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DETTI E FUMETTI LA PARTNERSHIP E LA SUA DIFFUSIONE

Il progetto DETTI E FUMETTI,  nella sua versione cartacea come inserto di FREE PRESS, per il numero di maggio e giungo su IN ZINE, è stato possibile grazie alla partnership di una serie di aziende che hanno sponsorizzato l’iniziativa.

E’ diffuso presso le Biblioteche di Roma che, insieme a ROMA CAPITALE-Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, ha patrocinato l’inizativa. DETTI E FUMETTI è distribuito  in un gran numero di locali pubblici ed esercizi commerciali di Roma:

 

L’intervista-ritratto alla fumettista Ilenia Gennari

Oggi è il turno di Ilenia Gennari ad essere intervistata per Detti e Fumetti. Le domande di questo ciclo di interviste già le conoscete. Vediamo cosa ci racconta lei.

F.Si dice che fumettisti si nasce. Pensi sia vero? Perche’?

I. Sicuramente è un mestiere che ti deve piacere, come tutti i lavori  della sfera dell’intrattenimento. Devi avere una buona predisposizione alla visualizzazione delle sequenze, una buona narrazione, una buona regia e tante altre cose. Inoltre, non è di certo un lavoro che arricchisce come puo’ essere ad esempio il medico; se decidi di intraprendere questa strada, è perché ti piace quello che fai.

F. Quali sono stati i tuoi punti di riferimento e cosa hanno lasciato nel tuo stile?

I.Io traggo l’ispirazione dall’animazione. Sto studiando questa in contemporanea con i fumetti sia perché le amo entrambe, sia perché ritengo che l’animazione abbia molto da insegnare al suo “cugino” cartaceo.

I miei principali punti di riferimento sono Juanjo Guarnido, Massimiliano Frezzato, Naoki Urasawa, Lorenzo Ceccotti ed Emanuele Tenderini per quanto riguarda il fumetto. Glen Keane, Kim Jin, studio Ghibli e lo Studio 4°C per quanto riguarda l’animazione.

F.Gli amici e la famiglia. Come convivono i tuoi amici e la tua famiglia con il tuo essere una fumettista?

I.I miei amici non addetti ai lavori in genere mi vedono come “quella che disegna”; di conseguenza generalizzano un po’ e a volte mi commissionano indifferentemente ritratti, tatuaggi e copertine dei cd. È abbastanza comune che la gente confonda i vari campi, ma in generale non hanno una bassa considerazione del mio lavoro. A parte qualche battutina infelice sul fatto che non ho uno stipendio!

La mia famiglia invece mi sostiene e cerca di aiutarmi. Fa davvero piacere sentire tua madre dire: “Quando sarai famosa, perché sono sicura sarà così, ricordati di scriverci.”

F. Il fumetto è un medium al pari degli altri (cinema, libri, teatro) per raccontare una storia, per fare cultura. Pensi sia valutato come tale o si dovrebbe farlo conoscere meglio? Se si,come?

I.Concordo, purtroppo non trovo che venga sufficientemente considerato; sebbene in passato abbia avuto una rilevanza maggiore rispetto ad oggi, non è mai stato veramente considerata “la nona arte” qui in Italia. Sicuramente in Francia ha più fortuna. Penso che il problema principale derivi dal fatto la maggior parte della gente pensi  che il fumetto non renda abbastanza economicamente parlando e quindi gli danno l’importanza che merita. Altri pensano che sia un medium troppo legato al mercato, sia un mero prodotto commerciale. Oggi viene rimarcata la differenza tra Fumetto e Graphic Novel; per la profondità del tema e il formato autoconclusivo al secondo, gli si da un’aura piu’ alta, seria e artistica quasi a prendere le distanze dal genere fumetto, seriale, e apparentemente senza velleità artistiche.

Creare questa dicotomia tra Fumetto e Graphic Novel per me è un errore; anche il Graphic Novel continua a rimanere Fumetto e al Fumetto occorrerebbe dare maggiore dignità come accade in qualsiasi altro paese. E’ il provincialismo italiano.

F.Il fumetto, i social e la sua diffusione sul WEB. Quale è la tua opinione?

I.Oggi il WEB ha una grande rilevanza, soprattutto per i giovani. Penso che sia importante per costruirsi una reputazione, farsi vedere e leggere in giro. Ha i suoi pro e i suoi contro; ti permette di farti notare senza sborsare un centesimo, ma permette anche ai lettori di dire tutto quello che pensano del tuo prodotto, senza peli sulla lingua. Personalmente non l’ho mai ritenuto un problema, ma certi autori potrebbero non reggere il peso di certe critiche, che spesso, critiche non sono. In ogni caso, oggi con Internet puoi persino trovarti lavoro all’estero senza muoverti da casa.

F.Il fumetto e la vita quotidiana. Alcuni sostengono che il fumetto deve essere divertimento assoluto, svago, a volte anche semplice trasgressione. Altri pensano che debba raccontare i fatti della vita reale, debba essere denuncia. Tu in che categoria collochi i tuoi fumetti e perchè hai fatto questa scelta?

I.Per me l’Arte è innanzitutto comunicazione;  se non comunichi qualcosa agli altri che senso ha disegnare o scrivere? Personalmente disegno e scrivo cose che piacerebbe leggere a me  in primo luogo. Però le scrivo per me e per gli altri, quindi cerco di essere il più comprensibile possibile. Non ho ancora una casa editrice che pubblica le mie opere ma ho avuto e continuo ad avere grandi soddisfazioni e riscontro positivo di pubblico da autoproduzioni.

Per quel che riguarda le tematiche da trattare, impegnate o meno che siano, poco importa.  Un fumetto, come un libro o un film può raccontare qualsiasi cosa, purché lo faccia bene ed interessi il lettore.  Se vuole “denunciare” è bene che la denuncia sia velata ed intrinseca alla storia – me non piacciono le ramanzine! –  preferisco far fermare di tanto in tanto il lettore e farlo riflettere, se gli va.

F.Mi interessa l’argomento delle autoproduzioni a cui hai accennato, dei gruppi di fumettisti che si riuniscono e pubblicano insieme; abbiamo già svolto una indagine sul tema. Nel mondo del fumetto è meglio far conoscere il proprio lavoro con pubblicazioni personali o insieme ad altri fumettisti? Raccontaci della tua esperienza. I vantaggi, gli svantaggi, se ce ne sono,  le motivazioni che ti hanno spinto a farlo.

I.Io ho cominciato a pubblicare con altri fumettisti. Abbiamo fatto e tutt’ora abbiamo progetti insieme e ho sempre trovato solo pregi nella cosa.  Anche dal punto di vista economoco conviene: tutti mettono una parte di denaro in modo che i costi si ammortizzano meglio. Gli scorsi anni ho portato avanti con alcuni amici un progetto di gruppo chiamato Taboo!  Quest’anno pubblicherò il mio lavoro sotto la stessa etichetta e sarà acquistabile in Self Area a Lucca Comics. Ho anche altri progetti in serbo ma ne parlerò piu’ in là, magari nella prossima intervista…suspance :-).

F.Spesso le strip sono una storia concentrata in poche battute, Quanto sono importanti i tempi comici o la drammatizzazione delle stesse? A chi ti sei ispirata?

I. Adoro le strip! Ne faccio spesso, sono spensierate, divertenti e nel contempo aiutano il lettore a capire la psicologia dei personaggi! Tuttavia, mi vengono solo per quelle storie che non sono troppo serie.  D’altronde non ne disegno mai di troppo serie (se escludiamo un paio di sinossi che ho in cantiere seriosissime, che non accostero’ a strip comiche)

I tempi comici sono fondamentali.  Per me sono un punto di riferimento quelli delle strip giapponesi e per l’Italia apprezzo molto quelli di Ortolani e Zerocalcare.

F.Hai ricevuto tante domande sulla tua opera. Quale non ti hanno ancora fatto e alla quale ti piacerebbe rispondere?

I. vediamo….non mi hanno ancora chiesto di che nazionalità sono i miei personaggi. Sai a me affascinano tutte le culture del mondo, perchè mi permettano di spaziare molto in ambienti, costumi e culture. Un esempio? Ne “La Regina delle Nevi”, ambientata a cavallo fra l’Europa dell’Est e il polo Nord, Gerda, la protagonista, è di nazionalità tedesca ma abita a Mosca; e potrei continuare ancora con altri esempi.

F.E per finire, fatti un po’ di pubblicità. Parlaci della tua opera di maggior successo e del tuo ultimo lavoro.

I. “La Regina delle Nevi” è il mio ultimo lavoro; ancora non me la sento di definirla opera di maggior successo, ma è quella a cui sto lavorando più duramente e da cui sto tirando fuori i risultati più interessanti. E’ una miniserie tratta dal romanzo di Hans Christian Andersen; Ho realizzato una pagina FB dedicata; a breve realizzerò anche il sito web.

https://www.facebook.com/La.Regina.Delle.Nevi.Comic

I miei disegni li trovate sul mio sito www.lequattrocamere.com  e in aggiornamento sul mio DeviantArt: http://n-a-r-i.deviantart.com/

Infine potete andare sulla mia pagina FB personale: https://www.facebook.com/ilenia.c.gennari

Note Biografiche

Ilenia Gennari nasce a Lodi il 1 Marzo 1992. Si diploma al liceo artistico nel 2011. Dal 2010 porta avanti una fanzine autoprodotta con il gruppo Fattore Manga, con sede ufficiale di vendita a LuccaComics & Games e lavora come storyboardista presso agenzie pubblicitarie e privati.

[Illustrazioni di Ilenia Gennari]

 

[Filippo Novelli per DETTI E DFUMETTI -rubrica di Fumetto – articolo del 22 maggio 2013]

[il ritratto di Ilenia Gennari è stato realizzato da Filippo Novelli. Tutti i diritti riservati]

L'intervista-ritratto alla fumettista Elena Mirulla

Oggi intervistiamo Elena Mirulla. Per il ciclo delle interviste che vi proporremo abbiamo pensato di mantenere una serie fissa di domande per consentire a voi amici di apprezzare e mettere a cofronto le varie esperienze degli artisti.

F.Si dice che fumettisti si nasce. Pensi sia vero? perche’?

E. Sì, perchè generalmente si è i “più bravi della classe” a disegnare fin dall’asilo, una cosa che senti subito nel sangue… Io, personalmente, avevo l’idea di voler fare la fumettista fin da quando leggevo i vari “Topolino”, come, credo, molti altri disegnatori.

F.Quali sono stati i tuoi punti di riferimento e cosa hanno lasciato nel tuo stile? Credo che il mio stile sia un mix fra tante influenze, rielaborate da me… Adoro Silvia Ziche, Guarnido, Jill Thompson, Barbucci & Canepa, Yamatogawa, Boichi, Massimo Bonfatti, e tanti altri!

F.Gli amici e la famiglia. Come convivono i tuoi amici e la tua famiglia con il tuo essere un fumettista?

E. Mi sopportano quando sono nei periodi “eremita” perchè sotto consegna, per il resto mi hanno sempre sostenuta e supportata! Sono fortunata!

F.Il fumetto è un medium al pari degli altri (cinema, libri, teatro) per raccontare una storia, per fare cultura. Pensi sia valutato come tale o si dovrebbe farlo conoscere meglio?

E.Come? Domandona da un miliardo! Per farlo conoscere meglio forse si dovrebbe diffondere di più la cultura del fumetto come arte, fin da piccoli…

 

F.Il fumetto, i social e la sua diffusione sul WEB. Quale è la tua opinione?

E.La mia opinione è che aiutano molto… Se hai tanti fans virtuali molti di loro verranno a cercare il tuo fumetto alle fiere o in fumetteria… Per questo cerco, nel mio piccolo, di farmi pubblicità. Siccome uso soprattutto Facebook ho una pagina che vi invito a visitare.

F.Il fumetto e la vita quotidiana.Alcuni sostengono che il fumetto deve essere divertimento assoluto, svago, a volte anche semplice trasgressione. Altri pensano che debba raccontare i fatti della vita reale, debba essere denuncia. Tu in che categoria ti collochi e perchè hai fatto questa scelta.

E.Io penso che ci siano vari generi e tutti sono importanti. Io mi colloco decisamente nello svago… I miei fumetti hanno lo scopo di essere divertenti, far sorridere, magari essere stuzzicosi, perchè il contrubuto che voglio dare io è questo… Ognuno offre ciò che sa offrire.

F.Spesso le strip sono una storia concentrata in poche battute, Quanto sono importanti i tempi comici o la drammatizzazione delle stesse? A chi ti sei ispirata?

E.Io faccio pressoché fumetti, generalmente autoconclusivi di 40/48 tavole o miniserie, ma ogni tanto mi è capitato di lavorare a delle strip, come per WeirdVampy, anni fa… I tempi comici e il ritmo sono fondamentali, avendo a disposizione poche vignette bisogna essere incisivi. E’ difficilotto!

F.Hai ricevuto tante domande sulla tua opera. Quale non ti hanno ancora fatto alla quale tipiacerebbe rispondere?

E.Mi piacerebbe dire che i miei fumetti li trovate o venendoci a trovare alle fiere del fumetto a cui siamo presenti come “Cronaca di Topolinia”, o tramite la vostra fumetteria (ordinandoli), o tramite il sito diwww.cronacaditopolinia.it, o tramite il sito Alessandro editore, o tramite il nostro editore Salvatore Taormina ( salvatoretaormina@tin.it ).

F.Per finire, fatti un po’ di pubblicità. Parlaci della tua opera di maggior successo e del tuo ultimo lavoro.

E.Direi che “Sexy Tales” è stato il fumetto di maggior successo. Ed è anche, finora, il fumetto che ho preferito fare, è una interpretazione umoristica delle favole, ma anche sexy e piccantina! Adoro disegnare donnine sexy e adoro il tema fiabesco… E’ piaciuto molto ed ora sto lavorando al volume due, insieme alla parodia di Zagor (Zavor) che è stata presentata alle conferenze all’Albissola Comics da Moreno Burattini e Gallieno Ferri.

[Selezione di Disegni di Elena Mirulla]

Note Biografiche

Elena Mirulla nasce a Genova il 4/4/1983, ha frequentato Liceo Artistico, Accademia di Belle Arti e un corso di fumetto col disegnatore Disney Andrea Ferraris all’età di 18 anni che le ha dato le basi del fumetto. Contemporaneamente inizia il suo periodo di gavetta in cui ha collaborato con varie riviste, siti e fanzine. Nel 2005 iniziano le sue esperienze professionali nel mondo del fumetto grazie a Cronaca di Topolinia Associazione Culturale Alex Raymond (oggi “Amici del fumetto”) per la quale crea la miniserie “I Piccoli Eroi di Ho Lan”. Nel corso degli anni la sua collaborazione con Cronaca continua con molti altri progetti, tra cui: “Crazy Tribe”, “Gothic”, “Vampire’s Tears”, l’artbook “Mirullicious”, vari portfoli e mostre come “Il Western fra il serio e il Faceto”, il fumetto “Sexy Tales” (2011), e, infine le parodie di Martin Mystere (Myster Martin) e Diabolik (Demonik) entrambe del 2012. Durante gli anni, oltre che con Cronaca, Elena ha avuto diverse altre esperienze come illustratrice, vignettista e fumettista anche con altre case editrici e aziende, come, per esempio, Angel’s Friends (PlayPress), Minì e Sofimel. Attualmente lavora solo con Cronaca di Topolinia con la quale ha un contratto di semi-esclusiva. I lavori in corso (2013) sono: “Zavor, lo spirito con la zavorra” (parodia di Zagor) e “Sexy Tales 2”.

La sua pagina come disegnatrice: https://www.facebook.com/ElenaEvilangelMirulla

Il suo DeviantArt: http://xevilangelx.deviantart.com/

 

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – rubrica di Fumetto – articolo del 22 maggio 2013]

[Illustrazioni di Filippo Novelli – tutti i diritti riservati]

OSVY – LA STORIA DEL PROGETTO EDITORIALE

INTRODUZIONE

Il progetto OSVY, il bianco porcospino disegnato da Filippo Novelli, si snoda attraverso una serie di racconti che sono stati raccolti in cinque volumi:

– OSVY-gli aforismi a fumetti, la raccolta.

– L’UNIVERSOEDIO – il graphic novel.

– L’UNIVERSOEDIO- il fumetto.

– PIPPO PANDA – il fumetto.

– GLI SPIN OFF degli amici di OSVY

Cronologicamente viene realizzato prima il volume degli aforismi a fumetti, una raccolta delle strip brevi (tre tavole per strip) in cui Osvy recita gli aforismi dei piu’ grandi personaggi della cultura internazionale. Ma di questo parleremo piu’ avanti. In una di queste strip Minny, la figlia di Osvy, trova un computer con il quale inizia a leggere la storia delle origini del padre.  Nasce così il secondo racconto, “L’UNIVERSOEDIO-il graphic novel”, narrato in terza persona dalla piccola porcospina con l’aiuto del computer suo suggeritore.

Arriviamo al terzo volume, la vera storia di Osvy “L’UNIVERSOEDIO-il fumetto”, realizzata a fumetti senza gli approfondimenti dell’amico computer di Minny. Come ogni racconto ad episodi che si rispetti termina con un “continua…” preannunciando il quarto volume: “PIPPO PANDA-il fumetto”, dove il nostro protagonista viene trasformato nell”anti-eroe PIPPO PANDA dal cattivissimo Morbo.

Il quintetto della saga di OSVY si conclude con “GLI SPIN-OFF degli amici di OSVY”, una raccolta di racconti e rubriche tratte da DETTI E FUMETTI, un free press e blog  che raccoglie appunto approfondimenti culturali realizzati mediante l’uso del fumetto. Dire che si conclude in realtà non è proprio vero, poichè, alla stregua delle raccolte delle strip: anche le rubriche degli amici di Osvy sia le Strip continuano ad essere prodotte nel tempo e raccolte con cadenza annuale. Da qualche tempo vengono pubblicate anche in Free Press cartacei con il patrocinio gratuito delle Biblioteche di Roma che ha creduto nell’OSVY project!

TRAMA

Qualche anno fa il nostro protagonista ebbe una figlia e l’idea di doverla far crescere bene, con sani principi, il tentativo di darle gli strumenti per fronteggiare le asperità della vita divenne il suo cruccio maggiore. Aggiungici lo stress del lavoro moderno, le notti in bianco per i pianti della bambina, i peperoni mangiati a cena… tant’è che una notte ricevette una chiamata. Sentì una voce che ce l’aveva proprio con lui:”OSVY DOVE SEI?” ripeteva insistentemente”. Nel tentativo di seguirla si avventuro’ sull’uscio della porta ma… un fulmine lo colpì.

Improvvisamente si trasformo’ nell’OSVY. La voce riprese a chiamarlo chiedendogli di seguirlo fino ad un luogo sperduto nelle montagne. Qui venne iniziato all’antica arte etrusca dello sciamano. una volta formato,affrontò terribili battaglie contro il Male e si fortifico’ per divenire un eroe dei tempi moderni (L’UNIVERSOEDIO-il graphic novel).

Ma quale super potere poteva aver ricevuto da questa esperienza? quale era la sua missione? Sarebbe stato in grado di sfrecciare nei cieli come un fulmine? Sollevare montagne con un dito? Lanciare ragnatele?

No,doveva recitare aforismi, perchè l’aforisma è un aiuto che l’uomo offre ad un altro uomo, una guida per evitare l’errore o porvi rimedio, il conforto che l’esperienza può dare a chi deve ancora affrontarla. Sarebbe divenuto il paladino della Cultura, il solo modo per elevare e riunire i popoli debbellando le piu’ grandi piaghe del Mondo: la fame, la guerra, l’odio.(OSVY-aforismi a fumetti-la raccolta).

Quotidianamente Osvy si recava negli Studios di Biondo, il suo amico e consigliere, nei quali si montavano le scene per fargli recitare l’aforisma del giorno.

Minny, la figlia di Osvy iniziò (a modo suo)  in questo periodo a recepire gli insegnamenti del padre distinguendo cio’ che è bene da cio’ che è male.

Ma un giorno proprio lui, il Male, si manifestò. Impersonificato da Morbo la volpe e i suoi scagnozzi (i nemici di Osvy); rapi’ la famiglia di Osvy per ricattarlo (L’UNIVERSOEDIO-vers. breve-il fumetto).

Osvy avrebbe dovuto consegnare la chiave di lettura delle antiche mappe dei luoghi sacri degli sciamani etruschi se voleva riavere indietro la sua famiglia sana e salva.

Osvy si reco’ nella tana di Morbo pur sapendo che sarebbe stata la sua fine. Ma questa parte della storia, che tratterà di PIPPO PANDA (ed avrà un volume dedicato: PIPPO PANDA -il fumetto) non ve la racconto, altrimenti vi svelo il finale, che amico sarei?

Vi accenno solo che in questa parte del racconto si parlerà anche delle origini degli amici di Osvy, delle loro missioni a favore della Cultura e che le loro storie verranno raccolte nel volume degli SPIN-OFF. Lo spin off, letteralmente “ruotato via,” è appunto una serie che pur mantenendo l’ambientazione di fondo di quella originaria, parla di un personaggio secondario o minore. Insomma sono serie parallele derivate dalla serie originaria che  seguono una propria continuity.

GLI SCIAMANI E L’ ARS FULGURATORIA

Vi ho raccontato il come ora qualche parola sul perchè. Il fumetto di Osvy, Osvaldino il bianco porcospino, trae spunto dalle tradizioni indiana e sciamana che si perdono nella notte dei tempi (a detta di alcuni praticate già dai primi popoli della terra che erano vicini alla divinità), secondo le quali ogni uomo è legato a nove animali, dai quali ottiene le proprie capacità naturali e il talento. Stando a quanto riportato dalla tradizione è possibile evocare direttamente gli animali prescelti e la loro forza mediante pratiche mistiche. Lo sciamano va in trans,  entra in contatto con la forza dell’animale, combatte il nemico e torna nel mondo reale da vincitore.  Tra i nove animali prescelti dal nostro protagonista vi è il porcospino, un dolce animale pacifico, dotato di una costante fiducia nel piano divinograzie alla quale diviene molto potente e sempre capace di aiutare il prossimo ad aprire il proprio cuore; nel contempo è in grado di insegnare agli  altri animali ad essere aperti, a scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo e a liberarsi ed allontanarsi di tanto in tanto dalla rigidità e serietà della vita degli adulti.

Grazie al talento del porcospino, in cui si trasforma, al nostro protagonista  è possibile affrontare i temi “spinosi” che affliggono il mondo. Egli trova il modo di affrontare le più alte tematiche del vivere quotidiano grazie alla interpretazione di massime e aforismi in chiave comica.

Ed ora breve accenno agli altri “sciamani”.Nel mondo di Osvy compaiono vari personaggi sia buoni che cattivi a fare da spalla al nostro riccio nelle sue “recite”. Tra i principali protagonisti ricordiamo: il Biondo tartarugo (tanto narrato nelle canzoni per bambini) che è il migliore amico di Osvy; il coniglio Eros (icona dei problemi e delle manie della società moderna); il facocero Artiglio (fissato con il managment e con la ricerca spasmodica del guadagno in ogni azione del vivere quotidiano); il cavallo Fulmine (amico sempre interessato di Osvy); i loschi personaggi del gatto Darko e della volpe Morbo (a simboleggiare il male sempre presente ed in agguato). E come non ricordare i componenti della famiglia di Osvy?  C’ è Minny, il porcospino figlia di Osvy, nata dalla relazione con Linda, l’Orsetto lavatore in cui si trasforma la moglie del protagonista per “assillarlo”anche nella sua vita parallela (dice Osvy) con le sue manie sulla pulizia e sull’ordine. Minny è colei che acquisisce e reinterpreta, a suo modo, gli insegnamenti del padre, tentando, a sua volta, di sperimentarli e proporli, per
quel che ne ha potuto comprendere, al suo pupazzo Pippo Panda. Pippo Panda non
è altro che il secondo animale in cui, a causa di interferenze misteriose, si
trasforma il nostro protagonista; Pippo Panda, subendo gli insegnamenti della
pestifera Minny, è la vera vittima del fumetto e le sue storie rimangono tra le
più esilaranti del fumetto Osvy.

Infine eccovi un breve racconto sull’ARS FULGURATORIA. Se avete seguito le strip di Osvy o meglio dopo la lettura del graphic novel, l’Universoedio vi è ormai nota la correlazione tra Osvy ed i popoli dei  sumeri, dei celti e degli etruschi.
Sappiamo che Osvy e tutti gli altri personaggi dell’Osvy Mondo si trasformano dopo essere stati colpiti da un fulmine o meglio dopo aver subito la scarica di  un Lemp. sul vostro browser trovate tutte le definizioni. Per ora chiamatelo fulmine ed andiamo avanti. Meno noto è il rapporto tra queste popolazioni e i fulmini. Parliamone e chiudiamo il cerchio. La posizione dei segni che si manifestano in cielo (i fulmini) indica da qual nume proviene agli uomini il messaggio e se esso è  buono o cattivo. La forma, il colore, l’effetto del fulmine, o il giorno della sua caduta  aiutano a precisarne la natura: se si tratti cioè di un richiamo amichevole, o di un ordine, o di un annuncio senza speranza e così via.
Esistevano 9 divinità che avevano la facoltà di lanciarli  (dette Manubie) e disponevano, ciascuna, di un solo fulmine alla volta, mentre Tinia (Giove) ne aveva a disposizione tre. Quindi in totale 11 fulmini. Dei tre che poteva lanciare Giove il primo era il fulmine “ammonitore” che il dio lanciava di sua spontanea volontà e veniva interpretato come avvertimento; il secondo era il fulmine che “atterrisce” ed era considerato manifestazione d’ira; il terzo era il fulmine “devastatore”, motivo di annientamento e di trasformazione.L’ars fulguratoria, cioè quella di trarre dalla sua osservazione (cheraunoscopia) tutte le informazioni possibili, era  al primo posto nella divinazione etrusca e i suoi  interpreti , i trutnvt, erano molto rispettati tra gli Etruschi; avevano un costume caratteristico composto di uno strano berretto cilindrico e un mantello frangiato.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI-rubrica di Fumetto – articolo del 18 maggio 2013]

Le Interviste ai Fumettisti- l'editoriale

Inizia oggi un ambizioso progetto per DETTI E FUMETTI: far conoscere la figura del fumettista ed il suo lavoro ad un piu’ vasto pubblico possibile.

Abbiamo deciso di dividere i fumettisti in tre grandi categorie: gli emergenti, i professionisti e i maestri o, se vi piace la definizione, le comic star. Se è vero che solo nel transitorio tra una fase e la successiva della vita ciascuno di noi ha ben nitide le sensazioni che talune esperienze gli procurano,  mentre al contrario il ricordo tutto offusca o peggio reinterpreta come più gli conviene; se è vero questo allora solo un fumettista emergente potrà dare una genuina testimonianza di quello che ha provato e dovuto fare per affermarsi; solo un professionista potrà raccontare i segreti del mestiere o se riesce ad avere, ad esempio, i tempi comici in una strip e quale è il ritorno di pubblico; infine solo un grande maestro puo’ raccontarti quale era il trend di un certo periodo storico o  se il messaggio trasposto nella sua opera è stato recepito ed ha segnato una certa moda. Solo una comic star anzichè intervistarla puo’ fare notizia ed essere raccontata per quello che fa al di fuori del fumetto (al pari di un vip del cinema o del teatro).

E’ per questo motivo che abbiamo raccolto una serie di domande standard da rivolgere ai fumettisti delle varie categorie. Le risposte saranno interessanti ma  differenti a seconda della fase della vita che sta attraversando l’intervistato.

Infine una nota di interesse che rende questo progetto simpatico ed accattivante: dal momento che la nostra direttrice è donna e che in redazioni molti hanno figlie femmine, peraltro appassionate di fumetto, nella nostre indagine abbiamo privilegiato “le fumettiste” e cercato di dare loro la piu’ vasta eco possibile. Ringraziamo tutti per aver dato un contributo alla divulgazione della cultura del fumetto ed in particolare il Comune di Roma e le Biblioteche di Roma.

[Filippo Novelli e Emanuela Ambrogi per DETTI E FUMETTI-sezione fumetto – articolo del 17 maggio 2013]

LA STORIA DEL MANGA PER IMMAGINI #8

Cari Amici siamo giunti alla 8° puntata di questa storia del manga per immagini ed ancora non vi ho parlato di uno dei suoi elementi distintivi: le espressioni del volto e in modo particolare quella degli occhi. L’uso dell’espressione facciale, della maschera, proviene direttamente dalla tradizione del teatro antico giapponese, che esaltava questa parte del corpo per esprimere emozioni e stati d’animo.

Non esiste un solo tipo di rappresentazione degli occhi come molti potrebbero immaginare. Nel manga-shoujo  gli occhi sono grandi ed espressivi ( in quanto esso è destinato ad un pubblico femminile che va dagli ultimi anni dell’infanzia sino alla fine dell’adolescenza); nel manga-shounen sono piu’ semplici e dinamici ( infatti questo genere è per un pubblico maschile dall’età scolare fino alla maggiore età); infine vi è l’occhio del manga- seinen  che è realistico e piccolo perchè disegnato per un pubblico maggiorenne.

A proposito di occhi nel fumetto proprio ieri mi è capitato di rivedere il mitico film di animazione “Chi ha incastrato Roger Rabbit” [della Disney, diretto da Robert Zemeckis] dove all’attore che recita il cattivo gli schizzano via gli occhi quando si trasformava in un cartone.

Mi piace ricordare questo film nel nostro escursus sul fumetto perchè è stato una pietra miliare mondiale per il connubbio tra film e cartoon americano [primo film a tecnica mista mai realizzato- 1988]. Qualche anno dopo anche il Bel Paese dava il meglio di sé con il film a tecnica mista “Volere Volare” [1991] del maestro Maurizio Nichetti, che lo disegnò dopo la sua lunga esperienza come sceneggiatore per l’atrettanto grande maestro del fumetto italiano Bruno Bozzetto, i cui disegni e animazioni spopolavano già da decenni e che tanto ha influenzato i ragazzi di allora.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – rubrica di Fumetto del 12 maggio 2013]

 

 

 

INDAGINE SUL MONDO DEL FREE COMIC PRESS #4

La mia idea di realizzare un free comic press cartaceo si è ormai concretizzata (quella di metterlo sul WEB è ormai al 4° anno di vita). Il 30 aprile infatti abbiamo mandato in stampa l’inserto di DETTI E FUMETTI su IN ZINE con il patrocinio delle Biblioteche di Roma.

Con grande piacere oggi ho trovato in un esercizio commerciale il numero zero di Stree Idols, un altro modo di coniugare l’idea di free press e sono sicuro che sarà un successo.

Tra i partner ancora una volta le Biblioteche di Roma, l’AMA, la camera di commercio l’agenzia capitolina sulla tossicodipendenza,la federazione rugby, l’accademia italiana videogiochi e tanti altri.

Street Idols è realizzato dalla scuola internazionale di comics. Vi ho detto tutto.

A dimostrazione dell’efficacia del progetto di FREE COMIC PRESS  riporto la presentazione di STREE IDOLS integralmente presa dal sito www.streetidols.it perchè è efficace e si racconta da se’.

“Arriva Street Idols, il primo reality comics, free press e interamente a colori.

  Pubblicato Giovedì, 14 Marzo 2013 13:32 

L’idea nasce dalla voglia di raccontare i giovani con uno stile nuovo e una modalità diversa, ed il fumetto ci è sembrato lo strumento più comunicativo e dirompente per poterlo fare – vista anche la crescente qualità grafica del prodotto che declina e sintetizza al meglio i linguaggi e i codici del mondo giovanile. Un comics attento alle dinamiche giovanili che mira a valorizzare e sostenere le capacità creative dei ragazzi, stimolarli alla conoscenza del territorio in cui vivono, crescono e si realizzano. L’intento del progetto è duplice, affidarsi a balloon e strisce colorate per raccontare nuove storie e lanciare messaggi positivi attraverso un prodotto di qualità.

Il fumetto, ormai da anni, ha ricevuto la consacrazione ad essere parte integrante della letteratura e cultura popolare, una sorta di nuova stazione di sperimentazione resa possibile grazie all’integrazione con il cinema e i videogiochi. Street Idols si incastra all’interno di questo puzzle pop-contemporaneo e lo fa adottando un linguaggio di frontiera ispirato a storie di vita vissuta, in cui emergono temi di rilevanza sociale ma anche passioni, abitudini, delusioni, eccessi, senza censure e senza filtri. Demolisce ogni stereotipo, salta lo steccato del noioso sermone sulla vita generazionale dei ragazzi di oggi, al di là di ogni preconfenzionata rappresentazione delle tribù giovanili. Aspira a mostrare lo stato delle cose, è una a true story che fa dividere e riflettere.

Nessuna retorica della cartolina e ogni storia sarà in presa diretta, puntiamo a entrare nella carne viva dei nostri personaggi, degli antieroi senza calzamaglia e superpoteri. Non c’è nessun alter-ego, semplicemente loro stessi, ragazzi dalle umanissime debolezze, che cadono e si rialzano. Un reality comics con t-shirt e sneakers in giro per la città, non per grattacieli ma nelle periferie, non a salvare la Terra ma impegnati a lottare ogni giorno per il proprio futuro. Questa è la vera scommessa. Siamo convinti che si possono avere grandi responsabilità anche senza essere supereroi. Vogliamo portare i nostri lettori a domandarsi se Ania, Zippo o Rullo “stanno facendo la cosa giusta”, senza dividersi su ciò che è bene e ciò che è male, ma essere strumento in più per riflettere sui valori della vita. Riscrivere quella pagina per cui si fa del cattivo un eroe, con modelli di riferimento ispirati e modellati, il più delle volte, su personaggi cattivi o spietati. In quest’ottica lanceremo delle campagne sociali per sensibilizzare i più giovani su alcuni temi e aspetti del mondo giovanile.

Street Idols non è il fumetto delle grandi produzioni ma officina per giovani talenti e laboratorio di idee, nuove. Con la “la mia storia in 30 righe” gli utenti attraverso un form, che troveranno sul sito, potranno scrivere e raccontare la propria storia e diventare i veri protagonisti del fumetto. Il protagonista della storia più interessante, scelto da un’apposita giuria, sarà disegnato ed interagirà con Missi, Falco, Er Mischia, Giangio e gli altri.

Street Idols, per riportare i ragazzi al centro del dibattito culturale giovanile: loro stessi protagonisti del proprio futuro.”

e continua in quest’altro articolo:

“Da oltre trent’anni la Scuola Internazionale di Comics elabora nuove sintesi e forme alternative di comunicazione, quindi non posso che salutare con gioia la nascita di un nuovo prodotto editoriale nel variegato e creativo mondo dei fumetti. Spaginando Street Idols si percepisce fin dal primo impatto di avere tra le mani qualcosa di diverso. La strada, i giovani, il contesto urbano, i sogni, le passioni, insomma tanti segni e anime diverse che s’intrecciano in un’unica storia. Perché in ogni storia c’è qualcosa di vero e di vissuto, per questo l’idea di fare di un’illustrazione un reality comics la trovo geniale. Credo che tutte le storie di per sé abbiano una funzione di insegnamento, facciano riflettere e aiutino a immedesimarci in personaggi e situazioni.

Falco, Er mischia, Zippo, Ania e gli altri, lontani dal mito dei “super” a stelle e strisce e dalla fantasy – settori che comunque catalizzano gran parte dei lettori – non sono eroi a comando ma costituiscono modelli di realtà riconoscibili. Su un campo da rugby, in periferia o a scuola si può essere Street Idols senza maschera e costume. La nostra scuola, nata come studio di fumetto e di sceneggiatura, nel tempo si è perfezionata concentrandosi nella ricerca espressiva e nella sperimentazione tecnica, orientamenti che ci hanno permesso di sviluppare anche l’aspetto creativo dei nostri studenti, fino a diventare una sorta di factory per nuovi talenti.

Vincenzo Mercogliano, che oggi firma importanti pubblicazioni ed è lo straordinario illustratore di questo reality comics, è il filo conduttore che lega Street Idols alla Scuola Internazionale di Comics. La matita di Vincenzo è formazione, novità, estro. Se sostenere talenti significa lanciare i nostri ragazzi verso il mondo del lavoro, promuovere nuovi progetti e alimentare la competizione delle idee, allora la Scuola e Street Idols hanno centrato l’obiettivo. Ma ogni talento non sarebbe tale se non fosse figlio di una stella, e queste tavole hanno vissuto l’auspicio di Franco Urru, uno dei fumettisti italiani più apprezzati anche a livello internazionale, al cui nome sono legate le serie di Buffy l’ammazzavampiri e Spike, e che ci ha lasciati prematuramente qualche mese fa.

E’ il passaggio del testimone, il gene del talento che si tramanda e che non si arrende al destino che non ti avverte. Questo “numero 0”, quindi, porta comunque il segno dell’amico Urru, e come in uno degli episodi della serie di Angel, magistralmente disegnata da Franco e scritta da Brian Lynch, le sue linee non si perdono ma sfumano magicamente nei tratti di Mercogliano. La nostra Scuola, che tra i suoi obiettivi ha anche quello di promuove il fumetto come strumento di dialogo, ha partecipato a numerose iniziative a sfondo sociale e sostenuto varie associazioni umanitarie, ad esempio l’Unicef, ricordo la Mostra “Matite per la Bosnia“; Amnesty International con “Artisti del Fumetto Contro la Pena di Morte” o il Cospe per il progetto “RAR-risata anti-razzista“. Oggi lo facciamo collaborando con Street Idols, impegno che conferma che è possibile affiancare l’attività didattica con iniziative volte a promuovere messaggi positivi.

Nonostante la crisi economica abbia aggredito fortemente i consumi colpendo a cascata anche l’editoria dei fumetti, ritengo che il linguaggio dei comics sia rimasto di grande impatto, potente, continuando ad affascinare ed emozionare. Ed ecco Street Idols, un prodotto coraggioso nelle intenzioni, ruffiano nelle illustrazioni, educativo nel messaggio.

Dino Caterini

Direttore Scuola Internazionale di Comics

 

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sez. FUMETTO del 2 maggio 2013]

Sull’opzione  CERCA del sito troverete le precedenti 4 puntate sull’argomento.

UN FUMETTO DA MUSEO

Takashi Murakami è un artista pop, spesso paragonato a Andy Warhol per il fatto di essersi lasciato ispirare apertamente dalla cultura di massa.Nelle sue opere sono infatti evidenti i riferimenti ai fumetti anime e  manga (e al fenomeno  Otaku). M, che Attingendo  dai canoni estetici di bidimensionalità dall’arte del Giappone tradizionale, ha creato  il suo stile detto Superflat(super piatto),  che fa riferimento alla perdita del senso dei confini tra l’originale e la copia, o tra l’autore e i consumatori, caratteristiche postmoderne tipiche della subcultura otaku.

Murakami è inoltre riuscito a rendere mobile e incerto il confine tra la cosiddetta high art, l’arte alta, destinata ai musei e ai ricchi collezionisti, e la low art, ovvero gli oggetti prodotti in serie e destinati al consumo di massa.:  Oltre ad aver disegnato una serie di borse per Louis Vuitton, vendute tra 1000 e 5000 dollari, ha prodotto e commercializzato agende, caramelle, giocattoli, pupazzi, skateboard, t-shirt, cuscini e carte da parati. Questa capacità di penetrare il mercato a diversi livelli è un salto che la Pop art non aveva mai fatto in modo così deliberato e programmatico. La sua filosofia commerciale è dunque il frutto del modo di pensare già applicato da aziende cinematografiche come Disney, LucasFilm; questo approccio, estetico e imprenditoriale, gli ha permesso di riuscire a penetrare il mercato dell’arte elitaria internazionale e contemporaneamente di vendere, attraverso aziende terze, oggetti destinati al mercato di massa, inventando e promuovendo i brand Kaikai Kiki e GEISAI.

La sua quotazione di mercato? Takashi Murakami ha venduto l’opera “, Chaos” nel  1998 per $134.500 (stima $150.000-200.000 Sotheby’s); meditate gente, meditate!

[fonte Wikipedia]

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI-se. FUMETTO articolo del 3 maggio 2011]