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PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA Y

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera Y

Y come Yoga: Ommmmmm, ommmmm… Rilassiamoci e congiungiamoci all’universo

Guardate il video e lo scoprirete!

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Y

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA Z

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera Z

Z come Zimbello/zombie: Ciao! Chi l’avrebbe mai detto che quando ridiamo di qualcuno, attingiamo al mondo animale?

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Z

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

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ARCHITETTURA GLOBALE – La nuova RACCOLTA DI ARTICOLI DI ARCHITETTURA DI DETTI E FUMETTI

Amici di DETTI E FUMETTI da oggi è disponibile su carta su ordinazione al link che trovate in fondo alla pagina o in digitale su Amazon, la nostra raccolta di articoli di architettura a cura di Maria Clotilde Massari con le illustrazioni di Filippo Novelli.

Un Libro da non perdere, da conservare gelosamente o regalare agli amici.

Le nostre promesse di pubblicare oltre 20 nuovi titoli si stanno avverando dopo OSVY FIGHT COVID e FARE TEATRO ecco il terzo libro della nuova collana disponibile per voi su amazon. A presto con gli altri titoli ecco una anticipazione.

[Maria Clodilde Massari per DETTI E FUMETTI sezione Architettura -articolo del 25 settembre 2020]

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA V

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera V

V come Vanesio/vulnerabile/vespasiano/virile/vetusto: Ciao! Dal Tg linea a cinque inviati un po’ particolari!

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V

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

Nessuno escluso: il fumetto a sostegno di Emergency – 26 e 27 SETTEMBRE 2020

Amici di DETTI E FUMETTI un grande evento EDIZIONI STAR COMICS vi aspetta.

In occasione degli Star Days, Edizioni Star Comics organizzerà un’asta con le opere di autori di fama internazionale

Edizioni Star Comics Emergency uniscono le forze a sostegno di “Nessuno escluso”, la campagna creata dalla nota associazione umanitaria a sostegno delle persone maggiormente colpite dalla crisi post-pandemia. Nel corso degli Star Days l’evento organizzato da Star Comics nelle giornate del 26 e del 27 settembre, in cui saranno ricreati i momenti di interazione tra autori e lettori, sarà possibile, per la prima volta dopo l’emergenza sanitaria, assistere a panel, seguire sessioni di dedica e collegarsi live in diretta dalla sede di Perugia sul sito www.stardays.it, oltre che visitare in un tour virtuale la redazione di Star Comics. Main Partner degli Star Days, VVVVID – la famosa piattaforma di streaming video – trasmetterà live la diretta delle due giornate anche sul proprio canale.

Proprio in questa occasione sarà possibile partecipare a un’asta a sostegno della campagnaacquistando i lavori messi a disposizione da tutti i disegnatori che prenderanno parte agli Star Days. Numerosi i grandi nomi che parteciperanno all’iniziativa: Alberto PonticelliDavide ToselloPaola AntistaIlaria CatalaniMario AlbertiDaniele BrolliCarmine Di GiandomenicoEmilio LaisoMatteo BussolaEmilio PilliuAntonello DalenaPaolo MartinelloDavide Fabbri si sono tutti messi a disposizione del progetto.

Le opere all’asta saranno disegni o tavole a fumetti in tecniche e formati misti, realizzati appositamente per l’occasione. Nell’attesa, gli autori renderanno pubbliche anticipazioni dei work in progress: QUI potete vedere alcune esclusive foto delle opere in lavorazione.  Le opere finite saranno mostrate per la prima volta il 26 settembre a partire dalle 12.45, in un momento appositamente dedicato. L’asta si terrà sulla piattaforma CharityStars – partner degli Star Days insieme a Emergency – a partire dal 26 settembre fino al 12 ottobre.

Tutto il programma delle due giornate è disponibile sul sito https://www.stardays.it/.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione Fumetto – articolo del 21 settembre 2020]

PENNA LIBERA/CHIARA PER LA SUA RUBRICA UNA PAROLA AL GIORNO… PRESENTA LA LETTERA U

Ciao amici di  DETTI E FUMETTI ho realizzato una rubrica “UNA PAROLA AL GIORNO TOGLIE IL VIRUS DI TORNO che vi proporrò anche qui su DETTI E FUMETTI, una parola alla volta dalla A alla Z percorreremo insieme tutto l’alfabeto.

Oggi vi presento la lettera U

U come Umore: Cosa c’entra il liquido con l’emozione? Scopritelo nel video! 

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U

 

[CHIARA PER DETTI E FUMETTI -sezione LETTERATURA -articolo del 7 aprile 2020]

I NIRVANA – GLI ANNI 90 – IL QUINTO CAPITOLO DELLA STORIA DEL ROCK DI STEO

Sogno ancora che i Nirvana sono ancora una band…

e poi Kurt appare, come se fosse stato nascosto.

Lo guardiamo e diciamo: “Ma dove diavolo sei stato?” [Dave Ghrol]

Il bisogno di ogni essere umano è lasciare il segno in questo breve passaggio sul pianeta che chiamiamo vita. Ognuno cerca di diventare memorabile secondo i propri valori e da fattori della vita che lo spingono: alcuni di noi educano i nostri figli perché siano persone migliori, oppure
contribuiamo facendo del bene al prossimo e chi ha più doti lascia ai posteri le proprie opere d’arte. È inevitabile, ciascuno di noi ha un inconscio desiderio di vivere oltre la vita restando nella memoria attraverso le proprie gesta e propri lasciti.

Amo me stesso più di te,

so che è sbagliato ma cosa dovrei
fare?

[Nirvana]

Sono trascorsi anche gli anni ’80, nel mondo del rock regnano il metal, l’hard rock, il glam rock e non tutte le rockstar saranno gemme che poi resteranno nella memoria. La cosiddetta generazione X è già qualche anno che sta vivendo una sorta di insofferenza, di angoscia: il mondo sta cambiando con un’accelerazione che sta cominciando a farsi sentire e questa condizione genera un senso di smarrimento. Forse è questo il prologo giusto che ci dà una chiave di lettura a quegli anni ’90 che saranno esplosivi.

Una decade che ci ha regalato i Radiohead, i Placebo, i Muse, ma soprattutto il sound di Seattle etichettato come Grunge. C’è chi dice che Alice in Chains, Soundgarden e Pearl Jam, per citarne alcuni, abbiamo distrutto il rock.

Faccio parte di quella cerchia che, invece, ha goduto di questo tsunami che ha destrutturato tutte le logiche dei precedenti 40 anni, con strafottenza e senza nessun sogno di gloria. 

È stato come l’attentato a Kennedy ma in versione musicale…chi c’era ricorderà senz’altro l’istante in cui ha ascoltato la canzone per la prima volta (Smells like teen spirit)…era trascendentale

[Jessica Hopper]

Sebbene non fossero autoctoni di Seattle e non fossero tra quelli che giravano nei club insieme ai Malfunkshun, ai Melvins ed ai Green River, coloro che contribuirono in modo sostanziale a rendere quel movimento un fenomeno mondiale furono loro: i Nirvana. Kurt Cobain, Kris Novoselic e Chad Channing con il loro furgone sconquassato, pantaloni strappati e magliette strusciate arrivavano da Aberdeen, con tappa all’università di Olympia e non pensavano che i loro sogni di fama sarebbe spediti nell’iperspazio all’ennesima potenza. Già di per sé aver questo tipo di ambizioni non era ben visto dalla controcultura di Seattle, del punk rock e dintorni; lassù, nel nord ovest degli Stati Uniti e lontano dallo show business di Los Angeles, New York e Boston, se eri un musicista dovevi accontentarti dei club malmessi del posto.

Era una controcultura che poneva le basi nel post punk e ‘fanculo a tutto ciò che erano soldi e successo, ‘fanculo all’industria musicale e tutto ciò che ruotava attorno. Purtroppo per loro Bruce Pavitt con la sua Sub Pop ci aveva visto lungo e sapeva che ben presto il grunge sarebbe stato un vulcano in procinto di esplodere. Le prime schermaglie si erano già avvertite con i Soundgarden di Chris Cornell, con i Mother Love Bone di Andrew Wood e successivamente con i Pearl Jam di Eddie Vedder. Ma nessuno come i Nirvana scosse il mondo musicale a quei livelli. 

La musica è una forma d’arte

che prospera sulla reinvenzione

[Krist Novoselic]

Quando la Geffen li mise sotto contratto erano consapevoli che di fronte avevano un fenomeno che avrebbe potuto addirittura scavalcare la notorietà del crack Guns’n’Roses. Il video di Smells like teen spirit arrivò sul tavolo di MTV ed Amy Finnerty, produttore esecutivo della giovane e seguitissima emittente TV, si giocò la faccia chiedendo di metterlo in scaletta.

Kurt, Kris e Dave Ghrole (nel frattempo Chad era stato cassato) partirono a tutta velocità sfidando l’industria musicale come uno shuttle sfida l’atmosfera per giungere nello spazio. In fin dei conti era quel che desiderava Kurt: una infanzia e adolescenza conflittuale segnata dai disastri familiari pretendeva un riscatto e quel successo sarebbe stata la giusta ricompensa. Questo era ciò che voleva durante il periodo universitario ad Olympia, da cui si era distaccato perché loro rigettavano ciò che era il mondo che odiavano. Kurt, invece, pur avendo lo stesso sentimento contro la cultura del far soldi velocemente (yuppies), della politica reganiana e dell’industria delle major aveva in mente altro: per cambiare le cose dovevi stare dentro al Sistema e cambiarlo dal suo interno. Un po’ come Neo in Matrix per capirci. Contro ogni sua aspettativa, compresa la propria, divenne in breve tempo il Messia di tutta quella generazione che non trovava più punti di riferimento nella Società, quei reietti o supposti tali sparsi qua e là nell’intero pianeta.

La loro musica era un mix micidiale e mai ascoltato: radici di un punk dai ritmi rallentati e accordi semplici, la potenza del metal, ma anche quelle strizzate d’occhio pop che facevano in modo che la loro musica entrasse nella mente. 

Ridono di me perché sono diverso,

io rido di loro perché sono tutti uguali

[Kurt Cobain]

Dietro a quel look trasandato e silenzioso, Kurt Cobain nascondeva un genio musicale che molti hanno paragonato a John Lennon. La differenza è che John Lennon ha lasciato il segno nei suoi 17 anni di onorata carriera, così come altri mostri sacri del rock: Kurt Cobain in appena 5 anni è diventato una sorta di divinità che tutt’oggi viene venerata. L’album del successo globale fu Nevermind che li proiettò in tour in tutto il mondo.

Così come Icaro con il suo volo, però, anche Kurt dovette soccombere alle pressioni mediatiche ed il suo atteggiamento dicotomico con la musica. I demoni della sua prima gioventù erano lì e si manifestavano con un continuo dolore allo stomaco e frequenti depressioni. Kurt li combatteva, ma avevo scelto il peggiore degli alleati: Mr Brownstone (modo gergale per chiamare l’eroina) con cui aveva una relazione da tempo. Stessa sorte era toccata alla donna di cui si era follemente innamorato, Courtney Love delle The Hole.

John Lennon aveva diciassette anni di esperienza negli studi di registrazione, Prince trentotto, David Bowie quarantanove. Kurt solo cinque

[Danny Goldberg]

La vena artistica di Kurt Cobain si sciolse di fronte al calore dei suoi conflitti e di quella inaspettata notorietà che fu la causa del suo controverso decesso. Di lui ci rimangono le sue canzoni contenute in appena quattro album di inediti ed un talento bruciato troppo prematuramente di fronte all’oracolo del successo. Mi piace ricordarlo con quel suo sguardo penetrante che, insieme a quel silenzio rotto dal suo rauco sospiro, concluse l’interpretazione di Where did you sleep last night in quella che fu una delle ultime apparizioni in pubblico dei Nirvana con l’Unplugged in New York.

C’è chi lascia il segno come un’orma del proprio piede sulla sabbia e c’è chi come Kurt Cobain ha scolpito la pietra della cultura lasciando il proprio segno per l’eternità.

Io sono STEO e questa è la mia Storia del Rock. Spero vi piaccia. Lasciate i vostri feedback perche’ diventerà un libro. Raccontateci chi è stata la vostra rockstar preferita. Chissà nel prossimo volume potreste trovarla su DETTI E FUMETTI.

Ed ora come di consueto vi lasci tre brani dei Nirvana da mandare come sottofondo della vostra vita.

Nirvana – Smell Like Teen Spirit

Nirvana – Heart Shaped Box

Nirvana – Where did you sleep last night

[STEFANO PANCARI per DETTI E FUMETTI -Sezione Musica -Articolo del 31 agosto 2020]

FARE TEATRO, il nuovo libro di DARIO SANTARSIERO E FILIPPO NOVELLI.

La nostra collana si arricchisce di un interessante libro illustrato che racconta di un viaggio nel mondo del teatro alla scoperta dei mestieri di autrice, regista, attrice, direttrice, insegnante. Attraverso interviste e approfondimenti Willy ci fa immergere nella variopinta atmosfera del palcoscenico. Un libro da portare con se, ricco di aneddoti e retroscena che le amiche e gli amici che abbiamo intervistato hanno reso prezioso.

[FILIPPO NOVELLI per DETTI E FUMETTI – sezione Teatro – articolo del 27 agosto 2020]

AGRIANO -La mostra di acquarelli di Filippo Novelli – Le stagioni

Vi presentiamo la nuova mostra Le stagioni di Agriano di Filippo Novelli

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Agli scorci dei vicoli assolati, alle case in pietra e agli archetti tipici del paese umbro, Novelli  questa volta ritrae le stagioni.

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Il sole che riluce tra le foglie gialle e rosse dell’autunno,

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che si rifrange sulle strade innevate.

quadri agriano filippo novelli (1)

I campi blu di lenticchia e fiori selvatici ai bordi del paese.

L’inverno è la stagione migliore per cogliere i silenzi che invadono i piccoli viottoli, che si inerpica per le lievi salite dell’altopiano.

quadri agriano filippo novelli (5)

Ci saranno molte opere nuove; un motivo in più per visitare la mostra che si terrà presso il giardino di via san. luca 79 ad Agriano dal 14 al 16 agosto 2020.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE – articolo del 14 agosto 2020]

IL SUCCESSO CAMALEONTICO DEGLI U2 -STEO e LA STORIA DEL ROCK – capitolo 4 – gli 80s.

steo e gli 80s

Steo e gli 80s – illustrazione di Filippo Novelli

 

 

Non posso cambiare il mondo, ma posso cambiare il mondo dentro di me

[Bono Vox]

Il cambiamento è alla base dell’evoluzione, a volte è una necessità.
Quale forza dovrebbe spingerci a cambiare? Se, qualunque fosse il nostro status, ci imponessimo sempre di cambiare diventerebbe un’ossessione, ma tante volte rompere le catene delle abitudini è un atto di responsabilità verso noi e gli altri.
 
A volte, nell’ecosistema di abitudini, comportamenti automatici e situazioni che fanno parte del nostro quotidiano, ci sono cose che inconsapevolmente accettiamo, ma che tanto bene non ci fanno. Possiamo pensare ai nostri vizi, fumare per esempio, oppure chi di noi è facilmente irascibile e, ancora, chi ha grandi potenziali ma rimane lì dov’è perché in qualche modo “ha paura” a fare quel passo che permetterebbe di esprimerli.
 
Il rock ha rappresentato e rappresenta un simbolo della rottura dello status quo ed esso stesso si è reinventato nel corso dei decenni.
Siamo partiti nel viaggio con il rock’n’roll di Elvis Presley per arrivare al blues rock psichedelico dei The Doors un decennio dopo, stravolto a sua volta dal punk dei Ramones negli anni ’70.
 
 
Il rock non ha subito una metamorfosi solo sulla base del periodo storico e grazie al gruppo emergente di turno. Esistono alcune rock band che sono riuscite e riescono a rimanere sulla cresta dell’onda nonostante abbiano a curriculum 44 anni di carriera…e tutto questo lo devono sì alla loro vena artistica, ma adattata e adattabile al cambiamento.
 
Prendi per esempio U2. Chiamiamoli “come si deve”: YOU TOO (anche voi) e non U-DUE. Iniziarono nel 1976, proprio sull’onda emotiva dei concerti di personaggi come i Ramones ed in un solo decennio, gli anni ’80, sono diventati il gruppo più importante nel panorama mondiale del rock.
 
80s
 
 
 

Gli U2 erano già una band ancor prima di essere in grado di suonare

[Bono Vox]

U2, foto inedite band in mostra ad Asti

 
Nel 1980 esordiscono con BOY, cavalcando l’ondata della new wave e del post punk, con I will follow e le loro tensioni di adolescenti della periferia dublinese, per arrivare sulla vetta del mondo nel 1987 con JOSHUA TREE. Sì avete letto bene: l’album che da solo contiene Where The streets have no name, With or without you, I still haven’t found what I’m looking for e una scaletta che da sola è una compilation di grandi hits.
 
 
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In mezzo un decennio a colpi di collaborazioni con Brian Eno, brani che hanno con coraggio parlato di Martin Luther King e delle guerriglie civili irlandesi, consacrandosi con una performance che solo i Queen riuscirono ad oscurare nel Live Aid.
 
Conquistarono la copertina di Time Magazine, come solo The Beatles e The Who erano riusciti a fare, oltre 5 milioni di dischi venduti nel mondo ed un filotto di sold out nel loro tour mondiale The Joshua Tree Tour.
 
Quando sei a quelle altitudini l’aria è rarefatta ed il rischio di avere la mente annebbiata dal successo è dietro l’angolo.
 
I quattro piccoli ragazzi irlandesi avevano di diritto preso lo scettro di rockstar e non avevano nemmeno 30 anni.
 
All’album del decennio seguì Rattle & Hum che raccontò, sia con note che con pellicola cinematografica, il loro tour americano, con tanto di dediche e devozione a Bob Dylan, Jimi Hendrix e Billie Holiday. I dischi di platino, il successo e l’americanizzazione li avevano allontanati dalla tanto amata quanto odiata periferia di Dublino e dalla loro identità stessa.

Penso che la cosa più importante della musica sia il senso di fuga

[Thom Yorke]

Bono Vox e gli amici di una vita The Edge, Larry Mullen Jr e Adam Clayton avrebbero potuto essere la cover di sé stessi per il resto della loro vita facendo soldi a palate, ma l’anima rock non la puoi accendere o spegnere a tuo piacimento e loro erano LE rockstar di quegli anni, nessuno sapeva cosa avrebbero tirato fuori dal cilindro.
 
Si rifugiarono a fine degli anni ’80 in una Berlino in pieno fermento tra la libertà della caduta di Berlino e l’incertezza del domani.
 
Dovevano sentire dentro di loro cosa li aveva portati fin lì e dove sarebbe andati da quel giorno in poi.
 
Un dilemma non da poco, tanto che la loro gloriosa galoppata era in procinto di arrestarsi.
 
Tante, troppe volte la fama ha inghiottito talenti del rock, ma quegli irlandesi avevano la pelle dura: non certo dei santi (scagli la prima pietra chi è senza peccato!), ma persone con sani principi. Come dichiarato da Bono “ai tempi di Berlino non avevamo idea di cosa saremmo voluti diventare, ma eravamo sicuri di ciò che non volevamo essere”.
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Fu con questo atteggiamento che successe l’imponderabile: nel tempio degli Hansas Studios di Berlino, dove avevano già registrato mostri sacri come Lou Reed, David Bowie ed Iggy Pop, a The Edge venne fuori il giro di accordi della vita.
 
Quella sequenza di note erano il primo gemito di una neonata One (secondo MTV la miglior canzone degli anni ’90 e trentaseiesima migliore canzone del mondo secondo la classifica di Rolling Stone) e dell’album Acthung Baby, che ha sconvolto radicalmente le logiche musicali degli U2 e dell’intero mondo del rock.
L’album, anch’esso in posizione altissima nella classifica dei migliori album di tutti i tempi secondo Rolling Stone, uscì il 18 novembre del 1991 e 6 giorni dopo un’altra leggenda del rock salutò il mondo, Freddy Mercury: dopo il Live Aid, in cui scettro e corona se li portò a casa come il calciatore con il pallone quando segna una tripletta, fu come un passaggio di testimone tra miti per continuare a dar vita ed onorare il rock.

Se devi fare una cosa, falla con stile. [Freddy Mercury]

Elettronica e distorsioni miscelate con le melodie e le chitarre di un rock più classico andarono a mettere il segno in una generazione di musicisti che di lì a breve furono ispirati a dar seguito ad una nuova lettura del genere: dai Radiohead ai Muse, dai Placebo ai Coldplay.
 
Questo è solo un pezzo della storia di quattro semplici ragazzi che erano partiti con scarse doti tecniche nella musica, ma con tanta passione e gesta epiche hanno fatto della lettura dei tempi che cambiavano e del cambiamento stesso il loro status, marcando un segno indelebile nella storia del rock che tutt’oggi stanno scrivendo.
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Gli U2 sono la dimostrazione che cambiare è possibile per tutti, anche quando tutto sembra perso o anche quando pensi di aver conquistato tutto. Viviamo in un mondo dove cambiare certi atteggiamenti nei confronti di noi stessi, degli altri e dell’ambiente è una necessità se vogliamo dare alle future generazioni una cultura di amore e rispetto reciproco.
Basta mettersi alla prova e avventurarsi where the streets have no name.
 
Io sono STEO e questa è la mia Storia del Rock. Se vi è piaciuto l’articolo regalate ai vostri amici il mio libro.
 
 
 
 

  Lasciatemi i vostri feedback, ditemi chi sono stati i vostri miti del rock e chissà potrete trovarli nel prossimo volume. Ed ora vi lascio come di consueto tre brani che vi faranno conoscere meglio gli U2 e il loro camaleontismo.  

U2 – Sunday Bloody Sunday

U2 – Where the streets have no name

U2 – Until the end of the world    

[Stefano Pancari per DETTI E FUMETTI – Sezione Musica – Articolo del 8 agosto 2020]