LE FOOD BLOGGER DI DETTI E FUMETTI, L'E-BOOK

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Buon appettito!

[Donatella Lena, Emanuela Ambrogi e Maria Grazia Cicala per DETTI E FUMETTI – sezione Cucina – articolo del 21 settembre 2013]

 

 

Il SACRO GRA – la recensione di DETTI E FUMETTI

 

Chiamare “sacro” il grande raccordo anulare di Roma, anello d’asfalto dove ogni giorno centinaia di migliaia di romani smadonnano, imprecano, sudano, si ammucchiano in un fiume ininterrotto di lamiere. Nell’apparente ossimoro del titolo sta tutta la genialità di Gianfranco Rosi, che ha saputo narrare la poesia nascosta su una strada circolare di 70km, la più estesa autostrada urbana d’Italia. Nascoste agli occhi distratti, stanchi o annebbiati dalla fatica degli automobilisti, il GRA raccoglie storie talmente umane da sembrare inventate. Persone invisibili perché outsiders rispetto agli stili di vita imperanti, rappresentati da quelle tante, troppe auto che portano in grembo vite annoiate e spesso inutili.

Ed è così che in un film che è riduttivo chiamare documentario, scorrono le vite di Cesare “l’anguillaro”, Paolo “il nobile piemontese”, Roberto “il barelliere”, Francesco “il palmologo”, Filippo e Xsenia “Il principe e la consorte”, Gaetano “l’attore di fotoromanzi”. Tutti accomunati non solo dalla residenza più o meno lecita presso il Gra, ma anche dall’aver mantenuto un legame con valori e stili di vita antichi e dimenticati.

«La mia è un po’ La grande bellezza di Sorrentino al contrario: va verso fuori, non si cura del centro di Roma”. Così Gianfranco Rosi ha definito il suo capolavoro in una recente intervista. Ed è stato bello vedere i losers di Rosi sfilare a Venezia per ritirare il Leone d’Oro: un riconoscimento all’arte di un Maestro ma anche a quelle vite di confine, con la loro dignità e umiltà, che costituiscono il vero baluardo alla dissoluzione che minaccia di corrodere da dentro (e dal centro) il nostro mondo.

[Stefano Milani per DETTI E FUMETTI – Sezione cinema – Articolo del 20 settembre 2013]-[Illustrazioni di Filippo Novelli] -tutti i diritti riservati

 

Intervista ritratto ad Isaak Friedl

Il fumetto può essere denuncia e testimonianza. E’ un medium portentoso per parlare di tematiche attuali, complesse e profonde. Ci è riuscito benissimo Isaak Friedl nella sua opera di esordio “Sottobosco”, indagando le conseguenze di quello che in medicina viene definito un “trauma psicologico”.

Isaak ci narra degli stati emozionali presenti nelle condizioni di disagio post-traumatico: il senso di colpa e la colpa da sopravvivenza.

Ci confessa Isaak: “Ho sempre trovato interessante il concetto della realtà nella realtà e quindi, trasportandola nel fumetto, ho voluto comporre una trama nella trama; un fumetto dentro un altro fumetto”.

Un reduce di guerra torna a casa; si chiude nella sua stanza in uno stato catatonico e così rimane per giorni; immaginiamo noi che abbia l’anima disintegrata dal senso di colpa per aver sterminato intere famiglie. Sopraffatto dall’abominio commesso con un gesto estremo decide di togliersi la vita portando con sé la sua famiglia. Immaginiamo per non essere costretto a commettere altri delitti né a fornire altra manodopera (i suoi familiari) al Male.

Greta, la figlia minore,  assiste alla carneficina. La sua mente di bambina cerca di nascondere la perdita, il lutto,  il forte trauma. Spinge la figura del padre assassino, nell’angolo più recondito del labirinto della sua psiche. Simboli e luoghi mascherano l’evento, lo celano alla ragione e la lasciano vivere. Tuttavia piano piano il trauma riemerge inesorabile. Si palesano i primi disturbi che la spingono ad andare in cura da uno psicologo; purtroppo ad un certo punto Greta interrompe le sedute, cerca di evadere da se stessa in ogni modo ma la colpa di sopravvivenza alla sua famiglia alla fine prevale. Con un gesto estremo si libera.

Cerchiamo di conoscere meglio l’autore di Sottobosco. Anche a lui abbiamo posto le nostre nove domande.

1)Si dice che fumettisti si nasce. Pensi sia vero? perché?

 Mah, a dire la verità non sapevo neanche che si dicesse così. Personalmente penso che si nasca con una certa passione (non specifica, ma rivola in diversi ambiti: arte, politica, scienza, eccetera) e che poi, col tempo e l’applicazione, si delinea verso quello che si vuole fare. Poi ovviamente c’è chi è più portato e chi meno, ma questo è un altro discorso.

2) Quali sono stati i tuoi punti di riferimento e cosa hanno lasciato nel tuo stile?

Il mio primo approccio con i fumetti sono stati i manga. Dragon Ball in particolare, solo che al tempo avevo dieci anni e non sapevo ancora di voler diventare un fumettista. Per quanto riguarda lo stile non penso di essere stato influenzato da autori che amo e ammiro, ma se dovessi citarne alcuni direi che adoro lo stile di inchiostrazione di Craig Thompson, le anatomie e le inquadrature di Eric Canete e il ritmo di Dave mcKean.

3) Gli amici e la famiglia. Come convivono i tuoi amici e la tua famiglia con il tuo essere un fumettista?

Quasi tutti i miei amici fanno, o vorrebbero fare, il fumettista, quindi non ho mai avuto problemi o discussioni in generale. Nessuno pensa che sia strano o particolare, anzi.

Per quanto riguarda la mia famiglia, i miei genitori mi hanno sempre appoggiato e continueranno a farlo. Adesso sta a me decidere cosa fare e come farlo.

4)Il fumetto è un medium al pari degli altri (cinema, libri, teatro) per raccontare una storia, per fare cultura. Pensi sia valutato come tale o si dovrebbe farlo conoscere meglio? Come?

Penso che negli ultimi anni si siano fatti passi da gigante e che, anche se il fumetto è ancora percepito come un medium inferiore; con il tempo saprà prendersi lo spazio che merita.

Il problema non è tanto quello dei fumetti, quanto la lettura in generale. Tra i ragazzi della mia età un buon 50% non ha mai comperato un libro e il restante ne legge uno o due all’anno. Secondo me bisogna promuovere la lettura in tutte le forme e avvicinare i lettori.

 

5)Il fumetto, i social e la sua diffusione sul WEB. Quale è la tua opinione?

Personalmente non sono un assiduo frequentatore della rete, ho fb, lo uso per sentirmi con i miei amici e da poco, per l’uscita del mio ultimo fumetto, ho aperto un blog, ma sono convinto che le possibilità dei social network siano infinite e utili. Tutto dipende da quanto tempo si è disposti a impiegare nella diffusione del proprio lavoro e dalle mire che sia hanno.

6) Il fumetto e la vita quotidiana. Alcuni sostengono che il fumetto deve essere divertimento assoluto, svago, a volte anche semplice trasgressione. Altri pensano che debba raccontare i fatti della vita reale, debba essere denuncia. Tu in che categoria ti collochi e perché hai fatto questa scelta.

Diciamo che la prima opzione mi è più congeniale. Negli ultimi anni ho avuto modo di conoscere entrambe le categorie e ogni volta che sfogliavo o leggevo un fumetto di graphic journalism ho sempre pensato che sarebbe stato meglio se fosse stato un libro. Non dico che il fumetto debba contenere solo esplosioni, donne attraenti e battaglie epiche, ma a essere sincero tutte queste cose mi piacciono e, visto che il fumetto è un misto di disegno e testo, trovo abbia senso rompere gli schemi della realtà per arrivare a qualcosa d’effetto.

7) Spesso le strip sono una storia concentrata in poche battute, Quanto sono importanti i tempi comici o la drammatizzazione delle stesse? A chi ti sei ispirato?

I tempi sono fondamentali e non si finisce mai d’imparare. L’unica cosa che mi sento di dire è che per migliorare bisogna leggere. Leggere di tutto e cercare di dividere gli elementi che funzionano da quelli che appesantiscono la storia. Le gabbie, i dialoghi, la successione delle vignette e il ritmo delle sequenze cambiano da autore ad autore, solo che alcuni sono più bravi di altri e possono fungere da esempio. Fare dei nomi non avrebbe tanto senso. Basta leggere e sforzarsi di migliorare, sempre.

8) Hai ricevuto tante domande sulla tua opera. Quale non ti hanno ancora fatto alla quale piacerebbe rispondere?

Mah, nessuna in particolare. Ci penso ancora un attimo…No, scusa, nessuna in particolare.

9) E per finire, fatti un po’ di pubblicità. Parlaci della tua opera di maggior successo e del tuo ultimo lavoro.

 La mia ultima opera è la mia opera di maggior successo. Prima di pubblicare Sottobosco con la Tunué ho collaborato con diverse autoproduzioni, illustrato copertine per cd, pubblicato storie brevi per piccole case editrici e vinto svariati concorsi con relativa pubblicazione, ma il mio ultimo fumetto, per il momento, resta il lavoro di cui vado più fiero.

 

NOTE BIOGRAFICHE

Isaak Friedl è nato a San Leonardo Valcellina ( Pordenone) nel 1990; si è da poco laureato all’accademia di Belle Arti di Bologna dove ha studiato fumetto ed illustrazione e iniziato a pubblicare storie brevi. Sottobosco è il suo primo graphic novel.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione fumetto – articolo del 20 settembre 2013] -Tutti i diritti riservati.

 

 

 

Intervista ritratto ad Emanuele Rosso alias Tuco Ramirez

Continua la nostra campagna di interviste allo scopo di promuovere il fumetto e farlo conoscere ad un pubblico più ampio. E’ la volta di Emanuele Rosso, alias Tuco Ramirez, che con i suoi lavori sta cercando di creare delle opere-ponte, capaci di  traghettare i lettori di fumetto giapponese verso il bacino più ampio e variegato del fumetto d’autore. Anche a lui facciamo le nostre  nove domande.

Si dice che fumettisti si nasce. Pensi sia vero? perche’?

Penso di no, penso che soprattutto per fare i fumetti ci voglia un sacco di applicazione, di studio, di pratica al tavolo da disegno. Sono un sacco le cose da imparare a maneggiare. Sfondi, ambientazioni, anatomie, gestualità dei personaggi, sequenze, ritmi narrativi, dialoghi… Al massimo uno sente di avere una predisposizione per il racconto per immagini, ma poi bisogna coltivarlo!

 

Quali sono stati i tuoi punti di riferimento e cosa hanno lasciato nel tuo stile?

I miei primi punti di riferimento sono stati i fumetti giapponesi, a partire da “Ken il guerriero”, “Orange Road” e “Le bizzarre avventure di Jojo”, e poi, venendo a segni a noi più vicini, Davide Toffolo, Giorgio Cavazzano, Gianni De Luca, e recentemente Craig Thompson, Frederik Peeters e David Mazzucchelli. Nel mio tratto e nel mio modo di raccontare credo che sia rintracciabile qualcosina di tutti quelli che ho citato, e altro ancora.

Gli amici e la famiglia. Come convivono i tuoi amici e la tua famiglia con il tuo essere un fumettista?

Mi sopportano tutti stoicamente, e mi supportano quando realizzo qualche fumetto o qualche iniziativa. Non mi lesinano le critiche, ma mi sono vicini quando ne ho bisogno. Poi si e mi chiedono: “Occhei, va bene, ma poi da grande cosa farai?”.

Il fumetto è un medium al pari degli altri (cinema, libri, teatro) per raccontare una storia, per fare cultura. Pensi sia valutato come tale o si dovrebbe farlo conoscere meglio? Come?

Penso che paghi ancora un po’ lo scotto di essere un linguaggio di nicchia e con addosso l’eterna nomea di “cosa per bambini”, ma credo che negli ultimi anni nel nostro paese sia cresciuto molto, anche come considerazione pubblica, grazie all’avvento del formato “graphic novel”. Se qualcosa si può e si deve fare sempre, per il fumetto e per la letteratura tutta, è continuare a promuoverlo nelle scuole, a partire dalle elementari, bisogna coltivare i lettori, sempre.

 

Il fumetto, i social e la sua diffusione sul WEB. Quale è la tua opinione?

Credo che al giorno d’oggi un autore non possa prescindere dai social network per diffondere il proprio lavoro, e se sa farlo bene può forse anche trasformarla in un’attività remunerativa. Per quanto riguarda le storie, è chiaro che i social network avvantaggiano una narrazione breve (singola vignetta, striscia o tavola singola), ma lo stesso si può dire per qualsiasi contenuto scritto. Insomma viene a perdersi la verticalità, l’approfondimento, la fruizione intensiva, in favore di un ampliamento orizzontale. Non una cosa necessariamente da demonizzare, forse solo complementare a un approccio più “classico”, come quello della carta stampata.

Il fumetto e la vita quotidiana. Alcuni sostengono che il fumetto deve essere divertimento assoluto, svago, a volte anche semplice trasgressione. Altri pensano che debba raccontare i fatti della vita reale, debba essere denuncia. Tu in che categoria ti collochi e perché hai fatto questa scelta.

Per quanto riguarda la mia motivazione personale, quello che mi spinge a creare storie, credo che il fumetto debba essere fiction, debba raccontare storie più o meno inventate. Non sono un grande fan di auto/biografie, graphic journalism e via dicendo. Di sicuro ogni autore, anche nella storia più fantastica, attinge al proprio vissuto, che sia esso diretto o anche solo osservato in chi sta vicino, però poi quello che conta è la trasfigurazione romanzesca, e l’unico dovere che si ha è quello nei confronti della storia, che funzioni e che riesca a trasmettere i pensieri e le emozioni che ci hanno spinto a scriverla.

 Spesso le strip sono una storia concentrata in poche battute, Quanto sono importanti i tempi comici o la drammatizzazione delle stesse? A chi ti sei ispirato?

Nel fumetto il ritmo della sequenza è tutto. Tutto si regge sul rapporto tra vignette in successione, un rapporto che è costantemente dinamico, che si muove in una dimensione temporale ma anche spaziale. Tutti i fumetti che leggo mi hanno lasciato qualcosa, mi hanno proposto un modo per raccontare con il fumetto. Forse i riferimenti più evidenti sono quelli a Gianni De Luca e a Will Eisner, e al loro modo di scombinare la gabbia.

Hai ricevuto tante domande sulla tua opera. Quale non ti hanno ancora fatto alla quale piacerebbe rispondere?

Amo essere sorpreso, quindi aspetto la prossima domanda inaspettata senza crearmi troppe aspettative!

 

E per finire, fatti un po’ di pubblicità. Parlaci della tua opera di maggior successo e del tuo ultimo lavoro.

Non credo di poter dire di avere già un’opera di “maggior successo”, certo è che il breve saggio/tributo a David Foster Wallace e a Roger Federer che ho realizzato l’anno scorso, pubblicandolo online in inglese, ha avuto un ottimo riscontro in tutto il mondo tra gli appassionati dello scrittore, e ho recentemente scoperto che è stato posto in una teca dedicata ai memorabilia a Wimbledon! L’ultima opera invece è anche la prima opera lunga, un romanzo a fumetti di 250 pagine, una storia d’amore e di viaggi nel tempo (con Clint Eastwood), pubblicata da Tunué. Si intitola Passato, Prossimo ed esce in questi giorni nelle librerie, quindi sono in attesa di vedere come sarà recepita!

Bene, allora in bocca al lupo e …salutami Clint!

Ciao Filippo.

 

NOTE BIOGRAFICHE

Emanuele Rosso, alias Tuco Ramirez, è nato ad Udine nel 1982; Emanuele si è laureato al Dams di Bologna. Ha Frequentato corsi di fumetto tenuti da Davide Toffolo (del quale è stato anche assistente) e Giorgio Cavazzano (dove ha conosciuto Sara Pavan e Paolo Cossi con i quali a dato vita alla fanzine Pupak!). Ha realizzato diverse auto­produzioni e pubblicato su diverse antologie come Resistenze (2007) e Zero Tolleranza (2008), entrambi editi da Becco Giallo. Collabora dal 2007 con Hamelin Associazione Culturale e fa parte inoltre dello staff organizzativo del festival Bilbolbul. Ha collaborato con Self Comics, una delle realtà più attive nel panorama delle autoproduzioni italiane, e, da ultimo (2012) ha pubblicato una raccolta di racconti Una stagione d’acqua, il suo saggio illustrato dedicato a David Foster Wallace e a Roger Federer, che ha avuto un grande successo in tutto il mondo tra gli appassionati dello scrittore.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – Sezione Fumetto – articolo del 12 settembre 2013] – tutti i diritti riservati.

Peppa Pig VS Pucca… prima o poi doveva accadere

Le accomuna l’estrema semplicità del tratto, un vestito rosso ed un misterioso fascino che attira folle di bambini …ma poco altro …5 anni l’una, il doppio l’altra; l’una che perde tempo a saltare nelle pozzanghere insieme al padre (olimpionico nella specialità), l’altra che per vivere consegna gli spaghetti cucinati dai suoi tre padri adottivi; l’una a roteare la bacchettina magica vestita da fata, l’altra eroina dalla forza sovrumana che combatte contro i ninja cattivi per salvare il suo amore (che però non se la fila).

Peppa Pig (2004-Inghilterra) il cartone europeo che trasuda serenità ed è al limite del genere didattico-pedagogico  a casa nostra come – mi dicono – in molte altre famiglie, è stato surclassato dall’asiatico Pucca (1999-Giappone-Corea del Sud) perché quest’ultimo è dotato di maggior attrattiva, ritmo, azione e divertimento oltreché, questo è palese lo dobbiamo ammettere, di un magistrale uso delle tecniche cinematografiche degne di Hollywood. Gli anni di Peppa volgono ormai al termine … benvenuta Pucca. Chi sarà la prossima?

[Filippo Novelli per Detti e Fumetti -Sezione Fumetto – articolo del 9 settembre 2013]

 

 

Intervista ritratto al fumettista Daniele Bonomo (GUD)

Cari amici oggi per voi abbiamo intervistato Daniele Bonomo, in arte GUD, che riteniamo uno dei migliori artisti capaci di coniugare il fascino del viaggio, l’arte della didattica con il nostro medium preferito: il fumetto. Anche a lui abbiamo posto le nostre nove fatidiche domande. 

Si dice che fumettisti si nasce. Pensi sia vero? perché?

Fumettisti si nasce e fumettisti si diventa. Sono convinto che alla base ci sia una predisposizione e una passione per il racconto con le immagini disegnate, ma che poi subentri una buona dose di studio dei suoi elementi fondanti, dei suoi strumenti e delle sue applicazioni.

Quali sono stati i tuoi punti di riferimento e cosa hanno lasciato nel tuo stile?

Will Eisner per la malleabilità, col fumetto ha fatto (quasi) tutto quello che si poteva fare, dal fumetto per intrattenere a quello didattico passando per il giornalismo e i nuovi Media;

Schulz per l’universalità del suo segno, inarrivabile; Bill Watterson per l’umorismo fulminante; Manu Larcenet per la profondità delle storie.

Questi insieme ad un migliaio di altri hanno lasciato e stanno lasciando molte tracce nei miei lavori, anche se il più delle volte sono tracce che vedo solo io.

Gli amici e la famiglia. Come convivono i tuoi amici e la tua famiglia con il tuo essere un fumettista?

Anche se vissuto con passione, quello del fumetto per me è un lavoro e come tale invade la mia sfera privata. Amici e famiglia mi seguono e mi danno nuovi stimoli e, anche se non lo sanno, spesso finiscono nelle mie tavole.

 

Il fumetto è un medium al pari degli altri (cinema, libri, teatro) per raccontare una storia, per fare cultura. Pensi sia valutato come tale o si dovrebbe farlo conoscere meglio? Come?

In questi giorni è in uscita il mio nuovo libro “Tutti Possono Fare Fumetti” una provocazione a fumetti che vuol sensibilizzare alla lettura e alla comprensione del mezzo. L’editoria a fumetti in Italia non soffre per la mancanza di idee, soffre perché mancano i lettori, manca una cultura del fumetto nella scuola dell’infanzia, un programma che insegni a comunicare con i fumetti, così come si fa per il teatro o per la musica.

Il fumetto, i social e la sua diffusione sul WEB. Quale è la tua opinione?

Che il web cambia le carte in tavola. Il pubblico arriva a leggere le tue cose per vie traverse, spesso e volentieri gratuitamente, consigliato da un amico o incuriosito da un post su Facebook. Ci sono esempi di grandi successi editoriali nati dal web, Zerocalcare su tutti. Esempi che spero non rimarranno isolati.

 

Il fumetto e la vita quotidiana. Alcuni sostengono che il fumetto deve essere divertimento assoluto, svago, a volte anche semplice trasgressione. Altri pensano che debba raccontare i fatti della vita reale, debba essere denuncia. Tu in che categoria ti collochi e perchè hai fatto questa scelta?

Il fumetto è un mezzo col quale raccontare qualcosa, che poi sia utilizzato per divertire o per far pensare o per spiegare come montare un mobile, dipende dalla sensibilità dell’autore. E va bene così.

Personalmente utilizzo il fumetto per raccontare, a volte si tratta di storie autobiografiche, soprattutto sui miei viaggi, altre volte le storie sono pura finzione, altre hanno delle finalità didattiche o di sensibilizzazione verso alcune problematiche che mi stanno a cuore. Vorrei continuare a sfruttare a pieno la malleabilità del fumetto evitando di fossilizzarmi soltanto in un filone narrativo.

 

Spesso le strip sono una storia concentrata in poche battute, Quanto sono importanti i tempi comici o la drammatizzazione delle stesse? A chi ti sei ispirato?

 

Nelle strip il tempo di lettura (o di visione del disegno) è tutto. Bill Watterson con Calvin e Hobbes è la Bibbia dei tempi comici.

Hai ricevuto tante domande sulla tua opera. Quale non ti hanno ancora fatto alla quale piacerebbe rispondere?

 

Perché Gud? No scherzo, questa di solito è la prima domanda. Forse una a cui mi sarebbe piaciuto rispondere (e alla quale non risponderò neanche qui) è:

Meglio imparare o insegnare a fare fumetti?

 

E per finire, fatti un po’ di pubblicità. Parlaci della tua opera di maggior successo e del tuo ultimo lavoro.

La soddisfazione personale più grande me l’ha data sicuramente “La notte dei giocattoli” libro scritto da Dacia Maraini e raccontato a fumetti da me, che mi ha permesso di capire molte cose sul disegno e su come gira il mercato del libro.

“Tutti Possono Fare Fumetti”, l’ultima fatica, racchiude in una storia a fumetti le mie passioni: l’insegnamento, il viaggio e il fumetto.

È un viaggio nella storia del fumetto e nei suoi elementi fondanti, durante il quale, grazie agli incontri con autori e personaggi illustri, cerco di mostrare le dieci cose che secondo me Tutti dovrebbero conoscere prima di fare un fumetto (o prima di avvicinarsi alla sua lettura).

 

NOTE BIOGRAFICHE

Daniele Bonomo > Goodman> Good > Gud

Gud è il mio nome d’arte.
Sono un tipo curioso e mi piace viaggiare.

Sono autore di storie umoristiche, vignette, strips, racconti brevi e romanzi grafici, oltre che un simpatico ometto nato nell’agosto del 1976. Nel 2000 ho conseguito la laurea in scienze politiche e il diploma alla Scuola Internazionale di Comics in fumetto umoristico.

La mia vita professionale nel mondo del fumetto è cominciata nel 2001.
Ho lavorato fino al 2006 per la rivista mensile Next Exit – Creatività e Lavoro, per la quale ho curato come giornalista la sezione dedicata al fumetto, all’animazione e all’illustrazione.

Dal 2001 insegno fumetto, scenografia per l’animazione e storia del fumetto presso la sede romana della Scuola Internazionale di Comics. Mi capita spesso di tenere dei laboratori di narrativa disegnata per diverse scuole (elementari, medie, licei e università) e per strutture private (come il Ceis Centro italiano di solidarietà).

Nel 2003 ho creato l’agenzia ComicsProvider.com che fornisce contenuti disegnati conto terzi. Dirigo il settimanale di umorismo grafico www.segnalidifumo.it e dal 2008 sono co-curatore con Sergio Badino della rivista semestrale Mono edita da Tunuè.

Sempre con Tunuè ho pubblicato il saggio Will Eisner il fumetto come arte sequenziale (2005), una raccolta di storie brevi Gentes (2007), il romanzo a fumetti Heidi mon Amour (2009) e Gaia Blues, una canzone a fumetti dedicata agli uomini del futuro: i bambini.

Dal Maggio 2010 al Gennaio 2012 sono stato direttore responsabile della rivista bimestrale iCOMICS edita dalla Kawama editrice, per la quale scrivevo una rubrica sui maestri del fumetto.

Maggio 2012 è uscito il mio libro a fumetti per bambini, scritto da Dacia Maraini, dal titolo La Notte dei Giocattoli.

Questo è il mio indirizzo mail: gud@gud.it.

Qui la mia bio su wikipedia.

 

(Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI [articolo del 5 settembre 2013] -tutti i diritti riservati)

 

 

 

 

 

 

 

 

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