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COMUNICARE L’INCOMUNICABILE- Sciascia e l’Affaire Moro – LE PAROLE AL POTERE

COMUNICARE L’INCOMUNICABILE

Sciascia e l’Affaire Moro

 

murray e la lucciola

Murray e la lucciola

 

A proposito di parole, a proposito di potere. Leonardo Sciascia considera quasi un dovere, insieme etico e letterario, dare testimonianza di quel che non può essere testimoniato: il culto del sottosuolo, il potere materiale (diverso da quello formale o costituito), le trame degli schivi fautori dell’ordine.

Sciascia

Leonardo Sciascia

In breve, dare parola al mare di silenzio che incombeva sull’Italia della Prima Repubblica.

Lo fa, e ne dà una raffigurazione, con un sapere letterario duro e profondo, che è presagio e immaginazione delle cose del mondo.

Così, la sua opera si fa saggio, trattato, fiction, inchiesta… tutto ciò che serve affinché ad uscirne sia la verità.

È quello che gli riesce, forse più magicamente che altrove, nell’Affaire Moro (1978).

AffaireMoro

Qui Sciascia si impegna tenacemente su due fronti, fantastici e urgenti: la ricerca della verità e la restaurazione  della dignità. Per Moro e per il Paese.

Guai a farsi ingannare sulla validità della ricerca, se scorrendo le pagine dell’Affaire ci si accorge che la più parte dei riferimenti proviene da altra letteratura, da Pasolini a Borges, da Pirandello a Guzmàn.

D’altronde, come comunicare l’incomunicabile se non servendosi dell’immaginazione per eccellenza, quella letteraria? È quello che si sarà chiesto anche Aldo Moro scrivendo dalla “prigione del popolo” le sue lettere. Che Sciascia ha scandagliato parola per parola, silenzio per silenzio. Andando all’oculata ricerca di quello che il presidente della Democrazia Cristiana cercava di dire col non dire, in quei cinquantacique giorni “sotto un dominio pieno e incontrollato”; cercando tra le righe la verità dell’immaginazione (ossimoro solo per gli “illitterati”), di cui Moro avrà dovuto pur servirsi perché i suoi messaggi scampassero alla censura delle Brigate Rosse.

Quali metafore, allora? Quali parole? Lo scrittore sa che la forza della sua ricerca si basa sulla trasposizione dei fatti; lo insegnano Pirandello e Borges, e lo stesso Sciascia in Todo modo. E doveva esserne consapevole anche Moro, che dalla prigionia leggeva le fredde e implacabili sentenze dall’esterno, quelle degli “uomini del potere” – la più dura di tutte: gli “amici” democristiani lo disconoscevano. Perché tutto l’Affaire – il rapimento, le indagini, il dibattito inventato, il ritrovamento- è già finzione: è lavoro di post-verità (sulle parole di Moro), è invisibilità dell’evidenza (Poe), è fuga dal calcolo delle probabilità.

Prima pagina

A un tratto, è pretendere che in un Paese come l’Italia possa imporsi la ragion di Stato. Così Sciascia, solo e libero, decide di contare sull’evidenza, che nel linguaggio di Moro sembra coincidere col novus e l’inverosimile. Come il termine “famiglia” (“Ha ragione Moravia: in Italia, la famiglia spiega tutto, giustifica tutto, è tutto”), che Moro utilizza più volte nelle lettere in maniera distorta e sproporzionata. A significare cosa?

“Se non avessi una famiglia così bisognosa di me sarebbe un po’ diverso”, scrive nella seconda lettera, diretta a Zaccagnini. E poi ancora, nella lettera pervenuta al Messaggero il 29 aprile: “è noto che i gravissimi problemi della mia famiglia sono la ragione fondamentale della mia lotta contro la morte”.

Affermazioni, queste, che trovano pronta smentita nella situazione oggettiva della famiglia Moro, che soffriva sì sul piano degli affetti, ma non su quello patrimoniale o sociale.

“Lo Stato di cui si preoccupa, lo Stato che occupa i suoi pensieri fino all’ossessione, io credo l’abbia adombrato nella parola «famiglia»”, una metafora secondo Sciascia “che non è mera sostituzione – alla parola Stato la parola famiglia- ma come un allargamento di significato: dalla propria famiglia alla famiglia del partito e alla famiglia degli italiani di cui il partito rappresenta, anche di quelli che non lo votano, «la volontà generale»”.

Eccola la verità, la dignitosa verità, che ricorda il disegno democristiano sull’Italia del dopoguerra, e si nasconde dietro l’insegna di “grande statista”, affibbiata come un’impostura al Moro ormai impotente.

Con il tempo che sarà implacabile conferma delle premonizioni contenute nelle lettere e nelle pagine dell’Affaire, scritto – lo ricordo – “a caldo” nel 1978.

Due su tutte: l’implosione della Democrazia Cristiana (“il mio sangue ricadrà su di loro”) e le responsabilità evase del Partito Comunista – della sua “invenzione dello Stato”-, che per Sciascia sono “il punto di consistenza del dramma, la ragione per cui a Moro si deve in riconoscimento (in « riconoscenza ») la morte”.

E si capisce come l’operazione dello scrittore risponda a un fine ultimo, umanitario e cristiano: restituire la persona di Aldo Moro alla famiglia, al partito, allo Stato. Restituirla agli italiani, che possano aprire gli occhi di fronte alla più vera immaginazione.

Se siete arrivati fin qui, significa che avete letto il secondo capitolo della rubrica “Le parole al potere”.

Sarei felice di ricevere commenti e di rispondere a curiosità, se ci sono. E vi ricordo che presto tutti i capitoli saranno raccolti in un libro disponibile su Amazon.

 

Illustrazioni di Filippo Novelli

[CHIARA SFORNA PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE COMUNICAZIONE DELLA POLITICA -ARTICOLO DEL 21 MAGGIO 2020]

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA M

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera M

M come Maratona/meandro/mentore: Ciao! Dal Tg linea a tre inviati speciali! M come…

Guardate il video e lo scoprirete!

per vedere il video fai click sull’immagine qui sotto

M

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

 

 

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UNA QUARANTINA DI RICETTE. LE CIAMBELLE AL VINO. La ricetta segreta di Black Cookie

b cookie ciambelle

Amici, ecco la prima ricetta della mia rubrica: “UNA QUARANTINA DI RICETTE, scritte in occasione della quarantena appena trascorsa.

LE CIAMBELLE AL VINO

Per ogni ricetta alla fine vi daro’ la scheda che potrete collezionare nel vostro raccoglitore oppure potrete  trovare la raccolta presto disponibile su AMAZON.

Per il pre-order contattateci alla e mail: filipponovelli.911i@gmail.com

La combinazione perfetta di due delle mie cose preferite, il vino e i dolci! Con il vantaggio aggiunto di essere senza lattosio, senza uova e senza lievito…

Per quanto riguarda il vino da usare, io prendo quello che ho aperto in frigo o fuori: va bene rosso, bianco, rosé, prosecco, fate vobis…

La tazza che uso come misura standard è più o meno una tazza da thé. La morte loro è essere intinte dopo cena in un bel bicchiere di vino, chiaramente.

CIAMBELLINE

Procedura

mescolare tutti gli ingredienti insieme in una scodella fino a ottenere un impasto che potete maneggiare, non troppo appiccicoso. Formare delle piccole ciambelle, intingerle nello zucchero semolato messo in un piattino e adagiarle su una teglia coperta di carta forno. Cuocere in forno statico a 190°C per 25’ o finché non ottengono una bella doratura.

Ingredienti

150ml di vino,

150ml di olio di semi,

3/4 di tazza di zucchero semolato (più un paio di cucchiai per coprire le ciambelline),

2 tazze e 1/3 di farina 00,

2 cucchiai di semi di anice,

un pizzico di sale.

Ed ecco a voi la fatidica …

Scheda

ciambelle al vino scheda rid

A presto con la prossima ricetta!

Ciao

Black Cookie alias Irene Duranti

illustrazioni di Filippo Novelli

[Irene Duranti per DETTI E FUMETTI – Sezione Cucina- articolo del 15 Maggio 2020]

DESTRA E SINISTRA: LE PAROLE CHE DIVIDONO-parte seconda.

Murray gioca cap 1 parte 2

Per la rubrica LE PAROLE AL POTERE  continuiamo il nostro discorso sulla Destra e la Sinistra.

QUI trovate la prima parte

Questo posizionamento, che è al tempo stesso uguaglianza (tra “noi”) e disuguaglianza (da “loro”), viene sempre rispecchiato e ricercato dalla comunicazione politica. I politici, in particolare, fanno molta attenzione a scegliere le parole giuste per identificarsi e rappresentarsi agli occhi dell’elettorato. Lo ha messo ben in evidenza George Lakoff con il suo ampio studio sul potere del linguaggio.

lakoff

A suo avviso, esistono schemi (frame) che strutturano a lungo termine il modo in cui pensiamo. Nelle sue parole:

“Possono venirci presentati dei fatti, ma perché noi li possiamo interpretare devono concordare con quello che già esiste nelle sinapsi del nostro cervello. Altrimenti non li vediamo, o non li accettiamo come fatti, oppure ci confondono. A quel punto etichettiamo il fatto come irrazionale, folle o stupido, a meno che non abbiamo già un frame che dia a questi fatti un senso”.

Significa che anche la verità, se discorde con quanto è già stipato nel nostro cervello, non viene accolta o appare insensata. Se ogni parola evoca un frame – una serie di conoscenze, emozioni e immagini che servono a dare un senso a quanto ci viene detto- allora va da sé che la politica deve fare estrema attenzione quando indirizza messaggi ai cittadini e ai media. Ad esempio, i conservatori americani non usano mai l’espressione “matrimonio gay”, neanche per attaccarlo perché in questo modo rischierebbero implicitamente di legittimarlo.

Per Lakoff, infatti, non si deve mai utilizzare il linguaggio dell’avversario, neanche per contraddirlo. Così repubblicani e democratici, conservatori e progressisti, liberali e socialisti dovrebbero stare attenti, utilizzare sempre un linguaggio specifico, che delimiti  la propria identità entro confini ben definiti e non legittimi le posizioni altrui.

Si intende come il discorso si colleghi a quello cognitivo sulla produzione di significato. Anche in questo caso, è il solito Lakoff a venirci incontro col suo studio sulle metafore.

Il collegamento cognitivo che esiste tra discorso e politica deriva dal fatto che gli esseri umani hanno una capacità meta-rappresentativa, ovvero riescono a produrre rappresentazioni distaccate, al di fuori di una situazione fisica dove uno stimolo può avere luogo. (Si tratta della capacità di immaginazione, come quella di un bambino che dà forma nella propria mente ai personaggi della sua storia preferita).

Il linguaggio entra in gioco perché è il sistema che, tra le altre cose, produce simboli distaccati da ciò a cui si riferisce: per questo la parola è in grado di comunicare cose passate, future, possibili e impossibili. E se la politica è prima di tutto il tentativo di realizzare una certa idea di futuro (un programma), ecco che il linguaggio distaccato dall’immediato e dal presente diventa lo strumento per condividere visioni del mondo, per creare un “noi”.

Gli Stati Uniti, ad esempio, sono stati campioni di visione, quando lo scorso secolo hanno americanizzato società occidentali e non con la narrazione del “mondo libero”.

Il medium più significativo, in questo senso, è la metafora che, in quanto parte della concettualizzazione umana, risponde ad esigenze ben più profonde di quelle formali e letterarie. La metafora (dal greco metaphorá, da metaphérō, “io trasporto”) è una figura retorica che implica uno spostamento di significato. Si ha quando al termine che normalmente occuperebbe il posto nella frase, se ne sostituisce un altro la cui essenza o funzione va a sovrapporsi a quella del termine originario, creando così immagini di forte carica espressiva.

Il suo utilizzo è strettamente coinvolto nel modo in cui costruiamo il mondo intorno a noi e nel modo in cui il mondo è costruito per noi dagli altri. Un altro esempio attinente agli Stati Uniti, in questo caso, è la metafora della “guerra al terrore”, promossa dall’amministrazione Bush all’indomani dell’11 settembre, con il duplice scopo di creare consenso attorno alle operazioni militari in Afghanistan e in Iraq e di delegittimare – annullandola- la civiltà dell’avversario.

Consapevoli del potere delle parole, i politici ne fanno largo uso per intervenire sulla produzione di significati, sulla condivisione di visioni e sul posizionamento dei gruppi in competizione. E per farlo bene si servono di norma di professionisti delle relazioni pubbliche e della comunicazione come lo spin doctor, che conosce a fondo le dinamiche del contesto politico in cui opera. E con le parole può dividere, unire e (nel migliore dei casi)… far vincere le elezioni!

Avete appena letto la rubrica “Le parole al potere”. Non perdete gli altri capitoli su Detti e Fumetti!

Presto verranno anche raccolti in un libro che sarà disponibile su Amazon.

illustrazione di Filippo Novelli

[CHIARA SFORNA PER DETTI E FUMETTI-SEZIONE COMUNICAZIONE DELLA POLITICA-ARTICOLO DEL 15 MAGGIO 2020]

 

Dalle macchine alle strutture naturali- i principi di ottimizzazione- CAP. III

ottavio cap III il macchinismo

Il XX secolo è l’era della produzione di massa, della distribuzione globale e dell’uniformità.

Dal punto di vista architettonico si è sviluppata nei primi decenni del secolo XX il Movimento Moderno e lo Stile Internazionale che incorporava nel suo linguaggio i progressi della tecnologia e della industria.

L’uso di materiali come acciaio, vetro e cemento, diede origine ad una sensibilità  plastica accettata a livello globale.  Questa tendenza rappresentò una rottura importante con l’accademismo esistente che favoriva lo stile decorativo.

Fig.3 Il Seagram Building di Mies van der Rohe e Philip Johnson a New York, 1958

Fig.1 Il Seagram Building  di Mies van der Rohe a New York, 1958

 

Fig.4 Palazzina di Le Corbusier al Weißenhofsiedlung di Stoccarda 1927

Fig.2 Palazzina di Le Corbusier al Weißenhofsiedlung di Stoccarda 1927

Nei primi anni ’70 del XX ° secolo, è particolarmente interessante l’emergere del concetto di macchinismo

In Architettura questo concetto é ben rappresentato nell’edificio sede dell’industria automobilistica BMW a Monaco di Baviera – con un progetto di Karl Schwanzer – che evoca i quattro cilindri di un motore a scoppio;

.Fig.5 Sededa BMWa Monaco di Baviera di Karl Schwanzer

Fig. 3    Karl Schwanzer Sede della BMW a Monaco di Baviera

Fig.6 Renzo Piano Centro Pompidou

Fig. 4 Renzo Piano -Centro Pompidou

Alla fine degli stessi anni ’70, Renzo Piano vince il concorso per il Centro Pompidou di Parigi  tipico esempio di architettura tecnologica. Renzo Piano propone un’immagine che evoca una raffineria di petrolio.

La crisi energetica degli anni ’70 del XX ° secolo, ha mostrato l’insostenibilità del modello di sviluppo basato sulla industrializzazione pesante. Le economie dei paesi sviluppati si spostano dalle industrie pesanti alle industrie del terziario: informazione, ricerca,  istruzione, servizi e finanza. L’architettura segue le economia; si entra in una nuova era, quella della “architettura della conoscenza“, attraverso un’ampia pratica interdisciplinare. La diversità deve emergere come risultato dei processi di simbiosi tra arte, scienza e tecnologia; tra il razionale e il sensoriale, la “natura” e la cultura.

Strutture Naturali

L’architettura inizia ad allontanarsi dalla geometria euclidea per avvicinarsi alla comprensione del dinamismo frattale e dall’emergere di sistemi naturali.

Eugene Tsui, Javier Senosiain, William McDonough, Renzo Piano e molti altri architetti non solo integrano nei loro progetti principi ecologici sostenibili, ma, il messaggio secondo cui le costruzioni richiedono un approccio olistico; si studia l’efficienza, la forma, i materiali  cui la Natura dispone.

Fig. 7 Eugene Tssui architetura

Fig. 5 Eugene Tssui Architetto

Fig. 8 Janvier Senosiaiain Nautilus House

Fif 6 Janvier Senosiaiain Nautilus House

Fig.9 William McDonough Architect

Fig. 7   William McDonough Architect

Fig. 10 Renzo Piano California Accademy of Cience

Fig. 8 Renzo Piano California Accademy of Cience

 

Strutture artificiali e principi di ottimizzazione

Gli straordinari progressi della biologia hanno toccato l’architettura in modo profondo.Non ci riferiamo, tuttavia, alla varieta’ delle forme naturali ma si ai meccanismi con cui le strutture naturali sono in relazione alla loro funzione. Sono i principi di ottimizzazione, che in un linguaggio non matematico potremmo chiamare principi di economia dei mezzi. Un’osservazione attenta delle strutture naturali ci permette di identificare alcuni di questi principi che possiamo classificare così come fece l’’architetto Eugene Tsui in “Evolutionary Architecture,” 1. Ridurre al minimo la quantità di materiale utilizzato;.

Fig. 11 Nido d'api

Fig.9 Nido D’ape

Struttura costituita da prismi esagonali che appare ad esempio negli alveari: l’ape avrebbe costruito le sue cellule per ridurre al minimo la quantità di cera usato nella costruzione.

2.- Massimizzare il volume, tra tutti quelli che sono limitati da una superficie con un’area determinata;

3.-Minimizzazione l’area di una superficie tra tutti quelli che definiscono i solidi con un certo volume;

Fig.12 Strutture di invertebrati

Fig.10  Essere Unicellulare

Fig.13 RADIOLARI

Fig.11 I radiolari

La forma sferica che troviamo a scala microscopica negli esseri monocellulari, ha la curiosa proprietà di esibire un volume massimo tra tutti i solidi con una certa superficie, o in modo equivalente esibendo una superficie minima, tra tutti i solidi di   uguale volume.

4. Massimizzare la resistenza strutturale;

Fig 14 Lumaca

Fig.12 La Lumaca

È stato stimato che la lumaca supporta forze di compressione pari a 2200 volte il suo peso, ciò non è dovuto solo al materiale con cui è realizzato il suo guscio, ma anche alla sua forma a spirale.

5. Stabilire una relazione tra trama, colore e funzione;

Fig. 15Estabelecimento de uma relação entre textura, cor e função_

Fig.13 Trama, Colore e Funzione;

6. Selezione dei materiali che consentono di attuare i principi precedenti in modo efficiente

Fig.16 Struttura ossea umanaLo scheletro umano

Fig.14 Struttura Ossea

7. Creazione di continuità tra interno ed esterno senza interruzioni e fratture;

Fig. 17Continuidade entre interior e exterior sem interrupções nemFig. 15 Trasparenza totale attraverso il vetro

8. Relazione simbiotica tra funzione e forma

Fig.18 Relação simbiótica entre função e forma_

Fig.16 Relazione Forma Funzione

9.Selezione di modi energeticamente efficienti che favoriscono circolazione dell’aria;

Fig.19 L'habitat delle Termiti

Fig.17 Un Termitaio

Fig.20 Termitaio

 

Fig.18a Sezione di un Termitaio      Fig.19 Sezione dell’edificio Eastgate,Harare,Zimbabwe :applica la                                                                                    climatizzazione   passiva di un termitaio

 

10.Unità e continuità delle strutture;

 11. Progettazione della struttura in base al materiale e alle forze azioni interne ed esterne che agiscono su di esso.

Bene, ed anche il terzo capitolo è terminato.Se vi sta piacendo questo viaggio che stiamo facendo insieme condividete e lasciate commenti.

A presto Ottavio Alias Francesco Marconi

[Francesco Marconi per DETTI E FUMETTI – sezione architettura – articolo del 13 maggio 2020]

 

 

ULTIME NOTIZIE: L’ARF con COme VIte Distanti raggiunge i 50.000 euro di donazioni all’INMI SPALLANZANI … e non è finita qui!

 

L’iniziativa benefica COme VIte Distanti di ARF

non finisce più di stupirci

… c’è anche Carmine di Giandomenico che firma la tavola 50

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…sono arrivati a raccogliere 50.000 euro

50000

 

….hanno coinvolto anche Baricco e Manara

 

«Me ne stavo lì, scomparendo a poco a poco, quando mi arriva questa raffica di tavole, con una sola storia disegnata da tutti e, giuro, mi è sembrato che qualcuno avesse spalancato qualcosa, da qualche parte. Sentivo dell’aria fresca, finalmente. La storia andava a intrufolarsi in tutte queste vite come la mia ma differenti dalla mia, e lo faceva con la curiosità che avrei avuto anch’io di sapere cos’era il lockdown per altre esistenze, alti destini, altri cuori».

[Alessandro Baricco]

Anche Alessandro Baricco e Milo Manara si uniscono agli oltre 80 autori del Fumetto italiano nel progetto benefico COme Vite Distanti ideato e coordinato da ARF! il Festival del Fumetto di Roma in collaborazione con PressUp a sostegno della raccolta fondi per l’emergenza Coronavirus dell’INMI Lazzaro Spallanzani di Roma, al quale – grazie alle copie pre-ordinate del libro dallo scorso 25 marzo – sono già stati donati 50.000 euro.

ARF! Festival 
COme VIte Distanti
Una storia corale, un progetto (anti)virale.
Il Fumetto italiano disegna per l’INMI Lazzaro Spallanzani.

PER PREORDINARE IL VOLUME : www.arfestival.it/covid

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fumetto – articolo del 13 maggio 2020]

Ripartiamo con il food blogging – la presentazione di Black Cookie

black cookie ridCiao, mi chiamo Black Cookie, la fuori nel mondo Irene Duranti; fino ad oggi in redazione mi occupavo di tradurre i testi di libri e articoli in inglese.
Ricordate? E’ mia la traduzione di OSVY APHORISM TO SAVE THE WORLD VOL.1 con la quale ho fatto attraversare l’Atlantico al bianco porcospino.
libro osvy inglese 1
Con il lockdown mi sono ritrovata a lavorare in smart come molti di noi, a cucinarmi da sola invece che andare al bar o al ristorante per lo spuntino del pranzo.
Sta di fatto che giorno dopo giorno ho cominciato a prenderci gusto.
E’ uscita fuori quella che era la mia passione, nemmeno tanto sopita. Durante questa quarantena ho iniziato a provare una ricetta dopo l’altra.
Con la fine del lockdown con gli altri redattori abbiamo pensato di festeggiare con una grande festa nel quartier generale di DETTI E FUMETTI. Quel giorno cucinerò io.
Osvy, che scherzosamente mi chiamava Biscotto Bruciato (capite perche’ il mio nome è Black Cookie) da quando gli avevo assaggiare i miei dolci,  è rimasto talmente entusiasta dell’idea che mi ha chiesto di aprire una rubrica di cucina nel frattempo.
Quindi amici da oggi DETTI E FUMETTI ha una nuova food blogger, me, Black Cookie!
restate connessi, a breve la prima ricetta.
Con Filippo abbiamo pensato che, se vi piaceranno, ne faremo una raccolta.
Quindi fatevi sentire con commenti e pollicioni!
A presto”
Irene
p.s. io i biscotti non li brucio eh
[IRENE DURANTI PER DETTI E FUMETTI-sezione CUCINA – articolo del 12 Maggio 2020]

DESTRA E SINISTRA: LE PAROLE CHE DIVIDONO-parte prima.

copertina libro

Iniziamo oggi una serie di considerazioni che sto raccogliendo in un taccuino e che spero diventino un libro. Questa potrebbe essere la copertina di Filippo, ma non è detto.

Il primo capitolo della rubrica LE PAROLE AL POTERE che vi proporro’ in due parti si intitola:

DESTRA E SINISTRA: LE PAROLE CHE DIVIDONO

“È il vecchio sogno della magia: fare cose con le parole. Le parole denotano oggetti del mondo esterno e i vecchi maghi provavano a utilizzare le parole per cambiare, secondo i propri desideri, attraverso sortilegi e formule, la realtà che li circondava.golem1

È l’antico principio, già sottolineato da Aristotele, secondo cui le lettere sono come gli atomi che compongono la materia: muta una lettera e muterai anche la materia. È la storia del Golem del ghetto di Praga: il Golem riceve la vita o subisce la morte quando il rabbino cambia una sola lettera nel sigillo che porta impresso in sé”.

Voglio partire da qui, da queste parole di Edoardo Camurri scoperte sfogliando il Foglio.

camurriLa natura performativa del linguaggio ha radici antiche, persino ancestrali, tanto quanto l’affermazione del potere nella società. Se è con la scrittura che inizia la storia, allora la politica è preistoria e la parola – ma anche il rituale, il simbolo – il suo medium.  Il potere è taumaturgico: si afferma per lasciare il segno, per cambiare la realtà secondo il suo volere. Così come il re trasforma le cose del mondo col tocco di una mano, il rivoluzionario cerca di tagliarla quella mano, per imporre la sua realtà. E così va la storia del mondo…

Nel corso dei secoli, la politica ha sempre escogitato trucchi per farsi riconoscere, per rappresentarsi come volere di Dio o come volere del popolo. Si arriva poi a un punto in cui la competizione per  il potere si fa costitutiva: le parti in conflitto si riconoscono a vicenda e la categoria di avversario – per secoli osteggiata e repressa- diventa legittima. La dicotomia insita nel conflitto appare plasticamente,  allorché i rivoluzionari francesi del XVIII secolo arrivano a sedersi in Parlamento a fianco dei conservatori. Questi a destra, quelli a sinistra.Delacroix-rivoluzione4a-e1550468946938

Ha allora inizio una lunga storia democratica, fatta di incontri, scontri, identità, appartenenze e opinioni. Destra e Sinistra riflettono originariamente due diverse posizioni rispetto al valore dell’uguaglianza e si fanno interpreti, nel corso del Novecento, del conflitto ideologico tra liberalismo e socialismo, quando la lotta di classe tra capitalisti e operai era la la frattura sociale a più alta salienza politica.

Oggi si sente spesso dire che destra e  sinistra non esistono più. Con il recedere del conflitto di classe accade che, da una parte, gli operai non votino più per i partiti di sinistra e, dall’altra, che partiti di destra si schierino su posizioni avverse al capitalismo. Ma, al di là della sostanza, e ai fini del nostro discorso, sul senso della dicotomia politica più longeva e fortunata della storia politica andrebbe potenziata l’interpretazione nominalista, secondo la quale destra e sinistra non sarebbero altro che due scatole da riempire con messaggi politici diversi a seconda del tempo e del contesto.

Due codici linguistici, quindi; ad uso e consumo di politici, media e cittadini per orientarsi nello scenario politico della competizione, nel quale le due categorie opposte assolvono anche alla fondamentale funzione di identificazione in un “noi” e in un “loro”.

[Continua]

Se l’argomento vi interessa, condividete e rimane in contatto per la seconda parte.

A presto, Murray.

[CHIARA SFORNA PER DETTI E FUMETTI – sezione COMUNICAZIONE DELLA POLITICA – Articolo del 12 maggio 2020]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA – Willy alias Dario Santarsiero presenta il libro scritto ed illustrato dalla redazione di DETTI E FUMETTI

In una società dove la maggior parte delle professioni tradizionali spariranno per la rapida evoluzione tecnologica, quella dell’artista sopravviverà e anzi diverrà fulcro della nuova società nella quale l’industria dell’intrattenimento la farà da protagonista. Cosi’ inizia la storia dei cinque amici della redazione di DETTI E FUMETTI che hanno voluto mettere su carta e illustrare in un libro  “DA GRANDE FARO’ L’ARTISTA” come la loro passione di bambini sia diventata un vero e proprio mestiere.

Ancora una volta ce ne parla il nostro bradipo preferito, WILLY alias Dario Santarsiero.

 

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[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI sezione ARTE – articolo del 11 maggio 2020]