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CLO e gli edifici delle Poste di Roma

Cari amici oggi girando per Roma, mentre ero in fila da un semaforo rosso su via Marmorata, ho piacevolmente ammirato una dei più importanti esempi di architettura razionalista a Roma: l’edificio delle Poste dell’architetto Adalberto Libera.

L’edificio di Libera e De Renzi fu realizzato tra il 1933 e il 1935 nel cuore di Roma, a ridosso dell’Aventino e delle Mura Aureliane e adiacente al complesso monumentale della Porta S. Paolo e della Piramide di Caio Cestio. Rappresenta l’unica costruzione sul lato di Via Marmorata, caratterizzata da una forte connotazione e slancio razionalista, avente una forma squadrata ed elementare in cui l’organismo assume la forma di edificio a corte dimezzata.

É un volume massivo a forma di C, composto da elementi distinti, come se fosse un contenitore comprendente ambienti con funzioni diverse: al pian terreno i servizi postali, ai piani superiori gli uffici nelle ali laterali e il grande salone degli apparati telegrafici nel corpo centrale.

Obbiettivo comune ai due architetti è coniugare modernità e tradizione: da un lato è presente l’elemento nuovo, dinamico, emblematico in primo piano nel prospetto principale che affaccia su Via Marmorata e dall’altro lato, nella parte retrostante, una forma elementare, astratta, statica, classica che diventa una caratterizzazione tipizzata aggiunta e di supporto al primo.

La tipologia consolidata per gli edifici delle poste viene rivisitata e reinterpretata con una chiave di lettura nuova, a metà tra la versione moderna del tradizionale palazzo civico e la monumentalizzazione della macchina postale

Continuando la passeggiata per le “intasate” vie  di Roma sono arrivata a via Taranto; anche qui troviamo un altro intervento realizzato dalle Poste negli anni che intercorrono tra il 1933 e il 1935.

L’idea di potenziare l’edilizia postale di Roma mediante la costruzione di quattro nuovi edifici decentrati (Appio, Aventino, Milvio e Nomentano) era stata lanciata dal Ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano, che ne attribuiva la paternità allo stesso Mussolini. L’opportunità di una risoluzione così eclatante scaturiva dall’intersezione tra varie strategie rilanciate, all’inizio degli anni ’30, nel settore dell’edilizia: l’intensificazione della costruzione di edifici pubblici; l’accelerazione impressa al programma nazionale di potenziamento delle comunicazioni, imperniato sulla costruzione di nuove stazioni ferroviarie e palazzi postali. In tale ambito si registrava inoltre uno spostamento della politica delle strade e della casa, prevalente negli anni venti, a quella degli edifici pubblici.

(Planimetria ubicazione edifici)

 

Bandito nel 1933, il concorso per le poste di via Taranto venne vinto dall’architetto Giuseppe Samonà.

L’edificio, di tre piani, è impostato su uno zoccolo rivestito di travertino di Tivoli, che gira tutt’intorno all’edificio, tagliato da aperture per l’areazione del piano interrato. Sull’angolo, lo zoccolo si allarga in un basamento praticabile dal bordo concavo.

Su via Taranto il basamento viene incorporato dalla rampa che consente l’accesso all’ufficio postale. La pianta presenta una forma semitriangolare che nega la gerarchia urbana sottolineando la simmetria e omogeneità del trattamento dei due fronti, rispetto invece al diverso ruolo urbano di via Taranto e di via Pozzuoli.

All’entrata, sulla sinistra si accede al corpo scala che porta agli uffici dei piani superiori, a destra si accede allo spazio per il pubblico. Quest’ultimo è caratterizzato da un lungo corridoio che costeggia gli sportelli postali, attraversando tutto l’edificio: questa zona dell’edificio è interamente vertebrata da pilastri e presenta uno spazio a doppia altezza con un affaccio direttamente sul salone. Le facciate, bipartite dall’uso del travertino e di granito grigio scuro, denunciano nei prospetti l’articolazione della tipologia: il volume degli uffici è ritmato dalle aperture seriali regolari, mentre il corpo scala è enfatizzato compositivamente dal taglio delle finestre. Le due facciate principali sono caratterizzate

dalla contrapposizione di due superfici di dimensioni simili: sotto, il piano di vetro; sopra, il muro. Nella facciata d’angolo, la convessità della parete ha comportato l’utilizzo di lastre orizzontali di cemento armato. Gli altri prospetti, meno elaborati, sono risolti con un rivestimento in cortina e presentano delle vetrate verticali allungate.

L’edificio di Samonà , come molte opere di pregio a Roma, è circondato da una selva di antenne, cartelloni pubblicitari invasivi, traffico, buche sul manto stradale, marciapiedi dissestati, barriere architettoniche vergognose, parcheggi selvaggi e vandalismo di vario genere. Non c’è alcun cartello a segnalarne l’importanza e la bellezza che molti cittadini e le istituzioni non riconoscono, ignorando il pregio di questi beni culturali oltre che pubblici, che vengono ammirati e conosciuti più spesso dai turisti che dai romani.

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 27 gennaio 2015]

 

Per saperne di più:

 

http://www.archidiap.com/opera/palazzo-delle-poste-in-via-marmorata/

http://www.archidiap.com/opera/ufficio-postale-in-via-taranto/

 

L’ITALO DI MINNY-la recensione

Ciao amici, finalmente riprendiamo a parlare di cinema dopo molto tempo.

Purtroppo sarò io a parlarvene poiché Red Bear e’ stato colpito dal raggio malefico di Morbo che lo ha trasformato in un grazioso ma inerme peluche.

Data la mia tenera età i film che vi potrò raccontare sono quelli col pallino verde,cioè quelli adatti a tutti. Accontentatevi.
Le mie recensioni avranno 5 regole fisse a cui spero vi affezionerete:
1) Saranno scritte a caldo, quindi il sabato sera, perché i film li guardo il sabato pomeriggio.
2) Partiranno da uno spunto a me noto, la pittura o la scultura.
3) Saranno scritte senza aver mai letto prima alcuna recensione di altri.
4) Avranno una scheda tecnica finale sulla trama e sui protagonisti presa della rete (wiki, siti specializzati ,ecc.)
5) Avranno un voto ed una classifica relativa  ai soli film che ho visto.

Tutto ciò premesso partiamo finalmente con la mia prima recensione!

Questo è un film su un cane, che piace tanto a noi bambini, ma io non vi parlerò di lui. Vi parlerò di cucina perché credo che la regista, Alessia Scarso,  sia un’ottima chef…

Ha capito infatti che per realizzare un buona pietanza è fondamentale la scelta degli ingredienti.

La scritta è il primo “buon ingrediente” perché ammicca a LOVE di Indiana quotato oggi 1.000.000 di sterline. Purtroppo Robert Indiana non riuscì a registrare i diritti d’autore per la sua immagine e pertanto … scoraggiarne l’uso non autorizzato è difficile.

Scegliere un nome che è sulla bocca di tutti (non so voi ma io quando si è vista la rotaia… ho temuto il passaggio pubblicitario) è un altro punto a suo favore….si fa pubblicità da solo.

Scegliere due bravi attori nostrani, Marco Bocci ed Elena Radonicich, che tanto ricordano due divi noti da tempo e saldi nell’immaginario collettivo è il terzo ingrediente vincente…dai che ci avete fatto caso pure voi alle somiglianze..

 [Marco Bocci – Giancarlo Giannini – Adriano Giannini]

 

[Elena Radonocich – Nicole Kidman]

Scegliere un set magnifico come quello siciliano è stata la ciliegina sulla torta. Questo film è un buon biglietto da visita per il turismo della Sicilia e dell’Italia che ogni regione dovrebbe far girare e promuovere specie in quest’anno durante il quale, grazie all’EXPO, l’Italia sarà il centro del mondo.

[SCICLI-SICILIA]

La Fotografia è di Daria D’antonio,  che ha collaborato con il Bigazzi  della Grande Bellezza… e si vede.

L’incasso dopo la prima settimana si aggira intorno ai 350.000,00 € che per un film di una esordiente non è niente male.

Il mio voto è 6/10

Ciao da Minny e …al prossimo film…che qui il mio amico peluche non si è ancora ripreso.

ah dimenticavo la trama di Italo  ce la racconta  Paola Casella su MyMovie :

Scicli, Sicilia, 2009. Un’ordinanza comunale ha bandito i cani randagi dal paese, ma un golden retriever sfida l’ordinanza e comincia a frequentare le stradine locali, affezionandosi soprattutto ad un bambino di dieci anni, Meno, figlio del sindaco Antonio Bianco. A poco a poco Italo, come verrà soprannominato il cane, entrerà a far parte della vita della comunità, accompagnando i turisti in visita, assistendo in chiesa alla messa e giocando con i bambini del paese. La sua presenza addolcirà le vite di tutti e farà da cupido fra il padre di Meno, rimasto vedovo, e la maestrina locale, così come fra Meno e una sua compagna di giochi….” continua qui:http://www.mymovies.it/film/2014/italo/

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione Cinema – articolo del 24 gennaio 2015-l’illustrazione è di Filippo Novelli]

WILLY E L’ INDAGINE NEL MONDO DELLA NARRATIVA: intervista a Luca Olivieri su Come Sarah Conrad divenne un’assassina – una storia d’amore”.

Oggi ho deciso di spaziare oltre la mia consueta rubrica di Teatro e di farvi conoscere il mondo della narrativa attraverso l’intervista fatta a Luca Olivieri, esordiente in questo ambito con il suo libro “Come Sarah Conrad divenne un’assassina – una storia d’amore”.

Incontro Luca Olivieri a Roma,in centro, complice, una giornata di sole invernale.  Passeggiando per i vecchi vicoli non stavo più nella pelle, dopo aver letto la sua ultima fatica “Come Sarah Conrad divenne un’assassina”, auto prodotto con edizioni Book Republic. Libreria italiana specializzata in ebook, volevo saperne di più su di lui.

W.Chi ha o cosa ha “scatenato” la voglia di scrivere? 

L. Ho cominciato a leggere all’età di tre anni, e fin da allora ho sempre saputo che il mio futuro era legato alla parola scritta. In seguito, per una serie di coincidenze, tra cui un’originale idea di compito a casa della mia maestra delle elementari, ho conosciuto la scrittura poetica e, qualche anno dopo, alla ricerca di un mezzo per esprimere ciò che sentivo, mi sono rivolto ad essa. Nel frattempo ho continuato a leggere, ad elaborare trame di romanzi e a scrivere racconti, anche se per un certo periodo mi sono concentrato maggiormente sulla poesia. Al momento, invece, sto portando avanti vari progetti di narrativa, pur non avendo in alcun modo detto addio alla poesia.

W. Essere nato in una terra dove basta una scatola di fiammiferi per farti ballare, ha influenzato la tua scrittura? 

L. In tutta sincerità non ci ho mai pensato, anzi è una domanda che mi mette un po’ in difficoltà, così su due piedi. Diciamo che sicuramente la mia “brasilianità”, passami il termine, ha senza alcun dubbio contribuito come ogni altro aspetto del mio retroterra e delle mie esperienze a caratterizzare la mia vita e, di conseguenza, anche la mia scrittura.

 W.E quanto? 

L. Probabilmente, accanto ad un certo innato senso del ritmo, che probabilmente appare più evidente nei miei versi che nella mia prosa, quello che è più presente nei miei scritti è la cosiddetta saudade, termine che non si può tradurre in italiano ma che ha un corrispondente solo nella tedesca Sehnsucht. Con questo termine, erroneamente tradotto con nostalgia, si indica un senso di perdita e di tensione verso un qualcosa che non sappiamo cosa sia ma che ci manca in maniera straziante. Questa saudade sicuramente pervade la mia poesia, ma in un certo senso si riflette anche nei miei scritti in prosa ed è, in generale, un tratto distintivo della mia personalità e del mio approccio alla vita.

W. Il fatto di essere definito un poeta, ti imbarazza? 

L. Assolutamente no, io stesso mi definisco così.

W. Perchè?

L. La Poesia e la Scrittura sono, come le altre forme d’arte, un qualcosa che fa parte di noi e di cui non possiamo assolutamente fare a meno. Sono forze che caratterizzano e in parte condizionano la nostra vita e la nostra visione della vita e non credo dovrebbero creare imbarazzo, almeno non più di quanto dovrebbe crearne l’essere mancino o destrorso. Faccio un’auto-citazione dalla mia poesia “Poeta” (Petali): “Sono poeta, sì e non me ne pento.” Credo sia questo lo spirito giusto.

W.Quanto di Sarah Conrad rispecchia la tua personalità?

L. Moltissimo. In primo luogo in quanto la storia stessa nasce da una mia esperienza autobiografica: un periodo molto buio che ho passato alcuni anni fa e che sfociò nella mia scomparsa, durata in tutto un paio di settimane. La fuga è un’esperienza rigenerante, devo ammettere, che mi è servita molto per maturare e capire cosa volessi e ancora oggi, di quando in quando, sento la voglia di abbandonare tutto e tutti e prendere un periodo per me stesso, per “ricaricare le batterie”. A parte questo, ci sono altri tratti comuni con Sarah come la ricerca dell’Amore, quello con la A maiuscola, la tendenza a seguire gli impulsi istintivi senza fermarsi troppo a ragionare ma soprattutto, direi, la voglia di libertà e il rifiuto di sottostare a regole prestabilite o di calarsi in un “personaggio” che non ha niente a che vedere con la nostra vera essenza.

W. Cosa ti senti di dire ai giovani poeti che vogliono intraprendere la tua stessa carriera

L. Di perseverare nella volontà di scrivere e di usare la parola come mezzo per comunicare e suscitare emozioni senza dare ascolto in alcun modo a chi dice loro di lasciar perdere. Perseverare sarà anche diabolico, ma nel nostro campo è decisamente necessario! La seconda cosa che mi sento di dire è di non avere paura di osare o di essere troppo innovativi, sperimentate! Infine consiglio di leggere tanto, tantissimo, anche un libro al giorno, se si ha il tempo. Trovo sia l’unico modo per alimentare il flusso della scrittura, per conoscere ed approfondire l’utilizzo corretto della lingua e anche, perché no, qualora ci si imbatta in un libro scritto male, per capire cosa evitare e come non scrivere.

W. La scelta dell’ Ebook, cioè il libro elettronico scaricabile su Smartphone, Android, e Kindle, è stata condizionata o voluta? 

L. Entrambe le cose. Da un lato, il manoscritto è passato per le mani di svariati editori di libri cartacei ma alla fine Eclypsed Word, che pubblica appunto Ebook, mi ha contattato offrendomi una collaborazione non limitata ad un solo titolo ma ad una serie di opere. Ho subito accettato, pur preferendo da sempre il libro cartaceo. In seguito però mi sono reso conto che il formato digitale, più duttile, mi garantiva una maggiore libertà. “Come Sarah Conrad divenne un’assassina”, ad esempio, è uscito sia in italiano che in inglese, ed è probabile che in seguito verrà pubblicato anche in altre lingue, il che , spero, ne garantirà una maggiore fruizione e diffusione. La pubblicazione simultanea, o comunque in breve lasso di tempo, in più lingue, sarebbe stata molto più complicata (e dispendiosa) per un libro cartaceo. Quindi pur rimanendo un nostalgico amante del libro cartaceo, non posso fare a meno di apprezzare il formato Ebook per le sue grandi potenzialità. La scelta del formato digitale ha anche avuto come conseguenza la realizzazione di un booktrailer, sia in versione italiana che inglese, basato su un estratto del libro, per la regia di Raffaello Sasson, con protagonista la bravissima Francesca Stajano. Il gruppo di lavoro che ha realizzato il booktrailer comprendeva inoltre Giorgio Marsili musiche originali), Federico Sisti (fotografia) e Daniele Scotti (montaggio). Attualmente il booktrailer è in gara per i Booktrailer Online Awards ed è visibile su Youtube e su Facebook nel gruppo “Come Sarah Conrad divenne un’assassina”.

https://www.youtube.com/watch?v=pH7aSICcVDo trailer ita

https://www.youtube.com/watch?v=j87r3x0pvt4 trailer Eng

https://www.facebook.com/groups/1556421761238142/ gruppo FB

http://btonlineawards.altervista.org/come-sarah-conrad-divenne-unassassina/ bt awards

LA SCHEDA DEL LIBRO – Come Sarah Conrad divenne un’assassina

La lucida follia di Sarah Conrad  che gli fa immaginare un uomo in  nero, anonimo ma non per questo meno presente, che l’accompagni nel suo cammino liberatorio, come un novello Virgilio, non ha un effetto sconvolgente su di noi , al contrario, in un certo senso ci rilassa.

Finalmente Sarah  ha trovato la sua dimensione, la sua ragione di vita fino ad ora trattenuta da freni inibitori, che le hanno impedito di viverla a pieno. Ci fa quasi piacere la sua rivalsa verso il mondo, il suo modo di gridare la voglia di vivere. In fondo cosa cerca!? La felicità di una famiglia,  che alla fine otterrà! E allora non resta che tifare per lei. Forza Sarah!

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Luca Olivieri è nato a Saõ Paulo, Brasile, nel febbraio del 1980 ma ha sempre vissuto a Roma. La sua prima poesia, “La primavera”, la scrive quando ha dieci anni, come compito a casa; riprende a scrivere poesie due anni dopo, per gioco e per dare sfogo alle sue inquietudini, dapprima saltuariamente, poi con un ritmo più sostenuto, finché, dalle 39 poesie scritte tra il 1992 e il 1997, in due anni arriva ad averne 188.

Nello stesso anno vede la luce la raccolta “Elektro-poems”, antologia di 40 dei brani prodotti nell’annata 1999 -2000, molto feconda per l’autore. Nel dicembre 2004 poi, la poesia “Eos” viene inserita nell’antologia “Voci del Duemila” (Golden Press), mentre “Sonetto” viene scelta tra le poesie facenti parte dell’agenda “Pagine del poeta 2005” (Editrice Pagine)

Nel frattempo gli interessi artistici di Luca Olivieri cominciano ad avventurarsi in sentieri a lui meno noti come la fotografia (finalista al Premio nazionale Citt@rt e mostra fotografica personale “Orizzonti discendenti”), la pittura, il cinema (scrive e dirige il corto “XVII”), la recitazione teatrale, la musica etc. rivelando la sua poliedricità di “artista a 360°, o quasi”, come lui stesso ama definirsi.

Nell’autunno del 2005 si trasferisce a Manchester in Inghilterra dove insegna italiano presso la Manchester Metropolitan University. Al termine del suo incarico decide di restare in Inghilterra e, nell’estate 2007 si trasferisce in Francia dove rimane a vivere per circa sei mesi. Durante questo periodo si dedica alla stesura di materiale in lingua inglese, ancora in attesa di pubblicazione, e partecipa all’agenda “Pagine del poeta” 2006 e 2007 Tornato a Roma, prende parte all’antologia “Strani bambini” (Mephite, 2008) con tre racconti brevi. Nel 2010 si dedica nuovamente alla fotografia in un percorso che culmina con la mostra personale “Vienna – A portrait” mentre nell’autunno del 2011 esce la sua terza raccolta di poesie “Farfalle a impulsi” (Albatros Il filo) che si classifica terza alla X Edizione del Premio Letterario Insieme nel Mondo e riceve la menzione di merito della critica in occasione della VI Edizione del Premio Città di Castrovillari-Pollino e della VI Edizione del premio Alberandronico. A giugno 2014,  vari testi poetici composti nell’arco  dei venti anni della sua attività di poeta confluiscono nella raccolta “Petali” Narrativa&poesia). Come Sarah Conrad divenne un’assassina – una storia d’amore è il suo primo libro pubblicato da CEFAC & Arts sotto l’etichetta Eclypsed Word.

Un saluto a tutti e rimanete in contatto, il vostro Willy

[Dario Santarsiero per DETTI E FUMETTI – Rubrica di Narrativa – articolo del 14 gennaio 2015]

 

I BAMBINI, L’ARTE E LE LORO LISTE DEI DESIDERI

Quest’anno al posto della lettera a Babbo Natale mi sono ritrovato sulla scrivania una lista di ben 7 desideri.

La lettera iniziava così:

Caro Babbo per queste feste vorrei..

1- realizzare delle cornici che mi ricordano il mare
2- correre a tutta velocità per il centro della la città
3- leggere storie di strani animali
4- realizzare l’action figure del cane del vicino
5- andare al Planetario per vedere come sta Plutone
6- andare al museo per copiare i quadri famosi con la carta copiativa
7- andare a dar da mangiare ai gabbiani sui tetti di Parigi

Cominciamo con il primo desiderio:

“ realizzare delle cornici che mi ricordano il mare”
Mesi fa eravamo andati al mare a raccogliere delle conchiglie.

La difficoltà dell’impresa in una scala da 1 a 10 era pari a 3. Missione compiuta.

“La manualità e l’arte”

Giocare all’arte visiva, scoprire le qualità dei materiali usati dai grandi artisti, come stoffe, carta, colla, cartone. Imparare giocando. Divertirsi a fare qualcosa di diverso dalla routine scolastica. Jean Piaget individua nel gioco il mezzo consono al bambino per sperimentare, apprendere, conoscere. “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”. Facendo e giocando i bambini conoscono gli strumenti e le regole del linguaggio figurativo, imparano a costruire immagini e messaggi, si avvicinano alla comprensione dei percorsi mentali e delle idee presenti nelle opere degli artisti. (*)”

Preso dall’entusiasmo per il successo del primo obiettivo ho deciso di realizzare tre desideri in una sola volta: il 2,3 e 6

2- correre a tutta velocità  per il centro della la città
3- leggere storie di strani animali 
6- andare al museo per copiare i quadri famosi con la carta copiativa
Correre in Centro con la folla e il freddo era praticamente impossibile …però una soluzione c’era.

A ROma ci sono due musei, il MACRO e il MAXXI, che ben si prestano all’impresa; sono pieni di scale, corridoi, passaggi e passatoie dove correre;hanno costruzioni su cui arrampicarsi, insomma un vero spasso. Li avremmo anche potuto vedere e leggere di animali fantastici e copiare i quadri famosi.

Attrezzati di cartella, colori e blocco notes siamo partiti e ci siamo divertiti moltissimo.

Grado di difficoltà 5. Missione compiuta.

 

“Il Museo.

L’alfabetizzazione artistica passa dalle visite al museo. Portare i bambini alla scoperta del museo, dove dimostrano di saper «leggere» le opere. 

 Insegnare l’Arte è un investimento culturale sulla comunità del futuro. Stimola e accresce la creatività, l’inventiva, la fantasia e l’abilità manuale, e insegna a raggiungere un risultato partendo dall’osservazione.

 Compito nostro è quello di trasmettere l’essenza comunicativa di un’opera e i suoi contenuti sotto forma di gioco. Guidare i bambini nelle sale espositive, certamente non per proporre modelli e, quindi, limiti al libero operare individuale. 

Occorre decidere in anticipo la parte (o le parti) del museo che si vogliono vedere in modo più approfondito; non costringeteli a soffermarvici troppo. Guardate le opere che vorrete vedere al museo su internet; stampatele e, se potete, lasciategli portare una o due figure per farlo andare a “caccia” delle opere all’interno del museo. La figura servirà come punto di partenza per parlare dell’opera. La visita al museo sarà piena di gioiose esclamazioni del tipo “Questo lo conosco!”(*).

Mi sono lasciato per ultimi i desideri più complicati nella speranza che se ne dimenticasse.

Ho iniziato a distrarla proponendole di colorare un disegno di dinosauro o di un drago, di realizzare un collage ritraendo il suo giocattolo preferito, la giraffa. L’ho avvicinata a nuove tecniche di disegno insegnandole l’uso della china.

Le ho ricordato l’importanza del riciclo e con la carta dei regali avanzata abbiamo fatto lo sfondo al suo disegno a china.

Ma non c’è stato verso. Non voleva rinunciare al suo desiderio: realizzare l’action figure del cane del vicino. Capite? non il pupazzetto, la statuina, no l’action figure. Troppo NERD!

L’unico materiale che avevamo in casa era la creta. Livello di difficoltà 7. Missione compiuta.

 Dare alcune regole

Prima di iniziare ad impastare la creta abbiamo disegnato il bozzetto del cane e le ho spiegato che occorreva costruire una struttura di sostegno altrimenti si sarebbe afflosciata … ho anche iniziato a raccontarle cosa era il cemento armato, il modulo di elasticità …mi guardava perplessa e quindi ho smesso ripromettendomi di riprendere l’argomento tra qualche anno [**]

 

Rimanevano gli ultimi due desideri uno facile l’altro impossibile:

5- andare al Planetario per vedere come sta Plutone

7- andare a dar da mangiare ai gabbiani sui tetti di Parigi

Mi ha detto lo sai che i pianeti del nostro sistema solare sono diminuiti. Plutone è stato declassato a pianeta nano. Vorrei vedere se lo hanno lasciato a Nettuno.

Lo abbiamo trovato. Per fortuna.

Con la scusa di andare al planetario, sapendo che in via provvisoria si era spostato a Villa Torlonia, ne ho approfittato per farle vedere una casa fantastica che non la trovi nemmeno nel libro di Biancaneve o nella terra di mezzo del Signore degli Anelli: Il Museo del vetro presso la Casina delle Civette.

E’ rimasta estasiata dalla bellezza delle vetrate e affascinata dai mille comignoli e tettoie.

Rimaneva da dar da mangiare al gabbiano. Costruiamolo noi le ho detto. Iniziava in quel momento il  Laboratorio di robotica di Tecno-town e così con il computer e i mattoncini della Lego lo abbiamo fatto!.

Livello di difficoltà 8. Missione compiuta?

Macchè …mi dice questo è finto e da qui non si vede la torre Eiffel.

Eravamo ai Fori Imperiali  e ad una bancarella di souvenir compro la torre, saliamo sull’Altare della Patria… e anche l’ultimo desiderio viene esaudito.

Livello di difficoltà 10. missione compiuta.

La migliore vacanza delle mia vita, credetemi.

(*) citazioni e altri approfondimenti sul tema li trovi qui:

http://www.magnanirocca.it/fmr/perche-portare-i-bambini-al-museo/

http://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/musei-e-giusto-portare-anche-i-bambini

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI- Sezione ARTE – Articolo del 6 gennaio 2015]

CLO E IL GIARDINO VERTICALE

Cari amici quest’anno l’albero di Natale più grande del mondo… una notiziona dalla vostra CLO, finalmente un bosco in città. A Milano è sorto un bosco verticale! 

Con sommo piacere voglio annunciarvi che un progetto di  architettura italiana ha avuto un grande riconoscimento internazionale: Il Bosco Verticale di Milano, progettato da Stefano Boeri, docente di Urban Design al Politecnico di Milano, ha vinto  l’International Highrise Award 2014.

Tra i 5 finalisti del premio internazionale ci sono anche l’edificio “De Rotterdam” disegnato da Rem Koolhaas, “One Central Park” di Sydney e “Renaissance Barcelona Fiera Hotel” progettati da Jean Nouvel e il complesso cinese “Sliced Porosity Block” di Chengdu disegnato da Steven Holl.

“Bosco Metropolitano” è simbolo della simbiosi Natura-Architettura grazie alle sue due torri residenziali di 80 e 112 m di altezza (27 e 19 piani, 113 residenze totali) in grado di ospitare 800 alberi fra i 3 e i 9 metri di altezza, 11.000 fra perenni e tappezzanti, 5.000 arbusti, per un totale di oltre 100 specie diverse: un corrispettivo di 20.000 mq di bosco e sottobosco che densificano in altezza il verde nella Città.

Di questo progetto previsto per l’Expo 2015 per riqualificare un quartiere al centro di Milano se ne parla ormai da anni e già i primi render del grattacielo catturarono subito l’immaginazione di molte persone in tutto il mondo, tutti ansiosi di capire come sarebbe stato realizzato e quanti benefici avrebbe portato.

I lavori iniziano a mostrare l’aspetto delle torri residenziali una volta finite, ora che la maggior parte del ponteggio è stato smantellato. Anche alberi e piante di 100 diverse specie sono stati sistemati, circondando di verde tutto il rivestimento esterno e  daranno vita a un microclima, in grado di abbattere CO2 e polveri sottili, produrre umidità e ossigeno, ridurre dell’inquinamento acustico e il vento.

Un sistema di energia fotovoltaica (500 mq di pannelli), eolica e geotermica garantirà, poi, l’autosufficienza delle due torri, mentre l’irrigazione delle piante avverrà per larga parte attraverso un impianto centralizzato di filtrazione dell’acque grigie.

Stefano Boeri ha dichiarato: “Sono molto contento perché il premio che è stato assegnato al Bosco Verticale rappresenta un riconoscimento l’innovazione nell’ambito dell’architettura. È un invito a pensare all’architettura come un’anticipazione del futuro per ognuno di noi, non solo come l’affermazione di uno stile o di un linguaggio. Il Bosco Verticale è una nuova idea di grattacielo, in cui alberi e umani convivono. E’ il primo esempio al mondo di una torre che arricchisce di biodiversità vegetale e faunistica la città che lo accoglie. Sono felice per Milano, per Expo, e ringrazio chi ha promosso e sostenuto il nostro progetto, a partire da Hines Italia e dalle associazioni del quartier e Isola”

Per saperne di più:

http://www.greenme.it/abitare/bioedilizia-e-bioarchitettura/12301-bosco-verticale-quasi-pronto

http://www.greenme.it/abitare/bioedilizia-e-bioarchitettura/5968-un-bosco-verticale-a-milano

http://blog.casa.it/2014/11/20/milanoil-bosco-verticale-vince-il-premio-come-piu-bel-grattacielo-del-mondo

Ciao a presto dalla Vostra CLO!

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – Sezione Architettura – Articolo del 26 novembre 2014]

CLO, la SCOZIA e le sue energie rinnovabili

I grandi cambiamenti spesso prendono avvio da piccole realtà.

Parliamo di nuovo di energie rinnovabili e facciamo un “volo” fino in Scozia, per la precisione sull’ isola di Eigg, 31 chilometri quadrati di terra all’interno dell’arcipelago delle Ebridi, davanti alla costa scozzese.

Gli abitanti, un centinaio circa, sono fortemente impegnati per ottenere un comune e ambizioso obiettivo: essere la prima isola al mondo energeticamente autosufficiente.

Un risultato impegnativo ma non impossibile da raggiungere, specialmente se si osserva da vicino la vita sull’isola e la tenacia dei suoi abitanti. Per esempio, nel 1997 si sono uniti per acquistare la terra sulla quale vivono, diventandone dunque i soli proprietari.

Nel 2008, invece, hanno inaugurato la prima rete elettrica dell’isola. Completamente staccata e indipendente da quella operante sul territorio britannico e in grado di collegare tutti gli edifici, essa è costata 1.6 milioni di sterline (1.9 milioni di euro) ed è stata realizzata grazie a finanziamenti dell’Unione europea e al contributo di soggetti nazionali britannici.

La scelta è stata dettata da un mix di necessità e di consapevolezza ambientale. Innanzitutto, questa era la via più diretta per avere energia a prezzi convenienti, senza dover più accettare le alte tariffe proposte dalle utility nazionali. Inoltre, è stato un modo per rendere la vita sull’isola ancora più armonica ed integrata con il territorio, sfruttando al meglio ciò che c’è, ovvero sole e soprattutto il vento.

La posizione di Eigg sul bordo dell’Oceano Atlantico è considerata ideale per le energie rinnovabili, a causa del clima estremo. Mentre piogge frequenti possono sembrare uno svantaggio, possono aiutare le centrali idroelettriche dell’isola a generare un surplus di energia.

L’energia in eccesso viene immagazzinata in batterie o indirizzata ai dispositivi di riscaldamento negli edifici pubblici per aiutare a mantenere le strutture asciutte e ad una temperatura piacevole.

I residenti sono limitati a 5 kW alla volta, mentre le imprese possono attingere fino a 10 kilowatt.

In questo modo si è cominciato a eliminare i rumorosi e inquinanti generatori diesel, sostituiti da turbine e pannelli fotovoltaici (in grado di immettere energia direttamente in rete).

Ciascuno di quei residenti ha voce in capitolo riguardo come il programma di energia rinnovabile verrà implementato. Chiunque abbia vissuto ad Eigg per più di sei mesi diventa un membro del comitato dei residenti, che si occupa delle infrastrutture.

Ad oggi l’85-90% dell’energia utilizzata sull’isola proviene da fonti rinnovabili. La restante parte è integrata da carburanti di origine fossile, anche se l’impegno comune è quello di utilizzare sempre più diesel a basse emissioni inquinanti. Almeno fino a quando si arriverà al 100% rinnovabile.

Per saperne di più:

http://www.electricmotornews.com/energie-alternative/energia-solare/la-prima-isola-a-energia-rinnovabile-e-scozzese

http://www.domotecnica.it/notizie/view/in-scozia-la-prima-isola-alimentata-da-una-turbina-idroelettrica

http://www.industriaenergia.it/scozia-comunita-energicamente-autosufficiente-e-sostenibile-5376.html

 

Ciao dalla vostra CLO’.

[Maria Clotilde Massari per DETTI E FUMETTI – sezione architettura – articolo del 1 novembre 2014]