GUNI- una fantastica avventura – la recensione di DETTI E FUMETTI

Oggi vogliamo parlarvi di GUNI una fantastica avventura, di Tauro
e Karicola  edito da TUNUE’ per la collana TIPITONDI

il guni di filippo novelli

GUNI è un fumetto a misura di bambino, ricco di immagini caledoscopiche e disegni molto espressivi capaci di avvicinare e rendere familiari, già dalle prime pagine, i suoi fantastici personaggi ai loro piccoli lettori.

 

Karicola con un uso sapiente del colore ed una grande capacità di sintesi ed equilibrio nell’illustrazione, ha descritto  freschi ed assolati panorami, personaggi originali dai volti molto espressivi, riuscendo a veicolare emozioni e a catturare l’attenzione del bambino.

Tauro non è stato da meno nella scelta dei temi trattati.
Un libro per l’infanzia ha uno scopo preciso, quello di portare un messaggio al giovane lettore; in questo ve ne è più di uno. Quello più bello è stato l’amicizia e la forza del gruppo. Tauro ci ha narrato anche di come l’impegnarci per uno scopo ci migliora e ci fa crescere; geniale il fatto di mettere a confronto l’impegno e la ricerca del miglioramento di se stessi con l’inedia e la passività. Ci ha fatto capire con semplicità che senza
una passione, un desiderio, una prospettiva non si va da nessuna parte e si rimane vittima del proprio egoismo. Si finisce per diventare un brutto scarabocchio. E sono in parecchi a finire così. Tauro  ci racconta che ve ne è uno, il re, il più  grosso e brutto di tutti la cui inespressività ne limita e rende incomprensibile persino il linguaggio;
la morale che si cela dietro il gioco grafico è a portata di bambino  e non serve spiegargli  che il testo dei ballon del re  talmente piccolo da apparire incomprensibile non è un errore di stampa.

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Tauro e Karicola hanno realizzato un libro che scorre veloce ed è ricco di citazioni alte che, partendo dalla metafora delle ragazze che giocano a palla chiuse nel giardino che le isola dal mondo, citazione di benignana memoria,

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arrivano fino ad Ortolani omaggiando il suo topo nell’anno che chiude il suo epico ciclo pluriennale.
Grandi ragazzi, continuate così ! non vediamo l’ora di leggere un’altra vostra storia e ricordate, avete un grande dono e responsabilità, parafrasando il vostro Guni, ogni fumettista è un artista del destino, un gudlak dei propri lettori e come tale ha il compito di direzionarlo verso le proprie scelte migliori.

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[Filippo Novelli per Detti e Fumetti – sezione Fumetto -articolo del 29 aprile 2018]

DA GRANDE FARO’ LA SCULTRICE

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Una matita, un quaderno a quadretti e tanta passione; così è iniziato tutto; tornavo a casa dopo la scuola, prendevo dal cassetto del mobile della sala un vecchio quaderno  e cominciavo a riempire di disegni le pagine rimaste vuote dall’anno scolastico precedente.

 

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Avevo circa 7 o 8 anni quando in un pomeriggio d’estate mi capitò fra le mani un piccolo diario di mia madre, lo aprii e mi soffermai su un disegno di una contadinella realizzato da lei. Era davvero bellissimo e colorato, e ricordo bene che in quel momento pensai dentro di me “anche io da grande vorrei disegnare così bene!”.

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Inutile dire che da quel giorno non ho più smesso di esercitarmi nel disegno;  i soggetti che amavo di più ritrarre erano i cavalli, la mia seconda grande passione.

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Di lì a poco a scuola cominciai ad approfondire gli studi d’arte ed iniziai ad usare l’argilla, un materiale naturale, morbido e grigio. Indovinate la prima scultura che realizzai? Un cavallo. Ne conservo ancora le foto!

Mi piaceva talmente tanto riuscire a modellare con quel materiale così freddo e scuro tutto ciò che mi passava per la mente che ben presto ai miei genitori dissi “io nella vita…. non posso fare altro che la scultrice!!!”La scultura ha di bello il fatto che hai davanti a te un oggetto tridimensionale che puoi vedere, puoi toccare e puoi godere da ogni lato; la scultura è un modo di essere, è una scelta di vita.

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Chi sceglie di dare “vita” ad un materiale grezzo e freddo, che sia argilla o marmo, è una persona che sceglie di cambiare il destino delle cose, di guardarle con altri occhi, un po’ come quando con gli occhi al cielo guardiamo le nuvole ed in esse riusciamo ad immaginare uccelli, guerrieri, volti, ecco… fare scultura è come immaginare un cielo pieno di personaggi dove le altre persone vedono solo un cielo pieno di nuvole!

 

I miei riferimenti

Quando arrivò il momento della scelta della scuola superiore era scontato che io volessi iscrivermi all’Istituto d’arte; ero desiderosa di conoscere l’arte in tutte le sue forme, di studiare la vita dei più grandi maestri e venire a conoscenza delle loro tecniche artistiche.

A scuola mi sono divertita tantissimo nello sperimentare  tutte le tecniche che ci venivano insegnate, dalla pittura alla scultura; al termine dell’anno scolastico eravamo soliti realizzare degli spettacoli, creando oggetti e pitture di “scena” sempre diversi.

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Terminati gli studi superiori scelsi l’Accademia di Belle Arti, e tra una scultura e l’altra  passavo le ore nella biblioteca del quartiere a sfogliare i libri sui grandi maestri dell’arte; studiai soprattutto le vaste collezioni dei disegni anatomici di Leonardo e delle sculture di Michelangelo.

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Tutt’ora sto terminando gli studi per poter esercitare l’insegnamento dell’arte nelle scuola; mi piacerebbe poter essere come gli insegnanti che ho avuto, pieni di passione per il proprio lavoro e con grandi capacità per poter trasmettere ai miei futuri allievi la stessa passione per il mio lavoro che loro hanno trasmesso a me. La scultura nasce dallo studio del corpo, dalle tecniche, dalle forme, ma soprattutto dalla creatività dello scultore che deve essere conservata con cura e anche con un po’ di “gelosia” perché non vi è cosa più bella che riuscire a difendere giorno dopo giorno  la propria immaginazione!

Le scuola che mi hanno consigliato

Terminata la scuola media i miei insegnanti mi consigliarono di iscrivermi al liceo scientifico perché ero abbastanza brava a scuola. Mi piacevano tutte le materie, così avrei potuto avere una preparazione completa per poter scegliere successivamente qualsiasi università; ma io la pensavo diversamente, io volevo fare l’artista! Come si fa a credere ad una bambina di 13 anni anche se aveva le idee così chiare? Come si fa a recarsi all’istituto d’arte che dista ben 60 km da casa, cioè ad un’ora di autobus? E’ facile comprendere il perché inizialmente i miei genitori non se la sentirono di assecondarmi. Fu così che frequentai per un anno il liceo scientifico, svogliatamente tanto che  raggiunsi appena la sufficienza in tutte le materie …tranne che nella storia dell’arte e nel disegno dove presi ovviamente dieci. Fu per questo motivo che i miei si convinsero a farmi cambiare scuola. Fui felicissima!

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Il primo giorno di scuola fu così emozionante che lo ricordo ancora. Ricordo che c’era un ragazzo con una maschera veneziana davanti al portone dell’Istituto d’Arte che salutava ogni studente che arrivava.  La mia esperienza scolastica la rifarei un milione di volte ancora, perché l’arte ti fa guardare tutto con occhi diversi e ti fa amare davvero quello che fai trasportato dalla passione.

I mestieri che si possono fare…

Avendo frequentato una scuola bellissima, ricca di stimoli e soprattutto una scuola “professionale” ovvero una scuola che ti prepara ad una “professione”, avevo acquisito tutti i mezzi e le competenze per fare qualcosa di mio anche a casa. Già durante le scuole superiori ebbi modo di “lavorare” facendo ritratti per amici e parenti su commissione.

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Appena terminata la scuola feci diversi lavori di decorazione come ad esempio  i trompe l’oeil,  che sono delle decorazioni di pareti di case. A scuola ho acquisito anche una notevole manualità tanto che oggi fabbrico oggetti come orologi ornamentali, vasi, eccetera. Pensate a casa chiamano me se c’è da cambiare una sega a nastro.

L’arte è in fondo il mestiere del cuore. Ogni giorno mi domando di cosa c’è bisogno? cosa mi piacerebbe vedere attorno a me? E’ questo lo stato d’animo con cui mi predispongo a creare. Le professioni possibili con un diploma o una laurea artistica sono innumerevoli.

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Vi faccio un elenco di getto: lo scenografo teatrale, cioè la persona che disegna ed allestisce le quinte degli spettacoli che si fanno a teatro; l’insegnante di arte nelle scuole primarie e secondarie; il critico d’arte, la guida nei musei e tanti tanti altri mestieri.

Ciao da Petra!

[Erika Lavosi per DETTI E FUMETTI – sezione arte- articolo del 21 novembre 2017]

DA GRANDE FARO’ L’ATTORE

Salve bambini, mi chiamo Willy il Bradipo e sono qui per accompagnarvi in un’avventura fantastica! Andremo alla scoperta del teatro!IMAGINE 6

Sicuramente sarete andati con tutta la classe ad assistere ad una rappresentazione teatrale e vi sarete divertiti un mondo seguendo la storia che raccontavano gli attori sulla scena con le parole e con i gesti!

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Dovete sapere,  che gli attori si incontrano diversi mesi prima per fare le prove dello spettacolo, ed imparare a memoria tutte le battute, come fareste voi quando la  vostra maestra vi chiede di imparare a memoria una poesia.

Il teatro è fantasia, il teatro è mistero!

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Fin da piccolo ho voluto fare l’attore! Avevo cinque anni, la maestra dell’asilo fabbricò con il cartone e la stoffa un piccolo teatro, dove metteva in scena con delle marionette le fiabe che ci raccontava o ce le faceva interpretare a noi.

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La prima volta che interpretai un personaggio capii che quella sarebbe stata la mia vita!

Iniziai così ad inventarmi delle storie che poi rappresentavo su di un palco improvvisato per far divertire i miei genitori o i miei amichetti!

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Quando sono passato in prima elementare scrivevo insieme alla maestra piccole commedie che poi recitavamo ogni fine mese. Oppure mi trasformavo in regista, mettendo in scena ciò che avevo scritto coinvolgendo un po’ tutti, dai miei genitori ai cuginetti e amici. Però mi stavano meglio i panni dell’attore.

 

I miei riferimenti sono stati…

Gli attori a cui mi sono ispirato sono stati sopra tutto qlli italiani ma anche quelli inglesi e francesi hanno colpito la mia immaginazione.

Le loro opere le trovavo nei libri e filmati nella mia biblioteca di quartiere, dotata, di una vasta collezione sull’argomento teatro

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La scuola che mi hanno consigliato

Alla fine del liceo, quando bisogna decidere che scuola prendere ero ancora deciso a voler fare l’attore. Avevo sentito parlare della scuola  di arte drammatica dove insegnano a recitare ma non sapevo bene cosa fosse. Ne  parlai con la professoressa di italiano, appassionata di teatro e insieme, navigammo su internet alla ricerca della scuola che facesse al caso mio.

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Identificata la scuola, ne parlai con i miei genitori; all’inizio non erano molto d’accordo con le mie scelte ma visto la mia determinazione, alla fine acconsentirono! Entrando nella Scuola Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico ho iniziato a studiare mettendocela tutta e alla fine ci sono riuscito! E’ stata una grandissima soddisfazione ma anche una grossa fatica! Anche i miei genitori erano presenti alla consegna dei diplomi mi hanno abbracciato orgogliosi di me!

Applicherò la mia passione facendo…

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Ho subito iniziato a fare dei provini, che consistono nel recitare davanti ad un regista che cerca degli attori per mettere in scena la sua commedia. Purtroppo non sempre piaci al regista,

magari non sei quello che cerca, oppure non sei riuscito a convincerlo che sei bravo. Ma non importa bisogna andare avanti!

E così ho fatto io! Finalmente sono piaciuto ad un regista che mi ha scritturato per la sua commedia! Non potete immaginare l’emozione che ho provato quando, per la prima volta,  ho, come si dice nel gergo teatrale, “Calpestato” come attore  le assi del palcoscenico!

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Ovviamente come in tutte le cose che richiedono impegno, c’è anche la fatica! La fatica di restare in piedi anche di notte per imparare a memoria il copione, un mucchio di fogli dove lo sceneggiatore, la persona che  ripartisce in atti e scene la commedia.

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Quando finalmente si va in scena, cioè si recita davanti ad un pubblico, che non è più di soli amici e parenti ma di gente adulta e sconosciuta, e’ facile che ti prenda il panico! E non ricordi più le tue battute cioè la tua parte!

Ma basta uscire sul palcoscenico e improvvisamente tutto torna alla mente!

Quando poi il pubblico, una volta finita la commedia, applaude e grida “Bravi!”, provi una tale emozione che ti sembra di volare!

Per me il teatro anche con le sue fatiche e rinunce è la mia vita!

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Ciao da WIlly il bradipo!

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – sezione teatro-articolo del 21 novembre 2017]

 

 

DA GRANDE FARO’ L’ARCHITETTO

Mi é sempre  piaciuto  progettare…

Prima di raccontarvi di come sono diventata Architetto, voglio spiegarvi che cosa significa.

L’architetto è un uomo o una donna  che hanno studiato come progettare le città i quartieri e le case e che restaurano i monumenti.

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Fin da bambina la mia passione è stata il disegno.

Disegnavo  di tutto dagli animali alle persone, in particolare però, erano gli edifici  ed i paesaggi che attiravano di più la mia attenzione.

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Quando giocavo con le mie amichette disegnavo la pianta della casa e poi posizionavo nelle varie stanze i mobili delle bambole, facendo muovere tutti i personaggi nell’appartamento che avevo progettato.

Quando la maestra con tutta la classe ci portò in biblioteca, trovai tantissime riviste di “architettura” che iniziai a sfogliare. le immagini di ville storiche, castelli ma anche i grattaceli e città danzarono davanti ai miei occhi!

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Quel giorno presi la mia decisione: da grande avrei fatto l’architetto!

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I miei genitori non mi presero sul serio, mi dissero che ero troppo giovane per prendere una decisione così importante, che avrei dovuto  studiare molto e con il passare del tempo avrei cambiato idea!

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Ma io sono sempre stata testarda e dopo essermi diplomata, mi sono iscritta ad Architettura e dopo cinque anni  sono diventata Architetto!

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I miei riferimenti sono…

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Sono nata  e vivo a Roma; sicuramente vivere in una grande città ricca di storia e di architettura, mi ha dato molto e mi ha spinto ad andare avanti per la mia strada!

Roma è una città che per un appassionato di architettura regala moltissime occasioni di studio.

l’architettura romana è stata la base dell’architettura di tutte le epoche successive; tanto è vero che si dice “i romani hanno inventato tutto”,

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Gli architetti Le Corbusier, Wrigth, Piano, sono i miei grandi Maestri! Loro hanno progettato non solo case palazzi e quartieri ma hanno con i loro progetti influenzato l’architettura moderna!

 

 

La scuola che mi hanno consigliato…

Dopo aver finito la terza media, era arrivato Il momento di scegliere la scuola adatta a me. Devo  dire che è stato difficile, perché sapevo quello che volevo fare da grande, l’architetto.

Quale scuola poteva preparami meglio verso questa scelta? La prima scuola a cui ho pensato è stato Il liceo artistico, perché si studiava l’architettura, la tecnica del disegno e la storia dell’arte, che mi ha sempre affascinato.

Ma anche la matematica e le materie scientifiche erano materie che mi piacevano. E allora …cosa scegliere?

La mia insegnate di italiano mi aiutò consigliandomi Il liceo scientifico; andava bene, perché c’erano sia le materie scientifiche sia il disegno e la storia dell’arte; il compromesso giusto anche per i miei genitori che mi dissero: “Non si sa mai, se poi cambi idea, con questa scuola potrai fare altro”.

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Applicherò la mia passione facendo…

L’architettura e quindi gli edifici  non  “nascono e vivono” isolati, ma sono legati ad un contesto antropico o naturale, un tessuto urbano o un’area verde.L’architetto ha il compito di realizzare e rispondere alle esigenze di un committente senza dimenticare cosa e che valore ha l’ambiente che lo circonda.

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Da questo asserto è derivata la mia passione per il restauro architettonico: curare gli edifici antichi, consolidare, riportare a nuovo e riutilizzare secondo le esigenze dell’uomo moderno gli edifici storici. L’Italia ha un grandissimo patrimonio da preservare: dai piccoli borghi, ai palazzi delle grandi città.

Ciao da Clo’

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione architettura- articolo del 21 novembre 2017]

DA GRANDE FARO’ LA CANTANTE LIRICA

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Ho iniziato a cantare fin da piccolissima; non avevo compiuto due anni.

A sei anni ho preso le mie prime lezioni.

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Per me cantare è come respirare. Ogni mattina mi hanno insegnato a fare gli esercizi di respirazione e tutta la famiglia si adegua a questo mio rito.

 

I miei riferimenti sono stati.

I miei primi esempi sono stati i miei genitori, entrambi cantanti lirici professionisti. Da loro ho imparato ad apprezzare il Melodramma, che consiste nel mettere l’opera recitata in musica. Il Melodramma è divenuto fin da subito una vera e propria passione. Puccini è il mio più grande mito anche se apprezzo molto anche i compositori cechi Smetana  e Dvorak.

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 La scuola

Vengo dal Giappone e sono giunta in Italia grazie alla musica ed al canto. L’Italia e la Germania sono due paesi di riferimento per la lirica. Le migliori scuole italiane si trovano a Milano. Roma è famosa per l’Accademia di Santa Cecilia e per il Teatro dell’Opera dove si possono seguire molti corsi di studio e perfezionamento. A Roma ci sono anche molti bravi insegnanti privati ma il mio preferito è il Maestro Alessandro Patalini.

 Applicherò la mia passione

Applicherò la mia passione insegnando la musica, il canto, il pianoforte, ai grandi e – soprattutto – ai bambini! Farò concerti come solista e corista. Attualmente sono orgogliosa di far parte del Coro del Maestro e premio Oscar Ennio Morricone.

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Ciao da YUKY AKITA

[YUKIKO KONDO CIOCCA per Detti e Fumetti- sezione musica – articolo del 21 novembre 2017]

MONET a ROMA-la recensione di DETTI E FUMETTI

Visitare la mostra di Monet a Roma è una occasione da non perdere per chi è amante dell’impressionismo ma c’è un MA grande così.

Se andrete alla mostra per godervi il Monet impressionista, vedere le sue opere celebri,

 

allora avrete preso una grossa cantonata ed uscirete dalla mostra fortemente delusi; vi ronzerà nella testa la classica frase: “Pochi quadri; i più famosi non c’erano; la mostra è troppo breve”. Quindi se siete questo tipo di visitatori  risparmiatevi i soldi del biglietto per la prossima mostra.

Se invece la vostra aspettativa si concentrerà sulla voglia di trovare un Monet Rivoluzionario e d’Avanguardia dei movimenti pittorici  che lo seguiranno, allora questa mostra è una pietra miliare che un appassionato di pittura non può assolutamente perdere nella sua vita.

Ci sarebbe molto da scrivere ma oggi ci soffermeremo solo su tre punti.

-il quadro delle rose

-il roseto

-il lago con le ninfee

Prima pero’ apriamo una parentesi su un aspetto della mostra, quello che ci da modo di  capire come iniziò la carriera artistica del pittore francese e da dove scaturì la scintilla rivoluzionaria che ha fatto di Monet un genio ed un esempio della pittura moderna.

Monet fin da giovanissimo era un appassionato di caricature; potremmo quasi dire che faceva fumetti ante litteram. Non faceva che caricaturizzare tutto ciò che incontrava, dapprima i suoi familiari poi i personaggi di moda dell’epoca e rivendeva le caricature ai giornali per vivere.

Ed ancora: la mostra ci racconta che la sua fissazione per il desiderio di dipingere la luce iniziò con un rifiuto.

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Il quadro che ora è uno dei suoi capolavori gli venne rispedito al mittente perché ritenuto “brutto”; da questo quadro inizio’ la voglia di rivalsa del pittore; il palesarsi della sua forza. Conservò il quadro gelosamente con sé per tutta la vita. Non volle rivenderlo mai più . Gli fu da esempio e lezione, punto di partenza per intraprendere la sua arte da pittore rivoluzionario.

il quadro delle rose

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In questo quadro l’importante non è il soggetto, seppur evocativo perché ritrae la pianta simbolo di rinascita e i fiori caduci simbolo nel contempo dell’effimero; in questo quadro l’importante è “la dimensione” mai nessuno prima di Monet aveva osato dipingere su queste dimensioni,

che fino ad allora erano riservate a scene di rappresentanza, storiche evocative. In questa scelta MONET è stato rivoluzionario e ha segnato la strada per gli altri pittori che lo hanno seguito.

il roseto

Monet  progettò il suo giardino accuratamente per poterlo dipingere al meglio e cogliere la luce in tutte le fasi delle stagioni e del giorno.  Come vedremo più avanti a Monet non è mai interessato realmente al soggetto; a lui interessa come lo attraversa e/o riflette la luce.

Ecco perché un soggetto lo ripete tante e tante volte. Nella mostra si può notare quando nell’ennesima ripetizione Monet si sia spinto oltre la pittura impressionista divenendo pittore di avanguardia.

 

Le linee di luce si sono intrecciate alle ombre e la pittura è sfociata nell’overall  compiendo un  salto nel tempo che solo con Pollock avremmo potuto apprezzare.

Il lago delle ninfee

Iniziamo con un aneddoto. Monet  amava moltissimo coltivare piante e fiori a tal punto che  fece ingrandire il suo giardino per far inserire un lago artificiale dove far crescere le sue famose ninfee. Trascorsero  15 anni prima che ne poté dipingere una.  Durante i lavori di ristrutturazione si trasferì a Londra.

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Quindi possiamo dire sicuramente che fu grazie al problema delle ninfee se oggi possiamo godere dei quadri londinesi di Monet.

Tornando alle ninfee e alla ripetizione quasi alla noia dello stesso soggetto per decine e decine di quadri, anche in questo caso dobbiamo soffermarci sulle vere intenzioni dell’autore.

Il suo scopo primario non  era quello di dipingere le ninfee, bensì di usare il lago come specchio sulla realtà e dipingere la luce e le atmosfere che esso rifletteva. Le ninfee divenivano così prettamente un gioco di vedo non vedo per scorgere il mondo che era oltre 

[Filippo Novelli del DETTI E FUMETTI – sez. ARTE – articolo del 21 dicembre 2017]

 

 

 

UN VIAGGIO ESPERIENZIALE- LA SERRADA DI DEPERO

Questa estate ho voluto fare una vacanza esperienziale a scopo culturale che conciliasse le esigenze della mia famiglia di trascorrere le vacanze estive al fresco andando in montagna .

Sono andato a Serrada, in trentino, per immergermi dentro l’opera di Fortunato Depero.

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Il pittore, infatti, dopo una vita trascorsa tra i fasti ed i successi di Roma e New York ,si ritirò in questo paesino,  vicino a Folgaria,  per  trovare la serenità e la tranquillità che solo la natura riusciva a trasmettergli.

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Lui stesso in una lettera descrive questi luoghi

«Serrada offre un paesaggio eternamente mutevole. In estate è un pianoro, una verde conca riposante circondata da altere groppe di monti, da scalinate di roccia discendenti, a volte dolci e altre a precipizio. Dentro legioni di abeti e tra plotoni di pini e larici, in vedetta, giace il paesello: campanile a testa di cipolla e naso appuntito all’insù. La chiesa aspetta a bocca aperta i fedeli e il cimitero tace e origlia quadrato e rassegnato con le croci a braccia distese. In autunno i prati, i campi e i boschi si popolano di aratri, di falci, di accette e di mucche al giogo. La terra si rivolta nera e appare punteggiata di tuberi benefici, simili a biondi ciottoli. Il ritmo secco del taglialegna si ripercuote nel bosco. I larici ingialliscono, i faggi arrossano e i cespugli radenti si insanguinano. Merli e tordi sfrecciano, il fringuello svetta e l’allodola ferma nell’azzurro canta la luce che l’abbaglia. Serrada d’inverno offre un paesaggio polare. Dal bianco lenzuolo sorgono scheletri di vetro e mani multiple di fantasmi. Ogni osso e ogni dito hanno il proprio lembo di candore. Il vento nordico arriva galoppante con in groppa il sole dagli occhi di fosforo, con criniere d’oro e bardature d’argento. Nitrisce accecando. L’ampia distesa è uno specchio e il cielo e le case capovolte vi si riflettono turchine. Lo sciatore affascina: distende le braccia per impugnare le ali al vento. Con le lame degli sci ai piedi taglia lo spazio con rasoiate parallele. Il suo binario aereo, diritto, curvilineo e a zig zag è perfetto. Il bolide umano scende fra stupendi pennacchi di neve, fra soffi di polvere luminosa, reggendo i volantini equilibratori. Scende un angelo del firmamento sicuro nello spazio e nella luce che lo aureola, raggiante in questo autentico prisma di poesia» (cit. da Fortunato Depero nelle opere e nella vita,1940).

E’ stato molto interessante percorrere la cittadina ed ammirare le  opere del maestro; ogni estate la comunità di Serrada si veste a festa ed organizza manifestazioni a tema, laboratori di pittura per bambini e incontri di approfondimento.

In ogni locale, hotel, punto di informazioni ti viene data una guida grazie alla quale si possono meglio comprendere le opere sparse per la cittadina.

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Depero lo conosciamo come pittore. In realtà lui si definì  fin dal principio scultore. Ce ne accorgiamo da come tratta il concetto di tridimensionalità nei suoi dipinti.

Pochi sanno che la sua esperienza artistica iniziò con un rifiuto. Non fu infatti accettato alla Accademia delle Belle Arti di Vienna.

Questo episodio fece di lui un rivoluzionario, il capostipite della “seconda fase del futurismo” che si fonda sull’ arte totale capace di sopravanzare l’ arte museale e da esposizione in voga fino a quel momento ( anche per lo stesso futurismo della cosiddetta prima fase )

Con Depero (cosi’ come con Balla) l’arte entra nella quotidianità della gente, grazie alla pubblicità, all’arredamento, agli allestimenti teatrali, alla moda, all’architettura, all’editoria e così via.

A poche curve da Serrada (da fare con cura anche in estate) c’è  Rovereto dove Depero fonda la CASA FUTURISTA e dove potrete trovare la testimonianza tangibile di quanto sopra detto in fatto di DESIGN. Insomma un viaggio esperienziale totalizzante, ne è valsa la pena ( intendo per le curve :-))

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE – articolo del 20 dicembre 2017]

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