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DETTI E FUMETTI n.1 – Novembre 2013

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La Redazione:

Filippo Novelli CURATORE DI DETTI E FUMETTI

LINDA – Emanuela Ambrogi per il Country Living, la Cucina e il Turismo
VIOLA – Francesca Pietrocarlo per l’ARTE DEL RICICLO e la Musica
ALICE – Donatella Lena per la Cucina
LUCE – Maria Grazia Cicala  per l’Architettura, il Design e la Cucina
LILLY – Antonella la Rosa per i Giochi e l’Intrattenimento
CLO’ – Maria Clotilde Massari per l’Architettura
RED BEAR – Stefano Milani per il Cinema
TIGER KAHUNA – Eugenio Brugnoli per l’Arte del Riciclo
WILLY – Dario Santarsiero per il Teatro
OSVY- Filippo Novelli per l’Arte e il Fumetto

Illustrazioni di Filippo Novelli

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -Articolo del 2 novembre 2013]

Viola e la spilla con il fiore di feltro per DETTI E FUMETTI-l’arte del riciclo

Ciao ragazze e ragazzi, questa sera ho un gran gala. Metterò il mio tubino nero e, per non smentirmi, un gioiello fatto da me: una spilla con un fiore di feltro.

E’ semplicissimo da realizzare, provate anche voi. In quattro semplici passi avrete il vostro gioiello personalizzato. Ecco come fare:

a) prendete un pezzo di feltro o pannolenci

b) ritagliatelo a forma di fiore, tagliando il panno in cerchi concentrici.

c) cominciate ad arrotolare il panno partendo dalla parte più piccola. Via via che arrotolate mettete qualche punto (o un po’ di colla a caldo, come vi trovate più comode)

d) infine prendete una spilla ed incastonateci il fiore; in quattro semplici passi avrete realizzato uno splendido bijoux!

Ciao da Viola e …continuate a seguirmi su DETTI E FUMETTI-sezione l’arte del riciclo!

[Francesca Pietrocarlo per DETTI E FUMETTI- sezione Arte del riciclo- articolo del 31 ottobre 2013]

Alice e la TORTA SALATA CON VERDURE E PROSCIUTTO #13

Quando ho fame e non ho molto tempo mi preparo delle torte rustiche saporite e veloci che puntualmente finiscono in un batter di ciglia. La cosa bella è che posso prepararle con qualsiasi ingrediente io abbia in frigo. L’importante è avere una scorta di pasta sfoglia, pronta all’uso.

Ecco la scheda con le dosi. Se fate click sopra si ingrandisce.

 

Lavare e tagliare le verdure a julienne.

In una padella, scaldare olio e scalogno e cuocere per qualche minuto le verdure. Salare.

In una ciotola lavorare la ricotta con l’uovo e aggiungere poi le verdure fatte raffreddare.

Girare e amalgamare il tutto. Srotolare la pasta sfoglia e sistemarla in una teglia.

Versarvi sopra il composto e distribuirlo bene. Infornare a 180° per circa 30 minuti. Alice vi augura buon appetito!

[Donatella Lena per DETTI E FUMETTI – Sezione cucina – Articolo del 27 ottobre 2013]

I MIGLIORI ARTICOLI SUI BLOG #1

Riporiamo un interessante articolo “inquesti post” di Luca Sofri del 19 aprile 2010 sulle riviste on line/blog o come volete chiamarli.

 

 

“Mi ricordo dove eravamo: villa Torlonia, a Roma, una bella giornata di sole. Quasi due anni fa.

 

Oggi va online il Post. In questi due anni (quasi) ho spiegato e raccontato decine di volte quel che pensavo sarebbe diventato: e ogni volta in modo diverso, man mano che me lo figuravo meglio e che il racconto si adattava agli interlocutori. Ma il problema è che non ha un nome, una cosa così: giornale online, si dice ancora, ma è un nome che allude a un tipo di contenitore di notizie che è stato molto ribaltato in questi anni ed è un nome che nasconde le vere dimensioni di questo cambiamento. Ci sono dei giornali online, sì: sono fatti come dei giornali di carta, a volte bene e a volte no, e sono online. Quello che vuole essere il Post, invece, è un’altra cosa. I suoi modelli sono americani, ma anche lì non sanno ancora come chiamarli. Strano, no? Si inventano parole per tutto. Invece anche loro li chiamano siti di news, o ancora blog, o superblog.

 

 

Il Post è una cosa così: per metà aggregatore (altro termine equivoco), per metà editore di blog. Ha una redazione che pubblica notizie, storie, informazioni raccogliendole in rete e nei media, e linkando e segnalando le fonti. E ha una famiglia di blog affidati ad autori di diverse qualità e competenze ma con cui il Post condivide un’ambizione di innovare la qualità delle cose italiane, nel suo piccolo (e loro l’hanno riconosciuta e ci hanno creduto). Per chi lo ha seguito finora (nove anni), il Post è Wittgenstein, ma di più. Più storie, più link, più idee, più blog.

 

Ambizioni, parecchie. Piedi per terra, altrettanti. Ci metteremo un po’, a fare tutte le cose che vorremmo fare (tutte tutte, a essere sinceri con noi stessi, non ci riusciremo mai). Ma ne vorremmo fare molte. Introdurre di più internet nel sistema dell’informazione italiana, migliorare la qualità e l’affidabilità delle news e del giornalismo, rivedere le gerarchie delle notizie a cui siamo abituati, raccontare cose interessanti e che cambiano il mondo (bel claim già preso da Wired). Essere riconoscibili e rappresentare i propri lettori. Farsi venire delle idee. E farsi leggere senza il doping del sensazionalismo, dell’allarmismo e delle fesserie da tabloid. No boxini morbosi.

 

Sbaglieremo assai, e non è che dirlo prima ci assolva. Ci saranno esperimenti e assestamenti. Partiamo già con molte cose – editoriali e tecniche – ancora in costruzione e molti progetti in agenda tutti da realizzare. E solo l’altroieri ha cominciato a piovere dal soffitto in redazione. Ma contiamo sulla bella stagione, e soprattutto ci è cara la parola complicità: abbiamo a cuore non solo i contenuti ma anche il contenitore, ci teniamo sia riconoscibile, presente, non un anonimo calderone di miliardi di pagine ognuna col suo potenziale lettore da conteggiare. Siamo diffidenti di molte formule commerciali discusse in questi mesi a proposito del futuro dell’informazione online e pensiamo che l’unico modello efficace sia quello che privilegia i contenuti gratuiti e finanziati dalla pubblicità: ma staremo attenti a non far mai prevalere la quantità sulla qualità.

 

Due cose, inevitabili. Quella volta a Villa Torlonia c’era Giovanni De Mauro: ci giravamo intorno da un po’, ma l’idea fu sua. Il nome, del Post invece, lo dobbiamo a Christian Rocca.

 

Il Post non fa “reporting” come dicono gli americani: aggreghiamo e raccontiamo informazioni prodotte da altri. In realtà, è quello che già fanno molto anche i media tradizionali (tra notizie di agenzia e riscritture di articoli altrui) che però sono anche produttori di eccellenti storie e news originali a cui dobbiamo metà del merito di quello che farà il Post. Noi facciamo invece prioritariamente la prima delle due cose: ma non ci sottrarremo al racconto di storie inedite e trascurate quando le troveremo, e su questo contiamo molto sulla collaborazione e l’aiuto di tutti (fatico a chiamarli lettori, termine riduttivo: stiamo cercando di fare una cosa tutti insieme, uomini e donne di buona volontà). La separazione tra online e offline, tra giornalismo di carta e in rete, tra redazioni e blog è una sciocchezza di chi vuole costruirla. La linea in terra che ci interessa è quella tra fare le cose bene e fare le cose male.

 

E qui torniamo alla complicità. Il Post non è nato a villa Torlonia, in effetti, e non è nato quel giorno lì, e non lo ha inventato questa redazione. Viene da lontano, da oltre un decennio di vita in rete, di discussioni, di partecipazione a un cambiamento del mondo di cui siamo stati oggetti e soggetti: nasce già con un archivio enorme di cose fatte e dette da tutti noi, e intendo tutti noi.

 

Poi ci sono molte persone da ringraziare per aver lavorato alla costruzione del Post o per averlo aiutato con generosità sui mille fronti di un progetto come questo: queste tre righe sono per loro.

 

Cerchiamo di fare una cosa piccola ma ambiziosa, e di vedere cosa diventa. Speriamo se ne facciano altre, anche più grandi, con simili intenzioni. E insomma, in questi due anni ho spiegato il Post decine e decine di volte, ed è il momento di smetterla. Tocca farlo.

I MIGLIORI ARTICOLI SUL FUMETTO #6

” Il fumetto è cultura popolare, anzi no, è la Nona arte. Il fumetto è in crisi, anzi no, è in una stagione di eccezionale fioritura. Il fumetto è una nicchia, anzi no, è sempre più visibile. Il fumetto è graphic novel, graphic journalism – ma anzi no: il fumetto è fumetto.

Fumettologica va online oggi, nel pieno di una stagione di straordinari paradossi per questa forma di espressione. Una forma persino antica, se paragonata a internet, televisione, cinema. Eppure ancora in grado di offrire nuove esperienze, idee, risorse per fare quello che ciascuno fa, da sempre, con le forme espressive: immaginare, emozionarsi, riflettere, giocare, capire.

Il nostro mestiere sarà quello di un sito ‘verticale’ sul fumetto, come si dice. Ovvero: faremo da aggregatore, selezionando contenuti e ospitando voci e opinioni; e una redazione si occuperà di pubblicare notizie, storie e immagini. Saremo, insomma, un magazine di “informazione e cultura del fumetto”.

Per fare questo, abbiamo pensato ad alcuni ingredienti: 1) notizie, certo, ma anche approfondimenti storici o critici, e interventi d’opinione (grazie anche a una pattuglia di columnist che, nel tempo, si arricchirà di nuovi compagni); 2) immagini pensate non solo a corredo degli articoli, ma come contenuto autonomo, sia in forma di rubriche e galleries che di anteprime; 3) non solo fumetto, ma anche libri illustrati, televisione, arte, videogiochi e quanto (tra ciò che troveremo e sceglieremo) c’è di pertinente al fumetto e alla cultura dell’immagine; 4) un tot di altri progetti, alcuni fattibili e altri un po’ meno, ai quali lavoreremo nei prossimi mesi.

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Fin qui, la parte facile. Ma Fumettologica nasce con il contributo di tante persone, cui deve idee – persino il nome – e supporto nei tanti mesi di silenziosa preparazione che ci hanno condotto fino a qui. E non è sempre facile, nei progetti complessi, riconoscere il segno lasciato da ciascuno: lezioni importanti, esempi, dettagli, suggerimenti puntuali, trovate, suggestioni. Alcuni sono già tra queste pagine, altri ci raggiungeranno nelle settimane e venire, e altri ancora resteranno a casa a farci da lettori, consiglieri, sparring partner, fratelli maggiori. A loro va il grazie che si deve ai complici senza i quali, spesso, non si fanno passi avanti.

Di solito accade durante i festival. A Lucca, per esempio. O ad Angoulême, Bologna, Napoli. In quei posti in cui gli operatori e gli ‘attivisti’ della fumettofilìa si incontrano, condividendo esperienze, analisi, problemi, progetti. È in questi luoghi che, nel corso degli ultimi anni, molti di noi qui a Fumettologica hanno spesso discusso intorno alla condizione dell’informazione e dei discorsi ‘pubblici’ sul fumetto. A volte ragionando sull’attenzione strabica da parte dei media ‘generalisti’, che troppo spesso oscilla tra nostalgia (il fumetto come consumo generazionale), materiale per coccodrilli di costume (“muore xxx, creatore/editore di yyy”), stereotipi (“Gulp! Bang! Wow! Il fumetto è diventato una cosa seria?”), boxini morbosi (il fumetto come notizia ‘curiosa’). Altre volte, discutendo della strana gerarchia delle notizie da parte dell’informazione specializzata, affogata dai più minuscoli comunicati stampa, separata da comunità concentrate su specifiche porzioni (di gusto), in balìa delle generose ma limitate energie dell’hobbysmo, dispersa dalla frammentarietà dei tanti rivoli (e blog) privi di comunicazione e progettualità comune.

Tutto comprensibile, certo. Il fumetto era e resta un settore ai margini della cultura e, di conseguenza, ai margini dell’informazione. Ma queste condizioni, in Italia, sembrano ancora più problematiche. Se in Francia, il più importante mercato fumettistico in Occidente (con una penetrazione nella popolazione superiore a quella statunitense o italiana), i principali quotidiani come LeMonde o LeFigaro hanno un giornalista competente che si occupa regolarmente di fumetto, da noi non accade perché siamo… un mercato più piccolo? Un contesto più difficile? Un paese culturalmente più arretrato? Per non dire di Giappone e Corea del Sud, in Francia o negli Stati Uniti molte università (dall’EESI di Angoulême al Savannah College of Arts and Design) offrono corsi dedicati al fumetto; i telegiornali e diverse reti trasmettono notizie e programmi sul fumetto; i principali magazine offline e online vi dedicano spazi specifici e rubriche regolari; i magazine verticali pullulano, si fanno concorrenza e i migliori riescono anche a sostenersi economicamente. L’Italia del(l’informazione sul) fumetto sembra invece, in piccolo, uno specchio delle fatiche e delle lentezze che stanno facendo del nostro Paese un contesto in sofferenza, qua e là disilluso.

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Eppure, anche in Italia, le cose cambiano. Repubblica e Corriere e Gazzetta e altri quotidiani si occupano di – e talvolta producono – fumetto con frequenza crescente, e con maggior competenza che in passato. In televisione si (ri)affacciano programmi specifici e ragionati (Fumettology). I periodici cartacei sembrano essersi aperti sia sul fronte dei contenuti, estratti o persino prodotti (XL), che su quello dell’informazione. E i magazine online, generalisti e verticali, non sono da meno (gli ultimi arrivati: Linkiesta Cultura e Multiplayer). Lo sforzo di Fumettologica – e la sfida comune a tanti progetti, anche più grandi, che speriamo si aggiungeranno al nostro – è, nel suo piccolo, di innovare la qualità di questi discorsi. Online. Concentrandoci sulla qualità delle fonti (e dei link), sulla selezione delle notizie e dei temi, sull’autorevolezza delle opinioni, sulla cura per la scrittura e per la presentazione delle immagini disegnate. Senza rinunciare anche a scavare, portando alla luce storie, autori ed esperienze poco note o trascurate.

In un altro festival recente, Internazionale a Ferrara, un noto fumettista francese di origini italiane, Baru, diceva: “Vedi quella donna? Non l’ho mai vista prima. Eppure l’ho già disegnata decine di volte”. Il Fumetto, a chi come noi prova a raccontarlo con l’informazione, l’aggregazione, l’approfondimento, sembra offrire un po’ di quella misteriosa familiarità: noi tutti – operatori e lettori – sappiamo di conoscerlo da tempo, anche se le forme con cui ci appare (giornalismo, critica, discorsi) ce ne manifestano raramente la ricchezza e la complessità. Raccontare il fumetto è, per Fumettologica, anche un’operazione di risintonizzazione: tra ciò che il fumetto è (o è stato), e le parole per dirlo, mostrarlo, condividerlo.

Fumettologica non è il solito ‘verticale’ (sul fumetto), dunque. Abbiamo provato a inventarci qualcosa di molto italiano, che si guarda intorno fra i migliori esempi internazionali – dalle decane ActuaBD o The Comics Journal ai giovani Comics Beat o Comics Alliance – e prova mescolarli insieme in una formula più nostrana per contenuti, voce, immagine. Il che non ci garantisce che non sbaglieremo, anzi. E nelle prossime settimane vedrete il nostro piccolo cantiere restare aperto, per fare aggiustamenti, esperimenti e ritocchi. “Cerchiamo di fare una cosa piccola ma ambiziosa, e di vedere cosa diventa”, scriveva tre anni fa il Post – un esempio di buona informazione online italiana, cui molti di noi devono qualche bella lezione. Ora tocca al fumetto, e a Fumettologica, provarci”.

 

[Raccomandato da Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fumetto-il 27 0ttobre 2013]

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Costruiamo insieme una casa per i nostri cavalli- Osvy e L'arte del riciclo

Da quando e’ iniziata  la raccolta differenziata solo alcuni giorni della settimana possiamo buttare il cartone e la carta…
accade quindi che rimangano in casa per molto piu’ tempo scatole, buste di lettere e carta che prima gettavamo la sera stessa. E’ in queste occasioni che si risveglia il creativo che e’ in noi per la gioia dei nostri bimbi… e finisce che  ti chiedono di costruirgli una casa per i loro cavalli .. e come al solito non sappiamo dirgli di no.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Arte del Riciclo – Articolo del 26 ottobre 2013]

Polpette alle Melanzane, una nuova ricetta di Alice per DETTI E FUMETTI #13

Questa ricetta mi è stata tramandata da una simpatica coppia, genitori di un mio amico, che cucinavano divinamente. Mi hanno conquistato al primo assaggio, perché adoro il basilico e adoro le melanzane sopra ogni cosa.

 Ecco la scheda. Se fai click sopra si ingrandisce e potrai leggere le dosi.

Lavare le melanzane e sbollentarle in acqua salata.

Quando si saranno ammorbidite toglierle dalla pentola e farle raffreddare. 

A questo punto sbucciarle e schiacciarle con una forchetta, riducendole a polpa.

Unire l’uovo, il basilico sminuzzato, il sale e un po’ di pangrattato per rendere il composto più sodo.

Formare delle polpettine, passarle nel pangrattato

e friggerle nell’olio (io uso quello di arachidi). Sono buone da gustare sia calde che fredde. Queste polpette sono deliziose per il sapore del basilico, per questo io tendo ad abbondare nel suo utilizzo. Buon appetito.

[Donaltella Lena per DETTI E FUMETTI – Sezione cucina – Articolo del 26 ottobre 2013]

 

I Giardini verticali di CLO per DETTI E FUMETTI

Ciao Amici, sono Clo, una simpatica pipistrella a cui  piace volare sopra le città e studiare le loro splendide architetture. Oggi vi racconterò di cosa ho visto durante il mio ultimo volo.

Il giardino verticale.E’ una distesa di verde che trova il suo spazio, appunto,  in verticale. Cioè sulle facciate dei palazzi e sui muri delle metropoli. Possiamo definirlo come  un sistema di “pulizia per le città”, perché grazie al suo effetto di isolamento termico, il giardino verticale aiuta ad abbassare il consumo di energia  in inverno  (proteggendo l’edificio dal freddo) e in estate (fornendo un sistema di raffreddamento naturale).

E’ anche un modo efficace per depurare l’aria: perché oltre alle foglie, anche le radici e tutti i microrganismi ad essi correlati, agiscono come un filtro, rendendola più respirabile.

Il giardino verticale è dunque un ottimo strumento per migliorare l’ecosistema. Ovunque vi siano superfici verticali, si può ricreare un sistema vivente molto simile agli ambienti naturali. In ogni città, una parete nuda può essere trasformata in un giardino verticale e quindi diventa un prezioso rifugio per la biodiversità. In Europa troviamo molti esempi , come a Parigi, Madrid,  ed anche in Italia.

Parigi: ante operam-realizzazione-post-operam

Un bellissimo esempio è nell’hinterland Milanese. Con un’estensione di 1262,85 metri quadri e oltre quarantaquattromila piantine, il grandissimo muro verde del centro commerciale il Fiordaliso è entrato nel Guinness World Record quale giardino verticale più grande del mondo.  La parete verde che riveste il muro principale del centro commerciale, è stata progettata dall’architetto Francesco Bollani. In passato il record è stato attribuito ad un giardino verticale di Madrid, con una superficie di 844,05 metri quadrati.

 Milano: centro commerciale il Fiordaliso

Madrid: Caixa Forum

La stessa tecnica si può utilizzare all’interno degli edifici; già avere una bella pianta in casa o in ufficio dà tutt’altro tono all’ambiente,  figuriamoci un bel muro verde di interni. Un esempio molto interessante è la realizzazione di  Patrick Blanc. per la sala d’attesa della Qantas.

Qantas: sala di attesa

Nella progettazione di interni l’idea di un giardino verticale sta facendo sempre più presa: perché permette di portare in casa una grande quantità di piante senza occupare preziosi metri calpestabili, e creando, effetti davvero sorprendenti.

RIFERIMENTI

Tra le aziende più importanti nel settore dei giardini verticali segnalo:

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura e Design – Articolo del 23 ottobre 2013]