Polpette alle Melanzane, una nuova ricetta di Alice per DETTI E FUMETTI #13

Questa ricetta mi è stata tramandata da una simpatica coppia, genitori di un mio amico, che cucinavano divinamente. Mi hanno conquistato al primo assaggio, perché adoro il basilico e adoro le melanzane sopra ogni cosa.

 Ecco la scheda. Se fai click sopra si ingrandisce e potrai leggere le dosi.

Lavare le melanzane e sbollentarle in acqua salata.

Quando si saranno ammorbidite toglierle dalla pentola e farle raffreddare. 

A questo punto sbucciarle e schiacciarle con una forchetta, riducendole a polpa.

Unire l’uovo, il basilico sminuzzato, il sale e un po’ di pangrattato per rendere il composto più sodo.

Formare delle polpettine, passarle nel pangrattato

e friggerle nell’olio (io uso quello di arachidi). Sono buone da gustare sia calde che fredde. Queste polpette sono deliziose per il sapore del basilico, per questo io tendo ad abbondare nel suo utilizzo. Buon appetito.

[Donaltella Lena per DETTI E FUMETTI – Sezione cucina – Articolo del 26 ottobre 2013]

 

I Giardini verticali di CLO per DETTI E FUMETTI

Ciao Amici, sono Clo, una simpatica pipistrella a cui  piace volare sopra le città e studiare le loro splendide architetture. Oggi vi racconterò di cosa ho visto durante il mio ultimo volo.

Il giardino verticale.E’ una distesa di verde che trova il suo spazio, appunto,  in verticale. Cioè sulle facciate dei palazzi e sui muri delle metropoli. Possiamo definirlo come  un sistema di “pulizia per le città”, perché grazie al suo effetto di isolamento termico, il giardino verticale aiuta ad abbassare il consumo di energia  in inverno  (proteggendo l’edificio dal freddo) e in estate (fornendo un sistema di raffreddamento naturale).

E’ anche un modo efficace per depurare l’aria: perché oltre alle foglie, anche le radici e tutti i microrganismi ad essi correlati, agiscono come un filtro, rendendola più respirabile.

Il giardino verticale è dunque un ottimo strumento per migliorare l’ecosistema. Ovunque vi siano superfici verticali, si può ricreare un sistema vivente molto simile agli ambienti naturali. In ogni città, una parete nuda può essere trasformata in un giardino verticale e quindi diventa un prezioso rifugio per la biodiversità. In Europa troviamo molti esempi , come a Parigi, Madrid,  ed anche in Italia.

Parigi: ante operam-realizzazione-post-operam

Un bellissimo esempio è nell’hinterland Milanese. Con un’estensione di 1262,85 metri quadri e oltre quarantaquattromila piantine, il grandissimo muro verde del centro commerciale il Fiordaliso è entrato nel Guinness World Record quale giardino verticale più grande del mondo.  La parete verde che riveste il muro principale del centro commerciale, è stata progettata dall’architetto Francesco Bollani. In passato il record è stato attribuito ad un giardino verticale di Madrid, con una superficie di 844,05 metri quadrati.

 Milano: centro commerciale il Fiordaliso

Madrid: Caixa Forum

La stessa tecnica si può utilizzare all’interno degli edifici; già avere una bella pianta in casa o in ufficio dà tutt’altro tono all’ambiente,  figuriamoci un bel muro verde di interni. Un esempio molto interessante è la realizzazione di  Patrick Blanc. per la sala d’attesa della Qantas.

Qantas: sala di attesa

Nella progettazione di interni l’idea di un giardino verticale sta facendo sempre più presa: perché permette di portare in casa una grande quantità di piante senza occupare preziosi metri calpestabili, e creando, effetti davvero sorprendenti.

RIFERIMENTI

Tra le aziende più importanti nel settore dei giardini verticali segnalo:

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura e Design – Articolo del 23 ottobre 2013]

 

Tiger e le figlie femmine – L'arte del riciclo, i fiori

L’altra sera ho ceduto, c’erano tutte quelle perline colorate… ho messo da parte la mia virilità ed ho fatto contenta mia figlia. Abbiamo realizzato un bellissimo vaso di fiori per la mamma. E’ stato un successo! Voi che ne dite?

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Dimenticavo, ecco gli ingredienti: uno stecco da spiedini, foglio di cartoncino colorato, plastiline, perline colorate, palline di filo. Mettere un pò di plastilina in fondo allo stecchino per bloccare le perline. Infilare le perline quasi fino alla fine. Chiudere con un pò di plastilina modellata a cono. Ritagliare i petali di un fiore e incollarli sulla plastilina. Incollare la pallina et voilà! un fiore è pronto!. E così via gli altri … fino a realizzare un bellissimo vaso.

[Eugenio Brugnoli per DETTI E FUMETTI – Sezione Arte del riciclo – articolo del 22 ottobre 2013]

Gravity, la recensione di RED BEAR per DETTI E FUMETTI

Salve amici sono andato a vedere Gravity, del regista Alfonso Cuarón, con Sandra Bullock e George Clooney. Ecco cosa ne penso.

Due astronauti in missione con lo Shuttle, Ryan Stone (Sandra Bullock) e Matt Kowalsky (George Clooney), stanno lavorando ad alcune riparazioni di una stazione orbitante quando una pioggia di detriti li investe, rendendo il loro velivolo inutilizzabile e uccidendo l’equipaggio a bordo. A questo punto, l’unica speranza di salvezza per i due consiste nel tentare di raggiungere un’altra stazione orbitante e riuscire a rientrare sulla Terra.

Questa è la storia che Alfonso Cuaròn, talentuoso regista messicano in grado di spaziare da Y tu mamá también aHarry Potter e il prigioniero di Azkaban, ci racconta nel suo ultimo film, frutto di 5 anni di lavorazione. Una storia tipicamente hollywoodiana, e la presenza di due star come Sandra Bullock e George Clooney fa di Gravity un film blockbuster. Ma intorno alla vicenda principale, di per sé banale e, per certi versi, già vista, Cuaròn costruisce un impianto visivo e tecnico decisamente innovativo: la macchina da presa riesce a rendere perfettamente l’assenza di gravità ed entra fin dentro i personaggi, regalando allo spettatore il loro punto di osservazione verso lo spazio infinito. La tecnologia 3D, mai prima d’ora utilizzata con tanta sapienza tecnica, diventa un’esperienza visiva che, per un’ora e mezza, ci trasporta nel vuoto o all’interno dei complessi meccanismi che governano le macchine spaziali.

 

Una trama semplice su cui si innestano le più innovative tecniche del cinema moderno, quindi. Ma Gravity non è solo questo, ma molto di più. C’è un secondo livello di lettura nel film, riservato agli spettatori più sofisticati. Oltre alla scontata lotta dell’uomo per conquistare la propria salvezza, Cuaròn ha voluto raccontare una storia umana intima, che solo nella tragica esperienza nello spazio trova la sua soluzione: l’astronauta Stone, infatti, non riesce più a dare un senso alla propria esistenza dopo la morte della figlioletta di quattro anni. Ed ecco che il suo vagare nello spazio si trasforma in un percorso di concepimento e rinascita, momenti simboleggiati nel film da immagini forti e toccanti, con richiami alla migliore tradizione del film fantascientifico (in primis il 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick). Il film si sviluppa attraverso una lunga gestazione, che culmina con l’uscita dall’utero e il primo respiro a pieni polmoni.

 Gravity, per concludere, è un ottimo film commerciale ad alto budget che contiene in sé la forza narrativa del grande cinema d’autore. Alfonso Cuarón si conferma regista di talento, in grado di realizzare una fusione sincretica tra diversi linguaggi narrativi.

[Stedano Milani per DETTI E FUMETTI – Sezione Cinema – articolo del 21 ottobre 2013]

RAI 4 continua a sorprenderci con l’Anime Morning

Parte l’Anime Morning, l’appuntamento domenicale con il MANGA di RAI 4. Ecco il programma. 4 bellissimi film di animazione da non perdere:

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I racconti di Terramare
domenica 13 ottobre, alle 10:40
Titolo originale: Gedo senki
Anno: 2006
Regia: Gorō Miyazaki

 

Ponyo sulla scogliera
domenica 20 ottobre, alle 10:00
Titolo originale: Gake no ue no Ponyo
Anno: 2008 Regia: Hayao Miyazaki

 

Paprika – Sognando un sogno
domenica 27 ottobre, alle 10:15
Titolo originale: Papurika
Anno: 2006 Regia: Satoshi Kon

 

Metropolis
domenica 3 novembre, alle 10:15
Titolo originale: Metoroporisu
Anno: 2001
Regia: Rintarō

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fumetto – articolo del 15 ottobre 2013]

Willy presenta "Le richieste di Anton" – Atti grotteschi di Anton Cechov. di Leonardo Madier con la compagnia Madier Group

Salve amici, Francesca Stajano,  una nostra vecchia conoscenza che recentemente abbiamo intervistato,si getta in una nuova impresa, e, con la  complicità della Compagnia Madier Group, presentano, al Teatro le Salette,“Le richieste di Anton”-Atti grotteschi di Anton Cechov.

[…]Perchè Cechov autore teatrale è innovativo: […] perchè crea una struttura drammaturgica nuova caratterizzata dalla soppressione dell’eroe a beneficio del gruppo – un coro sprovvisto di centro dove ciascuno conserva tuttavia la sua individualità -, dai piccoli intrighi distribuiti tra personaggi anch’essi episodici, dal miscuglio dei generi (dramma, farsa, commedia, tragedia), dall’importanza del tempo e dalla composizione paradossale.

Se c’è poca azione apparente, se i personaggi si distinguono per la loro aspirazione a trasformare il mondo e la loro inanità, sono tuttavia lungi dal rimanere inattivi in scena: Cechov li presenta in un quotidiano scelto, d’occasione, sia durante feste familiari (anniversari, incontri ufficiali, balli, scampagnate), sia durante eventi drammatici (incendi, vendita di una proprietà, partenze), altrettanti punti di snodo delle vite individuali e collettive. […](brano tratto dal sito La frusta.it  potete approfondire QUI )

Ma torniamo al nostro spettacolo: “Le richieste di Anton”-Atti grotteschi di Anton Cechov, diviso in tre atti unici, è un divertente spettacolo che vi farà conoscere un Cechov inconsueto.

I tre atti si intitolano: “l’Orso”, “Il tabacco fa male” e “La domanda di matrimonio”.

Nel primo vediamo una vedova alle prese con un nervoso creditore. Nel secondo, una conferenza sul tabacco, si trasformerà in qualcosa di inaspettato. Nel terzo, un timido e una zitella cercheranno di trovare l’amore.

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – Sezione Teatro – articolo del 11 ottobre 2013]

 

 

I pomodori con il riso di Alice #12

Ebbene sì, un classico i pomodori con il riso. Ieri ne avevo una gran voglia e così sono passata nel mio negozio di fiducia, ho comprato gli ingredienti e mi sono messa subito all’opera.

Ecco le dosi ( sei fai click sull’immagine si ingrandisce)

Innanzitutto la quantità di pomodori. Se è un piatto unico consiglio due pomodori a testa (io sono una mangiona, non so se questo vuol dire qualcosa).

Tagliare la calotta dei pomodori e metterla da parte. Svuotare i pomodori dalla loro polpa e metterla in una terrina.

Salare l’interno dei pomodori e porli sulla placca del forno, ricoperta con la carta- forno.

Frullare la polpa dei pomodori e unire il riso crudo.

Mia nonna (la romana) mi diceva di calcolare due cucchiai di riso per ogni pomodoro (in realtà ce ne ho messo poco di più). Aggiungere il basilico sminuzzato (io ce ne ho messo parecchio), sale, olio. Riempire i pomodori con il composto e rimetterci sopra la calotta.

Accompagnate questo piatto con le patate che avrete tagliato a dadini, condito con olio e sale e messe intorno ai pomodori. 40 minuti a 180° (forno sempre ben caldo) e voilà, si mangia!

[Donatella Lena per DETTI E FUMETTI – sezione cucina – articolo del 10 ottobre 2013]

 

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