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Clo’ e il MUDEC, il Museo delle Culture a Milano .

E’ arrivata la Primavera e con lei riprendono i miei “voli” sulle città alla ricerca delle ultime novità!

Questa volta sono andata a Milano per un appuntamento importante: il taglio del nastro del Mudec, il Museo delle Culture all’ex Ansaldo.

Il Museo delle Culture di Milano è un centro dedicato alla ricerca interdisciplinare sulle culture del mondo, dove a partire dalle collezioni etnografiche storiche della città e in collaborazione con le comunità presenti sul territorio e nei loro territori di origine, si intende costruire un dialogo con la contemporaneità sui temi delle arti visive, performative e sonore, del design e del costume.

Il Museo, edificato su progetto dell’architetto britannico David Chipperfield, sorge nella zona dell’ex Ansaldo, in quello che è diventato uno dei distretti di recupero industriale più vivaci di Milano.

In collaborazione con il Sole 24 Ore Cultura, il Museo, oltre ad ospitare una sua collezione permanente,  sarà sede di esposizioni temporanee.

Storia del museo

Il progetto del Museo delle Culture ha origine negli anni ‘90 quando il Comune di Milano acquista la zona ex industriale dell’Ansaldo per destinarla ad attività culturali. Le fabbriche dismesse, veri e propri monumenti di archeologia industriale, sono state trasformate in laboratori, studi e nuovi spazi creativi. In questo scenario il Comune di Milano progetta un polo multidisciplinare dedicato alle diverse testimonianze e culture del mondo, sede espositiva delle civiche Raccolte etnografiche.
Il visitatore del Museo delle Culture potrà visitare grandi mostre internazionali declinate attraverso i diversi linguaggi artistici, conoscere il patrimonio etno-antropologico delle collezioni del Comune di Milano composte da oltre 7000 opere d’arte, oggetti d’uso, tessuti e strumenti musicali provenienti da tutti i continenti, partecipare a una programmazione di eventi e iniziative a cura delle comunità internazionali presenti sul territorio.

L’architettura

Nato da un’operazione di recupero di archeologia industriale nell’area dell’ex fabbrica Ansaldo, in zona Tortona, il MUDEC è luogo d’incontro fra le culture e le comunità. All’interno dell’edificio si sviluppano diversi spazi che offrono al visitatore e alla città una molteplicità di proposte culturali e di servizi, distribuiti su 17.000mq. L’area espositiva del Museo, al primo piano, si sviluppa intorno ad una grande piazza centrale coperta e ospita la sezione del percorso museale con le opere della collezione permanente e le sale dedicate alle grandi mostre temporanee.

Completa lo spazio l’auditorium, un teatro da trecento posti dedicato alle performance e alle arti visive.

Il piano terra destinato all’accoglienza, è dotato di bistrot, design store, biglietteria, guardaroba, sala Forum delle Culture, sala conferenze-spazio polifunzionale, spazio per la didattica, laboratorio di restauro e depositi allestiti per essere visitati da piccoli gruppi accompagnati. Il MUDEC Junior, infine, è uno spazio appositamente dedicato ai bambini, dove ci si propone di avvicinare anche i più piccoli alle diverse culture del mondo attraverso attività ludiche, postazioni multimediali e laboratori manuali

Due le mostre che hanno tenuto a battesimo gli spazi di via Tortona 56, «Mondi a Milano» e «Africa». All’inaugurazione erano presenti l’assessore comunale alla Cultura Filippo Del Corno, il direttore del Polo di Arte Moderna e contemporanea Marina Pugliese e il direttore generale del Comune Giuseppe Tomarchio. «Grande assente», mentre gli operai erano ancora impegnati nelle ultime finiture, l’architetto David Chipperfield, firma del progetto e mai citato nel corso della lunga presentazione.

Come  ha sottolineato Del Corno “questo centro sarà dedicato alle culture offrendo un modello unico al mondo; Milano, la città che accompagna Expo, avrà un ricco cartellone culturale e due grandi mostre con le quali si racconta il legame di Milano con Expo e le culture di tutto il mondo. Qui tutte le culture che abitano a Milano avranno la possibilità di esprimere le loro origini”.

Per saperne di più:

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/15_marzo_26/apre-museo-culture-assente-l-archistar-chipperfield-20fdbefe-d3bf-11e4-9231-aa2c4d8b5ec3.shtml

http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDM?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/contentlibrary/Elenco+Siti+tematici/Elenco+Siti+tematici//Museo+delle+Culture

http://www.mudec.it/

http://www.repubblica.it/speciali/arte/recensioni/2015/03/26/news/nasce_mudec_il_museo_delle_culture-110545625/

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 11 aprile 2015]

TUTTE LE VOLTE DI WILLY – SU DETTI E FUMETTI SI PARLA DI TEATRO E NARRATIVA

Ogni tanto su DETTI E FUMETTI facciamo dei bilanci. Oggi vogliamo ripensare a quel giorno in cui abbiamo conosciuto Dario Santarsiero e con lui abbiamo deciso di parlare di teatro e narrativa.

Il blog, da quando è nato, ormai sei anni fa (2009), si è posto l’obiettivo di avvicinare i lettori di varia al fumetto, mediante l’inserimento di rubriche che raccontassero le altre arti, l’architettura, la musica, la pittura, la scultura, la poesia, la danza,  il teatro, il cinema, ribaltando lo schema classico della rivista che usava il fumetto come pausa tra una rubrica e l’altra. Dario è sempre stato in prima linea per realizzare questo obiettivo.

Ricordo che durante una delle nostre arrampicate sulle impervie montagne dei sibillini, comodamente seduti nello scompartimento del treno Dario ed io abbiamo immaginato di dare un taglio giornalistico accattivante alle sue rubriche di Teatro.

 

Vi racconterei anche di quando abbiamo fantasticato su una  ambiziosissima Storia del Teatro a Fumetti ma li eravamo in inverno sul divano davanti al fuoco con i bimbi che ci roteavano attorno e lo scotch era d’obbligo,  per il freddo, quindi non eravamo del tutto lucidi.

 

Pertanto è meglio concentrarsi sulla “mission”  delle rubriche di Willy ( William il bradipo), personaggio nel quale Dario si è dovuto calare per entrare nella nostra redazione. Intervistiamolo.

F.Caro Dario, in occasione di questo “bilancio” su quanto ci hai raccontato finora del Teatro che sensazione hai? E’ stato interessante indagare questo mondo e per te è stato appagante?

W. I miei amici che ci seguono sono entusiasti. Per me intervistare i protagonisti del Teatro, capire come lavorano, come si pongono con lo spettatore è stato molto istruttivo e questa esperienza la userò per raccontare nuove storie.

F. E’si perché tu nasci come scrittore e autore teatrale, ci hai parlato della tua esperienza in questi articoli.

RACCONTI SPARSI – intervista a Dario Santarsiero in occasione dell’uscita del suo nuovo libro.

SCRIVERE DI EMOTIVITÀ NON È FACILE

ALLORA COME VA? LA COMMEDIA TEATRALE DI DARIO SANTARSIERO

 

Ma torniamo al nocciolo dell’intervista: quale è il taglio giornalistico? quali sono state le scelte e le strategie per avvicinare il Teatro ai lettori di un mezzo così dinamico quale è la rete?

W. Realizzare un blog che parla di Teatro è stata una sfida non da poco; ma ciò creduto fin da subito. Volevo far conoscere ai miei amici e ad un “pubblico più ampio” gli aspetti meno in vista di questo mondo teatrale quali le piccole, ma non per questo meno importanti, compagnie teatrali, formate sia da professionisti che da dilettanti.

-WILLY PRESENTA DA GIOVEDÌ A GIOVEDÌ LA NUOVA COMMEDIA DI LEONARDO MADIER

WILLY E LE SCUOLE DI TEATRO. IMPARARE RECITANDO. L’INTERVISTA A SANDRO TORELLA

WILLY PRESENTA “LE RICHIESTE DI ANTON” – ATTI GROTTESCHI DI ANTON CECHOV. DI LEONARDO MADIER CON LA COMPAGNIA MADIER GROUP

WILLY INTERVISTA IL REGISTA VIRGILIO SCAFATI DELLA COMPAGNIA TEATRANTI TRA TANTI

WILLY E LE COMPAGNIE TEATRALI AMATORIALI

Volevo raccontare le realtà e le professioni che poco si conoscono come quella del fotografo di scena ( …) o del compositore di musica per teatro ( …); non ultimo fare loro partecipi  di cosa provano veramente gli attori. Insomma come ho già scritto ho voluto farvi vedere e continuerò a farlo cosa c’è dietro le quinte… senza pero svelarne tutti i segreti altrimenti si perde la magia del Teatro!

INTERVISTA AD ALESSIA FANUTTI, FOTOGRAFA DI SCENA.

WILLY INTERVISTA IL COMPOSITORE MINO FREDA

WILLY INTERVISTA IL REGISTA RAFFAELE SASSON

WILLY INTERVISTA L’ATTRICE FRANCESCA STAJANO PER DETTI E FUMETTI

-WILLY E LA PERFORMANCE ART PER DETTI E FUMETTI

F. Ci hai veramente incuriositi; ci andremo a rileggere questo percorso nel mondo del Teatro. E ora per concludere spezza una lancia in favore del fumetto che ospita le tue rubriche.

W.Che dire: leggete tanti tanti fumetti che altro non sono che un medium alla pari del Teatro per raccontare storie. Credo nella potenza narrativa del fumetto al punto di essermi trasformato in Willy il bradipo, che è con il Biondo Tartarugo e Red l’orso ha costituito la squadra degli handler, gli addestratori di Osvy il porcospino che vuole salvare il mondo recitando gli aforismi dei personaggi famosi perché come lui anche io credo che divulgare l’arte, la cultura sia la sola possibilità che abbiamo per salvare questo nostro amato pianeta. Le avventure di Osvy le potete leggere sul nostro blog DETTI E FUMETTI e presto le ritroverete raccolte insieme a tre storie dove ci sarò anche io.

F. So che non frequenti molto i social. Quindi ti do una mano a preparare un gioco con i tuoi follower. Lo sai Facebook mostra solo a un 5-10% dei tuoi follower il post che ora manderemo on air. Se non raccogli un certo numero di condivisioni e un certo numero di LIKE dopo qualche minuto dalla pubblicazione del post esso scompare dalle pagine dei tuoi follower. A Facebook  interessa l’interazione degli utenti con dei contenuti.  Ebbene con le tue interviste hai dato visibilità a tanti. Ora vediamo se loro faranno lo stesso con te. Vediamo se con questo post saremo in grado di superare quel tuo famoso post … si quello in cui ai parlato di tatuaggi artistici (WILLY E LA BODY ART. INTERVISTA A KATIA STEFANI, IN ARTE MADAME DECADENT)? E con questa scommessa ti saluto,  ciao Dario, oops Willy, a presto! Ci vediamo nella prossima rubrica.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – presentazioni – Articolo del 21 febbraio 2015]

Il Mune di Minny – la recensione

Da non crederci! ancora un cane apre la scena… e siamo a tre su tre.

In un attimo sei dentro ad un quadro del Doganiere che ai suoi tempi sbarcò il lunario con queste atmosfere misteriose e magiche divenendo in breve tempo il massimo esponente dell’arte simbolica europea.

Mune ( Animazione- Francia 2014) di Alexandre Heboyan e Benoit Philippon  è una epopea sulla Natura e su quanto sia importante proteggerla; nel disegno del protagonista va sul sicuro strizzando l’occhio a AVATAR

ma osa sfida la poesia quando compare il Tempio, il gigante  uccel-dromedario (si, tutti gli animali sono un misto di specie reali  e creature fantastiche) la mente vola ai migliori disegni di Moebius.

Quindi non fermiamoci, come a detta di molti, a pensare che citi i maestri giapponesi (Il castello errante di Miyazaki) – questo film è tipico della nostra scuola di fumetto europea.

C’è la lotta tra il bene e il male, la battaglia tra il dio dei sogni e i cattivissimi serpenti che frugano nell’animo umano alla ricerca del suo lato oscuro di ciascuno di noi.

Una storia semplice, definita da alcuni  “la parabola sulla responsabilità” da altri quella sulla ” inadeguatezza e la paura di noi stessi”, è una favola condita da tanto sentimento e amore, tanto da far ritenere  il vero, genuino e colorato film di San Valentino; al suo cospetto gli altri film nelle sale sono solo sfumature di grigio ( …a buon intenditore).

La trama in breve è questa: ci sono i due guardiani del sole e della luna ormai anziani che designano i loro successori. Mune, con suo stupore e di tutta la comunità, diviene il guardiano della luna ma è inesperto combina guai. L’altro non è da meno: perde addirittura il sole. I due si mettono in viaggio per recuperarlo accompagnati dalla fragilissima ma coraggiosissima ragazza di cera Glin. Alla fine Mune si scopre il dio dei sogni, sconfigge i cattivi  e …come in ogni fiaba alla fine tutti vissero felici e contenti.

I numeri: nella  prima settimana ha totalizzato  634.879 euro.  Per noi il voto è 7/10.

Ciao e alla prossima da Minny.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Cinema  – articolo del 14 febbraio 2015]

TUTTE LE VOLTE DI CLO’ – su DETTI E FUMETTI si parla di architettura

Ogni tanto su DETTI E FUMETTI facciamo dei bilanci. Oggi vogliamo ripensare a quel giorno in cui abbiamo conosciuto Maria Clotilde e con lei abbiamo deciso di parlare di architettura.

Non vi nascondo che all’inizio abbiamo temuto che non potesse essere un argomento da “blogger” ma alla fine lei ci ha convinto perché promettendoci di parlarne in modo simpatico e leggero, cercando di dare spunti accattivanti con cui il nostro pubblico avrebbe potuto approfondire temi come l’ecologia, l’hi-tech applicato all’architettura, il restauro e il recupero intelligente delle nostre città.

Questo taglio giornalistico è stato vincente e grazie a Clo la pipistrella, questo l’animaletto in cui Maria Clotilde si è trasformato per entrare nella redazione di DETTI E FUMETTI,  il pubblico sta crescendo di giorno in giorno.

In occasione di questo “bilancio” l’abbiamo intervistata chiedendole di  presentarsi a chi per la prima volta incappa nel nostro blog DETTI E FUMETTI.

Clo ci ha raccontato come sono nati i suoi articoli preferiti e quale è il disegno che li lega gli uni agli altri. A proposito di disegno: il tutto è stato puntualmente condito dai suoi ritratti più simpatici  da me (che se non lo sapevate  è l’altro must di DETTI E FUMETTI); quindi partiamo con l’intervista dando la parola a Maria Clotilde.

 

[tutte le volte di Clo -illustrazione di Filippo Novelli]

 

F. Ciao Clo di cosa ti stai occupando per DETTI E FUMETTI? Raccontaci un po’

C.:  Allora  inziamo con l’introduzione classica: Ciao sono CLO, la pipistrella (Maria Clotilde Massari)  per l’architettura, il design .

Nella vita reale Sono  un architetto che, nonostante le problematiche di  questo periodo, ancora crede ed opera con passione questa  meravigliosa professione.

F. Come è lavorare in una città coì bella ma così difficile come Roma?

C. Roma è una città “difficile” sotto molti punti di vista, ma che riesce sempre a sorprendere con i suoi grandi e piccoli capolavori. Su DETTI E FUMETTI ho deciso di parlarvi proprio di questo,  perché oltre agli edifici nobili abbiamo molto da raccontare, opere che  non sempre sono conosciute e spesso trascurate,  interventi fatti dai grandi maestri, ma anche da nuovi e non meno importanti . Fanno parte di questa serie di articoli ( se fate click sulla scritta potete leggere tutto l’articolo):

Il Parco Lineare delle Mura Aureliane

Ex Cinema Airone

Una nuvola sui tetti di Roma

I grattacieli di Roma

Roma e la Street Art

Il Parco Lineare a Roma Nord

Gli edifici delle Poste a Roma

F. Fantastico… ma ci hai incuriosito anche per la BIO ARCHITETTURA. Facci capire di cosa di parlerai?

C.  La mia curiosità ed il desiderio di approfondire ed aggiornarvi su questa materia spazierà anche nel mondo del bio, dell’ecosostenibile, del recupero architettonico  e  di tutte le nuove tendenze del design in Italia e all’estero. Vi ricordo i principali post in cui ne ho parlato:

La Scozia e le sue energie rinnovabili

Le case ecologiche

i giardini verticali

il recupero di strutture urbane dismesse

I sistemi fotovoltaici in architettura

Headquarter 3M Italia

La biennale di architettura a Venezia

I grandi cambiamenti spesso prendono avvio da piccole realtà,  A Milano è sorto un bosco verticale

F. Si dice che gli architetti non persone curiose. Ci farai incuriosire anche a noi?

C. Ma certamente, vi faro partecipi delle mie curiosità e delle ultime tendenze che rendono più piacevole la nostra quotidianità. Già avete potuto averne un assaggio ne  I mercatini di Natale, Gli alberi di Natale o negli  Arredi e oggetti biodegradabili

 

F. non ci resta che tuffarci nel mondo dell’architettura di Clo! a presto.

 [Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – presentazioni – Articolo del 14 febbraio 2015]

 

L’ASTERIX di MINNY – la recensione di Asterix e il Regno degli Dei

Amici! come promesso sono qui anche questo sabato a raccontarvi un film perché Red Bear ancora non si è ripreso.

Un altro film il cui motore è un cane… oggi vi parlerò infatti dell’eroico, ecologico e fortissimo Idefix! Perché i registi sono furbetti e sanno che per aggraziarsi i favori di noi bambini e perché un film abbia successo ci vuole un cane.

Chi è Idefix?  Ma è il cane di Asterix che domande! E’ piccolo come lui, forte come lui e ha anche i baffi come lui.

Idefix ama i bambini  e morde i romani… ma non vogliatene… dicono che l’autore, René Goscinny e il suo disegnatore, Albert Uderzo ( fumettista figlio di italiani) nel 1959 quando crearono Asterix abbiano trasfigurato negli antichi romani gli invasori nazisti della Francia di pochi anni prima. Altri un po’ più maliziosi dissero che si riferivano ai fumetti americani che negli anni cinquanta e sessanta invasero l’Europa. La Francia contrappose a Topolino e ai Supereroi il suo galletto Asterix che ormai da cinquantacinque anni spopola oltr’alpe. Pensate che questo film è stato campione di incassi in Francia superando  film che vanno per la maggiore come Hunger Games.

Oltre al mitico cane non posso non ricordare la splendida interpretazione di Panoramix, il druido capace di estrarre dagli alberi la pozione magica che rende i galli invincibili. Pensate che questi palazzinari di romani volevano distruggergli il bosco …Sono proprio Pazzi Questi Romani (SPQR) e non potevano che finire male. Dice la mamma che Panoramix è un nostro cugino alla lontana. Grazie a lui i galli sono tornati a vivere in campagna desistendo dalle facili lusinghe della città così ben rappresentata e sbeffeggiata per vizi e difetti nel Regno degli Dei, la Città che i romani avevano pensato di costruire al posto del bosco di Asterix e compagni.

Se avete paura di vedere solo i soliti scazzottamenti tra Galli e Romani sappiate invece che in questo film si parla anche di sindacato, di diritti del lavoro, di schivitù, di educazione dei figli ed dell’esempio che dovrebbero dare i genitori..ed ancora della burocrazia dello stato e dei suoi mezzi come ad esempio quello del gioco per gestire il popolo … il tutto condito con tanta tanta ironia …azione e bei disegni… ma io ho sei anni quindi non mi dilungherò oltre.

La Trama più o meno ve l’ho raccontata, quindi concludo dando un pò di numeri ed informazioni curiose:

– Questo è il quinto film di Asterix, il primo in animazione 3D.

– Il film è tratto dal 17° libro di Asterix. Ad oggi siamo al 35° (poco più del doppio) e stiamo andando avanti da 56 anni sempre sulla cresta dell’onda…

– Asterix è talmente famoso che quasi tutti hanno citato lui e i suoi amici. E’ successo anche con i nostri fumettisti, pensate che in Dylan Dog, nel numero 50 “Ai confini del tempo”,  lo scienziato lord Herbert G. Wells compare con un look da Panoramix e il suo maggiordomo è il sosia di Obelix.

-Gli incassi dopo una settimana di programmazione sono di quasi 700.000 € (nel mondo di 1.24 ml €)

Il mio voto è 6,5/10.

Ciao da Minny e speriamo che con quello che ho scritto qualcuno l’ho convinto ad andare a vedere questo film perchè, come diceva mio papà Osvy, la cultura ti salva svelandoti il mondo… “ed il cinema è cultura, è arte, l’unica nella quale le opere si muovono e lo spettatore rimane immobile”. (Ennio Flaiano)

 

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Cinema – articolo del 31 gennaio 2015]

CLO e gli edifici delle Poste di Roma

Cari amici oggi girando per Roma, mentre ero in fila da un semaforo rosso su via Marmorata, ho piacevolmente ammirato una dei più importanti esempi di architettura razionalista a Roma: l’edificio delle Poste dell’architetto Adalberto Libera.

L’edificio di Libera e De Renzi fu realizzato tra il 1933 e il 1935 nel cuore di Roma, a ridosso dell’Aventino e delle Mura Aureliane e adiacente al complesso monumentale della Porta S. Paolo e della Piramide di Caio Cestio. Rappresenta l’unica costruzione sul lato di Via Marmorata, caratterizzata da una forte connotazione e slancio razionalista, avente una forma squadrata ed elementare in cui l’organismo assume la forma di edificio a corte dimezzata.

É un volume massivo a forma di C, composto da elementi distinti, come se fosse un contenitore comprendente ambienti con funzioni diverse: al pian terreno i servizi postali, ai piani superiori gli uffici nelle ali laterali e il grande salone degli apparati telegrafici nel corpo centrale.

Obbiettivo comune ai due architetti è coniugare modernità e tradizione: da un lato è presente l’elemento nuovo, dinamico, emblematico in primo piano nel prospetto principale che affaccia su Via Marmorata e dall’altro lato, nella parte retrostante, una forma elementare, astratta, statica, classica che diventa una caratterizzazione tipizzata aggiunta e di supporto al primo.

La tipologia consolidata per gli edifici delle poste viene rivisitata e reinterpretata con una chiave di lettura nuova, a metà tra la versione moderna del tradizionale palazzo civico e la monumentalizzazione della macchina postale

Continuando la passeggiata per le “intasate” vie  di Roma sono arrivata a via Taranto; anche qui troviamo un altro intervento realizzato dalle Poste negli anni che intercorrono tra il 1933 e il 1935.

L’idea di potenziare l’edilizia postale di Roma mediante la costruzione di quattro nuovi edifici decentrati (Appio, Aventino, Milvio e Nomentano) era stata lanciata dal Ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano, che ne attribuiva la paternità allo stesso Mussolini. L’opportunità di una risoluzione così eclatante scaturiva dall’intersezione tra varie strategie rilanciate, all’inizio degli anni ’30, nel settore dell’edilizia: l’intensificazione della costruzione di edifici pubblici; l’accelerazione impressa al programma nazionale di potenziamento delle comunicazioni, imperniato sulla costruzione di nuove stazioni ferroviarie e palazzi postali. In tale ambito si registrava inoltre uno spostamento della politica delle strade e della casa, prevalente negli anni venti, a quella degli edifici pubblici.

(Planimetria ubicazione edifici)

 

Bandito nel 1933, il concorso per le poste di via Taranto venne vinto dall’architetto Giuseppe Samonà.

L’edificio, di tre piani, è impostato su uno zoccolo rivestito di travertino di Tivoli, che gira tutt’intorno all’edificio, tagliato da aperture per l’areazione del piano interrato. Sull’angolo, lo zoccolo si allarga in un basamento praticabile dal bordo concavo.

Su via Taranto il basamento viene incorporato dalla rampa che consente l’accesso all’ufficio postale. La pianta presenta una forma semitriangolare che nega la gerarchia urbana sottolineando la simmetria e omogeneità del trattamento dei due fronti, rispetto invece al diverso ruolo urbano di via Taranto e di via Pozzuoli.

All’entrata, sulla sinistra si accede al corpo scala che porta agli uffici dei piani superiori, a destra si accede allo spazio per il pubblico. Quest’ultimo è caratterizzato da un lungo corridoio che costeggia gli sportelli postali, attraversando tutto l’edificio: questa zona dell’edificio è interamente vertebrata da pilastri e presenta uno spazio a doppia altezza con un affaccio direttamente sul salone. Le facciate, bipartite dall’uso del travertino e di granito grigio scuro, denunciano nei prospetti l’articolazione della tipologia: il volume degli uffici è ritmato dalle aperture seriali regolari, mentre il corpo scala è enfatizzato compositivamente dal taglio delle finestre. Le due facciate principali sono caratterizzate

dalla contrapposizione di due superfici di dimensioni simili: sotto, il piano di vetro; sopra, il muro. Nella facciata d’angolo, la convessità della parete ha comportato l’utilizzo di lastre orizzontali di cemento armato. Gli altri prospetti, meno elaborati, sono risolti con un rivestimento in cortina e presentano delle vetrate verticali allungate.

L’edificio di Samonà , come molte opere di pregio a Roma, è circondato da una selva di antenne, cartelloni pubblicitari invasivi, traffico, buche sul manto stradale, marciapiedi dissestati, barriere architettoniche vergognose, parcheggi selvaggi e vandalismo di vario genere. Non c’è alcun cartello a segnalarne l’importanza e la bellezza che molti cittadini e le istituzioni non riconoscono, ignorando il pregio di questi beni culturali oltre che pubblici, che vengono ammirati e conosciuti più spesso dai turisti che dai romani.

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 27 gennaio 2015]

 

Per saperne di più:

 

http://www.archidiap.com/opera/palazzo-delle-poste-in-via-marmorata/

http://www.archidiap.com/opera/ufficio-postale-in-via-taranto/