Cari lettori di DETTI E FUMETTI, non potevamo cavarcela così con i Beatles e dedicargli solo un capitolo (MY GUITAR GENTLY SWEEP). La loro grandezza meritava un BIS come nei migliori concerti.
Abbiamo chiesto al nostro amico Carlo Di Tore Tosti, bravissimo bassista dei Mardi Gras, nonchè beatlessiano della prima ora, di raccontarci la storia di una altra loro HIT, entrata con merito nell’olimpo delle canzoni piu’ ascoltate di sempre: Eleanor Rigby.
Quando i Beatles iniziano a suonare nel 1962 non c’è nessuno come loro. Provarono ad imitare il rock di Elvis ma gli venne talmente male che dovettero creare qualcosa di nuovo: aprire nuove porte a quel fenomeno noto come BEAT.
Creatori di arrangiamenti e melodie (specie dopo l’incontro del 64 con Dylan) vennero da tutti , Rolling Stones compresi, come i veri creatori del BEAT. In realtà è grazie al cortocircuito con Dylan che i Beatles introducono testi piu’ densi e pregnanti, iniziano ad usare l’ elettronica e a mixare vari generi tra cui il rock, il folk e il blues. .
ELEONOR RIGBY, appartenente all’album Revolver (nel 45 giri con Yellow Submarine -1966), è stata scritta nel ’65 da Paul Mccartney (infatuato da Vivaldi) in occasione crediamo di un refuso mentale.
Paul stava andando a Bristol e lungo la strada trovò un negozio dal nome RIGBY che gli rimase impresso nella mente. Aveva appena terminato il film HELP dove recitava la bellissima attrice Eleanor Bron. Paul uni’ i due nomi Rigby con Eleonor e ne fece il titolo della canzone. Ma c’è di piu’, Paul scrive questa canzone incentrata sul tema della povertà, sulla solitudine senza redenzione, ambientata nella Inghilterra post bellica degli anni 40-50, che furono gli anni della sua gioventù trascorsa a Liverpool.
In quegli anni lungo la strada per andare a casa il piccolo Paul passava in un cimitero (che come sappiamo in Inghilterra spuntano tra le case e dove gli inglesi sono soliti passeggiare, sostare a prendere il sole senza farsi troppi problemi).
Ebbene in quel cimitero, Paul tornò a passeggiare dopo qualche tempo quando la sua E. R. era divenuta una canzone da hit parade e vi trovò la tomba di una certa Eleonor Rigby. Eleonor era sempre stata li e il giovane Paul aveva letto mille volte il suo nome sulla lapide ma lo aveva rimosso. Immaginate che strana causalità.
George Martin, il produttore dei Beatles, definito da molti il quinto Beatles, chiese a Paul di arrangiare Eleanor Rigby alla stregua di Yesterday ( 1965- sempre di Paul – prima canzone arrangiata con un quartetto di archi-cosa rivoluzionaria per l’epoca) mediante un doppio quartetto di archi… e quella fu la fortuna della canzone che la rese immortale. Fu la prima canzone che Paul compose e arrangiò tutto da solo scrivendo e cantando la parte delle voci tanto che George nel 1966, anno del loro ultimo concerto, intervistato dai media rivelò questo segreto alla domanda se i Beatles avessero o meno dei progetti da solisti. La dichiarazione fu: si Paul sicuramente, se pensate che mentre componeva Eleanor gli altri Beatles non c’erano e si erano andati a prendere un the.
il CONCEPT BOOK -mix di fumetto, partiture musicali per orchestra e narrazione dei brani del repertorio del concerto, STORIA DI UNA CANZONE conterrà questo brano di cui vogliamo anticiparvi alcuni passi.
Al prossimo concerto sarà disponibile insieme alla T-shirt realizzata da Filippo Novelli. Per gli appassionati e per chi volesse averli per primo, si puo’ fare il preorder scrivendo a filipponovelli.911i@gmail.com .
Alle prossima puntata! Rimanete connessi.
MARDI GRAS & Carlo Tore Tosti BIO
Carlo di Tore Tosti – bassista dei MARDI GRAS è già stato nostro ospite quando ci ha raccontato come un suono puo’ trasformarsi in disegno. Se volete approfondire potete andare (QUI)
Liina Rätsep MARDI GRAS . foto di Roberta Gioberti — presso Kill Joy. Tutti i diritti sono riservatiLA BAND MARDI GRAS – foto gentilmente concesse da MARDI GRAS- tutti i diritti sono riservati
[Carlo Di Tore Tosti per DETTI E FUMETTI -sezione MUSICA – articolo del 2 agosto 2022]
Amici di DETTI E FUMETTI oggi parliamo di un gruppo mitico, i BEATLES sui quali torneremo in seguito.
Specificatamente di una delle loro canzoni piu’ belle a nostro parere: While My Guitar Gently Weeps
Illustrazione di Filippo Novelli -(ALL RIGHT RESERVED)
Canzone dei Beatles, composta da George Harrison e pubblicata nell’album “The Beatles” del 1968 (anche noto come “White Album”).
La fonte d’ispirazione del brano venne a Harrison dalla lettura dell’I Ching, il libro dei mutamenti cinese: “In Oriente ogni cosa è connessa con ogni altra cosa, mentre in Occidente è solo una coincidenza”. Con questa idea in testa Harrison cominciò a scrivere la canzone partendo dalle prime parole della pagina di un libro qualsiasi aperto a caso dove lesse: “Gently Weeps” (piange dolcemente).
La canzone While My Guitar Gently Weeps cambiò significativamente dai provini iniziali alla versione ufficiale pubblicata.
Nel brano i Beatles ospitarono contributi di musicisti famosi: la chitarra solista appartiene ad Eric Clapton, amico di Harrison e futuro marito della prima moglie di costui, Pattie Boyd.
PH da ULTIMATE CLASSICI ROCK
Eric Clapton, pur intimorito dall’idea di suonare con i Beatles (a nessun membro esterno alla band era mai stato concesso fino a quel momento questo privilegio), fornì una delle migliori prove in assoluto della sua carriera. Chiese tuttavia di non essere accreditato e di far alterare il suono della sua chitarra per renderlo “traballante” e conferire alla canzone proprio quell’effetto “piagnucolante” desiderato dal suo autore.
La presenza di Clapton nello studio contribuì inoltre a stemperare le ormai crescenti tensioni tra i quattro Beatles, stimolandoli ad impegnarsi ed esibirsi al meglio delle loro potenzialità (un esperimento che la band avrebbe replicato con successo sia con Brian Jones per la registrazione di “You know my name” sia con Billy Preston per le sessioni di “Let it be”).
Alla sua pubblicazione, While My Guitar Gently Weeps venne incensata dalla critica, e da allora è ritenuta uno dei migliori brani in assoluto di George Harrison, esempio riconosciuto della sua maturità come autore.
Il contributo chitarristico di Clapton al pezzo è stato definito “monumentale” dalla critica.
While My Guitar Gently Weeps fa parte del repertorio del prossimo concerto della young orchestra PRO oltre che ovviamente del concept book, mix di fumetto narrativa e partiture musicali per orchestra, STORIA DI UNA CANZONE.
Vi diamo un assaggio dello spartito del brano che troverete nel libro.
Le T-shirt della canzone saranno disponibili ai concerti. Per promozioni/anticipazioni e pre order contattare l’organizzazione alla mail: filipponovelli.911i@gmail.com
BIO
Alessandro Ciocca, chitarrista e cantante, è attivo su piu’ fronti in ambito musicale e nel sociale per quel che riguarda la promozione e diffusione della cultura musicale; è presidente della associazione culturale NUOVE ARMONIE.
Fa parte infatti del gruppo i “I Briganti di Friolo e del coro polifonico Ladislao in … canto diretto dal bravissimo soprano Yukiko Kondo Ciocca scrittrice tra l’altro del fumetto di DETTI E FUMETTI: Da Grande farò l’artista, disponibile al link QUI.
LADISLAO –IN CANTO
I BRIGANTI
I BRIGANTI DI FRIOLO,: sono un gruppo di musica popolare. Spazia nella vasta tradizione dei paesi del mediterraneo (dalla penisola alle grandi isole) oltre a proporre propri brani nel rispetto dei canoni linguistici e musicali originari. Un ritorno alle origini nel vortice dell’arte più semplice e genuina: le percussioni ed il tamburello, la chitarra ritmica, la fisarmonica ed altri strumenti “poveri”, i canti in dialetto a più voci e le travolgenti danze di pizziche e tarantelle.
[Alessandro Ciocca per DETTI E FUMETTI -sezione Musica -Articolo del 17 agosto 2022]
“Lentu lassame ‘mpaccire (vento lascia che io impazzisca) Iddhra prima o poi a turnare (lei prima o poi dovrà tornare) Lassame suffrire sula (lasciami soffrire sola) Lassame cu scerru ‘mprima (lascia che io dimentichi al più presto) Sula sula aggiu restare (sola sola devo restare) Lassa cu ddenta nu sule (lascia che esca il sole) Iou allu scuru a’ rimanire (io nell’oscurità devo restare) ‘Ola tie nu te fermare”. (tu vola e non ti fermare)
L’amore come nuvole arriva con il vento, e con il vento se ne va. Quel vento caldo che in Salento non manca mai, così come nuvole bianche che accarezzano il sole per donare un po’ di ombra e sollievo, così come quell’amore che fa “‘mpaccire” (impazzire).
Illustrazione di Filippo Novelli
“Nuvole bianche”, nella versione cantata da Alessia Tondo, ci mette a pieno confronto con la nostra anima, rendendoci più consapevoli della nostra pena non senza però quella speranza che, come nuvole al vento, passeggia tra i tasti bianchi e i tasti neri del pianoforte di Einaudi.
Alessia Tondo ritratto di Filippo Novelli
Maestro Concertatore del festival della “Notte della Taranta” di Melpignano, nel 2010 e 2011, Ludovico Einaudi si innamora della cultura salentina, ma soprattutto della sua violenta e dolce musica, incidendo l’album Taranta Project nel 2015. Un progetto che coinvolge vari artisti di origine diversa; quindi un progetto di unione e fratellanza, un progetto firmato Italia, Mali, Gambia, Gran Bretagna, Francia, Turchia e Salento. Le origini, le culture sono diverse ma le passioni umane, il bisogno di liberare il proprio canto o il proprio urlo, perché morsi dalla taranta o imprigionati da una storia d’amore finita male, sono le stesse nuvole che il vento della musica sa portare via.
Nuvole Bianche di Einaudi fa parte del nuovo concept book di DETTI E FUMETTI, un mix di storia delle canzoni, fumetto e partiture musicali per orchestra, la PRO, una YOUNG ORCHESTRA autogestita di Roma che il prossimo anno inserirà nel repertorio del suo primo concerto il brano di Einaudi.
Ecco una anticipazione di NUVOLE BIANCHE, il resto nel libro.
Restate connessi per scoprire gli altri brani.
Sono in pre ordine il libro STORIA DI UNA CANZONE e le t-shirt dei brani, scrivendo all’indirizzo e-mail: filipponovelli.911i@gmail.com.
[Cesare Secli’ per DETTI E FUMETTI – sezione MUSICA – Articolo del 11 agosto 2022
Nei negozi di strumenti musicali vige una regola non scritta ovvero quella di non suonare “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin mentre si sceglie una chitarra da acquistare. Una etiquette forse necessaria vista l’enorme popolarità di questo brano con un suggestivo e immensamente popolare intro di chitarra atta a preservare la sanità mentale di chi lavora in questi negozi.
Illustrazione di FILIPPO NOVELLI -Tutti i diritti riservati
Stiamo parlando di uno dei brani più famosi della storia del rock contenuto nel quarto album della band inglese dei Led Zeppelin. E’ posizionata al numero 31 nella lista delle 500 migliori canzoni secondo la bibbia del rock Rolling Stone, ma classifiche a parte questo brano, che dura ben 8 minuti, fu costruita dal chitarrista della band Jimmy Page come un brano che doveva evolversi nella sua struttura per raggiungere un climax finale. Partendo appunto da un intro a tratti bucolico (fu composta in un’antica fattoria con pecore e animali selvatici) il brano inizia a raccontare di una signora che sa per certo che ogni cosa che luccica sia oro e compra poi una scalinata verso il Paradiso.
Cosa abbia ispirato il cantante della band Robert Plant è un mistero, il cantante iniziò a scrivere con in mente questa immagine. La band è famosa per le sue frequentazioni con il mondo esoterico, per le frequentazioni di Jimmy Page nel mondo dell’occulto.
Non mancarono le affermazioni che “Stairway to Heaven” in realtà fosse un brano maledetto che, se ascoltato al contrario, contenesse un ode a Satana.
Una cosa sola è certa: questo brano è uno dei più affascinanti che dagli anni 70 giunge fino ai tempi nostri. La band è al suo apice, la parte finale della canzone, specialmente nella esecuzione live, è travolgente dopo un intro cosi sospeso e delicato. Un vero e proprio monumento e un grande classico che può servire ad alzare il velo sull’intera discografia dei Led Zeppelin alle prese con il loro Blues Rock a tratti Hard, con tocchi folk e acustici, e con tinte scure e affascinanti. Una delle band ancora più amate, iconiche, e una delle poche che alla scomparsa di uno dei suoi membri (Il batterista John Bonham) decise di sciogliersi tenendo poi fede a questa scelta, tranne per qualche sporadica reunion con il figlio di Bonham.
STAIRWAY TO HEAVEN entra a mani basse nella top ten dei brani che la PRO Pursue Respighi Orchestra ha scelto per il suo nuovo concerto 2023.
Una breve anticipazione della multi partitura qui di seguito. La partitura completa sarà nel CONCEPT FUMETTO+ SPARTITO + POSTER e T SHIRT che sarà presente in STORIA DI UNA CANZONE che a breve potrete preordinare qui e su AMAZON LIBRI.
E’ disponibile anche la T-SHIRT di STAIRWAY TO HEAVEN scrivendo direttamente a filipponovelli.911i@gmail.com.
STAY TUNED!
La Pursue Respighi Orchestra è una Young orchestra autogestita che per finanziarsi sta realizzando un concept book composto dalle partiture dei loro brani, da un fumetto e dalle storie delle canzoni del loro repertorio scritte da un team di tutor esperti di musica che stanno organizzando una serie di eventi promozionali per l’orchestra. FABRIZIO FONTANELLI
è uno di loro e ha invitato l’orchestra a partecipare al suo festival INDIPENDENT NIGHT al MAAM di ROMA il primo ottobre 22. Ecco alcune foto dell’evento.
BIO
Fabrizio Fontanelli -chitarra acustica dei MARDI GRAS è già stato nostro ospite quando ci ha raccontato come un suono puo’ trasformarsi in disegno. Se volete approfondire potete andare (QUI)
Liina Rätsep MARDI GRAS . foto di Roberta Gioberti — presso Kill Joy. Tutti i diritti sono riservatiLA BAND MARDI GRAS – foto gentilmente concesse da MARDI GRAS- tutti i diritti sono riservati
[Fabrizio Fontanelli per DETTI E FUMETTI -sezione MUSICA – articolo del 2 agosto 2022]
Freddie Mercury, voce e tastiere dei QUEEN, nel 1978 a Nizza presso gli studios SUPER BEAR registra DON’T STOP ME NOW includendola nell’album Jazz, e in breve tempo la canzone diventa una delle piu’ famose del mondo del rock.
Ma chi sono i QUEEN?
Per scoprirlo dobbiamo andare indietro nel tempo. Ad almeno 8 anni prima, anno in cui gli Smile cambiarono il loro nome in QUEEN grazie ad una felice intuizione di Mercury (alias Farrokh Bulsara).
Un nome breve, facile da ricordare che ben si addiceva alla mission del gruppo: essere maestosi, regali e glam. Il loro stile infatti si rifaceva al glam rock con influenze di progressive, hard rock, heavy metal e musica elettronica. Un grosso contributo a questa ultima contaminazione la diede l’ultimo dei quattro componenti che si aggiunse a Freddy Mercury, Brian May (chitarra) e Roger Taylor(batteria e voce): John Deacon(basso).
Il gruppo ebbe una nascita travagliata. Fu fondato dal fisico Brian May e Tim Staffel nel 1964 e prese il nome di 1984 e iniziò a suonare come gruppo di apertura di Jimi Hendrix (che li aveva scelti per la bravura di May) e dei Pink Floyd. Divennero Smile con l’innesto di Taylor e firmarono il loro primo contratto con la Mercury record ( da cui il nome futuro di Freddie). Nel 1970 Staffel uscì dal gruppo lasciano il posto al suo amico Bulsara che si cambiò come detto nome in Mercury.
Il loro album di esordio dal titolo Queen è del 1973.
Con Queen II del 74 si esaltano i due volti dei queen: quello ballad, progressive melodico di May in contrasto con quello piu’ hard rock, barocco e caotico di Mercury in un mix di rock e pop mai ascoltato prima.
La canzone che li consacrò definitivamente tra le stelle delle rock band su Bohemian Rapsody, rivoluzionaria sia per durata che per struttura e contenuti (75). Ne fecero un video clip ( altra rivoluzione targata queen che fece si che il brano rimanesse primo in classifica per nove settimane. Inserito nel disco A Night at the Opera divenne il disco piu’ venduto dal gruppo e mescolò il rock all’operetta. Il multitraccia e le sue sovraincisioni, volteo a simulare un grande coro, la fa da padrona.
Nel 1979 iniziarono uno tra i tour piu’ importanti, il Live Killer Tour pubblicizzato dalla uscita della nostra canzone: Don’t Stop Me Now che li convinse a pubblicare il loro primo album live: Live Killer, primo album che vira decisamente verso la musica elettronica.
E’ dell’anno successivo la loro prima colonna sonora per un film tratto dei fumetti: Flash gordon. Con cui entrarono in nomination al BAFTA.
Dopo altri 5 anni di successi, ebbero un calo di popolarità e un deterioramento nei rapporti personali che li fece momentaneamente separare.
Nell’83 ripartirono con i tour che culminarono nel LIVE AID di Wembley dell’85 organizzato da Geldof per raccogliere fondi per l’Etipia colpita dalla carestia. Fu una esibizione memorabile, e Freddie il frontman migliore.
Rivitalizzati dal concerto scrissero una delle colonne sonore piu’ belle della storia suonando con una orchestra sinfonica (Highlander-L’ultimo immortale dove compaiono canzoni come A Kind of magic, Prince of the Universe, One vision, Friend Will be friend, one tear of love e Who want to live forever).
Nell’87 si fermarono per la seconda volta. Freddie si ammalo’ di AIDS . Fecero ancora alcuni album tra cui Innuendo che riprende lo stile delle origini e abbandona il pop-dance. Nel 1991 Freddie morì.
Il concerto in tv in sua memoria dell’anno successivo fu visto da oltre un miliardo di persone.
LA CANZONE
DON’T STOP ME NOW è l’inno liberatorio per eccellenza, grandioso nell’uso di armonie vocali e utilizzo del multitraccia che allora andava molto di voga. Brian May il chitarrista con i suoi assoli mette sulla canzone il timbro rock indelebile dei QUEEN.
Una versione dal vivo della canzone viene inclusa nell’album live del 1979, il Live Killers.
Visto l’incredibile successo viene inclusa nella raccolta Greatest Hits del 1981, ed ancora nell’ album Jazz del 2011.
Ma cosa ci vuole raccontare Freddie con questa canzone? Narra di quei momenti di gioia senza un motivo ne un perche’, quando la felicità ti fa volare sopra ogni cosa. E’ una canzone che da la carica di energia, una esortazione alla piu’ pura euforia, a vivere il presente.
La canzone viene usata come colonna sonora per moltissimi film e trasmissioni televisive dell’epoca e non solo, entrando di diritto nella top ten delle canzoni da automobile, si avete capito bene, esistevano anche queste top ten.
Ci piace iniziare questo primo capitolo con questa canzone perché l’abbiamo scelta come inno di una Young Orchestra che il destino aveva deciso di far chiudere perchè arrivata a fine ciclo ed invece noi abbiamo gridato: Non fermateci e siamo ancora qua a suonare insieme contro il destino che ci voleva far chiudere.
La nostra scheda tecnica che segue vi stupirà. Infatti oltre al testo originale ed in italiano vi proponiamo le nostre partiture polistrumentali. In questa scheda abbiamo scelto come compositore dell’orchestra Marco Bannoni. Restate con noi e ne sentirete delle belle. Collezionando le schede potrete avere un vero e proprio compendio di musica da Orchestra, una esclusiva della Orchestra PRO.
Restate connessi.
Cigliegina sulla torta, come da nostra abitudine, il libro finale conterrà un fumetto inedito della storia dell’Orchestra PRO.
Se vuoi avere per primo il libro con il fumetto dell’orchestra e le partiture di tutte le canzoni prenotati QUI]
SCHEDA TECNICA – TESTO ORIGINALE – Don’t Stop Me Now
Tonight I’m gonna have myself a real good time
I feel alive
And the world, I’ll turn it inside out yeah
I’m floating around in ecstasy
So don’t stop me now
Don’t stop me
‘Cause I’m having a good time
Having a good time
I’m a shooting star leaping through the sky
Like a tiger defying the laws of gravity
I’m a racing car passing by like Lady Godiva
I’m gonna go go go
There’s no stopping me
I’m burning through the sky yeah
Two hundred degrees
That’s why they call me Mr. Fahrenheit
I’m travelling at the speed of light
I wanna make a supersonic man out of you
Don’t stop me now
I’m having such a good time
I’m having a ball
Don’t stop me now
If you wanna have a good time
Just give me a call
Don’t stop me now
‘Cause I’m having a good time
Don’t stop me now
Yes, I’m having a good time
I don’t wanna stop at all
I’m a rocket ship on my way to Mars
On a collision course
I am a satellite
I’m out of control
I’m a sex machine ready to reload
Like an atom bomb
About to oh, oh, oh, oh, oh explode!
I’m burning through the sky, yeah
Two hundred degrees
That’s why they call me Mr. Fahrenheit
I’m travelling at the speed of light
I wanna make a supersonic woman
I wanna make a supersonic woman of you
Don’t stop me don’t stop me
Don’t stop me
Hey! Hey! Hey!
Don’t stop me, don’t stop me, ooohh ooohh ooohh
I like it!
Don’t stop me, don’t stop me
Have a good time, good time
Don’t stop me don’t stop me
I’m burning through the sky yeah
Two hundred degrees
That’s why they call me Mr. Fahrenheit
I’m travelling at the speed of light
I wanna make a supersonic man out of you
Don’t stop me now
I’m having such a good time
I’m having a ball
Don’t stop me now
If you wanna have a good time
Just give me a call
Don’t stop me now
‘Cause I’m having a good time
Don’t stop me now
Yes, I’m having a good time
I don’t wanna stop at all
SCHEDA TECNICA – TESTO ITALIANO – Don’t Stop Me Now
Stanotte voglio divertirmi davvero
Mi sento vivo
E girerò il mondo al rovescio
Sto fluttuando estasiato
Quindi non fermatemi ora, non fermatemi
Perché mi sto divertendo
Mi sto divertendo
Mi sto divertendo
Sono una stella cadente che sfreccia nel cielo
Come una tigre che sconfigge le leggi di gravità
Sono una macchina da corsa che passa come Lady Godiva
E andrò andrò andrò
Nulla mi fermerà
Brucio nel cielo, sì
Duecento gradi
Ecco perchè mi chiamano Mr. Fahrenheit
Viaggio alla velocità della luce
Voglio renderti un uomo supersonico
Non fermatemi ora
Mi sto divertendo così tanto
Mi sto dando alla pazza gioia
Non fermatemi ora
Se vuoi divertirti basta chiamarmi
Non fermatemi ora
Perché mi sto divertendo
non fermatemi ora
Sì mi sto divertendo
Non voglio proprio fermarmi
Sono un razzo in viaggio verso Marte
Sulla rotta di collisione
Sono un satellite
Sono fuori controllo
Sono una macchina del sesso pronta per ripartire
Come una bomba atomica
Che sta per oh, oh, oh, oh, oh esplodere!
Brucio nel cielo, sì
Duecento gradi
Ecco perchè mi chiamano Mr. Fahrenheit
Viaggio alla velocità della luce
Voglio renderti una donna supersonica
Non fermatemi, non fermatemi, non fermatemi
Hey! Hey! Hey!
Non fermatemi, non fermatemi
Ooohh! Ooohh! Ooohh!
Mi piace!
Non fermatemi, non fermatemi
Divertiti, divertiti
Non fermatemi, non fermatemi!
Brucio nel cielo, sì
Duecento gradi
Ecco perchè mi chiamano Mr. Fahrenheit
Viaggio alla velocità della luce
Voglio renderti un uomo supersonico
Non fermatemi ora
Mi sto divertendo così tanto
Mi sto dando alla pazza gioia
Non fermatemi ora
Se vuoi divertirti basta chiamarmi
Non fermatemi ora
Perché mi sto divertendo
non fermatemi ora
Sì mi sto divertendo
Non voglio proprio fermarmi
SCHEDA TECNICA – PARTITURE
Il progetto del Concept book.
La Pursue Respighi Orchestra è una Young orchestra autogestita che per autofinanziarsi ha pensato di realizzare un concept book composto dalle storie delle canzoni del loro repertorio, dalle partiture per orchestra e da un fumetto. Un team di tutor sta scrivendo le storie e sta organizzando una serie di incontri a loro dedicati.
Carlo Tore Tosti è uno dei tutor che oggi ha fatto partecipare l’orchestra al concerto della sua band, i RE QUEEN.
Se vuoi avere l’intera partitura prenota la tua copia QUI
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – sezione MUSICA – articolo del 25 giugno 2022]
Cari lettori di DETTI E FUMETTI iniziamo oggi il racconto dell’avventura della PRO, Pursue Respighi Orchestra, la Young Orchestra autogestita e fondata dagli alunni della scuola media sezione musicale Respighi di Roma.
Giorno dopo giorno vi racconteremo del loro entusiasmante progetto di mantenere viva la loro Orchestra, al di la della sua naturale scadenza del ciclo del triennio delle medie e della loro volontà di organizzare un concerto nell’arco di un anno dalla loro fondazione.
Grazie a questo blog vi sarà anche un momento di approfondimento tecnico. Scriveremo infatti di come organizzeranno le prove, le registrazioni e di come prepareranno il grande concerto finale. Ma non solo: capiremo insieme come e perchè sceglieranno i brani del repertorio, come scriveranno le partiture, come effettueranno – cosa interessantissima – la Instrumental Rotation (l’alternanza nell’imparare e suonare nuovi strumenti); sarà interessante osservare anche come avverrà l’integrazione di nuovi elementi nell’orchestra stessa. L’orchestra parte infatti dalla aggregazione di quattro sezioni: pianoforti, flauti, chitarre e violini.
Sarà molto interessante vedere come si innesteranno altri nuovi strumenti a partire dalla sezione “elettrificata” di batteria elettronica, basso, chitarra elettrica e sintetizzatori.
RESPIGHI OFF
Ogni Orchestra ha bisogno di grandi spazi per le prove, per le registrazioni e per i concerti. la PRO ha tre “residenze”, i RESPIGHI OFF (OFF perchè sono una sorta di spin off della Residenza Madre che è la loro ex scuola RESPIGHI).
Esempio di SALA PROVE per la MUSICA d’Orchestra
Ogni Residenza ha uno scopo diverso:
RESPIGHI OFF-SALA 1: per effettuare le prove della intera orchestra e i concerti.
RESPIGHI OFF – SALA 2: per effettuare le prove delle varie sezioni ( fiati, archi, chitarre e sezioni ritmica)
RESPIGHI OFF – SALA 3: per effettuare le registrazioni.
Al momento sono state già definite 2 su 3 nel quartiere d’origine della Residenza Madre ( la Scuola):
L’orchestra vivendo le Residenze – RESPIGHI OFF diventa un vero e proprio Esperimento Sociale Culturale di Quartiere, creando una sinergia con le scuole ed i teatri di zona, oltre che per l’indotto – i negozi specializzati come LIBRERIE E NEGOZI DI MUSICA inclusi- con i luoghi culturali della zona.
Nelle Respighi-off la nostra Young Orchestra (sebbene ha nelle sue premesse fondative l’autogestione) avrà anche la possibilità di essere affiancata da maestri di musica che aiuteranno le ragazze/i nel progresso della loro tecnica musicale, nella registrazione dei brani ed infine alla preparazione dei concerti.
L’orchestra, si è prefissa anche l’obiettivo di crescere in numero; a tal fine effettuerà delle vere e proprie Audition ogni settembre per far entrare sempre nuovi elementi.
IL SIGNIFICATO DEL NOME E DELL’ ACRONIMO
La PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA ha nel nome la sua mission, vale a dire la volontà di proseguire (PURSUE significa CHE PROSEGUE) a vivere e suonare oltre il suo naturale fine ciclo, per non cadere nell’errore delle precedenti classi di disperdere le competenze ottenute in tre anni di studio; L’obiettivo fondante è al tempo stesso quello di non disperdere quel senso di appartenenza, di amicizia e legame che la passione per la musica ha creato in questi tre anni vissuti insieme.
Da qui il grande valore sociale e culturale insito nel progetto della nostra young che la rende un esperimento unico ed originale nel quartiere ( mai in passato la Respighi aveva generato un gruppo che le desse continuità).
PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA ha deciso di chiamrsi così anche perchè PRO è un acronimo che, nella sua semplicità e brevità funziona bene e significa molto per le ragazze/i dell’orchestra. Vi raccontiamo perchè:
–PRO che posto davanti ad un verbo significa ESTENDERE, PROSEGUIRE NEL TEMPO E NELLO SPAZIO (progredire, proseguire, promuovere)
–PRO del “buon pro ti faccia, che ti giovi, che ti sia utile” perchè questa esperienza sia utile alle ragazze/i per il loro futuro.
–PRO del “quid pro quo”, cioè in un altro luogo, perchè l’orchestra è stata rifondata in un luogo diverso da quello della sua origine , cioè la scuola.
–PRO del prosit, atto del brindisi nato nella antica Grecia come usanza di riunirsi per declamare discorsi o canzoni o musiche in forma improvvisata.
–PRO dall’inglese professional come locuzione da affiancare ad una attività per indicare professionale, con esperienza, in quanto è una orchestra che, se pur giovane, ha già tre anni di studio alle spalle.
LA PROGETTAZIONE DEL LOGO E DELLE DIVISE DELL’ORCHESTRA
La YOung Orchestra ha studiato ogni particolare della sua costituzione. Non poteva mancare il logo. Si è voluti partire dal logo originario della ORCHESTRA RESPIGHI a cui le ragazze/i erano tanto legati (in cui compaiono giustapposti i 4 strumenti dell’orchestra originaria)
LOGO ORCHESTRA RESPIGHI
La costruzione del nuovo logo si è ottenuta aggiungendo tridimensionalità e l’acronimo PRO e mantenendo i 4 strumenti fondativi: Piano, Violino, Flauto e Chitarra. Inoltre si è cercato un simbolo che rappresentasse l’unione del gruppo.
L’abbiamo trovata studiando Le dieci calligrafie di Norio Nagayama: L’immagine del cerchio rappresenta la prima delle stazioni che l’uomo deve percorrere per diventare unità.
Il cerchio è la O di Orchestra che si ripete e moltiplica per diventare il cerchio della P PURSUE e della R di RESPIGHI cosi’ da formare l’acronimo PRO.
Dalle lettere partono le scie dei 4 strumenti che disegnano il logo della nostra Young Orchestra PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA.
LOGO PRO REALIZZATO DA FILIPPO NOVELLI (WHITE VERSION)
LOGO PRO REALIZZATO DA FILIPPO NOVELLI (BLACK VERSION)
L’AVVENTURA DELLA PURSUE RESPIGHI ORCHESTRAE LO STORYTELLING DI DETTI E FUMETTI
Il format che creeremo per seguire l’avventura della Orchestra PRO avrà un taglio nuovo anche per chi ci leggerà; fin dal primo incontro della YOUNG ORCHESTRA PRO infatti pubblicheremo delle schede di approfondimento alla nostra maniera, ossia arricchendole con un fumetto.
Racconteranno sia il brano del repertorio dell’orchestra, sia la vita e il contesto storico in cui ha vissuto l’autore del brano. Questo racconto farà da introduzione alla trascrizione e distribuzione delle partiture della orchestra che vi metteremo a disposizione in fondo all’articolo. il progetto si chiama: LA STORIA DI UNA CANZONE
Riuniremo tutti gli articoli prodotti in un libro concept fatto da fumetto + scheda di approfondimento + spartiti, interessante per gli appassionati di musica ma anche per tutti i curiosi.
Non vi resta che entrare a far parte del nostro gruppo di lettori rimanendo in attesa della prima puntata delle avventure delle PRO e della STORIA DI UNA CANZONE.
Buon … ascolto!
[FILIPPO NOVELLI per DETTI E FUMETTI – Sezione Musica – articolo del 10 giugno 2022]
Vi lasciamo la presentazione dell’autore del saggio Stefano Pancari.
Un concept book in cui in un saggio sulla musica si innesta un fumetto disegnato da Filippo Novelli e ci proietta nell’immaginario collettivo dei grandi miti del Rock
Amici di DETTI E FUMETTI eccoci con una nuova puntata del ciclo sulla professione del giornalismo: GIORNALISMO TRA TECNICA E PASSIONE!. Dopo l’intervista alla vulcanica Margherita Bordino che potete rileggere QUI oggi abbiamo il piacere di intervistare Elisa Sciuto, speaker di APERIZETA la Rubrica radiofonica di RADIO ZETA di RTL 102.5.
Willy: Ciao Elisa, come stai!? È sempre un piacere scambiare due chiacchiere con te!
Elisa: Ciao Willy, tutto bene! Anche a me fa piacere rivederti!
Quando ti trasferisci a Roma, prosegui la tua carriera di attrice recitando per la tv in La squadra, Carabinieri, Agrodolce e per spot pubblicitari. Dopo aver conseguito il master in giornalismo, continui come conduttrice
Nel 2009 conduci il programma sportivo Aspettando Il processo di Biscardi, affiancando inoltre Aldo Biscardi nel programma Il processo di Biscardi.
Dal 2010 realizzi e presenti il programma Nonsolocinem@sul canale La3di Sky,
Da ottobre 2011 conduci il notiziario serale di Teleroma 56, e sempre nel 2012 recensisci in anteprima i film in uscita nelle sale sull’emittente radiofonica R101.
Nel 2017 passi al programma “L’aria che tira”, in onda su LA7, per poi entrare in Mediaset, dove lavori prima per “Supercinema”, poi per “L’Almanacco del TG4”.
Sempre nello stesso anno inizi l’esperienza radiofonica con Radio Zeta, l’italiana di RTL 102.5, dove conduci “Aperizeta”, per il quale ti aggiudichi il premio Microfono d’Oro 2018
W: Complimenti, a quanto vedo hai un ottima carriera alle spalle!
E: Ti ringrazio, cerco di dare tutta me stessa in quello che faccio!
W: Oltre ad aver condotto il programma sportivo Aspettando il processo di Biscardi hai affiancato lo stesso Aldo Biscardi nel suo programma Il Processo di Biscardi. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?
E: Il processo di Biscardi, mi ha lasciato il meraviglioso Aldo Biscardi. Uno dei pochi che secondo me, conosceva il calcio. Un professionista incredibile, mi ricordo che quando facevamo riunione di redazione, scriveva quattro ore di scaletta su di un foglio da solo, c’eravamo tutti, però era lui, che dettava le linee guida, se le scriveva a penna, una roba incredibile! Un uomo che non credo che ne faranno ancora. Mi manca tanto.
W: Parlaci ora della tua esperienza radiofonica con Radio Zeta RTL 102.5, dove conduci il programma AperiZeta per il quale, ti sei aggiudicata il microfono d’oro nel 2018
E: Si è vero, Mi sono aggiudicata il microfono d’oro ma sinceramente, non so come abbiano fatto, secondo me, in giuria si sono sbagliati, volevano darlo ad un altro e l’hanno dato a me! (Qui scoppia a ridere) Molto divertente. Come ti dicevo prima, per me la Radio è libertà allo stato puro, mi da la possibilità di essere me stessa. Anche perché se in Radio non sei te stessa, gli ascoltatori se ne rendo conto e non ti apprezzano! Ovviamente non ci arrivi subito, è un percorso che intraprendi gradualmente. Ricordo che all’inizio ero terrorizzata, avevo questo microfono davanti ed ero quasi impacciata; la mia direttrice Federica Gentile, una donna veramente incredibile, ha capito le mie potenzialità e a settembre di quattro anni fa, quando iniziai, mi mise a condurre da sola dalle 18:00 alle 21:00 il sabato e la domenica, AperiZeta. Dandomi così una fiducia enorme! E questa fiducia dopo due o tre volte che andavo sola, mi ha permesso di sbloccarmi e nel frattempo di diventare una professionista. Devi sapere che la Radio è una sorpresa continua, ogni giorno cambia, c’è improvvisazione allo stato puro, non hai mai una scaletta, tranne quella della musica quindi, non sai mai i messaggi che arriveranno dagli ascoltatori, non sai mai le notizie che magari usciranno nel frattempo nel programma. Quindi, la bellezza della Radio è la sorpresa, il continuo imparare. Guarda, una cosa è certa, non smetti mai di imparare in Radio!
W: Quando duettate per radio quanto c’è di spontaneo e quanto di scritto?
E: Quando duetto, non c’è come ti dicevo, nulla di scritto. E’ tutto spontaneo, ed è questo il bello della Radio. Se non lo fosse, si perderebbe l’autenticità; quindi è tutto estemporaneo
W: Cosa ti senti di dire alle ragazze che vogliono avvicinarsi al mondo della radio come conduttrici?
E: Di essere se stesse, molto umili e di avere tanta pazienza. Ascoltare tanta Radio, tutte le Radio. Dove puoi cogliere qualcosa da tutti gli speaker, secondo me. E soprattutto ascoltare la musica. E’ importante avere una cultura musicale per poterne parlare. E uno appassionato che ti sta ascoltando se ne rende conto se tu conosci la musica oppure no
W: Il tuo sogno nel cassetto?
E: (Ridacchia) Non ha nulla a che vedere con il mio lavoro, “Vivere per lavorare o lavorare per vivere!?” Come diceva la canzone dello Stato Sociale. Il mio sogno nel cassetto è di girare tutto il mondo, perché amo il viaggio, magari unendo l’utile al dilettevole: lavorare in giro per il mondo e fare reportage giornalistici o collegamenti in Radio, perché no!?
W: Bene cara Elisa è stato un vero piacere, a presto, continueremo a seguirti su AperiZeta RTL 102.5!
E:Grazie a te Dario, continuate ad ascoltare Radio zeta RTL 102.5!
[Willy il Bradipo alias Dario Santarsiero per Detti e Fumetti-sezione giornalismo – articolo del 8 novrembre 2020]
Amici di DETTI E FUMETTI apriamo questo nuovo ciclo
di interviste a musicisti
incontrando i Mardi Gras a Roma, nello studio di registrazione della band. Non è stato facile trovare il tempo per questa intervista dato il grosso impegno del gruppo nel preparare il prossimo album. Si tratta del quarto lavoro in studio, dopo “Drops Made” (2006, Goodfellas), “Among The Streams” (2010, Route61 Music) e “Playground” (2015, Aerostella/Self). Ad accogliermi c’è Fabrizio Fontanelli, fondatore e chitarrista acustico della band. Possiamo iniziare la nostra chiacchierata.
W.: Ciao Fabrizio, so che siete impegnati nella realizzazione del vostro quarto album!
F.«Ciao a te, Willy, e a tutti i lettori di “Detti e Fumetti”! Sì, in questi giorni stiamo ascoltando i vari mix del nostro nuovo album. Qualcosa di veramente nuovo per noi Mardies, ma è bello avventurarsi in ambienti inesplorati. Sarà qualcosa di speciale».
W. Perché la scelta di presentare “You Do Something To Me” con un video animato?
F. «In realtà è da tempo che ci stuzzicava l’idea. Certo, non è facile realizzare un video di animazione, ma abbiamo avuto la fortuna di creare un gran bel team con Matteo Valenti dellaFiltro Video Production di Genova – che ha già al suo attivo svariati lavori animati – e Giampiero Wallnofer della Scuola Internazionale di Comics a Roma.
Abbiamo collaborato in pieno lockdown e, tra mille difficoltà, Matteo e Giampiero hanno dato vita a questo viaggio partendo dall’idea di un dardo scagliato verso l’amore tanto agognato.
È stato un lavoro minuzioso e complesso, soprattutto in considerazione del periodo complicato nel quale è nato. Ma, anche tra un crash e l’altro di computer, il nostro “racconto” ha visto la luce».
W. Una band italiana incontra una cantante che viene dall’Estonia. Come è nato l’incontro con Liina Ratsep?
«Ti dico la verità: è stato più semplice di quanto si immagini. Liina ha risposto a un nostro annuncio per un’audizione e, nel momento in cui ha “affrontato” i nostri brani… beh, ci siamo subito emozionati! Non poteva andare diversamente».
W. Fabrizio, vuoi presentarci il resto della band e raccontarci la sua formazione?
«Quanto tempo abbiamo? Scherzo, ma neanche troppo. È una storia che attraversa molti anni, tanti palchi (nazionali e non), numerosi musicisti che si sono avvicendati nella nostra band contribuendo, ognuno, in modo importante. Il filo conduttore dei Mardi Gras, però, rimane lo stesso: osservare oltre i propri confini territoriali e sonori. Oggi la band è composta da Liina Ratsep alla voce, da me – Fabrizio Fontanelli – alla chitarra acustica, da Alessandro Matilli (piano e tastiere), Carlo Di Tore Tosti (basso), Fabrizio Del Marchesato (chitarra elettrica) e Valerio Giovanardi (batteria)».
W. Fare musica oggi. Che cosa significa, realmente?
«È una domanda molto complessa.Parlando per me – ma credo di esprimere il pensiero di tutti – credo che senza musica non potremmo vivere. La musica è un bene primario: creare qualcosa assieme nel nostro box ed esprimerlo poi live. Non è poco».
W. Fabrizio, cosa manca secondo te alle nuove generazioni di musicisti?
F. «Su tutto, credo scarseggi la curiosità. Ma è una componente da estendere oltre la musica. Certo, non in senso assoluto: esistono molte nuove realtà musicali di grande spessore. Come scovarle? Essendo curiosi, appunto. Inoltre credo che manchi il suonare “compatti” in un box creando musica assieme. Molte sale prove hanno chiuso o non se la passano bene, anche a causa della pandemia. E la musica ne risente».
W. Bene, è stato un piacere conoscervi! Aspettiamo l’uscita del vostro nuovo album. Un saluto da parte dei lettori di “Detti e Fumetti”!
F. Un saluto a voi, speriamo di vederci presto live. Intanto, chi vuole conoscerci meglio può trovare tutte le info sul NOSTRO SITO e sui nostri social.
[DARIO SANTARSIERO per DETTI E FUMETTI -Sezione Musica -Articolo del 4 ottobre 2020]
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BIO
I Mardi Gras nascono a Roma. Il nome del gruppo deriva dall’ultimo album in studio dei Creedence Clearwater Revival, che – oltre ad essere il Carnevale di New Orleans – rappresenta un caleidoscopio di musica, colori ed energia. Un percorso, quello dei Mardi Gras, che negli anni li ha fatti evolvere da gruppo acustico a vera e propria rock band “coccolata” dalla stampa italiana e irlandese. I singoli usciti negli ultimi anni con Liina Ratsep alla voce – gli altri componenti sono: Fabrizio Fontanelli (chitarra acustica), Carlo Di Tore Tosti (basso), Alessandro Matilli (piano e tastiera), Fabrizio Del Marchesato (chitarra elettrica), Valerio Giovanardi (batteria) – hanno dato nuova linfa e vitalità alla band, che al momento è in studio per preparare il suo quarto album (in parallelo, ha già pubblicato una manciata di singoli; l’ultimo, in ordine di tempo, “You Do Something To Me”, personale rivisitazione del classico di Paul Weller). Mardi Gras è una band che ha sempre rivolto lo sguardo oltre confine, approdando sia sul palco dello Sziget Festival (Ungheria) sia negli studi londinesi di Abbey Road per terminare la registrazione di “Playground”, il terzo album. Un disco, questo, masterizzato dalle sapienti mani di Simon Gibson (Beatles, Robbie Williams tra gli altri). Nel corso degli anni sono stati molti gli artisti irlandesi che hanno collaborato con la band: da Liam Ó Maonlaí degli Hothouse Flowers ai cantautori e musicisti Mundy e Mark Geary (con quest’ultimo i Mardi Gras hanno rivisitato due dei suoi brani più amati). E ancora, tante le band e gli artisti con i quali si sono incrociati i percorsi, umani e professionali: dai Frames di Glen Hansard, a Jack Savoretti da Billy Bragg a Giorgio Canali a Paolo Benvegnù. I live show dei Mardi Gras li hanno veicolati come band «dalla sanguigna passionalità liberata soprattutto dal vivo» (Federico Guglielmi). Inoltre le due canzoni di protesta dei Mardi Gras – “The wait” (contro la pena di morte) e “Scarecrow in the snow” (sulla paura del “diverso” indotta dai politici per scopi elettorali) – sono state entrambe inserite da Neil Young nella sezione speciale del suo sito denominata “Song of the times”, una raccolta di “peace and protest songs” che il cantautore canadese ha stilato dopo l’11 settembre.
Non ero nato per fare la rockstar, ma era troppo divertente raccontare le verità scomode
[Vasco Rossi]
Il nostro viaggio si conclude nel qui ed ora. Partendo dai ciuffi lucidi e ricchi di gel degli anni ’50 siamo arrivate nella decade che ci siamo lasciati alle spalle un attimo fa. Sono cambiate molte cose ed il cambiamento ha subito un’accelerazione sempre più concitata. Oggi viviamo nell’era della comunicazione, degli smartphone e dei social. La Società si sta spostando sempre più verso l’individualismo e si assottigliano le occasioni in cui ci incontriamo per condividere sogni e ideali.
Provo un po’ di malinconia dei tempi dell’adolescenza in cui scorrazzavamo per le strade con orde di motorini, con lo stereo sulla spalla che si mangiava la cassetta del rocker di turno.
Erano tempi in cui ci ritrovavamo con gli amici nei giardini, eravamo i ragazzi del muretto. Personalmente con i miei amici mi ritrovavo di fronte al Freemusic, un micro negozio che ci regalava tutte le anteprime della musica; il negoziante ci teneva d’occhio mentre rovistavamo tra pile di cassette e vinili alla ricerca del nostro tesoro nascosto.
Oggi scarichiamo le playlist; nella musica vince il brano più orecchiabile ed si perde tutto il lavoro corale che c’è dietro ad un album; non ci si fa piu’ caso.
Belli i tempi dei Concept Album come The Wall dei Pink Floyd!
Oggi se guardi la classifica dei brani sulle APP è un marasma di hip hop, trap e pop con apprendisti stregoni che si spacciano per rockstar.
Allora avevano predetto bene quelli che dicevano che il rock sarebbe morto?
La musica è un po’ come un origami; se la spieghi (rimane solo) un foglio.
[Caparezza]
Io non penso proprio che il rock sia morto. Leggende viventi e non sono ancora nelle nostre orecchie e nelle radio; artisti come i Led Zeppelin, The Doors, o come i Deep Purple resteranno per sempre nell’etere all’infinito diversamente delle migliaia di meteore di oggi che, fatto il brano dell’estate, spariscono nel nulla.
La musica è arte comunicativa ed è qualcosa di molto diverso dalle centinaia di esperimenti senza spessore che improvvisati musicisti oggi fanno con il loro computer.
Se il pubblico oggi è distratto non bisogna sconfortarsi. Ricordiamoci che molti dei mostri sacri del rock che oggi veneriamo sono partiti dai garage suonando per un pubblico fatto di una manciata di persone. Io credo che altri grandi professionisti emergeranno e potremo presto conoscerli; anzi alcuni di loro già ora staranno suonando in qualche garage, in piedi su una pedana scricchiolante?
Dopo il 2010 sono uscite molte proposte indie che, senza la spinta delle industria musicale, faticano ad avere visibilità; cio’ nonostante qualcosa di buono sta uscendo.
Non vorrei che la mia musica sia un sottofondo, vorrei che fosse l’unica cosa importante, almeno per il tempo in cui la si ascolta.
[David Gimour]
Giusto per fare alcuni nomi: I Nothing but thieves hanno fatto cose interessanti, gli Amazons li ho visti ed ascoltati all’apertura del concerto dei Muse allo stadio di San Siro e potrebbero avere del potenziale, ma soprattutto credo che il gruppo rock del futuro saranno i Royal Blood.
Mike Kerr, bassista e cantante, e Ben Thatcher hanno proposto due album, a partire dal 2013, di ottima fattura.
Tanta energia, tanta gran cassa ed una musicalità che ti entra dentro. Corey Taylor degli Slipknot ha dichiarato che i Royal Blood saranno il futuro del metal, anche se non mi sembra che il loro sound sia di quel genere.
Il loro genere secondo me si avvicina al Garage Rock e fanno sperare che davvero prima o dopo potremo tornare a sentire della buona musica, suonata con strumenti e che si riprenda ad esprimere con essa ideali, energia e passione.
Jimi Hendrix ha cambiato la mia vita. Ogni generazione influenza la successiva e, come conseguenza, la porta indietro nel passato [Robert Smith]
Fin quando esisteranno ideali da esprimere, fin quando ci sarà la forza di opporci ad uno status quo che non onora l’essere umano, ci sarà sempre una controcultura che esprimerà i suoi pensieri e le sue emozioni graffiando delle corde di una chitarra, facendo vibrare la cassa toracica con il basso e sussultare con i colpi di batteria.
L’invito è resistere a quella comunicazione che ci propina un certo tipo di musica, tenendoci stretto il nostro libero arbitrio e la nostra capacità di scegliere; scegliere cosa è meglio per noi, per gli altri ed in assoluto
Personaggi del passato come Janies Joplin, Jimi Hendrix o Jim Morrison non andavano a genio delle Autorità, ma non hanno mai smesso di esprimere il loro libero pensiero, quel pensiero libero come un condor che è capace di volare sopra le candide nuvole, nello spazio e nel tempo.
Non smettiamo mai di essere umani e con la mano tesa al cielo urliamo la nostra voglia di vivere…di vivere il rock!
Io sono STEO e questa è la mia Storia del Rock, la prima serie. Se vi è piaciuto potete trovare il libro su amazon
non un libro come tanti, un libro trasversale che alla parola aggiunge il fumetto.
Ed anche oggi come di consueto vi lascio delle pillole di Rock, del Rock dei Royal Blood. Buon Ascolto e viva il rock!
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