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Willy e Francesca ci raccontano RESPIRO (L’ultimo giorno)
Nel mio girovagare per teatri, sono approdato al Teatro “Lo Spazio” dove andrà in scena “Respiro”(L’ultimo giorno) scritto da Maria Teresa De Carolis per la regia di Luca Olivieri. Ritrovando così una nostra vecchia conoscenza, l’attrice Francesca Stajano. Mentre gli attori sul palco provano una scena particolarmente drammatica, mi siedo in prima fila e aspetto pazientemente, che facciano una pausa. Dopo pochi minuti mi faccio notare da Francesca che salutandomi scende dal palco e viene a sedersi vicino a me.
W. Ciao Francesca, vedo che sei molto impegnata, quindi ti porterò via poco
tempo!
F. Ciao Willy! Non ti preoccupare! Fammi pure tutte le domande che vuoi!
W. Parlami dello spettacolo, di che si tratta!?
F. Il testo è scritto da Maria Teresa De Carolis per la regia di Luca Olivieri.
Affronta la tematica dell’olocausto, focalizzandosi sugli effetti che questa atroce catastrofe umana ha su di un particolare nucleo familiare. Elena, giovane donna ebrea, incinta del secondo figlio, assiste, durante una festività religiosa al massacro della sua intera famiglia e viene in seguito internata in un campo di concentramento. Qui dovrà subire tra l’altro le attenzioni morbose di una Kapò alla quale lei soggiacerà per poter far sopravvivere oltre a lei anche il
suo bambino.
W. Perché mettere in scena un dramma già trattato nei libri, dal cinema e dalla televisione!?
F. Perchè probabilmente certe atrocità che l’uomo ha compiuto e che ancora oggi purtroppo compie, spesso in nome di ideali visioni del mondo, non vengano dimenticate. Il teatro può e deve avere anche una funzione di denuncia, di rinnovato scandalo verso il sonno della ragione che ha permesso simili mostruosità.
W. Cosa ti ha colpito del tuo personaggio!?
F.Dunque in realtà io interpreto due personaggi molto diversi tra di loro,
Matilde donna russa risoluta e cinica ed Elena , la protagonista, vittima per eccellenza quindi timida, ingenua, sottomessa. Quando sono Matilde mi colpisce la sua forza, che se giustamente esercitata, può essere salvifica e indicare anche una strada da percorrere a chi stenta a camminare. Quando sono Elena rimango colpita da quanto dolore si possa provare sulla propria pelle senza avere la forza di reagire, di come l’oblio sia l’unica soluzione possibile per non impazzire. In fondo sono due facce della stessa medaglia in qualche modo, perché seppur diverse si completano, e quindi è molto affascinante fare questo percorso con loro.
W. Ben sapendo quello che è successo nella realtà, quanto ti è pesato estraniarti dal contesto, cioè dall’emozione personale, e far emergere l’attrice!?
F.La realtà dell’Olocausto, per quanti libri si possano leggere e per quante foto si possano vedere, non riusciremo mai veramente a capirla fino in fondo, anche perché è il male senza fondo e senza ritorno, the dark side of the moon. Tuttavia non mi è facile estraniarmi e la mia recitazione spesso prende strade inaspettate e non volute ma che sono il frutto della reale emozione che sto provando in quel momento.
W. Se non sbaglio questa è la prima volta che lavori sotto la regia di Luca Olivieri, con un testo così impegnativo, come ti sei trovata divisa tra il conoscervi reciprocamente, parlo naturalmente dal punto di vista attrice-regista, e interpretare un testo che rappresenta ciò che realmente è accaduto cioè, il dramma dell’olocausto!?
F.Con Luca Olivieri sono al primo con la sua regia ma al terzo come lavoro, il primo è stato una lettura di poesie tratte dalla sua raccolta Petali, nel secondo sono stata protagonista del booktrailer per il suo romanzo e book Come Sarah Conrad divenne un’assassina con la regia di Raffaello Sasson e la fotografia di Federico Sisti, per questo lavoro ho vinto un Premio come migliore attrice al Booktrailer On Line Awards, chiaramente questo ha reso ancora più solido il
nostro rapporto artistico. Comunque per rispondere alla tua domanda quando lavoro non ci sono rapporti personali che tengano, divento quei personaggi e quindi non mi preoccupo di chi mi osserva e poi con Luca si è instaurato un bellissimo rapporto di fiducia e stima reciproca, mi sa guidare, mi capisce e questo per una attrice è moltissimo, direi tutto. In Respiro oltre ad essere la protagonista femminile svolgo anche il ruolo di aiuto regista , una nomina che
mi sono guadagnata sul campo, sempre per la mia mania di fare nelle
compagnie il ruolo del teschio, definisco così una attrice che si spende molto per lo spettacolo e lavora per la riuscita globale. Mi fa piacere anche lavorare con professionisti del calibro di Daniele Ferrari, Daniela Cavallini, Enza Li Gioi e Mino Sferra. La scala a chiocciola è la nostra compagnia ed è piena di elementi validi anche nel cast tecnico, la costumista Fabrizia Migliarotti , gli scenografi
Eugenio Piscopello e Luca Ercoli, il nostro tecnico audio e luci Carlo Sabelli e il musicista compositore Maestro Adriano Dragotta che ha creato delle musiche originali eseguite con il suo magico violino che danno l’atmosfera giusta a tutto lo spettacolo. Inoltre abbiamo anche un contributo video di Federico Sisti e Raffaello Sasson molto emozionante…. Non aggiungo di più Willy, venite a vederci e scoprirete molto altro…
W. Grazie Francesca! La prossima volta che ci incontreremo, sarà sul set di un nuovo film!?
F.Lo spero, c’è in cantiere un progetto ma per il momento sono impegnata con la promozione di Frammenti il corto con la regia di Sasson e la fotografia di Sisti di cui sono protagonista insieme ad attori come Federico Scribani e Paola Sebastiani. Stiamo girando i Festival in Italia e all’estero, e in Maggio saremo proiettati al Riff di Fabrizio Ferrari a Roma per poi approdare in Luglio al Cinemadamare di Franco Rina, entrambi sono due importantissimi Festival per i corti d’autore e siamo veramente felici di parteciparvi.
W. Bene, a presto allora!
F.A presto Willy è sempre un piacere incontrarti. Un saluto a tutti i lettori e vi aspetto dal 15 al 19 Aprile al Teatro lo Spazio di Roma per un attimo di… Respiro!
[Dario Santarsiero (Willy il bradipo) per “Detti e Fumetti” – sezione teatro – articolo del 14 aprile 2015]
LO SAPEVI CHE …ORA SIAMO ANCHE IN INGLESE?
ROMICS 2015 – Tutti a scuola di fumetto
Clo’ e il MUDEC, il Museo delle Culture a Milano .
E’ arrivata la Primavera e con lei riprendono i miei “voli” sulle città alla ricerca delle ultime novità!
Questa volta sono andata a Milano per un appuntamento importante: il taglio del nastro del Mudec, il Museo delle Culture all’ex Ansaldo.
Il Museo delle Culture di Milano è un centro dedicato alla ricerca interdisciplinare sulle culture del mondo, dove a partire dalle collezioni etnografiche storiche della città e in collaborazione con le comunità presenti sul territorio e nei loro territori di origine, si intende costruire un dialogo con la contemporaneità sui temi delle arti visive, performative e sonore, del design e del costume.
Il Museo, edificato su progetto dell’architetto britannico David Chipperfield, sorge nella zona dell’ex Ansaldo, in quello che è diventato uno dei distretti di recupero industriale più vivaci di Milano.
In collaborazione con il Sole 24 Ore Cultura, il Museo, oltre ad ospitare una sua collezione permanente, sarà sede di esposizioni temporanee.
Storia del museo
Il progetto del Museo delle Culture ha origine negli anni ‘90 quando il Comune di Milano acquista la zona ex industriale dell’Ansaldo per destinarla ad attività culturali. Le fabbriche dismesse, veri e propri monumenti di archeologia industriale, sono state trasformate in laboratori, studi e nuovi spazi creativi. In questo scenario il Comune di Milano progetta un polo multidisciplinare dedicato alle diverse testimonianze e culture del mondo, sede espositiva delle civiche Raccolte etnografiche.
Il visitatore del Museo delle Culture potrà visitare grandi mostre internazionali declinate attraverso i diversi linguaggi artistici, conoscere il patrimonio etno-antropologico delle collezioni del Comune di Milano composte da oltre 7000 opere d’arte, oggetti d’uso, tessuti e strumenti musicali provenienti da tutti i continenti, partecipare a una programmazione di eventi e iniziative a cura delle comunità internazionali presenti sul territorio.
L’architettura
Nato da un’operazione di recupero di archeologia industriale nell’area dell’ex fabbrica Ansaldo, in zona Tortona, il MUDEC è luogo d’incontro fra le culture e le comunità. All’interno dell’edificio si sviluppano diversi spazi che offrono al visitatore e alla città una molteplicità di proposte culturali e di servizi, distribuiti su 17.000mq. L’area espositiva del Museo, al primo piano, si sviluppa intorno ad una grande piazza centrale coperta e ospita la sezione del percorso museale con le opere della collezione permanente e le sale dedicate alle grandi mostre temporanee.
Completa lo spazio l’auditorium, un teatro da trecento posti dedicato alle performance e alle arti visive.
Il piano terra destinato all’accoglienza, è dotato di bistrot, design store, biglietteria, guardaroba, sala Forum delle Culture, sala conferenze-spazio polifunzionale, spazio per la didattica, laboratorio di restauro e depositi allestiti per essere visitati da piccoli gruppi accompagnati. Il MUDEC Junior, infine, è uno spazio appositamente dedicato ai bambini, dove ci si propone di avvicinare anche i più piccoli alle diverse culture del mondo attraverso attività ludiche, postazioni multimediali e laboratori manuali
Due le mostre che hanno tenuto a battesimo gli spazi di via Tortona 56, «Mondi a Milano» e «Africa». All’inaugurazione erano presenti l’assessore comunale alla Cultura Filippo Del Corno, il direttore del Polo di Arte Moderna e contemporanea Marina Pugliese e il direttore generale del Comune Giuseppe Tomarchio. «Grande assente», mentre gli operai erano ancora impegnati nelle ultime finiture, l’architetto David Chipperfield, firma del progetto e mai citato nel corso della lunga presentazione.
Come ha sottolineato Del Corno “questo centro sarà dedicato alle culture offrendo un modello unico al mondo; Milano, la città che accompagna Expo, avrà un ricco cartellone culturale e due grandi mostre con le quali si racconta il legame di Milano con Expo e le culture di tutto il mondo. Qui tutte le culture che abitano a Milano avranno la possibilità di esprimere le loro origini”.
Per saperne di più:
Ciao a presto dalla Vostra CLO!
[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 11 aprile 2015]
























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