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DAISY – di Lorenza Di Sepio e Marco Barretta – La recensione

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Ho iniziato ad apprezzare il modo di disegnare di Lorenza fin dai suoi esordi sul web.

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Mi ha colpito il suo umorismo e l’immediatezza delle sue simpaticissime vignette.

Poi un giorno ha calato la maschera, facendoci conoscere un nuovo stile.

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Le linee si sono fatte più armoniose e mature, pur mantenendo quella  freschezza che rendono Lorenza riconoscibile tra tanti.

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Il 18 aprile Lorenza Di Sepio insieme a Marco Barretta ai testi, pubblica Daisy della Collana Tipi Tondi della Tunue,  nel quale noi tutti potremo apprezzare al meglio questo suo nuovo stile.

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                        [Lorenza Di Sepio]

In Daisy troviamo diversi livelli di lettura. A fianco a quello della tipica avventura per ragazzi ce ne è un altro.

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                      [Marco Barretta]

Il racconto infatti affronta alcune tra le principali tematiche del romanzo di formazione; lancia dei precisi messaggi;che ora cercheremo di snocciolare uno ad uno.

Subito in apertura il primo: bisogna imparare ad aver cura e ad amare gli altri. L’autore lo introduce narrando del classico esercizio che viene dato ai ragazzi a scuola: aver cura di una pianta allo scopo di imparare ad aver cura dell’altro. E’ cosi’ che si superano i propri egoismi, si impara a sacrificare se stessi per il bene del prossimo. Leggendo il libro avremo modo di apprezzare come questo tema che sia il fulcro di tutto il racconto. Ma c’è dell’altro.

Mi ha piacevolmente colpito il modo limpido e diretto con il quale si affronta il tema del valore dell’errore. “Gli errori non sono una maledizione” anzi, sono un passaggio fondamentale per la crescita personale, ” ci aiutano a capire chi siamo davvero”.

A seguire, nel volgere di poche vignette, la poetica rappresentazione della Conoscenza, o meglio della  essenza della Cultura: “da un libro non può che nascere un bel fiore che si chiama Sapienza“.

Ed ancora, qualche pagina più avanti, si parla del coraggio di accettare le conseguenze delle proprie scelte, pena l’essere sopraffatti dal peso del proprio fallimento.

L’autore inserisce tutti gli elementi del romanzo di avventura: dallo scudiero fedele, alla regina cattiva,

 

fino al saggio eremita, per raggiungere il quale i nostri protagonisti devono cimentarsi nel lungo ed insidioso viaggio sulla montagna. Non poteva perciò mancare l’arma invincibile con la quale salvare il mondo che sta sprofondando nell’oblio.   Tuttavia stavolta non è un oggetto classico di cavalleresca memoria bensì qualcosa di impalpabile e più alto. Ovviamente potreste scoprirla solo leggendo il libro 🙂

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Daisy, che a causa di uno strano incantesimo si ritrova all’interno del libro “irrisolto” scritto ed accantonato dal padre, ne diventa l’eroe inaspettato. Come?

Anche in questo caso lasciamo avvolto nel mistero il finale… sembra un thriller eh 🙂 ???

Complice questo eroico gesto, noi lettori manteniamo l’attenzione alta  fino all’ultimo, quasi  prefigurando un seguito del racconto.

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Buona lettura e a presto con un nuovo libro da scoprire insieme.

[FILIPPO NOVELLI per Detti e Fumetti- Sezione fumetto- Articolo del 15 aprile 2019]

Sinossi e Schede biografiche degli autori:

SINOSSI

sinossi

BIO

Lorenza Di Sepio Disegnatrice nel campo dell’animazione 2D, dove lavora come character design e storyboard artist. Ha collaborato a diverse serie cartoon prodotte dalla RAI, video musicali e spot. Autrice di Simple&Madama, progetto virale nato sui social network e poi trasformato in progetto editoriale.

Marco Barretta è un videografo, gira il mondo grazie al suo lavoro. È sceneggiatore di Procrastination, ultimo volume della serie Simple&Madama, disegnato da Lorenza Di Sepio.

Lo sport e il fumetto – un giro al -Romics-ed . 2019

Cari amici anche quest’anno siamo passati al Romics per un motivo ben preciso, vi racconto come è andata.

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(Minny-Manga)

Ho voluto sfidare la sorte aspettando che mi chiedesse lei di andare.
Mia figlia ormai viaggia a gonfie vele  trionfante nei suoi dieci anni tra la passione per la scienza e la voglia di diventare una pop star musicale…ma non solo.
Venerdì sera, si siede sul divano accanto a me e mi fa: ” Ma è possibile che io devo sapere che c’è Romics dalla mia amica anziché da te?
Vedi cara io non sono uno di quei padri che vuole forzare la propria figlia a coltivare le sue passioni. Desidero che tu segua le tue.
Sai quel ritornello …Lasciami essere? -non dico altro …
Ah si? … anche se mi sa che il danno lo hai già fatto.
A scuola tutti mi chiedono commissions di manga. Ebbene io non ne so nulla di Manga capisci il dramma, non è possibile? Assolutamente mi devi portare a Romics a comprarne qualcuno.
La mamma mi ha consigliato Mimi’ Ayuara, hai presente? quella della palla a volo, il cartone grazie al quale lei dice che si è appassionata al suo sport.
Vedi cara, ritengo che  il vero sport sia il tennis, dove la rete non è cosi’ alta… Ti porterò al Romics e ti comprerò il manga di Jenny la tennista, l’unico modo per conoscere  veramente come i giapponesi coniugano fumetto e sport.
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A Romics peraltro c’è  una mia amica fortissima, Veronica Frizzo, che fa un workshop sul tema insieme a Riccardo Calosimo; sicuramente sapranno darti dei consigli utilissimi.
Detto, fatto. Sabato alle 11 in punto eravamo li.
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Fortunatamente non c’erano più i droni a ravanarti la testa. Dopo aver attraversato decine di ragazzini con casco e il mitra LASER in pugno, schivato altri che volevano abbracciare mia figlia (…e non sanno quanto hanno rischiato), siamo arrivati  da Veronica e Riccardo della Scuola Romana dei Fumetti .
Riccardo ha magistralmente tenuto una lezione sul manga, prendendo spunto dalla caratterizzazione del personaggio Sora … (ammetto l’ignoranza a me  del tutto sconosciuto). Mentre la piccola si cimentava nel disegno
ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Riccardo sul suo nuovo lavoro, Audace Savoia, disegnato con Adriano Turtulici e sceneggiato da Massimo Vincenti, da una idea di  Massimiliano Monnanni.
L’ho trovato un bellissimo progetto, altro caso di come coniugare  bene lo sport  con il fumetto ( vi rimando alla fine articolo per leggere la scheda completa sulla iniziativa da cui è nato).
Dopo il workshop di Riccardo è stata la volta del corso della Bug Comics con i Moftri di Adriana Farina che ci ha insegnato i segreti delle sue vignette fanfastiche 🙂
Nell’area KIDS  ho incrociato anche la Comic Star Arianna Rea e sono riuscito ad ottenere un appuntamento per una intervista che, spero presto, troverete sul blog.
Vista la sua altra grande passione, la musica, ho portato mia figlia alla Scuola Internazionale di Comics dove era in corso una Jam session dei componenti del dipartimento di musica della scuola. Loro studiano per diventare creatori di colonne sonore di film e video giochi… una professione fichissima.
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Con me sono stati molto accoglienti, mi hanno spiegato tutto sui programmi (Q-base) e gli strumenti usati (il sequenzer della Ableton e le tastiere della Roli), facendomi fare un tuffo nel passato, quando suonavo con il mio gruppo HYALINE, non ricordo bene se piu’ rock-mantico  o  l’elettro-pop, come tastierista.
La migliore conferenza a cui ho assistito, imperdibile specialmente se hai una figlia femmina, è stata quella della mia amica Tramutoli dal titolo POST PINK -antologia di fumetto femminista
20190406_131540Vi lascio il comunicato stampa a fine articolo e volete approfondire.
Margherita mi ha anche parlato del suo nuovo progetto con la Tunue e la Binni sulla maternità, ma avremo modo di tornare sull’argomento quando uscirà senza che ora vi spoleiro nulla.
Prima di lasciare il romics tappa obbligatoria è stata la mostra per gli 80 anni di Batman.
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Qui ho ritrovato i Nembo kid che leggeva mio padre.
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e degli interessantissimi i cross over con i super eroi della Marvel;
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belle le ambientazioni a Roma del -“Batman italiano”.
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Un mio tributo al cavaliere oscuro in occasione dei dieci anni del blog  DETTI E FUMETTI, era doveroso.
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Ciao a tutti ci vediamo al prossimo fantastico festival del fumetto (quello senza mitra e cosplayer invadenti)… a buon intenditor…
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI-sezione Fumetto – articolo del 7 aprile 2019]
Le schede di approfondimento
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GO!GO!GO! The grade v.2019 a Palazzo Merulana -Roma. La recensione di DETTI E FUMETTI

Oggi siamo a Palazzo Merulana, ex sede dell’Ufficio di Igiene di Roma, che, dopo una attenta ed efficacie ristrutturazione, è divenuto un bellissimo spazio espositivo di circa 2000mq su 4 livelli. Grazie alla collaborazione di Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture abbiamo l’opportunità di conoscere una bellissima collezione permanente incentrata sulla scuola romana ed italiana del novecento.

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Tra i nomi di primissimo livello presenti nella collezione desidero ricordare Bernardo Siciliano che, nel ritratto a Elena e Claudio Cerasi, ci da modo di apprezzare la sua maestria dell’uso dell’oliosiciliano

Ed ancora, qualche situato sala più avanti, un insolito e originalissmo skyline di New York di … Giorgio De Chirico, lo avreste mai immaginato il maestro della Metafisica cimentarsi in questo soggetto? Questa sola opera merita una visita al Palazzo.

I palazzi si stagliano sull’orizzonte dell’opera trasformandosi in una sorta di bosco di conifere incantato ed aumentano il senso di estraniamento del quadro.

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Per finire meritano una tappa le opere di Balla e Depero,  il papà, se così possiamo dire, dei mangaka italiani e non solo, nel momento in cui  rappresenta automi e manichini che tanto ricordano i macha di oggi, protagonisti della mostra GO!GO!GO! The grade v.2019

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(se vuoi approfondire su Depero cerca QUI)

Al quarto piano del Palazzo Merulana troviamo dal 16 al 24 febbraio la mostra GO!GO!GO! The Grade 2019.  Prima di raccontarvela facciamo però un passo indietro per scoprire da dove proviene genera mecha giapponese e quale era la filosofia che c’era dietro ai robottoni di Go Nagai.

Le prime testimonianze di questo genere le troviamo nel fumetto di propaganda giapponese degli anni trenta ( di seguito una riproduzione del robot gigante di Stagawa che mette a ferro e fuoco New York).

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Go Nagai, tra i piu’ grandi mangaka giapponesi, parte dalla tradizione fumettistica giapponese e la arricchisce con  una forte vena esistenzialista.

Infatti in  MAZINGA Z, GOLDRAKE e JEEG ROBOT  riprenda le tematiche care a questa filosofia.

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Tre i punti fondamentali richiamati:

1)un uomo che entra nella testa di un robot, quasi un su

o alterego, impartendo comandi vocali per azionarlo. Ha un grande potere che lo può rendere dio ma anche demone

2)l’antagonista, (es. il dottor inferno per Mazinga Z) che può distruggere il mondo e chiede se questa umanità merita o meno di essere salvata. Non gli interessa veramente il nostro mondo. Nel multiverso einsteniano lui vuole provare tutti i mondi possibili.

3)il messaggio: L’essere umano aspira alla libertà e alla pace. La chiave per la vittoria, il fine dell’umanita’, e’ la pace che si conquista mirando ad unirsi gli uni con gli altri in unico grande gruppo coeso, l’umanita’.

L’esistenza umana, che ha come dimensione costitutiva la coscienza, è  un continuo superamento e trascendimento dell’essere in-sè. Tramite essa, il nulla viene al mondo. Proprio per questo, il nulla è condizione della libertà come possibilità e scelta continua di trascendere il mondo. (se vuoi approfondire il tema mecha-esistenzialismo  cerca QUI)

 

Ma ora diamo spazio agli autori hanno interpretato il mecha-mondo nella mostra GO!GO!GO! the grade v.2019.

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Tra gli anni 70- e 80 la TV  portò nelle case degli Italiani i mitici robottoni di Go Nagai, segnando profondamente una generazione di adolescenti.

 

Alcuni di loro hanno calcato le orme del maestro e oggi con GO!GO!GO!,  a distanza di decenni, hanno avuto l’opportunità di omaggiarlo, ciascuno con il proprio stile, chi in modo drammatico chi  umoristico.

 

 

Ecco perchè accanto ad Hiroshi Shiba che canta come Elvis, puoi trovare delle rivisitazioni in stile Evangelion; puoi scorgere un papero che fa capolino dalla testa del robot accanto a presenze infernali e magli perforanti.

Scene di battaglia, linee cinetiche, spaccati assonometrici degni di un manuale di meccatronica, idiomi giapponesi, tutto fissa tra nostalgia e futuro questa ottima mostra GOGOGO! The Grade 2019. Non perdetela!

 

 

Un plauso finale va al curatore LudoManiacs KrakenWorks che ha saputo selezionare con grande maestria gli autori.

Vi lascio con una mia dedica particolare per tutti coloro che come me erano innamorati di Miwa Uzuki

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[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione Fumetto- articolo del 17 febbraio 2019]

Riferimenti Mostra:

PERIODO: 16-24 febbraio 2019

DOVE: Palazzo Merulana – Sala Attico

Modalità di partecipazione
Biglietti di ingresso Mostra e Museo:
Intero euro 5.00
Ridotto euro 4.00
Gratuito under 7 anni e per i possessori di Palazzo Merulana Pass.

 

 

LA RONDINE SUL TERMOSIFONE DI EDITH BRUCK-La presentazione del libro

Il giorno 6 febbraio 2019 alle ore  18:00 vi sarà al Palazzo delle esposizioni la PRESENTAZIONE DEL LIBRO “bruck-rondine-sul-termosifone (1)

I relatori saranno: Francesca D’Aloja (Attrice, scrittrice e regista), Edoardo Albinati (Scrittore, traduttore e sceneggiatore), Paolo Di Paolo (scrittore).
Intervierrà l’autrice del libro.

Testimone dell’orrore della Shoah, cui ha dato voce nelle sue opere tradotte e premiate in tutto il mondo, Edith Bruck torna con un memoir tenero e struggente, in cui la grande storia e le sue tragedie si affacciano come sfondo al racconto intimo dell’amore e della dedizione per suo marito, il poeta Nelo Risi, scomparso nel 2015. Edith Bruck ha scelto di stargli accanto sino alla fine, trascorrendo con lui, accanto a lui, gli anni della progressiva malattia che lo ha allontanato dal mondo, dai suoi ricordi, dagli affetti, dal lavoro. Non è, questa, una storia d’amore immune da ferite o difficoltà, né la celebrazione di una vita assieme priva di contrasti, contraddizioni, lontananze. Ma è una storia in cui il senso di una condivisione profonda – senza dubbi o alibi – è la forza di una mano che stringe e sostiene l’altra – nell’assenza, nel riposo, nella paura, nella tenerezza – e viene restituito nella sua verità più umana, divenendo luce e ispirazione, unico filtro attraverso cui si può ancora parlare della bellezza dell’amore.

Edith Bruck, di origine ungherese, è nata in una povera, numerosa famiglia ebrea. Nel 1944 il suo primo viaggio la porta, poco più che bambina, nel ghetto del capoluogo, e di lì ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. Sopravvissuta alla deportazione,dopo anni di pellegrinaggio approda definitivamente in Italia, adottandone la lingua. Nel 1959 esce il suo primo libro Chi ti ama così, un’autobiografi a che ha per tappe l’infanzia in riva al Tibisco e la Germania dei lager. Nel 1962 pubblica il volume di racconti Andremo in città, da cui il marito Nelo Risi trae l’omonimo film. È autrice di poesia e di romanzi come Le sacre nozze (1969), Lettera alla madre (1988), Nuda proprietà (1993), Quanta stella c’è nel cielo (2009), trasposto nel film di Roberto Faenza Anita B., e ancora Privato (2010) e La donna dal cappotto verde (2012). Nelle sue opere il più delle volte ha reso testimonianza dell’evento nero del XX secolo. Nella lunga carriera ha ricevuto diversi premi letterari ed è stata tradotta in più lingue. Tra gli altri, è traduttrice di Attila József e Miklós Radnóti. Ha sceneggiato e diretto tre film e svolto attività teatrale, televisiva e giornalistica.

INFORMAZIONI:

Ingresso libero fino a esaurimento posti

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI-Sezione letteratura- articolo del 5 febbraio 2018]

Willy intervista Alessia Lamoglia

Alessia Lamoglia è una giovane ma promettente attrice. Ho avuto modo di seguirla nella Fiction televisiva “I Bastardi di Pizzo Falcone” e devo dire che ha colto in pieno la descrizione del suo personaggio che Maurizio De Giovanni, l’autore della serie di romanzi intitolata appunto “I Bastardi di Pizzo Falcone”, ha descritto nei suoi racconti.

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Le storie si svolgono a Napoli, dove un gruppo di poliziotti racimolati nei vari commissariati, perché per diversi motivi nessuno li vuole, verranno spediti a quello  di Pizzofalcone per sostituire l’intero staff investigativo corrotto. Dovranno superare l’ingiurioso soprannome datogli dai colleghi poliziotti “I Bastardi di Pizzo Falcone” per indicare con precisione la provenienza dei corrotti. Alessia Lamoglia nella serie interpreta Marinella, la figlia adolescente dell’ispettore Lojacono, interpretato da Alessandro Gassman.

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Marinella rispecchia a pieno la burrascosa vita che una adolescente del nostro tempo vive. Ma non è di questo che vi volevo parlare. Alessia ha una passione non troppo nascosta, la danza. In quei momenti i suoi occhi si perdono nel vuoto aggrovigliato dei movimenti e la sua mente si perde nel suono della musica e noi non esistiamo più. A mio avviso la vera Alessia emerge nel ballo. Propongo ad Alessia un’intervista e lei accetta volentieri.lamoglia e willy by novellli

Willy: Ciao Alessia, mi fa piacere vederti, vieni, mettiamoci qui seduti così parliamo della tua passione, la danza. Cosa o chi ti ha acceso questo amore!?

Alessia: Ciao Willy. Devo dire che mi lascia piacevolmente sorpresa questa tua domanda…si perché la danza è sempre stato qualcosa che ho cercato di custodire gelosamente dentro di me. Ma, evidentemente, al tuo sguardo attento e sensibile stavolta non è potuta passare inosservata!

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Per provare a spiegarti come la danza si sia radicata in me, vorrei condividere alcune parole di uno dei miei punti di riferimento per quest’arte, Isadora Duncan, la quale una volta disse: ” Sono nata in riva al mare. La prima idea del movimento e della danza mi è venuto di sicuro dal ritmo delle onde “.

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Ebbene, non so dirti precisamente quale sia stata la scintilla che ha innestato dentro di me questa forma d’amore. Forse il vento, gli stormi di uccelli in cielo, o forse proprio il mare e le sue onde…so solo che il mio primo ricordo d’infanzia è una timida richiesta a mia madre…delle scarpette da ballo e un tutù!

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W. Mentre quella per la recitazione quando è sbocciata!?

A. Ecco, per questo invece riesco ad affidarti un ricordo più nitido. Fu da bambina che il teatro, per primo, innestò in me la fascinazione per questo mondo. Mia zia era attrice e, nel suo girovagare di palcoscenico in palcoscenico, la seguivo con la mia famiglia anche io a tutti i suoi spettacoli. Fui, così, catapultata, ancor prima di potermene rendere conto realmente, in quest’ adorazione profonda. È stato per me come il richiamo delle sirene di Ulisse… la recitazione è la mia condanna ma soprattutto la mia salvezza.

 W. Arriva, come si dice “tra capo e collo” la proposta di un musical dove tu sei la protagonista che fai!?

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A. Questa costituirebbe per me l’esemplificazione di tutto ciò per cui, fino ad oggi, ho dedicato la mia vita… tutta la dedizione, il sudore e la tenacia. Ritengo che il musical sia una delle rappresentazioni artistiche più complete, che offre la possibilità ad un artista di mettere alla prova tutte le proprie potenzialità. Per me significherebbe godere finalmente di ali per volare su un palco dove darei libero sfogo a tutto ciò che in questi anni di studio devoto e profondo ho appreso e potuto, poco alla volta, assaporare.

W. Ti piacerebbe essere più la protagonista del musical o la coreografa!?

A. Non mi sono mai posta questa possibilità sai… devo dire che, forse, pensandoci, l’idea di poter aprire tutto il mio mondo interiore a servizio della pura creatività artistica avendo la possibilità di poterlo trasferire a qualcun altro e plasmarlo, mi affascinerebbe molto e sarebbe probabilmente la strada che più mi indicherebbe il cuore.

 

 

 

W. Nel turbolento mondo delle spettacolo, cosa ti senti di dire alle ragazze e ai ragazzi che lo vogliono affrontare!?

A…Turbolento, si è proprio così. Per questo, mi sento di dire che c’è bisogno alla base, prima ancora del talento, di una grande, grandissima spinta interiore. Sono veramente numerosi ed imprevedibili i colpi che si possono presentare lungo questo tipo di cammino…rischiano di farti traballare ed è per questo che bisogna armarsi di tanta pazienza e perseveranza ma soprattutto preservare sempre i propri valori.

 

 

W. Ma torniamo alla fiction televisiva …Ci avete lasciato “appesi” come si dice in gergo,

I bastardi di Pizzo Falcone”. Senza anticipare nulla, quando ci sarà la prossima serie!?

A. Buone notizie…la terza serie è già in lavorazione ma i tempi ancora non si conoscono, speriamo prima possibile. In fondo Marinella ha ormai rapito un bel pezzo del mio cuore…non riesco ad allontanarmici troppo a lungo!

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W. Grazie Alessia, anche a nome dei lettori di Detti & Fumetti!

A. Grazie a te Willy… prima di lasciarvi posso dire una cosa a … Filippo?

W. : Ma certo …

A. :  innanzitutto volevo ringraziare i bravissimi fotografi di FEST, in particolare Emmanuele, che hanno realizzato un fantastico shooting

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… e poi volevo parlare con te, Filippo.

Stavo vedendo il disegno che mi stavi facendo durante l’intervista, tutto ok  ma… sono di schiena… non mi si riconosce…non si potrebbe …

Filippo: …si in effetti  avevo in mente di inserirne un altro… ti vedevo come una guerriera in armatura in un bosco incantato tipo … tipo cosi’ che ne dici?alessia in armatura di Novelli.png

A.: ..UAU…mmm interessante ma così passiamo da un estremo all’altro…non pensi?

F.: vabbeh dai, allora mi tengo sul ritratto classico 🙂 questo può andare?

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[Willy il Bradipo alias Dario Santarsiero per Detti & Fumetti- sezione Teatro-Fiction- articolo del 15 gennaio 2019- illustrazioni di Filippo Novelli- Foto dello shooting di FEST]

rifermenti: pagina FEST

 

Palazzo Barberini, un gioiello nel cuore di Roma; curiosita’ su Mantegna e Raffaello

Palazzo Barberini è  un must per chi visita Roma in questi giorni.

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La curiosità di vedere uno tra i primi fumetti mai disegnati al mondo mi ha spinto a recarmi a palazzo Barberini, attualmente sede della Galleria Nazionale di arte Antica di Roma.

Ma c’è di più; il visitatore potrà seguire un sottile e segreto filo rosso che lega le sue principali opere. Il filo dell’elogio alla bruttezza e alla bellezza.

 

Chi si reca in questo periodo infatti potrà ammirare l’opera Ecce homo di Mantegna.

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Il filo rosso è l’elogio alla bruttezza e alla bellezza che lega alcune delle principali opere esposte.

Ecce homo, ecco l’uomo, la frase che i sacerdoti dissero a Pilato consegnandogli Gesu’, da il titolo all’opera tra le più famose del Mantegna, eccezionalmente presente al Palazzo Barberini in prestito dal Museo Jacquemart-André di Parigi.

E’ un’opera originalissima, giusto per rimarcare la sua presenza in questo blog possiamo dire che è un fumetto in fieri, infatti in alto compaiono le frasi dei sacerdoti e del popolo da loro sobbillato “crocifiggilo”.

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Scritte “al limite tra spazio dipinto e spazio reale” come recita Monte,

Ecce homo è originale anche perche’ anziché ritrarre Gesu’ con Pilato come poteva far pensare il titolo datogli dal Mantegna, si incorona il Cristo con i volti di cinque persone.Tra loro spiccano il sacerdote e la vecchia, la cui smorfia rimanda agli studi sui volti grotteschi che Leonardo da Vinci in quegli anni (1500) stava svolgendo a Mantova.

Al Museo Barberini quindi puoi passare dalla bruttezza alla estrema bellezza facilmente, seguendo il filo rosso leonardesco che dall’opera del maestro toscano passa attraverso le stanze del Narciso caravaggesco, simbolo dell’esaltazione della bellezza,

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fino a quelle della Fornarina di Raffaello. Raffaello aveva il culto di Leonardo e nella Fornarina esso traspare, non essendo altro che un omaggio alla Gioconda.

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Pochi sanno infatti che sullo sfondo, prima del bosco di mirto, la pianta dedicata a Venere, v i era un paesaggio molto simile a quello della Monalisa. Si narra che la Fornarina altro non sia che un tributo alla perduta Monna Vanna desnuda di Leonardo.

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La Fornarina merita da sola una visita al Palazzo poiché rappresenta una sorta di opera sintesi dell’arte dell’urbinate; possiamo infatti dimostrare che è quasi un compendio delle sue piu’ famose opere.

Ritroviamo in essa:

  • la Velata per le somiglianze nei lineamenti del volto

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  • il ritratto di Maddalena Strozzi per il gioiello pendente che le tiene il turbante238px-ritratto_di_maddalena_strozzi

 

  • La Sacra famiglia di Francesco I per il turbante fatto di una seta dorata a righe verdi e azzurre annodato tra i capellithe_holy_family_-_rafael

Ma non è finita; ad introdurre Mantegna, Caravaggio e Raffaello a Palazzo vi sono due archistar di livello non da meno;  infatti salirete alle sale espositive  attraverso la scala del Bernini

e ne uscirete scendendo attraverso la scalinata del Borromini.

[Filippo Novelli per Detti e Fumetti sezione Arte- articolo del 25 gennaio 2019]

L’ABC del CINEMA – willy intervista Chiara Alivernini

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Conosciamo Chiara Alivernini come attrice di cinema e teatro ma non sotto la veste di scrittrice. Proprio in questi giorni è uscito il suo libro dal titolo

“L’ABC del cinema” edito da NEP e dedicato ai ragazzi che intendono scoprire il mondo del cinema. Ma lasciamo che sia lei stessa a parlarcene. Incontro Chiara al Palazzo delle Esposizioni, dove ha appena finito di presentare il suo libro

 W. Ciao Chiara, come và!?

C. Ciao Willy! Stanca ma felice!

W. Bene! parlaci un po’ del tuo libro!

C. Certo! “L’ABC del cinema” è un cine-dizionario, un modo per dar forma alle parole del cinema, raccontando delle figure chiave di questo universo, della sua nascita e della sua evoluzione. Il libro è strutturato come un “mini dizionario” da sfogliare all’occorrenza e senza impegno, per affrontare con piacere e leggerezza ogni aspetto dell’universo cinematografico, dall’acting al doppiaggio, dal montaggio alla scrittura, con una descrizione ed un’analisi di tutti quelli che sono i mestieri del cinema.

W. Cosa ti ha spinto a scrivere un libro-dizionario e dedicarlo al mondo dei ragazzi!?

C. Beh, tutto è iniziato un anno e mezzo fa, durante un laboratorio in un centro estivo… volevo fare qualcosa di diverso dal “solito teatro”, e motivare ogni bambino nel fare qualche cosa anche quando non erano strettamente impegnati a recitare sul palcoscenico… e così ho ricostruito un piccolo set cinematografico, in cui c’era chi batteva il ciack “chiamando” le scene, chi reggeva “il gobbo” (dei grandi cartelloni su cui i bimbi stessi avevano scritto le frasi del copione), chi si dedicava alle luci, chi filmava con la telecamera … e così via. Erano tutti così presi dai loro compiti, e così felici!… e poi erano curiosi, volevano sapere tutto di come funzionasse un vero set e di come venisse fatto un film.

W. lo hai dedicato a qualcuno in particolare!?

C. Non esplicitamente, ma in realtà sono tante le persone cui lo dedicherei. Ne citerò alcune: Anna D’Abbraccio, la mia prima insegnante di cinema, recentemente venuta a mancare; lei mi ha insegnato la cura e la dedizione per le piccole cose, dalle micro-espressioni facciali ai dettagli nella creazione di un personaggio, al rapporto con la telecamera. È stata per me una Maestra di arte ed una grande motivatrice. Insieme a lei, lo dedicherei a tutti coloro che ho avuto l’onore di incontrare e che giudico dei Maestri: a partire da Franco Oppini e Fabio Vitta Ferrari –che mi hanno anche fatto l’onore di scrivere la prefazione e la post-fazione del mio libro- a Corrado Veneziano che ha presenziato la presentazione ufficiale presso il Museo delle Esposizioni,e poi Lorenzo Mucci, il primo insegnante a darmi fiducia come attrice, Pino Quartullo, che mi ha portata in scena al Teatro Eliseo, Maria Rosaria Caracciolo, che pian piano mi sta portando a realizzarmi professionalmente come docente ed acting-coach di tanti piccoli e giovanissimi talenti. Ed è soprattutto a loro che è non solo dedicato, ma anche indirizzato il mio libro: spero veramente che tantissimi bambini possano e vogliano leggerlo.

E per ultimo, ma non ultimo, dedico il mio libro a Massimiliano Tam, mio amico che non è più qui fra noi, un Attore naturale, spontaneo ed immediato nell’arte come nella vita, che è stato mio partner di scena e mio fratello nello spirito. E che, come me, è sempre rimasto un po’ bambino.

W. Hai qualche altro libro nel cassetto che presto vedrà la luce!?

C. A gennaio pubblicherò una serie di rielaborazioni in rima dei grandi classici, pensati proprio per diffondere cultura tra i piccoli ma senza annoiare! E c’è un personaggio guida che ho creato e che interpreto io stessa: Fatalilla, una fata che ha il potere di tramutare ogni parola “noiosa” in una rima divertente. Questo è il suo motto:

“Se è vero che ogni volta che qualcuno dice Io non credo nelle fate una fata muore (citazione Peter Pan), ogni volta che qualcuno, invece, dice di crederci, da qualche parte nel mondo…viene scritta una Favola”.

W. Bene Grazie Chiara, a presto con altre sorprese!

C. Grazie a te Willy! Sicuramente ce ne saranno!

A presto da Willy il Bradipo!

[Dario Santarsiero Detti e Fumetti-sezione Letteratura-articolo del 21 dicembre 2018]