Cari lettori di Detti e Fumetti, la regista Gloria Luce Chinellato, torna di nuovo a teatro con la sua Compagnia Gli Stupefatti, con lo spettacolo “La Ressa Dei Conti”. Scritto da Enrica Corradini.
W, Bentornata Gloria Luce, allora raccontaci di questo nuovo progetto, scritto da una nostra vecchia conoscenza: Enrica Corradini, tua madre. [vedi Detti e Fumetti – sezione Teatro – articolo del 15 agosto 2019]
G.L. Grazie Willy, si dal 9 dicembre torno in scena con la mia compagnia. Sono emozionata e spaventata insieme. Emozionata perché chi mi conosce sa quanto mi renda felice il rumore dei passi su quelle travi di legno, l’odore che si respira dietro al sipario, le voci del pubblico, i bisbigli dietro alle quinte, l’entusiasmo del gioco e l’adrenalina del “chi è di scena”. Spaventata perché dopo quasi due anni di stop forzato tornare in un teatro al chiuso, fatto di persone, di luci e di ombre mi terrorizza e galvanizza insieme. Ci verranno a sostenere nonostante il Covid? Avremo il nostro pubblico? Riusciremo anche questa volta ad uscirne soddisfatti? Esiste ancora qualcuno che va a teatro? Non lo so… ma spero veramente di sì. Quello di cui però sono certa è che Dal 9 al 12 dicembre 2021 torno in scena con la mia compagnia. Torno in scena con uno spettacolo in cui credo. Torno in scena con una squadra che ormai è più una famiglia. Torno in scena…e torno a respirare perché il teatro mi è mancato come l’aria.
La storia si svolge in un silenzioso paese ai confini con la Svizzera quattro strani personaggi intrecciano la propria vita intorno alla misteriosa morte di Amir, un venditore ambulante. La baronessa Pollovicini, accompagnata da Rocco, il suo ambiguo maggiordomo, nasconde un segreto che il ragioniere Bernasconi, uomo mite ma non troppo, avrebbe certamente voluto restasse tale. E invece.
Con il contributo della moglie Agnese, una medium dalle mille risorse, si ritrova al centro di un intrigo dai molti lati oscuri. Quattro personaggi, quattro segreti, quattro inganni destinati a sconfessare l’idea che “ingannare chi inganna non sia un inganno”. Una commedia che non intende fare la morale, ma solo strappare qualche sorriso e qualche riflessione sul fatto che a teatro come nella vita non sempre vincono i buoni. Ma spesso i cattivi perdono.
W.Molto bene, ricordando hai nostri lettori di Detti e Fumetti le date e il teatro, auguriamo tanta merda alla regista Gloria Luce Chinellato e alla sua compagnia!
info:
Dal 9/10/11 dicembre 2021 ore 20.45
Teatro Petrolini Via Rubattino 5
Info e Prenotazioni: +39 3387036899
[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI sezione TEATRO – articolo del 12 dicembre 2021 ]
Cari lettori di detti e Fumetti, oggi intervisterò l’artista Cesare Pietroiusti
W. Allora Cesare iniziamo ti introduco ai nostri lettori: laureato in Medicina con una tesi in Clinica Psichiatrica (1979), sei noto per la tua pratica fondata sulla generosità, sui paradossi delle azioni ordinarie e degli scambi economici, tra cui il rifiuto di vendere le proprie opere, e per avere contribuito a creare numerosi gruppi, spazi di ricerca e progetti collettivi.
La frequentazione di Sergio Lombardo, che nella primavera del 1977 aveva aperto il suo studio in un grande appartamento per farlo diventare uno spazio espositivo, è stata determinante nello sviluppare il tuo interesse per l’arte.
Invitato alla XII Quadriennale di Roma del 1996, rinunci ad esporre un’opera individuale per proporre una partecipazione aperta e collettiva ad artisti amici.
Nel 1999 ti è stato assegnato a Bologna il Premio Francesca Alinovi, oggi Premio Alinovi Daolio. Nel 2000 sei stato fra gli iniziatori del progetto Nomads & Residents a New York. Dal 2006 sei membro del Comitato Scientifico e co-curatore del Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti di Como; sei stato inoltre docente allo IUAV di Venezia e MFA Faculty presso LUCAD, Lesley University di Boston. Dal 2015 sei inoltre membro del comitato promotore del Forum dell’Arte Contemporanea italiana, e, dal 2018, presidente del CdA dell’Azienda Speciale PalaExpo di Roma.
W. Perché hai scelto l’arte come tuo stile di vita?
C. E’ più che uno stile, direi che è una “forma di vita”. L’ho scelta perché è quella che più di ogni altra sentivo libera dai condizionamenti delle specializzazioni e delle “capacità” professionali: io, infatti, mi sono tendenzialmente sempre sentito incapace a fare qualsiasi cosa. Col tempo, poi ho capito che l’arte come forma di vita può addirittura valorizzare le incapacità, così come gli errori, gli effetti collaterali, i fallimenti, e far diventare la loro elaborazione un vero e proprio lavoro.
W. Cosa intendi quando affermi che l’arte è provocazione?
C. Più che pro-vocare (chiamare fuori), l’arte con-voca, cioè chiama a un incontro con l’altro, che è un incontro in campo neutro, un campo né mio né tuo, un campo dove non vengono meno soltanto le specializzazioni disciplinari (e disciplinate), ma anche gli abituali modi di pensare, i rapporti fra mezzi e fini, fra cause ed effetti, fra prima e dopo.
W. In questi tempi di globalizzazione l’artista che ruolo svolge?
C. Lo stesso di sempre: è colui/colei che fa mostra e fa un lavoro della libertà di pensiero. Tutti ce l’hanno, la libertà di pensiero, ma per lo più se lo dimenticano (o meglio, nessuno glielo ricorda). Nessuno, tranne l’artista e forse il filosofo (che comunque non la prova sperimentalmente).
W. L’arte a chi appartiene?
C. A chi ha le idee per darle senso, non a chi ha i soldi per comperarla.
W. Sei presidente di una prestigiosa sede come il Palazzo delle Esposizioni di Roma, che responsabilità comporta dal punto di vista divulgativo?
C. Responsabilità grandi, grandi doti di equilibrio ed enormi e costanti rischi di fraintendimento. Poiché i media, quelli che si occupano della divulgazione (strana parola, no?), non sono interessati alla libertà, al pensiero critico, all’emancipazione, ma soltanto a quella fastidiosa caricatura del discorso che è il pettegolezzo, lo scandalo che produce pruriginose forme di vasildilatazione generalizzata per cinque minuti, e poi non lascia nulla.
W. Ora al Palazzo delle Esposizioni c’è una nuova mostra, promossa da Roma Culture, ideata e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo “Tre Stazioni per Arte-Scienza” ce ne vuoi parlare?
Palazzo delle Esposizioni, Roma
C. E’ un grande progetto che cerca di dimostrare che forza del ragionamento, bellezza estetica, paradossi, storia e incertezze possono convergere e trovarsi in un territorio intermedio fra loro, laddove nuovo senso si costruisce, a sorpresa dei singoli specialisti. Una grande mostra che tutti gli studenti, tutte le persone curiose, o potenzialmente tali – insomma tutti e basta – dovrebbero venire a visitare.
W. Qual è il tuo sogno nel cassetto?
C. Tornare a fare l’artista a tempo pieno…
W. Bene, grazie caro Cesare anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti per questa bella chiacchierata.
[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE – articolo del 3 novembre 2021]
La gran parte della fortuna di Chagall è legata alla rappresentazione dell’amore fluttuante nell’aria, quello tra lui e Bella; un amore sospeso che si distacca dal terreno, fuga dalla realtà quotidiana, sublime e ultraterreno.
Chagall-sulla città 1917
Pochi sanno che, con molta probabilità, l’ispirazione della famosa “icona chagalliana” deriva da un’opera molto meno nota ma non meno poetica il dipinto di Paolo e Francesca di Giuseppe Frascheri,
Dante e Virgilio incontrano Paolo e Francesca, olio su tela, 1846, Civica Galleria d’Arte Moderna Savona.
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE – articolo del 2 novembre 2021]
Marco Antonio, il triumviro romano che sposò Cleopatra e che fece la guerra civile contro l’altro triumviro Ottaviano (perdendo), un giorno venne lungamente attaccato in senato da Cicerone (l’attacco, le Filippiche, sono oggi sinonimo di lunghezza). L’attacco fu cosi aspro e duro, oltre che lungo che Marco Antonio alla fine perse la pazienza e fece uccidere Cicerone. Gli fece tagliare le mani perché avevano scritto le filippiche e la testa perché le avevano pensate, poi, come era usanza, la mano destra e la testa vennero esposte sui rostri nel foro. E la mano sinistra vi chiederete? Non se ne seppe più nulla per moltissimo tempo. Ebbene narra la leggenda che i romani chiamassero “la mano di cicerone”, la mano che apparve sulla sommità del palazzo in via dei cerchi (del circo) di fronte al Circo Massimo a Roma, il Garum, l’attuale sede del museo della Cucina (imperdibile, da vedere insieme alla fantomatica mano).Di fronte alla sede della Borsa a piazza affari, Palazzo Mezzanotte, in stile architettonico di epoca fascista, a Milano, Cattelan realizzò una installazione provvisoria: L.O.V.E. (Libertà Odio Vendetta Eternità) a forma di mano si dice nell’atto del saluto romano, per richiamare, sempre ad interpretazione di alcuni, lo stile del palazzo che gli si presentava innanzi. Immaginò’ che, come capita spesso ai reperti romani, il tempo l’aveva erosa. Solo il dito medio si era salvato. Era il tempo della grande crisi finanziaria globale 2008-2011. Il dio denaro, che aveva sede nel palazzo della borsa, stava fagocitando l’umanità. Il “gesto” alcuni pensarono essere indirizzato a lui. La statua doveva rimanere li per soli 14 giorni. Invece ancora oggi è li. Cattelan fu contento di questo fatto e, la leggenda narra, che in una intervista un giorno disse: “Un giorno ricorderanno il mio dito che sfida il dio denaro come oggi si ricorda la mano di Cicerone, eroico pensatore che perse la vita per salvare la repubblica sfidando il tiranno Marco Antonio.
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE – articolo del 31 ottobre 2021]
LA RECENSIONE DI DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI
Nella Divina Commedia Dante fa precipitare le anime dei truffatori, o, come si definivano al suo tempo: fraudolenti, nelle Male bolge. E’ il nome dato all’ottavo cerchio dell’Inferno, nel quale sono puniti tutti coloro che attentano in vari modi alla buona fede delle persone. Evidentemente anche nell’antichità, ingannare il prossimo era un peccato gravissimo.
Ma i truffatori esercitano nell’opinione pubblica anche un certo fascino, che il cinema italiano e holliwoodiano ha esaltato con film memorabili. La formidabile squadra di autori: Daniele Caluri, Emanuele Sciarretta, Katja Centomo, Marco Caselli e Massimo Picozzi ha dato una piega originale e diversa alla figura del truffatore.
Indicano a chi legge la strada che percorre una esperta truffatrice mentre tesse la tela dove invischiare le sue malcapitate vittime. Il sorprendente finale lascia trasparire come sia possibile, cadere nella trama, senza sospettare nulla.
A presto con un nuovo episodio de i 7 CRIMINI edito da TUNUE.
[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione letteratura e fumetto – articolo del 14 ottobre 2021]
Cari amici di DETTI E FUMETTI, continuano le interviste a Giornaliste /i per il ciclo Giornalismo tra tecnica e passione ; oggi è il turno della mia amica Ariela Bozzaotra; Ariela ha alle spalle anni di giornalismo. Voglio intervistarla per capire cosa l’ha spinta verso questa professione.
Ariela – illustrazione di Filippo Novelli
W. Buongiorno Ariela, parliamo un po’ di te. Allora, dopo gli studi di Giurisprudenza a Messina, hai deciso di diventare giornalista. Inizi a scrivere articoli per una rivista reggina, La Provincia, e per una romana di matrice cattolica. Nel 1998 ti sei trasferita a Roma. A fine 2005 hai iniziato a scrivere per il mensile romano “Il Faro” ed hai continuato per ben 15 anni; ti sei ritagliata la rubrica fissa dell’arte, dedicata alle principali mostre capitoline, e successivamente quella degli animali. Hai scritto anche di trasporti e mobilità, di urbanistica locale e articoli di carattere intimista.
W.: Chi o cosa ti ha spinto verso il giornalismo?
A.:In realtà nessuno mi ha spinto verso il giornalismo. E’ sempre stato un mio vecchio sogno nel cassetto dettato dal mio amore innato per la scrittura come forma di comunicazione alternativa alla parola, sicuramente meno immediata ma più riflessiva. Questo sogno l’ho realizzato nel 2008 quando ho conseguito il tesserino di giornalista, dopo 3 anni di duro lavoro. E’ stata per me una grande soddisfazione e un modo per mettere un punto nella mia vita. La motivazione era veramente forte per me per cui mi sono buttata a capofitto in questa nuova avventura senza pensarci, poiché credo fermamente che il treno dei nostri desideri passi una sola volta nella vita.
W.: Internet che ruolo ha nella vita del giornalista?
A.: Il giornalismo attuale è ovviamente molto diverso da quello di un tempo poiché gli strumenti tecnologici a disposizione del giornalista sono nettamente diversi e superiori, per cui nessun operatore mediatico può prescinderne. Ovviamente bisogna fare un buon uso degli attuali mezzi tecnologici e soprattutto di Internet, ove si trova veramente di tutto e di più. E’ onere del buon giornalista essere molto selettivo nella scelta delle fonti e nella divulgazione delle notizie attraverso il web, che deve essere solo un canale di comunicazione ma non l’unico canale mediatico.
W. Secondo te il giornale cartaceo verrà sostituito definitivamente da quello virtuale?
A.: Credo che nel lungo termine potrebbe accadere che il giornale cartaceo venga sostituito totalmente da quello virtuale, ma non prima che si estingua la vecchia generazione di anziani. Quando noi diventeremo anziani saremo avvezzi all’uso di internet diversamente dagli anziani attuali, per cui l’uso del cartaceo, nonostante il suo fascino e che abbia anche un costo elevato in termini di grafica e soprattutto di tipografia, potrebbe non avere alcun senso. Allo stato attuale molti giornali meno noti hanno optato solo per il virtuale per abbattere i costi.
W. :Ti sei dedicata al giornalismo culturale, perché?
A. : In realtà è stato un caso che mi sia dedicata all’arte come argomento principale dei miei articoli dopo aver conseguito la tessera stampa. Fino ad allora avevo scritto un po’ di tutto: trasporti e mobilità, urbanistica, l’estate romana, i principali avvenimenti all’interno dei vari Municipi di Roma. Ho sempre amato la cronaca nera e la criminologia, ma non ho mai avuto occasione di trattare questo argomento. Di contro, il mio innato amore per il bello, per gli stili architettonici, per l’arredamento di lusso mi ha indotto ad avvicinarmi alle mostre d’arte a tal punto da ritagliarmi una rubrica personale, in cui per anni ho descritto le principali rassegne capitoline e le ho anche votate secondo alcuni parametri logistici ed estetici. La mia rubrica ha avuto un certo seguito, benché elitaria, ed è stata per me fonte di grande arricchimento culturale.
W. : L’intervista con un artista cosa ti lascia?
A. :Se si parte dal presupposto che un artista è un soggetto ipersensibile e al di fuori della massa, interfacciarsi con un artista è sempre un’esperienza appagante e fortemente sensoriale e fonte di grande arricchimento. Da persona molto sensibile, al di sopra dei canoni e molto comunicativa, non ho mai avuto problemi a empatizzare con un artista. Per me è stato un po’come guardarmi allo specchio, sebbene non possegga le capacità creative e manuali di un artista, bensì il temperamento e il pathos.
W. :Cosa dire ad una ragazza che vuole intraprendere la tua carriera?
A. Direi di essere davvero motivata e di iniziare molto giovane in modo da avere molte più possibilità di lavorare di quelle che ho avuto io. Di farsi conoscere il prima possibile e di rimanere sempre al di sopra delle parti, come ogni buon giornalista dovrebbe sempre essere, pur lavorando per testate di diverso colore. Credo che consiglierei la vecchia scuola di giornalismo di Biagi, Zavoli, Montanelli, come punto di partenza per fare al meglio questo lavoro.
W. : Quale è il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno nel cassetto era di diventare giornalista e lavorare per una buona testata o in tv. Ne ho realizzato solo il 50% o meno, diventando una specie di giornalista senza portafoglio, ma con gli obblighi professionali della categoria. Anche il mondo del giornalismo è oramai saturo e non esente da compromessi e segnalazioni.
W. Bene, grazie Ariela anche a nome dei lettori di “Detti e fumetti”!
A.Grazie a te Dario per la tua disponibilità e amicizia e grazie ai lettori di “Detti e fumetti” e ai miei vecchi e affezionati lettori della rubrica di arte de “Il Faro”.
[Dario Santarsiero per DEITTIE FUMETTI – sezione letteratura e giornalismo- articolo del 22 settembre 2021]
Oltre venti artisti ricordano, con la loro arte e con il loro affetto, Tuono Pettinato, uno degli artisti più geniali degli ultimi anni.
Galleria SpazioCima – Dal 27 al 30 settembre a Roma la mostra-evento “Tuono il magnifico” in ricordo del fumettista Tuono Pettinato
In mostra le opere di Daniela Sbrana, Giuseppe Palumbo, Stefano Piccoli, Simone Tempia, Valerio di Benedetto, La Tram, Mario Natangelo, Massimo Pasca, Daniela Durisotto, Antonio Pronostico, Guendalina Barbieri, Luca Ralli, Yasmine Elgamal, Manuel De Carli, Antony La Selva, Roberto Selvaggi, Massimo Perna, Mauro De Luca, Alessandro Arrigo, Michele Zangirolami, Manuel De Carli
Tuono Pettinato – illustrazione tributo di Filippo NOVELLI -catalogo Mostra 27-30 settembre SpazioCima Roma
Lunedì 27 settembre, in occasione di quello che sarebbe dovuto essere il suo 45esimo compleanno, inaugura presso la Galleria SpazioCima di Roma la mostra collettiva “Tuono il magnifico”. Circa venti artisti che ricordano, con la loro arte e con il loro affetto, Tuono Pettinato, uno degli artisti più geniali degli ultimi anni. Lo spazio, nel cuore del quartiere Coppedè, in cui l’artista pisano è stato protagonista di numerose mostre e workshop, ospiterà fino al 30 settembre una mostra-evento che raccoglierà tutti i principali omaggi che numerosi esponenti della comunità artistica nazionale ha rivolto alla memoria dell’artista. Saranno, inoltre, presenti alcuni lavori inediti di Tuono.
Scopriamo chi è TUONO PETTINATO
Scomparso lo scorso 14 giugno, ad appena quarantaquattro anni, Andrea Paggiaro aka Tuono Pettinato (Pisa, 27 settembre 1976 – Pisa, 14 giugno 2021), è stato fumettista, illustratore e musicista, ma soprattutto uno dei narratori più profondi e arguti dell’Italia contemporanea. Non è un caso che dopo la sua dipartita egli sia stato, giustamente, ricordato alla Camera dei Deputati in un intervento ad hoc dell’onorevole Sensi come “uno degli intellettuali più rilevanti di questa nostra stagione” e che lo stesso Ministro della Cultura Franceschini lo abbia celebrato come “autore brillante” e generoso. Insieme ai fumettisti Ratigher, LRNZ, Dottor Pira e Maicol & Mirco creò il collettivo Super Amici, con cui pubblicò le riviste Hobby Comics e Pic Nic. Dal 2013 collaborò con il sito Fumettologica e nel 2014 fu premiato come miglior autore unico a Lucca Comics Games. Ha inoltre collaborato con le riviste Repubblica XL, Animals e Linus.
Foto di Daniela Durisotto e Filippo Novelli – con alcuni articoli della Stampa Nazionale
DOVE SI TIENE LA MOSTRA: SPAZIO CIMA -Via Ombrone, 9, 00198 Roma RM
Orari della galleria: vernissage dalle 17 alle 21, gli altri giorni dalle 15:30 alle 19:30. Ingresso libero.
SPAZIO CIMA
Spazio Cima nasce a Roma, in uno splendido palazzo del quartiere Coppedè, come spazio polifunzionale, adatto per 12 mesi l’anno ad ospitare ogni genere di evento nel campo dell’arte della comunicazione e dell’immagine. Uno spazio versatile per organizzare esposizioni artistico-culturali, meeting di comunicazione, conferenze stampa, seminari e workshop, corsi di disegno, corsi di pittura, showroom, temporary office, editorial office. Lo Spazio Cima affitta i propri spazi anche per eventi privati.
[Filippo NOvelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fumetto – articolo del 22 settmebre 2021]
Cari amici di Detti e Fumetti oggi intervistiamo l’attore Roberto Zibetti.
Allora Roberto, sei nato a Summit, 11 marzo 1971 nel New Jersey, da genitori italiani, sei cresciuto a Torino. Nel 1990 debutti in teatro con [Gli ultimi giorni dell’umanità], regia di Luca Ronconi; in seguito lavori anche per il cinema e la televisione. Oltre a lavorare come attore, sei anche regista teatrale. Dopo aver debuttato sul grande schermo, sotto la regia di Francesco Calogero, con il film [Nessuno 1992], lavori con altri registi importanti come: Klaus Maria Brandauer, Bernardo Bertolucci e Giacomo Battiato; con quest’ultimo reciti in [Cronaca di un amore violato 1996], in cui hai il tuo primo ruolo da protagonista.
Tra il 1997 e il 2001 sei tra gli interpreti principali dei film [Il carniere, Radio freccia], regia di Luciano Ligabue, [A casa di Irma], [Non ho sonno], regia di Dario Argento; inoltre partecipi al film [I cento passi 2000], diretto da Marco Tullio Giordana. Nel 1998 debutti in televisione nella miniserie tv [Trenta righe per un delitto], regia di Lodovico Gasparini. Successivamente lavori in altre fiction tv, tra cui: [Distretto di polizia 2 2001], [Incantesimo 6 2003], la miniserie [Attacco allo Stato 2006], regia di Michele Soavi, la serie di Rai 3, [La squadra 8 2007] e [Il commissario De Luca 2008], regia di Antonio Frazzi.
Continui con il cinema con [Pasolini 2014], regia di Abel Ferrara [Shades of Truth 2015], regia di Liana Marabini – Condor Pictures [Ho ucciso Napoleone 2015], regia di Giorgia Farina AFMV – [Addio fottuti musi verdi 2017], regia di Francesco Ebbasta [Cobra non è 2020], regia di Mauro Russo
W. Quando hai capito che volevi essere un attore?
foto di Roberta Krasnig
Ero molto giovane, mi appassionai al teatro durante gli anni del liceo. Mi piaceva imparare a memoria testi e poesie. Leggevo, appassionandomi molto, le biografie degli attori del passato, la Duse, Jouvet, Copeau, Stanislavskij. Facevo una scuola di recitazione il pomeriggio e tutti gli stages che mi capitavano a tiro, in Italia e all’estero. Successe poi tutto molto velocemente. Prima Ronconi, poi il Teatro dell’Elfo dove feci il mio primo protagonista nel Risveglio di Primavera. Con Il Campiello di Strehler al Piccolo, mi trovai a recitare addirittura nella storica sala dell’Odeon a Parigi. Ricordo l’effetto che mi fecero quei camerini che sembravano delle suites d’albergo, coi divani di velluto rosso su cui riposarsi. Dai 19 anni ero praticamente sempre in tournée d’inverno e sul set d’estate. A 26 anni girai Io Ballo da Sola con Bertolucci e un cast internazionale. Furono anni intensissimi e mi fu evidente che quella sarebbe stata la mia strada.
W. in Cronaca di un amore violato 1996, hai il tuo primo ruolo da protagonista cosa hai provato?
foto di Roberta Krasnig
Avevo 23 anni, era il 1994; non fu facile trovare il giusto distacco da un personaggio così complesso e da una storia molto dolorosa. Giacomo Battiato seppe guidarmi con grande delicatezza e attenzione ed io gli fui molto riconoscente. Col tempo, grazie all’esperienza e alla tecnica, si impara che anche le più nascoste e profonde contraddizioni dell’animo umano possono e devono essere raccontate da un attore in modo molto intenso ma restando consapevoli che si tratta di un gioco, seppur con contenuti a volte drammaticamente seri. E’ ad esempio il caso del personaggio di Massimo Giuseppe Bossetti che interpreto nel film Yara di Marco Tullio Giordana, che uscirà in autunno su Netflix.
W. Passare dal teatro alla televisione cosa ha comportato?
foto di Roberta Krasnig
In realtà per quanto mi riguarda il gesto tecnico di recitare non è diverso, che si tratti di televisione, di cinema o di teatro. Semmai è una questione di dimensione. In televisione le accortezze da tenere presenti sono semplicemente diverse e riguardano direi soprattutto la capacità di mantenere concentrazione e divertimento pur tra mille variabili. La macchina da presa è uno spettatore esigente ed implacabile, coglie anche le minime sfumature. Spesso i ritmi televisivi sono molto veloci e raramente si fanno delle vere prove: bisogna dunque arrivare preparatissimi per “giocare” al meglio con i colleghi e il regista fin dal primo take. Come quella del palco, a me piace molto l’atmosfera del set ed ho grande ammirazione per il lavoro di tutte le maestranze, dunque il passaggio di cui mi chiedi mi è sempre risultato molto naturale, ogni nuovo lavoro mi sembra un’occasione di crescita.
W. Roberto Zibetti regista, ce ne vuoi parlare?
foto di Roberta Krasnig
Nel 1996 ho fondato una compagnia teatrale con altri colleghi, si chiamava ‘O Zoo No, con cui ho prodotto, diretto o co-diretto numerosi spettacoli proprio con l’obiettivo di imparare la complessa arte della regia teatrale, partendo dagli assunti della ricerca novecentesca, che riguardano di base un approccio collettivo alla creatività. Non è facile mettere insieme le grandi individualità che contraddistinguono il mondo artistico, ma quando ci si riesce i risultati sono a mio avviso strepitosi. Ho diretto un cortometraggio Green (Acerbo), girato in 16mm, mischiando membri della mia famiglia e attori professionisti: dirigere un set è un’esperienza magica ed esaltante, anche se spesso faticosissima. Più recentemente ho messo in scena dei lavori di poesia da me interpretati: La Gerusalemme Liberata del Tasso in versione pop-rock ( Gerusalemme Unplugged) con la musica dal vivo del chitarrista Giorgio Mirto accompagnato da Celesete e Placido Gugliandolo dei Moderni; lo scorso maggio al Cafemuller di Torino “Una luce nella selva oscura”, il primo canto dell’Inferno di Dante ambientato in un affascinantissimo paesaggio sonoro, opera di Raffaele Toninelli. Se vi interessa, quest’ultimo lo trovate on demand sulla piattaforma niceplatform.eu, corredato da un’intervista sul mio percorso di attore.
W. Il teatro che ruolo ha nella società?
Il teatro per la società ha il ruolo di uno specchio. E’ lo stesso anche per il cinema e per tutte le nuove tecnologie di rappresentazione, che vanno moltiplicandosi esponenzialmente per numero e tipologia. Anche i social network sono uno specchio, anche se certo molto caleidoscopico e un po’ folle. Il teatro, essendo uno spazio concreto, a cui si può accedere fisicamente, con dei corpi vivi da guardare e percepire, rende ancora più esplicito il suo essere una terra di frontiera, un luogo ‘altro’ dove guardare a noi stessi e ai nostri comportamenti. Il buio e il silenzio che regnano su un palco prima dell’inizio di una rappresentazione ci riportano ad una certa ritualità che, se accortamente corredata di bellezza e poesia, può essere di grande aiuto a farci sentire vivi in mezzo ai nostri simili in quest’epoca sempre più frenetica, individualistica e virtuale.
W. Di fronte ad un gruppo di giovani attrici e attori cosa consiglieresti?
Mettetevi insieme e sperimentate il più possibile. Se da un lato è importante essere consapevoli della propria originalità e del proprio talento, alla fine è nel confronto con l’altro da sé che questa originalità trova il terreno più fertile per crescere e brillare. Lavorate sodo al vostro percorso individuale ma mantenete curiosità e affetto per ciò che sta fuori da voi. Le nuove piattaforme televisive offrono infinite e preziose possibilità di lavoro e di carriera, che è giusto ricercare, ma l’arte della recitazione richiede tempo e volontà di approfondire. Fate una buona scuola e mantenetevi umili e desiderosi di apprendere, mettendovi in gioco senza paura appena ne avete occasione.
W. Il tuo sogno nel cassetto?
Interpretare un musicista classico in un film o una serie.
W. Bene caro Roberto, grazie anche a nome die lettori di Detti e Fumetti, per questa interessante chiacchierata
[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE CINEMA – ARTICOLO DEL 7 SETTEMBRE 2021]
Amici di DETTI E FUMETTI anche quest’anno vi proponiamo una fantastica idea per gite di un giorno in UMBRIA
In un periodo dove si è alla ricerca di luoghi ameni e poco frequentati per i noti motivi; in un periodo dove il “TURISMO DI PROSSIMITA” ci sta dando modo di scoprire quanto L’ITALIA sia ricca di luoghi incantevoli da visitare in un giorno, l’UMBRIA è la regina per la sua posizione baricentrica nello stivale e la sua ricchezza di borghi medievali e parchi tematici.
Tra SPOLETO e FOLIGNO, lungo la via Flaminia sgorgano dalla roccia le FONTI del CLITUNNO, uno splendido parco naturalistico che affonda le sue origini nella notte dei tempi. Già noto ai Romani per le sue acque sacre, consacrate al dio Giove Clitunno, una volta navigabili fino al Tevere, il Parco venne ristrutturato dal Conte Paolo Campello della Spina nella seconda metà dell’ottocento e da allora ha mantenuto l’aspetto che attualmente possiamo ammirare.
Ricco di trote, oche e cigni il parco è una vera e propria oasi di pace nel cuore dell’Umbria. Una tappa obbligata per poeti e artisti di ogni epoca.
Fra tutti ricordiamo il passaggio di Virgilio che lo cita nelle sue Georgiche, Corot, Byron che vi sosta nel Tour in giro per le bellezze italiane fino ad arrivare a Giousuè Carducci che gli dedica la famosa ode alle fonti del Clitunno appartenente al Ciclo delle Odi Barbariche.
[…] Salve, Umbria verde, e tu del puro fonte nume Clitumno! Sento in cuor l’antica patria e aleggiarmi su l’accesa fronte gl’itali iddii.[…]
Dopo la sosta in uno dei tipici ristoranti di pesce riprendiamo la gita in direzione NORCIA. Dopo poche decine di chilometri entriamo nella Valnerina costellata di castelli e borghetti medievali. Tra tutti spicca il paesino di Vallo del Nera.
Nascosto agli sguardi dei passanti lungo la valle, con una cinta muraria perfettamente conservata e attualmente ancora abitata, Vallo del Nera è una vera e propria scoperta. Un tesoro che spunta dai boschi e si erge a guardia della valle. Si narra fosse abitato già dal IV a.C. da tribu’ di origine celtica e in seguito (VI d.C.) da cristiani fuggiti dalla Siria. Dal XII secolo entra a far parte dei territori di Spoleto.
Ne sono testimonianza le splendide chiese che punteggiano il borgo e lo pongono tra i borghi piu’ belli di Italia. Una tappa imperdibile per il nostro Turismo di Prossimità .
Alla prossima perla dell’Umbria.
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione ARTE – articolo del 11 agosto 2021]
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