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Willy il bradipo, alias DARIO SANTARSIERO intervista ENZO CASERTANO

Ben trovati cari lettori di Detti e Fumetti, dopo la pausa estiva oggi scambieremo quattro chiacchiere con l’attore Enzo Casertano.

Allora Enzo sei nato il 25 luglio del 1970 a Napoli tra il 1991 e il ’94 hai frequentato la scuola di recitazione Accademia Napoletana di Teatro di Armando Marra. sei un attore di teatro, cinema, televisione. ]Tra i tuoi lavori figurano partecipazioni a vari film 5come Amore a prima vista  [1999], Mari del Sud [2000], Dentro la città [2003], Un’estate al mare 2008, Tatanka [2011] e la commedia E io non pago [2012].In televisione lo ricordiamo ne I bastardi di Pizzofalcone [2017] Nero a metà 3 [2022] Il commissario Ricciardi 2 [2022]

W. Perché hai voluto fare l’attore?

Se ti dicessi che da bambino sognavo di fare l’attore sarebbe una bugia, ho scoperto verso i 18 anni che forse questa poteva essere la mia strada per evadere dalla vita che mi si prospettava ma devo dire che ad un certo punto è il Teatro, il Cinema che sceglie te, non il contrario inizi a lavorare e se funzioni e soprattutto se  hai un carattere e una tenacia adatta inizia la carriera.Sono stato anche fortunato ad avere subito dopo la scuola di Teatro delle chance che ho sfruttato per allargare le mie conoscenze in questo mondo ed oggi sono ancora qui ad imparare  centinaia di battute a memoria, una faticaccia ma qualcuno diceva che quando fai della tua passione un lavoro non ti pesa più di tanto.

W. Che cosa è per te l’applauso?

L’applauso è come una pacca sulla spalla che ti dà il pubblico, l’apprezzamento, il riconoscimento che tutti gli artisti cercano. C’è però da dire che ci sono diversi tipi di applausi, quello di cortesia che ti fa un pubblico educato a fine spettacolo, quello grato, sempre ai saluti finali, quello a scena aperta che , forse, è il più ambito, quello di sortita (la prima entrata in scena dell’attore) che è un applauso sulla fiducia per quello che hai fatto prima. Io li riconosco e me li prendo tutti quando arrivano ma è sempre meglio non aspettarsi nulla e lavorare bene tenendo sempre un orecchio al pubblico e alle sue reazioni per non coprire con le battute le loro risate e i tanto agognati applausi.

W. Dal punto di vista professionale, cosa ti insegna un fallimento?

La carriera dell’attore è coronata da una miriade di piccoli e grandi fallimenti, basti pensare alla differenza tra i provini fatti e i lavori svolti. Ci vuole una forza d’animo non indifferente per affrontare i “no” e pensare alla prossima occasione,per questo nell’altra domanda ho parlato di carattere e di tenacia perché se si è mentalmente deboli il fallimento e la competitività ti può distruggere in poco tempo. La speranza che qualcosa di bello accadrà ti deve accompagnare sempre nel percorso, anche perché non siamo degli atleti che hanno un’età in cui devono smettere, è come giocare ad una roulette,il tuo numero,il famoso ruolo della vita, può arrivare quando meno te lo aspetti, è questa la forza di chi fa del fallimento un trampolino per saltare più in alto la prossima volta.

W. Cosa ti ha dato il cinema e cosa il teatro?

Il Teatro è sempre stato la mia vita, ho iniziato su quelle tavole e non lo abbandonerò, il Teatro mi ha dato sicurezza, autostima, amici, amori, serate memorabili e altre meno.Una marea di emozioni grazie a questa magia che ti trasforma ,migliora o peggiora ma che ti fa sentire vivo.

Il Cinema è un mezzo completamente diverso come impatto, ci sono arrivato un po’ dopo rispetto al Teatro ma sicuramente mi ha dato e sta dando soddisfazioni. Al Cinema, a differenza del Teatro, mi hanno dato più ruoli drammatici che comici, questo mi ha consentito di mettere in mostra anche il mio lato umano carico di ansie,paure e sensibilità quando ci sono riuscito naturalmente (ride). Si dice che il Teatro lo fa l’attore e il Cinema il Regista ma io credo che un successo lo fa una buona squadra sia da una parte che dall’altra.

W. Mentre la televisione?

Ormai c’è grande commistione tra Cinema e Televisione,grandi Registi di Cinema lavorano per la TV, l’avvento delle piattaforme ha alzato il livello delle serie, quasi costringendo le TV generaliste a fare meglio ed i risultati si vedono nelle produzioni degli ultimi anni.Per tornare a me, la TV mi ha dato grande visibilità sia attraverso vari spot di cui ero testimonial qualche anno fa (TeleTu,Pizza Buitoni) e sia per i vari ruoli nelle serie TV. La televisione entra nelle case di tutti è una bomba mediatica per un attore, se fai una prima serata in TV è facile che il salumiere sotto casa ti dica di averti visto. Mia madre per esempio e’molto più felice se faccio una serie per le TV generaliste che se partecipo ad un festival cinematografico.E’ quella scatola che fa sognare gli italiani dagli anni 50. Andare in TV resta sempre un sogno da realizzare.

W. tra i vari registi che ti hanno diretto, chi ha lasciato un segno indelebile?

           Per il Teatro vorrei ricordare un attore napoletano con il quale ho mosso i primi passi, Armando Marra, lui mi ha insegnato i primi rudimenti nella sua scuola e mi ha fatto capire di poter fare questo lavoro, sempre per il Teatro non posso non citare il grande Aldo Giuffrè che mi ha preso in compagnia da giovane e mi ha insegnato veramente tanto sia sulla scena che fuori,uno dei più grandi attori italiani con cui ho avuto la fortuna di lavorare.

             Nel Cinema ho   lavorato con  tanti bravi Registi ed ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa. Sicuramente Gianni Amelio è stato un incontro bellissimo ,un grande Maestro, Carlo Vanzina, competenza, bravura e signorilità ma molti altri

Saverio Costanzo Ricky Tognazzi, Giuseppe Gagliardi, Roberto Andòe tanti altri. Ora sono sul set con Francesca Archibugi come posso non citarla, artista di una sensibilità rara ma non sono io a scoprirlo.

W. Hai appena finito di girare un film con un cast internazionale, ce ne vuoi parlare?

Del film posso dire praticamente nulla perché ho firmato un accordo di riservatezza con la produzione ma è stata una grande esperienza,un grande set e sono sicuro un grande film. Lavorare con questi professionisti di fama mondiale mi ha reso orgoglioso. È un film molto atteso e sicuramente lo vedremo tra qualche mese, di più non posso dire.

W. Il tuo prossimo spettacolo a teatro?

Ho una stagione teatrale molto movimentata come sempre del resto, fortunatamente. Inizio il 6 Ottobre al Teatro degli Audaci a Roma con “Cuori senz’acqua” di e con la Regia di Luigi Russo, continuo dal 1 Novembre al Teatro 7 con Paola Tiziana Cruciani in “Chi l’ha vista”

Ed ancora “Una canonica per 2” con Francesco Procopio con il quale continuiamo anche la tournée di “Non ci resta che ridere” grande successo della scorsa stagione, nei pochi mesi liberi riprenderò due spettacoli “Game Lover’ e ‘Io e Kate’ con Alessandra Merico che ne è anche l’autrice. Una stagione bella piena, vi aspetto a Teatro.

W. Il tuo sogno nel cassetto?

Nella vita è di trovare stabilità e tanta serenità. Nel lavoro molti sogni si sono avverati ma il mio cassetto è senza fondo quindi mi aspetto non di svuotarlo ma almeno di renderlo più leggero. (ride)

W. Bene Enzo, grazie anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti per questa bella chiacchierata

Grazie a te per l’intervista e a tutti lettori per averla letta. Vi abbraccio tutti.

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione Letteratura – articolo del 19 settembre 2022]

PRESENTAZIONE DEL LIBRO MARGARET FULLER, CORRISPONDENTE DI GUERRA, Quando Roma Capitale era un sogno di MARIO BANNONI per DETTI E FUMETTI

Cari lettori di DETTI E FUMETTI oggi abbiamo fatto quattro chiacchiere con lo scrittore Mario Bannoni

Autore di MARGARET FULLER, CORRISPONDENTE DI GUERRA, Quando Roma Capitale era un sogno.

F. Mario presentati ai nostri lettori

M. Prima di tutto non sono “uno scrittore” ma soltanto un appassionato di storia che studiando il nostro Risorgimento ha incontrato sulla sua strada il personaggio Margaret Fuller, una donna che amava molto il nostro Paese, da cui è purtroppo stata per tanti anni ignorata, e sta facendo di tutto per farla conoscere come merita;

Sono una persona a cui piace frugare nelle pieghe del passato per scovare tra le cose dimenticate le analogie che ci possono essere con il presente e, possibilmente, trarne insegnamento per il futuro. Insomma, la scrittura non è fine a sé stessa ma il risultato delle ricerche, delle osservazioni e delle esperienze che ho fatto, a beneficio mio e degli altri. Ma soprattutto un divertimento, non un lavoro in senso stretto, anche se libri come questi comportano anni di impegno.

F. Ho letto della vita di Margaret Fuller, ci vuoi raccontare meglio chi è stata?

M. In estrema sintesi, anche perché non voglio togliere al lettore il gusto di scoprire chi fosse dalla mia biografia del 2012 “Vi scrivo da una Roma barricata”, Margaret Fuller fu “figlia del New England per nascita, cittadina di Roma per adozione, cittadina del mondo per il suo genio”, come sta scritto sul suo monumento a Cambridge nel Massachusetts.

Donna coltissima, aveva studiato Roma e l’Italia già nel suo paese, e quando giunse qui sentì di essere giunta a casa, non di stare viaggiando.  Essendo una delle principali redattrici del suo giornale, fu incaricata di scrivere dei reportage dall’Italia: il caso volle che il suo lavoro a causa degli eventi politici e militari si trasformasse sino a farla diventare la prima donna corrispondente di guerra della storia.

F. Perché un libro su di lei e come si struttura?

M. Ho studiato a lungo la vita e le vicessitudini di Margaret, personaggio epico ed affascinante [..] Il libro è la raccolta di 27 reportage da tre diverse pubblicazioni tradotte in italiano: 

La New-York Daily Tribune (il suo giornale, per cui scrisse 25 articoli, prima e dopo la rivoluzione romana)

Il People’s Journal di Londra (per il quale scrisse un articolo in difesa di Giuseppe Mazzini, allora sotto attacco da parte di un giornale francese in lingua inglese).

La Democratic Review di Washington (per la quale scrisse un articolo “Ricordi del Vaticano”, che è in assoluto il suo ultimo lavoro giornalistico).

F. Un reportage di una guerra passata, la prima grande guerra di epoca moderna per la Roma se vogliamo, quando risuonano gli echi di una altra guerra nella nostra cara Europa, che significato assume?

M. Esatto. Nella mia prefazione ho esattamente colto proprio questa analogia, l’utilità di questa opera si basa proprio su ciò. La sola curiosità non giustificherebbe la lettura di un libro come questo che in 640 pagine riporta articoli di giornale di 200 anni fa.  L’analogia tra i fatti politici e militari di cui la Fuller fu testimone a Rome e gli avvenimenti più recenti è sorprendente. “Nel 1849 un corpo di spedizione francese sbarcò a Civitavecchia fingendo di portare al popolo dello Stato Romano la propria fraterna solidarietà. No, le truppe francesi non erano qui per sopraffare con la forza il governo di Roma: avevano innalzato l’albero della libertà, mostrato il tricolore francese insieme a quello italiano, accolto con parole rassicuranti i delegati dell’Assemblea costituzionale romana. Ma dopo pochi giorni con la scusa di esercitazioni di routine, spostarono le proprie forze su posizioni più strategiche, misero Roma sotto assedio e in breve tempo sconfissero le forze romane e abbatterono il governo che i romani si erano democraticamente dati.

Difesa di Roma, 29 giugno 1849
litografia di De Belli & Calamatta (MCRR)

Margaret Fuller, allora presente a Roma, ha testimoniato con i suoi reportage scritti su carta, con penna e inchiostro, e apparsi sul giornale dopo più di un mese dai fatti perché viaggiavano per nave, quello che oggi i corrispondenti ci raccontano e ci mostrano in diretta al telegiornale o su internet. Tutto è cambiato, ma non è cambiata la falsità con cui certi despoti si impossessano degli stati più deboli.”  

F. Quelli che tu narri, furono anni cruciali per il Risorgimento Italiano. Volendo fantasticare sugli eventi non accaduti e  senza scendere nel “politico stretto”,  come sarebbe oggi l’Italia se la Repubblica Romana avesse resistito? In particolare ci sarebbe potuta essere una  Italia democratica del Centro-Sud?

M. Quel periodo sembra molto complesso, ma si può semplificare così: esistevano due opzioni militari per liberare e unificare l’Italia allora divisa in sette, otto stati, di cui uno sotto dominazione straniera.  La prima opzione era quella monarchica, la seconda quella repubblicana.  Fallita l’opzione monarchica con la disfatta di Carlo Alberto, non supportato dagli altri sovrani italiani, tra i quali il papa, che a quei tempi era anche “re”, l’opzione repubblicana prese slancio, al punto che non solo a Venezia fu dichiarata la repubblica, ma anche a Firenze, a Genova e a Roma.  Roma doveva costituire il nucleo centrale al quale le altre repubbliche avrebbero dovuto aggregarsi, tanto è vero che l’Assemblea Costituente romana fu formata anche da rappresentanti non solo eletti a Roma, ma in tutta Italia.  Con i se e i ma non si fa la storia, ma se la Repubblica Romana non fosse stata abbattuta dall’intervento francese forse non avremmo dovuto vivere una tanto lunga parentesi monarchica e autoritaria, e attendere cento anni per vedere applicata una Costituzione democratica. 

9 febbraio 1849 – proclamazione della repubblica romana

F. Ci hai incuriosito molto e questo era lo scopo di questa chiacchierata. Dove troviamo il tuo libro? Quando e dove lo presenterai prossimamente?

M. Il libro è disponibile presso tutte le librerie e anche acquistabile o prenotabile da subito online presso i maggiori siti come Amazon, Hoepli, IBS, Libreria Universitaria, ecc. 

Potete andare sul sito mediante il link facendo click QUI

Il libro presenta oltre un centinaio di immagini d’epoca, con personaggi difficilmente visti da giovani tra i quali Mazzini, Garibaldi e perfino Karl Marx.

La presentazione ufficiale sarà il 27 settembre prossimo, in occasione dei 150 anni di Roma Capitale d’Italia (in ritardo per il Covid), alle ore 18:30 presso la Fondazione Studi per il Giornalismo Paolo Murialdi, via Augusto Valenziani 11 (piazza Fiume). Sarà presente Giuseppe Garibaldi, pronipote dell’Eroe, presidente dell’Istituto di Studi omonimo che ha sostenuto la pubblicazione del libro.

La bandiera della Repubblica Romana

F. Grazie a nome dei lettori di DETTI E FUMETTI, l’hub nel web che collega le diverse arti, in primis la letteratura.

M. Grazie a tutti voi! A presto.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Letteratura- articolo del 1 settembre 2022]

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “Non eravamo dominati che dal cielo” – La riscoperta ottocentesca dei Monti Sibillini nei documenti del Club Alpino Italiano di MICHELE SANVICO

Cari lettori di DETTI e FUMETTI, vi proponiamo oggi un’intervista al fisico e scrittore Michele Sanvico, autore di un volume dal titolo “Non eravamo dominati che dal cielo – La riscoperta ottocentesca dei Monti Sibillini nei documenti del Club Alpino Italiano”, pubblicato da Edizioni Il Lupo.

Ritratto di MICHELE SANVICO di Filippo Novelli

Siamo curiosi di scoprire, assieme a voi, perché il nostro amico Michele abbia deciso di dedicare un libro proprio ai Monti Sibillini e perché queste montagne, che molti non conoscono nemmeno, possano rappresentare una interessante scoperta non solo per il lettore ma anche per l’escursionista più appassionato.

F. Michele, i Monti Sibillini, questi sconosciuti, che come saprai è una delle location del nostro fumetto OSVY quindi luogo a noi caro.

Perché scrivere un libro proprio sui Monti della Sibilla, una serie di picchi appenninici situati tra l’Umbria e le Marche?

M. Quando si parla di Monti Sibillini ovviamente la Sibilla c’entra sempre: è lei la protagonista di questi luoghi. Molti non sanno che ben prima che nascesse il moderno escursionismo, e parliamo dunque di centinaia e centinaia di anni fa, i Monti Sibillini erano già famosi e conosciuti in tutta Europa a causa delle oscure leggende che vivevano tra quelle cime.

A partire dal Trecento molti studiosi e letterati ne hanno scritto e moltissimi viaggiatori si sono recati a Norcia, in Umbria, o a Montemonaco, piccolo borgo situato sul lato marchigiano, per salire fino alle vette di quelle montagne disabitate, alla ricerca di un sogno la cui fama ha avuto modo di diffondersi addirittura fino ai Paesi nord-europei.

F. :Viaggiare a quell’epoca non era certo facile; perché questi visitatori decidevano di affrontare i rischi di una visita in terre così desolate e al di fuori dei percorsi canonici, come quelli che i pellegrini erano soliti seguire per recarsi a Roma o in Terrasanta?

M. : Perché i leggendari racconti che abitavano i Monti Sibillini erano tali da suscitare grande emozione, e anche aspettative molto particolari.

Si era sparsa la voce, infatti, che la grotta che si trovava proprio sulla cima del Monte Sibilla permettesse di accedere al regno sotterraneo e magico governato dalla Sibilla degli Appennini, presso la quale sarebbe stato possibile vivere una vita di sensualità e lussuria, tra bellissime damigelle e ricchezze senza fine. E questo non era tutto, perché a poche miglia di distanza una seconda leggenda abitava la cima del Monte Vettore: nel gelido laghetto glaciale che lì si trovava (e si trova ancora) sarebbe stato seppellito il corpo di Ponzio Pilato e sarebbe stato possibile consacrare libri magici ai dèmoni che in esso dimoravano. Insomma, un complesso leggendario multiforme, che neanche le Alpi hanno mai dimostrato di ospitare.

F.:. Che storia! Molto affascinante! Lo racconti nel libro?. Ma cosa c’entra il Club Alpino Italiano? E perché il tuo volume si intitola “Non eravamo dominati che dal cielo”?

M.:ll Club Alpino Italiano rappresenta il momento della riscoperta dei Monti della Sibilla. Il CAI nasce infatti nella seconda metà dell’Ottocento, a Torino, quando già la fama internazionale dei Monti Sibillini era venuto meno con il progredire delle scienze e l’abbandono delle antiche leggende. Proviamo a immaginarci, oggi, questi aristocratici notabili del primo Club Alpino (un’associazione che in origine ha avuto un carattere particolarmente esclusivo), che iniziavano a percorrere la penisola italiana da poco riunificata sotto i Savoia, esplorando montagne che, per loro, abituati alle sole Alpi, rappresentavano una sorta di “terra incognita”.

L’incontro con i Monti Sibillini è subito esplosivo: il fascino emanato da quei luoghi, da quelle vette incontaminate, cariche di leggende affascinanti ed anche un poco spaventose, colpì immediatamente la fantasia di quei gentiluomini, che ne scrissero sui primi “Bollettini” del CAI raccontando le proprie esperienze e le proprie impressioni. Il mio libro raccoglie proprio questi racconti, narrando di tanti luoghi visitabili anche oggi e di quelle persone oggi dimenticate che, all’epoca, ne percorsero i sentieri.

F. : Sì, ma non mi hai spiegato il perché di quel titolo, “Non eravamo dominati che dal cielo”

M.: È una frase speciale, scritta in una lettera vergata dalla contessa Lucia Rossi Scotti: una donna meravigliosa, che nel 1879 ebbe il fegato di unirsi a una escursione alla quale partecipavano solamente uomini, tutti aristocratici soci del CAI, risalendo gli scoscesi fianchi del Monte Vettore fino alla cima e scrivendo parole che, oggi, possono agevolmente risuonare nel cuore di ogni moderno escursionista: lassù, «non eravamo dominati che dal cielo», una frase bellissima che ho voluto utilizzare nel titolo.

Ma il libro contiene anche molte altre storie, come quella di Giovanni Battista Miliani, il grande imprenditore delle cartiere di Fabriano, appassionato dei Monti Sibillini; o come la vicenda di Grace Filder, pioniera del volo in pallone aerostatico e provetta alpinista, che ai primi del Novecento scalò sia il Vettore che il Monte Sibilla, scrivendo che questi luoghi custodivano «storie di spiriti e di diavoli da far rizzare i capelli».

F.: Michele ci hai proprio incuriosito. Ma quanto sono affascinanti i Monti Sibillini e dove possiamo trovare il libro?

M.: Moltissimo, fidati! Il libro può essere acquistato presso l’editore a questo link facendo click sulla foto o al link sotto riportato

LINK

e in tutte le librerie della zona dei Monti Sibillini ovviamente.

F. grazie per la bella chiacchierata!

M. Grazie a voi e ai lettori di DETTI E FUMETTI

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Letteratura – articolo del 30 agosto 2022]

PRESENTAZIONE del libro IL GENE IMMORTALE di Claudio Macarelli

Cari lettori di Detti e Fumetti, incuriosito dal nuovo libro del mio amico Claudio Macarelli “Il Gene Immortale” edito da Scatole Parlanti Edizioni, ho scambiato con lui quattro chiacchiere per approfondire i contenuti del suo scritto. Seguirà una breve sinossi.

W. Allora Claudio chi o cosa ti ha spinto a scrivere questo nuovo  libro?

C.M.Il romanzo prende vita un giorno, che frugando tra vecchie foto di famiglia,ho trovato alcune lettere che i miei genitori si erano scritti appena conosciuti, dove si dichiaravano il loro amore, mio padre era militare in aviazione. Le ho rilette stando seduto su uno scoglio, davanti a me il golfo di Castellabate, e i resti affioranti del molo del porto greco/romano.Inoltre in quei giorni avevo fatto alcune ricerche sulla genetica, in special modo sul DNA e sulla senescenza cellulare, spinto da un articolo che avevo letto su una rivista scientifica. Mentre prendevo il sole, come mi succede quando arriva l’ispirazione di un nuovo romanzo…i personaggi hanno iniziato a muoversi davanti a me, a raccontarmi la loro storia…allora sono andato a casa e ho iniziato a scrivere, e “Il gene immortale” ha visto la luce.

W.  I personaggi del nuovo libro sono connessi al tuo primo  romanzo “Prokeitai – Dentro la luce”?

C.M.Il mio ultimo lavoro, “Il gene immortale” non è il seguito di “Prokeitai – Dentro la luce”, il primo romanzo che ho scritto, è un libro che forse ricalca lo stesso genere, cioè avventura, con una commistura di scienza, un pizzico di fantascienza e in questo caso con un’ambientazione anche in epoca romana, in particolare nell’antica Velia e in quello che doveva essere l’antico Vicus maritimus di San Marco di Castellabate. Con un richiamo ai problemi ambientali e a la poca lungimiranza dei sapiens, che continuano a non pensare alle conseguenze dei loro comportamenti, poco in linea con ciò che li ha generati, madre natura. Anche i personaggi di questo mio ultimo romanzo non hanno nessun riferimento con quello precedente.

Sinossi

 “Il gene immortale”

Elemento centrale del romanzo è una molecola che dal profondo dell’universo verrà traghettata nei secoli all’interno di una verde sostanza, il Fykon Rhódon, medicamento portentoso in grado di fermare la senescenza cellulare, curando ferite e malattie, e di lasciare una sorta di memoria genetica in chi l’assume.

Il lettore ne scopre l’origine attraverso le ricerche dell’archeologo subacqueo Vinicio Severi, mandato al Castel Sandra, centro di ricerche genetiche situato a San Marco di Castellabate, per effettuare un’indagine al largo dell’isola di Licosa, dove è stato rinvenuto un anforisco uguale a quelli rappresentati su una lastra opistografa ritrovata in una tomba della vicina necropoli romana.

L’autore: Claudio Macarelli è nato a Pistoia nel 1961. Dopo trent’anni di attività come sommozzatore professionista, ha pubblicato nel 2020 il suo primo romanzo, Prokeitai – Dentro la luce [Aporema Edizioni]. 2022 “Il Gene Immortale” [Scatole Parlanti Edizioni]

 [Dario Santarsiero per Detti e Fumetti -sezione letteratura – articolo del 17 agosto 2022]

WILLY ALIAS DARIO SANTARSIERO INTERVISTA CLAUDIO MACARELLI

Cari lettori di Detti e Fumetti oggi intervisterò lo scrittore Claudio Macarelli.

Allora Claudio nasci a Pistoia nel 1961. Quando avevi cinque anni ricevi in dono una maschera subacquea e subito ti rendi conto che il mare sarà il tuo elemento naturale. La passione con gli anni diventa un lavoro, trasformandoti in un sommozzatore professionista. Dopo più di trent’anni di attività subacquea, che ti ha portato a immergerti in svariati ambienti marini, vuoi coltivare una tua intima passione, la scrittura. Attingendo alle tue esperienze subacquee in molte parti del mondo e unita alla passione per la fantascienza e l’avventura, trai ispirazione per il tuo primo romanzo.

PROKETAI (APOREMA EDIZIONI 2020)

ABSTRACT:Un unico lampo accecante solca i secoli, dalle colonie dell’antica Grecia al Medioevo, dalla Seconda Guerra Mondiale fino all’alba del nuovo millennio, celando segreti che forse l’umanità non è ancora pronta ad accogliere. Una misteriosa iscrizione e il fortuito ritrovamento di un libro spingono Marco, sommozzatore professionista e appassionato di Storia, a indagare, approfittando di un lavoro che gli viene offerto a Procida: la stupenda isola sembra infatti l’unico punto d’unione tra alcuni strani episodi, accaduti in epoche diverse. Spingersi sempre più a fondo, sia nel mare, da lui tanto amato, sia nella ricerca della verità, diviene così per il protagonista una vera e propria ossessione, che lo condurrà a incredibili sorprese. Al suo fianco, due splendide donne e un variopinto gruppo di amici, compagni di un viaggio verso l’ignoto.

W. Perché hai dedicato tutta la tua vita al mare?

C. Grazie mille Willy, per avermi accolto all’interno del tuo Blog, è un piacere essere ospiti di Detti e Fumetti. Sai, è come chiedere a un’aquila perché vola, lo fa e basta, è il suo istinto. Ecco, questo è per me andare sott’acqua, l’ho sempre sentito, e lo sento, come il mio mondo. I suoi suoni ovattati avvolgono la mia esistenza ormai da sempre e non ne posso fare a meno.

W. Quando nasce la passione della scrittura e perché?

C. Prima elementare, la maestra ci ha assegnato un pensierino dal titolo: descrivi cosa circonda la tua casa. Mi ha dato un bel voto e lo ha letto a tutta la classe, è stata la mia prima presentazione. Direi che la scrittura e l’amore per il mare si intrecciano da sempre nella mia vita. Scrivere richiede però anche tanto tempo e dedizione, fino ad ora ho dovuto dedicarmi più al mio lavoro, adesso però posso soddisfare anche questa mia passione.

W. Marco il protagonista del romanzo del tuo primo romanzo di avventura dal titolo Prokeitai – Dentro la luce, Aporema Edizioni è in un certo senso un personaggio autobiografico, ce ne vuoi parlare?

C. Direi che c’è un po’ di Marco in me e un po’ di Claudio in Marco. Sì, è proprio così, Willy.

W. La scelta di ambientare il libro tra Castellabate, un borgo medievale della Costa Cilentana, e la magica isola di Procida, è dettata da una passione personale?

C. Abitare a Castellabate rende facile avere ispirazione, è proprio un angolo incantato, incastonato tra una terra e un mare meravigliosi. Da lì nasce il romanzo, ma si sviluppa e matura nella magica isola di Procida, dove ho vissuto per ben cinque anni. Durante gli anni trascorsi a immergermi nei cristallini e profondi fondali marini dell’isola di Arturo, è germogliata, e poi diventata una pianta forte e vigorosa, la trama del mio romanzo. La commistione dei dolci paesaggi di Castellabate e Procida, il connubio tra mare e terra di questi due incantati posti del nostro bel paese, sono stati la linfa vitale che ha nutrito la storia di Prokeitai – Dentro la luce.

W. Torniamo al tuo primo amore: il mare, che sta vivendo un periodo non proprio ideale tra inquinamento e riscaldamento globale, qual è la opinione personale?

C. Dal mare è nata la vita sul nostro pianeta, noi siamo fatti di acqua per il novanta per cento, le nostre radici affondano nell’immensa distesa blu degli oceani. Dovremmo fermarci adesso, subito, e forse, anzi senza forse, è già tardi. Abbiamo inquinato l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, stiamo estinguendo nel giro di pochi decenni razze animali che si sono evolute in milioni di anni, per il nostro egoismo. Abbiamo costruito dove non dovevamo e fabbricato materiali quasi indistruttibili come la plastica, che sta letteralmente asfissiando il nostro pianeta. Vedi, Willy, è così triste durante un’immersine veder spuntare in mezzo a un rigoglioso ramo di gorgonia rossa un vecchio copertone di auto. Oppure trovare l’ennesimo sacchetto di plastica attaccato a delle rocce piene di spugne colorate e Parazoanthus giallo e arancione, o una bottiglia di plastica ondeggiare su un candido letto di sabbia bianca. Ti fa male al cuore, tu raccogli, pulisci, ma sai che hai solo tolto una piccola goccia dall’oceano. O anche vedere un pescatore su un molo di un porto tirar su un pesce, per poi togliergli l’amo di bocca e ributtarlo in acqua con un sorriso, convinto di aver fatto un’opera di bene alla natura, invece ha solo condannato quell’essere a una morte terribile. Se i pesci, invece di essere muti, potessero esprimere il loro dolore urlando, come i cani e i gatti che amiamo tanto, forse non li sottoporremmo a queste inutili torture. Dovremmo rispettare di più l’ambiente naturale che ci circonda, perché è ciò che ci permette di sopravvivere su questo pianeta. Gli oceani si stanno svuotando delle meravigliose creature che li hanno popolati fino ad ora, e si stanno riempiendo della nostra spazzatura. Purtroppo io non riesco a vedere la luce alla fine del tunnel: non penso, anche se lo spero, che riusciremo mai a trovare un equilibrio tra la nostra evoluzione e l’ecosistema del nostro pianeta. Mi viene sempre in mente, quando affronto questo argomento, la frase di uno scienziato che ammiro profondamente: Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, riguardo l’universo ho ancora dei dubbi. Albert Einstein, come in molte altre cose, aveva semplicemente ragione.

W. Il tuo sogno nel cassetto?

C. Vorrei un giorno salire su un treno e trovarcidelle persone perfettamente sconosciute che leggono il mio romanzo. Di vedere in loro il piacere nel leggere il libro che tengono in mano, di vederli pensare e riflettere su quello che stanno leggendo. È questo il sogno che voglio realizzare con i miei romanzi, regalare momenti di riflessione, spensieratezza e felicità a chi legge. Visto che il futuro di questa umanità non è dei più rosei attualmente.

Bene Claudio, vuoi ricordarci il titolo e dove possiamo trovare il tuo romanzo?

Grazie anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti.

C. Grazie ancora a te, Willy, e a tutte le amiche e gli amici di Detti e Fumetti. Il romanzo si chiama Prokeitai – Dentro la luce, lo si trova in tutte le librerie. Se non è presente in libreria, ordinandolo arriva in due/tre giorni. Si può ordinare anche sul sito della casa editrice “Aporema Edizioni”, dove tra l’altro le spese di spedizione sono gratuite, o su tutti gli store online, Amazon, IBS, Feltrinelli, Mondadori ecc. Invito inoltre tutte le mie lettrici e lettori a contattarmi sulle mie pagine social, se hanno domande o curiosità durante la lettura, cerco sempre di rispondere a tutti. A breve potranno trovare anche informazioni sul mio nuovo romanzo di avventura che uscirà a luglio. Grazie.

[ Dario Santarsiero per Detti e Fumetti – sezione Letteratura – articolo del 18 maggio 2022]

7 CRIMINI – LA VIOLENZA Il Graphic Novel Edito da TUNUE – LA RECENSIONE DI DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI

Scritto a due mani dalla sceneggiatrice Katia Centomo e dall’avvocato Emanuele Sciarretta, disegnato da Giorgio Pontrelli e Mauro De Luca, edito dalla casa editrice Tunuè, “7Crimini” è un graphic novel che esplora il mondo del crimine dal punto di vista giuridico-morale.

La serie parte da questo stratagemma: Una tormenta sorprende in alta montagna il giudice Massimo D’Ettori e i suoi amici appassionati di alpinismo in una baita insieme con altri sconosciuti. Nel tentativo di passare il tempo, il giudice racconterà ai presenti le vicende che riguarderanno storie collegate ai sette più comuni ma allo stesso tempo particolari crimini.

Il primo episodio di cui vi abbiamo parlato QUI , intitolato “la truffa” ci fa ripercorrere le vicende di una truffatrice senza scrupoli che cade vittima delle sue stesse trame.

In questo nuovo episodio “La Violenza”, uscito da qualche giorno (il 17 febbraio 202), due manager aziendali, un uomo e una donna, si accusano a vicenda di violenza sessuale, l’uno perpetrata nei confronti dell’altra.
Il finale lascia una sensazione di retrogusto amaro. 

Come nel primo e in tutti gli altri casi che verranno raccontati, il gruppo di persone dentro la baita che ascolta non funge solo da spettatore ma agisce anche da giuria. Giudica cioè secondo la propria personalità, e spinge il giudice Massimo D’Ettori a riflettere a voce alta sulla natura umana. 

Ne “La Violenza”, i colpi di scena si susseguono e il finale è molto originale; ma non voglio aggiungere altro per non toglierVi la curiosità di leggere questo secondo episodio della serie 7 crimini edita da TUNUE.

Ho analizzato i primi due episodi della serie 7Crimini e ho trovato delle analogie con una disciplina che mi sta molto a cuore: il teatro.

Nell’episodio “La Violenza”, il gruppo di ascoltatori rappresenta il coro, che anticamente aiutava l’attore principale, a proseguire nel suo canto. In questo caso il giudice Massimo D’Ettori, cerca l’abbrivio da parte del gruppo, per poter introdurre la sua teoria sulla giustizia. Con “La Truffa”, l’episodio che ha aperto  la saga dei 7Crimini, il deus ex machina è la truffatrice che paga un prezzo altissimo per le sue malefatte. Anche in questo caso il colpo di scena rivitalizza con una boccata d’ossigeno il finale.

Interessantissimo l’uso del fumetto per raccontare e divulgare.  Mi ha ricordato molto l’uso dei pannelli che facevano i “Cantastorie” -ora quasi scomparsi- che, spostandosi di paese in paese, raccontavano le gesta di eroi leggendari ma anche di luoghi e paesi lontani, di  popolazioni sconosciute; in questo modo anche i contadini nei piccoli e sperduti villaggi dell’entroterra avessero la possibilità di  interagire con il resto del mondo.

Raffigurare graficamente le emozioni è molto importante, perché l’essere umano ha bisogno di vedere rappresentato ciò che prova nelle proprie e altrui emozioni. Abbiamo avuto modo di incontrare il disegnatore di questo episodio, Mauro de Luca che è stato capace di coniugare magistralmente le sue qualità di pittore, insegnante e comunicatore. De Luca è stato capace di esaltare la caratterizzazione dei personaggi; è riuscito a mantenerli sul filo della ambiguità ( “i personaggi finche li pensiamo in un modo appaiono in quel modo”); è stato capace di rappresentare “la violenza del potere” trascendendola anche in immagini simboliche come la pantera (simbolo di aggressività, di potere; quel potere che passa dagli uni agli altri; “non abbiamo voluto creare eroi”).

Mauro ci ha regalato un paio di DETTI, quasi in onore della nostra testata:

il primo quando parlando di atmosfera e caratterizzazione dei personaggi, ha voluto rimarcare la differenza tra suggestione e verità:

“Non è importante che le cose che raccontiamo siano vere; è importante piuttosto che le emozioni che raccontiamo lo siano”. (Federico Fellini)

L’altro quanto si è parlato dell’avvicendarsi di vari disegnatori, ognuno con il proprio stile, sull’opportunità / i limiti di una omogeneità di stile in SETTE CRIMINI.

“Seguite una idea, troverete uno stile; seguite uno stile troverete una prigione”

Al prossimo episodio!

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione letteratura – articolo del 18 febbraio 2022]

7 CRIMINI – LA TRUFFA Il Graphic Novel Edito da TUNUE- LA RECENSIONE DI DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI

LA RECENSIONE DI DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI

Nella Divina Commedia Dante fa precipitare le anime dei truffatori, o, come si definivano al suo tempo:  fraudolenti, nelle  Male bolge. E’ il nome dato all’ottavo cerchio dell’Inferno, nel quale sono puniti  tutti coloro che attentano in vari modi alla buona fede delle persone. Evidentemente anche nell’antichità, ingannare il prossimo era un peccato gravissimo.

Ma i truffatori esercitano nell’opinione pubblica anche un certo fascino, che il cinema italiano e holliwoodiano ha esaltato con film memorabili. La formidabile squadra di autori: Daniele CaluriEmanuele SciarrettaKatja CentomoMarco Caselli e Massimo Picozzi ha dato una piega originale e diversa alla figura del truffatore

Indicano a chi legge la strada che percorre una esperta truffatrice mentre tesse la tela dove invischiare  le sue malcapitate vittime.  Il sorprendente finale  lascia trasparire come sia possibile, cadere nella trama, senza sospettare nulla.  

A presto con un nuovo episodio de i 7 CRIMINI edito da TUNUE.

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione letteratura e fumetto – articolo del 14 ottobre 2021]

DARIO SANTARSIERO INTERVISTA BARBARA CARFAGNA PER IL CICLO GIORNALISMO TRA TECNICA E PASSIONE

Cari lettori di Detti E Fumetti, proseguendo con il ciclo “Giornalismo tra tecnica e passione”, scambierò due chiacchiere con la giornalista Barbara Carfagna.

Allora Barbara, sei giornalista, autrice e conduttrice Rai, realizzi reportage in tutto il mondo per TV7 e Speciale tg1. Conduci il TG1. Per Rai 1 sei autrice e conduttrice di Codice [la vita è digitale], trasmissione di seconda serata. Sei autrice e conduttrice con Massimo Cerofolini di [Codice Beta], il Podcast di RadioRai sull’innovazione e [Infosfera], rubrica sul digitale il sabato mattina su Raiuno

Professoressa alla facoltà di Sociologia Università “La Sapienza” di Roma

Hai pubblicato su [Italiana] [ERI, Rai], [Il Foglio, Panorama, Formiche, Sole24 ore, Lettera 43, Stampa] su temi di politica, economia, società digitali. Hai curato per Mondadori gli ebook [Democrazia digitale: la seconda fase 2018] e [Rete di sicurezza: guida alla cybersecurity 2017].

Dal 2009 ti occupi dell’impatto del digitale sull’uomo e le società realizzando reportages nelle università e nei paesi più tecnologicamente avanzati del mondo. Approfondimenti su politiche digitali, economia, finanza, criptovalute blockchain e cybersecurity in italia ed all’estero. USA, Singapore, Giappone, Israele, Emirati Arabi, Taiwan, Silicon Valley, Corea del Sud, Svizzera, Armenia, incontrando accademici e personalità di fama mondiale come Guido Caldarelli, Luciano Floridi, Eugene Kaspersky, Iroshi Hishiguro, Yuval Noah Harari, Audrey Tang, Zygmunt Bauman, Geoff Mulgan, Aubrey de Grey, Stuart Kauffman, Martin Sorrell, Tom Barrack, Jacqueline Poh, Làzlo Barabàsi, Hiroshi Ishii, Neil Gershenfeld, Ren Zhengfei, Brian Eno, Evgeny Morozov, Armen Sarkissian.

Violinista in gioventù, corista nei cori di Nora Orlandi, fin da bambina incidi per Rai e RCA. Sei figlia del chitarrista Carlo Carfagna, inizi l’attività giornalistica nel 1994 in testate locali, quotidiani e settimanali [da Il Giornale a Diario di Deaglio]; ha praticato Kung Fu Shaolin alla scuola di Nelson Tello; ha sempre vissuto con dei gatti in casa.

Sei in Rai dal 1995 inizi nella redazione di Rai 2[ L’Altra Edicola]Ti sei formata televisivamente alla scuola Format di Giovanni Minoli, hai lavorato  a Mixer. Hai collaborato alle rubriche del TG1 [Prima, Storia, Dialogo]. Sotto la direzione di Albino Longhi TV7 e Speciale TG1, hai seguito i principali fatti di cronaca italiana e hai realizzato speciali in Etiopia, Niger dove hai realizzato reportage durante la nascita di quello che sarà Boko Haram e sull’espansione dell’Islam fondamentalista, Nigeria intervistando  in esclusiva Safya, la prima donna condannata alla lapidazione per adulterio. In Sudafrica, Cambogia dove hai realizzato documentari storici.  In Germania sul neonazismo nell’ex Germania est. Per Rai Educational [oggi Rai Cultura hai prodotto e realizzato reportage sulle colonie francesi in Africa. Hai collaborato con [Uno mattina] nel periodo di conduzione di Monica Maggioni, [Porta a Porta e Chi l’ha visto?] nell’edizione condotta da Federica Sciarelli. Nel 2004 Clemente Mimun ti  prende nella redazione cronaca del TG1, dove ti  assume nel 2006. Segui le principali inchieste di cronaca nera e giudiziaria italiana e i misteri d’Italia. Gianni Riotta ti affida la conduzione del TG1 e la rubrica [Italia Italie]  proposta da te  dedicata agli immigrati di successo.

Dal 1995 al 2008 segui i principali fatti di cronaca e giudiziari italiani per la Rai come inviata di Mixer e del TG1; poi con approfondimenti per Speciali TV7 e Porta a Porta sull’applicazione delle neuroscienze e delle perizie scientifiche nel processo penale.

Lavori per le rubriche TV7 e Speciale TG1, con particolare attenzione alla divulgazione scientifica e tecnologica, alla filosofia, alla politica e all’economia digitale.

Hai condotto per Rai 1 l’edizione del Premio Luchetta. Ospite di Ballando con le stelle, La vita in diretta, Techetechetè, Porta a Porta.

Sei stata membro del consiglio direttivo del think tank Vedrò, segui l’attività di altri pensatoi italiani (Aspen, Formiche, Italiacamp, WEF). sei nel comitato scientifico dell’Osservatorio internazionale dell’Eurispes

Nel 2018 sei speaker al TEDx Trento sul tema: Iperstoria – la scomparsa del tempo lineare.

Dal 2017 sei autrice e conduttrice per Rai 1 della trasmissione [Codice: la vita è digitale], approfondimento sulle società digitali, il web, la tecnologia. La prima trasmissione Rai sull’Era di Internet giunta alla quarta edizione

W. Perché hai intrapreso la strada del giornalismo?

Erano gli anni ‘90. Ero una violinista. Vidi in Tv una puntata di Mixer sul “mostro di Rostov”: il serial killer accusato di aver ucciso 56 persone in Unione Sovietica. Il comunista che mangiava i bambini. Il documentario era un’accurata ricerca nei lati più oscuri dell’animo umano e nelle pieghe di una società e una politica che avevano favorito quel tipo di personalità. Decisi quel giorno che avrei fatto la giornalista. Partii proprio da Mixer, anche se ci vollero anni ad arrivarci da zero. Quei due filoni (l’ombra dell’umano e le nuove società come quella digitale) sono rimasti i binari della mia curiosità e attività.

W. La prima responsabilità del giornalista nei confronti dei cittadini?

Creare consapevolezza. Sogno una società dove (come in Inghilterra e Germania) nei canali e negli orari di programmazione di massa si trattino argomenti complessi senza paura di perdere audience. Vuol dire che si è fatto un buon lavoro negli anni precedenti. Creare consapevolezza nell’era digitale significa gettare le giuste basi della nuova Era della complessità.

W. Questi anni di reportages e interviste  cosa hanno cambiato nella tua visione della vita?

Mi hanno insegnato ad avere visioni agili e non rigide: fondamentali per interpretare la realtà e raccontarla senza approcci ideologici che limitano l’accesso alle informazioni incanalandole.

W. Quando finisci di  intervistare accademici e personalità di fama mondiale come Guido Caldarelli, Luciano Floridi, cosa ti lasciano?

Una mente più ampia. Un punto di vista nuovo, la possibilità di applicare ragionamenti nati intorno ad un argomento ad altri temi completamente diversi. Mi sento bene quando sono consapevole di essere la più ignorante della stanza. Se mi sento la più intelligente, qualcosa non va.

W. Cosa consiglieresti ad una giornalista all’inizi della sua carriera che vuole  interessarsi di cronaca nera?

Di leggere tanta letteratura europea del ‘900: prima o poi le tornerà utile. L’animo umano non cambia, la cattiveria segue dei pattern comportamentali. Siamo umani: abbiamo un cervello di mammifero, con i suoi pregi e i suoi difetti.

W. Da bambina, corista nei cori di Nora Orlandi, incidi per Rai e RCA. Violinista in gioventù.  Del tuo passato musicale cosa ti è rimasto?

La capacità, nonostante una formazione umanistica, di cogliere la complessità. Niente come il violino, che non ha tasti, ti insegna a diventare adattivo. Niente come l’orchestra ti insegna cosa voglia dire governare la complessità.

W. Sappiamo il tuo amore per i gatti, ce ne vuoi parlare?

Non ho mai vissuto senza gatti in casa. Mi insegnano ad utilizzare la parte meno razionale del cervello. A comunicare senza parole. Sono autonomi, affettuosi, imprevedibili, poco appiccicosi e richiedenti

W. Il tuo sogno nel cassetto?

Una serie TV sulle grandi sfide dell’era digitale; e un anno con la valigia a fare il giro del mondo che non ho ancora visto.

W. Bene cara Barbara, grazie anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti per questa piacevole chiacchierata

Grazie a voi

[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI – Sezione giornalismo – articolo del 24 maggio 21]

INTERVISTA A VERONIKA BECCABUNGA PER IL CICLO DI POESIE EVOCAZIONE E SINTESI

Cari lettori di Detti e Fumetti, il nostro cammino nel meraviglioso mondo della poesia, per il ciclo Evocazione e Sintesi ci fa incontrare oggi Angela Maria Rucco alias Veronika Beccabunga.

W. Allora Veronika una tua breve Biografia; d’ora in poi rispetteremo il tuo desiderio e ti chiameremo con il tuo pseudonimo, Veronika Beccabunga: sei nata a Latina nel 1975 ti trasferisci a Roma nel 1994  frequenti il corso di laurea in lingua hindi al Dipartimento di Orientalistica dell’Università La Sapienza. Lavori come traduttrice free lance.

Collabori con tuoi testi poetici alle visite guidate con “Arte al Popolo visite guidate”. Partecipi alle seguenti manifestazioni culturali: ‘Roma Poesia 1999’, ‘Roma Poesia 2001’, ‘Miss Poesia 2003’, “MarteLive 2008” “Rave Letterario 2015”, “Micro Aperto 2018-2020”, “#Liberiamo la cultura 2020”.

Nel 1998-1999 partecipi con poesie e collages alla redazione della rivista Liberatura-rivista di libera scrittura, creata con il patrocinio del Dipartimento di Studi Romanzi dell’Università La Sapienza.

Ti esibisci in reading sonori e performativi intrecciando di volta in volta collaborazioni con musicisti dai generi differenti ( Yva & The Toy George, Dj Freshness). Contribuisci al numero 0 della rivista HPO-Scritture Capitali, 2019.

W:A che  età ti sei accostata alla poesia e perché?

V. Ho scritto quella che considero la mia prima poesia all’età di 12 anni, ma ho cominciato a scrivere sistematicamente poesie verso i 15 o 16 anni.

Da bambina ero piuttosto introversa e amavo stare in casa da sola, tra una discreta libreria in cui affondare il naso, l’ascolto perenne di musica con tentativi di trascrivere i testi in inglese, il disegno e la scrittura: una scrittura che nasceva da un’esigenza quasi ‘terapeutica’, di confronto e sfogo intimistico, eccezion fatta per questa prima poesia in cui avvertii il desiderio di riportare un’immagine che mi era affiorata alla mente, qualcosa a proposito di una notte stellata e uomini attorno a un fuoco, una sorta di scenario ‘western’ ma non la ricordo bene e chissà dove sia finita!

W: I tuoi studi orientali hanno influito sulle scelte poetiche?

V. In parte sì, soprattutto per quel che riguarda l’immaginario, stimolato dallo studio delle arti figurative e anche l’approfondimento del misticismo orientale ha avuto e continua ad avere un certo ‘peso’ sulle mie scelte poetiche.

W: Perché firmarsi con lo pseudonimo  Veronika BeccaBunga?

Amo presentarmi come poetessa con il nome di una pianta dalle molteplici proprietà terapeutiche, Veronika Beccabunga: ‘vera icona dalla bocca bruciante’ (Veronicon beckpunge).

Io sono la terra, oscura e segreta, densa e calda, che culla i semi di un linguaggio amoroso fitto di corrispondenze magiche, e da questo nasce la pianta che è la mia poesia!

W: Come definiresti il tuo stile?

V. Credo che quello che emerga  dalla mia poesia possa definirsi uno stile evocativo, visionario, in grado di poter trasmettere, attraverso un percorso di simboli, degli squarci di immagini, cercando di superare i confini strettamente letterali o semantici.

W: Dove trai l’ispirazione?

V. Parto sempre dalle immagini: sia che voglia trasmettere degli stati d’animo -personali o universali-  sia che voglia rendere in poesia immagini che mi hanno colpito, o create da me e che desidero trasmettere.

W: Perché leggere la poesia?

V. Leggere la poesia per prendersi una pausa dal frastuono circostante, una pausa dall’ordinario e ordinato avvicendarsi degli eventi, leggere la poesia per concedersi una parentesi che potrebbe non chiudersi ma aprirsi su noi stessi….

W: Quali libri consiglieresti ad una adolescente che si vuole accostare alla poesia?

V. Francis Picabia “Poesie e disegni della figlia nata senza madre”, tutte le poesie di Marina Cvetaeva, tutte le poesie di Paul Éluard, “Poesie erotiche” di Georges Bataille e, last but not least, “La sera leoni” di Mara Cortazàr!

W: Il tuo sogno nel cassetto?

V. Il mio sogno nel cassetto è fare la ghost writer per il Papa!!! Scherzo, in realtà ho diversi cassetti e altrettanti sogni stipati dentro, comunque uno di questi è scrivere una poesia che commuova il mondo, che faccia ridere e piangere di gioia, che possa essere canticchiata da chiunque, che sia scritta sui muri e, magari, quelli brutti, che separano, li faccia crollare…

W: Bene Veronika, grazie per questa piacevole chiacchierata, anche a nome dei lettori di Detti e Fumetti

V. Grazie a voi, a presto Willy!

Le POESIE DI VERONIKA

Quando l’orizzonte

Quando l’orizzonte
sarà il tuo petto
capovolto
come un fior di baratto
Ritroverò il sorriso del marmo
in ogni sua vena
scalderò i passi d’una danza
sul vetro ardente della luna
E tu
sarai la corda dei miei scherzi
Funamboli come zampette di paglia
sull’erba che frigge
L’odore della tua nausea
sarà il vapore d’un distillato qualunque
Avrò il mal di pancia
a furia di ridere
nella foresta
dei nostri cappelli da ombra
E scale a soffietto
per fare musica BUENO! COMO VA??
anche 1 dubbio si piega a funghetto
Un’esclamazione
soffia nel vento e diventa la spora
di quale ricordo
di memorie micotiche e povere trappole
Mentre fuori
intona un concerto per rane
che avvolge la notte
come il burrone dei nostri occhi
aperto
sul buio incantato.

DODICESIMO PARALLELO
sei tu LA MENTE
che divora il d e s e r t o
sei tu LA BOCCA
che affama poesiA
le mani-tue sono milioni
di MANI
per ogni pagina
strappata via dal vento
DOLCEMENTE
VOLTEGGIA
e viaggia
oltre le tue parAnoie
se la bocca
fosse
solo un appoggio
e tutti gli altri PUNTI DI FUGA
lingue babeliche mi esplodono in testa
rompendo gli alfabeti come salvadanai
i numeri s’accoppiano e moltiplicano le incognite
come sconosciuti che non s’incontrano mai
se non all’infinito, al cui indirizzo ci sei già stato
Boris-serviti pure
al pianoforte
e suonami 1 drink POR FAVOR
fallo scorrere come note tra i nodi dei miei capelli
scarabocchi africani su tela pallida FIAMMINGA
Sai che ti devo la vita
e dio è rinato
tra quattro lenzuola
e s’è vestito alla svelta
SENZA PANE TOSTATO

Naufragio

I Sensi
continuamente
sconvolti&travolti
nel buio della mente
il volto d’un bambino bambolotto
il naso grosso d’un bracco
tre gufi sorridono tra le grinze rosa
delle mie palpebre
Il sonno pervade ogni cosa
come un fiume di lava tiepido
lambisce l’ossa
la giostra rallenta
e s’arresta
Restano i ruggiti
delle onde d’agosto
da cavalcare o da inseguire
esserne la scia-scialuppa
del mio naufragio i n t i m o
oppure cresta
che spumeggia al futuro.

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti -Sezione Letteratura – Articolo del 2 maggio 2021]