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DISEGNARE FUMETTI OGGI: SI DEVE SCEGLIERE IL DIGITALE O LE TECNICHE TRADIZIONALI?

Inizia così una interessante riflessione di Carmine  Di Giandomenico [del quale sotto riportiamo la biografia]. Carmine prosegue:

“[…] il lavoro artigianale ha un suo fascino importante  ed insostituibile, ma chi appartiene ad un mercato che fagocita e sputa  tutto velocemente non può permettersi tale lusso di tempo”. Servirsi del  digitale …”non vuol dire fare i furbi, non essere creativi…perchè  comunque sia senza gusto e senza nozioni di base ben radicate, tali strumenti  non servono a nulla.

[…] il fumetto è soprattutto narrazione, ed essa vale più del bel  disegno illustrato, in sè effimero; …e  poi ci vuole anche l’istinto per essere un  bravo fumettista”. [Carmine di Giandomenico]

Note Biografiche

Carmine  di Giandomenico, nato a Teramo (Abruzzo-Italy) il 13 aprile 1973, inizia la sua  carriera disegnando la   miniserie Examen  nel 1995 con la sceneggiatura di Daniele Brolli. In seguito ha lavorato a Giulio Maraviglia, La Dottrina, Romano e La Landa degli  aviatori collaborando con Alessandro Bilotta. Tra il  2004 e il 2005 scrive, sceneggia e disegna l’opera in due libri dal titolo Oudeis per la casa editrice Saldapress, un’  opera che rivisita l’  odissea omerica in chiave moderna. Nel 2005 inizia la  sua collaborazione con la   Marvel Comic, realizzando varie miniserie e What if su personaggi leggendari come Capitan  America e Wolverine. Nel 2006  sempre per La casa delle idee e in collaborazione con il co-sceneggiatore Zeb  Welss, realizza la miniserie da lui ideata “Battlin’  Jack Murdock”, che ricalca le orme delle origini del  personaggio leggendario di Daredevil visto dagli occhi del padre. In Italia  ritorna a collaborare con Alessandro Bilotta per la realizzazione del color fest 2 per Sergio Monelli Editore. Dal 2009  si dedica alle due miniserie dedicate al personaggio di Spider-man Noir,  rivisitazione di Spider-man negli 30-40 e, sempre nel 2010, lavora a Invincible  Iron Man #500[4], dove segna il ritorno del mandarino nella serie  regolare. Nel 2011 è tra gli autori del numero commemorativo per i 50 anni di  vita della serie dei Fantastic Four #600[5]. (fonte WIKIPEDIA)

L'ingegner Vittorio Giardino, il Maestro della Linea Chiara

Vittorio Giardino,  ingegnere elettronico, una mattina si alzò e, contro tutti e tutto, decise di cambiare mestiere dedicandosi alla sua passione,  il fumetto. All’inizio non fu facile, il suo tratto era indeciso ed immaturo, ma nel giro di qualche anno migliorò fino a divenire uno dei miti del fumetto italiano.

Esponente di primo piano della raffinata “linea chiara” in Italia, seppe cavalcare l’onda del successo del fumetto tra la fine degli anni settanta ed i primi anni  ottanta. Noto al grande pubblico per il suo Max Fridman, nel 1982 vinse il premio  Yellow Kid con Rapsodia Ungherese. Successivamente Ottenne l’Harvey Award e il premio Alfred come miglior album straniero con il volume di Jonas Fink. E’ già perchè se in Italia vendeva una copia in Francia, dove il Romanzo per immagini è molto appprezzato, ne vendeva dieci volte tante.  I suoi Graphic Novel sono veri e propri romanzi storici, colti e politici ed oggi tornano attuali quasi che questi trent’anni non fossero passati.

[Filippo Novelli per Detti e Fumetti – 8 febbraio 2013]

Ho incontrato David Lloyd a Romics

Oggi sono stato a Romics dove ho visto una bella  mostra su Superman.

C’era gente che disegnava fumetti western sui muri in omaggio a Bonelli, dei talent show e tanti tanti gadget….

Attraversata la sala con le locandine dei film in uscita (ce ne sono almeno quattro da vedere nei prossimi mesi) sono arrivato in una sala buia, di un nero pesto.

Riuscivo a sentire solo un inglese che parlava, poi il silenzio e quindi una frase: ” Non sono i popoli che devono avere paura delle nazioni ma sono le nazioni che  devono avere paura dei popoli”.

Eccola là…anche qui, mi sono detto. L’uomo proseguì: “Ti dicono,noi ti togliamo un po’ di libertà per poterti far stare meglio. Nel mio fumetto mi sono inspirato alla Germania degli anni 30, ma quello che sta succedendo in Grecia è molto simile”.

Io ne frattempo avevo aperto il mio tablet ed avevo iniziato a disegnare il suo ritratto.

Lui continuava a parlare: “Le banche falliscono e fanno pagare la crisi ai cittadini, si parla di istanze di libertà. Alla fine del mio romanzo le persone hanno la possibilità di fare una scelta: mantenere la propria libertà o darla via”.

Volevo riprodurre quell’oscurità che avevo trovato entrando nella stanza.

Misi un fondo nero al posto dello schermo illuminato che era dietro al fumettista. Lui aveva la camicia nera, che  modificai nel colore verde per generare un minimo stacco dal fondale.

Intervenne l’intervistatore: “Hai disegnato il tuo romanzo negli anni ottanta (1984),cosa hai pensato quando trent’anni dopo hai visto un insieme di persone che protestavano riunite indossando  la maschera di  Guy Fawkes, (cospiratore britannico che nel 1605 cercò di far saltare in aria il parlamento inglese) da te riprodotta nel graphic novel? Hai pensato di aver previsto il futuro?”.

David replicò: ” Nel film, come lo scorso anno in Egitto, a scatenare la rivolta è stata l’ingiusta uccisione di un  uomo. Non bisogna aspettare che tutto degeneri. Bisogna agire prima per fermare il declino.Quando sei un artista devi scrivere quello che pensi. Devi approfittare del  talento che hai per dire quello che devi dire.Va bene disegnare l’uomo ragno ma poi che resta?”.

“V for Vendetta”, disegnato da David Lloyd e scritto da Alan Moore, è un capolavoro del fumetto politico che è stato capace di far crescere questo genere letterario fino a farlo entrare dalla porta principale delle librerie.Per questo sdoganamento tutti i fumettisti devono essere grati a David Lloyd.

L’intervista si concluse con il racconto della genesi di V for Vendetta, un racconto che usciva a puntate in bianco e nero su una piccola rivista a metà degli anni ottanta. Di volta in volta si realizzavano gli episodi senza un disegno preordinato.

Ci racconta Lloyd: “Era un po’ come suonare del Jazz”. il graphic novel è cresciuto insieme a noi con i nostri pensieri e con quello che sentivamo  al momento”.

“Quale tema vorresti trattare ora?” gli chiese l’intervistatore.

“Ho fatto un poliziesco; a me piace scrutare l’animo dell’uomo, la sua fragilità,vedere come sia facile perdere le proprie difese, come l’animo sia corruttibile e come fa a resistere”.

E ancora l’intervistatore: “Infine parliamo del tuo ultimo progetto: un progetto rivoluzionario: “ACES WEEKLY”.  Si tratta di riunire i più bravi fumettisti e produrre un fumetto sul web fribile con un abbonamento di pochi euro. Non più la carta, non più la stampa, le case editrici e la distribuzione; finalmente la possibilità di creare un rapporto diretto con il lettore senza più  filtri. Questo è Aces Weekly”.

Così termina l’intervista a David Lloyd, Romics D’oro 2013.  Da parte mia vi lascio il ritratto di uno dei fumettisti più coraggiosi ed innovativi di questi anni.

[Filippo Novelli per Detti e Fumetti- 6 Aprile 2013]
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