Tutti gli articoli di osvyilporcospino

DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA- IL LIBRO

 

IMAGINE 1

Da grande farò l’artista da il titolo ad un libro in cui Osvy ed i suoi amici di  DETTIEFUMETTI  raccontano la loro passione artistica ed il modo per trasformarla in una vera e propria professione.

IMMAGINE 3

Impara l’arte e mettila da parte non è più un “detto” da seguire, fidatevi noi ce ne intendiamo. In una società dove è previsto che la maggior parte delle professioni tradizionali spariranno a causa della rapida evoluzione tecnologica da qui ai prossimi dieci-venti anni, la professione dell’artista sarà una delle poche che non solo sopravviverà ma diverrà fulcro della nuova società che vedrà protagonista l’industria dell’intrattenimento.

potete acquistare il libro su AMAZON

libro da grande su amazon 2

 

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI- sezione arte- articolo del 21 novembre 2017]

LA MOSTRA MANGASIA A ROMA -Detti e Fumetti inaugura il ciclo dei tour alla scoperta di Roma

Detti e Fumetti inaugura il “cliclo dei Tour alla Scoperta di Roma” con la visita al Palazzo delle Esposizioni di Via nazionale per parlarvi di “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics”;

20171029_092135

questo ciclo introduce una serie di Tour organizzati  da MERCI BEAU TOUR per far conoscere meglio Roma e non solo.

Marchio Merci beau tour png

Con Osvy vi avevamo già introdotto il mondo Manga grazie alla serie ” LA STORIA DEL MANGA per immagini”, un racconto sui passaggi chiave del fumetto asiatico, fondamentali dal punto di vista storico e culturale che hanno portato a fare del manga un vero e proprio genere letterario con volumi di vendita altissimi ed un pubblico tra i più variegati.

mangasia header

In otto puntate  viene raccontata la storia del Manga dagli albori  fino ad oggi; un progetto ambizioso portato avanti con lo scopo di avvicinare all’argomento anche i neofiti, spazzando via ogni loro preconcetto e diffidenza. Leggere questa serie prima di visitare la mostra che ora vi racconteremo vi aiuterà a comprenderla al meglio.

La storia del Manga per Immagini la trovate qui: 1° puntata2°puntata3°puntata4° puntata5° puntata6° puntata7° puntata8° puntata.

Sketch290172221Oggi  Willy vi accompagnerà nella visita di Mangasia:Wonderlands of Asian Comics allestita al Palazzo delle Esposizioni che durerà dal 7 ottobre al 21 gennaio 2018.

L’esposizione, che arriva a Roma in anteprima mondiale, presenta un’importante e ampia selezione di tavole originali e volumi di fumetti asiatici, molti dei quali esposti di rado fuori dai loro paesi d’origine. La mostra, inoltre, si concentra sul processo creativo che sottende alla produzione di un fumetto, offrendo in visione le sceneggiature, gli schizzi e i layout delle pagine finite.

Curata da Paul Gravett e da un team di oltre venti esperti “Mangasia: Wonderlandsof Asian Comics” esplora l’intero territorio di questo speciale continente del fumetto attraverso opere provenienti da Giappone, Corea del Nord e Corea del Sud, India, Cina, Taiwan, Hong Kong, Indonesia, Malesia, Filippine e Singapore, e da paesi emergenti in questo settore come Bhutan, Cambogia, Timor Est, Mongolia e Vietnam.

I sei percorsi tematici mettono a confronto le diverse combinazioni di folclore, storia e audaci sperimentazioni su cui si basano i fumetti di questa vasta regione. La mostra dà spazio anche ai precursori del fumetto, individuati nelle tradizioni asiatiche delle arti visive narrative, e analizza l’impatto esercitato da questa produzione culturale su altre forme d’espressione quali film, serie televisive d’animazione, live-action,  musica, videogame, moda e arte contemporanea.

Oltre alle 281 tavole originali e ai 200 volumi di fumetti,sono presenti anche facsimili digitali in alta risoluzione e oggetti straordinari tra cui la scrivania originale di un mangaka (in lingua giapponese autore e disegnatore di manga), alcuni kaavad (i santuari portatili usati dai cantastorie del Rajasthan), abiti ispirati ai manga e il fantastico Mechasobi, in cui si può ammirare un mecha (i robot presenti in molti manga e anime) interattivo di ultima generazione. In occasione della mostra, infatti, il Barbican Centre ha commissionato una speciale installazione realizzata da Shōji Kawamori, mecha designer di successo, celebre per il suo lavoro in Macross e per il cane robot AIBO della Sony. Il Mechasobi consentirà ai visitatori di pilotare un gigantesco mecha utilizzando la tecnologia del body tracking.

Mechasobi-Installazione-digitale-interattiva-400x267

La mostra comprende  una rassegna di Anime e convegni sul fumetto:

– Sala Cinema dal  19 ottobre – 5 novembre 2017 –ANIME –CAPOLAVORI DEL CINEMA D’ANIMAZIONE GIAPPONESE

-Sala Cinema dal 12 ottobre –14 dicembre 2017 –INCONTRI A MANGASIA

 Sia per il cinema che per i convegni sono ad ingresso libero fino ad esaurimento posti

Sono previsti anche laboratori per bambini.

Per maggior informazioni è possibile consultare entrambi i calendari degli eventi all’indirizzo: www.palazzoesposizioni.it

Scheda informativa:

Titolo: MANGASIA:WONDERLANDS OF ASIAN COMICS

Sede: Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 – 00184 Roma 

Periodo: 7 ottobre 2017 – 21 gennaio 2018 

Orari: Domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso  

Biglietto: Mangasia:Wonderlands of Asian

Intero € 12,50; Ridotto € 10,00

Ragazzi dai 7 ai 18 anni € 6,00

Bambini fino a 6 anni gratuito

 

 

Un saluto da Willy ed a presto con un nuovo  fantastico Tour!

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione Architettura e Design -articolo del 29 ottobre 2017]

DIGITALIFE 17 – MOSTRA A ROMA -VIII edizione – DETTI E FUMETTI -ciclo Tour

Cari amici se siete a Roma dal 7 ottobre 2017 al 7 gennaio 2018 non potete perdervi DIGITALIFE presso le sale del Palazzo delle Esposizioni.digitalife-2017-123841-Palazzo_delle_Esposizioni

questo ciclo introduce una serie di Tour organizzati  da MERCI BEAU TOUR per far conoscere meglio Roma e non solo.

Marchio Merci beau tour png

 

 

 

Digitalife propone 6 installazioni, la piattaforma KizArt per il pubblico più giovane, una selezione di opere video della Biennale de l’Image en Mouvement, talk e performance. Coprodotto dalla Fondazione Romaeuropa e l’Azienda Speciale Palaexpo, il progetto Digitalife nasce da un’idea di Monique Veaute per la sezione dedicata alle nuove tecnologie e all’arte digitale del Romaeuropa Festival diretto da Fabrizio Grifasi.  Per la sua ottava edizione.

Il programma espositivo è realizzato insieme ai curatori delle diverse parti Richard Castelli, Raffaella Frascarelli, Adrienne Drake in collaborazione con Andrea Bellini, mentre le performance sono curate da Massimo Trevisan, Giorgio Fasol e Tommaso Cinti per ArtOnTime, e la divulgazione scientifica è affidata al Professor Massimo Bergamasco della Scuola Sant’Anna di Pisa, con il performer Stelarc.  Nella sezione principale, realizzata con Castelli, il pubblico si troverà immerso in una complessa articolazione di architetture audiovisive e ambienti digitali.  <360> è il titolo della nuova creazione in 3D degli austriaci Granular-Synthesis, un teatro virtuale che ribalta i concetti di spazio e tempo inglobando lo spettatore, che sarà poi travolto da un viaggio nel paesaggio organico di La Dispersion du Fils dei francesi Jean Michel Bruyère/LFKs, e dal percorso evanescente creato dall’artista croata Ivana Franke in Instants of Visibility, installazione immersiva che istiga a perdersi. Un immaginario lirico e ipertecnologico scorre nell’installazione Memorandum Or Voyage del collettivo giapponese Dumb Type, accanto al Purgatorio contemporaneo rappresentato dal collettivo russo AES+F nella sua Allegoria sacra.

Sul concetto di mutamento è basata l’installazione, presentata in prima assoluta a Digitalife, Phosphor, creata dall’artista tedesco Robert Henke appositamente per il Palazzo delle Esposizioni: un paesaggio temporaneo plasmato da luce ultravioletta, e in continua trasformazione per tutta la durata della mostra. Henke ha proposto inoltre il visual concert Lumière III, performance di laser ad alta precisione e in perfetta sincronia con il suono, che ha anticipato Digitalife il 4 ottobre al Teatro Argentina.

Scheda informativa

 

 

RomaEuropa DIGITALIFE Ottava Edizione

Sede: Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 – 00184 Roma

 Periodo:7 ottobre 2017 – 7 gennaio 2018

 Orari: Domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso

 Biglietto RomaEuropa DIGITALIFE Ottava Edizione 2017

Intero € 10,00

Ridotto € 8,00 Ridotto  per i ragazzi dai 7 ai 18 anni € 6,00

Gratuito per i bambini fino a 6 anni 

 Biglietto integrato

Mangasia: Wonderlands of Asian Comics + Digitalife 2017

Intero € 18,00; Ridotto € 15,00

Ragazzi dai 7 ai 18 anni € 9,50

Bambini fino a 6 anni gratuito

 

Informazioni e prenotazioni: Singoli, gruppi e laboratori d’arte tel. +39 06 39967500

http://www.palazzoesposizioni.it

 

Un caro saluto da Willy il bradipo!

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione Architettura e Mostre – articolo del 29 ottobre 2017]

Willy intervista Annalisa Canfora, il Direttore Artistico del Teatro Caffeina di Viterbo

Intervistare Annalisa Canfora Direttore Artistico del Teatro Caffeina di Viterbo è stato più impegnativo di quanto mi aspettassi, i molteplici impegni che un teatro produce non lasciano molto margine al tempo libero, specialmente alla vigilia dell’apertura della stagione teatrale. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta ed eccoci qui.

annalisa canfora

Ritratto di Filippo Novelli  a Annalisa Canfora Direttore Artistico del Teatro Caffeina di Viterbo
  1. W. Buongiorno Annalisa, innanzi tutto parlaci di te, cosa o chi ti ha spinto verso il teatro!?
  2. A. Ciao Willy e scusa per il ritardo nella risposta, ma come sai sono stata letteralmente travolta dall’apertura del Teatro. Dio che domanda complicata! Faccio sempre un po’ fatica a individuare il perché abbia scelto il teatro. Credo che non ci sia un motivo solo, ma una serie di fattori che si uniscono e ci portano in una direzione o in un’altra. Sono cresciuta in puglia, in provincia, non sono una figlia d’arte, leggevo tanto, studiavo tutto, mi ritrovai per caso tra le mani un manuale ‘fare l’attore’, era un libro illustrato di Sandro Merli con magnifiche foto di spettacoli di Strehler, Con una Giulia Lazzarini giovanissima, mi rapì… costrinsi mia mamma a comprarmelo…. Di lì a poco arrivata alle scuole medie cercai un corso di teatro, era in una città vicina, poi l’incontro a 16 anni con Giorgio Albertazzi, poi Roma, la Silvio D’amico… e così senza accorgermene la vita aveva già deciso per me.
  3. W. Sappiamo che hai recitato con importanti attori cosa ti rimane dopo ogni spettacolo!?
  4. A. È vero, sono stata fortunata, ho lavorato con grandi maestri e questo mi ha permesso di capirlo il teatro da dentro. È un mestiere strano il nostro, è come stare in bottega dal sarto, stai lì, rubi, osservi, poi provi a mettere mano e fai un gran casino, tagli la stoffa storta cuci male, ma se insisti e non smetti di guardare, alla fine ti ritrovi con un abito bellissimo tra le mani. Ed è tuo.
  5. W. Veniamo ora alla parte, a mio avviso molto interessante, non che essere attrice non lo sia ma passare dall’altra parte della barricata e trasformarsi in Direttore Artistico prende un’altra piega. Parlaci della sensazione che si prova quando si sale per la prima volta sul palcoscenico da Direttore Artistico.
  6. A. Willy, la direzione di un teatro è una roba da far tremare i polsi. Filippo Rossi e Andrea Baffo, con la loro spregiudicatezza e il loro coraggio hanno deciso un giorno di tanti mesi fa di rilevare il Teatro San Leonardo e dar vita al Teatro Caffeina. un giorno mi hanno portata al Teatro Caffeina e mi hanno detto: lo prendiamo e tu fai la direttrice.

La direzione artistica  è un vero ribaltamento di prospettiva. Da attrice hai lo sguardo molto più su di te, l’ego spinge tanto. Gestire un teatro, costruire un progetto culturale obbliga ad alzare il tiro, a guardare fuori, a capire cosa è giusto, cosa serve a un territorio, permette di riconnettersi al significato antico del teatro, alla sua funzione politica, al suo essere strumento della società.

  1. W. Era su tutti i giornali la chiusura improvvisa del teatro Caffeina, non vogliamo entrare nel merito della faccenda, vogliamo solo sapere quando e con chi riaprirete!
  2. A. Presto. Il Teatro Caffeina aprirà presto. Prestissimo!
  3. W. Bene, mi ha fatto molto piacere e sicuramente anche ai nostri lettori, scambiare due chiacchiere con te, inviaci il cartellone della stagione, così da pubblicarlo su queste pagine. Un abbraccio e a presto!
  4. A. Un abbraccio a te.

a presto, Willy il Bradipo.

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti – sezione teatro articolo del 31 ottobre 2017]

NIK e gli INCUBATORI, il viaggio a fumetti nel mondo delle STARTUP-vol.1

Buongiorno amici,

Nicola Mattina, in arte NIK il facocero bruno, l’ho conosciuto sui banchi del liceo, quando da direttore del Giornale scolastico Ozymandias mi chiese di entrare nella redazione come illustratore di storie a fumetti. Dopo qualche anno, a ruoli invertiti, ho l’onore di accoglierlo nella redazione di DETTI E FUMETTI in qualità di esperto di innovazione ed economia.

NIK nella vita reale è un imprenditore, un esploratore digitale, un esperto universale, un marito e padre di due ragazze. Studioso del processo continuo del” software che mangia il mondo”, è appassionato della trasformazione digitale, dell’open innovation, delle comunità di startup e di tutte le tecniche per inventare nuovi prodotti e nuovi modelli di business.

Sketch4323267

Suona molto meglio in inglese: Entrepreneur, digital explorer, polymath, husband and father of two girls. I study the unstoppable process of “software eating the world” and I’m passionate about digital transformation, open innovation, startup communities and all the techniques to invent new products and new business models.

Sul suo profilo LINKEDIN vi potrete togliere qualsiasi curiosità sulla sua carriera, ma solo leggendo qui la sua nuova rubrica sul nostro BLOG  DETTI E FUMETTI potrete veramente cogliere il suo spirito e la sua professionalità.

Oggi vi racconto come OSVY l’ha conosciuto nel mondo dei baloon.

 

 

Si ringraziano i fumettisti e le relative case editrici. ZEROCALCALCARE, ROBERTO RECCHIONI, GIACOMO BEVILACQUA, EMILIANO MAMMUCARI, FUMETTOLOGICA e  TUNUE’ che, con spirito, si sono prestate alla gag per introdurre l’argomento di economia di questo episodio 

Si ricorda che il presente episodio trae spunto dall’articolo è già apparso su ECONOMY UP a cura di Nicola Mattina.

 

Rimanete connessi, un saluto, il vostro porcospino preferito!

[Filippo Novelli (disegni) e NICOLA MATTINA (testi)  per DETTI E FUMETTI – sezione Economia e Innovazione digitale – articolo del 28 ottobre 2017]

Potete leggere l’episodio direttamente qui sotto o scaricarvelo  in .pdf a questo link:

mattina gli incubatori pdf x detti e fumetti

Page_01Page_02

Page_03

Page_04

Page_05

Page_06Page_07Page_08Page_09Page_10Page_11

 

Willy consiglia: Diritti Negati – Festivale Diritti in transito-Roma 30 settembre 2017

la Resa dei conti 3

Ciao Amici, nell’ambito del Festival “Diritti in transito”, che aprirà al pubblico con ingresso gratuito,  sabato 30 settembre  a partire dalle ore  11.30 fino alle ore  21.15 e chiuderà domenica 1 ottobre  10.00-22.30, all’EX Dogana Via Dello Scalo di San lorenzo 10 Roma, vi segnalo “Diritti Negati”.

Ben orchestrato da Chiara Spoletini che ne ha curato sia la sceneggiatura che la regia, narra cinque storie di diritti negati o imposti a persone realmente esistite. Parlerà Stefano Cucchi, esponendo  le sue ragioni, il giovane Black Bloc che motiva la sua ribellione. Tutto questo avverrà attorno ad una tavola imbandita dove attori e pubblico  condivideranno il cibo e le storie.

La Resa dei conti

 

 

Lo spettacolo inizierà alle 21,30, i posti per gli spettatori attorno alla tavola sono solo venti, vi consiglio di arrivare per le 21.00!

A presto!

Willy il Bradipo

(Dario Santarsiero per Detti e Fumetti-sezione teatro -articolo del 29 settembre 2017)

Willy intervista Matteo Lolli -la passione per il teatro greco

willy e diana di filippo novelliDevo dire che quando mi è stato presentato il giovane promettente regista Matteo Lolli, non avrei mai immaginato di intervistare un appassionato del teatro greco. Quello classico per intenderci.

Willy: Bene Matteo, parlaci un po’ di te.

Matteo. Caro Willy, intanto si nasce ed “è funesto a chi nasce il dì natale”, perché ancora non si immagina la sequela di fatiche e guasti cui si andrà incontro, sempre ammesso che vada bene all’inizio. Ci salva e ci spinge avanti la nostra cieca e infaticabile volontà di vivere e una serie di geroglifici e segni misteriosi che incontriamo lungo il nostro cammino (quasi mai in carne e ossa) e che ci fanno sentire, nonostante tutto, la bellezza struggente di questo attraversamento. Sono nato mortalmente solo e quindi fin da subito alla ricerca di altre solitudini per alleviare la mia.

Come la luce ci ferisce gli occhi la prima volta che si esce dal ventre e poi cominciamo a guardarci intorno, così comincia la nostra formazione/deformazione progressiva: e quindi la famiglia, nido e inferno, seguita dalla scolarizzazione dell’obbligo che fabbrica e cementifica l’ipocrisia civile del “buon cittadino”, l’arte del buon viso e cattivo gioco. Scuola materna, elementari, medie, liceo artistico e poi, arriva il teatro, improvvisamente, tra capo e collo, a Genzano, nel paese vicino Roma in cui vivo.

matteo lolli 2

Per fuggire alle mie miserie volevo fare l’attore e invece mi sono accorto che a teatro-  con le mie miserie-  dovevo farci i conti e che non c’era scampo. Poi, invece di fare l’Accademia d’arte drammatica decisi per il corso di recitazione del Centro Sperimentale di cinematografia. E via con provini a destra e manca tra una produzione cinematografica e una televisiva. Ne uscii più dubbioso, amareggiato e disilluso di prima.

Alla scuola di cinema nemmeno l’ombra di un maestro e io totalmente inadeguato alla “società dello spettacolo” d’impiegatucci provinanti e provinati. Finii cacciato dall’istituzione scolastica. Il buon Lino Miccichè, allora direttore della Scuola, tra l’indignato e il dispiaciuto per il mio disinteresse ed indisciplina, pur essendo io oggettivamente favorito dall’aver ottenuto la borsa di studio,  concludeva apodittico in una raccomandata con ricevuta di ritorno senza possibilità di appello “Per questo Ella non è ammesso a ripetere l’anno, ma escluso definitivamente dai corsi, ai sensi del comma 7°, art. 6, del vigente Regolamento Didattico. Distinti saluti.”

Vergogna e disonore. Per campare mi cercai un lavoro onesto alle dipendenze di disonesti e compresi che era tempo di lasciar stare le frottole e di fare teatralmente da solo, con i pochi altri di buona volontà.

 W: Chi o cosa ti ha spinto ad intraprendere una carriera così faticosa come quella del regista?

M.:La nudità abissale del cuore invoca una maschera alla luce del sole, perché un cane affamato, sull’asfalto, non se lo mangi palpitante. Sono “regista” per proteggere quella nudità e darle voce. Anzi, non mi sento tanto regista quanto artefice, nella misura in cui spreco la mia esistenza/esperienza in tutti gli aspetti concretissimi e materici del fare teatro insieme ad altri esseri umani. Ogni volta che nella vita sei costretto a scendere nell’abisso di te stesso, quando riemergi, viene rimessa in discussione tutta la corazza che avevi dovuto costruirti la volta precedente. Non ci sono più scuse o appigli. Devi solo agire. Il teatro molte volte per me è stato, nei suoi processi creativi, una riemersione sofferta e gioiosa allo stesso tempo, catarsi dalla notte disperata del dolore inconsolabile. Dioniso bambino cornuto che con i suoi giocattoli si guarda nello specchio mentre viene fatto a pezzi e divorato dai titani. Un solo pezzo del corpo si salva dal massacro, forse il cuore, e da quello il fanciullo massacrato rinascerà, archetipo di vita indistruttibile.

W:  Il tuo primo lavoro da regista che sensazioni ti ha lasciato, oltre alla voglia di continuare?

M.:La mia prima regia teatrale, il “Faust Marlowe burlesque” di Aldo Trionfo e Lorenzo Salveti, risale al 2002/2003. In seguito all”incontro con Alessandro Lori, con cui continuo a collaborare artisticamente, leggemmo questa reinvenzione meravigliosamente ludica attraverso la follia di un continuo pastiche musicale e letterario, del Faust di Marlowe. Testo che divenne pretesto, in primo luogo, per trasformare senza snaturarlo uno spazio che teatrale non era (una cantina) in teatro vero e proprio, e, in secondo luogo, per un lavoro d’immersione totale nello spirito fanciullo di Dado Trionfo, tanto che, a furia di lavorarci cominciammo a giocare noi stessi inventando un’altra scrittura di scena e ci smarrimmo nel gioco. La cantina si riempì di pubblico e restammo in scena per un lungo periodo di tempo. Portammo giornalisti e venne uno dei due autori, Lorenzo Salveti, che apprezzò molto e ci consentì di trovare una produzione vera e di far vivere il nostro Faust nei cartelloni di due teatri romani. Ho un bel ricordo di quel periodo perché riuscimmo ad avere una completa dedizione al nostro processo creativo, dalla mattina alla sera, come dopo solo raramente è stato possibile con la stessa intensità. Tanto fu intenso questo certosino lavorio quanto amaro l’impatto con la triste realtà dei teatri romani che produsse in noi una specie di scoramento, e ancora una volta, fui deluso.

W: Ora passiamo alla tua scelta che mi ha veramente incuriosito: ovviamente già conoscevi gli autori greci del V secolo a.C. mi riferisco a Eschilo, Sofocle ed Euripide. Nella tua carriera hai lavorato su progetti attuali con un buon successo. Cosa ti ha spinto a tornare sui tuoi passi e riprendere il filone antico?

19875635_1876790002642866_3240478222635101376_n

M.:Ogni volta che s’inciampa nel teatro comincia un’opera di sottrazione in cui tutto ciò che è politica, storia, tempo storico, svago serale, psicologia, devono lasciare il posto a qualcosa di più. Tutta questa spazzatura, tutto questo letame vengono eliminati e solo a questo punto si arriverà vicini alle facoltà specifiche del teatro che, forse, hanno a che vedere solo col mito. E qui si arriva ai greci, per certi aspetti in realtà molto più vicini di quanto si creda. Attraverso la tragedia per esempio il potere della parola e il potere del teatro sono messi a confronto col potere delle forze oscure che dominano l’esistenza. Che fa il personaggio? Che fa la parola più acuta e più creativa? Che cosa fa il gesto più intenso? Toglie la maschera al teatro di vera finzione e attraverso una continua crisi gli restituisce  il volto della verità. Questa verità è in primo luogo il senso dell’ambiguità della vita e delle sue complessità che, per quanto dolorose, bisogna sposare fino in fondo se si vuole continuare a vivere e a fare teatro.

Il-bagno

Il “Bagno di Diana”, l’ultimo nostro spettacolo, è nato dal punto di vista per così dire drammaturgico, dal testo di un autore tardo antico vissuto a cavallo tra V° e VI° secolo d.C.: le Dionisiache di Nonno di Panopoli, lunghissimo poema epico diviso in 48 canti. In uno di questi canti è raccontata la storia mitica di Diana e Atteone. In seguito il testo si è arricchito di altre fonti quali le laminette orfiche, il Messaggero dell’Ifigenia in Aulide e il Coro delle Baccanti di Euripide. Attraverso questi testi abbiamo inventato un percorso che procede dalla discesa nell’abisso della tracotanza (Atteone) alla risalita gioiosa verso la luce dell’amore incondizionato come sacrificio completo di sé, del sé inteso come involucro mortale dell’io. Abbiamo messo una accanto all’altra due divinità originarie ancestrali come Artemide/ Diana, Signora degli animali e delle selve, e Dioniso/Bacco, Signore della vita indistruttibile. Molto importante è stato l’incontro artistico e la collaborazione con il gruppo musicale dei LUDI SCAENICI fondato da Cristina Majnero e Roberto Stanco, che da anni compiono studi e ricerche intorno alla musica e alla danza nell’antica Roma e in Grecia, avvalendosi della ricostruzione di strumenti musicali antichi ancora oggi presenti in vari musei e formulando ipotesi a partire dai suoni che si possono nuovamente ascoltare. A proposito della musica scritta l’antichità non ci ha lasciato molto se non 63 frammenti circa di epoca greco-romana, in parte su papiri, in parte scolpiti su pietra, di cui nello spettacolo abbiamo utilizzato diversi brani anche cantati in greco antico, tra cui l’Epitaffio di Seikilos, l’Inno a Nemesis e l’Inno delfico ad Apollo. Lo spettacolo ha debuttato nell’estate del 2016 al Teatro di paglia al lago di Nemi, proprio a due passi dal tempio di Diana Nemorense, ripreso nello stesso teatro l’estate scorsa con replica nei giardini pubblici del paese di Nemi. In fine, ad Agosto, siamo approdati al Parco archeologico di Elea-Velia per la XX edizione della rassegna estiva sull’espressione tragica e comica del teatro antico.

 20106353_1879671155688084_5250469899797802330_n

W: Cosa consiglieresti a  giovani registi che voglio intraprendere la tua stessa scelta?

M.:-Il nome della compagnia creata da me e Alessandro Lori dal 2003 è POTEVANO ESSERE ROSE, che nel nostro primo lavoro, il “Faust Marlowe burlesque”, era una battuta amara che Mefistofele rivolgeva a Faust dopo aver ricevuto uno sputo in faccia. Ogni cosa prende le mosse dall’atroce disincanto, dalla ferita originaria. “Dobbiamo perdere … la vittoria è degli sconfitti, dobbiamo perdere … il canto dei perdenti è straordinario, è la cosa che noi facciamo continuamente: cantare i perdenti. I vincitori sono i veri sconfitti” sono le parole che amo ripetermi del poeta e teatrante palermitano Franco Scaldati. Da lì prendano le mosse i nuovi autori e registi. S’interroghino sull’assenza, sulla piaga e sulla mancanza, piuttosto che sulle facili consolazioni. E sopra ogni altra cosa, facciano fino in fondo l’esperienza di Narciso. Non si fermino alla propria immagine riflessa ma precipitino nel proprio abissale riflesso e cerchino di risalire. Tutto il resto è cazzeggio.

Bene, ti ringrazio caro Matteo, ci  vediamo presto a teatro!

Grazie a te Willy a presto!

Un saluto da parte di Willy il Bradipo.

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – Sezione Teatro- articolo del 24 settembre 2017]

 

 

 

 

LA ROMA DI AUGUSTO – la recensione sull’evento di realtà virtuale ai Fori Romani

Sketch240151015Ragazzi che scoperta!

Sono un appassionato di documentari e gli Angela (Piero e Alberto) sono tra i miei miti contemporanei. Con le loro straordinarie capacità di divulgatori scientifici sono  riusciti ad avvicinarmi a tematiche cui mai mi sarei interessato prima.

Piero ha fatto un miracolo facendomi tornare a leggere le imprese degli antichi romani che leggevo durante il periodo della scuola. Vi chiederete come: trasferendo QUARK nella realtà!

Si, avete capito bene. Anzichè farmi sedere sul divano ed accendere la TV, mi ha fatto sedere su uno spalto al centro dei Fori Romani e, con l’aiuto di avveniristici proiettori, ha letteralmente ricostruito i monumenti del foro di Augusto e Cesare sotto i miei occhi, raccontandomene le origini e simpatici aneddoti. Una esperienza straordinaria adatta a tutti che consiglio vivamente.

Vi lascio delle Immagini per farVi capire meglio di cosa sto parlando … e non è uno spoiler perché la realtà immersiva che sono riusciti a riprodurre non può essere tradotta da queste semplici immagini.

 

Vi lascio i riferimenti della società che organizza l’evento  per poter prenotare il vostro biglietto direttamente con loro.

Riferimenti:

http://www.viaggioneifori.it/

A presto.

 

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -Sezione Architettura -Articolo del 24 settembre 2017]

nota: alcune delle immagini potrebbero essere estratte dal WEB, la loro proprietà rimane del proprietario originario. Su sua esplicita richiesta al Webmaster del sito potranno essere rimosse (vedi e-mail su contatti).

 

CLO a Valencia: una città da scoprire

Con l’estate arriva il momento di pensare alle vacanze e sorge il solito dilemma:
mare, montagna?
Quest’anno cambiamo, andiamo in una città europea, la scelta cade su: Valencia
E’ una città ricca di storia ma con molti interventi moderni; coinvolgendo anche i bambini che trovano oltre all’Acquario e al Museo delle Scienze, anche parchi dove giocare e correre.
Ma scendiamo nei particolari:
La città delle Arti e delle Scienze
Questa sorta di cittadella occupa la parte meridionale dell’area metropolitana; si estende per buona parte sul letto del fiume Turia, ora definitivamente deviato in seguito ad alcuni straripamenti che avvennero in passato.
La Ciudad rappresenta uno dei maggiori poli attrattivi per i turisti; il segno tangibile e definitivo dell’uscita dei valenciani da una realtà confinata e provinciale, verso il mondo moderno e globalizzato. Una visita completa impegna non meno di una giornata, da trascorrere perlopiù a osservare le strutture interne. L’ideale sarebbero due giorni, data la superficie su cui si estende, calcolata in circa 35 ettari.
Dal punto di vista architettonico, la Città delle Arti e delle Scienze si divide in quattro grandi edifici, con uno stile costruttivo originale; tutti progettati e curati dal grande architetto Santiago Calatrava. All’interno si svolgono continuamente manifestazioni e mostre artistiche di livello internazionale.
l’Hemisfèric, dispiegato su circa 13000 metri quadrati. L’area esterna è lasciata in cemento armato e, da lontano, si mostra al mondo come un grande occhio che vede e scruta. Con tanto di ciglia e un bulbo oculare che, tra l’altro, funge da schermo gigante per le innumerevoli proiezioni cinematografiche. L’ingegnoso effetto ottico è notevolmente amplificato da uno specchio d’acqua alla sua base.
Vicino a esso si trova il Museo de las Ciencias. Dal punto di vista strutturale, l’intento è stato quello di farlo assomigliare a un gigantesco dinosauro. L’immagine è rimarcata dalle curiose sporgenze e dal colore parzialmente sbiadito. Al suo interno si svolge una serie di mostre ed esposizioni a tema scientifico, molto seguite da bambini e adulti.
Il terzo polo attrattivo della Città delle Scienze è il Parco oceanico, o Oceanografic, considerato come uno tra i più grandi acquari del mondo. L’aspetto architettonico è stato curato da Fèlix Candela e richiama ogni anno fior di visitatori e appassionati. Le grandi dimensioni, circa 10 ettari di superficie, permettono la presenza di molte specie di pesci e mammiferi d’acqua.
Il Palacio de las Artes si dedica soprattutto alle manifestazioni artistiche, con spettacoli che si susseguono per tutto l’anno. Rappresenta la quarta opera architettonica in ordine cronologico, sempre per mano del grande ideatore Calatrava. L’intensità e la qualità delle opere messe in scena richiamano gran parte degli abitanti della Comunità valenciana. Insieme all’Hemisferic primeggia per la ricchezza dei dettagli architettonici. Sempre all’insegna dell’originalità, ci sono diversi ascensori che portano i turisti a diverse altezze, creando spettacolari effetti visivi.
Internamente, l’ambiente è diviso in quattro spazi, per ospitare altrettanti tipi di arti. Le ambientazioni scenografiche spaziano dai classici universali, fino alle più moderne sperimentazioni espressive.
Alle quattro strutture appena citate, si può aggiungere la “quinta meraviglia”, ossia l’Umbracle. Non si tratta di una vera e propria costruzione, bensì un’amplissima terrazza panoramica coperta, dalla quale si scorge il bel panorama della Città delle Scienze. Per questo, ogni giorno è raggiunta da centinaia di visitatori. I numeri che definiscono l’Umbracle sono impressionanti: più di 300 metri di passerella, attorniata da decine di specie floreali e costruzioni in diversi materiali. La copertura è garantita da una serie di archi.

I Mercati
Non il solito mercato rionale con banchetti improvvisti di legno, a Valencia i mercati sono strutture pittoresche che ogni mattina offrono ai visitatori le migliori mercanzie che spaziano dagli accessori di uso quotidiano, tipici dolci spagnoli, all’usato in buono stato; opere d’arte antiche, prodotti tipici e l’artigianato locale. I principali mercati di Valencia, tuttavia, rispondono al nome di Mercado Central e Mercado de Colón

Il centro storico
Chi visita Valencia per la prima volta nota il mix di espressioni artistiche e architettoniche del centro storico. Ciò è dovuto al susseguirsi di culture che hanno condizionato la città nei secoli.
Un viaggio nella storia dell’arte di Valencia parte dal Basso Medievale. In questo periodo storico si diffuse lo stile gotico, con alcune peculiarità proprie della Spagna.
La costruzione più rappresentativa del gotico spagnolo è la Borsa della Seta, altrimenti conosciuta come Lonja de la Seda, è continuamente raggiunta dai turisti, affascinati della struttura architettonica unica nel suo genere. Nel 1996 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Sorge su una superficie complessiva di circa 2000 metri quadrati. Esternamente appare come una fortezza medievale dove prevale lo stile gotico fiammeggiante. Centralmente si nota la torre con le merlature finali. Si chiama Borsa della Seta perché in passato fu il luogo di scambio di questa preziosa merce. Oggi la tradizione commerciale e del baratto è in parte rievocata: ogni domenica s’incontrano esperti di filatelia per lo scambio di francobolli. Un’altra tappa da fare è La Cattedrale è il simbolo religioso per eccellenza della città. Il nucleo originario della chiesa risale al tredicesimo secolo. Considerando il luogo in cui sorge, è realistico pensare che l’edificio sia nato sui resti di altre costruzioni. Al posto della chiesa un tempo c’era una moschea araba, abbattuta dopo la cacciata dei musulmani. L’imponenza della Cattedrale si nota dalla vastità della superficie occupata e dalle differenti tendenze architettoniche: nella stessa struttura convivono gli stili romanico, gotico e barocco spagnolo. A suggellare il complesso c’è l’altissimo campanile, chiamato Miguelete. All’interno i dipinti di Goya ed Il Santo Graal , conservato gelosamente nell’omonima cappella, rendono ancora più suggestiva la visita.

Buon volo a tutti!
E a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 29 luglio 2017]
Per maggiori informazioni:
http://www.valencia.it/

Willy intervista l’attore Emiliano Luccisano e il musicista Alessandro Lozzi


E’ doveroso prima di iniziare questa interessante chiacchierata, una piccola presentazione: Emiliano Luccisano è co-fondatore insieme ad Alessandro Lozzi del portale AttoreDinamico-#ilmestierepiùbellodelmondo e fondatore della compagnia Controcorrente. Autore presso RAI Mediaset LA7 e Dado canta la notizia, nonché regista di cinema e teatro.
Alessandro Lozzi è Co-Fondatore AttoreDinamico-#ilmestierepiùbellodelmondo, fondatore presso Rosso Music Lab – Scuola di Musica a Domicilio Musicista, Arrangiatore presso Compagnia Controcorrente.

W. Allora Emiliano, so che dopo anni di intenso lavoro attoriale, sei riuscito nella stesura del metodo della BIODINAMICA© e il portale ad essa correlato: http://www.attoredinamico.it. Raccontaci un po’ come è andata.

E.:È andata in maniera molto naturale. Con la Compagnia Controcorrente composta da me, Ilary Artemisia Rossi e Claudio Cappotto abbiamo sempre creduto nella tecnica. Siamo di quelli che fanno moltissime prove. Ogni opera che portiamo in scena, anche la più leggera, è una scusa per noi per sperimentare nuove tecniche, nuove soluzioni sceniche e attoriali. Tutto questo vuol dire passare molte ore in sala prove, affrontare molti problemi relativi allo stile complessivo della messa in scena e a come sia più giusto ed efficace per un attore affrontare un nuovo personaggio. Al centro della nostra ricerca c’è sempre stato il corpo, e su quello ci siamo interrogati di continuo. Non sono un attore, né tantomeno un regista, che ama le prove a tavolino e i metodi troppo teorici o “mentali”. Ho quasi un’ ossessione per il ritmo, a prescindere dal genere che decido di affrontare, e col ritmo mi piace giocare. Far parte di una compagnia come la Compagnia Controcorrente mi ha dato la possibilità di sperimentare e di studiare a tutto tondo, senza limiti, tutti i giorni e tutto il giorno per molti anni, insieme ai miei compagni di lavoro. Il metodo della Biodinamica nasce durante quegli anni, ed è la sintesi di tutte le sperimentazioni, le improvvisazioni e i vari metodi usati durante i nostri allestimenti. Ha avuto una grande evoluzione nel tempo, affinandosi sempre di più. Questo anche perché ho avuto la fortuna di avere a disposizione moltissimi attori e attrici, sia professionisti che allievi su cui sperimentare gli effetti e i risultati del metodo, grazie al bacino artistico che mi fornisce il TEATRO LABORATORIO e i gruppi che dirigo da formatore o da regista. Avere ogni settimana 50-60 attori e attrici, tutti diversi tra loro con cui sperimentare, è una grande risorsa per lo sviluppo di un metodo. L’importante è non cercare mai un punto d’arrivo, ma mettere continuamente in discussione anche i punti che crediamo certi e consolidati. Questo perché il mestiere attoriale è un fluido in continuo movimento: cambiano i tempi, cambia il pubblico, cambia l’uomo stesso. Di conseguenza un metodo fermo, è un metodo che è già scaduto, già morto.

W. Molto bene siamo però curiosi di sapere come te la cavi nei panni del maestro, visto che tieni dei corsi di teatro aperto a tutte l’età.

E.:I panni del maestro mi piacciono molto, non lo posso nascondere. Anche se sono un maestro un po’ atipico, vuoi per l’età, vuoi per una mia particolare filosofia d’approccio. Io uso molto i miei allievi come cavie, nel senso buono del termine, soprattutto quelli più inesperti. Sono una fonte inesauribile di studio perché non hanno nessun tipo di sovrastruttura o di “convinzione inamovibile” che spesso si trovano in attori e attrici più formati. Durante le lezioni, oltre ad insegnare, impariamo. E impariamo tantissimo, loro da me e io da loro. Per questo cerco di plasmarli il meno possibile (salvo ovviamente le nozioni di base). Questo all’inizio un po’ li disorienta perché non gli dà degli appoggi sicuri, dei paletti saldi ai quali reggersi. Hanno solo uno o due binari sui quali camminare, il resto deve farlo il loro corpo. Sono più di sette anni che esiste questa realtà, le sedi aumentano di anno in anno così come gli attori e la passione che provo nello stare in sala con loro è sempre maggiore. Anche quando gli impegni televisivi o di tournée mi portano fuori, cerco sempre di prendere il primo treno o il primo passaggio per non perdere la lezione. Inoltre amo molto il termine LABORATORIO, mi identifica di più rispetto a termini come scuola o accademia. Mi da un senso di evoluzione continua, una sensazione di essere su un’isola felice in cui si recita, si recita sempre, si recita e basta.

W. Invece ad Alessandro voglio chiedergli di parlarci della simpatica e intelligente idea di fondare una scuola di musica a domicilio la Rosso Music Lab – Scuola di Musica a Domicilio. https://www.rossomusiclab.it

A.: Per la prima parte della mia vita sono stato esclusivamente un musicista. Studiando, suonando in diverse formazioni e – dal 2009 circa – componendo le colonne sonore di alcuni progetti di Emiliano e della sua Compagnia Controcorrente.
Successivamente ho avuto modo di entrare a contatto con alcune attività imprenditoriali che hanno un po’ “stravolto” la mia strada. Da queste due esperienze nel 2012 è nato ROSSO MUSIC LAB. Il nome, neanche a dirlo, è stato scelto insieme a Emiliano – amico fraterno di una vita.
L’idea di base è semplice: portare la musica e il suo insegnamento fin dentro casa, con una squadra via via crescente di professionisti. A questo abbiamo aggiunto con gli anni l’idea di rendere ROSSO MUSIC LAB una vera e propria scuola di musica “senza le pareti”. Ne sono una prova le esibizioni degli allievi che organizziamo due volte l’anno.
ROSSO MUSIC LAB è un po’ come il metodo descritto da Emiliano: in continuo fermento. Ogni anno, ogni mese, talvolta ogni giorno, si evolve e si trasforma al fine di assecondare le esigenze di un progetto in espansione.
Non nego che l’esperienza ROSSO MUSIC LAB, è per me direttamente collegata alla nascita di ATTORE DINAMICO.

W. Ora parliamo un po’ del vostro portale AttoreDinamico-#ilmestierepiùbellodelmondo. Nella rubrica “un video al giorno” Mentre Alessandro traffica con la videocamera, inventandosi effetti speciali, Emiliano ci parla di una serie di problematiche che l’attore/attrice specialmente se alle prime armi, deve superare e soprattutto sopportare. Chi se la sente di spiegarle ai nostri lettori!?

Emiliano: Inizio col dire che Attore Dinamico è casa nostra. Ed è una casa dove è sempre festa, nonostante il durissimo e costante lavoro. È un punto di vista sul teatro, e in generale sul lavoro attoriale, che evidentemente mancava. La cosa paradossale è che l’attore sono io ma questa idea è di Alessandro, nome compreso. E come tutte le idee degne di questo nome, è un’idea che c’è venuta in un pomeriggio in cui cercavamo delle soluzioni alle nostre vite ingarbugliate.

Alessandro: Emiliano è sempre troppo gentile. La verità è che Attore Dinamico può esistere perché esistiamo noi due. Ne abbiamo parlato per un anno intero, osservando quello che succede nel web e pensando a cosa mancasse. Abbiamo sognato di dar voce al nostro progetto, e – “in un freddo pomeriggio d’inverno” è nato il nostro portale. Dopo 2 anni il primo video (come da tradizione girato dentro un garage) e il resto, fino ad oggi, lo conoscete.

Emiliano: Diciamo inoltre che io e Alessandro lavoriamo insieme in tutti i nostri progetti a 360°. Abbiamo fatto di tutto insieme: curato format web da milioni di visualizzazioni a settimana come Dado Canta La Notizia, abbiamo costruito un portale per digitalizzare e facilitare la vendita dei biglietti di eventi artistici tramite strategie di web marketing, ci aiutiamo e sosteniamo sempre anche nei progetti individuali. Alla base di tutto questo c’è il rispetto assoluto dei confini personali, dei ruoli e delle capacità dell’altro. Questo è possibile ovviamente perché siamo fratelli nella vita e da una vita.

Alessandro: l’ho già detto che Emiliano è troppo gentile? Ad ogni modo confermo tutto, in oltre 10 anni di amicizia fraterna ne abbiamo combinate parecchie, nella vita e nel lavoro. Quanto ad Attore Dinamico, per chi ancora non ci conosce ci trovate su Facebook (www.facebook.it/attoredinamico), su YouTube e sul nostro sito (attoredinamico.it) che nei prossimi mesi abbiamo in programma di stravolgere.
Noi continuiamo, finché non ci arrestano.
Bene, nella speranza che ciò non avvenga, ringraziamo Emiliano Luccisano e Alessandro Lozzi, per la loro disponibilità e vi invitiamo a seguire il nostro blog Detti&Fumetti.it
A Presto
[Dario Santarsiero (Willy il Bradipo) per DETTI E FUMETTI – articolo del 27 luglio 2017]