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OSVY FIGHT COVID 19 -#14 DIARIO FOTOGRAFICO DELLA GUERRA-foto dai social #4

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DETTI E FUMETTI vi chiede di donare alla Regione Lombardia e alla Protezione Civile

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REGIONE LOMBARDIA

È attivo da lunedì 9 marzo il conto corrente ‘Regione Lombardia-Sostegno emergenza Coronavirus’ (numero Iban IT76P0306909790100000300089) per raccogliere fondi

PROTEZIONE CIVILE

Le donazioni possono essere effettuate tramite bonifico sia dall’Italia sia dall’Estero usando le seguenti coordinate bancarie:

Banca Intesa Sanpaolo Spa

Filiale di Via del Corso, 226 – Roma

Intestato a Pres. Cons. Min. Dip. Prot. Civ.

IBAN: IT84 Z030 6905 0201 0000 0066 387

BIC: BCITITMM

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione fotografia -articolo del 20 marzo 2020]

DAISY – di Lorenza Di Sepio e Marco Barretta – La recensione

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Ho iniziato ad apprezzare il modo di disegnare di Lorenza fin dai suoi esordi sul web.

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Mi ha colpito il suo umorismo e l’immediatezza delle sue simpaticissime vignette.

Poi un giorno ha calato la maschera, facendoci conoscere un nuovo stile.

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Le linee si sono fatte più armoniose e mature, pur mantenendo quella  freschezza che rendono Lorenza riconoscibile tra tanti.

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Il 18 aprile Lorenza Di Sepio insieme a Marco Barretta ai testi, pubblica Daisy della Collana Tipi Tondi della Tunue,  nel quale noi tutti potremo apprezzare al meglio questo suo nuovo stile.

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                        [Lorenza Di Sepio]

In Daisy troviamo diversi livelli di lettura. A fianco a quello della tipica avventura per ragazzi ce ne è un altro.

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                      [Marco Barretta]

Il racconto infatti affronta alcune tra le principali tematiche del romanzo di formazione; lancia dei precisi messaggi;che ora cercheremo di snocciolare uno ad uno.

Subito in apertura il primo: bisogna imparare ad aver cura e ad amare gli altri. L’autore lo introduce narrando del classico esercizio che viene dato ai ragazzi a scuola: aver cura di una pianta allo scopo di imparare ad aver cura dell’altro. E’ cosi’ che si superano i propri egoismi, si impara a sacrificare se stessi per il bene del prossimo. Leggendo il libro avremo modo di apprezzare come questo tema che sia il fulcro di tutto il racconto. Ma c’è dell’altro.

Mi ha piacevolmente colpito il modo limpido e diretto con il quale si affronta il tema del valore dell’errore. “Gli errori non sono una maledizione” anzi, sono un passaggio fondamentale per la crescita personale, ” ci aiutano a capire chi siamo davvero”.

A seguire, nel volgere di poche vignette, la poetica rappresentazione della Conoscenza, o meglio della  essenza della Cultura: “da un libro non può che nascere un bel fiore che si chiama Sapienza“.

Ed ancora, qualche pagina più avanti, si parla del coraggio di accettare le conseguenze delle proprie scelte, pena l’essere sopraffatti dal peso del proprio fallimento.

L’autore inserisce tutti gli elementi del romanzo di avventura: dallo scudiero fedele, alla regina cattiva,

 

fino al saggio eremita, per raggiungere il quale i nostri protagonisti devono cimentarsi nel lungo ed insidioso viaggio sulla montagna. Non poteva perciò mancare l’arma invincibile con la quale salvare il mondo che sta sprofondando nell’oblio.   Tuttavia stavolta non è un oggetto classico di cavalleresca memoria bensì qualcosa di impalpabile e più alto. Ovviamente potreste scoprirla solo leggendo il libro 🙂

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Daisy, che a causa di uno strano incantesimo si ritrova all’interno del libro “irrisolto” scritto ed accantonato dal padre, ne diventa l’eroe inaspettato. Come?

Anche in questo caso lasciamo avvolto nel mistero il finale… sembra un thriller eh 🙂 ???

Complice questo eroico gesto, noi lettori manteniamo l’attenzione alta  fino all’ultimo, quasi  prefigurando un seguito del racconto.

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Buona lettura e a presto con un nuovo libro da scoprire insieme.

[FILIPPO NOVELLI per Detti e Fumetti- Sezione fumetto- Articolo del 15 aprile 2019]

Sinossi e Schede biografiche degli autori:

SINOSSI

sinossi

BIO

Lorenza Di Sepio Disegnatrice nel campo dell’animazione 2D, dove lavora come character design e storyboard artist. Ha collaborato a diverse serie cartoon prodotte dalla RAI, video musicali e spot. Autrice di Simple&Madama, progetto virale nato sui social network e poi trasformato in progetto editoriale.

Marco Barretta è un videografo, gira il mondo grazie al suo lavoro. È sceneggiatore di Procrastination, ultimo volume della serie Simple&Madama, disegnato da Lorenza Di Sepio.

Intervista a Laura Allevato – La moda nella società attuale

Noi di Detti e Fumetti siamo da sempre curiosi di capire tutte le declinazioni dell’Arte. Quello della Moda era un settore rimasto  fino ad oggi inesplorato. Desideriamo colmare questa lacuna.

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Per farlo abbiamo intervistato la nostra amica Laura Allevato.

F.:Cosa è la moda calata nella società odierna?

L.: Cerco di risponderti raccontandoti un fenomeno che sta spopolando in questo periodo e la sta’ facendo da padrone nel settore. Oggigiorno la Moda e’ sempre più alla ricerca di quegli stereotipi che l’acquirente possa riconoscere facilmente come “status symbol” ed il mondo da cui sta’ attingendo a “man bassa”  sempre piu’ e’ quello della musica, in particolare dal mondo dell musica RAP/TRAP.

Personaggi come Kanye West o  Rihanna ad esempio,   oltre ad aver creato dei loro brand e collaborato con case di moda streetwear (Nike, Puma, Adidas, per dirne tre tra le principali), stanno portando avanti (soprattutto sui social) il loro clash di capi sportivi e pezzi unici di brand di alta moda (es: Gucci o Versace ).

I marchi che dominano queste nuove tendenze sono ad esempio: OFF- WHITE, SUPREME, ACOLDWALL.

Io personalmente resto fedele – malgrado debba seguire le leggi del mercato – alla progettazione, che parte da un’idea:  pura, non contaminata, non contestualizzata; il marchio guida resta sempre per me quello di  COMME DES GARCONS.

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F.: Ai nostri lettori,  della persona che intervistiamo, interessa da sempre capire quale sia stato il passaggio che lo ha portato dall’essere un appassionato di una tal arte  al divenire un professionista del settore.

L.: Sinceramente non ricordo bene quale sia stato il momento esatto in cui ho deciso che da grande “volevo fare la stilista”,  ricordo solo che gia’ durante il liceo, amavo disegnare e la moda era entrata nella mia vita. Seguivo il movimento “dark” hai presente…

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Quindi a pensarci bene è stato grazie alla musica, attraverso il modo di vestire dei suoi protagonisti, che tutto è iniziato. La musica ha ispirato da sempre le mie creazioni; con esse ho pensato che  avrei potuto comunicare agli altri quello che era il mio stato d’animo. Per questo motivo ho lasciato la facoltà di architettura per entrare in Accademia di Moda e Costume; da quel momento tutto è iniziato a scorrere in modo molto naturale.

 

F.: Hai preceduto la domanda successiva. Abbiamo dedicato molti articoli al “da grande farò l’artista” illustrando quali sono le scuole giuste da frequentare per raggiungere una preparazione di buon livello. Quali secondo te sono le migliori nella capitale e quelle nelle principali città di Italia?

L.: Io ho frequentato l’Accademia di Moda e Costume,dove sono felice di aver ricevuto una formazione culturale sopra la media rispetto a tutte le altre scuole di moda del momento e di aver studiato approfonditamente anche il costume (non a caso il direttore creativo di Gucci, Alessandro De Michele, che ha frequentato la mia stessa scuola, dimostra in modo eccellente quanto la storia del costume sia fondamentale per la nostra professione).

Oggigiorno si ha più’ scelta in Italia;  sono nate diverse buone scuole di Moda (lo IED a Roma e Milano; il Polimoda a Firenze, la Marangoni a Milano).

F.: Usciamo un po’ fuori dagli schemi: Se tu avessi la bacchetta magica quali dovrebbero essere le principali azioni da  intraprendere per valorizzare il Mondo della Moda che, come si legge dai giornali economici è quello con segno + al pari del Food & Beverage e del Turismo?

L.:  Sarebbe bello non perdessimo il contatto con le ns origini  e che queste ultime venissero tutelate dai Beni Culturali ,  intendo dire che mi piange il cuore ogni volta che marchi storici italiani (Versace,Valentino,Gucci,ecc) diventano di proprieta’ di famose holding del lusso straniere (Kering,LVMH,).

F.: Per concludere raccontaci a cosa stai lavorando ora è quali sono i tuoi progetti futuri prossimi.

L.: Al momento collaboro con la Diesel per cui già avevo lavorato anni fa in qualità di Senior Knitwear Style & Product Manager.  Sto lavorando  per il loro brand Diesel Black Gold,che sfila a Milano.

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collaboro anche con altre aziende in giro per il mondo (soprattutto Cina/Hong Kong)

e fondamentalmente mi occupo dello sviluppo creativo e tecnico della categoria maglieria.

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Ho infatti preferito nel tempo specializzarmi su una merceologia specifica al pari dei   designer che seguono il denim.

E’ un ambito estremamente tecnico, e lo preferisco a quello di chi preferisce fare il tuttologo, come la maggior parte dei miei colleghi.

Tra i progetti che tenevo nel cassetto uno l’ho realizzato gia’ 2 anni fa’,in collaborazione con l’Accademia ,progettando un master di maglieria”Creative Knitwear Design”,oggi portato avanti dall’Accademia e da Modateca. Ne devo realizzare ancora altri di sogni nel cassetto ma  lasciamo che sia il tempo a svelarli!

F.: Allora dobbiamo risentirci presto. Al prossimo sogno realizzato. Ciao Laura

L.: Ciao a tutti i lettori di DETTI E FUMETTI.

[Filippo Novelli  per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE & MODA – articolo del 29 Ottobre 2018]

 

Clo e le sue passeggiate per Roma Moderna- parte 1

Quando pensiamo a Roma, quel che viene in mente sono innanzitutto le vestigia del suo glorioso passato: archi, anfiteatri, chiese, palazzi.

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Come le altre capitali europee anche Roma si sta evolvendo, con molta fatica, mediante la realizzazione di nuove architetture, spesso opera di artisti di fama internazionale.

Le loro opere sorgono soprattutto  nelle zone periferiche in rapida espansione, rappresentando spesso un tentativo di riqualificazione urbana.

Vi propongo una passeggiata alla scoperta dell’architettura moderna di Roma, e come prima tappa, vi faro’ conoscere i nuovi poli museali: il MACRO ed il MAXXI

MACRO

Il Macro è un museo organizzato su due sedi: la prima a Via Nizza, 138 ; l’altra Piazza Orazio Giustiniani, 4.

Il Macro, come Museo dell’Arte Contemporanea di Roma, viene ufficialmente aperto nel 2002. In realtà sia la sede di Via Nizza che quella di Piazza Giustiniani , sono state create  all’interno di due edifici preesistenti: rispettivamente l’Ex-Stabilimento della Birra Peroni e l’ex-Mattatoio.

Il MACRO di via Nizza si trova nel quartiere romano Salario-Nomentano e occupa parte del complesso che fino al 1971 era la fabbrica della Società Birra Peroni . La struttura fu realizzata da Gustavo Giovannoni e rappresenta un raro esempio di archeologia industriale nella Capitale. Cessate le attività del Birrificio, nel 1974 la Società elaborò, insieme al Comune di Roma, un piano di recupero con inclusa la cessione ( avvenuta nel 1982) di una sua parte al Comune stesso per la realizzazione di servizi pubblici di quartiere.

In seguito ai lavori di recupero del complesso, svoltisi tra il 1995 e il 1999, sia le superfici espositive che i depositi delle collezioni si rivelarono totalmente insufficienti. Un concorso di progettazione, indetto nel 2000, rispose non solo a queste necessità ma anche a quelle di ridefinire l’immagine e il funzionamento dell’intero complesso, con nuovi spazi rispondenti all’eterogeneità della produzione artistica contemporanea, nell’ambito di un sistema di relazioni e connessioni con gli spazi già esistenti, nonché con lo spazio urbano circostante.
L’intervento di Odile Decq, l’architetto francese vincitrice del concorso, ha conferito al Museo un sistema dinamico di articolazioni e collegamenti molteplici. I grandi spazi quali: le sale espositive (che occupano una superficie complessiva di 4350 mq), il foyer, l’auditorium e la terrazza (o giardino panoramico),  sono collegati da scalinate, ascensori, ballatoi e passaggi che, oltre ad offrire prospettive tangenziali e punti di vista sequenziali, rendono l’esperienza dell’architettura del Museo dinamica, attraente, sempre nuova e diversa.

Dal 2018 il Macro fa parte del nascente Polo del Contemporaneo e del Futuro – promosso dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale– e affidato all’Azienda Speciale Palaexpo; esso contribuirà con le altre istituzioni capitoline e nazionali al riposizionamento di Roma come capitale della vita culturale contemporanea.
Dopo la mostra sui Pink Floyd, a partire da ottobre il Macro è la sede del progetto sperimentale “MACRO Asilo”, con la direzione artistica di Giorgio de Finis, uno spazio di incontro nuovo tra gli artisti e la città. Sarà uno spazio ospitale, residenziale, produttivo e multidisciplinare, in grado di produrre le opere, oltre che mostrarle.

 

 MAXXI

Il MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo, è la prima istituzione nazionale dedicata alla creatività contemporanea. Pensato come un grande campus per la cultura, il MAXXI è gestito da una Fondazione costituita nel luglio 2009 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e presieduta da Giovanna Melandri.
Da dicembre 2013 Hou Hanru è il Direttore Artistico del museo, di cui fanno parte il MAXXI Architettura, diretto da Margherita Guccione, e il MAXXI Arte, diretto dal 2016 da Bartolomeo Pietromarchi.

La programmazione delle attività – mostre, workshop, convegni, laboratori, spettacoli, proiezioni, progetti formativi – rispecchia la vocazione del MAXXI ad essere non solo luogo di conservazione ed esposizione del patrimonio ma anche, e soprattutto, un laboratorio di sperimentazione e innovazione culturale, di studio, ricerca e produzione di contenuti estetici del nostro tempo.

Sede del MAXXI è la grande opera architettonica, dalle forme innovative e spettacolari, progettata da Zaha Hadid nel quartiere Flaminio di Roma.

Consiglio a grandi e piccini una visita a questi due musei, un’ottima soluzione per passare una giornata nella cultura moderna guardando Roma da un punto di vista: la modernità che convive con la storia senza soffocarla ma esaltandola. Buon divertimento!

Buon volo a tutti. Ciao a presto dalla Vostra CLO!

Per maggiori informazioni:

www.museomacro.it

http://www.maxxi.art

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 26  ottobre 2018]

 

 

 

 

 

ARF festival 2018 – una giornata speciale

Amici di Detti e Fumetti anche questo anno siamo stati all’ ARF il festival del fumetto di Roma, ed è stato bellissimo.

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Questa edizione è stata la più grande da quando esiste l’ARF (arrivato alla sua quarta edizione) con un padiglione tutto nuovo per “ARFist Alley”, l’ ARFKIDS e l’area mostre.

La prima tappa è stata il tornare a gustarmi con calma le tavole di Andrea Pazienza (il racconto della mostra del quale lo trovate QUI).

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Ricordo che da bambino, durante una estate in Abruzzo,  i miei nonni mi trovarono a leggere Pentothal. Me lo aveva passato un mio amico più grande, che era stato compagno di scuola Andrea quando erano al liceo artistico a Pescara.

Io cercavo di copiare ilsuo stile e a malincuore accettai il baratto che mi proposero i nonni, dandomi dei più edulcorati fumetti di Kirby.

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Il mio amico mi diceva sempre: “Questo è un genio! da noi a Pescara ha lasciato il segno, sarà l’acqua di qua”.

Seconda tappa del festival gli ARF Talk. Ho assistito al talk “Dal fumetto verso l’infinito ed oltre”, (recitava il programma: Con il fumetto che contamina sempre più il mondo del marketing, del cinema, della comunicazione, del gaming e del design, i giovani artisti hanno davanti a loro un intero nuovo ventaglio di possibilità professionali. Un approfondimento da un punto di vista inedito per capire come meglio approcciarle. ospiti:Laura Scarpa, Davide Caci, Lau Vaioli, Sacha Dominis, Claudio Spuri)

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E’ stata una conferenza molto interessante che ha spiegato le mille maniere di coniugare il fumetto nel mondo della industria dell’intrattenimento e non solo.

Se ci seguite conoscete il nostro focus e quindi potete capire quanto fossi entusiasta che tale tema fosse all’ordine del giorno del programma dei talk di Arf 2018.

Splendida l’introduzione di Daniele Bonomo, l’Arfer in arte Gud, che ci ha raccontato i suoi esordi e i suoi tentativi per fare del fumetto la sua professione.

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Anni fa si presentò, tavole sottobraccio, alla casa editrice Linus per proporsi come autore di vignette umoristiche ma gli fu preferito un americano. Nonostante il morale a terra non mollò e si inventò una agenzia che vendeva ad aziende trasposizioni a fumetti di eventi e manifestazioni. In seguito fece anche interviste ad autori per raccontare i loro esordi nel mondo dell’arte. Riuscì ad andare avanti così per anni fino alla pubblicazione del suo primo libro a fumetti e alla sua consacrazione come autore professionista. Quando divenne un Arfer fece tesoro di questa esperienza e concentrò gran parte delle sue energie per organizzare il Job Arf, aiutando gli esordienti fumettisti a trovare un link con gli editori.

Tappa n.° 3, obbligatoria per chi a bambini al seguito, l’area Arf Kids.

Mia figlia ed io siamo stati al laboratorio ” Unicorni, draghi e altre creature fantastiche”. Abbiamo trovato ad accoglierci Maria Chiara Gianolla (QUI troverete una simpatica intervista per Detti e Fumetti) che è stata capace di cogliere e snocciolare con sapienza una delle tematiche più appassionanti per i bambini: la costruzione di un mostro. Non ho mai visto i bambini così presi ed appassionati nel cimentarsi a realizzare il proprio: mettiamoci le corna, tre occhi, le zampe da ragno gridavano in coro a Chiara.

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Ultima tappa:  La dedica.  Narra la leggenda che all’ARF riesci ad incrociare i tuoi autori preferiti, a scambiarci quattro chiacchiere e a farti fare anche una dedica sul tuo libro preferito. Mi sono detto: che mi costa, punto  in alto, vado a cercare Zerocalcare.

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ARF è magico perché a coda chiusa sono riuscito a farmi fare una dedica da Michele; è bastato ricordargli i suoi amati … dei sumeri.

20180527_224858 Insomma Arf anche questo anno mi è piaciuto molto. E’ stato bello entrare nella sua comfort zone a darsi pacche sulle spalle con gli amici vecchi e nuovi.

Tra loro mi piace ricordare i ragazzi della Noise Press capaci di mandare avanti una casa editrice sempre all’avanguardia (QUI troverete l’intervista a Luca Manzo).

Vorrei concludere con una raccomandazione: leggete il primo fumetto di Nova Sin “Stelle o sparo”, edito da Bao  (qui troverete una sua intervista per Detti e Fumetti) perché è una delle esordienti più geniali che io abbia mai letto… sapete è abbruzzese, sarà per via dell’acqua.

 

 

[Filippo Novelli per Detti e Fumetti -sezione fumetto- articolo del 27 maggio 2018]

MONET a ROMA-la recensione di DETTI E FUMETTI

Visitare la mostra di Monet a Roma è una occasione da non perdere per chi è amante dell’impressionismo ma c’è un MA grande così.

Se andrete alla mostra per godervi il Monet impressionista, vedere le sue opere celebri,

 

allora avrete preso una grossa cantonata ed uscirete dalla mostra fortemente delusi; vi ronzerà nella testa la classica frase: “Pochi quadri; i più famosi non c’erano; la mostra è troppo breve”. Quindi se siete questo tipo di visitatori  risparmiatevi i soldi del biglietto per la prossima mostra.

Se invece la vostra aspettativa si concentrerà sulla voglia di trovare un Monet Rivoluzionario e d’Avanguardia dei movimenti pittorici  che lo seguiranno, allora questa mostra è una pietra miliare che un appassionato di pittura non può assolutamente perdere nella sua vita.

Ci sarebbe molto da scrivere ma oggi ci soffermeremo solo su tre punti.

-il quadro delle rose

-il roseto

-il lago con le ninfee

Prima pero’ apriamo una parentesi su un aspetto della mostra, quello che ci da modo di  capire come iniziò la carriera artistica del pittore francese e da dove scaturì la scintilla rivoluzionaria che ha fatto di Monet un genio ed un esempio della pittura moderna.

Monet fin da giovanissimo era un appassionato di caricature; potremmo quasi dire che faceva fumetti ante litteram. Non faceva che caricaturizzare tutto ciò che incontrava, dapprima i suoi familiari poi i personaggi di moda dell’epoca e rivendeva le caricature ai giornali per vivere.

Ed ancora: la mostra ci racconta che la sua fissazione per il desiderio di dipingere la luce iniziò con un rifiuto.

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Il quadro che ora è uno dei suoi capolavori gli venne rispedito al mittente perché ritenuto “brutto”; da questo quadro inizio’ la voglia di rivalsa del pittore; il palesarsi della sua forza. Conservò il quadro gelosamente con sé per tutta la vita. Non volle rivenderlo mai più . Gli fu da esempio e lezione, punto di partenza per intraprendere la sua arte da pittore rivoluzionario.

il quadro delle rose

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In questo quadro l’importante non è il soggetto, seppur evocativo perché ritrae la pianta simbolo di rinascita e i fiori caduci simbolo nel contempo dell’effimero; in questo quadro l’importante è “la dimensione” mai nessuno prima di Monet aveva osato dipingere su queste dimensioni,

che fino ad allora erano riservate a scene di rappresentanza, storiche evocative. In questa scelta MONET è stato rivoluzionario e ha segnato la strada per gli altri pittori che lo hanno seguito.

il roseto

Monet  progettò il suo giardino accuratamente per poterlo dipingere al meglio e cogliere la luce in tutte le fasi delle stagioni e del giorno.  Come vedremo più avanti a Monet non è mai interessato realmente al soggetto; a lui interessa come lo attraversa e/o riflette la luce.

Ecco perché un soggetto lo ripete tante e tante volte. Nella mostra si può notare quando nell’ennesima ripetizione Monet si sia spinto oltre la pittura impressionista divenendo pittore di avanguardia.

 

Le linee di luce si sono intrecciate alle ombre e la pittura è sfociata nell’overall  compiendo un  salto nel tempo che solo con Pollock avremmo potuto apprezzare.

Il lago delle ninfee

Iniziamo con un aneddoto. Monet  amava moltissimo coltivare piante e fiori a tal punto che  fece ingrandire il suo giardino per far inserire un lago artificiale dove far crescere le sue famose ninfee. Trascorsero  15 anni prima che ne poté dipingere una.  Durante i lavori di ristrutturazione si trasferì a Londra.

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Quindi possiamo dire sicuramente che fu grazie al problema delle ninfee se oggi possiamo godere dei quadri londinesi di Monet.

Tornando alle ninfee e alla ripetizione quasi alla noia dello stesso soggetto per decine e decine di quadri, anche in questo caso dobbiamo soffermarci sulle vere intenzioni dell’autore.

Il suo scopo primario non  era quello di dipingere le ninfee, bensì di usare il lago come specchio sulla realtà e dipingere la luce e le atmosfere che esso rifletteva. Le ninfee divenivano così prettamente un gioco di vedo non vedo per scorgere il mondo che era oltre 

[Filippo Novelli del DETTI E FUMETTI – sez. ARTE – articolo del 21 dicembre 2017]

 

 

 

UN VIAGGIO ESPERIENZIALE- LA SERRADA DI DEPERO

Questa estate ho voluto fare una vacanza esperienziale a scopo culturale che conciliasse le esigenze della mia famiglia di trascorrere le vacanze estive al fresco andando in montagna .

Sono andato a Serrada, in trentino, per immergermi dentro l’opera di Fortunato Depero.

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Il pittore, infatti, dopo una vita trascorsa tra i fasti ed i successi di Roma e New York ,si ritirò in questo paesino,  vicino a Folgaria,  per  trovare la serenità e la tranquillità che solo la natura riusciva a trasmettergli.

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Lui stesso in una lettera descrive questi luoghi

«Serrada offre un paesaggio eternamente mutevole. In estate è un pianoro, una verde conca riposante circondata da altere groppe di monti, da scalinate di roccia discendenti, a volte dolci e altre a precipizio. Dentro legioni di abeti e tra plotoni di pini e larici, in vedetta, giace il paesello: campanile a testa di cipolla e naso appuntito all’insù. La chiesa aspetta a bocca aperta i fedeli e il cimitero tace e origlia quadrato e rassegnato con le croci a braccia distese. In autunno i prati, i campi e i boschi si popolano di aratri, di falci, di accette e di mucche al giogo. La terra si rivolta nera e appare punteggiata di tuberi benefici, simili a biondi ciottoli. Il ritmo secco del taglialegna si ripercuote nel bosco. I larici ingialliscono, i faggi arrossano e i cespugli radenti si insanguinano. Merli e tordi sfrecciano, il fringuello svetta e l’allodola ferma nell’azzurro canta la luce che l’abbaglia. Serrada d’inverno offre un paesaggio polare. Dal bianco lenzuolo sorgono scheletri di vetro e mani multiple di fantasmi. Ogni osso e ogni dito hanno il proprio lembo di candore. Il vento nordico arriva galoppante con in groppa il sole dagli occhi di fosforo, con criniere d’oro e bardature d’argento. Nitrisce accecando. L’ampia distesa è uno specchio e il cielo e le case capovolte vi si riflettono turchine. Lo sciatore affascina: distende le braccia per impugnare le ali al vento. Con le lame degli sci ai piedi taglia lo spazio con rasoiate parallele. Il suo binario aereo, diritto, curvilineo e a zig zag è perfetto. Il bolide umano scende fra stupendi pennacchi di neve, fra soffi di polvere luminosa, reggendo i volantini equilibratori. Scende un angelo del firmamento sicuro nello spazio e nella luce che lo aureola, raggiante in questo autentico prisma di poesia» (cit. da Fortunato Depero nelle opere e nella vita,1940).

E’ stato molto interessante percorrere la cittadina ed ammirare le  opere del maestro; ogni estate la comunità di Serrada si veste a festa ed organizza manifestazioni a tema, laboratori di pittura per bambini e incontri di approfondimento.

In ogni locale, hotel, punto di informazioni ti viene data una guida grazie alla quale si possono meglio comprendere le opere sparse per la cittadina.

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Depero lo conosciamo come pittore. In realtà lui si definì  fin dal principio scultore. Ce ne accorgiamo da come tratta il concetto di tridimensionalità nei suoi dipinti.

Pochi sanno che la sua esperienza artistica iniziò con un rifiuto. Non fu infatti accettato alla Accademia delle Belle Arti di Vienna.

Questo episodio fece di lui un rivoluzionario, il capostipite della “seconda fase del futurismo” che si fonda sull’ arte totale capace di sopravanzare l’ arte museale e da esposizione in voga fino a quel momento ( anche per lo stesso futurismo della cosiddetta prima fase )

Con Depero (cosi’ come con Balla) l’arte entra nella quotidianità della gente, grazie alla pubblicità, all’arredamento, agli allestimenti teatrali, alla moda, all’architettura, all’editoria e così via.

A poche curve da Serrada (da fare con cura anche in estate) c’è  Rovereto dove Depero fonda la CASA FUTURISTA e dove potrete trovare la testimonianza tangibile di quanto sopra detto in fatto di DESIGN. Insomma un viaggio esperienziale totalizzante, ne è valsa la pena ( intendo per le curve :-))

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE – articolo del 20 dicembre 2017]

Sartre Vs Go Nagai – MAZINGA Z e i fondamenti dell’esistenzialismo

Cari Amici oggi vi raccontiamo perchè abbiamo scelto di rappresentare l’aforisma di Sartre in occasione dell’uscita di MAZINGA Z.

A 45 anni dalla sua nascita esce al cinema mazinga z il capostipite dei robottoni degli anni 70. rivoluzionario robot che per essere operativo occorreva fosse comandato da un umano che entrava nella sua testa.

il suo grande nemico fu il dottor inferno.

il ciclo di mazinga promuove la libertà e il bisogno di unirsi dei popoli della terra per vivere in pace

fissiamo questi tre punti e iniziamo a leggere “IL MAZINGA Z” DI GO NAGAI.

quindi abbiamo:

1)un uomo che entra nella testa di un robot, quasi un suo alterego, impartendo comandi vocali per azionarlo. ha un grande potere che lo puo’ rendere dio ma anche demone

2)l’antagonista, il dottor inferno che puo’ distruggere il mondo e chiede se questa umanita’ merita o meno di essere salvata. non gli interessa veramente il nostro mondo. Nel multiverso einsteniano lui vuole provare tutti i mondi possibili

3)il messaggio: L’essere uomano aspira alla libertà e alla pace. La chiave per la vittoria, il fine dell’umanita’, e’ la pace che si conquista mirando ad unirsi gli uni con gli altri in unico grande gruppo coeso, l’umanita’.

 

QUESTE TRE POSIZIONI SONO ALLA BASE DELL’ESISTENZIALISMO. L’uomo è condannato ad essere libero: condannato perché non si è creato da se stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa.

UN UOMO CHE ENTRA IN UN “ALTRO” PUR RIMANENDONE ESTRANEO

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La coscienza é esistenza, é sempre fuori di sè, azione e movimento permanentemente proteso in avanti, senza poter mai coincidere con la propria essenza. In questo senso, la coscienza é sempre incompiutezza e mancanza alla ricerca del proprio completamento:

 

IL MESSAGGIO DI LIBERTA’

Il nulla é legato all’essere, pur non essendo da esso generato- cioè dall’essere della coscienza,-che si eterna a non essere l’in-sè, e la cui condizione indispensabile é la libertà.

 

UN UOMO CHE PUO’ ESSERE DIO O DEMONE. LA SCELTA (ANCHE IL PRONUNCIARE LE AZIONI VUOL DIRE SCEGLIERLE)

essere libero vuol dire decidere direttamente dei propri atti ed esserne totalmente responsabili. L’atto originario in cui la libertà si cala é la scelta . Essa non é tipica solo degli atti riflessivi, ma di tutti gli atti, dal momento che non é determinata solo dalla ragione, ma anche da pulsioni e intenzioni che esulano dalla riflessione; la ragione stessa, d’altronde, non é altro che una scelta possibile.

La libertà della scelta crea però l’angoscia di fronte al possibile, che é indeterminato, dal momento che non é, cosicchè la coscienza presagisce che il non essere non é fuori, ma é propriamente in essa. L’esistente si scopre così condannato ad esistere sempre al di là della propria essenza, cioè ‘condannato alla libertà’ come continuo trascendimento di quel che esso di volta in volta é: ‘ non siamo liberi di cessare di essere liberi ‘.

 

IL ROBOT E’ UNA COSA AZIONATA DA UN UOMO CHE DIVENTA LA “COSA” STESSA

…E da qui nasce la tendenza a fuggire da se stessi, evadendo dalla propria libertà e responsabilità e reificandosi, cioè riducendosi ad una cosa tra le altre: é questa la malafede , con cui si costruisce un’immagine fasulla di sè e della propria condizione, e si recita una parte. Questa parte consiste nel mentire a se stessi, ma non si tratta di una menzogna deliberata, dato che il me che viene ingannato fa parte dello stesso io che inganna: si genera così una scissione che crea infelicità.

L’ANTAGONISTA- IL DOTTOR INFERNO

inferno

La coscienza incontra l’essere non solo nella realtà massiccia e opaca delle cose, ma anche nell’ altro , nell’altra coscienza, e mediante essa le si presenta la speranza di poter evadere dal proprio stato di mancanza. Ma anche l’essenza dell’altro é negazione: esso é ‘ l’io che non é me ‘ . Anche il rapporto con l’altro é, dunque, segnato da una netta negatività.

l’altro mi appare in un primo tempo come una cosa, poi come una cosa che ha rapporto con altre cose e, infine, come l’altro che mi guarda. Col suo sguardo, l’altro conosce me meglio di quanto io possa conoscere me stesso, dato che io non posso mai oggettivarmi, distanziarmi come un oggetto da me stesso. In questo modo, arrivo alla conclusione che ‘ io sono quel me che un altro conosce ‘ e mi sento trasformato in un oggetto inerme e nudo davanti all’altro. Con lo sguardo, l’altro aliena le mie possibilità, cosicchè non sono più padrone della situazione:

I rapporti tra l’io e l’altro, cioè i rapporti tra le coscienze, sono dunque, nella loro essenza, conflittuali e Sartre può ironicamente affermare che ‘ l’inferno sono gli altri ‘.

E’ IL tentativo di annullare l’altro nella sua alterità, riducendolo a corpo e strumento e privandolo di ogni reciprocità,

 

L’UMANITA’ PER REALIZZARSI DEVE UNIRSI

Naufragati i progetti di raggiungere l’unione con l’altro, tramite il suo annullamento o la conciliazione con esso, il rapporto con l’altro può assumere le vesti della cooperazione nell’essere insieme del gruppo o della classe sociale, ma anche in questi casi l’altro rimane inafferrabile e il rapporto tra le coscienze continua a configurarsi come conflittuale. L’oggetto del desiderio dell’essere umano si ubica sempre al di là del suo essere, è un non essere, ma nel momento in cui lo desidera l’uomo lo fa essere: in questo consiste il valore , il cui senso consiste nell’essere quello in direzione di cui un essere va oltre il suo essere. I valori, dunque, non esistono oggettivamente in sè, ma nascono con l’uomo.

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IL DOTTOR INFERNO non e’ interessato al nostro mondo ma a scoprirne di nuovi nel multiverso

l’uomo è caratterizzato da una mancanza costruttiva, per la quale non raggiunge mai la piena identità con se stesso, la conciliazione del per-sè con l’in-sè, ma vive sempre nel possibile. ed é per questo che all’uomo é dato di scegliere e agire in base a valori, cercando di realizzarli nel tempo, progettandosi e trascendendo incessantemente verso un’altra situazione.

L’UOMO VA OLTRE la sua natura e nel suo passato. la sua coscienza può elaborare ogni sorta di desideri, non determinati a priori, i quali si specificano in progetti particolari. L’insieme dei dati coi quali questi progetti si scontrano costituisce la situazione, che i progetti cercano incessantemente di trascendere, ma senza potersi mai sottrarre ad una situazione. Sotto questo profilo, la libertà umana é non essere e alienazione, che di volta in volta viene superata, ma mai definitivamente. La totalità cui l’uomo tende é la conciliazione di in-sè e per-sè: perciò ‘ l’uomo é l’essere che progetta di essere Dio ‘ , ma Dio è altro dall’uomo e pertanto risulta inattingibile. L’uomo é dunque un ‘Dio mancato’ e una ‘passione inutile’ e tutte le sue azioni e le sue scelte risultano assurde e negativamente equivalenti.

l’esistenza umana, che ha come dimensione costitutiva la coscienza, non è un dato nè è riducibile ad un dato; essa è anzi continuo superamento e trascendimento del dato, dell’essere in-sè, in vista di fini e risultati che si collocano sempre oltre, che rinviano al non ancora esistente. In quanto tale, essa è dunque sempre annullamento di quel che soltanto è nella sua massiccia presenza: tramite essa, il nulla viene al mondo. Proprio per questo, il nulla è condizione della libertà come possibilità e scelta continua di trascendere il mondo.

[si ringrazia  filosofico.net per i riferimenti forniti sull’esistenzialismo]

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI –sez fumetto-articolo del 26 11 17]