Archivi categoria: FUMETTO

I MIGLIORI ARTICOLI SUL FUMETTO #4

Su Ballons [www.blogcomicstrip.blogspot.it],  il blog delle comic  strip, troviamo questo stupendo articolo:

Toon Books è una collana editoriale di fumetti molto curiosa e particolare dedicata ai piccoli. Parte dall’idea di base che ormai, per quanto amatissimi e ricercati dai bambini, i “comics” non siano più adatti alla formazione.

 

E Toon Books vuole colmare il buco, creare fumetti di qualità per cervelli giovani, affidandoli a una generazione di cartoonist d’avanguardia  Idea alquanto balzana questa dell’inadeguatezza dei fumetti per la formazione delle menti, diffusa negli USA ma ancor più dalle nostre parti dove il fumetto è spesso collegato non solo all’infanzia ma a un certo infantilismo degli adulti. In realtà la maggior parte, specie nel mondo delle strisce, sono prodotti universali, disponibili per diversi livelli di lettura. I grandi sapranno cogliere citazioni e certe raffinatezze del sarcasmo, i più piccoli il disegno buffo e le gag più semplici. Ma è proprio l’esistenza di uno spessore e di diversi livelli che è, in se, “formativa”. I fumetti aiutano a crescere smaliziando progressivamente il lettore.  Il progetto di toon book si fonda i sull’idea – questa sì abbastanza rivoluzionaria – che i fumetti valgano molto di più dei libri illustrati perché, usano un’ampia gamma di strumenti sofisticati per la comunicazione.

1. La narrativa visuale aiuta i piccoli a decodificare meglio il testo;

2. i balloon facilitano la comprensione di un dialogo meglio della trascrizione di un linguaggio parlato nella letteratura classica;

3. il loro linguaggio multi-modale;

4. la miscela di testi, immagini, espressioni facciali, effetti sonori;

5. la progressione da quadretto a quadretto immerge, coinvolge, diverte il lettore, gli fa superare molte delle prime difficoltà di approccio a un testo.

 

Insomma, detto in poche parole, il fumetto è un format perfetto, se costruito bene, come tappa per arrivare poi a letture più complesse e apprendere la lingua. 

[Estratto da ballons – il blog delle comic  strip]

una ricerca di Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI-sez. FUMETTO del 4 marzo 2011]

 

FIGLI DEL FUMETTO

 

Keith Hering (1958 – 1990) fu un giovane artista americano conosciuto in tutto il mondo a partire dai “Subway Drawings”: labili e veloci disegni in gesso sui pannelli pubblicitari temporaneamente vuoti nei sotterranei della metropolitana, che esercitavano sullo spettatore, immerso nel quotidiano ed anonimo salire e scendere dal treno, un potere magnetico capace di farlo fermare a riflettere anche solo per un istante. H. trasmette e inventa un nuovo linguaggio urbano, costituito da sagome quasi infantili o primitive, caratterizzate da un continuo segno nero che si rifà palesemente al fumetto.

[Keith Haring’s Pop Shop (Keith Haring artwork and photo © Keith Haring Foundation. Photo by Charles Dolfi-Michels]

 

Ripercorriamo la sua storia per capire in che modo il fumetto si correla a Hering. H. mostra fin da piccolo  una precoce predilezione per il disegno incoraggiata dal padre, disegnatore di fumetti e cartoni animati. I suoi disegni proponevano un “linguaggio visuale”, un esperanto visivo al quale tutti accedevano con facilità e semplicità, la stessa con la quale egli creava i suoi personaggi. Le sue composizioni attirano facilmente l’attenzione di chi guarda e si possono leggere a più livelli, che possono andare da un piano più superficiale e divertito, alla scoperta di un umorismo graffiante e allucinato.

Gli introiti derivati dal filone aurifero Haring  (Fatturato complessivo delle aste di Keith Haring (1958-1990) nel 2009. 5,15 milioni di dollari,) sono basati non solo sulla mera produzione “artistica” del genio americano ma si poggiano anche su gadget, magliette e quant’altro (in alcune foto si vede lo stesso Haring indossare in maniera divertita alcune magliette con riproduzioni di suoi graffiti).

[fonte Wikipedia]

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI- sez. FUMETTO -articolo del 3 maggio 2011]

 

IL FUMETTO E IL TRENO DELLA FORTUNA

“Barbu è più nero di un corvo e quando dipinge si è certi che si macchia da tutte le parti”. Vi dice nulla questa frase? Forse no; ma se terminiamo la strofa? “… Ecco arrivare i Barbapapa, tu li vedi trasformare come gli va”. Indovinato? Si, era Barbu (detto anche Barbabarba), il pittore dei Barbapapa’.


Erano gli anni ’70 e lui era già un autore di successo ma ci è voluto un fumetto per farlo sfondare come cantante, quello dei Barbapapà. Oggi canta strofe del tipo: “  Perché le idee sono come le stelle, che non le spengono i temporali, perché le idee sono voci di madre, che credevano di avere perso, e sono come il sorriso di Dio in questo sputo di universo”. Strofe con le quali quarant’anni dopo si è tolto lo sfizio di vincere Sanremo. Ora avete capito chi è?  Vecchioni è sempre stato un grande autore e alcuni suoi testi sono parte della storia della musica italiana. L’unico che ha vinto il grande slam della musica italiana (Ha infatti vinto i quattro premi più importanti: il Premio Tenco nel 1983, il Festivalbar nel 1992, il Festival di Sanremo e il Premio Mia Martini della critica nel 2011).  Ma quello che molti non sanno è che il suo primo grande successo come cantante (come autore era già affermato) è avvenuto nel 1973, due anni prima di Samarcanda, con la sigla di un cartone animato molto famoso all’epoca: Barbapapà. Fu proprio nel ’73 che, insieme a Le mele verdi – coro di bambini fondato da Mitzi Amoroso, ebbe talmente successo da incidere un intero album di canzoni dedicate ai Barbapapà. E Vecchioni non è stato un caso isolato, basti ricordare la leggenda secondo la quale fu  Piero Pelu’ dei Litfiba a cantare la sigla di  Jeeg Robot.

La morale quale è? Nulla meglio di un fumetto può darti quella spinta capace di farti saltare sul treno chiamato successo, tanto da cambiare il tuo destino. E Sanremo a parte, continueremo a chiederci se ci sarebbe stata Samarcanda senza Barbapapà?

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI sezione FUMETTO – articolo del 26 giugno 2011]