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Storia di una canzone -Because the Night: Bruce Springsteen

Lettrici e lettori di DETTI E FUMETTI oggi vi parleremo del BOSS.

Ricordo stavamo decidendo i brani da insegnare ai ragazzi della Pursue quando Filippo mi disse: “Un tutor rock che si rispetti non puo’ non insegnare un brano del Boss. Fu così che nacque un nuovo capitolo di STORIA DI UNA CANZONE, il testo della masterclass della Orchestra giovanile che seguivo con Filippo ed altri colleghi. Un nuovo capitolo di STORIA DI UNA CANZONE è pronto per voi e presto entrerà a far parte della raccolta che abbiamo iniziato due anni fa  e che  pubblicheremo insieme ai  poster, alle t-shirt e ad alcune partiture per orchestra andando a delineare un nuovo concept per cui DETTI E FUMETTI si è fatta conoscere nel web.

Bruce Springsteen- illustrazione  di Filippo Novelli

A volte le strade delle canzoni non perseguono una linea retta, ma seguono altre traiettorie. La provi e riprovi, da solo o nello studio o con la tua band, pensi che sia perfetta per essere inclusa nel tuo nuovo album, ma poi viene misteriosamente tolta dalla tracklist finale per essere poi pubblicata come b side di un singolo, o per riemergere in qualche box commemorativo di quell’album come gustoso extra. Oppure all’improvviso vengono donate ad altri artisti amici che combinazione stanno registrando il loro disco nella sala accanto la tua.

E’ quello che è accaduto per “Because the night” uno dei brani più amati di Bruce Springsteen che invece di comparire in “Darkness in the edge of town” comparve invece nell’album “Easter” di Patti Smith uscito il 3 marzo del 1978.

Gli album uscirono a poca distanza l’uno dall’altro e galeotto fu Jimmy Iovine l’engineer che si occupava di entrambi  gli album.

Il brano fu il primo che Bruce registrò nel primo giorno di  session dell’album ed aveva solo una linea vocale ed un ritornello.

Afferma Springsteen:

“Sono davvero contento che sia giunto a lei tramite Iovine, se non fosse stato cosi magari sarebbe rimasto in qualche cassetto, sono un grande ammiratore di Patti. L’idea di una collaborazione fu fantastica. (Il brano di Springsteen usci poi in qualche suo box set di rarità).

Racconta Patti Smith:

“Non mi interessava cantare brani di altri; ogni volta in studio Iovine mi chiedeva: “Allora hai ascoltato il brano di Bruce? Andiamo da te ad ascoltarlo? e così per giorni e giorni.  Nel 1978 costava molto telefonare a qualcuno che fosse molto distante. Fred Sonic Smith stava a Detroit e mi chiamava una volta a settimana, Un giorno ero in perenne attesa, ero frustrata mentre aspettavo, le 7 di sera, le 8 di sera..niente  e cosi mi misi a sentrie questo dannato nastro di Bruce. Pensai subito che sarebbe stata una hit; era nelle mia chiave vocale, è un anthem, ci dovevo solo aggiungere qualcosa di mio, e cosi è stato; ho solamente descritto l’attesa della sua telefonata. 

Fred mi chiamò poi a mezzanotte proprio quando fini di scrivere il testo che recita:

“Have I doubt whan I m alone/ Love is a ring, the telephone”,

Tornai in studio e la incidemmo in 2 giorni.

Da notare l’uso della parola Ring che ha il doppio senso di telefonata e anello, dunque unione tra due persone.

Ancora oggi nel 2024  il brano è sempre in setlist nei concerti di Bruce e Patti ed è sempre un momento topico dei loro live show.

[Fabrizio Fontanelli per DETTI E FUMETTI- SEZIONE MUSICA- ARTICOLO DEL 20 OTTOBRE 2024]

Intervista di Dario Santarsiero a Leli Baldissera Fotografa per DETTI E FUMETTI

Vincitrice Menzione Opera più votata da Terna

Amici di DETTI E FUMETTI oggi siamo con Leli Baldissera “Premio Driving Energy 2024 – Fotografia Contemporanea” e Vincitrice Menzione Opera più votata da Terna.

LELI di Filippo Novelli

Allora Leli, sei nata nel 1990 in Brasile, vivi e lavori a Roma. Sei artista, fotografa e ricercatrice. Consegui una laurea e il master in Arti Visive e un dottorato in Antropologia Sociale, e hai svolto delle ricerche sulle donne artiste. Come fotografa hai 15 anni di esperienza, durante i quali hai lavorato in studi fotografici e come freelance nella città di Porto Alegre.

D. Cosa o chi ti ha indirizzato verso la fotografia?

L. Sono sempre stata coinvolta nel mondo dell’arte, disegnavo e dipingevo, e quando avevo 15 anni mia madre mi regalò la mia prima macchina fotografica e ho iniziato a concentrarmi maggiormente sulla fotografia. Ho studiato Arti Visive e lì all’università ho dovuto scegliere un ambito in cui approfondire e ho scelto anche la fotografia perché ho visto che potevo avere più scelte nel costruire una professione.

D. Che responsabilità ha una fotografa nei confronti nella società?

L. La mia visione è sempre focalizzata sul lato politico e antropologico, penso che la produzione di immagini non sarà mai slegata da questi soggetti. Ma sono scelte personali il modo in cui ogni persona prenderà la produzione della propria arte. Oggi viviamo in un mondo pieno di immagini e tutti hanno accesso a migliaia di immagini tutto il giorno, l’educazione visiva e il rispetto per ciò che viene fotografato e pubblicato sono essenziali.

D. Nel tuo paese, il Brasile, la fotografia ha un ruolo rilevante nel denunciare lo sfruttamento ambitale? 

L. Sì, ma non solo denunciando lo sfruttamento ambientale ma anche denunciando ogni tipo di sfruttamento e problema sociale. Abbiamo grandi fotografe e fotografi documentaristi e artisti che producono immagini di grande impatto sulla nostra cultura e anche sui nostri problemi. Più recentemente anche in chiave decoloniale e con una visione del mondo meno eurocentrica, in cui i soggetti stessi producono immagini su se stessi e sul loro territorio, come gli indigeni, i quilombolas e i senzatetto che producono materiale audiovisivo sulla loro situazione.

D. Perché prediligi il colore anziché il bianco e nero?

L. La mia attenzione sui colori che si trovano nel mondo reale e’ dovuta al fatto che  i colori possono parlare di sentimenti e trasmettere sensazioni; tuttavia apprezzo anche le luci e le ombre enfatizzate dall’uso del bianco e del nero.

D. Nei tuoi lavori emerge prepotentemente il corpo femminile, ce ne vuoi parlare?

L. Come donna e artista, penso che sia importante trasformare lo storico “sguardo maschile” sul corpo femminile in donne che rappresentano se stesse e le altre. Disconnettere il corpo femminile da uno sguardo sessualizzato, approfondendo la dimensione dei suoi significati.

D. “Ocupação” è l’opera vincitrice del premio Terna 2024, perché la scelta di fotografare la facciata di un palazzo?

L. Non è solo la foto di un palazzo, ma di un palazzo che è un’occupazione nel centro della città dove vivevo, in un viale vicino a casa mia. Per me questa foto rappresenta un ritratto delle persone che vivono lì, ma senza mostrare i loro volti. I volti si mostrano nel modo in cui hanno occupato quel posto vuoto e lo hanno trasformato nella loro casa con il loro tocco personale. Non avere una casa e non avere diritto alla casa è una questione che mi tocca personalmente e politicamente.

D. Il tuo sogno nel cassetto?

L. Ritornare a disegnare e dedicare maggiormente la mia arte a questa tecnica che ad un certo punto della mia vita era stata abbandonata.

D. Bene cara Leli grazie anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti per questa bella chiacchierata

L. Grazie a lei, apprezzo l’interesse per il mio lavoro e lo spazio fornito per parlare un po’ di quello che faccio. Grazie mille.

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti -sezione Arte – articolo del 15 ottobre 2024]

Willy intervista l’artista visiva Maria Angeles Vila Tortosa per DETTI E FUMETTI

Cari Lettrici e lettori di Detti e Fumetti, oggi sono in compagnia dell’artista visiva Maria Angeles Vila Tortosa e scambieremo con lei due chiacchiere, per conoscerla meglio. 

Allora Maria Angeles, nasci nel 1978 a Valencia. Ti laurei all’Accademia di Belle Arti presso l’Università Politécnica di Valencia, dove consegui il dottorato in incisione e il Cap [corso di abilitazione pedagogica].

Vinci la borsa di studio Erasmus presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e la borsa di studio Leonardo da Vinci presso la romana Stamperia d’Arte l’Acquaforte di Luigi Ferranti.

Nel tuo lavoro rielabori alcuni temi specifici legati al mondo femminile, come la vita domestica, gli affetti familiari, la maternità e l’accudimento.
Il mezzo espressivo che preferisci è l’incisione, una tecnica antica, usata per parlare di femminismo e stereotipi di genere. 

Mentre le incisioni elaborate su carta, si trasformano in pavimenti, libri, light box e scatole lignee allo scopo di realizzare piccole scenografie portatili o grandi installazioni tridimensionali.

Come docente hai organizzato e curato corsi per bambini presso l’Istituto Cervantes di Sofia e di Roma, presso la Reale Accademia di Spagna, la Casa Museo Mario Praz e tanti altri spazi pubblici e privati. Sei la responsabile dei laboratori pittorici dell’Istituto Marymount. Nel 2018 e 2019 pubblichi i libri illustrati La Lupa di Roma e Il Colosseo, tradotti in cinque lingue.

Nel 2022 collabori con Maria Grazia Chiuri direttrice artistica di Dior, per la sfilata Cruise Sevilla, realizzando dei manifesti che successivamente diventeranno abiti importanti.

Oggi, vivi e lavori tra Roma e Valencia.

Per apprendimenti:

D. Cosa ti ha spinto verso l’arte? 

M. La noia. Da piccola passavo tanto tempo da sola, ho avuto tanti momenti noiosi, appena ho saputo che c’era un corso di pittura mi sono iscritta e credo che da lì sia cominciato tutto.

D. Cosa significa per te essere un’artista visiva?

M. Raccontare, domandare, riflettere e denunciare attraverso diverse discipline.

D. Nel 2007 la perdita di tuo padre ha segnato una svolta decisiva nella tua vita d’artista; ce ne vuoi parlare?

M. La perdita di mio padre ha segnato la mia vita, lui per me è stato un pilastro fondamentale, mi ha spinta a studiare Belle Arti e sostenuta in tutte le tappe della mia carriera.

Prima della sua mancanza il mio lavoro aveva una matrice astratta, ero attratta dalle tecniche, dalle materie, amavo la pittura informale italiana e spagnola e mi muovevo in un racconto che viaggiava in quelle linee. 

Quando è venuto a mancare, ho sentito un forte bisogno di fare ricerca sulla memoria, sulle memorie della mia famiglia. Sono finita dentro un armadio alla ricerca di una borsa bianca di mia madre che conteneva l’archivio fotografico domestico. Il gioco è iniziato lì e, dal quel momento, ho inserito la figura umana dentro le mie opere. Sono diventata narrativa, ho viaggiato attraverso le memorie di persone care e sconosciute, ho dialogato con loro all’interno delle mie opere e, in quel viaggio, ho vissuto il mio lutto senza nemmeno esserne consapevole. Questo è il potere dell’arte, diventa rifugio nei momenti difficili.

D. Sempre nel 2009 insieme ad Alicia Herrero [Ballerina coreografa pedagoga della danza] fondate las Mitocondria cosa ti ha lasciato?

M. Alicia, come direbbe Michela Murgia è la mia sorella “d’anima”. Con lei sono anni che condivido il mio lavoro artistico e il mio sentire in quanto donna. Noi siamo una famiglia che si allarga con le nostre figlie e tutto diventa performance.

Alicia è un punto di riferimento artistico, intellettuale ed umano.

Las Mitocondria è un progetto di vita, è un riflettere su tutto quello che ci preoccupa, è condivisione in progetti artistici e soprattutto è amicizia.

D. Sei impegnata anche nel sociale con l’arte partecipativa. A chi ti rivolgi?

M. Mi rivolgo agli esseri umani, a tutti senza distinzione. Sono anni che per me l’arte non ha un valore completo se non è condiviso con gli altri. Trovo molto arricchente aprire gli orizzonti e costruire insieme, credo sia anche un nostro dovere.

D. dal 13 settembre al 13 ottobre 2024 sei insieme all’artista e poetessa Bianca Pucciarelli Menna, in arte Tomaso Binga, per una mostra al Mattatoio di Roma dal titolo: CORPUS NATURAE.  Il filo conduttore che vi lega è il linguaggio delle piante e un legame profondo tra corpo e natura. Ce ne vuoi parlare?

M. Conosco Bianca da tantissimi anni, ho sempre apprezzato molto il suo lavoro e amato le sue poesie e performance. 

Quando Benedetta mi ha proposto di realizzare Corpus Naturae sono stata molto felice, per me è un grande onore essere in conversazione con un’artista lottatrice come Binga.

L’ironia ci accomuna e, anche se apparteniamo a due generazioni diverse, a due culture lontane, i nostri lavori si sono incontrati nel Mattatoio, si parlano e si ascoltano. Trovo che il progetto sia meraviglioso!

D. Bene cara Maria Angeles ti ringrazio anche a nome delle Lettrici e Lettori Detti e Fumetti per questa bella chiacchierata.

[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE ARTE- ARTICOLO DEL 30 SETTEMBRE 2024]

Willy intervista la regista Angelita Puliafito in occasione dell’uscita di LAPIDE PRE MORTEM

Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, una nostra vecchia conoscenza, la regista Angelita Puliafito che già in passato e più recentemente,  ha dato prova di grande spessore teatrale, vedi: https://dettiefumetti.com/2019/09/16/piaceri-nascosti-di-dario-santarsiero/ https://dettiefumetti.com/2024/05/21/il-teatro-che-passione/. Sabato 28 e domenica 29 settembre, con la compagnia “C’era un’Altra Volta” porta in scena, al Teatro Petrolini, la commedia brillante “Pre-Mortem”.  

D. Prima però raccontaci un po’ di te

A. Ho studiato al DAMS indirizzo spettacolo e poi un corso di regia alla casa dello spettacolo che mi ha dato le giuste competenze. Già da bambina facevo muovere le bambole costruendo sempre delle storie dove la regista ero io.  Il mio primo spettacolo da regista, perché tu non lo sai ma io ho fatto anche l’attrice, e sono tutt’ora una cantante, dicevo il mio primo spettacolo da regista è stato Peter Pan il musical, a ripensarci oggi, mi vengono i brividi.

D. Allora Angelita, raccontaci la trama, ovviamente senza svelarci nulla 

A. Come hai preannunciato sono la regista dello spettacolo “Lapide Pre-Mortem”, che andrà in scena il 28 e 29 settembre al teatro Petrolini. Tengo molto a questo spettacolo perché la compagnia “C’Era Un’Altra Volta” vuole rendersi utile aiutando la ricerca, con una raccolta fondi, da destinare alla Associazione Italiana AIL [contro le leucemie linfonomi e mieloma]. Tornado alla trama: La situazione è molto equivoca, il personaggio principale si ritrova a pensare di essere arrivato alla fine dei suoi giorni, prima di trapassare, vuole in qualche modo chiudere il cerchio e mettere ordine a tutte le situazioni famigliari e amichevoli. È una commedia molto divertente. La compagnia è ormai stabile e da diversi anni, portiamo in scena commedie tendenzialmente brillanti; perché, come in questo caso, attraverso la risata si vuole sfatare la concezione della morte, che viene vista come qualche cosa di atroce. Che dire ancora? Che sono, dopo tanti anni, felice di fare teatro, soprattutto con questa compagnia amatoriale, che non è da meno dei professionisti, se non per il fatto che non è il loro mestiere principale. A questo punto vi aspetto tutti al Teatro Petrolini il 28 e 29 settembre 

D. E sono sicuro che le nostre Lettrici e Lettori verranno sicuramente ad applaudirvi!

Info:

Teatro Petrolini Via Rubattino 5 [Zona Testaccio]

www.teatropetrolini.it

info@teatropetrolini.it

t.+39 065757488

[Dario Santarsiero per Detti e Fumetti 26-09-2024 sezione Teatro]

Willy intervista Andrea Lelario per DETTI E FUMETTI

Cari Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, oggi scambieremo due chiacchiere con l’artista Andrea Lelario Litografo e incisore.

Allora Andrea nasci nel 1965 a Roma dove frequenti il corso di Tecniche dell’Incisione tenuto da Pippo Gambino e Duilio Rossoni presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Nel 1990 consegui il diploma in Decorazione con Enzo Frascione e nello stesso anno vinci il Premio “Accademia di Belle Arti di Roma” istituito dal Direttore Cesare Vivaldi.

Dal 1995 al 1997 curi la rassegna di arti visive Capranic’Art, allestita all’interno di Palazzo Capranica di Roma, contestualmente progetti un mosaico per la metropolitana di Roma, realizzato nella stazione di Numidio Quadrato. 

Nel 2010 vieni invitato nello studio televisivo Rai ArtNews per la realizzazione in diretta di un’opera, Genos. Negli anni 2017/2018, collabori con William Kentridge ad un progetto di litografie e incisioni.

Nel 2018 realizzi l’opera Site-specific per il nuovo Rettorato di Tor Vergata La memoria e i volti. Lo sguardo dell’Università Tor Vergata nei ritratti dei rettori, sei matrici in rame incise a punta secca e inchiostrate

Attualmente sei docente di prima fascia di Tecniche dell’Incisione e Grafica d’Arte e Litografia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.

[Per approfondimenti: https://abaroma.it/docenti/prof-andrea-lelario/]

D. Cosa ti ha spinto verso il mondo dell’arte?

A. La molla iniziale, sin da bambino, è legata al desiderio di comunicare, di condividere le proprie emozioni con altre persone. E il canale a portata di mano, il più naturale che avevo era il disegno. Poi è arrivata l’incisione.

D. Perché proprio l’incisione?

A. Ho cominciato a sperimentare questa tecnica da ragazzo. Mi attraeva l’idea di interagire con il metallo, come uno scultore, di praticarvi innumerevoli solchi, segni più o meno profondi che nel loro insieme creativo generano l’opera con l’azione della stampa finale. Poi chiaramente sono stato affascinato dalla poetica e dal talento dei grandi maestri incisori che mi hanno ispirato e spinto a confrontarmi con questa arte, a farla mia in qualche modo, ad attualizzarla; arte ancora oggi poco conosciuta. Purtroppo.

D. Cosa provi pensando al mosaico sotto la fermata della metro Numidio Quadrato, sapendo delle migliaia di persone che ogni giorno la frequentano?

A. Mi viene in mente il flusso di persone che ogni giorno passa e si lascia alle spalle quel mosaico, di corsa la mattina per andare al lavoro o scuola e poi più lentamente la sera quando si rientra. Il mosaico è lì, fedele, paziente, attento. Un po’ come un osservatore diciamo. Ma pronto anche a essere osservato per chi vuole fermare per un momento dal solito tran tran. Magari riesce a regalare una piccola emozione, un pensiero nuovo… questo mi farebbe  piacere. 

D. Lasciare con il bulino un segno sul rame, cosa significa per te? 

A.Significa appunto lasciare un segno, letteralmente. È quasi un piacere fisico l’interazione con il metallo. 

Un contatto primigenio con la materia. Tutto questo mi fa infatti pensare alle incisioni rupestri, alle tracce ancestrali dell’Homo Sapiens.

D. Nella tua lunga carriera d’artista, in cosa vorresti migliorarti?

A. C’è sempre un’evoluzione nel percorso di un artista. Per quello che mi riguarda, non posso sapere la meta esatta verso cui sto andando… La cosa importante è però avere una direzione, un obiettivo, portare con sé la giusta “attrezzatura”. A me basta sapere di non aver perduto per strada la sensibilità, la capacità di cogliere gli aspetti significativi dell’esistenza, le emozioni. Quando si diventa maturi o si invecchia si è meno permeabili, ci si irrigidisce, non si dialoga come prima. E questo rappresenta una perdita per un artista. Secondo me, il suo bagaglio non dovrebbe mai finire di riempirsi, lasciare posto al nuovo, all’inedito. 

D.  Quando vedi i tuoi studenti dell’Accademia di Belle Arti mettere in pratica i tuoi insegnamenti che sensazione hai?

A.Penso al lavoro che hanno davanti. Sento una forte responsabilità nei loro confronti. Spero fra me e me di averli accompagnati nel modo giusto per una piccola porzione della loro vita, di aver aperto loro una prospettiva futura. L’Accademia è molto importante per la formazione artistica. È il periodo della conoscenza e della sperimentazione, dell’applicazione e della verifica, della condivisione e della crescita. Passaggio fondamentale per capire sé stessi e gli altri; per osservare l’orizzonte che abbiamo di fronte. E nella fase storica che stiamo attraversando, quella dell’IA che promette scenari nuovi nel campo dell’arte non sempre positivi, tutto questo è ancora più necessario e urgente. Ma questo è un altro capitolo …

D.dal 13 settembre al 13 ottobre 2024 il Mattatoio di Roma ti ha aperto le porte a una tua mostra dal titolo “Nomadi del Sogno” ce ne vuoi parlare?

A.“Nomadi del sogno” nasce dall’idea di realizzare con Nicoletta Provenzano, curatrice attenta e appassionata,un racconto composto da una selezione delle mie opere; un viaggio dentro il mio immaginario che attraversa vari mondi, da quello naturale a quello sognato, dall’inconscio al conscio, dalle particelle elementari alle galassie dell’universo. Tutto questo cucito da piccoli frammenti, da segni infiniti che tentano, come esseri microscopici, di ordinare, o meglio,riordinare dentro al labirinto dell’esistenza le briciole delle emozioni provate fino ad oggi.

D. Bene, caro Andrea ti ringrazio anche a nome delle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, per questa interessante chiacchierata. 

A. Grazie a te ed un saluto alle Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti

[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE ARTE- ARTICOLO DEL 19 SETTEMBRE 2024]

Willy intervista il regista Federico Sisti per DETTI E FUMETTI

Cari Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti, sono in compagnia del mio caro amico e regista Federico Sisti.

Federico nasce a Roma il 13/05/1985. Da 15 anni lavora come regista e documentarista, è corrispondente per programmi di cronaca, ha realizzato documentari sia in modo indipendente che per reti nazionali e internazionali. Il suo ultimo docufilm è ‘Una vita sul ring-la vita di Nino La Rocca’ Una produzione Rai documentari.

Il documentario racconta l’ascesa, le sfide, la caduta e le rivincite di Cheid Tijani Sidibe, in arte Nino La Rocca, campione europeo dei pesi Welter nel 1989. Nino è figlio di un malese e di una siciliana, La Rocca passa una vita a lottare per i suoi diritti e per ottenere la cittadinanza italiana. La sua esistenza passa dal Marocco dove nasce, alla vita di strada a Parigi, a quella delle stelle.  

D. Cosa o chi ti ha spinto verso la strada della regia?

F. Inizio con il dire che non mi reputo un regista. L’ appellativo regista, rimanda molto al mondo della fiction, e non c’è niente di più lontano da quello che faccio. 

D.  Ci puoi dire perché preferisci girare un documentario anziché un film?

F. Mi sono avvicinato al mondo del documentario perché è la pura realtà, non c’è finzione, è lo studio della società per antonomasia, ed io ho sempre avuto un approccio sociologico. Quindi tutti questi lavori che ti riportano ad una realtà, spesso molto cruda, non sono stati casuali.

D. Ho visto il docufilm sulla piattaforma RaiPlay   ‘Una vita sul ring-la vita di Nino La Rocca’ per la produzione Rai documentari. L’ho trovato emozionante e allo stesso tempo ti dà una forte spinta a non mollare mai. Ce ne vuoi parlare?

F. In un’epoca dove tutti avevamo negli occhi le grandi star sia dello sport che dello spettacolo la storia di Nino, quella di un ragazzo venuto dal Mali che trova il suo riscatto in Italia, diventa l’emblema dell’uomo che si è fatto da solo.

 La storia di Nino La Rocca divenne potentissima, capace di catalizzare le folle, e penso che abbia avuto un ruolo chiave, nella creazione della sua popolarità. Poi gli anni 70-80 finiscono, un’epoca si chiude, la società cambia e con lei la tendenza a quel genere di narrazioni. 

Quella società che un tempo lo aveva acclamato innalzandolo ad eroe, inizia pesantemente a criticarlo, lo tratta come un fenomeno da baraccone, viene dimenticato, i suoi successi quasi rinnegati, le sue capacità sportive denigrate e lui si rifugia in sé stesso vivendo isolato tra preghiere ed insegnamento, lontano da quei riflettori che ad un certo punto della sua vita, si sono fatti ormai troppo ingombranti.

D. Perché hai scelto proprio Nino La Rocca?

F. Penso di avere scelto Nino la Rocca perché c’erano tutti i presupposti per una storia interessante: il personaggio che sale in vetta e poi ricade, tutta la sua introspezione, una critica al divismo di quegli anni che ci dovrebbe far riflettere anche sulla nostra epoca.

D. Dopo l’ultimo ciak di ‘Una vita sul ring-la vita di Nino La Rocca’ che cosa hai provato?

F. Diciamo che è stata la fine di un’agonia [Ride N.D.S.] stavamo lavorando in condizioni estreme.

D. Bene caro Federico, grazie anche a nome delle Lettici e Lettori di Detti e Fumetti per questa bella chiacchierata; ci salutiamo con la promessa di rivederci presto per presentare un tuo nuovo lavoro.

F. Grazie a te caro Dario, e un saluto alle lettrici e Lettori di Detti e Fumetti 

[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE CINEMA- ARTICOLO DELL 11 SETTEMBRE 2024]

Giardini Luzzati • Genova, 13/14/15 settembre 2024

GEN • dalla parte del Fumetto!

Care amiche e amici di DETTI E FUMETTI Arf fa il bis.

Presso i Giardini Luzzati  a Genova, il 13/14/15 settembre 2024 si terrà il festival del fumetto

GEN, dalla parte del Fumetto!

una produzione CDM Lab con il Ce.Stoe la direzione artistica di ARF! Festival.

Ecco a voi i dettagli.

A Genova, il 13, 14 e 15 settembre 2024 arriva GEN, il nuovo evento interamente dedicato al Fumetto, una full immersion di 3 giorni di mostre esclusive, grandi ospiti dall’Italia e dall’estero, live performance e laboratori KIDS, una SELF Area dedicata all’autoproduzione e alla microeditoria indipendente, un bookshop con i firmacopie non-stop di tutte le autrici e gli autori presenti al Festival, tutto interamente a ingresso gratuito!

La prima edizione di GEN, con la direzione artistica di ARF Festival! è prodotta da CDM Lab insieme a Giardini Luzzati (il Ce.Sto) e si terrà durante lo svolgimento dell’ottava edizione di M.U.R.A. (Movimento Urbano Reti Artisti) che quest’anno prende il sottotitolo “Comics Edition”.

Camminando per i caruggi del Sestiere del Molo, da Porta Soprana alla Chiesa medievale di San Donato, nello spazio multifunzionale e archeologico dei Giardini Luzzati, straordinario punto di riferimento della partecipazione pubblica e della creatività della città, troveremo autrici e autori, protagonisti assoluti della kermesse, insieme alle loro storie, ai personaggi, ai libri e soprattutto a lettori e appassionati che – sin da questa prima edizione – potranno vivere un’esperienza immersiva di incontro e confronto «dalla parte del Fumetto» in ogni suo genere, formato, in ogni sua possibile declinazione.

L’apertura è affidata alla spettacolare performance dell’artista croato Danijel Žeželj – illustratore, fumettista e graphic designer pubblicato in tutto il mondo da editori come DC Comics, Marvel, Image, Dark Horse, DSTLRY, Dargaud e Mosquito e da testate internazionali come il The New York Times, il San Francsico Guardian o il The Washington Chronicle – che salirà sul palco esterno dei Giardini Luzzati per realizzare un gigantesco live painting, accompagnato dalle musiche dal vivo del trombettista Ramon Moro (a cui Žeželj realizzò la copertina dell’album Offering nel 2020), per una serata di suggestioni sonore e visive di rara intensità.

Il manifesto della prima edizione, così come la prima delle due mostre che verranno allestite all’interno dell’area archeologicica dei Giardini Luzzati, è firmato dalla fumettista e illustratrice Agnese Innocente, già vincitrice del prestigioso Premio Andersen 2021 come “Miglior libro a fumetti dell’anno” con Girotondo, scritto da Sergio Rossi. La giovane autrice toscana (classe 1994), amatissima da pubblico e critica, vanta già numerose pubblicazioni con Piemme, Mondadori, Einaudi Ragazzi, Erickson, Rizzoli, Disney, Papercutz, Space Between Entertainment, Il Castoro, Il Battello a Vapore, De Agostini, Giunti e Glénat Editions. Dell’autrice nel corso del 2024 sono usciti due nuovi graphic novel: Heartbreak Hotel (il Castoro) sui testi di Micol Arianna Beltramini e, per il mercato francese, Audrey Hepburn – Un ange aux yeux de faon (Glénat) sui testi di Jean-Luc Cornette, le cui tavole ancora inedite stanno esposte, grazie a GEN, per la prima volta.

A giungere da Oltralpe saranno anche lo sceneggiatore Martin Quenehen e il disegnatore Bastien Vivès, che hanno reinterpretato un’icona mondiale come Corto Maltese grazie a una loro versione “aggiornata e ringiovanita” del celebre marinaio, traghettandolo nel XXI Secolo con i due libri Oceano Nero e La Regina di Babilonia (pubblicati in Italia da Cong Edizioni) senza tradirne la sua natura romantica, scanzonata e disincantata, anarchicamente leale. I due autori saranno ospiti di GEN e la mostra Il Corto di Martin e Bastien, a Genova in anteprima assoluta, – realizzata in collaborazione con la Cong stessa – esporrà sia alcune tra le migliori tavole digitali tratte dai due libri che alcuni bellissimi disegni originali realizzati in china e acquerello da Vivès in occasione di due esposizioni alla Galleria Manjari & Partners di Parigi. 

La terza esposizione in programma, la mostra “diffusa” The Genoeser Unleashed, è un’antologica che ha l’obiettivo di accendere un riflettore sull’illustrazione e le arti visive attraverso le copertine di una rivista immaginaria, per raccontare bellezze e contraddizioni di Genova. The Genoeser – omaggio alla storica rivista The New Yorker a alle sue celebri copertine – è «un progetto artistico collettivo, una finestra sulle storie di chi vive il capoluogo ligure ogni giorno, di chi l’ha lasciata e mai dimenticata, di chi – seppur di passaggio – ha potuto viverla in tutte le sue sfaccettature».

Ricchissimo il programma della Sala Talk, luogo di incontro e confronto tra autrici, autori e pubblico, che, nell’arco del weekend, vedrà la presenza di tantissimi protagonisti del fumetto e dell’illustrazione ma anche della cultura e dello sport, come l’attuale Vicepresidente vicario del CONI Silvia Salis e il giornalista e scrittore Federico Traversa.

All’interno della Sala Talk di avvicenderà un roster da grandi occasioni: da Ivo Milazzo – con un’attesissima Lectio Magistralis moderata da Lu Vieira – a Paolo Bacilieri, che condividerà il palco con Danijel Zezelj sul tema delle “geometrie cittadine”; da Claudio Calia e il suo graphic novel dedicato alla vita di Don Andrea Gallo agli autori Disney (ma non solo) Davide Aicardi, Sergio Badino, Francesco D’Ippolito, Andrea Ferraris e Giorgio Salati; dalla scrittrice Micol Arianna Beltramini con Agnese Innocente a Simona Binni (dove si parlerà anche di Resistenza e antifascismo); dal bestseller Davide Costa a Manfredi Toraldo (attuale Direttore della Scuola Internazionale di Comics di Genova), a Matteo Penna, Andrea Tridico, Alessandro Ripane, Enrico Macchiavello, Giulia Masia, Ste Tirasso, Francesca Sperti e Corinna Trucco di The Genoeser, fino ai super ospiti francesi Quenehen e Vivés che verranno moderati dal giornalista, critico e storico dell’immagine, Ferruccio Giromini.

Importante: l’accesso alla Sala Talk è gratuito e prevede un numero massimo di persone (circa 70). Per parteciparvi farà fede la formula «fino ad esaurimento posti» con una precedenza ai possessori della tessera dei Giardini Luzzati – il cui costo è di 10 euro e che, pur non essendo obbligatoria, garantisce suddetta priorità (https://www.spazio-comune.org/tessere-giardini-luzzati/)

Ogni autrice e autore che si avvicenderà nella Sala Talk di GEN, non appena terminato il proprio panel, si sposterà al bookshop del Festival – gestito dalla Libreria Sulla Strada di Genova – per session di dediche e firmacopie.

In questa prima edizione di GEN non poteva mancare la coloratissima Area KIDS, lo spazio con i laboratori creativi (a iscrizione gratuita tramite Eventbrite) che conterà sulle docenze di alcune tra le migliori firme italiane dell’editoria per bambini e ragazzi che verranno condotti lungo i percorsi della creatività e dell’immaginazione, tra pastelli, pennarelli, personaggi e storie da inventare. Laboratori per tutti i gusti e per tutte le fasce di età, con Ste Tirasso, Enrico Macchiavello, Giorgio Salati e Christian Cornia, Simona Binni, Chiaretta della Lucca Manga School, Sergio Olivotti, Sualzo, Vinci Cardona e Gud.

Ultima ma non ultima, l’esuberante e «festosamente chiassosa» SELF Area di GEN – un vero e proprio Festival nel Festival – che proporrà una ricca selezione tra le migliori realtà italiane dell’autoproduzione e della microeditoria indipendente, rappresentate nel 2024 da Amianto Comics, Attaccapanni Press, Bangarang Comics!, BMR Production, Bonny Zed, Frankenstein Magazine, Emanuele Giacopetti, Inuit, Lök Zine, MalEdizioni, Mammaiuto, Nalsco, Renape, Tofu & Teppismo. La SELF Area sarà inoltre arricchita da «uno stravagante percorso visivo», tre grandi illustrazioni inedite – Ponente, Centro e Levante – dedicate alla città di Genova realizzate dall’artista Alessandro Ripane.

GEN è una produzione CDM Lab insieme a il Ce.Sto, con la direzione artistica di ARF! Festival e le partnership di M.U.R.A., Sestiere del Molo, Scuola Internazionale di Comics di Genova, la Libreria Sulla Strada, Cong Edizioni Srl, The Genoeser e Koh-I-Noor.

Media partner: StayNerd + Gli Audaci + Good Morning Genova.

Orari:

Venerdì 13 settembre dalle 17:00 alle 23:00

Sabato 14 settembre dalle 10:00 alle 20:00 (con GEN Party serale).

Domenica 15 settembre dalle 10:00 alle 20:00.

L’accesso a tutte le aree di GEN è gratuito.

Il solo accesso alla Sala Talk sarà regolato da un numero massimo di persone; per partecipare agli incontri – comunque gratuiti – farà fede la formula «fino ad esaurimento posti» (circa 70) con precedenza ai possessori della tessera dei Giardini Luzzati. La tessera – il cui costo è di 10 euro – non è dunque obbligatoria, ma garantisce suddetta priorità: https://www.spazio-comune.org/tessere-giardini-luzzati/

Ufficio stampa nazionale GEN / ARF! Festival

Fabiana Manuelli: 347.8263425 – fabianamanuelli@gmail.com

[ FILIPPO NOVELLI per DETTI E FUMETTI – SEZIONE FUMETTO – ARTICOLO DEL 10 SETTEMBRE 2024]

A STAR BENE SI IMPARA. DARIO SANTARSIERO intervista l’autrice, la sociologa Chiara Narracci per DETTI E FUMETTI

A star bene si impara!

“In un mondo che viaggia fin troppo velocemente si dimentica spesso di prendersi in considerazione in prima persona e nel presente.”

Ritratto di Chiara di Filippo Novelli

Care Lettrici e Lettori di Detti e Fumetti vorrei presentarvi Chiara Narracci, sociologa; con lei parleremo del suo libro “A star bene si impara!” Edizioni G.A.Z.. Prima però, due righe di presentazione. Nata a Roma l’08/04/76, ti sei laureata in Sociologia a La Sapienza, hai due master in Consulenza e in Mediazione Familiare, collabori con: il consultorio Centro la Famiglia al Vicariato da 20 anni e con diversi avvocati matrimonialisti. Sei responsabile di diversi sportelli d’ascolto nelle scuole. Docente di Sociologia della famiglia nelle varie sedi italiane della Sicof [Scuola Italiana Consulenti della Coppia e della Famiglia].

Autrice dei seguenti libri: la grande abbuffata, pubblicato con la Regione Sicilia; le favole di Pietro, edizioni progetto cultura; le favole di Bruno, edizioni progetto cultura; le favole di Elena, edizioni progetto cultura.

Il libro di Chiara Narracci “A star bene si impara!” suggerisce come gestire le nostre emozioni e tentare di risolvere al meglio le proprie insicurezze e paure in tutti i campi della nostra vita, che minano il nostro equilibrio sia psichico che fisico. Nella seconda parte del libro, Chiara indica, tramite le favole, dedicate ai propri figli, come i miti e le leggende, ci aiutano ad accogliere e normalizzare le resistenze e le credenze cognitive.

D. Allora Chiara, come mai hai sentito l’esigenza di scrivere “A star bene si impara!”?

C. Per sfatare diversi pregiudizi che ci bloccano nella crescita personale, portandoci a vivere trascinando i piedi…

troppe volte sento affermazioni tipo: le persone non cambiano, al massimo peggiorano! O anche: sono fatto così! 

Di qui l’idea della copertina, dove la pecora Rosa è colei che ha imparato a conoscersi e a volersi bene pertanto sceglie consapevolmente come gestirsi nelle varie situazioni.

D. Perché Conoscere la propria storia di vita e le relative dinamiche relazionali è fondamentale?

C. Ognuno di noi costruisce la propria peculiare storia di vita, in base a come viene più spesso definito dalle figure di riferimento… conoscere come ci siamo strutturati; comprendere come funzioniamo nelle dinamiche interne e relazionali; perdonare le mancanze ricevute ed imparare a compensare da soli

È la strada per la libertà di scegliere quali condizionamenti ricevuti fare propri, perché buoni per noi e quali lasciare andare.

È l’ignorare che ci porta a subire noi stessi e a farci sentire vittime degli altri e degli eventi… possiamo però imparare a gestire il nostro mondo emotivo.

D. Nella tua lunga esperienza come consulente e mediatore familiare, affermi che ciò che ci destabilizza ad ogni età è il mondo emotivo; ce ne vuoi parlare?

C. Grazie all’analisi transazionale di Berne compresi che il mondo emotivo è fermo all’infanzia e che l’imprinting emotivo ha effetti anche sui comportamenti associati alle varie emozioni che adottiamo nel presente. 

Esser consapevoli che gli eventi di oggi sono tanto destabilizzanti perché a percepire la realtà è il bambino che eravamo e non l’adulto che siamo diventati aiuta a ricentrarsi velocemente. Come? Leggi il libro! [Sorride N.D.S.]

D. Quanto la comunicazione influisce sul nostro vissuto?

C. Moltissimo perché le parole deformano, definiscono e limitano la percezione della realtà esterna e interna, se un bambino viene spesso definito pigro si convincerà di esserlo e metterà in scena atteggiamenti in linea con questa etichetta pur di sentirsi considerato. 

Pertanto, conoscere le proprie etichette, comprenderne il peso avuto e scegliere di non metterle in scena è liberatorio.  

D. Nel libro indichi quali sono le regole di base della comunicazione e quali sono gli errori da evitare; ce ne puoi anticipare qualcuno?

C. Penso agli out-out! A tutte le volte che esasperati dall’atteggiamento disturbante di qualcuno gli intimiamo di cambiare pena il perderci… non funzionano! Nella migliore delle ipotesi producono un cambiamento momentaneo dettato dalla paura non dall’amore.

Sono convinta che l’unica leva che funzioni sia l’amore: il mettere in evidenza ciò che amiamo dell’altro, ci aiuta ad esempio ad avere maggior tolleranza verso ciò che ci piace di meno, portandoci ad ingentilire le etichette: un conto è dire ad un figlio, spesso e volentieri, che è un bugiardo, un conto è rimandargli che ha molta fantasia!

D. perché le favole hanno un significato socio pedagogico?

C. Le favole come i miti e le leggende si rivolgono direttamente al mondo emotivo, che come ho accennato e’ fermo all’infanzia pertanto ci livellano tutti ad un comune sentire bypassando le resistenze cognitive e culturali.

Con le favole si esplora il mondo emotivo e lo si normalizza consentendoci di accettarlo come parte di noi e della nostra storia.

Solitamente da adulti quando siamo in preda a forti emozioni ci giudichiamo come inadeguati portandoci a sentirci ancor più destabilizzati, la chiave invece è nel guardare al bambino che eravamo con tenerezza e tranquillizzarlo… per poi godere delle nostre risorse da adulti per gestirci al meglio nel presente.

D. Bene. Cara Chiara, sicuramente hai stimolato i nostri lettori a leggere il tuo libro “A star bene si impara!” G.A.Z. edizioni. Ed approfondire così il tema dell’emotività interiore.

C. Un saluto a te e alle lettrici e lettori di Detti e Fumetti

[WILLY ALIAS DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI- SEZIONE LETTERATURA- ARTICOLO DEL 4 SETTEMBRE 2024]

DONNE DA NOBEL” LA MOSTRA DI CINZIA LEONE

AL PALAZZO DEL FUMETTO PAF di Pordenone, LA STORIA DI 15 DONNE CHE NON HANNO AVUTO IL NOBEL MA LO AVREBBERO MERITATO.

Care amiche/i di DETTI E FUMETTI ci teniamo a presentarvi la nuova mostra di Cinzia Leone.

LEONE è una fumettista, una scrittrice, una illustratrice e una giornalista che inaugura il primo settembre una mostra di donne che il Nobel non l’hanno ricevuto, pur avendo tutte le carte in regola per ottenerlo.

L’esposizione è un tributo a 15 scienziate, dall’antichità ai giorni nostri, “matematiche, fisiche, chimiche, biologhe: tutte hanno sfidato i pregiudizi della loro epoca per accedere a un sapere scientifico riservato esclusivamente agli uomini” spiega l’autrice.

Il Premio Nobel è stato istituito nel 1901 e su un totale di 975 premiati, le donne premiate, a oggi, sono solo 66, pari al 4%, di cui solo 28 sono scienziate. 

“Eppure – prosegue Cinzia Leone – alle donne che racconto, da Rosalind Franklin a Hedy Lamarr, dalle Apollo Sister a Eva Mameli, da Ipazia a Lise Meitner, quel premio sarebbe spettato di diritto”. 

Ginger Rogers era solita ricordare: “sulla scena facevo tutto quello che faceva Fred Astaire, e per di più lo facevo all’indietro e sui tacchi alti”. Così è toccato alle tante donne che hanno percorso il cammino della scienza in un mondo di uomini: fare tutto quello che facevano gli scienziati maschi ma controcorrente e spesso senza essere riconosciute.

“Dedico le storie delle mie caparbie e geniali donne da Nobel alle giovani e ai giovani di domani, perché nessun talento femminile vada mai più sprecato”, conclude l’autrice.

Cinzia Leone, oltre ad essere una fumettista e autrice di graphic novel è anche illustratrice, giornalista, art director e scrittrice di romanzi. Esordisce collaborando a “L’avventurista”, settimanale fondato da Vincino nel 1978, per proseguire con “Il Male”, periodico di satira dallo straordinario successo. Sempre in quell’anno, ha fatto il suo debutto come fumettista sulle pagine di “Alter” per poi pubblicare (come autrice unica) cinque libri, da “Il Diamante dell’Haganah” nel 1990 a “Quel fantastico treno”, un libro in cui sono presenti anche Pratt, Crepax, Muñoz e Mattotti. Nel 1998 riceve lo Yellow Kid di Lucca come migliore autore.

Nel frattempo, lavora come art director e giornalista per “Il Sole 24 ore” e fonda “La Nuova ecologia”, e “Il Riformista”.

Come scrittrice esordisce nel 2009 con il romanzo: “Liberabile, storia di un uomo qualunque”, cui ne seguiranno altri tre fino all’ultimo: “Vieni tu giorno nella notte”. 

“Nel libro “Ti rubo la vita” – afferma Luca Raffaelli, direttore artistico del Palazzo del Fumetto e amico di Cinzia Leone – c’è una parte del mistero di quest’autrice: il desiderio di vivere la comunicazione (di idee, storie, immagini) vivendo più esistenze insieme. Cercando, in tutte, di portare avanti un linguaggio limpido, pulito, elegante che, ovviamente, ritroviamo nelle tavole (sintetiche ed emozionanti) di questa mostra da Nobel”.

L’inaugurazione è in programma alle 18.30 di domenica 1 settembre.

Per l’occasione, verrà ufficializzata da parte del Palazzo del Fumetto l’adesione al protocollo d’intesa Carta di Pordenone, che ha come scopo la promozione di un’immagine equilibrata e plurale di donne e uomini superando e contrastando gli stereotipi di genere, per la quale anche il linguaggio del fumetto può dare un contributo importante.

Riferimenti PAF: https://paff.it/

[Filippo Novelli per DETTI E FUMETTI -articolo del 28 agosto 2024]

Da dove arriva l’ispirazione

Da più parti mi è stato chiesto di fare un esempio concreto sul concetto di ispirazione; mi riferisco all’editoriale del 29 maggio 2024 https://dettiefumetti.com/tag/dettiefumetti/

Eccolo:  nella foto si vedono un paio di scarpe da ginnastica usate per camminare  nei  sentieri  di montagna o per antichi borghi  di cui l’Italia è felicemente ricca. Ma non è di questo che vi volevo parlare. Le punte di entrambe le scarpe indicano un orizzonte  spezzato  in lontananza da un monte. Ed è proprio  la distanza tracciata dalle  scarpe ad aprire le porte all’ispirazione. Da qui in poi  si naviga in un  oceano sconfinato costellato da pensieri  e  sensazioni  che scaturiscono da quella linea immaginaria che  le punte delle scarpe hanno tracciato.  Averle osservate con occhio distratto mentre esauste, si asciugano al sole  dopo i trenta minuti passati in lavatrice a trenta gradi e  rimanerne completamente affascinato, è stato, almeno per me, naturale. Questo per ribadire il concetto, che l’immaginazione e la fantasia, che fanno parte indissolubile dell’ispirazione, vanno si educate fin da bambino, ma devono essere sottoposte ad un continuo allenamento, sia mentale che visivo. Per fortuna, non siamo tutti uguali, di conseguenza l’ispirazione non scaturisce   dalla vista di un paio di scarpe, ma può, o meglio  deve, arrivare da tutto ciò che ci circonda.

[DARIO SANTARSIERO PER DETTI E FUMETTI – SEZIONE LETTERATURA- ARTICOLO DEL 23 AGOSTO 2024]