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ROY FOX LICHTENSTEIN E IL FUMETTO
Roy Fox Lichtenstein ( New York, 27 ottobre 1923 New York, 29 settembre 1997) è stato un artista statunitense, tra i più celebri esponenti della Pop Art.
Alterna l’attività espositiva con altri lavori. Realizza disegni tecnici per l’azienda Republic Steel, fa il designer e il vetrinista. Nel 1957 diventa assistente all’Università di Stato di New York. La sua pittura si avvicina all’Espressionismo Astratto. Compaiono nei suoi dipinti i primi personaggi dei cartoni animati: Topolino, Paperino e Bugs Bunny.
Fu solo nel 1961 che Roy decise che tipo di artista sarebbe stato. Decise di insersi all´interno della Pop Art, utilizzando le immagini della pubblicità dei prodotti che le persone consumano, scegliendo, per riprodurle, il mondo del fumetto e della tecnica della stampa industriale.
Le immagini dei fumetti più conosciuti vengono ingigantite e modificate da Lichtenstein attraverso la pittura a olio direttamente sulla tela, attraverso una tecnica che, però, rende quella stessa vignetta irriconoscibile fuori dalla sua storia originale.
[fonte: wikipedia + la giostra]
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 21 gennaio 2012]
I MIGLIORI ARTICOLI SUL FUMETTO # 1

I MIGLIORI ARTICOLI SUL FUMETTO #2
Ecco di nuovo una rubrica della serie “i migliori articoli sul fumetto”. Ecco a voi “Le riflessioni sulle WEB STRIP da ABC Apogeo Bit Comic (di Antonio Sofi)”.

Ormai scalzato nella hit parade dei motivi-per-i-quali-la-gioventù-è-bruciata dai videogiochi e dai reality show, superato dai cartoni animati nel cuore dei più piccoli (Luca Raffaelli suggerisce giustamente di chiamarli disegni animati, ma è una battaglia persa), inchiodato alla bidimensionalità dell’inchiostro che non si muove e non si gioca con un joypad, il fumetto rischiava di andare incontro a una mesta vecchiaia fatta di bei ricordi e di un consumo d’élite (curiosa parabola di un arte nata che più popolare non si può). Questo prima del Web. Perché oggi il fumetto ha nella Rete un alleato formidabile, una miracolosa fonte di giovinezza, un economico lifting virale di linguaggi e talenti. Il Web è naturalissimo botulino del fumetto, e in molti se ne stanno accorgendo. […]
In Italia, a dire il vero, il fumetto di carta non è esattamente il deserto dei Tartari in attesa del successo che forse verrà. Resistono ancora oggi esperienze di quantità e qualità come gli albi dellaBonelli, i cui vari Tex, Dylan Dog, Nathan Never mostrano pochi cedimenti (ma ci sono, nelle vendite degli ultimi vent’anni). E c’è molta produzione d’autore (ma non come dagli amati-odiati cugini francesi), quella letteratura disegnata di cui parlava Hugo Pratt (o romanzo grafico come si preferisce oggi) che ha avuto negli ultimi anni straordinari interpreti di casa nostra: lo strabiliante Gipi, il celebrato Mattotti, il bravissimo e anomalo bonelliano Enoch, il rockerDavide Toffolo e tanti altri anche giovanissimi usciti dalle fucine delle scuole di fumetto.
Manca però e parliamo sempre del nostro buffo Paese quel trait d’union fumettistico che altrove ha messo in connessione virtuosa il fumetto d’elite (la letteratura disegnata) e quello fictional e d’intrattenimento (Bonelli in Italia, o le molteplici saghe dei supereroi negli Usa). Un tratto d’unione quotidiano e popolare, mescolato alla varia cronaca, altare o contraltare dissonante dell’attualità; quello che altrove occupa giornalmente o quasi le pagine interne dei newspapers e che da noi si vede solo per qualche mese d’estate, nella pagina dei cruciverba: la comic strip (o striscia). La strip è la forma primigenia del fumetto e nasce proprio per essere pubblicata all’interno delle pagine dei quotidiani: da destra a sinistra, due/tre vignette e conclusione (tranne la domenica, ché l’importante foliazione dei quotidiani anglosassoni ha permesso la libertà di una striscia-non-più-striscia, dallo sviluppo verticale e più narrativo).Raccontano una storia, le comic strip, e giorno dopo giorno, con o senza continuità temporale: con personaggi eternamente uguali a se stessi e dimentichi di ciò che ieri fu, oppure che invecchiano e cambiano, in sincronia con i loro disegnatori. L’intento è facile e difficilissimo allo stesso tempo: far ridere o sorridere (che vuol dire, in fondo, pensare). […]
La strip costringe chi disegna ad impegnarsi in una delle prove più difficili in assoluto, per un narratore quale ci si aspetta che sia: essere sintetico, ed essere brillante. Non sempre il salto mortale narrativo riesce; non è sempre facile esaurire nei limiti spazio-temporali di poche vignette tutta la forza centrifuga di una storia compiuta. Quando riesce, però, scatta l’intimo applauso il sorriso o il pensiero.
In Italia mercato per le comic strip, però, non c’è e mai c’è stato. Nell’editoria dei quotidiani anglosassoni le comic strip sono intoccabili come il meteo e gli annunci economici. Usati come arma per conquistarsi, vignetta dopo vignetta, la fedeltà dei lettori. Nel tempo questa scelta editoriale ha prodotto una vera e propria scuola stilistica con tanto di capolavori indiscussi dell’arte del fumetto (non scrivo dell’arte tout court, ma lo penso). In Italia, tranne rari casi, nisba.
È questo quello che deve aver pensato chi, a un certo punto, ha cominciato a guardare alla Rete come un luogo dove finalmente pubblicare strip e fumetti senza aspettare che dalla torre d’avorio dei quotidiani aprissero l’inferriata invece di sguinzagliare i coccodrilli. Sono quindi nati nel corso degli ultimi anni molti siti e webzine che si propongono di pubblicare, promuovere, accogliere i talenti fumettistici innamorati delle strip (ottimi esempi italiani sono, tra gli altri, La Striscia.net e Nuvole Elettriche). Nonché è storia più recente la rivoluzione dei blog ha permesso a molti talenti individuali di aprirsi un proprio sito personale dove pubblicare i propri fumetti, bypassando in parte anche l’appassionata intermediazione delle webzine fumettare. Disegnando se stessi, senza alcun filtro, in stretto rapporto con chi legge e commenta trovando così, spesso, il senso più puro e incontaminato delle comic strip.[…]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
CIUCCI,una idea vincente
La VENERE NERA di Botticelli?

La Venere Nera di Botticelli: grazie al film sui Vendicatori siamo riusciti ad avvicinare un grandissimo pubblico al mondo del fumetto; sempre più neofiti stanno cominciando a capire che il fumetto è arte e sta velocemente risalendo dal 9° posto in cui l’avevamo relegata, dal momento che in sè vi sono i semi delle altre: dalla sceneggiatura alla poesia, dall’esaltazione dell’immagine concettuale alla comicità straripante. E scusandoci per aver deturpato il vostro ricordo della venere botticelliana alziamo i calici e brindiamo al miliardo di nuovi fan del fumetto!!!
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 26 maggio 2012]
LA GENESI DEL LOGO DI OSVY
Recentemente molti mi hanno chiesto se le strip che disegnavo fossero una serie, se seguissero un filo rosso; ho capito che occorreva fare chiarezza a cominciare dal nome, magari da inserire in testa alle strip. Non mi bastava un semplice nome, avevo bisogno di una scritta che rimanesse nella memoria del lettore, che fosse l’essenza stessa della serie OSVY c’era bisogno di un logo.

OSVY innanzitutto è il bianco porcospino in cui si trasforma il protagonista della serie per ricevere da esso la forza per recitare aforismi e illuminare il mondo attraverso le più famose massime; perché comprendere è possibile e conoscere è necessario e ti aiuta ad affrontare meglio la Vita. Ho rappresentato l’occhio di OSVY con la lettera O.
Ma OSVY è anche il racconto scanzonato della routine della vita di coppia nella quale Linda, con i suoi comportamenti vessatori nei confronti di Osvy, la fa da padrona. La S è la sua coda.
OSVY è anche la lotta del Bene contro il Male; come Osvy recita aforismi positivi e carichi di speranza, allo stesso modo la perfida volpe Morbo recita quelli cinici malvagi anche se drammaticamente veri. La V è la sua faccia.
Infine vi è la Y che nel suo segno raccoglie sia il fulmine, trasformando i protagonisti della serie in animali, sia la matita che le disegna.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 6 settembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
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MINNY E MERIDA
I miei amici mi hanno preso in giro… Filippo quelli della Pixar ti stanno spiando!
Perchè gli ho risposto io? E loro: “No dico, non hai visto il film di Merida?”
Certo perche? E loro: “Come perchè… una bambina appassionata del tiro con l’arco con una madre orso proveniente dalla Scozia, no dico… è plagio!”
Si, si continuate a prendermi in giro… gli dissi il giorno dopo gli ho mandato questa illustrazione.

[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 9 settembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
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LAUREARSI PER POI DEDICARE LA PROPRIA VITA A DISEGNARE FUMETTI: Osamu Tezuka il creatore dei MANGA

Oggigiorno non puoi permetterti di coltivare le tue passioni e tentare di farne un mestiere. Devi puntare a qualcosa di stabile, studiare una vita, almeno ti devi laureare per provare a trovare un lavoro con cui riuscire a sfamare te e la tua famiglia. Solo dopo ti puoi permettere di dedicarti alle tue passioni. Così fece Osamu Tezuka che studiò medicina e divenne medico; nel frattempo disegnava fumetti per pagarsi gli studi, tanto bene che il fumetto stravolse i suoi piani di una carriera nel campo medico. Tezuka, non a caso definito “il Walt Disney Giapponese”, creò il moderno genere dei fumetti giapponesi, conosciuti come manga. I manga, distinguibili per l’estrema semplicità dello stile, avevano un linguaggio stenografato, visivo, che fondeva l’eleganza della forma con un momento narrativo a rotta di collo. I manga inizialmente furono per un pubblico di adolescenti (c’erano i robot che combattevano per la pace, come nella la popolare serie di ASTRO BOY), ma già a partire dagli anni ’60, si spostarono verso storie più serie e adulte che ebbero un grandissimo successo; Perfino dopo la sua scomparsa (1989), i libri di Tezuka continuano a vendere a decine di milioni di copie in Giappone, tanto che i manga rappresentano un quarto di tutti i libri venduti nel paese. Ma gli è servito diventare medico? A quanto pare si, dal momento che i suoi studi scientifici precedenti traspaiono in molte delineazioni sottili dei paesaggi e della natura.
[Si ringrazia il blog “ASCOLTARE” ]
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 11 novembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
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UNA MOSTRA DI FUMETTI IN BIBLIOTECA
Come ogni sabato sono passato in biblioteca a fare la scorta di libri per la settimana. Gironzolando tra gli scaffali indovina cosa scopro? Una bella mostra di fumetti disegnati dai ragazzi della scuola di quartiere.
Speriamo che questa iniziativa contagi le altre biblioteche comunali e che diventi itinerante mi sono detto.
Con l’occasione la biblioteca ha creato una serie di aree dedicate al fumetto: c’è quella per i piu’ piccini, dove i genitori si siedono con loro e glieli leggono;c’è quella per i grandi, dove sono presentati i più famosi fumetti sia degli autori del momento sia dei classici; la cosa interessante è che qui i comics si alternano via via che il visitatore li prende in prestito; e se non ne trovi uno specifico? Nessun problema, lo segnali alla biblioteca e lei lo compra, mettendolo a disposizione dopo qualche giorno per te fortunato lettore. Si ma se lo vuoi subito senza aspettare? Nessun problema, grazie alla sua rete di biblioteche sparse per la città, il bibliotecario di turno ti segnala quella in cui puoi andarlo ad affittare!
Sono proprio soddisfatto; erano anni che parlavo alla direttrice di organizzare una mostra di fumetti. Sono sicuro che questa non sarà l’ultima.
Dopo il “caso Amazon”, dopo le interviste ai fumettisti in TV, ora siamo anche nelle biblioteche, il fumetto sta prendendo sempre più piede in Italia. Continuiamo così.
[Filippo Novelli per Detti e Fumetti del 15 dicembre 2012]
[Illustrazioni di Filippo Novelli]
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