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Il  teatro della vita di Dario Santarsiero

Ciao Amici di DETTI E FUMETTI

Nell’immaginario collettivo la Vita è spesso paragonata al Teatro. Sinceramente non riesco a vederla così. A mio avviso, Vita e Teatro sono due entità separate che si incontrano solo in alcuni punti ma che si distanziano in molti altri.

Vorrei oggi con voi approfondire questo tema del quale avevo solo accennato in “DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA” – Libro del collettivo DETTI E FUMETTI edito da FN GRAPHIC STUDIOS e distribuito da AMAZON  – di cui sono co-autore (facendo click sulla immagine sotto potete avere tutti i riferimenti per quel che riguarda i contenuti e l’acquisto)

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VITA e TEATRO convergono quando si parla della figura dell’attore. Gli attori, coloro che si spogliano della loro umanità per vestire quella del personaggio che la Commedia o il Dramma impone loro. Denudatisi, la vita reale svanisce per lasciare il posto alla Fantasia.

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Altro punto comune tra VITA E TEATRO sono le Trame.

Alcune sono basate su fatti veri, il più delle volte drammatici  e per questo motivo, spesso pesanti e poco adatti a trasportare lo spettatore in un mondo parallelo; la loro drammaticità finisce per tenerlo incollato nel mondo reale. Nel libro “Cosa farò da grande”,  ho già narrato dell’accostamento Teatro- Fantasia e del Teatro come Mistero! Ora vorrei aggiungere un bit in più’.

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In fondo a chi di voi la vita reale non sta stretta? Non che non sia fantastica o misteriosa di per se; ma c’è un ma; mi spiego meglio: le bollette a fine mese, il mutuo, l’apparecchio dei denti da acquistare per i nostri  figli e tanti altri problemi, creano alla  vita delle zavorre delle quali a volte si fa fatica a liberarsi. Di contro il solo entrare in un teatro e respirare quell’aria viziata ma carica di anni di spettacoli, di storie, di Avventura, ti permette di lasciare la vita di tutti i giorni appesa al guardaroba e di indossare la Fantasia. Lei ti trasporterà lontano dalla pesantezza della quotidianità per qualche ora almeno; credetemi non è poco.

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[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione Teatro – articolo del 2 settembre 2019]

Willy intervista Enrica Corradini, autrice di “Non vedo l’ora”.

 

 

Cari amici di DETTI E FUMETTI nell’ultima intervista Vi avevo già accennato di Enrica Corradini, (vedi art. Intervista a Gloria Luce Chinellato del 20 giugno 2019) che, oltre ad essere l’autrice di opere teatrali come:  “Non vedo l’ora”, “Capodanno in giallo noir”, “Il caro (e)stinto” e “Se quella sera”, e’ anche la mamma di Gloria Luce Chinellato, attrice e regista. Questo grado di parentela, mi ha incuriosito ed ho deciso di intervistarla.

Come da mia abitudine chiamo Enrica per concordare un appuntamento e scambiare quattro chiacchiere. Ecco qui sotto l’intervista che ne è uscita.

W. Buongiorno Enrica, grazie per aver accettato il mio invito, con questo caldo.

Forse è meglio se ci sediamo da qualche parte e ci beviamo un bel succo di frutta fresco, che dici!?

E. Buongiorno a te Willy, è un piacere per me conoscerti e sono d’accordo per il succo di frutta.

Ora che siamo seduti al fresco a gustarci le nostre bibite, inizio con le domande.

W. Come sempre i nostri lettori vogliono sapere come è nata la tua passione e se fin dall’inizio ti sei dedicata alla sceneggiatura.

E. Sicuramente la passione per il teatro me l’ha trasmessa mia Madre. Da bambina mi sedevo al suo fianco il venerdì sera e insieme guardavamo il “venerdì di prosa”, una trasmissione televisiva che proponeva gli spettacoli teatrali dell’anno. I suoi commenti e i suoi giudizi, che in realtà non ricordo se non come memoria di una memoria, mi hanno spinta oltre. Da Venezia mi ero trasferita a Milano e lì, per caso un giorno, sono passata di fronte al Piccolo Teatro. Un cartello diceva che si organizzavano pomeridiane per scolaresche. Detto fatto; ho iniziato a prenotare biglietti per la mia classe. Avevo 12 anni ma per  la mia intraprendenza al telefono, ero stata confusa per una professoressa. Tralascio l’imbarazzo provato nell’essere stata invitata in un elegante terrazza, allora di gran moda, e di essermi trovata in gonna a pieghe e calzettoni in mezzo ai più grandi attori e attrici del tempo! Ricordo invece l’emozione del primo spettacolo cui ho assistito: La guerra delle due rose per la regia di Strehler. Un’esperienza che mi ha segnato positivamente, facendomi appassionare al il teatro al quale, però, mi sono avvicinata solo come spettatrice. E tale sono rimasta fino a qualche anno fa.

Di formazione sono Storica dell’Arte e  in qualità di scrittrice ho pubblicato libri di: arte,  costume, racconti e romanzi.  Un giorno mia figlia Gloria Luce, che tu conosci e della quale credo tu conosca bene il carattere e la determinazione, mi ha obbligato a riprendere un vecchio testo teatrale ed a metterlo in scena. E’ stata in quella occasione che da spettatrice sono divenuta autrice di teatro.

W. Quando crei i personaggi, ti ispiri a persone reali, cioè quelli che incontri per la strada o sono tratti da altre fonti come ad esempio un libro che hai appena letto!?

 E. Sono convinta che lo scrittore sia un ladro incolpevole. Io cerco di rubare a tutti. Soprattutto alle persone reali che osservo con molta attenzione.

W. Qual è il personaggio, nella tua ultima commedia “Se quella sera” andata in scena dal 24 al 26 giugno 2019 al Teatro Porta Portese, che ti ha emozionato più degli altri!?

E. I personaggi di un libro o di una commedia sono come i figli; tutti uguali per quanto riguarda l’amore. Con ognuno, però, si instaura un rapporto che è, e non potrebbe essere altrimenti, diverso perché singolare. È così che in “Se quella sera” il personaggio che più mi ha emozionato è Martina, per quella sua assoluta mancanza di artificio e di malizia che la rende una mosca bianca in un mondo in cui l’ipocrisia spesso trionfa.

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W. Quando scrivi ti lasci trascinare dai capricci dei personaggi o li pieghi ai tuoi voleri!?

E. Quando inizio a scrivere ho ben chiaro il carattere di ogni personaggio e naturalmente il ruolo che dovrà interpretare. Non ci crederai! Mi disobbediscono spesso, ahimè e lo fanno a ragion veduta. Te lo ripeto, i personaggi sono come i figli… prevedi per loro una strada e loro ne scelgono un’altra. Qualche volta persino inspiegabilmente migliore….

W. Ed ora veniamo al sodalizio madre-figlia, tu autrice lei regista, come è nato e se c’è stato un periodo di prova, dove entrambe vi siete confrontate.

E. Nessun periodo di prova, eccettuati i tanti anni vissuti insieme. Gloria è stata sempre per me una preziosa critica. Ha sempre letto le bozze dei miei libri e dato preziosi giudizi. Ciononostante il confronto è ancora oggi continuo e serrato.

W. Quando, per motivi di regia Gloria modifica o taglia alcune parti della commedia, che sensazioni provi!? 

E. Soffro!!! E qualche volta litighiamo. Raramente però. Il più delle volte ci confrontiamo e insieme decidiamo la strada migliore.

W. Tuo marito e tua figlia Ilaria ti hanno incoraggiato fin da subito o erano scettici!?

E. Sicuramente incoraggiato. E spinto. Devi sapere che nello scrivere sono molto lenta. Perché forse sempre alla ricerca della parola che non trattenga un pensiero ma, al contrario, lo dilati. Ma soprattutto sono terribilmente pigra. E sappi che considero la pigrizia una qualità straordinaria!

W. Ho visto che domenica 4 agosto avete replicato la commedia “ Se quella sera” nel parco di Sabaudia, all’interno della rassegna “Il Parco e la Commedia”

E. si, ed è stato molto suggestivo recitare nella splendida cornice del Parco. E il numeroso pubblico che ci ha applaudito lo ha reso ancora più magico.

W. Bene, ti ringrazio per questa interessante chiacchierata, sicuramente ci rivedremo per un’altra divertente commedia

E. Grazie Willy è stato un vero piacere essere qui con te, appena sarà pronta la prossima commedia sarai il primo a saperlo. Un saluto anche ai lettori di Detti e Fumetti

Cia e a presto da Willy il Bradipo

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti – sezione Teatro – articolo del 15 agosto 2019]

 

 

 

 

Di nuovo a teatro con Gloria Luce -L’intervista di Willy il Bradipo

willy registaCari amici torno oggi a parlare dell’attrice  Gloria Luce Chinellato, l’abbiamo lasciata con lo spettacolo “Dorotea e il fantastico mondo di OZ” e la ritroviamo in versione regista.

 

E si, e non è la prima volta, infatti Gloria Luce è alla sua quarta regia. Ha esordito nel 2016 con “Non vedo l’ora”. Nel 2017 con “Capodanno in giallo noir”. Nel 2018 con “Il caro (e)stinto. Ed ora nel 2019 con “Se quella sera”. I testi sono di Enrica Corradini, la madre di Gloria Luce. Una sinergia che ha dato i suoi frutti. Come sempre preso dalla curiosità chiamo Gloria Luce e le chiedo un appuntamento per scoprire chi delle due è il vero motore della coppia. E come sempre la incontro davanti ad un teatro, in questo caso al Teatro Porta Portese in via Portuense 102, dove si terrà lo spettacolo “”.

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 W.: Allora Gloria Luce, sei una donna dalle mille sorprese! Raccontaci di questo sodalizio con tua madre!

G.L. Mia madre è la scrittrice vivente che preferisco. Lei è molto orgogliosa del mio apprezzamento, anche se preferirebbe togliessi la parola vivente. Tra le sue doti c’è anche la superstizione. Scherzi a parte abbiamo iniziato a lavorare insieme anni fa, quando le ho imposto di riprendere un suo vecchio testo per portarlo in scena. Il successo di pubblico e critica ci ha spinto a continuare su quella strada.   Lei è una donna straordinaria, colta, affascinante e elegante come poche, di quelle Donne che ormai difficilmente si incontrato. Lo dico sempre, convincerla a lavorare con me è stata la mossa più fortunata della mia vita. Ogni giorno mi ispira e stimola. Praticamente è la mia musa.

W.: Chi ti a spinto verso la regia!?

G.L. Diciamo che è stata una scelta naturale. Anche se i corsi, le scuole che ho frequentato, ma anche e soprattutto le assistenze alle regie di altri spettacoli, mi hanno offerto l’opportunità di sperimentare sul campo.

W.: Come ti rapporti con gli attori!? Nel senso, lasci loro modo di esprimersi o devono seguire le tue direttive senza discutere!?

G.L.:   Il teatro è anche disciplina. Ed io sono sicuramente severa, anche se concepisco la severità come autorevolezza e non autorità. Ovviamente sono aperta alla discussione, alla proposta e al suggerimento… ma nei luoghi e momenti adatti. Comunque, Ho sempre ritenuto la creazione di uno spettacolo un gioco di squadra dove, dietro al capitano, ci si imbatte nei giocatori che avanzano compatti. Gli attori, con il loro apporto creativo sono indispensabili. se non servisse il carisma del singolo attore sarebbe possibile far recitare i robot. Certo è che mentre l’attore ha una visione individuale, il regista cerca di aver sempre presente la visione complessiva.

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 W. :Il fatto che hai un passato come attrice, che contributo ha dato alla regia!?

G.L. Il passato e il presente! E spero il futuro. Sicuramente conoscere le dinamiche proprie dell’arte attoriale contribuisce in modo significativo alla regia.

  W. : Raccontaci, senza svelare i particolari ovviamente, di questo vostro ultimo lavoro.

G.L. E’ la vigilia di Natale. Quale occasione migliore per passare una serata in famiglia? Quella famiglia nella quale personalità tanto diverse si possono incontrare senza scontro e, anzi, trasformare la diversità in armonia… se solo il buio del pensiero nascosto riuscisse a rimanere intrappolato nella maschera  di ipocrisia e convenienza che, indossata, costringe alla recita anche là dove non avrebbe ragione di essere. La serata scivola lieve tra brindisi, sorrisi e l’immancabile tombola. Ma una tombola che si rispetti nasconde tra i suoi numeri il 48. Morto che parla. Una commedia brillante che nel sorriso invita alla riflessione.

W. : Mi sembra di capire, che tu e tua madre vi riconoscete in questa trama, come del resto lo faranno, tutti quelli che verranno a vedere lo spettacolo!

G.L. Sicuramente sì, per quanto riguarda noi. Speriamo che anche il pubblico condivida la nostra battaglia contro le maschere che ci circondano.

W. : Ricorda ai lettori di Detti E Fumetti dove sarete, che giorni e il titolo dello spettacolo.

G.L. Teatro Porta Portese, via Portuense 102, 24- 25 e 26 giugno, ore 20.45

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  W. :Bene, non mi resta che augurarti tanta ”Merda!”

-uno questi giorni vi svelo il perché di questo augurio-

G.L. Grazie a te Willy! Se permetti voglio aggiungere una cosa, i lettori di Detti E Fumetti presentandosi alla biglietteria del teatro avranno il biglietto ridotto.

W. : Benissimo! Ti ringrazio a nome dei nostri lettori!

[Dario Santarsiero per Detti E Fumetti- Sezione Teatro – articolo del 20 giugno 2019]

 

 

 

 

 

 

Willy intervista Alessia Lamoglia

Alessia Lamoglia è una giovane ma promettente attrice. Ho avuto modo di seguirla nella Fiction televisiva “I Bastardi di Pizzo Falcone” e devo dire che ha colto in pieno la descrizione del suo personaggio che Maurizio De Giovanni, l’autore della serie di romanzi intitolata appunto “I Bastardi di Pizzo Falcone”, ha descritto nei suoi racconti.

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Le storie si svolgono a Napoli, dove un gruppo di poliziotti racimolati nei vari commissariati, perché per diversi motivi nessuno li vuole, verranno spediti a quello  di Pizzofalcone per sostituire l’intero staff investigativo corrotto. Dovranno superare l’ingiurioso soprannome datogli dai colleghi poliziotti “I Bastardi di Pizzo Falcone” per indicare con precisione la provenienza dei corrotti. Alessia Lamoglia nella serie interpreta Marinella, la figlia adolescente dell’ispettore Lojacono, interpretato da Alessandro Gassman.

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Marinella rispecchia a pieno la burrascosa vita che una adolescente del nostro tempo vive. Ma non è di questo che vi volevo parlare. Alessia ha una passione non troppo nascosta, la danza. In quei momenti i suoi occhi si perdono nel vuoto aggrovigliato dei movimenti e la sua mente si perde nel suono della musica e noi non esistiamo più. A mio avviso la vera Alessia emerge nel ballo. Propongo ad Alessia un’intervista e lei accetta volentieri.lamoglia e willy by novellli

Willy: Ciao Alessia, mi fa piacere vederti, vieni, mettiamoci qui seduti così parliamo della tua passione, la danza. Cosa o chi ti ha acceso questo amore!?

Alessia: Ciao Willy. Devo dire che mi lascia piacevolmente sorpresa questa tua domanda…si perché la danza è sempre stato qualcosa che ho cercato di custodire gelosamente dentro di me. Ma, evidentemente, al tuo sguardo attento e sensibile stavolta non è potuta passare inosservata!

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Per provare a spiegarti come la danza si sia radicata in me, vorrei condividere alcune parole di uno dei miei punti di riferimento per quest’arte, Isadora Duncan, la quale una volta disse: ” Sono nata in riva al mare. La prima idea del movimento e della danza mi è venuto di sicuro dal ritmo delle onde “.

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Ebbene, non so dirti precisamente quale sia stata la scintilla che ha innestato dentro di me questa forma d’amore. Forse il vento, gli stormi di uccelli in cielo, o forse proprio il mare e le sue onde…so solo che il mio primo ricordo d’infanzia è una timida richiesta a mia madre…delle scarpette da ballo e un tutù!

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W. Mentre quella per la recitazione quando è sbocciata!?

A. Ecco, per questo invece riesco ad affidarti un ricordo più nitido. Fu da bambina che il teatro, per primo, innestò in me la fascinazione per questo mondo. Mia zia era attrice e, nel suo girovagare di palcoscenico in palcoscenico, la seguivo con la mia famiglia anche io a tutti i suoi spettacoli. Fui, così, catapultata, ancor prima di potermene rendere conto realmente, in quest’ adorazione profonda. È stato per me come il richiamo delle sirene di Ulisse… la recitazione è la mia condanna ma soprattutto la mia salvezza.

 W. Arriva, come si dice “tra capo e collo” la proposta di un musical dove tu sei la protagonista che fai!?

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A. Questa costituirebbe per me l’esemplificazione di tutto ciò per cui, fino ad oggi, ho dedicato la mia vita… tutta la dedizione, il sudore e la tenacia. Ritengo che il musical sia una delle rappresentazioni artistiche più complete, che offre la possibilità ad un artista di mettere alla prova tutte le proprie potenzialità. Per me significherebbe godere finalmente di ali per volare su un palco dove darei libero sfogo a tutto ciò che in questi anni di studio devoto e profondo ho appreso e potuto, poco alla volta, assaporare.

W. Ti piacerebbe essere più la protagonista del musical o la coreografa!?

A. Non mi sono mai posta questa possibilità sai… devo dire che, forse, pensandoci, l’idea di poter aprire tutto il mio mondo interiore a servizio della pura creatività artistica avendo la possibilità di poterlo trasferire a qualcun altro e plasmarlo, mi affascinerebbe molto e sarebbe probabilmente la strada che più mi indicherebbe il cuore.

 

 

 

W. Nel turbolento mondo delle spettacolo, cosa ti senti di dire alle ragazze e ai ragazzi che lo vogliono affrontare!?

A…Turbolento, si è proprio così. Per questo, mi sento di dire che c’è bisogno alla base, prima ancora del talento, di una grande, grandissima spinta interiore. Sono veramente numerosi ed imprevedibili i colpi che si possono presentare lungo questo tipo di cammino…rischiano di farti traballare ed è per questo che bisogna armarsi di tanta pazienza e perseveranza ma soprattutto preservare sempre i propri valori.

 

 

W. Ma torniamo alla fiction televisiva …Ci avete lasciato “appesi” come si dice in gergo,

I bastardi di Pizzo Falcone”. Senza anticipare nulla, quando ci sarà la prossima serie!?

A. Buone notizie…la terza serie è già in lavorazione ma i tempi ancora non si conoscono, speriamo prima possibile. In fondo Marinella ha ormai rapito un bel pezzo del mio cuore…non riesco ad allontanarmici troppo a lungo!

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W. Grazie Alessia, anche a nome dei lettori di Detti & Fumetti!

A. Grazie a te Willy… prima di lasciarvi posso dire una cosa a … Filippo?

W. : Ma certo …

A. :  innanzitutto volevo ringraziare i bravissimi fotografi di FEST, in particolare Emmanuele, che hanno realizzato un fantastico shooting

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… e poi volevo parlare con te, Filippo.

Stavo vedendo il disegno che mi stavi facendo durante l’intervista, tutto ok  ma… sono di schiena… non mi si riconosce…non si potrebbe …

Filippo: …si in effetti  avevo in mente di inserirne un altro… ti vedevo come una guerriera in armatura in un bosco incantato tipo … tipo cosi’ che ne dici?alessia in armatura di Novelli.png

A.: ..UAU…mmm interessante ma così passiamo da un estremo all’altro…non pensi?

F.: vabbeh dai, allora mi tengo sul ritratto classico 🙂 questo può andare?

Lamoglia di Filippo Novelli

 

[Willy il Bradipo alias Dario Santarsiero per Detti & Fumetti- sezione Teatro-Fiction- articolo del 15 gennaio 2019- illustrazioni di Filippo Novelli- Foto dello shooting di FEST]

rifermenti: pagina FEST

 

Willy intervista Gloria Luce Chinellato per Dorotea nel favoloso mondo di OZ

Dedicarsi al teatro per ragazzi è come indirizzare la prua della nave verso un mare sconosciuto. E si perché un pubblico con una età che varia dai cinque ai quindici anni ha la possibilità di stroncare uno spettacolo con la massima facilità e senza appello. Lo sa bene Gloria Luce Chinellato e il resto della compagnia, orchestrata dal regista Valerio Giordano che, sprezzanti del pericolo, metteranno in scena dal  10 all ’11 novembre lo spettacolo “Dorotea nel favoloso mondo di OZ”.

willy e OZ

Incuriosito vado a trovare la protagonista Gloria Luce Chinellato che vestirà i panni di Dorotea. La trovo sul palco seduta su di una cassetta della frutta, intenta a ripassare la parte.

W.: Ciao Gloria Luce ti disturbo!?

G.L.: Ciao Willy! Nessun disturbo, ti aspettavo. Vieni, Sali sul palcoscenico così parliamo.

Non so quante volte ci sono salito su un palcoscenico ma provo sempre la stessa scarica di adrenalina, appena poggio il piede sulle queste tavole di legno consumate da anni di calpestio. Per un momento mi perdo tra queste sensazioni, poi inizio l’intervista.

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W.:Gloria racconta per i pochi che non la conoscono la trama di Dorotea nel fantastico favoloso mondo di OZ

G.L. : Lo spettacolo di Dorotea nel favoloso mondo di Oz racconta la storia di una bambina di undici anni che, rimasta orfana, vive in una piccola casetta su una prateria insieme ai suoi zii e al suo inseparabile amico a quattro zampe, Totò. Dorotea è una bambina come tante eppure così diversa, forse vittima di un’infanzia che in parte le è stata rubata. Vive in America, nel Kansas, una cittadina che trova grigia e noiosa al punto da rifugiarsi spesso nei suoi pensieri e sognare un’altra vita, oltre le nuvole. Tutto le sembra monotono e triste fin quando, però, un potentissimo tornado trasporta Lei e il suo amico peloso in un mondo fantastico, ricco di sorprese, streghe, maghi e amici speciali che l’aiuteranno a crescere, a ritrovare il sorriso e, non ultimo, la strada di casa.

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W.:Cosa ha comportato interpretare Dorotea, una ragazzina di undici anni!?

G.L.: Interpretare Dorotea è stata una sfida emozionante. Questo personaggio così piccolo e a tratti immaturo, paradossalmente mi ha insegnato più di molti altri, aiutandomi a ritrovare lo stupore e l’entusiasmo tipico dei bambini. Con gli anni, infatti, si sviluppa il senso del dover essere a discapito dell’essere e spesso e volentieri si perde quella spensieratezza tipica dei ragazzi.

Dorotea non è una bambina infantile, anzi, ma la freschezza dei suoi anni è una caratteristica predominante nel percorso che intraprende per conoscere sé stessa. Interpretarla, dopo l’iniziale spavento per questa nuova avventura, mi ha alleggerito l’anima e mi ha regalato grasse risate. Ancora una volta mi ha dato conferma di quanto sia meraviglioso il lavoro dell’attore.

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W.: Siamo curiosi di sapere se ti preoccupa più recitare davanti ad un pubblico adulto o davanti ad un pubblico di adolescenti e perché.

G.L.: Prima di andare in scena sono sempre preoccupata a prescindere da chi sarà il pubblico. Certamente, però, bambini e adolescenti obbligano ad un confronto ancora più sincero, che non nego spaventarmi maggiormente. In genere l’adulto tende ad edulcorare le critiche, il bambino, invece, è più onesto. La vittoria più grande è riuscire a coinvolgerlo al punto da vedere nei suoi occhi non più il tuo riflesso ma il personaggio che stai interpretando. Inoltre, confrontarsi con un pubblico di bambini significa anche “battezzare” quello che domani sarà il pubblico adulto: una grandissima responsabilità che ci viene offerta dai genitori cui va un sentito ringraziamento. A tutte queste piccole e bellissime preoccupazioni, però, va detto che si affianca sempre e comunque una grande fiducia nel lavoro svolto durante le prove con il regista che spesso e volentieri, come in questo caso ha fatto Valerio, cercano di prevedere il prevedibile lavorando sui minimi dettagli e particolari. Che dire, non vedo l’ora di iniziare!

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W.: I tuoi prossimi progetti!?

G.L.: Nel prossimo futuro ci sono diverse storie e disparati ruoli che mi attendono ma oggi non posso che concentrarmi solo sulla mia Dorotea. Mano nella mano con lei, i miei fantastici compagni di viaggio, formidabili attori e solidali complici di gioco: Tony Scarfì, Stefano Bramini, Monia Duranti, Riccardo Rendina, Maria Carla Generali, Lucilla Tamburrino, Alessandra Silipo e Chiara Alivernini; con il nostro magnifico regista Valerio Giordano stiamo percorrendo un lungo viaggio oltre l’Arcobaleno, e non è ancora giunto il momento di salutarci pensando a domani.

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W.: Non resta che ricapitolare i due appuntamenti!

G.L. Certo, con un doppio spettacolo, alle ore 16.00 e alle ore 18.00 il  10 e 11 novembre al Teatro Antigone sala Lysistrata in via Amerigo Vespucci 40 (Testaccio)  andrà in scena “Dorotea nel favoloso mondo di OZ ”

 W.: Bene grazie Gloria Luce, anche a nome dei lettori di Detti E Fumetti!

G.L.: Figurati grazie a te Willy, a presto!

 

[Dario Santarsiero, alias Willy il Bradipo, per Detti & Fumetti- sezione Teatro- articolo del 9 novembre2018]

 

 

DA GRANDE FARO’ L’ATTORE

Salve bambini, mi chiamo Willy il Bradipo e sono qui per accompagnarvi in un’avventura fantastica! Andremo alla scoperta del teatro!IMAGINE 6

Sicuramente sarete andati con tutta la classe ad assistere ad una rappresentazione teatrale e vi sarete divertiti un mondo seguendo la storia che raccontavano gli attori sulla scena con le parole e con i gesti!

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Dovete sapere,  che gli attori si incontrano diversi mesi prima per fare le prove dello spettacolo, ed imparare a memoria tutte le battute, come fareste voi quando la  vostra maestra vi chiede di imparare a memoria una poesia.

Il teatro è fantasia, il teatro è mistero!

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Fin da piccolo ho voluto fare l’attore! Avevo cinque anni, la maestra dell’asilo fabbricò con il cartone e la stoffa un piccolo teatro, dove metteva in scena con delle marionette le fiabe che ci raccontava o ce le faceva interpretare a noi.

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La prima volta che interpretai un personaggio capii che quella sarebbe stata la mia vita!

Iniziai così ad inventarmi delle storie che poi rappresentavo su di un palco improvvisato per far divertire i miei genitori o i miei amichetti!

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Quando sono passato in prima elementare scrivevo insieme alla maestra piccole commedie che poi recitavamo ogni fine mese. Oppure mi trasformavo in regista, mettendo in scena ciò che avevo scritto coinvolgendo un po’ tutti, dai miei genitori ai cuginetti e amici. Però mi stavano meglio i panni dell’attore.

 

I miei riferimenti sono stati…

Gli attori a cui mi sono ispirato sono stati sopra tutto qlli italiani ma anche quelli inglesi e francesi hanno colpito la mia immaginazione.

Le loro opere le trovavo nei libri e filmati nella mia biblioteca di quartiere, dotata, di una vasta collezione sull’argomento teatro

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La scuola che mi hanno consigliato

Alla fine del liceo, quando bisogna decidere che scuola prendere ero ancora deciso a voler fare l’attore. Avevo sentito parlare della scuola  di arte drammatica dove insegnano a recitare ma non sapevo bene cosa fosse. Ne  parlai con la professoressa di italiano, appassionata di teatro e insieme, navigammo su internet alla ricerca della scuola che facesse al caso mio.

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Identificata la scuola, ne parlai con i miei genitori; all’inizio non erano molto d’accordo con le mie scelte ma visto la mia determinazione, alla fine acconsentirono! Entrando nella Scuola Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico ho iniziato a studiare mettendocela tutta e alla fine ci sono riuscito! E’ stata una grandissima soddisfazione ma anche una grossa fatica! Anche i miei genitori erano presenti alla consegna dei diplomi mi hanno abbracciato orgogliosi di me!

Applicherò la mia passione facendo…

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Ho subito iniziato a fare dei provini, che consistono nel recitare davanti ad un regista che cerca degli attori per mettere in scena la sua commedia. Purtroppo non sempre piaci al regista,

magari non sei quello che cerca, oppure non sei riuscito a convincerlo che sei bravo. Ma non importa bisogna andare avanti!

E così ho fatto io! Finalmente sono piaciuto ad un regista che mi ha scritturato per la sua commedia! Non potete immaginare l’emozione che ho provato quando, per la prima volta,  ho, come si dice nel gergo teatrale, “Calpestato” come attore  le assi del palcoscenico!

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Ovviamente come in tutte le cose che richiedono impegno, c’è anche la fatica! La fatica di restare in piedi anche di notte per imparare a memoria il copione, un mucchio di fogli dove lo sceneggiatore, la persona che  ripartisce in atti e scene la commedia.

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Quando finalmente si va in scena, cioè si recita davanti ad un pubblico, che non è più di soli amici e parenti ma di gente adulta e sconosciuta, e’ facile che ti prenda il panico! E non ricordi più le tue battute cioè la tua parte!

Ma basta uscire sul palcoscenico e improvvisamente tutto torna alla mente!

Quando poi il pubblico, una volta finita la commedia, applaude e grida “Bravi!”, provi una tale emozione che ti sembra di volare!

Per me il teatro anche con le sue fatiche e rinunce è la mia vita!

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Ciao da WIlly il bradipo!

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione teatro-articolo del 21 novembre 2017]

 

 

Willy intervista Annalisa Canfora, il Direttore Artistico del Teatro Caffeina di Viterbo

Intervistare Annalisa Canfora Direttore Artistico del Teatro Caffeina di Viterbo è stato più impegnativo di quanto mi aspettassi, i molteplici impegni che un teatro produce non lasciano molto margine al tempo libero, specialmente alla vigilia dell’apertura della stagione teatrale. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta ed eccoci qui.

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Ritratto di Filippo Novelli  a Annalisa Canfora Direttore Artistico del Teatro Caffeina di Viterbo
  1. W. Buongiorno Annalisa, innanzi tutto parlaci di te, cosa o chi ti ha spinto verso il teatro!?
  2. A. Ciao Willy e scusa per il ritardo nella risposta, ma come sai sono stata letteralmente travolta dall’apertura del Teatro. Dio che domanda complicata! Faccio sempre un po’ fatica a individuare il perché abbia scelto il teatro. Credo che non ci sia un motivo solo, ma una serie di fattori che si uniscono e ci portano in una direzione o in un’altra. Sono cresciuta in puglia, in provincia, non sono una figlia d’arte, leggevo tanto, studiavo tutto, mi ritrovai per caso tra le mani un manuale ‘fare l’attore’, era un libro illustrato di Sandro Merli con magnifiche foto di spettacoli di Strehler, Con una Giulia Lazzarini giovanissima, mi rapì… costrinsi mia mamma a comprarmelo…. Di lì a poco arrivata alle scuole medie cercai un corso di teatro, era in una città vicina, poi l’incontro a 16 anni con Giorgio Albertazzi, poi Roma, la Silvio D’amico… e così senza accorgermene la vita aveva già deciso per me.
  3. W. Sappiamo che hai recitato con importanti attori cosa ti rimane dopo ogni spettacolo!?
  4. A. È vero, sono stata fortunata, ho lavorato con grandi maestri e questo mi ha permesso di capirlo il teatro da dentro. È un mestiere strano il nostro, è come stare in bottega dal sarto, stai lì, rubi, osservi, poi provi a mettere mano e fai un gran casino, tagli la stoffa storta cuci male, ma se insisti e non smetti di guardare, alla fine ti ritrovi con un abito bellissimo tra le mani. Ed è tuo.
  5. W. Veniamo ora alla parte, a mio avviso molto interessante, non che essere attrice non lo sia ma passare dall’altra parte della barricata e trasformarsi in Direttore Artistico prende un’altra piega. Parlaci della sensazione che si prova quando si sale per la prima volta sul palcoscenico da Direttore Artistico.
  6. A. Willy, la direzione di un teatro è una roba da far tremare i polsi. Filippo Rossi e Andrea Baffo, con la loro spregiudicatezza e il loro coraggio hanno deciso un giorno di tanti mesi fa di rilevare il Teatro San Leonardo e dar vita al Teatro Caffeina. un giorno mi hanno portata al Teatro Caffeina e mi hanno detto: lo prendiamo e tu fai la direttrice.

La direzione artistica  è un vero ribaltamento di prospettiva. Da attrice hai lo sguardo molto più su di te, l’ego spinge tanto. Gestire un teatro, costruire un progetto culturale obbliga ad alzare il tiro, a guardare fuori, a capire cosa è giusto, cosa serve a un territorio, permette di riconnettersi al significato antico del teatro, alla sua funzione politica, al suo essere strumento della società.

  1. W. Era su tutti i giornali la chiusura improvvisa del teatro Caffeina, non vogliamo entrare nel merito della faccenda, vogliamo solo sapere quando e con chi riaprirete!
  2. A. Presto. Il Teatro Caffeina aprirà presto. Prestissimo!
  3. W. Bene, mi ha fatto molto piacere e sicuramente anche ai nostri lettori, scambiare due chiacchiere con te, inviaci il cartellone della stagione, così da pubblicarlo su queste pagine. Un abbraccio e a presto!
  4. A. Un abbraccio a te.

a presto, Willy il Bradipo.

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti – sezione teatro articolo del 31 ottobre 2017]

Willy consiglia: Diritti Negati – Festivale Diritti in transito-Roma 30 settembre 2017

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Ciao Amici, nell’ambito del Festival “Diritti in transito”, che aprirà al pubblico con ingresso gratuito,  sabato 30 settembre  a partire dalle ore  11.30 fino alle ore  21.15 e chiuderà domenica 1 ottobre  10.00-22.30, all’EX Dogana Via Dello Scalo di San lorenzo 10 Roma, vi segnalo “Diritti Negati”.

Ben orchestrato da Chiara Spoletini che ne ha curato sia la sceneggiatura che la regia, narra cinque storie di diritti negati o imposti a persone realmente esistite. Parlerà Stefano Cucchi, esponendo  le sue ragioni, il giovane Black Bloc che motiva la sua ribellione. Tutto questo avverrà attorno ad una tavola imbandita dove attori e pubblico  condivideranno il cibo e le storie.

La Resa dei conti

 

 

Lo spettacolo inizierà alle 21,30, i posti per gli spettatori attorno alla tavola sono solo venti, vi consiglio di arrivare per le 21.00!

A presto!

Willy il Bradipo

(Dario Santarsiero per Detti e Fumetti-sezione teatro -articolo del 29 settembre 2017)

Willy intervista Matteo Lolli -la passione per il teatro greco

willy e diana di filippo novelliDevo dire che quando mi è stato presentato il giovane promettente regista Matteo Lolli, non avrei mai immaginato di intervistare un appassionato del teatro greco. Quello classico per intenderci.

Willy: Bene Matteo, parlaci un po’ di te.

Matteo. Caro Willy, intanto si nasce ed “è funesto a chi nasce il dì natale”, perché ancora non si immagina la sequela di fatiche e guasti cui si andrà incontro, sempre ammesso che vada bene all’inizio. Ci salva e ci spinge avanti la nostra cieca e infaticabile volontà di vivere e una serie di geroglifici e segni misteriosi che incontriamo lungo il nostro cammino (quasi mai in carne e ossa) e che ci fanno sentire, nonostante tutto, la bellezza struggente di questo attraversamento. Sono nato mortalmente solo e quindi fin da subito alla ricerca di altre solitudini per alleviare la mia.

Come la luce ci ferisce gli occhi la prima volta che si esce dal ventre e poi cominciamo a guardarci intorno, così comincia la nostra formazione/deformazione progressiva: e quindi la famiglia, nido e inferno, seguita dalla scolarizzazione dell’obbligo che fabbrica e cementifica l’ipocrisia civile del “buon cittadino”, l’arte del buon viso e cattivo gioco. Scuola materna, elementari, medie, liceo artistico e poi, arriva il teatro, improvvisamente, tra capo e collo, a Genzano, nel paese vicino Roma in cui vivo.

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Per fuggire alle mie miserie volevo fare l’attore e invece mi sono accorto che a teatro-  con le mie miserie-  dovevo farci i conti e che non c’era scampo. Poi, invece di fare l’Accademia d’arte drammatica decisi per il corso di recitazione del Centro Sperimentale di cinematografia. E via con provini a destra e manca tra una produzione cinematografica e una televisiva. Ne uscii più dubbioso, amareggiato e disilluso di prima.

Alla scuola di cinema nemmeno l’ombra di un maestro e io totalmente inadeguato alla “società dello spettacolo” d’impiegatucci provinanti e provinati. Finii cacciato dall’istituzione scolastica. Il buon Lino Miccichè, allora direttore della Scuola, tra l’indignato e il dispiaciuto per il mio disinteresse ed indisciplina, pur essendo io oggettivamente favorito dall’aver ottenuto la borsa di studio,  concludeva apodittico in una raccomandata con ricevuta di ritorno senza possibilità di appello “Per questo Ella non è ammesso a ripetere l’anno, ma escluso definitivamente dai corsi, ai sensi del comma 7°, art. 6, del vigente Regolamento Didattico. Distinti saluti.”

Vergogna e disonore. Per campare mi cercai un lavoro onesto alle dipendenze di disonesti e compresi che era tempo di lasciar stare le frottole e di fare teatralmente da solo, con i pochi altri di buona volontà.

 W: Chi o cosa ti ha spinto ad intraprendere una carriera così faticosa come quella del regista?

M.:La nudità abissale del cuore invoca una maschera alla luce del sole, perché un cane affamato, sull’asfalto, non se lo mangi palpitante. Sono “regista” per proteggere quella nudità e darle voce. Anzi, non mi sento tanto regista quanto artefice, nella misura in cui spreco la mia esistenza/esperienza in tutti gli aspetti concretissimi e materici del fare teatro insieme ad altri esseri umani. Ogni volta che nella vita sei costretto a scendere nell’abisso di te stesso, quando riemergi, viene rimessa in discussione tutta la corazza che avevi dovuto costruirti la volta precedente. Non ci sono più scuse o appigli. Devi solo agire. Il teatro molte volte per me è stato, nei suoi processi creativi, una riemersione sofferta e gioiosa allo stesso tempo, catarsi dalla notte disperata del dolore inconsolabile. Dioniso bambino cornuto che con i suoi giocattoli si guarda nello specchio mentre viene fatto a pezzi e divorato dai titani. Un solo pezzo del corpo si salva dal massacro, forse il cuore, e da quello il fanciullo massacrato rinascerà, archetipo di vita indistruttibile.

W:  Il tuo primo lavoro da regista che sensazioni ti ha lasciato, oltre alla voglia di continuare?

M.:La mia prima regia teatrale, il “Faust Marlowe burlesque” di Aldo Trionfo e Lorenzo Salveti, risale al 2002/2003. In seguito all”incontro con Alessandro Lori, con cui continuo a collaborare artisticamente, leggemmo questa reinvenzione meravigliosamente ludica attraverso la follia di un continuo pastiche musicale e letterario, del Faust di Marlowe. Testo che divenne pretesto, in primo luogo, per trasformare senza snaturarlo uno spazio che teatrale non era (una cantina) in teatro vero e proprio, e, in secondo luogo, per un lavoro d’immersione totale nello spirito fanciullo di Dado Trionfo, tanto che, a furia di lavorarci cominciammo a giocare noi stessi inventando un’altra scrittura di scena e ci smarrimmo nel gioco. La cantina si riempì di pubblico e restammo in scena per un lungo periodo di tempo. Portammo giornalisti e venne uno dei due autori, Lorenzo Salveti, che apprezzò molto e ci consentì di trovare una produzione vera e di far vivere il nostro Faust nei cartelloni di due teatri romani. Ho un bel ricordo di quel periodo perché riuscimmo ad avere una completa dedizione al nostro processo creativo, dalla mattina alla sera, come dopo solo raramente è stato possibile con la stessa intensità. Tanto fu intenso questo certosino lavorio quanto amaro l’impatto con la triste realtà dei teatri romani che produsse in noi una specie di scoramento, e ancora una volta, fui deluso.

W: Ora passiamo alla tua scelta che mi ha veramente incuriosito: ovviamente già conoscevi gli autori greci del V secolo a.C. mi riferisco a Eschilo, Sofocle ed Euripide. Nella tua carriera hai lavorato su progetti attuali con un buon successo. Cosa ti ha spinto a tornare sui tuoi passi e riprendere il filone antico?

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M.:Ogni volta che s’inciampa nel teatro comincia un’opera di sottrazione in cui tutto ciò che è politica, storia, tempo storico, svago serale, psicologia, devono lasciare il posto a qualcosa di più. Tutta questa spazzatura, tutto questo letame vengono eliminati e solo a questo punto si arriverà vicini alle facoltà specifiche del teatro che, forse, hanno a che vedere solo col mito. E qui si arriva ai greci, per certi aspetti in realtà molto più vicini di quanto si creda. Attraverso la tragedia per esempio il potere della parola e il potere del teatro sono messi a confronto col potere delle forze oscure che dominano l’esistenza. Che fa il personaggio? Che fa la parola più acuta e più creativa? Che cosa fa il gesto più intenso? Toglie la maschera al teatro di vera finzione e attraverso una continua crisi gli restituisce  il volto della verità. Questa verità è in primo luogo il senso dell’ambiguità della vita e delle sue complessità che, per quanto dolorose, bisogna sposare fino in fondo se si vuole continuare a vivere e a fare teatro.

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Il “Bagno di Diana”, l’ultimo nostro spettacolo, è nato dal punto di vista per così dire drammaturgico, dal testo di un autore tardo antico vissuto a cavallo tra V° e VI° secolo d.C.: le Dionisiache di Nonno di Panopoli, lunghissimo poema epico diviso in 48 canti. In uno di questi canti è raccontata la storia mitica di Diana e Atteone. In seguito il testo si è arricchito di altre fonti quali le laminette orfiche, il Messaggero dell’Ifigenia in Aulide e il Coro delle Baccanti di Euripide. Attraverso questi testi abbiamo inventato un percorso che procede dalla discesa nell’abisso della tracotanza (Atteone) alla risalita gioiosa verso la luce dell’amore incondizionato come sacrificio completo di sé, del sé inteso come involucro mortale dell’io. Abbiamo messo una accanto all’altra due divinità originarie ancestrali come Artemide/ Diana, Signora degli animali e delle selve, e Dioniso/Bacco, Signore della vita indistruttibile. Molto importante è stato l’incontro artistico e la collaborazione con il gruppo musicale dei LUDI SCAENICI fondato da Cristina Majnero e Roberto Stanco, che da anni compiono studi e ricerche intorno alla musica e alla danza nell’antica Roma e in Grecia, avvalendosi della ricostruzione di strumenti musicali antichi ancora oggi presenti in vari musei e formulando ipotesi a partire dai suoni che si possono nuovamente ascoltare. A proposito della musica scritta l’antichità non ci ha lasciato molto se non 63 frammenti circa di epoca greco-romana, in parte su papiri, in parte scolpiti su pietra, di cui nello spettacolo abbiamo utilizzato diversi brani anche cantati in greco antico, tra cui l’Epitaffio di Seikilos, l’Inno a Nemesis e l’Inno delfico ad Apollo. Lo spettacolo ha debuttato nell’estate del 2016 al Teatro di paglia al lago di Nemi, proprio a due passi dal tempio di Diana Nemorense, ripreso nello stesso teatro l’estate scorsa con replica nei giardini pubblici del paese di Nemi. In fine, ad Agosto, siamo approdati al Parco archeologico di Elea-Velia per la XX edizione della rassegna estiva sull’espressione tragica e comica del teatro antico.

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W: Cosa consiglieresti a  giovani registi che voglio intraprendere la tua stessa scelta?

M.:-Il nome della compagnia creata da me e Alessandro Lori dal 2003 è POTEVANO ESSERE ROSE, che nel nostro primo lavoro, il “Faust Marlowe burlesque”, era una battuta amara che Mefistofele rivolgeva a Faust dopo aver ricevuto uno sputo in faccia. Ogni cosa prende le mosse dall’atroce disincanto, dalla ferita originaria. “Dobbiamo perdere … la vittoria è degli sconfitti, dobbiamo perdere … il canto dei perdenti è straordinario, è la cosa che noi facciamo continuamente: cantare i perdenti. I vincitori sono i veri sconfitti” sono le parole che amo ripetermi del poeta e teatrante palermitano Franco Scaldati. Da lì prendano le mosse i nuovi autori e registi. S’interroghino sull’assenza, sulla piaga e sulla mancanza, piuttosto che sulle facili consolazioni. E sopra ogni altra cosa, facciano fino in fondo l’esperienza di Narciso. Non si fermino alla propria immagine riflessa ma precipitino nel proprio abissale riflesso e cerchino di risalire. Tutto il resto è cazzeggio.

Bene, ti ringrazio caro Matteo, ci  vediamo presto a teatro!

Grazie a te Willy a presto!

Un saluto da parte di Willy il Bradipo.

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – Sezione Teatro- articolo del 24 settembre 2017]

 

 

 

 

Willy intervista l’attore Emiliano Luccisano e il musicista Alessandro Lozzi


E’ doveroso prima di iniziare questa interessante chiacchierata, una piccola presentazione: Emiliano Luccisano è co-fondatore insieme ad Alessandro Lozzi del portale AttoreDinamico-#ilmestierepiùbellodelmondo e fondatore della compagnia Controcorrente. Autore presso RAI Mediaset LA7 e Dado canta la notizia, nonché regista di cinema e teatro.
Alessandro Lozzi è Co-Fondatore AttoreDinamico-#ilmestierepiùbellodelmondo, fondatore presso Rosso Music Lab – Scuola di Musica a Domicilio Musicista, Arrangiatore presso Compagnia Controcorrente.

W. Allora Emiliano, so che dopo anni di intenso lavoro attoriale, sei riuscito nella stesura del metodo della BIODINAMICA© e il portale ad essa correlato: http://www.attoredinamico.it. Raccontaci un po’ come è andata.

E.:È andata in maniera molto naturale. Con la Compagnia Controcorrente composta da me, Ilary Artemisia Rossi e Claudio Cappotto abbiamo sempre creduto nella tecnica. Siamo di quelli che fanno moltissime prove. Ogni opera che portiamo in scena, anche la più leggera, è una scusa per noi per sperimentare nuove tecniche, nuove soluzioni sceniche e attoriali. Tutto questo vuol dire passare molte ore in sala prove, affrontare molti problemi relativi allo stile complessivo della messa in scena e a come sia più giusto ed efficace per un attore affrontare un nuovo personaggio. Al centro della nostra ricerca c’è sempre stato il corpo, e su quello ci siamo interrogati di continuo. Non sono un attore, né tantomeno un regista, che ama le prove a tavolino e i metodi troppo teorici o “mentali”. Ho quasi un’ ossessione per il ritmo, a prescindere dal genere che decido di affrontare, e col ritmo mi piace giocare. Far parte di una compagnia come la Compagnia Controcorrente mi ha dato la possibilità di sperimentare e di studiare a tutto tondo, senza limiti, tutti i giorni e tutto il giorno per molti anni, insieme ai miei compagni di lavoro. Il metodo della Biodinamica nasce durante quegli anni, ed è la sintesi di tutte le sperimentazioni, le improvvisazioni e i vari metodi usati durante i nostri allestimenti. Ha avuto una grande evoluzione nel tempo, affinandosi sempre di più. Questo anche perché ho avuto la fortuna di avere a disposizione moltissimi attori e attrici, sia professionisti che allievi su cui sperimentare gli effetti e i risultati del metodo, grazie al bacino artistico che mi fornisce il TEATRO LABORATORIO e i gruppi che dirigo da formatore o da regista. Avere ogni settimana 50-60 attori e attrici, tutti diversi tra loro con cui sperimentare, è una grande risorsa per lo sviluppo di un metodo. L’importante è non cercare mai un punto d’arrivo, ma mettere continuamente in discussione anche i punti che crediamo certi e consolidati. Questo perché il mestiere attoriale è un fluido in continuo movimento: cambiano i tempi, cambia il pubblico, cambia l’uomo stesso. Di conseguenza un metodo fermo, è un metodo che è già scaduto, già morto.

W. Molto bene siamo però curiosi di sapere come te la cavi nei panni del maestro, visto che tieni dei corsi di teatro aperto a tutte l’età.

E.:I panni del maestro mi piacciono molto, non lo posso nascondere. Anche se sono un maestro un po’ atipico, vuoi per l’età, vuoi per una mia particolare filosofia d’approccio. Io uso molto i miei allievi come cavie, nel senso buono del termine, soprattutto quelli più inesperti. Sono una fonte inesauribile di studio perché non hanno nessun tipo di sovrastruttura o di “convinzione inamovibile” che spesso si trovano in attori e attrici più formati. Durante le lezioni, oltre ad insegnare, impariamo. E impariamo tantissimo, loro da me e io da loro. Per questo cerco di plasmarli il meno possibile (salvo ovviamente le nozioni di base). Questo all’inizio un po’ li disorienta perché non gli dà degli appoggi sicuri, dei paletti saldi ai quali reggersi. Hanno solo uno o due binari sui quali camminare, il resto deve farlo il loro corpo. Sono più di sette anni che esiste questa realtà, le sedi aumentano di anno in anno così come gli attori e la passione che provo nello stare in sala con loro è sempre maggiore. Anche quando gli impegni televisivi o di tournée mi portano fuori, cerco sempre di prendere il primo treno o il primo passaggio per non perdere la lezione. Inoltre amo molto il termine LABORATORIO, mi identifica di più rispetto a termini come scuola o accademia. Mi da un senso di evoluzione continua, una sensazione di essere su un’isola felice in cui si recita, si recita sempre, si recita e basta.

W. Invece ad Alessandro voglio chiedergli di parlarci della simpatica e intelligente idea di fondare una scuola di musica a domicilio la Rosso Music Lab – Scuola di Musica a Domicilio. https://www.rossomusiclab.it

A.: Per la prima parte della mia vita sono stato esclusivamente un musicista. Studiando, suonando in diverse formazioni e – dal 2009 circa – componendo le colonne sonore di alcuni progetti di Emiliano e della sua Compagnia Controcorrente.
Successivamente ho avuto modo di entrare a contatto con alcune attività imprenditoriali che hanno un po’ “stravolto” la mia strada. Da queste due esperienze nel 2012 è nato ROSSO MUSIC LAB. Il nome, neanche a dirlo, è stato scelto insieme a Emiliano – amico fraterno di una vita.
L’idea di base è semplice: portare la musica e il suo insegnamento fin dentro casa, con una squadra via via crescente di professionisti. A questo abbiamo aggiunto con gli anni l’idea di rendere ROSSO MUSIC LAB una vera e propria scuola di musica “senza le pareti”. Ne sono una prova le esibizioni degli allievi che organizziamo due volte l’anno.
ROSSO MUSIC LAB è un po’ come il metodo descritto da Emiliano: in continuo fermento. Ogni anno, ogni mese, talvolta ogni giorno, si evolve e si trasforma al fine di assecondare le esigenze di un progetto in espansione.
Non nego che l’esperienza ROSSO MUSIC LAB, è per me direttamente collegata alla nascita di ATTORE DINAMICO.

W. Ora parliamo un po’ del vostro portale AttoreDinamico-#ilmestierepiùbellodelmondo. Nella rubrica “un video al giorno” Mentre Alessandro traffica con la videocamera, inventandosi effetti speciali, Emiliano ci parla di una serie di problematiche che l’attore/attrice specialmente se alle prime armi, deve superare e soprattutto sopportare. Chi se la sente di spiegarle ai nostri lettori!?

Emiliano: Inizio col dire che Attore Dinamico è casa nostra. Ed è una casa dove è sempre festa, nonostante il durissimo e costante lavoro. È un punto di vista sul teatro, e in generale sul lavoro attoriale, che evidentemente mancava. La cosa paradossale è che l’attore sono io ma questa idea è di Alessandro, nome compreso. E come tutte le idee degne di questo nome, è un’idea che c’è venuta in un pomeriggio in cui cercavamo delle soluzioni alle nostre vite ingarbugliate.

Alessandro: Emiliano è sempre troppo gentile. La verità è che Attore Dinamico può esistere perché esistiamo noi due. Ne abbiamo parlato per un anno intero, osservando quello che succede nel web e pensando a cosa mancasse. Abbiamo sognato di dar voce al nostro progetto, e – “in un freddo pomeriggio d’inverno” è nato il nostro portale. Dopo 2 anni il primo video (come da tradizione girato dentro un garage) e il resto, fino ad oggi, lo conoscete.

Emiliano: Diciamo inoltre che io e Alessandro lavoriamo insieme in tutti i nostri progetti a 360°. Abbiamo fatto di tutto insieme: curato format web da milioni di visualizzazioni a settimana come Dado Canta La Notizia, abbiamo costruito un portale per digitalizzare e facilitare la vendita dei biglietti di eventi artistici tramite strategie di web marketing, ci aiutiamo e sosteniamo sempre anche nei progetti individuali. Alla base di tutto questo c’è il rispetto assoluto dei confini personali, dei ruoli e delle capacità dell’altro. Questo è possibile ovviamente perché siamo fratelli nella vita e da una vita.

Alessandro: l’ho già detto che Emiliano è troppo gentile? Ad ogni modo confermo tutto, in oltre 10 anni di amicizia fraterna ne abbiamo combinate parecchie, nella vita e nel lavoro. Quanto ad Attore Dinamico, per chi ancora non ci conosce ci trovate su Facebook (www.facebook.it/attoredinamico), su YouTube e sul nostro sito (attoredinamico.it) che nei prossimi mesi abbiamo in programma di stravolgere.
Noi continuiamo, finché non ci arrestano.
Bene, nella speranza che ciò non avvenga, ringraziamo Emiliano Luccisano e Alessandro Lozzi, per la loro disponibilità e vi invitiamo a seguire il nostro blog Detti&Fumetti.it
A Presto
[Dario Santarsiero (Willy il Bradipo) per DETTI E FUMETTI – articolo del 27 luglio 2017]