
Per saperne di piu’ sull’autore dell’aforisma fai click qui
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI sezione fumetto articolo del 24 febbraio 2018]

Per saperne di piu’ sull’autore dell’aforisma fai click qui
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI sezione fumetto articolo del 24 febbraio 2018]

Una matita, un quaderno a quadretti e tanta passione; così è iniziato tutto; tornavo a casa dopo la scuola, prendevo dal cassetto del mobile della sala un vecchio quaderno e cominciavo a riempire di disegni le pagine rimaste vuote dall’anno scolastico precedente.

Avevo circa 7 o 8 anni quando in un pomeriggio d’estate mi capitò fra le mani un piccolo diario di mia madre, lo aprii e mi soffermai su un disegno di una contadinella realizzato da lei. Era davvero bellissimo e colorato, e ricordo bene che in quel momento pensai dentro di me “anche io da grande vorrei disegnare così bene!”.

Inutile dire che da quel giorno non ho più smesso di esercitarmi nel disegno; i soggetti che amavo di più ritrarre erano i cavalli, la mia seconda grande passione.

Di lì a poco a scuola cominciai ad approfondire gli studi d’arte ed iniziai ad usare l’argilla, un materiale naturale, morbido e grigio. Indovinate la prima scultura che realizzai? Un cavallo. Ne conservo ancora le foto!
Mi piaceva talmente tanto riuscire a modellare con quel materiale così freddo e scuro tutto ciò che mi passava per la mente che ben presto ai miei genitori dissi “io nella vita…. non posso fare altro che la scultrice!!!”La scultura ha di bello il fatto che hai davanti a te un oggetto tridimensionale che puoi vedere, puoi toccare e puoi godere da ogni lato; la scultura è un modo di essere, è una scelta di vita.

Chi sceglie di dare “vita” ad un materiale grezzo e freddo, che sia argilla o marmo, è una persona che sceglie di cambiare il destino delle cose, di guardarle con altri occhi, un po’ come quando con gli occhi al cielo guardiamo le nuvole ed in esse riusciamo ad immaginare uccelli, guerrieri, volti, ecco… fare scultura è come immaginare un cielo pieno di personaggi dove le altre persone vedono solo un cielo pieno di nuvole!
I miei riferimenti
Quando arrivò il momento della scelta della scuola superiore era scontato che io volessi iscrivermi all’Istituto d’arte; ero desiderosa di conoscere l’arte in tutte le sue forme, di studiare la vita dei più grandi maestri e venire a conoscenza delle loro tecniche artistiche.
A scuola mi sono divertita tantissimo nello sperimentare tutte le tecniche che ci venivano insegnate, dalla pittura alla scultura; al termine dell’anno scolastico eravamo soliti realizzare degli spettacoli, creando oggetti e pitture di “scena” sempre diversi.

Terminati gli studi superiori scelsi l’Accademia di Belle Arti, e tra una scultura e l’altra passavo le ore nella biblioteca del quartiere a sfogliare i libri sui grandi maestri dell’arte; studiai soprattutto le vaste collezioni dei disegni anatomici di Leonardo e delle sculture di Michelangelo.

Tutt’ora sto terminando gli studi per poter esercitare l’insegnamento dell’arte nelle scuola; mi piacerebbe poter essere come gli insegnanti che ho avuto, pieni di passione per il proprio lavoro e con grandi capacità per poter trasmettere ai miei futuri allievi la stessa passione per il mio lavoro che loro hanno trasmesso a me. La scultura nasce dallo studio del corpo, dalle tecniche, dalle forme, ma soprattutto dalla creatività dello scultore che deve essere conservata con cura e anche con un po’ di “gelosia” perché non vi è cosa più bella che riuscire a difendere giorno dopo giorno la propria immaginazione!
Le scuola che mi hanno consigliato
Terminata la scuola media i miei insegnanti mi consigliarono di iscrivermi al liceo scientifico perché ero abbastanza brava a scuola. Mi piacevano tutte le materie, così avrei potuto avere una preparazione completa per poter scegliere successivamente qualsiasi università; ma io la pensavo diversamente, io volevo fare l’artista! Come si fa a credere ad una bambina di 13 anni anche se aveva le idee così chiare? Come si fa a recarsi all’istituto d’arte che dista ben 60 km da casa, cioè ad un’ora di autobus? E’ facile comprendere il perché inizialmente i miei genitori non se la sentirono di assecondarmi. Fu così che frequentai per un anno il liceo scientifico, svogliatamente tanto che raggiunsi appena la sufficienza in tutte le materie …tranne che nella storia dell’arte e nel disegno dove presi ovviamente dieci. Fu per questo motivo che i miei si convinsero a farmi cambiare scuola. Fui felicissima!

Il primo giorno di scuola fu così emozionante che lo ricordo ancora. Ricordo che c’era un ragazzo con una maschera veneziana davanti al portone dell’Istituto d’Arte che salutava ogni studente che arrivava. La mia esperienza scolastica la rifarei un milione di volte ancora, perché l’arte ti fa guardare tutto con occhi diversi e ti fa amare davvero quello che fai trasportato dalla passione.
I mestieri che si possono fare…
Avendo frequentato una scuola bellissima, ricca di stimoli e soprattutto una scuola “professionale” ovvero una scuola che ti prepara ad una “professione”, avevo acquisito tutti i mezzi e le competenze per fare qualcosa di mio anche a casa. Già durante le scuole superiori ebbi modo di “lavorare” facendo ritratti per amici e parenti su commissione.

Appena terminata la scuola feci diversi lavori di decorazione come ad esempio i trompe l’oeil, che sono delle decorazioni di pareti di case. A scuola ho acquisito anche una notevole manualità tanto che oggi fabbrico oggetti come orologi ornamentali, vasi, eccetera. Pensate a casa chiamano me se c’è da cambiare una sega a nastro.
L’arte è in fondo il mestiere del cuore. Ogni giorno mi domando di cosa c’è bisogno? cosa mi piacerebbe vedere attorno a me? E’ questo lo stato d’animo con cui mi predispongo a creare. Le professioni possibili con un diploma o una laurea artistica sono innumerevoli.

Vi faccio un elenco di getto: lo scenografo teatrale, cioè la persona che disegna ed allestisce le quinte degli spettacoli che si fanno a teatro; l’insegnante di arte nelle scuole primarie e secondarie; il critico d’arte, la guida nei musei e tanti tanti altri mestieri.
Ciao da Petra!
[Erika Lavosi per DETTI E FUMETTI – sezione arte- articolo del 21 novembre 2017]
Salve bambini, mi chiamo Willy il Bradipo e sono qui per accompagnarvi in un’avventura fantastica! Andremo alla scoperta del teatro!
Sicuramente sarete andati con tutta la classe ad assistere ad una rappresentazione teatrale e vi sarete divertiti un mondo seguendo la storia che raccontavano gli attori sulla scena con le parole e con i gesti!

Dovete sapere, che gli attori si incontrano diversi mesi prima per fare le prove dello spettacolo, ed imparare a memoria tutte le battute, come fareste voi quando la vostra maestra vi chiede di imparare a memoria una poesia.
Il teatro è fantasia, il teatro è mistero!

Fin da piccolo ho voluto fare l’attore! Avevo cinque anni, la maestra dell’asilo fabbricò con il cartone e la stoffa un piccolo teatro, dove metteva in scena con delle marionette le fiabe che ci raccontava o ce le faceva interpretare a noi.

La prima volta che interpretai un personaggio capii che quella sarebbe stata la mia vita!
Iniziai così ad inventarmi delle storie che poi rappresentavo su di un palco improvvisato per far divertire i miei genitori o i miei amichetti!

Quando sono passato in prima elementare scrivevo insieme alla maestra piccole commedie che poi recitavamo ogni fine mese. Oppure mi trasformavo in regista, mettendo in scena ciò che avevo scritto coinvolgendo un po’ tutti, dai miei genitori ai cuginetti e amici. Però mi stavano meglio i panni dell’attore.
I miei riferimenti sono stati…
Gli attori a cui mi sono ispirato sono stati sopra tutto qlli italiani ma anche quelli inglesi e francesi hanno colpito la mia immaginazione.
Le loro opere le trovavo nei libri e filmati nella mia biblioteca di quartiere, dotata, di una vasta collezione sull’argomento teatro

La scuola che mi hanno consigliato
Alla fine del liceo, quando bisogna decidere che scuola prendere ero ancora deciso a voler fare l’attore. Avevo sentito parlare della scuola di arte drammatica dove insegnano a recitare ma non sapevo bene cosa fosse. Ne parlai con la professoressa di italiano, appassionata di teatro e insieme, navigammo su internet alla ricerca della scuola che facesse al caso mio.


Identificata la scuola, ne parlai con i miei genitori; all’inizio non erano molto d’accordo con le mie scelte ma visto la mia determinazione, alla fine acconsentirono! Entrando nella Scuola Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico ho iniziato a studiare mettendocela tutta e alla fine ci sono riuscito! E’ stata una grandissima soddisfazione ma anche una grossa fatica! Anche i miei genitori erano presenti alla consegna dei diplomi mi hanno abbracciato orgogliosi di me!
Applicherò la mia passione facendo…

Ho subito iniziato a fare dei provini, che consistono nel recitare davanti ad un regista che cerca degli attori per mettere in scena la sua commedia. Purtroppo non sempre piaci al regista,
magari non sei quello che cerca, oppure non sei riuscito a convincerlo che sei bravo. Ma non importa bisogna andare avanti!
E così ho fatto io! Finalmente sono piaciuto ad un regista che mi ha scritturato per la sua commedia! Non potete immaginare l’emozione che ho provato quando, per la prima volta, ho, come si dice nel gergo teatrale, “Calpestato” come attore le assi del palcoscenico!

Ovviamente come in tutte le cose che richiedono impegno, c’è anche la fatica! La fatica di restare in piedi anche di notte per imparare a memoria il copione, un mucchio di fogli dove lo sceneggiatore, la persona che ripartisce in atti e scene la commedia.

Quando finalmente si va in scena, cioè si recita davanti ad un pubblico, che non è più di soli amici e parenti ma di gente adulta e sconosciuta, e’ facile che ti prenda il panico! E non ricordi più le tue battute cioè la tua parte!
Ma basta uscire sul palcoscenico e improvvisamente tutto torna alla mente!
Quando poi il pubblico, una volta finita la commedia, applaude e grida “Bravi!”, provi una tale emozione che ti sembra di volare!
Per me il teatro anche con le sue fatiche e rinunce è la mia vita!

Ciao da WIlly il bradipo!
[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione teatro-articolo del 21 novembre 2017]
Mi é sempre piaciuto progettare…
Prima di raccontarvi di come sono diventata Architetto, voglio spiegarvi che cosa significa.
L’architetto è un uomo o una donna che hanno studiato come progettare le città i quartieri e le case e che restaurano i monumenti.


Fin da bambina la mia passione è stata il disegno.
Disegnavo di tutto dagli animali alle persone, in particolare però, erano gli edifici ed i paesaggi che attiravano di più la mia attenzione.

Quando giocavo con le mie amichette disegnavo la pianta della casa e poi posizionavo nelle varie stanze i mobili delle bambole, facendo muovere tutti i personaggi nell’appartamento che avevo progettato.
Quando la maestra con tutta la classe ci portò in biblioteca, trovai tantissime riviste di “architettura” che iniziai a sfogliare. le immagini di ville storiche, castelli ma anche i grattaceli e città danzarono davanti ai miei occhi!

Quel giorno presi la mia decisione: da grande avrei fatto l’architetto!

I miei genitori non mi presero sul serio, mi dissero che ero troppo giovane per prendere una decisione così importante, che avrei dovuto studiare molto e con il passare del tempo avrei cambiato idea!

Ma io sono sempre stata testarda e dopo essermi diplomata, mi sono iscritta ad Architettura e dopo cinque anni sono diventata Architetto!

I miei riferimenti sono…

Sono nata e vivo a Roma; sicuramente vivere in una grande città ricca di storia e di architettura, mi ha dato molto e mi ha spinto ad andare avanti per la mia strada!
Roma è una città che per un appassionato di architettura regala moltissime occasioni di studio.
l’architettura romana è stata la base dell’architettura di tutte le epoche successive; tanto è vero che si dice “i romani hanno inventato tutto”,

Gli architetti Le Corbusier, Wrigth, Piano, sono i miei grandi Maestri! Loro hanno progettato non solo case palazzi e quartieri ma hanno con i loro progetti influenzato l’architettura moderna!
La scuola che mi hanno consigliato…
Dopo aver finito la terza media, era arrivato Il momento di scegliere la scuola adatta a me. Devo dire che è stato difficile, perché sapevo quello che volevo fare da grande, l’architetto.
Quale scuola poteva preparami meglio verso questa scelta? La prima scuola a cui ho pensato è stato Il liceo artistico, perché si studiava l’architettura, la tecnica del disegno e la storia dell’arte, che mi ha sempre affascinato.
Ma anche la matematica e le materie scientifiche erano materie che mi piacevano. E allora …cosa scegliere?
La mia insegnate di italiano mi aiutò consigliandomi Il liceo scientifico; andava bene, perché c’erano sia le materie scientifiche sia il disegno e la storia dell’arte; il compromesso giusto anche per i miei genitori che mi dissero: “Non si sa mai, se poi cambi idea, con questa scuola potrai fare altro”.

Applicherò la mia passione facendo…
L’architettura e quindi gli edifici non “nascono e vivono” isolati, ma sono legati ad un contesto antropico o naturale, un tessuto urbano o un’area verde.L’architetto ha il compito di realizzare e rispondere alle esigenze di un committente senza dimenticare cosa e che valore ha l’ambiente che lo circonda.

Da questo asserto è derivata la mia passione per il restauro architettonico: curare gli edifici antichi, consolidare, riportare a nuovo e riutilizzare secondo le esigenze dell’uomo moderno gli edifici storici. L’Italia ha un grandissimo patrimonio da preservare: dai piccoli borghi, ai palazzi delle grandi città.
Ciao da Clo’
[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione architettura- articolo del 21 novembre 2017]

Ho iniziato a cantare fin da piccolissima; non avevo compiuto due anni.
A sei anni ho preso le mie prime lezioni.

Per me cantare è come respirare. Ogni mattina mi hanno insegnato a fare gli esercizi di respirazione e tutta la famiglia si adegua a questo mio rito.
I miei riferimenti sono stati.
I miei primi esempi sono stati i miei genitori, entrambi cantanti lirici professionisti. Da loro ho imparato ad apprezzare il Melodramma, che consiste nel mettere l’opera recitata in musica. Il Melodramma è divenuto fin da subito una vera e propria passione. Puccini è il mio più grande mito anche se apprezzo molto anche i compositori cechi Smetana e Dvorak.

La scuola
Vengo dal Giappone e sono giunta in Italia grazie alla musica ed al canto. L’Italia e la Germania sono due paesi di riferimento per la lirica. Le migliori scuole italiane si trovano a Milano. Roma è famosa per l’Accademia di Santa Cecilia e per il Teatro dell’Opera dove si possono seguire molti corsi di studio e perfezionamento. A Roma ci sono anche molti bravi insegnanti privati ma il mio preferito è il Maestro Alessandro Patalini.
Applicherò la mia passione
Applicherò la mia passione insegnando la musica, il canto, il pianoforte, ai grandi e – soprattutto – ai bambini! Farò concerti come solista e corista. Attualmente sono orgogliosa di far parte del Coro del Maestro e premio Oscar Ennio Morricone.

Ciao da YUKY AKITA
[YUKIKO KONDO CIOCCA per Detti e Fumetti- sezione musica – articolo del 21 novembre 2017]
Visitare la mostra di Monet a Roma è una occasione da non perdere per chi è amante dell’impressionismo ma c’è un MA grande così.
Se andrete alla mostra per godervi il Monet impressionista, vedere le sue opere celebri,
allora avrete preso una grossa cantonata ed uscirete dalla mostra fortemente delusi; vi ronzerà nella testa la classica frase: “Pochi quadri; i più famosi non c’erano; la mostra è troppo breve”. Quindi se siete questo tipo di visitatori risparmiatevi i soldi del biglietto per la prossima mostra.
Se invece la vostra aspettativa si concentrerà sulla voglia di trovare un Monet Rivoluzionario e d’Avanguardia dei movimenti pittorici che lo seguiranno, allora questa mostra è una pietra miliare che un appassionato di pittura non può assolutamente perdere nella sua vita.
Ci sarebbe molto da scrivere ma oggi ci soffermeremo solo su tre punti.
-il quadro delle rose
-il roseto
-il lago con le ninfee
Prima pero’ apriamo una parentesi su un aspetto della mostra, quello che ci da modo di capire come iniziò la carriera artistica del pittore francese e da dove scaturì la scintilla rivoluzionaria che ha fatto di Monet un genio ed un esempio della pittura moderna.
Monet fin da giovanissimo era un appassionato di caricature; potremmo quasi dire che faceva fumetti ante litteram. Non faceva che caricaturizzare tutto ciò che incontrava, dapprima i suoi familiari poi i personaggi di moda dell’epoca e rivendeva le caricature ai giornali per vivere.
Ed ancora: la mostra ci racconta che la sua fissazione per il desiderio di dipingere la luce iniziò con un rifiuto.

Il quadro che ora è uno dei suoi capolavori gli venne rispedito al mittente perché ritenuto “brutto”; da questo quadro inizio’ la voglia di rivalsa del pittore; il palesarsi della sua forza. Conservò il quadro gelosamente con sé per tutta la vita. Non volle rivenderlo mai più . Gli fu da esempio e lezione, punto di partenza per intraprendere la sua arte da pittore rivoluzionario.
il quadro delle rose

In questo quadro l’importante non è il soggetto, seppur evocativo perché ritrae la pianta simbolo di rinascita e i fiori caduci simbolo nel contempo dell’effimero; in questo quadro l’importante è “la dimensione” mai nessuno prima di Monet aveva osato dipingere su queste dimensioni,
che fino ad allora erano riservate a scene di rappresentanza, storiche evocative. In questa scelta MONET è stato rivoluzionario e ha segnato la strada per gli altri pittori che lo hanno seguito.
il roseto
Monet progettò il suo giardino accuratamente per poterlo dipingere al meglio e cogliere la luce in tutte le fasi delle stagioni e del giorno. Come vedremo più avanti a Monet non è mai interessato realmente al soggetto; a lui interessa come lo attraversa e/o riflette la luce.
Ecco perché un soggetto lo ripete tante e tante volte. Nella mostra si può notare quando nell’ennesima ripetizione Monet si sia spinto oltre la pittura impressionista divenendo pittore di avanguardia.
Le linee di luce si sono intrecciate alle ombre e la pittura è sfociata nell’overall compiendo un salto nel tempo che solo con Pollock avremmo potuto apprezzare.
Il lago delle ninfee
Iniziamo con un aneddoto. Monet amava moltissimo coltivare piante e fiori a tal punto che fece ingrandire il suo giardino per far inserire un lago artificiale dove far crescere le sue famose ninfee. Trascorsero 15 anni prima che ne poté dipingere una. Durante i lavori di ristrutturazione si trasferì a Londra.

Quindi possiamo dire sicuramente che fu grazie al problema delle ninfee se oggi possiamo godere dei quadri londinesi di Monet.
Tornando alle ninfee e alla ripetizione quasi alla noia dello stesso soggetto per decine e decine di quadri, anche in questo caso dobbiamo soffermarci sulle vere intenzioni dell’autore.
Il suo scopo primario non era quello di dipingere le ninfee, bensì di usare il lago come specchio sulla realtà e dipingere la luce e le atmosfere che esso rifletteva. Le ninfee divenivano così prettamente un gioco di vedo non vedo per scorgere il mondo che era oltre
[Filippo Novelli del DETTI E FUMETTI – sez. ARTE – articolo del 21 dicembre 2017]
Questa estate ho voluto fare una vacanza esperienziale a scopo culturale che conciliasse le esigenze della mia famiglia di trascorrere le vacanze estive al fresco andando in montagna .
Sono andato a Serrada, in trentino, per immergermi dentro l’opera di Fortunato Depero.

Il pittore, infatti, dopo una vita trascorsa tra i fasti ed i successi di Roma e New York ,si ritirò in questo paesino, vicino a Folgaria, per trovare la serenità e la tranquillità che solo la natura riusciva a trasmettergli.

Lui stesso in una lettera descrive questi luoghi
«Serrada offre un paesaggio eternamente mutevole. In estate è un pianoro, una verde conca riposante circondata da altere groppe di monti, da scalinate di roccia discendenti, a volte dolci e altre a precipizio. Dentro legioni di abeti e tra plotoni di pini e larici, in vedetta, giace il paesello: campanile a testa di cipolla e naso appuntito all’insù. La chiesa aspetta a bocca aperta i fedeli e il cimitero tace e origlia quadrato e rassegnato con le croci a braccia distese. In autunno i prati, i campi e i boschi si popolano di aratri, di falci, di accette e di mucche al giogo. La terra si rivolta nera e appare punteggiata di tuberi benefici, simili a biondi ciottoli. Il ritmo secco del taglialegna si ripercuote nel bosco. I larici ingialliscono, i faggi arrossano e i cespugli radenti si insanguinano. Merli e tordi sfrecciano, il fringuello svetta e l’allodola ferma nell’azzurro canta la luce che l’abbaglia. Serrada d’inverno offre un paesaggio polare. Dal bianco lenzuolo sorgono scheletri di vetro e mani multiple di fantasmi. Ogni osso e ogni dito hanno il proprio lembo di candore. Il vento nordico arriva galoppante con in groppa il sole dagli occhi di fosforo, con criniere d’oro e bardature d’argento. Nitrisce accecando. L’ampia distesa è uno specchio e il cielo e le case capovolte vi si riflettono turchine. Lo sciatore affascina: distende le braccia per impugnare le ali al vento. Con le lame degli sci ai piedi taglia lo spazio con rasoiate parallele. Il suo binario aereo, diritto, curvilineo e a zig zag è perfetto. Il bolide umano scende fra stupendi pennacchi di neve, fra soffi di polvere luminosa, reggendo i volantini equilibratori. Scende un angelo del firmamento sicuro nello spazio e nella luce che lo aureola, raggiante in questo autentico prisma di poesia» (cit. da Fortunato Depero nelle opere e nella vita,1940).
E’ stato molto interessante percorrere la cittadina ed ammirare le opere del maestro; ogni estate la comunità di Serrada si veste a festa ed organizza manifestazioni a tema, laboratori di pittura per bambini e incontri di approfondimento.
In ogni locale, hotel, punto di informazioni ti viene data una guida grazie alla quale si possono meglio comprendere le opere sparse per la cittadina.

Depero lo conosciamo come pittore. In realtà lui si definì fin dal principio scultore. Ce ne accorgiamo da come tratta il concetto di tridimensionalità nei suoi dipinti.
Pochi sanno che la sua esperienza artistica iniziò con un rifiuto. Non fu infatti accettato alla Accademia delle Belle Arti di Vienna.
Questo episodio fece di lui un rivoluzionario, il capostipite della “seconda fase del futurismo” che si fonda sull’ arte totale capace di sopravanzare l’ arte museale e da esposizione in voga fino a quel momento ( anche per lo stesso futurismo della cosiddetta prima fase )
Con Depero (cosi’ come con Balla) l’arte entra nella quotidianità della gente, grazie alla pubblicità, all’arredamento, agli allestimenti teatrali, alla moda, all’architettura, all’editoria e così via.
A poche curve da Serrada (da fare con cura anche in estate) c’è Rovereto dove Depero fonda la CASA FUTURISTA e dove potrete trovare la testimonianza tangibile di quanto sopra detto in fatto di DESIGN. Insomma un viaggio esperienziale totalizzante, ne è valsa la pena ( intendo per le curve :-))
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE – articolo del 20 dicembre 2017]
Cari Amici oggi vi raccontiamo perchè abbiamo scelto di rappresentare l’aforisma di Sartre in occasione dell’uscita di MAZINGA Z.
A 45 anni dalla sua nascita esce al cinema mazinga z il capostipite dei robottoni degli anni 70. rivoluzionario robot che per essere operativo occorreva fosse comandato da un umano che entrava nella sua testa.
il suo grande nemico fu il dottor inferno.
il ciclo di mazinga promuove la libertà e il bisogno di unirsi dei popoli della terra per vivere in pace
fissiamo questi tre punti e iniziamo a leggere “IL MAZINGA Z” DI GO NAGAI.
quindi abbiamo:
1)un uomo che entra nella testa di un robot, quasi un suo alterego, impartendo comandi vocali per azionarlo. ha un grande potere che lo puo’ rendere dio ma anche demone
2)l’antagonista, il dottor inferno che puo’ distruggere il mondo e chiede se questa umanita’ merita o meno di essere salvata. non gli interessa veramente il nostro mondo. Nel multiverso einsteniano lui vuole provare tutti i mondi possibili
3)il messaggio: L’essere uomano aspira alla libertà e alla pace. La chiave per la vittoria, il fine dell’umanita’, e’ la pace che si conquista mirando ad unirsi gli uni con gli altri in unico grande gruppo coeso, l’umanita’.
QUESTE TRE POSIZIONI SONO ALLA BASE DELL’ESISTENZIALISMO. L’uomo è condannato ad essere libero: condannato perché non si è creato da se stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa.
UN UOMO CHE ENTRA IN UN “ALTRO” PUR RIMANENDONE ESTRANEO

La coscienza é esistenza, é sempre fuori di sè, azione e movimento permanentemente proteso in avanti, senza poter mai coincidere con la propria essenza. In questo senso, la coscienza é sempre incompiutezza e mancanza alla ricerca del proprio completamento:
IL MESSAGGIO DI LIBERTA’
Il nulla é legato all’essere, pur non essendo da esso generato- cioè dall’essere della coscienza,-che si eterna a non essere l’in-sè, e la cui condizione indispensabile é la libertà.
UN UOMO CHE PUO’ ESSERE DIO O DEMONE. LA SCELTA (ANCHE IL PRONUNCIARE LE AZIONI VUOL DIRE SCEGLIERLE)
essere libero vuol dire decidere direttamente dei propri atti ed esserne totalmente responsabili. L’atto originario in cui la libertà si cala é la scelta . Essa non é tipica solo degli atti riflessivi, ma di tutti gli atti, dal momento che non é determinata solo dalla ragione, ma anche da pulsioni e intenzioni che esulano dalla riflessione; la ragione stessa, d’altronde, non é altro che una scelta possibile.
La libertà della scelta crea però l’angoscia di fronte al possibile, che é indeterminato, dal momento che non é, cosicchè la coscienza presagisce che il non essere non é fuori, ma é propriamente in essa. L’esistente si scopre così condannato ad esistere sempre al di là della propria essenza, cioè ‘condannato alla libertà’ come continuo trascendimento di quel che esso di volta in volta é: ‘ non siamo liberi di cessare di essere liberi ‘.
IL ROBOT E’ UNA COSA AZIONATA DA UN UOMO CHE DIVENTA LA “COSA” STESSA
…E da qui nasce la tendenza a fuggire da se stessi, evadendo dalla propria libertà e responsabilità e reificandosi, cioè riducendosi ad una cosa tra le altre: é questa la malafede , con cui si costruisce un’immagine fasulla di sè e della propria condizione, e si recita una parte. Questa parte consiste nel mentire a se stessi, ma non si tratta di una menzogna deliberata, dato che il me che viene ingannato fa parte dello stesso io che inganna: si genera così una scissione che crea infelicità.
L’ANTAGONISTA- IL DOTTOR INFERNO

La coscienza incontra l’essere non solo nella realtà massiccia e opaca delle cose, ma anche nell’ altro , nell’altra coscienza, e mediante essa le si presenta la speranza di poter evadere dal proprio stato di mancanza. Ma anche l’essenza dell’altro é negazione: esso é ‘ l’io che non é me ‘ . Anche il rapporto con l’altro é, dunque, segnato da una netta negatività.
l’altro mi appare in un primo tempo come una cosa, poi come una cosa che ha rapporto con altre cose e, infine, come l’altro che mi guarda. Col suo sguardo, l’altro conosce me meglio di quanto io possa conoscere me stesso, dato che io non posso mai oggettivarmi, distanziarmi come un oggetto da me stesso. In questo modo, arrivo alla conclusione che ‘ io sono quel me che un altro conosce ‘ e mi sento trasformato in un oggetto inerme e nudo davanti all’altro. Con lo sguardo, l’altro aliena le mie possibilità, cosicchè non sono più padrone della situazione:
I rapporti tra l’io e l’altro, cioè i rapporti tra le coscienze, sono dunque, nella loro essenza, conflittuali e Sartre può ironicamente affermare che ‘ l’inferno sono gli altri ‘.
E’ IL tentativo di annullare l’altro nella sua alterità, riducendolo a corpo e strumento e privandolo di ogni reciprocità,
L’UMANITA’ PER REALIZZARSI DEVE UNIRSI
Naufragati i progetti di raggiungere l’unione con l’altro, tramite il suo annullamento o la conciliazione con esso, il rapporto con l’altro può assumere le vesti della cooperazione nell’essere insieme del gruppo o della classe sociale, ma anche in questi casi l’altro rimane inafferrabile e il rapporto tra le coscienze continua a configurarsi come conflittuale. L’oggetto del desiderio dell’essere umano si ubica sempre al di là del suo essere, è un non essere, ma nel momento in cui lo desidera l’uomo lo fa essere: in questo consiste il valore , il cui senso consiste nell’essere quello in direzione di cui un essere va oltre il suo essere. I valori, dunque, non esistono oggettivamente in sè, ma nascono con l’uomo.

IL DOTTOR INFERNO non e’ interessato al nostro mondo ma a scoprirne di nuovi nel multiverso
l’uomo è caratterizzato da una mancanza costruttiva, per la quale non raggiunge mai la piena identità con se stesso, la conciliazione del per-sè con l’in-sè, ma vive sempre nel possibile. ed é per questo che all’uomo é dato di scegliere e agire in base a valori, cercando di realizzarli nel tempo, progettandosi e trascendendo incessantemente verso un’altra situazione.
L’UOMO VA OLTRE la sua natura e nel suo passato. la sua coscienza può elaborare ogni sorta di desideri, non determinati a priori, i quali si specificano in progetti particolari. L’insieme dei dati coi quali questi progetti si scontrano costituisce la situazione, che i progetti cercano incessantemente di trascendere, ma senza potersi mai sottrarre ad una situazione. Sotto questo profilo, la libertà umana é non essere e alienazione, che di volta in volta viene superata, ma mai definitivamente. La totalità cui l’uomo tende é la conciliazione di in-sè e per-sè: perciò ‘ l’uomo é l’essere che progetta di essere Dio ‘ , ma Dio è altro dall’uomo e pertanto risulta inattingibile. L’uomo é dunque un ‘Dio mancato’ e una ‘passione inutile’ e tutte le sue azioni e le sue scelte risultano assurde e negativamente equivalenti.
l’esistenza umana, che ha come dimensione costitutiva la coscienza, non è un dato nè è riducibile ad un dato; essa è anzi continuo superamento e trascendimento del dato, dell’essere in-sè, in vista di fini e risultati che si collocano sempre oltre, che rinviano al non ancora esistente. In quanto tale, essa è dunque sempre annullamento di quel che soltanto è nella sua massiccia presenza: tramite essa, il nulla viene al mondo. Proprio per questo, il nulla è condizione della libertà come possibilità e scelta continua di trascendere il mondo.
[si ringrazia filosofico.net per i riferimenti forniti sull’esistenzialismo]

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI –sez fumetto-articolo del 26 11 17]
se vuoi saperne di piu’ sull’autore dell’aforisma lo trovi QUI
se vuoi saperne di piu’ su GO NAGAI creatore di MAZINGA Z lo trovi QUI
Osvy è un personaggio creato da FILIPPO NOVELLI nel 1976 che rivive le sue avventure su internet recitando aforismi dal 2009.
[FILIPPO NOVELLI per DETTI E FUMETTI – sezione Fumetto – articolo del 25 novembre 2017]
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.