Amiche e amici di DETTI E FUMETTI oggi parliamo di amicizia maschile e femminile. Si bisogna distinguere il genere perche’ sono completamente divere e capirlo puo’ aiutare ad “attingere” caratteristiche utili a tutti.
Dentro ognuno di noi c’è una sfera femminile e una sfera maschile dalla quale noi possiamo attingere tanto noi quanto gli uomini anche per gestirci meglio a livello amicale.
Fateci caso gli uomini riescono a conservare le amicizie dall’infanzia, addirittura quelle della primissima infanzia, fino alla vecchiaia; probabilmente gestiscono l’amicizia riconoscendogli un grandissimo valore nella sua capacità di alleggerire la percezione personaledella realtàper distrarsi dalle sofferenze interiori;
Guardiamo bene la maggior parte delle donne invece tende a riprodurre quel rapporto viscerale che in qualche modo abbiamo avuto avremmo desiderato avere con la madre; bene di mamma ce n’è una sola,ok; ricorda che la tua migliore amica resterai sempre e comunque te stessa; ricorda che non c’è bisogno di raccontare tutti i fatti tuoi alle amiche al fine di suggellare amicizie (eterne?) che la maggior parte delle volte invece, non per cattiveria, magari per superficialità, per noia, per pochezza dell’individuo, finiscono; esperienza nella quale almeno una volta siamo cascate tutte. Quante vengono tradite queste amicizie? Quindi cosa fare? Possiamo gestire le amicizie un po’ più come fanno gli uomini, godendone veramente nella loro funzione principale che è quella di distrarci dal nostro mondo interiore quando diventa pesante.
Un abbraccio e ci vediamo al prossimo episodio de TRA LE RIGHE DELL’ANIMA.
per i pigri se volete riascoltare l’articolo e condividerlo con le vostre amiche… ricordate c’è sempre il video QUI
[CHIARA NARRACCI per DETTI E FUMETTI – sezione sociologia – articolo de 7 febbraio 2026]
Care amiche e amici di DETTI E FUMETTI oggi voglio parlarvi di quanto i cambiamenti culturali in atto siano importanti per l’emancipazione femminile.
Prendiamone uno per tutti (ma non e’ detto che non ritorneremo sull’argomento)
La gestione del tempo.
Poniamoci una domanda: e’ ancora una prerogativa maschile?
È da qualche tempo che mi interrogo sul peso della memoria genetica legata ai generi maschile e femminile, perché, al di là dell’educazione ricevuta, esistono ancora oggi delle differenze sostanziali, ad esempio nella gestione del tempo.
Ho notato, anche nelle generazioni più giovani, che moltissime donne si innervosiscono molto di più degli uomini per i tempi burocratici. Gli uomini sono abituati a svolgere mansioni fuori casa, mentre, se riflettiamo un attimo, dalla notte dei tempi, la donna è stata dentro casa; è facile constatare che in quell’ambiente eravamo noi donne a dettare il tempo. In casa sappiamo esattamente quanto tempo ci occorre per ogni cosa e gestiamo il tempo in maniera indipendente.
Tutto ciò che dobbiamo gestire fuori di casa, come una pratica in comune ad esempio, richiede tempi molto lunghi. Avere il ‘file aperto’ e non poter chiudere una pratica, a differenza di come si inizia e finisce di cucinare, ci pesa maggiormente rispetto agli uomini.
Secondo me, abbiamo solo bisogno di tempo. Dopotutto, sono passate pochissime generazioni da quando abbiamo ottenuto dei diritti sulla carta; diritti che definisco ‘orribili’ perché scelte come il divorzio o l’aborto sono drammatiche e fanno male.
I cambiamenti culturali richiedono diverse generazioni, da alcuni studi, circa sette.
Dobbiamo mettere in conto queste fatiche come parte del processo di cambiamento, senza abbatterci. Prima di essere uomini e donne, siamo esseri umani e persone; a livello di struttura interna e funzionamento siamo uguali. È vero che la donna ha sviluppato maggiormente l’interiorità (il femminile) e l’uomo la capacità di andare avanti, ovvero l’esteriorità (il maschile), ma non è che noi non possediamo quest’ultima. Dobbiamoci darci solo il tempo di imparare a conoscerci e gestirci, per essere tutti più liberi e rispettosi. Baci.”
Cari lettrici e lettori di DETTI E FUMETTI, dal momento che e’ entrata nella nostra redazione una sociologa, siamo stati inondati di domande da parte dei nostri lettori.
E’ per questo motivo che abbiamo sentito l’esigenza di creare una FAQ che raccolga le domande e i motivi che hanno guidato le nostre scelte.
1.Il vostro blog e’ sempre e solo scritto da tecnici con alle spalle un curriculum di tutto rispetto. Perche’ questa scelta?
Si, la scelta di chiamare sempre dei tecnici qualificati a scrivere solo e soltanto di temi in cui hanno conseguito una specializzazione o su temi sui quali abbiamo una esperienza pluriennale, e’ uno dei caratteri distintivi del Blog, per distinguersi dalla massa e dal rischio di banalizzare alcuni ambiti se portati avanti dalla sola passione e hobbistica.
Abbiamo molti esempi in tal senso:
Il progetto MARTA, Il fumetto didattico sulla sulla salute e sicurezza e’ scritto da tecnici di altissimo livello.
Il progetto musicale della storia del rock o di Sandcastle, vede impegnati musicisti professionisti con esperienza pluriennale
Il progetto di economia Artiglio, primi passi nella lean economy e open innovation, vede tra i protagonisti professori universitari di chiara fama.
Potremmo elencarne tanti altri.
Questo rende comprensibile ancor di piu’ il fatto che la rubrica di sociologia si inserisce in questo filone in modo coerente.
2. Perche’ avete deciso di far entrare in redazione un tecnico, nella fattispecie una sociologa?
Quando nel 2009, ad oggi 17 anni fa, abbiamo aperto DETTI E FUMETTI, la sociologia era gia’ tra gli argomenti trattati insieme alla letteratura, arte, musica, cinema. Si pensi solo alla nostra prima “raccolta” OSVY, AFORISMI PER SALVARE IL MONDO
Il libro altro non e’ che un compendio di letteratura e sociologia.
Quindi realizzare una vera e propria rubrica sulla sociologia e’ stato il naturale approdo di un percorso iniziato 17 anni fa.
Il successo che sta avendo e’ merito del fatto che il focus sui temi sociologici acceso nel lontano 2009 non si e’ mai spento e che i nostri lettori sono fidelizzati e apprezzano questa idea.
3.Perche’ avete deciso di concentrare tanta attenzione (sono gia’ otto articoli consecutivi) che pubblicate su temi come: i sentimenti, le emozioni,ecc. Volete fare gli psicologi perche e’ trandy?
Parto dall’ultima parte della domanda.
Vedete concentrati tanti articoli di Chiara perche’ vorremmo raggiungere al piu’ presto un numero minimo di articoli da poter raccogliere in un libro illustrato. E’ il nostro obiettivo. Se vogliamo che sia a breve termine e’ inevitabile tenere questo ritmo. Per quel che riguara la prima parte della domanda, la risposta e’ no, non abbiamo nessuna intenzione di aprire un sito di psicologia acchiappa like.
Attenzione a non cadere nella confusione. Bisogna fare chiarezza. Noi stiamo parlando di sociologia. Anche se e’ un po’ lungo da fare, distinguiamo bene Sociologia da Psicologia e, visto che siamo in ballo, da Psichiatria.
Sebbene sociologia, psicologia e psichiatria si occupino tutte in qualche modo dell‘uomo e del suo comportamento, differiscono nettamente per oggetto di studio, formazione professionale e approccio.
Ecco una sintesi delle differenze principali:
1. 🧑🤝🧑 Sociologia
La sociologia è una scienza sociale che studia l’uomo in relazione agli altri e all’ambiente sociale.
Oggetto di Studio: La società nel suo complesso, i gruppi sociali, le istituzioni, i fenomeni collettivi e le dinamiche relazionali. Si concentra sui processi sociali che influenzano i pensieri, i sentimenti e le azioni degli individui e dei gruppi (es. disuguaglianza, migrazioni, cambiamenti culturali, comportamento di folle).
Focus: Il livello macro e meso (società, gruppi, organizzazioni). Spiega il comportamento individuale come risultato di fattori sociali, economici e culturali.
Formazione: Laurea in Sociologia o Scienze Sociali. Non è una professione sanitaria e non si occupa di diagnosi o trattamento di disturbi individuali.
Obiettivo: Comprendere, analizzare e interpretare i fenomeni sociali per risolvere problemi sociali e prevedere i cambiamenti.
2. 🧠 Psicologia
La psicologia è la scienza che studia i processi mentali, il comportamento e le dinamiche affettive dell’individuo.
Oggetto di Studio: L’individuo e il suo mondo interiore: mente, comportamento, emozioni, processi cognitivi (memoria, percezione, pensiero) e sviluppo.
Focus: Il livello micro (l’individuo). Si occupa del benessere psicologico e relazionale, e del disagio psichico non prettamente organico.
Formazione: Laurea in Psicologia, seguita da tirocinio e Esame di Stato per l’abilitazione. Lo psicologo non è un medico e non può prescrivere farmaci. Se consegue una specializzazione quadriennale, diventa Psicoterapeuta e può fare terapia.
Obiettivo: Comprendere e spiegare il comportamento e i processi mentali, e intervenire per sostenere la crescita personale e gestire il disagio psicologico (ad esempio attraverso colloqui e psicoterapia).
La nostra collana di fumetti la trovate QUI
3. ⚕️ Psichiatria
La psichiatria è una branca della medicina che si occupa della salute mentale.
Oggetto di Studio: La patologia mentale dal punto di vista medico, biologico e bio-psico-sociale. Si concentra sulla diagnosi, cura e prevenzione dei disturbi mentali gravi e persistenti.
Focus: L’individuo con una malattia psichiatrica. Vede il disturbo mentale come un’alterazione che può avere cause biologiche, genetiche e ambientali.
Formazione: Laurea in Medicina e Chirurgia, seguita dalla Specializzazione in Psichiatria. Lo psichiatra è un medico e, per questo, è l’unico tra i tre a poter prescrivere farmaci (psicofarmaci) e richiedere ricoveri ospedalieri.
Obiettivo: Diagnosticare, trattare e riabilitare le malattie mentali, spesso utilizzando una combinazione di farmaci, psicoterapia e interventi psicosociali.
Tutti i libri della nostra collana citati nell’articolo li trovi QUI
[ La redazione di DETTI E FUMETTI- ARTICOLO DEL 14 DICEMBRE 2025]
I supereroi, figure da tempo relegate all’immaginario dei fumetti, del cinema e della narrativa fantastica, mantengono una rilevanza straordinaria nel mondo contemporaneo. Lungi dall’essere semplici evasori dalla realtà, essi fungono da specchio culturale e da catalizzatori di ideali fondamentali. La loro importanza si manifesta su più livelli: psicologico, etico-morale e socio-culturale.
In un’epoca caratterizzata da incertezze globali, crisi ambientali, economiche e politiche, i supereroi offrono un bisogno fondamentale dell’animo umano: la speranza.
Fonte di Ispirazione: Essi rappresentano la possibilità che anche di fronte a minacce schiaccianti, l’individuo o un gruppo unito possa prevalere. Questo alimenta un senso di ottimismo e incoraggia la resilienza personale.
Gestione dell’Ansia: I loro nemici spesso incarnano le paure collettive (il caos, l’ingiustizia, il fanatismo). Vedere questi problemi affrontati e, spesso, risolti, offre un meccanismo di catarsi e aiuta a gestire l’ansia legata a problemi reali e complessi.
La Dualità “Eroe-Umano”: La maggior parte dei supereroi di successo (come Spider-Man o Batman) non sono solo esseri onnipotenti, ma persone che affrontano problemi quotidiani, fallimenti e dubbi. Questa umanizzazione rende i loro successi più accessibili e ispira le persone a essere “eroi” nella propria vita, anche senza superpoteri.
I supereroi sono potenti veicoli per l’esplorazione e la trasmissione di concetti etici complessi.
Il Concetto di Responsabilità: Il celebre mantra di Spider-Man, “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, è diventato un principio morale cardine. Sottolinea l’obbligo etico che accompagna il talento, la posizione o l’influenza, spingendo a riflettere sull’uso responsabile delle proprie risorse.
Giustizia vs. Legge: Molte narrazioni supereroistiche si concentrano sulla tensione tra ciò che è strettamente legale e ciò che è moralmente giusto. Questo costringe il pubblico a confrontarsi con i limiti dei sistemi stabiliti e con l’importanza dell’azione individuale in difesa dei più deboli.
Inclusività e Diversità: Le nuove generazioni di supereroi riflettono una crescente attenzione alla diversità razziale, di genere e di orientamento. Essi normalizzano la presenza di eroi provenienti da tutte le estrazioni sociali e culturali, diventando potenti simboli di inclusione e accettazione in una società multiforme.
I supereroi hanno trasceso la cultura pop per diventare la mitologia moderna della nostra società.
Identità Collettiva: Essi forniscono un linguaggio e un insieme di archetipi condivisi. Proprio come gli antichi si identificavano con Ercole o Ulisse, noi ci identifichiamo con Superman, Wonder Woman o Black Panther. Questi personaggi rappresentano il meglio che l’umanità può aspirare a essere.
Commento Sociale: Le storie dei supereroi sono spesso allegorie dei problemi contemporanei. Ad esempio, gli X-Men sono una metafora potente dell’intolleranza, del razzismo e della discriminazione. Attraverso il filtro della fantasia, il pubblico può affrontare e discutere temi sociali delicati in modo indiretto e meno polarizzante.
Motore Economico e Creativo: L’industria dei supereroi (cinema, TV, fumetti, videogiochi) è un colosso economico che alimenta migliaia di posti di lavoro creativi e genera miliardi di dollari, dimostrando la loro massiccia e continua risonanza culturale.
L’importanza dei supereroi nel mondo di oggi non risiede nella loro capacità di volare o di lanciare raggi dagli occhi, ma nella loro funzione di fari morali e di ancore psicologiche.
E’ in questo contesto che abbiamo accolto nel gruppo Chiara il falco, sociologa. Essi ci ricordano costantemente che, anche quando i problemi sembrano insormontabili, la combinazione di coraggio, altruismo e senso di responsabilità è il vero superpotere a disposizione di ogni persona. In sintesi, i supereroi sono fondamentali perché ci ispirano a credere non tanto nei poteri sovrumani, ma nel potenziale straordinario dell’umanità.
[ La redazione di DETTI E FUMETTI- Articolo del 13 dicembre 2025]
Care lettrici e lettori di DETTI E FUMETTI, da qualche settimana vi abbiamo proposto gli episodi della video rubrica di sociologia TRA LE RIGHE DELL’ANIMA scritta e interpretata da Chiara Narracci.
Illustrazione dello speed painting di Filippo Novelli per il video Clip: Chiara, il sole dentro la stanza
Ma chi e’ Chiara, lo abbiamo chiesto ad un suo amico che ci ha detto che lei irradia positività e luce; e’ capace di migliorare l’umore e l’autostima di chi le sta intorno. Forte e’ il suo impatto trasformativo sulle persone, non attraverso la perfezione, ma sostenendo l’autenticità e ricordando agli altri il loro valore. Insomma c’avra’ pure i suoi difetti ma l’influenza benevola e rassicurante di Chiara si infonde tutto attorno quando entra dentro una stanza.
Non ce lo ha detto cosi’ direttamente; ci ha mandato una canzone su di lei e noi, con l’aiuto della matita di Filippo, il nostro CEO e illustratore ufficiale, ne abbiamo fatto un video Clip che potete vedere facendo click QUI
A proposito questo e’ il testo della canzone:
CHIARA PORTA IL SOLE DENTRO LA STANZA.
DETTI E FUMETTI PRODUCTION
SAMI prompt sound engineering
Video clip by Filippo Novelli
Chiara porta il sole quando entra nella stanza
Chiara sa far brillare chi si sente senza
Ogni sorriso suo ti cambia la giornata
Ti guardi allo specchio e pensi forse valgo qualcosa
Rit: Tu es tre belle, ti ru ti ru le, ti ru ti ru le,
Chiara cammina e sembra che il mondo rallenti
Non dice molto ma capisci tutto dai gesti
Ha quella luce che ti prende senza chiedere niente
Ti fa sentire meglio anche quando non lo pensi
Non parla di perfezione, parla di essere veri
Ti guarda un attimo e ti ricorda chi eri
Con lei ti piace un po’ di più la tua storia
E quel sorriso che regala te ne lascia un po’ in memoria.
[DETTI E FUMETTI- Editoriale del 13 dicembre 2025]
Care amiche e amici di DETTI E FUMETTI oggi parliamo di ABBRACCI.
Stanno per iniziare le feste e con esse spesso anche i tanti scompensi emotivi che possiamo vivere soprattutto in quest’epoca caratterizzata da grandi solitudini.
Bene, sappiamo tutti perché ci è capitato, che, nel momento in cui ci sentiamo sconsolati, un po’ inadeguati, un po’ tristi, un po’ soli, eccetera eccetera, ci sentiamo anche le energie a terra e di conseguenza non è che proprio moriamo dalla voglia di uscire e di farci vedere così a terra dagli altri.
Di conseguenza viene istintivo chiudersi in se stwssi.
Non c’è niente di peggio. E’ la cosa peggiore che possiamo fare. Perché? Perché è assolutamente normale vivere dei momenti di fatica di vivere.
Se noi ci chiudiamo non facciamo altro che enfatizzare questa sensazione di inadeguatezza.
Se invece noi alziamo il telefono e magari chiamiamo un amico dicendogli “Mi sento un po’ giu’; ho bisogno di un abbraccio; ho bisogno di essere distratta da da me”.
Vienimi a dare un abbraccio, andiamoci a mangiare una pizza; coccolami un attimo. Eh già, e ricordiamoci che per gli uomini poterci essere nella loro veste più arcaica, come figure di sostegno, è qualcosa che li gratifica da morire; quindi chiedendo loro di sostenerci, non facciamo altro che farli sentire importanti.
Ad ognuno di noi in fondo piace esserci per gli altri; soprattutto in una veste naturale e per l’uomo probabilmente questo sostenere anche fisicamente è proprio qualcosa che gli viene naturale dalla notte dei tempi.
Quindi non gli chiediamo l’impossibile e allora chiediamolo.
In conclusione se ho bisogno di un abbraccio lo chiedo e me lo prendo; se ho bisogno di coccole, le chiedo e me le prendo, ma soprattutto se ho bisogno di distrarmi da me, perchè è un periodo in cui guardandomi dentro mi angoscio, allora devo farmi abbracciare; non devo chiudermi in me stessa.
Ci sentiamo al prossimo episodio e se volete riascoltare questo lo trovate QUI
Ciao
[ Chiara Narracci per DETTI E FUMETTI. Sezione sociologia. Articolo del 11 dicembre 2025]
Care amiche ed amici di DETTI E FUMETTI oggi parliamo di bei ricordi e del come utilizzarli a nostro vantaggio. Vorrei approfondire con voi della importanza di sentirsi AMABILI.
Falco a caccia di bei ricordi
È appurato che c’è una strettissima connessione tra i pensieri che ognuno di noi coltiva dentro di sé, le emozioni che in qualche modo va ad attivare e quello che poi va a rilevare dal quotidiano che vive.
Lo stesso identico discorso vale anche per i nostri ricordi: se sei solito portare avanti una narrazione triste della tua vita, in qualche modo ti affiorano più velocemente alla mente le volte nelle quali non ti sei sentito importante, amato o considerato dalle figure di riferimento, dagli amici, dalle ragazze, dai ragazzi, mariti, moglie e via dicendo.
Bene, ti di un consiglio: vai a caccia di bei ricordi: mettiti nelle condizioni di raccontartela in maniera diversa la storia della tua vita.
Sicuramente ci sono stati dei momenti che ci hanno spiazzato, ma sicuramente ce ne sono stati tanti altri che invece ci hanno messo nelle condizioni di farci sentire amati e farci sentire importanti. Tanto più noi li riattiviamo, tanto più ci mettiamo nelle condizioni di andarci a prendere l’amore anche oggi.
Queste narrazioni tristi della nostra esistenza, nelle quali ci saltano agli occhi le volte nelle quali non ci siamo sentiti amati, non fanno altro che portarci ad avere un atteggiamento pessimista, come a dire “Nessuno può farmi sentire amato” .
Andare a caccia di bei ricordi, delle volte nelle quali invece ci siamo fatti una grassa risata e ci siamo sentiti amati, è fondamentale: ci consente di fare pace con noi stessi e di ricordarci che anche noi possiamo essere amati.
Soprattutto, entriamo nell’ordine di idee di essere amabili, quindi di portare in giro la bella versione di noi stessi invece che la versione sconsolata, pessimista, pesante e anche egoista.
C’è tanta bellezza: andiamone a caccia nel presente e nel passato, sperando di coglierla anche nel futuro.
Al prossimo episodio e se volete vedere il video lo trovate QUI
[CHIARA NARRACCI per DETTI E FUMETTI. SEZIONE SOCIOLOGIA. Articolo del 2 dicembre 2025]
Care amiche e amici di DETTI E FUMETTI oggi vorrei parlarvi di un tema secondo me molto importante non solo per come comportarsi con i propri figli ma anche e soprattutto verso se stessi.
Riuscire a comprendere questo passaggio e comportarsi di conseguenza credo possa cambiarti radicalmente la vita.
Sto parlando dell’AUTOCRITICA.
E’ una buona pratica sempre? A volte bisognerebbe metterle un limite? Quali sono le conseguenze? Ma soprattutto da dove nasce?
Falco dubbiosa allo specchio
Vi racconto un aneddoto.
Un giorno ho incontrato una signora la quale mi ferma e mi dice: “Ma da dove nasce l’autocritica? da dove nascono tutti questi pensieri disturbanti; tutte queste critiche questi autogiudizi, questa ferocia, che poi in fondo ognuno di noi riversa a se stesso?”
Io credo che la risposta sia nel fatto che quando ognuno di noi viene al mondo è completamente dipendente dalle figure di riferimento; motivo per il quale gli studi più recenti, anche relativi all’analisi transazionale, dimostrano che inizialmente i bambini, quando vengono al mondo, hanno la percezione in qualche modo di essere fonte di disagio; di conseguenza quello che viene da parte loro è male .
E’ male il fatto che non sono in grado di sostentarmi da solo, che ho bisogno di appagare i primi bisogni esistenziali, che sono quelli di nutrimento; poi ci sono quelli legati alla sicurezza; ho bisogno di sentirmi protetto; di sapere che qualcuno di fronte al mio bisogno, che sia di movimento, di accudimento, di riconoscimento, mi appaghi; e questo qualcuno sono le figure di riferimento.
Quindi il bambino si percepisce come se fosse male e il genitore come se fosse bene.
Il bene viene da fuori. A questo punto si creano come degli automatismi nei nostri circuiti neuronali che ci portano a dare più importanza a quello che pensano gli altri di noi.
Anche perché inizialmente ovviamente non pensiamo niente di noi; l’unica percezione che possiamo avere è di essere fonte di disagio e che c’e’ qualcuno fuori di noi invece che ci allevia i disagi. Lui e’ il bene.
Il motivo per il quale, quando il genitore, attraverso anche formule di ogni tipo, dalle generalizzazioni allo scherno, rimanda al bambino più e più volte alcune etichette, alcuni aggettivi ridondanti, questi aggettivi tendiamo poi alla fine della fiera, per appagare il nostro bisogno di sentirci vivi, visti e considerati e tendiamo ad incarnarle.
Fatto sta però che se la mia prima percezione è negativa, inevitabilmente quando il genitore o chi per lui ci rimanda che in qualche modo non funzioniamo, ovviamente gli crediamo anche perché noi pendiamo dalle sue labbra.
Di conseguenza, tutto cio’ premesso, capite le conseguenze del nostro atteggiamento sui figli, quando ci rivolgiamo a loro, cerchiamo d’ora in poi di essere un pochino più morbidi, ingentilendo anche questi aggettivi spesso tanto spiacevoli; anche perché più li ingentiliamo meno ci pesano.
E veniamo all’altro aspetto che interessa la maggiorparte delle persone: lo stesso discorso vale per noi stessi. E’ provato che tanto meno mi critico e mi giudico per quella che sono, tanto più godo anche delle mie belle risorse. Provare per credere.
Care amiche e amici di DETTI E FUMETTI oggi vorrei affrontare con voi il tema della
Consapevolezza, cioe’ la caratteristica centrale dell’agire, in netta opposizione al semplice reagire ai comportamenti altrui.
Infatti c’è una differenza sostanziale tra agire e reagire vediamola insieme la maggior parte di noi vivendo sempre in relazione con gli altri è più propenso a reagire ai comportamenti degli altri piuttosto che agire cioè prendersi in considerazione in maniera consapevole chiedendosi di volta in volta come è meglio gestirsi chi invece tende a reagire ai comportamenti degli altri tende a dare più importanza agli altri che a se stesso e di conseguenza tenderà a comportarsi sempre nello stesso modo recitando la famosa frasetta sono fatto così: No impara a fermarti impara a guardarti impara a osservarti impara a riconoscerti un valore e a scegliere come comportarti
Falco, pronto a reagire.
In sintesi, la consapevolezza di sé implica:
Prendersi in considerazione in maniera consapevole.
Chiedersi di volta in volta come è meglio gestirsi.
Dare importanza a se stessi, anziché limitarsi a dare più importanza agli altri.
Come fare? imparando a fermarsi, a guardarsi, a osservarsi e a riconoscersi un valore . Tutto questo porta alla capacità di scegliere come comportarsi .
Se vuoi vedere il video eccolo, Buona visione . Fai clic QUI
[CHIARA NARRACCI PER DETTI E FUMETTI. SEZIONE SOCIOLOGIA, ARTICOLO DEL 26 NOVEMBRE 2025]
Care amiche e amici di DETTI E FUMETTI oggi vorrei raccontarvi qualcosa di personale perché può essere utile a comprendere meglio che cosa si intende spesso e volentieri per trauma infantile.
Falco da piccola
perché nell’accezione comune anche solo il termine trauma emotivo viene associato all’essere presi a bastonate o comunque a vivere in punizione essere abbandonati a essere maltrattati dalla mattina alla sera ; bene in alcuni casi purtroppo ci sono anche questi episodi altri invece affiorano alla memoria dei ricordi che in qualche modo c’hanno ferito ci hanno turbato ci hanno intristito parecchio perché proprio in quel momento avevamo bisogno magari di una considerazione gentile, di sentirci guardati con ammirazione e con amore.
Ecco l’aneddoto: un giorno io bambina convinco finalmente mia madre a portarmi alle giostrine; quelle che girano con i cavalli. Salgo su questa benedetta giostrina e lei si mette a parlare con una sua amica e, ogni volta che io gli passo davanti con il cavalluccio e gli faccio “Ciao mamma ciao mamma mamma sono qua” , lei che voleva fare due chiacchiere con l’amica, giustamente mi salutava anche un po’ scocciata; bene, me lo ricordo ancora. Che cosa vuol dire questo? Vuol dire non che ci dobbiamo legittimare tutte i nostri atteggiamenti sciatti come genitori. Cerchiamo di guardare i nostri figli con amore; cerchiamo di guardare alle loro risorse alle loro qualità e cerchiamo però anche di mettere in conto che ognuno di noi affronta anche un percorso dell’anima, che consiste nell’impare a prenderci cura in prima persona dei nostri bisogni e sentirci importanti per noi stessi, diventando adulti, rispettandoci. E allora quando nella pancia si chiude qualche cosa, rimaniamo in qualche modo feriti e turbati, fermiamoci e chiediamocelo: che cos’è che mi ha ferito? cosa mi ricorda? in quale altra occasione mi sono sentito così? perché conoscersi è fondamentale per imparare ad amarsi.
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