Amici di DETTI E FUMETTI e’ in arrivo OLIVIA, la terza stagione di Marta, il fumetto che per primo ha trattato in modo originale temi inerenti la salute e la sicurezza per parlare ai giovani facendoli sentire protagonisti dei fatti e degli accadimenti perche’ siamo tuttora convinti, come scrivemmo nel 2020 che:
Dalla prefazione del fumetto MARTA, prima edizione del 22 novembre 2020.
Ma chi e’ Olivia?
La famiglia PREFETTI – Illustrazioni di Filippo Novelli
OLIVIA ( la prima a destra per intenderci) e’ la sorella maggiore di MARTA, ha venti anni e frequenta la facolta’ di medicina.
Come e’ stato per Marta e Salvo, il mediano, con Olivia tratteremo alcuni fondamentali argomenti di Salute e Sicurezza che vedono come protagonisti le ragazze/i di oggi, lavoratori di domani, che, anche grazie ad Olivia, saranno piu’ consapevoli e capaci di affrontare al meglio situazioni di pericolo che gli si presenteranno innanzi.
Ancora qualche giorno di pazienza e poi potrete sfogliare OLIVIA, la salute e la sicurezza raccontata ai ragazzi – Marta terza stagione.
Nell’attesa potete prendervi da leggere MARTA e SALVO e, grande novita’ di queste ore anche indossarli! Sotto il link dove prendere le t-shirt.
Parafrasando GANDHI: “Sii tu il primo a cambiare il mondo della sicurezza, diffondendo il MARTA-LIFE-STYLE”
Diffidate dagli imitatori, date una pacca sulla spalla agli emulatori!
Cari amici di DETTI E FUMETTI siamo lieti di annunciarvi il nuovo concerto gratuito della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA : OPEN
che si terrà l’8 ottobre a ROMA presso il TEATRO DELLA DODICESIMA in via Carlo Avolio 60 alle ore 19 e sarà di apertura al grande concerto dei MARDI GRAS delle 21 che durante l’evento presenteranno il loro nuovo libro ROAD BOOK dei loro quasi venti anni di carriera.
per info e prenotazioni potete contattare il numero sovraimpresso
Da oggi trovi le T-SHIRT della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA e dei MARDI GRAS-ROAD BOOK in esclusiva sullo shop
[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -sezione Musica – articolo del 4 ottobre 2023]
Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi per parlare della PURSUE, di cui siamo l’ufficio stampa, lasciamo la parola a Fabrizio, primo tutor, nonche’ scrittore per IL TALENTO DI ROMA, che, come nei migliori fumetti, ci narra delle ORIGINI della PURSUE.
Grazie al TALENTO e a Fabrizio per la bella intervista che trovate QUI
( Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI – SEZIONE MUSICA – ARTICOLO DEL 31 AGOSTO 2023)
Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi vi raccontiamo la storia e la struttura dei una delle canzoni piu’ famose dei Beatles: Hey Jude.
“Hey Jude” , originariamente “”Hey Jules”, è una canzone scritta da Paul McCartney e pubblicata dai Beatles nel 1968. È una canzone di incoraggiamento e speranza, scritta per consolare il figlio di John Lennon, Julian ( Jules), dopo il divorzio dei suoi genitori. La canzone è stata un successo immediato, raggiungendo la prima posizione nelle classifiche di tutto il mondo. È stata votata come la canzone più popolare di tutti i tempi da Rolling Stone e BBC Radio 2.
La canzone inizia con McCartney che si rivolge a ( Jules poi cambiato in Jude perche’ suonava meglio) e gli chiede di “non essere triste”. Poi prosegue dicendogli che “i migliori anni sono davanti a te” e che “non deve mai arrendersi ai suoi sogni”. La canzone è un inno alla speranza e alla resilienza, ed è stata di conforto per milioni di persone in tutto il mondo.
John dichiaro’ che Paul, seppur inconsciamemte, scrisse alcuni passaggi per lui, come quello che recita: “esci e prendila” nel senso prendi la tua strada, vai.
Dal punto di vista della struttura la canzone e’ in Fa maggiore con un tempo di 4/4. E’ composta da quattro strofe, un ponte e un ritornello. La melodia della canzone è semplice e orecchiabile, e queste caratteristiche vincenti sono state la chiave per il suo successo. Il segreto sta nel fatto che il riff di pianoforte di “Hey Jude” è stato ispirato da una canzone di Bach. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.
“Storia di una canzone”, il progetto scritto a piu’ mani da un gruppo di amici musocosto, presto diventera’ un concept book fatto dalla raccolta di questi capitoli, da un fumetto e dai migliori arrangiamenti delle canzoni per orchestra. Finanziera’ il progetto della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA, la young orchestra di Roma.
Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi vi raccontiamo la storia di knockn’ on heaven door.
La canzone “Knockin’ on Heaven’s Door” è stata scritta da Bob Dylan nel 1973 per il film western “Pat Garrett e Billy the Kid”. Il regista del film, Sam Peckinpah, aveva chiesto a Dylan di scrivere una canzone per la scena in cui si affrontano lo sceriffo Pat Garrett e Billy the Kid. Viene ucciso Billy ma nello scontro muore anche lo sceriffo Baker. Il brano è dedicato a lui.
Dylan ha scritto la canzone in una sola notte, e le sue parole sono state ispirate dalla scena del film, ma anche dalla sua personale visione della morte e dell’aldilà. La canzone è una preghiera per la redenzione, una richiesta di perdono e una speranza di pace.
Il testo della canzone è molto semplice, ma è anche molto potente. Le immagini poetiche di Dylan evocano un senso di angoscia e di speranza, e il suo canto è commovente e sincero.
“Knockin’ on Heaven’s Door” è stata pubblicata come singolo nel 1973, e ha rapidamente raggiunto il successo internazionale. La canzone è stata reinterpretata da molti artisti, tra cui Guns N’ Roses, Eric Clapton e Johnny Cash. È diventata un classico della musica rock, e continua ad essere cantata e ascoltata da milioni di persone in tutto il mondo.
Cosa scrive Dylan:
Mamma, toglimi di dosso questo distintivo, non posso più usarlo. Si sta facendo buio, troppo buio per vedere. È come se stessi bussando alla porta del paradiso. Bussando alle porte del paradiso (… si), bussando alla porta del paradiso, bussando alla porta del paradiso, bussando alla porta del paradiso… si. Mamma, metti le mie pistole per terra, non posso più sparare. Quella nuvola nera e fredda sta scendendo. È come se stessi bussando alla porta del paradiso. bussando alla porta del paradiso (… si), bussando alla porta del paradiso, bussando alla porta del paradiso, bussando alla porta del paradiso… si.
Scritta nel periodo della guerra del Vietnam, la canzone e’ una preghiera per la pace e per un mondo migliore.
Dylan non ha mai confermato né smentito che la canzone sia un’allusione alla guerra del Vietnam. Tuttavia, è evidente che la guerra era un tema molto importante per Dylan all’epoca in cui scrisse la canzone. Dylan era un forte oppositore della guerra e aveva già scritto diverse canzoni contro la guerra, come “Blowin’ in the Wind” e “The Times They Are a-Changin'”.
È quindi possibile che “Knockin’ on Heaven’s Door” sia stata scritta come un’altra canzone contro la guerra. La canzone è stata pubblicata nel 1973, quando la guerra del Vietnam stava per finire. È possibile che Dylan abbia voluto scrivere una canzone che ricordasse le vittime della guerra e che invitasse le persone a cercare la pace.
La canzone strutturalmente parlando è in tempo di 6/8 e ha una struttura semplice. La melodia è composta da pochi accordi di base (Sol, Re, La minore e Do) e il testo è composto da versi e ritornello.
Il brano inizia con un intro di chitarra acustica, a cui si uniscono poi la voce di Dylan e la batteria. La canzone procede con un ritmo lento e costante, mentre Dylan canta il testo della canzone.
Il ritornello della canzone è molto potente e coinvolgente. La canzone si conclude con un finale di chitarra acustica.
“Storia di una canzone”, il progetto scritto a piu’ mani da un gruppo di amici musocosto, presto diventera’ un concept book fatto dalla raccolta di questi capitoli, da un fumetto e dai migliori arrangiamenti delle canzoni per orchestra. Finanziera’ il progetto della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA, la young orchestra di Roma.
Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi vi parleremo di BILLIE JEAN di cui ricorre il quarantennale.
“Billie Jean” è una canzone del cantante americano Michael Jackson, pubblicata come singolo il 2 gennaio 1983 come secondo estratto dall’album Thriller. La canzone è stata scritta e composta da Jackson e prodotta da Jackson e Quincy Jones. “Billie Jean” è una canzone pop con elementi di funk e disco. La canzone è stata un successo immediato, raggiungendo la prima posizione nelle classifiche di tutto il mondo. Ha vinto otto Grammy Awards, tra cui Record of the Year, Song of the Year e Best Male Pop Vocal Performance.
Il testo della canzone racconta la storia di un uomo che viene accusato di essere il padre del figlio di una ragazza di nome Billie Jean. L’uomo nega le accuse, ma la ragazza è convinta che lui sia il padre. La canzone è stata interpretata in vari modi, ma è generalmente vista come una canzone sulla paternità e sulla responsabilità.
“Billie Jean” è una delle canzoni più famose di Michael Jackson e di tutti i tempi. È stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1995 ed è stata nominata la canzone numero uno di tutti i tempi da Rolling Stone nel 2004. “Billie Jean” è una canzone iconica che ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo.
“Billie Jean” di Michael Jackson è una canzone pop con elementi di funk e disco. La canzone è in chiave di F# maggiore e ha un tempo di 120 BPM. La struttura della canzone è semplice, con un verso, un ritornello e un bridge.
Quello che ha reso famosa la canzone e’ il particolare uso del basso elettrico.
La canzone “Billie Jean” di Michael Jackson è famosa infatti per il suo basso funky e ipnotico. Il basso è suonato da Louis Johnson, un bassista leggendario che ha lavorato con artisti come Quincy Jones, Herbie Hancock e George Benson. Il basso di Johnson in “Billie Jean” è una delle sue migliori performance e ha contribuito a rendere la canzone un classico.
Il basso in “Billie Jean” è suonato in un stile funky. La linea di basso è semplice ma efficace, ed è ripetuta per tutta la canzone. Il basso crea un groove solido che supporta la voce di Jackson e gli altri strumenti.
Il basso in “Billie Jean” è anche importante dal punto di vista melodico. La linea di basso non è solo un accompagnamento, ma ha una sua melodia distintiva. Questa melodia aiuta a creare l’atmosfera della canzone e a rendere la canzone più memorabile. È una performance tecnicamente brillante e creativa, ed è parte integrante della canzone.
La canzone ha avuto alcuni problemi durante la sua pubblicazione. Il primo problema è stato che il testo della canzone è stato considerato offensivo da alcune persone prima tra tutti
Billie Jean King, la leggendaria tennista, che ebbe alcuni problemi con la canzone di Michael Jackson. King ricevette molte lettere da fan che pensavano che la canzone fosse su di lei. King dovette dichiarare che non era lei la Billie Jean della canzone e che non ebbe mai una relazione con Michael Jackson.
Nel 1984, esasperata intento’ una causa contro Jackson per violazione del marchio. La causa fu risolta fuori dal tribunale quando Jackson accetto’ di pagare a King un risarcimento di 250.000 dollari.
Ma i problemi non finirono li: la canzone fu accusata di plagio. Un cantante di nome Walter Murphy infatti accuso’ Jackson di aver plagiato la sua canzone “A Fifth of Beethoven”. Jackson nego’ le accuse ma anche in questo caso, per mettere tutto a tacere, fu costretto a risolvere il caso fuori dal tribunale.
Nonostante tutti questi esborsi, fortunatamente Billie Jean
ha venduto oltre 100 milioni di copie in tutto il mondo, diventando così una delle canzoni più vendute di tutti i tempi.
“Storia di una canzone”, il progetto scritto a piu’ mani da un gruppo di amici musicisti, presto diventera’ un concept book fatto dalla raccolta di questi capitoli, da un fumetto e dai migliori arrangiamenti delle canzoni per orchestra. Finanziera’ il progetto della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA, la young orchestra di Roma.
(Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI sezione Musica – Articolo del 16 agosto 2023)
Cari amici di DETTI E FUMETTI oggi parleremo di B.B.King e della sua STAND BY ME.
B.B. King era un bluesman americano nato il 16 settembre 1925 a Itta Bena, Mississippi. È considerato uno dei più grandi chitarristi blues di tutti i tempi, ed è stato soprannominato “The King of the Blues”. King ha iniziato la sua carriera musicale negli anni ’40, e ha pubblicato oltre 50 album durante la sua carriera. Alcuni dei suoi brani più famosi includono “The Thrill Is Gone”, “Sweet Little Angel”, e “Stand By Me”. King ha vinto 15 Grammy Awards, ed è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1986. È morto il 14 maggio 2015 all’età di 89
La canzone “Stand By Me” è stata scritta nel 1961 da Ben E. King, Jerry Leiber, e Mike Stoller. È stata pubblicata come singolo nel 1961, e ha raggiunto la prima posizione nella classifica Billboard Hot 100. La canzone è stata utilizzata in numerosi film e programmi televisivi, tra cui “Stand By Me” (1986), “The Shawshank Redemption” (1994), e “The Simpsons” (1995).
“Stand By Me” di B.B. King è una canzone blues con un tempo di 12 battute. La canzone è in chiave di A minore, e il tempo è di 120 battiti al minuto. La struttura della canzone è semplice, con un ritornello che si ripete due volte dopo ogni strofa. Il testo della canzone parla dell’importanza dell’amicizia e del sostegno reciproco.
La chitarra di B.B. King è la parte più importante della canzone. King suona un riff blues semplice ma efficace, che è la base della canzone.
“Stand By Me” è una canzone classica che è stata reinterpretata da molti artisti diversi. La versione di B.B. King è una delle più apprezzate, e rimane ancora oggi una delle canzoni blues più famose di tutti i tempi.
“Stand By Me” parla dell’importanza dell’amicizia e del sostegno reciproco. Il cantante chiede a un amico di restare al suo fianco, anche nei momenti difficili. La canzone è un inno alla speranza e all’ottimismo, e trasmette il messaggio che non siamo mai soli, se abbiamo qualcuno che ci ama e ci sostiene.
“Storia di una canzone”, il progetto scritto a piu’ mani da un gruppo di amici musocosto, presto diventera’ un concept book fatto dalla raccolta di questi capitoli, da un fumetto e dai migliori arrangiamenti delle canzoni per orchestra. Finanziera’ il progetto della PURSUE RESPIGHI ORCHESTRA, la young orchestra di Roma.
(Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -SEZIONE MUSICA – ARTICOLO DEL 16 8 23)
E’ con molto piacere che oggi vi presento una raccolta di disegni e dipinti dai primi anni 80 ad oggi del nostro illustratore, il pittore Filippo Novelli. L’ art book e’ la testimonianza di un percorso di ricerca e sperimentazione di Filippo, che raccoglie, tra l’altro, la maggior parte dei ritratti degli artisti che abbiamo intervistato in DETTI E FUMETTI.
Lo trovate al link qui sotto o facendo click sulla cover
Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, l’intervista che segue è leggermente fuori dai canoni a cui siete abituati. Cosa c’entra l’ingegneria elettronica? C’entra, perché in un prossimo futuro un robot sarà la nostra guida all’interno di una mostra o di un museo. Prima una breve spiegazione, poi Lascero’ la parola a Filippo Cantucci ingegnere elettronico dell’ISTC.
L’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) è un istituto interdisciplinare, con numerose integrazioni fra i laboratori e temi di ricerca.
Gli obiettivi di ricerca di ISTC convergono sull’analisi, la rappresentazione, il ragionamento automatico, la simulazione e l’interpretazione critica dei processi cognitivi e sociali negli umani e nei primati non umani, dal livello fisiologico a quello fenomenologico e computazionale.
L’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione nasce nel 2001, grazie al progressivo cambiamento dell’Istituto di Psicologia, che ne rappresentava il troncone principale cui si aggiunsero l’Istituto di Dialettica e Fonologia operante a Padova e gruppi provenienti da altri Istituti (Istituto di Tecnologie Biomediche di Roma, LADSEB di Padova e Istituto di Elettronica degli stati solidi di Roma).
W. Ingegnere elettronico si nasce o si diventa?
Nel mio caso si diventa. Non ho mai avuto una particolare passione per la tecnologia (tutt’ora cerco di evitarla e fallisco sistematicamente), nonostante io abbia vissuto la transizione dall’analogico al digitale e il boom di internet. Tuttavia ho sempre subito il fascino dell’ingegneria come disciplina fortemente orientata alla progettazione. Sono un appassionato di Sherlock Holmes e il mio mito è sempre stato il professor Moriarty: un vero e proprio ingegnere del crimine. Ero indeciso tra elettronica e meccanica e alla fine ha vinto la prima, senza un particolare motivo. Ho vissuto la scelta di ingegneria elettronica come una sfida, non come una scelta naturale. Alcuni miei ex compagni di università ce l’avevano proprio nel sangue, io no.
W. Dopo la laurea, quale è stato il tuo percorso?
Dopo avere conseguito la laurea a Bologna, mi sono trasferito a Roma, non per lavoro ma per amore. Fortunatamente, sono riuscito subito ad inserirmi nel mondo della ricerca, e dopo una breve esperienza in un laboratorio di robotica all’università La Sapienza, sono stato assunto presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione, dove tutt’ora svolgo la mia attività. In ISTC continuo ad occuparmi di robotica, ma la mia attività di ricerca è più orientata alla progettazione e lo sviluppo di modelli computazionali di supporto alla interazione tra umani e sistemi artificiali, come ad esempio i robots.
W. Come vede il futuro un ingegnere elettronico?
Personalmente vedo un futuro in cui l’intelligenza artificiale avrà un forte impatto nella società, penso che sarà necessario ripensare molte cose alla luce della introduzione di sistemi artificiali sempre più sofisticati e collaborativi. Penso che diventerà naturale interagire con tali sistemi, siano essi robots o sistemi virtuali, ma penso che tutto ciò potrà avvenire in un ambiente che sarà progettato ad-hoc per favorire interazioni sempre più utili ai bisogni dell’uomo. Non penso che l’AI ci ruberà il lavoro, anzi penso che collaborare con i robots diventerà spontaneo come accendere o spegnere la luce.
W. Riusciremo a realizzare il cervello positronico?
Me lo auguro, e mi auguro anche che riusciremo a non fare la fine di Will Smith nel film “Io,Robot”! Realizzare robots super intelligenti, in grado di interagire come gli umani nel mondo, per come ce li ha descritti Asimov è di sicuro il sogno proibito di ogni ingegnere che lavora in questo campo. La realtà poi ci riporta coi piedi per terra e ci mostra come sia estremamente complicato progettare robots, pensando che possano autonomamente anche solo superare i limiti di un ambiente imprevedibile come quello in cui noi siamo immersi quotidianamente.
W. Parlaci di Nao, il robot che ci guiderà all’interno di un museo
NAO
Nao è un robot umanoide, dalle sembianze di un bambino, alto 58 cm ed è largamente utilizzato in ambito di istruzione e ricerca. Il suo aspetto e le sue capacità interattive lo rendono particolarmente adatto a studi di interazione uomo-robot. Nel nostro caso, stiamo cercando appunto di sviluppare un sistema robotico che sia in grado di ricoprire il ruolo di assistente museale, e che possa sfruttare la propria autonomia decisionale per pianificare la visita ad un museo più adatta ai bisogni di ogni utente che intende usufruire del suo servizio.
NAO dovrebbe comunicare anche con altri sistemi intelligenti inseriti all’interno del museo e coordinarli per soddisfare a pieno i bisogni dei visitatori.
W. Il tuo sogno nel cassetto?
Ovviamente progettare e realizzare il cervello positronico!
W. Bene Filippo aspettando con curiosità l’arrivo di Nao nei nostri musei,ti ringrazio anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti per questa interessante chiacchierata.
[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti – sezione Scienza e Tecnologia- articolo del 05-08-2023]
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