2005 iniziano le sue esperienze professionali nel mondo del fumetto grazie a Cronaca di Topolinia Associazione Culturale Alex Raymond (oggi “Amici del fumetto”) per la quale crea la miniserie “I Piccoli Eroi di Ho Lan”. Nel corso degli anni la sua collaborazione con Cronaca continua con molti altri progetti, tra cui: “Crazy Tribe”, “Gothic”, “Vampire’s Tears”, l’artbook “Mirullicious”, vari portfoli e mostre come “Il Western fra il serio e il Faceto”, il fumetto “Sexy Tales” (2011), e, infine le parodie di Martin Mystere (Myster Martin) e Diabolik (Demonik) entrambe del 2012. Durante gli anni, oltre che con Cronaca, Elena ha avuto diverse altre esperienze come illustratrice, vignettista e fumettista anche con altre case editrici e aziende, come, per esempio, Angel’s Friends (PlayPress), Minì e Sofimel. Attualmente lavora solo con Cronaca di Topolinia con la quale ha un contratto di semi-esclusiva. I lavori in corso (2013) sono: “Zavor, lo spirito con la zavorra” (parodia di Zagor) e “Sexy Tales 2”.

La sua pagina come disegnatrice: https://www.facebook.com/ElenaEvilangelMirulla

Il suo DeviantArt: http://xevilangelx.deviantart.com/

 

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – rubrica di Fumetto – articolo del 22 maggio 2013]

[Illustrazioni di Filippo Novelli – tutti i diritti riservati]

OSVY – LA STORIA DEL PROGETTO EDITORIALE

INTRODUZIONE

Il progetto OSVY, il bianco porcospino disegnato da Filippo Novelli, si snoda attraverso una serie di racconti che sono stati raccolti in cinque volumi:

– OSVY-gli aforismi a fumetti, la raccolta.

– L’UNIVERSOEDIO – il graphic novel.

– L’UNIVERSOEDIO- il fumetto.

– PIPPO PANDA – il fumetto.

– GLI SPIN OFF degli amici di OSVY

Cronologicamente viene realizzato prima il volume degli aforismi a fumetti, una raccolta delle strip brevi (tre tavole per strip) in cui Osvy recita gli aforismi dei piu’ grandi personaggi della cultura internazionale. Ma di questo parleremo piu’ avanti. In una di queste strip Minny, la figlia di Osvy, trova un computer con il quale inizia a leggere la storia delle origini del padre.  Nasce così il secondo racconto, “L’UNIVERSOEDIO-il graphic novel”, narrato in terza persona dalla piccola porcospina con l’aiuto del computer suo suggeritore.

Arriviamo al terzo volume, la vera storia di Osvy “L’UNIVERSOEDIO-il fumetto”, realizzata a fumetti senza gli approfondimenti dell’amico computer di Minny. Come ogni racconto ad episodi che si rispetti termina con un “continua…” preannunciando il quarto volume: “PIPPO PANDA-il fumetto”, dove il nostro protagonista viene trasformato nell”anti-eroe PIPPO PANDA dal cattivissimo Morbo.

Il quintetto della saga di OSVY si conclude con “GLI SPIN-OFF degli amici di OSVY”, una raccolta di racconti e rubriche tratte da DETTI E FUMETTI, un free press e blog  che raccoglie appunto approfondimenti culturali realizzati mediante l’uso del fumetto. Dire che si conclude in realtà non è proprio vero, poichè, alla stregua delle raccolte delle strip: anche le rubriche degli amici di Osvy sia le Strip continuano ad essere prodotte nel tempo e raccolte con cadenza annuale. Da qualche tempo vengono pubblicate anche in Free Press cartacei con il patrocinio gratuito delle Biblioteche di Roma che ha creduto nell’OSVY project!

TRAMA

Qualche anno fa il nostro protagonista ebbe una figlia e l’idea di doverla far crescere bene, con sani principi, il tentativo di darle gli strumenti per fronteggiare le asperità della vita divenne il suo cruccio maggiore. Aggiungici lo stress del lavoro moderno, le notti in bianco per i pianti della bambina, i peperoni mangiati a cena… tant’è che una notte ricevette una chiamata. Sentì una voce che ce l’aveva proprio con lui:”OSVY DOVE SEI?” ripeteva insistentemente”. Nel tentativo di seguirla si avventuro’ sull’uscio della porta ma… un fulmine lo colpì.

Improvvisamente si trasformo’ nell’OSVY. La voce riprese a chiamarlo chiedendogli di seguirlo fino ad un luogo sperduto nelle montagne. Qui venne iniziato all’antica arte etrusca dello sciamano. una volta formato,affrontò terribili battaglie contro il Male e si fortifico’ per divenire un eroe dei tempi moderni (L’UNIVERSOEDIO-il graphic novel).

Ma quale super potere poteva aver ricevuto da questa esperienza? quale era la sua missione? Sarebbe stato in grado di sfrecciare nei cieli come un fulmine? Sollevare montagne con un dito? Lanciare ragnatele?

No,doveva recitare aforismi, perchè l’aforisma è un aiuto che l’uomo offre ad un altro uomo, una guida per evitare l’errore o porvi rimedio, il conforto che l’esperienza può dare a chi deve ancora affrontarla. Sarebbe divenuto il paladino della Cultura, il solo modo per elevare e riunire i popoli debbellando le piu’ grandi piaghe del Mondo: la fame, la guerra, l’odio.(OSVY-aforismi a fumetti-la raccolta).

Quotidianamente Osvy si recava negli Studios di Biondo, il suo amico e consigliere, nei quali si montavano le scene per fargli recitare l’aforisma del giorno.

Minny, la figlia di Osvy iniziò (a modo suo)  in questo periodo a recepire gli insegnamenti del padre distinguendo cio’ che è bene da cio’ che è male.

Ma un giorno proprio lui, il Male, si manifestò. Impersonificato da Morbo la volpe e i suoi scagnozzi (i nemici di Osvy); rapi’ la famiglia di Osvy per ricattarlo (L’UNIVERSOEDIO-vers. breve-il fumetto).

Osvy avrebbe dovuto consegnare la chiave di lettura delle antiche mappe dei luoghi sacri degli sciamani etruschi se voleva riavere indietro la sua famiglia sana e salva.

Osvy si reco’ nella tana di Morbo pur sapendo che sarebbe stata la sua fine. Ma questa parte della storia, che tratterà di PIPPO PANDA (ed avrà un volume dedicato: PIPPO PANDA -il fumetto) non ve la racconto, altrimenti vi svelo il finale, che amico sarei?

Vi accenno solo che in questa parte del racconto si parlerà anche delle origini degli amici di Osvy, delle loro missioni a favore della Cultura e che le loro storie verranno raccolte nel volume degli SPIN-OFF. Lo spin off, letteralmente “ruotato via,” è appunto una serie che pur mantenendo l’ambientazione di fondo di quella originaria, parla di un personaggio secondario o minore. Insomma sono serie parallele derivate dalla serie originaria che  seguono una propria continuity.

GLI SCIAMANI E L’ ARS FULGURATORIA

Vi ho raccontato il come ora qualche parola sul perchè. Il fumetto di Osvy, Osvaldino il bianco porcospino, trae spunto dalle tradizioni indiana e sciamana che si perdono nella notte dei tempi (a detta di alcuni praticate già dai primi popoli della terra che erano vicini alla divinità), secondo le quali ogni uomo è legato a nove animali, dai quali ottiene le proprie capacità naturali e il talento. Stando a quanto riportato dalla tradizione è possibile evocare direttamente gli animali prescelti e la loro forza mediante pratiche mistiche. Lo sciamano va in trans,  entra in contatto con la forza dell’animale, combatte il nemico e torna nel mondo reale da vincitore.  Tra i nove animali prescelti dal nostro protagonista vi è il porcospino, un dolce animale pacifico, dotato di una costante fiducia nel piano divinograzie alla quale diviene molto potente e sempre capace di aiutare il prossimo ad aprire il proprio cuore; nel contempo è in grado di insegnare agli  altri animali ad essere aperti, a scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo e a liberarsi ed allontanarsi di tanto in tanto dalla rigidità e serietà della vita degli adulti.

Grazie al talento del porcospino, in cui si trasforma, al nostro protagonista  è possibile affrontare i temi “spinosi” che affliggono il mondo. Egli trova il modo di affrontare le più alte tematiche del vivere quotidiano grazie alla interpretazione di massime e aforismi in chiave comica.

Ed ora breve accenno agli altri “sciamani”.Nel mondo di Osvy compaiono vari personaggi sia buoni che cattivi a fare da spalla al nostro riccio nelle sue “recite”. Tra i principali protagonisti ricordiamo: il Biondo tartarugo (tanto narrato nelle canzoni per bambini) che è il migliore amico di Osvy; il coniglio Eros (icona dei problemi e delle manie della società moderna); il facocero Artiglio (fissato con il managment e con la ricerca spasmodica del guadagno in ogni azione del vivere quotidiano); il cavallo Fulmine (amico sempre interessato di Osvy); i loschi personaggi del gatto Darko e della volpe Morbo (a simboleggiare il male sempre presente ed in agguato). E come non ricordare i componenti della famiglia di Osvy?  C’ è Minny, il porcospino figlia di Osvy, nata dalla relazione con Linda, l’Orsetto lavatore in cui si trasforma la moglie del protagonista per “assillarlo”anche nella sua vita parallela (dice Osvy) con le sue manie sulla pulizia e sull’ordine. Minny è colei che acquisisce e reinterpreta, a suo modo, gli insegnamenti del padre, tentando, a sua volta, di sperimentarli e proporli, per
quel che ne ha potuto comprendere, al suo pupazzo Pippo Panda. Pippo Panda non
è altro che il secondo animale in cui, a causa di interferenze misteriose, si
trasforma il nostro protagonista; Pippo Panda, subendo gli insegnamenti della
pestifera Minny, è la vera vittima del fumetto e le sue storie rimangono tra le
più esilaranti del fumetto Osvy.

Infine eccovi un breve racconto sull’ARS FULGURATORIA. Se avete seguito le strip di Osvy o meglio dopo la lettura del graphic novel, l’Universoedio vi è ormai nota la correlazione tra Osvy ed i popoli dei  sumeri, dei celti e degli etruschi.
Sappiamo che Osvy e tutti gli altri personaggi dell’Osvy Mondo si trasformano dopo essere stati colpiti da un fulmine o meglio dopo aver subito la scarica di  un Lemp. sul vostro browser trovate tutte le definizioni. Per ora chiamatelo fulmine ed andiamo avanti. Meno noto è il rapporto tra queste popolazioni e i fulmini. Parliamone e chiudiamo il cerchio. La posizione dei segni che si manifestano in cielo (i fulmini) indica da qual nume proviene agli uomini il messaggio e se esso è  buono o cattivo. La forma, il colore, l’effetto del fulmine, o il giorno della sua caduta  aiutano a precisarne la natura: se si tratti cioè di un richiamo amichevole, o di un ordine, o di un annuncio senza speranza e così via.
Esistevano 9 divinità che avevano la facoltà di lanciarli  (dette Manubie) e disponevano, ciascuna, di un solo fulmine alla volta, mentre Tinia (Giove) ne aveva a disposizione tre. Quindi in totale 11 fulmini. Dei tre che poteva lanciare Giove il primo era il fulmine “ammonitore” che il dio lanciava di sua spontanea volontà e veniva interpretato come avvertimento; il secondo era il fulmine che “atterrisce” ed era considerato manifestazione d’ira; il terzo era il fulmine “devastatore”, motivo di annientamento e di trasformazione.L’ars fulguratoria, cioè quella di trarre dalla sua osservazione (cheraunoscopia) tutte le informazioni possibili, era  al primo posto nella divinazione etrusca e i suoi  interpreti , i trutnvt, erano molto rispettati tra gli Etruschi; avevano un costume caratteristico composto di uno strano berretto cilindrico e un mantello frangiato.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI-rubrica di Fumetto – articolo del 18 maggio 2013]

Le Interviste ai Fumettisti- l'editoriale

Inizia oggi un ambizioso progetto per DETTI E FUMETTI: far conoscere la figura del fumettista ed il suo lavoro ad un piu’ vasto pubblico possibile.

Abbiamo deciso di dividere i fumettisti in tre grandi categorie: gli emergenti, i professionisti e i maestri o, se vi piace la definizione, le comic star. Se è vero che solo nel transitorio tra una fase e la successiva della vita ciascuno di noi ha ben nitide le sensazioni che talune esperienze gli procurano,  mentre al contrario il ricordo tutto offusca o peggio reinterpreta come più gli conviene; se è vero questo allora solo un fumettista emergente potrà dare una genuina testimonianza di quello che ha provato e dovuto fare per affermarsi; solo un professionista potrà raccontare i segreti del mestiere o se riesce ad avere, ad esempio, i tempi comici in una strip e quale è il ritorno di pubblico; infine solo un grande maestro puo’ raccontarti quale era il trend di un certo periodo storico o  se il messaggio trasposto nella sua opera è stato recepito ed ha segnato una certa moda. Solo una comic star anzichè intervistarla puo’ fare notizia ed essere raccontata per quello che fa al di fuori del fumetto (al pari di un vip del cinema o del teatro).

E’ per questo motivo che abbiamo raccolto una serie di domande standard da rivolgere ai fumettisti delle varie categorie. Le risposte saranno interessanti ma  differenti a seconda della fase della vita che sta attraversando l’intervistato.

Infine una nota di interesse che rende questo progetto simpatico ed accattivante: dal momento che la nostra direttrice è donna e che in redazioni molti hanno figlie femmine, peraltro appassionate di fumetto, nella nostre indagine abbiamo privilegiato “le fumettiste” e cercato di dare loro la piu’ vasta eco possibile. Ringraziamo tutti per aver dato un contributo alla divulgazione della cultura del fumetto ed in particolare il Comune di Roma e le Biblioteche di Roma.

[Filippo Novelli e Emanuela Ambrogi per DETTI E FUMETTI-sezione fumetto – articolo del 17 maggio 2013]

Intervista ad Alessia Fanutti, Fotografa di scena.

Cari amici, continua la mia indagine nell’animo umano attraverso interviste ad attori e agli artisti che gravitano attorno al mondo del teatro.Oggi intervistiamo Alessia Fanutti, fotografa di scena.

Willy: Alessia cosa ti ha spinto ad intraprendere la professione di  fotografa?

Penso sia stata principalmente la curiosità;  fotografare le persone ti aiuta a capire chi hai davanti e allo stesso tempo è un invito a esplorare te stesso, a conoscerti.

Crescendo scopri che quello che vedi è solo una minima parte della realtà e il mezzo fotografico può farti carpire molte sfumature di quello che c’è dietro, è una piccola magia.

W. Perché ti sei avvicinata al teatro?

E’ successo per caso, la Compagnia del Brivido è stata una delle prime ad accogliermi e ho avuto modo non solo di fotografare ma di partecipare all’intero iter di preparazione di uno spettacolo: è un’esperienza intensa e coinvolgente, un lavoro di equipe dove ogni piccola idea deve sposarsi con la struttura portante del progetto. Quando leggi un copione non sai bene quali sorprese ti riserverà ma ben presto prende forma e s’impossessa del tuo mondo onirico… l’emozione della Prima è impagabile!

W. Cosa ti suscita più emozione fotografare la scena o gli attori mentre recitano?

Sono due cose ben distinte che però danno entrambe delle sensazioni particolari?

Mi piace fotografare la scena perché mi permette di contestualizzare il personaggio, di comunicare qualcosa della sua storia anche attraverso la scenografia…durante una filata non si ha mai il tempo di distinguere le emozioni ma l’approccio è diverso, cogli un’espressione particolare del volto di un attore e un momento dopo fotografi una scena intera dove tre personaggi fanno contemporaneamente tre cose diverse. L’emozione più grande è vederle in sequenza e rendersi conto da pochi scatti di quello che sta succedendo sul palco.

W. Nel descrivere la tua ultima personale hai :“Le immagini sono così invitate a rendere l’idea di un tempo sospeso, fino a creare un paradosso: fermare un istante che non esiste.”

Ciò che hai detto si può in un certo senso accostare al mondo del teatro?

Certamente, e per un semplice motivo: ogni sera gli attori portano in scena qualcosa di nuovo. Il teatro è bello per questo, è sempre in evoluzione e un copione non è mai definitivo. Nella personale che ho esposto volevo giocare sull’ambiguità temporale per creare dei personaggi un po’ “surreali”, inafferrabili  in un certo senso…….nel teatro i personaggi sono caratterizzati e hanno un vissuto ben preciso ma sono “instabili”, la loro storia si arricchisce sera dopo sera, potendoli fotografare ogni volta ne uscirebbero sfumature caratteriali sempre diverse.

NOTE BIOGRAFICHE

Alessia Fanutti è nata a Udine, classe 1985, ha dedicato gli ultimi anni allo studio della fotografia sperimentandone l’applicazione pratica in diversi settori, spaziando dalla fotografia di scena al ritratto. Consapevole della necessità di rendere il suo lavoro sempre più personale e ricercato, continua a tutt’oggi a frequentare corsi di specializzazione e intraprendere esperienze lavorative che possano farla crescere culturalmente e come artista visivo. Vive e lavora a Roma dall’età di 21 anni.

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – Rubrica di Teatro – articolo del 12 maggio 2013]

[Illustrazioni di Filippo Novelli 2009- tutti i diritti riservati]

LA STORIA DEL MANGA PER IMMAGINI #8

Cari Amici siamo giunti alla 8° puntata di questa storia del manga per immagini ed ancora non vi ho parlato di uno dei suoi elementi distintivi: le espressioni del volto e in modo particolare quella degli occhi. L’uso dell’espressione facciale, della maschera, proviene direttamente dalla tradizione del teatro antico giapponese, che esaltava questa parte del corpo per esprimere emozioni e stati d’animo.

Non esiste un solo tipo di rappresentazione degli occhi come molti potrebbero immaginare. Nel manga-shoujo  gli occhi sono grandi ed espressivi ( in quanto esso è destinato ad un pubblico femminile che va dagli ultimi anni dell’infanzia sino alla fine dell’adolescenza); nel manga-shounen sono piu’ semplici e dinamici ( infatti questo genere è per un pubblico maschile dall’età scolare fino alla maggiore età); infine vi è l’occhio del manga- seinen  che è realistico e piccolo perchè disegnato per un pubblico maggiorenne.

A proposito di occhi nel fumetto proprio ieri mi è capitato di rivedere il mitico film di animazione “Chi ha incastrato Roger Rabbit” [della Disney, diretto da Robert Zemeckis] dove all’attore che recita il cattivo gli schizzano via gli occhi quando si trasformava in un cartone.

Mi piace ricordare questo film nel nostro escursus sul fumetto perchè è stato una pietra miliare mondiale per il connubbio tra film e cartoon americano [primo film a tecnica mista mai realizzato- 1988]. Qualche anno dopo anche il Bel Paese dava il meglio di sé con il film a tecnica mista “Volere Volare” [1991] del maestro Maurizio Nichetti, che lo disegnò dopo la sua lunga esperienza come sceneggiatore per l’atrettanto grande maestro del fumetto italiano Bruno Bozzetto, i cui disegni e animazioni spopolavano già da decenni e che tanto ha influenzato i ragazzi di allora.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – rubrica di Fumetto del 12 maggio 2013]

 

 

 

Willy intervista l'attrice Francesca Stajano per DETTI E FUMETTI

Cari amici ho deciso di iniziare questa rubrica di teatro con alcune interviste ad attrici ed attori perchè trovo interessante indagare il loro animo, la loro passione; perchè  è bello svelare il motivo che ha innescato quella scintilla che ha fatto loro dedicare la vita all’arte della recitazione.

Iniziamo con l’intervista a Francesca Stajano.

W. A che età hai deciso  che da grande avresti fatto l’attrice?

La mia decisione di entrare nel mondo dello spettacolo è nata molto presto, avevo circa cinque anni quando indossando le meravigliose camicie da notte di mia madre mi pavoneggiavo davanti allo specchio giocando alla signora, in bilico su scarpe con i
tacchi, mi divertivo a fare le facce buffe, serie, spaventate. Poi il mio primo spettacolo a sei anni, del quale curavo anche la regia “Il Chicca Show” in occasione delle cene in casa dei miei genitori per allietare i loro ospiti. In seguito verso gli otto anni avevo una amica che addirittura mi scriveva dei testi che io recitavo alle feste di compleanno.

W. Dei ruoli che hai fino ad ora interpretato te ne è rimasta una infinitesima parte?

Dei ruoli che interpreto mi resta sempre qualcosa, ma essendo io una persona positiva, prendo sempre i lati belli dei personaggi mentre quelli tristi li lascio al personaggio nel momento in cui esco da lui. Si perchè la mia caratteristica è proprio quella di entrare nella pelle del personaggio come se il personaggio fosse un involucro vuoto che inizia a vivere quando io gli dò vita. E’ un mio metodo personale e che deriva da più di dodici anni di studio della recitazione e di tutti i suoi meccanismi.

W.Le sensazioni che provi quando calchi le tavole del palcoscenico a cosa sono paragonabili?

Quando sono in scena ci sono ma in realtà non ci sono, mi spiego. E’ il personaggio che è in scena, in quel momento Francesca non c’è. Per questo motivo odio dover suggerire battute in scena ad attori poco professionali che non ricordano la parte, vedi io sono perfettamente in grado di farlo perché quando salgo in palcoscenico conosco alla perfezione anche la parte degli altri, tuttavia il mio personaggio non conosce le battute degli altri perché sta vivendo in scena come nella realtà dove nessuno conosce cosa ci risponde il nostro interlocutore. Questo mi porta a dover uscire dal mio personaggio in scena per poter suggerire, devo ridiventare Francesca e attivare un altro tipo di memoria. Spesso questo mi ha danneggiata nella interpretazione, per salvare gli altri ci rimetto io. Ma per fortuna riesco a camuffare il tutto e sono solo io che soffro ahahahahahh

 W. Essere guidata da un ottimo regista fa aumentare le emozioni o consolida quelle che provi già?

Essere guidata da bravi registi è meraviglioso. Per quanto mi riguarda io mi affido completamente, non sono di quelle attrici che vogliono farsi da sole le regie, io ho rispetto ed eseguo alla lettera quello che mi viene richiesto, o perlomeno ci provo. Così facendo
ho sempre scoperto nuove emozioni che io da sola non sarei stata in grado di procurarmi. Questo è il bello di essere dirette, la scoperta oltre quello che si immagina di se stessi e delle proprie potenzialità.

Grazie Francesca al prossimo spettacolo!

Grazie a te caro Willy , e un bacio grande a tutto il mio pubblico che mi segue sempre con affetto e curiosità.

NOTE BIOGRAFICHE

Di origini salentine Francesca Stajano vive a Roma. Attrice di teatro e
tv, inizia lo studio della recitazione nel 1997 con il laboratorio di Claudio
Boccaccini, due anni dopo procede nello studio con il Laboratorio di Giancarlo
Sepe. Nel 2000 frequenta il laboratorio di Giuliano Vasilicò ed inizia lo
studio del metodo Strasberg con Luciano Curreli,in seguito partecipa a vari
stages e laboratori e conclude la sua preparazione artistica dopo circa dodici
anni. Fonda il Teatro Aldo Fabrizi di Morlupo. Insegnante di recitazione e personal coach molto richiesta, studia anche canto lirico da soprano , canto jazz, canto per musical con Simone Sibillano. Frequenta il Corso di sceneggiatura per il cinema di Bernardino Zapponi
(sceneggiatore di Fellini) presso la libreria il Leuto di Roma. Studia danza classica, moderna e contemporanea tuttora. Partecipa a diversi lavori teatrali ,con registi di spicco nel panorama teatrale europeo, con ruoli da protagonista.  La vediamo in Tv in diverse fictions ( per citarne qualcuna L’amore non basta, Cuore, Le ragazze di Piazza di Spagna, Don Matteo, Un medico in famiglia, Paolo VI,)partecipa anche al primo spot della Tim (Un numero fatto di persone).  Ultimamente debutta come autrice teatrale e produttrice e sceneggiatrice nella Sasson&Stajano Production.  E’ organizzatrice e direttrice insieme a Raffaello Sasson della Compagnia del Brivido che si occupa di teatro, cinema, mostre ed eventi culturali e che opera in tutta Italia.

E’ inoltre inserita nella Compagnia dei Poeti d’Azione di Alessandro D’ Agostini e nella Compagnia Lirica Mondo d’Arte di Davide Olivoni.  Riveste inoltre in diverse manifestazioni legate al cinema e allo spettacolo il
ruolo di madrina ed è ambasciatrice ufficiale dell’Annuario del Cinema ed Audiovisivi di Elettra Ferraù.E’ membro permanente della giuria del Premio Medaglie d’Oro Una Vita per il Cinema fondato da Alessandro Ferraù.  Per il suo impegno e la sua professionalità ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, Premio Dolmen Salento, Premio Giovani e Barocco, Premio Emozioni, Targa di riconoscimento in occasione dei 60 anni dell’Annuario del Cinema , Targa di riconoscimento per il ruolo di madrina dell’International Tourfilmfestival.

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – rubrica di TEATRO – articolo del 8 maggio 2013]

[Illustrazioni di Filippo Novelli – tutti i diritti riservati]

 

LA DANZA E' UN'ARTE CHE…

La danza è un’arte grazie alla quale si provano e con la quale si cerca di far provare forti emozioni agli altri. Ritengo che danzare, nel movimento e nella gestualità, ti fa sentire libero come poche altre forme di arte.

Si parla tanto della danza in palcoscenico, quella sotto i riflettori, ma si racconta poco di ció che c’é dietro; si parla poco dei sogni, delle speranze e dei tanti sacrifici grazie ai quali alla fine si riesce a calcare le tavole della ribalta.

Quando si inizia a danzare da piccoli non puoi sapere come diventerai fisicamente, nè come sarà il tuo carattere; non puoisapere se sei sarai in grado di sopportare tutti quei sacrifici e quelle rinunce che una disciplina come la danza esige.

E’ pur vero che se un giovane ha tanta passione, il più è fatto. Molto dipende anche dall’approccio che si ha da piccoli con quest’arte.

L’insegnante riveste un ruolo determinante. Non solo deve saper coltivare la passione dei propri piccoli allievi, ma é anche importante che abbia alle spalle una buona preparazione (in scienze motorie) per non arrecare loro danni fisici.  Infatti il corpo dei bambini  è molto delicato ed occorre la massima cura nell’insegnamento della danza dal momento che molti movimenti sono innaturali.

Ad ogni modo vale sempre e comunque la regola che se si inizia da piccoli  tutto sembrerá più semplice..quindi miei piccoli allievi danzate con me!

[Elena Bottega per DETTI E FUMETTI – rubrica di Danza – articolo del 7 maggio 2013]

[Illustrazioni di Filippo Novelli]

SANDALI reload per l'Arte del Riciclo

Alle prese con un infinito trasloco cosa vedo spuntare da una scatola polverosa? Un vecchio paio di sandali malandati, acquistati in Grecia qualche tempo fa.

Ebbene, sfinita sul divano, dopo aver impacchettato e trasportato scatoloni per un giorno intero, decido di rilassarmi provando un po’ ad abbellire questi sandali.

Mare…stiamo arrivando!!

 

[Francesca Pietrocarlo per DETTI e FUMETTI rubrica de L’Arte del Riciclo – articolo del 4 maggio 2013]

LA SPINA SOLARE di KYOHU SONG e BOA OH

Vi riporto un articolo che gira sulla rete in questi giorni dei progettisti KYOHU SONG e BOA OH.

Inizia cosi’: “Basta attaccare la presa portatile alla la vostra finestra per iniziare a utilizzare l’energia solare!  Abbiamo visto un sacco di caricatori solari ai nostri giorni.
E ‘una presa di corrente portatile che prende il suo potere dal sole. Si collega in una finestra anziché nella parete. E’ facile.


I progettisti si chiamano Kyohu Song e Boa Oh. Dichiarano con orgoglio: “Abbiamo cercato di progettare una presa portatile, in modo che gli utenti possano utilizzare in modo intuitivo, senza formazione specifica.”
La presa portatile si attacca ad una finestra con una ventosa. Sul lato inferiore, è dotato di pannelli solari che danno energia a un caricabatterie che converte questa energia in elettricità. Il caricabatterie immagazzina l’energia. Dopo 5-8 ore di ricarica, la presa fornisce 10 ore di utilizzo.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI rubrica di Hi-tech- articolo del 4 maggio 2013]