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Al Mattatoio il Master Arti Performative e Spazi Comunitari si apre al pubblico con talk, incontri, percorsi e performance

Amici esco dalla mia comfort zone (il teatro) per ricordarvi di una bella
iniziativa che si terrà a Roma a partire dal 23 febbraio nella splendida location del Mattatoio di Testaccio: il Master di Arti Performative e Spazi Comunitari 

willy
E’ una occasione da non perdere specialmente per le fantastiche performance ma anche per gli interessanti incontri e laboratori di giovani artisti che si terranno tra febbraio e marzo. Il tutto sarà gratuito! Lasciate qui i vostri commenti

Willy il Bradipo

 

 

Comunicato stampa a cura di

sponsor

A febbraio inizia la programmazione degli appuntamenti aperti al pubblico e gratuiti
Roma, 19 febbraio 2020 – Arte, performance, architettura, comunità e condivisione con il
territorio: sono questi gli ingredienti che daranno vita alle attività del Mattatoio nei prossimi
mesi. In occasione del Master annuale di II livello Arti Performative e Spazi Comunitari
(PACS), la Pelanda sarà luogo di scoperta e incontro ospitando il lavoro di circa 30 fra artisti,
curatori e ricercatori internazionali e proponendo oltre all’offerta formativa rivolta agli
studenti, un programma di incontri, talk, e performance, rivolto a tutti e gratuiti, in un dialogo
costante con gli altri spazi dell’Azienda Speciale Palaexpo.
Ha preso avvio a gennaio, negli spazi del Mattatoio, il Master annuale di II livello Arti
Performative e Spazi Comunitari (PACS), il primo percorso di alta formazione in Italia che
coniuga l’approfondimento dei linguaggi artistici e la ricerca in campo performativo con
l’attivazione dello spazio pubblico e del territorio urbano. Realizzato grazie alla
collaborazione tra l’Azienda Speciale Palaexpo e il Dipartimento di Architettura
dell’Università degli Studi Roma Tre, diretto da Cesare Pietroiusti, Presidente Azienda
Speciale Palaexpo e Francesco Careri, docente del Dipartimento di Architettura
dell’Università degli Studi Roma Tre, con il coordinamento generale e l’ideazione della
drammaturgia didattica di Ilaria Mancia, il coordinamento della sezione Spazi comunitari di
Natalia Agati, il Master si svilupperà, da gennaio fino a novembre 2020, attraverso una
prassi di ricerca e studio che coinvolgerà artisti e operatori nazionali e internazionali.
Seminari teorici e momenti di sperimentazione laboratoriale contribuiranno ad approfondire
il percorso didattico in un’ottica di scambio e di costruzione di una visione creativa e critica,
sostenendo una ricerca interdisciplinare di eccellenza nel campo delle arti performative.
Oltre 120 persone hanno inviato la richiesta di partecipazione e tra queste ne sono state
selezionate 36. L’Azienda Speciale Palaexpo per garantire una maggiore accessibilità al
Master ha messo a disposizione 20 borse di studio.
Un percorso innovativo, che va ben oltre l’offerta formativa indirizzata agli studenti iscritti, e
che abiterà tutti gli spazi del Mattatoio, aprendosi verso l’esterno e innestandosi nel territorio
cittadino con un programma che includerà a ingresso gratuito i talk e gli incontri tenuti dagli
artisti e docenti, oltre che gli esiti dei diversi laboratori, e con un calendario di performance
presentate da alcuni degli artisti coinvolti nel master. Una duplice linea di apertura e
programmazione pubblica, nella quale prende corpo un’idea di formazione diffusa, porosa
e in costante dialogo con l’esterno, in cui la pratica e la teoria si intrecciano tra loro.
Antico porto romano, luogo di feste e carnevali medievali, zona industriale all’interno di un
quartiere operaio, il Mattatoio di Testaccio è storicamente sede di pratiche e scambio di
saperi artigianali e oggi luogo denso di attraversamenti e co-abitazione tra realtà differenti:
le aule della Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre e
dell’Accademia di Belle Arti, il Centro Anziani di Testaccio, la Scuola Popolare di Musica, il
Centro Culturale Curdo “Ararat”, fino ai grandi spazi espositivi dei Padiglioni 9a e 9b,

passando per i tanti festival che ogni anno occupano temporaneamente la Pelanda: Short
Theatre, Romaeuropa Festival, Nuova Consonanza, ecc.
L’intento di PACS è farsi occasione per una trasformazione e attivazione in senso
comunitario del Mattatoio, rendendolo sempre più cuore pulsante dell’attività culturale
dedicata al contemporaneo di Roma, crocevia di lingue, culture e linguaggi, hub aperto e
abitato da comunità in dialogo tra loro, in cui possano crearsi le condizioni ideali per far
fiorire la sperimentazione, la produzione e la ricerca artistica, oltre che nuovi modi di vivere
la città.
Organizzeranno parte delle attività del Master artisti, ricercatori, docenti, curatori tra i più
rilevanti nel panorama delle arti contemporanee – come Alessandro Sciarroni, Leone d’oro
alla carriera alla Biennale Danza 2019, Stefan Kaegi del collettivo Rimini Protokoll,
vincitore, tra i tanti riconoscimenti internazionali, del Premio Ubu 2018 per il miglior
spettacolo straniero in Italia, Agrupación Señor Serrano, compagnia Leone d’Argento alla
Biennale di Venezia 2015, Silvia Bottiroli, ex-direttrice artistica di Santarcangelo Festival
e ora direttrice del DAS Theatre di Amsterdam, Daniel Blanga Gubbay, co-direttore
artistico del prestigioso Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles, Andrea Lissoni neo direttore
della Haus der Kunst di Monaco e, ancora Muta Imago, Chiara Camoni, Francesca Grilli,
Daniela Angelucci, Simone Pappalardo, Ilaria Bussoni, Julie Faubert, Daniele
Roccato, ecc. – e della progettazione architettonica internazionale, come Germán
Valenzuela e Stalker, guideranno i partecipanti nell’esplorazione dei linguaggi performativi
di teatro, musica, danza, architettura e arti visive, verso forme inedite di ricerca
interdisciplinare e nell’osservazione delle potenzialità dei luoghi attraversati, per sviluppare
modalità di rigenerazione e inventare inediti modelli di uso dello spazio urbano attraverso
l’intervento artistico, condividendo con il pubblico i processi, le fasi di lavoro, i risultati.
Si apriranno le porte al pubblico con l’arrivo a Roma il 23 febbraio di Stefan Kaegi che
approfondirà la storia e le tecniche del potente teatro documentario imbevuto di realtà del
famoso collettivo Rimini Protokoll e mostrerà il lavoro svolto con gli studenti. A seguire
l’artista belga Benjamin Verdonck, apprezzato a livello internazionale e reduce dalla prima
mondiale del suo nuovo lavoro, presenterà tre performance dei suoi magici teatri in
miniatura.
Seguirà l’indagine del corpo performativo, esplorando il rapporto tra immobilità e pittura, dell’
“Accademia dell’immobilità” di Luigi Presicce, quello tra voce, corpo e racconto in Gola di
Chiara Guidi, quello tra danza e spazio-tempo non teatrale di Annamaria Ajmone o,
ancora, l’immersione nella ripetizione del movimento di Alessandro Sciarroni. Si
attraverseranno le esplorazioni partecipative di Stalker, l’ideazione di strutture
architettoniche che permettono ai corpi di agire lo spazio dell’architetto cileno Germán
Valenzuela, nonché la pratica sensoriale dell'”immaginario della città sensibile” proposta da
Alain Michard.
Si scoprirà la scrittura di una drammaturgia fatta di immagini attraverso i dispositivi digitali e
gli oggetti di Agrupación Señor Serrano, e molto altro. Tutti gli eventi saranno a ingresso
gratuito.
Tessendo inoltre delle reti con le altre istituzioni culturali della città – quali il Teatro di Roma
– Teatro Nazionale, Istituto Svizzero, Academia Belgica e Reale Accademia di Spagna a
Roma – da febbraio a novembre il Mattatoio, e in particolare la Pelanda, sarà abitato da un
vasto ed eterogeneo panorama di linguaggi, visioni e pratiche, con cui potrà entrare in

contatto la città intera, nella convinzione che linguaggio artistico, architettura e comunità
siano alleati nell’agire sulla realtà.
Il programma delle attività aperte al pubblico è a cura di Ilaria Mancia.
CALENDARIO EVENTI APERTI AL PUBBLICO
FEBBRAIO – MARZO
Ingresso gratuito
(In programmazione gli appuntamenti da aprile a novembre)
• 23 FEBBRAIO | ore 18:00 | On transplanted performers and remote controlled
audiences- lecture di Stefan Kaegi – Rimini Protokoll – Ingresso gratuito fino a
esaurimento posti
• 28 FEBBRAIO | ore 19:00 | Local World – apertura del laboratorio tenuto da Stefan
Kaegi – Rimini Protokoll
a seguire incontro con Daniel Blanga Gubbay (co-direttore artistico
Kunstenfestivaldesarts) – Ingresso gratuito fino a esaurimento posti
• 6, 7 MARZO – 3 performance di Benjamin Verdonck
6 marzo
h.19.00 One more thing
h.19.30 Gille learns to read
h.20.00 Waldeinsamkeit
7 marzo
h.18.30 e 20.30 One more thing
h.19.00 e 21.00 Gille learns to read
h.19.30 e 21.30 Waldeinsamkeit
Ingresso gratuito – posti limitati, prenotazione obbligatoria a
prenotazioni.mattatoio@palaexpo.it
• 12 MARZO | ore 19:00 | apertura del laboratorio Teatro da tavola e azioni nello
spazio urbano tenuto da Benjamin Verdonck – Ingresso gratuito fino ad
esaurimento posti
GLI ARTISTI
Stefan Kaegi produce spettacoli di teatro documentario, programmi radiofonici e opere in
ambiente urbano, in una varietà diversificata di collaborazioni. Utilizzando ricerche,
audizioni pubbliche e processi concettuali, dà voce a “esperti” che non sono attori formati
ma hanno qualcosa da dire. Insieme a Helgard Haug e Daniel Wetzel, sotto il nome Rimini
Protokoll, co-realizza opere di teatro documentario e installazioni.
Rimini Protokoll è un collettivo di autori e registi tra i più importanti degli anni 2000, vincitori,
tra gli altri riconoscimenti internazionali, del Premio Ubu 2018 per il miglior spettacolo
straniero in Italia con Nachlass, presentato a Roma da Short Theatre e Romaeuropa

Festival. Le loro opere si collocano nel regno del teatro, del suono e della radio, del cinema
e dell’installazione, in un continuo sviluppo degli strumenti espressivi per trovare prospettive
insolite sulla realtà ordinaria
On transplanted performers and remote controlled audiences
Come mettere in scena dei ready-made viventi e ricontestualizzare degli esperti sul palco?
Benvenuti nella zona grigia tra realtà e finzione. Permettete a dei materiali documentari e a
degli interventi teatrali di accompagnarvi all’interno di argomenti complessi, come il
cambiamento climatico e le politiche dell’Europa. Stefan Kaegi mostrerà e commenterà
alcuni brevi estratti video dalle recenti produzioni della compagnia Rimini Protokoll,
introducendo al pubblico e agli studenti la propria pratica artistica, ragionando intorno ai
meccanismi del teatro documentario e della rappresentazione mediata da dispositivi
tecnologici.
Daniel Blanga Gubbay vive a Bruxelles, dove lavora come curatore e ricercatore. È
attualmente alla direzione artistica del Kunstenfestivaldesarts a Bruxelles, insieme a Dries
Douibi e Sophie Alexandre. Ha conseguito la laurea specialistica con Giorgio Agamben
presso IUAV, Venezia, e un dottorato in Studi culturali a Palermo. Nel 2014 ha avviato
Aleppo, una piattaforma curatoriale con sede a Bruxelles per programmi pubblici di
performance e pratiche discorsive. Tra i recenti programmi curati: Can Nature Revolt?, un
programma pubblico per Manifesta, Palermo 2018; Black Market, Bruxelles 2016; The
School of Exceptions, Santarcangelo, 2016. Ha lavorato come co-curatore per LiveWorks,
un programma di residenza in Centrale Fies e tra il 2015 e il 2019 è stato direttore del
Dipartimento di Arti e Coreografia (ISAC) presso l’Académie Royale des Beaux Arts di
Bruxelles. Alcune recenti presentazioni: Talking About the Weather (2019, Oslo); Dance
Under Cover of a Fictional Rhythm (2018, Sharjah, Emirati Arabi Uniti); The Movement as
Living Non-Body (2018, Movement Research, NY); Knowing the Unknown (2017, Museum
of Impossible Forms, Helsinki) e Prophecies Without Content (American University of
Beirut).
Local World
Immagina una pièce che è una conferenza a cui nessuno arriva in aereo. Una performance
in cui gli scienziati invitati non appaiono fisicamente, ma ognuno è rappresentato da una
persona del luogo. All’inizio dello spettacolo, fanno ingresso sul palcoscenico all’interno del
classico allestimento da conferenza, aprono il copione e lo spettacolo inizia. Local World è
l’invenzione di una performance sulle soluzioni tecniche e sulla cooperazione in una crisi
globale. Ma che avviene a livello locale, in nome del mondo intero. E succede offline, con
le tecniche del teatro. Nessun viaggio che consumi CO2, ma anche nessuna
videoconferenza malfunzionante: la tele-presenza non deve essere qualcosa di digitale, non
implica necessariamente una latenza dentro uno schermo ghiacciato. La telepresenza può
innescare un processo politico e sociale in cui le regole della rappresentazione cambiano.
Non dover essere ovunque diventa un gioco teatrale che può essere eseguito ogni sera da
un nuovo cast di avatar locali. Al centro di questo gioco ci sono persone che si fanno
portatrici di idee. Il loro “io” può essere paragonabile all’io di un traduttore simultaneo. Solo
che non traducono da una lingua all’altra, ma da un corpo all’altro.
Benjamin Verdonck vive e lavora ad Anversa. È un regista, scrittore e artista visivo con
una pratica idiosincratica sia in teatro che al di fuori di esso. Il suo lavoro può essere visto
come un flusso continuo di performance, installazioni, azioni, spettacoli da tavolo e
pamphlets con una corrente sotterranea ricorrente: evidenziare la mancanza di dibattiti

pubblici sui cambiamenti in corso nel nostro sistema ecologico, che stanno gradualmente
diventando irreversibili. In contrapposizione al suo lavoro su larga scala nello spazio
pubblico, negli ultimi anni Verdonck ha lavorato a una serie di forme mobili più piccole di
teatro. Dal 2006 è artista teatrale in residenza nel famoso teatro municipale Toneelhuis di
Anversa.
Waldeinsamkeit, Gille learns to read e One More Thing sono parte di una serie in continua
crescita di installazioni mobili di Benjamin Verdonck, da lui costruite. L’impatto ambientale
della costruzione rivela l’intento artistico da tempo presente nel lavoro di Verdonck e ci parla
della catastrofe ambientale. Creati con mezzi semplici, queste installazioni permettono
all’artista di viaggiare leggero con il suo lavoro, di apparire ovunque, in ogni momento, e
andare in scena facilmente. Semplici nel concetto e nella realizzazione, queste installazioni
lasciano che siano le forme, i colori e i materiali a parlare da soli, così che l’artista finisca
per ritirarsi sempre più dal palcoscenico, a favore della calma e di un affascinante “Theater
der Dinge” (Teatro delle Cose). Installazioni di piccole dimensioni e durate brevi, per una
platea ridotta, che abbia familiarità con l’arte o no. Una serie di opere poetiche che sfuggono
alle condizioni e alle aspettative convenzionali dell’industria artistica, pur essendo
estremamente presenti, tangibili e concrete.

INFO
MATTATOIO
Roma, Piazza Orazio Giustiniani 4
http://www.mattatoioroma.it
Per le prenotazioni: prenotazioni.mattatoio@palaexpo.it
AZIENDA SPECIALE PALAEXPO
http://www.palaexpo.it
Ufficio stampa Azienda Speciale Palaexpo
Piergiorgio Paris, T 06 48941206 – p.paris@palaexpo.it
Francesca Spatola T 0648941212 f.spatola@palaexpo.it
Segreteria: Dario Santarsiero T 06 48941205 – d.santarsiero@palaexpo.it

IMPRESSIONISTI SEGRETI-La Recensione della Mostra di DETTI E FUMETTI

Visitando la mostra IMPRESSIONISTI SEGRETI che si sta tenendo a PALAZZO BONAPARTE di ROMA, oltre ad apprezzare la fantastica location,

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ho avuto l’opportunità di apprezzare de visu quanto la straordinaria capacità degi impressionisti di dipingere l’atmosfera.

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Con l’Impressionismo-  nome “dispregiativo” dato dagli accademici alla corrente pittorica per identificare quei pittori che si rifacevano allo stile di monet [dal titolo di un quadro di C. Monet, Impression: soleil levant (1873, Parigi , Musée Marmottan)]

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C. Monet, Impression: soleil levant (1873, Parigi , Musée Marmottan)]

– la Pittura esce dalle sale buie e stantie dello studio del pittore classico per immergersi nella pittura an plen ar.

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L’atmosfera è il vero protagonista delle opere degli artisti presenti in mostra.

 

Dipingere l’atmosfera vuol dire colorare le ombre degli oggetti e ritrarre i riflessi che la terra produce sugli oggetti circostanti; ma non solo; dipingere l’atmosfera ti permette di generare una prospettiva cromatica e di rendere vivido il soggetto del quadro scandendo il trascorrere del tempo mediante il colore che muta nei vari momenti del giorno.

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Questa peculiarità di trattamento del colore viene fatta propria da Cézanne che introduce la teoria cosiddetta della “modulazione”,

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con cui appunto si rende per la prima volta l’atmosfera desiderata suggerendo sensazioni diverse all’osservatore, il quale in questo modo torna al centro in una sorta di neo rinascimento.

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Il percorso della mostra costruito dalle curatrici di chiara fama Claire Durand-Ruel e Marianne Mathieu ci permette di apprezzare l’evoluzione dell’impressionismo e la contaminazione dell’Arte da parte della Scienza con gli esperimenti del pointinismo e divisionismo, la cui tecnica consisteva nella stesura di colori puri a piccole pennellate affiancate, spesso puntiformi, nell’intento di ottenere la massima luminosità degli stessi;

20200110_140007.jpg Nel, Ritratto della violinista Irma Sèthe, il pittore  Théo Van Rysselberghe cala su tela le recenti teorie scientifiche di ottica secondo le quali due colori primari, se affiancati, a distanza generano il loro complementare.

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Infine una piacevole scoperta, quella della opere della pittrice impressionista Berthe Morisot,

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una donna pittrice impressionista, rarità per l’epoca (le donne non frequentavano le accademie d’arte in quel periodo), famosa per i suoi colori opalescenti con cui sapeva  magistralmente rendere le figure.

Per la bellezza delle opere e l’opportunità unica di poter vedere questi capolavori nascosti provenienti dalle collezioni private [oltre 50 opere di artisti tra cui Monet, Renoir, Cézanne, Pissarro, Sisley, Caillebotte, Morisot, Gonzalès, Gauguin, Signac, Van Rysselberghe e Cross] consiglio vivamente una visita alla mostra che rimarrà aperta fino all’8 marzo 2020.

A presto

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE – articolo del 10 gennaio 2020]

 

 

 

 

 

 

Passeggiate per Roma Moderna con CLO’ – Tappa 3

 

 

Bentrovati, pronti per un’altra passeggiata?

Questa volta visitiamo Roma da insoliti punti di vista: i ponti, antichi e moderni, dove è possibile scorgere angoli e prospettive uniche.

Il biondo Tevere tra ponti antichi, moderni e scomparsi nella storia è stato attraversato da 30 ponti, ma in questa escursione visiteremo solo alcuni tra i più significativi.

 

Iniziamo il nostro “volo” tra i Ponti storici

 

PONTE FABRICIO

E’ il più antico ponte di Roma ancora in uso; posto tra l’isola Tiberina e Ghetto il Ponte Fabricio (il cui nome si deve al costruttore Lucio Fabricio) fu realizzato nel 62 a.C. Viene anche chiamato Ponte Giudeo o Ponte Quattro Capi, per la presenza di due erme quadrifronti, rappresentanti secondo alcuni il dio Giano e secondo altri i quattro architetti che restaurarono il ponte al tempo dei papi.

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PONTE CESTIO

Come il Fabricio, anche Ponte Cestio venne realizzato in epoca romana, per collegare l’Isola Tiberina a Trastevere.

Il suo costruttore fu probabilmente Caio Cestio, lo stesso illustre personaggio che si fece erigere come personale tomba la famosa piramide di Roma. Oggi é detto ponte S. Bartolomeo, per la vicina chiesa.

Della struttura originale resta l’arcata centrale, mentre quelle più esterne sono una ricostruzione del XIX secolo

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PONTE “ROTTO”

Sebbene non più praticabile, merita tutta la nostra attenzione il cosiddetto “Ponte Rotto” ovvero ciò che resta dell’antico Ponte Emilio, posto davanti all’Isola Tiberina.

Costruito nel 179 a.C. e completato nel 142 a.C., dopo numerosi rifacimenti e restauri, fu però abbandonato in seguito alla grande alluvione del 1598, che demolì tre arcate.

Si conservano oggi solo un’arcata della ricostruzione cinquecentesca e i piloni originali di epoca romana.

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PONTE PALATINO

A fine Ottocento, quando furono costruiti gli argini del Tevere, si realizzò un nuovo ponte, il Ponte Palatino, detto anche “Ponte all’Inglese” per il senso di marcia automobilistico invertito.

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PONTE SANT’ANGELO

Ponte Sant’Angelo è uno dei luoghi più famosi di Roma e conduce al Castello.

Di epoca romana, fu realizzato dall’imperatore Adriano nel II secolo per collegare la città al suo imponente Mausoleo.

Nei secoli successivi il Castello, da semplice fortezza militare, divenne una lussuosa residenza papale.

Anche il ponte fu rinnovato con l’aggiunta nel Seicento dei famosi angeli che recano tra le mani i segni della passione di Cristo.

All’inizio del ponte sono presenti le due grandi statue dei patroni di Roma, San Pietro e San Paolo.

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PONTE MILVIO

Uno dei più antichi ponti di Roma, divenne famoso per la battaglia di Ponte Milvio svoltasi sulle sue sponde nel 312 che vedeva contrapposti gli imperatori Costantino e Massenzio.

Dopo numerosi restauri, venne affidata l’opera di rifacimento agli inizi dell’Ottocento all’architetto Giuseppe Valadier, anche se alcuni anni dopo Garibaldi in persona lo fece saltare in aria per bloccare l’avanzata francese. È conosciuto a Roma anche come Ponte Mollo perché, quando il Tevere è in piena, è il primo ponte ad essere in “ammollo” e cioè sommerso. Attualmente è un ponte pedonale.

Vi aspetto al prossimo itinerario dove scopriremo i ponti costruiti in epoca moderna

Buon volo a tutti

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 8 gennaio 2020]

Per maggiori informazioni:

https://www.cosafarearoma.it/ponti-roma/

http://www.pontidiroma.com/curiosita.html

https://www.capitolivm.it/meraviglie-di-roma/i-ponti-antichi-sul-tevere/

JOKER – La recensione di DETTI E FUMETTI

Oggi vogliamo parlarvi del Joker di Todd Phillips che è nelle sale in questi giorni e sta riscuotendo un grandissimo successo di pubblico e di critica.

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[JOKER – Illustrazione di Filippo Novelli]

Diversi sono stati i film su supereroi usciti quest’anno nelle sale cinematografiche: da Avengers- Endgame (per quanto riguarda la Marvel) a Shazam (per quanto riguarda la Dc Comics). Joker, pur essendo a tutti gli effetti un personaggio della Dc Comics, risulta essere un film, che esula dai canoni tipici del genere supereroistico; va ben oltre; è un film che denuncia tutto e tutti.

Tutti dal titolo si aspetterebbero una sinossi totale sul personaggio: a partire dal racconto dell’infanzia fino al motivo per cui Arthur Fleck, alias Joker, decise di diventare la nemesi numero uno di Batman. Ma non è così.

Phillips si focalizza sulla malattia mentale di Arthur (interpretato da Joaquin Phoenix), sul suo essere un inetto ed incapace di trovare un posto nella società.

Emerge una critica all’indifferenza nei confronti delle persone affette da psicopatie. Come lo stesso Joker afferma: “La cosa peggiore di avere una malattia mentale, è che la gente si aspetta che tu ti comporti come se non ce l’avessi”.

La risata che contraddistingue il personaggio, risulta essere un problema neurologico, che porta Arthur a ridere senza controllo.

Questa rappresentazione non sarebbe stata tale, senza la magistrale interpretazione di Phoenix, che a mio avviso è riuscito a portare il personaggio fuori dalla realtà dei fumetti, creando un nuovo Joker, quasi un personaggio a sé stante rispetto al mondo dei Villain della DC, che viene compreso anche e soprattutto dai più deboli della società, dagli esclusi.

Lo spettatore, catturato dal personaggio, compatisce e quasi giustifica i comportamenti scellerati di Joker che, rifiutato da una società di soli ricchi, visti come i “buoni”, deve trovare il modo per risalire dagli abissi della propria esistenza senza farsi affondare.

Il personaggio di Joker è calcolato fino all’ultimo centimetro, è pieno di dettagli che lasciano tuttavia a libertà alle interpretazioni da parte dello spettatore..

E’ senza alcun dubbio un film da vedere e come molti già iniziano a speculare, potremmo presto vederlo candidato ad una statuetta per “Miglior film” e “Miglior attore protagonista” da parte dell’Academy.

[Gabriella Grifo’ per DETTI E FUMETTI -Sezione Cinema – articolo del 23 ottobre 2019]

 

BIO

Gabriella, classe 2001, è una grande appassionata di Fotografia, Cinema e Teatro, studia Psicologia all’Università di Trento. Nel 2019 è entrata a far parte dello staff di DETTI E FUMETTI.

La Fotografia è un mezzo formidabile per catturare le emozioni. Intervista a Gabriella Grifo’ di FEST

Cari amici di DETTI E FUMETTI stiamo consolidando sempre piu’ la nostra partnership con FEST.

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FEST è una associazione di fotografi in crescita, che sta proponendo una serie di interessanti e nuovi servizi per il mondo dell’intrattenimento.

 

Oltre ai classici servizi fotografici e corsi/shooting con tutor, da qualche tempo si sta dedicando ai reportage di settore e ai servizi video per teatro, musica e altri eventi.

 

Abbiamo avuto modo di intervistare Stefano ed Emmanuele; oggi è il turno di un altro suo componente, Gabriella Grifo’.dc826919-5841-4b4b-b9f8-e95687d2d10a

F.: Ciao Gabriella  prima di tutto raccontami perché vi chiamate FEST e poi come è nata la tua passione per la fotografia?

G.: Ciao, si me lo chiedono in tanti. Il nome FEST deriva in parte dall’acronimo dei suoi componenti iniziali ma vuol anche (in tedesco)  FORTE -FERMO-COMPATTO-STABILE-RESISTENTE-DEFINITIVO. Un nome di buon auspicio per un gruppo che sta nascendo, non credi?

Per quanto riguarda la mia passione per la fotografia,  a me piace molto soffermarmi sui particolari, sui dettagli degli oggetti. Trovo che la fotografia è uno strumento formidabile per fissarli nel tempo e condividerli con gli altri.

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F.: ho notato dalle vostre foto che siete specializzati anche nella ritrattistica. Cosa ti interessa quando fotografi una persona?

G.: Nei ritratti cerco di catturare un’emozione; la spontaneità di un sentimento, la freschezza di un sorriso.

Attraverso il ritratto vorrei proiettare la mia visione del mondo. In fondo credo sia il fine di ogni artista. Recentemente ho letto un articolo in cui veniva intervistato un pittore che lui ogni volta che faceva un ritratto ad un amico, in realtà dipingeva un suo autoritratto; Ecco penso che questa sia una grande verità; non manca un giorno in cui non mi riprometta di scattare la foto migliore, il ritrarre più autentico. E’ questa la mia passione, è in questo gesto che la realizzo.

BIO

Gabriella è nata a Trecenta (Rovigo) nel 2001 e frequenta Scienze e Tecniche di Psicologia all’Università di Trento nella sede di Rovereto. Oltre alla fotografia, le piace recitare e leggere moltissimo essendo appassionata di  Teatro e Letteratura.

 

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fotografia – articolo del 16 ottobre 2019]

LA QUINTANA -edizione speciale per Norcia -I costumi- le immagini del back stage

DETTI E FUMETTI è stata dietro le quinte della manifestazione della Quintana per approfondire lo studio sui costumi medievali nelle rappresentazioni storiche in italia.

Il 6 ottobre si è svolta l’edizione speciale della Quintana di Foligno 2019 dedicata agli amici colpiti dal terremoto di Norcia.

L’italia è da sempre ai vertici della sartoria di settore e ha ricevuto svariati Oscar per i costumi nei film. L’Arte con la a maiuscola l’abbiamo trovata nella cura dei costumi medievali di queste manifestazione.

Siamo stati nel back stage per ammirare gli abiti della sfilata avvenuta a Norcia la settimana prima della Quintana; I cavalieri, le dame e gli altri figuranti hanno sfilato per le vie del paese. noi c’eravamo grazie al gruppo fotografico FEST ,che sempre più spesso sta collaborando con DETTI E FUMETTI nella realizzazione di reportage fotografici. Vi riportiamo alcune delle immagini più rappresentative. Buona visione.

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[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Arte e Costume – articolo del 7 ottobre 2019]

 

Romics 5 ottobre 2019 – il Girl Power Day

E’ il 2019 e noi siamo di nuovo al Romics, stavolta per l’edizione autunnale.

Sono qui a capire come i miei amici si raccontano attraverso il medium del fumetto. Ho letto una riflessione di Bruner che dice: “Raccontare storie è il nostro strumento per venire a patti con le sorprese e le stranezze della condizione umana.Le storie rendono l’inaspettato meno sorprendente, meno arcano, addomesticano l’imprevisto”.

 

 

All’entrata mi ferma una tipa:” papà la firmiamo la petizione per non far chiudere il posto taldeitali?”.
Mi giro verso mia figlia e le chiedo:” ho la faccia da papà?”
“Si, avete tutti la stessa faccia”.
Mi guardo intorno spaesato e noto decine e decine di piccoli cosplayer con padri al seguito, ce magari fanno gli indifferenti qualche passo indietro le loro bambine.
Entriamo nella prima sala e lei riprende a parlarmi: “Quando è che posso venire da sola con le mie amiche?”
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Ho freddo, siamo i primi la sala è deserta.
Sto somatizzando… mi riprendo e arriviamo al padiglione dell’artist halley.
Questo anno c’è una bella iniziativa quella far esporre accanto ai big  anche i
“Nuovi talenti”.
Tra qualche anno magari anche lei sarà seduta qui con loro, penso tra me e me..
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Ci spostiamo presso le scuole di fumetto, dove ai piccoli vengono dati i primi rudimenti del disegno.
“Vado ad iscriverti, intanto tu siediti”, le dico.
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“No grazie, andiamo a vedere la Ziche piuttosto …ormai sono grande!”
Un altro tuffo al cuore. Scusate ma a che età inizia l’adolescenza?
I lavori di Silvia Ziche sono fantastici. Una fluidita’ nel tratto ed uno spirito nei testi che non ha uguali.
Passiamo le successive due ore tra lenti colorate, t-shirt improbabili, action figure incredibili, video giochi immersivi e arancini sorprendenti.
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Poi finalmente ci sediamo sul marciapiede a mangiare i noodles al curry e quindi di corsa alla conferenza di Giancarlo Soldi per la presentazione del suo docu-film sulla Valentina di Crepax.
Soldi tiene il palco per una buona mezz’ora parlando di trasposizioni del fumetto nel cinema, facendo sognare il pubblico.
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[Giancarlo Soldi per i Dieci anni di blog di DETTI E FUMETTI]
Poi una ultima riflessione di Soldi che ci fa pensare: e’ difficile oggigiorno trovare una rivista culturale che si occupi di Cinema ma anche di Fumetto, di Teatro, di Architettura.
Sorrido, applaudo e poi via per una altro giro.
Attraverso gli stand di spade aguzze e variopinte, di manga fantasmagorici e di mega-bombe alla crema stra-farcite di cioccolato e poi… altra tappa nella zona conferenze per ascoltare Sergio Algozzino.
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Viene presentato il suo Nellie Bly (*) di Luciana Cimino con disegni di  Sergio Algozzino edito da Tunue, il grafic novel con cui Simona Binni apre la collana Ariel .
Vi raccontiamo cosa è Ariel direttamente dal sito Tunue:
“Ariel vuole essere un luogo di incontro nel quale le autrici e gli autori possano raccontare i temi cari alle donne, nel tentativo di creare uno spazio dove mettere in comune un sentire declinato al femminile. In un mercato in espansione e trasformazione come quello del fumetto in Italia, proponiamo un progetto che apra prospettive di dialogo sul pensiero della differenza tra maschile e femminile e che metta in discussione una cieca adesione a un mondo fatto di stereotipi e, troppo spesso, dogmatici costrutti”.
(*) ancora dal sito della Tunue:

Nellie Bly è un graphic novel che racconta la vera storia di Nellie Bly, una donna diventata icona, letta tramite il confronto con una giovane che vuole intraprendere la stessa carriera.

Qui Nellie Bly, tramite i ricordi, rievoca le sue avventure professionali: da quando si finse pazza e si fece internare per portare avanti un’inchiesta su un manicomio, al giro del mondo in 72 giorni fatto in solitaria, cosa impensabile per una donna di quell’epoca. La Bly fu una delle poche giornaliste che intervistarono Belva Ann Lockwood, prima donna candidata alle elezioni presidenziali nel 1884. Proprio in quegli anni nascevano le prime campagne pubblicitarie e molte di queste riportavano il volto di Nellie.

Gli autori

Sergio Algozzino ha lavorato con diverse tra le più importanti case editrici (Disney, Sergio Bonelli Editore, Becco Giallo), per approdare in pianta stabile alla Tunué con cui ha pubblicato diversi titoli: Myrna e il tocco della morte, Il piccolo Caronte, Storie di un’attesa, Memorie a 8bit, Dieci giorni da Beatle, Hellza rockin‘ e il saggio Tutt’a un tratto. Nel 2013 vince il Premio Francisco Solano Lòpez come “Miglior disegnatore“. All’attività di disegnatore e colorista affianca quella di insegnante presso varie scuole di fumetto.

Luciana Cimino, giornalista, vive a Roma. Ha lavorato per lunghi anni all’Unità e scritto per diversi giornali. Oggi si occupa di comunicazione e di qualità dell’informazione nella più importante agenzia italiana: HDRÀ.

Ma torniamo a noi e all’incontro con il disegnatore.
Di Sergio mi ha colpito oltre l’estrema cura nel disegnare gli abiti  soprattutto la precisione nel documentarsi per riportare le notizie sugli articoli di giornale della protagonista del fumetto
Un ultima tappa del Romics nella zona mostre per scoprire il lavoro di  Frederic Brremaud e Federico Bertolucci (Saldapress)
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e rendersi conto quanto il Fumetto sia pervasivo nei confronti del Cinema grazie al maestro  Furio Scarpelli
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[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione fumetto – articolo del 5 ottobre 2019]

L’arte del riciclo. Allestire una scrivania 2.0 con componenti IKEA RICICLATI – Fatti prendere dal mood della IKEA REGENERATION

Avere la possibilità di cambiare mobilio dopo un tot di anni  prima dell’avvento dei mobili a basso costo (leggi IKEA & CO) era inconcepibile. Prima i mobili si tramandavano di generazione in generazione; chi di voi non aveva la scrivania, l’armadio o la madia della nonna? Dall’avvento del Cheap Forniture non è stato piu’ cosi’. Dopo un po’ di anni se vuoi cambiare mobili non ti fai tanti scrupoli. Li butti senza pensieri.

C’è una moda che sta spopolando, quella della IKEA REGENERATION. molti anziche’ buttare i mobili li riciclano per ottemperare alle sue nuove esigenze.

E’ capitato anche a noi di DETTI E FUMETTI che ci siamo fatti una nuova parete attrezzata, da MANGAKA 2.0.

Stavamo buttando un lampadario e una spalliera di un letto da bambino quando abbiamo applicato il protocollo IKEA REGENERATION.

Il lampadario è diventato una lavagna luminosa  su cui disegnare che, se appesa al muro, acquistava anche la funzione di lampada da tavolo.

La spalliera appesa al muro, distanziata con dei piedini, che diventano punti di aggancio per dei cestelli per colori, è divenuta una bellissima parete attrezzata per disegnare.

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sketch1569244845543Insomma oggi idealmente abbiamo ottenuto la famosa T-shirt brucola d’oro per l’arte del riciclo.

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[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione L’Arte del Riciclo – articolo del 23 settembre 2019]

 

La Recensione di DETTI E FUMETTI di DIVENTA AUTORE DELLA TUA VITA il libro di Francesco Marconi edito da RIZZOLI

Amici finalmente ci siamo!

Francesco Marconi, che già avevamo  incontrato qualche anno fa  (QUI la nostra intervista), ieri ci ha dato la notizia:  a due anni dalla uscita di LIVE LIKE FICTION esce anche nella versione italiana  DIVENTA AUTORE della TUA VITA – 30  giorni per trasformare i tuoi sogni da bozza a capolavoro, edito per BUR – RIZZOLI.

Di cosa parla il libro:fr marconi filippo novelli disegno

“Dove ti immagini nei prossimi dieci anni? Che cosa vedi se pensi a come si svilupperà il tuo futuro? Se non riesci a rispondere a queste domande in modo immediato, se non hai un piano per raggiungere i tuoi obiettivi, questo è il libro giusto per te. Non l’ennesima guida su come avere successo, perché non è scritto da chi si sente arrivato all’apice della sua carriera, ma un testo unico per costruire il proprio percorso da un giovane innovatore, già di grande successo ma ancora “in viaggio”, in base alle sue osservazioni in tempo reale. Seguendo una provocatoria tabella di marcia di quattro settimane – in trenta capitoli, uno per ogni giorno del mese –, e con un metodo originale in sei fasi, denominato #CREATI, Marconi mostra come individuare i propri obiettivi, orientare l’energia, influenzare gli altri e sviluppare capacità di leadership per dar vita alla propria storia, mettendo da parte i cliché sulla carriera. Con racconti di vita vissuta, ricerche all’avanguardia, tattiche testate ed esercizi coinvolgenti. Perché il segreto per realizzare i sogni è scrivere il copione della propria vita.

Questo quanto ci ha raccontato nel sunto del sito. Ma noi volevamo conoscere la genesi. Ecco perché siamo andati a trovarlo.

F. : Ciao Francesco! come stai, ti va di raccontarci qualcosa in piu’?

Fr.: Certamente! Ti racconto come è nato questo libro. Nel luglio del 2015 avevo scritto un post nel mio blog ispirato alle osservazioni sulla creatività, la narrazione e i suoi scopi. Un giorno venne a trovarmi a New York un mio amico e mi disse che gli piaceva molto. Inizio a scattare qualche foto dei miei appunti, schemi che avevo sulla scrivania e a condividere  tutto cio’ con  qualche amico.  Questo piccolo gruppo si allargo e le mie osservazioni divennero in breve virali. Aggiunsi qualche ingrediente chiave come:

-feci dei post che necessitassero di una lettura di soli sette minuti

-trasformai i titoli in domande

e altre piccole cose.

Il riscontro crebbe ancora e decisi di farne un libro. Passai la bozza ad un ristretto gruppo di amici che con il loro feedback divennero dei veri e propri co-autori. Sono seguiti i feedback di persone del ramo come giornalisti, imprenditori ed artisti.

Costruire questa piccola comunità fu un’arma vincente.

Iniziai a proporlo ad alcuni editori. Ricevetti diversi rifiuti ma non fu grave. Nel 2017 riuscii a pubblicare il libro LIVE LIKE FICTION. Una volta ottenuto L'”oggetto fisico” in mano mi si aprirono molte opportunità. Qualcuno una volta mi ha detto che un libro infatti è il nuovo biglietto da visita che ognuno di noi dovrebbe avere.

Ho iniziato ad avere molte opportunità per fare quattro chiacchiere, workshop, conoscere persone.

Nel gennaio del 2018 è stato pubblicato in portoghese ed ora finalmente ad ottobre uscirà anche in italiano.

F.: Grande! Good Job! Sono proprio contento e non vedo l’ora che tu possa avere l’opportunità di essere conosciuto anche in Italia. Un’ ultima domanda.  Cosa ti porti a casa da questa esperienza, cosa hai imparato?

Fr.:  Quello che ho imparato? L’importanza di creare in modo incrementale e il potere della persistenza.

F. Allora che dire, al prossimo libro, ho letto che ne sta per uscire uno nuovo in questo prossimo mese (NEWSMAKERS -l’intelligenza artificiale e il futuro del giornalismo). Speriamo che l’attesa per averlo in italiano sia piu’ breve di questa volta… intanto comunque godiamoci

Diventa autore della tua vita

libro

 

Un saluto a nome dei lettori di DETTI E FUMETTI

Fr. Grazie a voi e a presto!

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – Sezione Letteratura ed Economia – articolo del 22 settembre 2019]