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La VENERE NERA di Botticelli?

La Venere Nera di Botticelli: grazie al film sui Vendicatori siamo riusciti ad avvicinare un grandissimo pubblico al mondo del fumetto; sempre più neofiti stanno cominciando a capire che il fumetto è arte e sta velocemente risalendo dal 9° posto in cui l’avevamo relegata, dal momento che in sè vi sono i semi delle altre: dalla sceneggiatura alla poesia, dall’esaltazione dell’immagine concettuale alla comicità straripante. E scusandoci per aver deturpato il vostro ricordo della venere botticelliana alziamo i calici e brindiamo al miliardo di nuovi fan del fumetto!!!
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 26 maggio 2012]
LA GENESI DEL LOGO DI OSVY
Recentemente molti mi hanno chiesto se le strip che disegnavo fossero una serie, se seguissero un filo rosso; ho capito che occorreva fare chiarezza a cominciare dal nome, magari da inserire in testa alle strip. Non mi bastava un semplice nome, avevo bisogno di una scritta che rimanesse nella memoria del lettore, che fosse l’essenza stessa della serie OSVY c’era bisogno di un logo.

OSVY innanzitutto è il bianco porcospino in cui si trasforma il protagonista della serie per ricevere da esso la forza per recitare aforismi e illuminare il mondo attraverso le più famose massime; perché comprendere è possibile e conoscere è necessario e ti aiuta ad affrontare meglio la Vita. Ho rappresentato l’occhio di OSVY con la lettera O.
Ma OSVY è anche il racconto scanzonato della routine della vita di coppia nella quale Linda, con i suoi comportamenti vessatori nei confronti di Osvy, la fa da padrona. La S è la sua coda.
OSVY è anche la lotta del Bene contro il Male; come Osvy recita aforismi positivi e carichi di speranza, allo stesso modo la perfida volpe Morbo recita quelli cinici malvagi anche se drammaticamente veri. La V è la sua faccia.
Infine vi è la Y che nel suo segno raccoglie sia il fulmine, trasformando i protagonisti della serie in animali, sia la matita che le disegna.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 6 settembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
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MINNY E MERIDA
I miei amici mi hanno preso in giro… Filippo quelli della Pixar ti stanno spiando!
Perchè gli ho risposto io? E loro: “No dico, non hai visto il film di Merida?”
Certo perche? E loro: “Come perchè… una bambina appassionata del tiro con l’arco con una madre orso proveniente dalla Scozia, no dico… è plagio!”
Si, si continuate a prendermi in giro… gli dissi il giorno dopo gli ho mandato questa illustrazione.

[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 9 settembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
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LAUREARSI PER POI DEDICARE LA PROPRIA VITA A DISEGNARE FUMETTI: Osamu Tezuka il creatore dei MANGA

Oggigiorno non puoi permetterti di coltivare le tue passioni e tentare di farne un mestiere. Devi puntare a qualcosa di stabile, studiare una vita, almeno ti devi laureare per provare a trovare un lavoro con cui riuscire a sfamare te e la tua famiglia. Solo dopo ti puoi permettere di dedicarti alle tue passioni. Così fece Osamu Tezuka che studiò medicina e divenne medico; nel frattempo disegnava fumetti per pagarsi gli studi, tanto bene che il fumetto stravolse i suoi piani di una carriera nel campo medico. Tezuka, non a caso definito “il Walt Disney Giapponese”, creò il moderno genere dei fumetti giapponesi, conosciuti come manga. I manga, distinguibili per l’estrema semplicità dello stile, avevano un linguaggio stenografato, visivo, che fondeva l’eleganza della forma con un momento narrativo a rotta di collo. I manga inizialmente furono per un pubblico di adolescenti (c’erano i robot che combattevano per la pace, come nella la popolare serie di ASTRO BOY), ma già a partire dagli anni ’60, si spostarono verso storie più serie e adulte che ebbero un grandissimo successo; Perfino dopo la sua scomparsa (1989), i libri di Tezuka continuano a vendere a decine di milioni di copie in Giappone, tanto che i manga rappresentano un quarto di tutti i libri venduti nel paese. Ma gli è servito diventare medico? A quanto pare si, dal momento che i suoi studi scientifici precedenti traspaiono in molte delineazioni sottili dei paesaggi e della natura.
[Si ringrazia il blog “ASCOLTARE” ]
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 11 novembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
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UNA MOSTRA DI FUMETTI IN BIBLIOTECA
Come ogni sabato sono passato in biblioteca a fare la scorta di libri per la settimana. Gironzolando tra gli scaffali indovina cosa scopro? Una bella mostra di fumetti disegnati dai ragazzi della scuola di quartiere.
Speriamo che questa iniziativa contagi le altre biblioteche comunali e che diventi itinerante mi sono detto.
Con l’occasione la biblioteca ha creato una serie di aree dedicate al fumetto: c’è quella per i piu’ piccini, dove i genitori si siedono con loro e glieli leggono;c’è quella per i grandi, dove sono presentati i più famosi fumetti sia degli autori del momento sia dei classici; la cosa interessante è che qui i comics si alternano via via che il visitatore li prende in prestito; e se non ne trovi uno specifico? Nessun problema, lo segnali alla biblioteca e lei lo compra, mettendolo a disposizione dopo qualche giorno per te fortunato lettore. Si ma se lo vuoi subito senza aspettare? Nessun problema, grazie alla sua rete di biblioteche sparse per la città, il bibliotecario di turno ti segnala quella in cui puoi andarlo ad affittare!
Sono proprio soddisfatto; erano anni che parlavo alla direttrice di organizzare una mostra di fumetti. Sono sicuro che questa non sarà l’ultima.
Dopo il “caso Amazon”, dopo le interviste ai fumettisti in TV, ora siamo anche nelle biblioteche, il fumetto sta prendendo sempre più piede in Italia. Continuiamo così.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 15 dicembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
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VORREI DISEGNARE UNA STRIP…
Vorrei disegnare una strip…una al giorno. Quando vivrò di disegno lo farò.
Una strip perfetta ogni volta che voglio raccontare una storia; per ora quelle imperfette le conoscete, sto sperimentando.
Vorrei farvi capire che voi siete quello che accade tra una una strip e l’altra, e a volte siete la strip, perchè noi attingiamo dalle nostre esperienze, da cio’ che ci accade attorno, noi siamo spugne!

Per chiosa vi lascio una “Apologia del fumettista” scritta dalla Comic Star del momento, Roberto Recchioni, che inizia più meno così:“…fare fumetti richiede fatica e dedizione completa, forse più che nella maggior parte dei mestieri”.
e prosegue: ” […] Perché fare fumetti è arte quanto artigianato. E’ applicazione quanto talento. E’ estro quanto metodo. Perché non basta saper disegnare e non basta saper scrivere. Si deve saper disegnare (anche solo con la mente) e scrivere (anche con il disegno).
E, ancora di più, bisogna saper raccontare. Perché lo scopo è quello. Raccontare una storia. Poco importa se grande o piccola, se ambientata tra le montagne dell’Arizona o in un condominio di un quartiere di periferia. Se gialla, nera, rossa o rosa o di chissà che colore. I fumetti si fanno per le storie. Tutte quante. E’ il senso del racconto, quello che ci vuole. E del segno. Perché, nel fumetto, il segno è parola, quanto le parole stesse. E i segni bisogna conoscerli, amarli e saperli usare. E quello è mestiere, prima che istinto. E’ mestiere che diventa istinto. Per un fumettista, uno vero, fare fumetti è come respirare. Anzi, meglio: un fumettista respira fumetti, vive tra le pagine e il tempo della sua vita è scandito da quella linea bianca che separa una vignetta dalle altre. Volete fare fumetti nella vostra vita? Lo volete sul serio? Allora, dovete fare in modo che il fumetto diventi un problema. Perché se non siete dominati da esso, allora lo state facendo sbagliato. Qualcuno vi dirà che l’ossessione non è obbligatoria se si vuole fare questo mestiere. E’ vero. Ma aiuta parecchio”. Qui la versione integrale.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 24 dicembre 2012]
BERE ACQUA DI RUBINETTO E FILTRARE L'ACQUA GRAZIE AL FAI DA TE
Bere acqua del rubinetto è una delle prime regole per chi vuole essere buono con la Terra: è conveniente per le tasche, è ecologica perché consente di risparmiare plastica e di abbattere l’inquinamento atmosferico causato dal trasporto, è pulita, perché controllata di più dell’acqua in bottiglia, è sana, perché non contiene batteri, è comoda, visto che una famiglia di tre persone che consuma acqua confenzionata sarebbe costretta a trasportare e sollevare una tonnellata di bottiglie ogni anno.

Ma se volessimo rendere ancor più gradevole al palato il sapore della nostra fresca acqua del rubinetto, o essere certi che sia filtrata correttamente, ecco una soluzione davvero geniale per realizzare un sistema “casalingo” fai da te per trattare l’acqua. E anche per riciclare in maniera creativa le nostre vecchie bottiglie PET. Si tratta di “Bottlefilter“, un’idea di David Rainbird che consente di “cogliere due piccioni con una fava”.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 26 dicembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
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CONVIENE PROMUOVERSI PIU' ON LINE O PIU' OFF LINE
Inizia così l’articolo di Roberto Tartaglia su youcanprint.it -blog book: “ Io credo che i due scenari siano complementari e non esclusivi. […] La promozione offline, a differenza della sua sorella online, è leggermente più costosa e faticosa, ma non meno d’impatto.Ecco qualche esempio di come fare pubblicità offline ai tuoi libri. […]

Volantinaggio.
Lo so, può sembrare antiquato e noioso come metodo ma, t’assicuro, se usato bene, ha il suo effetto.Importante è “scegliere le persone da conquistare e andare da loro”; pensa: che luoghi frequentano queste persone? Crea dei volantini accattivanti o dei piccoli manifesti in formato A3 da distribuire nei luoghi da loro frequentati, da affiggere nelle bacheche o da lasciare sui banconi.Occhio! la qualità del volantino è molto importante per la riuscita del lavoro.
Comunicati stampa.
Prendere contatti con i giornalisti è un punto fondamentale per l’autopromozione offline. Prendi contatti con i giornalisti via Web. Su Facebook, ad esempio, non è difficile trovarne. Puoi anche dare un’occhiata ai siti Web delle testate, molti giornalisti mettono le loro email in bella vista. Quando scrivi un comunicato stampa, ricorda, devi sempre offrire una notizia al giornalista per invogliarlo a scrivere di te. Non dire semplicemente “ho scritto questo libro e nella vita ho fatto questo, ricevuto questi riconoscimenti”. Non interessa a nessuno. Parla, invece, del tema del tuo libro. Mettici entusiasmo, inserisci qualche recensione, se già ne hai. Solo alla fine metti i riferimenti per acquistare il libro.
Presentazioni dal vivo.
Come per il comunicato stampa, anche qui devi avere qualcosa di succulento da proporre, non solo l’uscita del libro. Questo è un errore che commettono molti, ecco perché, poi, alle presentazioni ci sono solo pochissime persone.
A tutti noi piace sentirci coinvolti, parte di un gruppo o di un progetto, amiamo scoprire cose nuove, svelare misteri e divertirci. Per questo andare in libreria per dire “ho scritto questo libro e l’ho pubblicato con…” non serve a nulla.
Pensa sempre come un possibile lettore. Se io andassi alla presentazione di un libro come il mio, cosa mi piacerebbe vivere? Di cosa mi piacerebbe sentir parlare l’autore/autrice? Preferirei starmene seduto/a su una sedia ad ascoltare, o sgranocchiare qualcosa in un aperitivo in piedi? Vorrei della musica di sottofondo? Dal vivo o tramite dj? Un gioco di ruolo?
E non dimenticare di farti stampare sempre del materiale di corredo: tovaglie per i tavoli, manifesti, volantini, così da creare il giusto ambiente e mettere a disposizione dei presenti un promemoria da portar via con i tuoi contatti.
Ovviamente il tavolino con qualche libro da poter acquistare al volo è d’obbligo.
Con un po’ di contatti giusti, bastano davvero pochi soldi per mettere su una presentazione come si deve.
L’articolo integrale è QUI
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 28 dicembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
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DISEGNARE FUMETTI OGGI: SI DEVE SCEGLIERE IL DIGITALE O LE TECNICHE TRADIZIONALI?
Inizia così una interessante riflessione di Carmine Di Giandomenico [del quale sotto riportiamo la biografia]. Carmine prosegue:

“[…] il lavoro artigianale ha un suo fascino importante ed insostituibile, ma chi appartiene ad un mercato che fagocita e sputa tutto velocemente non può permettersi tale lusso di tempo”. Servirsi del digitale …”non vuol dire fare i furbi, non essere creativi…perchè comunque sia senza gusto e senza nozioni di base ben radicate, tali strumenti non servono a nulla.
[…] il fumetto è soprattutto narrazione, ed essa vale più del bel disegno illustrato, in sè effimero; …e poi ci vuole anche l’istinto per essere un bravo fumettista”. [Carmine di Giandomenico]
Carmine di Giandomenico, nato a Teramo (Abruzzo-Italy) il 13 aprile 1973, inizia la sua carriera disegnando la miniserie Examen nel 1995 con la sceneggiatura di Daniele Brolli. In seguito ha lavorato a Giulio Maraviglia, La Dottrina, Romano e La Landa degli aviatori collaborando con Alessandro Bilotta. Tra il 2004 e il 2005 scrive, sceneggia e disegna l’opera in due libri dal titolo Oudeis per la casa editrice Saldapress, un’ opera che rivisita l’ odissea omerica in chiave moderna. Nel 2005 inizia la sua collaborazione con la Marvel Comic, realizzando varie miniserie e What if su personaggi leggendari come Capitan America e Wolverine. Nel 2006 sempre per La casa delle idee e in collaborazione con il co-sceneggiatore Zeb Welss, realizza la miniserie da lui ideata “Battlin’ Jack Murdock”, che ricalca le orme delle origini del personaggio leggendario di Daredevil visto dagli occhi del padre. In Italia ritorna a collaborare con Alessandro Bilotta per la realizzazione del color fest 2 per Sergio Monelli Editore. Dal 2009 si dedica alle due miniserie dedicate al personaggio di Spider-man Noir, rivisitazione di Spider-man negli 30-40 e, sempre nel 2010, lavora a Invincible Iron Man #500[4], dove segna il ritorno del mandarino nella serie regolare. Nel 2011 è tra gli autori del numero commemorativo per i 50 anni di vita della serie dei Fantastic Four #600[5]. (fonte WIKIPEDIA)

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