
La cultura si ma sopratutto le olive ascolane !!!
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – editoriale del fondatore del 14 12 18]

La cultura si ma sopratutto le olive ascolane !!!
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – editoriale del fondatore del 14 12 18]

INFO: Wiet Van Broeckhoven è un umorista olandese
[Filippo Novelli del DETTI E FUMETTI – Sezione Fumetto – articolo del 14 dicembre 2018]
Scrivere una sorta di elegia del capofila del fumetto italiano; questo l’obiettivo che mi ero ripromesso dopo l’incontro all’ ARF dello scorso maggio in occasione del libro Macerie Prime –Sei mesi dopo, per rendere un tributo al più disponibile, socievole e simpatico ragazzo che ho mai conosciuto in questo fantastico mondo del Fumetto.

Se non ve ne siete resi conto amici questo è l’anno di Zerocalcare; lo dimostra dapprima il successo del primo libro “in due tempi” Macerie Prime, poi il film su di lui (la profezia dell’armadillo) ed infine la consacrazione del fumettista romano con la sua mostra in Un Museo (il MAXXI – a cura di Giulia Ferracci).
Lui sdrammatizza -perché è anche modesto – e dice di aver già preallertato tutti i genitori dei ragazzi a cui dava ripetizioni, non si sa mai…
In realtà questa mostra “SPACCA”.
All’ingresso non capivo perché uno come me con la faccia da metereologo dovesse essere perquisito e deprivato di zainetto, borsello e buste varie poi entrando ho capito il perché … qui lo dico subito: a tutti gli amanti di allestimenti mostre che mi seguono vi sto per spoilerare l’organizzazione della mostra di ZEROCALCARE quindi andate a vederla e poi leggete l’articolo.
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A tutti gli altri ci siete ancora?
Bene, dicevo l’allestimento di Silvia Barbagallo è fichissimo: andiamo dalle tavole su masonite sfogliabili poste dentro delle scatole di legno;

seguono delle teche con moleskine e sopra dei device con le foto delle stesse per poterle sfogliare;


ed ancora i vetri della sala oscurati con le più famose illustrazioni delle copertine dell’autore.
La sala di ingresso è pensata per il SELFY-POINT: c’è un puff in legno dove tu ti siedi e tu o il tuo accompagnatore può’ scattarti la foto con dietro il manifesto della mostra.

C’ è un raccoglitore fichissimo con tutti i libri di ZERO che tu puoi prendere e sfogliare stando comodamente seduto su un altro puff.

La mostra si snoda lungo una grande scalinata nella tromba della quale è raccontata la storia del percorso artistico del fumettista in doppia lingua. Nel piano superiore l’allestimento è quello tipico di una atmosfera underground con il muro fatto con un ondulit e alle pareti tutti i poster disegnati da Zero.
Le tavole sono accostaste magistralmente una accanto all’altra a formare un percorso a spirale che ottimizza magistralmente l’utilizzo dello spazio riservato alla mostra.
Ogni tanto ci sono degli info point in cui puoi prendere il tuo depliant personale o delle pagine di approfondimento che, per i feticisti dell’autore, è uno sballo. Io ci ho letto anche un gesto molto democratico ed intelligente per regalare un ricordo a chi non vuole prendersi il catalogo ufficiale. Immancabili anche i VIDEO con interviste all’autore e agli intellettuali del momento i quali ti fanno conoscere aspetti inediti di Michele Rech (questo il vero nome di Zerocalcare per chi non lo sapesse).
Come recita il depliant della mostra “la mostra si dipana in quattro nuclei tematici: POP, TRIBU’, LOTTE E RESISTENZE, NON REPORTAGE” racchiusi in una sorta di guscio che ricorda quello del suo alterego, l’armadillo. La mostra è, come suggerisce il titolo: “ scavare fossati-nutrire coccodrilli”, una riflessione sul momento storico, tratta “…dell’avanzare delle paure originarie dell’uomo, legate all’invasione, alla preservazione del proprio territorio…” ma non aggiungo altro per non rovinarvi la sopresa quando visiterete la mostra, un piccolo gioiello incastonato nel cuore di Roma che potrete visitare fino al 10 marzo del 2019… ma io se fossi in voi ci andrei subito.
Altre notizie utili:

4. Alla mostra ci sono le fan art di Zerocalcare dell’uomo ragno, jeeg robot, groucho,Andy Capp e tanti altri … insomma ci vediamo li. Ciao.

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fumetto – articolo dell’11 novembre 2018]
Ciao a tutti i nostri affezionati lettori di DETTI E FUMETTI; oggi sono io l’intervistatrice di turno per forza di cose! Mi tocca infatti dal momento che i nostri due reporter consueti per un giorno vestiranno i panni degli intervistati.
Esce infatti il loro nuovo libro: FUGHE nella versione Integrale.







Dedicarsi al teatro per ragazzi è come indirizzare la prua della nave verso un mare sconosciuto. E si perché un pubblico con una età che varia dai cinque ai quindici anni ha la possibilità di stroncare uno spettacolo con la massima facilità e senza appello. Lo sa bene Gloria Luce Chinellato e il resto della compagnia, orchestrata dal regista Valerio Giordano che, sprezzanti del pericolo, metteranno in scena dal 10 all ’11 novembre lo spettacolo “Dorotea nel favoloso mondo di OZ”.

Incuriosito vado a trovare la protagonista Gloria Luce Chinellato che vestirà i panni di Dorotea. La trovo sul palco seduta su di una cassetta della frutta, intenta a ripassare la parte.
W.: Ciao Gloria Luce ti disturbo!?
G.L.: Ciao Willy! Nessun disturbo, ti aspettavo. Vieni, Sali sul palcoscenico così parliamo.
Non so quante volte ci sono salito su un palcoscenico ma provo sempre la stessa scarica di adrenalina, appena poggio il piede sulle queste tavole di legno consumate da anni di calpestio. Per un momento mi perdo tra queste sensazioni, poi inizio l’intervista.

W.:Gloria racconta per i pochi che non la conoscono la trama di Dorotea nel fantastico favoloso mondo di OZ
G.L. : Lo spettacolo di Dorotea nel favoloso mondo di Oz racconta la storia di una bambina di undici anni che, rimasta orfana, vive in una piccola casetta su una prateria insieme ai suoi zii e al suo inseparabile amico a quattro zampe, Totò. Dorotea è una bambina come tante eppure così diversa, forse vittima di un’infanzia che in parte le è stata rubata. Vive in America, nel Kansas, una cittadina che trova grigia e noiosa al punto da rifugiarsi spesso nei suoi pensieri e sognare un’altra vita, oltre le nuvole. Tutto le sembra monotono e triste fin quando, però, un potentissimo tornado trasporta Lei e il suo amico peloso in un mondo fantastico, ricco di sorprese, streghe, maghi e amici speciali che l’aiuteranno a crescere, a ritrovare il sorriso e, non ultimo, la strada di casa.

W.:Cosa ha comportato interpretare Dorotea, una ragazzina di undici anni!?
G.L.: Interpretare Dorotea è stata una sfida emozionante. Questo personaggio così piccolo e a tratti immaturo, paradossalmente mi ha insegnato più di molti altri, aiutandomi a ritrovare lo stupore e l’entusiasmo tipico dei bambini. Con gli anni, infatti, si sviluppa il senso del dover essere a discapito dell’essere e spesso e volentieri si perde quella spensieratezza tipica dei ragazzi.
Dorotea non è una bambina infantile, anzi, ma la freschezza dei suoi anni è una caratteristica predominante nel percorso che intraprende per conoscere sé stessa. Interpretarla, dopo l’iniziale spavento per questa nuova avventura, mi ha alleggerito l’anima e mi ha regalato grasse risate. Ancora una volta mi ha dato conferma di quanto sia meraviglioso il lavoro dell’attore.

W.: Siamo curiosi di sapere se ti preoccupa più recitare davanti ad un pubblico adulto o davanti ad un pubblico di adolescenti e perché.
G.L.: Prima di andare in scena sono sempre preoccupata a prescindere da chi sarà il pubblico. Certamente, però, bambini e adolescenti obbligano ad un confronto ancora più sincero, che non nego spaventarmi maggiormente. In genere l’adulto tende ad edulcorare le critiche, il bambino, invece, è più onesto. La vittoria più grande è riuscire a coinvolgerlo al punto da vedere nei suoi occhi non più il tuo riflesso ma il personaggio che stai interpretando. Inoltre, confrontarsi con un pubblico di bambini significa anche “battezzare” quello che domani sarà il pubblico adulto: una grandissima responsabilità che ci viene offerta dai genitori cui va un sentito ringraziamento. A tutte queste piccole e bellissime preoccupazioni, però, va detto che si affianca sempre e comunque una grande fiducia nel lavoro svolto durante le prove con il regista che spesso e volentieri, come in questo caso ha fatto Valerio, cercano di prevedere il prevedibile lavorando sui minimi dettagli e particolari. Che dire, non vedo l’ora di iniziare!

W.: I tuoi prossimi progetti!?
G.L.: Nel prossimo futuro ci sono diverse storie e disparati ruoli che mi attendono ma oggi non posso che concentrarmi solo sulla mia Dorotea. Mano nella mano con lei, i miei fantastici compagni di viaggio, formidabili attori e solidali complici di gioco: Tony Scarfì, Stefano Bramini, Monia Duranti, Riccardo Rendina, Maria Carla Generali, Lucilla Tamburrino, Alessandra Silipo e Chiara Alivernini; con il nostro magnifico regista Valerio Giordano stiamo percorrendo un lungo viaggio oltre l’Arcobaleno, e non è ancora giunto il momento di salutarci pensando a domani.

W.: Non resta che ricapitolare i due appuntamenti!
G.L. Certo, con un doppio spettacolo, alle ore 16.00 e alle ore 18.00 il 10 e 11 novembre al Teatro Antigone sala Lysistrata in via Amerigo Vespucci 40 (Testaccio) andrà in scena “Dorotea nel favoloso mondo di OZ ”
W.: Bene grazie Gloria Luce, anche a nome dei lettori di Detti E Fumetti!
G.L.: Figurati grazie a te Willy, a presto!
[Dario Santarsiero, alias Willy il Bradipo, per Detti & Fumetti- sezione Teatro- articolo del 9 novembre2018]








Amici di Detti e Fumetti oggi vi parliamo di ritratto in ambito fotografico.

Siamo andati ad intervistare Stefano Massini, componente dell’Associazione di Fotografi FEST (dal tedesco “impostare”, organizzare e declinare l’arte fotografica) artefici di una originale iniziativa volta a portare il ritratto fotografico professionale nelle case di ognuno di noi. Il logo di FEST rappresenta il ring, una speciale lampada per la fotografia che elimina l’ombra sul volto del soggetto da fotografare.

Ma riprenderemo più avanti questo argomento.
Era da qualche anno che non intervistavamo un fotografo. Volevamo indagare quella terra di confine che sta tra il Mestiere e l’Arte.
Oggi come mai prima d’ora la fotografia si è dimostrata essere il medium più alla portata di tutti coloro che sentono il bisogno di esprimere la propria creatività; oggi come mai prima d’ora i social se ne sono accorti e stanno cavalcando l’onda. Infatti, numeri alla mano, la fotografia si sta dimostrando il più diretto ed efficace medium per condividere i propri stati d’animo, il proprio estro, la propria individualità; d’altronde non c’è nulla di più immediato per trasmettere una sensazione di una immagine.
A Stefano abbiamo chiesto di raccontarci cosa rappresenta oggi la fotografia.

F.: il digitale e l’analogico nel tuo lavoro; pregi e difetti secondo te.
S.:Pregi: La fotografia digitale è più comoda, ti permette di fare quanti scatti vuoi, senza un limite; hai subito un’anteprima dello scatto; in fase di post produzione puoi recuperare le zone troppo in ombra o quelle bruciate e puoi stravolgere completamente i colori.
Nella fotografia a pellicola tutte queste cose non le possiamo fare, ma proprio per questo, ti permette di imparare veramente l’arte fotografica.
Con il rullino hai pochi scatti. Questo potrebbe essere visto come un limite ma in realtà avendo pochi scatti, non puoi permetterti il lusso di sbagliare. Per questo motivo prima di scattare pensi alla foto che stai facendo, studiando la luce, la composizione etc.. affinché risulti al meglio.

Le foto scattate con rullino hanno un look imperfetto che le rendono affascinanti e poi per vedere le foto devi per forza stamparle, e la stampa sta andando a perdersi con il digitale. È un’emozione unica vedere le proprio foto stampate e poterle toccare con mano!
Difetti: l’analogico ha un costo molto più elevato rispetto al digitale (costo rullino e sviluppo)
il digitale proprio perché alla portata di tutti, per la sua facilità di utilizzo, ha prodotto negli anni, moltissima “cyber spazzatura”.
F.: cosa è per te la scuola, la tecnica e quanto ne tieni conto nel tuo lavoro. Quando è che invece bisogna dimenticarsene.
S.: Nel mio percorso di apprendimento (che parte da autodidatta) ho avuto la fortuna di conoscere molti amici, tra cui fotografi affermati, che sono stati la mia scuola, grazie a loro ho imparato facendo, ho affinato la tecnica nel tempo, partecipando a numerosi eventi.
Ritengo comunque la scuola fondamentale, lo studio è alla base di tutte le discipline.
Quello che la scuola non può insegnarti è fotografare con il cuore, rendere eterna un’emozione senza pensare a troppi tecnicismi.

F.: cosa è per te la post produzione. C’è sempre stata nel mondo della fotografia ma con l’avvento del digitale che ruolo ha?
S.:La post produzione è sempre stata presente già ai tempi della camera oscura ma con l’avvento del digitale è diventata un mezzo fondamentale, uno strumento per rendere la propria fotografia più potente e per risolvere problemi se e quando si dovessero presentare. Naturalmente proprio perché potente, andrebbe dosata con attenzione, perché cominciare ad elaborare una fotografia ed arrivare ad un risultato finale grafico ed artefatto, è un attimo.

F.: quanto sono importanti i gruppi di fotografia, quanto è importante fare mostre, avere un ritorno dal pubblico.
S.: Personalmente ho sempre vissuto la fotografia come un momento molto personale e solitario, una valvola di sfogo o un rifugio sicuro dallo stress e dai problemi della vita ma nel tempo, poco alla volta, ho cominciato a vivere la mia passione anche con amici ed ho scoperto quanto possa essere importante la condivisione; il confronto è motivo di grande crescita professionale ed umana. Le mostre sono un sicuro punto di incontro che avvicinano appassionati e non, una vetrina meno veloce dei social ma sicuramente più concreta e quando si crea interesse verso la propria fotografia, la cosa può solo che generare grande soddisfazione, è il carburante che ti fa andare avanti.

F.: cosa apprezzano di piu’ gli altri delle tue opere.
S.: Da quello che mi dicono, quando ricevo commenti sulle mie foto, è il riuscire a fare fotografie non banali e tecnicamente valide. Per me, già il fatto di riuscire a catturare l’attenzione di qualcuno, attraverso i miei lavori, significa che sto andando nella giusta direzione ma c’è veramente ancora tanto da fare e da imparare, la fotografia è bella per questo…è infinita.

F.: quali sono i tuoi soggetti preferiti. e perché .
S.:Il genere che più mi appartiene e rappresenta è il ritratto, soprattutto femminile ed in questi anni ho fotografato decine di modelle nazionali ed internazionali.
Mi ispiro a fotografi di livello superiore al mio e che fanno le foto ESATTAMENTE come piacerebbe farle a me, con la stessa filosofia, tecnica, approccio.
Quindi il ritratto è il genere che più mi emoziona, indipendentemente dalle belle modelle ritratte di cui internet è piena.
Altro genere che apprezzo molto è la street photography, che pratico di rado ma nei miei momenti di pausa tra un set ed un altro in studio.

F.: progetti in corso?
S.:A brevissimo inizierà una mia collaborazione con un noto fotografo ritrattista internazionale.
Mentre a lungo termine mi piacerebbe poter organizzare un bel viaggio fotografico, stile reportage, in un posto lontano tipo Birmania.

F.: che consigli daresti ad un amico che si avvicina oggi al mondo della fotografia
S.: Studia molto, scatta solo le cose che ti interessano, usa prima di tutto la testa e solo dopo la macchina fotografica e poi devi essere tenace e non sentirti mai bravo ma sii umile e pensa che avrai sempre da imparare.

F.: Grazie Stefano e alla prossima
S.: Ciao a tutti a presto
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione Fotografia – articolo del 6 novembre 2018]

se vuoi saperne di piu’ sull’autore dell’aforisma fai click QUI
( Filippo Novelli per Detti e Fumetti – sezione fumetto – articolo del 30 10 2018)
OGGI SU FACEBOOK ABBIAMO RAGGIUNTO I 500 FOLLOWER. FESTEGGIAMO

Noi di Detti e Fumetti siamo da sempre curiosi di capire tutte le declinazioni dell’Arte. Quello della Moda era un settore rimasto fino ad oggi inesplorato. Desideriamo colmare questa lacuna.

Per farlo abbiamo intervistato la nostra amica Laura Allevato.
F.:Cosa è la moda calata nella società odierna?
L.: Cerco di risponderti raccontandoti un fenomeno che sta spopolando in questo periodo e la sta’ facendo da padrone nel settore. Oggigiorno la Moda e’ sempre più alla ricerca di quegli stereotipi che l’acquirente possa riconoscere facilmente come “status symbol” ed il mondo da cui sta’ attingendo a “man bassa” sempre piu’ e’ quello della musica, in particolare dal mondo dell musica RAP/TRAP.
Personaggi come Kanye West o Rihanna ad esempio, oltre ad aver creato dei loro brand e collaborato con case di moda streetwear (Nike, Puma, Adidas, per dirne tre tra le principali), stanno portando avanti (soprattutto sui social) il loro clash di capi sportivi e pezzi unici di brand di alta moda (es: Gucci o Versace ).
I marchi che dominano queste nuove tendenze sono ad esempio: OFF- WHITE, SUPREME, ACOLDWALL.
Io personalmente resto fedele – malgrado debba seguire le leggi del mercato – alla progettazione, che parte da un’idea: pura, non contaminata, non contestualizzata; il marchio guida resta sempre per me quello di COMME DES GARCONS.

F.: Ai nostri lettori, della persona che intervistiamo, interessa da sempre capire quale sia stato il passaggio che lo ha portato dall’essere un appassionato di una tal arte al divenire un professionista del settore.
L.: Sinceramente non ricordo bene quale sia stato il momento esatto in cui ho deciso che da grande “volevo fare la stilista”, ricordo solo che gia’ durante il liceo, amavo disegnare e la moda era entrata nella mia vita. Seguivo il movimento “dark” hai presente…

Quindi a pensarci bene è stato grazie alla musica, attraverso il modo di vestire dei suoi protagonisti, che tutto è iniziato. La musica ha ispirato da sempre le mie creazioni; con esse ho pensato che avrei potuto comunicare agli altri quello che era il mio stato d’animo. Per questo motivo ho lasciato la facoltà di architettura per entrare in Accademia di Moda e Costume; da quel momento tutto è iniziato a scorrere in modo molto naturale.
F.: Hai preceduto la domanda successiva. Abbiamo dedicato molti articoli al “da grande farò l’artista” illustrando quali sono le scuole giuste da frequentare per raggiungere una preparazione di buon livello. Quali secondo te sono le migliori nella capitale e quelle nelle principali città di Italia?
L.: Io ho frequentato l’Accademia di Moda e Costume,dove sono felice di aver ricevuto una formazione culturale sopra la media rispetto a tutte le altre scuole di moda del momento e di aver studiato approfonditamente anche il costume (non a caso il direttore creativo di Gucci, Alessandro De Michele, che ha frequentato la mia stessa scuola, dimostra in modo eccellente quanto la storia del costume sia fondamentale per la nostra professione).
Oggigiorno si ha più’ scelta in Italia; sono nate diverse buone scuole di Moda (lo IED a Roma e Milano; il Polimoda a Firenze, la Marangoni a Milano).
F.: Usciamo un po’ fuori dagli schemi: Se tu avessi la bacchetta magica quali dovrebbero essere le principali azioni da intraprendere per valorizzare il Mondo della Moda che, come si legge dai giornali economici è quello con segno + al pari del Food & Beverage e del Turismo?
L.: Sarebbe bello non perdessimo il contatto con le ns origini e che queste ultime venissero tutelate dai Beni Culturali , intendo dire che mi piange il cuore ogni volta che marchi storici italiani (Versace,Valentino,Gucci,ecc) diventano di proprieta’ di famose holding del lusso straniere (Kering,LVMH,).
F.: Per concludere raccontaci a cosa stai lavorando ora è quali sono i tuoi progetti futuri prossimi.
L.: Al momento collaboro con la Diesel per cui già avevo lavorato anni fa in qualità di Senior Knitwear Style & Product Manager. Sto lavorando per il loro brand Diesel Black Gold,che sfila a Milano.

collaboro anche con altre aziende in giro per il mondo (soprattutto Cina/Hong Kong)
e fondamentalmente mi occupo dello sviluppo creativo e tecnico della categoria maglieria.

Ho infatti preferito nel tempo specializzarmi su una merceologia specifica al pari dei designer che seguono il denim.
E’ un ambito estremamente tecnico, e lo preferisco a quello di chi preferisce fare il tuttologo, come la maggior parte dei miei colleghi.
Tra i progetti che tenevo nel cassetto uno l’ho realizzato gia’ 2 anni fa’,in collaborazione con l’Accademia ,progettando un master di maglieria”Creative Knitwear Design”,oggi portato avanti dall’Accademia e da Modateca. Ne devo realizzare ancora altri di sogni nel cassetto ma lasciamo che sia il tempo a svelarli!
F.: Allora dobbiamo risentirci presto. Al prossimo sogno realizzato. Ciao Laura
L.: Ciao a tutti i lettori di DETTI E FUMETTI.
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione ARTE & MODA – articolo del 29 Ottobre 2018]
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