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Appunti di viaggio 2010-2013

I miei appunti di questi ultimi tre anni, frasi celebri, riflessioni di importanti autori. Fonte di ispirazione e affinità elettive.

 

Sono qui, perché…

“Sono qui per stigmatizzare i pensieri, proporvi dei passi che altrimenti avreste perduto; passi che prima erano abbandonati alla deriva nello spazio e nel tempo. Riflettere con voi su concetti, situazioni diluite in decine di tomi su cui nessuno avrebbe potuto soffermarsi per un tempo adeguato. Lottare insieme per la Conoscenza che rende l’uomo libero, per raggiungere la consapevolezza che non si è Isola, Monade disconnessa nell’Universo, per scalare insieme verso un nuovo altopiano e il traguardo sarà non più l’Unicum ma l’Uno”.[Filippo Novelli  -OSVY estratto di P-P]

 

 

Non era la mia guerra

“[…] il mio posto nel mondo mi piaceva di più prima. […] Era un posto pieno di nebbia, che invece a guardarlo bene era fiato rappreso, cristallizzato in volo da una giornata di quelle fredde in cui Roma è un parcheggio dell’Ikea pieno di monumenti e scippatori.
In mezzo, di lato, dovunque, c’è la vita di tutti i giorni. È una cosa enorme, pesante, faticosa, difficile perfino da dire, come uno di quei segreti che uno sceneggiatore americano ci campa per tre film. È roba di ossa lise, di piegamenti per raccogliere calzini sporchi, di cassetti pieni di ricordi talmente antichi da sembrar reperti. La fila dal dottore, chi è l’ultimo, speranza riposta in un superenalotto rancoroso ma sognante; la pasta cattiva alla mensa aziendale.. […] passa a prendere la roba in tintoria, rinnova il documento.
Lasciami stare.
Ho mangiato verdura e bevuto latte dopo Chernobyl […]
Laciami stare, o scateno una guerra che nemmeno te la sogni…
Pubblicato da Lollo alle 19:29 del 25-1-14 [Lorenzo Bartoli estratto da “Non era la mia guerra”]

 

La memoria

La memoria è un muscolo come quelli delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota.
C’è poi la memoria storica, quella che non riguarda i fatti della tua vita o le cose che hai letto, ma quello che è accaduto prima che tu nascessi.

Oggi se vai al cinema devi entrare a un’ora fissa, quando il film incomincia, e appena incomincia qualcuno ti prende per così dire per mano e ti dice cosa succede. Ai miei tempi si poteva entrare al cinema a ogni momento, voglio dire anche a metà dello spettacolo, si arrivava mentre stavano succedendo alcune cose e si cercava di capire che cosa era accaduto prima (poi, quando il film ricominciava dall’inizio, si vedeva se si era capito tutto bene – a parte il fatto che se il film ci era piaciuto si poteva restare e rivedere anche quello che si era già visto). Ecco, la vita è come un film dei tempi miei. Noi entriamo nella vita quando molte cose sono già successe, da centinaia di migliaia di anni, ed è importante apprendere quello che è accaduto prima che noi nascessimo; serve per capire meglio perché oggi succedono molte cose nuove.(Umberto Eco)

 

La Fiaba

“Si può parlare agli uomini anche parlando di gatti (o di porcospini, direi) e si può parlare di cose serie ed importanti anche raccontando fiabe allegre. Le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire ad educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo. I bambini capiscono più di quello che noi sospettiamo, sono disponibili per ogni audacia, non soffrono di schematismi, ignorano i regolamenti ufficiali, adorano i giochi di parole distinguono a occhio nudo le immagini piene da quelle vuote, le fantasie ben nutrite di realtà da quelle puramente automatiche.” ( G.Rodari 1970 alla giuria del Premio Andersen)

 

 

 

 

Il senso dell’utopia

“Il senso dell’utopia, un giorno, verrà riconosciuto

tra i sensi umani alla pari con la vista, l’udito, l’odorato, …

Nell’attesa di quel giorno tocca alle favole mantenerlo vivo”. [G. Rodari]

 

Il mio desiderio è che i fumetti arrivino a più gente possibile

Il mio desiderio è che i fumetti arrivino a più gente possibile. Con mia madre ho sempre fatto così: glieli mettevo in mano. Perché con chi non sa, con chi non ha mai visto, bisogna avere quella pazienza che hai con un bambino, la prima volta che gli insegni a leggere. [Micol Beltramini]

 

Una carezza

“Ciò che facciamo agli smartphone assomiglia in modo preoccupante a una carezza”.
(Chris Ware)

 

Fumetto – il mezzo

La parola per descrivere il mezzo che uso per cercare di generare emozioni in chi legge esiste già: “fumetto”. Non sento alcuna esigenza di inventarne una nuova. Perché per me un buon fumetto è proprio un’opera dove disegno e testo lavorano insieme per tradursi in emozioni per il lettore. Questo lavoro su due binari paralleli e di uguale importanza io la chiamo “scrittura” del fumetto. Ma solo perché mi torna comodo usare una parola semplice. Quindi, facciamo che non abbiamo bisogno di nobilitare il fumetto come non abbiamo bisogno di nobilitare la letteratura o il cinema. Riguardo alla candidatura di Una storia al premio Strega ritengo che i premi sono importanti per diffondere un’opera. Ma io sono un autore. Il mio interesse è soprattutto per la realizzazione dell’opera, per il racconto e, in misura un poco minore, per la diffusione presso i lettori. Se allo Strega accetteranno la candidatura di Una storia sarò contento, perché così, chissà, persone che non avrebbero mai avvicinato il fumetto potrebbero trovarselo sotto gli occhi. [Gianni Gipi Pacinotti]

 

Mio padre era un orologiaio

Mio padre era un orologiaio. Lasciò il suo lavoro quando Einstein scoprì che il tempo è relativo. [Zack Snyder -WATCHMEN]

 

La liberta’

La liberta’ non e’ star sopra un albero
non e’ neanche un gesto o un’invenzione
la liberta’ non e’ uno spazio libero
liberta’ e’ partecipazione.
(Giorgio Gaber)

 

 

Io non penso di essere un divulgatore

“Io non penso di essere un divulgatore o di fare qualcosa per diffondere la cultura. Penso di essere io stesso un utente del mio sito, e quindi mi chiedo ogni giorno cosa posso fare per renderlo migliore per chi lo usa.”
(Greg Sung)

 

Leggete per vivere

“Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.”
(Gustave Flaubert)

 

Scrivo per non avere più volto

“Scrivo per non avere più volto. Scrivo per dire la differenza. La differenza che mi avvicina a tutti quelli che non sono io, […] Non scrivo per loro, ma dentro di loro, e con loro.”

(Tahar Ben Jelloun).

 

Le grucce

Per sette anni non mi riuscì un passo.
Quando fui dal gran medico, lui
m’ha chiesto: “Perchè queste grucce?”
E io: “sono storpio”, gli ho detto.

E lui: “non c’è da stupirsi.
Fa’ una prova, per cortesia!
Son questi arnesi, a storpiarti.
Va’, cadi, striscia a quattro zampe”.

Ridendo come un mostro
le mie belle grucce mi prese,
sulla schiena me le spezzò,
ridendo le scagliò nel fuoco.

Come sia, son guarito: cammino.
Una risata m’ha guarito.
Solo, a volte, se vedo stampelle,
per qualche ora cammino un po’ peggio.

(Le grucce, Bertold Brecht)

 

Il giornalista

Il giornalista è un signore che racconta le storie degli altri.

(Enzo Biagi)

 

I libri più utili

I libri piu’ utili sono quelli dove i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le loro rigflessioni ciò che appare loro debole.

[Voltaire]

 

Le nostre idee

Le nostre idee, i nostri idoli, le nostre costumanze presuntamente sante, e le nostre visioni che passano per ineffabili, mi sembravano generati senz’altro dai sussulti della macchina umana, al pari del soffio delle narici, dell’acqua salata delle lacrime […]. Mi irritava che l’uomo sprecasse così la propria sostanza in costruzioni quasi sempre nefaste […] disputasse di libero arbitrio invece di soppesare le mille oscure ragioni che ti fanno battere le ciglia se improvvisamente avvicino ai tuoi occhi un legno..

[Marguerite Yourcenar]

 

In un’epoca dove tutto è già stato detto

[…] … in un’epoca dove tutto è già stato detto e visto non ci resta che procedere nella combinazione di nuove figure, assemblando spezzoni di frasi e sequenze. Trasformando la citazione in stornamento”.

[Aldo Grasso]

 

Il social

Oggi la nuova grande narrazione si chiama “social”. Siamo spinti a essere presenti sui media sociali e a interagirvi, a creare contenuti, a relazionarci con innumerevoli soggetti, il tutto per giustificare, confermare, rafforzare la nostra presenza, ovvero la nostra esistenza “social”. Come dice David Meerman Scott “on the web you are what you publish” e aggiunge: “if you publish nothing you are nothing”. Se produci contenuti interessanti creerai attorno a te interesse, reputazione e forse anche possibilità di sfruttare commercialmente tutto questo. Ma le modalità che i singoli hanno di estrarre valore dalla loro identità e dai loro comportamenti digitali sono infinitesime rispetto a quanto ottengono da essi le grandi piattaforme di comunicazione come Google, Facebook e tutti i media sociali. Per essi, questo “essere social” produce valore, anche monetario, poiché viene incanalato nei meccanismi di analisi dei Big Data. Il “valore social” di un fatto, di un contenuto, di una relazione finisce per essere pari alla possibilità di immetterlo nei processi di estrazione del valore, di metterlo in connessione con altri dati e di rendere questi dati immediatamente utilizzabili per azioni commerciali o politiche o di qualsiasi altro genere purché trovino un acquirente.

Le piattaforme social sono oggi lo strumento di sfruttamento biocapitalistico della naturale tendenza sociale delle persone. In realtà, non basta che Facebook prometta di essere per sempre gratuito: tutti i media sociali dovrebbero pagare gli utenti per ogni contenuto postato, sia pure pochi centesimi di dollaro, come fa Google AdSense.

Questa spinta a “essere social” è la grande narrazione dei nostri giorni e come ogni grande narrazione finisce per condizionare le scelte e le vite di decine di milioni di persone in tutto il mondo. [Sei su OSVY-AFORISMI A FUMETTI E QUESTO E’ UN BRANO DI Biagio Carrano-dal suo Blog L’immateriale]

 

La libertà

“La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di sperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica” (Ignazio Silone, in Uscita di Sicurezza)

 

I have a dream

I have a dream … E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno che un giorno ci leveremo in piedi e vivremo fino in fondo il senso delle nostre convinzioni (Martin Luter King)

 

La mission DEL FUMETTO

La mission DEL FUMETTO deve essere quella di rivolgersi a tutti i lettori, anche ai lettori da barbiere…
G. MANFREDI
[…] Negli anni novanta inizia un’intensa attività di sceneggiatore di fumetti, dando alla luce i personaggi di Gordon Link (editoriale Dardo) e di Magico Vento, creato nel 1997 per Sergio Bonelli Editore. Nel 2005 realizza, assieme al disegnatore argentino Miguel Angel Repetto, un Maxi Tex intitolato La pista degli agguati e negli anni seguenti entra a far parte dello staff di autori di Tex. È del 2007 Volto Nascosto, miniserie di quattordici numeri. Ad ottobre 2011 è uscita la nuova miniserie, dalla durata di diciotto numeri, collegata a quest’ultima di cui è una specie di prosecuzione ideale, chiamata Shanghai Devil, pubblicata sempre dall’editore milanese [QUESTO ED ALTRO SU WIKIPEDIA]

 

Sono solo curioso

“Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso”.

[A.Einstein]

 

Sto solo facendo il mio lavoro

O scegli di correre alla mia velocità …. o scendi dalla macchina.
Peccato che io sia cosi’ dannatamente consapevole…
“MI CHIAMO JOHN DOE CHE CI CREDIATE O MENO…STO SOLO FACENDO IL MIO LAVORO”.[Bartoli-Recchioni]

Io reagisco

Io reagisco, io cerco di migliorarmi..

(.estratto da una intervista del docu-fim Suicidio Italia – regia di Filippo Soldi)

 

Le società

Le società sono state plasmate più dalla natura dei mezzi con cui gli uomini comunicano che dai contenuti della comunicazione”. [M.McLuhan e Quentin- il medium è il messaggio]

 

Leggere i fumetti

chi è abituato a leggere un quotidiano, a muoversi tra le sue regolari colonne di testo, trova spesso difficile assimilare il fumetto… ma per chi come noi è abituato alla televisione, ai videogiochi, è abituato ad elaborare immagini e informazioni su diversi livelli contemporaneamente, sembra cosa naturale e perfino preferibile adottare questo medium” [London Dayly Telegraph]

 

 

Pensiero Ecologico

Usiamo meno energia e otteniamola il più possibile da fonti rinnovabili; ricicliamo tutto il riciclabile e viaggiamo solo quando indispensabile;

produciamo e mangiamo cibo locale:meno globalizzazione,più autoproduzione.
Minimizziamo il lusso e il superfluo.
Utilizziamo il più possibile il telelavoro.
Non lasciamo che sia l’economia a guidare la politica e affianchiamo agli economisti ecologi e filosofi.
Non risolviamo le questioni diplomatiche con la guerra e fondiamo i carri armati e le portaerei per trasformarli in cose più utili.
Dalla competizione e competitività passiamo alla cooperazione e condivisione.
Ascoltiamo la scienza e incoraggiamo la ricerca, favorendo lo scambio di informazione. [dal libro Prepariamoci di Luca Mercalli]

 

 

Non smettete mai…

Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta.

Non smettete di pensare.

Siate voci fuori dal coro.

Siate il peso che inclina il piano. […]

Siate sempre informati e non chiudetevi alla conoscenza perché anche il sapere è un’arma.

Forse non cambierete il mondo, ma avrete contribuito a inclinare il piano nella vostra direzione e avrete reso la vostra vita degna di essere raccontata.

Un uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai.

(Bertrand Russell)

 

Aforismi,perchè

Nel cuore di ogni aforisma, per quanto nuovo o addirittura paradossale esso possa apparire, pulsa un’antichissima verità. (Arthur Schnitzler)

 

Affinità elettive

Ieri è passato in TV mio cugino, ZAGOR, l’aquila di tuono. [il corvo detto CONDOR-personaggio del Mondo di Osvy]

 

Il cattivo nei film

Ogni film vale solo quanto il suo cattivo. Dato che gli eroi e gli espedienti tendono a ripetersi di pellicola in pellicola, solo un grande cattivo può trasformare una buona prova in un trionfo”.[Roger Ebert]

 

Super eroi

Il mondo non ha bisogno di un supereroe, di un salvatore, ma ogni giorno sento qualcuno che lo invoca” (SUPERMAN RETURNS)

 

Il male assoluto

Il male assoluto del nostro tempo è di non credere nei valori. Non ha importanza che siano religiosi oppure laici. I giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte.
(R.L.Montalcini)

 

Quando muori

Quando muore il corpo sopravvive quello che hai fatto, il messaggio che hai dato.
(R.L.Montalcini)

 

Non è passato un secolo dai miei tempi, ma molti secoli.

Non è passato un secolo dai miei tempi, ma molti secoli. La tecnologia di oggi era impensabile cinquanta-sessant’anni fa. Ma la tecnica da sola non basta, serve una visione più ampia.
(R.L.Montalcini)

 

 

 

 

Le donne

In Africa ci sono migliaia di donne intelligenti che non hanno la possibilità di usare il cervello. Tutto quello per cui mi impegno in Africa (con la mia Fondazione) è l’istruzione.
(R.L.Montalcini)

 

EBRI

Nel 2001 ho avuto l’idea dell’EBRI (European Brain Research Institute). Mi sono chiesta: in che cosa l’Italia ha sempre primeggiato? Nelle neuroscienze. Nel Settecento Galvani e Volta scoprirono l’elettricità animale; a fine Ottocento Golgi inventò la colorazione con l’argento delle cellule nervose; Vittorio Erspamer riuscì a isolare la serotonina e altri neurotrasmettitori e Giuseppe Levi, il mio professore, fu tra i primi a sperimentare la coltura in vitro.
(R.L.Montalcini)

 

Io sono la mente

Ho perso un po’ la vista, molto l’udito. Alle conferenze non vedo le proiezioni e non sento bene. Ma penso più adesso di quando avevo vent’anni. Il corpo faccia quello che vuole.
Io non sono il corpo:
io sono la mente.

– Rita Levi-Montalcini

 

Il coraggio

«Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella “zona grigia” in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.»
Rita Levi Montalcini
(Torino, 22 aprile 1909 – Roma, 30 dicembre 2012)

 

FACEBOOK

FACEBOOK è come il nucleare, nè buono nè cattivo, poi c’è chi ci fa le bombe…

 

CON ME

Non sarò più la persona che vi aspettate io sia…e con me il mondo” [OSVY di Filippo Novelli]

 

L’autentica sapienza

L’autentica sapienza risiede principalmente nel sapere insegnare agli altri avendo l’aria di non insegnare affatto. (Pope)

 

Il desiderio

…allora è proprio vero, il desiderio è il segreto, per non stare bene mai [L.Carboni-SUGO]

 

LE FUMETTERIE

LE FUMETTERIE, LE CASE EDITRICI SPECIALIZZATE dobrebbero prestare una grande attenzione ai fumettisti di frontiera, capaci di attirare l’interesse di persone (i follower) che sono fuori dal mondo del fumetto ma che grazie a loro potrebbero entrarvi

 

COSA ESPORTARE NEI PAESI EMERGENTI

stiamo approfondendo il tema: ” cosa esportare nei paesi emergenti oltre alle fabbriche…i valori il senso della giustizia che alla base della nostra legislazione sul lavoro”.( Nesi)

 

Parafrasando L’Avvelenata

Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
credete che per questa gloria da nulla, avrei disegnato fumetti?
va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto le critiche così sia,
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato…

Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante,
mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più di un fumettaro
Sebbene non più giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo,
E giù accuse d’ arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta…

Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,
però non ho mai detto che a disegnar fumetti si fan rivoluzioni, forse si può far poesia;
io disegno quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i libri e criticatemi pure…

Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù sul web a regalarvi tutto questo … Mi divertirei molto di più’ a star con i miei …
se son d’ umore nero allora disegno frugando dentro alle nostre miserie:
di solito ho da far cose più serie, tipo progettare e costruire, si costruire su macerie o mantenermi vivo…

Io tutto, io niente, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino.
Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare la matita e il suo retro

Ma s’ io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso,
Che volete mi piace disegnare quel porcospino, mi piace il suo destino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a quel paese tutto il resto!

Parafrasando Francesco Guccini (l’avvelenata)

 

 

 

 

Un destino divinatorio

Esiste un destino divinatorio implicito nelle radici delle parole e nelle prime onde della loro propagazione; Osvy utilizza l’aforisma donando la sua brevità all’inquieto lettore, navigatore nello sterminato mondo della Rete […] [Si ringrazia Giuseppe Pontiggia che con la sua introduzione al LIBRO di Gino Ruozzi: Scrittori italiani di aforismi è stato ispiratore di questo articolo]

 

DETTI E FUMETTI n.1 – Novembre 2013

Per leggere la rivista fai click sull’immagine

La Redazione:

Filippo Novelli CURATORE DI DETTI E FUMETTI

LINDA – Emanuela Ambrogi per il Country Living, la Cucina e il Turismo
VIOLA – Francesca Pietrocarlo per l’ARTE DEL RICICLO e la Musica
ALICE – Donatella Lena per la Cucina
LUCE – Maria Grazia Cicala  per l’Architettura, il Design e la Cucina
LILLY – Antonella la Rosa per i Giochi e l’Intrattenimento
CLO’ – Maria Clotilde Massari per l’Architettura
RED BEAR – Stefano Milani per il Cinema
TIGER KAHUNA – Eugenio Brugnoli per l’Arte del Riciclo
WILLY – Dario Santarsiero per il Teatro
OSVY- Filippo Novelli per l’Arte e il Fumetto

Illustrazioni di Filippo Novelli

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -Articolo del 2 novembre 2013]

I MIGLIORI ARTICOLI SUI BLOG #1

Riporiamo un interessante articolo “inquesti post” di Luca Sofri del 19 aprile 2010 sulle riviste on line/blog o come volete chiamarli.

 

 

“Mi ricordo dove eravamo: villa Torlonia, a Roma, una bella giornata di sole. Quasi due anni fa.

 

Oggi va online il Post. In questi due anni (quasi) ho spiegato e raccontato decine di volte quel che pensavo sarebbe diventato: e ogni volta in modo diverso, man mano che me lo figuravo meglio e che il racconto si adattava agli interlocutori. Ma il problema è che non ha un nome, una cosa così: giornale online, si dice ancora, ma è un nome che allude a un tipo di contenitore di notizie che è stato molto ribaltato in questi anni ed è un nome che nasconde le vere dimensioni di questo cambiamento. Ci sono dei giornali online, sì: sono fatti come dei giornali di carta, a volte bene e a volte no, e sono online. Quello che vuole essere il Post, invece, è un’altra cosa. I suoi modelli sono americani, ma anche lì non sanno ancora come chiamarli. Strano, no? Si inventano parole per tutto. Invece anche loro li chiamano siti di news, o ancora blog, o superblog.

 

 

Il Post è una cosa così: per metà aggregatore (altro termine equivoco), per metà editore di blog. Ha una redazione che pubblica notizie, storie, informazioni raccogliendole in rete e nei media, e linkando e segnalando le fonti. E ha una famiglia di blog affidati ad autori di diverse qualità e competenze ma con cui il Post condivide un’ambizione di innovare la qualità delle cose italiane, nel suo piccolo (e loro l’hanno riconosciuta e ci hanno creduto). Per chi lo ha seguito finora (nove anni), il Post è Wittgenstein, ma di più. Più storie, più link, più idee, più blog.

 

Ambizioni, parecchie. Piedi per terra, altrettanti. Ci metteremo un po’, a fare tutte le cose che vorremmo fare (tutte tutte, a essere sinceri con noi stessi, non ci riusciremo mai). Ma ne vorremmo fare molte. Introdurre di più internet nel sistema dell’informazione italiana, migliorare la qualità e l’affidabilità delle news e del giornalismo, rivedere le gerarchie delle notizie a cui siamo abituati, raccontare cose interessanti e che cambiano il mondo (bel claim già preso da Wired). Essere riconoscibili e rappresentare i propri lettori. Farsi venire delle idee. E farsi leggere senza il doping del sensazionalismo, dell’allarmismo e delle fesserie da tabloid. No boxini morbosi.

 

Sbaglieremo assai, e non è che dirlo prima ci assolva. Ci saranno esperimenti e assestamenti. Partiamo già con molte cose – editoriali e tecniche – ancora in costruzione e molti progetti in agenda tutti da realizzare. E solo l’altroieri ha cominciato a piovere dal soffitto in redazione. Ma contiamo sulla bella stagione, e soprattutto ci è cara la parola complicità: abbiamo a cuore non solo i contenuti ma anche il contenitore, ci teniamo sia riconoscibile, presente, non un anonimo calderone di miliardi di pagine ognuna col suo potenziale lettore da conteggiare. Siamo diffidenti di molte formule commerciali discusse in questi mesi a proposito del futuro dell’informazione online e pensiamo che l’unico modello efficace sia quello che privilegia i contenuti gratuiti e finanziati dalla pubblicità: ma staremo attenti a non far mai prevalere la quantità sulla qualità.

 

Due cose, inevitabili. Quella volta a Villa Torlonia c’era Giovanni De Mauro: ci giravamo intorno da un po’, ma l’idea fu sua. Il nome, del Post invece, lo dobbiamo a Christian Rocca.

 

Il Post non fa “reporting” come dicono gli americani: aggreghiamo e raccontiamo informazioni prodotte da altri. In realtà, è quello che già fanno molto anche i media tradizionali (tra notizie di agenzia e riscritture di articoli altrui) che però sono anche produttori di eccellenti storie e news originali a cui dobbiamo metà del merito di quello che farà il Post. Noi facciamo invece prioritariamente la prima delle due cose: ma non ci sottrarremo al racconto di storie inedite e trascurate quando le troveremo, e su questo contiamo molto sulla collaborazione e l’aiuto di tutti (fatico a chiamarli lettori, termine riduttivo: stiamo cercando di fare una cosa tutti insieme, uomini e donne di buona volontà). La separazione tra online e offline, tra giornalismo di carta e in rete, tra redazioni e blog è una sciocchezza di chi vuole costruirla. La linea in terra che ci interessa è quella tra fare le cose bene e fare le cose male.

 

E qui torniamo alla complicità. Il Post non è nato a villa Torlonia, in effetti, e non è nato quel giorno lì, e non lo ha inventato questa redazione. Viene da lontano, da oltre un decennio di vita in rete, di discussioni, di partecipazione a un cambiamento del mondo di cui siamo stati oggetti e soggetti: nasce già con un archivio enorme di cose fatte e dette da tutti noi, e intendo tutti noi.

 

Poi ci sono molte persone da ringraziare per aver lavorato alla costruzione del Post o per averlo aiutato con generosità sui mille fronti di un progetto come questo: queste tre righe sono per loro.

 

Cerchiamo di fare una cosa piccola ma ambiziosa, e di vedere cosa diventa. Speriamo se ne facciano altre, anche più grandi, con simili intenzioni. E insomma, in questi due anni ho spiegato il Post decine e decine di volte, ed è il momento di smetterla. Tocca farlo.

I MIGLIORI ARTICOLI SUL FUMETTO #6

” Il fumetto è cultura popolare, anzi no, è la Nona arte. Il fumetto è in crisi, anzi no, è in una stagione di eccezionale fioritura. Il fumetto è una nicchia, anzi no, è sempre più visibile. Il fumetto è graphic novel, graphic journalism – ma anzi no: il fumetto è fumetto.

Fumettologica va online oggi, nel pieno di una stagione di straordinari paradossi per questa forma di espressione. Una forma persino antica, se paragonata a internet, televisione, cinema. Eppure ancora in grado di offrire nuove esperienze, idee, risorse per fare quello che ciascuno fa, da sempre, con le forme espressive: immaginare, emozionarsi, riflettere, giocare, capire.

Il nostro mestiere sarà quello di un sito ‘verticale’ sul fumetto, come si dice. Ovvero: faremo da aggregatore, selezionando contenuti e ospitando voci e opinioni; e una redazione si occuperà di pubblicare notizie, storie e immagini. Saremo, insomma, un magazine di “informazione e cultura del fumetto”.

Per fare questo, abbiamo pensato ad alcuni ingredienti: 1) notizie, certo, ma anche approfondimenti storici o critici, e interventi d’opinione (grazie anche a una pattuglia di columnist che, nel tempo, si arricchirà di nuovi compagni); 2) immagini pensate non solo a corredo degli articoli, ma come contenuto autonomo, sia in forma di rubriche e galleries che di anteprime; 3) non solo fumetto, ma anche libri illustrati, televisione, arte, videogiochi e quanto (tra ciò che troveremo e sceglieremo) c’è di pertinente al fumetto e alla cultura dell’immagine; 4) un tot di altri progetti, alcuni fattibili e altri un po’ meno, ai quali lavoreremo nei prossimi mesi.

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Fin qui, la parte facile. Ma Fumettologica nasce con il contributo di tante persone, cui deve idee – persino il nome – e supporto nei tanti mesi di silenziosa preparazione che ci hanno condotto fino a qui. E non è sempre facile, nei progetti complessi, riconoscere il segno lasciato da ciascuno: lezioni importanti, esempi, dettagli, suggerimenti puntuali, trovate, suggestioni. Alcuni sono già tra queste pagine, altri ci raggiungeranno nelle settimane e venire, e altri ancora resteranno a casa a farci da lettori, consiglieri, sparring partner, fratelli maggiori. A loro va il grazie che si deve ai complici senza i quali, spesso, non si fanno passi avanti.

Di solito accade durante i festival. A Lucca, per esempio. O ad Angoulême, Bologna, Napoli. In quei posti in cui gli operatori e gli ‘attivisti’ della fumettofilìa si incontrano, condividendo esperienze, analisi, problemi, progetti. È in questi luoghi che, nel corso degli ultimi anni, molti di noi qui a Fumettologica hanno spesso discusso intorno alla condizione dell’informazione e dei discorsi ‘pubblici’ sul fumetto. A volte ragionando sull’attenzione strabica da parte dei media ‘generalisti’, che troppo spesso oscilla tra nostalgia (il fumetto come consumo generazionale), materiale per coccodrilli di costume (“muore xxx, creatore/editore di yyy”), stereotipi (“Gulp! Bang! Wow! Il fumetto è diventato una cosa seria?”), boxini morbosi (il fumetto come notizia ‘curiosa’). Altre volte, discutendo della strana gerarchia delle notizie da parte dell’informazione specializzata, affogata dai più minuscoli comunicati stampa, separata da comunità concentrate su specifiche porzioni (di gusto), in balìa delle generose ma limitate energie dell’hobbysmo, dispersa dalla frammentarietà dei tanti rivoli (e blog) privi di comunicazione e progettualità comune.

Tutto comprensibile, certo. Il fumetto era e resta un settore ai margini della cultura e, di conseguenza, ai margini dell’informazione. Ma queste condizioni, in Italia, sembrano ancora più problematiche. Se in Francia, il più importante mercato fumettistico in Occidente (con una penetrazione nella popolazione superiore a quella statunitense o italiana), i principali quotidiani come LeMonde o LeFigaro hanno un giornalista competente che si occupa regolarmente di fumetto, da noi non accade perché siamo… un mercato più piccolo? Un contesto più difficile? Un paese culturalmente più arretrato? Per non dire di Giappone e Corea del Sud, in Francia o negli Stati Uniti molte università (dall’EESI di Angoulême al Savannah College of Arts and Design) offrono corsi dedicati al fumetto; i telegiornali e diverse reti trasmettono notizie e programmi sul fumetto; i principali magazine offline e online vi dedicano spazi specifici e rubriche regolari; i magazine verticali pullulano, si fanno concorrenza e i migliori riescono anche a sostenersi economicamente. L’Italia del(l’informazione sul) fumetto sembra invece, in piccolo, uno specchio delle fatiche e delle lentezze che stanno facendo del nostro Paese un contesto in sofferenza, qua e là disilluso.

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Eppure, anche in Italia, le cose cambiano. Repubblica e Corriere e Gazzetta e altri quotidiani si occupano di – e talvolta producono – fumetto con frequenza crescente, e con maggior competenza che in passato. In televisione si (ri)affacciano programmi specifici e ragionati (Fumettology). I periodici cartacei sembrano essersi aperti sia sul fronte dei contenuti, estratti o persino prodotti (XL), che su quello dell’informazione. E i magazine online, generalisti e verticali, non sono da meno (gli ultimi arrivati: Linkiesta Cultura e Multiplayer). Lo sforzo di Fumettologica – e la sfida comune a tanti progetti, anche più grandi, che speriamo si aggiungeranno al nostro – è, nel suo piccolo, di innovare la qualità di questi discorsi. Online. Concentrandoci sulla qualità delle fonti (e dei link), sulla selezione delle notizie e dei temi, sull’autorevolezza delle opinioni, sulla cura per la scrittura e per la presentazione delle immagini disegnate. Senza rinunciare anche a scavare, portando alla luce storie, autori ed esperienze poco note o trascurate.

In un altro festival recente, Internazionale a Ferrara, un noto fumettista francese di origini italiane, Baru, diceva: “Vedi quella donna? Non l’ho mai vista prima. Eppure l’ho già disegnata decine di volte”. Il Fumetto, a chi come noi prova a raccontarlo con l’informazione, l’aggregazione, l’approfondimento, sembra offrire un po’ di quella misteriosa familiarità: noi tutti – operatori e lettori – sappiamo di conoscerlo da tempo, anche se le forme con cui ci appare (giornalismo, critica, discorsi) ce ne manifestano raramente la ricchezza e la complessità. Raccontare il fumetto è, per Fumettologica, anche un’operazione di risintonizzazione: tra ciò che il fumetto è (o è stato), e le parole per dirlo, mostrarlo, condividerlo.

Fumettologica non è il solito ‘verticale’ (sul fumetto), dunque. Abbiamo provato a inventarci qualcosa di molto italiano, che si guarda intorno fra i migliori esempi internazionali – dalle decane ActuaBD o The Comics Journal ai giovani Comics Beat o Comics Alliance – e prova mescolarli insieme in una formula più nostrana per contenuti, voce, immagine. Il che non ci garantisce che non sbaglieremo, anzi. E nelle prossime settimane vedrete il nostro piccolo cantiere restare aperto, per fare aggiustamenti, esperimenti e ritocchi. “Cerchiamo di fare una cosa piccola ma ambiziosa, e di vedere cosa diventa”, scriveva tre anni fa il Post – un esempio di buona informazione online italiana, cui molti di noi devono qualche bella lezione. Ora tocca al fumetto, e a Fumettologica, provarci”.

 

[Raccomandato da Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fumetto-il 27 0ttobre 2013]

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RAI 4 continua a sorprenderci con l’Anime Morning

Parte l’Anime Morning, l’appuntamento domenicale con il MANGA di RAI 4. Ecco il programma. 4 bellissimi film di animazione da non perdere:

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I racconti di Terramare
domenica 13 ottobre, alle 10:40
Titolo originale: Gedo senki
Anno: 2006
Regia: Gorō Miyazaki

 

Ponyo sulla scogliera
domenica 20 ottobre, alle 10:00
Titolo originale: Gake no ue no Ponyo
Anno: 2008 Regia: Hayao Miyazaki

 

Paprika – Sognando un sogno
domenica 27 ottobre, alle 10:15
Titolo originale: Papurika
Anno: 2006 Regia: Satoshi Kon

 

Metropolis
domenica 3 novembre, alle 10:15
Titolo originale: Metoroporisu
Anno: 2001
Regia: Rintarō

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fumetto – articolo del 15 ottobre 2013]