CLO a Valencia: una città da scoprire

Con l’estate arriva il momento di pensare alle vacanze e sorge il solito dilemma:
mare, montagna?
Quest’anno cambiamo, andiamo in una città europea, la scelta cade su: Valencia
E’ una città ricca di storia ma con molti interventi moderni; coinvolgendo anche i bambini che trovano oltre all’Acquario e al Museo delle Scienze, anche parchi dove giocare e correre.
Ma scendiamo nei particolari:
La città delle Arti e delle Scienze
Questa sorta di cittadella occupa la parte meridionale dell’area metropolitana; si estende per buona parte sul letto del fiume Turia, ora definitivamente deviato in seguito ad alcuni straripamenti che avvennero in passato.
La Ciudad rappresenta uno dei maggiori poli attrattivi per i turisti; il segno tangibile e definitivo dell’uscita dei valenciani da una realtà confinata e provinciale, verso il mondo moderno e globalizzato. Una visita completa impegna non meno di una giornata, da trascorrere perlopiù a osservare le strutture interne. L’ideale sarebbero due giorni, data la superficie su cui si estende, calcolata in circa 35 ettari.
Dal punto di vista architettonico, la Città delle Arti e delle Scienze si divide in quattro grandi edifici, con uno stile costruttivo originale; tutti progettati e curati dal grande architetto Santiago Calatrava. All’interno si svolgono continuamente manifestazioni e mostre artistiche di livello internazionale.
l’Hemisfèric, dispiegato su circa 13000 metri quadrati. L’area esterna è lasciata in cemento armato e, da lontano, si mostra al mondo come un grande occhio che vede e scruta. Con tanto di ciglia e un bulbo oculare che, tra l’altro, funge da schermo gigante per le innumerevoli proiezioni cinematografiche. L’ingegnoso effetto ottico è notevolmente amplificato da uno specchio d’acqua alla sua base.
Vicino a esso si trova il Museo de las Ciencias. Dal punto di vista strutturale, l’intento è stato quello di farlo assomigliare a un gigantesco dinosauro. L’immagine è rimarcata dalle curiose sporgenze e dal colore parzialmente sbiadito. Al suo interno si svolge una serie di mostre ed esposizioni a tema scientifico, molto seguite da bambini e adulti.
Il terzo polo attrattivo della Città delle Scienze è il Parco oceanico, o Oceanografic, considerato come uno tra i più grandi acquari del mondo. L’aspetto architettonico è stato curato da Fèlix Candela e richiama ogni anno fior di visitatori e appassionati. Le grandi dimensioni, circa 10 ettari di superficie, permettono la presenza di molte specie di pesci e mammiferi d’acqua.
Il Palacio de las Artes si dedica soprattutto alle manifestazioni artistiche, con spettacoli che si susseguono per tutto l’anno. Rappresenta la quarta opera architettonica in ordine cronologico, sempre per mano del grande ideatore Calatrava. L’intensità e la qualità delle opere messe in scena richiamano gran parte degli abitanti della Comunità valenciana. Insieme all’Hemisferic primeggia per la ricchezza dei dettagli architettonici. Sempre all’insegna dell’originalità, ci sono diversi ascensori che portano i turisti a diverse altezze, creando spettacolari effetti visivi.
Internamente, l’ambiente è diviso in quattro spazi, per ospitare altrettanti tipi di arti. Le ambientazioni scenografiche spaziano dai classici universali, fino alle più moderne sperimentazioni espressive.
Alle quattro strutture appena citate, si può aggiungere la “quinta meraviglia”, ossia l’Umbracle. Non si tratta di una vera e propria costruzione, bensì un’amplissima terrazza panoramica coperta, dalla quale si scorge il bel panorama della Città delle Scienze. Per questo, ogni giorno è raggiunta da centinaia di visitatori. I numeri che definiscono l’Umbracle sono impressionanti: più di 300 metri di passerella, attorniata da decine di specie floreali e costruzioni in diversi materiali. La copertura è garantita da una serie di archi.

I Mercati
Non il solito mercato rionale con banchetti improvvisti di legno, a Valencia i mercati sono strutture pittoresche che ogni mattina offrono ai visitatori le migliori mercanzie che spaziano dagli accessori di uso quotidiano, tipici dolci spagnoli, all’usato in buono stato; opere d’arte antiche, prodotti tipici e l’artigianato locale. I principali mercati di Valencia, tuttavia, rispondono al nome di Mercado Central e Mercado de Colón

Il centro storico
Chi visita Valencia per la prima volta nota il mix di espressioni artistiche e architettoniche del centro storico. Ciò è dovuto al susseguirsi di culture che hanno condizionato la città nei secoli.
Un viaggio nella storia dell’arte di Valencia parte dal Basso Medievale. In questo periodo storico si diffuse lo stile gotico, con alcune peculiarità proprie della Spagna.
La costruzione più rappresentativa del gotico spagnolo è la Borsa della Seta, altrimenti conosciuta come Lonja de la Seda, è continuamente raggiunta dai turisti, affascinati della struttura architettonica unica nel suo genere. Nel 1996 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Sorge su una superficie complessiva di circa 2000 metri quadrati. Esternamente appare come una fortezza medievale dove prevale lo stile gotico fiammeggiante. Centralmente si nota la torre con le merlature finali. Si chiama Borsa della Seta perché in passato fu il luogo di scambio di questa preziosa merce. Oggi la tradizione commerciale e del baratto è in parte rievocata: ogni domenica s’incontrano esperti di filatelia per lo scambio di francobolli. Un’altra tappa da fare è La Cattedrale è il simbolo religioso per eccellenza della città. Il nucleo originario della chiesa risale al tredicesimo secolo. Considerando il luogo in cui sorge, è realistico pensare che l’edificio sia nato sui resti di altre costruzioni. Al posto della chiesa un tempo c’era una moschea araba, abbattuta dopo la cacciata dei musulmani. L’imponenza della Cattedrale si nota dalla vastità della superficie occupata e dalle differenti tendenze architettoniche: nella stessa struttura convivono gli stili romanico, gotico e barocco spagnolo. A suggellare il complesso c’è l’altissimo campanile, chiamato Miguelete. All’interno i dipinti di Goya ed Il Santo Graal , conservato gelosamente nell’omonima cappella, rendono ancora più suggestiva la visita.

Buon volo a tutti!
E a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 29 luglio 2017]
Per maggiori informazioni:
http://www.valencia.it/

Willy intervista l’attore Emiliano Luccisano e il musicista Alessandro Lozzi


E’ doveroso prima di iniziare questa interessante chiacchierata, una piccola presentazione: Emiliano Luccisano è co-fondatore insieme ad Alessandro Lozzi del portale AttoreDinamico-#ilmestierepiùbellodelmondo e fondatore della compagnia Controcorrente. Autore presso RAI Mediaset LA7 e Dado canta la notizia, nonché regista di cinema e teatro.
Alessandro Lozzi è Co-Fondatore AttoreDinamico-#ilmestierepiùbellodelmondo, fondatore presso Rosso Music Lab – Scuola di Musica a Domicilio Musicista, Arrangiatore presso Compagnia Controcorrente.

W. Allora Emiliano, so che dopo anni di intenso lavoro attoriale, sei riuscito nella stesura del metodo della BIODINAMICA© e il portale ad essa correlato: http://www.attoredinamico.it. Raccontaci un po’ come è andata.

E.:È andata in maniera molto naturale. Con la Compagnia Controcorrente composta da me, Ilary Artemisia Rossi e Claudio Cappotto abbiamo sempre creduto nella tecnica. Siamo di quelli che fanno moltissime prove. Ogni opera che portiamo in scena, anche la più leggera, è una scusa per noi per sperimentare nuove tecniche, nuove soluzioni sceniche e attoriali. Tutto questo vuol dire passare molte ore in sala prove, affrontare molti problemi relativi allo stile complessivo della messa in scena e a come sia più giusto ed efficace per un attore affrontare un nuovo personaggio. Al centro della nostra ricerca c’è sempre stato il corpo, e su quello ci siamo interrogati di continuo. Non sono un attore, né tantomeno un regista, che ama le prove a tavolino e i metodi troppo teorici o “mentali”. Ho quasi un’ ossessione per il ritmo, a prescindere dal genere che decido di affrontare, e col ritmo mi piace giocare. Far parte di una compagnia come la Compagnia Controcorrente mi ha dato la possibilità di sperimentare e di studiare a tutto tondo, senza limiti, tutti i giorni e tutto il giorno per molti anni, insieme ai miei compagni di lavoro. Il metodo della Biodinamica nasce durante quegli anni, ed è la sintesi di tutte le sperimentazioni, le improvvisazioni e i vari metodi usati durante i nostri allestimenti. Ha avuto una grande evoluzione nel tempo, affinandosi sempre di più. Questo anche perché ho avuto la fortuna di avere a disposizione moltissimi attori e attrici, sia professionisti che allievi su cui sperimentare gli effetti e i risultati del metodo, grazie al bacino artistico che mi fornisce il TEATRO LABORATORIO e i gruppi che dirigo da formatore o da regista. Avere ogni settimana 50-60 attori e attrici, tutti diversi tra loro con cui sperimentare, è una grande risorsa per lo sviluppo di un metodo. L’importante è non cercare mai un punto d’arrivo, ma mettere continuamente in discussione anche i punti che crediamo certi e consolidati. Questo perché il mestiere attoriale è un fluido in continuo movimento: cambiano i tempi, cambia il pubblico, cambia l’uomo stesso. Di conseguenza un metodo fermo, è un metodo che è già scaduto, già morto.

W. Molto bene siamo però curiosi di sapere come te la cavi nei panni del maestro, visto che tieni dei corsi di teatro aperto a tutte l’età.

E.:I panni del maestro mi piacciono molto, non lo posso nascondere. Anche se sono un maestro un po’ atipico, vuoi per l’età, vuoi per una mia particolare filosofia d’approccio. Io uso molto i miei allievi come cavie, nel senso buono del termine, soprattutto quelli più inesperti. Sono una fonte inesauribile di studio perché non hanno nessun tipo di sovrastruttura o di “convinzione inamovibile” che spesso si trovano in attori e attrici più formati. Durante le lezioni, oltre ad insegnare, impariamo. E impariamo tantissimo, loro da me e io da loro. Per questo cerco di plasmarli il meno possibile (salvo ovviamente le nozioni di base). Questo all’inizio un po’ li disorienta perché non gli dà degli appoggi sicuri, dei paletti saldi ai quali reggersi. Hanno solo uno o due binari sui quali camminare, il resto deve farlo il loro corpo. Sono più di sette anni che esiste questa realtà, le sedi aumentano di anno in anno così come gli attori e la passione che provo nello stare in sala con loro è sempre maggiore. Anche quando gli impegni televisivi o di tournée mi portano fuori, cerco sempre di prendere il primo treno o il primo passaggio per non perdere la lezione. Inoltre amo molto il termine LABORATORIO, mi identifica di più rispetto a termini come scuola o accademia. Mi da un senso di evoluzione continua, una sensazione di essere su un’isola felice in cui si recita, si recita sempre, si recita e basta.

W. Invece ad Alessandro voglio chiedergli di parlarci della simpatica e intelligente idea di fondare una scuola di musica a domicilio la Rosso Music Lab – Scuola di Musica a Domicilio. https://www.rossomusiclab.it

A.: Per la prima parte della mia vita sono stato esclusivamente un musicista. Studiando, suonando in diverse formazioni e – dal 2009 circa – componendo le colonne sonore di alcuni progetti di Emiliano e della sua Compagnia Controcorrente.
Successivamente ho avuto modo di entrare a contatto con alcune attività imprenditoriali che hanno un po’ “stravolto” la mia strada. Da queste due esperienze nel 2012 è nato ROSSO MUSIC LAB. Il nome, neanche a dirlo, è stato scelto insieme a Emiliano – amico fraterno di una vita.
L’idea di base è semplice: portare la musica e il suo insegnamento fin dentro casa, con una squadra via via crescente di professionisti. A questo abbiamo aggiunto con gli anni l’idea di rendere ROSSO MUSIC LAB una vera e propria scuola di musica “senza le pareti”. Ne sono una prova le esibizioni degli allievi che organizziamo due volte l’anno.
ROSSO MUSIC LAB è un po’ come il metodo descritto da Emiliano: in continuo fermento. Ogni anno, ogni mese, talvolta ogni giorno, si evolve e si trasforma al fine di assecondare le esigenze di un progetto in espansione.
Non nego che l’esperienza ROSSO MUSIC LAB, è per me direttamente collegata alla nascita di ATTORE DINAMICO.

W. Ora parliamo un po’ del vostro portale AttoreDinamico-#ilmestierepiùbellodelmondo. Nella rubrica “un video al giorno” Mentre Alessandro traffica con la videocamera, inventandosi effetti speciali, Emiliano ci parla di una serie di problematiche che l’attore/attrice specialmente se alle prime armi, deve superare e soprattutto sopportare. Chi se la sente di spiegarle ai nostri lettori!?

Emiliano: Inizio col dire che Attore Dinamico è casa nostra. Ed è una casa dove è sempre festa, nonostante il durissimo e costante lavoro. È un punto di vista sul teatro, e in generale sul lavoro attoriale, che evidentemente mancava. La cosa paradossale è che l’attore sono io ma questa idea è di Alessandro, nome compreso. E come tutte le idee degne di questo nome, è un’idea che c’è venuta in un pomeriggio in cui cercavamo delle soluzioni alle nostre vite ingarbugliate.

Alessandro: Emiliano è sempre troppo gentile. La verità è che Attore Dinamico può esistere perché esistiamo noi due. Ne abbiamo parlato per un anno intero, osservando quello che succede nel web e pensando a cosa mancasse. Abbiamo sognato di dar voce al nostro progetto, e – “in un freddo pomeriggio d’inverno” è nato il nostro portale. Dopo 2 anni il primo video (come da tradizione girato dentro un garage) e il resto, fino ad oggi, lo conoscete.

Emiliano: Diciamo inoltre che io e Alessandro lavoriamo insieme in tutti i nostri progetti a 360°. Abbiamo fatto di tutto insieme: curato format web da milioni di visualizzazioni a settimana come Dado Canta La Notizia, abbiamo costruito un portale per digitalizzare e facilitare la vendita dei biglietti di eventi artistici tramite strategie di web marketing, ci aiutiamo e sosteniamo sempre anche nei progetti individuali. Alla base di tutto questo c’è il rispetto assoluto dei confini personali, dei ruoli e delle capacità dell’altro. Questo è possibile ovviamente perché siamo fratelli nella vita e da una vita.

Alessandro: l’ho già detto che Emiliano è troppo gentile? Ad ogni modo confermo tutto, in oltre 10 anni di amicizia fraterna ne abbiamo combinate parecchie, nella vita e nel lavoro. Quanto ad Attore Dinamico, per chi ancora non ci conosce ci trovate su Facebook (www.facebook.it/attoredinamico), su YouTube e sul nostro sito (attoredinamico.it) che nei prossimi mesi abbiamo in programma di stravolgere.
Noi continuiamo, finché non ci arrestano.
Bene, nella speranza che ciò non avvenga, ringraziamo Emiliano Luccisano e Alessandro Lozzi, per la loro disponibilità e vi invitiamo a seguire il nostro blog Detti&Fumetti.it
A Presto
[Dario Santarsiero (Willy il Bradipo) per DETTI E FUMETTI – articolo del 27 luglio 2017]

Intervista a Francesco Marconi- La recensione di “Live Like Fiction” di DETTI E FUMETTI

Cari amici Osvy e i suoi amici recitano aforismi e studiano la vita di personaggi famosi per riportare i loro insegnamenti a tutti voi praticamente da sempre perchè lo sapete il loro motto è “Recitare aforismi per salvare il Mondo”.
E’ per questo motivo che quando troviamo qualcuno che la pensa come noi ci teniamo ad incontrarlo ed ad intervistarlo per voi allo scopo di capire meglio come questa missione puo’ diventare possibile.
Oggi è la volta di Francesco Marconi, scrittore emergente italo -portoghese che vive e lavora a New York, di passaggio qui a Roma per la presentazione del suo nuovo libro.

Francesco Marconi è un Media Innovator che gestisce lo sviluppo delle strategie manageriali presso l’agenzia internazionale Associated Press.
Ha studiato economia e giornalismo all’ Università del Missouri ed ha conseguito diversi master alla Columbia University e ad Harvard.
È stato il vincitore di un premio nell’ambito della crescita delle strategie delle organizzazioni e delle persone.
La sua idea di innovazione, media e modo di raccontarle sono state lette da migliaia di persone in giro per il mondo.

Filippo: innanzitutto Francesco benvenuto a Roma nella nostra sede di Detti e Fumetti. lo sai che ti tocca anche la metamorfosi che è capitata a tutti noi che entriamo in Detti e Fumetti.

Francesco: ok , certo lo so … non dirmi che animale/avatar saro’… posso immaginare (ride). Almeno il colore pero’ fammelo scegliere: vorrei essere azzurro – stile Avatar appunto .

Filippo: Eccoti qui!

Filippo:di cosa parla il tuo nuovo libro “Live Like Fiction”?
Francesco: il Libro ha questo incipit: nella vita spesso ci demoralizziamo per cio’ che crediamo impossibile da realizzare. Tuttavia quando prendiamo il controllo della nostra storia, allora non ci sono più limiti.

Filippo: Quale è allora la chiave per avere il controllo della nostra vita?
Francesco: E’ porsi la domanda …E se il segreto per realizzare i nostri sogni fosse nel sapere la sceneggiatura della nostra vita?

Filippo: Come hai fatto per capirlo?
Francesco: Questo libro è il frutto di anni di studio fatti sulle storie personali di personaggi famosi che ci ispirano verso traguardi incredibili. In questo libro le ho condivise con il lettore, raccontando come si puo usare il principio dello storytelling (della narrazione) per programmare ed accelerare il cammino verso il successo professionale.

Filippo: Come è strutturato il tuo libro?
Francesco: Il libro vuole far partecipare il lettore tramite sei azioni che in inglese formano la parola evocativa ENGAGE (in inglese noi usiamo spesso questi simpatici acronimi).
-Esplora il tuo significato
-Focalizza i tuoi obiettivi
-Crea un piano di azione
-Previeni gli ostacoli e le difficoltà
-Acuisisci la perseveranza
-Eleva te stesso

Filippo: Ogni capitolo del libro effettivamente costruisce il successivo capitolo ed offre esempi significativi, ricerche mirate e test strategici.
Un libro tascabile da portare con sé per fare esercizio, ideale per tutti i curiosi e le persone ispirate. Ottimo Francesco bel lavoro che dal prossimo mese potremmo leggere tutti noi!

Francesco: ciao a tutti gli amici di Detti e Fumetti, alla prossima!

Diamo qualche riferimento sul libro e la sua uscita QUI e QUA

La BIOGRAFIA di Francesco Marconi la trovi QUI

[Filippo Novelli per Detti e Fumetti sezione letteratura – articolo del 17 giugno 2017]

L’intervista ritratto a Isaak Friedl e Yi Yang

Cari amici penso sia interessante seguire la carriera di un giovane fumettista; pertanto, quando capita di incontrarlo durante le manifestazioni in giro per l’Italia, ne approfittiamo per sapere come sta andando.
Mi è capitato con Isaak Friedl,che avevamo intervistato qualche anno fa. Grazie alla terza edizione del Festival del fumetto ARF ho ritrovato Isaak nell’area ARFIST Alley e con lui e Yi Yang abbiamo parlato dei loro nuovi lavori di prossima uscita.

F.: parlaci del tuo libro presentato in anteprima all’ Arf.

I.: ho scritto “Gregorio il bambino cattivo” (edizioni comic art store) cronologicamente prima di “Aiuto”(Bao Publishing),ma è uscito ora all’ Arf essendo stato nel cassetto in attesa di una occasione come questa.

Si tratta di un libro illustrato dal formato quadrato che, un po’ come per Aiuto!, non ha un pubblico di riferimento.
I disegni infatti,vivaci ed allegri,sono l’opposto della storia. Per questo ad una prima occhiata è difficile capire di cosa si tratta veramente. Tuttavia, sempre per lo stesso motivo, una volta finita la lettura, ci si trova tra le mani qualcosa di nuovo ed inaspettato. Sorprendere, per me, è uno dei punti fondamentali della narrazione.

F.: ho notato che non vi è un messaggio da dare, una trama di fondo, ne sottotrame; è essenzialmente uno sfizio, un divertissement come si direbbe oltralpe.

I.: esatto, è una storia nera, tipica di certe correnti cinematografiche o letterarie a cui sono molto legato e che mi interessa esplorare. In questo caso, puro intrattenimento.Poi ovviamente, il lettore può trovarci centinaia di messaggi e/o stimoli.

F. È la favola nera però questi colori pastello, accesi, farebbero pensare piuttosto ad una favola allegra. Come mai questo contrasto tra il contenuto e la forma. Stiamo viaggiando sul registro del neo-surrealismo?

I.: Non so se userei paragoni del genere… io personalmente lo trovo funzionale; come dicevo, per me sorprendere il lettore è fondamentale. Per questo cerco una veste grafica che contrasti con il contenuto.
Anche in ” Aiuto” ci sono queste tinte pastello, questi colori accesi. È la base per non far sembrare una storia cupa una che lo è.
Se Aiuto! fosse disegnato in bianco e nero o a china sporca, l’atmosfera si farebbe chiara fin da subito e chiunque andasse a sfogliare il libro saprebbe più o meno cosa aspettarsi. Viceversa, camuffando l’orrore con la gioia, si crea un espediente per mantenere alta l’attenzione.

F.: quali sono i riferimenti a cui ti sei ispirato, se ce ne sono?
I.: seguo moltissimo i disegnatori asiatici, Taiyō Matsumoto
è il mio preferito, quello di “Sunny” per intenderci.

F.: come è nata la collaborazione con Yi Yang?

I.: Yi ed io ci siamo incontrati ad un festival. I suoi lavori mi sono piaciuti subito e le ho proposto di fare una storia insieme. Lei ha accettato all’istante. “AIUTO! ” è nato espressamente per lei. Mi hanno ispirato i suoi lavori, senza di loro non avrei mai immaginato di scrivere una storia con protagonisti degli animali.

F.: la Cina si sta aprendo al mondo del fumetto? Potenzialmente sembra un mercato immenso.

I.: Lo è. Purtroppo però è un mercato tanto vasto quanto specifico. Yi ed io, per esempio,abbiamo fatto un libro illustrato per bambini in uscita a luglio. In questo caso la storia è allegra, un novita per me – sorride, e il pubblico di riferimento sono i bambini dai 3 ai 9 anni.
In Cina l’interesse per i fumetti sta crescendo, ma è l’illustrazione a farla da padrone. La nostra casa editrice cinese, tramite un suo partner italiano , dovrebbe pubblicare il nostro libro anche in Italia entro la fine del 2017. Ancora non sappiamo i dettagli, ma presto speriamo di potervi aggiornare.

F.: Yi puoi raccontarci qualcosa di Aiuto! Fratelli, il seguito di Aiuto! (Bao Publishing)?

Y.: La trama è il ribaltamento di quella del primo volume. Se in Aiuto! la storia era incentrata sugli animali, nel seguito spostiamo l’attenzione sui cacciatori, arrivando a scoprire perche’ odiano cosi’ tanto gli animali.
Tecnicamente, come per il primo volume,ho scelto una tecnica tradizionale a pastelli con colori super accesi e disegnando in stile naif. Ho cercato di rendere una atmosfera trasognata alla Wonderland, ma nel contempo crudele.
Se in Aiuto! la storia è all 80% muta, nel seguito (che ha un punto di vista ribaltato), il racconto sarà muto soltanto per il 20 %. Sarà inoltre più corposo e con piu’ contenuti, in altre parole più articolato e per un pubblico più ampio.

F.: dall’ultima volta che ci siamo incontrati ho notato che hai vinto diversi premi. Quale è stato il complimento che ti ha fatto più piacere ricevere dalla critica e dal mercato?

I.:Onestamente non saprei. Quando esce un mio nuovo libro, leggo le prime recensioni ma non ne faccio un lavoro. Quello che mi piace di più è quando i lettori mi fermano per farmi sapere le loro opinioni. Con Aiuto! è stato un crescendo di critiche positive ed è grazie a tutto l’affetto e il sostegno dei lettori che il libro ha raggiunto molte piu’ persone di quanto immaginassimo. Spero che questo accada anche per il secondo capitolo. Lo sapremo presto.

Puoi trovare gli originali degli artisti QUI

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -Sezione Fumetto- Articolo del 1 giugno 2017]

Intervista ritratto a Margherita La Tram Tramutoli

Salve amici di DETTI E FUMETTI in occasione della terza edizione dell’ARF abbiamo intervistato Margherita Tramutoli (in arte LA TRAM), proponendo le nostre famose nove domande per far capire ai nostri lettori come, una ragazza con la passione del fumetto, possa diventare, con studio e dedizione, un professionista del settore.

F.: Secondo te si nasce fumettisti o ci si diventa?

M.: Penso che ci sono delle persone con una propensione maggiore di altre. Le caratterizza una capacità di narrazione spiccata, poi la tecnica si acquisisce andando a scuola e con tanto lavoro si cresce.

F.: quale è stata la tua formazione e come sei approdata al fumetto?

M.: ho fatto il liceo classico e poi all’ università ho fatto scienze politiche. Mentre lavoravo come grafica per delle ONG ho fatto la Scuola di Comics.

F. : la famiglia, gli amici hanno appoggiato la tua scelta di diventare fumettista?

M.: la mia famiglia, sebbene apprezzasse il mio lavoro, avrebbe voluto che avessi più i piedi a terra, svolgessi una professione tradizionale. Io li ho accontentati, mi sono laureata ma dopo sono andata a scuola di comics ed ho iniziato a fare la fumettista.

F.: sei laureata in scienze politiche internazionali. Ritieni che il fumetto debba essere di denuncia oppure preoccuparsi solo dello svago del lettore?

M.: io penso che l’impegno sociale sia un dovere per ognuno di noi. Ognuno con i propri mezzi dovrebbe impegnarsi. Il fumetto in questo senso lo trovo un medium potentissimo. Proprio in questi giorni con il TeatrOfficina Refugio di Livorno stiamo organizzando il Combact Comics , una tre giorni dedicata al fumetto di denuncia e realtà.

F.: il web e il fumetto. Cosa ne pensi?

M.: inizialmente usavo i social per passatempo, in fondo è un bar virtuale. In seguito però ho capito che, aggiustando un po’ il tiro, poteva essere utile anche per il lavoro non tanto per offerte dirette di lavoro, quanto piuttosto per espandere la propria rete di conoscenze. Grazie al Web sono venuta in contatto con professionisti che mai avrei potuto avvicinare in altro modo.

F.: il web ha anche aspetti negativi? Che ne pensi quando uno che fa un meme, un brutto lavoro ed ha cento volte più visibilità di una professionista come te, che cura i suoi disegni?
M.: ma credo che ci sta tutto. Non mi da fastidio. Anche quello è marketing. Mi preoccupa piuttosto la potenza, la cassa di risonanza che possono avere i social nel mandare messaggi sbagliati.

F. : hai mai fatto fumetti brevi?
M.: si, il mio primo fumetto è stato un fumetto breve. Era una antologia su Alice nel paese delle meraviglie (WonderlandQuando Alice se ne andò) pubblicata da NPE Nicola Pesce Editore e scritta da Mauro Uzzeo. Qualche anno fa ho disegnato un altro fumetto breve all’ interno di una antologia che si intitola Bandierine Tutta una storia di Resistenze (Barta Edizioni), a proposito di denuncia e di impegno politico. Narra della Resistenza spiegandola ai bambini. In questa occasione la storia l’ha scritta Tuono Pettinato.

F.:Mauro e Tuono, due assi del mondo del fumetto chi sarà il tuo prossimo sceneggiatore? visto che ora collabori con la K.F. Kliner Flug  hai mai pensato di sceneggiare e disegnare la biografia di qualche personaggio famoso?

M.: il lavoro che sta facendo la K.F. è ampio e complesso. Trovo che l’approccio allo studio di un personaggio storico mediante un fumetto sia vincente. Grazie al fumetto dai un assaggio e invogli il lettore ad approfondire. Tu in fondo nei sai qualcosa con i tuoi Aforismi a fumetti di Osvy il porcospino, giusto?

F.: LA TRAM ora parlaci della tua nuova opera.

M.: Il libro della giungla è inizialmente nato come e- book. Me lo hanno proposto Ilaria D’uva e Frank Espinosa, editore e direttore creativo di Zum Zum Books che fa e-book di libri illustrati per ragazzi.
Successivamente si è deciso di renderlo un oggetto cartaceo grazie alla collaborazione con Kliner Flug che proprio con Il libro della giungla inaugura una collana non solo di fumetti ma anche di libri illustrati.
Il Libro e’ realizzato con tecnica tradizionale ad acrilico, con un grosso lavoro di concept alle spalle.

F.: Grazie Margherita per averci raccontato la tua storia.
M.: Ciao e a presto! Un saluto a tutti i lettori di DETTI E FUMETTI

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI- Sezione Fumetto – articolo del 1 giugno 2017]

Intervista ritratto a Simona Binni -Recensione di Silverwood Lake

Salve amici di DETTI E FUMETTI in occasione della terza edizione dell’ARF abbiamo intervistato Simona Binni proponendo le nostre famose nove domande per far capire ai nostri lettori come una ragazza con la passione del fumetto possa diventare una professionista del settore.

Filippo:Parlaci di questa tua nuova opera Silverwood Lake.
Simona:Mi piace descrivere questo libro come la storia di una resa. Si parla si persone schiacciate dalla vita e del modo in cui in qualche maniera continuano a vivere o quantomeno a sopravvivere. Cosa succede nella vita quando ad un certo punto non c’è la fai e cadi non avendo voglia di rialzarti. Di questo parla Silverhood Lake, di persone che c’è la fanno a rialzarsi e di altre che rimangono schiacciate nella loro condizione ai margini della vita.
Sono tutte storie diverse ma accomunate dal dolore di questa resa, dal dolore di scelte difficili, a volte imposte dalla vita a volte per scelta personali che spesso portano a vivere una vita devastante, senza più una casa, senza più una famiglia.

Mi piace definire questo libro circolare; tutto ciò che troviamo all’inizio alla fine poi ha una spiegazione. C’è un filo conduttore che lega tutta una serie di persone apparentemente diverse l’una dall’altra.

F. A cosa ti sei ispirata per scrivere questa storia?
S. : quello dei senza tetto era un argomento che mi interessava molto, da sempre.
Questa storia si svolge in California dove ho indagato c’è realmente una grande comunità di senza tetto, un insieme di persone che hanno perso la casa ad esempio per i problemi economici occorsi con l’ultima crisi.
Ho tratto ispirazione dal film “In to the Wild” per la parte in cui il protagonista arriva nella comunità di hippies che vivono dentro dei furgoni,in questa sorta di campeggio.
Mi colpì molto questa comunità, feci delle indagini, mi documentai e scoprii che era stato girato un documentario da Gianfranco Rosi, il regista di “Fuoco a mare”, che si chiama Below Sea Level.

Ho poi scoperto che hanno girato un sacco di documentari su questa comunità californiana. Mi piacque molto il modo in cui loro si raccontavano nei documentari. Alcuni avevano proprio scelto di vivere li; stiamo parlando di downshifting, lo “scalare la marcia”; interessante in tal senso fu la storia di un professore da cui ho tratto spunto per un personaggio inserito nel mio racconto.

F.:parlaci dei rapporti familiari presenti nel racconto.
S. La famiglia è centrale nel libro. È il”luogo” dove ci viene dato l’imprinting e nel contempo è il nucleo fondante della società in cui viviamo. È interessante vedere cosa avviene nelle famiglie perché gli individui che diventiamo non sono mai il frutto della casualità. È nella famiglia che si trovano le radici profonde di un malessere o di un benessere.
In questo libro mi interessava parlare di padri, in particolare della loro assenza. Cosa succede ad un figlio quando un padre non c’è? Come si può crescere senza quel riferimento? Diego è un adolescente quando perde il padre. Come è cresciuto senza questa fonte di ispirazione? In fondo le madri e i padri sono le donne e gli uomini a cui noi un giorno somiglieremo. Fonte di ispirazione o per imitazione o per opposizione.
Nel libro si racconta di un ragazzo che si perde, va in prigione perché la madre era assente e il padre aveva segnato negativamente la sua vita. Il padre era stato violento e lui stesso lo diventa e viene carcerato.
Vi è la storia di Diego che senza il padre perde ogni riferimento e si congela, smette di vivere.
Vi è la storia di Memo che anche lui non conosce il padre ma lo mitiizza nell’attesa del suo ritorno.
Vi è la storia di Ted, che non se la sente di prendersi la responsabilita’ di fare il padre e lo lascia.

F.: Quindi nel libro ci sono molte storie sulla sconfitta personale che la vita ti infligge, storie di resa; ma non solo. Ce ne è anche una di speranza che non raccontiamo per non rovinare al lettore il piacere della scoperta. Qualcosa però possiamo accennarla. Cosa ci salva?

S.: Avere uno scopo nella vita è fondamentale, meglio sarebbe se fosse un lavoro in cui realizzarsi. Io credo che tutte le persone posseggano dei talenti. Bisogna scavare dentro di sé, trovarlo e poi impegnarsi a coltivarlo perché lui ci salva dal piattume, dall’idea di pensare che stiamo facendo sempre qualcosa che non coincide con quello che siamo. Il massimo sarebbe quello di rendere il nostro talento produttivo anche per gli altri.

F.: Bene, e ora le nostre famose nove domande.

F.: C’è chi dice che fumettisti si nasce, è veramente così?
S.: Io fin da piccola racconto le mie storie disegnando. Questa è una dote. La tecnica va studiata.

F.: Quali sono stati i tuoi punti di riferimento nel fumetto ed in che modo hanno influenzato il tuo stile.
S.: è difficile rispondere. I miei punti di riferimento cambiano continuamente. Ho iniziato ad avere come riferimento Sandoval; in Amina e il vulcano è palese graficamente. Poi piano piano ho iniziato a discostarmene. Attualmente scopro degli autori, li studio, ma non c’è nessuno che voglio imitare. Oggigiorno scelgo il mio stile in base a ciò che voglio raccontare.

F.: c’è un detto attribuito a Picasso che recita: ” i bravi artisti copiano, i grandi rubano”. Lui rubava da tutti ma alla fine quello che ne scaturiva era solo suo, era un Picasso. Ti ritrovi in quanto sostiene?
S.: accade esattamente così.

F.: agli inizi la tua famiglia, i tuoi amici hanno appoggiato la tua scelta di voler fare il fumettista?

S.: quando ero piccola e mi annoiavo mio padre mi dava un libro e mi diceva:
“Quando ti annoi leggi”. È grazie a questo stimolo della lettura che ho intrapreso la professione di fumettista, ho iniziato a raccontare le mie storie. Il mio cruccio più grande è che prima che iniziassi la scuola di fumetto lui è venuto a mancare e quindi non ha visto cosa poi sono diventata. Sarebbe stato orgogliosissimo.
Mia madre invece ne rimase un po’ spiazzata, atteggiamento comprensibile, specie in italia a quel tempo. Io comunque lavoravo e dopo aver fatto studi di Psicologia in età evolutiva, lavoravo con i ragazzi, nelle scuole. Un giorno mollai tutto per dedicarmi completamente al fumetto.

F.: mi hai anticipato la domanda successiva. In Italia il fumetto è sottovalutato? È ancora reputato un’arte minore?
S.:il fumetto in Italia è in grandissima espansione, vedrete cose straordinarie. Sono reduce dal salone del libro di Torino e vi dico che il lettore sta assumendo una grande consapevolezza. Prima andava un po’ imboccato, gli si doveva spiegare la differenza tra fumetto e fumetto da quello di edicola, al graphic Novel. Oggi non è più così.
Anche gli autori di letteratura stanno guardando al mondo del fumetto con interesse. Stanno cominciando a considerarlo un “medium” efficace. Questa sarà la svolta.
Anche le case editrici si stanno affacciando sui media vecchi come la radio e la televisone ma anche sui nuovi come il web; c’è come una convergenza di piu fattori positivi sul fumetto. Stanno cambiando le cose.

F.: A proposito di web, come vedi il fumetto nella rete?
Quali sono gli apsetti positivi e quali quelli negativi?

S.: il web, rispetto a prima quando pubblicare era difficile, è stata una grande opportunità. E stato un grande strumento di democrazia. Non ho i soldi per pubblicare il mio fumetto? Non riesco a trovare un editore che mi pubblica? Lo pubblico sul web e do visibilità al mio modo di fare arte di dare i miei messaggi. E questo è nel contempo il suo aspetto negativo: tutti possono … e così finisce che arrivano anche persone che certe cose se le potrebbero risparmiare. A volte c’è una bassa qualità, che incide negativamente nei confronti di tutto il mondo del fumetto. Bassa qualità nel senso che hai usato quei cinque minuti per avere visibilità, giusto un meme, senza la voglia di veicolare dei contenuti. E non sto parlando neanche di stile poco felice, niente di tutto questo. Parlo di storie, di temi. Purtroppo la libertà è anche questo.
Il filtro dell’editore ci può proteggere spesso. Un editore capace di lasciare libertà all’autore. Credo in un editing che aiuti l’autore a fare un percorso di crescita.

F.: ok questa è la produzione tradizionale. Cosa ne pensi invece di quei pochi episodi fortunati di croudfounding o di idee ancora più innovative come per il caso di Ratingher?

S.: che ben vengano queste iniziative. Magari divenisse fonte di ispirazione per altri. Questi fenomeni andrebbero studiati e capiti. Dovrebbero essere insegnati nelle scuole di fumetto. “Le ragazzine ” di Ratingher è un libro fichissim, andrebbe preso, sviscerato nella sua sceneggiatura.
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fumetto – articolo del 1 giugno 2017]

Intervista ritratto a Chiara Colagrande (Karicola) e Antonio Silvestri (Tauro)

Salve amici di DETTI E FUMETTI in occasione della terza edizione dell’ARF abbiamo intervistato Chiara Colagrande (Karicola) ed Antonio Silvestri (Tauro) proponendo le nostre famose nove domande per far capire ai nostri lettori come una ragazza, un ragazzo con la passione del fumetto possa diventare con studio e dedizione un professionista del settore.

F. Si dice che fumettisti si nasce. Che ne pensi?
Chiara: si, lo credo abbastanza; io ho disegnato fin da piccola: vedevo mia madre disegnare e così ho provato anche io ed è nata li la mia passione. Poi però occorre frequentare una scuola, un corso, che ti faccia capire come stare all’ interno di questo ambiente.

F. Quali sono stati i tuoi punti di riferimento e cosa hanno lasciato nel tuo stile?
Chiara: da piccola il Topolino di Cavazzano, successivamente ho iniziato a leggere i Manga, i Francesi come Uderzo, il papà di Asterix, gli americani come Calvin e Hobbes. Recentemente grazie alla mia casa editrice, la Tunué, sto cercando di recuperare anche molti autori italiani.

F. Gli amici e la famiglia. Come convivono con il tuo essere un fumettista?
Chiara:La famiglia agli inizi non mi ha appoggiato del tutto: fare un percorso di studi in questo settore, mi dicevano, era come fare un salto nel vuoto. Di comune accordo ho fatto il pedagogico e anche l’università, archeologia. Però poi ho fatto la Scuola del fumetto a Pescara (oggi Accademia del Fumetto). Ho fatto quella scuola perché ho capito che se dovevo fare la gavetta, tanto valeva farla nell’ambito che mi interessava davvero.

F. Il fumetto è un medium al pari degli altri (cinema, libri, teatro) per raccontare una storia, per fare cultura. Pensi sia valutato come tale o si dovrebbe farlo conoscere meglio? Come?
Tauro:In quanto mezzo per raccontare una storia per me è sicuramente al pari di un libro di letteratura ma anche di un film, di un’opera teatrale; dirò di più, io uso spesso la regia cinematografica come base per i miei fumetti quindi direi che non trovo alcuna differenza concettuale.
Certo in Italia il medium fumetto per la massa è ancora un figlio minore, un gradino sotto ma da qualche anno sta crescendo. Le editorie stanno frequentando spazi nuovi incuriosendo un nuovo e crescente pubblico; mi riferisco al salone del libro di Torino o a manifestazioni come l’Arf. Ci vuole ancora un po’ di pazienza, ma ci riusciremo a farlo crescere.

F. Il fumetto, i social e la sua diffusione sul WEB. Quale è la tua opinione?
Tauro: I social sono un mondo velocissimo ed orizzontale che è capace di far conoscere rapidamente un nuovo autore; tuttavia ritengo che occorra sempre una cosiddetta “selezione all’ingresso” altrimenti tutti fanno fumetti sentendosi giudice e giuria.
Noi prima di un pubblico abbiamo sempre cercato il confronto con un editore. Il mio è un consiglio, cercare sempre un filtro, un riscontro di un editore, altrimenti ci si brucia.
Dal punto di vista dello stile, sul web viene premiata l’immediatezza. Una volta c’era la striscia americana nel giornale della domenica. Le strisce, pur autoconclusive, in lettura cumulativa raccontavano spesso una microstoria, all’interno di un tema specifico. In questo senso il Graphic Novel di carta è vincente.
Non nascondo che ci sono delle eccezioni; si pensi alle pubblicazioni bisettimanali di Zerocalcare. Li però è l’autore stesso che si autoimpone un livello più alto.
Io stesso nasco come vignettista satirico e quindi il mio linguaggio era incentrato sul testo e il disegno poteva anche limitarsi a poche linee imprecise; quindi capisco le necessità del web soprattutto quando c’è l’esigenza di cavalcare l’onda del momento, più si è veloci più si riesce nell’intento.

F. Il fumetto e la vita quotidiana. Alcuni sostengono che il fumetto deve essere divertimento assoluto, svago, a volte anche semplice trasgressione. Altri pensano che debba raccontare i fatti della vita reale, debba essere denuncia. Voi in che categoria vi collocate e perché avete fatto questa scelta?
Tauro:Noi partiamo da un fumetto di svago, con riferimenti ai Penuts fino a Mafalda, che in fondo un pò di denuncia la facevano. Diciamo che ci piace partire da strisce umoristiche per lanciare un messaggio finale.

F. In fondo lo dicono anche gli psicologi: i messaggi, così come i ricordi, se legati ad un sentimento forte, come può essere una allegra risata, rimangono più impressi nella tua mente. Immagino concordi?

Tauro: è esattamente così.

Chiara: li per li ridi, poi rifletti. Io sono sicura che prima o poi sperimenterò nuovi registri e farò commuovere il mio lettore anche io.

F.: perché no, in fondo il fumettista è come un regista e se oggi fa una commedia non è detto che domani non possa scrivere una tragedia.

Chiara: i grandi pittori cambiavano stile e venivano accettati. Questa possibilità va vista come una grande risorsa. Nella mia collaborazione con le agenzie questa possibilità di cambio di stile è vista per fortuna come tale.

F. E per finire, fatevi un po’ di pubblicità. Parlateci della vostra opera di maggior successo, del vostro ultimo lavoro.
Tauro.: sono Antonio silvestri in arte Tauro, ho letto fumetti fin da piccolo, ho studiato all’Accademia del fumetto di Pescara dove ho conosciuto Chiara e con lei ho pubblicato la nostra prima Graphic Novel con la Tunue’ che si chiama CLAIRE E MALU’.

Chiara: io sono Chiara Karicola Colagrande, sono una illustratrice oltre che una fumettista. Grazie all’Accademia del fumetto di Pescara non ho trovato solo una strada professionale ma anche amici e una famiglia (ne ho sposato uno Fabrizio Pluc Di Nicola).
Con la Tunué mi trovo benissimo, ci coccolano.
Ci hanno ingaggiato grazie al JOB ARF!, il primo anno, quindi lo dico a tutti gli aspiranti fumettisti: Job ARF! funziona e noi ne siamo la testimonianza.

F.Grazie per aver raccontato la vostra storia!
T &C.: Ciao e salutaci la vostra mascotte Osvy!

SINOSSI (DAL SITO DI TUNUE)
Claire è una bambina di 10 anni e ha un legame fortissimo con la sua cagnolina, Malù, che l’accompagna in ogni più piccolo spazio della quotidianità, fra scuola, compiti, svaghi e marachelle. Ma Claire si rende anche conto che gestire un animale è un impegno costante. Le avventure di tutti i giorni, disegnate con larghi tratti di ironia, condurranno le due protagoniste passo dopo passo fino all’appuntamento più importante: il compleanno di Claire. Come se la caveranno in quest’occasione?

Biografie

Tauro è il nome d’arte di Antonio Silvestri, nato a Sulmona nel 1979 e da più di dieci anni insegnante all’Accademia del fumetto di Pescara. Ha al suo attivo la creazione di strisce per blog, settimanali di satira e quotidiani. Al momento è vignettista per Il Fatto Quotidiano.

Karicola è il nome d’arte di Chiara Colagrande, nata a Pescara nel 1984 e insegnante all’Accademia del fumetto di Pescara. E’ stata inchiostratrice e matitista per editori italiani e stranieri tra i quali Playpress e Delcourt, e ideatrice di albi da colorare e di stickers per diversi gruppi editoriali, tra cui Panini e Fanucci.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione fumetto -articolo del 1 giugno 2017]

ARF 2017- edizione III – Il resoconto del festival piu’ bello

FumettologiersCari amici anche questo  anno l’ARF è  protagonista in questo week end romano di fine maggio. Stavolta tutti i giornali ne parlano e non solo quelli della capitale. La manifestazione è cresciuta.

Gli esperti del settore sostengono sia diventata, in soli tre anni, il terzo evento del mondo del fumetto a livello nazionale per libri venduti.

Location vincente non si cambia e quindi anche per quest’anno ‘anno

l ‘ARF si tiene al Macro Testaccio presso i locali della Pelanda.

Durante questo Festival mi sono fatto letteralmente in quattro saltando dall’area Talk all’Arfist Alley, dall’ ARF KIDS alla sala interviste dell’edificio del JOB ARF.

       
Vi racconterò  quello che sono riuscito a vedere tra venerdì e sabato con il rimpianto di aver perso altrettanti eventi unici.
Al primo talk a cui ho assistito ho trovato Il campione di pallacanestro Andrea Lucchetta  che scherzava con una una folla di giovani studenti.

Accanto a lui l’arfer Mauro Uzzeo.  Insieme ci hanno parlato dello spirito dello sport declinato attraverso il fumetto ei cartoni animati.

 Lucchetta ci racconta un aneddoto:  Durante la stesura della sceneggiatura del cartoon spiegavo  e crecavo di convincere Uzzeo che non doveva far vincere la squadra. Che il secondo posto e’ meglio del primo perche sono le logiche della sconfitta che fanno venire la voglia di rivalsa. Davanti alle vittorie tutti son bravi.
Risultati immagini per papertotti di gervaso
Accanto a Lucchetta vi era  il mitico Gervasio che, proprio oggi che è l’ultimo giorno con la Roma del Capitano, ci ha raccontato della genesi di Papertotti, l’aquilotto – solo per fisionomiaovviamente– in cui  trasformo’  Francesco Totti  per farlo entrare nella squadra Disney. ..Ed è subito derby in sala conferenze.
Al secondo talk a cui riesco assistere ci sono i miei artisti preferiti che oggi so che hanno fatto una cosa bellissima. Hanno portato in Italia un fenomeno molto diffuso in America.
L’introduzione all’incontro recita così:
Prendete un locale nel cuore della movida romana, versateci una trentina di disegnatori e impregnateli di china, grafite e carta.
Separateli poi attentamente dalle loro dinamiche lavorative quotidiane.
Aggiungere un goccio di cazzeggio per esaltare l’aroma della voglia di fare qualcosa di figo. Non dimenticate di versare dell’alcol, quanto basta per dressare l’atmosfera.
Agitare il tutto per una serata intera, fino ad ottenere un’intensa miscela di illustrazioni dal sapore unico.
Si consiglia di accompagnare il tutto con una buona dose di solidarietà.
Servire inchiostrato, non mescolato.
Alla vostra!”

Le foto della serata insieme ai loro disegni sono stati raccolti in un libro: Inchiostrato non mescolato che è  in vendita all’Arf e  i cui proventi andranno alla associazione benefica  Dynamo Camp.
Questo penso sia stato il punto più alto della manifestazione. Abbiamo versato tutti una lacrima sotto e sopra il palco.
Chiudo con i talk con un attestato di stima verso i Fumettologiers.
 L’italia è il quarto mercato del fumetto a livello mondiale e nonostante questo prima di loro non esisteva un format capace di portare in TV il fumetto ed i suoi protagonisti.  Fumettology grazi e a questa idea è  stata in grado di avvicinare il grande pubblico al mondo del fumetto e per questo gliene saremo grati in eterno.
Qui all’ARF, tanto per farci capire  che valore storicodei loro archivi, ci hanno portato un frammento inedito dell’intervista del grande Lorenzo Bartoli.
Commosso dalla sorpresa chiude l’incontro Mauro (Uzzeo) con un aneddoto  su Gipi risalente al periodo in cui Fumettology stava preparando la puntata su di lui.

Gipi gli disse che se si vuole fare il fumettista, se si vuol raccontare una storia la devi vivere si ma rimanendo un passo indietro altrimenti non c’è la fai. Se devi raccontare del burrone non devi buttartici anche tu. Devi rimanere sul bordo e guardare. Non è un atto di vigliaccheria e’ una necessità.
Sabato ho assistito praticamente a tutti gli eventi della giornata coordinati dalla bravissima Teresa della sezione dell’ARF KIDS.
Interessantissimi e coinvolgenti penso che questi laboratori  siano il punto di forza dell’ ARF.
Gli insegnanti ormai sono delle rock star. [Arianna Florean-Dinky; Chiara Karicola e Antonio Tauro Silvestri per Claire e Malu’; Mattia Surroz per Topolino; Luca Bertele’ per Bonelli Kids]
I bambini si presentano al laboratorio già con il libro del loro beniamino per le dediche manco fosse l’ ARFIST ALLEY DEI PICCOLI.
I bambini hanno seguito intensamente gli insegnamenti dei docenti che gli hanno parlato dei loro eroi nuovi come Malu  o Dinky e vecchi come Topolino  e Zagor.
 Chiudiamo questo resoconto con una carrellata di artisti accorsi numerosi a questa manifestazione e che hanno gravitato in quel bellissimo e riuscitissimo luogo coordinato da David Messina chiamato ARFIST ALLEY.
[in ordine di apparizione: David Messina-Zerocalcare- Vanessa Cardinali-Carmine di Giandomenico-Lorenzo Ceccotti-La Badessa-Sara Pichelli-La Tram-Simona Binni- i ragazzi della Self Area]
Sono riuscito ad intervistarne per voi sei, dico sei.
Sto montando le interviste-ritratto quindi siate comprensivi se non ve le inserisco subito qui sotto.
Vi riporto i nomi ed il link all’ intervista che avrà per qualche giorno il cartello lavori in corso finché non  terminero’ il ritratto di tutti e sei.
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI-28 maggio 2017 -SEZIONE FUMETTO]

L’ARF PRIMA DELL’ARF – La conferenza e le chiacchierate con gli amici – Roma 25 Maggio 2017.

[Arfio: Se non tolleri il calore, stai lontano dalla cucina (cit.). Osvy: tranquillo, entro… hanno detto che domani accendono l’aria condizionata, pensa mi sono portato il giubbotto!]

E’ una calda giornata di primavera a Roma ed io sono  davanti all’entrata della Pelanda a Testaccio, anche per quest’anno sede dell’edizione dell’ARF,la terza.

Stavolta sono in veste di blogger e insieme a piu’ di 120 giornalisti accreditati siamo in  trepidante attesa di uno dei miti del fumetto italiano: Milo Manara.

La conferenza stampa del maestro si terrà poche ore prima della inagurazione della sua mostra, MACROMANARA (dal 26 maggio al 9 luglio)-che “ripercorrerà l’intera carriera del fumettista attraverso due percorsi principali: da una parte una ricca proposta antologica, dall’altra la produzione piu’ contemporanea e il suo rapporto con Roma e il cinema”.

Inganno l’attesa salutando vecchi e nuovi amici. Inizio dagli ARFERS: nella piazzetta della Self Area c’è Daniele (GUD- Bonomo) che,mentre  gestisce lo scarico di decine di scatoloni di un corriere appena arrivato, riesce a raccontarmi di quanto l’ARF-KIDS Area quest’anno sarà ancora piu’ ricca di insegnanti ed iniziative.

Pochi metri più in la trovo Fabrizio (Verrocchi) e Stefano (Piccoli) che confabulano su come appropiarsi di un trabattello per attaccare il poster sul piu’ alto pennacchio del portone di ingresso. Prima di iniziare l’arrampicata riesce a farsi una chiacchierata con me al bar, raccontandomi dei loro futuri: un  ARF 0-12 dedicato interamente ai ragazzi, una cosa fantastica! Non vedo l’ora che lo realizzino.

Tranquillamente seduto al tavolo del bar trovo Mauro (Uzzeo) che osserva il frenetico via vai degli addetti ai lavori mentre scrive pezzi e posta foto; di tanto in tanto si alza e va nella sala conferenze per immolarsi in prima persona per giustificare il ritardo del Maestro bloccato nell’ingorgo capitolino. “That’s Roma Baby” gli dice …

Poco male; ho piu’ tempo per girare tra gli Stand e le mostre penso tra me e me.

Entro nell’ala est e vedo un nuvolo di gente; al centro c’è David Messina che mi dicono quest’anno coordinerà l’ARF Alley, la grande novità di questa terza edizione. Mitico!!!

Proseguo la mia passegiata ed ho la fortuna di imboccare, quasi in solitaria, il lungo serpentone delle mostre personali;

C’ è la mostra di Topolino secondo il French touch della Glenat (Cosey,Keramidas, Loisel e Tebo), quella di Gigi Cavenago, disegnatore di Dylan Dog,  quella di Bianca Bagnarelli ed infine la mostra di Sara Pichelli, la disegnatrice Marvel che ha disegnato il manifesto della terza edizione dell’ARF. Qui è quando posa per noi di DETTI E FUMETTI, che onore!!

Esco dagli spazi espositivi e gironzolo tra gli stands ancora in fase di allestimento. Ci sono tutte le piu’ grandi case editrici. Mi fermo a fare quattro chiacchiere con Michele Foschini della BAO. Non posso non complimentarmi con lui per la lunga serie di scelte azzeccate, da Zerocalcare a Ortolani alle edizioni di pregio di Dylan Dog e Orfani.

Lui mi mostra e tesse lodi, tra gli altri, per il lavoro  di quelli “nuovi”: Paliaga e Carlomagno con Aqualung, e ancora “Da quassu’ la terra è bellissima” di Toni Bruno,  “Il suono del mondo a memoria” di Bevilacqua e Frantumi della Petruccioli.

E’ giunto il momento fatidico…corro alla sala conferenze dove l’ultimo Arfer Paolo Campana  ha portato finaleme il grande Milo Manara.

si siede e con semplicità ci narrà delle sue tre versioni di Roma.

Spassoso è l’episodio della Antica Roma: Erano in corso i festeggiamenti del papà di Asterix, Uderzo; Manarà fu chiamato a omaggiarlo, unico italiano tra fumettisti da tutto il mondo.

Non ne poteva piu’ del galletto che picchiava i Romani. Fu così che disegno’ un fumetto dove una antica romana le dava di santa ragione ad Asterix ed Obelix.

Il secondo episodio su Roma  fu quello di quando Fellini lo accompagnò a visitare il centro storico e le rovine romane. Bella l’immagine che ne diede: con gli spigoli smussati dal tempo e dalle intemperie si aggirano per Roma come grandi pachidermi arcaici.

Riprese questa immagine in molti sui fumetti. Ve ne sono presenti in mostra.

Infine il terzo episodio, quello della Roma rinascimentale, dai colori accesi e dei grandi palazzi da non confondere con quella Barocca caravaggesca fatta di luci e ombre.

L’ARF prima dell’ARF,una esperienza unica  da ripetere.

Ed è già il 26 maggio. Che le danze abbiano inizio. Forza ragazze e ragazzi, forza ARFER, forza ufficio STAMPA e tutta l’organizzazione (a voi Fabiana Manuelli  Francesca Torre per la splendida accoglienza).

[Filippo Novelli Roma 25 maggio 2017- per DETTI E FUMETTI- Sezione Fumetto]

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