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7 CRIMINI – LA VIOLENZA Il Graphic Novel Edito da TUNUE – LA RECENSIONE DI DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI

Scritto a due mani dalla sceneggiatrice Katia Centomo e dall’avvocato Emanuele Sciarretta, disegnato da Giorgio Pontrelli e Mauro De Luca, edito dalla casa editrice Tunuè, “7Crimini” è un graphic novel che esplora il mondo del crimine dal punto di vista giuridico-morale.

La serie parte da questo stratagemma: Una tormenta sorprende in alta montagna il giudice Massimo D’Ettori e i suoi amici appassionati di alpinismo in una baita insieme con altri sconosciuti. Nel tentativo di passare il tempo, il giudice racconterà ai presenti le vicende che riguarderanno storie collegate ai sette più comuni ma allo stesso tempo particolari crimini.

Il primo episodio di cui vi abbiamo parlato QUI , intitolato “la truffa” ci fa ripercorrere le vicende di una truffatrice senza scrupoli che cade vittima delle sue stesse trame.

In questo nuovo episodio “La Violenza”, uscito da qualche giorno (il 17 febbraio 202), due manager aziendali, un uomo e una donna, si accusano a vicenda di violenza sessuale, l’uno perpetrata nei confronti dell’altra.
Il finale lascia una sensazione di retrogusto amaro. 

Come nel primo e in tutti gli altri casi che verranno raccontati, il gruppo di persone dentro la baita che ascolta non funge solo da spettatore ma agisce anche da giuria. Giudica cioè secondo la propria personalità, e spinge il giudice Massimo D’Ettori a riflettere a voce alta sulla natura umana. 

Ne “La Violenza”, i colpi di scena si susseguono e il finale è molto originale; ma non voglio aggiungere altro per non toglierVi la curiosità di leggere questo secondo episodio della serie 7 crimini edita da TUNUE.

Ho analizzato i primi due episodi della serie 7Crimini e ho trovato delle analogie con una disciplina che mi sta molto a cuore: il teatro.

Nell’episodio “La Violenza”, il gruppo di ascoltatori rappresenta il coro, che anticamente aiutava l’attore principale, a proseguire nel suo canto. In questo caso il giudice Massimo D’Ettori, cerca l’abbrivio da parte del gruppo, per poter introdurre la sua teoria sulla giustizia. Con “La Truffa”, l’episodio che ha aperto  la saga dei 7Crimini, il deus ex machina è la truffatrice che paga un prezzo altissimo per le sue malefatte. Anche in questo caso il colpo di scena rivitalizza con una boccata d’ossigeno il finale.

Interessantissimo l’uso del fumetto per raccontare e divulgare.  Mi ha ricordato molto l’uso dei pannelli che facevano i “Cantastorie” -ora quasi scomparsi- che, spostandosi di paese in paese, raccontavano le gesta di eroi leggendari ma anche di luoghi e paesi lontani, di  popolazioni sconosciute; in questo modo anche i contadini nei piccoli e sperduti villaggi dell’entroterra avessero la possibilità di  interagire con il resto del mondo.

Raffigurare graficamente le emozioni è molto importante, perché l’essere umano ha bisogno di vedere rappresentato ciò che prova nelle proprie e altrui emozioni. Abbiamo avuto modo di incontrare il disegnatore di questo episodio, Mauro de Luca che è stato capace di coniugare magistralmente le sue qualità di pittore, insegnante e comunicatore. De Luca è stato capace di esaltare la caratterizzazione dei personaggi; è riuscito a mantenerli sul filo della ambiguità ( “i personaggi finche li pensiamo in un modo appaiono in quel modo”); è stato capace di rappresentare “la violenza del potere” trascendendola anche in immagini simboliche come la pantera (simbolo di aggressività, di potere; quel potere che passa dagli uni agli altri; “non abbiamo voluto creare eroi”).

Mauro ci ha regalato un paio di DETTI, quasi in onore della nostra testata:

il primo quando parlando di atmosfera e caratterizzazione dei personaggi, ha voluto rimarcare la differenza tra suggestione e verità:

“Non è importante che le cose che raccontiamo siano vere; è importante piuttosto che le emozioni che raccontiamo lo siano”. (Federico Fellini)

L’altro quanto si è parlato dell’avvicendarsi di vari disegnatori, ognuno con il proprio stile, sull’opportunità / i limiti di una omogeneità di stile in SETTE CRIMINI.

“Seguite una idea, troverete uno stile; seguite uno stile troverete una prigione”

Al prossimo episodio!

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione letteratura – articolo del 18 febbraio 2022]

VIAGGIARE E’ CULTURA – PARTE TERZA – L’ITALIA

Cari amici di DETTI E FUMETTI il nostro BLOG crede molto nel viaggio perchè non c’è uomo piu’ colto, istruito, aperto alla cultura dell’altro di un uomo che ha viaggiato per dirla con Alphonse de Lamartine.

Se il nostro mondo fosse paragonato ad un libro infatti che non avesse mai viaggiato è come se avesse letto una sola pagina per dirla con Agostino di Ippona.

C’è chi si spinge oltre quando dice che viaggiare ci tiene in vita o quanto meno di mantiene la vista dal momento che se rimani fisso in un posto per troppo tempo diventi cieco perchè non osservi piu’ nulla intorno a te per dirla con Josef Koudelka.

Vogliamo riproporvi una selezione di luoghi unici cominciando dalla capitale, da ROMA per poi allargare il nostro sguardo all’Italia centrale e infine ad alcuni luoghi esclusivi e curiosi che meritano un viaggio per essere scoperti ed apprezzati.

SERRADA

VIAGGIARE E’ CULTURA – PARTE SECONDA – L’ITALIA CENTRALE

Cari amici di DETTI E FUMETTI il nostro BLOG crede molto nel viaggio perchè non c’è uomo piu’ colto, istruito, aperto alla cultura dell’altro di un uomo che ha viaggiato per dirla con Alphonse de Lamartine.

Se il nostro mondo fosse paragonato ad un libro infatti che non avesse mai viaggiato è come se avesse letto una sola pagina per dirla con Agostino di Ippona.

C’è chi si spinge oltre quando dice che viaggiare ci tiene in vita o quanto meno di mantiene la vista dal momento che se rimani fisso in un posto per troppo tempo diventi cieco perchè non osservi piu’ nulla intorno a te per dirla con Josef Koudelka.

Vogliamo riproporvi una selezione di luoghi unici cominciando dalla capitale, da ROMA per poi allargare il nostro sguardo all’Italia centrale e infine ad alcuni luoghi esclusivi e curiosi che meritano un viaggio per essere scoperti ed apprezzati.

L’ITALIA CENTRALE

VIAGGIARE E’ CULTURA – PARTE PRIMA -ROMA

Cari amici di DETTI E FUMETTI il nostro BLOG crede molto nel viaggio perchè non c’è uomo piu’ colto, istruito, aperto alla cultura dell’altro di un uomo che ha viaggiato per dirla con Alphonse de Lamartine.

Se il nostro mondo fosse paragonato ad un libro infatti che non avesse mai viaggiato è come se avesse letto una sola pagina per dirla con Agostino di Ippona.

C’è chi si spinge oltre quando dice che viaggiare ci tiene in vita o quanto meno di mantiene la vista dal momento che se rimani fisso in un posto per troppo tempo diventi cieco perchè non osservi piu’ nulla intorno a te per dirla con Josef Koudelka.

Vogliamo riproporvi una selezione di luoghi unici cominciando dalla capitale, da ROMA per poi allargare il nostro sguardo all’Italia centrale e infine ad alcuni luoghi esclusivi e curiosi che meritano un viaggio per essere scoperti ed apprezzati.

UN VIAGGIO A ROMA

Vi riportiamo una serie di articoli alla scoperta di luoghi e monumenti che vale la pena di vedere. Potete fare click sul nome per andare all’articolo.

CICLO DEI PONTI

IL PONTE DELLA MUSICA

IL PONTE RISORGIMENTO

GLI ALTRI PONTI

CICLO DEGLI EDIFICI

GLI EDIFICI DELLE POSTE

I GRATTACIELI

GLI EDIFICI DIPINTI-LA STREET ART

GLI EDIFICI DEI CINEMA

GLI EDIFICI PER GLI SHOW E GLI EVENTI

-I NUOVI MUSEI

-I MUSEI DEL NOVECENTO STAZIONI E CENTRI COMMERCIALI

-UFFICI

CICLO I NUOVI PARCHI E ROOF TOP

-IL PARCO LINEARE DI ROMA NORD

IL PARCO LINEARE DELLE MURA AURELIANE

-UNA NUVOLA SUL TETTO DI ROMA

DARIO SANTARSIERO ALIAS WILLY INTERVISTA ELEONORA CIMAFONTE

Cari lettori di Detti e Fumetti, sempre nell’ambito del filone attoriale, oggi intervisterò Eleonora Cimafonte.

Ritratto di Eleonora -Filippo Novelli

W. innanzitutto ti presento; sei  nata in un paesino della provincia romana il 16 dicembre del 1995.

A diciannove anni senza nessuna esperienza recitativa precedente, vieni ammessa all’accademia di recitazione Fondamenta di Roma, qui hai modo di studiare e lavorare con attori e registi come Graziano Piazza, Giampiero Rappa, Sergio Basile. Subito dopo il diploma iniziano i primi lavori e soddisfazioni a livello professionale; tra i primi c’è il terzo posto come giovane attrice emergente al festival teatrale “Echi nel bosco” con il monologo di Elettra tratto dall’Oreste di Vittorio Alfieri; da lì hai collaborato con varie compagnie teatrali, tra cui Chiara Guidi e partecipato a vari spettacoli della scena principalmente romana. Sei passata a lavori più contemporanei, cercando sempre di lavorare con registri e personaggi completamente diversi tra loro. Da poco sono arrivati anche i primi lavori nell’ambito dell’audiovisivo, tra cui vari cortometraggi e la serie disponibile su Prime Video “Primordio” con la regia di Gaetano Pasella, di cui avremo presto grandi novità.

W. Perché hai voluto fare l’attrice?

Perché è stata la coincidenza più bella della mia vita. Al liceo ero una ragazzina molto timida, che provava sempre un velato senso di inadeguatezza nei confronti di ciò che la circondava. Alla domanda “cosa farete dopo?” tutti i miei compagni rispondevano in maniera decisa; invece, io a quella domanda che ci facevano innumerevoli volte, non sapevo mai cosa rispondere. Credo che questo sentirmi “persa” mi abbia portato a scavare a fondo su ciò che volevo realmente fare. Pensai che sarebbe stato bello provare a trasmettere agli altri anche solo la metà di ciò che provavo io nei personaggi degli innumerevoli film che guardavo ogni giorno; essere parte di qualcosa che a me per prima faceva stare bene. Ho deciso così di fare il provino in accademia; sono stata ammessa e da lì la mia vita è cambiata; mi sono innamorata follemente di questo mestiere, che mi ha dato la risposta che tanto cercavo.

W. Che cosa è per te l’applauso?

E’ un qualcosa che onestamente mi imbarazza un po’ proprio per il forte valore che gli attribuisco. A ogni battito è come se qualcuno ti stesse dicendo “sono stato qui con te tutto il tempo” ti fa sentire infinitamente grato.

W. Dal punto di vista professionale, cosa ti insegna un fallimento?

Non è un qualcosa che mi destabilizza, tutt’altro, mi spaventerebbe molto di più l’idea di non poter fare meglio di così. La meraviglia di questo mestiere è che ha mille possibilità. Parliamo di rappresentare delle persone, che sono la cosa più complessa che esista, c’è sempre qualcosa che avresti potuto fare meglio, qualcosa sui cui avresti potuto lavorare di più e soprattutto qualcosa che puoi non aver colto della persona che stai provando a raccontare. È stimolante, un po’ come quando credi di conoscere una persona, c’è sempre qualcosa che non sai e che forse non saprai mai, l’unica cosa che puoi fare, nella maniera più umile e rispettosa possibile, è cercare di avvicinartici un po’ di più. 

W. L’attore ha delle responsabilità nei confronti della società?

Quello che amo di più di questo mestiere è la libertà. Che sia in teatro o in un prodotto audiovisivo di avere la possibilità, in base alle storie che si raccontano, di poter parlare alle persone.  A quello che si sta facendo si può dare un peso e valore sociale e politico, ad esempio, un qualcosa a cui magari ripensi e ti confronti con chi ti sta accanto una volta finito, ma allo stesso tempo si può semplicemente raccontare a qualcuno una storia. Una storia che ti distacca per un’oretta dalla realtà, che magari non ha niente a che vedere con il tuo quotidiano, che ti fa immergere completamente in quello che stai guardando, che ti da un po’ di respiro e di sollievo dalla vita di tutti i giorni. Sapere di poter contribuire, anche in parte ovviamente piccolissima a questo, è davvero tantissimo.

W. Davanti al bivio tra cinema e teatro cosa sceglieresti e perché?

Il teatro, senza nessun dubbio. Amo follemente il cinema, è qualcosa che fa da sempre parte del mio quotidiano, quando ho iniziato avevo una conoscenza blanda del teatro, senza il cinema probabilmente ora non sarei qui ma è un qualcosa che amo vivere più da spettatrice, nonostante i lavori intesi che ho svolto in questo periodo. Con il teatro è tutto l’opposto però, amo il grande lavoro che c’è dietro, le prove, la dedizione, l’importanza a cose apparentemente piccole che lì sopra diventano grandi, l’empatia, l’energia e la sincerità che pretende fino alla fine. Credo che non potrò mai fare a meno di tutto questo, è come un primo amore per me.

W. Ti trovi piu’ a tuo agio con una regista o con un regista?

E’ completamente indifferente, ciò che da merito o demerito ad una persona nell’ambito lavorativo è solo collegato al tipo di essere umano che si ha difronte. Amo farmi guidare da un o una regista che abbia rispetto e serietà per te e per quello che si sta facendo insieme; sono stata molto fortunata finora.

W. Il tuo sogno nel cassetto?

Banalmente continuare così, sono agli inizi e avere la possibilità di fare questo mestiere anche in futuro è il sogno più grande che posso concedermi, non è assolutamente una cosa scontata, tutt’ora sono una privilegiata.

W. Bene Eleonora, grazie anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti

per questa bella chiacchierata

[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI -sezione Teatro- articolo del 1 Febbraio 2022]

Le foto sono di proprietà di Eleonora Cimafonte e protette da copyright. Per l’autorizzazione all’utilizzo contattateci

DARIO SANTARSIERO ALIAS WILLY INTERVISTA L’ATTRICE ROBERTA RUSSO

Amici di Detti e Fumetti, oggi intervisterò Roberta Russo. Inizio con la mia consueta presentazione di Roberta.

W. All’età di  sedici  anni hai intrapreso i primi studi di recitazione con frequenza biennale presso la Scuola del Teatro Calabria diretta da Rodolfo Chirico, coadiuvato dall’avvicendarsi di numerosi artisti. Hai debuttato a 19 anni al Teatro Politeama Siracusa nel reggino. Hai proseguito il percorso professionale negli anni successivi collaborando con varie compagnie locali.  Successivamente sei partita per un’esperienza lavorativa nelle Repubbliche Baltiche come presentatrice per un programma sul gaming online, periodo nel quale hai intrecciato collaborazioni artistiche con rappresentanti della Facoltà di Filologia romanza ed Ambasciata Italiana a Rīga. Ti sei  trasferita a Roma nel 2014 arricchendo il suo percorso professionale, formativo ed esplorativo dei vari linguaggi espressivi.

W. Perché hai scelto di fare l’attrice?

R. Quando ero molto piccola ho perso un fratello. Qualche anno dopo, a scuola, mi hanno chiesto di leggere un estratto dall’Antigone di Sofocle che vedevo per la prima volta. Erano tutti più grandi di me e mi sentivo morire al pensiero di leggere in pubblico. Leggendo apprendevo dell’impedimento alla sepoltura di Polinice. Per superare la timidezza, mi sono concentrata tantissimo su quello che stavo leggendo e devo aver applicato quello che oggi so chiamarsi “sostituzione emotiva” perché quando ho alzato gli occhi mi guardavano tutti in silenzio. Ho pensato di aver fatto qualcosa di sbagliato e mi sono seduta in un angolo, quando una ragazza mi ha passato un biglietto. Dentro c’era scritto il numero di telefono di una scuola di recitazione e la frase “devi per forza andare qui”.

W. Qual è stata la sensazione che hai provato la prima volta che sei andata in scena?

R. Vivevo la mia prima relazione importante. Il mio compagno era lì con me. Mi ha dato un bacio e mi ha spinta in scena. Quando ho visto la gente, invece di accelerare, il cuore si è calmato. Mi sentivo al sicuro.

W. Che cos’è per te l’applauso?

R. Il momento in cui cerco con lo sguardo se per caso è arrivato lo spettatore che non c’è.

W. La figura attoriale che responsabilità ha, in questo momento così difficile come la pandemia?

R. Aggiro e rigiro la domanda: come avremmo superato il primo lockdown senza Arte?

Senza ascoltare musica, guardare un quadro, utilizzare un gioco creato da un grafico, leggere un libro, vedere un film, una soap, una serie, un video o la ripresa di uno spettacolo teatrale o circense?

Forse saremmo impazziti. Eppure siamo talmente abituati ad essere circondati di arte da darlo per scontato. Come certi contadini dell’Ex Magna Grecia che rinvengono reperti archeologici nei giardini e li adoperano come sottovasi. Così è l’artista oggi in generale e l’attore nel particolare. La pandemia non ha fatto che portare alla luce la terrificante precarietà delle nostre condizioni lavorative che però era reale e tangibile anche quando stava nascosta sotto al tappeto. L’attore, in questo momento, ha una forte responsabilità innanzitutto verso sé stesso: quella di fare rete coi colleghi per farsi riconoscere e rispettare come lavoratore.

W. Cosa sceglieresti di recitare un dramma o un musical e perché?

R. Sarò sicuramente impopolare: non mi piacciono I musical. Non riesco a decifrare il codice linguistico e mi innervosisco appena si comincia a cantare. Penso invece di potermi definire melomane. In un’opera, il codice condiviso inizialmente –  secondo il quale TUTTO si esprime in musica – per me è molto più facile da seguire e dunque mi è più naturale partecipare emotivamente a ciò che vedo. Quando vivevo a Rīga, I biglietti base, all’Opera Nazionale, costavano appena 4 lat (circa 6 euro). Ci andavo spesso… ma divago. La risposta è intuibile e se potessi scegliere, in questo momento, mi piacerebbe molto lavorare su Ibsen. Possibilmente su “la donna del mare” (la mia preferita), ma non solo.

W. Se la figlia della tua migliore amica volesse fare l’attrice, cosa le diresti?

R. Innanzitutto aspetterei che chiedesse la mia opinione, poi le direi quello che hanno detto a me: “Non ti svendere, fallo solo se ti scappa come la pipì e non aspettarti che qualcuno ti insegua o ti ringrazi. Bisogna guadagnarsi tutto”.

W. Il tuo sogno nel cassetto?

R. Avere una casa mia dove far riposare I miei poveri libri, stanchi di essere impacchettati ogni tre mesi.

W. Bene cara Roberta, grazie anche a nome dei nostri lettori di Detti e Fumetti per questa bella chiacchierata.

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – Sezione Teatro – articolo del 24 gennaio 2022]

DARIO SANTARSIERO INTERVISTA MARIO TOZZI e FABRIZIO RUFO per DETTI E FUMETTI

In occasione della mostra TRE STAZIONI PER ARTE-SCIENZA che si sta tenendo al Palazzo delle Esposizioni a Roma e che terminerà il 27 febbraio 2022, abbiamo fatto qualche domanda a due illustri divulgatori scientifici: Mario Tozzi e Fabrizio Rufo.

Potete guardare l’intervista integrale facendo click QUI

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione Giornalismo – articolo del 4 gennaio 2022]

DARIO SANTARSIERO Intervista il premio Nobel per la FIsica 2021 prof. Giorgio Parisi

Ciao amici di DETTI E FUMETTI, una promessa è una promessa.

Con il nuovo anno inizieranno dei nuovi cicli di interviste in settori finora da noi mai esplorati.

Oggi vi lasciamo una anticipazione eccezionale: una intervista con il premio Nobel per la fisica 2021, il professor Giorgio Parisi che ringraziamo per questa interessante dissertazione sulla scienza e l’ignoto.

QUi il video integrale. Buona visione e a presto!

[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI – articolo del 23 Dicembre 2021]

Dario Santarsiero Alias Willy intervista Carmelinda Gentile

Cari lettori di DETTI E FUMETTI oggi abbiamo con noi Carmelinda Gentile.

RItratto di Carmelinda Gentile di FIlippo Novelli

W. Ciao Carmelinda innanzitutto ti presento. Sei nata nel 1973 a Siracusa. Muovi i primi passi nella scuola di teatro classico Giusto Monaco. Dopo il diploma e la scuola di teatro, hai deciso di trasferirti ad Amsterdam  e raggiungere i tuoi fratelli, rimanendoci per cinque anni. Poi ritorni in Italia e lavori con Luca Ronconi, Albertazzi, Piera Degli Esposti, Paola Gassman, Ugo Pagliai. Sei stata scelta per il ruolo di Beba in Montalbano, hai lavorato per molte edizioni degli spettacoli dell’Inda, hai fatto corsi nelle scuole preparando i ragazzi a partecipare al Festival dei Giovani a Palazzolo Acreide, ideato dal professor Giusto Monaco. Poi a quarant’anni ritorni ad Amsterdam e fondi una compagnia amatoriale Korego Theater group, dove insegni recitazione  a giovani italiani che vivono come te ad Amsterdam.

W. Hai sentito l’esigenza di fondare questa compagnia teatrale  perché?

C.Perché senza teatro non sono più io e perché il teatro consola chi lo fa e chi lo guarda , e chi meglio di noi che viviamo lontano ha bisogno di consolarsi e condividere momenti di bellezza .

W. Recitate in Italiano ?

C.Si  cerchiamo di essere testimoni della nostra lingua e cultura e di non perdere le nostre radici .

W. la risposta del pubblico quale è stata?

C. Abbiamo un pubblico appassionato che ci segue , sia di italiani che olandesi amanti della cultura italiana.

W. L’emozione più forte la provi sul palcoscenico o su un set cinematografico?

C. Sono due emozioni diverse , ma sicuramente il teatro da emozioni molto più forti a cui è difficile rinunciare .

W. Nella fiction “il Commissario Montalbano” interpreti prima la fidanzata poi la  moglie del vice commissario Mimì Augello, interpretato da Cesare Bocci. Cosa ti ha lasciato il personaggio di Beba?

L’ affetto del pubblico.

W. Cosa diresti a tua nipote che vuole seguire il tuo esempio?

C. Il teatro è fatto di tantissime prove, sacrifici , delusioni e rinunce ma è quel luogo non luogo dove tutto diventa possibile e dove si è veramente liberi .

W. Il tuo sogno nel cassetto?

Lo sto vivendo

W. Bene, ti ringrazio per questa chiacchierata Carmelinda anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti- sezione TEATRO – articolo del 18-12-2021]

Dario Santarsiero alias Willy intervista Luigi di Fiore

Cari lettori di  Detti e Fumetti, oggi parleremo con l’attore Luigi Di Fiore.

Ritratto di Fiore di Filippo Novelli

  W. Allora Luigi, sei nato Milano, 18 luglio 1964 Ti diplomi nel 1985 alla bottega teatrale diretta da Vittorio Gassman. L’anno successivo vieni scelto, tra 1000 candidati, per rappresentare il ruolo di Don Giovanni nell’Elvira o la passione teatrale diretta da Giorgio Strehler. L’anno successivo vieni chiamato a Roma per interpretare l’agente Quadri nella miniserie televisiva La piovra 4. Interpreti numerose fiction televisive e partecipi a film di respiro internazionale, senza abbandonare mai l’attività teatrale.Dal 1996 fino al 2001 vesti i panni di Luca De Santis nella soap spia, Marco e Laura, La ragnatela, La piovra 5 Il cuore del problema, Amanti e segreti, Cuore contro cuore, Distretto di Polizia ed Incantesimo. Nell’ottobre 2001 gi r i inol tre alcuni documentari per Geo & Geo. Dal 2009 hai interpretato il ruolo di Franco nella terza e quarta stagione de I Cesaroni. Nello stesso anno vinci il palmarès come migliore attore al Festival du cinema de Paris. Nel 2013 hai interpretato il ruolo di Druso Pollione in Barabba. Nel 2013 hai interpretato il ruolo di Corrado Muraro ne Il commissario Nardone al fianco di Sergio Assisi Nel 2013 interpreti il personaggio di Vittorio, nella fiction Rosso San Valentino. 2013 interpreti il personaggio di Giancarlo in CrossingLines Nel 2013 sei sul set di Provaci ancora prof 5 e Mani pulite.

W. Perché hai scelto di fare l’attore?

Periodicamente questa domanda mi è stata rivolta più volte nel

corso della mia carriera. La risposta più istintiva dovrebbe essere

legata alla “chiamata”. Sono stato scelto non ho scelto io. Una sorta

di vocazione religiosa, una questione dello spirito, o degli spiriti,

come avrebbe detto Louis Jouvet. Il primo spettacolo teatrale a cui

ho assistito fu il “Fanfani rapito” di e con Dario Fo. Ne rimasi incantato. Avevo 11 anni. Quel giorno mi sono detto che non avrei

immaginato altra vita se non quella che sembrava trasparire dalla “Comune” fondata da Dario Fo. Sono stato fortunato, casa mia distava dalla Palazzina Liberty, sede del Teatro della Comune, non

più di 150 metri. Dal giorno dello spettacolo cominciai a frequentarla tutti i pomeriggi. Sono diventato una specie di mascotte della comunità, la scelta, a quel punto, non era più detraibile.

Foto concessa da Luigi FIore

W. All’inizio della carriera essere scelto da Strehler tra mille

candidati che sensazione hai provato?

Dopo essermi diplomato alla “Bottega” di Vittorio Gassmann entrare

nel tempio della cultura europea diretto dal più grande regista del

‘900 significava solo una cosa. Il massimo. L’iperbole. La gioia pura.

Sono stati due anni magnifici in cui ho affinato i miei studi come mai

avrei potuto immaginare di poter fare. Gli anni più belli della mia

vita personale e professionale.

Foto concessa da Luigi Fiore

W. Che cosa è per te il talento?

Il talento è un insieme di imprinting ereditati dalla famiglia, le prima esperienze sociali, intendo proprio la scuola materna, ci includo anche le prima esperienze erotico-sentimentali con la Cinzia quando si giocava al dottore e all’infermiera e ci nascondeva nelle cantine o nei solai del condominio. Tutto questo concorre a formare una tua sensibilità rispetto ai sentimenti. Ma tutto questo non basta. Il talento per il talento non vale niente se non è sottoposto ad una

rigida disciplina dell’apprendimento, dell’approfondimento. Troppi

talenti ho visto smarrirsi per aver immaginato che bastasse solo

quello per riuscire nella professione.

W. Aver ricoperto per cinque anni il ruolo di Luca De Santis nella

soap opera Un posto al sole, cosa ti ha lasciato?

Tanto amaro in bocca. Una famiglia che ha dimenticato i suoi figli

mandati al “fronte” a combattere una guerra che scongiurasse la chiusura del Centro di produzione di Napoli. Una volta vinta la guerra era necessario rinnovare i “soldati”, tanto per rimanere nella

retorica della metafora, diritto sacrosanto, quello che risulta manchevole è la condanna all’oblio, come se tutto quello che hai fatto in 5 anni della tua vita personale e professionale non valesse

nulla.

W. Quale responsabilità ha un attore nei confronti della società?

In questo tipo di società praticamente nullo. In una comunità ideale

dovrebbe essere una figura di riferimento per tutte le nuove generazioni, a partire dalla scuola. Gli attori sono gli unici in grado

di trasmettere il sapere per via pedagogica con un forte elemento

emotivo, l’unico in grado di trascendere lo spirito di uno studente o

studentessa. Ma non lo capiranno mai.

W. Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono recitare?

Di diventare ricchi, se ancora non lo sono, trovando altre strade. Poi

potranno dedicarsi anima e corpo ad un lavoro che non esiste e non

è riconosciuto, nelle sue peculiarità da una società malata, profondamente malata, in coma direi.

W. Quale è il tuo sogno del cassetto?

La pace nel mondo ed una morte veloce, istantanea. Tra cento anni.

W. Bene Luigi grazie anche ha nome dei lettori di Detti e Fumetti

per questa bella chiacchierata

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione teatro articolo del 17 dicembre 2021]